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Indagine Confapi: tornano a crescere fatturato, produzione e ordini delle imprese bresciane

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Il secondo trimestre del 2026 restituisce un quadro congiunturale in miglioramento per le PMI bresciane, con segnali positivi soprattutto sul fronte di fatturato, produzione e ordinativi. È quanto emerge dall’analisi del Centro Studi di Confapi Brescia su un campione di circa 100 imprese associate, in prevalenza metalmeccaniche.

Il dato più significativo riguarda il fatturato: nel secondo trimestre, il 51% delle intervistate segnala una crescita, contro il 31% dei primi tre mesi dell’anno. Parallelamente, si riduce in modo netto la quota di aziende che registra una contrazione, passata dal 39% al 23%, mentre il 26% indica stabilità. Un andamento che conferma un cambio di passo rispetto all’inizio dell’anno, pur all’interno di una ripresa caratterizzata da incrementi generalmente contenuti.

La stessa dinamica si ritrova nella produzione. Il 51% dichiara, infatti, un aumento, contro il 26% del trimestre precedente, mentre scendono dal 35% al 22% le intervistate che segnalano una riduzione. Migliora anche il quadro degli ordinativi: le imprese che registrano una crescita salgono dal 33% al 49%, mentre passano dal 41% al 22% quelle che registrano cali.

«I dati del secondo trimestre sono migliori delle attese e rappresentano un segnale certamente positivo, soprattutto dopo un avvio d’anno debole – afferma Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Brescia e Lombardia -. La crescita di fatturato, produzione e ordinativi dimostra la capacità di reazione del nostro sistema industriale. È, tuttavia, necessario mantenere un atteggiamento prudente: la ripresa non è ancora consolidata e il recente inasprimento del conflitto in Medio Oriente rischia di produrre nuove conseguenze sulle rotte del commercio internazionale, sulla disponibilità delle materie prime e sui relativi prezzi».

A preoccupare, in particolare, è l’evoluzione dei costi. Se nel primo trimestre la principale criticità era connessa all’energia, nel secondo il quadro cambia. I costi energetici risultano stabili per la gran parte delle imprese. Si intensifica invece la pressione sulle materie prime: il 55% segnala un incremento dei costi e, soprattutto, cresce in modo significativo la quota di aumenti marcati.

«Dopo una fase di relativa stabilizzazione, le recenti impennate del petrolio confermano quanto rapidamente le tensioni geopolitiche possano trasferirsi sui costi industriali – osserva Cordua -. Particolare attenzione deve essere riservata al gas, considerato il peso strategico dell’area del Golfo negli approvvigionamenti mondiali e il ruolo che continua ad avere nella formazione del prezzo dell’energia in Italia. Per molte imprese industriali, soprattutto all’interno di filiere complesse, trasferire integralmente gli aumenti sui prezzi finali non è semplice: ogni nuova fiammata dei costi rischia quindi di comprimere i margini e rallentare gli investimenti».

Sul fronte dell’occupazione prevale ancora la stabilità: il 74% delle imprese mantiene invariati gli organici, il 14% registra un aumento e il 12% una riduzione. La ripresa dell’attività, dunque, non si traduce ancora in una significativa espansione dell’occupazione, mentre resta sostanzialmente stabile anche il quadro relativo agli investimenti, con timori anche legati all’aumento del costo del denaro.

L’analisi del grado di utilizzo degli impianti evidenzia infine una situazione polarizzata. Cresce il numero di imprese che lavora a livelli elevati di capacità, con oltre un terzo del campione che utilizza gli impianti per più dell’85%. Allo stesso tempo, tuttavia, il 37% delle aziende opera al di sotto del 70% della capacità produttiva e circa una su sette si trova sotto la soglia del 50%. Un dato che suggerisce come la ripresa non sia ancora omogenea e come, accanto a imprese che hanno ritrovato un buon livello di attività, permanga un nucleo di aziende in maggiore difficoltà.

«Il problema del costo dell’energia nel nostro Paese resta strutturale e continua a penalizzare la competitività dell’industria italiana rispetto ai concorrenti europei e internazionali – sottolinea Cordua -. Il legame tra prezzo dell’elettricità e quotazioni del gas è una criticità nota da anni, ma non ancora risolta. Servono interventi capaci di ridurre stabilmente il differenziale energetico, sostenere gli investimenti e proteggere il sistema produttivo dagli shock internazionali. L’industria italiana ha dimostrato di saper reagire, ma non può essere lasciata sola ad assorbire gli effetti economici di crisi sulle quali non ha alcun controllo».

Invecchiano anche le Pmi: l’età media degli ad bresciani è di 58 anni

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  • Dai dati emerge la tendenza a un progressivo invecchiamento nelle imprese: la fotografia sulle circa 900 realtà della Piccola Industria attesta un’età media degli oltre 2.200 amministratori pari a 58 anni, con appena il 9% di under 40.
  • Tra le aziende che hanno già affrontato il passaggio generazionale, soltanto l’8% non ha riscontrato cambiamenti significativi, mentre la grande maggioranza segnala benefici legati al rinnovamento.

La Rocca di Lonato del Gardaha ospitato – ieri pomeriggio – l’Assemblea 2026 della Piccola Industria di Confindustria Brescia, intitolata “Generazioni d’Impresa”.

