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La Lombardia stanzia 6 milioni per le imprese che rottamano le auto più vecchie: via al bando

in Automotive/Economia/Istituzioni/Regione by
Auto, foto generica da Pixabay

Aprirà nella giornata di oggi, martedì 14 maggio, il bando regionale da 6 milioni di euro per consentire alle micro, piccole e medie imprese della Lombardia di ammodernare il parco veicoli. L’investimento incentiverà la radiazione di un veicolo inquinante, benzina fino ad Euro 2/II incluso o diesel fino ad Euro 5/V incluso, con conseguente acquisto, anche nella forma del leasing finanziario, di un nuovo veicolo a zero o bassissime emissioni.

“Avevamo preso l’impegno di aprire il bando già nel mese di maggio e l’abbiamo mantenuto. Ringrazio Unioncamere Lombardia, soggetto attuatore del bando, per la collaborazione. L’alleanza tra Regione e imprese è fondamentale per migliorare ulteriormente la qualità dell’aria e consolidare la Lombardia come un modello europeo. Per noi la visione è questa: la sostenibilità ambientale non si ottiene con divieti e imposizioni, ma con investimenti in innovazione” ha dichiarato l’assessore regionale lombardo all’Ambiente e Clima.

“Nel 2023 ben 5.707 famiglie lombarde hanno ricevuto il contributo per acquistare una automobile a basso impatto ambientale sostituendo un veicolo inquinante. Ora una linea dedicata alle imprese, concordata con le associazioni di categoria per fare in modo che l’investimento sia funzionale alle esigenze del sistema economico lombardo” ha aggiunto l’assessore.

INVESTIMENTI AMMISSIBILI – Sono ammissibili investimenti per l’acquisto di veicoli per il trasporto di persone o di merci (in conto proprio o in conto terzi) ad alimentazione elettrica, idrogeno o endotermica a bassissime emissioni. Sarà finanziato anche l’acquisto di e-cargo bike, ossia velocipedi a pedalata assistita per il trasporto merci.

Più in dettaglio le risorse saranno erogate in base a questo schema:

•             Alimentazione elettrica: contributi fino a 8.000 euro per veicoli commerciali leggeri e fino a 30.000 per veicoli pesanti

•             Alimentazione metano/GNL: contributi fino a 5.000 euro per veicoli commerciali leggeri e fino a 24.000 per veicoli pesanti

•             Alimentazione endotermica: contributi fino a 5.000 euro per veicoli commerciali leggeri e fino a 16.000 per veicoli pesanti

REQUISITI – Ciascuna impresa può presentare fino a 4 domande di contributo a fronte dello stesso numero di veicoli radiati di proprietà dell’impresa stessa). Sono escluse le imprese attive nel settore del commercio/intermediazione di veicoli. I veicoli acquistati devono essere immatricolati per la prima volta in Italia. Non sono ammissibili gli acquisti di veicoli già immatricolati. La radiazione deve essere successiva alla data di apertura del bando attuativo.

Le domande di contributo devono essere presentate tramite il sito http://webtelemaco.infocamere.it

per la linea di finanziamento 2024 a partire dalle ore 10.00 del 14 maggio 2024 fino alle ore 16.00 del 31 ottobre 2024.

per la linea di finanziamento 2025 a partire dalle ore 10.00 del 2 dicembre 2024 fino alle ore 16.00 del 30 settembre 2025.

Bossoni acquista anche l’emiliana Baiauto

in Automotive/Economia by

Il Gruppo Bossoni Automobili, uno dei maggiori gruppi nel settore automotive italiano, annuncia in una nota l’ufficialità dell’acquisizione della Baiauto S.p.A. di Reggio Emilia, un’importante protagonista nel panorama delle concessionarie di auto in Emilia-Romagna di proprietà della stimata Famiglia Buratti.

“Questa scelta – si legge in una nota – rappresenta un’ulteriore opportunità di crescita in un’area ricca di eccellenze e di tradizioni dove la Baiauto S.p.A. è attiva dal 1961. L’ingresso della concessionaria emiliana nel Gruppo Bossoni Automobili vuole ulteriormente promuovere i suoi legami con il territorio e la sua storia, che sono principi fortemente rispettati e condivisi dalla Famiglia Bossoni”.

