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Sostenibilità in siderurgia, premiata la bresciana Feralpi

in Acciaio/Ambiente/Economia by

Feralpi, una nuova conferma sul fronte dello sviluppo sostenibile. Il Gruppo, tra i principali produttori siderurgici in Europa (1,24 mld € di fatturato, oltre 1700 dipendenti diretti), si aggiudica il riconoscimento “Innovazione e sostenibilità in siderurgia” conferito dall’Associazione Economica Italo tedesca Mercurio che verrà consegnato domani in occasione della cerimonia presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino.

Feralpi ha ricevuto il riconoscimento per l’impegno volto alla circolarità dei processi produttivi in Europa e nel mondo, un lungo percorso che ha unito virtuosamente Germania e Italia, i due Paesi in cui il Gruppo ha i suoi più importanti stabilimenti produttivi.

Il riconoscimento attesta anche il forte legame storico che esiste tra le economie italiana e tedesca e viene conferito dall’Associazione Economica Italo-Tedesca Mercurio, con sede a Düsseldorf, da oltre venti anni.

La cerimonia avrà luogo all’Ambasciata d’Italia a Berlino in presenza di S.E. l’Ambasciatore d’Italia Armando Varricchio. A ritirare il riconoscimento saranno Giuseppe Pasini, presidente del Gruppo Feralpi, e Uwe Reinecke, direttore di stabilimento di ESF Elbe-Stahlwerke Feralpi GMBH.

«Spero che questo importante riconoscimento – commenta Giuseppe Pasini, presidente del Gruppo Feralpi – possa essere un invito ai nostri giovani affinché mettano le loro energie e le loro visioni in un settore come quello dell’acciaio che ha secoli di vita, ma che ha ancora un grande futuro davanti a sé. L’industria manifatturiera, che vede Italia e Germania leader in Europa, deve contribuire attivamente al contrasto ai cambiamenti climatici, decarbonizzando le produzioni e investendo nella trasformazione energetica. Questo è il nostro impegno che passa attraverso investimenti e competenze».
«In Germania così come in Italia – sottolinea Uwe Reinecke, direttore di stabilimento di ESF Elbe-Stahlwerke Feralpi GMBH (capogruppo della sub-holding Feralpi Stahl) – la siderurgia è al centro delle filiere industriali strategiche. Per questo siamo chiamati non solo a produrre i migliori acciai, ma a farlo con la minore impronta ambientale possibile. È quindi strategico investire nelle tecnologie di ultima generazione, portando la trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale dentro i processi. Il prossimo anno festeggeremo i 30 anni di Feralpi Stahl. Questo riconoscimento premia anche questo forte binomio industriale tra Italia e Germania».

L’impegno del Gruppo Feralpi – anche attraverso il riconoscimento Mercurio – trova riscontro concreto nelle performance ESG (Environmental, Social, Governance) che, con trasparenza e completezza, sono disponibili nella rendicontazione sociale. La società lo redige volontariamente dal 2004 (col primo Bilancio di Sostenibilità) e, nel 2019, pubblica la propria Dichiarazione Volontaria Consolidata di carattere Non Finanziario (DNF).

Lucchini Rs Spa: nel 2020 utile netto consolidato di 24,8 milioni

in Acciaio/Bilanci/Economia by
Laminatoio Lucchini Rs, foto da sito ufficiale

I ricavi netti di Gruppo della Lucchini Rs Spa, pur se impattati dalle restrizioni causate dalla pandemia da Covid-19, si attestano a 404 milioni di Euro, inferiori del 4,9% rispetto all’esercizio precedente.  Il fatturato estero è pari al 77% del totale.

Il risultato netto di periodo evidenzia un utile netto di 24,8 milioni di Euro. Il Gruppo ha mantenuto una robusta politica di investimenti tecnici, realizzati nell’esercizio per 21,6 milioni di Euro.

Un’attenta gestione patrimoniale ha permesso di finanziare tali investimenti tramite la generazione di cassa derivante dalla gestione e al contempo di migliorare ulteriormente il livello di indebitamento, con una Posizione Finanziaria netta, scesa da 64 milioni di Euro a fine 2019 a 13,4 milioni di Euro a fine 2020. La solidità finanziaria ne risulta ulteriormente rafforzata, grazie  anche a un patrimonio netto cresciuto a 458 milioni di Euro, il Gruppo si presenta perciò con un “Indice di Indebitamento Debt/Equity” inferiore al 3% a fine 2020.

