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Gennaio 2026

Lombardia, probabile un 2026 di debole crescita economica

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Le previsioni del 2026 per l’economia lombarda raccontano di una regione che continua il proprio percorso di crescita, debole e con poco ritmo. Le tensioni internazionali e l’incertezza geopolitica continuano a pesare inevitabilmente sullo scenario economico nazionale e regionale, tanto che per il 2026 le proiezioni indicano un PIL in timido aumento dello 0,7%. Anche le previsioni di crescita degli Investimenti restano tiepide e si assestano nel nuovo anno a +0,7%; stesso discorso per le proiezioni relative ai Consumi che restano ferme a un +0,7%. Sono questi alcuni dei numeri forniti da CNA Lombardia nel Primo Focus 2026 sull’andamento dell’economia regionale, realizzato dal Centro Studi Sintesi.

PIL, investimenti e consumi

Nel 2025 il PIL regionale ha fatto registrare un +0,6%, mentre come da proiezione il PIL nel 2026 dovrebbe assestarsi attorno a un +0,7%. Bisogna segnalare che dal 2023 in poi la Lombardia non ha più registrato tassi di crescita superiori all’1%. Mentre nel periodo 2021-2025, il PIL lombardo dovrebbe crescere complessivamente del 6,6%, restando al di sotto della crescita cumulativa stimata per l’intero Paese (+7,1%).

Dal punto di vista degli Investimenti nel 2025 sono cresciuti del 2,4%, mentre nel 2026 si prevede una flessione importante con una crescita che cala fino allo 0,7%. Dopo lo stallo del 2024, il 2025 vede una ripresa degli investimenti (+2,4%) favorita dal completamento delle opere previste dal PNRR. Tra il 2021 e il 2025 la crescita degli investimenti in Lombardia ha superato i 27 punti percentuali confermando una dinamica più accelerata che nel complesso del Paese.

Sul fronte Consumi il 2025 si attesta su un ritmo moderato di crescita (+0,6%) pari a quello stimato a livello nazionale e connesso ad un incremento delle retribuzioni e dell’occupazione. Per il 2026 le previsioni indicano un sostanziale mantenimento dei ritmi di crescita dei consumi dell’ultimo biennio, +0,7%. Nel quadriennio 2021-2025, invece, la crescita dei consumi delle famiglie lombarde (+8,4%) risulta solo lievemente più consistente di quella nazionale (+8,2%).

“Le stime parlano per la Lombardia di una crescita moderata del PIL, specialmente se guardiamo all’arco temporale 2021-2025 – afferma Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. I consumi delle famiglie restano timidamente in ripresa, rispecchiando il trend del periodo. Sicuramente avremmo bisogno di consolidare libertà di impresa e stimoli fiscali. I numeri degli investimenti invece sono chiari: molta dell’accelerazione nella fase di uscita dalla pandemia è merito dei bonus fiscali per l’edilizia e dal completamento delle opere PNRR. Si è registrato uno stallo nel 2024, ma il 2025 ha finalmente segnato una piccola dinamica di ripresa.”

Occupazione ed Export

In Lombardia, nel 2025, il numero degli occupati si conferma in crescita dello 0,8% rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente, con +34.363 occupati. Nel confronto con il terzo trimestre 2021, la crescita occupazionale fa segnare 256 mila occupati in più, pari ad un aumento del 6%. il comparto più dinamico risulta essere quello del commercio e dei servizi ristorativi e alberghieri.

Per quanto concerne invece l’export della Lombardia per il 2025 è sostanzialmente stabile (+0,4%) malgrado le tensioni commerciali internazionali. L’export regionale dei primi nove mesi del 2025 supera i 123 miliardi di euro e mostra un aumento del 24% rispetto allo stesso periodo del 2021. più consistente la crescita nel comparto gioielli-occhiali-medicale (+51%) e nell’agroalimentare (+49%).

