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Conad-Auchan, Alberti (M5S): ancora incertezza sul futuro dei lavoratori

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“Se è pur vero che qualche nota positiva è emersa dall’audizione di ieri in Regione Lombardia, è anche vero che per molti dei lavoratori che passeranno dal gruppo Auchan a quello Conad, non c’è ancora nulla di definito”. A dirlo è il consigliere regionale Dino Alberti, presente all’audizione.

“A parlare per conto del gruppo Conad erano presenti i rappresentanti della dirigenza della società Margherita, ramo d’azienda della grande distribuzione della meglio conosciuta Auchan. Ciò che hanno descritto è stato uno scenario fatto di luci e ombre per il futuro occupazionale dei lavoratori. A conferma di ciò, il fatto che molti dei pareri positivi illustrati si siano scontrati con il punto di vista dei sindacati che erano di tutt’altro avviso”.

“La nota sicuramente meno positiva di tutta l’audizione è stato il  dichiarare, da parte dei dirigenti di Margherita, che almeno 3000 lavoratori, ossia metà dei 6000 lavoratori dichiarati in esubero all’inizio del passaggio da una società all’altra, hanno ancora un destino non definito”.

“Ai dirigenti del gruppo Margherita – prosegue il consigliere – ho posto alcuni quesiti, iniziando con il chiedere se l’Antitrust è stata sentita rispetto al piano del passaggio dei punti vendita da Auchan a Conad. Mi è stato risposto che Conad ha avviato le operazioni di acquisizione del 60%  delle attività ex-Auchan mentre il restante 40% verrà ceduto a terzi proprio per soddisfare le eventuali osservazioni dell’autorithy che in ogni caso non sarebbero pronte prima di marzo.

“Ho poi chiesto se Auchan, che ancora è presente nel mercsto italiano sotto altri marchi come Leroy Merlin, è stata coinvolta da Conad e Margherita per proseguire eventuali rapporti di tipo commerciale con il nuovo gruppo subentrante e nel caso di farsi carico di alcuni punti vendita e relativa forza lavoro. La replica è stata che Auchan, da subito, non si è prestata ad alcuna collaborazione di tipo economico ma che nulla è precluso”.

“In ultimo, ho domandato quali saranno le condizioni dei lavoratori che passeranno da Auchan al nuovo gruppo, per capire se queste saranno migliorative o peggiorative. La risposta è stata che Conad ha deciso di applicare ai nuovi arrivati i contratti del loro gruppo, ossia quelli di Confcooperative, che non prevedono la contrattazione integrativa. La considerazione d’obbligo su questa dichiarazione – afferma Alberti – è che, almeno inizialmente, si prospetteranno condizioni peggiorative per i lavoratori che effettueranno il passaggio nella nuova società”.

“Concludendo, le risposte date dal portavoce delle società subentranti, hanno confermato che c’è ancora molto da fare per i livelli occupazionali di molti lavoratori. Il tutto all’interno di un settore, quello della grande distribuzione, in continua crisi per motivi di forte concorrenza. Proprio su questa tematica, ad inizio dicembre dello scorso anno ho depositato una proposta di risoluzione volta a contrastare l’inutile proliferazione delle grandi strutture di vendita e a sostenere il commercio di vicinato. E’ da qui che bisognerebbe ripartire per evitare anche le problematiche occupazionali che si stanno verificando nella vicenda Auchan-Conad. La risoluzione – conclude polemicamente Dino Alberti – è però ancora ferma in Commissione nonostante i miei continui solleciti a discuterla”.

Cedral Tassoni: il 2020 riparte con conti in ordine e la nuova linea automatizzata

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Cedral Tassoni chiude il 2019 segnando il quinto risultato positivo consecutivo dal 2015, una ulteriore conferma per la storica azienda di Salò nata nel 1793 e ancora di proprietà della stessa famiglia da quattro generazioni. A gennaio 2020, ha visto la luce la nuova linea di produzione automatizzata, che permetterà di far fronte alla crescente richiesta di prodotti da parte dei mercati esteri e di rafforzare l’Italia dell’Horeca, della Gdo e del nuovo canale on board (aerei, treni, navi…), con una particolare sorpresa per la primavera 2020.

