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Tendenze

Mercato immobiliare, nel 2019 compravendite cresciute del 13% a Brescia

in Economia/Edilizia/Partner 2/Tendenze by

La performance del mercato residenziale è stata supportata principalmente dalla dinamica delle compravendite e dall’intensità della domanda, mentre restano distanti dalla media del panel la ripresa dei prezzi e la velocità di assorbimento del mercato – è quanto emerge dal 1° Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2020 di Nomisma presentato oggi in diretta streaming.

Residenziale

Il mercato residenziale bresciano nel 2019 ha registrato 2.724 compravendite, in aumento del 13,3% rispetto al consuntivo 2018 e sospinte da una domanda crescente. Le transazioni sono cresciute per il sesto anno consecutivo, portando gli scambi sui livelli più alti della serie storica osservata.

Al contempo – come emerge dallo studio condotto da Nomisma- le erogazioni di mutui diminuiscono di poco meno di tre punti percentuali a livello provinciale, in linea con il trend che si osserva a livello nazionale; la buona ripresa del mercato immobiliare nel 2019 è stata resa possibile dal basso livello dei prezzi immobiliari.

L’Istituto bolognese evidenzia come i tempi medi di vendita siano di 7 mesi per le abitazioni sia nuove sia usate e gli sconti medi, nel corso del 2019, hanno visto una diminuzione, sia per gli immobili nuovi (7,5%) sia usati (12%).

Sul fronte degli affitti Nomisma riscontra una ripresa favorita dalla dinamica di crescita già iniziata nel 2018. Nel centro città si rileva una crescita annuale dell’1,4%, percentuale che scende lievemente per le zone di periferia. I tempi di locazione si riducono a 1,9 mesi, restando al di sotto della media delle 13 città.

Crescono i rendimenti lordi annui da locazione, grazie all’aumento dei canoni, e si assestano in media al 5,6%, con punte del 5,9% in periferia.

Eguale peso si riscontra tra la compravendita e la locazione, pari al 47,5% per l’acquisto e per il 52,5% per l’affitto. L’acquisto della prima casa riguarda quasi l’80% delle compravendite, in aumento rispetto alla rilevazione del 2019, a discapito degli acquisti per investimento la cui percentuale scende dal 18,3% al 14,9% del totale delle transazioni. Ancora più ridotta risulta la quota degli acquisti dedicata alle seconde case (5,3%).

 

Non residenziale

Rispetto al settore non residenziale Nomisma fotografa il perdurare di alcuni segnali di criticità in un contesto di lieve crescita dell’attività transattiva.

L’Istituto bolognese evidenzia come vi sia stato un aumento delle compravendite piuttosto deciso nel 2019, con una dinamica positiva che tuttavia ha mostrato, in serie storica, una discreta volatilità. I prezzi degli uffici risultano ancora in calo, mentre per i negozi si interrompe la caduta dei valori che tornano perciò in territorio positivo (+0,3% in media, contro il -0,8% registrato nella media delle 13 città monitorate).

Il segmento della locazione, di significativa importanza per i comparti direzionale e commerciale, mostra le difficoltà di questi mercati ad uscire pienamente dalla crisi, come dimostrano i canoni ancora in flessione in entrambi i comparti considerati.

I rendimenti lordi annui rimangono stabili al 4,6% per gli uffici e al 5,8% per i negozi, in entrambi i casi inferiori alla media delle 13 città intermedie.v

Brescia, inflazione in leggero calo nel mese di febbraio

in Economia/Tendenze by

Per il mese di febbraio, l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività registra una lieve variazione congiunturale negativa (-0,1%) affiancata da un tasso tendenziale nullo. Analizzando per tipologia di prodotto, rispetto al mese precedente si registra una lieve diminuzione dei “Servizi” (-0,2%) dovuta principalmente alla forte flessione dei “Servizi relativi ai trasporti” (-0,8%). Anche i “Beni” presentano una lieve diminuzione (-0,1%), causata soprattutto dalla forte contrazione degli “Altri beni energetici” (-1,4%), controbilanciata dall’incremento dei “Beni alimentari non lavorati” (+1,0%), in aumento per il secondo mese consecutivo.

