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Acciaio

Mercato dell’acciaio, operatori del settore: segnali incoraggianti sui prezzi

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Gli operatori del mercato siderurgico nazionale si attendono, per fine mese, un lieve rialzo del prezzo di tre prodotti benchmark per l’acciaio: coils a caldo, rottame ferroso e tondo per cemento armato. Così – come comunica una nota – gli operatori si sono espressi nel corso del sondaggio di siderweb, nel corso del secondo webinar “Mercato & Dintorni”, dedicato alla congiuntura economica e del mercato dell’acciaio. Un evento organizzato in collaborazione con UBI Banca, sponsorizzato da Coface, Danieli Automation, Metallurgica Legnanese e RICREA, e con il patrocinio di Assofermet, Assofond e Federacciai.

LE OPINIONI DEGLI OPERATORI – «Nonostante il mese di fermo a causa del lockdown, a maggio abbiamo avuto una leggera ripresa e a giugno abbiamo iniziato a correre verso i numeri pre-Covid – ha detto Luigi Rapullino, ad del Gruppo Rapullino e Sideralba, produttore di tubi campano -. Il nostro ruolo di imprenditori ci impone di essere ottimisti, veniamo da anni buoni che ci danno comunque sicurezza. Il problema resta il mese di fatturato perso, che peserà per un 15% sul bilancio finale. Un calo che il nostro gruppo potrebbe vedere, a fine anno, compensato in toto o in parte dalla crescita produttiva dei nostri asset in Tunisia».

A preoccupare Luigi Cuzzolin ad di Pipex Italia, società attiva nei tubi senza saldatura, è il rinnovato sistema di Salvaguardia, il meccanismo di quote di importazione di prodotti siderurgici introdotto dall’Ue per scongiurare il rischio di dumping e di pratiche commerciali sleali, pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale e in vigore da oggi. «La Commissione Ue ha fatto un errore a non modificare la Salvaguardia – ha dichiarato Cuzzolin -.  Non puoi mantenere lo status quo con un mercato che cala del 50%. Come European Steel Tube Association (Esta), di cui sono presidente, proporremo di usare due strumenti per difendere le industrie europee: il primo è OLAF, un sistema anti contraffazione che permette di evitare le frodi sulla qualità del materiale importato. Con il secondo strumento, da implementare, vogliamo proporre una certificazione per i materiali in entrata che attesti che il produttore estero applica i medesimi standard ambientali europei».

LE ANALISI – Gli interventi degli analisti si sono concentrati sui prezzi dell’acciaio e sulla situazione macroeconomica italiana.

«I prezzi nazionali dei coils a caldo – ha detto Achille Fornasini, Partner & Chief Analyst di siderweb – hanno prima perso il 15,5% rispetto al top raggiunto nel primo trimestre dell’anno. Ora la curva sta girando verso l’alto, ma non ha ancora intercettato gli aumenti europei. Mi aspetto una crescita moderata». E si è comunque in un canale declinante iniziato a fine 2018. A tre cifre è stato, invece, l’aumento dei noli marittimi: +330% rispetto a maggio. «C’è una domanda straordinaria di trasporto per carichi secchi: cereali, ma soprattutto iron ore e coke metallurgico, trainata dalla rotta Australia-Cina – ha spiegato Fornasini -. Non c’è speculazione finanziaria in tutto questo, è un segnale positivo» di ripresa delle attività, seppure in un momento di crisi economica generalizzata.

Quanto al comparto energetico, è imperativo «ridurre sia il disavanzo della bilancia energetica nazionale, sia i rischi di lungo termine di potenziali shock sui prezzi delle materie prime energetiche. Nonostante la discesa corsi petroliferi – ha detto Giovanni Barone, responsabile del Servizio Studi di UBI Banca – l’Italia ha oltre 2 miliardi di euro al mese di deficit. Nelle situazioni peggiori siamo arrivati a un deficit di 6 miliardi. Si ripensi la politica energetica per non sottrarre punti di PIL e non far pagare alle aziende un conto troppo caro».

