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Energia

Indagine Api: sostenibilità prioritaria per l’88% delle imprese bresciane

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La sostenibilità diventa sempre più centrale nell’attività delle PMI bresciane. Solo il 12% delle imprese ritiene, infatti, la ritiene poco o per nulla importante per la propria attività. Infatti, alla domanda su quanto la sostenibilità sia da considerare rilevante per il proprio business, ben l’88% delle imprese ha risposto in modo positivo. Per il 35% delle imprese la sostenibilità è ‘mediamente importante’, per il 32% molto importante e per il 22% di massima importanza per la propria attività.

A osservarlo è l’indagine realizzata dal Centro Studi Apindustria Confapi Brescia, diretto da Maria Garbelli, interrogando 100 imprese rappresentative del tessuto associativo (oltre la metà appartiene al settore metalmeccanico, con fatturati compresi in prevalenza tra i 2 e 10 milioni di euro). Lo studio ha indagato i diversi aspetti della sostenibilità, concentrandosi in prevalenza su quella ambientale, ma non tralasciando quella sociale e di governance.

Nella realtà concreta delle PMI bresciane, il tema sostenibilità è declinato in particolare in merito al processo produttivo, rientrante in misura forte al più ampio contesto dell’innovazione di processo o di prodotto. Nell’ultimo triennio, oltre due imprese su tre (68%) hanno migliorato la propria sostenibilità intervenendo sull’edificio o rinnovando i macchinari, un altro 15% ha in programma di operare in tale direzione nel prossimo futuro. E ancora, quattro imprese su cinque stanno prestando particolare attenzione ai consumi energetici, con l’obiettivo di ridurli e un ulteriore 15% ha intenzione di farlo. Percentuali non troppo diverse riguardano i processi di riduzione e recupero degli scarti di lavorazione, così come è significativo il 58% di imprese che, già oggi, acquista almeno una quota di energia elettrica da fonti rinnovabili e un altro 15% che ha in programma di farlo.

Elementi positivi emergono anche dalla relazione con i fornitori. Oltre sette imprese su dieci considerano (o hanno intenzione di farlo nel breve) i fattori sociali e ambientali nella scelta dei fornitori. L’87% dà priorità ai fornitori locali quando questo è possibile, oltre la metà (53%) acquista materie prime non vergini o da riciclo.

Se la riduzione degli sprechi e il riciclo dei rifiuti interessano già una maggioranza di imprese, la normativa ambientale viene però considerata eccessivamente burocratica (67%) ed onerosa (40%).

In un quadro in buona parte positivo non mancano però elementi critici, legati talvolta al tipo di attività svolta, altre a un contesto generale ancora difficile e non favorevole alla svolta green, ma non di rado anche ad una non piena consapevolezza che fatica a farsi strada in alcune imprese. È in tale ottica che vanno letti, ad esempio, il 47% delle imprese che ha difficoltà ad agire sulla riduzione dell’impatto logistico o il 42% che non interviene su prassi operative legate al packaging.

Per le PMI bresciane, a non rendere completamente agevole la transizione verso un’economia sostenibile pesano sia fattori di sistema che interni alla realtà aziendale. Tra i fattori esogeni, i più rilevanti riguardano la mancanza di supporto da parte di enti quali banche e altre istituzioni (35%), le difficoltà legislative e burocratiche (33%) e la scarsa conoscenza all’accesso di misure di sostegno economico-finanziario (25). Tra i fattori endogeni, in primo piano vi sono le difficoltà dovute al particolare settore di appartenenza (42%), i limiti legati al prodotto specifico che si commercializza (36%) e la mancanza di competenze adeguate (35%).

La valutazione del grado di sostenibilità su tutte le dimensioni ESG ha per il momento interessato (o lo sta per fare) un terzo delle imprese mentre il 46% l’ha in programma nel prossimo futuro. La formazione (73%) erogata ai dipendenti è la misura più diffusa tra le imprese, tramite corsi finanziati (anche parzialmente) dall’impresa stessa, un ulteriore 22% li ha già in programma. Molto buona la comunicazione interna: il 72% informa il proprio organico circa gli andamenti aziendali ed 1 su 10 ha in programma di agire in questo senso.

«Il quadro che emerge è nel complesso positivo – afferma Pierluigi Cordua, presidente di Apindustria Confapi Brescia -. Il tema della sostenibilità sta diventando sempre più centrale anche per le PMI bresciane che, rispetto alle questioni sociali, ambientali e di governance, vedono sempre più un possibile fattore competitivo e non un costo. Emergono allo stesso tempo delle difficoltà, legate alla burocrazia, alla non piena conoscenza delle opportunità che esistono sul piano della finanza agevolata. Il ruolo associativo è importante anche in tal senso, ma è evidente che serve uno sforzo a tutti i livelli, da quello centrale agli enti camerali passando per gli istituti di credito. Molte imprese hanno contezza di tutto questo sistema, altre non ancora, ma tutti devono essere sostenuti in questo sforzo. Nei prossimi anni, per restare sul mercato, una parte di imprese dovrà riconvertire in tutto o in parte la propria produzione e, se non vogliamo che ne derivino conseguenze sociali drammatiche, è necessario che questa trasformazione venga sostenuta per tempo e in modo adeguato».

Alle imprese va riconosciuto il ruolo strategico nel percorso che condurrà l’intero sistema Paese ad adottare nuovi paradigmi energetici ed ambientali. «Il percorso avviato dalle imprese verso la sostenibilità esprime una duplice valenza in chiave di competitività e di innovazione: due fattori che avranno grande e definitiva influenza sulle chances di un’impresa di restare sul mercato – afferma il presidente della Camera di Commercio di BresciaRoberto Saccone –. Le imprese svolgono un ruolo importante nella transizione energetica e sono sempre più sensibili e consapevoli dei temi ambientali e sociali oltre che fortemente impegnate su questi temi anche per cogliere le opportunità di sviluppo. Le imprese bresciane non faranno mancare il contributo importante al raggiungimento di obiettivi che oggi fanno parte della cultura e della sensibilità ormai diffuse, assumendosi anche la responsabilità in ragione del loro ruolo sociale. I decisori politici, peraltro, nel definire gli obiettivi di attuazione, devono considerare tempi e modi di raggiungimento di tali obiettivi, non perdendo di vista il valore del sistema produttivo esistente, che va accompagnato nello sviluppo di soluzioni altamente innovative, in un’ottica realistica che contemperi gli obiettivi globali del percorso irreversibile di transizione con le capacità innovative e di evoluzione dell’attuale sistema produttivo».


