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Tendenze

Brescia, l’export verso l’Africa vale 388 milioni di euro in sei mesi

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“L’interscambio lombardo con l’Africa, nei primi sei mesi dell’anno, ha raggiunto i 4 miliardi di euro, di cui oltre 2 miliardi di export, in crescita del 5% rispetto allo stesso periodo del 2018 – spiega Alessandro Gelli, Direttore di Promos Italia – La Lombardia è la prima regione italiana nei rapporti commerciali con il continente africano e su questo pesa in particolare l’export: oltre un quarto del totale nazionale. A fronte di questi dati, la sfida è dare la possibilità alle nostre piccole e medie imprese di sfruttare ancor più le molteplici opportunità di business che il continente africano offre, sia nei paesi del Nord Africa, sia in quelli dell’Africa Sub-Sahariana”.

Dati. È di quasi 4 miliardi in sei mesi l’interscambio lombardo con l’Africa, di cui oltre 2 miliardi di export in crescita del 5%. Lombardia prima regione italiana nei rapporti commerciali con il continente africano, pesa in particolare l’export: oltre un quarto del totale nazionale. Su un interscambio italiano di oltre 19 miliardi, superano il miliardo anche la Sardegna, la Sicilia, la Liguria (+34,6%), l’Emilia Romagna, il Veneto, il Piemonte, la Toscana e il Lazio. Milano è al secondo posto per scambi dopo Cagliari, con 1,3 miliardi ma prima per export con oltre 894 milioni (+2,4%). Seguono a livello nazionale Siracusa, Roma, Savona, Torino e Vicenza. Altre 5 lombarde si piazzano tra le prime venti province: Pavia con quasi mezzo miliardo (+7,4%), Brescia con 388 milioni, Cremona con 362 milioni (+8,9%), Bergamo con 314 milioni (+5,3%) e Varese con 255 milioni (+12,8%). La Lombardia esporta in Africa soprattutto macchinari (25,6% del totale), prodotti in metallo (15,9%) e chimici (12,1%) e importa metalli (31,7%). Oltre la metà dell’import italiano (54,4%) è invece costituito da prodotti dell’estrazione mentre un quarto dell’export (25,8%) è in macchinari e il 12,5% in prodotti petroliferi raffinati. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Promos Italia, la struttura del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione.

I maggiori partner commerciali africani. Sono per la Lombardia Tunisia, Egitto e Algeria con oltre mezzo miliardo di interscambio. In forte crescita anche Libia (+35,8%), Marocco (+17,3%) e Repubblica Democratica del Congo (+58,1%). Per l’Italia prevalgono i commerci con Algeria (quasi 4 miliardi), Tunisia, Libia ed Egitto (oltre 2 miliardi). Superano il miliardo anche Sud Africa, Marocco e Nigeria che aumenta del 51,2%.

Emirati Arabi, per Brescia l’interscambio vale 51 milioni all’anno

in Economia/Export/Tendenze by
Emirati Arabi, foto da Pixabay

Macchinari, moda, chimica e apparecchi elettrici: sono i prodotti lombardi più esportati negli Emirati Arabi Uniti, complessivamente 272 milioni di euro su 600 milioni di export nei primi sei mesi del 2019. In crescita i settori della chimica (+10,9%) con 90 milioni di export, ma anche degli altri prodotti del manifatturiero legati alle produzioni artigiane, tra cui mobili e design (+27%) con 50,5 milioni e del legno (+18,3%) con 12 milioni, dei computer e apparecchi elettronici (+14,4%) con 32 milioni, dei mezzi di trasporto (+31%) con 26 milioni e degli alimentari (+5.8%) con oltre 16 milioni e mezzo di euro. Tra le province Milano prima con 312 milioni di export, +2,6%, seguita da Bergamo con 60 milioni circa, Varese con 59 milioni (+6,6%) e Monza Brianza con 52 milioni. Rispetto al 2018 cresce di più l’export da Sondrio, +67%, e da Lecco, +47,1%.

Nel manifatturiero Bergamo prima per alimentari (4 milioni) e per prodotti in metallo insieme a Lecco (rispettivamente 17,5 e 14,5 milioni), Milano per moda (77 milioni), legno (6 milioni), prodotti chimici e apparecchi elettrici (39 milioni), farmaceutici (4 milioni), articoli in gomma (9 milioni), computer (23 milioni), macchinari (56 milioni) e altri prodotti manifatturieri (30 milioni), Varese prima per mezzi di trasporto (17 milioni) e Monza Brianza seconda per altri prodotti manifatturieri (8 milioni) tra cui mobili e design. Ecco la mappa dell’export lombardo negli Emirati Arabi Uniti per settore, realizzata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e da Promos Italia, la struttura del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione e da Unione Artigiani Milano e Monza Brianza. La mappa, disponibile in italiano e inglese.