A livello di divisione, le uniche che registrano variazioni positive in termini congiunturali sono i “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+0,3%) con aumenti spiccati per i “Pesci e prodotti ittici” e i “Vegetali”, e “Mobili, articoli e servizi per la casa” (+0,2%) con incrementi della voce “Grandi apparecchi domestici elettrici e non” (+2,7%).

In forte diminuzione, invece, sono i “Trasporti” (-0,9%), con una sostenuta flessione del “Trasporto aereo passeggeri” (-9,5%), la contrazione dei “Carburanti e lubrificanti per mezzi di trasporto privati” (-1,4%) e l’aumento della voce “Trasporti passeggeri su strada” (+2,5%). Altre diminuzioni, più lievi, sono presentate dalle seguenti divisioni: “Comunicazioni” (-0,6%), “Bevande alcoliche e tabacchi” (-0,2%) con una sostenuta contrazione delle Birre (-1,5%), Altri beni e servizi” (-0,1%) e “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (-0,1%), con una forte flessione del “Gasolio per riscaldamento” (-2,8%) e dei “Combustibili solidi” (-2,2%).

Nulle le variazioni delle restanti divisioni: “Ricreazione, spettacoli e cultura”, “Servizi ricettivi e di ristorazione”, “Abbigliamento e calzature, “Istruzione” e “Servizi sanitari e spese per la salute”.

Con riferimento alla frequenza di acquisto dei prodotti, questo mese le tre tipologie di prodotto presentano una lieve flessione: Bassa (-0,1%), Media (-0,2%) e Alta (-0,1%). In termini tendenziali, solo i prodotti a Media frequenza d’acquisto presentano tassi negativi (-0,8%), mentre le altre due tipologie registrano variazioni tendenziali entrambe positive (+0,6%).

Infine, la “Core Inflation”, che indica l’andamento della componente di fondo della dinamica dei prezzi, cioè l’inflazione al netto della componente volatile (beni energetici e alimentari non lavorati), registra una variazione congiunturale negativa (-0,1%), con un tasso tendenziale lievemente positivo (+0,2%).

Sicurezza sul lavoro, a Brescia 174 imprese (+40 per cento in cinque anni)

in Economia/Edilizia/Tendenze by

Le imprese nei settori legati alla sicurezza sul lavoro, che offrono servizi in questo campo, sono 4.200 in Italia, mille in Lombardia, 380 a Milano, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Un settore in costante crescita quasi raddoppiato nel corso degli ultimi dieci anni, + 4% negli ultimi 12 mesi. Un quarto delle imprese attive è concentrato sulla Lombardia. Emerge da un’elaborazione Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Innovhub – SSI  su dati Registro Imprese al II trimestre 2019.

In Lombardia ci sono oltre 1.000 imprese, in aumento del 3% rispetto allo scorso anno e del 32% circa rispetto al 2014. A prendersi cura della sicurezza sui luoghi di lavoro sono circa 2.600 addetti, un numero in crescita del 9% in soli 12 mesi. Dopo Milano che conta 380 imprese e 942 addetti ci sono Brescia con 174 imprese (+8,7% in un anno, + 40% in 5 anni) e 425 addetti, Bergamo (96 imprese e 251 addetti), Monza e Brianza (84 imprese e 129 addetti), Varese (73 imprese e 303 addetti, raddoppiati in un solo anno.

In Italia. A Roma ci sono 388 imprese (+9,3% rispetto al 2018) e quasi 4.200 addetti, a Torino 215, +3,4% con 491 addetti, a Napoli 120, +7,1% con 210 addetti.

