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Coronavirus, ecco il manifesto delle categorie imprenditoriali della Provincia di Brescia

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Imprese in rete, i dati della provincia di Brescia

LE ASSOCIAZIONI IMPRENDITORIALI BRESCIANE HANNO SOTTOSCRITTO UN MANIFESTO UNITARIO PER PRENDERE POSIZIONE SUL CORONAVIRUS E CHIEDERE AZIONI CONCRETE A GOVERNO E REGIONE. LO PUBBLICHIAMO IN MANIERA INTEGRALE:

La salute e la tutela sanitaria della comunità locale oggi sono e devono restare la priorità dell’agire quotidiano.

Ne sentiamo la responsabilità; come nei mesi scorsi, intendiamo contribuire alla salvaguardia e alla tutela delle persone, rispettando le indicazioni contenute nel DPCM del 4 novembre.

Invitiamo tutti a fare altrettanto: rispettiamo scrupolosamente le prescrizioni previste dal DPCM perché questo contribuirà a limitare la diffusione del virus.

Testimoniamo con i fatti, quindi con i comportamenti e i dati sanitari, che Brescia non può e non deve essere individuata tra le zone rosse del Paese.

Per questo abbiamo preso atto, responsabilmente seppur con stupore, della decisione Governativa di classificare la provincia di Brescia all’interno della zona rossa lombarda.

Lo abbiamo fatto nonostante siamo pienamente consapevoli dell’impatto che una simile decisione determinerà in generale sul sistema delle imprese locali, già duramente provate dal precedente lockdown e dall’innegabile crollo dei consumi.

Lo facciamo perché siamo consapevoli che non ci potranno essere occupazione e lavoro, benessere e consumi, se non si tornerà ad una situazione sanitaria sicura e stabile, tale da ridare fiducia alla gente, consentendole di tornare ad una vita normale, senza limitazioni di mobilità, orari e socializzazione.

Siamo seriamente preoccupati per le conseguenze sociali, economiche, per il crescente disagio sociale che giorno dopo giorno registriamo in un territorio già profondamente ferito dal lockdown di inizio anno.

La nuova ondata della crisi Coronavirus, infatti, sta producendo un ulteriore shock sul benessere sociale e sulle attività economiche della nostra provincia, spesso in modo irrimediabile.

Chiediamo al Signor Ministro della Salute e al Governatore della Regione di condividere sin d’ora i 21 elementi che determinano la scelta per la zonizzazione del territorio, al fine di poter spiegare a tutti i nostri interlocutori lo stato di fatto.

Chiediamo anche che si passi dalla zonizzazione di perimetro regionale ad una con criterio provinciale, laddove i 21 indici sanitari dimostrino che l’area bresciana non si caratterizza con lo stato di crisi sanitaria di massima gravità.

Pretendiamo altresì che dalle parole si passi ai fatti, traducendo le promesse fatte dal Governo e dal Presidente del Consiglio in veri, tangibili ed automatici ristori per tutti coloro i quali oggi devono abbassare le serrande senza certezze per il futuro, per le filiere collegate e per chi lavora in tali attività. Ci aspettiamo che le possibili soluzioni arrivino in tempi brevi, considerate la gravità della situazione e l’importanza di fornire alle imprese risposte chiare ed immediate.

Parimenti ci attendiamo che tutti gli Enti Locali sospendano l’esazione di tutti i tributi locali a carico delle imprese nuovamente fermate dal lock down e di tutte quelle che, essendo in filiere di queste, vedono le loro attività ridursi drasticamente.

Specificatamente e con vigore chiediamo all’Amministrazione finanziaria di permettere a tutte le attività lese dall’ultimo decreto, di derogare i termini del versamento degli acconti di tutte le imposte nazionali posticipandoli ad aprile 2021, come già concesso dal cosiddetto “Decreto agosto” per le attività colpite dalla prima ondata.

Parimenti, chiediamo con fermezza che la Pubblica Amministrazione rispetti i tempi di pagamento verso il privato e limiti al massimo le disfunzioni burocratiche derivanti da una non corretta modalità di accesso agli uffici e di organizzazione dello smart working.

Auspichiamo inoltre che il Sistema bancario sia alleato dell’impresa locale, assicurandole liquidità e flessibilità nella gestione della gestione dei flussi finanziari

Se non ci sarà l’impegnò di tutti, Istituzioni e sistema bancario in primis, assisteremo alla scomparsa di una parte significativa del sistema bresciano d’impresa.

A tutti, in questo momento, spetta il dovere di sostenere la filiera d’impresa locale, attivando ogni iniziativa che possa difendere questo patrimonio, per traghettarlo aldilà di questa fase di grande incertezza, proiettandolo verso una nuova dimensione di sviluppo economico-sociale.

