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Tendenze

Immobiliare: in Lombardia cresce il residenziale, ma non a Brescia

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In crescita del residenziale in Lombardia anche in questo primo semestre del 2021. Secondo l’Osservatorio di Immobiliare.it, i prezzi richiesti per gli immobili residenziali in vendita si sono attestati a 2.253 euro al metro quadro, con una crescita del 4,9% rispetto al semestre precedente. In lieve calo, invece, il mercato delle locazioni che registra un -0,7%.

Tra i capoluoghi, Monza e Como sono quelli che registrano una crescita maggiore (4,5% e 3,8%, rispettivamente). Bene anche Sondrio e Milano, entrambi sopra i 2% (2,9% e 2,3%, rispettivamente). Oscillazioni negative rispetto al semestre precedente, invece, per quanto riguarda Varese e Brescia (-2,2% e -1%, rispettivamente). Milano si conferma la città più cara con un prezzo media al metro quadro che si attesta poco al di sotto dei 5.000 euro (4.831 euro/mq). Ben quattro le città sopra i 2.000 euro/mq: Como, Monza, Bergamo e Pavia (2.540, 2.284, 2.188 e 2.139 euro/mq, rispettivamente). La meno costosa è Cremona, dove servono di media 1.247 euro/mq per comperare casa.


Industria calzaturiera, export lombardo in leggera flessione nel primo trimestre

in Abbigliamento/Economia/Tendenze by

Timidi segnali di rinascita nel primo trimestre 2021 per l’industria calzaturiera grazie all’export (+0,3% in quantità e +3% a valore il totale Italia) ma i livelli pre-covid restano lontani (export -07%). Secondo gli ultimi dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, dopo le flessioni senza precedenti registrate nel 2020, con una perdita di circa 1/4 del fatturato e della produzione nazionale, il graduale miglioramento nella situazione epidemiologica, con il conseguente allentamento, in Italia e in diversi Paesi, delle misure restrittive adottate per arginare i contagi, ha favorito in avvio dell’anno un ritorno a livelli di attività un po’ meno negativi rispetto ai trimestri precedenti, benché ancora ampiamente sottotono.

In Lombardia nel primo trimestre 2021 il numero di imprese (tra calzaturifici e produttori di parti) ha registrato, secondo i dati di Infocamere-Movimprese, una flessione pari a -3 unità, tra industria e artigianato, accompagnata però da un saldo positivo di +113 addetti.Sul fronte dell’export si registra una contrazione del -0,7% in valore sullo stesso periodo dell’anno precedente, tra calzature e componentistica. Le prime 5 destinazioni dell’export lombardo nel primo trimestre 2021 sono risultate: Francia (+3,6%), USA (-16,2%), Corea del Sud (-26,5%), Cina (+36,4%), Hong Kong (+0,3%). La Lombardia, con una quota del 16,9% del totale, è la terza regione italiana per fatturato export dietro al Veneto e alla Toscana. Pari al -6,8% il gap con i livelli del primo trimestre 2019 pre-pandemia.

La ripresa è ancora distante, sebbene l’attenuarsi della virulenza pandemica riesca a farci intravedere la luce in fondo al tunnel – spiega Siro Badon, Presidente di Assocalzaturifici commentando i dati nazionali del settore – Se sul fronte estero il rimbalzo di marzo è bastato per riportare i risultati del trimestre almeno sui valori della prima frazione 2020, non così sul mercato interno, dove la chiusura dei negozi nei centri commerciali nel weekend, misura rimossa solo lo scorso maggio, ha indotto un ulteriore calo negli acquisti delle famiglie rispetto ai primi 3 mesi di un anno addietro. I tempi di recupero non saranno brevi, con pesanti conseguenze sulla selezione tra le imprese e la tenuta occupazionale. In particolare, la produzione nazionale evidenzia nel primo trimestre una flessione del -6,4% su gennaio-marzo 2020 e addirittura un -30% circa sull’analogo periodo 2019 pre-pandemia. Sul mercato interno, gli acquisti mostrano un calo del -3,5% in quantità e del -6,9% in termini di spesa, con un divario superiore al -20% su due anni addietro”.

Il report di Assocalzaturifici indica come anche il prezzo medio al paio degli acquisti delle famiglie italiane sia diminuito nel primo trimestre del -3,5%, a causa del maggior peso, sul totale, di calzature leisure e pantofoleria, dal valore medio più contenuto rispetto a quelle per occasioni formali. Solo le calzature sportive e le sneakers evidenziano un recupero nei consumi (+7,8% in volume), seppur decisamente parziale.

Sul fronte dell’export, nei dati nazionali emerge l’incremento dei flussi verso Svizzera (+13% in quantità) e Francia (+8% in quantità), entrambe legate al terzismo effettuato per le griffe internazionali del lusso, e fuori dall’Europa la crescita della Cina (+44,4% in volume e +74,8% in valore sui primi 3 mesi 2020), che ha interessato in particolare l’alto di gamma (il prezzo medio verso questo mercato è cresciuto del 21%) premiando quindi soprattutto i grandi marchi del fashion. A favorire queste performance, l’espansione economica del Paese, il revenge spending dei consumatori dopo le restrizioni subìte durante l’emergenza sanitaria, e l’ingresso diretto di merci che in precedenza transitavano da Hong Kong (che registra infatti una contrazione dell’11,4% delle calzature in arrivo dall’Italia). Le esportazioni attuali verso la Cina risultano ben al di sopra dei livelli 2019 pre-Covid (+11,2% in volume e +24% in valore). “A queste performance positive – continua Badon – fanno da contraltare i ritmi blandi per alcuni importanti tradizionali mercati di sbocco, come Germania (-0,8% in quantità), USA (che dopo aver perso il 30% nel corso del 2020 segnano nel primo trimestre un modesto +3,5% in volume, con un -8,6% in valore) e Spagna (-5,9% in quantità), cui si aggiunge il crollo delle vendite nel Regno Unito (in caduta di oltre il 40% su gennaio-marzo dello scorso anno)”. Il saldo commerciale dei primi 3 mesi risulta in attivo per 1,13 miliardi di euro (+11,2%), sebbene ancora inferiore del -4,3% rispetto a due anni addietro.

