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Compleanni: Metallurgica San Marco festeggia i 50

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Metallurgica San Marco festeggia quest’anno un traguardo importante: ben cinque decenni dalla sua fondazione. Un lungo percorso all’insegna dell’innovazione, della sostenibilità, dell’investimento in capitale umano, ricerca e sviluppo, del rapporto con il territorio e la comunità di appartenenza.

Un’azienda in costante crescita, nata dall’iniziativa delle famiglie Gambarini e Forelli, tuttora al timone di MSM e che ha tra i suoi capisaldi e punti di forza la versatilità e la capacità di personalizzazione del prodotto.

“Per celebrare il cinquantenario dalla fondazione vorremmo organizzare un momento insieme a coloro che nel tempo hanno contribuito a costruire l’azienda di oggi, i dipendenti, e ovviamente i clienti e fornitori, dando la possibilità di visitare anche l’azienda – anticipa il presidente di Metallurgica San Marco, Marco Gambarini. – Per celebrare inoltre la nostra storia nel mondo dell’ottone, lo scultore Edoardo Ferrari sta realizzando un’opera da installare sulla rotonda all’ingresso di Ponte San Marco. Un’iniziativa che avrà anche un fine benefico, poiché in occasione dell’inaugurazione, saranno destinate somme importanti a realtà legate alla comunità di Calcinato”.

Metallurgica San Marco nasce nel 1972 con il primo insediamento produttivo a Ponte San Marco. Lavora e personalizza l’ottone da tre generazioni, collocandosi tra i principali player europei nella produzione di trafilati ed estrusi in ottone e fonda la propria autorevolezza sulla solidità strutturale. Nel 2021 il patrimonio netto è oltre 45 milioni di euro, ed il volume di investimenti è in costante crescita. Sonosaliti anche nell’anno della prima ondata pandemica, con 7,3 milioni di euro contro i 4,9 del 2019. Crescita confermata con un fatturato di 280 milioni di euro e una produzione di 83 mila tonnellate. Il business dell’azienda ha nel mercato estero una leva strategica, grazie anche alla partecipazione a diverse fiere internazionali. Prima su tutte The Big 5, uno dei principali eventi fieristici mondiali dedicati al comparto del building. Metallurgica ha esposto in fiera sia a Il Cairo che a Dubai. E recentemente è stata protagonista alla fiera AquaTherm Moscow, a conferma del proprio presidio sul mercato mondiale.

“Il nostro piano di investimenti è già definito per almeno un triennio – anticipa Gambarini -. Per il 2023 – 2025 abbiamo messo a budget circa 30 milioni di euro per l’ammodernamento dell’efficienza dei reparti, per migliorare la capacità produttiva e per la sostenibilità”. 

Nel 2021 è nata inoltre la Holding Metallurgica Group che riunisce Metallurgica San Marco e Cidneo Metallurgica, e coniuga la dinamicità di San Marco con la specializzazione di Cidneo.

Socie delle ultime due realtà imprenditoriali, così come di Metallurgica San Marco, sono sempre le famiglie Gambarini e Forelli. MSM e Cidneo sono aziende storiche bresciane, leader nel settore. La struttura della holding ha permesso di ampliare la produzione delle leghe speciali e la gamma produttiva, ottimizzando impianti e costi.

 Un nuovo grande player dell’ottone, capace di soddisfare un ampio bacino di settori con produzioni green e diversificate. Sempre in quest’ottica è stata acquisita anche l’ex Imar di Calcinato, che diventerà il nuovo polo di sviluppo produttivo aziendale.

Il mercato richiede crescite di fatturato, aumento dei volumi e razionalizzazione dei costi industriali – sottolinea Gambarini -. Avere due Business Unit parallele con interscambio reciproco costituisce un vantaggio. L’idea è arrivare in futuro alla fusione. Nel 2020 abbiamo investito 7 milioni di euro per una nuova fonderia per leghe green”. 

Uno degli asset fondamentali per Metallurgica San Marco è diventata, sempre di più, la sostenibilità, ambientale e sociale.  L’ottanta per cento della materia prima utilizzata è costituito da rottami provenienti da raccolta e recupero. Oltre ad attuare severi controlli su emissioni, scarichi, materiale riciclato e riciclabile dal punto di vista dell’ efficientamento energetico, l’azienda ha installato un nuovo sistema di illuminazione a Led e sta lavorando per realizzare un impianto fotovoltaico da tre Megawatt.

E’ stato inoltre varato il progetto MSM Get to zero per contribuire ad abbattere le emissioni di anidride carbonica nel mondo, con Metallurgica San Marco capofila nell’ambito di un’opera di afforestamento in Kirghizistan. Nel 2021 è stata portata a termine la nuova linea di colata per leghe sostenibili, per la produzione di leghe green a basso contenuto di piombo. 

“Abbiamo un sistema di gestione ambientale monitorato quotidianamente – spiega Gambarini -. A fine 2021 abbiamo stipulato un accordo con Fedabo per un progetto -. L’avvio della progettualità è il Carbon Footprint, il parametro che consente di mappare e stimare le emissioni equivalenti di CO2 delle attività di origine antropica.  Compiuto questo primo passo, che faremo certificare da un ente terzo, avvieremo un’analisi per una ulteriore riduzione delle emissioni ed altre iniziative, anche sul territorio, per compensare la CO2 che non riusciamo a ridurre, come fatto con il progetto MSM Get to zero.

Per Metallurgica San Marco, che ha più di 120 dipendenti, il capitale umano e gli investimenti in formazione sono importanti. Lo dimostra il progetto MSM Academy in collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia. Inoltre, è stato intrapreso un percorso rivolto alla produttività e allo sviluppo delle performance del corpo dirigente.

MSM ha creato un ponte solido tra istruzione e mondo del lavoro, sottoscrivendo tre convenzioni – con l’Università degli Studi di Brescia, l’Università di Trento e l’Università Cattolica – ed ospita tirocini curriculari per studenti, ed extracurricolari per i già laureati.

