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Agricoltura e allevamento

Latte, le cooperative bresciane tengono e pagano più dell’industria

in Agricoltura e allevamento/Economia/Tendenze by

È tempo di bilanci anche per le cooperative lattiero-casearie della provincia di Brescia e delle limitrofe, che vedono tra i soci allevamenti bresciani: in questi giorni si stanno completando tutte le assemblee per l’approvazione dei bilanci stessi. Il 2020 è stato un anno complicato sotto diversi punti di vista: nonostante tutto i risultati ottenuti dalle cooperative bresciane, a livello generale, sono comunque positivi, perché hanno consentito di remunerare il lavoro dei soci conferenti, assestandosi però su livelli inferiori rispetto ai dati record del 2019.

La cooperazione bresciana ha liquidato mediamente ai soci prezzi che, per le cooperative di trasformazione, vanno da poco meno di 0,40 euro per litro di latte fino a un massimo di oltre 0,46 euro; per quelle di raccolta i dati viaggiano sugli 0,40 euro. Di contro il prezzo delle produzioni conferite all’industria, basandosi sulle rilevazioni dell’annata agraria 2020 della Camera di commercio di Brescia, si è fermato a 0,38 euro per litro di latte. Numeri che non fanno che confermare come il modello cooperativo sia uno strumento fondamentale per valorizzare il prodotto dei soci, trasferendo maggiori quote di valore aggiunto.

Archiviato il record storico del 2019, trainato in particolare dalla quotazioni del Grana Padano, lo scorso anno c’è stata una correzione al ribasso, dovuta tanto alla pandemia quanto alla diminuzione del prezzi del formaggio stesso, marcata soprattutto nei primi mesi del 2020 (alcune avvisaglie si erano però registrate già a fine 2019). In questo contesto di instabilità, le realtà cooperative bresciane, sia quelle di raccolta sia quelle di trasformazione, hanno saputo garantire prezzi medi sensibilmente superiori a quelli dell’industria.

Resta ancora da dipanare, ai giorni nostri, la questione della piena valorizzazione dell’aumento produttivo e, anche, della crescita dei costi di produzione, in particolare delle materie prime. “In una situazione di mercato che lancia da tempo delle avvisaglie di difficoltà – commenta il presidente di Confagricoltura Brescia Giovanni Garbelli – la nostra associazione si è mossa da tempo su vari fronti. Per rilanciare il settore sono indispensabili quattro fattori: aggregazione, coordinamento della filiera, promozione dei consumi e delle destinazioni alternative. Abbiamo già richiesto inoltre interventi urgenti a supporto della liquidità delle imprese”.

La crescita dei prezzi, in primis per l’alimentazione, sta contraendo la redditività degli allevamenti da latte: dallo scorso autunno gli alimenti zootecnici stanno toccando livelli tra i più alti degli ultimi dieci anni, in particolare soia e granturco. “Le tensioni sui prezzi – aggiunge Francesco Martinoni, presidente della Federazione nazionale di prodotto Latte di Confagricoltura – sono spesso frutto di dinamiche speculative e di fattori internazionali a cui si deve rispondere rafforzando la filiera tra produttori, allevatori e aziende mangimistiche. È necessario incentivare la ripresa della coltivazione di mais, strategico per la zootecnia e la filiera agro-alimentare”.

Btl e Consorzio agrario Nordest: un patto per rendere le imprese più sostenibili

in Agricoltura e allevamento/Banche/Btl/Economia by

Una convenzione nel segno della sostenibilità e della innovazione. E’ stata siglata presso la sala convegni del Consorzio Agrario del Nordest – Agenzia di Verolanuova, la Convenzione tra BTL Banca e il Consorzio Agrario del Nordest che avrà validità per il biennio 2021-2022. I lavori sono stati presentati per il Consorzio dal Vicedirettore generale Mirko Giovannini e per BTL dal Direttore Commerciale, Pietro Gozzini.