Al centro dell’incontro – che ha fatto registrare il tutto esaurito, con 200 iscritti – uno dei temi più rilevanti per il futuro delle piccole e medie imprese: il passaggio generazionale, fase cruciale nel ciclo di vita aziendale che richiede consapevolezza, pianificazione e capacità di affrontare il cambiamento.

I lavori – moderati da Filomena Greco, giornalista de Il Sole 24Ore – sono stati aperti da Barbara Ulcelli, presidente Piccola Industria Confindustria Brescia; a seguire gli interventi di Davide Fedreghini, Centro Studi Confindustria Brescia, per la presentazione dei risultati della survey sul passaggio generazionale, e Daniele Marini, professore di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova, sull’evoluzione delle imprese familiari, prima di una case history del territorio, quella di Conveco Srl, con Lanfranco Veneziani, amministratore delegato dell’azienda, e Francesco Veneziani, responsabile Gestione Operativa e presidente dei Giovani Imprenditori Confindustria Brescia. Le conclusioni sono state affidate a Fausto Bianchi, presidente nazionale della Piccola Industria di Confindustria.

Nel corso dell’Assemblea sono stati presentati i risultati di una ricerca sul tema del passaggio generazionale, condotta dal Centro Studi di Confindustria Brescia e intitolata “Le PMI bresciane alla prova del passaggio generazionale”.  L’analisi ha preso il via da alcune evidenze di carattere generale: in particolare, negli ultimi venticinque anni la governance delle imprese bresciane ha registrato un progressivo invecchiamento. Dal 2000 al 2025 la quota di titolari, soci e amministratori tra i 30 e i 50 anni è scesa dal 55% al 34%, mentre quella degli over 50 è passata dal 35% al 62%.

La fotografia sulle circa 900 imprese della Piccola Industria conferma questa tendenza: l’età media degli oltre 2.200 amministratori è pari a 58 anni, con appena il 9% di under 40 e quasi uno su cinque con più di 70 anni. Inoltre, l’82% delle imprese presenta un’età media degli amministratori superiore ai 50 anni. Ancora contenuta la presenza femminile, pari al 23% del totale, sebbene più elevata nelle fasce anagrafiche più giovani.

Partendo da queste evidenze, il Centro Studi ha quindi distinto tra le imprese che hanno già completato o stanno vivendo il ricambio ai vertici negli ultimi quindici anni (Passaggio vissuto) da quelle che prevedono di affrontarlo entro i prossimi cinque anni (Passaggio programmato).

Dalla rilevazione emerge che, in entrambi i casi, la principale motivazione alla base del ricambio è garantire la continuità e la stabilità dell’impresa, mentre gli aspetti di natura familiare risultano secondari. L’indagine sottolinea inoltre come le aziende che stanno programmando il ricambio siano maggiormente orientate ad avvalersi del supporto di figure esterne, in particolare consulenti legali e notarili specializzati, affiancati sempre più spesso da percorsi di coaching dedicati allo sviluppo della leadership.

Infine, l’analisi conferma che il passaggio generazionale, pur rappresentando uno dei momenti più delicati nella vita di un’impresa, costituisce anche una concreta opportunità di crescita. Tra le aziende che lo hanno già affrontato, soltanto l’8% non ha riscontrato cambiamenti significativi, mentre la grande maggioranza segnala benefici legati al rinnovamento strategico, all’apertura verso nuovi mercati, all’introduzione di tecnologie e nuovi processi e al rafforzamento dell’assetto organizzativo.

“Il passaggio generazionale non riguarda soltanto il trasferimento di quote societarie o responsabilità – le parole di Barbara Ulcelli, presidente della Piccola Industria di Confindustria Brescia –, ma la continuità di un progetto imprenditoriale e la capacità di un’azienda di guardare al futuro senza perdere i propri valori. Per questo va affrontato con anticipo, metodo e coraggio: non è un evento, ma un percorso, come testimoniano i dati emersi dall’indagine del Centro Studi e presentati oggi durante la nostra Assemblea. Come Piccola Industria vogliamo accompagnare le imprese in questa fase, mettendo a disposizione strumenti, competenze e occasioni di confronto, perché preparare il futuro significa preparare anche chi quel futuro dovrà guidarlo. Se sapremo costruire un ponte tra esperienza e innovazione, tra chi ha creato e chi continuerà a creare, avremo garantito un futuro non solo alle nostre imprese, ma anche al nostro territorio”.

“Il passaggio generazionale è una delle grandi sfide industriali del nostro Paese, ma può essere affrontato solo se letto insieme al tema più ampio della crescita delle PMI – aggiunge Fausto Bianchi, presidente Piccola Industria Confindustria –. Nei prossimi dieci anni circa un terzo delle aziende familiari italiane ne sarà coinvolto, con una trasformazione che toccherà una parte enorme del sistema produttivo e che richiederà una responsabilità condivisa: delle imprese, chiamate a pianificare per tempo; del nostro Sistema, chiamato ad accompagnarle e sollecitare misure di supporto; e del mondo finanziario e istituzionale, che dovrà mettere a disposizione strumenti adeguati. Territori manifatturieri come Brescia dimostrano ogni giorno quanto il saper fare diffuso delle PMI sia decisivo per la competitività dell’Italia. Per questo servono patrimonializzazione, managerialità, competenze, aggregazioni e governance più strutturate. Il ricambio generazionale, se pianificato con metodo, può diventare un acceleratore di innovazione e rafforzamento competitivo: non solo un passaggio di testimone, ma una leva per costruire imprese più solide, capaci di crescere e competere nel mondo”.