Coronavirus, Siderweb: il settore dell’acciaio rischia un calo del 20 per cento

in Acciaio/Economia/Tendenze by
Acciaio

Flero (BS) – Doveva essere un anno interlocutorio, con un tasso di crescita del consumo di acciaio positivo, seppur inferiore a quello registrato nel 2019. Invece, il 2020 sarà a suo modo un anno memorabile per il mondo e, quindi, anche per la siderurgia globale. Un anno contraddistinto da quello che sta assumendo i contorni di un vero e proprio terremoto sanitario, sociale ed economico. Il protagonista, l’innesco dell’incendio è stato il virus SARSCoV-2, responsabile della malattia infettiva respiratoria che sta contagiando tutto il mondo.

Quale sarà l’impatto delle misure volte a contenere la diffusione del coronavirus sulla siderurgia? Questo il tema affrontato nel webinar gratuito organizzato martedì scorso, 7 aprile, da siderweb. «Al momento i ragionamenti che si possono fare – ha spiegato Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi siderweb – sono di natura indiretta, in quanto ad oggi non esistono previsioni aggiornate sui consumi di acciaio. Si può quindi solo stimare quale sarà la domanda dei settori utilizzatori e farsi un’idea delle ripercussioni sul comparto».

Sul versante delle costruzioni «CRESME LAB, il think tank analitico del CRESME il 26 marzo ha previsto per l’edilizia e il genio civile nel nostro Paese, includendo investimenti in nuova costruzione e manutenzione straordinaria, una contrazione (valutata a valori costanti) del -22,6% rispetto al 2019». Ci potrebbe essere, rispetto alle previsioni (che erano positive per il 2020; +2,4%), una perdita potenziale di 34 miliardi di euro di investimenti. Se invece si guarda al dato del 2019, la caduta è quantificabile in 31 miliardi di euro.

Per il settore dell’auto, «marzo ha visto una contrazione delle vendite del 90% sul mercato italiano – ha proseguito Ferrari -. Per l’anno 2020 le attese degli analisti sono per una riduzione a livello globale del 15% circa». In particolare Standard & Poor’s si attende un -15%/-20% in Europa, seguito da un +9%/+11% nel 2021. Se queste previsioni si avverassero, a fine 2019 avremmo vendite in Europa pari a 19 milioni di autoveicoli, contro i 20,7 milioni di autoveicoli del 2019.

Infine per il settore petrolifero il forte calo dei prezzi del greggio dovrebbe portare secondo IEA ad una riduzione del 50%-85% dei profitti delle compagnie petrolifere rispetto al 2019, con un conseguente taglio degli investimenti. La riduzione dovrebbe essere di circa il 15%-20% rispetto alle attese, con un conseguente calo dei consumi di acciaio.

«Tutti i dati a disposizione ci dicono che la contrazione del settore sarà forte – ha concluso Ferrari durante il webinar -, con l’automotive a -15%/20%, il petrolio a -15/20% e le costruzioni a -20/25%. Anche se alcuni comparti faranno meglio della media (per esempio il biomedicale, l’industria alimentare, ecc.), per la siderurgia mi attendo una contrazione dei volumi in linea con quella dei settori utilizzatori».

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Aso Siderurgica, nuova holding e nuovo nome: ora è Asonext

in Acciaio/Economia by

Alla fine di dicembre 2019, il Gruppo ASO è stato interessato da un’operazione straordinaria di scissione a seguito della quale la ASO Siderurgica e la ASO Forge, aziende già attive nella produzione di lingotti e barre fucinate di acciaio speciale legato e inossidabile, sono confluite al 100% sotto il controllo della Advanced Steel Solutions, la nuova holding interamente posseduta da Paola Artioli. Per affermare la vocazione internazionale del nuovo gruppo, unita ai progetti di sviluppo futuro, la ASO Siderurgica Spa ha assunto il nome Asonext e un nuovo marchio.

Nella continuità della proprietà e della presidenza di Paola Artioli e dell’incarico dell’AD Giuseppe Mercurelli, la riorganizzazione societaria vede la nascita di un gruppo nuovo, focalizzato sullo sviluppo degli acciai di alta qualità, specialty di cui gli utilizzatori finali sono i settori power-gen, oil&gas, automotive, meccanica, navale, aerospaziale.

Il nuovo gruppo si muove nella continuità della storia di questa impresa che risale al lontano 1971, quando Aldo Artioli fondò, con un progetto greenfield, la Acciai Speciali Ospitaletto S.a.s., un’acciaieria che fin dal principio si è interamente dedicata a questa tipologia di prodotti siderurgici.