L’organico complessivo medio del 2020 si attesta a 2.040 dipendenti, di cui 654 nelle controllate estere. Sempre maggiore rilevanza e attenzione hanno avuto le tematiche di sviluppo delle Risorse Umane, con una gestione particolarmente attenta della Sicurezza, della Salute, dell’Ambiente e di tutti i temi legati alla Sostenibilità.

Si ricorda che lo stabilimento di Lovere (BG), il principale sito produttivo del Gruppo, ha autonomamente deciso di fermare tutte le produzioni con una settimana di anticipo rispetto al primo lockdown nazionale di marzo, per poter garantire la messa  in sicurezza del proprio personale, adottare tutte le misure preventive indicate dal Governo e poter riavviare la propria attività con maggior sicurezza in aprile. È stato così possibile garantire ai clienti la continuità di approvvigionamento, in particolare del materiale rotabile destinato alle ferrovie di tutto il mondo, anche attraverso la rete di controllate in diverse aree geografiche che hanno rappresentato un punto di forza e bilanciamento. Una volta ripresa l’attività, per merito del grande impegno profuso da tutti i lavoratori nel mondo, è stato possibile recuperare le produzioni perse, proseguire nei programmi di efficientamento ed investimento e raggiungere i positivi risultati sopra esposti.

La divisione Forgiati & Fusi, a cui fanno capo anche le controllate Lucchini Mamè Forge e Lucchini Tool Steel, ha visto una contrazione dei volumi, ma è riuscita a mantenere sostanzialmente invariata la propria marginalità, grazie ai progetti di efficientamento lanciati. I principali mercati di riferimento, oil&gas ed automotive, sono infatti stati trai settori più colpiti dalla pandemia.

Quanto alle controllate estere ferroviarie del Gruppo, si segnala che Lucchini Unipart Rail, la JV inglese con Unipart Rail controllata al 60% da Lucchini RS, ha subìto un significativo calo di fatturato, pari a circa il 21% rispetto all’esercizio precedente, determinato dalla combinazione degli effetti pandemici e dalla Brexit. Ciò nonostante, la società ha chiuso con un utile di 1,4 milioni di Euro.

Le controllate Lucchini Sweden, Lucchini Poland e Lucchini Central Europe hanno conseguito risultati positivi, confermandosi come importanti tasselli della strategia internazionale del Gruppo

LBX, la controllata belga, rilevata qualche anno fa da una molto precaria situazione aziendale, continua nel programma di turnaround: nel 2020 registra un fatturato pari a 16,4 milioni di Euro in crescita del 28,8% rispetto all’esercizio precedente.

Lucchini South Africa, di cui la nostra società detiene il controllo al 70%, è stata particolarmente impattata dalla grave situazione pandemica della Nazione sudafricana, che ha notevolmente rallentato la propria attività industriale. L’esercizio chiude con un fatturato in calo ed un risultato netto leggermente negativo ma le potenzialità di crescita di quest’area geografica restano sempre interessanti per il futuro.

Infine, l’importante collegata cinese Zhibo Lucchini Railway Equipment (partecipata al 30% da Lucchini RS e perciò consolidata non con il metodo integrale) con i suoi 471 dipendenti ha conseguito anche nel 2020 ottimi risultati con un valore di fatturato di 208,8 milioni di Euro ed un utile netto pari a circa 44,9 milioni di Euro. Si segnala che la JV sta rafforzando ulteriormente il proprio ruolo di primo piano nel settore dell’alta velocità cinese, grazie alla costituzione di una rete di centri manutentivi dedicati al materiale rotabile situati nei centri nevralgici della rete dell’Alta Velocità, direttamente all’interno dei depositi di China Railways.

Lutto per Ettore Camozzi: martedì i funerali

in Acciaio/Economia/Lutti/Meccanica by

Lutto a Brescia per la prematura scomparsa di Ettore Camozzi, esponente di una delle più note famiglie imprenditoriali bresciane. L’imprenditore aveva soltanto 53 anni e da tempo stava combattendo contro il male. Ma faceva parte del board dell’azienda di famiglia (fontata dal cavaliere Attilio, scomparso nel 2015) insieme al fratello Lodovico.

Il funerale si terrà domani, martedì 8 giugno, alle 10.30 partendo dalla Sala del Commiato Benedini di via Ragazzi del 99 a Lumezzane S. Apollonio, poi la salma – senza corteo – proseguirà per la chiesa parrocchiale San Sebastiano e infine per il cimitero.