Interscambio lombardo e italiano con gli Emirati Arabi Uniti. Lombardia prima regione italiana nei rapporti commerciali con gli Emirati con un quinto del totale italiano che è di 2,6 miliardi nei primi sei mesi del 2019. È seguita dalla Toscana con 484 milioni e dal Veneto con 358 milioni. Tra le province prime Arezzo con 352 milioni e Milano con 332 milioni. Vengono poi Roma, Vicenza, Bologna, Siracusa e Firenze. Altre 4 lombarde si piazzano tra le prime venti: Bergamo ottava con 67 milioni, Varese nona con quasi 60 milioni (+6,8%), Monza Brianza dodicesima con 53 milioni e Brescia tredicesima con 51 milioni. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Promos Italia, la struttura del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione.

Inflazione a Brescia, a ottobre i prezzi calano dello 0,4 per cento

in Economia/Tendenze by

Nel mese di ottobre, l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività ha registrato una forte diminuzione congiunturale pari a -0,4%, con una variazione tendenziale del +0,1% continuando così a confermare un trend in calo da aprile 2019 e tornando ai livelli registrati nel novembre 2016, al termine dell’ultima fase deflattiva che ha interessato il 2014-2015.

Analizzando per tipologia di prodotto, in questo mese, si evidenziano una sostenuta diminuzione dei “Servizi” (-0,8%), principalmente dovuta ad una consistente flessione dei “Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona” (-1,8%), e alla stabilità dei “Beni” (0,0%), in presenza però di una flessione sia dei “Beni alimentari” (-0,4%), lavorati e non lavorati, e di una forte crescita dei “Beni energetici” (1,7%) e degli “Energetici regolamentati” (3,1%).

Le divisioni che invece registrano le diminuzioni più consistenti sono Mobili, articoli e servizi per la casa (-0,1%), Prodotti alimentari e bevande analcoliche (-0,3%), Altri beni e servizi (-0,3%, in calo i prodotti di gioielleria), Ricreazione, spettacoli e cultura (-0,5%, con diminuzioni di prezzo per i giochi e le apparecchiature digitali), Bevande alcoliche e tabacchi (-0,8%), Comunicazioni (-1,3%), Servizi ricettivi e di ristorazione (-2,5%, con i cali stagionali dei servizi di alloggio).

A livello di divisione, quelle che registrano gli aumenti maggiori in termini congiunturali sono Abitazione, acqua, elettricità, e combustibili (1,2%, soprattutto per l’aumento del gas), Istruzione (0,7%, aumenti dei costi universitari), Abbigliamento e calzature (0,2%).
Stabili invece Servizi sanitari e spese per la salute, Trasporti.
Con riferimento alla frequenza di acquisto dei prodotti, tutte le tipologie presentano un andamento deflativo, dai prodotti a “Bassa frequenza d’acquisto” (-0,3%), ai prodotti “Media frequenza d’acquisto” (variazione congiunturale pari a -0,7%) e ad “Alta frequenza d’acquisto” (variazione congiunturale pari a -0,1%).

Infine, la “Core Inflation”, che indica l’andamento della componente di fondo della dinamica dei prezzi, cioè l’inflazione al netto della componente volatile (beni energetici e alimentari non lavorati), registra una variazione congiunturale negativa (-0,6%) a fronte di un tasso tendenziale pari a 0,7%, in calo rispetto ai mesi scorsi.

Manifatturiero, i migliori 90 gruppi bresciani nel 2018 hanno fatturato 16,2 miliardi di euro (+9%)

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È stata presentata nella sede di AIB a Brescia, l’edizione 2019 del rapporto “Le dinamiche economico-finanziarie dei gruppi industriali bresciani”, a cura dell’Ufficio Studi e Ricerche di AIB.

Lo studio – che analizza un campione di 90 gruppi industriali bresciani a vocazione manifatturiera, con 687 imprese incluse nell’area di consolidamento e oltre 48mila addetti – evidenzia per queste realtà un’ulteriore crescita sul fronte dei ricavi e della redditività: nonostante la frenata riscontrata a livello globale, il fatturato complessivo si è attestato a 16,2 miliardi di euro, contro i 14,9 mld del 2017 (+9,2%); a dare impulso ai ricavi è, in modo per certi versi sorprendente, la dinamica rilevata sul mercato domestico (+11%). Sale anche il margine operativo lordo (MOL) a 1,9 miliardi di euro rispetto agli 1,7 mld dello scorso anno (+10,7%). Cresce infine il reddito netto, da 735 a 815 milioni di euro (+10,9%).