“Oggi non si tratta soltanto del cambio della governance del gruppo ma anche di una riorganizzazione del management e di un profondo ripensamento della strategia, in un nuovo percorso che comprende l’ampliamento della già vasta gamma di acciai di altissima qualità per un marcato posizionamento nei settori tecnologici di punta” sottolinea la presidente Paola Artioli.

Nei consigli di amministrazione di ASONEXT e ASOFORGE siede, oltre alla presidente Paola Artioli e all’amministratore delegato Giuseppe Mercurelli, l’amministratore indipendente prof. Flavio Gnecchi, dottore commercialista e docente all’Università Bicocca di Milano.

 

Egm Group: indebitamento netto in calo da 69 a 32,7 milioni

in Acciaio/Automotive/Aziende/Bilanci/Economia/Eredi Gnutti by

Il rallentamento dell’economia europea, innescato soprattutto dalla riduzione della domanda da parte del settore dell’automotive, pesa sui conti, ma EGM Group completa positivamente il piano di risanamento iniziato nel 2015, riducendo ulteriormente la posizione finanziaria netta che passa dai 69 milioni di euro circa dell’esercizio 2017-2018 (chiuso al 31 luglio) ai 32,7 milioni di euro dell’esercizio 2018-2019.

Nel corso dell’anno gli investimenti, tra materiali e immateriali, sono stati complessivamente pari a 6 milioni di euro concentrati principalmente in due ambiti: uno tecnico-qualitativo per migliorare qualità del prodotto, servizi al cliente e produttività e uno legato alla sicurezza e ambiente.

I ricavi segnano un leggero rallentamento passando dai 213,4 milioni di euro dell’esercizio 2017-2018 ai 207 milioni dell’esercizio chiuso il 31 luglio 2019. La marginalità operativa diminuisce con un EBITDA pari a 8,2 milioni di euro contro i 13,5 milioni di euro dell’anno precedente. Restano fermi a quota 38,8 milioni i costi operativi che si mantengono sensibilmente inferiori agli anni precedenti (erano 43,2 milioni nell’esercizio 2016-2017). Il patrimonio netto si attesta a 49,7 milioni di euro portandosi a 1,5 volte rispetto all’indebitamento.

La Società bresciana, tra i leader nel settore delle barre in ottone e dei laminati in rame e leghe di rame, ha quindi messo in archivio l’esercizio con un risultato ante imposte che registra una contenuta perdita di circa 400mila euro.

GRUPPO EREDI GNUTTI METALLI

Il Gruppo EGM (Eredi Gnutti Metalli) è tra i leader in Europa nella produzione di barre in ottone e nastri in rame e sue leghe, dall’ottone al bronzo e leghe speciali. Il Gruppo, che ha sede a Brescia con la società Eredi Gnutti Metalli SpA (fondata nel 1860), si qualifica per un’ampia offerta e un servizio unico capace di rispondere in tempi rapidi alle necessità della grande industria europea così come del piccolo utilizzatore locale. L’attenzione alle necessità del singolo cliente, unite ad una visione responsabile della propria attività, fanno del Gruppo EGM un interlocutore affidabile testimoniato da un’esperienza in metallurgia di oltre 150 anni che oggi si declina nella capacità di servire con puntualità i mercati di riferimento proponendosi come global partner di alto livello, garantendo affidabilità e soluzioni condivise.

Caso Ilva, Massetti (Confartigianato): pesanti ripercussioni anche su Brescia

in Acciaio/Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia by
Eugenio Massetti, Confartigianato Brescia

La crisi dell’ex Ilva che non trova fine ha gravi ripercussioni sulle piccole imprese, e su una ampia filiera di piccole imprese acquirenti, anche nostrane. È quanto emerge dall’analisi realizzata dall’Osservatorio di Confartigianato. «La crisi dell’ex Ilva ha gravi ripercussioni sulle piccole imprese che operano non solo nell’indotto dell’acciaieria di Taranto e la prospettiva di una riduzione della produzione che coinvolge, sul lato della domanda, una ampia filiera di piccole imprese acquirenti per quanto concerne un aumento dei prezzi di acquisto delle materie prime che risulterebbe poco sostenibile dalle imprese nel settore dei macchinari. Incremento dei costi che aggraverebbe le condizioni del ciclo negativo in cui stanno operando le imprese dei prodotti in metallo e dei macchinari: è qui che si registra un ristagno della domanda estera (-0,1% nei primi otto mese del 2019) e un forte calo della produzione (nei primi nove mesi del 2019, -3,7% nei prodotti in metallo e -2,3% nei macchinari, cali più accentuati del -1,4% della media del manifatturiero» così il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti che prosegue «l’intervento pubblico non è mai stato una soluzione, né come imprenditoria di Stato, né per la crescita dell’economia. Servono idee e strategie nuove, ma soprattutto una risposta celere da parte della politica. Non possiamo permetterci un salto nel buio».