A livello territoriale, Cna Lombardia analizza il trend 2021-2025: da questa indagine si può notare come l’export sia cresciuto a Lodi (+72,1%), a Pavia (+46,6%), a Monza e Brianza (+45,9%), a Sondrio (+43,5%), a Lecco (+29,2%), a Varese (+28%), a Milano (+23%), a Bergamo (+21,1%), a Cremona (+13,5%), a Como (+10,2%), a Brescia (+9,7%) e a Mantova (+5,2%).

“L’occupazione in crescita è evidente dal 2021, ma dobbiamo molto focalizzare i settori in cui è cresciuta: commercio, servizi ricettivi e alberghieri, ma anche digitale e servizi alle imprese – sottolinea Bozzini -. Abbiamo bisogno di valorizzare questi risultati senza perdere di vista il tema di un “valore aggiunto” di tali nuovi posti di lavoro. L’export non ha apparentemente subito gravi scossoni nel 2025. I numeri tengono. Forse la grande crescita del primo semestre è dovuta anche al fatto che si temevano le politiche protezionistiche dell’amministrazione USA.”

Imprese attive e imprese artigiane

A settembre 2025 le imprese attive in Lombardia superano le 815.000 unità. Negli ultimi quattro anni si sono perse quasi 8 mila imprese facendo registrare una flessione dell’1% da settembre 2021 a settembre 2025. Ma la contrazione del tessuto imprenditoriale è stata, in Lombardia, più contenuta che a livello nazionale (-2,5%). I servizi alle imprese avanzano, mentre il commercio continua a registrare una significativa flessione. Dal punto di visto provinciale e per quanto riguarda il trend 2021-2025 le imprese attive fanno registrare solo a Milano un segno positivo (+2,3%). Nelle altre province si segnala un calo a partire da Mantova (-6,8%), Lecco (-5%), Lodi (-4,4%), Sondrio (-4,4%), Cremona (-4,2%), Varese (-4,2%), Pavia (-3,3%), Como (-3,1%), Bergamo (-2,3%), Monza e Brianza (-1,2%) e Brescia (-1,2%).

La crisi dell’artigianato prosegue invece inesorabile. A settembre 2025 le imprese artigiane attive sono 229.753, in calo di 2.358 unità (-1%) rispetto a settembre 2024. Anche nell’ultimo trimestre, il saldo è negativo (-894 imprese rispetto al 30 giugno 2025) e determinato quasi esclusivamente da costruzioni (-0,6%) e produzione (-0,7%).

Per quanto riguarda i territori, la ricerca ha analizzato il trend 2021-2025 ed è emerso che tutte le province hanno fatto registrare un calo importante dell’artigianato: fanalini di coda Mantova (-8,7%), Como (-8,2%) e Lecco (-7,9%). Seguono Pavia (-6,8%), Cremona (-6,7%), Brescia (-6,1%), Bergamo (-5,6%), Lodi (-5,2%), Sondrio (-4,1%), Monza e Brianza (-3,9%), Varese (-3,7%), mentre chiude Milano (-2,6%).

Prestiti alle imprese e Inflazione

Dal 2021 a oggi i prestiti alle aziende lombarde si sono ridotti del 3,5% con minori erogazioni nette per 7 miliardi di euro. A soffrire sono soprattutto le piccole imprese (-23,8%) che sono destinatarie solo del 9% dei presiti netti totali. Tra i settori, le costruzioni registrano il calo più marcato (-24,2%) mentre i servizi sono l’unico comparto che vede crescere l’importo erogato (+3,3%).

A livello locale, prendendo come riferimento sempre il trend 2021-2025, sono nette le differenze tra provincia e provincia: le sole con un segno positivo sono Milano (+5,2%) e Mantova (+0,8%). Tutte le altre sono in pesante flessione a partire da Pavia (-23,7%), Varese (-22,5%), Como (-19,1%), Sondrio (-18,5%), Lecco (-16%), Brescia (-15,4%), Monza e Brianza (-10,5%), Cremona (-10,5%), Bergamo (-9,2%) e Lodi (-0,8%).