“Con orgoglio, associamo il nome della nostra Azienda a Baiauto, un marchio con sei decenni di storia e un’immagine consolidata di elevata competenza e fiducia. Vogliamo dare assoluta continuità al grande lavoro fatto in questi sessant’anni” commenta Mauro Bossoni, Amministratore Delegato e Presidente. Il Direttore Generale di Bossoni Automobili e Mandolini Auto, Matteo Albanese, sottolinea l’importanza dell’operazione commentando “Grazie a questa espansione, ora siamo orgogliosi di rappresentare un totale di 21 marchi. L’intreccio delle narrazioni ed esperienze tra due famiglie storiche nel settore automobilistico costituisce un prezioso valore aggiunto”.

“A distanza di oltre 60 anni, con 110 addetti ai lavori, la storia della famiglia Buratti prosegue e con la Bossoni Family si profila un’altra stagione di successo e di continuità della presenza dei marchi tedeschi del gruppo Volkswagen sul territorio reggiano” è il commento di Guido Buratti dopo la chiusura dell’operazione.

Si aggiunge dunque una quinta società al Gruppo Bossoni Automobili, già composto da Gruppo Bossoni, Bossoni Automobili, Mandolini Auto e Agricar, attive nelle Province di Brescia, Cremona, Mantova e Piacenza, e da oggi appunto Baiauto nella Provincia di Reggio Emilia. L’ultima acquisizione permette al Gruppo Bossoni Automobili di arricchire anche il proprio portafoglio aziendale, con l’aggiunta di due nuovi prestigiosi marchi, Seat e Cupra.

Con questa operazione, il Gruppo Bossoni Automobili si conferma una forza sempre in movimento, consolidando la sua costante crescita dal 1987 a oggi.

Oldrati chiude il 2022 a quota 180 milioni di euro

in Automotive/Bilanci/Economia/Meccanica by

Il 2022 si è appena concluso e Oldrati Group – Gruppo internazionale tra i più importanti nella produzione di manufatti in gomma, plastica e silicone – ha saputo fronteggiare l’aumento dei costi dell’energia elettrica e la scarsità delle materie prime nel migliore dei modi, chiudendo in pareggio a livello aggregato, con un fatturato di circa 180 milioni.

I mesi trascorsi hanno mostrato particolare dinamismo, specialmente per i tre principali settori di sbocco: manifatturiero, automotive ed elettrodomestico. Nel manifatturiero si è registrata una crescita pari al 22% rispetto all’anno precedente, grazie alla progressiva diversificazione e all’ampliamento dei prodotti.

Nell’elettrodomestico, invece, Oldrati Group ha registrato un calo tecnico del 3% rispetto al 2021, anno boom per questo settore con un +25% delle vendite Oldrati e un +18% per il comparto nel suo insieme, secondo APPLIA*.

Nel settore automotive, invece, è stata raggiunta stabilità di fatturato rispetto al 2021, nonostante vi sia stata una riduzione delle immatricolazioni del 4,6% secondo UNIRAE**.

Gli altri segmenti hanno denotato una continuità dei fatturati

Questi risultati sono all’insegna di un 2022 particolarmente sfidante e che ha messo alla prova il settore della trasformazione dei polimeri. Nella prima parte dell’anno, si è verificata la mancanza di alcune materie prime e quindi un forte aumento di costo delle stesse, come conseguenza l’impossibilità di soddisfare tutte le richieste dei clienti. A partire dall’estate, in aggiunta, si è verificato l’aumento dei costi energetici che ha impattato fortemente su una realtà energivora come il Gruppo Oldrati.

Oldrati è riuscita a fronteggiare al meglio queste situazioni grazie al rapporto di partnership con i propri clienti. Come ha infatti dichiarato Manuel Oldrati, CEO del Gruppo Oldrati: Dal 2023 ci aspettiamo grandi risultati con una crescita del fatturato del 7%: continueremo a spingere sulla crescita del business grazie anche al completamento del nuovo stabilimento di Adro, destinato al rafforzamento della Divisione High Tech Polymers. Le aumentate capacità ci permetteranno di migliorare il nostro servizio al cliente. Sempre con l’idea di stringere una relazione forte con i nostri partner, nel 2022 abbiamo aumentato le risorse umane in area tecnica e commerciale nell’ordine del 20%. Senz’altro l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia elettrica rimangono ancora il punto più critico a cui dovremo far fronte in questo nuovo anno”.