Torri Solare, investimento da 3 milioni a Manerbio

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Manerbio – Torri Solare, azienda bresciana leader nella produzione di pannelli fotovoltaici, continua a crescere e a investire sul territorio. E’ in corso di completamento, infatti, il maxi intervento di riqualificazione che l’azienda guidata da Michele Torri ha avviato nell’ex lavanderia industriale Europa di Manerbio, al confine con Bassano Bresciano.

L’immobile risale agli anni Settanta, ma da oltre vent’anni era inutilizzato, anche a causa della necessità di interventi di bonifica rilevanti. Nel 2021 Torri Solare ha deciso di compiere il grande passo, acquisendo l’area e mettendo in campo un’operazione di riqualificazione da oltre un milione e mezzo di euro. I lavori sono ancora in corso, ma – nella primavera di quest’anno – l’azienda ha lasciato la vecchia sede di Quinzano d’Oglio per trasferirsi a Manerbio.

L’intervento riguarda complessivamente un’area di circa 10mila metri quadrati, di cui 5mila coperti. Tra le opere già effettuate si segnala in particolare la sostituzione di ben 6mila metri quadrati di copertura in eternit con innovativa copertura Aluzinc. Sul tetto, già in estate, verrà realizzato un impianto fotovoltaico della potenza di 400kw. Di questi 100 Kwp garantiranno la copertura di circa il 70 per cento del fabbisogno energetico aziendale, mentre 300Kwp verranno scambiati con la rete. Da segnalare, sempre sul fronte degli investimenti green, è anche la realizzazione di un impianto di climatizzazione geotermico, che non attinge alla rete gas e idrica.

Michele Torri, foto da Torri Solare

“La costruzione ex novo dell’impianto sarebbe stata per noi più conveniente e anche la difficile congiuntura internazionale ci avrebbe potuto spingere in quella direzione”, sottolinea Torri (che ha 34anni e, tra gli altri, riveste anche l’incarico di presidente dei giovani di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale), “ma abbiamo deciso di mettere in campo un investimento coraggioso, puntando sul territorio, al fine di creare valore non soltanto per noi, ma anche per l’intera comunità in cui operiamo”.

Torri Solare è nata nel 2007 da una costola della Fonderia Torri di Quinzano con l’obiettivo di dare vita alla prima azienda produttrice di moduli fotovoltaici. Entro il 2023 l’azienda punta a consolidare un fatturato di 10 milioni di euro, dando lavoro a dieci nuove persone (attualmente i dipendenti sono 25). Significativi anche gli investimenti fatti e programmati.  Oltre al milione e mezzo di euro per l’acquisizione dell’area, il rifacimento

edilizio, la bonifica e le dotazioni tecnologiche, infatti, è stata messa in campo una cifra simile per renderla operativa, con l’attivazione della linea che dovrebbe portare nel 2023 a una capacità produttiva di circa 150mila pannelli fotovoltaici di nuova generazione (la previsione per il 2009, per fare un paragone, era di 7mila pannelli all’anno…).

“La nostra azienda”, conclude Michele Torri, “vuole continuare a puntare sulla qualità del prodotto, che ci sta già premiando. Da tempo stiamo investendo in ricerca e sviluppo. Ora l’obiettivo è quello di irrobustire la resistenza meccanica e agli agenti atmosferici, che pure è già ben al di sopra degli standard di mercato, dei nostri pannelli. Poi lavoreremo alla progettazione di impianti ancora più smart e semplici da posare. E”, chiosa, “di certo non ci fermeremo lì”.

Michele Torri, foto da Torri Solare

Bollette energetiche più che raddoppiate in un anno

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Le bollette di luce e gas hanno raggiunto picchi senza precedenti. I prezzi all’ingrosso delle materie prime energetiche sono alle stelle e i consumatori finali devono fare i conti con un costo sempre più alto per l’energia elettrica ed il gas naturale.

Gli interventi del Governo, con l’azzeramento degli oneri di sistema, il taglio dell’IVA al 5% per il gas e il potenziamento dei Bonus Luce e Gas, non sono stati in grado di eliminare i rincari. Gli aumenti sono stati solo attenuati e per le famiglie c’è da fare i conti con bollette salatissime.

Il nuovo Osservatorio di SOStariffe in collaborazione con Tariffe.Segugio  “fotografa” lo stato attuale del mercato energetico italiano. Lo studio ha analizzato l’evoluzione della spesa per le bollette per tre diversi profili di consumo (Single, Coppia e Famiglia di 4 persone), confrontando la spesa per le bollette del 2022 con quella registrata negli anni precedenti.

L’indagine in questione mette in evidenza due principali evidenze. La spesa per luce e gas è aumentata in modo significativo, fino a raggiungere una punta del +142% nel confronto tra 2021 e 2022. Contestualmente, si registra un notevole incremento del risparmio garantito dal Mercato Libero rispetto alla Maggior Tutela: la convenienza aumenta fino al +170%.     

Come sono cambiate le bollette di luce e gas per tre diversi profili di consumo

Lo studio è stato eseguito a maggio 2022 prendendo in considerazione tre profili di consumo. Il primo profilo, definito “Single”, riguarda un consumatore con consumi ridotti di energia (1.400 kWh di energia elettrica e 500 Smc di gas naturale in un anno). Il secondo profilo, definito “Coppia”, identifica una tipologia di consumatore con consumi intermedi (2.400 kWh di energia elettrica e 800 Smc di gas naturale).  Il terzo profilo, definito Famiglia di 4 persone, è rappresentato da un utente che registra consumi elevati (3.400 kWh di energia elettrica e 1.400 Smc di gas naturale).