Il fondo Equinox compra il 60% delle quote del gruppo Migal di Marcheno

in Acciaio/Economia/Manifatturiero/Valtrompia e Lumezzane/Zone by

Il fondo di private equity Equinox annuncia di aver raggiunto un accordo per l’ingresso con una quota di maggioranza (60%) nel capitale del Gruppo Migal di Marcheno, manufactoring service provider specializzato nella produzione di componenti metalliche realizzate in metalli non ferrosi (ottone, rame, alluminio) che fa capo alla famiglia Mingotti. Il closing dell’operazione è previsto entro la prima decade di luglio 2021.

Fondato nel 1983 dalla Famiglia Mingotti, oggi alla seconda generazione, il Gruppo Migal con le sue partecipate (Metal Technology, Zucchetti Mario, Mecwor, Strambini e Boroni, Metal finiture), copre tutto il processo (design, sviluppo prodotto, forgiatura, fusione, lavorazioni meccaniche, pressofusione, trattamento delle superfici) per la realizzazione di componenti metallici non ferrosi, quali casseper contatori, pompe ad alta pressione, valvole, commutatorie connettori per i segmenti idraulico,oil&gas, elettrico, automotive.

Con 3 stabilimenti produttivi principali e circa 270 dipendenti, il Gruppo Migal ha registrato negli anni una crescita costante che lo ha portato a raggiungereun fatturato di circa 100milioni di euro, realizzato per il 60% sui mercati esteri, con un EBITDA del 15% circa.

Con l’ingresso di Equinoxnel capitale, la famiglia Mingotti, che rimarrà in azienda con unaquota del 40%, continuerà a gestire il Gruppo. In particolare,il CEO Luca Mingotti avrà la responsabilità per le strategie e la gestione, comprese le politiche di acquisto della materia prima, mentre Alessandro e Giorgio Mingotti continueranno a ricoprire rispettivamente il ruolo di general manager di Metal Technology e di general manager di Zucchetti Mario. Dopo il closing, Alessandro Mingottisarà inoltre nominato Presidente del Gruppo.

Angelo Facchinetti, partner di Equinoxha commentato: “Migal è uncaso di eccellenza imprenditoriale italiana. I prodotti del Gruppo sono apprezzati da tutte le grandi multinazionali dei settori di riferimento. L’ingresso di Equinox nel capitale consentirà alla Società di continuare a perseguire i suoi importanti obbiettivi di crescitaorganica anche in nuove aree geografichee di crescita perlinee esterne per integrare l’offerta di prodotto ai propri clienti eaccelerare la crescita in mercati importanticome Stati Uniti, Canada e UK”.Il Gruppo Migal, che è molto forte in Germania, Francia e nell’UE, ha infatti l’opportunità di rafforzare e consolidareulteriormente la presenza su questi mercati, puntando ad altri aree strategichequali gli Stati Uniti, il Canada e la Gran Bretagna.

“Il nostro Gruppo ha sempre avuto la propensione ad evolversi, a crescere,e oggi, l’apertura del capitale rappresenta un ulteriore passo per continuare sulla strada che abbiamo tracciato sin dall’inizio – ha aggiunto il CEO di Migal, Luca Mingotti. – Siamo molto soddisfatti dell’accordo raggiunto con Equinox che ci consentirà di poter sviluppare ulteriormente la nostra presenza sui mercati di tutto il mondo. Il nostro obbiettivo è di diventare un player sempre più competitivo: ci siamo dati importanti traguardi in termini di crescita, espansione internazionale e creazione di valoree abbiamo scelto di condividere questo progetto con Equinox perché crediamo nel suo approccio industriale e di business”.

Nell’operazione Equinox è stato assistito dallo studio Shearman &Sterling per gli aspetti legali e dallo studio Gatti Pavesi Bianchi Ludovici per gli aspetti fiscali. Le attività di due diligence sono state effettuate da Roland Berger per gli aspetti di business, da PwC per gli aspetti contabili e da ERM per gli aspetti ambientali. PwC ha agito in qualità di debt advisor.Il Gruppo Migal èstato assistito dallostudio Pedersoliper gli aspetti legali,da CP Advisors in qualità di M&AAdvisor eda KPMG per gliaspetti contabili.