I dipendenti sono in crescita, in numero e specializzazione – rimarca Gambarini -. Sostenibilità significa anche investire nel welfare e nel clima aziendale. Tra aprile e maggio apriremo un laboratorio di assistenza ai clienti che sarà a regime a settembre”.    Metallurgica San Marco investe in ricerca e sviluppo, miglioramento delle procedure aziendali e dei processi produttivi. I nuovi impianti di produzione sono high tech e l’organizzazione gestionale dei processi è completamente digitale e automatizzata. Oltre alle collaborazioni con Csmt e Aqm, l’azienda ha accordi con alcuni atenei per studiare metodi per migliorare l’efficienza della lavorazione dell’ottone. Altro fronte di ricerca è quello dedicato all’ottone con basso contenuto di piombo, che sta assumendo un ruolo sempre più decisivo sia sul mercato della termoidraulica che in quello della moda

Il Gruppo Gnutti Carlo affidato a Claudio De Conto | CHI E’?

in Economia/Manifatturiero/Nomine by

Gruppo Gnutti Carlo, uno dei principali gruppi globali nei componenti di alta precisione per automotive e veicoli industriali, rende noto di aver nominato Claudio De Conto nuovo amministratore delegato.

Milanese, 59 anni, laureato in Economia e Commercio all’Università Bocconi, Claudio De Conto ha maturato una significativa esperienza in ambito industriale e internazionale in Pirelli, dove ha lavorato oltre vent’anni assumendo incarichi di crescente responsabilità, tra i quali quello di Direttore Generale Operativo della capogruppo Pirelli & C. e quello di Amministratore Delegato di Pirelli RE. Negli ultimi nove anni è stato Amministratore Delegato di Artsana, azienda italiana leader nei prodotti sanitari e per l’infanzia. Dal 2018 è presidente di Prysmian, il più importante gruppo al mondo nel settore dei cavi.

La nomina di De Conto apre una nuova fase di sviluppo del Gruppo. L’obiettivo – secondo quanto riporta una nota rilanciata dal quotidiano online Brescia news – è dotare l’azienda delle migliori professionalità e di tutti i mezzi necessari per affrontare con successo l’attuale contesto economico e competitivo e consentirle di rafforzare ulteriormente il proprio percorso di innovazione e crescita sostenibile di lungo periodo.

“L’ingresso di Claudio De Conto – dichiara il Presidente PierCarlo Gnutti – rappresenta un’ulteriore pietra miliare, che si aggiunge alla storia ricca di successi del nostro Gruppo. Riteniamo che la combinazione di esperienza e competenza rendano De Conto il manager ideale a cui affidare la guida del Gruppo Gnutti Carlo verso un futuro sfidante ma al contempo ambizioso e ricco di nuovi successi”.

“Diamo il benvenuto a Claudio De Conto – afferma il Vice Presidente Mario Gnutti – convinti che la sua personalità, la sua cultura e il suo entusiasmo saranno la chiave di volta per lo sviluppo e la valorizzazione dei talenti presenti nel gruppo e per la costruzione del nostro futuro”.

De Conto succede all’Ing. Paolo Groff, che ha guidato il gruppo negli ultimi dieci anni e che resterà nel Consiglio di Amministrazione. Il gruppo ringrazia Paolo Groff per il fondamentale contributo dato alla crescita dell’azienda in questi anni.

Gruppo Gnutti Carlo, con sede a Brescia, è tra i leader mondiali nello sviluppo e nella produzione di componenti per il Valve Train (gruppo bilancieri) e sistemi di iniezione carburante per aplicazioni Heavy Duty. Con le due divisioni Light Metals e TCG Unitech è un’azienda di riferimento nella fornitura di componenti complessi in alluminio e magnesio pressofuso per l’automotive e solar Energy, nello stampaggio ad iniezione di materiali termoplastici e nello sviluppo e produzione di pompe olio e pompe per liquido di raffreddamento. È partner in primo equipaggiamento dei più importanti OEMs attivi nei settori auto, truck, movimento terra, motociclistico, marino, gruppi elettrogeni, ed e-mobility. Con ricavi annui di circa 700 milioni di euro, Gruppo Gnutti Carlo impiega circa 4.000 persone tra Europa, Nord America e Asia.

Brescia, la Metallurgia supera il Covid “in modo brillante”

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Manifatturiero by

Nel 2020 le imprese bresciane attive nel settore Sistema metallurgia hanno evidenziato risultati economici decisamente confortanti, soprattutto se contestualizzati alla luce della crisi globale generata dalla pandemia da Covid-19.

A evidenziarlo è lo strumento dell’Indice Sintetico Manifatturiero – ISM, frutto della collaborazione tra il Centro Studi di Confindustria Brescia e OpTer (Osservatorio per il territorio: impresa, formazione, internazionalizzazione) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Nel dettaglio, tale indice, applicato ai bilanci 2020 di quasi 200 realtà bresciane attive nel comparto, fornisce una lettura sintetica di come la crisi da Covid-19 abbia impattato sull’economia di tale settore. Nel 2020 la quota di aziende che si posizionano nella classe A (quella che include gli operatori più virtuosi) rimane invariata rispetto all’anno precedente, attestandosi al 30% del totale. Nonostante i peggioramenti registrati nelle altre classi di merito a seguito della crisi pandemica, la tenuta dell’intero comparto non può che ricevere una valutazione nel complesso positiva. Un elemento che conferma con forza questa tesi è che nel 2020 due imprese su tre del settore Metallurgia si posizionano nella parte alta della classifica (A e B). 

L’ISM è stato poi implementato per effettuare un confronto tra gli effetti sui bilanci delle imprese della crisi da Coronavirus, con la “Grande Recessione” del 2009, pur nella consapevolezza della diversa natura dei due fenomeni presi in considerazione. La crisi del 2009 ha avuto effetti devastanti per l’intero settore, una dinamica che nel 2020 non si è manifestata con tale intensità. In termini di Conto Economico tutte le principali voci hanno avuto andamenti di gran lunga migliori rispetto a quelli rilevati un decennio prima. Nel 2020 il fatturato complessivo del comparto, a livello locale, ha subito una contrazione del 13,6%, a fronte di un crollo del 47,8% sperimentato nel 2009, giustificato anche dal significativo sgonfiamento delle quotazioni delle materie prime impiegate nei processi produttivi. Il Margine operativo lordo, indicatore che esprime la redditività lorda industriale, nel 2009 è precipitato del 78,9%, contro il -29,3% nel 2020. La diminuzione del risultato prima delle imposte nel 2009 è stata più di tre volte superiore rispetto a quella registrata nel 2020 (-43,2% nel 2020 contro il -130,1% nel 2020).