Per ogni profilo di consumo è stata calcolata la spesa media per le bollette di luce e gas che si registra attivando le migliori tariffe luce e gas del Mercato Libero. Questi dati sono poi stati confrontati con quelli ricavati nel corso delle indagini degli anni precedenti. Una seconda parte dell’Osservatorio, invece, si concentra sull’evoluzione del risparmio ottenibile passando dalla Maggior Tutela alle migliori offerte del Mercato Libero.

Il confronto con il 2021: aumenti fino al +142%

Il primo dato che emerse dall’indagine è legato all’aumento della spesa per le bollette di luce e gas nel 2022. Rispetto ai dati dello scorso anno, infatti, la scelta delle migliori offerte luce e gas del Mercato Libero comporta una spesa complessiva maggiore. Per un Single, ad esempio, si registra una spesa annuale di 1.264 euro con un incremento del +114% rispetto ai dati del 2021.

La variazione è ancora più significativa per la Coppia. In questo caso, infatti, la spesa per le bollette di luce e gas nel 2022 risulta essere pari ad un totale di 2.120 euro con un rincaro del +130% rispetto ai dati dello scorso anno. Sono, però, i clienti che registrano consumi maggiori a dover fare i conti con gli aumenti più significativi. La Famiglia di 4 persone, infatti, registra oggi una spesa di 3.415 euro in un anno. Il rincaro, rispetto ai dati dello scorso anno, è del +142%.

Il confronto con il 2020: aumenti fino al +150%

Estendendo il confronto al 2020 (annualità fortemente segnata dalla pandemia), i dati raccolti dall’Osservatorio confermano come l’aumento della spesa per le bollette nel corso degli ultimi due anni sia ancora maggiore. Per un Single, ad esempio, il confronto tra i dati del 2020 e quelli del 2022 conferma un rincaro della spesa per le bollette del +122%. Notevole è anche l’aumento per la Coppia che registra un rincaro del +150%. Il confronto con i dati del 2020, invece, certifica un rincaro del +149% per la Famiglia di 4 persone.

Con il Mercato Libero si risparmia fino al +170% in più rispetto al passato

L’incremento delle spese per le bollette si accompagna, però, ad un netto incremento del risparmio garantito dal Mercato Libero rispetto alla Maggior Tutela. I consumatori che scelgono di restare nel Mercato Tutelato, infatti, devono fare i conti con rincari ancora maggiori, senza alcuna possibilità di scegliere la tariffa più vantaggiosa e dovendo accontentarsi dei prezzi fissati da ARERA, l’Autorità italiana per l’energia.

Per chi passa alle migliori offerte del Mercato Libero, invece, il risparmio rispetto alla Tutela cresce in modo significativo. Per il Single, ad esempio, è possibile sfruttare circa 315 euro di risparmio sulle bollette di luce e gas passando dalla Maggior Tutela alle migliori offerte del Mercato Libero. Il risparmio è, quindi, cresciuto del +139% rispetto a quanto registrato lo scorso anno.

Per la Coppia si rileva, invece, un risparmio di circa 384 euro con un incremento, rispetto ai dati del 2021, del +170%. Notevole anche il passo in avanti registrato dal risparmio a disposizione della Famiglia che sceglie il Mercato Libero e le migliori offerte. In questo caso, infatti, è possibile tagliare la spesa sulle bollette di 537 euro in un anno. Il confronto con lo scorso anno certifica, inoltre, un incremento del +147% del risparmio ottenibile abbandonando il Mercato Tutelato.

Il confronto tra il risparmio ottenibile nel 2020 e quello ottenibile nel 2022 con il passaggio alle migliori offerte del Mercato Libero segue lo stesso andamento del confronto precedente. Abbandonare la Tutela, in questo momento, è molto più vantaggiose e garantisce la possibilità di tagliare in modo significativo le bollette. Per il Single, infatti, il risparmio è cresciuto del +123%. Per la Coppia, invece, il risparmio è aumentato del 92% mentre per la Famiglia la crescita è stata del +133%.

Le tariffe a prezzo bloccato sono le più convenienti: risparmi fino a 670 euro

Il risparmio a disposizione di chi passa dalla Maggior Tutela al Mercato Libero è strettamente legato al tipo di offerta attivata. L’indagine, infatti, approfondisce la questione verificando quali sono le tipologie di tariffa più vantaggiose da attivare per i tre profili di consumo analizzati. Considerando le proposte dei fornitori di luce e gas a maggio 2022, le offerte a prezzo fisso si dimostrano quelle più convenienti, garantendo, in media, un risparmio maggiore rispetto alla Tutela.

Per il Single, infatti, si può toccare un risparmio massimo di 408 euro. La convenienza per una Coppia, invece, aumenta fino ad un massimo di 452 euro. Per la Famiglia, infine, si tocca una quota massima di risparmio di 670 euro nel passaggio dal Mercato Tutelato al Mercato Libero. Tutti e tre i dati sono stati registrati con l’attivazione di offerte a prezzo fisso per luce e gas con una tariffazione monoraria (quindi indipendente dall’orario di utilizzo).

Regione, dal 15 giugno attivo il “Pacchetto energia”: oltre 10 milioni per i commercianti

in Economia/Energia/Istituzioni/Regione by

Giovedì 26 maggio, è stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale di Regione Lombardia (BURL) il nuovo bando in tema di ‘efficientamento energetico’, del valore di oltre 10 milioni di euro, destinato ai commercianti.

BANDO APERTO DAL 15 GIUGNO – La misura, fortemente voluta dall’assessore regionale allo Sviluppo Economico con il concerto dell’assessore agli Enti locali, Montagna e Piccoli Comuni, sarà disponibile da mercoledì 15 giugno 2022 e intende supportare le aziende e le attività colpite dall’aumento dei costi dell’energia. 

Sempre nel mese di giugno apriranno anche i bandi per le imprese artigiane e per gli impianti natatori e del ghiaccio, a completamento del ‘pacchetto energia’ di Regione Lombardia per un valore complessivo di circa 65 milioni di euro. 