Gruppo Migal

Nata negli anni ’70, Migal si è proposta, inizialmente, come azienda meccanica per la costruzione di stampi per la forgiatura a caldo. L’azienda è cresciuta nel tempo e, grazie anche a una serie di acquisizioni è diventata una delle realtà più importanti a livello europeo nel settore della lavorazione di materiali non ferrosi.

Nel 1983 nasce il Gruppo Migal (che controlla Metal Technology, Zucchetti Mario, Mecwor, Strambini e Boroni, Metal Finiture), che fornisce servizi di progettazione e produzione di materiali non ferrosi: ottone, rame e alluminio. Il Gruppo è in grado di realizzare gamme di prodotti che vanno da 20 gr a 50 kg.

La struttura e l’organizzazione del Gruppo rappresentano un’eccellenza sul mercato in grado di offrire, con un’unica e integrata partnership, ogni singola fase di lavorazione dei metalli non ferrosi: stampaggio a caldo, fusione, pressofusione, lavorazioni meccaniche. Forte di un know-how consolidato negli anni, il Gruppo è presente nei settori acqua, oil&gas, elettrico, automotive. 

Con 3 stabilimenti produttivi situati nel distretto bresciano dedicato alla produzione dei metalli, e 270 dipendenti, il Gruppo Migal ha raggiunto un fatturato di circa 100 milioni di euro, realizzato per il 60% sui mercati esteri, con un EBITDA del 15% circa.

Equinox 

Equinox è una società di private equity che investe in società italiane nel segmento mid-market, attraverso operazioni prevalentemente di co-controllo, ovvero assumendo posizioni di maggioranza o di minoranza qualificata. L’operatività di Equinox si basa su un approccio fortemente industriale, volto a comprendere le esigenze degli imprenditori e delle imprese partecipate, al fine di formulare le più opportune strategie di crescita e di creazione di nuovo valore economico. Equinox III SIF-SLP è il fondo attualmente in fase di investimento ed ha una dotazione patrimoniale di oltre 360 milioni di euro di commitments sottoscritti da alcuni tra i maggiori investitori istituzionali italiani e da diversi investitori privati e family offices. Equinox III, beneficia inoltre del supporto finanziario dell’Unione Europea, attraverso il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (EFSI). L’obiettivo del Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici è quello di favorire il supporto finanziario e l’implementazione dei processi produttivi all’interno dell’Unione Europea, assicurando il miglioramento delle condizioni di accesso ai canali di finanziamento da parte delle imprese UE. Ad oggi, il portafoglio investimenti di Equinox III è composto da Manifattura Valcismon – abbigliamento sportivo (40%), Quid Informatica – IT (55%), VPA – Lombardi – gioielleria (66%), Clas Pesto (80%).

Mercato dell’acciaio, operatori del settore: segnali incoraggianti sui prezzi

in Acciaio/Economia/Tendenze by

Gli operatori del mercato siderurgico nazionale si attendono, per fine mese, un lieve rialzo del prezzo di tre prodotti benchmark per l’acciaio: coils a caldo, rottame ferroso e tondo per cemento armato. Così – come comunica una nota – gli operatori si sono espressi nel corso del sondaggio di siderweb, nel corso del secondo webinar “Mercato & Dintorni”, dedicato alla congiuntura economica e del mercato dell’acciaio. Un evento organizzato in collaborazione con UBI Banca, sponsorizzato da Coface, Danieli Automation, Metallurgica Legnanese e RICREA, e con il patrocinio di Assofermet, Assofond e Federacciai.

LE OPINIONI DEGLI OPERATORI – «Nonostante il mese di fermo a causa del lockdown, a maggio abbiamo avuto una leggera ripresa e a giugno abbiamo iniziato a correre verso i numeri pre-Covid – ha detto Luigi Rapullino, ad del Gruppo Rapullino e Sideralba, produttore di tubi campano -. Il nostro ruolo di imprenditori ci impone di essere ottimisti, veniamo da anni buoni che ci danno comunque sicurezza. Il problema resta il mese di fatturato perso, che peserà per un 15% sul bilancio finale. Un calo che il nostro gruppo potrebbe vedere, a fine anno, compensato in toto o in parte dalla crescita produttiva dei nostri asset in Tunisia».