Sebbene i peggioramenti generati dalla crisi da Covid si siano indubbiamente manifestati per questo settore, lo strumento dell’ISM permette di capire chiaramente la differente intensità che ha contraddistinto le due crisi. Nel 2009 l’aggregato che accorpa le imprese nelle classi A e B crolla passando dal 68% al 53% (-15%), nel 2020 la dinamica è molto più morbida (-4%). Il Covid fa crescere di solo due punti percentuali la quota delle aziende verosimilmente più fragili, nel 2009 la quota relativa alla stessa classe era quasi raddoppiata (dal 6% all’11%). Il settore Metallurgia si presenta, alla vigilia di entrambe le crisi, con un posizionamento nelle quattro classi di merito molto simile. Quello che però cambia sono gli effetti: nella Grande Recessione il colpo subito fu particolarmente duro; invece nella crisi da Covid il settore ha retto molto bene. Una dinamica che trova spiegazione soprattutto dal fatto che questo comparto, terminato il lockdown imposto al culmine della crisi pandemica, è riuscito ad intercettare con grande capacità la vigorosa crescita di domanda globale di metalli ferrosi e non. Risultati quindi che danno ancora più fiducia ad un settore strategico e rilevante a livello locale e nazionale come quello metallurgico.

“Il settore della metallurgia, sia ferrosa che non ferrosa, ha dato dimostrazione di essere un comparto sano – commenta Giovanni Marinoni Martin, Presidente del settore Sistema Metallurgia, Siderurgia e Mineraria di Confindustria Brescia –. Aziende sempre più dinamiche e solide che, oltre ad avere investito negli anni in innovazione e ricerca, hanno puntato molto anche nell’internazionalizzazione. La pandemia ha colpito l’economia mondiale nel 2020 ed ha sicuramente bloccato l’economia del nostro paese, che però ha saputo reagire, recuperando velocemente i mesi persi. Oggi le nostre aziende sono molto più moderne, più automatizzate, più sostenibili e molto più rivolte al mercato europeo. La vera sfida che ci troviamo oggi ad affrontare è il costo della bolletta energetica. Sia quella elettrica che quella del gas. Siamo ora di fronte ad una vera rivoluzione, che rischia di mettere l’Europa e l’Italia in un angolo, a causa degli alti costi dei prodotti energetici che rendono le nostre produzioni non più competitive rispetto a quelle di altri paesi, che usano fonti energetiche più inquinanti come il carbone. L’Europa e l’Italia hanno un compito molto importante: da un lato devono facilitare la transizione energetica senza distruggere lungo la strada le economie energivore, dall’altro devono facilitare l’aumento di produzione di fonti energetiche riducendo i vincoli che impediscono la nascita di nuovi impianti di produzione più sostenibili, senza abbandonare il vecchio prima di aver avviato il nuovo.”

Manifatturiero, indagine Aib: dopo la pandemia il Sistema Brescia sta meglio del 2009

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Manifatturiero/Tendenze by

Dopo la pandemia, il Sistema Brescia sta meglio rispetto al 2009, quando si trovò ad affrontare la grande recessione mondiale: nello scorso anno, la manifattura bresciana ha mostrato significativi segnali di tenuta, a conferma della sua generale robustezza. Un aspetto importante, in particolare di fronte alle grandi incognite costituite da rincaro dei costi energetici, difficoltà di reperimento delle materie prime e incertezze sul futuro dell’automotive.

A evidenziarlo è lo strumento dell’ISM – Indice Sintetico Manifatturiero, presentato nello scorso mese di febbraio (con analisi dei bilanci 2019) e frutto della collaborazione tra il Centro Studi di Confindustria Brescia e OpTer (Osservatorio per il territorio: impresa, formazione, internazionalizzazione) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che restituisce in un unico valore lo stato di salute delle società di capitali attive nell’industria.

Il primo focus realizzato da Confindustria Brescia (allegato al presente comunicato) riguarda il settore Chimico, gomma, plastica; l’analisi proseguirà nelle prossime uscite – a cadenza settimanale – concentrandosi su altri 4 comparti manifatturieri presenti sul territorio: Alimentare (30 dicembre), Sistema Moda (6 gennaio), Meccanica (13 gennaio) e Metallurgia (20 gennaio).

Nel dettaglio, ISM – applicato ai bilanci 2020 di quasi 3 mila realtà industriali bresciane – mostra un leggero indebolimento rispetto alla situazione rilevata nel 2019. Nel 2020 la quota di aziende che si posizionano nella classe A (quella che include gli operatori più virtuosi) si attesta al 28% del totale, in leggero calo rispetto al 29% registrato nell’anno precedente. Una contrazione ha riguardato anche la classe B, passata dal 36% al 34%, mentre la classe D (che comprende le imprese potenzialmente più fragili) ha visto crescere la propria incidenza, dal 3% al 6%.

La segmentazione al 2020 dell’ISM per classe dimensionale, conferma alcune evidenze già emerse in precedenti lavori, ovvero come lo stato di salute delle imprese vada a migliorare, a livello aggregato, con l’aumentare della dimensione aziendale. Se si prende in considerazione la quota delle realtà che si posizionano nella classe A, essa è pari al 41% nelle grandi imprese (quelle con un fatturato oltre i 50 milioni di euro), scende al 34% nelle medie, al 29% nelle piccole e si riduce addirittura al 25% nelle micro (quelle con ricavi al di sotto dei 5 milioni).  Allo stesso tempo, l’incidenza degli operatori in classe D aumenta dall’1% delle grandi all’8% delle micro.