“I primi 90 gruppi bresciani contribuiscono in modo decisivo allo sviluppo economico del territorio, garantendo occupazione a 48mila persone, sostenendo costi del lavoro per 2,3 miliardi di euro e investendo 940 milioni – commenta Giuseppe Pasini, Presidente di AIB –. Il Sistema Brescia ha dimostrato di saper superare senza grossi problemi un anno turbolento come il 2018: merito della sua solidità patrimoniale, della capacità di innovare e dell’importante quota di export che da sempre caratterizza la nostra provincia. A livello di prospettive, considerando l’andamento del 2019, non sarà però facile replicare i risultati registrati nell’ultimo anno: rispetto al resto del Paese, la nostra provincia e il nord Italia sono fortemente esposti all’andamento delle esportazioni, e risentono in particolare del nodo tedesco, ma anche di incertezze di lungo corso come il tema dei dazi tra Stati Uniti e Cina e la questione Brexit”.

Dall’analisi dei bilanci 2018, si conferma la forte propensione all’internazionalizzazione delle aziende bresciane considerate: le vendite all’estero intercettano quasi il 60% del fatturato, con un grado di apertura ai mercati stranieri che nel quasi 20% dei gruppi mappati supera addirittura l’80%.

Sul fronte della patrimonializzazione i gruppi bresciani mantengono livelli di indebitamento molto bassi: l’indice di indipendenza finanziaria (rapporto tra mezzi propri e capitale investito) è salito al 46,2% (+0,7% sul 2017); a conferma di ciò la ricchezza prodotta dai 90 gruppi appare più che sufficiente a rimborsare l’indebitamento finanziario netto: il rapporto tra la posizione finanziaria netta e il MOL si attesta infatti a 1,6 (abbondantemente al di sotto la soglia di allarme pari a 5).

La crescita delle vendite va di pari passo con quella del valore aggiunto, pari a 4,2 miliardi di euro (erano 3,9 mld nel 2017, +8,2%), grazie a un’evoluzione dei costi esterni nel complesso bilanciata; il valore aggiunto rapportato ai ricavi si mantiene costante, confermando la consistenza industriale della manifattura bresciana.

Il rallentamento mondiale non ha intaccato nemmeno la fiducia nel futuro: gli investimenti in immobilizzazioni materiali sono pari a 940 milioni di euro, intercettando in media il 22,3% del valore aggiunto complessivamente prodotto.

La composizione per settore dei gruppi analizzati vede la prevalenza dei comparti metalmeccanici (73 gruppi), in coerenza con la specializzazione produttiva dell’industria locale; i restanti 17 si dividono tra Alimentare (6), Chimico, gomma e plastica (4), Sistema Moda (4) e Carta e stampa (3).

Aziende in missione a Dubai: l’export bresciano vale 51 milioni in sei mesi

in Economia/Evidenza/Export/Tendenze by
Dubai, foto generica da Pixabay

Missione imprenditoriale e istituzionale a Dubai per 20 aziende lombarde delle province di Milano, Como, Bergamo, Cremona, MonzaBrianza, Sondrio e Varese. Le imprese partecipanti incontreranno 120 controparti emiratine per un programma totale di circa 180 incontri b2b.

L’iniziativa, in programma dal 18 al 20 novembre, si inserisce nel quadro della 2° edizione del Programma “Percorsi di accompagnamento in mercati strategici per il sistema economico lombardo” promossa da Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia con il supporto di Promos Italia (la struttura del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese). Il progetto nel corso del 2019 ha dato modo a 644 imprese di tutte le province lombarde di partecipare ad attività formative e di accompagnamento in Israele, Giappone, USA e Cina.

Dati. È di 646 milioni in sei mesi l’interscambio lombardo con gli Emirati Arabi Uniti, di cui oltre 600 milioni solo di export. Lombardia prima regione italiana nei rapporti commerciali con gli Emirati con un quinto del totale italiano che è di 2,6 miliardi. È seguita dalla Toscana con 484 milioni e dal Veneto con 358 milioni. Ben cinque lombarde si piazzano tra le prime venti province: Milano, al secondo posto dopo Arezzo, con 332 milioni e una crescita dell’1,3% (+2,6% l’export), Bergamo ottava con 67 milioni, Varese nona con quasi 60 milioni (+6,8%), Monza Brianza dodicesima con 53 milioni e Brescia tredicesima con 51 milioni. La Lombardia esporta negli Emirati soprattutto macchinari (20% del totale) e abbigliamento (15,6%) e importa prodotti in metallo (39,6%). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Promos Italia, la struttura del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione.