A livello territoriale emerge un andamento disomogeneo. Tra le principali regioni esportatrici, recupero considerevole in valore per la Toscana (+28,7% su gennaio-marzo 2020) e trend comunque positivi per Veneto (+6,2%), Piemonte (+11,5%), Puglia (+2,5%) e Campania (+2,2%). Le Marche (-11,7% globalmente, con Fermo e Ascoli di nuovo in calo, -16,5% e -22,7% rispettivamente, e un timido +4,5% per Macerata) e l’Emilia Romagna (-32,1%, con il crollo dei flussi di Piacenza legati alla logistica, -80%, e Forlì-Cesena invariata, +0,5%) presentano invece arretramenti. Pressoché stabile la Lombardia (-0,7%). Tutte comunque, ad eccezione del Piemonte, risultano ancora al di sotto dei valori di export 2019 pre-Covid. Nella graduatoria per province, exploit di Firenze (+44%, con un +16% anche sul primo trimestre 2019), saldamente al primo posto (con una quota del 18,2% sul totale nazionale). Nella lettura di tali dati vanno comunque considerate le distorsioni prodotte in caso di discrepanza tra provincia/regione di produzione e di successiva spedizione. Questo spiega la forte crescita recente (grazie a nuovi insediamenti logistici, spesso legati alle vendite online o a depositi delle multinazionali del lusso) dell’export da territori in cui, tradizionalmente, la produzione calzaturiera non è radicata; così come i crolli improvvisi.

Infine, per quanto riguarda la demografia delle imprese, a fine marzo si contavano in Italia 4.097 calzaturifici attivi, tra industria e artigianato (55 in meno su dicembre 2020, corrispondenti al -1,3%) e 71.644 addetti (-238, pari al -0,3%). Considerando anche i produttori di componentistica per calzature, i saldi negativi sul consuntivo 2020 salgono a -123 aziende e -587 addetti. Dati che suscitano qualche timore per la tenuta occupazionale dei mesi a venire, soprattutto quando verrà meno il blocco dei licenziamenti. Le ore di cassa integrazione guadagniautorizzate da INPS nei primi 4 mesi dell’anno per le aziende della Filiera Pelle restano su livelli eccezionalmente alti, 24 milioni, malgrado il -6,8% su gennaio-aprile dello scorso anno. Nell’analogo periodo di due anni addietro, prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria, le ore erano 2,8 milioni; e 10,3 milioni nel 2010, in piena crisi economica mondiale. Campania (+53%), Emilia Romagna (+28,5%) e Umbria (+92%) le regioni con un ulteriore aumento sul 2020. La Toscana (-2,2%) quella col maggior numero di ore autorizzate nel trimestre (6,1 milioni), seguita dalla Campania (5,1 milioni) e dalle Marche (3,7 milioni di ore).

In Lombardia 2,2 milioni le ore autorizzate, in calo del -2,5% sui primi 4 mesi 2020.

Inflazione, a Brescia tasso tendenziale in crescita dello 0,5%

in Economia/Tendenze by
Inflazione, foto generica da Pixabay

Per il mese di GIUGNO, la variazione congiunturale dei prezzi al consumo per l’intera collettività rimane ferma a valori piuttosto bassi (+0,1%), mentre il tasso tendenziale sale al +0,5%, indicando un notevole aumento rispetto ai prezzi dello stesso mese dell’anno precedente.

Analizzando per tipologia di prodotto, rispetto a maggio si registra una diminuzione dei “Beni” (-0,3%), in particolare dei Beni alimentari non lavorati (-3,3%), cioè dei prodotti freschi. In aumento, invece, i “Servizi” (+0,6%), in particolare, i Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,4%) e quelli relativi ai trasporti (+1,0%).

A livello di divisione, registrano sostenuti incrementi congiunturali i prezzi per i “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+1,8%, con un deciso aumento dei Servizi di alloggio) e i “Trasporti” (+0,8%, con un sostenuto aumento del Trasporto aereo passeggeri). A seguire presentano lievi aumenti le divisioni “Abbigliamento e calzature” (+0,4%), “Ricreazione, spettacoli e cultura” (+0,3%) e “Mobili, articoli e servizi per la casa” (+0,1%).

In calo congiunturale, ci sono le divisioni delle “Comunicazioni” (-1,4%, con il decremento dei prezzi degli Apparecchi telefonici e telefax) e i “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (-0,9%, con una forte diminuzione della Frutta).

Le rimanenti divisioni hanno registrato valori congiunturali nulli o lievemente negativi (-0,1%). In termini tendenziali, presentano decisi aumenti le divisioni “Trasporti” (+3,7%), “Abitazione, acqua,
elettricità e combustibili” (+3,6%), “Abbigliamento e calzature” (+1,8%), “Altri beni e servizi” (+1,3%), e “Servizi sanitari e spese per la salute” (+0,4%). In forte discesa, invece, le “Comunicazioni” (-4,1%) e l’“Istruzione”
(-3,6%), i “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (-2,5%) e le “Bevande alcoliche e tabacchi” (-0,6%).

Con riferimento alla frequenza di acquisto dei prodotti, in questo mese, le tipologie di Alta e bassa frequenza presentano un lieve decremento congiunturale (rispettivamente -0,2% e -0,3%). Al contrario i prodotti a media frequenza d’acquisto presentano un deciso incremento (+0,6%). In termini tendenziali, sono in aumento i prodotti con alta frequenza d’acquisto (+1,2%), mentre presentano lievi scostamenti dalla situazione di maggio gli indici dei prezzi per le altre due tipologie.