Abbiamo infinite potenzialità inespresse specialmente sui mercati esteri – dichiara l’AD Elio Accardo – per questo abbiamo investito 3 milioni di euro negli ultimi 3 anni soprattutto nel comparto produttivo, proprio per essere più attenti alle esigenze del nostro cliente e poter, quindi, rispondere con efficacia ed efficienza alle richieste di disponibilità prodotti. I nostri obiettivi prevedono un raddoppio secco di quote extra Italia. L’export ha bisogno di un diverso approccio rispetto all’Italia – continua Accardo – basti pensare che molti paesi esteri non conoscono, ad esempio, il cedro o la pesca e quindi non è semplice spiegare i nostri prodotti e le loro peculiarità. La parola magica per noi è italianità supportata dai nostri 227 anni di storia, dall’attenzione alla scelta delle materie prime e quindi dalla naturalità che si ritrova nelle nostre bibite e da un brand riconosciuto come brand di qualità. Abbiamo rafforzato la presenza sul canale on board: da Alitalia a Trenitalia a Neos. Questa operazione ci rende più presenti in Italia, ma riusciamo ad arrivare ad un pubblico intergenerazionale e internazionale”.

USA, Emirati, India e Russia sono i Paesi che vedranno nel nuovo anno un allargamento di partnership distributive con progetti dedicati. “L’export non è facile, ma in questo 2020 saremo pronti per poterlo sviluppare al meglio – confida l’AD Elio Accardo – Ogni paese richiede per legge informazioni specifiche nell’etichetta e ovviamente una personalizzazione nella lingua. I nuovi macchinari ci consentono questa flessibilità garantendoci una maggiore efficienza anche nella customizzazione di ogni lotto.”

Per Cedral Tassoni, gdo, horeca, e-commerce sono tutti canali da attenzionare per l’esportazione e con tutte le linee di prodotti: bibite, sciroppi e liquori. La Cedrata, per il suo gusto, il packaging e per il suo colore paglierino è molto amata nei paesi asiatici, mentre in America prediligono la tonica da bere liscia o miscelata come nel classico cocktail gin tonic. “La Tonica Superfine in poco tempo ha ottenuto risultati davvero molto positivi in tutto il mondo ed è così che il nostro centro di Ricerca & Sviluppo ha messo in produzione la nuova Tonica Superfine ai Limoni del Garda, che verrà ufficialmente commercializzata in Italia e all’estero, in tutti i canali, a partire dalla prossima primavera” dichiara l’AD Elio Accardo.

La una nuova Acqua Tonica aromatizzata ai Limoni del Garda, è un esempio straordinario di recupero e valorizzazione del patrimonio agricolo del territorio del Garda dove Tassoni risiede da ben 227 anni. I Limoni del Garda provengono infatti da un’associazione gardesana che incentiva le colture locali tradizionali riattivando le potenzialità Agricole Alto Gardesane.

 

Enoteche, Brescia seconda in Lombardia: le imprese sono 166

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Le città, Roma, prima con 345, +1,5% in un anno e +35% in dieci anni, Napoli stabile con 221, Milano con 141, + 5% in un anno, + 72% in dieci anni, Torino con 121, + 5% in un anno e + 64% in dieci anni, Firenze con 91, +2% in un anno e + 7% in dieci

Sfiorano quota mille (982) le enoteche attive in Lombardia nel 2019. È quanto emerge da una rilevazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Coldiretti Lombardia su dati dei primi nove mesi del 2019, relativi alle localizzazioni di oltre 650 imprese attive (che in molti casi hanno più sedi). Rispetto al 2018 il numero di enoteche in regione è sostanzialmente stabile, mentre cresce del +8,7% in cinque anni rispetto alle 903 attive nel 2014. Complessivamente si contano oltre mille addetti, in crescita del +8,6% nel quinquennio.

A livello nazionale le enoteche sono 7.209, in aumento del 4% in cinque anni e stabili nell’ultimo anno: in Italia sono impiegati quasi 8 mila addetti, un numero che si mantiene stabile in un anno e in crescita del 10% in cinque anni.

Nelle singole città, i primi 10 comuni in Italia per numero di enoteche attive sono: Roma al primo posto con 345 enoteche (+1,5% in un anno e +35% in dieci anni); Napoli con 221 attività (-1% in cinque e dieci anni); Milano con 141  (+ 5% in un anno, + 72% in dieci anni); Torino con 121 (+ 5% in un anno e + 64% in dieci anni); Firenze con 91 (+2% in un anno e + 7% in dieci); Genova con 80 enoteche; Venezia con 68; Palermo con 62; Bologna con 57 e infine Bari con 50.