L’ISM è stato poi implementato per effettuare un confronto tra gli effetti sui bilanci delle imprese della crisi da Coronavirus, con la “Grande Recessione” del 2009, pur nella consapevolezza della diversa natura dei due fenomeni presi in considerazione. Emerge, in questo senso, come il Conto Economico della manifattura bresciana nel 2020 sia stato meno penalizzato rispetto a quanto riscontrato nel 2009. A titolo, esemplificativo, nel 2020 il fatturato complessivo del made in Brescia ha subito una contrazione del 9,5%, a fronte di un crollo di quasi il 30% sperimentato nel 2009. Anche gli altri principali saldi intermedi del Conto Economico mostrano dinamiche coerenti con quanto sopra riscontrato: il Margine operativo lordo, indicatore che esprime la redditività lorda industriale, ha evidenziato nel 2009 una flessione tre volte più intensa rispetto a quella del 2020. Analoghe considerazioni valgono anche per il Risultato ante imposte, che nell’ultimo anno è diminuito del 25,5%, mentre nel 2009 aveva evidenziato una pesante caduta pari al 70,5%.

Tutto ciò si ripercuote sui punteggi prodotti dall’ISM: l’aggregato che accorpa le imprese nelle classi A e B, fra il 2008 e il 2009 ha riscontrato una flessione del 6%, passando da una quota del 53% al 47%. Tra il 2019 e il 2020 lo stesso aggregato è sceso solo di 3 punti percentuali (da 65% a 62%). Va inoltre evidenziato come nel 2009 più di un operatore su dieci si posizionasse nella classe D, a conferma della significativa gravità che caratterizzava il comparto manifatturiero locale.

Da ultimo, ISM consente di sottolineare i progressi realizzati in questi anni dal sistema industriale bresciano e di come esso si sia affacciato alla crisi del 2020 da una situazione più rafforzata di quanto non lo fosse alla vigilia della “Grande Recessione”. Ciò è evidente dal confronto tra il posizionamento delle imprese nei due anni pre-crisi (2008 e 2019): il “blocco” delle imprese nelle classi A e B è passato dal 53% nel 2008 al 65% nel 2019, un salto di ben 12 punti percentuali. Tale miglioramento trae giustificazione da possibili molteplici fattori; uno fra tutti risulta essere la maggiore patrimonializzazione delle imprese. Come già descritto in occasione della conferenza stampa di presentazione dell’ISM, avvenuta nel febbraio del 2021, nel 2008 l’incidenza dei mezzi propri sul totale del capitale investito era pari al 29,8%, mentre nel 2019 tale quota ha raggiunto il 44,8%.

“Le indicazioni generali provenienti dalla manifattura bresciana sono decisamente incoraggianti, come testimoniano i dati elaborati attraverso ISM – commenta Franco Gussalli Beretta, Presidente di Confindustria Brescia – . Questo strumento, sviluppato in collaborazione con l’Università Cattolica, ci consentirà sempre più, anche in futuro, di tenere monitorato lo stato di salute delle nostre imprese. Un aspetto fondamentale, anche in considerazione di alcune grandi incognite che caratterizzano l’economia mondiale nel breve e medio periodo, quali il rincaro dei costi dell’energia, le difficoltà di reperimento delle materie prime e le incertezze sul futuro dell’automotive.”

“Grazie a OpTer, la collaborazione tra l’Università Cattolica e il Centro Studi Confindustria Brescia si è, negli ultimi anni, ulteriormente intensificata – aggiunge Giovanni Marseguerra, Ordinario di Economia Politica all’Università Cattolica e Direttore di OpTer –. ISM, che è un modello costruito ad hoc sulle imprese manifatturiere bresciane, ci consente di realizzare un monitoraggio puntuale sull’evoluzione del sistema produttivo e così di supportare efficacemente il nostro sistema imprenditoriale che, come dimostra l’analisi presentata oggi, sta dimostrando di reggere bene l’onda d’urto della crisi generata dalla pandemia”.

Meccanica: nel primo trimestre produzione +2,2%, metallurgia al +14,5%

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Manifatturiero/Meccanica/Tendenze by
industry metal fire radio

In provincia di Brescia, nel primo trimestre del 2021, l’attività produttiva dei settori metalmeccanici ha segnato per la prima volta variazioni positive rispetto allo stesso trimestre del 2020 (tendenziali), dopo una serie di flessioni accumulate dal terzo trimestre 2019.

In particolare, il comparto della meccanica ha registrato una crescita tendenziale dell’attività del +2,2% (dopo il -15,3% del quarto trimestre 2020), quello della metallurgia del +14,5% (-5,8% nel periodo precedente).

A evidenziarlo è l’indagine trimestrale condotta dal Centro Studi di Confindustria Brescia, che ha dedicato ampio spazio anche alla valutazione delle conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria sulle imprese.

La dinamica rispetto al trimestre precedente (congiunturale) segnala un ulteriore aumento della produzione nel primo trimestre 2021 (dopo quello rilevato nell’ultima parte dello scorso anno): +3,8% per la meccanica e +9,4% per la metallurgia.

“La crescita riscontrata nei valori della produzione e negli ordini all’interno della Meccanica sta spingendo l’indice PMI manifatturiero, aspetto che induce i nostri imprenditori a essere ottimisti sulle evoluzioni future del comparto, nonostante le persistenti problematiche legate al rincaro delle materie prime e agli strascichi del difficile periodo legato alla crisi sanitaria – commenta Gabriella Pasotti, Presidente del Settore Meccanica di Confindustria Brescia –. Sotto quest’ultimo punto di vista, resta tuttavia centrale lo sviluppo e l’efficacia della campagna vaccinale attualmente in corso, che potrà mettere definitivamente alle spalle le problematiche legate alla pandemia da Covid-19 e consentirci una completa ripartenza. Intanto, segnali positivi arrivano anche dal ricorso alla Cassa Integrazione, che nei primi 4 mesi dell’anno ha segnato un -49,4% sullo stesso periodo del 2020.”

