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Tendenze

Tempi di vendita degli immobili: “toccato il minimo storico da 10 anni”

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Gli ultimi dati sui tempi di vendita elaborati dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa a giugno 2022 vedono una diminuzione in tutte le realtà territoriali. Ancora una volta il mercato immobiliare si dimostra veloce e dinamico come c’era da aspettarsi alla luce della domanda vivace e dell’offerta in diminuzione. Nelle grandi città si è arrivati a 108 giorni, minimo storico toccato negli ultimi dieci anni, con un miglioramento di 6 giorni rispetto alla precedente rilevazione. Ancora una volta Milano e Bologna si confermano le città più veloci, rispettivamente con 52 e 69 giorni con la differenza che Milano segnala una diminuzione di 10 giorni rispetto ad un anno fa, Bologna un aumento di 6 giorni.

Le città con tempi più lunghi sono Bari con 141 giorni e Palermo con 132 giorni, entrambe con un trend in diminuzione. Tempi sostanzialmente stabili a Genova (127 giorni) e Napoli (100 giorni) mentre le diminuzioni maggiori si sono registrate a Verona (da 135 a 122 giorni) e Palermo (da 143 a 132 giorni).

Le realtà dell’hinterland delle metropoli registrano una sostanziale stabilità pur restando in un contesto di velocizzazione delle transazioni: per vendere un immobile occorrono 148 giorni. I tempi di vendita più brevi si segnalano nell’hinterland di Firenze (118) seguito da quello di Verona (127). Quest’ultimo in particolare registra un miglioramento di 14 giorni rispetto a un anno fa: un dato che non sorprende alla luce del fatto che esso include molte località del lago di Garda dove il mercato, da alcuni semestri a questa parte, è estremamente vivace grazie agli acquisti di casa vacanza. Peggiora invece l’hinterland di Bari con un aumento di 14 giorni e conta attualmente 178 giorni.

Nei capoluoghi di provincia chi decide di vendere casa deve mettere in conto mediamente 134 giorni, decisamente meno di quanti ne avrebbe impiegati un anno fa quando ne occorrevano 143. C’è stata quindi una contrazione di 9 giorni che ha fatto in modo che anche nei capoluoghi di provincia si raggiungessero i livelli minimi degli ultimi dieci anni.

I dati analizzati evidenziano che chi sta acquistando casa sta velocizzando le decisioni di acquisto, sia a causa della bassa offerta sul mercato sia per timore di incappare in ulteriori aumenti dei tassi di interesse. Veloci anche gli investitori che intendono impiegare la liquidità messa da parte per evitare che sia erosa dall’inflazione crescente. Chi invece sta valutando l’acquisto sta dimostrando una maggiore prudenza alla luce dello scenario economico più incerto e del cambiamento in atto sul mercato creditizio. Saranno i prossimi mesi a dirci se tutto questo inciderà sulle tempistiche di vendita allungandone la durata.

Manifatturiero, la crescita in Lombardia rallenta

in Economia/Manifatturiero/Meccanica/Tendenze by

La Lombardia resiste e si conferma la Regione con il tessuto produttivo più importante d’Italia e tra i principali in Europa. Non era scontato, non era semplice, visto le pandemie, prima quella sanitaria e ora quella energetica, con le quali le imprese devono far fronte; ma il connubio pubblico-privato regge in un momento estremamente difficile e questo è senza dubbio un’ottima notizia non solo per la Lombardia ma per tutto il Paese.

I numeri, bisogna ammetterlo, sono meno positivi rispetto ai trimestri scorsi ma la produzione industriale continua la sua crescita seppur in maniera più limitata rispetto allo scorso trimestre (+0,4%), riducendo così l’intensità della crescita congiunturale ma restando in territorio positivo. La variazione tendenziale sullo stesso trimestre dell’anno scorso è pari al +4,8%. Questo risultato positivo è diffuso a quasi tutti i settori con l’eccezione dei mezzi di trasporto (-2,6%) e della siderurgia (-4,8%) che registrano invece un calo tendenziale. Gli ordinativi – sempre in positivo – mantengono tassi di crescita moderati per l’industria (+1,3% dall’interno e +1,5% dall’estero).

ASSESSORE GUIDESI: “Gli ultimi dati relativi al comparto manifatturiero – dichiara l’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi – confermano che il tessuto produttivo lombardo tiene nonostante le difficoltà legate al ‘caro energia’; un problema che l’Europa non affronta concretamente nonostante i ripetuti annunci”. “Come Regione Lombardia – ha continuato – abbiamo messo in campo tutto quello che potevamo attraverso misure specifiche e strumenti creditizi. Ci attendiamo che oggi l’Europa faccia lo stesso altrimenti si rischia seriamente di compromettere l’economia trainante del Paese con gravi effetti sociali”.

POSITIVI ANCHE I DATI DEGLI ARTIGIANI – Risultati in linea anche per le aziende artigiane manifatturiere che segnano una crescita della produzione del +0,6% congiunturale che diventa +4,9% su base tendenziale. Per queste imprese – rivolte maggiormente al mercato interno – gli ordini mostrano segnali di cedimento (+0,4% congiunturale), mentre per i mercati esteri svoltano in negativo (-0,2%). Crescono maggiormente nel trimestre i settori del comparto moda (abbigliamento, pelli-calzature e tessile). Anche in questo caso un dato interessante e significativo soprattutto per quel che concerne il tessile, settore che più di tutti ha faticato anche anti-covid.

QUADRO STRAORDINARIO SE SI CONSIDERANO I ‘FATTORI ESTERNI’ – Un quadro tendenzialmente positivo che diventa straordinario soprattutto se si considera quanto siano impattanti per le imprese i cosiddetti ‘fattori esterni’; beni energetici, materie prime e componenti varie registrano nuovi record spingendo il dato sui prezzi verso l’alto: rispetto al III° trimestre 2021 i prezzi delle materie prime sono cresciuti mediamente del 57% per le imprese industriali e dell’82,5% per le artigiane. Si attenuano tuttavia le difficoltà di approvvigionamento e migliora anche la situazione delle scorte di magazzino e dei materiali per la produzione.

Nello specifico, i prezzi delle materie prime presentano una dinamica congiunturale in continuo rialzo per tutti i comparti, ma con un rallentamento nell’ultimo trimestre. Per l’industria, l’incremento si assesta ora al +9,8% congiunturale, dal +15,9% di inizio anno. L’artigianato mostra una dinamica simile passando dal +19,8% del primo trimestre all’attuale +15,2%.