L’iniziativa congiunta di BTL e del Consorzio Agrario del Nordest – uno dei più importanti Consorzi Agrari in Italia con i suoi più di 50.000 soci e clienti – mira a promuovere il rilancio del settore primario in chiave sostenibile con l’incentivo all’acquisto di nuovi mezzi tecnici. Il settore primario può infatti dare un significativo apporto alla rinascita dell’economia nazionale e lombarda dopo l’emergenza Coronavirus, avendo dimostrato anche durante la pandemia il ruolo di comparto essenziale per la tenuta del sistema.

La convenzione offrirà alle imprese agricole ricadenti nei territori di competenza del Consorzio Agrario del Nordest e della Banca del Territorio Lombardo un finanziamento – nella forma tecnica del fido commerciale in conto corrente, dedicato esclusivamente agli acquisti di mezzi tecnici presso i punti vendita del Consorzio Agrario del Nordest (Barghe, Chiari, Orzinuovi, Verolanuova, Bedizzole, Gussago, Montichiari, Malonno e Passirano).

“Il Consorzio Agrario del Nordest – afferma il Vicedirettore generale Mirko Giovannini – crede e continua ad investire nella promozione di un modello di sviluppo basato sulla sostenibilità e l’innovazione, che consenta alle imprese agricole di essere più virtuose e competitive in un contesto economico e sociale in grande evoluzione. Con BTL condividiamo questi valori e ci impegniamo nella loro diffusione per la crescita delle aziende agricole”.

“Nonostante la pandemia, l’agricoltura italiana garantisce il funzionamento dell’intera filiera alimentare ed è uno dei settori attivi che “lavorano” per la rinascita del Paese – ha sottolineato Pietro Gozzini Direttore Commerciale BTL Banca – con il Consorzio Agrario del Nordest, BTL valutando le dinamiche economiche del rischio agricolo, propone un prodotto con misure di intervento ispirate a criteri di efficacia, efficienza e sostenibilità. Ringrazio il Consorzio Agrario del Nordest, perché insieme abbiamo collaborato per patrocinare un prodotto bancario idoneo, pensato appositamente per affiancare l’imprenditore agricolo a migliorare la redditività della propria impresa agricola.”

Il Consorzio Agrario del Nordest è uno dei più importanti Consorzi Agrari in Italia ed un protagonista di rilievo del comparto agroalimentare a livello nazionale. Alla base di questo successo c’è l’impegno quotidiano nell’offrire – a più di 50.000 soci e clienti – una gamma completa di soluzioni esclusive e sempre all’avanguardia. Dalla consulenza per lo sviluppo del ciclo colturale ai contratti di coltivazione, dalla fornitura di mezzi tecnici e meccanici alla distribuzione di carbolubrificanti, dalla gestione del ciclo zootecnico alla mangimistica fino alla trasformazione alimentare, il Consorzio Agrario del Nordest promuove e accresce il valore del territorio attraverso la qualificazione delle attività agricole, all’insegna della competenza, della serietà e dell’innovazione continua.

Oggi il Consorzio Agrario del Nordest, cooperativa fondata nel 1895 con finalità mutualistiche, a capitale interamente privato, vanta un fatturato superiore ai 430 mln di euro ed una fitta rete di strutture commerciali, logistiche e produttive dislocate sul territorio di riferimento. Una realtà forte e articolata, da sempre al fianco degli Imprenditori Agricoli per supportare il raggiungimento dei quattro obiettivi fondamentali dell’agricoltura:

+ redditività, + produttività, + qualità e + sostenibilità.

Banca del Territorio Lombardo conta71filiali, 384 collaboratori e 7.800 Soci Cooperatori e oltre 75.000 clienti. Fa parte del Gruppo Bancario Cooperativo Cassa Centrale Banca – Credito Cooperativo Italiano, che annovera 77 banche e 1.500 sportelli in tutta Italia, oltre 11.000 collaboratori e circa 450.000 Soci Cooperatori.