Infine, per la “Core Inflation”, che indica l’andamento della componente di fondo della dinamica dei prezzi, cioè l’inflazione al netto della componente volatile (beni energetici e alimentari non lavorati), si registrano una variazione congiunturale positiva (+0,3%) e una tendenziale decisamente negativa (-0,4%), situazione però in miglioramento rispetto alla situazione registrata nel mese precedente.

Indagine Aib: i disegnatori industriali sono più ricercati dalle imprese

in Economia/Tendenze by

I disegnatori industriali sono i profili tecnici più ricercati all’interno della provincia di Brescia, con 1.357 annunci di lavoro nel 2020, davanti a segretari e addetti a mansioni amministrative ed esecutive (1.141).

A evidenziarlo è un’elaborazione, relativa al 2020, condotta in riferimento a circa 36mila annunci dal Centro Studi di Confindustria Brescia su dati WOLLYBY, portale che monitora le domande di lavoro sui principali siti online.

Per quanto riguarda la categoria Artigiani e operai specializzati, guidano invece la classifica modellatori e tracciatori di macchine utensili per la lavorazione del metallo (1.490 richieste), davanti a installatori e riparatori di apparati elettromeccanici (1.056).

In generale, per quanto riguarda i fabbisogni occupazionali della provincia di Brescia, la ricerca colloca al primo posto addetti allo spostamento e alla spedizione di materiali e merci (1.975 richieste) e addetti alle pulizie in uffici, esercizi alberghieri ed altri esercizi (1.490).

I profili tecnici continuano, inoltre, ad emergere come il macro gruppo professionale più richiesto, intercettando il 20,0% degli annunci complessivi, davanti ad Artigiani e operai specializzati (18,2%) e professioni intellettuali e scientifiche (15,5%).

Allo stesso tempo, i profili tecnici risultano essere quelli con le maggiori difficoltà di reperimento, come rilevato anche dall’Osservatorio Confindustria Brescia – Agenzie per il Lavoro nel primo trimestre 2021. In tale ambito, spiccano in particolare le problematiche legate ai tecnici in campo ingegneristico, ai tecnici informatici e ai tecnici della produzione, seguiti da tecnici della gestione dei processi produttivi e tecnici della salute.

Per quanto riguarda invece la ricerca di artigiani e operai specializzati, i profili che segnano il maggior divario tra domanda e offerta sono fonditori e saldatori, seguiti da montatori e manutentori, e quindi da fabbri e installatori di attrezzature elettroniche.

Latte, le cooperative bresciane tengono e pagano più dell’industria

in Agricoltura e allevamento/Economia/Tendenze by

È tempo di bilanci anche per le cooperative lattiero-casearie della provincia di Brescia e delle limitrofe, che vedono tra i soci allevamenti bresciani: in questi giorni si stanno completando tutte le assemblee per l’approvazione dei bilanci stessi. Il 2020 è stato un anno complicato sotto diversi punti di vista: nonostante tutto i risultati ottenuti dalle cooperative bresciane, a livello generale, sono comunque positivi, perché hanno consentito di remunerare il lavoro dei soci conferenti, assestandosi però su livelli inferiori rispetto ai dati record del 2019.

La cooperazione bresciana ha liquidato mediamente ai soci prezzi che, per le cooperative di trasformazione, vanno da poco meno di 0,40 euro per litro di latte fino a un massimo di oltre 0,46 euro; per quelle di raccolta i dati viaggiano sugli 0,40 euro. Di contro il prezzo delle produzioni conferite all’industria, basandosi sulle rilevazioni dell’annata agraria 2020 della Camera di commercio di Brescia, si è fermato a 0,38 euro per litro di latte. Numeri che non fanno che confermare come il modello cooperativo sia uno strumento fondamentale per valorizzare il prodotto dei soci, trasferendo maggiori quote di valore aggiunto.

Archiviato il record storico del 2019, trainato in particolare dalla quotazioni del Grana Padano, lo scorso anno c’è stata una correzione al ribasso, dovuta tanto alla pandemia quanto alla diminuzione del prezzi del formaggio stesso, marcata soprattutto nei primi mesi del 2020 (alcune avvisaglie si erano però registrate già a fine 2019). In questo contesto di instabilità, le realtà cooperative bresciane, sia quelle di raccolta sia quelle di trasformazione, hanno saputo garantire prezzi medi sensibilmente superiori a quelli dell’industria.

Resta ancora da dipanare, ai giorni nostri, la questione della piena valorizzazione dell’aumento produttivo e, anche, della crescita dei costi di produzione, in particolare delle materie prime. “In una situazione di mercato che lancia da tempo delle avvisaglie di difficoltà – commenta il presidente di Confagricoltura Brescia Giovanni Garbelli – la nostra associazione si è mossa da tempo su vari fronti. Per rilanciare il settore sono indispensabili quattro fattori: aggregazione, coordinamento della filiera, promozione dei consumi e delle destinazioni alternative. Abbiamo già richiesto inoltre interventi urgenti a supporto della liquidità delle imprese”.

La crescita dei prezzi, in primis per l’alimentazione, sta contraendo la redditività degli allevamenti da latte: dallo scorso autunno gli alimenti zootecnici stanno toccando livelli tra i più alti degli ultimi dieci anni, in particolare soia e granturco. “Le tensioni sui prezzi – aggiunge Francesco Martinoni, presidente della Federazione nazionale di prodotto Latte di Confagricoltura – sono spesso frutto di dinamiche speculative e di fattori internazionali a cui si deve rispondere rafforzando la filiera tra produttori, allevatori e aziende mangimistiche. È necessario incentivare la ripresa della coltivazione di mais, strategico per la zootecnia e la filiera agro-alimentare”.