A livello provinciale, Milano è prima in Lombardia con 259 enoteche (+1,2% in un anno, +9,3% in cinque). Le imprese a Brescia sono 166 (stabili rispetto a cinque anni fa), a Bergamo 99 (+19,3% in 5 anni, ma in calo nell’ultimo anno del 6% dopo il picco dell’anno precedente), a Varese 104 (+6% in cinque anni) e a Monza 80 (+5% in cinque anni). Un comparto che in Lombardia impiega circa 1.100 addetti, +8,6% in cinque anni.

Prime in Italia per enoteche le province di Napoli (528, +3% in 5 anni), Roma (480, +3%) e Milano (259, +9%). Dopo Milano c’è Torino (235, +6%), Bari (192), Firenze (172, + 5% in un anno), Brescia (166, stabile), Venezia (158, +7% in cinque anni), Padova (138, stabili). Tra le prime, crescono di più in Italia nell’ultimo anno Firenze (+5% con 172), Palermo (+4% con 100), Catania (+7% con 91), Torino e Treviso (+2,6%, con 235 e 78 rispettivamente).

L’identikit del settore in Lombardia Considerando le sedi di impresa attive in Lombardia (che possono avere più localizzazioni), le donne ne guidano il 19,5%, i giovani l’8,5%. A livello provinciale ci sono più donne a Mantova (28%, 8 delle 29 sedi di impresa) e Como (31% pari a 15 delle 48 totali), più giovani a Como (15%) e Varese (13%). Sono 24 in tutto le imprese straniere attive in Lombardia (3,7% del totale) di cui 11 attive a Milano.

L’identikit del settore in Italia, donne al 26,5% e giovani al 11%. Considerando le sedi di impresa (che possono avere più localizzazioni) e i territori con più di 50 attività nel settore, ci sono più giovani a Taranto (25% delle 56 sedi di impresa), a Catania (22% su 72 imprese), Caserta (15% su 100 imprese). Più donne a Taranto (37,5% delle 56 imprese), Caserta (42% su 100 imprese), Pisa (35% delle 51 imprese), Como (31% delle 48), Catania (36% delle 72 imprese) e Cagliari (31% di 87). Più stranieri a Firenze (12%) e Roma (10%).

Produzione del miele, Brescia prima in lombardia con 119 imprese

in Alimentare/Economia/Tendenze by
Miele

Sono 763 le imprese lombarde attive nella produzione di miele (+6% in un anno, +23% in cinque anni) su un totale italiano di 5.926. E’ quanto emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Coldiretti Lombardia su dati del registro delle imprese, relativi al quarto trimestre 2019.

Tra le province della nostra regione Brescia guida con 119 imprese, +10% in un anno e +27% in cinque anni. Seguono Bergamo con 110, +8% e +31%, Varese con 94 imprese, (-1% in un anno, ma in crescita del +7% in cinque), Pavia con 84 imprese, (+6% in un anno e +29% in cinque) e Sondrio con 81 imprese (+1% e +17%), Milano con 70 (+5% e +13%), Como con 64 (+10% e +16%), Lecco con 40 imprese (+14% e +29%), Lodi con 18 imprese (+13% in un anno e raddoppiate in cinque). Mantova ne ha 31 (stabili in un anno e +35%  in cinque), Cremona 15 (+7% e +15%), Monza Brianza 37 (+6% e +37%).

“In Lombardia – spiega Paolo Voltini, Presidente della Coldiretti regionale – sono presenti circa 160 mila alveari, custoditi da oltre 6000 appassionati tra professionisti e hobbisti, che producono miele, propoli, cera e altri derivati. Nel 2019 la produzione regionale è stata più che dimezzata dalle bizze del clima. A periodi particolarmente siccitosi, infatti, si sono alternate settimane piovose e fredde che hanno influito negativamente sul lavoro delle api. In questa situazione, per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità, il consiglio è quello di verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica”.

Gli addetti. Nel 2019 in Lombardia gli addetti totali hanno registrato un aumento del 6% in un anno e del 24% in cinque anni, arrivando a 401. Sono cresciuti maggiormente a Bergamo e Brescia, + 10% circa, rispettivamente con 60 e 34 addetti.