Libri ed editoria, l’export bresciano vale 10 milioni di euro

in Cultura/Economia/Tendenze by
Libri

Libri ed editoria sono tra i prodotti culturali italiani più esportati all’estero, per un valore di mezzo miliardo circa in sei mesi, Milano con 81,5 milioni rappresenta un sesto di questo giro d’affari e cresce del 5,5% a fronte di una contrazione del dato nazionale. Dalla musica al cinema, dalla creatività all’intrattenimento, dalla fotografia allo sport, tutti i prodotti culturali “made in Italy” rappresentano un business da 1,4 miliardi nei primi sei mesi del 2019. Le principali destinazioni  sono Francia (20,5% del totale, +10,8%), Stati Uniti (15%, +10,8%) e Germania (8,8%). Cina in forte crescita: +44,4%, seguita da Austria (+20,8%) e Paesi Bassi (+11,9%).

Milano con 192 milioni di euro complessivi in sei mesi (+12,4%), guida la classifica italiana degli esportatori e rappresenta un settimo del totale nazionale. È seguita da Forlì-Cesena, Treviso (+12,6%), Piacenza (+33,1%) e Bergamo (+19,7%). Ma per sapere dove va e da dove parte l’export, quali sono i maggiori mercati di sbocco e i prodotti più apprezzati arriva la mappa: “Cultura e tempo libero: i prodotti italiani nel mondo”, realizzata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e da Promos Italia, la struttura del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione.

Cultura e tempo libero italiani nel mondo: le principali destinazioni per prodotto. Oltre alla Francia, prima per prodotti editoriali (+15,5%), fotografia (+28,4%) e articoli sportivi (+2,7%), si distinguono: il Regno Unito per attività cinematografiche, video e televisive (+23,5%), gli Stati Uniti primi per prodotti delle attività creative e di intrattenimento (+26,9%) e di biblioteche, musei e archivi (+46,8%), la Germania per strumenti musicali (+21,7%), la Spagna per giochi per computer e software (+156,6%), la Serbia per editoria musicale (+11,4%). Emerge dalla mappa realizzata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Promos Italia, la struttura del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese, su dati Istat 2019 e 2018 al secondo trimestre.

I prodotti culturali e del tempo libero “made in Italy” più esportati. Articoli sportivi e libri, periodici e prodotti editoriali per mezzo miliardo circa di euro ciascuno, attività creative per 172 milioni, prodotti cinematografici, video e televisivi per 75 milioni, strumenti musicali per 65 milioni. In crescita cinema, video e tv (+27,7%), editoria musicale (+24,7%), attività fotografiche(+22,6%) e culturali (+34,3%), giochi per computer e software (+15,2%) e articoli sportivi (+7,9%).

I maggiori esportatori italiani per prodotto. Milano per libri ed editoria, per attività creative e di intrattenimento e di biblioteche, archivi e musei, Treviso per giochi per computer e software, Piacenza per cinema, video e tv, Monza Brianza per fotografia, Asti per editoria musicale, Macerata per strumenti musicali e Forlì-Cesena per articoli sportivi

Lombardia con 337 milioni di export culturale in sei mesi (+3%) rappresenta un quarto del totale italiano. Dopo Milano con 192 milioni e Bergamo con 57, vengono Monza e Brianza con 29 milioni, Mantova e Varese con 13 milioni e Brescia con circa 10. In crescita oltre a Milano, Mantova (+25,7%), Bergamo (+19,7%), Sondrio (+19,1%) e Brescia (+13,6%). Sono i libri e i prodotti dell’editoria a valere di più in Lombardia: rappresentano il 48% dell’export culturale, seguono le attività di intrattenimento e gli articoli sportivi (18%).

Terziario, nel terzo trimestre risale la fiducia delle imprese bresciane

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze by
Terziario Brescia

Nel terzo trimestre del 2019 l’indice di fiducia delle imprese bresciane attive nel settore terziario ha evidenziato un incremento rispetto a quanto registrato nel periodo precedente. Nel dettaglio, l’indice si è attestato a 113,3, quasi dieci punti al di sopra della rilevazione fra aprile e giugno (103,7), su valori di fatto allineati a quelli riscontrati nello stesso trimestre del 2018 (112,3).

A evidenziarlo sono i risultati della tradizionale Indagine congiunturale condotta dall’Ufficio Studi e Ricerche al secondo trimestre 2019.