ULTERIORE MILIONE DI EURO PER I COMMERCIANTI – Va sottolineato che Regione Lombardia ha aumentato la dotazione finanziaria della misura a sostegno delle attività commerciali con un incremento dell’investimento pubblico di 1.130.000 di euro che porta così la dotazione finanziaria complessiva a 10.745.500. La misura è realizzata nell’ambito dell’accordo con il Sistema Camerale Lombardo.

CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO – Gli interventi regionali sono volti alla concessione di contributi a fondo perduto. Il provvedimento è dedicato esclusivamente alle realtà presenti sul territorio lombardo.

PACCHETTO ENERGIA PICCOLO COMMERCIO – Per le imprese del commercio, della ristorazione e dei servizi, a cui, come detto, sono dedicati di 10.745.500 milioni di euro, l’agevolazione consiste nella concessione di un contributo a fondo perduto fino al 50% della spesa ritenuta ammissibile, nel limite massimo di 30.000 euro. Sono ammissibili progetti con un ammontare minimo pari a 4.000 euro. 

A seguire, saranno disponibili anche i bandi per le imprese artigiane e per gli impianti natatori e del ghiaccio.

PACCHETTO ENERGIA ARTIGIANI – Per le imprese artigiane, il cui investimento regionale è di 22,3 milioni di euro, l’agevolazione consiste nella concessione di un contributo a fondo perduto fino al 50% della spesa ritenuta ammissibile, nel limite massimo di 50.000 euro. Sono ammissibili i progetti con un ammontare minimo pari a 15.000 euro.

PACCHETTO ENERGIA SPORT – Per sostenere gli operatori economici che gestiscono impianti natatori e del ghiaccio e rischiano il fallimento o l’interruzione dei servizi, Regione ha deciso di attivare un intervento, dal valore di 32 milioni di euro, finalizzato alla sostenibilità gestionale e all’efficientamento energetico degli impianti sportivi. Il sostegno pubblico consiste nella concessione di un contributo a fondo perduto fino al 80% della spesa ritenuta ammissibile, nel limite massimo di 350.000 euro

INFORMAZIONI – Per tutti i dettagli consultare il sito www.imprese.regione.lombardia.it

Sogem: scelte etiche per proteggere il lavoro e l’ambiente

in Economia/Edilizia/Energia by

Da poco Sogem ha festeggiato quarant’anni. A dir la verità è una società che non dimostra i suoi anni. Li porta bene, come si dice alle signore. Sogem si distingue per la sua grande capacità di evolversi e utilizzare le migliori tecniche operative, pur restando sul mercato un punto di riferimento autorevole. L’ azienda si occupa di realizzazione, monitoraggio, individuazione perdite e pronto intervento per reti fognarie, metanodotti e acquedotti. Il tema della fornitura di gas e acqua è sempre attuale. Abbiamo così pensato di fare due parole con Mauro Costanzi, amministratore delegato di Sogem, per conoscere meglio la loro realtà e il loro lavoro, che ci riguarda tutti.

Siamo abituati a veder uscire l’acqua dal rubinetto e ad accendere il gas sotto la pentola della pasta. Prendiamo acqua e gas per scontati. Scontati nel senso che ci sembrano ovvi. Non scontati nel prezzo, visto gli aumenti dell’ultimo periodo. Ma se riceviamo tutti i giorni questi preziosi elementi, fondamentali e necessari alla nostra vita, è perché qualcuno ha realizzato, costruito l’acquedotto e il metanodotto. Perché c’è qualcuno che si occupa della loro manutenzione. Che si preoccupa che i tubi non siano ostruiti e che tutto proceda in modo efficiente. Che interviene se ci sono delle perdite che possono danneggiare non solo la nostra giornata, ma anche l’ambiente. Ecco cosa fa Sogem.  

Le riserve d’acqua e le risorse energetiche non sono infinite. Ce ne rendiamo conto sempre di più e sensibilizzare al loro uso consapevole è un dovere. È un dovere del singolo e delle istituzioni, certo. Ma è degno di nota quando a informare sul tema dello spreco è un’azienda che si occupa della distribuzione di gas e acqua. È un po’ come sentir parlare di calcio un arbitro, è coinvolto nel gioco ma è anche  oggettivo perché conosce e deve far rispettare le regole. 

Sogem ha stilato dieci regole per non sprecare l’acqua in ambito domestico. Non c’è la famosa: “chiudi il rubinetto quando ti lavi i denti!”, lo sanno anche i bambini. Le regole di Sogem sono interessanti perché si soffermano anche sugli impianti e citano accortezze che spesso non rientrano nelle nostre abitudini. Un esempio? Controllare che le tubature non abbiano incrostazioni di calcare. Ci avevate mai pensato? È molto importante tenere monitorato lo stato delle tubature perché il calcare ostacola il flusso dell’acqua generando perdite.

I consigli di Sogem sono importanti non solo per il nostro portafoglio ma anche per l’ambiente. La siccità influisce sui livelli di acqua disponibili: A2A Ciclo Idrico ha avanzato come soluzione di lavorare sulle reti degli acquedotti per ridurre le perdite, attualmente registrate a Brescia attorno al 28%, contro una media nazionale del 40%. Le perdite d’acqua possono iniziare con delle gocce e in un attimo diventare dei fiumi. Prevenire dispersioni di tali entità evita inutili e dannosi sprechi. Non solo, se parliamo di acque da smaltire come l’acqua sporca, quella dello scarico o peggio ancora quelle con rifiuti industriali, vi rendete conto di quanto sia importante non avere perdite che possono seriamente danneggiare terreno e aria circostante?

Sogem interviene tempestivamente, 24 ore su 24, 365 giorni all’anno per evitare potenziali disastri ambientali ed enormi disagi per la comunità.

Vi consiglio di fare un giro sul sito di Sogem, dove potete visionare come l’azienda garantisce la tutela per l’ambiente grazie alle certificazioni dei sistemi di gestione ISO.

