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Dopo il fallimento restano con 280mila euro di debito, i giudici: ne paghino solo 15mila

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Nell’arco di poco sono passate da un fatturato annuo di un milione e mezzo di euro al fallimento. Poi sono subentrate la malattia, i conti correnti bloccati e 280mila euro di debiti da pagare. Senza la possibilità materiale di farlo. Ma il tribunale di Cremona – con una decisione che fa scuola – le ha “graziate”: pagheranno 250 euro al mese per cinque anni e a quel punto potranno chiedere la completa cancellazione di ogni pendenza economica. A riportarlo è il quotidiano Brescia news.

Protagoniste della storia sono due sorelle nubili (oggi di 48 e 54 anni) che condividono un appartamento in provincia di Cremona. I loro guai economici sono iniziati nel 2009, con una cartella esattoriale, poi nel 2013 è arrivato il decreto ingiuntivo e nel 2017 il fallimento dell’azienda di cui erano socie e per cui avevano prestato garanzie personali.

Le due sorelle sono rimaste senza lavoro, piene di debiti e con i conti correnti bloccati per mesi. Ma hanno deciso di darsi subito da fare e hanno trovato entrambe lavoro come commesse in una ferramenta. Una guadagna oggi 1.300 euro al mese l’una, l’altra – a causa delle patologie dalle quali è affetta – ha solo un contratto a chiamata e prima della trasformazione del contratto percepiva 600 euro. Troppo poco per saldare l’affitto (500 euro al mese), pagare bollette, mangiare e versare la rata da 400 euro al mese concordata con l’Agenzia delle Entrate. Così, non riuscendo più a far fronte agli impegni, hanno chiesto aiuto allo Studio Pagano & Partners di Brescia.

“Ci siamo rivolti al Tribunale chiedendo l’applicazione della Legge 3/2012 (nota anche come legge sul Sovraindebitamento o Salva-suicidi), oggi confluita nel Codice della crisi”, spiega l’avvocato Monica Pagano, che ha seguito il caso con il collega Matteo Marini, “in molti purtroppo si trovano improvvisamente sommersi dai debiti a causa di un fallimento senza colpa, di una malattia o di altri imprevisti della vita. Ma la legge su questo è chiara: nessuna persona onesta può essere ‘condannata’ a vita a pagare debiti che, vista la dimensione dell’importo, vanno ben oltre le sue capacità economiche”.

In questo caso i giudici hanno stabilito che le due donne – a fronte di 280mila euro di debiti – pagheranno complessivamente 15mila euro (circa un ventesimo del totale) e, tra cinque anni, dovranno vendere la loro automobile (del valore di 2mila euro), oggi indispensabile alle sorelle per recarsi al lavoro e produrre reddito.

Pmi day, porte delle imprese aperte a 1.500 studenti

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Oltre 30 imprese di diversi settori produttivi – in tutta la provincia di Brescia – hanno aperto le loro porte nei giorni scorsi a 1.500 studenti degli istituti scolastici secondari di primo grado bresciani per visite mirate e tour aziendali, nella tredicesima edizione del PMI Day, dedicata alla tematica della bellezza e, in particolare, della bellezza del saper fare italiano.

Il bilancio della manifestazione – promossa dalla Piccola Industria di Confindustria Brescia in collaborazione con Confagricoltura Brescia e Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale – arriva così a contare, tra 2010 e 2022, un totale di quasi 45.000 studenti bresciani coinvolti. Nel dettaglio, l’edizione 2022 si è caratterizzata per il ritorno in presenza, dopo le edizioni in formato digitale del 2020 e 2021, a causa della pandemia.

La seconda parte del progetto si terrà nel corso del 2023, all’interno dell’appuntamento di Bergamo Brescia Capitale della cultura 2023, e sarà dedicata agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, che verranno condotti nelle aziende più affini al loro percorso di studi, con l’obiettivo di trasmettere la cultura di fare impresa che da sempre ha permeato il nostro territorio.