Danni delle gelate di aprile, arrivano i fondi dal Governo

in Agricoltura e allevamento/Economia/Istituzioni/Parlamento e governo/Regione by

Con il decreto Sostegni bis, il Governo ha stanziato 105 milioni di euro a livello nazionale per l’incremento del Fondo di solidarietà nazionale volto a ristorare i danni a produzioni, strutture e impianti produttivi delle aziende colpite dalle gelate e brinate dell’aprile 2021.

“Un’ottima notizia” ha dichiarato Fabio Rolfi, assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi. “Viene riconosciuta – ha aggiunto – l’eccezionalità degli eventi di aprile che hanno colpito pesantemente anche la nostra regione. Ora l’auspicio è che in sede di conversione del decreto il fondo venga aumentato, perché rischia di non essere sufficiente. La stima dei danni in Lombardia è di 24 milioni di euro, 18 milioni per le produzioni vegetali e 6 milioni per le produzioni apistiche. La Regione avvierà puntualmente tutte le procedure. Confidiamo in ristori rapidi per dare agli agricoltori ciò che spetta”.

“I cambiamenti climatici – ha concluso l’assessore Rolfi – sono un fattore pesante con cui l’intero comparto agricolo dovrà fare sempre più i conti nel presente e nel futuro. La Regione Lombardia aveva chiesto al governo una deroga per le gelate di aprile che avevano distrutto coltivazioni assicurabili in forma agevolate. Gli agricoltori meritano interventi economici concreti per i danni subiti”.

STIME DANNI A PRODUZIONI VEGETALI

BERGAMO: 9 segnalazioni, 156.104 euro di danni a vite, frutticole;

BRESCIA: 41 segnalazioni, 3.116.746 euro di danni a vite, olivo, mais, drupacee, pomacee, kaki;

CREMONA: 14 segnalazioni, 534.000 euro di danni a pero, melo, ciliegie, actinidia, albicocche, fruttiferi vari, meloni, cocomeri;

MANTOVA: 335 segnalazioni, 13.000.000 euro di danni ad actinidia, pesco, pere, mele e barbatelle di vite;

PAVIA: 45 segnalazioni, 1.200.000 euro di danni a frutticole, vite;

SONDRIO: 264 segnalazioni, 8.000.000 euro di danni a frutticole (mele, vite, piccoli frutti, actinidia dal 70 al 100%).

STIMA DANNI A PRODUZIONI APISTICHE

BERGAMO: 1 collettiva (apicoltori multipli), 1.000.000 euro;

BRESCIA: 8 segnalazioni, 150.000 euro;

CREMONA: 20 segnalazioni, 200.000 euro;

MONZA BRIANZA: 27 segnalazioni, 250.000 euro;

LECCO: 61 segnalazioni, 1.250.000 euro;

LODI: 5 segnalazioni, 120.000 euro;

PAVIA: 88 segnalazioni, 1.800.000 euro;

MILANO: 42 segnalazioni, 700.000 euro;

SONDRIO: 8 segnalazioni, 200.000 euro;

VARESE: 1 collettiva, 800.000 euro;

COMO: 1 collettiva, 380.000 euro.

Valtènesi, al via la vendita dell’annata 2020 tra soddisfazione
 e attese per la ripresa  

in Agricoltura e allevamento/Alimentare/Associazioni di categoria/Confagricoltura/Economia by

“Nonostante le evidenti difficoltà della situazione dovuta alla pandemia, il Consorzio Valtènesi conferma la fiducia del comparto verso la ristorazione e la ripresa del turismo gardesano – ha affermato il presidente del Consorzio Valtènesi, Alessandro Luzzago – presentando sul mercato le bottiglie della vendemmia 2020 del Valtènesi Rosa che arriveranno il prossimo 14 febbraio come previsto dal disciplinare di produzione. Siamo pronti – ha aggiunto il presidente Luzzago – ad affrontare con fiducia la sfida futura di immaginare nuove forme di comunicazione e promozione che potrebbero anche continuare oltre l’attuale contingenza trasformandosi in opportunità”.

È stato confermato anche il progetto “Rosa Valtènesi” che, lanciato la scorsa estate, tornerà quest’anno e vedrà protagonisti i ristoranti della Riviera gardesana e quelli bresciani. Il comparto ha visto negli ultimi 7 anni una crescita annua media del 10%, numeri che testimoniano la vitalità dell’enologia bresciana.