Confapi, l’assemblea approva il bilancio

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L’Assemblea dei soci di Confapi Brescia, ospitata nel pomeriggio nella sede dell’Associazione di via Lippi, ha approvato il bilancio dell’esercizio 2025, contraddistinto da un risultato economico positivo, con conseguente destinazione dell’avanzo di gestione a patrimonio netto.

Numeri che confermano la solidità dell’Associazione e una gestione oculata anche in un contesto economico nel quale il manifestarsi di più fattori esterni ha influito negativamente sulla stabilità dei mercati economici esteri e, quindi, anche sull’economia di molte imprese associate. L’avanzo di gestione positivo è stato coerente con il budget che origina da una sempre attenta politica amministrativa che ha, tra gli obiettivi primari, oltre all’ampliamento della base associativa ed un’offerta formativa e di servizi di qualità, un’ottimizzazione dei costi ed il relativo consolidamento del patrimonio associativo. Stabili gli incassi e l’andamento delle quote associative.

Il bilancio di Apiservizi srl (chiuso il 31/12/2025 e approvato il 29/04/2026), controllata al 100% da Confapi Brescia, ha rilevato un valore della produzione in linea rispetto al 2024. Il conto economico ha chiuso, al netto delle imposte, con un utile in crescita del 25% rispetto all’esercizio precedente e che è stato destinato a riserva legale e statutaria. Apiservizi eroga consulenze ed assistenza ad aziende associate in diciassette aree fondamentali per l’operatività aziendale, tra le quali: ambiente, certificazioni, energia, elaborazione paghe e gestione del personale, finanza agevolata, formazione, internazionalizzazione e fiere, privacy e sicurezza.

«Il bilancio che approviamo oggi è lo specchio di un’Associazione solida che è stata capace di navigare con fermezza in un 2025 estremamente complesso. Abbiamo affrontato un anno segnato da una perdurante instabilità dei mercati esteri e da dinamiche geopolitiche che hanno inevitabilmente condizionato il tessuto produttivo bresciano – dichiara il presidente di Confapi Brescia, Pierluigi Cordua -. Tuttavia, proprio in queste fasi di incertezza, il ruolo di Confapi Brescia è diventato cruciale: non ci siamo, infatti, limitati alla gestione dell’esistente, ma abbiamo rilanciato. Lo stanziamento di 100mila euro per il Brescia Innovation District rappresenta un rilevante esempio del nostro impegno tangibile per posizionare le nostre PMI alla frontiera dell’innovazione tecnologica, trasformando la sfida della transizione in un’opportunità di crescita. Crediamo, infatti, che una rappresentanza viva debba esprimere con il proprio agito il coraggio che, proprio in momenti complessi come quello che stiamo vivendo, risulta indispensabile».

Questo spirito di rinnovamento trova la sua sintesi visibile anche nella ristrutturazione della sede di via Lippi.

«Abbiamo voluto una “casa degli imprenditori” completamente rinnovata, più funzionale e moderna, che rappresenti il motore pulsante di una progettualità sempre più vicina alle esigenze reali delle nostre imprese – afferma Cordua -. La crescita degli utili di Apiservizi e la stabilità delle quote associative confermano che la strada del servizio e della competenza è quella corretta per sostenere l’eccellenza del nostro territorio».

Confindustria Brescia, il 27 l’assemblea intitolata: Europa, se non ora quando?

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Si terrà mercoledì 27 maggio, al Teatro Dis_play – Brixia Forum di Brescia (via Caprera 5), l’Assemblea Generale 2026 di Confindustria Brescia, intitolata “Europa: se non ora, quando?”.

L’appuntamento sarà articolato in due momenti distinti:

  • Sessione Privata – ore 14.30 (accredito dalle 13.45) – Riservata esclusivamente agli Associati
  • Sessione Pubblica – ore 16.30 (accredito dalle 15.45)

Aperta anche a ospiti esterni, la sessione pubblica vedrà la partecipazione di importanti esponenti del mondo istituzionale ed economico.

In un contesto internazionale attraversato da tensioni geopolitiche, trasformazioni economiche, sfide energetiche e nuove competizioni industriali, l’evento metterà al centro il ruolo del Vecchio Continente e la necessità di una visione europea forte, concreta e orientata al futuro.

Ad aprire i lavori sarà Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia. Interverranno inoltre Maurizio Molinari, giornalista e saggista, Veronica De Romanis, docente di Economia Europea Luiss e Stanford University, ed Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, moderati da Debora Rosciani, giornalista di Radio24.

Un’occasione di approfondimento e dialogo aperto su industria, competitività, innovazione, autonomia strategica europea e prospettive economiche, con ospiti di primo piano del mondo imprenditoriale, economico e dell’informazione.

Al termine dei lavori seguirà light dinner di networking.

Ulteriori info e iscrizioni (entro venerdì 22 maggio) sul sito www.confindustriabrescia.it, in homepage.

Confindustria premia 22 nuovi maestri del lavoro bresciani

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Si sono tenute stamattina, nella Sala Beretta di Confindustria Brescia, le premiazioni di 22 nuovi Maestri del lavoro bresciani per il 2026, collaboratori di 19 realtà associate.

Alla cerimonia hanno preso parte Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia, Luciano Prandelli, console della Federazione Maestri del lavoro, e Filippo Schittone, direttore generale di Confindustria Brescia.