A pesare non poco sui consumi è sicuramente l’inflazione, con shock globali che hanno alimentato una forte pressione: nei primi dieci mesi del 2025 i prezzi in Lombardia sono aumentati del +1,4%; mentre rispetto allo stesso periodo del 2021, la variazione complessiva è pari al 16,7%. Le voci più colpite: abitazione, acqua e energia (+38,6%), servizi ricettivi e ristorazione (+23,4%) e alimentari e bevande (+22,2%).

“Dobbiamo tuttavia lanciare due segnali di allarme veri – evidenzia il Presidente di CNA Lombardia – il primo riguarda il costo della vita e del fare impresa: +22% per il segmento alimenti e bevande, +38% per il segmento casa, energia, acqua. Famiglie ed imprese così faticano eccessivamente. Il secondo segnale di allarme concerne i prestiti alle imprese. La contrazione rispetto al 2021 è paurosa e riguarda soprattutto le micro e piccole imprese. Nel 2025 le piccole imprese hanno ricevuto 18 miliardi, le medio-grandi 174 miliardi di euro. E il nostro è un tessuto fatto di micro e piccole imprese per oltre il 90%.”

Alcuni primati economici della Provincia di Brescia rispetto all’Italia

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Quando si parla dell’economia italiana, spesso l’attenzione si concentra sulle grandi metropoli come Milano o Roma. Ma nella pianura lombarda, con le sue valli, i laghi e le città laboriose, la Provincia di Brescia si ritaglia un ruolo da protagonista, con primati e performance che la distinguono nel panorama nazionale. È una storia di imprese, di filiere alimentari e di manifattura che ha radici profonde e avanzi con slancio nel XXI secolo.

Industria: il cuore pulsante del tessuto produttivo

Nel novero delle province italiane, Brescia si staglia come una delle realtà più industrializzate d’Italia, con un tessuto produttivo che ha fatto della meccanica, della metallurgia e dell’ingegneria di precisione la sua bussola economica. Il capoluogo, insieme ai distretti disseminati nella provincia, è da decenni al centro del terzo più grande polo industriale italiano, con aziende che operano a livello nazionale e internazionale e un valore aggiunto totale che la colloca tra le principali province del Paese.

Questa vocazione industriale fa sì che Brescia sia spesso citata come esempio di resilienza produttiva in un’Italia in cui la manifattura fatica a mantenere ritmo e competitività a causa di crisi globali e fluttuazioni dei mercati.

Ricchezza prodotta: dove si misura il valore

Un altro primato interessante riguarda il valore aggiunto pro capite, uno degli indicatori che meglio sintetizza la produttività media per abitante. Secondo dati recenti, Brescia si colloca stabilmente tra le prime 20 province italiane per valore aggiunto pro capite, attestandosi attorno al 15° posto su oltre cento province italiane.

Questo posizionamento è significativo se si considera l’eterogeneità dell’economia italiana: mentre province del Sud confermano un forte legame con settori tradizionali, Brescia innesta una miscela di industria, servizi e agricoltura evoluta, generando reddito e valore in misura superiore alla media nazionale.

Eccellenze agricole e agroalimentari: il gusto dei primati

Ma Brescia non è solo acciaio e macchinari. Nel mondo dell’agroalimentare, la “DOP economy” bresciana è tra le più importanti in Italia: con oltre un miliardo di euro generati dalle produzioni DOP (e una crescita costante anno su anno), la provincia si pone tra le prime quattro a livello nazionale per valore complessivo di prodotti a denominazione di origine protetta.

Questo dato racconta di una terra fertile e capace di legare tradizione e qualità, da Franciacorta a formaggi, salumi e olio d’oliva: prodotti che non solo sono consumati in Italia, ma esportati e apprezzati nel mondo.

Un Pil che parla europeo

Per dare una dimensione più ampia al ruolo economico bresciano, vale la pena ricordare che, se la provincia fosse uno Stato a sé, il suo PIL sarebbe superiore a quello di alcune nazioni europee come Malta, Cipro, Estonia e Lettonia — un confronto che ben rappresenta la forza di un territorio piccolo rispetto agli Stati ma grande nella produzione economica.