ANCE – COLLEGIO COSTRUTTORI EDILI
APINDUSTRIA
ASCOM – ASSOCIAZIONE COMMERCIANTI – CONFCOMMERCIO
ASSOCIAZIONE ARTIGIANI
ASSOPADANA
CIA – CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI EST LOMBARDIA
CNA – CONFEDERAZIONE NAZIONALE DELL’ARTIGIANATO 
COLDIRETTI BRESCIA – FEDERAZIONE PROVINCIALE COLDIRETTI BRESCIA
CONFAGRICOLTURA – UNIONE PROVINCIALE AGRICOLTORI
CONFARTIGIANATO IMPRESE BRESCIA E LOMBARDIA ORIENTALE
CONFCOOPERATIVE BRESCIA
CONFESERCENTI DELLA LOMBARDIA ORIENTALE CONFINDUSTRIA BRESCIA
FAI – FEDERAZIONE AUTOTRASPORTATORI ITALIANA

L’impatto del Covid-19 sull’economia in Lombardia, Cna: nel 2020 Pil in calo del 9,6%

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woman wears yellow hard hat holding vehicle part

L’impatto del Covid-19 sull’economia in Lombardia

Il Pil lombardo dalle ultime stime di CNA Lombardia risulta in flessione del 9,6% nel 2020. Consumi ed investimenti si confermano in picchiata, rispettivamente del 9,1 e del 13,6%. I danni economici e sociali dello stop and go cui me attività imprenditoriali sono state sottoposte nel corso del 2020 per contenere il virus Covid 19 saranno purtroppo di lungo periodo, anche se reversibili. Al termine del 2021 potremmo essere risaliti ad un livello di PIL che ci collocherà al – 3,6% rispetto al 2019.

È una fotografia dolorosa quella che CNA Lombardia ha scattato nelle ultime ore per spiegare a media, politica, pubblica amministrazione e stakeholder il livello di allarme della crisi pandemica e per chiedere misure energiche e tempestive.

Il primo aspetto su cui il Presidente degli artigiani e delle micro e piccole imprese lombarde di CNA insiste è la tempestiva disponibilità del Governo a fare di più per le imprese delle zone rosse: “Apprezziamo l’impianto del decreto varato dal Governo con il Consiglio dei Ministri del 6 novembre. Bene l’allargamento e l’incremento dei ristori, ma ci vogliono molte molte più risorse.”

Una misura che CNA Lombardia chiede con forza per le imprese chiuse delle zone rosse è l’individuazione di un periodo d’imposta da azzerare completamente in relazione al regime del fermo delle attività. Parolo è netto: “Non basta congelate, non basta rinviare, occorre azzerare le imposte per gli operatori economici chiusi nelle zone rosse, naturalmente in relazione temporale al periodo di chiusura”.

Le disposizioni delle ultime ore riservano ancora margini di contraddizione che secondo CNA Lombardia andrebbero tempestivamente risolti. Nelle zone rosse mentre le imprese di acconciatura possono giustamente operare, finalmente riconosciute come attività di fondamentale servizio alla persona e come ambienti per definizione salubri e di grande attenzione all’aspetto igienico-sanitario, tutta la filiera dell’estetica viene arbitrariamente esclusa.

“Un fatto di cui sfugge la ratio” osserva il Presidente Parolo. “La filiera dell’estetica non presenta rischi di assembramento. Ci si va su prenotazione. È oltremodo rispettosa delle norme igienico-sanitarie. È del tutto omologa alla filiera dell’acconciatura. Parliamo di 6 miliardi di fatturato annui, 263 mila addetti in 130 mila saloni dedicati al benessere, con oltre 1 milione di visite all’anno. Solo in Lombardia sono 25 mila i saloni, per un fatturato di oltre 1 miliardo di euro.”

Cassa integrazione, le imprese di Cna da marzo ad agosto hanno chiesto 200.000 ore