Il valore dell’export. A settembre 2019, l’export annualizzato della siderurgia primaria, che utilizza minerali di ferro come materia prima ottenendo prodotti della siderurgia, tubi, condotti, profilati cavi e relativi accessori in acciaio non colato e prodotti della prima trasformazione dell’acciaio, vale 18.777 milioni di euro, di cui solo l’1,9% dalla provincia di Taranto: la domanda dei prodotti dell’ex Ilva è prevalentemente nazionale. L’analisi delle matrici input-output fornite dall’Istat consente di esaminare l’utilizzo dei prodotti della metallurgia vengono, per il 33%, utilizzati nello stesso settore, il 19,5% viene utilizzato dalle imprese dei Prodotti in metallo e il 10,8% da quelle dei Macchinari ed apparecchiature. In questi tre settori, – prosegue l’analisi di Confartigianato – operano complessivamente 96.335 unità locali con meno di 50 addetti, che contano 615.991 addetti, pari ad oltre la metà (56,1%) degli addetti delle unità locali dei tre settori. Nelle 52 mila imprese artigiane operano 239 mila addetti. Il peso delle micro e piccole imprese (Mpi) della filiera dei metalli è pari al 3,6% del totale degli addetti dell’economia non agricola. In chiave territoriale si osservano i valori più alti in Emilia-Romagna (5,7%), Veneto (5,3%), Lombardia (5,2%), Piemonte (4,7%), Friuli-Venezia Giulia (4,3%) e Marche (4,2%). Tra le province più esposte, che mostrano una quota più che doppia rispetto alla media, dopo Lecco (11,8%), si trova Brescia (9,8%), seguita da Vicenza (8,4%), Novara e Reggio Emilia (entrambe con il 7,9%). Delle oltre 96mila piccole imprese di metallurgia, fabbricazione di prodotti di metallo, macchinari ed apparecchiature, sono 5.462 quelle a Brescia, con meno di 50 addetti, con 43.326 addetti. Una riduzione dell’offerta – si legge ancora – si scaricherebbe su un maggiore domanda di importazioni che porterebbe in negativo il saldo commerciale: a settembre 2019 l’import degli ultimi dodici mesi ammonta a 18.819 milioni di euro, con un saldo export-import in sostanziale equilibrio (-41 milioni). In presenza di una riduzione di offerta i prezzi di acquisto potrebbero subire tensioni, a fronte dell’attuale stazionarietà: nei primi nove mesi del 2019 i prezzi all’importazione per Metallurgia e Metalli ristagnano (-0,7%), dopo un aumento dell’1,2% nel 2018 e del 7,4% nel 2017.

Le ultime previsioni di ottobre del Fondo Monetario Internazionale indicano per il 2019 un aumento del 33,9% delle quotazioni internazionali dei minerali di ferro importati dalla Cina, seguito con un ritracciamento nel 2020 (-18,6%) conseguente al rallentamento della domanda globale. Un aumento dei prezzi di acquisto delle materie prime risulterebbe poco sostenibile dalle imprese nel settore dei macchinari, nel quale i prezzi alla produzione sono in salita dell’1,3%, a fronte della deflazione (-0,1%) nel manifatturiero. «L’ex Ilva non risparmia nulla e nessuno: dall’approvigionamento della materia prima, aumento dei tempi di consegna, difficoltà logistiche e, in sostanza, maggiori costi che manderebbero in crisi l’equilibrio economico di settori determinanti. Se l’acciaio non si acquista in Italia si compra all’estero e in un momento di stagnazione economica, questo dato è assai preoccupante. L’incapacità della politica e l’inadeguatezza delle Istituzioni di fronte alla complessità degli eventi che stanno travolgendo la nostra fragile economia è evidente ma va risolta: la fabbrica di Taranto e l’acciaio italiano per la nostra economia è troppo importante» conclude il presidente Massetti.

