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Tasse

CORONAVIRUS, sportelli dell’Agenzia delle entrate chiusi fino al 3 aprile

in Economia/Tasse by
Agenzia delle entrate

L’Agenzia delle entrate-Riscossione comunica che è stata prolungata fino al 3 aprile la chiusura al pubblico dei propri sportelli presenti su tutto il territorio nazionale, prevista inizialmente fino al 25 marzo.

POTENZATI I SERVIZI WEB: SPORTELLO DIGITALE E ASSISTENZA H24. Durante il periodo di chiusura al pubblico degli sportelli, il personale dell’Agenzia, attraverso attività di back office, sta garantendo l’operatività e la fruibilità dei servizi online, disponibili h24 sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it e sull’App Equiclick.

In tale situazione straordinaria, quindi, i contribuenti hanno a disposizione un vero e proprio sportello digitale con i consueti canali di assistenza che, per l’occasione, sono stati potenziati con nuovi indirizzi email per eventuali richieste urgenti e indifferibili, relative, ad esempio, a procedure avviate prima del periodo di sospensione.

Inoltre, sul portale di Agenzia Riscossione sono disponibili i chiarimenti e le risposte alle domande più frequenti (Faq) relative alle nuove disposizioni introdotte in materia di riscossione dal decreto legge “Cura Italia”. Il provvedimento, infatti, prevede una serie di misure fiscali a favore di cittadini e imprese, come la temporanea sospensione dell’invio degli atti di riscossione, la sospensione dei pagamenti di cartelle, avvisi di addebito e avvisi di accertamento esecutivi affidati all’Agente della riscossione, comprese le relative rateizzazioni, nonché il differimento, al 31 maggio 2020, della rata della “Rottamazione-ter” “, scaduta il 28 febbraio 2020, e quella del “Saldo e stralcio” in scadenza il 31 marzo 2020. Sul portale è comunque disponibile un’apposita sezione sull’emergenza COVID-19 con tutte le informazioni utili.

 

Per informazioni e assistenza è disponibile anche il contact center di Agenzia delle entrate-Riscossione, attivo tutti i giorni 24 ore su 24 e, con operatore, dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle 18, al numero unico 06 01 01, sia da telefono fisso che da cellulare, secondo il proprio piano tariffario.

Agenzia delle Entrate, chiude la sede di Verolanuova. La Lega al governo: ripensateci

in Economia/Istituzioni/Parlamento e governo/Tasse by
Agenzia delle entrate

“L’impegno del Governo parrebbe essere quello di rendere la vita dei cittadini un vero e proprio inferno: siamo infatti al paradosso più assoluto perché da una parte hanno approvato una finanziaria con tasse infilate in ogni dove, dall’altra tagliano i servizi, persino quelli per facilitare il pagamento corretto delle imposte”. Così i Deputati bresciani della Lega, Eva Lorenzoni e Paolo Formentini, che in queste ore hanno presentato un’interrogazione al Ministro dell’Economia e della Finanze per scongiurare la chiusura, a febbraio, dello sportello dell’Agenzia delle Entrate di Verolanuova (BS).

“Non si può martoriare di tasse i cittadini – proseguono Lorenzoni e Formentini – e poi fare di tutto per renderne ancora più difficoltoso il pagamento. Proprio nel solco dell’accanimento contro la gente si inserisce infatti l’assurda decisione di chiudere a febbraio lo storico sportello dell’Agenzia delle Entrate di Verolanuova, che serve ben 26 comuni della bassa bresciana.

Da fonti interne all’ente viene riferito come la chiusura sarebbe necessaria perché la ridotta dotazione di personale non ne consentirebbe più il funzionamento corretto. Di per sé la motivazione appare assolutamente folle: c’è poco personale e quindi non funziona bene, di conseguenza lo si chiude, causando un danno ancora maggiore alla collettività.

Con questa interrogazione abbiamo fatto nostro l’appello di tutti i sindaci, a partire da quello di Verolanuova, Stefano Dotti, perché si faccia retromarcia, consentendo la permanenza del servizio sul territorio della bassa bresciana, tenendo conto anche dell’età anagrafica di molti fruitori, che se il servizio venisse meno, sarebbero costretti a rivolgersi direttamente alla sede del capoluogo, a Brescia, che si trova a 35 chilometri di distanza.

Chiediamo quindi al Governo di intervenire, valutando in maniera più approfondita la situazione e, una volta tanto, utilizzare il buon senso – concludono Lorenzoni e Formentini – per evitare nuovi disagi ai nostri cittadini”.