Sempre sul sito potete scaricare il Codice Etico e la Politica Aziendale. Sogem è un’azienda di grandi dimensioni che lavora per importanti reti come A2A, Padania Acque, Unareti e molte altre.

L’applicazione del Codice Etico in ogni appalto si traduce in rispetto dei diritti dei lavoratori e della loro tutela (anche da parte dei fornitori), oltre che al coinvolgimento dei dipendenti nei processi aziendali.

Attualmente Sogem sta cercando alcune figure specifiche: impiegato tecnico per cantieri stradali, saldatore idraulico, escavatorista e autista.

I dettagli dei profili ricercati potete vederli nella sezione Lavora con noi del sito. L’azienda dà il benvenuto anche a candidature spontanee per valutare eventuali inserimenti nell’organico. È possibile mandare online il proprio curriculum, certi di avere una risposta. Per continuare a fare questo importante lavoro, fatto bene, si ha sempre bisogno di persone.

Perché Sogem ha quarant’anni, ma sta crescendo ancora.

Lombardia, sostegni per 22 milioni alle imprese artigiane | Massetti: segnale importante

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Regione Lombardia ha varato il nuovo pacchetto economico, dal valore di 64 milioni di euro, destinato alle imprese artigiane, ai commercianti e agli impianti sportivi natatori e del ghiaccio. Gli interventi regionali sono volti alla concessione di contributi a fondo perduto per interventi in tema di efficientamento energetico. Alle imprese artigiane sono destinati 22,3 milioni di euro come contributi a fondo perduto fino al 50% della spesa per progetti di ammontare minimo di 15mila euro, nel limite massimo di 50mila. Per il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti: «Apprezziamo lo sforzo di Regione Lombardia, le risorse stanziate non risolveranno il problema ma sono il segnale dell’attenzione dell’Assessorato per gli artigiani e le PMI. L’aspetto fondamentale sul quale dobbiamo concentrare ogni attenzione è quello della competitività delle nostre imprese sul mercato internazionale – spiega Massetti – Le bollette bollenti rischiano di rappresentare una pesante palla al piede che di fatto già sbilancia una competizione che ha orizzonti sempre più ampi. Per quanto le aziende potranno produrre in perdita? Quasi il 30% dichiara di farlo. La marginalità è essenziale alla loro sopravvivenza, alla capacità di investire in capitale umano e innovazione perché lo sguardo al futuro non è un’opzione».

LE EVIDENZE AVVISAGLIE NEL PRE-GUERRA

L’Osservatorio di Confartigianato Lombardia evidenzia come l’elevato prezzo delle componenti energetiche rappresentava già una criticità rilevante per oltre il 60% delle imprese artigiane, quota che si attestava a livelli maggiori per le manifatturiere. Tale condizione – il balzo dei prezzi delle commodities energetiche – portava pre-guerra la maggior parte dell’artigianato lombardo (54,4%) ad assorbire i maggiori costi per lo più riducendo i margini e scaricando una parte sul cliente finale, aumentando spesso solo parzialmente i listini. Prima di arrivare a questo passo, molti indicano l’adozione di azioni di ottimizzazione e di riduzione al minimo degli sprechi e dei consumi: nel 28,7% dei casi lavorano in perdita, nel 14,3% dei casi riducono o modificano l’orario di lavoro e nel 6,3% dei casi scelgono di non adempiere a contratti in essere.

PERIMETRO IMPRESE ARTIGIANE MAGGIORMENTE COINVOLTE DA CONFLITTO UCRAINO E CARO BOLLETTE

Nelle prime linee della guerra dei prezzi e dei mercati sconvolti dal conflitto sono compresi più di un quarto (26,2%) degli occupati del sistema produttivo lombardo: si tratta di 156 mila imprese, la quasi totalità con meno di 50 addetti (98,1%), con 1 milione e 98 mila addetti, oltre la metà (54,3%) occupati in micro e piccole imprese (MPI). Nel dettaglio si collocano nella trincea avanzata i settori con una maggiore intensità energetica: dalla metallurgia alla petrolchimica, dalla carta al vetro, dalla ceramica ai trasporti. Nei comparti manifatturieri energy intensive sono sempre più numerosi i casi in cui il divario tra costi e ricavi diventa insostenibile, costringendo al fermo dell’attività: a due anni dal lockdown sanitario siamo arrivati al rischio di lockdown energetico per 4.781 MPI, tra cui figurano le artigiane, con 42.124 addetti.

IMPATTO SU TUTTE LE IMPRESE ITALIANE E LE FAMIGLIE

Le differenti matrici di generazione elettrica dei Paesi europei e le loro evoluzioni nella crisi, determinano un divergente andamento dai prezzi dell’elettricità al consumo. Secondo i dati Eurostat pubblicati giovedì scorso, il prezzo dell’energia elettrica sale dell’82,3% in Italia, un ritmo doppio della media dell’Eurozona, a fronte di un più limitato dinamismo in Germania, dove i prezzi salgono del 17,6%, e in Francia, dove l’aumento si ferma al 6%. Sulla base dell’evoluzione dei prezzi, a parità di consumo, le famiglie italiane nell’ultimo anno hanno speso per l’energia elettrica 5,4 miliardi di euro in più rispetto ai dodici mesi precedenti, pari allo 0,33% del PIL. In chiave territoriale, l’incremento di spesa più elevato lo si rileva in Lombardia con 939 milioni in più, pari allo 0,26 del PIL. L’estensione di queste tendenze sul mercato elettrico delle imprese determinerebbe una perdita di competitività, aggravando la già fragile posizione precedente all’inasprirsi della crisi energetica: nel primo semestre del 2021 una piccola impresa italiana pagava un prezzo dell’elettricità del 12,9% superiore rispetto alla media dell’Eurozona.

Regione, Ok alla disattivazione della centrale nucleare Essor

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La Giunta regionale lombarda, su proposta dell’assessore all’Ambiente e Clima, Raffaele Cattaneo, ha espresso parere positivo in ordine alla compatibilità ambientale del progetto di disattivazione del complesso INE (Impianto Nucleare Essor) nel Comune di Ispra (Va).