“Il boom dei prezzi delle materie prime, che hanno raggiunto i massimi di sempre, sta trascinando la ripresa della domanda dei semilavorati. Ripresa che è più dominata da una speculazione commerciale delle materie prime, che da un vero incremento del mercato a valle, soprattutto quello dell’automotive che viaggia ancora a ritmo ridotto. Ora il rimbalzo del valore aggiunto è più per i produttori di acciai comuni da costruzione o di laminati piani, che hanno quotazioni più veloci a reagire in momenti di variabilità del mercato – aggiunge Giovanni Marinoni Martin, Presidente del Settore Siderurgia, Metallurgia e Mineraria di Confindustria Brescia – Tra i non ferrosi, il prezzo dell’alluminio ha avuto una crescita importante (+60%) rispetto ai minimi del 2020, la cui componente del 2021 pesa per il +15%. In questo settore, è in corso un’importante crescita della domanda nei settori degli estrusi e dei laminati, mentre rimane qualche difficoltà nei getti di alluminio, il cui sbocco principale è quello dell’automotive. Per quanto riguarda il rame, dopo un 2020 chiusosi intorno ai 6.700 $/ton, il 2021 si è aperto con valori che si attestavano a circa 7.900 $/ton per raggiungere poi i massimi storici a 10.700 $/ton. Le quotazioni del rame restano, in ogni caso, condizionate da una situazione congiunturale che vede una domanda superiore all’offerta. Anche le politiche economiche attuate dal Governo nazionale attraverso incentivi e sostegni, gli ingenti capitali provenienti dal Recovery Plan, nonché il capitolo legato alla elettrificazione dei mezzi di trasporto nel comparto Automotive costituiranno ulteriore stimolo al mantenimento di livelli alti sulle quotazioni del rame stesso”.

In particolare, riguardo al settore della meccanica, posto uguale a 100 il livello di attività associato alla “normalità pre-Covid”, quello effettivamente registrato è stato pari a: 92 a gennaio; 94 a febbraio; 102 a marzo. Per aprile è previsto un livello di attività pari a 98. Gli intervistati hanno dichiarato, per il periodo gennaio-marzo 2021, un aumento percentuale del fatturato (+12%) e delle ore lavorate (+7%) rispetto ai primi tre mesi del 2020.

Nel settore della metallurgia, posto uguale a 100 il livello di attività associato alla “normalità pre-Covid”, quello effettivamente registrato è stato pari a: 97 a gennaio; 103 a febbraio; 108 a marzo. Per aprile è previsto un livello di attività pari a 105. Gli intervistati hanno dichiarato, per il periodo gennaio-marzo 2021, una crescita percentuale del fatturato (+25%) e delle ore lavorate (+15%) rispetto ai primi tre mesi del 2020.

Riguardo al commercio con l’estero, gli ultimi dati ISTAT disponibili segnalano che nel complesso del 2020 le esportazioni di prodotti metalmeccanici, pari a 10,0 miliardi (il 67,5% del totale delle vendite bresciane all’estero), sono diminuite del 10,8% sul 2019 (contro il -15,6% dei primi nove mesi), con punte più accentuate nei mezzi di trasporto (-12,2%) e nella metallurgia (-11,3%) e una riduzione più contenuta nel comparto dei macchinari ed apparecchi (-9,5%).

In tale contesto, gli ingenti rincari delle quotazioni delle materie prime industriali rilevati negli ultimi mesi sono fonte di particolari preoccupazioni per le imprese della filiera metalmeccanica, che vedono complicarsi significativamente lo scenario competitivo, anche per la scarsità di materiali. La risalita dei prezzi ha riguardato sia i non ferrosi, sia gli input siderurgici. L’indice LMEX, che racchiude in un solo valore i principali metalli scambiati alla borsa di Londra (alluminio, nichel, piombo, rame, stagno e zinco) è intorno ai massimi storici (4.273 la quotazione media nella settimana n. 22), rilevando un incremento dell’88% dai minimi del 2020 e del 24% da inizio 2021. Il minerale di ferro, utilizzato nelle produzioni ad alto forno, si posiziona anch’esso sui massimi storici, con rialzi del 156% dai minimi del 2020 e del 32% nei primi cinque mesi del 2021. Un andamento complessivamente analogo riguarda il rottame ferroso, impiegato nelle produzioni di acciaio a forno elettrico, le cui quotazioni si attestano ai livelli più elevati dal lontano 2008, facendo segnare un +113% sui minimi del 2020 e un +7% da inizio 2021.

Sul versante del mercato del lavoro, si segnala lo sgonfiamento del ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni nei settori metalmeccanici. Le ore autorizzate nei primi quattro mesi del 2021 sono diminuite del 49,4% rispetto allo stesso periodo del 2020, passando da 20,3 a 10,3 milioni. In particolare, la componente ordinaria nei primi quattro mesi del 2021 è calata del 71,1% (da 19,4 a 5,6 milioni di ore); quella straordinaria invece è cresciuta del 378% (da 1 a 4,7 milioni di ore). Nello specifico, la componente ordinaria è diminuita del 73,2% nella meccanica (da 15.863.738 ore nel periodo gennaio-aprile 2020 a circa 4,3 milioni) e del 61,7% nel metallurgico (da 3.486.983 ore a 1,3 milioni). Sulla base delle ore effettivamente utilizzate è possibile stimare che le unità di lavoro annue (ULA) potenzialmente coinvolte dalla CIG siano circa 6.700, contro le 13.300 dello stesso periodo del 2020.

Dal punto di vista della struttura produttiva, Brescia è la seconda provincia italiana per rilevanza dell’industria metalmeccanica (dopo Torino). Con poco più di 100 mila addetti attivi, è leader nazionale per quanto riguarda la metallurgia (16 mila addetti) e i prodotti in metallo (39 mila), è al secondo posto nei macchinari e apparecchiature (30 mila) e in sesta posizione relativamente ai mezzi di trasporto (poco più di 8 mila addetti).

Il fondo Equinox compra il 60% delle quote del gruppo Migal di Marcheno

in Acciaio/Economia/Manifatturiero/Valtrompia e Lumezzane/Zone by

Il fondo di private equity Equinox annuncia di aver raggiunto un accordo per l’ingresso con una quota di maggioranza (60%) nel capitale del Gruppo Migal di Marcheno, manufactoring service provider specializzato nella produzione di componenti metalliche realizzate in metalli non ferrosi (ottone, rame, alluminio) che fa capo alla famiglia Mingotti. Il closing dell’operazione è previsto entro la prima decade di luglio 2021.