Ecobonus, sconto in fattura cancellato: soddisfazione di Massetti (Confartigianato)

in Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia/Istituzioni/Parlamento e governo/Tasse by
Eugenio Massetti, Confartigianato Brescia

Ieri sera (martedì, ndr) la Commissione Bilancio del Senato ha abrogato i commi dell’articolo 10 del Decreto Crescita che prevedono lo sconto immediato in fattura per gli interventi relativi a ecobonus e sismabonus. «Una grande vittoria per la battaglia che Confartigianato conduce da mesi chiedendo l’eliminazione di una misura che avrebbe provocato gravi effetti distorsivi della concorrenza e penalizzanti soprattutto le piccole imprese del “sistema casa”. La norma penalizzava, escludendo dal mercato tutte le Pmi del “sistema casa” che solo per scarsa liquidità finanziaria e insufficiente capienza fiscale per compensare il credito d’imposta, non erano in grado di praticare lo sconto. Gli artigiani e le pmi in genere non possono e non devono essere considerate un bancomat» ha commentato il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti. La cancellazione viene disposta da un emendamento alla manovra di Forza Italia, prima firmataria la Sen. Roberta Toffanin, riformulato e approvato dalla commissione Bilancio del Senato.

La modifica ha effetto sui saldi della manovra: il Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili del Mef viene definanziato per 1,5 milioni di euro per il 2022, di 2,6 milioni di euro per il 2025 e 700mila euro per il 2026, mentre viene incrementato di 2,2 milioni di euro per il 2020, di 700mila euro per il 2021 e di 1,9 milioni di euro per il 2027. L’emendamento abroga anche il comma 3-bis dell’articolo 10 del decreto Crescita, che disponeva per gli interventi relativi alla realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego di fonti rinnovabili di energia la possibilità, per i soggetti beneficiari della detrazione di optare per la cessione del corrispondente credito in favore dei fornitori dei beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi.

«Nei mesi scorsi, contro lo sconto in fattura e dalla parte di Confartigianato si è pronunciata, con due interventi, l’Autorità Antitrust, e pochi giorni fa la Commissione Industria del Senato ha approvato una risoluzione che impegna il Governo a individuare adeguati meccanismi di protezione per le piccole e medie imprese. Con l’applicazione dello sconto in fattura in 5 anni le piccole imprese del ‘sistema casa’ (costruzioni, installazione impianti, serramenti) avrebbero rischiato davvero grosso, con riduzioni dal 37% al 58% del fatturato sul segmento interessato dalle detrazioni fiscali per riqualificazione energetica. Un bel risultato di squadra contro un provvedimento ingiusto» conclude Massetti.

 

Plastic Tax, Cascasco (Confapi): anche dimezzata resta inutile e dannosa

in Api/Associazioni di categoria/Economia/Tasse by

Alla luce dell’emendamento governativo presentato ieri, Confapi – la Confederazione della piccola media industria privata – ribadisce la sua contrarietà a una misura che rischia di colpire, in un momento già difficile, un’intera filiera rappresentata dalle tante Pmi che operano sul territorio nazionale.

Pur apprezzando l’apertura di un tavolo al Mef, non possiamo nasconderci – sottolinea il Presidente (bresciano) Maurizio Casasco – che resta pur sempre un cinquanta per cento di una tassa e non un cinquanta di sconto che va ad incidere nel corpo vivo di un sistema produttivo, rischiando di metterne a rischio la sopravvivenza e numerosi posti di lavoro. Per di più il provvedimento non può nemmeno essere considerato come tappa necessaria per costruire un cammino verso un’economia sostenibile, traguardo quest’ultimo che i nostri imprenditori vogliono raggiungere poiché rappresenta un doveroso lascito alle generazioni future, oltre che un’opportunità di crescita per l’economia del Paese”.

 

Le Partite Iva pagano troppo poco di tasse? 15 motivi per dire che non è vero

in Economia/Opinioni/Partner/Tasse by
Tasse, foto generica da Pixabay
 Le Partite Iva in Italia pagano poco di tasse? Difficile dare una risposta per tutti, visto che esistono regimi con tassazioni diverse (ordinario, forfettario etc) e che a queste si aggiungono casse previdenziali che chiedono percentuali differenti sui fatturati. Di seguito, però, riteniamo opportuno pubblicare una breve riflessione per punti sul fatto che ci sono numerose condizioni che rendono svantaggioso avere una Partita Iva rispetto a un contratto di lavoro dipendente.