Foto da ufficio stampa Oldrati

Auto, a Brescia passaggi di proprietà giù del 9,4%

in Automotive/Commercio/Economia by

I tempi di consegna delle auto nuove, complici i problemi internazionali, sono sempre più lunghi e prezzi di quelle usate sono in continuo aumento (+24 per cento nel 2022). Ma le vendite sono in calo significativo, anche nel Bresciano.

A dirlo – secondo quanto riferisce Bsnews – sono i numeri diffusi da Autoscout su dati Aci, che indicano per la Lombardia un calo delle vendite del 7,9 per cento (9,4 a Brescia, media nazionale 10,2). Sempre nel 2022, crescono sensibilmente i prezzi medi delle auto usate in vendita sul portale in Lombardia (€20.960), con un incremento, a fine 2022, del +24,1% rispetto a un anno fa.

Qual è l’andamento dei passaggi di proprietà a livello territoriale?

Nel 2022, la classifica delle province per numero di passaggi di proprietà vede in testa Milano con 122.901 (-5,7% sul 2021), seguita da Brescia con 58.564 (-9,4%), Bergamo con 46.759 (-7,1%), Varese con 38.402 (-9,2%), Monza Brianza con 34.987 (-9,3%), Como con 26.093 (-7%), Pavia con 25.549 (-8,9%), Mantova con 18.574 (-10,2%), Cremona con 15.525 (-7,8%), Lecco con 13.538 (-9,1%), Lodi con 9.821 (-10%), Sondrio con 8.422 (-9,5%).

I DATI PER PROVINCIA IN LOMBARDIA

 Passaggi di proprietà al netto delle minivolture – 2022Var. % Passaggi netti 2022 / 2021
MILANO122.901-5,7%
BRESCIA58.564-9,4%
BERGAMO46.759-7,1%
VARESE38.402-9,2%
MONZA BRIANZA34.987-9,3%
COMO26.093-7,0%
PAVIA25.549-8,9%
MANTOVA18.574-10,2%
CREMONA15.525-7,8%
LECCO13.538-9,1%
LODI9.821-10,0%
SONDRIO8.422-9,5%
TOTALE LOMBARDIA419.135-7,9%

Fonte: elaborazione Centro Studi di AutoScout24 su base dati ACI

 Passaggi di proprietà al netto delle minivolture – 2022Var. % Passaggi netti 2022 / 2021
TOTALE LOMBARDIA419.135-7,9%
TOTALE LAZIO282.955-9,9%
TOTALE CAMPANIA244.657-13,3%
TOTALE SICILIA242.275-9,9%
TOTALE VENETO206.394-10,6%
TOTALE PIEMONTE201.896-11,1%
TOTALE PUGLIA196.630-12,5%
TOTALE EMILIA ROMAGNA195.487-9,1%
TOTALE TOSCANA160.632-9,9%
TOTALE CALABRIA88.783-10,7%
TOTALE SARDEGNA87.910-9,9%
TOTALE TRENTINO-ALTO ADIGE69.1662,2%
TOTALE MARCHE62.369-11,1%
TOTALE LIGURIA60.860-12,4%
TOTALE ABRUZZO59.432-12,0%
TOTALE FRIULI-VENEZIA GIULIA55.232-11,2%
TOTALE UMBRIA42.880-11,9%
TOTALE BASILICATA25.937-12,9%
TOTALE MOLISE15.666-10,2%
TOTALE VALLE D’AOSTA6.723-10,5%
TOTALE ITALIA2.725.019-10,2%

Fonte: elaborazione Centro Studi di AutoScout24 su base dati ACI

Automotive, Brescia pronta alla sfida, ma pesano i ritardi delle forniture

in Aib/Associazioni di categoria/Automotive/Economia/Tendenze by

Il Sistema Brescia è complessivamente pronto ad affrontare le sfide del futuro per quanto riguarda il settore Automotive, soprattutto con riferimento alle tematiche della transizione ecologica e tecnologica in atto. A testimoniarlo è, in particolar modo, la propensione delle realtà bresciane a investire sul tema innovazione: fatto 100 l’importo complessivo del budget disponibile, le imprese dedicheranno nei prossimi anni circa il 45% dei fondi alla R&S (autonoma o con partner) o a consulenze (di università o di terzi).