Le imprese in Italia. Sono 5.926 le imprese italiane attive nella produzione di miele, in crescita del 6% in un anno, per un totale di 3.611 addetti (+9% in un anno, +34% in cinque). Tra le regioni più attive nella produzione di miele c’è il Piemonte con 1.024 imprese, + 9% in un anno e 746 addetti. Tra le province, invece, si segnalano Torino con 273 imprese (+9% in un anno, con 162 addetti), Catania con 239 imprese (+ 8%, con 196 addetti) e Cuneo con 238 imprese (+9%, con 188 addetti). In termini percentuali le crescite maggiori si registrano in provincia di Alessandria +14%, Udine +13% e Brescia +10%.

Agroalimentare: Confapi e Ice accolgono i compratori stranieri

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La tradizione alimentare italiana al centro dell’evento organizzato da Confapi e Ice nella sede di Apindustria Brescia. Dai campioni della nostra tavola, come olio, vino, formaggi, ai prodotti di nicchia, passando per l’agricoltura biologica. La giornata di Brescia è la prima di un programma di tre incontri B2B settoriali, che Confapi sta organizzando con Ice per promuovere gli scambi di affari delle imprese associate.

Soddisfatti i rappresentanti delle 35 aziende che hanno partecipato al focus agroalimentare nella città lombarda. Nel corso dei lavori si sono confrontati con 22 buyers stranieri provenienti da Regno Unito, Austria, Svezia, Polonia, Germania, Francia, Svizzera, Bosnia Erzegovina, Croazia e Federazione Russa. Grazie a oltre 260 meeting commerciali i compratori hanno potuto conoscere le caratteristiche dei prodotti proposti dalle imprese supportate da Confapi.

“Il settore agroalimentare riveste un ruolo sempre più strategico. Iniziative come quella di oggi forniscono un importante sostegno a chi vuole affacciarsi sul mercato internazionale, con percorsi di Incoming mirati. È fondamentale confrontarsi con gli operatori commerciali stranieri per tenere alto il Made in Italy nel mondo e competere all’estero. E oggi Apindustria Brescia ha dato agli imprenditori una preziosa occasione”, ha detto Paolo Uberti, Presidente di UnionAlimentari Brescia, nel suo intervento.

Nell’evento particolare rilievo ha avuto la presentazione del mercato polacco – oggi in forte espansione – con l’intervento di Antonino Maffoda, responsabile della sede Ice di Varsavia. Secondo i dati forniti dall’Ufficio centrale di statistica polacco, elaborati da Ice Varsavia, nel 2019 in Polonia i consumi individuali sono cresciuti del 4% e il Pil ha registrato un incremento del 4,1%. Il mercato agroalimentare è dominato dalla grande distribuzione, che costituisce oltre il 70% delle vendite. I prodotti italiani sono spesso trattati da soggetti che utilizzano il canale distributivo di Ho.re.ca. Nelle principali città la cucina italiana è sempre più apprezzata, tuttavia c’è ancora molto da lavorare per aumentare la conoscenza dell’enorme qualità che differenzia prodotti italiani e che li rende unici nel mondo.

Cinesi, 10 mila ditte in Lombardia su 51 mila in Italia

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Cinesi, sono 10 mila le ditte con titolare dalla Cina in Lombardia, + 18% in cinque anni su 51 mila ditte in Italia, + 13%, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi al terzo trimestre 2019. Prime per peso dei cinesi sul totale delle ditte individuali del territorio Prato (5mila su 16mila, 33%, +11% in cinque anni), Firenze (quasi 4mila su 51mila, 7,6%, +7% in cinque anni), Fermo (521 su 11 mila, 5%, +4% in cinque anni), Milano (5.662 su 124.142, 4,6%, stabili in un anno e + 21% in cinque anni), Rovigo (599 su 15.787, 3,8%, – 8,7% in cinque anni), Reggio Emilia (1013 su 27.629, 3,7%, +3,2% in cinque anni).

Per Marco Accornero, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi: “Le attività di imprenditori cinesi, per la maggior parte sono ditte individuali, sono in crescita in cinque anni, in molti casi si tratta di imprese specializzate in alcuni settori, tra cui i servizi alla persona. I prodotti e servizi spesso sono dedicati alla comunità di appartenenza e contribuiscono a creare proposte nuove di mercato per gli stessi italiani. Anche attraverso queste imprese, a Milano si creano rapporti con i paesi d’origine e nuove occasioni di business e culturali, in un trend europeo e internazionale. Purtroppo in questi giorni cresce l’allarme per l’emergenza del virus che si sta propagando dalla Cina. C’è un’elevata allerta, che però sta avendo un effetto non sempre giustificato sui comportamenti quotidiani. Si rischia infatti di vedere un impatto negativo sul business della componente cinese della nostra economia”.

