Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

Category archive

Automotive

Automotive, Brescia pronta alla sfida, ma pesano i ritardi delle forniture

in Aib/Associazioni di categoria/Automotive/Economia/Tendenze by

Il Sistema Brescia è complessivamente pronto ad affrontare le sfide del futuro per quanto riguarda il settore Automotive, soprattutto con riferimento alle tematiche della transizione ecologica e tecnologica in atto. A testimoniarlo è, in particolar modo, la propensione delle realtà bresciane a investire sul tema innovazione: fatto 100 l’importo complessivo del budget disponibile, le imprese dedicheranno nei prossimi anni circa il 45% dei fondi alla R&S (autonoma o con partner) o a consulenze (di università o di terzi).

È questa una delle evidenze emerse dall’indagine “La transizione tecnologica nell’Automotive: le sfide da vincere per la filiera bresciana”, condotta dal Centro Studi di Confindustria Brescia e dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, e focalizzata in particolare sulle modalità con cui le imprese si stanno approcciando alla transizione ecologica e tecnologica in atto. È stato coinvolto un campione di 24 imprese bresciane leader del comparto, con un fatturato complessivo di 2,7 miliardi di euro, di cui il 77% riconducibile a ricavi realizzati direttamente nel settore automotive.

Tra i risultati della ricerca, emerge come il 70,8% del campione osservato dichiari di avere al suo interno un ufficio di R&S, percentuale che sale al 77,8% per le grandi imprese; mediamente le aziende investono il 4,3% del loro fatturato in R&S: si tratta dunque di soggetti di dimensioni medio-grandi (almeno in ambito italiano), caratterizzati da una propensione a investire in innovazione medio-alta e certamente superiore alla media del manifatturiero italiano.

Le imprese della filiera auto di questo territorio mostrano poi una buona diversificazione produttiva, riconducibile principalmente a due comparti: “Motore” e “Abitacolo”.La fotografia scattata vede ai primi posti la specializzazione in sistemi motore (42% delle risposte) e parti esterne (33%); seguono appaiati telaio/carrozzeria e sistemi di trasmissione (25%), gestione termica (21%), produzione di parti interne (17%) e componenti di regolazione (13%). Per quanto riguarda la transizione ambientale e tecnologica, le aziende più coinvolte sono, come atteso, quelle specializzate nel “Motore” (93%).

Elementi significativi emergono anche dal punto di vista delle strategie: tenendo in considerazione che l’indagine è stata somministrata prima della decisione del Consiglio europeo di fine giugno 2022 (escludere dal mercato del nuovo tutte le auto con motore endotermico), si delinea già chiara l’urgenza del momento: solo l’11% delle imprese ha, infatti, dichiarato di non avere in agenda nuove strategie industriali per affrontare il complesso scenario competitivo che si profila nella filiera dell’auto. Il Made in Brescia punta soprattutto sulla riconversione della produzione (33%) o su nuove alleanze (33%).

Gli elementi di potenziale ostacolo agli investimenti sono invece costituiti, in primo luogo, dell’incertezza tecnologica (63%), seguita a distanza da quella di mercato (38%). Si presenta poi il tema del capitale umano, a causa del mismatch tra domanda e offerta di lavoro (il 25% segnala la mancanza di competenze). Non emergono invece criticità di carattere finanziario, un elemento che va letto alla luce del buono stato di salute delle aziende intervistate e che riflette anche le condizioni favorevoli di accesso al credito esistenti al momento della rilevazione.

L’indagine si è poi concentrata sull’individuazione dei principali partner nei progetti di innovazione seguiti dalle imprese dell’automotive bresciano. La fotografia scattata, riferita allo scenario attuale, vede ai primi posti i soggetti della filiera: clienti (77% delle risposte), fornitori di materie prime (55%), fornitori di tecnologie (55%) e fornitori di impianti (50%). Un elemento di interesse è quindi rappresentato dalla significativa quota di operatori (50%) che interagisce con il mondo universitario: è un aspetto quanto mai positivo, se si pensa al fatto che il sistema accademico è spesso giudicato in qualche modo distante da quello delle aziende.