Arcelor Mittal dà l’addio a Ilva, Aib: una sconfitta per l’intero Paese

in Acciaio/Economia/Giuseppe Pasini/Opinioni/Personaggi by

L’Associazione Industriale Bresciana esprime il suo forte disappunto per la notizia, diffusa oggi pomeriggio, della decisione di Arcelor Mittal – multinazionale dell’acciaio – di rescindere il contratto di acquisto dell’impianto Ilva di Taranto.

“Una certa politica voleva la chiusura dello stabilimento ed ha raggiunto il suo obiettivo. L’addio di Arcelor Mittal è un fallimento per l’intero Paese, la seconda manifattura d’Europa, che ha lasciato scappare un investitore mondiale, a testimonianza dell’assenza in Italia di una vera politica industriale – commenta Giuseppe Pasini, Presidente di AIB –. Quale altra realtà imprenditoriale, oggi, può pensare di rilevare l’impianto? Le ripercussioni saranno enormi. Aumenteranno le tonnellate di acciaio importato dall’estero, e tutta la filiera ne subirà le conseguenze, che saranno importanti anche per una realtà come Brescia. L’impatto occupazionale, poi, sarà tremendo: parliamo di quasi 11mila dipendenti, se consideriamo solo quelli diretti. Non è certamente ipotizzabile sostituire un’area industriale del genere con un parco giochi”.

Secondo stime elaborate da SVIMEZ, dal sequestro dello stabilimento (luglio 2012) a oggi sarebbero andati perduti 23 miliardi di euro (3-4 miliardi all’anno), circa due decimi di punto della ricchezza nazionale. Complessivamente si tratta dell’1,4% circa di PIL cumulato. Di tali 23 miliardi complessivamente erosi, 7,3 ricadrebbero sul cosiddetto “nord industriale” (Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emila Romagna). La crisi dell’ILVA ha poi determinato, fra il 2013 e il 2019, minor export italiano per 10,4 miliardi e minori consumi delle famiglie per 3,5 miliardi.

Lucchini Rs Spa: ricavi a 444 milioni, utile netto a quota 29,3

in Acciaio/Bilanci/Economia by
Laminatoio Lucchini Rs, foto da sito ufficiale
  • Ricavi consolidati pari a 444,4 milioni di Euro in aumento del 8,0% sul 2017.
  • Ebitda pari a 57,6 milioni di Euro.
  • Investimenti tecnici netti per circa 33 milioni di Euro.
  • Nel mese di settembre è stato conferito il comparto produttivo/industriale dello Stabilimento di Lovere a “Lucchini lndustries S.r.l.“, newco interamente controllata da Lucchini RS per garantire, in continuità con la precedente gestione, maggiore agilità commerciale e un più forte orientamento al cliente rafforzandone le funzioni di coordinamento del Gruppo.
  • È stata costituita Mercitalia Maintenance S.r.l., una joint venture tra Lucchini RS (50%) e Mercitalia Rail (50%); quest’ultima società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane che ha il ruolo di principale impresa di manutenzione ferroviaria in Italia e all’estero nel settore cargo.

I ricavi netti consolidati della Lucchini RS spa,  presieduta da Giuseppe Lucchini,  si attestano a 444,4 milioni di Euro in crescita dell’8,0% rispetto all’esercizio precedente. Il fatturato estero è pari al 79% del totale.

Nel corso dell’esercizio la ripresa dei prezzi d’acquisto dei principali fattori della produzione (come il rottame, le ferroleghe, gli elettrodi ed il metano) ha influenzato negativamente la marginalità.

Il risultato netto di periodo evidenzia un utile pari a 29,3 milioni di Euro che ha permesso al Gruppo di finanziare gli investimenti fatti in impianti e partecipazioni realizzati nell’esercizio, mantenendo un livello di indebitamento estremamente basso pari a circa un quinto del Patrimonio Netto contabile.

L’organico del gruppo al 31/12/2018 si attesta a 2.098 dipendenti di cui 659 nelle proprie controllate estere, oltre a 496 dipendenti presso la collegata cinese Zhibo Lucchini Railway Equipment.

Lucchini Unipart Rail, la JV inglese con Unipart Rail controllata al 60% da Lucchini RS, mostra un fatturato in crescita del 5,2% rispetto all’esercizio precedente ed un utile di 1,6 milioni di Euro.

