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Settembre 2026

Massetti: 700 milioni di euro prelevati ingiustamente dalle tasche delle MPI lombarde

in Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia/Energia by

Sono le micro e piccole imprese bresciane (MPI) a pagare il conto più pesante del caro-energia. Secondo l’ultima analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, Brescia è la provincia italiana con il maggiore extracosto dell’energia elettrica rispetto alla media europea: 135 milioni di euro nel 2025. Un divario che precede Milano, con 123 milioni, Napoli con 108 milioni e Taranto con 100 milioni.

Un primato negativo che si inserisce in un quadro lombardo altrettanto pesante: la Lombardia è la regione italiana con il maggiore extracosto complessivo, pari a 700 milioni di euro, quasi un quinto dei 3,674 miliardi pagati in più dalle MPI italiane rispetto alla media dell’Unione europea.

A livello nazionale, infatti, le micro e piccole imprese pagano l’elettricità 25,99 centesimi di euro per kWh, il 17,9% in più rispetto alla media UE, pari a 22,04 centesimi. A pesare sono soprattutto accise e oneri generali: il prelievo fiscale e parafiscale sulle bollette delle piccole imprese italiane è superiore del 47,4% alla media europea. E lo squilibrio aumenta proprio per le imprese con consumi più bassi: sotto i 20 MWh il divario fiscale arriva al +75,5% rispetto all’UE.

«Centotrentacinque milioni di euro di extracosto significano risorse sottratte agli investimenti, all’innovazione, alla crescita e al lavoro delle nostre imprese. E a livello Lombardo stiamo parlando di 700 milioni di euro prelevati ingiustamente dalle tasche delle micro e piccole imprese – sottolinea Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia –. È un dato che deve far riflettere: Brescia è uno dei territori a maggiore vocazione produttiva d’Italia e proprio qui il differenziale con l’Europa raggiunge il valore più elevato. Le nostre MPI non chiedono privilegi, ma di poter competere nelle stesse condizioni delle imprese europee».

«Il problema non è soltanto il prezzo dell’energia, ma il modo in cui tasse e oneri vengono distribuiti – prosegue Massetti –. Oggi le imprese più piccole finiscono per sopportare proporzionalmente un peso maggiore. Occorre intervenire in modo strutturale, riequilibrando il carico fiscale e gli oneri generali di sistema. Se vogliamo accompagnare davvero la transizione energetica e difendere la competitività del Made in Italy, non possiamo continuare a penalizzare proprio le micro e piccole imprese che costituiscono l’ossatura del nostro sistema produttivo».

L’analisi di Confartigianato evidenzia infatti come il peso del fisco sulle bollette diminuisca all’aumentare dei consumi: mentre le grandi imprese energivore registrano un prelievo fiscale inferiore alla media europea, sono proprio le realtà di minori dimensioni a sopportare lo svantaggio maggiore.

Il noleggio a lungo termine cresce anche a Brescia: numeri e prospettive per aziende e partite IVA

in Economia/Trasporti by

Tra le voci di spesa che negli ultimi anni hanno maggiormente inciso sui bilanci di piccole e medie imprese bresciane, la gestione della flotta aziendale occupa un posto di primo piano. Non stupisce quindi che il settore del noleggio a lungo termine, tradizionalmente associato alle grandi aziende con flotte numerose, stia registrando una crescita significativa anche tra le realtà imprenditoriali di dimensioni più contenute, tipiche del tessuto produttivo della provincia.

Un mercato in espansione su scala nazionale e locale

I dati di settore, raccolti periodicamente dalle principali associazioni di categoria del comparto automotive, confermano una crescita costante del noleggio a lungo termine negli ultimi anni, un trend che riguarda tanto le grandi città quanto i territori a più alta densità di piccole e medie imprese, come appunto quello bresciano. La provincia di Brescia, con la sua storica vocazione manifatturiera e un numero elevato di partite IVA attive nei settori più diversi, rappresenta un contesto particolarmente favorevole alla diffusione di questa formula di mobilità aziendale.

Diversi fattori concorrono a spiegare questa espansione: da un lato la crescente attenzione delle imprese verso la gestione ottimizzata della liquidità disponibile, dall’altro l’incertezza legata all’evoluzione normativa e tecnologica del settore automotive, che rende sempre meno conveniente immobilizzare capitale nell’acquisto diretto di veicoli destinati, in ogni caso, a una progressiva svalutazione nel tempo.