I prezzi dei prodotti finiti seguono ancora da lontano l’incremento delle materie prime registrando un +6,1% per l’industria e un +8,1% per l’artigianato.

In questa logica si inseriscono gli strumenti messi in campo dall’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia: un pacchetto economico da 255 milioni per le imprese lombarde che si compone di diverse misure per sostenere investimenti sull’efficientamento energetico del processo produttivo e per supportare le aziende che in questo momento hanno bisogno di credito e liquidità.

SCENARIO DEL PROSSIMO TRIMESTRE – In un quadro ancora incerto lo scenario più probabile per il prossimo trimestre è di una contrazione congiunturale dei livelli produttivi che porterebbe ad una crescita media annua per il 2022 del +6,3%, ma a un tasso di crescita acquisito per il 2023 negativo pari al -0,3%.

FUTURO PROSSIMO INCERTO – Proprio pensando al prossimo futuro, il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio, tiene alta l’attenzione e sottolinea che “se nel terzo trimestre il quadro per la produzione lombarda rimane positivo, assistiamo a un ulteriore indebolimento della crescita e ci avviciniamo pericolosamente a un possibile punto di svolta negativo; Infatti, il deterioramento del quadro economico porta gli imprenditori industriali a un cauto pessimismo per il prossimo trimestre, mentre per gli artigiani il rischio di una contrazione della produzione è ancora maggiore”.

INCORAGGIANTI I DATI SULL’OCCUPAZIONE – Nonostante le preoccupazioni degli imprenditori, guardando con attenzione tutti i dati si trovano conferme rispetto alla tenuta del sistema e alla grande resistenza delle imprese lombarde. Molto interessanti, ad esempio, sono i numeri relativi all’occupazione dell’industria che registra un saldo positivo (+0,3%). Rimane stabile ai minimi la quota di imprese che ha fatto ricorso alla CIG: la quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione si attesta al 6,9% e le ore di CIG utilizzate si fermano all’1,1%. Un risultato importante ma meno positivo quello registrato per l’artigianato che, a fronte di un utilizzo della CIG ai minimi, registra un saldo occupazionale di poco sotto lo zero (-0,2%).

OTTIMA PERFORMANCE DEL SETTORE MODA – Anche osservando i dati settoriali dell’industria l’analisi è positiva; la maggior parte delle realtà mantiene significativi incrementi tendenziali dei livelli produttivi. Da segnalare l’ottima performance del sistema moda: abbigliamento (+30,3%), pelli-calzature (+27,9%) e tessile (+7,4%). Incrementi sopra la media anche per manifatturiere varie (+8,6%), carta-stampa (+7,8%), alimentari (+6,5%), meccanica (+5,4%) e legno-mobilio (+5,1%). In crescita, ma con intensità minori poco superiori all’1% minerali non metalliferi e gomma-plastica; variazione nulla per la chimica; invece, gli unici settori in contrazione tendenziale sono i mezzi di trasporto (-2,6%) e la siderurgia (-4,8%). Il positivo andamento del comparto moda è confermato anche dalle imprese artigiane. I risultati meno entusiasmanti, ma ancora positivi, si hanno nel comparto artigiano per manifatturiere varie (+1,5%), gomma-plastica (+2,6%), meccanica (+3,5%), alimentari e carta-stampa (+4,6%). variazione nulla, in questo caso, per la siderurgia.

BENE IL FATTURATO PER L’INDUSTRIA – Altro dato interessante è quello relativo al fatturato a prezzi correnti dell’industria che segna un buon risultato tendenziale (+13,5%) e una crescita sul trimestre precedente del 2,6%. Gli incrementi di prezzo dei prodotti finiti in atto, con un’ulteriore crescita del 6,1% congiunturale, influiscono sul risultato. Per le imprese artigiane il fatturato cresce dell’1,7% congiunturale e del 7,4% tendenziale. Anche in questo caso va considerata la dinamica dei prezzi dei prodotti finiti, cresciuti dell’8,1% rispetto al trimestre precedente. La dinamica congiunturale degli ordini interni migliora, ma resta debole, per l’industria (+1,3% congiunturale), come anche gli ordini esteri che si fermano a +1,5%. Risultati peggiori per l’artigianato con ordini interni poco sopra lo zero (+0,4%) ed esteri in lieve contrazione (-0,2%). La quota del fatturato estero sul totale rimane elevata per le imprese industriali (39,8%) e resta poco rilevante e in diminuzione per le imprese artigiane (6,4%).

SEGNALI INCORAGGIANTI ANCHE DALLE SCORTE DI MAGAZZINO – Per il settore industria si registra un rientro delle scorte di magazzino verso livelli più che adeguati, con i segnali di scarsità ora in quota minoritaria. In questo trimestre, a fronte di una quota considerevole di imprese che giudica le scorte adeguate (63% per i prodotti finiti e 73% per le materie prime), si registrano saldi tra giudizi di esuberanza-scarsità positivi per le materie prime (+1,8%) e leggermente negativi per i prodotti finiti (-0,8%). In miglioramento anche le scorte per l’artigianato, anche se i segnali di scarsità delle materie prime sono ancora giudicate scarse, ma in linea con i dati storici del comparto.

SI CONFERMA LA FORZA DELLA LOMBARDIA MA FONDAMENTALE L’INTERVENTO EUROPEO – Dopo oltre un anno dalla ‘pandemia energetica’, arrivata subito dopo quella sanitaria, le imprese lombarde si confermano straordinarie e forti riuscendo a resistere in una situazione complessa. È altresì evidente che le istituzioni continuano ad assumere un ruolo determinante per il sostegno che devono al sistema produttivo. Da qui il motivo dei continui allarmi che Regione Lombardia, con l’assessore Guidesi, e tutto il ‘sistema lombardo’ lanciano da ormai un anno alla Commissione Europea nella speranza di un pur tardivo ma essenziale intervento. 

Terziario, a Brescia la fiducia delle imprese torna al 2020

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze/Terziario by
Fiducia al minimo

Nel 3° trimestre del 2022, il clima di fiducia delle imprese bresciane attive nel settore dei servizi segnala un calo rispetto al trimestre precedente, passando da 109 a 102: un livello di fatto che ritorna ad essere quello sperimentato a fine 2020, particolarmente distante dalle soglie raggiunte nello stesso periodo dello scorso anno (146).

A evidenziarlo sono risultati dell’Indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia al 3° trimestre 2022.