Lucchini Sweden, con volumi di vendita in crescita del 42,3% sull’esercizio precedente, consegue un risultato netto di 2,8 milioni di Euro in incremento rispetto all’esercizio precedente.

Lucchini Poland registra un trend positivo di fatturato del 41,8% rispetto all’esercizio precedente e chiude l’esercizio 2018 in sostanziale break-even grazie ai maggiori volumi di vendita con mix prodotti a maggiore marginalità.

La JV austriaca Lucchini Central Europe registra un fatturato in recupero rispetto all’esercizio precedente (+26,3%) con un risultato lievemente in utile.

LBX, la controllata belga, registra un fatturato pari a 9,3 milioni di Euro in crescita del 45,7% rispetto all’anno precedente e una perdita di 0,6 milioni di Euro.

Lucchini South Africa, di cui la nostra società detiene a dicembre il controllo al 70%, ha completato la fase di localizzazione della produzione di prodotti finiti destinati al mercato locale. La società ha chiuso l’esercizio con un fatturato di 10,7 milioni di Euro ed un risultato in perdita legato ai costi di avviamento, ora completato.

Lucchini Tool Steel, società commerciale di acciai per utensili ed operante dal primo marzo 2017, registra un fatturato pari a 16,3 milioni di Euro e un risultato in utile di 0,1 milioni di Euro.

Lucchini Mamé Forge, controllata al 100% da Lucchini RS dopo l’acquisizione della quota di minoranza del 10% nel corso del 2018, alla fine dell’esercizio chiude in perdita. Il settore dei prodotti in acciaio forgiato, così come tutto il settore siderurgico nel suo complesso, è caratterizzato da una sovraccapacità a livello nazionale e mondiale. La competizione sui prezzi e di conseguenza i margini del settore in cui opera la filiale si sono perciò molto contratti.

Lucchini North America, controllata al 100% da Lucchini RS ed operante dal mese di aprile 2017 come società commerciale con l’obiettivo di sviluppare il business rotabile nel mercato statunitense, a fine esercizio 2018 la società chiude con un risultato in sostanziale break-even.

La collegata cinese Zhibo Lucchini Railway Equipment (partecipata  da Lucchini RS al 30%) ha conseguito anche nel 2018 ottimi risultati con un fatturato di 250 milioni di Euro ed un utile netto pari a circa 50 milioni di Euro.

 

Bilancio d’acciaio, tra le cinque premiate anche la bresciana Distribuzione Mtf

in Acciaio/Aziende/Economia by
Bilanci d'acciaio, le aziende premiate

Con il riconoscimento “Bilancio d’Acciaio”, siderweb premia le aziende che hanno fatto registrare i tassi di crescita e di redditività più alti nel rispettivo comparto, considerate le scelte di finanziamento attuate. Giunto alla quinta edizione, anche quest’anno è stato assegnato al termine della presentazione dello studio Bilanci d’Acciaio, ospitato nel pomeriggio di oggi nel quartier generale di UBI Banca a Brescia.

Le aziende presenti nello studio sono state raggruppate in cinque categorie, a seconda dell’attività prevalente: produzione di acciaio; prima trasformazione; distribuzione; centri servizio; commercio di rottame.

I 5 VINCITORI:

Produzione di acciaio – Acciaierie Venete (Pd) Acciaierie Venete produce acciaio per l’industria dell’auto, delle attrezzature per macchine movimento terra e macchine agricole, dell’energia, per la meccanica e le costruzioni. Ha una capacità produttiva di 1,5 milioni di tonnellate l’anno di acciaio, sfornato a Padova e Sarezzo, trasformato in prodotti finiti a Padova, Sarezzo e Mura (Brescia), Dolcè (Verona) e Buja (Udine) e, per alcune applicazioni, lavorato ulteriormente a Modena e a Idro (Brescia). Attiva dal 1957, oggi l’azienda conta oltre mille dipendenti.

Prima trasformazione – Ronconi (Mi) Ronconi produce tubi senza saldatura in acciaio al carbonio, acciaio legato al cromo-molibdeno e acciaio inox. L’azienda, che ha sede a Opera (Milano) ed è in attività da oltre 70 anni, spedisce i propri prodotti in tutto il mondo, a diversi settori di utilizzo (energia, meccanica e automotive). L’approvvigionamento delle materie prime si affida alle acciaierie europee.

