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Luglio 2026

Amianto a Brescia: perché il pericolo non è finito

in Economia/Salute by

Anche se l’uso dell’amianto è vietato in Italia da decenni, nella provincia di Brescia continua a rappresentare un rischio rilevante per la salute pubblica e l’ambiente. Tra capannoni dismessi, edifici abitativi costruiti prima del divieto e manufatti industriali, la presenza di materiali contenenti asbesto rimane diffusa. Conoscere il problema, i rischi e le misure di prevenzione è fondamentale per proteggere cittadini e comunità.

Cosa è l’amianto e come si usa a Brescia

L’amianto — o asbesto — è un minerale fibroso naturale che in passato è stato ampiamente usato in edilizia, nell’industria e nell’impiantistica. Per la sua resistenza al calore, all’usura, la capacità isolante e il basso costo, veniva impiegato in:

  • coperture in cemento-amianto (tetti, lastre Eternit)
  • pannelli isolanti, canne fumarie e tubazioni
  • rivestimenti e materiali di costruzione
  • componenti industriali, macchinari, elementi di freni e materiali di attrito

Anche nella zona di Brescia, con il suo importante sviluppo industriale del secolo scorso, molte strutture — capannoni, edifici artigianali, vecchie abitazioni — sono state realizzate con materiali contenenti amianto. Il problema nasce quando tali materiali si deteriorano o subiscono interventi non adeguati: le fibre si liberano, diventano inalabili e rappresentano un serio pericolo per la salute.

Salute e amianto: quali rischi reali

Quando l’amianto viene maneggiato male o si degrada con l’età, rilascia nell’aria fibre microscopiche che possono essere inalate e depositarsi nei polmoni o nella pleura. Nel tempo — spesso decenni — queste fibre possono causare danni gravi:

  • asbestosi (fibrosi polmonare)
  • placche e ispessimenti pleurici
  • tumori polmonari
  • Mesotelioma, la forma tumorale più tipicamente associata all’esposizione ad amianto

Il mesotelioma è particolarmente insidioso: può manifestarsi anche 20-40 anni dopo la prima esposizione, con sintomi inizialmente vaghi e facilmente confusi con altre patologie respiratorie. Questo rende la diagnosi complessa e spesso tardiva.

La situazione a Brescia: numeri e criticità

Nel territorio gestito da ATS Brescia — l’Agenzia di Tutela della Salute che monitora l’esposizione ad amianto e i casi di malattie correlate — tra il 1999 e il 2019 sono stati diagnosticati 551 casi di mesotelioma tra residenti nella provincia. Di questi, il 67,7% erano uomini.

Negli ultimi anni, la sorveglianza si è intensificata: per il 2024 l’ATS registra 18 nuovi casi legati all’amianto, rispetto ai 26 del 2023, 21 del 2022 e 24 del 2020.
È anche cresciuto il monitoraggio degli ex-esposti: dal 2023 è stato attivato uno sportello sindacale che ha permesso di iscrivere nuove persone al registro degli ex-esposti, agevolando visite periodiche e controlli.

Secondo le stime più recenti, nella provincia di Brescia restano ancora vaste aree (oltre 1.200 ettari) da bonificare, tra coperture, capannoni e strutture industriali, una potenziale fonte di fibre d’amianto nell’ambiente

Questi numeri confermano che l’amianto non è una questione del passato, ma un’emergenza ancora attuale che riguarda salute, ambiente e sicurezza civile.

Come avviene l’esposizione anche dopo decenni

Non sempre l’amianto costituisce un pericolo immediato: quando è stabile e integro, può restare confinato. Il rischio concreto nasce in alcuni casi specifici:

  • deterioramento naturale dell’eternit o di pannelli isolanti con l’età
  • lavori di manutenzione o ristrutturazione fai-da-te senza misure di sicurezza
  • abbattimento o demolizione di edifici o capannoni contenenti amianto
  • trascuratezza nella valutazione e nella gestione di materiali potenzialmente pericolosi

Quando le fibre vengono disturbate, si disperdono nell’aria e possono essere inalate anche a distanza di tempo, soprattutto in ambienti chiusi o poco ventilati. In tali condizioni, l’amianto si trasforma in un killer “silenzioso”: invisibile, ma letale.

Prevenzione e bonifica: strumenti indispensabili

La lotta all’amianto passa per tre parole chiave: riconoscimento, prevenzione, intervento.