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Impresa 4.0 a Brescia
Nei giorni scorsi sono finalmente state accreditate sul Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato (Fsba) le risorse – stanziate dal Decreto agosto – per erogare le prestazioni di sostegno al reddito previste per le imprese artigiane per l’emergenza Covid. Il Fondo ha immediatamente ripreso il versamento delle integrazioni salariali, pagando le richieste dei mesi di maggio, giugno e luglio. Si tratta di 375 milioni assegnati dal ministero, uno stanziamento importante e atteso da tempo, sollecitato a più riprese da Cna, ma non sufficiente a pagare le settimane rimaste scoperte del periodo precedente e le ulteriori diciotto d’integrazione salariale per la fase post 13 luglio. Per questo i vertici di Fsba incontreranno di nuovo il ministero, per ribadire che mancano 50-60 milioni. Gli artigiani di Brescia e la Cna hanno salutato con favore l’arrivo dei fondi.
In totale, tra marzo e agosto 2020 le imprese artigiane di Cna Brescia hanno richiesto 201 mila orecomplessive di cassa integrazione (di cui 144.500 interne e 56.500 esterne). Nell’intero 2019, invece, le ore totali richieste erano state 4.500 (di cui la metà interne e l’altra metà esterne): nei sei mesi dell’emergenza gli artigiani e i piccoli imprenditori bresciani hanno avuto bisogno di ricorrere a un numero di ore di cassa integrazione 45 volte superiorerispetto all’anno passato. Nei mesi scorsi, dopo l’impennata tra marzo e aprile, le richieste di utilizzo della cassa integrazione a Brescia sono drasticamente calate, con una tendenza al ribasso che è proseguita per tutta l’estate. A marzo 2020 gli uffici della Confederazione di via Orzinuovi avevano ricevuto richieste per quasi 34 mila ore, cui si aggiungono le oltre 15 mila esterne. In un solo mese sono raddoppiate, passando a circa 62 mila su aprile (e 23 mila esterne). Dall’inizio dell’estate la discesa veloce, con le richieste che si sono assestate a 20 mila a maggio (e 7.500 esterne), 13 mila a giugno (e 5.900), 9 mila a luglio (e 3 mila) fino a toccare il punto più basso ad agosto, quando le richieste di cassa integrazione degli artigiani di Cna si sono fermate a 7.200 ore (e 1.700 esterne). Con tutta probabilità le piccole imprese hanno preferito, nei mesi estivi e in particolare ad agosto, affiancare al periodo di cassa anche il consumo delle ferie.
L’andamento della cassa integrazione a Brescia segue di pari passo con quello dell’occupazione nelle imprese artigiane, micro e piccole, che ha segnato una ripresa delle attività dopo il lockdown. Ai cali di marzo e aprile è seguita, da maggio a luglio, una consistente crescita fino a recuperare i livelli del 2019. Ad agosto si è assistito a una battuta d’arresto dello 0,7% rispetto a luglio, prevedibile vista la fine della stagione estiva e di molti contratti a termine non rinnovati. Per la presidente di Cna Brescia Eleonora Rigotti il Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato “si conferma ancora una volta uno strumento valido, in grado di effettuare pagamenti in 48 ore una volta acquisite le risorse. Spiace solo constatare che i ritardi del Governo rendano spesso questo tipo di operatività al servizio delle imprese molto più difficile, con ritardi che si ripercuotono negativamente sulla vita di lavoratori e aziende”. Brescia, 15 ottobre 2020

Coronavirus, Rigotti (Cna): preoccupati soprattutto per il turismo

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Eleonora Rigotti, Cna

Secondo i dati elaborati dal Centro studi di Cna Lombardia gli effetti del Covid-19 sull’economia italiana si fa sentire sensibilmente: il Pil nazionale, nel primo trimestre 2020, segna un calo del 4,8% rispetto al medesimo periodo del 2019. E le previsioni per l’intero 2020 oscillano tra il meno 8% del recente Documento di economia e finanza Def e il meno 9.5% stimato dalla Commissione europea. “Siamo molto preoccupati – dichiara il presidente di Cna Lombardia Daniele Parolo -, la Lombardia cresceva da sei anni, si era complessivamente ripresa dopo la crisi del 2008, ma il 2020 vedrà di nuovo una picchiata del Pil regionale al men 8,6%. Questa tendenza, autenticamente emergenziale, disegna un quadro drammatico, che ci riporta indietro ai livelli del 2001”.

Molte le preoccupazioni in particolare sul fronte dell’economia del turismo, specialmente alle soglie del trimestre estivo. La dinamica del turismo in Lombardia ha diverse peculiarità, con un 60% di presenze straniere e una concentrazione dei movimenti tra giugno e settembre (il 45% sul totale). La delegata di Cna Lombardia al Tavolo Turismo di Regione Lombardia, Eleonora Rigotti (presidente di Cna Brescia), ricorda che “con 39 milioni di presenze la Lombardia è una delle principali regioni italiane per movimento turistico. Non possiamo sottovalutare questa filiera: 60 mila imprese, 270 mila addetti, il 7,5% del Pil regionale e in questa quantità c’è la qualità che dobbiamo preservare”.

I dati di Cna Lombardia raccontano una situazione in bilico, nella quale la gestione dei prossimi mesi sarà cruciale sia dal punto di vista delle politiche economiche sia sul terreno del contenimento del Covid-19. Con il lockdown, intanto, le imprese del turismo hanno già perso il 15% del fatturato annuo. E si rischia un calo complessivo del Pil del comparto turistico lombardo pari al 67% nel 2020. “Sono convinta che serva un’azione coordinata e massiccia tra Governo e Regione Lombardia per un piano di rilancio, di stimolo della domanda interna, di attrazione degli investimenti – aggiunge Rigotti -. Regione Lombardia si sta muovendo con un’azione di stimolo delle opere pubbliche negli enti locali, per i quali sono stati stanziati 400 milioni. Per noi è la direzione giusta, ma va rafforzata, diffusa, consolidata, partecipata dalla filiera delle micro e piccole imprese delle costruzioni e dell’impiantistica, autentico snodo di una rete capillare di opportunità di lavoro. Da questa crisi possiamo uscire solo se la viviamo come un’opportunità per ridefinire il nostro futuro”.

Decreto fiscale e ritenute negli appalti, le perplessità di Cna Brescia

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Mentre si avvicina l’entrata in vigore del decreto fiscale collegato alla manovra di bilancio (in calendario l’1 gennaio 2020), crescono le perplessità rispetto ad alcune norme che complicherebbero ulteriormente la sopravvivenza delle imprese, in particolare di quelle più piccole e delle artigiane. L’articolo 4 del decreto fiscale pone in capo al committente un ulteriore adempimento: versare le ritenute da lavoro dipendente applicate ai lavoratori impiegati sia da appaltatori sia da subappaltatori, previo calcolo e versamento delle risorse da parte degli stessi appaltatori (per tutti gli appalti, anche quelli di un giorno solo). Appaltatore e subappaltatori restano sì responsabili della determinazione delle ritenute, ma al versamento dovrà provvedere il committente, tramite un modello F24 per ogni impresa (e senza prevedere la compensazione dei crediti).