Principali settori di specializzazione sono il manifatturiero con l’8% delle ditte individuali italiane gestite da cinesi, con un picco per Prato (78%) e a Milano un dato del 12%. Al secondo posto alloggio e ristorazione col 3,8% seguito dai cinesi e il picco di Prato col 35% e di Milano col 17%. Poi ci sono i servizi alla persona, come il parrucchiere col 3% sul totale italiano, col picco di Prato e di Milano col 12%. Nel commercio all’ingrosso pesano il 2% in Italia, il 17% a Prato, il 4% a Milano e Firenze.

In Lombardia le imprese cinesi sono 10.316, + 18% in cinque anni e pesano il 2,6% sulle ditte individuali in regione, col dato di Milano a 4,6% (5.662 su 124.142, +21% in cinque anni). Per numero di impresa segue Brescia con 970, 1,7%, -3,5% in cinque anni, Mantova con 717, 3,3%, -5,9% in cinque anni, Bergamo con 714, 1,6%, +21,8%, Varese con 574, 1,9%, +22%, Monza con 557, 1,7%, +51%. Stabili in regione in un anno, crescono del 17,8% in cinque anni.

Atena Restaurant: il 22 gennaio un evento stellato

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Evento stellato, mercoledì 22 gennaio, per il nuovo Atena Restaurant di Brescia. Il ristorante, lo ricordiamo, è stato inaugurato lo scorso novembre e si basa su un concept decisamente innovativo per la leonessa, poiché “condivide” gli spazi con gli uffici della società di formazione Atena Spa, fondata da Paolo Naoni.

Il 22, dalle 20.30, il “resident chef” Feto Alisani incontrerà lo chef Daniel Facen, cuoco stellato da un decennio che ha fatto del suo ultimo ristorante (L’Anteprima di Chiuduno) un laboratorio di sperimentazione culinaria pluripremiato. Facen e Alisani cucineranno per i prenotati una cena di otto portate “che rivoluzioneranno la tradizione”.

L’evento è su prenotazione. E avrà un seguito nella cena del 29 gennaio, in cui Alisani si “esibirà” con chef Tomoko in “Oriente vs Occidente”, evento culinario in cui i due cuochi rivisiteranno nel loro originalissimo stile la cucina asiatica.

 

ATENA RESTAURANT, INFO:

 

Atena Restaurant si trova in via Codignole 52, in una zona di facile accesso, raggiungibile dalla tangenziale e da Brescia2, con oltre un centinaio di posti auto riservati. Il sito web della nuova è visitabile all’indirizzo www.atenarestaurant.it. Prenotazioni e contatti si possono effettuare via telefono allo 030 2400353 oppure via mail a restaurant@atenateam.it.

I dolci a Brescia danno lavoro a 647 imprese e 3.075 addetti

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Dolci, foto generica da Pixabay

Epifania e dolci, un business per cinquemila imprese in Lombardia e 40 mila in Italia. Crescono gli addetti, +9% in cinque anni. A Milano quasi 2 mila imprese crescono del 5% in cinque anni, addetti + 10%. Tra i settori tipici della festa: produzione di prodotti di panetteria e pasticceria fresca, commercio all’ingrosso di zucchero, cioccolato, dolciumi e prodotti da forno, commercio al dettaglio di torte, dolciumi e confetteria in esercizi specializzati. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi sui dati al terzo trimestre 2019 relativi alle imprese attive nel settore dolciario tra produzione, commercio all’ingrosso e dettaglio.

Nella calza le caramelle (19%) superano il carbone dolce (15%) ma tanti festeggiano con la torta (23%). Per l’Epifania oltre al panettone, secondo le pasticcerie milanesi che realizzano il prodotto artigianale, si vendono più torte (23%), caramelle (19%), carbone dolce (15%), dolci alla crema (8%) e al cioccolato (8%).