“Riportare i giovani nelle nostre aziende, dopo lo stop causato dalla pandemia, è stato bello e stimolante, e ha rappresentato l’opportunità di avvicinarli a eccellenze mondiali della produzione, che spesso sono però poco conosciute – commenta Marco Capitanio, Presidente della Piccola Industria di Confindustria Brescia –. Gli imprenditori hanno risposto con entusiasmo alla nostra chiamata: ora contiamo sul fatto che, il prossimo anno, ci sia una partecipazione più massiccia delle secondarie di primo grado, su cui dobbiamo continuare a lavorare. Intanto ci concentreremo anche sugli studenti più grandi, delle secondarie di secondo grado, a cui sarà dedicata la seconda parte del PMI Day nel 2023.”

“Un successo il numero di imprese e studenti coinvolti, che non può che spronarci per il futuro a fare ancora di più – la riflessione di Eugenio Massetti, Presidente di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale –. Non possiamo pensare infatti che i nostri ragazzi imparino un mestiere e poi lo facciano con passione senza prima mostrarglielo da vicino. Le porte aperte delle nostre imprese artigiane sono state un’ottima occasione proprio per questo. Come Confartigianato lavoriamo costantemente per avvicinare mondo della scuola e dell’impresa per far scoprire agli studenti il nostro mondo: iniziative come il Pmi Day raggiunge proprio questo scopo e permette loro di orientarsi nelle scelte che si troveranno a fare ampliando il proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze”.

“Uno spaccato della vita che aspetta i ragazzi nel futuro: il Pmi Day non è stata solo un’occasione per entrare nelle aziende agricole e conoscerle, ma anche per visitare il territorio, assaggiarne i prodotti, imparare le professionalità che servono, confrontarsi con realtà a volte distanti da quelle che frequentano abitualmente – chiude Giovanni Garbelli, Presidente di Confagricoltura Brescia –. Di conseguenza, per Confagricoltura Brescia e i nostri soci, è stata un’opportunità e crediamo che sia stato così anche per le scuole stesse. Quest’anno abbiamo offerto ai giovani la possibilità di avvicinarsi a realtà diversificate: viticoltura, olivicoltura, florovivaismo, lattiero-caseario e agriturismo, in modo da far loro capire quanto e come è poliedrica l’agricoltura bresciana. Crediamo di aver mostrato loro alcuni strumenti per affrontare con più consapevolezza le scelte che dovranno intraprendere, informandoli delle tante occasioni che il settore primario offre anche nel Bresciano”.

Collegamento ferroviario tra stazione di Bergamo e aeroporto di Orio: c’è il via libera definitivo

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Concluso l’iter autorizzativo per la realizzazione del nuovo collegamento ferroviario stazione di Bergamo – Aeroporto Orio al Serio con l’approvazione del progetto definitivo da parte della Commissaria Straordinaria di Governo per l’opera Vera Fiorani.

Il progetto di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS), che permetterà di unire l’aeroporto alla città di Bergamo in 10 minuti e potenzierà i collegamenti con Milano, prevede una nuova linea a doppio binario di circa 5,3 chilometri, di cui il primo chilometro in uscita dalla stazione di Bergamo in affiancamento alla linea esistente Bergamo-Montello.

La futura stazione a servizio dell’Aeroporto sarà provvista da quattro binari di stazionamento, avrà marciapiedi per il servizio viaggiatori di lunghezza 250 metri e altezza 55 centimetri coperti da pensiline e sarà collegata tramite un finger sotterraneo direttamente all’Aeroporto.

L’investimento complessivo per la realizzazione dell’opera è di circa 170 milioni di euro, finanziati anche con risorse PNRR.

Nel corso dell’iter autorizzativo, le iniziative di condivisione e dialogo con le Amministrazioni, gli Enti territoriali e i privati cittadini, congiuntamente alle prescrizioni formulate, hanno portato ad una modifica dell’intervento, con l’abbassamento della linea ferroviaria in prossimità di Via Lunga che sarà realizzata a raso e non in viadotto come precedentemente ipotizzato.

In aggiunta, con lo spirito di realizzare un’opera condivisa da tutte le realtà istituzionali, economiche e sociali, verrà garantita la continuità della percorribilità di Via Lunga verso la zona Fiera con una nuova viabilità stradale che sottopassa la nuova ferrovia e, per non allungare le percorrenze ciclo-pedonali tra Bergamo, la zona Fiera ed i centri abitati, è stato progettato un nuovo sottopasso ciclo-pedonale tra la Via Lunga e la rotatoria esistente della Fiera di Bergamo.