Brescia, battuta d’arresto per la produzione metalmeccanica

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Meccanica/Tendenze by
Impresa artigiana

In provincia di Brescia, nel quarto trimestre 2019, l’attività produttiva dei tre settori metalmeccanici ha segnato variazioni negative rispetto allo stesso trimestre del 2018. È proseguita, quindi, la dinamica sfavorevole registrata nel periodo precedente, in cui si era improvvisamente invertito il trend di crescita dei tre settori rilevato per numerosi trimestri.

A evidenziarlo è l’indagine congiunturale condotta dall’Ufficio Studi e Ricerche di AIB.

In particolare, il comparto metallurgico siderurgico ha registrato una diminuzione dell’attività dello 0,8% rispetto allo stesso trimestre del 2018, la meccanica di precisione e costruzione di apparecchiature elettriche del 2,8%, la meccanica tradizionale e mezzi di trasporto del 2,0%.

“La situazione di debolezza per quanto riguarda i settori metalmeccanici prosegue, e ha impattato negativamente anche sui prezzi delle materie prime industriali e sulle quotazioni dei noli marittimi, che si attestano sui minimi pluriennali – commenta Gabriella Pasotti, Presidente del Settore Meccanica di AIB –. Tra le commodity principalmente impiegate nei cicli di produzione delle aziende metalmeccaniche bresciane si rilevano cali diffusi, a testimonianza di una situazione non semplice”.

A febbraio, rispetto allo stesso mese del 2019, l’alluminio ha segnato un ribasso del 9,4%, il rame del 9,7%, lo zinco del 21,9% e il rottame ferroso dell’11,5%.

Sul versante del mercato del lavoro, si segnala la ripresa della Cassa Integrazione Guadagni nei comparti metalmeccanici. Le ore complessivamente autorizzate nel 2019 sono cresciute del 76% rispetto al 2018, passando da 3 a 5,4 milioni. In particolare, la componente ordinaria è cresciuta del 215% (da 866 mila a 2,7 milioni di ore), quella straordinaria del 21% (da 2,2 a 2,6 milioni di ore). I dati dell’Osservatorio AIB-ApL al quarto trimestre 2019 hanno invece messo in luce alcune tensioni nel reperimento di figure professionali legate alla metalmeccanica, in particolare per gli operai specializzati (fonditori, saldatori, fabbri, montatori, manutentori).

Dal punto di vista della struttura produttiva, Brescia è la terza provincia italiana per rilevanza dell’industria metalmeccanica (dopo Torino e Milano). Con poco meno di 100 mila addetti attivi nell’industria metalmeccanica, è leader nazionale per quanto riguarda la metallurgia (16 mila addetti) e i prodotti in metallo (36 mila), è al terzo posto nei macchinari e apparecchiature (31 mila) e in quinta posizione relativamente ai mezzi di trasporto (poco più di 8 mila addetti).

 

Imprese, sono 19.536 le bresciane titolari di aziende o nei Cda

in Economia/Tendenze by
Imprese femminili

Crescono negli anni le cariche direttive nelle aziende occupate da donne: tra amministratori, procuratori e titolari sono oltre 161 mila in Lombardia, erano 142 mila dieci anni fa, +13,7%, un aumento molto più forte rispetto a quello degli uomini (+1,9% dal 2009). E se le titolari di ditte individuali sono ancora la prevalenza (93.606), salgono dalle 42.252 del 2009 alle 52.505 del 2019 le amministratrici di società attive in Lombardia (+24%). Milano concentra 64 mila cariche femminili (+26,2% in dieci anni) ed è seconda in Italia dopo Roma (84.501), precede Napoli, Torino, Bari e Salerno. Rispetto alle altre province a Milano prevalgono nettamente le cariche direttive femminili in società (37 mila circa tra cui 25 mila amministratori e 12 mila procuratori) rispetto alle titolari (27 mila). Tra le prime a livello nazionale anche Brescia con 19.536. Seguono in regione Bergamo con 18 mila, Monza Brianza e Varese con 11 mila. A Monza Brianza +31,5% in dieci anni. In generale quasi una carica direttiva su quattro in Lombardia è di una donna con punte del 28% a Sondrio e del 25% a Pavia e Varese. I settori con maggiore presenza femminile a livello direttivo in Lombardia sono il commercio al dettaglio, i servizi alla persona e di ristorazione dove prevalgono le titolari mentre nel commercio all’ingrosso e nella attività immobiliare gli amministratori e procuratori donna sono la maggioranza. In media una carica femminile su venti in Lombardia è occupata da una donna sotto i 30 anni mentre le nate all’estero rappresentano il 16% con prevalenza di cinesi e rumene. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati registro imprese relativi alle cariche attive.