Conviene installare i pannelli solari in Lombardia e a Brescia? Pro e contro reali

in Economia/Energia/Partner by

Parlare di pannelli solari in Lombardia significa andare oltre i luoghi comuni. Nebbia, cieli grigi e inverni lunghi vengono spesso usati come argomento per dire che “qui il fotovoltaico non funziona”. In realtà, la situazione è più sfumata — e molto più interessante. Conviene? Sì, ma solo se si conoscono bene vantaggi e limiti reali.

Il clima lombardo: un falso problema?

È vero, la Lombardia non gode dell’irraggiamento del Sud Italia. Tuttavia, i pannelli fotovoltaici moderni non hanno bisogno di sole “a picco” per funzionare. Producono energia anche con luce diffusa, quindi con cielo coperto o leggermente nuvoloso.

La produzione annuale media resta più che sufficiente a rendere l’investimento sostenibile, soprattutto se l’impianto è progettato sui consumi reali dell’abitazione. Il vero nemico non è la nebbia, ma una progettazione fatta male.

Il risparmio in bolletta: il motivo principale

Il primo grande motivo per cui sempre più famiglie lombarde scelgono il fotovoltaico è il risparmio economico. Un impianto ben dimensionato consente di ridurre in modo sensibile la bolletta elettrica, soprattutto se si riesce a consumare energia nelle ore di produzione.

Con l’aumento strutturale dei prezzi dell’energia, l’impianto non è solo una scelta “green”, ma una forma di tutela contro i rincari futuri. In molti casi, il rientro dell’investimento avviene in pochi anni, dopodiché l’energia prodotta è di fatto gratuita.

Un investimento che valorizza la casa

Installare pannelli solari non significa solo risparmiare mese per mese. Una casa dotata di impianto fotovoltaico ha una classe energetica migliore, è più appetibile sul mercato immobiliare e risponde meglio alle nuove direttive europee sull’efficienza energetica.

In altre parole, non è solo una spesa tecnica, ma un intervento che aumenta il valore dell’immobile nel tempo.

Incentivi e detrazioni: ancora un aiuto concreto

Anche senza i grandi bonus del passato, oggi esistono ancora strumenti interessanti per ridurre il costo iniziale. Le detrazioni fiscali e i meccanismi di autoconsumo rendono l’investimento più leggero e più accessibile.

Chi valuta il fotovoltaico oggi lo fa con numeri più realistici e meno dipendenti dagli incentivi straordinari. E questo, paradossalmente, rende la scelta più solida.

I limiti da conoscere prima di decidere

Il fotovoltaico non è una soluzione magica. In Lombardia la produzione invernale è più bassa, e questo va messo in conto. Senza un sistema di accumulo o senza una buona distribuzione dei consumi, una parte dell’energia prodotta può non essere sfruttata al massimo.

Anche il tetto gioca un ruolo decisivo: ombre, orientamento sfavorevole o strutture vecchie possono ridurre l’efficienza dell’impianto. Per questo è fondamentale evitare preventivi standardizzati e affidarsi a valutazioni tecniche reali.

Accumulo e autoconsumo: la vera svolta

Negli ultimi anni le batterie di accumulo hanno cambiato le regole del gioco. Consentono di usare l’energia prodotta durante il giorno anche la sera, aumentando l’autonomia dalla rete elettrica.

In Lombardia, dove i consumi domestici sono spesso concentrati nelle ore serali, l’accumulo può fare una grande differenza. Non è obbligatorio, ma in molti casi è ciò che rende l’impianto davvero efficiente.

Allora conviene davvero?

La risposta onesta è: dipende, ma nella maggior parte dei casi sì. Conviene se si vive stabilmente nell’abitazione, se i consumi elettrici sono medio-alti e se l’impianto è progettato con criterio. Conviene meno per chi consuma pochissimo o vive in una casa con forti limitazioni strutturali.

Il fotovoltaico in Lombardia non è una scelta ideologica né una moda del momento. È una decisione razionale, che va presa con dati alla mano e senza promesse miracolose.

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