A preoccupare Luigi Cuzzolin ad di Pipex Italia, società attiva nei tubi senza saldatura, è il rinnovato sistema di Salvaguardia, il meccanismo di quote di importazione di prodotti siderurgici introdotto dall’Ue per scongiurare il rischio di dumping e di pratiche commerciali sleali, pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale e in vigore da oggi. «La Commissione Ue ha fatto un errore a non modificare la Salvaguardia – ha dichiarato Cuzzolin -.  Non puoi mantenere lo status quo con un mercato che cala del 50%. Come European Steel Tube Association (Esta), di cui sono presidente, proporremo di usare due strumenti per difendere le industrie europee: il primo è OLAF, un sistema anti contraffazione che permette di evitare le frodi sulla qualità del materiale importato. Con il secondo strumento, da implementare, vogliamo proporre una certificazione per i materiali in entrata che attesti che il produttore estero applica i medesimi standard ambientali europei».

LE ANALISI – Gli interventi degli analisti si sono concentrati sui prezzi dell’acciaio e sulla situazione macroeconomica italiana.

«I prezzi nazionali dei coils a caldo – ha detto Achille Fornasini, Partner & Chief Analyst di siderweb – hanno prima perso il 15,5% rispetto al top raggiunto nel primo trimestre dell’anno. Ora la curva sta girando verso l’alto, ma non ha ancora intercettato gli aumenti europei. Mi aspetto una crescita moderata». E si è comunque in un canale declinante iniziato a fine 2018. A tre cifre è stato, invece, l’aumento dei noli marittimi: +330% rispetto a maggio. «C’è una domanda straordinaria di trasporto per carichi secchi: cereali, ma soprattutto iron ore e coke metallurgico, trainata dalla rotta Australia-Cina – ha spiegato Fornasini -. Non c’è speculazione finanziaria in tutto questo, è un segnale positivo» di ripresa delle attività, seppure in un momento di crisi economica generalizzata.

Quanto al comparto energetico, è imperativo «ridurre sia il disavanzo della bilancia energetica nazionale, sia i rischi di lungo termine di potenziali shock sui prezzi delle materie prime energetiche. Nonostante la discesa corsi petroliferi – ha detto Giovanni Barone, responsabile del Servizio Studi di UBI Banca – l’Italia ha oltre 2 miliardi di euro al mese di deficit. Nelle situazioni peggiori siamo arrivati a un deficit di 6 miliardi. Si ripensi la politica energetica per non sottrarre punti di PIL e non far pagare alle aziende un conto troppo caro».

Coronavirus, Siderweb: il settore dell’acciaio rischia un calo del 20 per cento

in Acciaio/Economia/Tendenze by

Flero (BS) – Doveva essere un anno interlocutorio, con un tasso di crescita del consumo di acciaio positivo, seppur inferiore a quello registrato nel 2019. Invece, il 2020 sarà a suo modo un anno memorabile per il mondo e, quindi, anche per la siderurgia globale. Un anno contraddistinto da quello che sta assumendo i contorni di un vero e proprio terremoto sanitario, sociale ed economico. Il protagonista, l’innesco dell’incendio è stato il virus SARSCoV-2, responsabile della malattia infettiva respiratoria che sta contagiando tutto il mondo.

Quale sarà l’impatto delle misure volte a contenere la diffusione del coronavirus sulla siderurgia? Questo il tema affrontato nel webinar gratuito organizzato martedì scorso, 7 aprile, da siderweb. «Al momento i ragionamenti che si possono fare – ha spiegato Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio Studi siderweb – sono di natura indiretta, in quanto ad oggi non esistono previsioni aggiornate sui consumi di acciaio. Si può quindi solo stimare quale sarà la domanda dei settori utilizzatori e farsi un’idea delle ripercussioni sul comparto».

Sul versante delle costruzioni «CRESME LAB, il think tank analitico del CRESME il 26 marzo ha previsto per l’edilizia e il genio civile nel nostro Paese, includendo investimenti in nuova costruzione e manutenzione straordinaria, una contrazione (valutata a valori costanti) del -22,6% rispetto al 2019». Ci potrebbe essere, rispetto alle previsioni (che erano positive per il 2020; +2,4%), una perdita potenziale di 34 miliardi di euro di investimenti. Se invece si guarda al dato del 2019, la caduta è quantificabile in 31 miliardi di euro.

Per il settore dell’auto, «marzo ha visto una contrazione delle vendite del 90% sul mercato italiano – ha proseguito Ferrari -. Per l’anno 2020 le attese degli analisti sono per una riduzione a livello globale del 15% circa». In particolare Standard & Poor’s si attende un -15%/-20% in Europa, seguito da un +9%/+11% nel 2021. Se queste previsioni si avverassero, a fine 2019 avremmo vendite in Europa pari a 19 milioni di autoveicoli, contro i 20,7 milioni di autoveicoli del 2019.