Per le piccole realtà si tratta di un forte contraccolpo sulla gestione amministrativa, perché dovranno effettuare calcoli e controlli al posto dell’Amministrazione finanziaria, in particolare per il coordinamento fra più soggetti, e il ritardo di uno solo potrà impattare sull’intera procedura. Problemi potrebbero nascere anche nella gestione dei crediti fiscali in busta paga dei singoli lavoratori, come gli 80 euro e i rimborsi da assistenza fiscale.

L’applicazione della norma non si limita ai contratti d’appalto, ma comprende anche quelli non nominati o misti, di subfornitura, logistica, spedizione, trasporto e pulizie, nei quali oggetto del contratto è l’assunzione di un obbligo di fare da parte dell’impresa appaltatrice. Le misure sul versamento delle ritenute si abbatteranno, quindi, ben oltre i casi di illecita somministrazione di manodopera (per i quali esistono severe misure per evitare frodi sull’Iva).

“Nelle pieghe della Manovra scopriamo nuove complicazioni per il mondo degli artigiani – dichiara Eleonora Rigotti, presidente di Cna Brescia –. Non contestiamo il fatto che si prendano misure severe per contrastare l’illecita somministrazione di manodopera e le frodi sull’Iva, sia chiaro, ma che questo fenomeno venga affrontato caricando sulle spalle di tutti drastiche complicazioni in grado di generare, tanto lato committente quanto lato appaltatore e subappaltatore, un allarme generalizzato. Inoltre questo adempimento si somma e sovrappone all’obbligo di presentare il Durc, che già permette il controllo della regolarità contributiva aziendale”.

Potranno ancora utilizzare la procedura ordinaria gli appaltatori e subappaltatori che hanno un’attività da almeno cinque anni o hanno versato negli ultimi due anni un importo di ritenute superiore a 2 milioni, non soggetti a cartelle di pagamento oltre 50 mila euro.

Salario minimo, Cna attacca: migliaia di posti di lavoro a rischio nel Bresciano

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Lavoro a Brescia

L’accelerata sul salario minimo orario a 9 euro lordi impressa dal governo impensierisce e preoccupa il mondo delle imprese bresciane, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni e gli artigiani. L’Istat ha stimato in 4,3 miliardi l’aggravio per le imprese, pari a un aumento medio annuo per i 2,9 milioni di lavoratori beneficiari di 1.073 euro, e in 700 milioni la ricaduta sulle casse pubbliche.

A farsi portavoce di questo disagio è la presidente della Cna di Brescia Eleonora Rigotti, che afferma senza giri di parole che “per decreto non si creano né lavoro alle imprese né impiego per i dipendenti”. “Il salario minimo non è la soluzione alla questione salariale italiana o ai problemi del mercato del lavoro, è solo un aggravio enorme che limita la libertà di contrattazione – critica Rigotti -: le imprese sono costrette a tenere i contratti con i clienti-fornitori fermi da anni, per non aumentare i costi ai clienti, e i margini si riducono sempre più”.

Secondo gli artigiani di Cna l’introduzione del salario minimo metterà a rischio migliaia di contratti già in essere, che difficilmente potranno essere adeguati ai costi orari previsti. “In ballo ci sono migliaia di posti anche a Brescia – aggiunge Rigotti –, con un mondo del lavoro che sta diventando sempre meno flessibile anche per la contrazione dei voucher e gli aggravi sui tempi determinati”. In questo frangente giova ricordare che oggi a Brescia ci sono poco meno di 34mila imprese artigiane per circa 90mila addetti.

Per migliorare il mercato del lavoro le misure da adottare sarebbero ben diverse: “Bisognerebbe incidere sul cuneo fiscale, sulle tasse e sui contributi – aggiunge la presidente di Cna Brescia –. È vero, oggi in Italia c’è la necessità di ridare dignità ai salari, ma per farlo vanno in primis sostenute le imprese: se non si abbasseranno contestualmente tasse e contributi diverrà una manovra insostenibile. Non dimentichiamo poi che per avere una retribuzione equa ed equilibrata la contrattazione collettiva ha rappresentato negli anni uno strumento applicabile alla quasi totalità delle imprese e dei lavoratori. Temiamo infine che non si tengano a sufficienza presenti le positive ricadute che il sistema del welfare e della bilateralità artigiana ha finora garantito a imprese e lavoratori in termini di salario indiretto”.

Un pensiero non può infine che andare ai giovani, ai quali dovrebbero essere riservati interventi mirati ed efficaci: nel caso d’introduzione del salario minimo a 9 euro quasi il 60 per cento degli occupati apprendisti avrebbe un incremento di retribuzione annuale media del 22,5 per cento. Un dato enorme, se si pensa al valore che l’artigianato e le piccole medie imprese attribuiscono a questa forma contrattuale.