L’onorificenza è rivolta ai lavoratori dipendenti ancora in servizio o già pensionati e premia in particolare i collaboratori delle realtà associate a Confindustria Brescia che hanno saputo contribuire, con meriti particolari, alla crescita e allo sviluppo dell’impresa.

“La cerimonia delle Stelle al Merito ci ricorda una verità fondamentale: nessuna impresa cresce davvero senza il valore delle persone che la fanno vivere ogni giorno – commenta Paolo Streparava, presidente di Confindustria –. Dietro ogni azienda ci sono competenze, sacrifici, responsabilità assunte con serietà anche nei momenti più difficili. Ci sono uomini e donne che hanno attraversato trasformazioni industriali, cambiamenti tecnologici, crisi economiche, evoluzioni profonde del lavoro, continuando però a mettere passione, affidabilità e senso del dovere in ciò che facevano. A tutti loro, oggi, va il nostro applauso.”

I PREMIATI

ACCIAIERIE VENETE SPA                                                 Gabriella Pilotti

ACCIAIERIE VENETE SPA                                                  Fabio Bianchetti        

CAMEO SPA                                                                         Claudio Sergio Delpozzo

CASTELLINI SPA Società Benefit                                        Attilio Raffelli

ESTALIA PERFORMANCE COATINGS SPA                     Alberto Alberti

F.M.B. SRL                                                                            M’hamed Touzani

FABBRICA D’ARMI PIETRO BERETTA SPA                      Manuela Pintossi

FABBRICA D’ARMI PIETRO BERETTA SPA                      Luca Casari

FARCO SRL                                                                          Elena Faustini

GAMBARI SRL                                                                     Luca Cardini

MEC-GAR SRL                                                                     Enrico Zappa

OFFICINE MECCANICHE REZZATESI SRL                      Gianni Bollani

OFFICINE MECCANICHE REZZATESI SRL                      Marco Nicoli

OMB SALERI SPA – Società Benefit a socio unico             Claudia Barucchelli

OMR HOLDING SPA                                                            Bruno Braga

PALAZZOLI SPA                                                                  Marco Romeda

RIMA SPA                                                                             Roberta Cavallari

RUBINETTERIE BRESCIANE BONOMI SPA                     Renato Brocchetta

SACCHERIA F.LLI FRANCESCHETTI SPA Soc. Ben.       Caterina Pagnoni

SERVICE METAL COMPANY SRL                                     Mario Visconti

STREPARAVA SMT SRL                                                     Mauro Corsini

VALPRES SRL                                                                     Alberto Gino Arrighini

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Camera di Commercio di Brescia, il bilancio 2025 chiude in attivo: avanzo da 328mila euro e oltre 14 milioni per imprese e territorio

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La Camera di commercio di Brescia archivia il 2025 con un risultato economico positivo di 328.362 euro e con oltre 14 milioni di euro destinati a interventi a sostegno del sistema produttivo e della promozione del territorio. Il Consiglio camerale ha approvato il Bilancio d’esercizio nella seduta di giovedì 7 maggio.

«In un contesto economico segnato da crescente complessità e dall’instabilità dello scenario internazionale — commenta il presidente della Camera di commercio, Roberto Saccone — il Bilancio 2025 conferma il forte impegno dell’ente nel supportare le imprese bresciane, attraverso risorse rilevanti finalizzate a rafforzarne la competitività».

Le principali linee di intervento hanno riguardato innovazione, sostenibilità, formazione professionale e internazionalizzazione. Particolare attenzione è stata dedicata alle misure per favorire l’accesso al credito delle piccole e medie imprese, ancora alle prese con condizioni finanziarie restrittive e con il peso dei tassi elevati.

Sul fronte della promozione territoriale, la Camera di commercio ha sostenuto iniziative e progetti per valorizzare l’immagine del territorio, aumentarne l’attrattività e incentivare lo sviluppo turistico. Tra gli interventi più significativi figura anche il sostegno alla Spa Immobiliare Fiera di Brescia, con un aumento di capitale da 1,4 milioni di euro destinato alla riqualificazione e all’efficientamento del padiglione fieristico, nell’ambito del percorso di rilancio commerciale promosso da Pro Brixia.

Nel dettaglio, le risorse camerali sono state indirizzate per 3,7 milioni di euro alla promozione del territorio, per 2,4 milioni all’innovazione, per 1,7 milioni all’internazionalizzazione, per 3,8 milioni al sostegno del credito e per 1,5 milioni alla formazione professionale.

Attraverso i bandi camerali, nel corso del 2025 sono stati inoltre erogati 4,48 milioni di euro a favore di 1.305 imprese bresciane. Il contributo medio riconosciuto è stato pari a 3.431 euro per azienda.

L’ente evidenzia anche il rapporto tra quanto versato mediamente dalle imprese attraverso il diritto annuale — pari a 112,9 euro — e il valore medio restituito tramite interventi promozionali e investimenti, che raggiunge i 145,4 euro per impresa.

Dal lato delle entrate, il diritto annuale si conferma la principale fonte di finanziamento, con 13,4 milioni di euro, seguito dai diritti di segreteria, che hanno garantito introiti per 7,6 milioni.

Per quanto riguarda le uscite, i costi di funzionamento si attestano a circa 1,6 milioni di euro, mentre la spesa per il personale raggiunge i 6,5 milioni. Nel 2025 la Camera di commercio ha inoltre versato oltre 600mila euro tra imposte e tasse e altri 1,3 milioni al sistema camerale nazionale e regionale.