Fondato nel 1983 dalla Famiglia Mingotti, oggi alla seconda generazione, il Gruppo Migal con le sue partecipate (Metal Technology, Zucchetti Mario, Mecwor, Strambini e Boroni, Metal finiture), copre tutto il processo (design, sviluppo prodotto, forgiatura, fusione, lavorazioni meccaniche, pressofusione, trattamento delle superfici) per la realizzazione di componenti metallici non ferrosi, quali casseper contatori, pompe ad alta pressione, valvole, commutatorie connettori per i segmenti idraulico,oil&gas, elettrico, automotive.

Con 3 stabilimenti produttivi principali e circa 270 dipendenti, il Gruppo Migal ha registrato negli anni una crescita costante che lo ha portato a raggiungereun fatturato di circa 100milioni di euro, realizzato per il 60% sui mercati esteri, con un EBITDA del 15% circa.

Con l’ingresso di Equinoxnel capitale, la famiglia Mingotti, che rimarrà in azienda con unaquota del 40%, continuerà a gestire il Gruppo. In particolare,il CEO Luca Mingotti avrà la responsabilità per le strategie e la gestione, comprese le politiche di acquisto della materia prima, mentre Alessandro e Giorgio Mingotti continueranno a ricoprire rispettivamente il ruolo di general manager di Metal Technology e di general manager di Zucchetti Mario. Dopo il closing, Alessandro Mingottisarà inoltre nominato Presidente del Gruppo.

Angelo Facchinetti, partner di Equinoxha commentato: “Migal è uncaso di eccellenza imprenditoriale italiana. I prodotti del Gruppo sono apprezzati da tutte le grandi multinazionali dei settori di riferimento. L’ingresso di Equinox nel capitale consentirà alla Società di continuare a perseguire i suoi importanti obbiettivi di crescitaorganica anche in nuove aree geografichee di crescita perlinee esterne per integrare l’offerta di prodotto ai propri clienti eaccelerare la crescita in mercati importanticome Stati Uniti, Canada e UK”.Il Gruppo Migal, che è molto forte in Germania, Francia e nell’UE, ha infatti l’opportunità di rafforzare e consolidareulteriormente la presenza su questi mercati, puntando ad altri aree strategichequali gli Stati Uniti, il Canada e la Gran Bretagna.

“Il nostro Gruppo ha sempre avuto la propensione ad evolversi, a crescere,e oggi, l’apertura del capitale rappresenta un ulteriore passo per continuare sulla strada che abbiamo tracciato sin dall’inizio – ha aggiunto il CEO di Migal, Luca Mingotti. – Siamo molto soddisfatti dell’accordo raggiunto con Equinox che ci consentirà di poter sviluppare ulteriormente la nostra presenza sui mercati di tutto il mondo. Il nostro obbiettivo è di diventare un player sempre più competitivo: ci siamo dati importanti traguardi in termini di crescita, espansione internazionale e creazione di valoree abbiamo scelto di condividere questo progetto con Equinox perché crediamo nel suo approccio industriale e di business”.

Nell’operazione Equinox è stato assistito dallo studio Shearman &Sterling per gli aspetti legali e dallo studio Gatti Pavesi Bianchi Ludovici per gli aspetti fiscali. Le attività di due diligence sono state effettuate da Roland Berger per gli aspetti di business, da PwC per gli aspetti contabili e da ERM per gli aspetti ambientali. PwC ha agito in qualità di debt advisor.Il Gruppo Migal èstato assistito dallostudio Pedersoliper gli aspetti legali,da CP Advisors in qualità di M&AAdvisor eda KPMG per gliaspetti contabili.

Gruppo Migal

Nata negli anni ’70, Migal si è proposta, inizialmente, come azienda meccanica per la costruzione di stampi per la forgiatura a caldo. L’azienda è cresciuta nel tempo e, grazie anche a una serie di acquisizioni è diventata una delle realtà più importanti a livello europeo nel settore della lavorazione di materiali non ferrosi.

Nel 1983 nasce il Gruppo Migal (che controlla Metal Technology, Zucchetti Mario, Mecwor, Strambini e Boroni, Metal Finiture), che fornisce servizi di progettazione e produzione di materiali non ferrosi: ottone, rame e alluminio. Il Gruppo è in grado di realizzare gamme di prodotti che vanno da 20 gr a 50 kg.

La struttura e l’organizzazione del Gruppo rappresentano un’eccellenza sul mercato in grado di offrire, con un’unica e integrata partnership, ogni singola fase di lavorazione dei metalli non ferrosi: stampaggio a caldo, fusione, pressofusione, lavorazioni meccaniche. Forte di un know-how consolidato negli anni, il Gruppo è presente nei settori acqua, oil&gas, elettrico, automotive. 

Con 3 stabilimenti produttivi situati nel distretto bresciano dedicato alla produzione dei metalli, e 270 dipendenti, il Gruppo Migal ha raggiunto un fatturato di circa 100 milioni di euro, realizzato per il 60% sui mercati esteri, con un EBITDA del 15% circa.

Equinox 

Equinox è una società di private equity che investe in società italiane nel segmento mid-market, attraverso operazioni prevalentemente di co-controllo, ovvero assumendo posizioni di maggioranza o di minoranza qualificata. L’operatività di Equinox si basa su un approccio fortemente industriale, volto a comprendere le esigenze degli imprenditori e delle imprese partecipate, al fine di formulare le più opportune strategie di crescita e di creazione di nuovo valore economico. Equinox III SIF-SLP è il fondo attualmente in fase di investimento ed ha una dotazione patrimoniale di oltre 360 milioni di euro di commitments sottoscritti da alcuni tra i maggiori investitori istituzionali italiani e da diversi investitori privati e family offices. Equinox III, beneficia inoltre del supporto finanziario dell’Unione Europea, attraverso il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (EFSI). L’obiettivo del Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici è quello di favorire il supporto finanziario e l’implementazione dei processi produttivi all’interno dell’Unione Europea, assicurando il miglioramento delle condizioni di accesso ai canali di finanziamento da parte delle imprese UE. Ad oggi, il portafoglio investimenti di Equinox III è composto da Manifattura Valcismon – abbigliamento sportivo (40%), Quid Informatica – IT (55%), VPA – Lombardi – gioielleria (66%), Clas Pesto (80%).