“Il rilancio della vitivinicoltura gardesana, grazie al lavoro del Consorzio Valtènesi, conferma ancora una volta – commenta Giovanni Garbelli, presidente di Confagricoltura Brescia – la centralità del legame con territorio e il dinamismo imprenditoriale delle nostre imprese orientato verso le produzioni di eccellenza. Lo dimostra il tradizionale déblocagein rosa di San Valentino che vedrà quest’anno il grande evento digitale “La Prima del Valtènesi” programmato per il prossimo 19 febbraio”. Per Vittorio Sommo, amministratore della cantina Conti Thun di Puegnago del Garda, “il 2020 è stata un’annata complicata anche dal punto meteo, a causa dei danni da grandine che si è abbattuta sul nostro territorio durante i mesi di luglio e agosto 2020, ed ovviamente per le restrizioni imposte dalla pandemia, ma siamo orgogliosi di un vino dai profumi intensi: siamo fiduciosi di confermare il Valtènesi Rosa tra i migliori Rosé d’Italia”.

Dello stesso avviso anche Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio Valtènesi: “Dal punto di vista qualitativo siamo soddisfatti; il 2020 è stata un’annata ideale per i colori molto tenui e per acidità rilevanti, nonostante l’andamento climatico che ci ha penalizzato sul carico produttivo. Da subito, però – ha concluso Panont -, abbiamo rilevato i presupposti per una vendemmia che è apparsa da subito destinata a dare risultati brillanti per i nostri vini rosa”.

Grana Padano, la produzione aumenta anche nel 2020

in Agricoltura e allevamento/Alimentare/Bilanci/Economia by
Grana Padano, foto generica da Pixabay

Nonostante la crisi generata dall’emergenza sanitaria, Grana Padano si conferma il prodotto DOP più consumato al mondo e continua a crescere (stima produzione 2020: +2%). I minori consumi nel settore Ho.Re.Ca sono stati recuperati dall’incremento di acquisti nel retail, sia in Italia sia all’estero, soprattutto nella UE. Da gennaio a novembre 2020, infatti, i consumi di Grana Padano hanno fatto registrare un complessivo +3,7%. Nel retail l’Italia reagisce bene con un + 7,1%. La Germania si conferma primo mercato estero – rappresenta il 27% della quota export – con un incremento del 7% dei consumi retail rispetto allo scorso anno. Bene anche Svizzera (+8%), Belgio (+6%) e Francia (+5%).

“Il nostro prodotto al momento non è stato danneggiato dalla crisi perché, come riportano alcune recenti ricerche, è percepito dal consumatore come uno dei prodotti più rassicuranti – afferma Renato Zaghini, presidente del Consorzio Tutela Grana Padano, commentando i dati del 2020 relativi ai consumi e all’export di Grana Padano, illustrati oggi durante la prima Assemblea Generale organizzata interamente da remoto -. Tuttavia, la crisi sanitaria da Covid-19 ha fortemente penalizzato il segmento Ho.Re.Ca favorendo una forte contrazione dei consumi: le difficoltà dovute alla chiusura forzata dei ristoranti ci hanno costretto a rivedere i piani annuali di comunicazione e di prodotto. Il segmento retail ci ha consentito però di recuperare il gap dell’Ho.re.ca e questo ci permetterà di chiudere il 2020 con il segno positivo. Merito non solo dei consumi casalinghi italiani, che registrano un +7,1%, ma anche di quelli dei vicini Paesi UE, tra cui spiccano Germania e Svizzera.  Dobbiamo però essere molto prudenti per il futuro perché è impossibile prevedere i comportamenti dei consumatori nei primi mesi del 2021”.