«Il risultato finale è il frutto del costante impegno nella gestione organizzativa e nel contenimento dei costi di struttura e funzionamento — sottolinea il segretario generale Massimo Ziletti —. Nel 2025 è stato inoltre avviato il cantiere per il consolidamento antisismico della sede camerale, con un investimento di circa 4,4 milioni di euro. Un intervento accompagnato da un importante sforzo organizzativo per garantire continuità ai servizi senza trasferire gli uffici».

Nel corso della stessa seduta è stato presentato anche il Bilancio di sostenibilità della Camera di commercio, giunto alla terza edizione. Il documento analizza il livello di allineamento tra le strategie dell’ente, gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030 e le aspettative degli stakeholder del territorio, mettendo in relazione temi materiali, obiettivi di performance e bandi camerali.

Guerra in Iran, Streparava: impossibile per le imprese fare programmi

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“Siamo purtroppo di fronte all’ennesimo conflitto che colpisce il mondo, di cui oggi appare molto difficile dare una visione precisa . Oltre al dramma umano portato da ogni guerra, registriamo un nuovo elemento di instabilità geopolitica ed economica, che si somma a una serie di eventi con cui, negli ultimi anni, si stanno ridefinendo gli equilibri di potere globali.. A dirlo, in una nota, è Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia, che commenta così gli avvenimenti in corso nel Golfo Persico e alle crescenti tensioni tra Stati Uniti/Israele e Iran.

“In questo contesto, l’industria bresciana – insieme a quella nazionale ed europea – viene ulteriormente colpita da incognite che ne minano gravemente le possibilità di programmazione non solo a medio-lungo termine, ma anche nel breve – prosegue Streparava –; nuove difficoltà che si innestano su quelle ormai già consolidate: i dazi USA, la crisi tedesca, i rincari energetici.”

“Non dimentichiamo infine che, guardando a Brescia, l’export della nostra provincia verso i Paesi del Golfo Persico vale 555 milioni di euro – chiude il presidente di Confindustria Brescia –, quasi il 3% delle esportazioni complessive del Made in Brescia, quota comunque non marginale nelle dinamiche di interscambio commerciale.”

Economia bresciana, ecco i dati ufficiali della Camera di commercio del quarto trimestre 2025

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“Nel quarto trimestre 2025, nell’ambito di una situazione economica internazionale che continua a presentare elementi di estrema complessità – commenta il Presidente della Camera di Commercio, Ing. Roberto Saccone – l’economia bresciana ribadisce la positiva inversione di tendenza, già registrata nei precedenti due trimestri. L’indagine congiunturale di Unioncamere Lombardia evidenzia, per la provincia di Brescia, una crescita tendenziale della produzione industriale del + 3%, superiore a quella della media lombarda (+ 2,3 %). Analoga tendenza si registra nel settore dell’artigianato manifatturiero (+ 0,9%), a conferma di significativi segnali di ripresa.

Un rallentamento si registra invece nel mondo del commercio, complessivamente inteso, che segna fatturati in diminuzione (- 1,4%). Rafforza la propria crescita il settore dei servizi che evidenzia un + 2,2% in termini di crescita di fatturati, dato però in calo rispetto alla rilevazione precedente.

La lieve ma significativa ripresa dell’economia tedesca nell’ultimo trimestre dell’anno 2025 e la capacità manifestata dal nostro sistema economico di saper assorbire, almeno per il momento, i contraccolpi causati dai dazi USA, grazie anche alla crescita dell’export in nuovi mercati, lasciano sperare in un possibile consolidamento della ripresa economica.

Da rilevare che i dati sull’export, riferiti all’anno 2024, segnavano un rallentamento dei mercati storici di Germania (- 11,5%) e Francia (-5,5%), mentre evidenziavano una sensibile crescita quelli di più recente espansione degli USA (+ 5,1%), Cina (+ 19,1%) e India (+ 14,7%).

Da parte degli imprenditori del settore industriale, si ravvisa, in effetti, una tendenza ad un cauto ottimismo per quanto riguarda le prospettive future. Maggiori perplessità si registrano, invece, nel mondo dell’artigianato manifatturiero e del commercio dove, rispettivamente, il costo dell’energia e delle materie prime e il basso potere di acquisto delle famiglie – ancorché stimato in crescita – rappresentano tuttora fonti di preoccupazione.

Anche nell’ambito dell’agricoltura, che pur evidenzia segnali positivi soprattutto per quanto riguarda l’export dei prodotti tipici, si riscontrano preoccupazioni nel settore della produzione del latte e degli allevamenti, a causa di un calo generalizzato dei prezzi e di un eccesso di produzione.

Lo scenario economico internazionale

Il commercio mondiale, smaltita la fase di anticipazione delle importazioni USA, effetto dei dazi, prosegue lungo un percorso di crescita favorevole. Gli accordi commerciali siglati dagli Stati Uniti hanno contribuito a diradare l’incertezza sull’evoluzione degli scambi.