Bonometti (Confindustria) al Wmf2020: investire su poche priorità di lungo periodo

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Manifatturiero by

Intervenendo al forum mondiale delle aziende manifatturiere (Wmf) di Cernobbio, il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti ha indicato la strada che la politica italiana deve imboccare per sostenere le imprese del settore. Riportiamo il testo integrale del suo discorso, inoltrato ai giornali.

IL TESTO INTEGRALE DELL’INTERVENTO DI BONOMETTI

Il futuro dell’industria italiana dipenderà dalle scelte che faremo in questi mesi. L’industria manifatturiera è stata colpita da un duplice shock indotto dalla pandemia, che ha colpito sia la domanda che l’offerta. La conferma viene dal calo dei fatturati e della perdita di produzione, che subiranno nel 2020 una contrazione a doppia cifra.

Le industrie italiane hanno saputo resistere prima e stanno reagendo ora, confermando come il manifatturiero sia il traino per l’intera economia e unica leva per creare sviluppo e occupazione. Vanno create le condizioni per ridare fiducia alle imprese. C’è quindi bisogno di una politica industriale concentrata su poche priorità di lungo periodo, per sostenere l’industria ad affrontare la competizione mondiale, favorendo l’adattamento verso i megatrend della manifattura del futuro a livello globale.

Dobbiamo rafforzare la capacità delle aziende di consolidare la propria posizione nelle catene globali del valore, di accedere alle nuove tecnologie e di stare sui mercati internazionali.

La fase di crisi accelererà alcuni processi di innovazione che erano già avviati verso la transizione al 4.0 e che si tradurranno in investimenti in automazione, nella gestione degli stabilimenti produttivi e della logistica, in incremento della digitalizzazione, in investimenti green e in nuove infrastrutture per la mobilità.

Saranno necessari grandi investimenti anche sui nuovi prodotti con innovazioni tecnologiche e soluzioni sostenibili, per soddisfare la richiesta del mercato globale.

In questa epoca di incertezza e disorientamento, la visione e i progetti della World Manufacturing Foundation – di cui Confindustria Lombardia è uno dei fondatori – indicano la via da seguire.

Le risorse messe a disposizione dal Recovery Fund non dovrebbero essere spese per preservare l’esistente, ma dovrebbero favorire una vera e propria rivoluzione dell’assetto produttivo del paese.

Come rendere lucenti i metalli

in Economia/Manifatturiero by

La bellezza dei metalli lucidati

Tutti noi possediamo in casa oggetti in metallo. Che si tratti di oggetti in rame o in ottone, in argento o in oro, questi sono onnipresenti nel nostro arredamento e contribuiscono ad abbellire l’ambiente in cui viviamo.

Indifferentemente però che si tratti di metalli puri e preziosi o di leghe più economiche, tutti i metalli soffrono il trascorrere del tempo. Ossidazione o ruggine possono intaccarne la bellezza e fargli perdere la lucentezza che li contraddistingueva.

Anche se la lucidatura dei metalli non rientra tra le faccende domestiche da eseguire frequentemente, effettuarla contribuisce sicuramente a dare un tocco del tutto nuovo alla nostra casa.

Cosa possiamo fare per far ritrovare lo splendore perso ai nostri metalli?

Rimedi naturali per lucidare i metalli

Bisogna dire che quando parliamo di rinnovare parti in metallo a vista che compongono l’arredamento della casa potremmo sceglierci di utilizzare dei prodotti professionali indicati per la lucidatura metalli.

In molti altri casi, invece, si può ricorrere a metodi naturali a basso costo sperimentati da tantissime casalinghe e dall’efficacia garantita.

Parliamo un attimo dell’oro. Il nobile metallo, si sa, non è immune al trascorrere del tempo. Quale semplice trattamento può fargli rivivere i fasti di una volta? Lavarlo con del sapone naturale e del bicarbonato di sodio. Successivamente si può asciugare la superficie in maniera delicata utilizzando un panno in lana.

Che dire dell’argento? E’ forse uno dei metalli preziosi più comuni. Posate, svuota tasche, cornici… sono davvero tanti gli oggetti che abbiamo in casa realizzati in argento. E’ risaputo anche la sua tendenza ad annerirsi nel tempo.

Non tutti sanno, però, con quanta facilità si può far ritrovare all’argento la sua lucentezza iniziale. Basta prendere un litro d’acqua, versare in essa un cucchiaio di sale e due di bicarbonato e portare il tutto in ebollizione. Dopo 10 minuti possiamo tirare fuori il nostro oggetto, risciacquarlo ed asciugarlo. Il risultato ci lascerà di stucco!

Il rame è uno dei metalli più particolari, grazie al suo colore unico dai bellissimi riflessi. E’ spesso vittima dell’ossidazione, che gli conferisce uno sgradevole colore verdognolo. Come possiamo rimediare? Trattando la superficie con acqua e limone. Con l’aiuto di uno spazzolino possiamo lucidare la superficie in rame fino a che non torna a splendere.

Che dire dell’acciaio inox? Stoviglie e posate realizzate in acciaio possono con il tempo presentare macchie ed aloni difficili da eliminare. A questo proposito potremmo utilizzare dell’olio extravergine di oliva, da sfregare direttamente sulle macchie.

Molto efficace per la lucidatura dell’acciaio inox è l’aceto, da utilizzare puro. Una volta lasciato agire, non dovremo fare altro che risciacquare abbondantemente, asciugare le nostre stoviglie e specchiarci in esse.

Un ultimo cenno lo facciamo sul dentifricio. Sapevate che oltre ad essere il nostro migliore alleato per preservare la nostra igiene orale, il dentifricio è utilissimo per eliminare le incrostazioni di calcare ed addirittura la ruggine dai metalli?