Imprese dei trasporti, investimenti in crescita ma manca il personale

in Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia/Tendenze by

Continua il monitoraggio dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese sulla micro e piccola impresa. In un focus dedicato emerge che, nel settore trasporti, gli indicatori congiunturali evidenziano segnali di ripresa, dopo la debacle dello scorso anno. Indicatori che evidenziano interessanti spunti sul fronte dei ricavi per le imprese di Trasporto terrestre: nonostante nel primo trimestre del 2021 persista un calo del 6,9%, gli investimenti in mezzi di trasporto segnano un aumento congiunturale del 4,4%, consolidando il +10,5% del quarto trimestre del 2020. L’analisi dei dati sui volumi di traffico stradale pesante evidenzia nella primavera del 2021 il recupero dei livelli del 2019, anno pre Covid-19, mentre risultano in salita le aspettative su ordini e domanda. I segnali di ripresa seguono un anno pesante per le imprese del mondo del trasporto, con cali dei ricavi, anche nella nostra provincia, del 12,2%.

«Il confronto dei dati sui volumi di traffico stradale pesante indica, nella primavera del 2021, il recupero dei livelli del 2019, anno pre Covid-19, mentre risultano in salita le aspettative su ordini e domanda – conferma il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti – ma le turbolenze sui prezzi delle materie prime si intrecciano con una crisi della logistica a livello globale, che sta determinando scarsità dei container, allungamento dei tempi di consegna e forti aumenti dei noli: il mese scorso il costo del trasporto marittimo risultava 2,5 volte superiore di quello di un anno prima». Così come crescenti sono le tensioni dei prezzi delle commodities che si ripercuotono sui costi del gasolio per le imprese che a maggio 2021 hanno recuperato i livelli di febbraio 2020, precedenti allo scoppio della pandemia.

Nell’autotrasporto operano 87 mila imprese e 347 mila addetti, un comparto ad elevata vocazione artigiana, con il 52,9% delle imprese artigiane. Il 73% degli occupati del settore lavora in micro e piccole imprese; il peso delle MPI dell’autotrasporto sul totale dell’economia è dell’1,6%, quota che nel Mezzogiorno sale al 2,1%. Nella sola provincia di Brescia nell’autotrasporto operano 1.926 imprese e 6 mila addetti, un comparto ad elevata vocazione artigiana, con il 69,1% delle imprese (1.331), artigiane. L’88,8% degli occupati del settore lavora in micro e piccole imprese; il peso delle MPI dell’autotrasporto sul totale dell’economia è dell’1,5%, quota di poco inferiore a quella lombarda dell’1,3%.

Ma è sul fronte della domanda di lavoro che in provincia di Brescia si osserva una crescente difficoltà di reperimento del personale: a maggio 2021 per i Conduttori di mezzi di trasporto sono 216 le entrate di difficile reperimento, pari al 49,1% del totale, superiore di 15,3 punti alla quota di entrate difficili da reperire del 33,8% rilevata per il totale economia. Va inoltre segnalato che rispetto a maggio 2019 tale quota – rilevata per i Conduttori di mezzi di trasporto – risulta superiore di un punto (48,0%). La mancanza di candidati, sia pre che post pandemia, viene segnalata dalle imprese bresciane del settore come la motivazione principale alla base di tale difficoltà. Situazione per il reperimento del personale a livello bresciano ben più negativa rispetto al quadro nazionale dove, a fronte della domanda di lavoro si osserva una crescente difficoltà di reperimento del personale a maggio 2021 per i conduttori di mezzi sono 7.911 le entrate di difficile reperimento, pari al 38,2% del totale, che comunque è il dato più alto del mese di maggio degli ultimi 3 anni. Per tutte le entrate del settore del trasporto e distribuzione la quota di difficile reperimento è del 30%.

«La carenza di autisti, deriva in parte anche dalla mancanza di appeal di questo mestiere nei giovani – aggiunge il presidente Massetti – ma anche negli elevati costi per l’ottenimento della carta di qualificazione e delle patenti per l’esercizio della professione dell’autotrasportatore che sicuramente è un percorso oneroso – diverse migliaia di euro – e che andrebbe sostenuto con appositi bandi come alcune regioni hanno già cominciato a fare con iniziative ad hoc che hanno riscosso un’ottimo successo di partecipazione».

Senza dimenticare che interventi finanziati con i fondi europei, delineati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), dovranno contribuire alla transizione green, associata al target di riduzione del 55% delle emissioni e, dunque, coinvolgere proprio il settore dei trasporti: «Un comparto chiave, rappresentando il 5,2% del valore aggiunto, il 23,3% delle emissioni totali di gas serra e il 31% degli impieghi energetici. Considerando che il 44% di import/export viaggia su gomma, per perseguire nella politica di riduzione delle emissioni sono necessari interventi su tutta la filiera e proprio con più investimenti sul rinnovo dell’intero parco veicolare» conclude Massetti.

Meccanica: nel primo trimestre produzione +2,2%, metallurgia al +14,5%

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Manifatturiero/Meccanica/Tendenze by
industry metal fire radio

In provincia di Brescia, nel primo trimestre del 2021, l’attività produttiva dei settori metalmeccanici ha segnato per la prima volta variazioni positive rispetto allo stesso trimestre del 2020 (tendenziali), dopo una serie di flessioni accumulate dal terzo trimestre 2019.

In particolare, il comparto della meccanica ha registrato una crescita tendenziale dell’attività del +2,2% (dopo il -15,3% del quarto trimestre 2020), quello della metallurgia del +14,5% (-5,8% nel periodo precedente).