È una giornata particolare per il Consorzio. Non solo è la prima volta che un’Assemblea Generale si svolge interamente online, ma è anche la prima volta che viene presieduta dal nuovo presidente, Renato Zaghini, che per 17 anni ha avuto un ruolo da coprotagonista in qualità di tesoriere del Consorzio – ha spiegato il direttore generale di Grana Padano, Stefano Berni. Oggi abbiamo iniziato a porre le basi su alcuni temi caldi che verranno sviluppati nel corso della prossima assemblea programmata per i primi di febbraio e che ci auguriamo possa svolgersi in presenza”.

Stiamo già impostando le strategie per il futuro del Consorzio post Covid-19, così da arrivare preparati alla riapertura dei canali Ho.Re.Ca. – ha concluso il presidente Zaghini – In particolare stiamo definendo l’impostazione del budget promo pubblicitario e le nuove strategie di prodotto e di comunicazione post pandemiche. Non è stato facile affrontare le difficoltà del 2020 ma abbiamo la convinzione che il duro lavoro e la garanzia della massima qualità e genuinità del nostro prodotto, unite alla fiducia che ci stanno dimostrando i consumatori, ci condurranno, anche questa volta, fuori da questo brutto periodo e verso un futuro di soddisfazioni”. 

Coronavirus, dalla Regione aiuti fino a 6.500 euro per 663 aziende agricole

in Agricoltura e allevamento/Economia/Istituzioni/Regione by
abundance agriculture bananas batch

“La Regione Lombardia ha messo a disposizione di agriturismi, aziende agricole di produzione florovivaistica e allevamenti di vitelli a carne bianca 20 milioni di euro come parziale ristoro per i danni economici causati dal Covid. Sono arrivate oltre 3 mila domande. Ora inizierà subito la fase di valutazione, con l’obiettivo di pagare entro fine anno. Servono liquidità immediata e burocrazia zero. Ogni azienda riceverà circa 6.500 euro a fondo perduto direttamente sul conto corrente”. Lo ha detto l’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, Fabio Rolfi, in merito alla chiusura della presentazione delle domande di accesso alla misura 21 del Piano di sviluppo rurale, dedicata ai settori agro-alimentari più colpiti dalla crisi economica causata dal Covid.

“Le nuove misure di chiusura decise arbitrariamente dal Governo – ha aggiunto – danneggiano la Lombardia e tutti i settori economici della prima regione agricola d’Italia. Partendo dalla chiusura totale di bar e ristoranti”. “Vogliamo intervenire con rapidità ed efficacia e abbiamo individuato queste tre filiere come le più colpite dalle difficoltà del momento. La Regione interviene, ora attendiamo anche lo Stato che fino a questo momento si è rivelato completamente assente”.

“Erano 3.900 le aziende potenzialmente interessate. Hanno presentato domanda 3.129. Segno – ha concluso l’assessore Rolfi – della grande necessità di questi settori e di una comunicazione efficace tra Regione Lombardia, associazioni agricole di categoria e imprese. L’agricoltura deve ragionare di sistema, solo così può affrontare le sfide del futuro. Ora è il momento di pensare alla sopravvivenza delle aziende. La Regione Lombardia c’è”.

Di seguito il numero delle aziende che hanno presentato domanda:

Bergamo             448 aziende

Brescia             663 aziende

Como                317 aziende

Cremona             148 aziende

Lecco               173 aziende

Lodi                 41 aziende

Monza e Brianza     111 aziende

Milano              239 aziende

Mantova             414 aziende

Pavia               254 aziende

Sondrio             130 aziende

Varese              191 aziende.

Vino e ristorazione, dalla Regione 3 milioni di euro per sostenere il settore

in Agricoltura e allevamento/Alimentare/Economia/Istituzioni/Regione by

La Regione Lombardia ha approvato una delibera riguardante le disposizioni per il sostegno del sistema produttivo vinicolo di qualità e per gli operatori della ristorazione in seguito alle difficoltà causate dall’emergenza legata al Covid.

Una misura straordinaria da 3 milioni di euro che consentirà di aiutare due settori che rappresentano due eccellenze per la Lombardia e che affrontano un periodo di difficoltà economica. Questo intervento consentirà anche di rafforzare l’alleanza tra ristoratori e produttori di vino di qualità del territorio.