⛔️⛔️⛔️ PARTITE IVA: 15 MOVITI PER CUI SONO SVANTAGGIATE RISPETTO AI DIPENDENTI

1) ⛔️ Un lavoratore autonomo non ha ferie e permessi retribuiti;

2) ⛔️ Un lavoratore autonomo non ha assegni familiari, né ha alcun diritto legato alla paternità (la maternità è solo parzialmente tutelata dallo Stato);

3) ⛔️ Un lavoratore autonomo in caso di malattia non è retribuito (salvo sistemi previdenziali integrativi);

4) ⛔️ Un lavoratore autonomo se non può lavorare per motivi gravi non percepisce reddito (ma mangia lo stesso come tutti);

5) ⛔️ Un lavoratore autonomo non ha 13esima (14esima etc);

6) ⛔️ Un lavoratore autonomo non ha il Tfr;

7) ⛔️ Un lavoratore autonomo non ha buoni pasto e benefit vari come in molte aziende;

8) ⛔️ Un lavoratore autonomo ha ogni anno spese extra relative alla gestione della Partita Iva (commercialista etc);

9) ⛔️ In alcuni regimi fiscali la Partita Iva è obbligata dallo Stato a pagare le tasse in anticipo, su cifre che non ha incassato e forse non incasserà mai;

10) ⛔️ Alle cifre dichiarate, oltre alle tasse, vanno sottratte le casse previdenziali (dal 12 al 27 per cento) per pensioni che saranno più basse dei colleghi dipendenti;

11) ⛔️ Alle cifre dichiarate, spesso vanno sottratti costi vivi legati al lavoro e non detraibili;

12) ⛔️ Siccome il lordo non corrisponde alle entrate reali, il lavoratore autonomo si trova spesso penalizzato nei parametri Isee e si trova a pagare di più dei dipendenti per i servizi base offerti dal pubblico;

13) ⛔️ Nei regimi ordinari la tassazione sulle Partite Iva è tra le più alte del mondo;

14) ⛔️ Non è vero che tutte le partite Iva evadono le tasse;

15) ⛔️ In molti casi avere una Partita Iva non è una scelta.

Pace fiscale, ultimi giorni per pagare: ecco tutte le istruzioni

in Economia/Tasse by
Agenzia delle entrate

Ultimi giorni per pagare la prima rata della “rottamazione-ter” delle cartelle. La scadenza, fissata dalla legge al prossimo 31 luglio, riguarda circa 1,2 milioni di contribuenti che entro lo scorso 30 aprile hanno aderito alla definizione agevolata prevista dal Decreto Legge n. 119/2018 e a cui Agenzia delle entrate-Riscossione ha inviato la “Comunicazione delle somme dovute”, cioè la lettera di risposta con il dettaglio degli importi da pagare e i bollettini delle rate secondo il piano di pagamenti scelto in fase di adesione. I contribuenti ammessi alla “rottamazione-ter” pagheranno il debito residuo, senza sanzioni e interessi di mora.

Si ricorda che il mancato, insufficiente o tardivo pagamento anche di una sola rata, oltre la tolleranza di cinque giorni prevista per legge, determina l’inefficacia della definizione agevolata, il debito non potrà essere più rateizzato e l’Agente della riscossione dovrà riprendere, come previsto dalla legge, le azioni di recupero. Inoltre, secondo quanto stabilito dal Decreto Crescita (DL n. 34/2019) che ha riaperto i termini per aderire agli istituti agevolativi della pace fiscale (“rottamazione-ter” e “saldo e stralcio”), le cartelle o avvisi già ammessi al pagamento agevolato, con prima o unica rata da pagare entro il 31 luglio 2019, non possono essere nuovamente inseriti in una dichiarazione di adesione perché l’istanza non sarà accolta. Pertanto, con riferimento ai debiti oggetto di una richiesta di “rottamazione-ter” presentata entro il 30 aprile, per non perdere i benefici della pace fiscale, è necessario ottemperare al pagamento delle rate del piano, tra cui ovviamente la prima in scadenza il 31 luglio 2019.