  • Riconoscimento: identificare i materiali contenenti amianto presenti in edifici, capannoni, strutture industriali o residenziali.
  • Prevenzione: monitorare le condizioni dei materiali, evitare interventi fai-da-te, segnalare eventuali deterioramenti e adottare soluzioni compatibili.
  • Intervento: quando serve, rivolgersi a ditte specializzate — che offrano servizi di bonifica amianto a Brescia e Lombardia — per rimozione o confinamento in totale sicurezza.

In molti casi, se l’amianto è in buone condizioni, è possibile mantenerlo senza rischi, adottando misure di isolamento controllato. Ma quando il materiale è deteriorato, la rimozione è spesso l’unica opzione sicura.

Cosa possono fare cittadini e imprese del territorio

Se vivi o lavori a Brescia e sospetti la presenza di materiali contenenti amianto, ecco un breve vademecum:

  1. Fai un sopralluogo tecnico: un esperto può verificare lo stato dei materiali sospetti, valutare la friabilità e stabilire eventuali rischi.
  2. Esegui analisi: il campione prelevato deve essere analizzato in laboratorio per confermare la presenza di fibre d’amianto.
  3. Valuta la rischiosità: se il materiale è integro, può essere gestito con cautela; se è deteriorato, conviene procedere con la bonifica.
  4. Affidati a professionisti certificati: ogni operazione va fatta rispettando le normative di sicurezza, con personale formati e strumenti adeguati.
  5. Attiva controlli periodici: soprattutto per vecchie coperture e edifici industriali, per evitare che il degrado passi inosservato.

Anche le imprese e i proprietari di immobili dovrebbero adottare una politica attiva di verifica — non solo per rispettare la legge, ma per garantire la sicurezza di chi vive e lavora nei locali.

Perché non bisogna abbassare la guardia

I dati recenti mostrano che, sebbene il numero di nuovi casi di mesotelioma nel Bresciano sia in lieve diminuzione nel 2024, si registrano allo stesso tempo aumenti nelle diagnosi di placche pleuriche e lesioni benigne — potenziali segnali di esposizione passata. Questo significa che il rischio non è scomparso semplicemente perché il divieto è in vigore da decenni: molte fibre possono essere ancora presenti, invisibili e dormienti, in edifici e strutture potenzialmente pericolose.

Inoltre, l’interruzione dei casi di tumore non coincide con la scomparsa del rischio ambientale: spesso le fibre rimangono, e possono rappresentare un pericolo per molti anni.

Per questo è fondamentale che la prevenzione non sia vista come un episodio isolato, ma come una strategia continua: controllo, sorveglianza, manutenzione, bonifica se necessaria.

Fonti

  • ATS Brescia – dati sul mesotelioma nella provincia, 1999-2019: 551 casi diagnosticati. Corriere Brescia
  • “Amianto, prima svolta: lieve calo di tumori a Brescia” – articolo 2025, su nuove diagnosi e aumento del registro ex-esposti. Il Giorno
  • INAIL & Registro Regionale Mesoteliomi Lombardia – dati su incidenza e segnalazioni 2000–2024. ATS Brescia
  • Studi epidemiologici sull’esposizione ad amianto e rischio mesotelioma ambientale in Italia. ResearchGate

Banca Valsabbina sostiene Boutique Hotel Collection Project con un’operazione di finanza strutturata

in Banche/Economia/Valsabbina by

Banca Valsabbina ha perfezionato un’operazione di finanza strutturata a sostegno del club-deal promosso da Marra Family Office (MFO), per la costituzione di una catena di alberghi di charme in Italia, destinato a ridefinire il concetto di ospitalità di alta gamma.

L’obiettivo del progetto è l’acquisto, riqualificazione e valorizzazione di strutture alberghiere già esistenti, situate nelle principali città italiane, per dare vita ad una nuova concezione dell’attività alberghiera che sappia coniugare qualità, identità territoriale e culturale per un turismo rinnovato.

Nel dettaglio, l’operazione è una cartolarizzazione immobiliare che prevede l’emissione da parte di SPV Real Estate – veicolo di cartolarizzazione immobiliare ai sensi dell’articolo 7.2. della Legge 130/1999 – di tre classi di titoli per un importo complessivo di 46,5 milioni di euro.