La ricerca ha destinato ampio spazio all’analisi dei rapporti che le aziende bresciane dell’Automotive hanno con i propri fornitori e clienti. Si tratta di un osservatorio privilegiato da cui analizzare il livello di collaborazione all’interno della filiera, un elemento considerato strategico e imprescindibile per affrontare con successo le importanti sfide che il sistema delle imprese ha di fronte nei prossimi anni. Per quanto riguarda i fornitori, le risposte hanno raccolto la visione su oltre 900 realtà italiane, spesso costituite da realtà produttive di piccole e medie dimensioni. Da questo punto di vista, i vantaggi competitivi che caratterizzano la fornitura nazionale riguarderebbero aspetti piuttosto tradizionali come quelli della qualità (segnalata dall’82% delle imprese) e della flessibilità (71%): sono peculiarità tipiche della manifattura italiana e bresciana, un “marchio di fabbrica” da sempre riconosciuto a livello mondiale ma verosimilmente non più sufficiente. Infatti, gli elementi riferiti all’innovazione, per questi stessi soggetti, risultano scarsamente considerati (innovazione di prodotto 35%, di processo 29%, organizzativa 6%). Si tratta di un importante segnale di allarme, che denoterebbe una potenziale debolezza della filiera di fronte allo scenario futuro, che vede nell’innovazione un elemento sempre più strategico e imprescindibile.

Le guarnizioni d’attrito dell’impianto frenante

in Automotive/Economia by

Le guarnizioni dei freni sono comunemente chiamate anche pasticche, pastiglie o pattini freno e sono uno dei componenti dei freni a disco. All’interno dell’impianto frenante e soprattutto durante la frenata, costituiscono una parte fondamentale del processo. Sono formate da una parte metallica e da una parte in materiale d’attrito. Quest’ultimo può esser di vario tipo, caratteristica che tuttavia genera una differente efficienza nella frenata o sulla durata delle pastiglie. Anni fa, l’elemento principale col quale venivano assemblate le guarnizioni era l’amianto. Oggi sempre più aziende hanno abbandonato il minerale nocivo per la salute adoperando altri tipi di materiali, sul sito web www.escombrakes.it, ad esempio, è disponibile un’ampia gamma di prodotti di ottima qualità. Scopriamoli insieme.

Guarnizioni per freni e altri prodotti

Le guarnizioni di attrito sono un accessorio indispensabile all’impianto frenante delle vetture: auto, moto, veicoli per l’agricoltura o per l’industria. Collaborando con un marchio tedesco da diversi anni, l’azienda bresciana ha eliminato l’uso dell’amianto nella loro fabbricazione, sviluppando soluzioni all’avanguardia grazie all’esperienza tedesca.

Grazie inoltre ad un’efficiente attività di post vendita di questi accessori, il marchio ha ottenuto il riconoscimento ECE R90, un regolamento noto a livello europeo che valuta la qualità delle guarnizioni frenanti di ricambio. Ma non solo: gli standard dei prodotti sono oggigiorno noti anche al di fuori dell’Europa. Da molti anni infatti, la ditta può vantare clienti dall’Asia, America Latina e Stati Uniti. La gamma dei prodotti in materiale d’attrito venduti principalmente comprende: rotoli di nastro, guarnizioni flessibili e preformate per freni a tamburo, lastre flessibili o rigide, anelli, dischi, rondelle.

I freni a disco e i freni a tamburo

Questi due tipi di freni sono un esempio di freno a funzionamento meccanico. A differenza dei freni idraulici, aerodinamici, elettrici o pneumatici, quelli meccanici sfruttano l’attrito che si genera tra due materiali durante la frenata. Il freno a tamburo ne è un tipo: è formato da un componente fisso, il tamburo, e da due mobili, i ceppi, che sfregandosi contro il tamburo producono la frenata. Questo tipo di freno è il più economico ed il più semplice per il funzionamento. Anche le auto che ne posseggono ancora sono vetture economiche ma soprattutto dalla massa ridotta. Come ad esempio le utilitarie o persino gli scooter. Il freno a disco è probabilmente il più elaborato: composto basicamente da disco, ganascia e pastiglie. Su questo modello di freno, la frenata avviene grazie alla pressione delle pasticche esercitata sul disco. A differenza dei freni a tamburo, sono montati sull’asse anteriore.