A evidenziarlo è l’indagine trimestrale condotta dal Centro Studi di Confindustria Brescia, che ha dedicato ampio spazio anche alla valutazione delle conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria sulle imprese.

La dinamica rispetto al trimestre precedente (congiunturale) segnala un ulteriore aumento della produzione nel primo trimestre 2021 (dopo quello rilevato nell’ultima parte dello scorso anno): +3,8% per la meccanica e +9,4% per la metallurgia.

“La crescita riscontrata nei valori della produzione e negli ordini all’interno della Meccanica sta spingendo l’indice PMI manifatturiero, aspetto che induce i nostri imprenditori a essere ottimisti sulle evoluzioni future del comparto, nonostante le persistenti problematiche legate al rincaro delle materie prime e agli strascichi del difficile periodo legato alla crisi sanitaria – commenta Gabriella Pasotti, Presidente del Settore Meccanica di Confindustria Brescia –. Sotto quest’ultimo punto di vista, resta tuttavia centrale lo sviluppo e l’efficacia della campagna vaccinale attualmente in corso, che potrà mettere definitivamente alle spalle le problematiche legate alla pandemia da Covid-19 e consentirci una completa ripartenza. Intanto, segnali positivi arrivano anche dal ricorso alla Cassa Integrazione, che nei primi 4 mesi dell’anno ha segnato un -49,4% sullo stesso periodo del 2020.”

“Il boom dei prezzi delle materie prime, che hanno raggiunto i massimi di sempre, sta trascinando la ripresa della domanda dei semilavorati. Ripresa che è più dominata da una speculazione commerciale delle materie prime, che da un vero incremento del mercato a valle, soprattutto quello dell’automotive che viaggia ancora a ritmo ridotto. Ora il rimbalzo del valore aggiunto è più per i produttori di acciai comuni da costruzione o di laminati piani, che hanno quotazioni più veloci a reagire in momenti di variabilità del mercato – aggiunge Giovanni Marinoni Martin, Presidente del Settore Siderurgia, Metallurgia e Mineraria di Confindustria Brescia – Tra i non ferrosi, il prezzo dell’alluminio ha avuto una crescita importante (+60%) rispetto ai minimi del 2020, la cui componente del 2021 pesa per il +15%. In questo settore, è in corso un’importante crescita della domanda nei settori degli estrusi e dei laminati, mentre rimane qualche difficoltà nei getti di alluminio, il cui sbocco principale è quello dell’automotive. Per quanto riguarda il rame, dopo un 2020 chiusosi intorno ai 6.700 $/ton, il 2021 si è aperto con valori che si attestavano a circa 7.900 $/ton per raggiungere poi i massimi storici a 10.700 $/ton. Le quotazioni del rame restano, in ogni caso, condizionate da una situazione congiunturale che vede una domanda superiore all’offerta. Anche le politiche economiche attuate dal Governo nazionale attraverso incentivi e sostegni, gli ingenti capitali provenienti dal Recovery Plan, nonché il capitolo legato alla elettrificazione dei mezzi di trasporto nel comparto Automotive costituiranno ulteriore stimolo al mantenimento di livelli alti sulle quotazioni del rame stesso”.

In particolare, riguardo al settore della meccanica, posto uguale a 100 il livello di attività associato alla “normalità pre-Covid”, quello effettivamente registrato è stato pari a: 92 a gennaio; 94 a febbraio; 102 a marzo. Per aprile è previsto un livello di attività pari a 98. Gli intervistati hanno dichiarato, per il periodo gennaio-marzo 2021, un aumento percentuale del fatturato (+12%) e delle ore lavorate (+7%) rispetto ai primi tre mesi del 2020.

Nel settore della metallurgia, posto uguale a 100 il livello di attività associato alla “normalità pre-Covid”, quello effettivamente registrato è stato pari a: 97 a gennaio; 103 a febbraio; 108 a marzo. Per aprile è previsto un livello di attività pari a 105. Gli intervistati hanno dichiarato, per il periodo gennaio-marzo 2021, una crescita percentuale del fatturato (+25%) e delle ore lavorate (+15%) rispetto ai primi tre mesi del 2020.

Riguardo al commercio con l’estero, gli ultimi dati ISTAT disponibili segnalano che nel complesso del 2020 le esportazioni di prodotti metalmeccanici, pari a 10,0 miliardi (il 67,5% del totale delle vendite bresciane all’estero), sono diminuite del 10,8% sul 2019 (contro il -15,6% dei primi nove mesi), con punte più accentuate nei mezzi di trasporto (-12,2%) e nella metallurgia (-11,3%) e una riduzione più contenuta nel comparto dei macchinari ed apparecchi (-9,5%).

In tale contesto, gli ingenti rincari delle quotazioni delle materie prime industriali rilevati negli ultimi mesi sono fonte di particolari preoccupazioni per le imprese della filiera metalmeccanica, che vedono complicarsi significativamente lo scenario competitivo, anche per la scarsità di materiali. La risalita dei prezzi ha riguardato sia i non ferrosi, sia gli input siderurgici. L’indice LMEX, che racchiude in un solo valore i principali metalli scambiati alla borsa di Londra (alluminio, nichel, piombo, rame, stagno e zinco) è intorno ai massimi storici (4.273 la quotazione media nella settimana n. 22), rilevando un incremento dell’88% dai minimi del 2020 e del 24% da inizio 2021. Il minerale di ferro, utilizzato nelle produzioni ad alto forno, si posiziona anch’esso sui massimi storici, con rialzi del 156% dai minimi del 2020 e del 32% nei primi cinque mesi del 2021. Un andamento complessivamente analogo riguarda il rottame ferroso, impiegato nelle produzioni di acciaio a forno elettrico, le cui quotazioni si attestano ai livelli più elevati dal lontano 2008, facendo segnare un +113% sui minimi del 2020 e un +7% da inizio 2021.