“Sarà smantellato definitivamente l’impianto nucleare presente a Ispra – ha affermato l’assessore Cattaneo – il cui reattore era spento da tempo. Sarà fatto con le garanzie di massima sicurezza. Regione Lombardia ha infatti subordinato il proprio parere positivo a questa attività di smantellamento al fatto che le fasi di decontaminazione, di smantellamento e di gestione dei rifiuti radioattivi avvengano nel rispetto dei più rigorosi criteri di sicurezza e di tutela”.

“Abbiamo inoltre inserito la richiesta al Ministero che gli enti territoriali possano fare tutti i controlli necessari, rispetto alle fasi di dismissione dell’impianto, pur essendo il JRC (Joint Research Centre) di Ispra un’area extra territoriale, dipendente dalla Commissione Europea” ha concluso.

IL PROGETTO – Il reattore nucleare Essor risulta attualmente in fase di ‘arresto di lunga durata’, ovvero in fermo prolungato in cui viene mantenuto spento in condizioni di sicurezza, sotto monitoraggio continuo. Il progetto consiste nel ‘decommissioning’ del Complesso INE nel quale è localizzato il reattore nucleare, internamente al Centro di ricerca JRC di Ispra.

IL TERRITORIO – I Comuni interessati dal progetto sono Ispra e Cadrezzate con Osmate.

IL CRONOPROGRAMMA – Sono previste attività volte a finalizzare la restituzione del sito allo stato di ‘green field’ cioè privo di vincoli di natura radiologica e ambientale, in base ad un cronoprogramma sviluppato in circa 11 anni per la disattivazione del reattore nucleare e di ulteriori 3 anni, per le demolizioni civili ed il ripristino definitivo dell’area.

Saranno pertanto completamente smantellati il reattore e i relativi sistemi e, per quanto attiene alle strutture civili, le operazioni di disattivazione pianificate includeranno lavori di demolizione limitatamente ad alcune parti strutturali attivate, come quelle in calcestruzzo che circondano il reattore, nonché le attività necessarie per la bonifica delle strutture contaminate e dei suoli contaminati. Al termine delle attività, i rifiuti non rilasciabili saranno quindi stoccati in sicurezza in aree temporanee predisposte allo scopo (Interim Storage Facility), in attesa di poter essere trasferiti al Deposito Nazionale, quando attivo.

Nell’ambito del progetto di smantellamento dell’impianto, Regione Lombardia ha posto un accento particolare sulle misure relative alle fasi di decontaminazione, smantellamento e gestione dei rifiuti radioattivi prodotti, al fine di minimizzare i livelli di esposizione complessivi ed al pieno raggiungimento degli obiettivi di radioprotezione prefissati. Inoltre, in relazione alle attività di verifica e di controllo rispetto alle diverse fasi del progetto di disattivazione dell’impianto, si è raccomandato al Ministero (Autorità Competente) di definire specifici protocolli che garantiscano lo svolgimento tempestivo di tali attività con la partecipazione di Regione stessa, ARPA e degli Enti Locali interessati.

Il parere verrà ora inviato al Ministero della Transizione Ecologica (MITE) ai fini dell’emanazione della pronuncia di compatibilità ambientale.

Indagine Confartigianato: un’azienda su quattro produce in perdita per i rincari

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Eugenio Massetti, Confartigianato Brescia

Più di una Mpi bresciana su quattro (il 27,6%) sta producendo in perdita a causa del balzo dei prezzi delle commodities energetiche. È una delle tante evidenze significative che emerge dalla 7a edizione della Survey “Effetti del Coronavirus sulle Mpi lombarde” realizzata dall’Osservatorio di Confartigianato Lombardia alla quale hanno partecipato 380 micro e piccole imprese e imprese artigiane bresciane su un totale di 1.880 lombarde ascoltate.

«Sembra la tempesta perfetta: il costo delle materie prime è schizzato, la loro reperibilità è complessa, la bolletta ci propone cifre fuori controllo e gli imprenditori si trovano nella difficoltà di aggiornare i listini senza perdere ordini. Più in generale, guardando i dati che emergono, e considerando l’attuale situazione, notiamo un preoccupante raffreddamento del clima di fiducia in particolare per l’artigianato manifatturiero, con un aumento delle preoccupazioni e dei malumori che gli artigiani associati ci manifestano». Spiega il presidente di Confartigianato Brescia Lombardia Eugenio Massetti che prosegue: «Tra i dati che questa survey ci restituisce ce n’è uno positivo che ancora una volta conferma come le nostre imprese mettono coraggio e dedizione nella loro attività: a seguito dello scoppio della crisi il 62,2% delle Mpi bresciane (al di sopra del 55% a livello lombardo) ha messo campo azioni di sviluppo. È tipico dell’imprenditore: davanti alle difficoltà si rimbocca le maniche, cerca nuove strade, non si siede, risponde alle esigenze nuove del mercato affrontando il cambiamento».

Il 2021 ha fatto segnare un incremento importante della domanda rispetto all’anno precedente e le aziende hanno risposto assumendo nuovo personale e innovando processi, prodotti e modalità di approccio al mercato. Ciò che temono le imprese è l’incertezza, provvedimenti a corto raggio che frenano la propensione agli investimenti manifestata dal 64,7% circa degli imprenditori bresciani intervistati (dato al di sopra del 62,9% lombardo). Dati che, in generale, tra le imprese bresciane intervistate, sono più positivi rispetto al dato lombardo, ma negativi e peggiori nelle problematiche: caro energia, caro materie prime e difficoltà reperimento personale pesano di più che nelle altre province.

Nella survey emerge che il fatturato delle Mpi bresciane nel 2021, rispetto all’anno pre crisi 2019, segna un calo del -7% (contro l’8,8% a livello lombardo). Un’impresa bresciana su due (50,2%) nel 2021 segnala un recupero o il superamento dei livelli pre pandemia. Tra i settori in recupero figurano: edilizia, installatori di impianti e servizi di pulizia; mentre ancora in forte difficoltà le imprese dei settori moda, comunicazione con grafici e fotografi, lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia, taxi, Ncc e noleggio autobus con conducente.