Le cariche direttive femminili in Italia. Sono oltre un milione di cui 798 mila titolari e rappresentano il 25% delle cariche attive. Crescono le presenze femminili in dieci anni del 3,9% e sono attive soprattutto nel commercio al dettaglio (232 mila cariche), nelle coltivazioni agricole (199 mila), nei servizi alla persona (100 mila) e nella ristorazione (86 mila). Roma con 84.501 cariche e Milano con 63.894 guidano la classifica seguite da Napoli (48.392), Torino (37.699), Bari (26.776), Salerno (23.021), Brescia (19.536), Firenze (19.147) e Caserta (18.918). Tra le prime, è a Caserta e a Salerno che la presenza delle donne pesa di più sulle cariche direttive, oltre il 26%. In Italia in media le giovani sotto i 30 anni rappresentano il 57% del totale mentre le nate all’estero il 12,3% con prevalenza di cinesi e rumene.

In Lombardia aumentano le imprese femminili: + 0,5% in un anno

in Economia/Tendenze by
Donne e lavoro, foto generica da Pixabay

Crescono le donne imprenditrici in Lombardia, 713 imprese in più in un anno, + 0,5% e 5200 in più in cinque anni, +3,4%. Con 158 mila imprese, la regione Lombardia vede cresce le imprese. La regione si conferma anche culla delle eccellenze femminili, con il 26% delle imprese ad alta e medio alta tecnologia guidate da donne, trainata da Milano che si posiziona prima in Italia con 653 imprese e 5.433 addetti. Al secondo posto Torino con 348 imprese, seguita da Roma e Brescia. Ottimo posizionamento anche per Monza Brianza, al 14esimo posto con 178 imprese. E’ quanto emerge dai dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi sulla base dei dati del registro imprese e della classificazione OCSE dei settori ad alta e medio alta tecnologia.

Più in generale, considerando tutti i settori, in Lombardia il numero di imprese a guida femminile aumenta dello 0,5% in un anno sfiorando quota 160 mila.

Imprese femminili ad alta e medio alta tecnologia – Tra i settori ad alta e medio alta tecnologia individuati in base alla classificazione OCSE (telecomunicazioni, veicoli spaziali, apparecchi ottici, sistemi informatici, prodotti farmaceutici e chimici, fibre, veicoli elettrici e imbarcazioni…) l’Italia conta 7.215 imprese guidate da donne, 1.876 delle quali si concentra in Lombardia, che rappresenta quindi il 26% del totale nazionale.  Milano è prima in Italia con 653 imprenditrici alla guida di imprese avanzate, 115 ad alta tecnologia e 538 a medio alta tecnologia, con complessivamente 5.443 addetti. Al secondo posto Torino con 348 imprese di cui 72 ad alta tecnologia e 276 a medio alta tecnologia, seguita da Roma e Brescia con rispettivamente (rispettivamente 262 e 257). Nella top 20 anche Monza Brianza che si posizione al 14 posto con 178 imprese femminili ad alta (26) e medio alta (152) tecnologia e 4.605 addetti. Lodi registra 37 imprese e 184 addetti. In Regione complessivamente  sono 1.876  le imprese ad alta e medio alta tecnologia guidate da donne, con 16.668 addetti (solo quelle ad alta tecnologia sono 278 e 2.542 addetti).