PAGAMENTI VIA WEB, IN BANCA, ALLE POSTE E DAL TABACCAIO. È possibile pagare presso la propria banca, agli sportelli bancomat (ATM) abilitati ai servizi di pagamento Cbill, con il proprio internet banking, agli uffici postali, nei tabaccai aderenti a Banca 5 SpA e tramite i circuiti Sisal e Lottomatica, sul portale di Agenzia delle entrate-Riscossione e con l’App Equiclick tramite la piattaforma PagoPa. Si può pagare anche agli sportelli dell’Agente della riscossione dove, però, il prossimo 31 luglio potrebbe registrarsi un consistente afflusso di contribuenti a causa della coincidenza con l’altra scadenza prevista dalla legge (Decreto Crescita), relativa all’ultimo giorno utile per presentare le domande di adesione alla pace fiscale, riaperta a inizio mese. Infine, è possibile pagare mediante compensazione con i crediti commerciali non prescritti, certi liquidi ed esigibili (c.d. crediti certificati) maturati per somministrazioni, forniture, appalti e servizi nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Chi ha scelto di versare le somme dovute in un’unica soluzione, chiuderà la definizione agevolata il 31 luglio 2019. Per gli altri, invece, la legge ha concesso la possibilità di ripartire quanto dovuto in un massimo di 18 rate che, dopo quella di luglio, sono fissate a novembre 2019 e poi febbraio, maggio, luglio e novembre di ogni anno a partire dal 2020.

BOLLETTINI ONLINE E “CONTI TU”. Sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it sono disponibili alcuni servizi web a supporto dei contribuenti che si apprestano a pagare la rata della “rottamazione-ter”. Nelle pagine dedicata alla Definizione agevolata, è possibile chiedere una copia della Comunicazione delle somme dovute, la lettera di risposta inviata dall’agente della riscossione con l’esito della richiesta, gli importi da pagare e i bollettini Rav da utilizzare al momento del versamento della rata. Il servizio è disponibile in area pubblica, senza necessità di pin e password, compilando la scheda “Richiesta comunicazione” e allegando un documento di riconoscimento. Nell’area riservata del sito, accedendo con le credenziali personali, è possibile scaricarla direttamente.

Il servizio “ContiTu”, invece, consente di scegliere online di pagare in via agevolata soltanto alcuni degli avvisi/cartelle contenuti nella “Comunicazione delle somme dovute”. Per effettuare la scelta dei debiti che si vogliono pagare e rifare il calcolo, bisogna accedere al portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it, nelle pagine dedicate alla “rottamazione-ter”, alla voce “Conti tu”, compilare la scheda online sullo schermo e specificare le cartelle/avvisi che si intendono “rottamare”. Il servizio calcolerà il nuovo totale e l’importo di ciascuna rata. Dopo aver confermato la scelta, Agenzia delle entrate-Riscossione invierà all’indirizzo email indicato dal contribuente i nuovi bollettini RAV con cui sarà possibile effettuare il pagamento entro le scadenze previste. Le cartelle e gli avvisi contenuti nella domanda presentata e per i quali il contribuente sceglie di non aderire alla definizione agevolata, non potranno essere rateizzati e Agenzia delle entrate-Riscossione dovrà riprendere, come previsto dalla legge, le azioni di recupero.

Troppi debiti? Il tribunale gliene cancella il 90 per cento

in Economia/Tasse by
Sentenza

Brescia si conferma uno dei territori che fanno scuola in materia di applicazione in materia di sovraindebitamento. L’ultima, significativa, decisione del Tribunale – secondo quanto riportato da Brescia News – risale a poche settimane fa e ha avuto per protagonista un artigiano difeso dagli avvocati dello Studio Pagano & Partners.

L’uomo, residente nella Bassa Bresciana, si è visto infatti “cancellare” dai giudici il 90 per cento dei suoi debiti (ben 180mila euro) perché non riusciva più a far fronte alle richieste di banche e finanziarie, garantendo nel contempo il sostentamento della moglie e del figlioletto. Il Tribunale, in particolare, ha disposto l’interruzione di ogni procedura esecutiva e cautelare in essere (ivi compreso il pignoramento del 1/5 delle entrate) stabilendo che l’uomo versi ai creditori la somma minima mensile di 300 euro per tutta la durata della procedura. Se si atterrà alle disposizioni, l’artigiano otterrà quindi il completo esdebitamento e potrà iniziare una nuova vita.

Un caso simbolo, che è stato inserito anche nel libro pubblicato lo scorso 2 settembre da Primiceri Editore e scritto dagli avvocati Monica Pagano, Matteo Marini e Laura Girelli (Studio Pagano & Partners). “Sovraindebitamento. Legge 3/12 e casi pratici” rappresenta la prima guida pratica italiana sulla cosiddetta legge Salva-suicidi. Ed è già un piccolo caso editoriale, con centinaia di ordini da tutta Italia (in gran parte da legali o esperti di diritto, ma non solo) nell’arco di pochi giorni.