Infine, per venire incontro alle necessità degli abitanti dei quartieri interessati dall’opera, è previsto l’inserimento di barriere di mitigazione acustica con pannelli trasparenti che riducono, il più possibile, l’impatto visivo, e, dove gli spazi presenti lo consentano, verranno piantate siepi arbustive e filari arborei. 

Nelle prossime settimane verrà lanciato il bando di gara europeo per aggiudicare i lavori.

Caro vita, Duferco stanzia un bonus di un milione di euro per i dipendenti

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Tutti i dipendenti italiani del Gruppo internazionale Duferco, che opera da oltre 40 anni in Italia, nel corso del 2023 potranno usufruire di un bonus economico per far fronte ai rincari dovuti alla crisi energetica e alla spinta inflazionistica.

Welfare aziendale al centro del modello gestionale di Duferco, holding internazionale guidata dalla famiglia Gozzi. L’iniziativa, che accoglie la normativa introdotta dal Decreto Aiuti bis, consentirà ai dipendenti di usufruire di 600 euro netti in buoni acquisto spendibili presso supermercati e distributori di carburante grazie ad un investimento di circa un milione di euro da parte del Gruppo.

L’obiettivo è quello di affiancare i dipendenti anche in un momento storico non particolarmente favorevole dal punto di vista economico e finanziario. La crisi energetica, insieme alla guerra in Ucraina hanno favorito lo sviluppo di una spinta inflazionistica che incide sulle tasche di milioni di famiglie italiane.

«In un contesto come quello attuale abbiamo voluto cogliere l’opportunità prevista all’interno del Decreto Aiuti bis, dando un contributo concreto per fronteggiare il caro vita – commenta Antonio Gozzi, Presidente di Duferco Italia Holding -. Consideriamo da sempre i nostri collaboratori l’asset principale di tutti i business su cui siamo impegnati, investiamo su di loro, sul loro benessere e sul loro futuro».

Il progetto, lanciato da DIH – la holding italiana del Gruppo -, coinvolge oltre 1.600 dipendenti distribuiti nelle diverse sedi italiane e si inserisce in un modello aziendale che considera la sicurezza e il benessere dei propri dipendenti elementi essenziali per il raggiungimento degli obiettivi di business. Sono diverse le azioni di welfare che il Gruppo propone attraverso programmi di formazione (oltre 15.500 ore di formazione all’anno), politiche tese allo sviluppo professionale, investimenti in sicurezza e iniziative di prevenzione a favore della salute dei dipendenti.


Duferco Group è una Holding Internazionale che sviluppa business diversificati nell’ambito del settore siderurgico, di quello energetico e dello shipping. Nasce nel 1979 e nel corso degli anni si sviluppa in oltre 20 Paesi nel mondo, in Italia è rappresentata da DIH – Duferco Italia Holding. Oggi conta un fatturato di oltre 40 miliardi di dollari nel corso dell’anno fiscale 2022 e circa 2.500 dipendenti in tutto il modo (1.600 circa in Italia). Duferco ha un ruolo primario nell’ambito della produzione siderurgica con 9 impianti produttivi tra Italia, Francia e Danimarca con una capacità di circa 1.000.000 di tonnellate di acciaio prodotte e lavorate all’anno. In ambito energetico è tra i primi operatori italiani con oltre 250.000 punti in fornitura e numerosi progetti in ambito efficienza energetica e mobilità elettrica. Nello Shipping, grazie alla joint-venture con Nova Marine Carriers, opera come trasportatore marittimo e gestisce una flotta di cica 100 navi in tutto il mondo. Nel corso del 2021 le sue navi hanno trasportato circa 21.300.000 tonnellate di materie prime

Manifatturiero, la crescita in Lombardia rallenta

in Economia/Manifatturiero/Meccanica/Tendenze by

La Lombardia resiste e si conferma la Regione con il tessuto produttivo più importante d’Italia e tra i principali in Europa. Non era scontato, non era semplice, visto le pandemie, prima quella sanitaria e ora quella energetica, con le quali le imprese devono far fronte; ma il connubio pubblico-privato regge in un momento estremamente difficile e questo è senza dubbio un’ottima notizia non solo per la Lombardia ma per tutto il Paese.