Rispetto a come evolverà la situazione e a cosa si aspettano le imprese si rileva, rispetto ai risultati delle precedenti survey (l’ultima di settembre 2021), un incremento della quota di Mpi incerte rispetto all’andamento futuro del mercato (57,9% > 39,7% quota rilevata a settembre 2021). Le Mpi bresciane si attendono per i primi sei mesi dell’anno 2022 un trend del fatturato, rispetto ai primi sei mesi del 2021, in discesa del 2,6%. Previsione decisamente peggiore si rileva per le imprese dei servizi (-5,5%). Negativa ma superiore alla media invece la previsione effettuata dalle Mpi del manifatturiero (-1,9%) e in lieve crescita quella delle costruzioni (+0,9%).

Il 54,9% delle Mpi bresciane con dipendenti hanno registrato un incremento dell’attività nel 2021 rispetto all’anno precedente (2020) caratterizzato da lockdown e da limitazioni più stringenti. Quota che si alza al 64,9% per le costruzioni e al 60,5% per il manifatturiero, mentre scende al 47,7% per i servizi. La maggior parte di queste imprese per far fronte all’incremento di domanda ha assunto nuovo personale (45,1%), ha ricorso agli straordinari (37,9%) e ha utilizzato gli strumenti contrattuali di flessibilità (es. banca ore, flessibilità orario di lavoro, ecc.) nel 22,5% dei casi.

Come già più volte evidenziato le Mpi bresciane che hanno registrato migliori performance sono quelle delle costruzioni. Il buon andamento del settore è certamente trainato dai bonus edilizi, tra cui è compreso il superbonus 110%. Nello specifico, del 65% di piccole imprese del settore che lavorano con gli incentivi, il 42,9% lavora prevalentemente con le detrazioni ordinarie (bonus facciate, ristrutturazioni etc.), il 21% con le detrazioni ordinarie e il superbonus e solo l’1,6% in prevalenza unicamente con il superbonus 110%.

Per restare competitive sul mercato il 62,2% delle Mpi bresciane ha adottato, o intende adottare, una o più azioni di sviluppo che determinano metamorfosi più o meno rilevanti nel modo di fare impresa. Tra quelli maggiormente adottati: cambiamento dell’organizzazione interna (smart working, diversificazione turni/orari) nel 21,5% dei casi, miglioramento della qualità del personale nel 21,4% dei casi, diversificazione della produzione (20,1%), ampliamento del numero di committenti (19,1%) e attivazione nuovi canali di vendita (17,2%).

La quota di Mpi che si dice propensa a voler effettuare almeno un investimento nel 2022 si attesta al 64,7%. Queste imprese sono particolarmente orientate a puntare su capitale umano e formazione (68,1%), sostenibilità ambientale e risparmio energetico (53,3%) e capitale fisico (macchinari, capannoni, ecc.) nel 48,3% dei casi. Nei primi sei mesi dell’anno le Mpi che prevedono di introdurre nuovo personale sono il 33,9%.

Sono diverse le difficoltà che mettono a rischio la ripresa, quelle maggiormente subite dalle Mpi bresciane sono: l’elevato prezzo componenti energetiche (elettricità, petrolio, gas, ecc.) indicato come elemento che determina maggiore difficoltà dal 65,8% delle imprese bresciane (al di sopra della media lombarda al 60,2% dei rispondenti) e l’elevato prezzo materie prime (57,6%). Segnalate tra le criticità, da quote inferiori di imprese, anche la difficoltà nel reperire personale e nel trovare le competenze necessarie (32,6%).

Nello specifico, il balzo dei prezzi delle commodities energetiche sta portando la maggior parte delle Mpi bresciane (57,8%) ad assorbire i maggiori costi per lo più riducendo i margini e scaricando, una parte sul cliente finale, aumentando spesso solo parzialmente i listini. Nel 27,6% dei casi lavorano in perdita e nel 6% dei casi scelgono di non adempiere a contratti in essere.

Per il 38,7% delle Mpi bresciane nel 2021 è aumentato il fabbisogno di credito rispetto all’anno precedente. Il 40% dei casi le imprese hanno avanzato almeno una richiesta di credito alle banche nel corso del 2021: nel 44% dei casi per sostenere investimenti, nel 31,9% dei casi per ristrutturare il debito e nel 24,1% dei casi per finanziare il capitale circolante. Queste imprese che si sono rivolte alle banche nel 76,8% dei casi hanno ottenuto le concessioni richieste per lo più a condizioni pari o migliori rispetto al passato, come indicato dal 84,8% degli imprenditori.

SINTESI DATI CHIAVE BRESCIA

Dinamica fatturato Mpi 2019-2021: -7%
Quota Mpi che nel 2021 hanno raggiunto e/o superato i livelli di fatturato pre crisi Covid-9: 50,2%
Quota Mpi incerte rispetto andamento futuro del mercato: 57,9% (quota > al 39,7% settembre 2021)
Previsione trend fatturato nei primi sei mesi 2022 rispetto stesso periodo 2021: -2,6%
Mpi che hanno registrato incremento di domanda nel 2021 rispetto al 2020: 54,9%
Quota Mpi che hanno adottato azioni di sviluppo a seguito dello scoppio della crisi: 62,2%
Mpi propense ad investire nel 2022: 64,7%
Mpi più colpite da caro-commodities NO energy: 57,6%
Mpi più colpite da caro-commodities energy: 65,8%
Mpi più colpite da difficoltà reperimento personale: 32,6%
Balzo dei prezzi delle commodities energetiche determina che le Mpi bresciane nel 27,6% dei casi lavorano in perdita, nel 21,4% dei casi riducono o modificano l’orario di lavoro e nel 6% dei casi scelgono di non adempiere a contratti in essere.
Mpi con fabbisogno di credito in crescita nel 2021 rispetto al 2020: 38,7%

Caro bollette, la Provincia lancia un appello ai parlamentari

in Economia/Energia/Istituzioni/Provincia di Brescia by

Il Presidente della Provincia di Brescia, Samuele Alghisi, interviene in merito al caro bollette che sta mettendo a rischio il sistema industriale e di conseguenza in grave difficoltà le famiglie bresciane

“Raccogliendo le istanze che giungono dal territorio, mi faccio portavoce della preoccupazione dei sindaci, che denunciano una situazione esasperata: aziende in ginocchio, già colpite dalla crisi economica legata al COVID, non possono permettersi di sospendere l’attività o addirittura chiudere le aziende, con ripercussioni gravi sui dipendenti, sui cittadini e sulle famiglie”. 