Infine per il settore petrolifero il forte calo dei prezzi del greggio dovrebbe portare secondo IEA ad una riduzione del 50%-85% dei profitti delle compagnie petrolifere rispetto al 2019, con un conseguente taglio degli investimenti. La riduzione dovrebbe essere di circa il 15%-20% rispetto alle attese, con un conseguente calo dei consumi di acciaio.

«Tutti i dati a disposizione ci dicono che la contrazione del settore sarà forte – ha concluso Ferrari durante il webinar -, con l’automotive a -15%/20%, il petrolio a -15/20% e le costruzioni a -20/25%. Anche se alcuni comparti faranno meglio della media (per esempio il biomedicale, l’industria alimentare, ecc.), per la siderurgia mi attendo una contrazione dei volumi in linea con quella dei settori utilizzatori».

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Aso Siderurgica, nuova holding e nuovo nome: ora è Asonext

in Acciaio/Economia by

Alla fine di dicembre 2019, il Gruppo ASO è stato interessato da un’operazione straordinaria di scissione a seguito della quale la ASO Siderurgica e la ASO Forge, aziende già attive nella produzione di lingotti e barre fucinate di acciaio speciale legato e inossidabile, sono confluite al 100% sotto il controllo della Advanced Steel Solutions, la nuova holding interamente posseduta da Paola Artioli. Per affermare la vocazione internazionale del nuovo gruppo, unita ai progetti di sviluppo futuro, la ASO Siderurgica Spa ha assunto il nome Asonext e un nuovo marchio.

Nella continuità della proprietà e della presidenza di Paola Artioli e dell’incarico dell’AD Giuseppe Mercurelli, la riorganizzazione societaria vede la nascita di un gruppo nuovo, focalizzato sullo sviluppo degli acciai di alta qualità, specialty di cui gli utilizzatori finali sono i settori power-gen, oil&gas, automotive, meccanica, navale, aerospaziale.

Il nuovo gruppo si muove nella continuità della storia di questa impresa che risale al lontano 1971, quando Aldo Artioli fondò, con un progetto greenfield, la Acciai Speciali Ospitaletto S.a.s., un’acciaieria che fin dal principio si è interamente dedicata a questa tipologia di prodotti siderurgici.

“Oggi non si tratta soltanto del cambio della governance del gruppo ma anche di una riorganizzazione del management e di un profondo ripensamento della strategia, in un nuovo percorso che comprende l’ampliamento della già vasta gamma di acciai di altissima qualità per un marcato posizionamento nei settori tecnologici di punta” sottolinea la presidente Paola Artioli.

Nei consigli di amministrazione di ASONEXT e ASOFORGE siede, oltre alla presidente Paola Artioli e all’amministratore delegato Giuseppe Mercurelli, l’amministratore indipendente prof. Flavio Gnecchi, dottore commercialista e docente all’Università Bicocca di Milano.

 

Egm Group: indebitamento netto in calo da 69 a 32,7 milioni

in Acciaio/Automotive/Aziende/Bilanci/Economia/Eredi Gnutti by

Il rallentamento dell’economia europea, innescato soprattutto dalla riduzione della domanda da parte del settore dell’automotive, pesa sui conti, ma EGM Group completa positivamente il piano di risanamento iniziato nel 2015, riducendo ulteriormente la posizione finanziaria netta che passa dai 69 milioni di euro circa dell’esercizio 2017-2018 (chiuso al 31 luglio) ai 32,7 milioni di euro dell’esercizio 2018-2019.

Nel corso dell’anno gli investimenti, tra materiali e immateriali, sono stati complessivamente pari a 6 milioni di euro concentrati principalmente in due ambiti: uno tecnico-qualitativo per migliorare qualità del prodotto, servizi al cliente e produttività e uno legato alla sicurezza e ambiente.

I ricavi segnano un leggero rallentamento passando dai 213,4 milioni di euro dell’esercizio 2017-2018 ai 207 milioni dell’esercizio chiuso il 31 luglio 2019. La marginalità operativa diminuisce con un EBITDA pari a 8,2 milioni di euro contro i 13,5 milioni di euro dell’anno precedente. Restano fermi a quota 38,8 milioni i costi operativi che si mantengono sensibilmente inferiori agli anni precedenti (erano 43,2 milioni nell’esercizio 2016-2017). Il patrimonio netto si attesta a 49,7 milioni di euro portandosi a 1,5 volte rispetto all’indebitamento.