I vantaggi contabili e finanziari per le imprese

Dal punto di vista strettamente economico-finanziario, il noleggio a lungo termine offre alle imprese bresciane alcuni vantaggi che ne spiegano la crescente diffusione: il canone mensile, comprensivo generalmente di manutenzione, assicurazione e assistenza, rappresenta un costo interamente deducibile secondo le regole previste per i beni strumentali all’attività d’impresa, semplificando notevolmente la gestione contabile rispetto alla frammentazione di costi tipica della proprietà diretta di un veicolo aziendale.

Questo aspetto risulta particolarmente rilevante per le partite IVA e i liberi professionisti, categorie molto rappresentate nel tessuto economico bresciano, che possono beneficiare di una gestione fiscale semplificata rispetto all’acquisto tradizionale, oltre a preservare la propria capacità di liquidità per investimenti più direttamente legati allo sviluppo del proprio core business.

L’impatto sul mercato del lavoro locale

Il mercato bresciano del noleggio a lungo termine vede oggi operare sia grandi gruppi nazionali sia realtà con una storia più consolidata alle spalle: tra queste, ad esempio, Finrent, attiva dal 1998 con un’offerta rivolta ad aziende, liberi professionisti e privati. La crescita di questo settore ha ricadute anche sul mercato del lavoro provinciale, generando domanda per figure specializzate nella consulenza commerciale, nella gestione contrattuale e nell’assistenza clienti, competenze sempre più richieste da un mercato che, secondo le previsioni degli operatori di settore, continuerà a espandersi nei prossimi anni. Un fenomeno che si inserisce nel più ampio processo di terziarizzazione dell’economia bresciana, tradizionalmente incentrata sulla manifattura ma sempre più caratterizzata anche da una crescita robusta del comparto dei servizi alle imprese e ai privati.

Il confronto con le formule di finanziamento tradizionali

Dal punto di vista strettamente finanziario, sempre più commercialisti e consulenti d’impresa bresciani stanno consigliando ai propri clienti di confrontare attentamente il noleggio a lungo termine con le tradizionali formule di finanziamento o leasing prima di procedere all’acquisto di nuovi veicoli aziendali. Il confronto tiene conto non solo del costo mensile nominale, ma dell’intero costo totale di gestione nell’arco della vita del contratto, comprensivo di manutenzione, assicurazione e degli eventuali costi di dismissione del veicolo a fine periodo, voci che nel caso del noleggio a lungo termine sono generalmente già incluse e prevedibili fin dalla sottoscrizione.

Questa maggiore trasparenza nella struttura dei costi complessivi sta convincendo un numero crescente di imprenditori e professionisti bresciani a preferire questa formula, soprattutto in una fase economica in cui la prevedibilità dei costi operativi rappresenta un valore aggiunto significativo per la pianificazione finanziaria aziendale.

Come le imprese valutano oggi questa scelta

Nella pratica, la decisione tra acquisto, leasing e noleggio a lungo termine viene sempre più spesso affidata a un confronto strutturato, magari con il supporto del proprio commercialista o consulente aziendale, che tiene conto del numero di veicoli necessari, della frequenza con cui l’azienda prevede di rinnovarli e del peso che la componente mobilità ha sul totale dei costi operativi. Non esiste una soluzione valida in assoluto per ogni impresa: la scelta dipende da variabili specifiche come il volume di chilometri previsti, la durata media di utilizzo di ciascun veicolo e la disponibilità di liquidità da destinare eventualmente a un anticipo iniziale.

Le prospettive per il prossimo futuro

Gli operatori del settore concordano nel prevedere una crescita ulteriore del noleggio a lungo termine anche sul territorio bresciano nei prossimi anni, sostenuta sia dalle dinamiche macroeconomiche generali sia da una maggiore consapevolezza, da parte di imprese e professionisti, dei vantaggi finanziari e organizzativi offerti da questa formula rispetto all’acquisto tradizionale. Per un territorio caratterizzato da una fitta rete di piccole e medie imprese, spesso alla ricerca di soluzioni capaci di ottimizzare la gestione finanziaria senza compromettere l’efficienza operativa, questo trend sembra destinato a consolidarsi ulteriormente, contribuendo a ridisegnare progressivamente anche le abitudini di mobilità aziendale della provincia.