“La provincia di Brescia è tra le realtà produttive più importanti a livello lombardo e nazionale. È necessario un intervento urgente e mirato per far fronte a questo grave problema economico e di conseguenza anche sociale. Questa situazione coinvolge anche il sistema dei servizi pubblici essenziali che a causa della ridottissima marginalità rischiano di non riuscire a garantire i servizi alle collettività. Faccio dunque un appello ai parlamentari bresciani, affinché sollecitino il Governo in questo delicato momento. È necessario procedere celermente per avanzare proposte concrete per ridurre il caro bollette. Da sindaco di un comune della Bassa Bresciana, ho aderito all’iniziativa di Anci e questa sera sarà tolta l’illuminazione della facciata del Palazzo municipale di Manerbio. Un gesto importante, simbolico, ma forte, che vede i sindaci ancora una volta uniti di fronte a un’emergenza per la quale è necessario un intervento tempestivo”. 

L’allarme di Aib per i rincari: gas +231%, energia +166%

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In provincia di Brescia, gli esborsi delle imprese per la fornitura di gas ed energia elettrica sono aumentati (nell’ultima fattura disponibile) rispettivamente del 231% e del 166% rispetto allo stesso periodo del 2019, identificato come quello di normalità pre-Covid.

A evidenziarlo – secondo quanto riporta Brescia news – è una survey condotta dal Centro Studi di Confindustria Brescia su un campione significativo di 113 aziende associate, che contano complessivamente 10.500 addetti. Il lavoro si inserisce, in particolare, nell’attuale situazione mondiale caratterizzata da forti rialzi dei costi energetici e da una serie di tensioni geopolitiche.

Dall’indagine, emergono in particolare i seguenti aspetti.

Gas naturale

·        Quanto pagato per il gas è attualmente superiore del 231% rispetto allo stesso periodo del 2019.

·        Poiché 1/4 delle aziende comunque sta riscontrando fatture più basse rispetto al 2019, l’incremento medio per le sole realtà sottoposte ad aumenti è pari al 325%.

Energia elettrica

·        L’esborso monetario dell’ultima fattura per l’energia elettrica è attualmente superiore del 166% rispetto allo stesso periodo del 2019.

·        Poiché 1/4 delle aziende sta comunque riscontrando fatture più basse rispetto al 2019, l’incremento medio per le sole realtà sottoposte ad aumenti è pari al 186%.

Quanto dichiarato dalle imprese bresciane è coerente con le recenti evoluzioni di PUN e gas naturale, che in questi mesi hanno sperimentato una dinamica di rialzo esponenziale: le variazioni attuali rispetto a inizio anno si attestano rispettivamente al +411% e +419%.

IL COMMENTO

“Siamo di fronte a una situazione sempre più emergenziale, che comprende due nodi in particolare: il rialzo dei costi dell’energia e le difficoltà nel reperimento delle materie prime – commenta Franco Gussalli Beretta, Presidente di Confindustria Brescia –. In particolare, il continuo incremento dei prezzi energetici sta mettendo le nostre imprese di fronte a due problematiche: da un lato il rischio di dover sospendere l’attività per eccesso di costi; dall’altro quello di vedere ridotte in modo consistente le marginalità, nonostante il rialzo dei fatturati. Una problematica di natura mondiale – legata a una serie di tensioni geopolitiche, tra cui il persistere delle difficili relazioni con la Russia in merito anche alla questione ucraina – su cui ci auguriamo possa essere condotto un intervento deciso da parte del Governo.”

Tra gli aspetti più rilevanti su cui Confindustria Brescia auspica un intervento governativo figura il decreto per le imprese energivore (in avvio previsto dal prossimo 1 aprile), su cui graveranno in modo significativo i rialzi dei costi energetici e su cui, al momento sono state allocate risorse in misura non sufficiente; a ciò si aggiunge la richiesta di ulteriori stanziamenti anche per quanto riguarda il meccanismo di interrompibilità tecnica dei prelievi dalle reti di trasporto e di distribuzione del gas naturale, aggiuntiva rispetto a quella derivante dall’attivazione di eventuali contratti di fornitura di tipo interrompibile già presenti e stipulati dagli operatori, per soggetti che utilizzano il gas naturale per fini industriali.

Ulteriori segnali di preoccupazione emergono, inoltre, per quelle aziende che a fine anno vedranno scadere i contratti biennali a tariffa fissa (quelle che oggi hanno tariffe inferiori al 2019): nel 2022 anche queste imprese dovranno confrontarsi con tariffe assai elevate e l’impatto economico si tradurrà in un’evidente perdita di marginalità. Le potenziali chiusure delle aziende si tradurranno in CIG per i dipendenti, con perdita salariale e conseguente diminuzione di potere di acquisto.

Questa situazione emergenziale si inserisce in un contesto già particolarmente problematico per il comparto manifatturiero: come evidenziato nell’ultimo appuntamento con l’osservatorio Scenari & Tendenze, l’attività delle imprese risente oggi della limitata disponibilità di materiali, che si riverbera su quotazioni delle materie prime industriali a livelli record. Nel 3° trimestre 2021, il 32% delle imprese bresciane ha individuato proprio la scarsità di materie prime come il principale fattore che limita la produzione: nell’analogo periodo del 2020 era solo il 3%. I forti rincari subiti nella fase di acquisto (stimati nel +44% rispetto al 2020) vengono solo parzialmente trasferiti sui prezzi di vendita applicati ai clienti (+11%): da qui derivano le problematiche relative alle marginalità.

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