Sul versante del mercato del lavoro, si segnala lo sgonfiamento del ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni nei settori metalmeccanici. Le ore autorizzate nei primi quattro mesi del 2021 sono diminuite del 49,4% rispetto allo stesso periodo del 2020, passando da 20,3 a 10,3 milioni. In particolare, la componente ordinaria nei primi quattro mesi del 2021 è calata del 71,1% (da 19,4 a 5,6 milioni di ore); quella straordinaria invece è cresciuta del 378% (da 1 a 4,7 milioni di ore). Nello specifico, la componente ordinaria è diminuita del 73,2% nella meccanica (da 15.863.738 ore nel periodo gennaio-aprile 2020 a circa 4,3 milioni) e del 61,7% nel metallurgico (da 3.486.983 ore a 1,3 milioni). Sulla base delle ore effettivamente utilizzate è possibile stimare che le unità di lavoro annue (ULA) potenzialmente coinvolte dalla CIG siano circa 6.700, contro le 13.300 dello stesso periodo del 2020.

Dal punto di vista della struttura produttiva, Brescia è la seconda provincia italiana per rilevanza dell’industria metalmeccanica (dopo Torino). Con poco più di 100 mila addetti attivi, è leader nazionale per quanto riguarda la metallurgia (16 mila addetti) e i prodotti in metallo (39 mila), è al secondo posto nei macchinari e apparecchiature (30 mila) e in sesta posizione relativamente ai mezzi di trasporto (poco più di 8 mila addetti).

Brescia, a inizio 2021 risale la fiducia del settore Terziario

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze by
Terziario Brescia

Nel primo trimestre del 2021, il clima di fiducia delle imprese bresciane attive nel settore dei servizi si attesta a 133, in deciso aumento rispetto al livello registrato nel periodo precedente (102), posizionandosi molto al di sopra di quanto rilevato nello stesso trimestre del 2020 (27) e attestandosi ai massimi dal 2018.

A evidenziarlo è la tradizionale indagine congiunturale del Centro Studi, che dal 1° trimestre 2021 si amplia presentando singoli focus sugli andamenti per comparto (Consulenza alle imprese, ICT&Digitale, Servizi alle imprese).

Le condizioni operative delle imprese intervistate hanno beneficiato della fase di consolidamento dell’attività produttiva nell’industria e delle buone prospettive per i mesi a venire, grazie al forte legame che intercorre tra il comparto secondario e quello terziario oggetto della rilevazione. 

“La luce del post pandemia – commenta Fabrizio Senici, Presidente del Settore Terziario di Confindustria Brescia – si comincia a vedere e i dati rilevati sono significativi. Abbiamo voluto far evolvere la nostra indagine congiunturale trimestrale coinvolgendo un panel stabile di aziende, in rappresentanza dei tre macro gruppi più numerosi tra gli associati del nostro settore, proprio per scendere ancor più in profondità per avvicinare sempre più l’Associazione alle proprie aziende. L’obiettivo è far crescere la presenza e la partecipazione di un settore strategico come quello che rappresento all’interno del mondo confindustriale.”

Nel dettaglio, per quanto riguarda i giudizi espressi dalle imprese sui tre mesi precedenti:

  • il fatturato è aumentato per il 54% delle imprese, con un saldo positivo del 30% tra coloro che hanno dichiarato variazioni in aumento e in diminuzione;
  • gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +29% e a +18%);
  • i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione leggermente positiva (saldo netto pari a +5%), a conferma della presenza di deboli pressioni inflattive.

Per quanto riguarda le prospettive per i mesi a venire:

  • il fatturato è atteso in crescita dal 54% degli intervistati, con un saldo positivo del 43% a favore degli ottimisti rispetto ai pessimisti;
  • i saldi riferiti al portafoglio ordini (+43%) e all’occupazione (+25%) descrivono uno scenario di possibile rafforzamento dell’attività;
  • i prezzi dei servizi offerti manifestano un saldo positivo del 3%.

Le opinioni delle imprese in merito alle prospettive sulla tendenza generale dell’economia italiana risultano positive, sostenute dall’entrata a regime della campagna vaccinale di massa e dal prossimo avvio del piano NG-EU: il 40% degli imprenditori ha un orientamento ottimistico, a fronte del 46% che prevede stazionarietà e del 14% che ha una visione sfavorevole.

L’andamento per comparto

  • Consulenza alle imprese

Il clima di fiducia delle imprese attive nel comparto della consulenza alle imprese, nel primo trimestre 2021, si attesta a 141, al di sopra del valore dell’indice medio. I giudizi espressi sui tre mesi precedenti segnalano che: il fatturato è aumentato per il 56% delle imprese, con un saldo positivo del 31%; gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +42% e a +13%); i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione debolmente negativa (saldo netto pari a -3%). Sulle prospettive a breve termine: il fatturato è atteso in crescita dal 58% degli intervistati, con un saldo positivo del 50%; i saldi riferiti al portafoglio ordini (+50%) e all’occupazione (+16%) descrivono uno scenario di possibile rafforzamento dell’attività; i prezzi dei servizi offerti manifestano un saldo negativo (-6%). Le opinioni delle imprese in merito alla tendenza generale dell’economia italiana risultano positive: il 42% degli imprenditori ha un orientamento ottimistico, il 47% prevede stazionarietà e l’11% ha una visione sfavorevole.    