Al giorno d’oggi, è il modello più diffuso e preferito da officine e meccanici. Ne sono provvisti infatti dalle automobili alle motociclette, agli autocarri. Durante la frenata, il ceppo agisce contro il tamburo così come le pasticche direttamente sul disco. Di conseguenza, l’attrito a sua volta permette la perdita di velocità. Lo sfregamento dei materiali crea il surriscaldamento degli stessi: durante una corsa di auto da rally per esempio è molto tipico osservare dischi incandescenti. Tuttavia, il surriscaldamento può generarsi anche in strade ad elevata pendenza. Per questo, possiamo trovare

segnali di pericolo appositi lungo la carreggiata quando necessario.

Bossoni, arriva anche il marchio Mg

in Automotive/Commercio/Economia by

Dopo giorni di attesa – secondo quanto riporta il quotidiano “BsNews.it / Brescia News” è ufficiale l’ingresso di Morris Garages (MG) tra i Marchi presenti nelle Concessionarie dell’Azienda di proprietà della Famiglia Bossoni.

MG nasce ad Oxford, in Inghilterra, come Concessionario, per poi iniziare a costruire auto sportive dal 1922. Una storia nata all’insegna dell’adrenalina e delle corse, che ha visto però un balzo in avanti importante negli ultimi anni verso la guida a basse emissioni, complice anche l’acquisizione da parte del gigante automotive SAIC Motor avvenuta nel 2007.

Non solo automobili ibride ed elettriche, ma anche motorizzazioni con classica alimentazione a benzina che stanno trovando un riscontro positivo da parte di una clientela italiana via via sempre più crescente.

Le MG ZS e ZS EV, EHS, MARVEL R e MG5 sono già visionabili e a disposizione per test drive e acquisto nelle Sedi di Orzinuovi, in Via Giovanni Agnelli, 3 e Rezzato, Via Giuseppe Mazzini, 67. Due showroom già strategici, che diventano oggi i primi e unici riferimenti per il nuovo Brand del Gruppo Bossoni nella Provincia di Brescia, un’esclusiva assoluta per il Territorio Bresciano.

La mission dello storico Marchio britannico è quella di affrontare il processo di elettrificazione con automobili intelligenti, di qualità, sicure ed economicamente accessibili, in cui tutti i progressi della tecnologia si sposano con la tutela dell’ambiente.

Dopo l’acquisizione di Peugeot dal Gruppo Liberini e della Mandolini Auto con i Brand Audi e Volkswagen, l’approdo di MG nella Bossoni Family evidenzia la volontà – in un contesto non proprio favorevole per il comparto automotive – di un ulteriore step di crescita per l’Azienda nata nel 1987, che si conferma la più grande realtà imprenditoriale automotive bresciana.

Auto: a Brescia solo l’1,8% è elettrico o ibrido

in Automotive/Economia/Tendenze by
Auto elettrica, foto generica da Pixabay

A inizio anno, secondo l’analisi di Facile punto it e MiaCar punto it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Lombardia erano 155.299, vale a dire appena il 2,49% del parco auto della regione, percentuale che fa guadagnare a quest’area il primo posto nazionale. Nello specifico, erano immatricolate 144.943 autovetture ibride e 10.356 elettriche.

Seppur ancora relativamente contenuto, il numero delle vetture green in Lombardia è più che raddoppiato (+111%) negli ultimi due anni (erano 73.742 a fine 2018).  

Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia lombarda con la maggior penetrazione di vetture green è Milano dove le auto elettriche/ibride rappresentano il 3,21% del parco auto circolante, percentuale che fa guadagnare al capoluogo meneghino il secondo posto nella classifica nazionale. Seguono le province di Varese (2,86%), Como (2,72%) e Monza e Brianza (2,64%).

Valori sotto la media regionale per le province di Lecco (2,33%), Bergamo (2,15%), Cremona (2,06%), Brescia (1,82%) e Pavia (1,73%) Chiudono la graduatoria la provincia di Sondrio (1,63%), quella di Lodi (1,60%) e, all’ultimo posto, quella di Mantova (1,49%).

In valori assoluti, la graduatoria lombarda vede al primo posto ancora una volta la provincia di Milano con 58.342 vetture elettriche/ibride (seconda in Italia dopo Roma), seguita questa volta da quella Varese (17.092), Monza e Brianza (14.947), Bergamo (14.904) e Brescia (14.833). 