Nuovi studi di settore, Cna: vigileremo sugli effetti

in Artigianato/Associazioni di categoria/Cna/Economia/Tasse by

Come da richieste avanzate anche da CNA attraverso Rete Imprese Italia, i nuovi studi di settore (Indici sintetici di affidabilità o ISA) dovrebbero essere strumento di “tranquillità fiscale” per le imprese, non essendo più utilizzati – secondo quanto annunciato – quale mezzo di accertamento dall’Agenzia delle Entrate.

«CNA Brescia si impegna a monitorarne gli effetti nei prossimi mesi – assicura Eleonora Rigotti, presidente dell’associazione al livello territoriale bresciano -. Se davvero lo Stato passerà dall’essere un controllore a essere un collaboratore, allora si sarà fatto un piccolo progresso verso la tutela della cultura d’impresa da parte del pubblico. Da sempre chiediamo uno Stato che faciliti l’attività imprenditoriale degli artigiani, e che non la ostacoli con burocrazia asfissiante e pressione fiscale opprimente, come spesso purtroppo accade. Auspichiamo che questo atteso provvedimento dell’Agenzia delle Entrate sia nei fatti strumento di semplificazione fiscale, come anticipato in queste ore».

Ad oggi si sono individuati primi 70 Indici sintetici di affidabilità, che potranno essere già applicati a decorrere dal periodo d’imposta 2017, dopo l’approvazione tramite decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, interessando 1,4 milioni di contribuenti. Sono 17 gli ISA individuati nel comparto dei servizi, tra cui carrozzieri e meccanici; parrucchieri e barbieri; riparazione di autoveicoli, motocicli e ciclomotori. Nella manifattura sono 15, tra i quali fabbricazione di articoli da viaggio e borse; fabbricazione, lavorazione e trasformazione del vetro, calzature e prodotti in gomma. Tra le categorie più numerose interessate dagli ISA ci sono oltre 129mila installatori di impianti (9%) e circa 74mila parrucchieri (5%).

«Ci mettiamo a disposizione delle imprese – sottolineano da CNA Brescia – per affiancarle nella verifica degli eventuali vantaggi o svantaggi del nuovo sistema che si sta delineando e sul quale manterremo costante l’attenzione».

Residuo fiscale, Lombardia da Record: 54 miliardi alle altre regioni

in Economia/Evidenza/Tasse/Tendenze by
soldi

“La Lombardia e’ la regione che versa piu’ tasse allo Stato ricevendo, in cambio, meno trasferimenti in termini di spesa pubblica. In questi anni, infatti, il residuo fiscale della Lombardia ha raggiunto la cifra record di 54 miliardi (fonte: Eupolis Lombardia). Si tratta del valore in assoluto piu’ alto tra tutte le regioni italiane. Un’immensita’ anche a livello europeo se si pensa che due regioni tra le piu’ industrializzate d’Europa come la Catalogna e la Baviera hanno rispettivamente un residuo fiscale di 8 miliardi e 1,5 miliardi”. Lo scrive una nota pubblicata oggi dal sito Lombardiaspeciale.

RESIDUO FISCALE – “Con il termine residuo fiscale – spiega la Nota – s’intende la differenza tra quanto un territorio verso allo Stato sotto forma di imposte e quanto riceve sotto forma di spesa pubblica. Se il residuo fiscale abbia segno positivo, il territorio versa piu’ di quanto riceve; se c’e’ un residuo negativo il territorio riceve piu’ di quanto versa”.

I DATI PER REGIONE – “Dopo la Lombardia – appunta il teso – si colloca l’Emilia Romagna, con un residuo fiscale di 18.861 milioni di euro. Seguono Veneto (15.458 mln), Piemonte (8.606 mln), Toscana (5.422 mln), Lazio (3.775 mln), Marche (2.027 mln), Bolzano (1.100 mln), Liguria (610 mln), Friuli Venezia Giulia (526 mln), Valle d’Aosta (65 mln). In coda alla classifica: Umbria (-82 mln), Molise (-614 mln), Trento (-249 mln), Basilicata (-1.261 mln), Abruzzo (-1.301 mln), Sardegna (-5.262 mln), Campania (-5.705 mln), Calabria (-5.871 mln), Puglia (-6.419 mln) e Sicilia (-10.617 mln)”.