Tale evoluzione si inserisce all’interno di un movimento ribassista iniziato nella seconda metà del 2021 e intensificatosi nel corso del 2022. Come emerso anche nelle rilevazioni precedenti, il calo di fiducia sembrerebbe causato non tanto da un ridimensionamento dell’attività da parte delle realtà intervistate, quanto dalle generalizzate preoccupazioni in merito alla capacità dell’intero sistema economico nazionale di fronteggiare con successo le complesse incognite globali. Le principali variabili che pesano sono, in particolare, il protrarsi del conflitto russo-ucraino, l’inflazione quanto mai elevata e il “caro-energia”, che grava sul settore industriale locale, tradizionale cliente del terziario bresciano.

“Con il clima di fiducia si misura la parte più emotiva del sentiment delle imprese del settore riguardo all’andamento attuale e futuro del comparto – commenta Fabrizio Senici, Presidente del settore Terziario di Confindustria Brescia – È questo il momento del realismo e dell’ottimismo: il realismo dei numeri, che ci dicono che il settore naviga in acque serene – più fatturato. più ordini, più occupazione – e l’ottimismo che ogni imprenditore deve mettere in campo proprio quando c’è bisogno di guardare avanti e di non scoraggiarsi per eventi esterni su cui nulla può fare il singolo.”

Nel dettaglio, per quanto riguarda i giudizi espressi dalle aziende sui tre mesi precedenti:

  • il fatturato è aumentato per il 36% delle imprese intervistate, con un saldo positivo del 25% tra coloro che hanno dichiarato variazioni in aumento e in diminuzione;
  • gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +41% e a +18%);
  • i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione crescente (saldo netto pari a +28%); una tendenza che certifica come l’inedita salita delle quotazioni degli input energetici si stia propagando in altri ambiti dell’economia reale.

Per quanto riguarda le prospettive per i mesi a venire:

  • il fatturato è atteso in crescita dal 45% degli intervistati, con un saldo positivo del 24% a favore degli ottimisti rispetto ai pessimisti;
  • i saldi riferiti al portafoglio ordini (+10%) e all’occupazione (+28%) descrivono uno scenario di possibile consolidamento dell’attività;
  • i prezzi dei servizi offerti manifestano un saldo positivo (+19%), a indicazione che la fase rialzista è verosimilmente destinata a confermarsi anche nel prossimo futuro.

Le opinioni delle imprese in merito alle prospettive generali dell’economia italiana si confermano negative, andando a riflettere, fra l’altro, il crescente deterioramento del potere di acquisto delle famiglie (che si riverbera negativamente sulla loro propensione al consumo), nonché la nuova fase restrittiva della politica della BCE, che andrà a colpire, in particolare, famiglie e PMI.  Nel dettaglio, il 9% degli imprenditori ha espresso un orientamento ottimistico, a fronte del 36% che prevede stazionarietà e del 55% che ha invece una visione negativa.

L’andamento per comparto

Consulenza alle imprese

Il clima di fiducia delle imprese attive nel comparto della consulenza alle imprese, nel 3° trimestre 2022, si attesta a 99, contro 107 del periodo precedente. I giudizi espressi rispetto ai tre mesi precedenti segnalano che: il fatturato è aumentato per il 38% delle imprese, con un saldo positivo del 30% tra risposte in crescita e in diminuzione; gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +34% e a +13%); i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione in rafforzamento (saldo netto pari a +25%). Con riferimento alle prospettive a breve termine: il fatturato è atteso in crescita dal 42% degli intervistati, con un saldo positivo del 25%; i saldi riferiti al portafoglio ordini (+8%) e all’occupazione (+25%) indicano uno scenario di possibile rafforzamento dell’attività; i prezzi dei servizi offerti manifestano un saldo positivo (+21%). Le opinioni delle imprese in merito alla tendenza generale dell’economia italiana risultano negative: il 13% prevede un aumento, a fronte del 29% che propende per la stazionarietà e del rimanente 58% che ha una visione sfavorevole.

ICT & digitale

Il clima di fiducia delle imprese attive nel comparto ICT & digitale, nel 3° trimestre 2022, si attesta a 120, unico settore che registra un incremento rispetto a quanto rilevato fra luglio e settembre (111). In merito ai giudizi espressi sui tre mesi precedenti: il fatturato è aumentato per il 41% delle imprese, con un saldo positivo del 29% tra variazioni in aumento e in diminuzione; gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +71% e a +23%); i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione crescente (saldo netto pari a +24%). Riguardo alle prospettive a breve termine: il fatturato è atteso in crescita dal 65% degli intervistati, con un saldo positivo del 47%; i saldi riferiti al portafoglio ordini e all’occupazione risultano positivi (rispettivamente pari a +23% e a +41%); i prezzi dei servizi offerti registrano un saldo in aumento del 18%. Le opinioni delle imprese in merito alla tendenza generale dell’economia italiana risultano nel complesso sfavorevoli: il 12% degli imprenditori ha un orientamento positivo, il 41% prevede stazionarietà e il rimanente 47% si aspetta una contrazione.

Servizi alle imprese

Il clima di fiducia delle imprese attive nel comparto servizi alle imprese, nel 3° trimestre 2022, si attesta a 89, netta contrazione rispetto al periodo precedente (112). Riguardo ai giudizi espressi a consuntivo: il fatturato è cresciuto per il 33% delle imprese, con un saldo positivo del 16%; gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +25% e a +17%); i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione rialzista (+42%). In merito alle prospettive a breve termine il settore dichiara alcune criticità: il fatturato è atteso in diminuzione per il 25% degli intervistati, con un saldo negativo del -8%; il saldo riferito al portafoglio ordini risulta nullo, quello all’occupazione invece positivo (+17%) descrivono uno scenario con alcune zone d’ombra; i prezzi dei servizi offerti si contraddistinguono per un saldo positivo del 17%. Le opinioni delle imprese in merito alle prospettive dell’economia italiana risultano nettamente negative: nessuno degli imprenditori ha un orientamento ottimistico, a fronte del 42% che prevede stazionarietà e del 58% che invece propende per una flessione.

L’Indagine viene effettuata trimestralmente su un panel di imprese associate appartenenti al settore terziario.

Automotive, Brescia pronta alla sfida, ma pesano i ritardi delle forniture

in Aib/Associazioni di categoria/Automotive/Economia/Tendenze by

Il Sistema Brescia è complessivamente pronto ad affrontare le sfide del futuro per quanto riguarda il settore Automotive, soprattutto con riferimento alle tematiche della transizione ecologica e tecnologica in atto. A testimoniarlo è, in particolar modo, la propensione delle realtà bresciane a investire sul tema innovazione: fatto 100 l’importo complessivo del budget disponibile, le imprese dedicheranno nei prossimi anni circa il 45% dei fondi alla R&S (autonoma o con partner) o a consulenze (di università o di terzi).