I numeri, bisogna ammetterlo, sono meno positivi rispetto ai trimestri scorsi ma la produzione industriale continua la sua crescita seppur in maniera più limitata rispetto allo scorso trimestre (+0,4%), riducendo così l’intensità della crescita congiunturale ma restando in territorio positivo. La variazione tendenziale sullo stesso trimestre dell’anno scorso è pari al +4,8%. Questo risultato positivo è diffuso a quasi tutti i settori con l’eccezione dei mezzi di trasporto (-2,6%) e della siderurgia (-4,8%) che registrano invece un calo tendenziale. Gli ordinativi – sempre in positivo – mantengono tassi di crescita moderati per l’industria (+1,3% dall’interno e +1,5% dall’estero).

ASSESSORE GUIDESI: “Gli ultimi dati relativi al comparto manifatturiero – dichiara l’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi – confermano che il tessuto produttivo lombardo tiene nonostante le difficoltà legate al ‘caro energia’; un problema che l’Europa non affronta concretamente nonostante i ripetuti annunci”. “Come Regione Lombardia – ha continuato – abbiamo messo in campo tutto quello che potevamo attraverso misure specifiche e strumenti creditizi. Ci attendiamo che oggi l’Europa faccia lo stesso altrimenti si rischia seriamente di compromettere l’economia trainante del Paese con gravi effetti sociali”.

POSITIVI ANCHE I DATI DEGLI ARTIGIANI – Risultati in linea anche per le aziende artigiane manifatturiere che segnano una crescita della produzione del +0,6% congiunturale che diventa +4,9% su base tendenziale. Per queste imprese – rivolte maggiormente al mercato interno – gli ordini mostrano segnali di cedimento (+0,4% congiunturale), mentre per i mercati esteri svoltano in negativo (-0,2%). Crescono maggiormente nel trimestre i settori del comparto moda (abbigliamento, pelli-calzature e tessile). Anche in questo caso un dato interessante e significativo soprattutto per quel che concerne il tessile, settore che più di tutti ha faticato anche anti-covid.

QUADRO STRAORDINARIO SE SI CONSIDERANO I ‘FATTORI ESTERNI’ – Un quadro tendenzialmente positivo che diventa straordinario soprattutto se si considera quanto siano impattanti per le imprese i cosiddetti ‘fattori esterni’; beni energetici, materie prime e componenti varie registrano nuovi record spingendo il dato sui prezzi verso l’alto: rispetto al III° trimestre 2021 i prezzi delle materie prime sono cresciuti mediamente del 57% per le imprese industriali e dell’82,5% per le artigiane. Si attenuano tuttavia le difficoltà di approvvigionamento e migliora anche la situazione delle scorte di magazzino e dei materiali per la produzione.

Nello specifico, i prezzi delle materie prime presentano una dinamica congiunturale in continuo rialzo per tutti i comparti, ma con un rallentamento nell’ultimo trimestre. Per l’industria, l’incremento si assesta ora al +9,8% congiunturale, dal +15,9% di inizio anno. L’artigianato mostra una dinamica simile passando dal +19,8% del primo trimestre all’attuale +15,2%.

I prezzi dei prodotti finiti seguono ancora da lontano l’incremento delle materie prime registrando un +6,1% per l’industria e un +8,1% per l’artigianato.

In questa logica si inseriscono gli strumenti messi in campo dall’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia: un pacchetto economico da 255 milioni per le imprese lombarde che si compone di diverse misure per sostenere investimenti sull’efficientamento energetico del processo produttivo e per supportare le aziende che in questo momento hanno bisogno di credito e liquidità.

SCENARIO DEL PROSSIMO TRIMESTRE – In un quadro ancora incerto lo scenario più probabile per il prossimo trimestre è di una contrazione congiunturale dei livelli produttivi che porterebbe ad una crescita media annua per il 2022 del +6,3%, ma a un tasso di crescita acquisito per il 2023 negativo pari al -0,3%.

FUTURO PROSSIMO INCERTO – Proprio pensando al prossimo futuro, il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio, tiene alta l’attenzione e sottolinea che “se nel terzo trimestre il quadro per la produzione lombarda rimane positivo, assistiamo a un ulteriore indebolimento della crescita e ci avviciniamo pericolosamente a un possibile punto di svolta negativo; Infatti, il deterioramento del quadro economico porta gli imprenditori industriali a un cauto pessimismo per il prossimo trimestre, mentre per gli artigiani il rischio di una contrazione della produzione è ancora maggiore”.