Imprese femminili in tutti i settori – Sono 1.164.324 le imprese guidate da donne in Italia. Rappresentano il 22,7% del totale (nel 2018 erano il 22,6%). Danno lavoro a 2.550.751 addetti, numero in aumento dello 0,6% rispetto al 2018 e di oltre il 10% negli ultimi 5 anni. In Lombardia sono quasi 160 mila, in aumento dello 0,5% rispetto al 2018, e del 3,4% negli ultimi 5 anni. Milano è seconda in Italia sia per numero di imprese, 54.491, sia per numero di addetti, 150.568. Sono i numeri elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati registro imprese al 4° trimestre 2019.

Il primo settore è il commercio, seguito dall’agricoltura, altre attività di servizi e alloggio e ristorazione. Prima città in Italia per numero di imprese e addetti è Roma con rispettivamente 80.283 imprese a guida femminile e 186.721 addetti, seguita da Milano (54.491 imprese e 150.568 addetti), Napoli (51.995 imprese e 101.863 addetti) e Torino (43.580 imprese e 93.637 addetti).

I dati in Lombardia – Sono quasi 158 mila le imprese a guida femminile in Lombardia, il 13,6% rispetto al dato nazionale, in aumento, in valori assoluti, dello 0,5% rispetto al 2018 e del 3,4% negli ultimi 5 anni. Il 34,5% di queste imprese si concentra a Milano, 54.491, seconda in Italia anche per numero di addetti (150.568). Un aumento significativo del numero di imprese guidate da donne si registra a Monza e Brianza (11.838 imprese, + 2,1%), dove il numero di addetti cresce dell’1,5%, raggiungendo quota 28.655. In aumento anche i numeri di Lodi (2.826 imprese, +0,9%,), dove si registra una significativa crescita del numero di addetti (6.776, +3,2%).

Public utility, nel Bresciano 600 imprese e 11mila addetti

in Economia/Tendenze by

Produzione e fornitura di energia elettrica, gas, acqua, costruzioni di strade e autostrade, telecomunicazioni, smaltimento rifiuti: sono quasi 5 mila le imprese lombarde attive nei settori della filiera delle public utilities, su 33 mila italiane, una su sette, con 70 mila addetti circa su 363 mila totali. Lombardia prima in Italia seguita da Campania, Lazio e Sicilia con circa 3 mila attività. Il settore cresce in Italia, +8% in cinque anni, è stabile in regione. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati registro imprese 2019, 2018 e 2014.

Italia. Prime Roma con 2.239 attività e 59 mila addetti (+1% in un anno e +9% in cinque anni) e Milano con 2.050 imprese che danno lavoro a 37 mila addetti (+2,3% in un anno e +7% in cinque anni). Seguono Bolzano con 1.551 imprese 4.984 addetti (+5%; +45%), Napoli con 1.306 e 8.799 addetti (+2%; +14%), Torino con 1.052 e 15 mila addetti (+0,6%; +1,3%) e Bari con 797. Superano le 600 imprese anche Trento, Salerno, Caserta. Tra le prime dieci provincie italiane crescono di più in cinque anni: Bolzano (+45%), Trento (+23%), Salerno (+21%) e Caserta (+19%), Napoli (+14%). Sulle circa 33 mila imprese attive in Italia, 12 mila si occupano di produzione e fornitura di energia e gas, 11 mila di ingegneria civile, 7 mila di rifiuti.