VINO E RISTORAZIONE, ZERO BUROCRAZIA – “Procedura semplificata e risorse immediate – ha spiegato l’assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi – per una misura che i due settori attendevano. Con questo stanziamento mettiamo a disposizione dei ristoratori dei ticket da 250 euro che potranno spendere per acquistare vini di qualità nelle cantine lombarde. Intendiamo così anche creare rapporti territoriali virtuosi e collaborazioni tra produttori di vino e operatori per vedere anche in futuro sempre più vini Lombardi nelle carte dei ristoranti”.

CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE – “L’operazione – ha aggiunto – sarà accompagnata anche da una campagna comunicativa che vedrà pubblicazioni sui siti istituzionali e soprattutto una vetrofania esposta nei ristoranti. La Lombardia è una terra di vini eccezionali. Più del 90% del vino lombardo va nelle produzioni di qualità Doc, Docg e Igt. Dobbiamo trasformare la difficoltà economica in opportunità puntando sulle eccellenze e sulla comunicazione”.

BUDGET – Il budget verrà suddiviso in 12.000 voucher del valore di 250 euro ciascuno per l’acquisto di vino di qualità presso i produttori lombardi. I voucher potranno essere richiesti dagli operatori della ristorazione. I produttori di vino interessati dovranno semplicemente aderire a una manifestazione di interesse che sarà pubblicata da Unioncamere Lombardia entro il 18 settembre 2020. I voucher si potranno richiedere sul bando di Unioncamere scegliendo tra le cantine che hanno aderito. I produttori di vini di qualità in Lombardia potenzialmente interessati sono 700, mentre i ristoratori lombardi sono circa 6.000 (previsti 2 voucher a ristoratore).

LAVORO DI SQUADRA – “Un lavoro di squadra – ha sottolineato Alessandro Mattinzoli, assessore regionale allo Sviluppo economico – che ancora una volta è premiante perché va incontro alle richieste che provengono dalle categorie, cioè da chi ogni giorno lavora e produce. In un momento così difficile aiutare i settori in crisi e promuovere le nostre eccellenze è doveroso ancor più di prima”.

“Un ringraziamento – ha concluso – a Unioncamere Lombardia per la fattiva collaborazione. Siamo certi che anche questa misura rafforzerà il nostro sistema produttivo”.

Quarantena obbligatoria per chi arriva da Est, Confagricoltura: a rischio la vendemmia

in Agricoltura e allevamento/Alimentare/Associazioni di categoria/Confagricoltura/Economia by

“A pochi giorni ormai dall’inizio della vendemmia in Franciacorta, i  viticoltori temono il ripercuotersi dell’ordinanza che impone la quarantena obbligatoria a tutti coloro che arrivano in Italia dalla Romania e dalla Bulgaria: con l’avvio delle operazioni di raccolta delle uve ormai alle porte, è veramente complesso trovare lavoratori locali che possano sostituire quelli provenienti soprattutto dalla Romania, già selezionati e con contratti di lavoro firmati”. Lo afferma Giovanni Garbelli, presidente di Confagricoltura Brescia in seguito all’ordinanza firmata dal ministro della Salute, Roberto Speranza, che è prorogata alla luce del preoccupante andamento epidemiologico nell’Europa dell’est e nei Balcani.

“Per non mettere in ulteriore difficoltà imprese che stanno già affrontando una fase di crisi in seguito all’emergenza sanitaria – prosegue Garbelli –, facciamo appello alle istituzioni coinvolte per consentire l’arrivo del personale, subordinato alla rigida applicazione del protocollo lombardo anti Covid previsto per gli operai stagionali”.

Tra le indicazioni del protocollo è prevista, tra l’altro,  l’esecuzione dei tamponi durante la visita pre-assuntiva dei lavoratori stagionali affidata al medico di medicina del lavoro.