La Società bresciana, tra i leader nel settore delle barre in ottone e dei laminati in rame e leghe di rame, ha quindi messo in archivio l’esercizio con un risultato ante imposte che registra una contenuta perdita di circa 400mila euro.

GRUPPO EREDI GNUTTI METALLI

Il Gruppo EGM (Eredi Gnutti Metalli) è tra i leader in Europa nella produzione di barre in ottone e nastri in rame e sue leghe, dall’ottone al bronzo e leghe speciali. Il Gruppo, che ha sede a Brescia con la società Eredi Gnutti Metalli SpA (fondata nel 1860), si qualifica per un’ampia offerta e un servizio unico capace di rispondere in tempi rapidi alle necessità della grande industria europea così come del piccolo utilizzatore locale. L’attenzione alle necessità del singolo cliente, unite ad una visione responsabile della propria attività, fanno del Gruppo EGM un interlocutore affidabile testimoniato da un’esperienza in metallurgia di oltre 150 anni che oggi si declina nella capacità di servire con puntualità i mercati di riferimento proponendosi come global partner di alto livello, garantendo affidabilità e soluzioni condivise.

Caso Ilva, Massetti (Confartigianato): pesanti ripercussioni anche su Brescia

in Acciaio/Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia by
Eugenio Massetti, Confartigianato Brescia

La crisi dell’ex Ilva che non trova fine ha gravi ripercussioni sulle piccole imprese, e su una ampia filiera di piccole imprese acquirenti, anche nostrane. È quanto emerge dall’analisi realizzata dall’Osservatorio di Confartigianato. «La crisi dell’ex Ilva ha gravi ripercussioni sulle piccole imprese che operano non solo nell’indotto dell’acciaieria di Taranto e la prospettiva di una riduzione della produzione che coinvolge, sul lato della domanda, una ampia filiera di piccole imprese acquirenti per quanto concerne un aumento dei prezzi di acquisto delle materie prime che risulterebbe poco sostenibile dalle imprese nel settore dei macchinari. Incremento dei costi che aggraverebbe le condizioni del ciclo negativo in cui stanno operando le imprese dei prodotti in metallo e dei macchinari: è qui che si registra un ristagno della domanda estera (-0,1% nei primi otto mese del 2019) e un forte calo della produzione (nei primi nove mesi del 2019, -3,7% nei prodotti in metallo e -2,3% nei macchinari, cali più accentuati del -1,4% della media del manifatturiero» così il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti che prosegue «l’intervento pubblico non è mai stato una soluzione, né come imprenditoria di Stato, né per la crescita dell’economia. Servono idee e strategie nuove, ma soprattutto una risposta celere da parte della politica. Non possiamo permetterci un salto nel buio».

Il valore dell’export. A settembre 2019, l’export annualizzato della siderurgia primaria, che utilizza minerali di ferro come materia prima ottenendo prodotti della siderurgia, tubi, condotti, profilati cavi e relativi accessori in acciaio non colato e prodotti della prima trasformazione dell’acciaio, vale 18.777 milioni di euro, di cui solo l’1,9% dalla provincia di Taranto: la domanda dei prodotti dell’ex Ilva è prevalentemente nazionale. L’analisi delle matrici input-output fornite dall’Istat consente di esaminare l’utilizzo dei prodotti della metallurgia vengono, per il 33%, utilizzati nello stesso settore, il 19,5% viene utilizzato dalle imprese dei Prodotti in metallo e il 10,8% da quelle dei Macchinari ed apparecchiature. In questi tre settori, – prosegue l’analisi di Confartigianato – operano complessivamente 96.335 unità locali con meno di 50 addetti, che contano 615.991 addetti, pari ad oltre la metà (56,1%) degli addetti delle unità locali dei tre settori. Nelle 52 mila imprese artigiane operano 239 mila addetti. Il peso delle micro e piccole imprese (Mpi) della filiera dei metalli è pari al 3,6% del totale degli addetti dell’economia non agricola. In chiave territoriale si osservano i valori più alti in Emilia-Romagna (5,7%), Veneto (5,3%), Lombardia (5,2%), Piemonte (4,7%), Friuli-Venezia Giulia (4,3%) e Marche (4,2%). Tra le province più esposte, che mostrano una quota più che doppia rispetto alla media, dopo Lecco (11,8%), si trova Brescia (9,8%), seguita da Vicenza (8,4%), Novara e Reggio Emilia (entrambe con il 7,9%). Delle oltre 96mila piccole imprese di metallurgia, fabbricazione di prodotti di metallo, macchinari ed apparecchiature, sono 5.462 quelle a Brescia, con meno di 50 addetti, con 43.326 addetti. Una riduzione dell’offerta – si legge ancora – si scaricherebbe su un maggiore domanda di importazioni che porterebbe in negativo il saldo commerciale: a settembre 2019 l’import degli ultimi dodici mesi ammonta a 18.819 milioni di euro, con un saldo export-import in sostanziale equilibrio (-41 milioni). In presenza di una riduzione di offerta i prezzi di acquisto potrebbero subire tensioni, a fronte dell’attuale stazionarietà: nei primi nove mesi del 2019 i prezzi all’importazione per Metallurgia e Metalli ristagnano (-0,7%), dopo un aumento dell’1,2% nel 2018 e del 7,4% nel 2017.