Cna fa causa per concorrenza sleale al colosso dell’e-commerce Amazon

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Acquisti on line

Anche gli impiantisti della Cna Brescia sostengono le venti imprese, aderenti alla Confederazione, che hanno avviato un’azione legale nei confronti di Amazon per concorrenza sleale, chiedendo al Tribunale di Roma, in via d’urgenza, che sia inibita la vendita senza alcun controllo di “f-gas” (i gas fluorurati a effetto serra utilizzati soprattutto negli impianti di condizionamento dell’aria e nelle pompe di calore). Da qualche tempo Amazon vende f-gas senza che agli acquirenti venga richiesto, come previsto dalla norma, il possesso dei requisiti di legge (ovvero la certificazione f-gas).

Il regolamento dell’Unione europea 517/2014 specifica in modo chiaro che i gas fluorurati a effetto serra possono essere esclusivamente venduti a persone e imprese in possesso dell’apposita certificazione, il cosiddetto “patentino del frigorista”. Di conseguenza, operare nel settore degli f-gas senza averne titoli e vendendo a soggetti privi di patentino in violazione della legge rappresenta un evidente atto di concorrenza sleale, che determina la possibilità di creare un mercato di fornitori che, a loro volta, concorrono illecitamente e senza alcun titolo con le imprese regolarmente certificate.

“La situazione è ormai divenuta insostenibile – dichiarano la presidente Eleonora Rigotti e Guillermo Federico, portavoce Termoidraulici di Cna Brescia – per chi, rispettando la legge, ha sostenuto oneri economici e burocratici per formare gli addetti, organizzare i processi aziendali e conseguire la certificazione. Aziende in regola che ora vedono operatori poco trasparenti acquistare e vendere f-gas e installare impianti che lo contengono senza certificazione. Soprattutto senza che vi sia l’ombra di alcun controllo. È un atto di concorrenza sleale che rischia di creare due mercati paralleli: quello legittimo degli operatori abilitati e un secondo di soggetti senza la necessaria certificazione. Sarebbe opportuno avviare una seria campagna di controlli in tutta Italia per colpire chi vende f-gas contravvenendo a quanto previsto dal regolamento europeo”.

Lo scandalo dei gas refrigeranti liberamente venduti su internet fu denunciato per la prima volta due anni fa da Cna Installazione impianti, che sottolineò come la mancanza dei controlli stesse creando seri problemi di credibilità per le imprese riguardo a tutto l’impianto legislativo degli f-gas.

La prima udienza in tribunale a Roma sarà l’11 ottobre davanti alla nona sezione civile: in quella sede le imprese ricorrenti e la Cna chiederanno di far cessare al più presto queste vendite per riportare il settore alla piena legalità.

Economia, ecco cosa chiedono alla politica le imprese bresciane

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Imprese in rete, i dati della provincia di Brescia

Dodici fra le più importanti Organizzazioni di rappresentanza del territorio unite per rappresentare le proprie istanze ai candidati alle elezioni regionali con un documento congiunto.

Un documento strategico per sostenere con un’azione di sistema le istanze delle imprese bresciane in un momento cruciale per la competitività del nostro territorio, basato su dieci punti strutturati per offrire alla politica una prospettiva strategica territoriale, basata su progetti tesi a favorire lo sviluppo, il sostegno alle imprese (in particolare alle PMI) nel mondo 4.0., favorire la crescita e l’occupazione, in particolare quella giovanile.

Obiettivi imprescindibili, senza i quali non sarà possibile contrastare disuguaglianza e povertà, favorire lo sviluppo di un’economia circolare, ridurre i divari e garantire una crescita inclusiva e dinamica.

Questi i temi analizzati dalle Organizzazioni di rappresentanza d’impresa, calati in un’ottica legata esclusivamente al nostro territorio:

·      Valorizzazione del rapporto associativo e trasparenza;

·      Formazione;

·      Lavoro, Welfare e responsabilità sociale;

·      Infrastrutture;

·      Ambiente ed energia;

·      Competitività e ricerca e innovazione;

·      Accesso al credito;

·      Internazionalizzazione;

·      Semplificazione amministrativa e contenimento del costo della PA;

·      Autonomia lombarda anche per i Comuni e i corpi intermedi.

Brescia non può più aspettare: come sintetizzato da Giuseppe Pasini, Presidente di AIB “Sono lieto che così tante importanti Organizzazioni di rappresentanza del territorio abbiano aderito a questa iniziativa: presentare un documento unico ai candidati alle prossime elezioni regionali che rappresenti le istanze socio-economiche più stringenti per il nostro territorio.  Gli imprenditori bresciani sono stanchi di vane promesse che durano lo spazio di un’elezione. Siamo un territorio ricco di potenzialità, proiettato verso una crescita solida e sostenibile e in grado di tener testa ai competitor internazionali, come dimostrano i dati sull’export che vedono Brescia al quarto posto fra le province esportatrici italiane con 14,5 miliardi di euro nel 2016 (fonte ISTAT). Per proseguire in questo cammino virtuoso, abbiamo bisogno che la Regione e le Istituzioni ci sostengano, siano al nostro fianco e non siano viceversa la spina nel nostro fianco. Un esempio su tutti, la questione infrastrutture: se penso al raccordo autostradale della Val Trompia e all’assurdo paradosso burocratico contro il quale il territorio e le imprese si trovano a lottare da anni, mi chiedo semplicemente: perché? Il nostro territorio è uno dei motori dell’economia del nostro Paese e la politica deve prodigarsi per sostenere le imprese e i lavoratori con programmi e progetti di ampio respiro e strutturati sul lungo termine, che consentano alle imprese di lavorare, assumere e investire in un clima stabile. Sui programmi, e solo su quelli, valuteremo i candidati.”.