È questa una delle evidenze emerse dall’indagine “La transizione tecnologica nell’Automotive: le sfide da vincere per la filiera bresciana”, condotta dal Centro Studi di Confindustria Brescia e dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, e focalizzata in particolare sulle modalità con cui le imprese si stanno approcciando alla transizione ecologica e tecnologica in atto. È stato coinvolto un campione di 24 imprese bresciane leader del comparto, con un fatturato complessivo di 2,7 miliardi di euro, di cui il 77% riconducibile a ricavi realizzati direttamente nel settore automotive.

Tra i risultati della ricerca, emerge come il 70,8% del campione osservato dichiari di avere al suo interno un ufficio di R&S, percentuale che sale al 77,8% per le grandi imprese; mediamente le aziende investono il 4,3% del loro fatturato in R&S: si tratta dunque di soggetti di dimensioni medio-grandi (almeno in ambito italiano), caratterizzati da una propensione a investire in innovazione medio-alta e certamente superiore alla media del manifatturiero italiano.

Le imprese della filiera auto di questo territorio mostrano poi una buona diversificazione produttiva, riconducibile principalmente a due comparti: “Motore” e “Abitacolo”.La fotografia scattata vede ai primi posti la specializzazione in sistemi motore (42% delle risposte) e parti esterne (33%); seguono appaiati telaio/carrozzeria e sistemi di trasmissione (25%), gestione termica (21%), produzione di parti interne (17%) e componenti di regolazione (13%). Per quanto riguarda la transizione ambientale e tecnologica, le aziende più coinvolte sono, come atteso, quelle specializzate nel “Motore” (93%).

Elementi significativi emergono anche dal punto di vista delle strategie: tenendo in considerazione che l’indagine è stata somministrata prima della decisione del Consiglio europeo di fine giugno 2022 (escludere dal mercato del nuovo tutte le auto con motore endotermico), si delinea già chiara l’urgenza del momento: solo l’11% delle imprese ha, infatti, dichiarato di non avere in agenda nuove strategie industriali per affrontare il complesso scenario competitivo che si profila nella filiera dell’auto. Il Made in Brescia punta soprattutto sulla riconversione della produzione (33%) o su nuove alleanze (33%).

Gli elementi di potenziale ostacolo agli investimenti sono invece costituiti, in primo luogo, dell’incertezza tecnologica (63%), seguita a distanza da quella di mercato (38%). Si presenta poi il tema del capitale umano, a causa del mismatch tra domanda e offerta di lavoro (il 25% segnala la mancanza di competenze). Non emergono invece criticità di carattere finanziario, un elemento che va letto alla luce del buono stato di salute delle aziende intervistate e che riflette anche le condizioni favorevoli di accesso al credito esistenti al momento della rilevazione.

L’indagine si è poi concentrata sull’individuazione dei principali partner nei progetti di innovazione seguiti dalle imprese dell’automotive bresciano. La fotografia scattata, riferita allo scenario attuale, vede ai primi posti i soggetti della filiera: clienti (77% delle risposte), fornitori di materie prime (55%), fornitori di tecnologie (55%) e fornitori di impianti (50%). Un elemento di interesse è quindi rappresentato dalla significativa quota di operatori (50%) che interagisce con il mondo universitario: è un aspetto quanto mai positivo, se si pensa al fatto che il sistema accademico è spesso giudicato in qualche modo distante da quello delle aziende.

La ricerca ha destinato ampio spazio all’analisi dei rapporti che le aziende bresciane dell’Automotive hanno con i propri fornitori e clienti. Si tratta di un osservatorio privilegiato da cui analizzare il livello di collaborazione all’interno della filiera, un elemento considerato strategico e imprescindibile per affrontare con successo le importanti sfide che il sistema delle imprese ha di fronte nei prossimi anni. Per quanto riguarda i fornitori, le risposte hanno raccolto la visione su oltre 900 realtà italiane, spesso costituite da realtà produttive di piccole e medie dimensioni. Da questo punto di vista, i vantaggi competitivi che caratterizzano la fornitura nazionale riguarderebbero aspetti piuttosto tradizionali come quelli della qualità (segnalata dall’82% delle imprese) e della flessibilità (71%): sono peculiarità tipiche della manifattura italiana e bresciana, un “marchio di fabbrica” da sempre riconosciuto a livello mondiale ma verosimilmente non più sufficiente. Infatti, gli elementi riferiti all’innovazione, per questi stessi soggetti, risultano scarsamente considerati (innovazione di prodotto 35%, di processo 29%, organizzativa 6%). Si tratta di un importante segnale di allarme, che denoterebbe una potenziale debolezza della filiera di fronte allo scenario futuro, che vede nell’innovazione un elemento sempre più strategico e imprescindibile.

Brescia, a ottobre inflazione su del 11,3% rispetto al 2021

in Economia/Tendenze by

Nel mese di Ottobre l’inflazione accelera notevolmente la sua crescita segnando un aumento rispetto al mese precedente (tasso congiunturale pari a +3,0%) e rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (tasso tendenziale pari a +11,3%). A darne notizia – secondo quanto riporta Brescia news / BsNews – è l’Ufficio Statistica del Comune di Brescia.

Questo incremento è determinato dal forte aumento della divisione “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili”, che presenta un tasso congiunturale del +25,0% e un tasso tendenziale del 55,0%, entrambi dovuti agli incrementi delle voci Energia elettrica e Gas (tav.2).

Le altre divisioni registrano lievi incrementi congiunturali inferiori alla variazione media generale o lievi decrementi. Nel primo gruppo figurano le divisioni “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+0,7%), “Abbigliamento e calzature” (+0,7%), “Altri beni e servizi” (+0,4%), “Bevande alcoliche e tabacchi (+0,2%) e “Mobili, articoli e servizi per la casa” (+0,1%). Nel secondo gruppo (quello in diminuzione), figurano le seguenti divisioni: “Trasporti” (-0,7%, con la diminuzione dei Carburanti e lubrificanti per mezzi di trasporto privati), “Servizi ricettivi e di ristorazione” (-0,4% con la diminuzione dei Servizi di alloggio), “Ricreazione, spettacoli e cultura” (-0,1%, con la diminuzione dei Pacchetti vacanza e dei Servizi ricreativi e sportivi) e “Istruzione” (-0,1%). Rimangono nulle le divisioni “Comunicazioni” e “Servizi sanitari e spese per la salute”.