È questa una delle evidenze emerse dall’indagine “La transizione tecnologica nell’Automotive: le sfide da vincere per la filiera bresciana”, condotta dal Centro Studi di Confindustria Brescia e dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, e focalizzata in particolare sulle modalità con cui le imprese si stanno approcciando alla transizione ecologica e tecnologica in atto. È stato coinvolto un campione di 24 imprese bresciane leader del comparto, con un fatturato complessivo di 2,7 miliardi di euro, di cui il 77% riconducibile a ricavi realizzati direttamente nel settore automotive.

Tra i risultati della ricerca, emerge come il 70,8% del campione osservato dichiari di avere al suo interno un ufficio di R&S, percentuale che sale al 77,8% per le grandi imprese; mediamente le aziende investono il 4,3% del loro fatturato in R&S: si tratta dunque di soggetti di dimensioni medio-grandi (almeno in ambito italiano), caratterizzati da una propensione a investire in innovazione medio-alta e certamente superiore alla media del manifatturiero italiano.

Le imprese della filiera auto di questo territorio mostrano poi una buona diversificazione produttiva, riconducibile principalmente a due comparti: “Motore” e “Abitacolo”.La fotografia scattata vede ai primi posti la specializzazione in sistemi motore (42% delle risposte) e parti esterne (33%); seguono appaiati telaio/carrozzeria e sistemi di trasmissione (25%), gestione termica (21%), produzione di parti interne (17%) e componenti di regolazione (13%). Per quanto riguarda la transizione ambientale e tecnologica, le aziende più coinvolte sono, come atteso, quelle specializzate nel “Motore” (93%).

Elementi significativi emergono anche dal punto di vista delle strategie: tenendo in considerazione che l’indagine è stata somministrata prima della decisione del Consiglio europeo di fine giugno 2022 (escludere dal mercato del nuovo tutte le auto con motore endotermico), si delinea già chiara l’urgenza del momento: solo l’11% delle imprese ha, infatti, dichiarato di non avere in agenda nuove strategie industriali per affrontare il complesso scenario competitivo che si profila nella filiera dell’auto. Il Made in Brescia punta soprattutto sulla riconversione della produzione (33%) o su nuove alleanze (33%).

Gli elementi di potenziale ostacolo agli investimenti sono invece costituiti, in primo luogo, dell’incertezza tecnologica (63%), seguita a distanza da quella di mercato (38%). Si presenta poi il tema del capitale umano, a causa del mismatch tra domanda e offerta di lavoro (il 25% segnala la mancanza di competenze). Non emergono invece criticità di carattere finanziario, un elemento che va letto alla luce del buono stato di salute delle aziende intervistate e che riflette anche le condizioni favorevoli di accesso al credito esistenti al momento della rilevazione.

L’indagine si è poi concentrata sull’individuazione dei principali partner nei progetti di innovazione seguiti dalle imprese dell’automotive bresciano. La fotografia scattata, riferita allo scenario attuale, vede ai primi posti i soggetti della filiera: clienti (77% delle risposte), fornitori di materie prime (55%), fornitori di tecnologie (55%) e fornitori di impianti (50%). Un elemento di interesse è quindi rappresentato dalla significativa quota di operatori (50%) che interagisce con il mondo universitario: è un aspetto quanto mai positivo, se si pensa al fatto che il sistema accademico è spesso giudicato in qualche modo distante da quello delle aziende.