L’inflazione mondiale segnala un calo: le spinte al rialzo negli Stati Uniti, effetto dei dazi e della debolezza del dollaro, sono infatti compensate dal rafforzamento delle valute dei paesi emergenti. Anche i prezzi dell’energia fossile si mantengono su un trend calante, contribuendo a sostenere il processo disinflazionistico mondiale. L’andamento dell’inflazione lascia quindi spazio per riduzioni di tassi di policy che, tanto nei paesi industrializzati quanto negli emergenti, dovrebbero contribuire a rafforzare la crescita del PIL o ad arginarne la decelerazione.

Nonostante i segnali incoraggianti sopra delineati si conferma per il 2026 il rallentamento del PIL mondiale, condizionato da un contesto in cui gli aspetti positivi si mescolano con molteplici fragilità.

Negli Stati Uniti persistono incertezze su possibili rialzi dell’inflazione e rischi legati a un eventuale scoppio della bolla nel settore dell’intelligenza artificiale. In Cina una politica commerciale aggressiva, tesa ad arginare l’impatto delle tariffe statunitensi, non sarà in grado di impedire un rallentamento del PIL per l’anno in corso, in assenza di misure efficaci nel sostenere la domanda interna.

(Fonte: Prometeia)

La congiuntura italiana

Nel quarto trimestre del 2025 l’economia italiana ha registrato una crescita congiunturale dello 0,3% e tendenziale dello 0,8%. Questo risultato (comunque di natura provvisoria), determina una crescita del PIL nel 2025 dello 0,7% in termini reali, corretti per gli effetti di calendario e destagionalizzati. La stima preliminare del quarto trimestre 2025 riflette una crescita in tutti i principali comparti, in particolare nell’agricoltura e nell’industria. Dal lato della domanda, il trimestre ha evidenziato un contributo positivo della componente nazionale e un apporto negativo della componente estera netta.

(Fonte ISTAT)

Il quadro economico della provincia di Brescia

INDUSTRIA

La produzione industriale bresciana, nel quarto trimestre 2025, ha fatto registrare una crescita del + 0,3% sul trimestre precedente (congiunturale) e una significativa crescita del + 3% rispetto all’analogo periodo di riferimento dello scorso anno (tendenziale), confermando l’inversione di rotta già registrata nei due trimestri precedenti che già vedevano una ripresa dopo otto trimestri consecutivi con segno negativo.

I settori che registrano le migliori performance sono: legno/mobilio (+ 15,6% su base annua), chimica (+ 12,9%) e meccanica (+3,5%); segno negativo, invece, per tessile (- 1,2%) e carta/stampa (-0,7%).

Per quanto riguarda il fatturato, l’industria bresciana registra, complessivamente, una crescita del 6,4% rispetto all’analogo periodo di riferimento dello scorso anno, mentre gli ordinativi registrano una crescita del + 3,4% (dato in rilevante ripresa rispetto a quello del trimestre precedente che registrava un + 0,7%).

L’occupazione, nel trimestre,  registra però una lieve flessione (- 0,6%).

Le aspettative degli imprenditori riguardo alla produzione dell’industria manifatturiera per il prossimo trimestre sono improntate a un moderato ottimismo. Ci si attende una sostanziale stabilità, nel 62,2% dei casi, mentre ammonta al 27,4% dei casi  la percentuale di chi si aspetta una crescita (rispetto al 20% della rilevazione del trimestre precedente). Ammontano invece al 10% le aspettative di diminuzione  (erano al 22% nel trimestre precedente).

I principali rischi per il settore sono riscontrabili, nell’inasprimento delle tensioni geopolitiche internazionali (nel 52,7% dei casi) mentre cresce, tra le principali opportunità, la percentuale di chi le ravvisa nel calo dei costi delle materie prime con recupero della marginalità (52,8%).

ARTIGIANATO

Il settore dell’artigianato manifatturiero bresciano ha fatto registrare una  crescita della produzione del + 0,2% sul trimestre precedente e una crescita del + 0,9% rispetto all’analogo periodo di riferimento dello scorso anno.

I settori che registrano le migliori performance, su base annua, sono: tessile (+ 19,8%), pelli/calzature (+ 17,6%), alimentari (+ 7,5%), legno/mobilio (+ 4,6%); segno negativo, per abbigliamento (-10,2), gomma-plastica (- 8,1%) e siderurgia (- 2,5).

Per quanto riguarda il fatturato, il settore dell’artigianato bresciano registra, complessivamente, una crescita del + 2,2 %  rispetto all’analogo periodo di riferimento dello scorso anno, mentre gli ordinativi registrano una crescita del + 0,2%.

L’occupazione registra nel trimestre una lieve flessione (- 0,4%).

Le aspettative degli imprenditori riguardo alla produzione del settore artigianato per il prossimo trimestre evidenziano stabilità nel 61,7% dei casi, aumento nel 10,9% e diminuzione nel 27,3%. Il saldo complessivo di casi di aumento e diminuzione (- 16,4%) è maggiore rispetto a quello registrato nel trimestre precedente (- 10,5%).

I principali rischi per il settore sono riscontrabili nei costi energetici e delle materie prime rispetto ai concorrenti esteri (nel 60% dei casi), mentre Il calo dei costi delle materie prime e il recupero di marginalità è vista come la principale opportunità per il settore (58,7% dei casi).

COMMERCIO

Il settore del Commercio evidenzia, quanto a fatturato, una diminuzione del – 1,4% rispetto all’analogo trimestre dell’anno precedente. Riguardo le aspettative degli imprenditori sale ancora, rispetto al trimestre precedente, la percentuale di coloro che si aspettano fatturati in diminuzione per il trimestre successivo (dal 22,2% al 27,9%), mentre scende, per il secondo trimestre consecutivo, la percentuale di quanti si aspettano un aumento del fatturato (dal 22,9% al 16,3%). Stabilità è prevista nel 55,8% dei casi.