Come vedete, sono davvero tanti i rimedi naturali utili per far tornare a splendere i metalli. Basta usare quello adatto senza esagerare, per non rischiare di corrodere le superfici.

Moda, a Brescia 4mila imprese… guidate in prevalenza da uomini

in Economia/Manifatturiero/Tendenze by

Dal 10 al 14 gennaio al via Milano Moda Uomo. Quanto pesa la moda al maschile nelle imprese? Su 33 mila in Lombardia tra produzione, commercio e design oltre 20 mila sono guidate da uomini, il 62% del totale, soprattutto nell’attività di design, quasi tre su quattro (73%) e nella produzione, circa due su tre (64%). Superano la media regionale Milano (67%), Como (65%) e Varese (64%). Nel design a Cremona pesano per l’84% e a Pavia per il 78% mentre nella produzione arrivano al 70% circa a Varese e Como. Più forte la presenza femminile nel commercio dove le donne rappresentano il 43% e gli uomini il 57% ma non a Milano dove le imprese al maschile sono comunque quasi due su tre (65%). Per numero complessivo di imprese Milano domina con 13 mila, seguita da Brescia con quasi 4 mila, Bergamo e Varese con oltre 3 mila. Superano le 2 mila anche Como e Monza Brianza. In Italia le imprese maschili della moda rappresentano il 58% del totale, molto al di sopra della media si piazzano Fermo e a Biella con oltre il 70%, seguite da Pisa (69%), Napoli (68%), Milano (67%), Como (65%) e Varese (64,3%).  Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati del registro delle imprese al terzo trimestre 2019.

Ha dichiarato Marco Accornero, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi: “Queste giorni dedicati alla moda e alla sartoria maschile, oltre a essere un’importante occasione di business per le imprese, rappresentano un’opportunità per farci entrare in una atmosfera ancora più internazionale”.

Le imprese della moda in Italia: sono 218 mila, di cui 33 mila in Lombardia, prima regione, seguita da Campania con 32 mila e Toscana con 27 mila. Tra le province prima Napoli con quasi 21 mila, seguita da Roma con 15 mila e Milano con 13. Vengono poi Firenze, Prato, Bari e Torino. Milano eccelle però nel design con oltre 2 mila attività specializzate. La moda impiega 875 mila addetti in Italia, 201 mila in Lombardia di cui 98 mila a Milano, prima in Italia davanti a Napoli e Firenze.

L’azienda metal diventa intelligente | INNOVATION CLUB

in Economia/Innovation club/Manifatturiero/Meccanica/Rubriche by

Neos Consulting, grazie alla profonda conoscenza maturata negli anni nel settore Metal, ha realizzato una soluzione verticale appositamente dedicato ai cicli produttivi di tale comparto. È da tempo che si è deciso di concentrare alcune features dei gestionali per il miglioramento del settore, nell’intento di portare vera e propria innovazione all’interno dei processi Metal.

Alla base di questa decisione risiede la necessità di un controllo di processo e di gestione chiaro, preciso ed efficace. Le applicazioni  specifiche per il settore Metal possono essere sviluppate appositamente per tutte le tipologia di processi produttivi (colata gravitazionale in conchiglia o terra, con impianti automatici e manuali, pressofusione, estrusione), e per qualsivoglia metalli (leghe ferrose quali ghise ed acciai, leghe non ferrose quali, alluminio, zama, magnesio, etc.) Ciò che ci ha guidato nello scegliere di dedicarci a questo progetto è la possibilità di integrare le ultime tecnologie con i processi gestionali ed i dati già presenti sulla piattaforma; perchè oggi, per rendere la propria azienda intelligente non è più sufficiente migliorare ciò che si ha già. Bisogna creare qualcosa di nuovo e unico.
Quali sono, quindi, le ultime tecnologie applicabili al settore ? 
> Si può dotare ogni singolo impianto di una serie di sensori IoT (internet of things) per rilevare i parametri di analisi più importanti. Questi, correlati con i dati gestionali, risultano in grado di fornire, alla direzione della Fonderia, un cruscotto completo di dati (KPI), grafici, elaborazioni statistiche percentuali, indispensabili al controllo integrale dell’intero processo;
> Sul tema della realtà aumentata, è stata invece studiata una applicazione che sfrutta gli smart glasses nel settore logistico delle attrezzature, per guidare gli operatori nei processi di picking. Anche in questo caso l’obiettivo è migliorare l’intero processo gestionale, massimizzando nella qualità i risultati;
> Il machine learning può essere utilizzato per individuare, a fronte di un disegno, quali progetti siano simili o siano già stati realizzati, in modo da facilitare la gestione delle commesse;
> L’intelligenza artificiale applicata al visual computing permette di identificare attraverso una telecamera la tipologia di rottami che andranno nel processo fusorio in modo da prevenire errori;
> Sempre utilizzando algoritmi intelligenti è possibile analizzare il proprio database clienti per identificare profili tipici sui business social network, al fine di trovare e raggiungere nuovi potenziali clienti;
> La blockchain può essere utilizzata per dare una garanzia internazionale ai dati del controllo qualità, creando una data room dedicata;
> L’utilizzo della stampa 3D, risulta già pienamente operative in molte imprese. Nella fattispecie a proposito della produzione di Anime nei processi fusori: ciò migliora la qualità della produzione, andando a realizzare copie esatte e precise che portano quindi a una notevole riduzione degli scarti e al perfezionamento dei risultati.
Questi sono temi di notevole importanza, che devono trovare rapida applicazione all’interno di una Fonderia che voglia mantenersi al passo coi tempi e che desideri continuare ad essere competitiva in anni, se così si può dire, complicati per il settore.
L’applicazione di migliorie nella gestione, ad esempio, degli scarti di lavorazione può far risparmiare alla fonderia milioni di euro, sia logisticamente che per il valore della materia prima. Come? Bastano poche implementazioni nel sistema gestionale e una nuova visione d’insieme, che tenga in considerazione l’importanza reale delle ultime innovazioni tecnologiche.
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