Continuando a scorrere la classifica si trova la provincia Como, dove le auto green sono 10.985, seguita da quella di Pavia (6.151), Lecco (5.109) e Cremona (4.630). Le province lombarde con meno auto elettriche/ibride sono quelle di Mantova (4.120), Lodi (2.281) e Sondrio (1.905).

Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Lombardia nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 230.000.

La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

Auto elettriche: ragioni pro e contro

Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

Gli incentivi e il budget di spesa

Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

Bonometti (Confindustria): produzione manifatturiera tornata ai livelli pre-crisi

in Aib/Associazioni di categoria/Automotive/Economia by

“L’analisi relativa al II trimestre dell’industria manifatturiera di Unioncamere, Regione e Confindustria Lombardia conferma i segnali arrivati da tutti i territori negli ultimi mesi con ritmi di produzione industriale senza precedenti grazie a un vero e proprio boom di ordini. Oggi alla luce dei dati presentati possiamo ufficialmente dire che la produzione industriale della Lombardia è tornata oltre i livelli pre-crisi sanitaria”. A dirlo, in una nota, è il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti.

Rispetto allo stesso periodo del 2020 tutte le province e settori industriali recuperano grazie a performance molto positive, con picchi di produttività che superano il +60% (pelli e calzature). Nonostante ciò, alcuni settori sono ancora lontani dai livelli pre-covid e questo dovrebbe indurre interventi mirati a sostegno dei settori più in difficoltà e soprattutto a sostegno di una competitività strutturale necessaria per vincere sui mercati globali.

Il dato positivo sull’occupazione (+0,5%) indica una ulteriore riduzione del ricorso alla CIG con una tendenza alla creazione di nuova occupazione nei prossimi mesi. Questa situazione rende ancor più urgenti misure a favore dell’occupabilità dei lavoratori in direzione delle esigenze delle imprese che in questo momento, ad eccezione di alcuni sporadici e spiacevoli casi sui quali il sistema Confindustria Lombardia si è già attivato per assorbire la manodopera, hanno difficoltà a reperire.

L’export dell’industria lombarda – continua l’imprenditore bresciano – traina la ripresa della nostra Regione, grazie alla caparbietà e alla determinazione degli imprenditori presenti nei mercati esteri che, anche in un periodo di difficoltà e incertezza, hanno saputo resistere e ripartire con ancor più decisione. Altri segnali dello stato di salute dell’industria lombarda sono la diminuzione del livello di indebitamento delle imprese e la crescita degli investimenti.

L’industria manifatturiera ha consentito all’Italia di restare in piedi durante la crisi sanitaria e adesso sta continuando a fare la propria parte trainando la ripresa. L’auspicio di Confindustria Lombardia è che la ripresa non venga compromessa da fattori esterni al mondo dell’industria, in particolare da nuove restrizioni a livello nazionale e internazionale, instabilità politica e soprattutto rincari dei prezzi delle materie prime“.

“Preoccupazioni – conclude Bonometti riferendosi a un settore che ben conosce – in modo particolare per il settore automotive, in seguito alla proposta UE sulle emissioni di CO2, che impatterà fortemente sulla filiera italiana. All’Europa chiediamo una politica industriale per l’auto, necessaria per difendere la competitività del nostro continente nei confronti dei principali competitor, USA e Cina”.