Banca Valsabbina ha agito in qualità di Sole Investor delle note Senior emesse fino a un valore nominale di 20 milioni di euro, ricoprendo anche il ruolo di Account Bank e Paying Agent. I ruoli di Master Servicer, Corporate Servicer e Calculation Agent sono svolti da Zenith Global. Sono coinvolte nel progetto anche Boutique Club S.p.A., società operativa del progetto (OpCo), Hotellerie S.r.l., società di gestione alberghiera di MFO e MB Capital, club-deal management company di MFO ed Asset Manager per l’operazione.

L’iniziativa imprenditoriale è promossa dalla famiglia Marra attraverso MFO – con Alfonso Marra, Presidente & CEO, Mario Marra, Head of Investments, e Marco Barone, Head of Operations – e altri Family Office che hanno condiviso fortemente la visione strategica e partecipato all’investimento sia nel capitale di OpCo che nelle note subordinate di SPV.

La struttura finanziaria dell’operazione è stata resa possibile grazie all’assistenza di Osborne Clarke, advisor legale, con un team guidato dai Partner Filippo Palmieri, Antonio Fugaldi e Nunzia Melaccio, e dello Studio Palmeri Commercialisti Associati, advisor fiscale e finanziario oltre che Rappresentante dei Portatori dei Titoli, con un team guidato dai Partner Fabio Ceroni e Vincenzo Mazzaferro. A&O Shearman, con un team guidato dal Partner Pietro Bellone, ha fornito assistenza legale a Banca Valsabbina.

Hermes Bianchetti, Vicedirettore Generale Vicario di Banca Valsabbina, ha commentato: “Abbiamo scelto di sostenere il progetto Boutique Hotel Grand Collection perché rappresenta un esempio concreto di come l’attività di impresa possa generare valore e ritorno economico, culturale e sociale. Banca Valsabbina intende accompagnare percorsi imprenditoriali che sappiano distinguersi per qualità, solida visione strategica e capacità di sviluppare relazioni autentiche con i territori. Abbiamo costruito la struttura finanziaria più adeguata per agevolare la realizzazione di questo progetto imprenditoriale, confermando il nostro impegno a sostenere iniziative di imprese con chiare prospettive di crescita di lungo periodo”.

Alfonso Marra, Presidente del gruppo, ha dichiarato: “Il rapporto con Banca Valsabbina è il risultato di una collaborazione costruita negli anni, basata su fiducia, reciproca stima e capacità di affrontare insieme operazioni sempre più articolate. Per questo progetto cercavamo un partner finanziario che comprendesse non solo il valore strategico dell’operazione, ma anche la visione culturale e imprenditoriale che lo sostiene. Grazie a questa operazione possiamo dare concreta attuazione a un modello di ospitalità che mette al centro il territorio, le persone e l’autenticità dell’esperienza di viaggio”.

Invecchiano anche le Pmi: l’età media degli ad bresciani è di 58 anni

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze by
  • Dai dati emerge la tendenza a un progressivo invecchiamento nelle imprese: la fotografia sulle circa 900 realtà della Piccola Industria attesta un’età media degli oltre 2.200 amministratori pari a 58 anni, con appena il 9% di under 40.
  • Tra le aziende che hanno già affrontato il passaggio generazionale, soltanto l’8% non ha riscontrato cambiamenti significativi, mentre la grande maggioranza segnala benefici legati al rinnovamento.

La Rocca di Lonato del Gardaha ospitato – ieri pomeriggio – l’Assemblea 2026 della Piccola Industria di Confindustria Brescia, intitolata “Generazioni d’Impresa”.

Al centro dell’incontro – che ha fatto registrare il tutto esaurito, con 200 iscritti – uno dei temi più rilevanti per il futuro delle piccole e medie imprese: il passaggio generazionale, fase cruciale nel ciclo di vita aziendale che richiede consapevolezza, pianificazione e capacità di affrontare il cambiamento.

I lavori – moderati da Filomena Greco, giornalista de Il Sole 24Ore – sono stati aperti da Barbara Ulcelli, presidente Piccola Industria Confindustria Brescia; a seguire gli interventi di Davide Fedreghini, Centro Studi Confindustria Brescia, per la presentazione dei risultati della survey sul passaggio generazionale, e Daniele Marini, professore di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova, sull’evoluzione delle imprese familiari, prima di una case history del territorio, quella di Conveco Srl, con Lanfranco Veneziani, amministratore delegato dell’azienda, e Francesco Veneziani, responsabile Gestione Operativa e presidente dei Giovani Imprenditori Confindustria Brescia. Le conclusioni sono state affidate a Fausto Bianchi, presidente nazionale della Piccola Industria di Confindustria.