“Questa soluzione – prosegue Garbelli – consentirebbe sia di salvaguardare la sicurezza e la salute dei lavoratori e di tutti coloro che sono operativi nelle aziende in questo periodo, evitando il sorgere di nuovi focolai nel nostro Paese: nello stesso tempo, le imprese possono procedere con la raccolta delle uve, evitando insostenibili ritardi che comprometterebbero il raccolto. Come Confagricoltura –  spiega ancora il presidente – abbiamo proposto anche la cosiddetta quarantena attiva, ossia la possibilità di far svolgere ai lavoratori stranieri l’attività lavorativa durante il periodo di quarantena. In ogni caso – conclude il presidente – riteniamo indispensabile che sia trovata al più presto una soluzione, tenuto conto che sono già un migliaio i rumeni già assunti dalle imprese vitivinicole”.

In ogni caso, Confagricoltura sta mettendo in campo tutte le soluzioni necessarie a garantire alle aziende associate la massima assistenza per  reperire la manodopera necessaria, grazie anche alla piattaforma Agrijob che ha raccolto in questi mesi i contatti di lavoratori interessati ad attività nel settore agricolo. Come estrema ratio, qualora i Consorzi di Tutela bresciani ne ravvedano l’utilità, resta anche l’ipotesi di una deroga per consentire la meccanizzazione della raccolta.

Secondo Andrea Peri, viticoltore bresciano e presidente della Federazione regionale di prodotto vitivinicola di Confagricoltura Lombardia, “la situazione non riguarda solo la Franciacorta ma tutti i territori. Va precisato – spiega Peri – il ricorso alla manodopera dell’est Europa non è una scelta dettata da una mera questione di costi, ma perché è costituita da persone che frequentano da anni i nostri territori, che sono state formate e in cui gli imprenditori hann

Rolfi: con l’anticipo regionale Pac oltre 29 milioni alle aziende agricole bresciane

in Agricoltura e allevamento/Economia by

“La Regione Lombardia sta liquidando 161 milioni di euro a 15.044 aziende agricole. L’anticipo regionale sulla domanda unica e’ ancora una volta realta’ nel mese di luglio, proprio quando gli agricoltori sono in campo e ne hanno maggiormente bisogno. Promessa mantenuta”. Lo ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, Fabio Rolfi, presentando i dati relativi all’anticipo dei premi della Pac in Lombardia. Il dl Rilancio aveva introdotto l’aumento dal 50% al 70% dell’anticipo sulla Domanda Unica del 2020.

“La scadenza di presentazione delle domande di anticipo era stata prorogata al 30 giugno. Tra l’altro, causa smart working, la maggior parte delle domande e’ stata presentata in prossimita’ della data di scadenza. Ci siamo organizzati per garantire il pagamento in modo puntuale entro il 31 luglio. Ringrazio i funzionari dell’Organismo pagatore regionale che hanno lavorato puntualmente per rispettare i tempi stabiliti” aggiunge Rolfi. “Gli agricoltori non potevano permettersi ritardi”.

L’anticipo Pac alle imprese agricole viene erogato sotto forma di prestito per anticipare i finanziamenti che le imprese ricevono nell’ambito della Politica Agricola Comune. La Regione Lombardia eroga a luglio una quota pari al 70% delle risorse che, in base alla normativa comunitaria, le imprese ricevono a partire dal mese di novembre.

“Riusciamo a liquidare un numero considerevole di domande, il 90% di quelle ammesse – ha affermato l’assessore – e a dare respiro alle aziende agricole. L’anticipo Pac era stato bloccato negli anni scorsi da una norma ingiusta che penalizzava gli agricoltori lombardi. La Lombardia lo scorso anno ha fatto da modello nazionale anche su questo tema reintroducendo questa pratica”.

Nel dettaglio i fondi erogati, relativamente ai premi della Pac, suddivisi per provincia, numero aziende e importo complessivo per ogni territorio.