Revisioni auto: la spesa bresciana cala del 4% nel 2020

in Automotive/Economia by

  147,7 milioni di euro. È questa la cifra che gli automobilisti della Lombardia hanno speso nel 2020 per far revisionare le loro auto presso le officine private autorizzate. Rispetto al 2019, quando la spesa per le revisioni auto ammontava a 156,5 milioni di euro, vi è stato un calo del 5,6%. Questa importante contrazione della spesa è da attribuire essenzialmente ad una riduzione dei veicoli revisionati, che sono stati 2.208.095 contro i 2.339.517 del 2019 (-5,6%). Il calo del numero delle revisioni eseguite è dovuto alla pandemia e in particolare alle limitazioni degli spostamenti non necessari per il contenimento del virus durante il lungo periodo di lockdown generalizzato della primavera scorsa (marzo-maggio). Tali limitazioni hanno portato quindi all’impossibilità per molti automobilisti di portare i mezzi alla revisione in tempo, o comunque alla necessità di posticiparne la scadenza. I dati fin qui citati emergono da un’elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec su informazioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
L’elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec fornisce anche un prospetto sulla spesa per le revisioni auto nelle province lombarde. Ne emerge che la provincia che nel 2020 ha registrato il maggiore calo della spesa rispetto al 2019 è Lodi (-7,9%). A Lodi seguono Milano (-7,7%), Varese (-7,1%), Mantova (-5,9%), Pavia (-5,5%), Lecco (-5,3%), Sondrio (-5,2%), Cremona (-4,8%), Brescia (-4,0%), Bergamo (-4,0%), Como (-3,1%) e Monza e Brianza (-1,3%).
A livello nazionale la cifra complessiva che gli italiani hanno speso nel 2020 per far revisionare le loro auto presso le officine private autorizzata è stata di 892,7 milioni di euro. Rispetto al 2019, quando la spesa per le revisioni auto ammontava a 959,6 milioni di euro, vi è stato un calo del 7%.

Auto più vendute su internet: in Lombardia la reginetta è la Fiat Panda

in Automotive/Economia/Tendenze by

Il primo semestre dell’anno si è concluso ed è tempo di bilanci, anche nel mondo dell’auto. Un 2020 iniziato non certo col piede giusto, dato che l’emergenza sanitaria ha messo in seria difficoltà il settore dell’automotive. Sono state numerose le contromisure attuate dal Governo per contenere il rischio di contagio dal coronavirus. Queste limitazioni però hanno avuto delle conseguenze: con il lockdown e la quarantena sono calati drasticamente gli acquisti di vetture, sia offline sia online.

Sono stati 1.093.616 i passaggi di proprietà in questo primo semestre del 2020, quasi il 40% di questi avvenuti nel nord ovest Italia. brumbrum, rivenditore diretto, ha stilato la classifica delle auto preferite dagli italiani avvalendosi dei dati raccolti dall’Osservatorio brumbrum. L’Osservatorio di rilevazione e indagini statistiche online in ambito automotive ha preso in considerazione le automobili che nel primo semestre del 2020 hanno fatto più vendite in rete nell’Italia del nord ovest, precisamente in Lombardia, Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta.

Vince Panda, domina FCA

Fiat Panda è l’auto più venduta in Italia. La famosissima vettura italiana è al primo posto tra le auto usate più vendute in ben 11 regioni, tre di queste sono nel nord ovest. Panda vince in Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta. L’unica regione dove non trionfa è la Lombardia, qui Volkswagen Golf conquista il primato. La berlina tedesca però è solo la quinta auto più venduta in questa parte d’Italia, battuta da Fiat 500 (sul podio in tutte e quattro le regioni), Lancia Ypsilon (seconda in Piemonte), e Jeep Renegade, che ottiene buoni risultati un po’ ovunque. Degno di nota il sorprendente terzo posto di Mercedes Classe A in Lombardia e il secondo di Fiat 500L in Valle d’Aosta.

Utilitarie sempre le più vendute

Parlando di tipologie di vetture, le utilitarie si confermano le auto più vendute nel 2020: la media in questa zona d’Italia è addirittura del 37%, di oltre sei punti percentuali superiore alla media nazionale. Un vero trionfo per le utilitarie, seguite da berline e SUV che sono praticamente a pari merito al 16%. Da notare il 10% di vendite in Lombardia sia per le station wagon che per i crossover.

Diesel in calo ma ancora sopra il 50%, male l’ibrido

Per ultimo parliamo di alimentazioni. Prosegue il calo del diesel nell’Italia nord occidentale. È di quasi il 10% il crollo delle vendite del gasolio in questa parte d’Italia nell’ultimo anno. La media attuale è del 52,4%, ma in Piemonte è ancora meno, solo il 46%. Di conseguenza il benzina continua a rosicchiare fette di mercato e arriva poco sopra il 40% di media. GPL al 4,8%, metano sotto l’1%. Ancora irrisori i risultati di ibrido ed elettrico.
About:

Caso Iveco, il Pd bresciano: intensificheremo le pressioni sul governo

in Automotive/Economia/Istituzioni/Parlamento e governo by

Mancano pochi giorni al tavolo convocato presso il ministero dello Sviluppo economico in merito alla vicenda CNH e il PD bresciano sta attivando tutti i propri canali istituzionali e di partito per trovare una soluzione che salvaguardi i posti di lavoro.