L’evoluzione del clima di fiducia delle imprese bresciane nell’ambito dei servizi appare nel complesso coerente con il quadro nazionale, dove l’Indice PMI riferito al settore si è mantenuto, nel periodo luglio-settembre, sistematicamente al di sopra della soglia che delimita l’espansione dalla contrazione, su livelli (di poco) superiori rispetto a quelli sperimentati nei primi tre mesi del 2019, ma significativamente più bassi di quanto evidenziato fra la fine del 2017 e la prima metà del 2018.

“La probabile conferma anche per il 2020 degli strumenti agevolativi legati all’innovazione ed in particolare ai temi di Industria 4.0, dagli investimenti in tecnologia alla formazione, ha iniettato fiducia negli operatori del settore terziario – spiega Paolo Chiari, Presidente del Settore Terziario di AIB –. È auspicabile che tali strumenti diventino strutturali con una programmazione pluriennale.”

Nel dettaglio, per quanto riguarda i giudizi espressi dalle imprese sui tre mesi precedenti:

il fatturato è cresciuto per il 28% delle imprese, con un saldo positivo del 3% fra coloro che hanno dichiarato variazioni in aumento e in diminuzione;
gli ordini e l’occupazione evidenziano anch’essi incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +12% e a +25%);
i prezzi dei servizi offerti continuano a caratterizzarsi per un’evoluzione tutto sommato piatta (saldo netto di poco negativo, -3%), a conferma dell’assenza di rilevanti pressioni inflattive.

Per quanto riguarda le prospettive per i mesi a venire:

il fatturato è atteso in crescita dal 45% degli intervistati, con un saldo positivo del 42% a favore degli ottimisti rispetto ai pessimisti;
i saldi riferiti al portafoglio ordini (+28%) e all’occupazione (+25%) evidenziano risultati positivi;
i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano invece per un saldo negativo (-5%), a certificazione della limitata possibilità da parte degli operatori contattati di incrementare le tariffe proposte alla clientela.
Le opinioni delle imprese intervistate in merito alle prospettive sulla tendenza generale dell’economia italiana propendono per la stabilità, e, contrariamente al recente passato, contribuiscono a sostenere l’indice di fiducia complessivo: il 3% si è espresso infatti in modo favorevole, un altro 3% ha una visione pessimistica, mentre il rimanente 94% ha indicato stazionarietà.

🔴 Manifatturiero, a Brescia produzione in calo per la prima volta dal 2013

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Nel periodo tra luglio e settembre 2019, la produzione industriale delle imprese manifatturiere bresciane segna un calo pari al -4,5% sul trimestre precedente (congiunturale); è negativa anche la variazione rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, pari al -0,9% (tendenziale).

Quest’ultimo dato risulta negativo per la prima volta dal terzo trimestre del 2013, dopo 23 rilevazioni consecutive positive. Risente del progressivo rallentamento della congiuntura nazionale e internazionale dovuto a molteplici fattori di incertezza: dalla guerra dei dazi, alle tensioni geopolitiche, al tormentato iter della Brexit.

È quanto emerge dalle indagini congiunturali dell’Ufficio Studi e Ricerche AIB e del Servizio Studi della Camera di Commercio con i risultati al terzo trimestre 2019.

I risultati del trimestre estivo confermano le sensazioni negative sull’andamento dell’economia bresciana e, purtroppo, certificano la situazione di crisi e di fragilità dell’intero Sistema Paese – commenta Giuseppe Pasini, Presidente di AIB -. Rispetto al resto dell’Italia, tuttavia, il nord è fortemente esposto all’andamento delle esportazioni, e risente di quanto sta avvenendo a livello globale. Non solo il nodo tedesco, ma anche incertezze di lungo corso come il tema dei dazi tra Stati Uniti e Cina e la questione Brexit. E province come Brescia – che rappresenta il secondo cluster dell’automotive in Italia, dopo Torino – ne risentono maggiormente. In prospettiva sembra difficile ipotizzare un’inversione rapida di questa tendenza”

Le previsioni a breve termine sono leggermente negative: in particolare, risultano parzialmente condizionate dalla debolezza degli ordini interni, mentre gli ordini dall’estero mostrano segnali di maggiore vivacità.

Per l’artigianato manifatturiero – secondo il Servizio Studi della Camera di Commercio di Brescia – il terzo trimestre si chiude con un risultato positivo della produzione (+0,6%) che inverte la rotta rispetto al rallentamento dello scorso trimestre. Questo aumento congiunturale non è, tuttavia, accompagnato da variazioni dello stesso segno del fatturato e degli ordini che chiudono, invece, con riduzioni rispettivamente dello 0,7% e del 3,1%.