Cembre corre nei primi sei mesi: utile a 28,8 milioni, ricavi in aumento del 13,6%

in Aziende/Bilanci/Cembre/Economia/Manifatturiero by
Cembre

Cembre chiude la prima metà del 2026 con ricavi e utili in forte aumento. Il gruppo bresciano, quotato nel segmento Euronext STAR di Borsa Italiana e specializzato nella produzione di connettori elettrici e utensili per la loro installazione, ha approvato venerdì 11 settembre la relazione finanziaria semestrale. A guidare il consiglio di amministrazione il presidente e amministratore delegato Giovanni Rosani.

Nei primi sei mesi dell’anno le vendite consolidate hanno raggiunto 141,2 milioni di euro, quasi 17 milioni in più rispetto ai 124,3 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. La crescita è stata del 13,6%.

Il miglioramento ha interessato entrambi i principali mercati del gruppo. Sul fronte italiano il fatturato è salito del 12,1%, arrivando a 59,4 milioni, mentre le vendite oltreconfine hanno toccato gli 81,8 milioni, con un progresso del 14,7%. Il 42,1% dei ricavi arriva oggi dall’Italia, il 45,4% dagli altri Paesi europei e il restante 12,5% dai mercati extraeuropei.

Margini in miglioramento

L’aumento del giro d’affari è stato accompagnato da una crescita più sostenuta della redditività. L’Ebitda si è attestato a 47,3 milioni di euro, contro i 38,5 milioni di un anno prima: un incremento del 22,8%. Il margine sul fatturato è così passato dal 31 al 33,5%.

A incidere positivamente sui conti è stata soprattutto la minore incidenza del costo del venduto, scesa dal 30,2 al 27,7% dei ricavi.

Il risultato operativo (Ebit) ha raggiunto 39,6 milioni, segnando un +25,4% rispetto al primo semestre dello scorso anno. Anche in questo caso cresce il peso sui ricavi, passato dal 25,4 al 28%. Il risultato prima delle imposte è invece salito del 26,2%, attestandosi a 39,4 milioni di euro.

La progressione più significativa riguarda l’ultima riga del conto economico. Cembre ha chiuso il semestre con 28,75 milioni di utile netto, oltre 6 milioni in più rispetto ai 22,6 milioni del 2025. L’incremento è del 27,1%, mentre l’incidenza dell’utile sulle vendite raggiunge il 20,4%, contro il precedente 18,2%.

Parallelamente è aumentato anche il personale. Il numero medio dei lavoratori impiegati dal gruppo è passato in dodici mesi da 930 a 991.

Dividendi e investimenti pesano sulla posizione finanziaria

La posizione finanziaria netta consolidata al 30 giugno risulta negativa per 31,2 milioni di euro. Alla fine del 2025 il saldo negativo era di appena mezzo milione, mentre un anno fa si attestava a -23,8 milioni.

Sul dato del semestre hanno pesato in particolare la distribuzione di 34,6 milioni di dividendi da parte della capogruppo e gli 11 milioni destinati agli investimenti. Alla fine di giugno le disponibilità liquide del gruppo erano pari a circa 13 milioni.

Il ritmo di crescita, intanto, è proseguito anche dopo la chiusura del semestre. Nei primi otto mesi del 2026 i ricavi consolidati risultano in aumento del 14,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

“I ricavi consolidati del Gruppo CEMBRE nel primo semestre del 2026 hanno raggiunto i 141,2 milioni di euro, in crescita del 13,6% rispetto all’analogo periodo dell’esercizio precedente. Abbiamo confermato i dati di crescita registrati nel primo trimestre, risultati ottenuti anche grazie all’entrata a pieno regime della nuova linea di produzione dei capicorda. Le vendite progressive del Gruppo nei primi otto mesi del 2026 segnano una crescita progressiva pari al 14,3% rispetto al corrispondente periodo del 2025. Nonostante l’incertezza continui a caratterizzare la situazione geopolitica, si stima nel 2026 una crescita del fatturato consolidato del Gruppo CEMBRE ed un positivo risultato economico.” – ha commentato il Presidente ed AD Giovanni Rosani.

Fondata a Brescia nel 1969, Cembre è oggi un gruppo internazionale con otto società controllate. Sette sono strutture commerciali presenti in Germania, Francia, Spagna, Stati Uniti, Cina, Paesi Bassi e Repubblica d’Irlanda; a queste si aggiunge Cembre Ltd, con sede a Birmingham, che svolge attività produttiva e commerciale. La società è quotata a Borsa Italiana dal 1997 e nel segmento Euronext STAR dal 2001.

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