Rispetto all’anno precedente, le divisioni che presentano aumenti tendenziali sopra la media generale sono “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+55,0%, con l’aumento del 214,0% dell’Energia elettrica e del 98,2% del Gas) e “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+11,8%, con l’incremento del 19,4% dei Vegetali e del 13,4% del Pane e cereali). Sotto la media, figurano i “Trasporti” (+8,9%), i “Mobili, articoli e servizi per la casa” (+8,3%), “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+7,3%), “Abbigliamento e calzature” (+4,7%), “Bevande alcoliche e tabacchi (+2,2%), “Servizi sanitari e spese per la salute” (+1,8%) e “Ricreazione, spettacoli e cultura” (+1,7%). In calo rispetto all’anno precedente, le “Comunicazioni” (-2,9%) e l’“Istruzione” (-0,1%).

Analizzando per tipologia di prodotto, in questo mese, i “Beni” presentano un deciso incremento congiunturale (+5,6%, dovuto soprattutto all’incremento della voce dei Beni energetici), mentre i “Servizi” calano lievemente (-0,3%). Contribuiscono alla diminuzione dei “Servizi”, i “Servizi relativi ai trasporti” (-1,0%) e i “Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona” (-0,5%). Rimangono comunque elevate le variazioni tendenziali dei “Beni” (+17,2%), sia dei Beni Alimentari (+11,4%) che Energetici (+72,8%). Per i “Servizi” le variazioni tendenziali sono più contenute (+4,2%).

Con riferimento alla frequenza di acquisto, i prodotti a Media frequenza sono in deciso aumento rispetto al mese precedente (+7,1%), mentre quelli a Alta e Bassa frequenza presentano lievi incrementi (rispettivamente +0,3% e +0,4%). Piuttosto elevate le variazioni tendenziali dei prodotti a Media (+17,3%), Alta (+8,4%) e a Bassa (+5,5%) frequenza di utilizzo.

Imprese, per il sistema Brescia ricavi da record nel 2021

in Economia/Tendenze by

Il Sistema Brescia registra numeri record nel 2021, anche se – dopo la pandemia – gli investimenti non sono ancora ripartiti e l’incremento dei tassi per il 2022-2023 potrebbe assorbire liquidità, provocando un potenziale calo della redditività.

A evidenziarlo è l’indagine condotta da Confindustria Brescia e Deloitte, presentata oggi pomeriggio nell’evento “GRUPPI INDUSTRIALI BRESCIANI – I record dei Top 100 nel 2021 e le sfide di oggi”, organizzato nella Sala Beretta di Confindustria Brescia in collaborazione con l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Brescia.

Dopo i saluti di apertura di Severino Gritti (Presidente Ordine Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Brescia) e i contributi tecnici di Davide Fedreghini (Centro Studi Confindustria Brescia) e Riccardo Pastore (Partner, Financial Advisory Deloitte), sono intervenuti, moderati da Massimiliano Del Barba (Corriere della Sera), Franco Gussalli Beretta (Presidente Confindustria Brescia) e Antonio Solinas (AD, Financial Advisory Deloitte).

L’incontro ha analizzato le dinamiche economico-finanziarie sperimentate nel 2021 dai primi 100 gruppi industriali bresciani a vocazione manifattura – che contano ricavi complessivi pari a 21,0 miliardi di euro e oltre 56mila addetti – e discusso su come il “Quarto capitalismo” bresciano, riconosciuto in tutto il mondo per la qualità delle produzioni e per l’elevato livello di proiezione internazionale, stia affrontando le complessità di questi mesi. Nel dettaglio, lo studio ha riguardato il triennio 2019-2021, permettendo quindi di verificare non solo l’entità della crescita sul 2020, anno in cui l’economia mondiale ha subito gli effetti negativi della pandemia, ma anche la capacità di recupero del Made in Brescia rispetto alla “normalità pre-Covid”.

Tra i principali risultati di bilancio nel 2021, dall’analisi condotta dal Centro Studi di Confindustria Brescia emergono i seguenti:

·        i ricavi sono cresciuti del 35,3% sul 2020 e del 22,4% sul 2019. Tale dinamica si spiega con la crescita dei volumi e dei prezzi di vendita, questi ultimi rivisti al rialzo come risposta all’incremento delle quotazioni delle materie prime utilizzate nei processi produttivi;

·        il MOL è cresciuto del 54,5% sul 2020 e del 30,1% sul 2019; il rapporto MOL/Ricavi si attesta ai massimi storici (12,5%): emerge quindi la capacità dei gruppi di trasferire ai clienti l’aumento dei costi registrato nella fase di approvvigionamento;

·        lungo il triennio 2019-2021 le materie prime hanno eroso l’incidenza delle altre voci di costo (62% del totale), in particolare quelle relative al personale e agli ammortamenti. Le informazioni, per lo più assenti in Nota Integrativa, non permettono di quantificare l’evoluzione dei costi riferiti alle utenze energetiche;

·        l’elevata dotazione patrimoniale si conferma un punto di forza per l’industria bresciana, con un indice di indipendenza finanziaria stabile al 49,2%;

·        le attività di investimento non sono ripartite come atteso dopo la pandemia: erano pari a 1,03 miliardi nel 2019 e sono rimaste stabili nel 2020 (893 milioni) e nel 2021 (887 milioni);

·        nel triennio 2019-2021, il costo dell’indebitamento finanziario si è mantenuto su valori storicamente molto bassi (mai oltre il 2,6%), a testimonianza dell’affidabilità dei gruppi bresciani, unita a condizioni finanziarie particolarmente distensive da parte del sistema creditizio; l’incremento dei tassi per il 2022-2023 potrebbe tuttavia assorbire liquidità, provocando un potenziale calo della redditività;

·        la breve indagine somministrata ai gruppi indicherebbe, per il 2022 un nuovo rialzo del fatturato, con il MOL non in grado di replicare interamente tale incremento. Ciò comporterebbe un leggero calo della marginalità che tuttavia rimarrebbe, a livello aggregato, ampiamente positiva. Tale dinamica sarebbe giustificata da una serie di motivazioni, tra cui: l’eterogeneità degli effetti causati dallo shock energetico sui diversi comparti dell’industria bresciana e la rilevante presenza di siti produttivi all’estero, in ambiti territoriali meno colpiti dal rincaro delle quotazioni energetiche.