INCORAGGIANTI I DATI SULL’OCCUPAZIONE – Nonostante le preoccupazioni degli imprenditori, guardando con attenzione tutti i dati si trovano conferme rispetto alla tenuta del sistema e alla grande resistenza delle imprese lombarde. Molto interessanti, ad esempio, sono i numeri relativi all’occupazione dell’industria che registra un saldo positivo (+0,3%). Rimane stabile ai minimi la quota di imprese che ha fatto ricorso alla CIG: la quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione si attesta al 6,9% e le ore di CIG utilizzate si fermano all’1,1%. Un risultato importante ma meno positivo quello registrato per l’artigianato che, a fronte di un utilizzo della CIG ai minimi, registra un saldo occupazionale di poco sotto lo zero (-0,2%).

OTTIMA PERFORMANCE DEL SETTORE MODA – Anche osservando i dati settoriali dell’industria l’analisi è positiva; la maggior parte delle realtà mantiene significativi incrementi tendenziali dei livelli produttivi. Da segnalare l’ottima performance del sistema moda: abbigliamento (+30,3%), pelli-calzature (+27,9%) e tessile (+7,4%). Incrementi sopra la media anche per manifatturiere varie (+8,6%), carta-stampa (+7,8%), alimentari (+6,5%), meccanica (+5,4%) e legno-mobilio (+5,1%). In crescita, ma con intensità minori poco superiori all’1% minerali non metalliferi e gomma-plastica; variazione nulla per la chimica; invece, gli unici settori in contrazione tendenziale sono i mezzi di trasporto (-2,6%) e la siderurgia (-4,8%). Il positivo andamento del comparto moda è confermato anche dalle imprese artigiane. I risultati meno entusiasmanti, ma ancora positivi, si hanno nel comparto artigiano per manifatturiere varie (+1,5%), gomma-plastica (+2,6%), meccanica (+3,5%), alimentari e carta-stampa (+4,6%). variazione nulla, in questo caso, per la siderurgia.

BENE IL FATTURATO PER L’INDUSTRIA – Altro dato interessante è quello relativo al fatturato a prezzi correnti dell’industria che segna un buon risultato tendenziale (+13,5%) e una crescita sul trimestre precedente del 2,6%. Gli incrementi di prezzo dei prodotti finiti in atto, con un’ulteriore crescita del 6,1% congiunturale, influiscono sul risultato. Per le imprese artigiane il fatturato cresce dell’1,7% congiunturale e del 7,4% tendenziale. Anche in questo caso va considerata la dinamica dei prezzi dei prodotti finiti, cresciuti dell’8,1% rispetto al trimestre precedente. La dinamica congiunturale degli ordini interni migliora, ma resta debole, per l’industria (+1,3% congiunturale), come anche gli ordini esteri che si fermano a +1,5%. Risultati peggiori per l’artigianato con ordini interni poco sopra lo zero (+0,4%) ed esteri in lieve contrazione (-0,2%). La quota del fatturato estero sul totale rimane elevata per le imprese industriali (39,8%) e resta poco rilevante e in diminuzione per le imprese artigiane (6,4%).

SEGNALI INCORAGGIANTI ANCHE DALLE SCORTE DI MAGAZZINO – Per il settore industria si registra un rientro delle scorte di magazzino verso livelli più che adeguati, con i segnali di scarsità ora in quota minoritaria. In questo trimestre, a fronte di una quota considerevole di imprese che giudica le scorte adeguate (63% per i prodotti finiti e 73% per le materie prime), si registrano saldi tra giudizi di esuberanza-scarsità positivi per le materie prime (+1,8%) e leggermente negativi per i prodotti finiti (-0,8%). In miglioramento anche le scorte per l’artigianato, anche se i segnali di scarsità delle materie prime sono ancora giudicate scarse, ma in linea con i dati storici del comparto.