Lombardia. In regione su 4.664 imprese, sono 2 mila le attive nella fornitura di energia elettrica, gas e 1.109 quelle legate ai lavori di ingegneria civile, 1.051 le attività di raccolta dei rifiuti. Oltre a Milano, con 2.050 imprese, tra le lombarde spiccano Brescia e Bergamo ai primi posti in Italia con quasi 600 imprese e rispettivamente 11 mila e 5 mila addetti. Superano le 200 imprese anche Varese, Monza (con 4 mila addetti ciascuna) e sono 194 a Como con oltre mille addetti. Crescono di più in cinque anni Milano (+7%), Mantova (+6%) e Lodi (+4% con 99 imprese e 841 addetti),

Produzione e fornitura di energia elettrica, gas, acqua, costruzioni di strade e autostrade, telecomunicazioni, smaltimento rifiuti: sono quasi 5 mila le imprese lombarde attive nei settori della filiera delle public utilities, su 33 mila italiane, una su sette, con 70 mila addetti circa su 363 mila totali. Lombardia prima in Italia seguita da Campania, Lazio e Sicilia con circa 3 mila attività. Il settore cresce in Italia, +8% in cinque anni, è stabile in regione. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati registro imprese 2019, 2018 e 2014. 

Italia. Prime Roma con 2.239 attività e 59 mila addetti (+1% in un anno e +9% in cinque anni) e Milano con 2.050 imprese che danno lavoro a 37 mila addetti (+2,3% in un anno e +7% in cinque anni). Seguono Bolzano con 1.551 imprese 4.984 addetti (+5%; +45%), Napoli con 1.306 e 8.799 addetti (+2%; +14%), Torino con 1.052 e 15 mila addetti (+0,6%; +1,3%) e Bari con 797. Superano le 600 imprese anche Trento, Salerno, Caserta. Tra le prime dieci provincie italiane crescono di più in cinque anni: Bolzano (+45%), Trento (+23%), Salerno (+21%) e Caserta (+19%), Napoli (+14%). Sulle circa 33 mila imprese attive in Italia, 12 mila si occupano di produzione e fornitura di energia e gas, 11 mila di ingegneria civile, 7 mila di rifiuti.

Lombardia. In regione su 4.664 imprese, sono 2 mila le attive nella fornitura di energia elettrica, gas e 1.109 quelle legate ai lavori di ingegneria civile, 1.051 le attività di raccolta dei rifiuti. Oltre a Milano, con 2.050 imprese, tra le lombarde spiccano Brescia e Bergamo ai primi posti in Italia con quasi 600 imprese e rispettivamente 11 mila e 5 mila addetti. Superano le 200 imprese anche Varese, Monza (con 4 mila addetti ciascuna) e sono 194 a Como con oltre mille addetti. Crescono di più in cinque anni Milano (+7%), Mantova (+6%) e Lodi (+4% con 99 imprese e 841 addetti),

Brescia, inflazione in leggerissimo aumento a gennaio

in Economia/Tendenze by

Per il mese di gennaio, l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività a Brescia registra una lieve variazione congiunturale positiva (+0,2%) affiancata da un tasso tendenziale positivo (+0,4%).

Analizzando per tipologia di prodotto, si registra una diminuzione dei “Servizi” (-0,2%) dovuto alla flessione dei “Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona” (-0,6%) e dei “Servizi relativi ai trasporti” (-0,3%). I “Beni”, invece, presentano un aumento complessivo pari all’0,5%, causato soprattutto dall’incremento dei “Beni alimentari non lavorati” (+1,4%) e dai beni durevoli (+0,9%).

A livello di divisione, quelle che registrano gli aumenti maggiori in termini congiunturali sono i “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+0,8%) con aumenti della Frutta, degli Oli e grassi e dei Vegetali, “Bevande alcoliche e tabacchi” (+0,6%), causati dagli aumenti degli alcolici e dei vini, “Altri beni e servizi” (+0,6%) con un aumento dei gioielli e orologi, “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+0,5%), con un aumento dei Servizi di alloggio. A seguire, si sono registrati lievi aumenti per “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+0,3%), “Comunicazioni” (+0,2%) e dei “Trasporti” (+0,1%).
In forte diminuzione, invece, la divisione “Ricreazione, spettacoli e cultura” (-1,6%), dovuta a fattori puramente stagionali (i pacchetti vacanza diminuiscono del 15,8%), controbilanciati dall’aumento dei supporti di registrazione (+13,7%). Una lieve diminuzione è registrata dall’“Abbigliamento e calzature” (-0,1%). Infine sono presenti variazioni congiunturali nulle per le divisioni “Istruzione”, “Servizi sanitari e spese per la salute” e “Mobili, articoli e servizi per la casa”.