I dati tendenziali, ovvero il raffronto con lo stesso trimestre dello scorso anno, confermano i risultati congiunturali: la produzione segna un incremento dell’1,4%, il fatturato chiude con un calo del 2,1% e gli ordini registrano una flessione del 4,9%.

I risultati dei primi tre trimestri permettono di tracciare un quadro, seppur parziale, dell’andamento del comparto nel 2019. Nella media dei primi tre trimestri la produzione è cresciuta dello 0,4%, il fatturato è diminuito dello 0,8% e gli ordini hanno segnato un calo del 2,5%. Se confrontati con i corrispondenti valori del 2018 (media primi tre trimestri del 2018: produzione +2,5%; fatturato +4,4%; ordini +2,4%) si evidenzia un sensibile rallentamento del comparto manifatturiero artigiano.

I principali indicatori dell’industria:

  • Con riferimento ai settori, l’attività produttiva è diminuita significativamente nei comparti: metallurgico e siderurgico (-6,7%), meccanica tradizionale e costruzione di mezzi di trasporto (-5,9%), meccanica di precisione e costruzione di apparecchiature elettriche (-4,9%), legno e mobili in legno (-4,7%). È diminuita con minore intensità nel tessile (-4,0%), carta e stampa (-4,0%), calzaturiero (-2,2%), agroalimentare e caseario (-1,8%), chimico, gomma, plastica (-1,4%), maglie e calze (-1,4%), abbigliamento (-0,6%). È aumentata solo nel comparto dei materiali da costruzione ed estrattive (+3,2%).
  • Le vendite sul mercato italiano sono diminuite per il 61% delle imprese, aumentate per il 4% e rimaste invariate per il 35%. Le vendite verso i Paesi comunitari sono calate per il 44% degli operatori, cresciute per il 6% e rimaste stabili per il 50%; quelle verso i Paesi extra UE sono diminuite per il 37%, aumentate per l’8% e rimaste invariate per il 55% del campione.
  • I costi di acquisto delle materie prime sono diminuiti per l’11% delle imprese, con un decremento medio dello 0,1%. I prezzi di vendita dei prodotti finiti sono calati per il 9% degli operatori, per una variazione media pari a -0,1%.
  • Le aspettative a breve termine appaiono leggermente negative. La produzione è prevista in diminuzione da 20 imprese su 100, stabile dal 62% e in crescita dal rimanente 18%.
  • Gli ordini provenienti dal mercato interno sono in aumento per il 22% degli operatori, stabili per il 55% e in calo per il 23%; quelli dai Paesi UE sono in crescita per il 20% degli operatori del campione, invariati per il 64% e in flessione per il 16%; quelli provenienti dai mercati extracomunitari sono in aumento per il 20% delle imprese, stabili per il 66% e in diminuzione per il 14%.

I principali indicatori dell’artigianato:

▪   Il fatturato del comparto artigiano segna un nuovo e più intenso risultato tendenziale negativo (-2,1%) che consolida il percorso discendente iniziato a fine 2018. Dinamiche che appaiono ancora più evidenti dall’andamento dell’indice del fatturato che si colloca a 106,8 è cioè a notevole distanza dai livelli pre–crisi.

  • Gli ordini chiudono il trimestre con una dinamica tendenziale sensibilmente negativa per effetto del calo degli ordini interni (-5,1%) che rappresentano la componente più consistente. In calo anche gli ordini esteri (-3,2%).
  • I livelli di occupazione, al netto degli effetti stagionali, si mantengono in crescita (+0,8%) per il terzo trimestre consecutivo. Il ricorso alla Cassa integrazione guadagni è in aumento (4,2% la quota di imprese che ne ha fatto ricorso nel trimestre) rispetto al risultato del trimestre scorso (3,3%).
  • Le attese degli imprenditori per la fine dell’anno confermano il peggioramento del clima di fiducia con riferimento in particolare alla domanda interna, al fatturato e alla produzione. Pessimistiche restano anche le aspettative per la domanda estera, mentre sul fronte dell’occupazione prevale la quota di imprenditori che prevedono una sostanziale stabilità.

L’Indagine AIB viene effettuata trimestralmente su un panel di 250 imprese associate appartenenti al settore manifatturiero. L’indagine sull’artigianato della Camera di Commercio, la cui fonte è l’indagine congiunturale Unioncamere Lombardia, ha coinvolto 191 imprese della provincia, pari a una copertura campionaria del 100%.