La ricerca ha destinato ampio spazio all’analisi dei rapporti che le aziende bresciane dell’Automotive hanno con i propri fornitori e clienti. Si tratta di un osservatorio privilegiato da cui analizzare il livello di collaborazione all’interno della filiera, un elemento considerato strategico e imprescindibile per affrontare con successo le importanti sfide che il sistema delle imprese ha di fronte nei prossimi anni. Per quanto riguarda i fornitori, le risposte hanno raccolto la visione su oltre 900 realtà italiane, spesso costituite da realtà produttive di piccole e medie dimensioni. Da questo punto di vista, i vantaggi competitivi che caratterizzano la fornitura nazionale riguarderebbero aspetti piuttosto tradizionali come quelli della qualità (segnalata dall’82% delle imprese) e della flessibilità (71%): sono peculiarità tipiche della manifattura italiana e bresciana, un “marchio di fabbrica” da sempre riconosciuto a livello mondiale ma verosimilmente non più sufficiente. Infatti, gli elementi riferiti all’innovazione, per questi stessi soggetti, risultano scarsamente considerati (innovazione di prodotto 35%, di processo 29%, organizzativa 6%). Si tratta di un importante segnale di allarme, che denoterebbe una potenziale debolezza della filiera di fronte allo scenario futuro, che vede nell’innovazione un elemento sempre più strategico e imprescindibile.

Le guarnizioni d’attrito dell’impianto frenante

in Automotive/Economia by

Le guarnizioni dei freni sono comunemente chiamate anche pasticche, pastiglie o pattini freno e sono uno dei componenti dei freni a disco. All’interno dell’impianto frenante e soprattutto durante la frenata, costituiscono una parte fondamentale del processo. Sono formate da una parte metallica e da una parte in materiale d’attrito. Quest’ultimo può esser di vario tipo, caratteristica che tuttavia genera una differente efficienza nella frenata o sulla durata delle pastiglie. Anni fa, l’elemento principale col quale venivano assemblate le guarnizioni era l’amianto. Oggi sempre più aziende hanno abbandonato il minerale nocivo per la salute adoperando altri tipi di materiali, sul sito web www.escombrakes.it, ad esempio, è disponibile un’ampia gamma di prodotti di ottima qualità. Scopriamoli insieme.

Guarnizioni per freni e altri prodotti

Le guarnizioni di attrito sono un accessorio indispensabile all’impianto frenante delle vetture: auto, moto, veicoli per l’agricoltura o per l’industria. Collaborando con un marchio tedesco da diversi anni, l’azienda bresciana ha eliminato l’uso dell’amianto nella loro fabbricazione, sviluppando soluzioni all’avanguardia grazie all’esperienza tedesca.

Grazie inoltre ad un’efficiente attività di post vendita di questi accessori, il marchio ha ottenuto il riconoscimento ECE R90, un regolamento noto a livello europeo che valuta la qualità delle guarnizioni frenanti di ricambio. Ma non solo: gli standard dei prodotti sono oggigiorno noti anche al di fuori dell’Europa. Da molti anni infatti, la ditta può vantare clienti dall’Asia, America Latina e Stati Uniti. La gamma dei prodotti in materiale d’attrito venduti principalmente comprende: rotoli di nastro, guarnizioni flessibili e preformate per freni a tamburo, lastre flessibili o rigide, anelli, dischi, rondelle.

I freni a disco e i freni a tamburo

Questi due tipi di freni sono un esempio di freno a funzionamento meccanico. A differenza dei freni idraulici, aerodinamici, elettrici o pneumatici, quelli meccanici sfruttano l’attrito che si genera tra due materiali durante la frenata. Il freno a tamburo ne è un tipo: è formato da un componente fisso, il tamburo, e da due mobili, i ceppi, che sfregandosi contro il tamburo producono la frenata. Questo tipo di freno è il più economico ed il più semplice per il funzionamento. Anche le auto che ne posseggono ancora sono vetture economiche ma soprattutto dalla massa ridotta. Come ad esempio le utilitarie o persino gli scooter. Il freno a disco è probabilmente il più elaborato: composto basicamente da disco, ganascia e pastiglie. Su questo modello di freno, la frenata avviene grazie alla pressione delle pasticche esercitata sul disco. A differenza dei freni a tamburo, sono montati sull’asse anteriore.