“Stiamo seguendo con preoccupazione la vicenda Iveco” – commenta il segretario provinciale Michele Zanardi – “e ci stiamo adoperando ad ogni livello perché la voce di Brescia giunga forte. Nelle prossime ore intensificheremo le pressioni nei confronti di tutto il governo, partendo ovviamente dal Ministro Patuanelli e dal vice Manzella, oltre ai dem nella compagine governativa come De Micheli, Misiani, Mauri, affinché prestino la massimo attenzione e tutelino gli interessi del nostro territorio. Iveco e Brescia sono un connubio imprescindibile e non deve andare dispersa la capacità lavorativa e professionale bresciana, nota in tutto il mondo, grazie anche alla produzione di Stralis ed Eurocargo. Dal futuro di Iveco dipende quello di migliaia di famiglie bresciane, tra azienda e indotto, e il Pd bresciano è al loro fianco in questa fase delicata”.

“CNH si è impegnata nel marzo di quest’anno a stanziare investimenti per 90 milioni di dollari” – sottolinea Massimo Reboldi vicesegretario provinciale – “Chiediamo che questo impegno venga confermato. Non può un’azienda con questa storia abbandonare migliaia di famiglie e lavoratori, mangiandosi la parola data solo pochi mesi fa. A maggior ragione in un periodo duro come quello che stiamo vivendo – in piena fase 2 – e che segnerà con buone probabilità un aumento generale di disoccupazione e cessata attività per molte imprese nel prossimo autunno”.

Immatricolazioni: in Lombardia autobus -25,5%, camion -28,9% (prima del Coronavirus)

in Automotive/Economia/Partner/Tendenze by

Nel 2019 in Lombardia le immatricolazioni di autobus sono state 534, con un calo del 25,5% rispetto al 2018. Sempre lo scorso anno le immatricolazioni di veicoli pesanti (e cioè con PTT – peso totale a terra – superiore a 16 tonnellate) per il trasporto merci sono state 3.607, con un calo del 28,9% rispetto al 2018. Questi dati emergono da un’elaborazione del Centro Studi Continental su dati Aci.

Dall’elaborazione è possibile stilare un prospetto dei dati a livello provinciale. Le province della Lombardia in cui le immatricolazioni di autobus sono calate sono Lodi (-61,3%), Varese (-51,8%), Mantova (-44,4%), Cremona (-42,9%), Monza e Brianza (-36,4%), Milano (-36%), Pavia (-31,3%), Lecco (-30%) e Bergamo (-27,4%). Le province in cui è stato registrato invece un aumento sono Brescia (+204,3%), Como (+200%) e Sondrio (+27,3%). Per ciò che riguarda le immatricolazioni di veicoli pesanti per il trasporto merci, tutte le provincie della Lombardia fanno registrare dati in calo, ad eccezione di Monza e Brianza (+4,7%). Si va dal -13,1% di Como al -40,3% di Milano fino ad arrivare al -51,4% di Lodi.

Immatricolazioni camion 2019 in Lombardia

Nel 2019 in Italia le nuove immatricolazioni di autobus sono state 4.321, con una crescita del 31,3% rispetto al 2018. Sempre nel 2019 le immatricolazioni di veicoli pesanti (e cioè con PTT – peso totale a terra – superiore a 16 tonnellate) per il trasporto merci sono state 19.605, con un calo del 30,7% rispetto al 2018.