Le imprese dei dolci a Milano Monza Brianza e in Lombardia. Secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, il comparto in Lombardia offre lavoro a oltre 25 mila addetti, +9,8% in cinque anni, in quasi 5 mila imprese attive. Un business, quello dolciario, che nella regione supera i 2 miliardi all’anno. Prima Milano con 1.844 imprese, + 5% in cinque anni e 9.312 addetti, + 8,8%, seguita da Brescia con 647 imprese e 3.075 addetti, questi ultimi in crescita del 5% in cinque anni, Bergamo con 537 imprese e 2.485 addetti (+9%), Monza con 347 imprese e 1.396 addetti (+6,6%), Varese con 336 imprese e 2.217 addetti (+5%). A Lodi ci sono 90 imprese e 329 addetti.

Identikit del pasticcere, donne in un caso su quattro. Su 5 mila imprese lombarde 1.253 sono di donne, 405 di giovani e 476 di stranieri.  In Italia su 40 mila imprese, 12 mila sono di donne, 4 mila di giovani e 2 mila di stranieri.

Dolci in Italia. Sono 40.483 le imprese attive in Italia nella produzione e commercio di prodotti da forno, stabile in cinque anni, un comparto che offre lavoro a circa 167 mila addetti + 9% in cinque anni. Prime in Italia Napoli con 2.447 imprese dolciarie, + 7,7% in cinque anni, seguita da Roma con 1.875, +6,7%, Milano con 1.844, + 5,2%, Torino con 1.540, seguono con oltre mille imprese Palermo, Catania, Bari e con quasi mille Salerno (+11%, prima per crescita tra i principali centri dolciari). Per addetti prima Milano, con oltre 9 mila seguita da Roma con 7 mila circa, Napoli e Torino con circa 6 mila.

Grana Padano batte dazi e imitazioni: nel 2019 produzione in crescita

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Grana Padano, foto generica da Pixabay

Castelnuovo del Garda (VR), 18 dicembre 2019 – Più forti delle imitazioni, più forti dei dazi. Il Grana Padano si conferma il prodotto ‘Dop’ (Denominazione d’origine protetta) più consumato al mondo, e continua a crescere. Nel 2019 sono state prodotte 5.182.585 con un incremento, stimato per fine anno, pari al 5,06% (149.297 forme in più). L’export, con oltre 2 milioni di forme, rappresenta il 41% del prodotto marchiato e fa registrare un +5,24% sul 2018. La Germania si conferma primo mercato estero con un totale previsto di ben 517.000 forme.

Una crescita che assume un significato ancora più forte se pensiamo che negli ultimi dieci anni il trend positivo ha superato il 22,5%, pari ad incremento del 2% annuo. Tutto questo acquisisce ancor più valore se teniamo conto del contesto in cui il risultato è stato raggiunto. Da una parte il periodo di crisi generalizzata, in ogni settore, e dall’altra decisioni internazionali, prime fra tutti quelle dei dazi, che per un prodotto come il nostro sono oltremodo penalizzanti. Se aggiungiamo a tutto questo anche la confusione che il consumatore si trova ad affrontare quando deve acquistare, a causa della mancanza di informazioni chiare sia nei punti vendita sia nei menù della ristorazione, è facile capire come sia complesso per noi e il nostro sistema operare scelte imprenditoriali guardando al futuro con serenità”.

Così il presidente del Consorzio Tutela Grana Padano, Nicola Cesare Baldrighi commenta i dati del 2019 relativi a produzione, export e consumi di Grana Padano, illustrati oggi durante l’Assemblea Generale di fine anno tenutasi presso il Gardaland Resort di Castelnuovo del Garda (VR) con la partecipazione in videoconferenza del Ministro delle politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo Teresa Bellanova e alla presenza dell’Assessore all’Agricoltura e Sistemi Verdi di Regione Lombardia Fabio Rolfi e dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Veneto Giuseppe Pan.

Lo abbiamo detto in Europa lunedì e voglio ribadirlo nuovamente qui oggi: non possiamo essere vittime di algoritmi nazionali. Come si può pensare che vicino al marchio DOP europeo sul Grana Padano poi si possa trovare il nutriscore che mette il semaforo arancione o rosso. È inaccettabile. – tuona il Ministro Bellanova – Vogliamo tutela piena e stiamo lavorando per un’alternativa come il sistema a batteria che tiene in considerazione il fabbisogno quotidiano e non demonizza i singoli ingredienti. Se siamo il secondo paese al mondo per longevità dopo il Giappone, è anche frutto della nostra dieta. E allora su cosa mettere in etichetta credo dovremmo essere ascoltati. Per questo è necessaria anche in Italia una vera alleanza con i consumatori. Oggi, ribadendo un concetto per noi determinante, si è detto che chi compra vuole sapere cosa mette nel suo piatto e prima ancora nel suo carrello. Vuole fare scelte consapevoli. Rivendica il diritto di essere informato. E di potersi orientare nel migliore dei modi. Quindi anche sugli scaffali serve chiarezza. È importante lavorare in questa direzione. La Grande distribuzione svolge un ruolo centrale sia per i produttori che per i consumatori e noi abbiamo bisogno di far dialogare tutte le parti con trasparenza. Servono spazi dedicati ai nostri marchi geografici, serve una valorizzazione anche in termine di presentazione del prodotto”.