Incalza Douglas Sivieri, Presidente di Apindustria: “Affinché la crescita che stiamo riscontrando possa diventare più solida, necessitiamo di una politica industriale che guardi al lungo periodo con interventi ed impegno corposi, a livello nazionale ma anche regionale. In primo luogo per quanto riguarda la formazione: le misure a sostegno di ITS e IFTS vanno intensificate e ci auguriamo che la Regione contribuisca all’adeguamento delle tecnologie e degli strumenti in uso negli istituti tecnici così che gli studenti formati siano allineati alle esigenze del mercato. Ma interventi sono indispensabili anche per quanto riguarda le infrastrutture (non solo in termini di viabilità ma anche tecnologici) e nelle politiche a supporto delle PMI, per le quali qualcosa è stato fatto, ma chiediamo alla Regione di proseguire intensificando misure dedicate per esempio all’accesso al credito e all’internazionalizzazione.  Solo in questo modo, operando in un clima favorevole di sviluppo, le imprese potranno raggiungere una stabilità maggiore.”

Per Bortolo Agliardi, Presidente dell’Associazione Artigiani, “il sistema impresa nel suo complesso ha fatto rete, al di la dei personalismi e degli interessi di parte. Non ci si deve vergognare di fare lobby perché pensiamo di rappresentare quella parte sana del Paese che produce e genera ricchezza. Per questo immaginiamo che la politica debba scendere dallo scranno del “non luogo” del parlamento e si riappropri del “luogo” Paese fatto di tanti imprenditori e i tanti lavoratori che esprimono vitalità e prosperità. Le sintesi dei problemi che abbiamo rappresentato hanno però una matrice unica che deve essere assolutamente sconfitta “quella burocrazia che sta falcidiando le attività e che frenano gli investitori stranieri. Per questo desideriamo un impegno preciso che vogliamo misurare nei fatti concreti e non nelle parole/promesse di una campagna elettorale spesso svuotata dei contenuti veri che vorremmo veder affrontati”.

Per il Presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti: “Sottolineare sinteticamente e congiuntamente alcune priorità per il contesto Provinciale Bresciano è fondamentale per chiedere che i punti qui raccolti siano oggetto per tutti i candidati, di un preciso impegno da promuovere e attuare se eletti. Dal canto nostro il valore artigiano rappresenta e deve rappresentare quell’insieme di valori storici tutt’oggi attuali, ai quali ci ispiriamo e che ci consentono di rappresentare gli interessi generali del ceto medio produttivo vera spina dorsale del sistema produttivo bresciano e che si confronta con due grandi sfide di cambiamento: globalizzazione dei mercati e tecnologie digitali. Riteniamo che lo sviluppo della regione Lombardia, quale locomotiva del Paese, passi dalla crescita competitiva delle PMI. Chiediamo un impegno per sostenere la transizione delle micro e piccole imprese nel nuovo contesto competitivo, rendendo maggiormente attrattiva la Lombardia per chi vuole investire e fare impresa, liberando le imprese dalle “zavorre” che le affliggono. Crediamo infine che le parti sociali debbano essere considerate una risorsa strategica: non si può prescindere da chi sul territorio ha una presenza capillare, un radicamento storico, la conoscenza delle imprese e dei loro bisogni. L’economia si è messa finalmente a crescere, con l’occupazione e gli investimenti in crescita, con l’export che aumenta e con la fiducia per il futuro che sta tornando ad avere cittadinanza nelle MPI e nell’artigianato. Siamo però consapevoli che il contesto di mercato si è fatto più difficile, ad esempio, proprio per le imprese più piccole, per quanto riguarda l’accesso al credito”.

Evidenzia Eleonora Rigotti Presidente CNA “sottolineiamo l’importanza di essere riusciti a fare sistema tra diverse sigle imprenditoriali bresciane, orientando il documento agli interessi ed allo sviluppo delle imprese che rappresentiamo. Ci presentiamo coesi, per tutelare il territorio tra i più manifatturieri e produttivi in Italia ed Europa.

Abbiamo bisogno di più attenzione da parte del mondo politico e di vedere realizzate le nostre proposte per far crescere la nostra economia e consolidare lo sviluppo, per non fermarsi davanti a una timida ripresa. La forza di essere uniti, proseguirà anche dopo le elezioni, per verificare che quanto richiesto abbia un seguito concreto e fruibile dalle imprese.”