Il mercato delle auto usate offre opportunità in tutta Italia

in Automotive/Commercio/Economia by

L’andamento del mercato delle auto usate

La crisi economica degli ultimi anni ha decisamente cambiato le abitudini di tutti gli italiani e ha colpito tutti i settori merceologici senza alcuna distinzione; fra di essi è presente anche il mercato delle auto.
A tal proposito, la possibilità di comprare un veicolo usato permette agli automobilisti di guidare spendendo cifre contenute senza rinunciare in alcun modo alla tecnologia. La tendenza attuale evidenzia un netto incremento delle vendite su tutto il territorio nazionale; nel 2019 il dato è pari a +3,4%, mentre le vendite delle auto di nuova immatricolazione sono calate di quasi il 5%. In ogni caso, non è solamente il prezzo d’acquisto a convincere gli italiani nel preferire i veicoli usati a quelli nuovi; se così fosse, l’usato avrebbe avuto molto più successo anche negli anni precedenti. Ciò che ora rende il mercato delle auto usate particolarmente appetibile è un insieme di aspetti che, uniti al prezzo d’acquisto, lo rendono molto conveniente. Infatti, anche le vetture di seconda mano devono essere vendute con almeno 2 anni di garanzia, devono essere controllate e cedute senza difetti grossolani nel rispetto dei requisiti imposti dalla revisione e prevedono nella maggior parte dei casi un piano di manutenzione programmata, esattamente come accade per le auto nuove.
Nell’anno 2019, il giro d’affari che ruotò intorno ai veicoli usati fu di circa 21 miliardi di euro, una cifra ragguardevole che compensa il dato negativo relativo alla vendita del nuovo.

Il mercato delle auto usate in Lombardia

La Lombardia è la regione che ha registrato il maggior numero di passaggi di proprietà in Italia; si parla di circa 474 mila contratti, dei quali 135 mila sono stati sottoscritti nella sola provincia di Milano. La vendita delle auto usate Brescia conta invece su circa 66 mila passaggi di proprietà; nelle altre province lombarde i dati rispecchiano la seguente scaletta: Bergamo 52 mila, Varese 44 mila, Monza 40 mila, Pavia 29 mila, Como 28 mila, Mantova 21 mila, Cremona 18 mila, Lecco 16 mila, Lodi 12 mila e infine Sondrio con 10 mila.
Le auto maggiormente vendute restano quelle alimentate a gasolio; i veicoli di nuova concezione, come gli ibridi e gli elettrici, non godono ancora di troppo interesse, con ogni probabilità per questioni legate al prezzo d’acquisto ancora molto elevato. Inoltre, è innegabile che a fronte di una grande affibilità dei veicoli diesel, collaudata per decenni sia dagli addetti ai lavori che dagli automobilisti, i veicoli “green” debbano ancora dimostrare di essere auto di cui potersi fidare, sotto tutti i punti di vista. Le auto a benzina e le vetture alimentate a gas restano merce rara; sono più che altro preferite da una cerchia più ristretta di utenti che cercano sportività nel primo caso e bassi consumi nel secondo. La preferenza per le vetture a gasolio non deve quindi stupire, specialmente nel mercato delle auto usate.

Quanto si spende in un’auto usata

Al di là dell’effettivo risparmio che comporta l’acquisto di un’auto usata, è interessante verificare quale sia il prezzo medio e quali siano invece il prezzo minimo e massimo nelle varie province della regione Lombardia.
Il prezzo medio di vendita è di poco superiore ai 14 mila euro; tale cifra è pari a circa 18 mila euro per la provincia di Cremona, 16 mila per la provincia di Mantova, 15 mila per la province di Milano, Bergamo, Como e Monza, 14 mila euro per le province di Varese e Lecco, 13 mila euro per le province di Sondrio e Lodi, 12 mila euro per la provincia di Pavia.
I valori elencati dimostrano con buona precisione la capacità di spesa degli italiani, che è tale da permettere l’acquisto di una buona auto usata o di un’utilitaria nuova di livello medio basso.
Il prezzo continua quindi a farla da padrone ed è a tutti gli effetti la chiave principale delle scelte di ognuno di noi; questo fatto può sembrare scontato, ma in realtà evidenzia una palese perdita del potere d’acquisto di ogni cittadino italiano, che evita di scegliere in base alle soggettive preferenze per necessità.

Conclusioni

Si può affermare con certezza che acquistare le auto usate convenga; la crisi economica è stata ed è tutt’ora un fattore che, al pari di altri, da un lato priva ogni cittadino della possibilità di spesa, dall’altro crea ulteriori opportunità.
Gli automobilisti possono trovare fra i veicoli usati numerose occasioni, auto garantite capaci di servire il loro acquirente ancora per molti anni.

Go to Top
Vai alla barra degli strumenti