Sostanzialmente stabile l’occupazione nel settore nel trimestre (+ 0,1%).

I principali rischi per il settore sono riscontrabili nel basso potere d’acquisto delle famiglie (nel 74,7% dei casi), mentre Il calo dei costi delle materie prime e il recupero di marginalità è vista come la principale opportunità per il settore (72,1% dei casi).

SERVIZI

Il settore dei Servizi evidenzia, quanto a fatturato, un incremento del + 2,2%  rispetto all’analogo trimestre dell’anno precedente (in calo rispetto all’ultima rilevazione che aveva registrato un + 4,8%), mentre riguardo le aspettative degli imprenditori, ammonta al  15,6% la percentuale di coloro che si aspettano fatturati in diminuzione per il trimestre successivo. Rimane però alta la percentuale di quanti si aspettano stabilità (66,5%) o un aumento del fatturato (+ 17,9%, dato in crescita rispetto a quello in precedenza registrato che era + 13,2%).

Quanto all’occupazione, il settore registra un lieve incremento (+ 0,3%).

I principali rischi per il settore sono riscontrabili nei costi energetici e delle materie prime rispetto ai concorrenti esteri (nel 42,7% dei casi), mentre il calo dei costi delle materie prime e il recupero di marginalità (50,9% dei casi) sono viste come le principali opportunità.

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I dati presentati derivano dall’indagine congiunturale realizzata da Unioncamere Lombardia ed elaborati dal Servizio Studi della Camera di Commercio. Il campione industria comprende imprese con 3 classi dimensionali (10-49 addetti, 50-199 addetti, 200 e più addetti), mentre i campioni artigianato sono riferiti a 3 classi dimensionali (3-5 addetti, 6-9 addetti, 10-49 addetti). Commercio e servizi , sono riferiti a 4 classi dimensionali (3-9 addetti, 10-49 addetti, 50-199 addetti, oltre 200 addetti), 4 settori di attività economica per i servizi (commercio all’ingrosso, alberghi e ristoranti, servizi alle persone e servizi alle imprese) e 3 settori di attività economica per il commercio al dettaglio (specializzato alimentare, specializzato non alimentare, non specializzato).

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Economia bresciana, Confapi: incertezza e attese caute per il futuro

in Api/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze by

Un finale d’anno segnato dalla debolezza della domanda, dall’aumento dei costi e da prospettive ancora poco definite per il futuro. È questo il quadro che emerge dall’analisi congiunturale del quarto trimestre 2025 realizzata dal Centro Studi di Confapi Brescia. L’indagine si basa su un campione di cento piccole e medie imprese della provincia di Brescia, rappresentativo delle industrie associate a Confapi Brescia, classificato per settore di appartenenza e dimensione aziendale, in termini di numero di addetti e fatturato. All’interno del campione, il settore metalmeccanico rappresenta circa la metà delle imprese intervistate.

Quarto trimestre
Nel quarto trimestre 2025, il 35% delle aziende segnala una crescita del fatturato, mentre il 50% registra una contrazione; il restante 15% dichiara una situazione di stabilità. Un andamento analogo caratterizza gli ordini, in aumento per il 27% delle imprese e in calo per il 50%. L’occupazione rimane nel complesso poco mossa: l’81% delle imprese non rileva variazioni, l’11% segnala un incremento e l’8% una riduzione. Anche gli investimenti appaiono sostanzialmente stabili, sebbene il 19% delle aziende indichi un aumento. Il rapporto evidenzia come l’indebolimento della domanda continui a rappresentare il nodo centrale della congiuntura. A ciò si aggiungono le preoccupazioni legate ai costi di produzione: nel quarto trimestre, il 31% delle imprese osserva un aumento dei costi dell’energia e il 58% un incremento dei costi delle materie prime, a fronte di una quota residuale che segnala riduzioni. Sul fronte della capacità produttiva, nell’ultimo trimestre del 2025 gli impianti lavorano al di sotto della soglia del 70% nel 47% dei casi; tra i rispondenti, 8 imprese su 100 operano con meno della metà della propria capacità produttiva.

Il 2025
Lo sguardo complessivo sul 2025 restituisce l’immagine di un anno complesso per le imprese manifatturiere, segnato da importanti sollecitazioni macroeconomiche, dal perdurare di una domanda debole e frammentata e dalla persistenza di forti instabilità legate ai rischi geopolitici che hanno inciso sul commercio internazionale e domestico. Nel complesso, il 52% delle imprese osserva fatturati e produzione in calo, mentre circa un terzo segnala una crescita. Le contrazioni risultano trainate in particolare dalla riduzione degli ordini interni, rilevata in modo marcato da poco più di due imprese su dieci. Più equilibrato appare il contesto estero, pur interessando una quota più limitata di imprese.