Sul tema delle infrastrutture, sottolinea Sergio Piardi, Presidente della F.A.I. di Brescia come “Una viabilità valida al servizio del trasporto merci e passeggeri rappresenta una immensa potenzialità per l’economia regionale. Senza l’autotrasporto le merci non si muovono: ecco perché migliorare le infrastrutture è uno degli obiettivi primari per favorire lo sviluppo della circolazione delle merci e delle persone. È impossibile pensare di posticipare ancora il totale ripristino, delle infrastrutture attualmente in grande sofferenza sul territorio, quali ponti e viadotti interdetti al traffico o limitati nella portata perché non reggono neppure il traffico quotidiano, nonché la realizzazione delle opere ancora in sospeso (es: raccordo autostradale della Val Trompia)”.

Entra ancora di più nel merito Ettore Prandini Presidente della Federazione Provinciale Coltivatori Diretti, sottolineando gli interventi che servirebbero al nostro sistema agroalimentare: “Dobbiamo lavorare per rafforzare la sovranità alimentare del nostro Paese; tutelare il vero made in Italy; accelerare l’insieme dei processi di educazione all’imprenditorialità.

Tutto ciò ha come ovvia premessa il mantenimento di una linea ferma in Europa contro chi ipotizza tagli dei fondi destinati all’agricoltura (Pac), rafforzando nel contempo tutte le misure che escludono la “rendita” e puntano ad un’assegnazione degli aiuti alla luce del contributo alla sostenibilità sociale e quindi all’occupazione da parte delle imprese agricole.

Si tratta di misure strutturali che – al pari dell’esenzione dell’Irpef, dell’Irap, dell’Imu, del Bonus verde e delle misure di decontribuzione per i giovani imprenditori – hanno consentito al settore agricolo, di rilanciare l’occupazione, anche in questi anni di crisi. Misure “strutturali” certo, ma che per la pluralità delle funzioni espresse dal mondo agricolo – in termini diretti e indiretti – trovano giustificazione e riconoscimento sociale.”

Tante le istanze aperte: Pier Giorgio Piccioli Presidente della Confesercenti della Lombardia Orientale dichiara: “Confesercenti auspica una particolare attenzione ai temi del turismo quale volano di sviluppo dell’economia locale , valorizzando il ruolo delle imprese ricettive e della ristorazione, anche in chiave di valorizzazione delle produzioni agroalimentari tipiche del nostro territorio. La salvaguardia della rete distributiva rappresenta un importante presidio per i centri storici e il tessuto connettivo della socialità. Infine il credito, attraverso il sostegno ai Confidi, diviene uno dei supporti fondamentali per rilanciare le PMI garantendo adeguati investimenti”.

Così il Presidente Mariano Mussio di Assopadana “In dieci anni il mondo è cambiato completamente e per salvarsi le imprese hanno dovuto camminare su binari diversi rispetto a quello dei governanti. Per salvarci e progredire è necessario trovare una giusta direzione che accomuni tutti gli intenti se non gli interessi, altrimenti qualsiasi sforzo fatto da una parte o dall’altra risulta vano”.

Conclude Tiziano Pavoni, Presidente di Ance Brescia: “Il manifesto per i candidati regionali è frutto di un intenso e proficuo lavoro di confronto e sintesi di tutto il mondo produttivo bresciano. Il punto centrale, al di là dei singoli aspetti pur rilevanti, è che burocrazia asfissiante, norme troppo stringenti, poco chiare se non contraddittorie insieme ad iter amministrativi opachi sono i maggiori ostacoli per le imprese bresciane, che invocano una semplificazione amministrativa per competere meglio. L’intreccio e la sovrapposizione di distorte prassi amministrative, ad esempio, in tema ambientale e urbanistico è una zavorra non più sostenibile. Questo è il principale intervento che si chiede a chi governerà la Lombardia: semplificare. All’Amministrazione regionale le imprese non chiedono favori o di allentare i controlli ma regole chiare, semplici, attuabili.”

LE ASSOCIAZIONI CHE HANNO FIRMATO

Associazione Industriale Bresciana,

ANCE – Collegio Costruttori Edili,

Apindustria,

Associazione Artigiani di Brescia e Provincia,

Assopadana,

CNA – Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa,

Confagricoltura Brescia,

Confartigianato Imprese – Brescia e Lombardia Orientale,

Confcooperative Brescia,

Confesercenti,

FAI – Federazione Autotrasportatori Italiani,

Federazione Provinciale Coltivatori Diretti

Cna, detrazioni fiscali edili in credito d’imposta cedibile per tutti

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Cna, detrazioni fiscali edili in credito d’imposta cedibile per tutti. Va estesa a tutti i soggetti la possibilità di trasformare le detrazioni fiscali per i lavori edili in credito d’imposta cedibile alle banche da parte di famiglie e imprese in cambio di liquidità. Già lo scorso anno CNA aveva lavorato perché tale possibilità venisse applicata; la Legge di Bilancio 2017 l’aveva, tuttavia, riservata solamente agli “incapienti”, cioè a coloro che dichiarano redditi entro le soglie della “no tax area”, e solo per i lavori di efficientamento energetico nell’ambito dei condomini. Ora, con l’avvio dell’iter di approvazione della Legge di Bilancio 2018, «a livello nazionale, e locale per quanto nelle nostre forze, CNA sta spingendo per l’ampliamento della platea di soggetti che possono beneficiare della cessione del credito d’imposta per lavori edili – dichiara Eleonora Rigotti, presidente di CNA Brescia -. È la strada maestra per consentire alle famiglie e alle imprese di ottenere liquidità per poter realizzare l’investimento sulla propria abitazione, o sull’immobile aziendale, per il quale si ha diritto all’agevolazione fiscale».