Distribuzione – MTF (Bs) MTF (Ferro tubi e lamiere) è specializzata nel commercio all’ingrosso di prodotti siderurgici, un settore in cui è operativa dal 1965 a Palazzolo sull’Oglio (Brescia). È inoltre agenzia SIAD per la distribuzione di gas compressi, disponendo di accessori per saldatura. Tra i prodotti trattati, travi IPE, HEA e HEB tagliabili a misura, tubolari, lamiere e lamiere forate, articoli in ferro battuto, grigliati metallici pedonali e per recinzione, reti elettrosaldate e reti stirate.

Centri servizio – Delna (Lc) Delna ha sede a Brivio (Lecco) ed è stata fondata nel 1971 da un gruppo di imprenditori con l’obiettivo offrire un servizio di stoccaggio e deca- paggio di materiali metallici, adeguato alle nuove dimensioni dei prodotti di acciaieria e ai principi di eco-sostenibilità degli impianti. In 40 anni sono stati trattati 18 milioni di tonnellate di prodotti e oggi si è superata la soglia del milione di tonnellate l’anno.

Commercio di rottame e ferroleghe – Raffin (Ud) La Raffin opera da 120 anni nel settore dei rottami ferrosi e metallici. La sua sede, a Udine, si estende su 8mila metri quadri di superficie, di cui 1.600 coperti, e un’area complessiva di circa 20mila metri quadri. Si occupa di raccolta, trasporto e lavorazione di rottami in ferro e in metallo, commercio di prodotto finito e ferramenta.

I REQUISITI – Essere inclusi nello studio Bilanci d’Acciaio; avere un valore della produzione annuo per l’esercizio 2017 (ultimo anno del triennio esaminato) superiore ai 2 milioni di euro; non aver vinto l’edizione dell’anno precedente di Bilancio d’Acciaio.

LA GIURIA – È presieduta da Claudio Teodori, professore ordinario del Dipartimento di Economia & Management dell’Università degli Studi di Brescia, e composta da Stefano Ferrari e Gianfranco Tosini, rispettivamente responsabile e membro dell’Ufficio Studi siderweb.

GLI INDICATORI

  1. Tasso di redditività complessiva (ROA riferito all’ultimo esercizio disponibile).
  2. Tasso di marginalità sulle vendite, identificato nell’incidenza dell’Ebitda sulle vendite (riferito all’ultimo esercizio disponibile).
  3. Redditività delle vendite, identificato nell’incidenza dell’Ebit sulle vendite (riferito all’ultimo esercizio disponibile).
  4. Incidenza degli oneri finanziari sull’Ebitda (riferito all’ultimo esercizio disponibile).
  5. Rapporto di indebitamento complessivo, identificato dal rapporto tra mezzi di terzi e mezzi propri (riferito all’ultimo esercizio disponibile).
  6. Tasso di crescita del fatturato (media dell’ultimo triennio).

 

Nell’immagine allegata (da sinistra): Nuccia e Massmo Tagliabue – amministratore di MTF, Luigi Raffin – amministratore unico di Raffin, Francesco Semino – responsabile della comunicazione di Acciaierie Venete, Antonella Locatelli e Antonio Valsecchi – direttore commerciale di Delna, Gian Luigi Cambiaghi – amministratore delegato di Ronconi.

Lucchini, i conti volano: fatturati a 411 milioni, il 78% all’estero

in Acciaio/Bilanci/Economia/Tendenze by
Lucchini Rs Spa

L’Assemblea di Lucchini RS Spa ha approvato il bilancio 2017 con un utile netto consolidato di 28,6 milioni di Euro.

Questi sono i dati principali del rendiconto:

• Ricavi consolidati pari a 411,6 milioni di Euro in aumento del 5,4% sul 2016;
• Ebitda pari a 60,9 milioni di Euro;
• Investimenti tecnici netti per circa 28 milioni di Euro;
• Acquisito il Centro Servizi Euras per la distribuzione di Acciai per Utensili a Desio (MB), denominato Lucchini Tool Steel.
• Costituita Lucchini North America Inc., presidio commerciale sul mercato USA per lo sviluppo del business aziendale;

I ricavi netti consolidati di Gruppo si attestano a 411,6 milioni di euro in crescita del 5,4% rispetto all’esercizio precedente. Il fatturato estero è pari al 78% del totale. Nel corso del 2017 la ripresa dei prezzi dei principali fattori di acquisto come il rottame, le ferroleghe, gli elettrodi ed il metano ha influenzato negativamente la marginalità.