SI CONFERMA LA FORZA DELLA LOMBARDIA MA FONDAMENTALE L’INTERVENTO EUROPEO – Dopo oltre un anno dalla ‘pandemia energetica’, arrivata subito dopo quella sanitaria, le imprese lombarde si confermano straordinarie e forti riuscendo a resistere in una situazione complessa. È altresì evidente che le istituzioni continuano ad assumere un ruolo determinante per il sostegno che devono al sistema produttivo. Da qui il motivo dei continui allarmi che Regione Lombardia, con l’assessore Guidesi, e tutto il ‘sistema lombardo’ lanciano da ormai un anno alla Commissione Europea nella speranza di un pur tardivo ma essenziale intervento. 

Terziario, a Brescia la fiducia delle imprese torna al 2020

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Fiducia al minimo

Nel 3° trimestre del 2022, il clima di fiducia delle imprese bresciane attive nel settore dei servizi segnala un calo rispetto al trimestre precedente, passando da 109 a 102: un livello di fatto che ritorna ad essere quello sperimentato a fine 2020, particolarmente distante dalle soglie raggiunte nello stesso periodo dello scorso anno (146).

A evidenziarlo sono risultati dell’Indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia al 3° trimestre 2022.

Tale evoluzione si inserisce all’interno di un movimento ribassista iniziato nella seconda metà del 2021 e intensificatosi nel corso del 2022. Come emerso anche nelle rilevazioni precedenti, il calo di fiducia sembrerebbe causato non tanto da un ridimensionamento dell’attività da parte delle realtà intervistate, quanto dalle generalizzate preoccupazioni in merito alla capacità dell’intero sistema economico nazionale di fronteggiare con successo le complesse incognite globali. Le principali variabili che pesano sono, in particolare, il protrarsi del conflitto russo-ucraino, l’inflazione quanto mai elevata e il “caro-energia”, che grava sul settore industriale locale, tradizionale cliente del terziario bresciano.

“Con il clima di fiducia si misura la parte più emotiva del sentiment delle imprese del settore riguardo all’andamento attuale e futuro del comparto – commenta Fabrizio Senici, Presidente del settore Terziario di Confindustria Brescia – È questo il momento del realismo e dell’ottimismo: il realismo dei numeri, che ci dicono che il settore naviga in acque serene – più fatturato. più ordini, più occupazione – e l’ottimismo che ogni imprenditore deve mettere in campo proprio quando c’è bisogno di guardare avanti e di non scoraggiarsi per eventi esterni su cui nulla può fare il singolo.”

Nel dettaglio, per quanto riguarda i giudizi espressi dalle aziende sui tre mesi precedenti:

  • il fatturato è aumentato per il 36% delle imprese intervistate, con un saldo positivo del 25% tra coloro che hanno dichiarato variazioni in aumento e in diminuzione;
  • gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +41% e a +18%);
  • i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione crescente (saldo netto pari a +28%); una tendenza che certifica come l’inedita salita delle quotazioni degli input energetici si stia propagando in altri ambiti dell’economia reale.

Per quanto riguarda le prospettive per i mesi a venire:

  • il fatturato è atteso in crescita dal 45% degli intervistati, con un saldo positivo del 24% a favore degli ottimisti rispetto ai pessimisti;
  • i saldi riferiti al portafoglio ordini (+10%) e all’occupazione (+28%) descrivono uno scenario di possibile consolidamento dell’attività;
  • i prezzi dei servizi offerti manifestano un saldo positivo (+19%), a indicazione che la fase rialzista è verosimilmente destinata a confermarsi anche nel prossimo futuro.

Le opinioni delle imprese in merito alle prospettive generali dell’economia italiana si confermano negative, andando a riflettere, fra l’altro, il crescente deterioramento del potere di acquisto delle famiglie (che si riverbera negativamente sulla loro propensione al consumo), nonché la nuova fase restrittiva della politica della BCE, che andrà a colpire, in particolare, famiglie e PMI.  Nel dettaglio, il 9% degli imprenditori ha espresso un orientamento ottimistico, a fronte del 36% che prevede stazionarietà e del 55% che ha invece una visione negativa.