  • ICT & digitale

Il clima di fiducia delle imprese attive nel comparto ICT & digitale, nel primo trimestre 2021, si attesta a 128, leggermente inferiore al valore medio. In merito ai giudizi espressi sui tre mesi precedenti: il fatturato è aumentato per il 59% delle imprese, con un saldo positivo del 37% tra variazioni in aumento e in diminuzione; gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +18% e a +26%); i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione positiva (saldo netto pari a +11%). Riguardo alle prospettive a breve termine: il fatturato è atteso in crescita dal 59% degli intervistati, con un saldo positivo del 48%; i saldi riferiti al portafoglio ordini e all’occupazione risultano positivi (rispettivamente pari a +44% e a +33%); i prezzi dei servizi offerti registrano un saldo positivo (+11%). Le opinioni delle imprese in merito alle prospettive sulla tendenza generale dell’economia italiana risultano favorevoli: il 37% degli imprenditori ha un orientamento positivo, il 48% prevede stazionarietà e il 15% ha una visione negativa.

  • Servizi alle imprese

Il clima di fiducia delle imprese attive nel comparto servizi alle imprese, nel primo trimestre 2021, si attesta a 135, in linea con il valore dell’indice medio. Riguardo ai giudizi espressi sui tre mesi precedenti: il fatturato è aumentato per il 54% delle imprese, con un saldo positivo del 39%; gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +38% e a +23%); i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione positiva (saldo netto pari a +15%). In merito alle prospettive a breve termine: il fatturato è atteso in crescita dal 38% degli intervistati, con un saldo positivo del 23%; i saldi riferiti al portafoglio ordini (+30%) e all’occupazione (+38%) descrivono uno scenario di possibile rafforzamento dell’attività; i prezzi dei servizi offerti si contraddistinguono per un saldo positivo del 15%. Le opinioni delle imprese in merito alle prospettive sulla tendenza generale dell’economia italiana risultano positive: il 46% degli imprenditori ha un orientamento ottimistico, il 46% prevede stazionarietà e l’8% ha una visione sfavorevole.

Brescia, inflazione di aprile: congiunturale +0,2%, tendenziale +0,5%

in Economia/Tendenze by

Per il mese di aprile, secondo i dati diffusi dall’ufficio statistica del Comune di Brescia riportati da Brescia news, l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività continua a registrare incrementi congiunturali (+0,2%) e, per il terzo mese consecutivo, anche incrementi tendenziali (+0,5%).

Analizzando per tipologia di prodotto, rispetto al mese precedente si registraunaumento sia dei “Beni” (+0,2%, dovuto principalmente all’incremento dei Beni energetici, regolamentati e non, e dei beni alimentarinon lavorati), sia in misura ridotta dei “Servizi”(+0,1%).

A livello di divisione, registrano variazioni positivein termini congiunturali i “Servizi ricettivi e di ristorazione1 (+1,2%), i “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+0,5%, con aumenti considerevoli per i Vegetali e per gli Oli e grassi), “Abbigliamento e calzature” (+0,5%, con l’aumento della voce Indumenti), “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+0,4%, con aumenti notevoli dell’energia elettrica) e “Altri beni e servizi” (+0,4%).

In forte diminuzione, invece, sono le divisioni delle “Comunicazioni” (-0,6%, con la diminuzione dei prezzi degli Apparecchi telefonici e telefax), i “Trasporti” (-0,3%, con un calo dei prezzi per il trasporto aereo passeggeri, soprattutto per i voli europei) e “Ricreazione, spettacoli e cultura” (-0,3%, con un calo degli Apparecchi di ricezione, registrazione e riproduzione di suoni e immagini). Presentano lievi decrementi le restanti divisioni: “Bevande alcoliche e tabacchi” (-0,2%)e “Mobili, articoli eservizi per la casa”(-0,2%).

Nulle le variazioni delle restanti divisioni: “Istruzione” e “Servizi sanitari e spese per la salute”. Con riferimento alla frequenza di acquisto dei prodotti, questo mese le tipologie di prodotto Alta e media presentano un incremento sostenuto (rispettivamente +0,4% e +0,3%). Al contrario i prodotti a bassa frequenza d’acquisto presentano valori negativi (-0,2%). In termini tendenziali, si ripete lo stesso schema: in aumento i prodotti con alta e media frequenza (rispettivamente +0,5% e +0,8%) e in diminuzione quelli a bassa frequenza d’acquisto(-0,2%).

Infine, la “Core Inflation”, che indica l’andamento della componente di fondo della dinamica dei prezzi, cioè l’inflazione al netto della componente volatile (beni energetici e alimentari non lavorati), registra una variazione congiunturale nulla e un tasso tendenziale lievemente negativo (-0,1%).

Il Covid fa strage di professionisti: in Lombardia sono 10mila in meno

in Economia/Tendenze by
Professionista al lavoro, foto generica da Pixabay

Una Regione ferita, un territorio colpito dallo tsunami del Covid-19 che ancora non è riuscito a riemergere e tirare il fiato. La Lombardia con un Pil in costante crescita fino al 2019 e un tasso di occupazione di quasi dieci punti più elevato della media nazionale, con quasi 31 mila vittime è la regione italiana più colpita dall’emergenza sanitaria e dalla crisi economica, che si riflette in un crollo verticale dell’occupazione nei primi due trimestri del 2020. Pesantissimo il bilancio sulle attività professionali, con oltre 10 mila i liberi professionisti che, a causa della pandemia, hanno dovuto chiudere gli studi.

Questa la fotografia della Regione Lombardia scattata dal II Rapporto sulle libere professioni in Lombardia, lo studio realizzato dall’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni, che verrà presentato mercoledì 21 aprile 2021, a partire dalle ore 15.00, in diretta streaming sulla pagina Facebook di Confprofessioni.