Le ultime previsioni di ottobre del Fondo Monetario Internazionale indicano per il 2019 un aumento del 33,9% delle quotazioni internazionali dei minerali di ferro importati dalla Cina, seguito con un ritracciamento nel 2020 (-18,6%) conseguente al rallentamento della domanda globale. Un aumento dei prezzi di acquisto delle materie prime risulterebbe poco sostenibile dalle imprese nel settore dei macchinari, nel quale i prezzi alla produzione sono in salita dell’1,3%, a fronte della deflazione (-0,1%) nel manifatturiero. «L’ex Ilva non risparmia nulla e nessuno: dall’approvigionamento della materia prima, aumento dei tempi di consegna, difficoltà logistiche e, in sostanza, maggiori costi che manderebbero in crisi l’equilibrio economico di settori determinanti. Se l’acciaio non si acquista in Italia si compra all’estero e in un momento di stagnazione economica, questo dato è assai preoccupante. L’incapacità della politica e l’inadeguatezza delle Istituzioni di fronte alla complessità degli eventi che stanno travolgendo la nostra fragile economia è evidente ma va risolta: la fabbrica di Taranto e l’acciaio italiano per la nostra economia è troppo importante» conclude il presidente Massetti.

Arcelor Mittal dà l’addio a Ilva, Aib: una sconfitta per l’intero Paese

in Acciaio/Economia/Giuseppe Pasini/Opinioni/Personaggi by

L’Associazione Industriale Bresciana esprime il suo forte disappunto per la notizia, diffusa oggi pomeriggio, della decisione di Arcelor Mittal – multinazionale dell’acciaio – di rescindere il contratto di acquisto dell’impianto Ilva di Taranto.

“Una certa politica voleva la chiusura dello stabilimento ed ha raggiunto il suo obiettivo. L’addio di Arcelor Mittal è un fallimento per l’intero Paese, la seconda manifattura d’Europa, che ha lasciato scappare un investitore mondiale, a testimonianza dell’assenza in Italia di una vera politica industriale – commenta Giuseppe Pasini, Presidente di AIB –. Quale altra realtà imprenditoriale, oggi, può pensare di rilevare l’impianto? Le ripercussioni saranno enormi. Aumenteranno le tonnellate di acciaio importato dall’estero, e tutta la filiera ne subirà le conseguenze, che saranno importanti anche per una realtà come Brescia. L’impatto occupazionale, poi, sarà tremendo: parliamo di quasi 11mila dipendenti, se consideriamo solo quelli diretti. Non è certamente ipotizzabile sostituire un’area industriale del genere con un parco giochi”.

Secondo stime elaborate da SVIMEZ, dal sequestro dello stabilimento (luglio 2012) a oggi sarebbero andati perduti 23 miliardi di euro (3-4 miliardi all’anno), circa due decimi di punto della ricchezza nazionale. Complessivamente si tratta dell’1,4% circa di PIL cumulato. Di tali 23 miliardi complessivamente erosi, 7,3 ricadrebbero sul cosiddetto “nord industriale” (Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emila Romagna). La crisi dell’ILVA ha poi determinato, fra il 2013 e il 2019, minor export italiano per 10,4 miliardi e minori consumi delle famiglie per 3,5 miliardi.

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