Al giorno d’oggi, è il modello più diffuso e preferito da officine e meccanici. Ne sono provvisti infatti dalle automobili alle motociclette, agli autocarri. Durante la frenata, il ceppo agisce contro il tamburo così come le pasticche direttamente sul disco. Di conseguenza, l’attrito a sua volta permette la perdita di velocità. Lo sfregamento dei materiali crea il surriscaldamento degli stessi: durante una corsa di auto da rally per esempio è molto tipico osservare dischi incandescenti. Tuttavia, il surriscaldamento può generarsi anche in strade ad elevata pendenza. Per questo, possiamo trovare

segnali di pericolo appositi lungo la carreggiata quando necessario.

Bossoni, arriva anche il marchio Mg

in Automotive/Commercio/Economia by

Dopo giorni di attesa – secondo quanto riporta il quotidiano “BsNews.it / Brescia News” è ufficiale l’ingresso di Morris Garages (MG) tra i Marchi presenti nelle Concessionarie dell’Azienda di proprietà della Famiglia Bossoni.

MG nasce ad Oxford, in Inghilterra, come Concessionario, per poi iniziare a costruire auto sportive dal 1922. Una storia nata all’insegna dell’adrenalina e delle corse, che ha visto però un balzo in avanti importante negli ultimi anni verso la guida a basse emissioni, complice anche l’acquisizione da parte del gigante automotive SAIC Motor avvenuta nel 2007.

Non solo automobili ibride ed elettriche, ma anche motorizzazioni con classica alimentazione a benzina che stanno trovando un riscontro positivo da parte di una clientela italiana via via sempre più crescente.

Le MG ZS e ZS EV, EHS, MARVEL R e MG5 sono già visionabili e a disposizione per test drive e acquisto nelle Sedi di Orzinuovi, in Via Giovanni Agnelli, 3 e Rezzato, Via Giuseppe Mazzini, 67. Due showroom già strategici, che diventano oggi i primi e unici riferimenti per il nuovo Brand del Gruppo Bossoni nella Provincia di Brescia, un’esclusiva assoluta per il Territorio Bresciano.

La mission dello storico Marchio britannico è quella di affrontare il processo di elettrificazione con automobili intelligenti, di qualità, sicure ed economicamente accessibili, in cui tutti i progressi della tecnologia si sposano con la tutela dell’ambiente.

Dopo l’acquisizione di Peugeot dal Gruppo Liberini e della Mandolini Auto con i Brand Audi e Volkswagen, l’approdo di MG nella Bossoni Family evidenzia la volontà – in un contesto non proprio favorevole per il comparto automotive – di un ulteriore step di crescita per l’Azienda nata nel 1987, che si conferma la più grande realtà imprenditoriale automotive bresciana.

Auto: a Brescia solo l’1,8% è elettrico o ibrido

in Automotive/Economia/Tendenze by
Auto elettrica, foto generica da Pixabay

A inizio anno, secondo l’analisi di Facile punto it e MiaCar punto it su dati ACI, le automobili elettriche e ibride presenti in Lombardia erano 155.299, vale a dire appena il 2,49% del parco auto della regione, percentuale che fa guadagnare a quest’area il primo posto nazionale. Nello specifico, erano immatricolate 144.943 autovetture ibride e 10.356 elettriche.

Seppur ancora relativamente contenuto, il numero delle vetture green in Lombardia è più che raddoppiato (+111%) negli ultimi due anni (erano 73.742 a fine 2018).  

Guardando la suddivisione a livello territoriale emerge che la provincia lombarda con la maggior penetrazione di vetture green è Milano dove le auto elettriche/ibride rappresentano il 3,21% del parco auto circolante, percentuale che fa guadagnare al capoluogo meneghino il secondo posto nella classifica nazionale. Seguono le province di Varese (2,86%), Como (2,72%) e Monza e Brianza (2,64%).

Valori sotto la media regionale per le province di Lecco (2,33%), Bergamo (2,15%), Cremona (2,06%), Brescia (1,82%) e Pavia (1,73%) Chiudono la graduatoria la provincia di Sondrio (1,63%), quella di Lodi (1,60%) e, all’ultimo posto, quella di Mantova (1,49%).