Per quanto riguarda invece la survey condotta da Deloitte, sono due le principali evidenze emerse:

  • i gruppi industriali del territorio bresciano hanno risposto al generale contesto inflattivo e all’aumento dei costi principalmente focalizzandosi sul ribaltamento dei prezzi, mediamente accettato dai clienti, e sull’aumento dei volumi di acquistati per mitigare rischi di stock-out;
  • inoltre, si evince un particolare focus dei Gruppi sulla gestione del circolante in ottica di sostenibilità di medio-lungo termine per ribilanciare la struttura finanziaria che, con un livello di debito cresciuto nel periodo pandemico e nel primo semestre del 2022 e il recente aumento dei tassi d’interesse, pone dei rischi di sostenibilità futura.

“Se un anno fa, durante questo evento, sottolineavamo in particolare la capacità del sistema produttivo bresciano di reggere all’impatto della pandemia, grazie soprattutto alla sua robusta patrimonializzazione, oggi il focus si è invece spostato verso una nuova direzione – commenta Franco Gussalli Beretta, Presidente di Confindustria Brescia –. I rincari energetici e le crisi geopolitiche mondiali hanno tratteggiato uno scenario differente, per alcuni versi addirittura più complicato, perché non affrontabile con un atteggiamento prudenziale di attesa. A ciò si aggiungono le incertezze sul futuro dell’Automotive, un comparto centrale per il nostro territorio. Il Sistema Brescia è attrezzato per affrontare le sfide, ma ora servono risposte anche da parte del nuovo Governo, che deve essere in grado di mettere il lavoro al centro della propria agenda. Anche perché le prospettive future, pur rimanendo positive, anticipano un possibile calo delle marginalità e allo stesso tempo si prefigura un problema di liquidità delle aziende, legato a due aspetti: il pagamento delle superbollette e le richieste dei fornitori di energia di pagamento anticipato. Governo e istituzioni finanziarie devono quindi preparare un programma per fronteggiare questa problematica, come fatto durante il COVID.”

“Le incertezze relative alla supply chain, unite alla forte spinta inflattiva e ad una sempre maggiore consapevolezza da parte dei clienti circa le dinamiche di prezzo, hanno determinato un contesto generale di significativa volatilità, ma comunque con una capacità costante di far crescere il fatturato – aggiunge Antonio Solinas, Amministratore Delegato di Deloitte Financial Advisory –. Se la resilienza in periodo pandemico è stata guidata da una maggiore attenzione ai costi, supportata da un accesso agevolato al credito, l’attuale scenario suggerisce invece l’adozione di processi e strumenti di pricing evoluti, ove i fattori di digitalizzazione e machine learning diverranno progressivamente un elemento di supporto imprescindibile per un corretto processo decisionale. La recente crescita dei tassi di interesse, con contestuale riduzione dei ritorni sugli investimenti in capacità produttiva, riporta di attualità la capacità di creare valore attraverso una migliore gestione del circolante, sia in ottica di efficientamento della catena del valore, sia in ottica di supporto agli investimenti, siano essi di natura organica o inorganica”.

Imprese chiuse e aperte: in estate 386 aziende in più nel Bresciano

in Associazioni di categoria/Camera di commercio/Economia/Tendenze by
Meccanico, foto generica da Pixabay

Il bilancio della nati-mortalità delle imprese bresciane tra luglio e settembre si è chiuso con un nuovo saldo positivo di 386 unità ma, per il secondo trimestre consecutivo, in ridimensionamento.

“I dati del terzo trimestre evidenziano la sostanziale tenuta del tessuto imprenditoriale bresciano – commenta il Presidente della Camera di Commercio, Ing. Roberto Saccone – Il bilancio della nati-mortalità imprenditoriale tra luglio e settembre si mantiene infatti positivo rispetto al corrispondente periodo del 2021 (a differenza del dato lombardo e di quello nazionale che risultano, invece, negativi).

Per il secondo trimestre consecutivo,  tuttavia, gli avvii di impresa hanno rallentato il passo, così come risulta in crescita il numero delle cessazioni, segno che la crisi energetica, l’alto tasso di inflazione e, più in generale, l’attuale problematica congiuntura economica, incidono comunque negativamente sull’intenzione di intraprendere nuove attività. Confortante, in ogni caso, il fatto che aumentano, più della media, le attività professionali, scientifiche e tecniche (con un significativo + 6,6% rispetto al terzo trimestre 2021), le imprese giovanili (+1,2%) e quelle a gestione femminile (+1,4%)”.

Dall’analisi dei flussi della natalità d’impresa, realizzata dal Servizio Studi della CCIAA di Brescia,

emerge che nel terzo trimestre dell’anno sono state 1.252 le iscrizioni di nuove imprese, in frenata del 2,1% rispetto all’analogo periodo del 2021. Il calo degli avvii d’impresa, già emerso nella seconda porzione dell’anno, conferma come la vitalità d’impresa, dopo l’emergenza sanitaria, abbia rallentato il passo.

Sul fronte della mortalità d’impresa nel periodo estivo sono 866 le imprese cancellate dall’anagrafe camerale bresciana, in aumento del 7,1% sullo stesso periodo del 2021, indicando il graduale ritorno alla normalità dopo la brusca frenata del biennio pandemico.

Il terzo trimestre dell’anno si chiude con uno stock di 119.989 imprese registrate in aumento dello 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2021 e sopra i livelli del 2019.

Dal confronto territoriale il risultato bresciano è migliore del dato lombardo che riporta un calo della base imprenditoriale, su base annua, dello 0,9% e superiore del dato nazionale che segna una diminuzione del numero delle imprese dell’1,1%.

Artigianato – Il comparto artigiano chiude il terzo trimestre con un bilancio positivo di 58 imprese

quale risultato del saldo tra 406 iscrizioni di nuove realtà imprenditoriali- in calo dell’1,5% sullo stesso periodo dello scorso anno- e di 348 chiusure anch’esse in aumento ma del 16,4% su base annua. Al 30 settembre sono 33.783 le imprese artigiane registrate al Registro Imprese di Brescia, in aumento dello 0,5% su base annua.

IL BILANCIO DEI SETTORI – Le costruzioni mantengono un ritmo di crescita sostenuto anche nel trimestre estivo: sono 18.703 le imprese edili, pari al 15,6% del totale, in aumento di 363 unità rispetto a un anno fa, il 63% delle quali sono imprese artigiane.

Sostenuto si mantiene il ritmo di crescita delle attività professionali, scientifiche e tecniche (+414 imprese pari al 6,6% rispetto al terzo trimestre 2021), dei servizi di informazione e comunicazione (+114 unità corrispondenti a un incremento del 4,1%), e delle attività immobiliari (+172 pari al +1,9). Prosegue la dinamica positiva dei servizi di supporto alle imprese (+100 unità, pari a +2,4%) e degli Altri servizi (+67 unità, pari 1,2%).