Dati manifatturiero Brescia

Imprese metalmeccaniche: Omr, Gnutti, Donati e Cromodora nella top 30

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Dall’analisi dei bilanci degli anni che vanno dal 2012 a quelli appena depositati del 2018, il Centro Studi di ItalyPost ha elaborato una classifica che ha permesso di individuare le trenta migliori Pmi tra i 20 e i 500 milioni di fatturato della metalmeccanica italiana.
La ricerca, anticipata oggi da L’Economia del Corriere della Sera e realizzata grazie al contributo del Gruppo Crédit Agricole e di auxiell su dati Aida-BVD, rivela alcuni elementi di grande interesse sia sul piano dei numeri che sulla distribuzione territoriale di queste aziende top performer.
Si tratta di imprese tra i 20 e i 500 milioni di fatturato che appartengono a un comparto che dà quasi il 50% della ricchezza prodotta dall’intera industria manifatturiera. Su tutta l’economia nazionale questo «peso» arriva all’8%, e con un fortissimo contributo alla nostra bilancia commerciale: il 47,7% dell’export viene dal comparto, e ci porta un saldo attivo di 60 miliardi.
Secondo i dati di bilancio estratti dal Centro Studi di ItalyPost le imprese top sono cresciute in media, tra il 2012 e il 2018, del 10,42% l’anno, mentre il comparto non è andato oltre il 2% e, negli ultimi tre esercizi, hanno realizzato utili industriali pari al 15,6% dei ricavi, cioè più del doppio del 7,6% medio del settore.
Interessante anche il dato della distribuzione territoriale di queste imprese. A dominare la classifica a livello provinciale sono infatti due realtà lombarde come Bergamo e Brescia, con 5 imprese ciascuna, e una emiliana, Reggio, con tre imprese. A livello regionale, spicca invece il fatto che, dopo la Lombardia che si piazza al primo posto con 13 imprese, l’Emilia Romagna è presente nella classifica con 8 imprese “Top” mentre l’intero Veneto, a sorpresa, è presente con sole tre imprese, lo stesso numero che in Emilia ha appunto la sola provincia di Reggio.
La ricerca sarà presentata giovedì prossimo a Milano nel corso di un seminario promosso da ItalyPost con L’Economia del Corriere della Sera in collaborazione con l’Universita Bocconi, nel corso del quale interverranno alcuni degli imprenditori protagonisti: Enrico Aureli, amministratore delegato Aetna Group Holding Spa, Flavia Bandini, vicepresidente Sag Group Spa, Giovanni Fassi, presidente Gestioni Spa (Gruppo Fassi Gru), Carlo Ilotte, amministratore unico 2 A Spa , Antonello Marcucci, presidente Umbragroup Spa, Mario Nardi, amministratore delegato Pietro Fiorentini Spa, e Stefano Scaglia, amministratore delegato S.I.T. Spa (Gruppo Scaglia). A chiudere l’incontro è stato chiamato il Presidente di una Impresa leader a livello globale, Alberto Bombassei, presidente di Brembo.
Nelle prossime tre settimane il Centro Studi di ItalyPost comunicherà le top 30 Pmi di altri tre settori chiave del Made in Italy: chimica-farmaceutica, tessile-abbigliamento e agroalimentare. Per ciascuna ricerca sono previsti, sempre in Bocconi, i relativi incontri di presentazione.
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NOTA METODOLOGICA
L’indagine sulle 30 migliori PMI nazionali di settore rappresenta l’anteprima verticale, con i risultati dei bilanci 2018, di CHAMPIONS 2020, il progetto di ricerca giunto alle quarta edizione che individua ed analizza le imprese con fatturato compreso fra i 20 e i 500 mln di euro che hanno registrato negli ultimi sei esercizi risultati superiori sia alle medie di settore che all’insieme delle imprese che rappresentano l’universo di riferimento, in termini di crescita, redditività, patrimonializzazione e indipendenza finanziaria. All’interno di ciascun settore questi parametri sono stati ulteriormente differenziatii sui valori mediani dei singoli comparti specifici.
I 4 settori analizzati sono: METALMECCANICA, CHIMICA e FARMACEUTICA, SISTEMA MODA, ALIMENTARE e BEVANDE.
La ricerca è stata svolta, per conto del Centro Studi Italypost, da un team interdisciplinare composto da analisti finanziari e da esperti in Corporate Finance della società di advisory finanziaria indipendente Special Affairs, su database forniti da AIDA-BVD e da Infocamere 
L’ANALISI : CRITERI DI SELEZIONE e METODOLOGIA 
L’indagine è stata realizzata partendo da un database di 1.177.503 imprese (società di capitali attive in Italia alla data del 17/12/2018), analizzando i bilanci di 13.633 imprese (società con fatturato compreso fra i 20 e i 500 mln di euro) e individuato fra queste 1.200 imprese che rientrano nel range più elevato di una serie di parametri che misurano crescita, redditività, equilibrio patrimoniale-finanziario e che rispondono a criteri societari che escludono società a partecipazione pubblica, società cooperative, società controllate da un soggetto estero, da fondi di private equity, società appartenenti a gruppi il cui fatturato complessivo superi i 500 mln.
L’estrazione delle TOP PMI di settore è stata effettuata in due step successivi.
Sulla base dei dati di bilancio 2011-2017 si sono selezionati due cluster di imprese:
●Imprese con fatturato compreso fra 20 e 120 mln di euro:
Tasso di crescita (CAGR) degli ultimi 6 esercizi : uguale o superiore al 3 %Redditività (Ebitda/ Fatturato) degli ultimi 3 esercizi: uguale o superiore al 8 %Solidità finanziaria (Ebitda/PFN) : inferiore a 2,5Rating More: AAA-AA-A-BBB –BB (Ottimo)
●Imprese con fatturato compreso fra 120 e 500 mln di euro:
Tasso di crescita (CAGR) degli ultimi 6 esercizi: uguale o superiore al 3 %Redditività (Ebitda/ Fatturato) degli ultimi 3 esercizi: uguale o superiore a 5 %Solidità finanziaria (Ebitda/PFN) : inferiore a 3,85Rating More: AAA-AA-A-BBB-BB (Ottimo)
Nello step successivo le imprese così individuate sono state classificate per settore, sulla base dei raggruppamenti di codici Ateco riportati successivamente e sulla verifica successiva della coerenza del codice attribuito rispetto all’attività effettivamente svolta dall’impresa (non sempre la classificazione Ateco rispecchia settore e comparto in cui opera l’’impresa).
In caso di discrepanza si è assegnato il settore sulla base dell’attività svolta e non del codice Ateco.
All’interno di ciascun settore sono stati individuati i comparti merceologici di maggior rilevanza e per ognuno sono state selezionate le prime 50 imprese per fatturato. Per queste imprese sono stati estratti ed analizzati i bilanci 2018, avvalendosi del database di AIDA Bureau Van Dijk, integrato per i dati mancanti dai bilanci originali estratti da Infocamere o dai bilanci forniti direttamente dalle imprese.
I criteri sopra descritti sono stati quindi riapplicati su questi 4 cluster, e rivalutata la corretta inclusione o l’esclusione (per conferma o eventuale perdita dei requisiti) delle imprese facenti parte del cluster.
Sono state infine selezionate le prime 30 aziende (sulla base del fatturato 2018) appartenenti a ciascun settore, pesando per ciascun comparto il numero di imprese in relazione all’importanza del comparto stesso.