Con riferimento alla frequenza di acquisto dei prodotti, questo mese presentano una flessione solo i prodotti a Media frequenza d’acquisto (-0,3%). Quelli a Bassa e Alta frequenza d’acquisto registrano entrambi un sostenuto aumento (rispettivamente +0,7% e +0,5%).

Infine, la “Core Inflation”, che indica l’andamento della componente di fondo della dinamica dei prezzi, cioè l’inflazione al netto della componente volatile (beni energetici e alimentari non lavorati), registra una variazione congiunturale nulla, a fronte di un tasso tendenziale sostenuto (+0,5%).

Imprese in rete per conquistare il mercato: nel Bresciano sono 527

in Economia/Tendenze by
Imprese in rete, i dati della provincia di Brescia

Dalle imprese di prodotti naturali italiani che intendono condividere la loro attività di commercializzazione di cibi freschi anche all’estero, quelle che si affiancano per creare un prototipo di moduli abitativi prefabbricati in legno a basso costo e di rapida realizzazione, le cooperative che insieme puntano a sostenere il diritto alla salute dei lavoratori attraverso l’erogazione di ticket sanitari, le aziende che si accordano per migliorare gli skills dei rispettivi lavoratori e riqualificarli, le imprese che stanno creando un servizio “chiavi in mano” nell’ambito del restauro e della conservazione dei beni culturali.   Sono alcuni esempi di aziende che hanno scelto di sottoscrivere un contratto per reti d’impresa, la formula – disciplinata da apposite normative – che permette alle imprese di unire le forze per affrontare meglio la competizione globale.

Le imprese che in Italia hanno stipulato un contratto di rete sono 34.880. Di queste imprese, ne sono presenti 3.561 in Lombardia (pari al 10% nazionale); prima regione è il Lazio con 8.909 imprese coinvolte in reti (26%). A seguire Lombardia (10%), Veneto con 2.751 imprese (8%), Campania con 2.634 (7%) e Toscana con 2.381(6%).

Riguardo al tasso di crescita, le imprese coinvolte in contratti di rete sono aumentate in Italia del 49% in 2 anni, passando da 23.369 a 34.880. La crescita maggiore nel Lazio (+121% in due anni), Valle d’Aosta (+115), Molise (91%), Campania (64%). In Lombardia crescita complessiva del 17% in due anni, con in testa Milano (+26%) e Mantova (+25%), seguite da Monza Brianza (+21%) e Bergamo (+17%).

In Lombardia, dopo Milano in testa con 1.311 imprese (pari al 37% del totale regionale), si collocano Brescia con 527 imprese (pari al 15% lombardo), Bergamo con 383 imprese (11%), Lecco con 265 imprese (7%) e Monza Brianza con 191 imprese (5%). Nel complesso le imprese coinvolte in reti sono 1.540 tra Milano, Monza Brianza e Lodi, pari al 43% delle aziende lombarde che hanno unito le forze per dare luogo a reti d’impresa. A livello lombardo, tra i settori privilegiati nei contratti di rete quello dei servizi (44% delle imprese coinvolte in contratti di rete), il comparto industriale e artigiano (23%); seguono le costruzioni e il commercio (21%) e l’agricoltura (9%). Per quanto concerne la forma giuridica, prevalgono ampiamente le imprese di capitali (65% delle imprese coinvolte in contratti di rete), seguite dalle imprese individuali (13%) e dalle società di persone (11%).