In valori assoluti, la graduatoria lombarda vede al primo posto ancora una volta la provincia di Milano con 58.342 vetture elettriche/ibride (seconda in Italia dopo Roma), seguita questa volta da quella Varese (17.092), Monza e Brianza (14.947), Bergamo (14.904) e Brescia (14.833). 

Continuando a scorrere la classifica si trova la provincia Como, dove le auto green sono 10.985, seguita da quella di Pavia (6.151), Lecco (5.109) e Cremona (4.630). Le province lombarde con meno auto elettriche/ibride sono quelle di Mantova (4.120), Lodi (2.281) e Sondrio (1.905).

Numeri forse piccoli ma destinati a crescere se si considera che, a livello nazionale, il 38% delle auto immatricolate nei primi 10 mesi del 2021 è elettrico o ibrido*; la percentuale se applicata alle immatricolazioni totali rilevate in Lombardia nel medesimo periodo, porterebbe il numero di veicoli green presenti sulle strade della regione ad oltre 230.000.

La crescente attenzione degli italiani verso i veicoli green è confermata anche dall’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar.it agli istituti mUp Research e Norstat, da cui è emerso che quasi 7 automobilisti su 10 comprerebbero un’auto elettrica o ibrida (67,7%); più nello specifico, il 45,1% opterebbe per un’ibrida, mentre il 22,6% per una elettrica.

Auto elettriche: ragioni pro e contro

Continuando ad analizzare i risultati dell’indagine e scorrendo le motivazioni dei rispondenti che hanno dichiarato di essere disposti a comprare un veicolo elettrico o ibrido emerge che il 74,8% lo farebbe per contribuire in prima persona alla riduzione dell’inquinamento.

Molti, il 45,1%, sceglierebbero un’auto green per risparmiare sul carburante, mentre il 19,8% per avere meno limitazioni alla circolazione potendo, ad esempio, accedere alle aree Ztl così come consentito in alcune città d’Italia.

Tra le ragioni più diffuse per l’acquisto di un veicolo a basso impatto ambientale, indicata da quasi 1 automobilista su 3, vi è, infine, la paura che presto le auto diesel e benzina non potranno più circolare.

Guardando invece alle risposte di chi si è dichiarato contrario o indeciso, il 68% vede un grosso ostacolo nel prezzo di acquisto, il 43% nello scarso numero di punti di ricarica presenti sul territorio, mentre il 40% nella bassa autonomia di percorrenza di questi mezzi.

Gli incentivi e il budget di spesa

Gli incentivi hanno avuto un ruolo fondamentale nel sostenere la vendita di veicoli elettrici e ibridi. Va detto, però, che gli italiani sembrano essere, almeno sulla carta, favorevoli all’acquisto di auto green indipendentemente dalla presenza dei contributi statali.

Alla domanda “se non ci fossero i bonus governativi, lei acquisterebbe comunque un’auto elettrica o ibrida?” il 69,8% degli intervistati ha risposto affermativamente.

Un dato positivo che però rischia di scontrarsi con la realtà e, ancora una volta, con il costo di questi veicoli se si considera che dall’indagine è emerso che, per l’acquisto di un’auto elettrica o ibrida, gli italiani sono disposti a spendere, in media, 17.969 euro e addirittura quasi 1 su 2 non metterebbe a budget più di 15mila euro.

Senza l’aiuto degli incentivi, risulta difficile trovare veicoli ibridi in questa fascia di prezzo, missione che diventa praticamente impossibile per quelli elettrici al 100%.

Bonometti (Confindustria): produzione manifatturiera tornata ai livelli pre-crisi

in Aib/Associazioni di categoria/Automotive/Economia by

“L’analisi relativa al II trimestre dell’industria manifatturiera di Unioncamere, Regione e Confindustria Lombardia conferma i segnali arrivati da tutti i territori negli ultimi mesi con ritmi di produzione industriale senza precedenti grazie a un vero e proprio boom di ordini. Oggi alla luce dei dati presentati possiamo ufficialmente dire che la produzione industriale della Lombardia è tornata oltre i livelli pre-crisi sanitaria”. A dirlo, in una nota, è il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti.