 

Settore auto, l’export bresciano vale 810 milioni di euro in sei mesi

in Automotive/Economia/Tendenze by
Riparazioni automobili

Tre miliardi l’export lombardo in sei mesi. Autoveicoli, carrozzerie, rimorchi, parti e accessori, motori, un export da 3 miliardi nei primi sei mesi del 2019 in Lombardia a fronte di un import da 6,3 miliardi, per 9,4 miliardi di scambi. Crescono gli scambi del 2,6% in un anno grazie alla crescita dell’import, +5%. Prima Milano con 598 milioni di export e 4 miliardi di import, + 2,4% l’export e +13% l’import. Seguono  Brescia con 810 milioni di export e 226 milioni di import, Bergamo con 560 milioni di export e 401 milioni di import. Per scambi segue Mantova con 820 milioni, Cremona con 425 milioni, Varese e Como con circa 200 milioni. A Monza e in Brianza gli scambi valgono 155 milioni, in crescita del 5% grazie all’import che cresce del 15%, di cui 79 milioni di export e 76 milioni di import.  Emerge da una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Promos Italia sui dati Istat per i primi sei mesi 2019.

Paesi con cui si scambia nei primi sei mesi del 2019. L’export va in Europa (2,7 miliardi in sei mesi), di cui 198 milioni nei Paesi fuori dall’Unione Europea, in Asia Orientale (67 milioni), America Settentrionale (55 milioni). Nord Africa (53 milioni)  e Asia centrale (27 milioni). L’import arriva dall’Europa con 5,6 miliardi, di cui 212 milioni dai Paesi fuori dall’Unione Europea, seguono Asia Orientale con 602 milioni e centrale con 46 milioni. Cresce l’export in Africa settentrionale, 53 milioni, +75% in un anno, rispetto ai primi sei mesi del 2018. Cresce l’import dall’Asia Orientale, +29% in un anno.

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