Trasformare le detrazioni in credito d’imposta cedibile avrebbe come risultato, secondo le stime di CNA, la copertura del 42,5% dell’investimento che si intende realizzare per le ristrutturazioni (invece di una detrazione del 50% spalmata su 10 anni) e del 55,2% dell’investimento per le riqualificazioni energetiche (invece di una detrazione del 65% in 10 anni). Un calcolo effettuato considerando un tasso del 3,6% per i mutui offerti dalle banche per questo tipo di spese.

Il settore edile è stato, come è noto, tra quelli che più duramente nel Bresciano è stato colpito dalla crisi. Nel 2009 erano attive nelle costruzioni 15.521 imprese artigiane; nel 2016 lo erano 13.393, un crollo del 13,7% (elaborazione Centro Studi CNA su dati Movimprese).
«Quella che stiamo chiedendo è una misura che potrebbe far ripartire gli investimenti sul patrimonio edilizio bresciano da parte di famiglie e imprese, generando opportunità di lavoro per la filiera edile, migliorando la qualità della vita delle persone e la sostenibilità ambientale del nostro patrimonio edilizio – conclude la presidente Rigotti -. È una leva potente per rimettere in moto il mercato, aprendo le porte a lavori che calzano perfettamente alla taglia delle micro e delle piccole imprese».

Dato choc: a Brescia chiuse 500 imprese artigiane all’anno

in Associazioni di categoria/Cna/Economia/Eleonora Rigotti/Personaggi/Tendenze by
Impresa artigiana

La provincia di Brescia ha perso 3.695 imprese artigiane tra il 2009 e il 2016, 500 all’anno. Se nel 2009, infatti, nel Bresciano erano attive 38.557 imprese, nel 2016 lo erano 34.862. Si tratta di una contrazione del 9,6%.

«Sono dati sconfortanti, imputabili alla lunga crisi economica che il sistema paese sta attraversando – spiega la presidente di CNA Brescia, Eleonora Rigotti -. Non va però dimenticato che le imprese artigiane hanno già risposto al colpo, dimostrando capacità di adattamento, di cambiamento del proprio modello di business e di innovazione, instradandosi verso la ripresa».

Quanto riporta la ricerca del Centro Studi CNA “Le imprese artigiane in Italia Province e settori”, frutto dell’elaborazione di dati Movimprese, consente di analizzare l’evoluzione del tessuto produttivo artigiano bresciano.

Da un lato si evidenzia come, a livello settoriale, in alcuni casi la diminuzione della base produttiva artigiana sia stata determinata dalla crisi. È il caso della manifattura: da 11.158 imprese si è passati a 9.561; una contrazione del 14,3%. Nel dettaglio, il calo è stato del 22,2% nella confezione di articoli di abbigliamento (da 1.119 nel 2009 a 871 nel 2016); del 18,3% nella fabbricazione di prodotti in metallo (da 4.273 a 3.493); del 18,6% nella fabbricazione di mobili (da 349 a 284). Situazione analoga si è registrata nelle costruzioni: dal 2009 al 2016 le imprese sono diminuite di 2.128 unità, una variazione percentuale negativa del 13,7% (da 15.521 a 13.393).

In altri casi, analizza lo studio CNA, è il modello artigiano a non avere retto all’impatto della crisi, determinando una diminuzione del numero delle imprese. Nel settore trasporto e magazzinaggio, per esempio, le unità attive sono passate da 2.311 a 1.925, calando del 16,7%. È verosimile che la crisi abbia determinato una riorganizzazione del comparto, favorendo le imprese di dimensioni maggiori.
«Abusivismo ed evasione continuano a pesare sulle imprese oneste. Le imprese, artigiane e di piccole dimensioni– rimarca la presidente Rigotti – hanno la forte necessità di non continuare a subire costi burocratici e pressione fiscale eccessivi, servono semplificazione, certezza delle regole e sgravi fiscali per chi investe e trova nuove soluzioni per rispondere ad un mercato in continua evoluzione».

Ma non tutti i settori hanno sofferto, almeno quanto a numerosità di imprese. Le attività dei servizi alloggio e ristorazione sono cresciute del 10%, passando dalle 934 unità del 2009 alle 1.027 del 2016. In aumento nell’intervallo temporale analizzato anche le imprese dei servizi di informazione e comunicazione (+42,3%, da 227 a 323).

«Dalle dichiarazioni si passi finalmente all’azione e si attuino incentivi per aggregazioni e reti d’imprese, accompagnandole verso la crescita, di dimensioni e di valore aggiunto – invoca la presidente Rigotti -. Contesti nei quali le aziende possano incontrarsi, dialogare e aprirsi al confronto sono oggi molto richiesti, oltre che necessari per la nascita di collaborazioni e lavori condivisi».

 

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