Il risultato netto di periodo evidenzia un utile pari a 28,6 milioni di Euro che ha permesso al Gruppo di finanziare gli investimenti fatti in impianti e partecipazioni realizzati nell’esercizio, mantenendo un livello di indebitamento estremamente basso, che comunque è leggermente salito per un perimetro di consolidamento diverso in quanto ha visto nel 2017 l’entrata degli immobili di Lucchini Mamè Forge con il relativo mutuo finanziario.

L’organico del gruppo al 31/12/2017 si attesta a 2.105 dipendenti di cui 869 nelle proprie società controllate estere.
Lucchini Unipart Rail, la JV inglese con Unipart Rail controllata al 60% da Lucchini RS, mostra un fatturato in crescita del 12,5% rispetto all’esercizio precedente ed un utile di 4,0 milioni di Euro.

Lucchini Sweden, con volumi di vendita in crescita del 12,4% rispetto all’esercizio precedente, consegue un risultato netto di 2,3 milioni di Euro in incremento rispetto all’esercizio precedente.

Lucchini Poland registra un trend positivo di fatturato del 27,8% rispetto all’esercizio precedente e chiude l’esercizio 2017 con una perdita di 0,6 milioni di Euro.

La JV austriaca Lucchini Central Europe, pur con un fatturato in recupero rispetto all’esercizio precedente (+45,9%), consegue nell’esercizio una leggera perdita di 0,6 milioni di Euro attribuibile a costi straordinari e a maggiori costi di formazione.

LBX, la controllata belga, registra un fatturato pari a 6,4 milioni di Euro in crescita del 5% rispetto all’anno precedente e una perdita di 0,5 milioni di Euro riferibile essenzialmente all’azione di riposizionamento commerciale della società sul mercato.

Lucchini South Africa, di cui la nostra società deteneva a dicembre l’80%, da gennaio 2017 ha completato la fase di localizzazione della produzione di prodotti finiti destinati al mercato locale. La società ha chiuso l’esercizio con un fatturato pari a 15,2 milioni di Euro ed un risultato netto negativo di 1,2 milioni di Euro attribuibile ai costi di avviamento. Nel mese di gennaio 2018 è stata ceduta al socio sudafricano Kusini Investment LTD un’ulteriore quota minoritaria del 10% ai fini di ottimizzare il rating BBB-EE della società

La Ori Martin di Brescia compra la maggioranza di Ferrosider

in Acciaio/Economia by
Ori Martin Brescia

Ori Martin, gruppo siderurgico bresciano attivo nel comparto degli acciai speciali, ha rilevato la maggioranza di Ferrosider, laminatoio di Ospitaletto di proprietà dei Signori Mauro e Quinto Stefana.

Ferrosider è una realtà con un fatturato superiore ai 120 milioni di euro, occupa 104 persone ed è specializzata nella produzione di laminati mercantili, barre tonde, barre quadre, piatti, larghi piatti, angolari, UPN, IPE e ferri a T per l’industria meccanica e per la carpenteria.

Ori Martin ha preferito, in un’ottica di verticalizzazione dei propri semilavorati, scegliere di entrare in un’attività esistente, per non immettere nuova capacità produttiva in un mercato già saturo, seppur in una fase favorevole del ciclo economico.

La continuità aziendale in Ferrosider sarà garantita dalla presenza di Federica e Quinto Stefana che, oltre a mantenere una quota significativa nella compagine azionaria, verrà nominato Vicepresidente ed Amministratore Delegato (affiancato dal Signor Piero Bettinzoli, Amministratore Delegato indicato da ORI Martin). Presidente della società sarà la Dr.ssa Annamaria Magri Martin, l’Ing. Uggero De Miranda ulteriore Vicepresidente.

Ferrosider, con questo accordo, effettua un’importante integrazione a monte entrando nel Gruppo Ori Martin, da cui potrà ottenere forniture di acciai speciali destinati anche al settore automotive, oltre a mantenere la sua presenza nel mercato dei laminati mercantili di cui è uno dei principali player europei.

ORI Martin, Mauro e Quinto Stefana esprimono piena soddisfazione per la conclusione positiva di un’operazione che rafforza entrambe le società.

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