BERGAMO 1.703 aziende, 10 milioni 200 mila euro
BRESCIA 3.709 aziende, 29 milioni 320 mila euro
COMO 176 aziende, 900 mila euro
CREMONA 2.049 aziende, 29 milioni 100 mila euro
LECCO 154 aziende, 660 mila euro
LODI 535 aziende, 10 milioni 230 mila euro
MANTOVA 1.851 aziende, 18 milioni 310 mila euro
MILANO 1.009 aziende, 13 milioni 400 mila euro
MONZA BRIANZA 108 aziende, 850 mila euro
PAVIA 3.205 aziende, 43 milioni 800 mila euro
SONDRIO 205 aziende, 1 milione 600 mila euro
VARESE 205 aziende, 857 mila euro
Con sede legale fuori regione: 135 aziende, 1 milione 950 mila
euro. (LNews)

Cibo umido per cani: 5 utili consigli

in Agricoltura e allevamento/Economia by

Conoscere quale è il miglior alimento per il proprio cane è importante, in particolare se si vuole vederlo sempre in salute e con il giuso peso. Una scorretta alimentazione, oltre a portarlo a soffrire di obesità, potrebbe portare delle gravi problematiche con l’avvicinarsi della vecchiaia.

Per chi vuole essere una persona più responsabile nei confronti del proprio animale domestico, sapere quale è il cibo più adatto alla sua alimentazione è sicuramente un fattore da non sottovalutare. In particolare se si parla di animali giovani o con molti anni sulle spalle.

Quando ci si reca presso il negozio di alimenti per animali di propria fiducia, per l’acquisto del cibo umido per cani Canagan ad esempio, si conosce perfettamente quali sono le caratteristiche nutritive e di qualità che il prodotto offre.

Si può dire lo stesso di ogni alimento che si acquista?

Nei negozi sono presenti sempre più una vasta selezione di alimenti biologici, crudi e senza conservanti per alimentare nel modo corretto il proprio amico a quattro zampe. Purtroppo, una così vasta selezione di prodotti così simili ma allo stesso tempo diversi tra loro, possono mettere in seria difficoltà anche la persona più preparata.

Quando ci si trova spiazzati dinnanzi a questi scaffali ricchi di confezioni, si può iniziare ad osservare questi 5 punti. Utili per comprendere quale può essere il prodotto più indicato per alimentare nel modo corretto il proprio animale.

I 5 punti per verificare che un alimento per cani sia di alta qualità

1: Gli ingredienti presenti all’interno di questi prodotti devono essere di primissima qualità e contenere pochissimi – meglio se zero – ingredienti di origine chimica. Inoltre, è bene che la percentuale maggiore degli alimenti presenti nel composto sia carne o pesce.

2: Devono essere indicate le fonti specifiche di proteine e grassi animali. Nei prodotti definiti premium, sono indicate anche quali parti del corpo degli animali sono state utilizzate per la preparazione dell’alimento per nutrire il proprio cane.

3: All’interno del cibo umido per cani devono essere presenti grani interi e verdure. Altri vegetali, potrebbero essere di difficile digestione e allo stesso tempo portare dei problemi di irritazione ad alcuni casi. Nel caso l’alimento porti alla comparsa di arrossamenti o altri problemi, è bene chiedere un parere al proprio veterinario di fiducia.

4: È sempre bene verificare che il prodotto sia studiato per la razza del proprio cane. In commercio sono presenti degli alimenti con caratteristiche specifiche per una determinata razza di un cane. Fattore che permette quindi di offrire al proprio amico a quattro zampe un alimento più indicato alle sue esigenze.

5: Se possibile, scegliere dei prodotti che siano certificati da organizzazioni che tutelano la qualità del cibo per cani e animali in generale. La presenza di questa certificazione, è un ulteriore punto a favore nella scelta del cibo per il proprio animale.

Come si è potuto comprendere, scegliere il giusto cibo per il proprio cane non è troppo difficile. Con un attimo di attenzione, e magari seguendo le raccomandazioni del proprio veterinario, si può garantire la giusta alimentazione al proprio cane per tutto il corso della sua vita.

Anche se questo potrebbe sembrare un “plus” a cui si può anche rinunciare, riuscire a identificare la giusta alimentazione per il proprio cane è estremamente importante per offrirgli una vita sana sotto tutti i punti di vista.

 

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