«La pandemia segna un profondo spartiacque nel mercato del lavoro autonomo e professionale, invertendo il trend positivo registrato fino a due anni fa. Se, infatti, fino al 2019 i liberi professionisti erano l’unico comparto a crescere tra i lavoratori indipendenti, l’emergenza Covid ha drasticamente ridotto le attività professionali in Lombardia», afferma Enrico Vannicola, presidente di Confprofessioni Lombardia. «I dati del Rapporto ci dicono che la crescita economica della Regione è strettamente correlata alla presenza di liberi professionisti e, quindi, è proprio da qui che bisogna ripartire. È indispensabile prevedere un piano di rilancio del nostro settore, sfruttando le risorse che arriveranno dalla prossima programmazione comunitaria e dal PNRR, con un attenzione particolare ai giovani professionisti».
 
I professionisti nel mercato del lavoro lombardo. Secondo il Rapporto regionale di Confprofessioni, il mercato del lavoro della Regione Lombardia registra tra il 2011 e il 2019 un aumento del 4,9% degli occupati, con la crescita dei lavoratori dipendenti (+8,6%) e dei liberi professionisti (+18,4%) che, con circa 293 mila unità, costituiscono al 2019 il 32,4% dei lavoratori indipendenti lombardi, dato di qualche punto superiore all’aggregato nazionale (27%). Non si arresta, invece, l’emorragia dei lavoratori indipendenti che calano complessivamente del 7,6%: i lavoratori autonomi (agricoltori, artigiani e commercianti) diminuiscono del 13,2%, e gli altri lavoratori indipendenti (coadiuvanti familiari, collaboratori e soci di cooperativa) si riducono del 32,4%.
Il registro cambia però con la pandemia. Se l’impatto del Covid ha fatto registrare un calo di oltre 21 mila liberi professionisti tra il secondo trimestre 2019 e lo stesso trimestre del 2020 in tutta Italia, circa la metà sono in  Lombardia, dove nel medesimo periodo si registra la perdita di oltre 10 mila liberi professionisti, che scendono da 296.914 a 286.497 nel giro di un anno.
 
Boom dell’area sanitaria. In diminuzione i professionisti datori di lavoro. Eppure i dati di lungo periodo hanno visto una progressione costante del lavoro libero professionale in Lombardia: tra il 2011 e il 2019 crescono tutti i settori, ad eccezione dell’area tecnica che cala del 18,5%. Sale del 15,9% l’area legale, del 9,1% quella amministrativa, del 21,5% il settore dei “Servizi alle imprese e tempo libero” e del 3,2% quello di “Commercio, finanza e immobiliare”. Boom per l’area sanitaria e dell’assistenza sociale, con un +89,8%, e di veterinari e altre attività scientifiche (+54,1%). Per quanto riguarda la distribuzione dei liberi professionisti nei settori di attività economica, il Rapporto evidenzia che quasi la metà (il 44%) dei professionisti lombardi è occupata in “Attività professionali, scientifiche e tecniche”, settore che racchiude principalmente attività legali (11%), di contabilità e di consulenza aziendale (13%), di architettura e ingegneria (12%) e i veterinari (8%). “Servizi alle imprese e tempo libero” risulta essere il settore in assoluto più numeroso (20%), seguito a breve distanza da quello di “Sanità e assistenza sociale” (19%). Si attestano invece al 17% i professionisti dell’area “Commercio, finanza e immobiliare”. Importante inoltre anche in Lombardia il ruolo dei liberi professionisti nella creazione di lavoro dipendente: al 2019 si contano nella Regione 37.894 liberi professionisti con dipendenti, il 12,5% del totale dei professionisti lombardi: un dato che rappresenta oltre la metà dei professionisti datori di lavoro della ripartizione Nordovest (che ne conta 60.328) ma inferiore al tasso italiano del 13,7%. La variazione dei liberi professionisti datori di lavoro dal 2009 al 2019 è stata in Lombardia del -3%, in controtendenza rispetto al trend nazionale (+5,8%) ma coerente con quello del Nord Ovest (-11,0%).
 
Aumentano gli over 55, ma calano i giovani. Tra il 2011 e il 2019 nella Regione diminuiscono del 2% i liberi professionisti tra i 15 e i 34 anni, che passano dal 20% nel 2011 al 18% nel 2019, e crescono invece del 9% i professionisti over 55, che raggiungono il 31% del totale. I professionisti più giovani calano nell’area legale (-3%), nell’“Area tecnica” (-4%), di “Commercio, finanza e immobiliare” (-3%) e nei “Servizi alle imprese e tempo libero” (-3%). Forte contrazione per i giovani veterinari, che passano dal 36% del 2011 al 20% del 2019, mentre aumentano del 4% i professionisti dell’area sanitaria. La quota di lavoratori con più di 55 anni presenta invece un forte aumento nel settore “Commercio, finanza e immobiliare” passando dal 22% del 2011 al 41% del 2019, ma cresce anche nell’area amministrativa (+10%), nell’area tecnica (+5%), nell’area sanitaria (+9%) e in quella dei servizi alle imprese (+8%). In aumento anche i veterinari over 55, che passano dal 14% del 2011 al 26% del 2019. L’unico settore che registra una riduzione è “Area legale” che passa dal 16% del 2011 al 13% del 2019.
 
Parità di genere ancora lontana. Anche in Lombardia si conferma, come in tutta la Penisola, un vasto gap di genere tra professionisti e professioniste: gli uomini rappresentano il 52% dei professionisti lombardi tra i 15 e i 34 anni, il 63% tra i 45 e i 54 anni, il 74% tra i 55 e i 64 e l’81% degli over 65. Unica eccezione la fascia d’età dei professionisti tra i 35 e i 44 anni, dove le donne sono il 56% del totale dei professionisti, contro il 44% dei colleghi maschi. Il gap di genere è invece nettamente a favore delle donne, sia a livello nazionale che regionale, dal punto di vista del livello d’istruzione: sono infatti le professioniste ad avere in percentuale un titolo di studio superiore a quello dei colleghi maschi. In Lombardia in particolare ha la laurea il 58% dei professionisti uomini, contro il 77% delle libere professioniste.

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