In stallo i servizi di alloggio e ristorazione che chiudono il trimestre con un leggero calo (-0,6% pari a -57 unità rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). Il commercio riporta un nuovo saldo negativo pari a -103 unità che in termini percentuali equivale a un calo della base imprenditoriale di –0,4%. Si mantiene decrescente il trend delle attività manifatturiere che riportano un nuovo calo di 146 unità determinato dalla componente artigiana.

L’organizzazione giuridica – Sul fronte organizzativo la crescita del trimestre si conferma trainata dall’aumento delle società di capitali che riportano un aumento del 3,6% su base annua. Risultato che concorre ad aumentare la loro presenza nel tessuto imprenditoriale: sono, infatti, 39.115 le società di capitale pari al 32,6% del totale.

Prosegue, anche nel trimestre estivo, la crescita delle imprese individuali che chiudono con un aumento di 239 unità rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quattro su dieci delle quali sono artigiane.

Le imprese femminili, giovanili e straniere

Sul fronte della composizione delle compagini sociali i risultati del terzo trimestre rafforzano la crescita delle imprese straniere (+5,1 sul terzo trimestre 2021). In aumento anche il numero delle imprese giovanili (+1,2%) e di quelle a gestione femminile (+1,4%).

Inflazione in crescita a Brescia: ecco cosa è rincarato di più

in Città e Hinterland/Economia/Tendenze/Zone by

Nel mese di settembre, a Brescia città, l’inflazione rallenta la sua crescita attestandosi a +0,2% a livello congiunturale (rispetto al mese precedente). Continua inoltre l’incremento a livello tendenziale, pari a +9,0% (rispetto allo stesso mese dell’anno precedente). A renderlo noto – secondo quanto riferisce Brescia news – è l’ufficio Statistica di Palazzo Loggia.

A livello di divisione, registrano incrementi congiunturali uguali o superiori alla variazione media generale le divisioni “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+2,2%, con l’aumento degli Alimentari non lavorati), “Abbigliamento e calzature” (+1,9%), Mobili, articoli e servizi per la casa” (+1,5%), “Comunicazioni” (+0,9%), “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+0,9%) e “Bevande alcoliche e tabacchi (+0,4%). Presentano diminuzioni congiunturali le seguenti divisioni: i “Trasporti” (-2,6%, con la diminuzione dei Carburanti e lubrificanti per mezzi di trasporto privati), “Ricreazione, spettacoli e cultura” (-1,4%, con la diminuzione dei Pacchetti vacanza e dei Servizi ricreativi e sportivi) e “Servizi ricettivi e di ristorazione” (-0,7% con la diminuzione dei Servizi di alloggio).

Rispetto all’anno precedente, le divisioni che presentano aumenti tendenziali sopra la media generale sono “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+29,7%, con l’aumento del 107,1% dell’energia elettrica), “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+11,5%) e “Trasporti” (+10,7%, con l’aumento dei Carburanti e lubrificanti per mezzi di trasporto privati). Altri decisi aumenti, si registrano per i “Mobili, articoli e servizi per la casa” (+8,9%, con l’aumento della voce Mobili e arredi), “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+7,7%, con l’aumento della voce Ristoranti, bar e simili) e “Abbigliamento e calzature” (+4,3%). In calo rispetto all’anno precedente, le “Comunicazioni” (-3,8%) e l’“Istruzione” (-0,9%). Analizzando per tipologia di prodotto, in questo mese, i “Beni” presentano un lieve incremento congiunturale (+1,3%), mentre i “Servizi” calano (-1,2%).

Tra i “Beni” figurano decisi incrementi per la voce Alimentari non lavorati (+4,1%), mentre contribuiscono alla diminuzione dei “Servizi”, i “Servizi relativi ai trasporti” (-5,4%). Rimangono comunque elevate le variazioni tendenziali dei “Beni” (+12,5%), sia dei Beni Alimentari (+11,1%) che Energetici (+44,4%). Per i “Servizi” le variazioni tendenziali sono più contenute (+4,4%).

Con riferimento alla frequenza di acquisto, i prodotti a “Media frequenza” sono in lieve calo rispetto al mese precedente (-0,9%), mentre quelli a bassa e a alta frequenza presentano sensibili incrementi (rispettivamente +0,8% e +1,1%).

Rimangono elevate le variazioni tendenziali dei prodotti a media e alta frequenza di utilizzo (rispettivamente: +10,6% e +8,7%). Infine, per la “Core Inflation” 1 , si registrano una variazione congiunturale debolmente negativa (-0,1%) e una variazione tendenziale positiva decisamente elevata (+5,3%).

Lombardia, occupati (quasi) ai livelli del 2019

in Economia/Lavoro/Tendenze by
Donne e lavoro, foto generica da Pixabay

Il numero degli occupati in Lombardia nel secondo trimestre di quest’anno tocca il livello di 4 milioni e 439 mila unità, con una crescita di ben 115 mila posizioni su base annua. È questa la principale evidenza del rapporto di Unioncamere Lombardia realizzato sulla base delle stime e dati Istat e Inps relativi al secondo trimestre di quest’anno. Prosegue quindi la fase positiva del mercato del lavoro regionale avviata nel secondo trimestre 2021, sebbene con un lieve rallentamento rispetto all’incremento già registrato nei primi tre mesi dell’anno. Il recupero dei livelli pre-Covid appare quindi quasi completato: mancano solo 30 mila occupati per tornare ai valori del 2019.

ASSESSORE GUIDESI – “I dati positivi – ha spiegato l’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi – sono segno della stabilità e del potenziale del nostro sistema economico produttivo, messo però a rischio dai costi energetici; continueremo a esprimere il nostro potenziale offrendo opportunità di lavoro solo se l’intervento dell’Europa sul tema energetico ci sarà e sarà immediato ed efficace”.

GIAN DOMENICO AURICCHIO (PRESIDENTE UNIONCAMERE) – “I dati lombardi di questo primo semestre 2022 mostrano un mercato del lavoro ancora in piena salute, anche se ci sono segnali di rallentamento.” – commenta Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia – “Il rafforzamento del tempo indeterminato è un fatto molto positivo che segnala il consolidamento della crescita nell’occupazione ampliando gli organici stabili delle imprese. Resta da vedere quale sarà l’impatto dei costi di produzione ed energia sulle prossime rilevazioni trimestrali visto il calo che i dati più recenti sembrano già indicare a livello nazionale”.