Nel corso dell’Assemblea sono stati presentati i risultati di una ricerca sul tema del passaggio generazionale, condotta dal Centro Studi di Confindustria Brescia e intitolata “Le PMI bresciane alla prova del passaggio generazionale”.  L’analisi ha preso il via da alcune evidenze di carattere generale: in particolare, negli ultimi venticinque anni la governance delle imprese bresciane ha registrato un progressivo invecchiamento. Dal 2000 al 2025 la quota di titolari, soci e amministratori tra i 30 e i 50 anni è scesa dal 55% al 34%, mentre quella degli over 50 è passata dal 35% al 62%.

La fotografia sulle circa 900 imprese della Piccola Industria conferma questa tendenza: l’età media degli oltre 2.200 amministratori è pari a 58 anni, con appena il 9% di under 40 e quasi uno su cinque con più di 70 anni. Inoltre, l’82% delle imprese presenta un’età media degli amministratori superiore ai 50 anni. Ancora contenuta la presenza femminile, pari al 23% del totale, sebbene più elevata nelle fasce anagrafiche più giovani.

Partendo da queste evidenze, il Centro Studi ha quindi distinto tra le imprese che hanno già completato o stanno vivendo il ricambio ai vertici negli ultimi quindici anni (Passaggio vissuto) da quelle che prevedono di affrontarlo entro i prossimi cinque anni (Passaggio programmato).

Dalla rilevazione emerge che, in entrambi i casi, la principale motivazione alla base del ricambio è garantire la continuità e la stabilità dell’impresa, mentre gli aspetti di natura familiare risultano secondari. L’indagine sottolinea inoltre come le aziende che stanno programmando il ricambio siano maggiormente orientate ad avvalersi del supporto di figure esterne, in particolare consulenti legali e notarili specializzati, affiancati sempre più spesso da percorsi di coaching dedicati allo sviluppo della leadership.

Infine, l’analisi conferma che il passaggio generazionale, pur rappresentando uno dei momenti più delicati nella vita di un’impresa, costituisce anche una concreta opportunità di crescita. Tra le aziende che lo hanno già affrontato, soltanto l’8% non ha riscontrato cambiamenti significativi, mentre la grande maggioranza segnala benefici legati al rinnovamento strategico, all’apertura verso nuovi mercati, all’introduzione di tecnologie e nuovi processi e al rafforzamento dell’assetto organizzativo.

“Il passaggio generazionale non riguarda soltanto il trasferimento di quote societarie o responsabilità – le parole di Barbara Ulcelli, presidente della Piccola Industria di Confindustria Brescia –, ma la continuità di un progetto imprenditoriale e la capacità di un’azienda di guardare al futuro senza perdere i propri valori. Per questo va affrontato con anticipo, metodo e coraggio: non è un evento, ma un percorso, come testimoniano i dati emersi dall’indagine del Centro Studi e presentati oggi durante la nostra Assemblea. Come Piccola Industria vogliamo accompagnare le imprese in questa fase, mettendo a disposizione strumenti, competenze e occasioni di confronto, perché preparare il futuro significa preparare anche chi quel futuro dovrà guidarlo. Se sapremo costruire un ponte tra esperienza e innovazione, tra chi ha creato e chi continuerà a creare, avremo garantito un futuro non solo alle nostre imprese, ma anche al nostro territorio”.

“Il passaggio generazionale è una delle grandi sfide industriali del nostro Paese, ma può essere affrontato solo se letto insieme al tema più ampio della crescita delle PMI – aggiunge Fausto Bianchi, presidente Piccola Industria Confindustria –. Nei prossimi dieci anni circa un terzo delle aziende familiari italiane ne sarà coinvolto, con una trasformazione che toccherà una parte enorme del sistema produttivo e che richiederà una responsabilità condivisa: delle imprese, chiamate a pianificare per tempo; del nostro Sistema, chiamato ad accompagnarle e sollecitare misure di supporto; e del mondo finanziario e istituzionale, che dovrà mettere a disposizione strumenti adeguati. Territori manifatturieri come Brescia dimostrano ogni giorno quanto il saper fare diffuso delle PMI sia decisivo per la competitività dell’Italia. Per questo servono patrimonializzazione, managerialità, competenze, aggregazioni e governance più strutturate. Il ricambio generazionale, se pianificato con metodo, può diventare un acceleratore di innovazione e rafforzamento competitivo: non solo un passaggio di testimone, ma una leva per costruire imprese più solide, capaci di crescere e competere nel mondo”.

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