Ci fa molto piacere ascoltare queste parole del Ministro Bellanova perché sono perfettamente in linea con quanto, da sempre, chiediamo alle istituzioni, sia italiane che comunitarie”, commenta il direttore generale del Consorzio, Stefano Berni. La proposta avanzata dal Consorzio è chiara e puntuale: “Chiediamo un provvedimento che garantisca al consumatore di scegliere in modo consapevole cosa sta acquistando o consumando: sugli scaffali della Grande Distribuzione, i prodotti a Denominazione di Origine dovrebbero essere sempre separati in modo netto e inequivocabile dai rispettivi ‘similari’, così come nei ‘menù’ dei ristoranti dovrebbe essere indicato in maniera ben evidente se vengono utilizzati prodotti a Denominazione di Origine oppure omologhi differenti. Un’azione mirata a far chiarezza e soprattutto ad informare il consumatore correttamente. Per valutarne l’importanza, basti considerare che da alcune ricerche commissionate dal Consorzio sulle tendenze dei consumi, risulta che ben 2 consumatori su 3 sono disposti a spendere qualcosa in più pur di avere informazioni certe su ciò che acquistano”.

Brescia, sono 9mila le imprese al servizio del Natale

in Agricoltura e allevamento/Alimentare/Economia by
Panettoni artigianali, foto da Pixabay

Dalla pasticceria fresca allo spumante, dai gioielli ai giocattoli, dai cosmetici alle piante, dal catering ai tour operator, sono 66 mila le imprese dei settori legati al Natale in Lombardia, il 14% nazionale (477 mila). Stabile il settore in Lombardia in un anno (+0,1%) segna un +3,6% in cinque anni, mentre in Italia cresce del +0,7% dal 2018, con 4 mila imprese in più e del 5,6% dal 2014. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi sui dati del Registro Imprese relativi al terzo trimestre 2019, 2018 e 2014. Gli addetti del settore in Lombardia sono 347 mila su 1,9 milioni in Italia (pari al 19%).

Principali settori del Natale in Lombardia e in Italia. Bar e ristoranti con rispettivamente 24 mila e 17 mila attività, il take away con 6 mila, le pasticcerie con 2.515 e gli alberghi con 2.343. In aumento in un anno gli affittacamere per brevi soggiorni (+13,8%) e la produzione di pasticceria fresca (+10%). In Italia primi settori: bar con 148 mila imprese, ristoranti con 124.513, asporto con 37 mila, alberghi con 27 mila, gelaterie e pasticcerie con 19 mila. Crescono affittacamere (11,5%) e catering (+6,8%).

Lombardia per provincia. Prima Milano con 24 mila a Milano. Vengono poi Brescia con oltre 9 mila, Bergamo con 7 mila, Varese con 5 mila, Monza Brianza, Como e Pavia con 4 mila circa. In un anno l’incremento maggiore a Sondrio (+1,6%), in cinque anni a Milano (+10,4%) e Monza Brianza (+7,8%). Per addetti prima Milano con 166 mila, poi Brescia con 43 mila, Bergamo con 33 mila, Varese con 23 mila, Como con 17 mila.

Italia per provincia e regione. Prima per numero di imprese Roma con 41 mila imprese, a seguire Napoli con 26 mila, Milano con 24 mila, Torino con 16 mila. Su base regionale la Lombardia primeggia con 66 mila imprese, a seguire Lazio (54 mila), Campania (48 mila), Veneto (36 mila). Per addetti spiccano tra le province Milano con 166 mila, Roma con 142 mila, Napoli con 73 mila e Torino con 56 mila, tra le regioni la Lombardia con 347 mila è seguita da Veneto con 194 mila, Emilia Romagna con 189 mila, Campania con 130 mila e Piemonte con 127 mila.

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