Rispetto allo stesso periodo del 2020 tutte le province e settori industriali recuperano grazie a performance molto positive, con picchi di produttività che superano il +60% (pelli e calzature). Nonostante ciò, alcuni settori sono ancora lontani dai livelli pre-covid e questo dovrebbe indurre interventi mirati a sostegno dei settori più in difficoltà e soprattutto a sostegno di una competitività strutturale necessaria per vincere sui mercati globali.

Il dato positivo sull’occupazione (+0,5%) indica una ulteriore riduzione del ricorso alla CIG con una tendenza alla creazione di nuova occupazione nei prossimi mesi. Questa situazione rende ancor più urgenti misure a favore dell’occupabilità dei lavoratori in direzione delle esigenze delle imprese che in questo momento, ad eccezione di alcuni sporadici e spiacevoli casi sui quali il sistema Confindustria Lombardia si è già attivato per assorbire la manodopera, hanno difficoltà a reperire.

L’export dell’industria lombarda – continua l’imprenditore bresciano – traina la ripresa della nostra Regione, grazie alla caparbietà e alla determinazione degli imprenditori presenti nei mercati esteri che, anche in un periodo di difficoltà e incertezza, hanno saputo resistere e ripartire con ancor più decisione. Altri segnali dello stato di salute dell’industria lombarda sono la diminuzione del livello di indebitamento delle imprese e la crescita degli investimenti.

L’industria manifatturiera ha consentito all’Italia di restare in piedi durante la crisi sanitaria e adesso sta continuando a fare la propria parte trainando la ripresa. L’auspicio di Confindustria Lombardia è che la ripresa non venga compromessa da fattori esterni al mondo dell’industria, in particolare da nuove restrizioni a livello nazionale e internazionale, instabilità politica e soprattutto rincari dei prezzi delle materie prime“.

“Preoccupazioni – conclude Bonometti riferendosi a un settore che ben conosce – in modo particolare per il settore automotive, in seguito alla proposta UE sulle emissioni di CO2, che impatterà fortemente sulla filiera italiana. All’Europa chiediamo una politica industriale per l’auto, necessaria per difendere la competitività del nostro continente nei confronti dei principali competitor, USA e Cina”.

Revisioni auto: la spesa bresciana cala del 4% nel 2020

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  147,7 milioni di euro. È questa la cifra che gli automobilisti della Lombardia hanno speso nel 2020 per far revisionare le loro auto presso le officine private autorizzate. Rispetto al 2019, quando la spesa per le revisioni auto ammontava a 156,5 milioni di euro, vi è stato un calo del 5,6%. Questa importante contrazione della spesa è da attribuire essenzialmente ad una riduzione dei veicoli revisionati, che sono stati 2.208.095 contro i 2.339.517 del 2019 (-5,6%). Il calo del numero delle revisioni eseguite è dovuto alla pandemia e in particolare alle limitazioni degli spostamenti non necessari per il contenimento del virus durante il lungo periodo di lockdown generalizzato della primavera scorsa (marzo-maggio). Tali limitazioni hanno portato quindi all’impossibilità per molti automobilisti di portare i mezzi alla revisione in tempo, o comunque alla necessità di posticiparne la scadenza. I dati fin qui citati emergono da un’elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec su informazioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
L’elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec fornisce anche un prospetto sulla spesa per le revisioni auto nelle province lombarde. Ne emerge che la provincia che nel 2020 ha registrato il maggiore calo della spesa rispetto al 2019 è Lodi (-7,9%). A Lodi seguono Milano (-7,7%), Varese (-7,1%), Mantova (-5,9%), Pavia (-5,5%), Lecco (-5,3%), Sondrio (-5,2%), Cremona (-4,8%), Brescia (-4,0%), Bergamo (-4,0%), Como (-3,1%) e Monza e Brianza (-1,3%).
A livello nazionale la cifra complessiva che gli italiani hanno speso nel 2020 per far revisionare le loro auto presso le officine private autorizzata è stata di 892,7 milioni di euro. Rispetto al 2019, quando la spesa per le revisioni auto ammontava a 959,6 milioni di euro, vi è stato un calo del 7%.
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