A Brescia l’8 agosto è il tax free day: ogni cento euro 60 vanno in tasse

in Associazioni di categoria/Cna/Economia/Tasse by
Tasse

Le piccole e medie imprese bresciane dovranno lavorare fino al prossimo 8 agosto per pagare le tasse. Soltanto dal giorno successivo cominceranno a guadagnare per se stesse. Martedì 8 agosto 2017 sarà infatti il “tax free day”, che quest’anno arriverà prima di quello del 2015 (9 agosto) ma dopo quello del 2016 (7 agosto). Una situazione di sostanziale stabilità, che colloca Brescia al 71esimo posto nella classifica nazionale, in discesa di 6 posizioni rispetto al 2016, quando era 65esima. Il tax free day arriverà in media in Italia il 10 agosto.

A svelarlo è il rapporto 2017 Comune che vai, fisco che trovi dell’Osservatorio permanente della tassazione sulla piccola impresa in Italia di CNA, curato dal Centro Studi CNA e dal Dipartimento politiche fiscali, presentato oggi a Roma nell’auditorium CNA. È un’analisi dettagliata del peso fiscale che le pmi portano sulle proprie spalle in 135 comuni italiani e in 6 capitali europee (Londra, Madrid, Varsavia, Berlino, Parigi e Roma).

Sempre il rapporto svela che, quest’anno, il fisco si prenderà il 60,5% del reddito d’impresa delle pmi artigiane di Brescia. È questo il “total tax rate” calcolato dall’Osservatorio, in crescita dello 0,3% rispetto al 2016 (60,2%), dello 0,5% rispetto al 2015 (60%) e del 3,1% rispetto al 2011 (57,4%). Una percentuale che scende, però, al 57,9% nel caso delle imprese che potranno optare per l’IRI, introdotta con la Legge di Bilancio 2017. Il total tax rate medio italiano è del 61,2% (del 58,1% con l’IRI).

Al netto della tassazione, all’impresa tipo analizzata dal rapporto (431mila euro di ricavi, 50mila euro di reddito d’impresa, un’area di circa 500 mq, 5 dipendenti) resterà un reddito disponibile di 19.770 euro (21mila nel caso dell’applicazione dell’IRI). Si tratta di un calo di 126 euro rispetto al 2016 e di ben 1522 euro rispetto al 2011.

«Nonostante tutti gli sforzi fatti da CNA per tentare di allentare la presa del fisco comunale, regionale e nazionale sulle casse delle imprese artigiane, quest’anno si è fatto un piccolo passo indietro – dichiara Eleonora Rigotti, da pochi giorni riconfermata alla presidenza di CNA Brescia -. Abbiamo accolto positivamente l’introduzione dell’IRI, che va incontro alla nostra richiesta di equità del prelievo fiscale, segnando un cambiamento strutturale della tassazione. Ma non basta». Da un lato perché può beneficiarne, per il momento, solamente una parte di imprese individuali e società di persone. Dall’altro perché, ai costi diretti dell’imposizione fiscale, va sommata la burocrazia. Come evidenziato in una recente audizione alla Commissione Parlamentare della Camera per la semplificazione di Rete Imprese Italia, servono 240 ore l’anno per pagare le tasse in Italia, 85 ore in più rispetto alla media dei paesi dell’Area euro. «Si tratta di tempo che le imprese sottraggono alla propria attività. Doppiamente penalizzate sono, ancora una volta – sottolinea la presidente Rigotti – le micro e piccole imprese, meno strutturate e con meno risorse a disposizione».

LE PORPOSTE DI CNA – Qualunque dato si prenda in considerazione, CNA ribadisce che la pressione fiscale in Italia è troppo elevata ed il carico è distribuito in modo iniquo. Per ridurre la pressione, invertire la tendenza del trasferimento alle imprese degli oneri dei controlli, per usare in modo intelligente la leva fiscale per aumentare la domanda interna, CNA propone 8 interventi, tra i quali:

– agevolare il passaggio generazionale delle imprese individuali tramite la completa neutralità fiscale delle cessioni di azienda, al pari di quanto è previsto in caso di conferimenti;

– rendere l’Imu pagata sugli immobili strumentali delle imprese completamente deducibile dal reddito d’impresa;

– evitare di spostare sulle imprese gli oneri dei controlli attraverso un uso intelligente della fatturazione elettronica, eliminando nel più breve tempo possibile tutti i regimi Iva del reverse change previsti attualmente, lo split payment, la ritenuta dell’8% sui bonifici relativi a spese per le quali sono riconosciute detrazioni fiscali.

 

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