La rete rappresenta uno strumento giuridico-economico di cooperazione fra imprese che, attraverso la sottoscrizione di un contratto (detto appunto “contratto di rete”), si impegnano reciprocamente, in attuazione di un programma comune, a collaborare in forme ed ambiti attinenti alle proprie attività, scambiando informazioni e/o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica e/o realizzando in comune determinate attività relative all’oggetto di ciascuna impresa.

Il contratto di rete è stipulato da più imprenditori con lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato. Gli imprenditori si impegnano a collaborare sulla base di un programma comune, scambiandosi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ed esercitando in comune una o più attività che rientrino nell’oggetto della propria impresa.

Export settore Moda, Brescia nella top 20 italiana

in Economia/Tendenze by

Moda “made in Italy” nel mondo? Per sapere dove va, quali sono i maggiori mercati  e da dove parte l’export italiano: “La moda italiana nel mondo – Italian fashion in the world”, realizzata da Promos Italia, la struttura del sistema camerale italiano a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese e dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. La mappa, disponibile in italiano e inglese, è scaricabile dal sito di Promos Italia

Moda, un export italiano da 42 miliardi nei primi nove mesi del 2019: tra abbigliamento, accessori e calzature, +6% rispetto all’anno precedente. Emerge da elaborazioni della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Promos Italia su dati Istat. In particolare sono aumentate le esportazioni di abbigliamento (+7,6%) che superano i 14 miliardi, di borse (+12,8%) con 9,5 miliardi, di calzature (+5,4%) con 8 miliardi circa e di maglieria (+6,3%) con 2,7 miliardi. I 3 maggiori partner italiani del 2019 sono: Svizzera (14% del totale, +55,2%) che sorpassa Francia (10,4%, +5,5%) e Germania (8,4%). La Svizzera è il principale partner per articoli di abbigliamento, borse e pelletteria, Hong Kong eccelle per abbigliamento sportivo e pellicce, la Germania è prima per tessuti e per camicie, T-shirt e intimo, la Francia per maglieria e tappeti, gli Stati Uniti per biancheria per la casa, la Romania per filati, passamanerie e bottoni. In crescita soprattutto: Corea del Sud (+14,7%), Giappone (+10,8%) e Stati Uniti (+7,8%). Vanno forte anche i filati in Corea del Sud (+10,7%), i tessuti in Giappone (+14,5%), la biancheria per la casa in Canada (+25%), i tappeti nel Regno Unito (+42,1%), i bottoni in Tailandia (+41,9%), gli articoli di abbigliamento in Svizzera (+44,9%) e in Austria (+22,9%), quelli sportivi sempre in Austria (+49,5%), la maglieria in Svizzera (+62,1%), le borse in Svizzera (+92%) e Corea del Sud (+17,7%) e le scarpe in Svizzera (+26,6%) e Polonia (+21,5%).

I maggiori esportatori italiani? Firenze per calzature e pelletteria, Milano per abbigliamento. Firenze cresce del 55,1% in un anno, Milano del 7%. Terza Vicenza, +2,9%. Superano il miliardo di export anche Treviso, Prato, Reggio  Emilia, Verona, Bologna, Piacenza, Biella e Como. Biella prima per fibre tessili, Prato per tessuti.

Lombardia prima regione per export di moda con 10,4 miliardi di export, rappresenta un quarto del totale italiano, +3,5%. Supera i 10 miliardi anche la Toscana (+26%), terzo il Veneto con 8 miliardi. Oltre a Milano, tra i primi 20 posti ci sono anche le lombarde Como 11°, Bergamo 12°, Varese 17°, Mantova 18°.  e Brescia al 20°. In forte crescita Pavia (+113,1%), che passa da 181 a 385 milioni. I prodotti lombardi che incrementano di più il loro export sono: le calzature (+11,4%) e gli articoli di abbigliamento (+7,2%). Tra le province, oltre a Milano, si distinguono Mantova seconda per maglieria, Como per tessuti, Bergamo per biancheria per la casa, passamaneria e terza per filati.

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