LOMBARDIA MEGLIO DELLA MEDIA NAZIONALE – Con questi dati il tasso di occupazione regionale si attesta al 68,3%: un livello nettamente superiore alla media nazionale (60,5%) e in crescita di quasi due punti su base annua. In Lombardia però, a differenza del dato complessivo italiano, non sono ancora del tutto recuperati i valori pre-Covid – a causa del diverso andamento del denominatore del tasso di disoccupazione – la fascia di popolazione in età lavorativa dai 15 ai 64 anni – la cui diminuzione meno marcata che nel resto d’Italia influisce sull’indicatore complessivo.

PIU’ MARCATO L’INCREMENTO DELLA COMPONENTE MASCHILE – Si conferma la fase di maggior incremento della componente maschile della forza lavoro (+3,4% gli occupati su base annua), trainata dall’espansione dei settori dell’industria (+6,5%) e delle costruzioni (+5,6%). Più lenta invece la crescita dell’occupazione femminile (+1,7%), anche per via del primo calo – dopo un anno di segni positivi – registrato dal comparto dei servizi diversi dal commercio (-0,5%). Si allarga quindi il divario di genere nella popolazione lavorativa.

DISOCCUPAZIONE TORNA AI LIVELLI PRE-CRISI – Ancora in diminuzione la disoccupazione, con il tasso che scende al 5% e si riporta in linea con i livelli pre-crisi. La crescita degli occupati spinge al rialzo il tasso di attività (71,9%), che misura la partecipazione della popolazione al mercato del lavoro, in crescita di 1,2 punti su base annua e ormai prossimo anch’esso ai valori del 2019.

Anche se i dati di flusso confermano il proseguimento della fase positiva, si registra un rallentamento rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Il saldo positivo tra assunzioni e cessazioni è di +53 mila contratti e su base annua la crescita è pari a +137 mila posizioni lavorative (il valore del primo trimestre era +154 mila). Si rafforza il contributo positivo della componente a tempo indeterminato (+51 mila posizioni) grazie alla crescita delle trasformazioni con la loro stabilizzazione.

SI CONFERMA IL FORTE CALO DELLA CASSA – La cassa integrazione conferma il forte calo su base annua pur restando ancora superiore ai valori pre-Covid: diminuiscono dell’87% le ore autorizzate. Scendono tutte le componenti della CIG tranne quella straordinaria, che torna in crescita del +34,5%.

Neosperience, nella semestrale volano ricavi ed Ebitda

in Bilanci/Economia/Tendenze by

 Il Consiglio di Amministrazione di Neosperience S.p.A. (“Neosperience” o la “Società”), PMI innovativa e player di riferimento nell’intelligenza artificiale quotata su Euronext Growth Milan, ha approvato oggi la relazione finanziaria semestrale consolidata al 30 giugno 2022, redatta secondo i principi contabili nazionali (OIC) e sottoposta a revisione contabile limitata. Dario Melpignano, Presidente di Neosperience, ha commentato: “Il primo semestre 2022 ha visto un’ottima evoluzione delle attività che si è riflessa in una significativa crescita dei risultati finanziari, in forte incremento rispetto al primo semestre 2021. 

I PRINCIPALI INDICATORI FINANZIARI (SEMESTRALE 2022)

· Valore della produzione pari a Euro 13,7 milioni (+32% rispetto al primo semestre 2021) ;

· Ricavi pari a Euro 11,7 milioni (+34% rispetto al primo semestre 2021); 

· EBITDA pari a Euro 4,1 milioni (35,1% dei ricavi, +32% rispetto al primo semestre 2021); 

· EBIT pari a Euro 1,2 milioni (+4% rispetto al primo semestre 2021); 

· Utile Netto pari a Euro 529 migliaia (-18% rispetto al primo semestre 2021);

· Patrimonio netto pari a Euro 25,7 milioni (+10% rispetto al 31 dicembre 2021 e +43% rispetto al primo semestre 2021); 

· Indebitamento finanziario netto pari a Euro 8,8 milioni, rispetto a Euro 7,0 milioni a fine 2021; 

· Ulteriore incremento del cross-selling sulla base clienti; lancio di nuovi progetti di sviluppo basati sull’Intelligenza Artificiale nei settori Fintech, Healthcare, Security & Safety; 

· potenziamento del presidio del mercato delle PMI, atteso in forte crescita nel prossimo triennio grazie anche alle risorse del PNRR. 

Nel 2022 Neosperience ha mantenuto il focus su segmenti di mercato e soluzioni tecnologiche che hanno generato risultati in continua e costante crescita, con un’attenzione ai canoni ricorrenti e a soluzioni proprietarie avanzate basate sull’AI che hanno generato un impatto positivo sulla marginalità.” Queste le direttrici strategiche e le evidenze più significative: 

· sviluppo di soluzioni per migliorare da una parte i processi commerciali delle aziende clienti, potenziandone le capacità di contatto e automazione del ciclo di business per aumentare ricavi e margini di vendita, e dall’altra migliorare i processi operazionali in modo da codificare, raccogliere e rendere applicabile digitalmente la conoscenza e l’esperienza dei professionisti più esperti in azienda; 

· lancio di nuove iniziative nel mondo medicale, farmaceutico e dell’healthcare con Imprese, Ospedali e Istituti di Ricerca e rafforzamento di Neosperience Health S.r.l., attualmente detenuta per il 90% da Neosperience S.p.A., società dedicata a favorire la trasformazione digitale di aziende ospedaliere, poliambulatori, centri diagnostici e case di riposo; 

· accelerazione della strategia di crescita in Europa, facendo leva sulla partnership con la piattaforma CRM globale HubSpot, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo di Neosperience come polo di aggregazione delle realtà europee più esperte nell’intelligenza artificiale applicata ad aiutare le aziende clienti a guidare la propria differenziazione strategica partendo dalla customer experience; 

· sviluppo di contatti utili all’espansione internazionale, grazie alla ripresa dei viaggi e al crescente interesse che le Solution di Neosperience stanno ottenendo presso varie controparti estere; 

· consolidamento delle partnership con Google, ma anche con Tencent/WeChat – assistendo le imprese europee nei settori food, vitivinicolo e design/arredamento ad accedere ai mercati del Far East; 

· dal punto di vista tecnologico, sviluppo di nuove soluzioni di analisi e data lake appositamente costruiti per aiutare i clienti a diventare data-driven, semplificare la governance IT e adottare un approccio serverless, con l’obiettivo di supportare i clienti di Neosperience a concentrarsi sui propri clienti finali, mettendoli autenticamente al centro della propria strategia, anche grazie a tecniche di analisi innovative della Voice Of Customer ed estrazione di insight basati sull’elaborazione del linguaggio naturale. 

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