L’outlook per la prima metà del 2026
Le attese per il primo semestre 2026 confermano un clima di cautela diffusa. Con riferimento al mercato domestico, il 33% delle imprese esprime aspettative positive sulla domanda, a fronte di un 35% che prevede un peggioramento. Nell’area dell’Unione europea si registra una leggera prevalenza di giudizi ottimistici (26% contro 17%), mentre nei mercati extra Ue risultano più numerosi i pessimisti (24% contro 13%). In tutti i casi, una larga parte delle imprese preferisce non sbilanciarsi, rafforzando il quadro complessivo di incertezza. Sul fronte dei costi, risultano maggioritari coloro che temono un’ulteriore crescita dei prezzi delle materie prime (35% contro 13%) e dell’energia (19% contro 14%), anche se la maggioranza delle imprese si attende una sostanziale stabilità nel prossimo semestre. Infine, l’indagine analizza le strategie che le imprese intendono adottare nel prossimo futuro: il 40% lavorerà sulla riorganizzazione interna e sull’efficientamento dei costi, il 35% sulla ricerca di nuovi mercati geografici e/o sullo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, mentre il 29% punterà sull’introduzione di nuove tecnologie.


Il commento del presidente Cordua
«I dati confermano una fase ancora complessa per il nostro sistema produttivo: alla debolezza della domanda si sommano pressioni significative sui costi – commenta Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Brescia -. Le piccole e medie imprese stanno reagendo con pragmatismo, investendo in efficienza, innovazione e diversificazione dei mercati. Per trasformare questa resilienza in crescita strutturale servono però condizioni macroeconomiche più stabili e politiche in grado di sostenere concretamente la competitività delle Pmi, a partire dal costo dell’energia e dall’apertura di nuovi sbocchi di mercato, evitando stalli che oggi penalizzano le imprese, come quello che sta interessando l’accordo Ue – Mercosur».

Imprese, Confesercenti: Brescia corre più della media nazionale, nel 2025 saldo positivo di 1.415 aziende

in Associazioni di categoria/Confesercenti/Economia/Tendenze by

Brescia si conferma tra le province più dinamiche del Paese sul fronte imprenditoriale. Nel corso del 2025 il territorio ha registrato 6.999 nuove iscrizioni a fronte di 5.584 cessazioni, con un saldo positivo di 1.415 imprese e un tasso di crescita dell’1,22%, superiore alla media nazionale ferma allo 0,96%. Un risultato che colloca la provincia al quindicesimo posto nella graduatoria italiana e che segnala una buona capacità di tenuta del tessuto economico locale .

Il dato bresciano si inserisce in un contesto complessivamente favorevole a livello nazionale. Secondo le rilevazioni di Unioncamere, il sistema imprenditoriale italiano ha chiuso il 2025 con un saldo di 56.599 imprese in più, oltre 5,8 milioni di attività registrate e una crescita dello stock pari allo 0,96%, sostenuta anche dalla sensibile riduzione delle cessazioni (–6,7% su base annua).

Un quadro incoraggiante che, secondo Confesercenti Lombardia Orientale, va tuttavia interpretato con cautela, soprattutto osservando l’andamento dei singoli settori. «La crescita di Brescia è un segnale importante e conferma la resilienza del nostro tessuto imprenditoriale – sottolinea la presidente Barbara Quaresmini –. Ma non possiamo ignorare le difficoltà che continuano a pesare sul commercio».

Il settore, a livello nazionale, conta 1.336.985 imprese ma ha perso nel 2025 quasi 9.900 attività (–0,72%). Una tendenza che interessa anche i territori e che mette sotto pressione il commercio di prossimità, stretto tra l’aumento dei costi, consumi ancora deboli e una concorrenza sempre più sbilanciata.

Più vivace, seppur non priva di criticità, la dinamica del comparto turistico. «Ristorazione e alloggio mostrano segnali migliori – prosegue Quaresmini – con 457.023 imprese attive e un saldo nazionale positivo di 7.583 unità (+1,66%)». In particolare, l’alloggio cresce di oltre 4.800 imprese (+6,61%), mentre la ristorazione segna un incremento più contenuto (+2.755 attività, +0,72%). Numeri che confermano il peso strategico del turismo, ma anche la necessità di politiche di sostegno mirate, soprattutto sui costi e sulla qualità del lavoro.

Nel quadro regionale, la Lombardia si conferma tra i motori del Paese, con 13.343 imprese in più e un tasso di crescita dell’1,41%, ben al di sopra della media italiana. In questo scenario, la performance della provincia di Brescia assume un rilievo particolare.

Sul territorio gardesano e nelle aree a forte vocazione turistica si registrano segnali positivi, come evidenzia Andrea Maggioni di Confesercenti Lago di Garda. «La crescita è superiore alla media nazionale – osserva – ma non bisogna abbassare la guardia: stagionalità, rincaro dei costi e difficoltà nel reperire personale restano nodi centrali per molte imprese».

Accanto ai dati congiunturali, Confesercenti richiama l’attenzione su una trasformazione strutturale del commercio. Tra il 2011 e il 2025 in Italia sono scomparsi oltre 103 mila punti vendita, mentre la superficie commerciale complessiva è aumentata del 7,4%, con un ampliamento della dimensione media dei negozi del 23,8%. Un processo che penalizza soprattutto botteghe e piccoli esercizi, alimentando il rischio di desertificazione commerciale nei centri minori.

«Le imprese ci sono e resistono – conclude Quaresmini – ma senza interventi strutturali la crescita rischia di restare fragile». Un concetto ribadito anche da Maggioni: «Difendere commercio e turismo significa tutelare la vitalità dei territori. Senza negozi, pubblici esercizi e imprese locali, città e destinazioni perdono anima, attrattività e coesione sociale».

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