L’andamento per comparto

Consulenza alle imprese

Il clima di fiducia delle imprese attive nel comparto della consulenza alle imprese, nel 3° trimestre 2022, si attesta a 99, contro 107 del periodo precedente. I giudizi espressi rispetto ai tre mesi precedenti segnalano che: il fatturato è aumentato per il 38% delle imprese, con un saldo positivo del 30% tra risposte in crescita e in diminuzione; gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +34% e a +13%); i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione in rafforzamento (saldo netto pari a +25%). Con riferimento alle prospettive a breve termine: il fatturato è atteso in crescita dal 42% degli intervistati, con un saldo positivo del 25%; i saldi riferiti al portafoglio ordini (+8%) e all’occupazione (+25%) indicano uno scenario di possibile rafforzamento dell’attività; i prezzi dei servizi offerti manifestano un saldo positivo (+21%). Le opinioni delle imprese in merito alla tendenza generale dell’economia italiana risultano negative: il 13% prevede un aumento, a fronte del 29% che propende per la stazionarietà e del rimanente 58% che ha una visione sfavorevole.

ICT & digitale

Il clima di fiducia delle imprese attive nel comparto ICT & digitale, nel 3° trimestre 2022, si attesta a 120, unico settore che registra un incremento rispetto a quanto rilevato fra luglio e settembre (111). In merito ai giudizi espressi sui tre mesi precedenti: il fatturato è aumentato per il 41% delle imprese, con un saldo positivo del 29% tra variazioni in aumento e in diminuzione; gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +71% e a +23%); i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione crescente (saldo netto pari a +24%). Riguardo alle prospettive a breve termine: il fatturato è atteso in crescita dal 65% degli intervistati, con un saldo positivo del 47%; i saldi riferiti al portafoglio ordini e all’occupazione risultano positivi (rispettivamente pari a +23% e a +41%); i prezzi dei servizi offerti registrano un saldo in aumento del 18%. Le opinioni delle imprese in merito alla tendenza generale dell’economia italiana risultano nel complesso sfavorevoli: il 12% degli imprenditori ha un orientamento positivo, il 41% prevede stazionarietà e il rimanente 47% si aspetta una contrazione.

Servizi alle imprese

Il clima di fiducia delle imprese attive nel comparto servizi alle imprese, nel 3° trimestre 2022, si attesta a 89, netta contrazione rispetto al periodo precedente (112). Riguardo ai giudizi espressi a consuntivo: il fatturato è cresciuto per il 33% delle imprese, con un saldo positivo del 16%; gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +25% e a +17%); i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione rialzista (+42%). In merito alle prospettive a breve termine il settore dichiara alcune criticità: il fatturato è atteso in diminuzione per il 25% degli intervistati, con un saldo negativo del -8%; il saldo riferito al portafoglio ordini risulta nullo, quello all’occupazione invece positivo (+17%) descrivono uno scenario con alcune zone d’ombra; i prezzi dei servizi offerti si contraddistinguono per un saldo positivo del 17%. Le opinioni delle imprese in merito alle prospettive dell’economia italiana risultano nettamente negative: nessuno degli imprenditori ha un orientamento ottimistico, a fronte del 42% che prevede stazionarietà e del 58% che invece propende per una flessione.

L’Indagine viene effettuata trimestralmente su un panel di imprese associate appartenenti al settore terziario.

Come ridurre i consumi energetici in hotel

in Economia/Energia by

Viviamo in un momento di forte tensione. La crisi economica ha preso il sopravvento sulle nostre vite, a seguito di grandi eventi come pandemia da Covid-19 e Guerra in Ucraina. Questi due macro eventi hanno fatto si che molti settori entrassero in crisi in seguito a decisioni politiche. Qui possiamo sicuramente annoverare l’impennata dei costi energetici che ha messo in ginocchio famiglie, commercianti e imprenditori. Per far fronte agli alti costi si è attuato un piano di aumento dei prezzi, in modo da colmare il gap con l’alta spesa. C’è invece chi ha deciso di adottare misure di prevenzione e di riduzione dei consumi energetici.

Prendiamo in esempio gli hotel e tutte le strutture di alloggio. Quando si entra qui dentro le persone hanno bisogno di trovare tutti i comfort che possano in qualche modo andare a migliorare la loro esperienza. Ora i proprietari delle strutture ricettive devono pensare a ridurre i costi, ma come? C’è chi decidere di scegliere dei minibar hotel a basso consumo, in modo da ovviare al problema.

Importanza agli accessori nella camera

Questi sono anni buoi, specialmente per il settore alberghiero. Prima la pandemia da Covid-19 con restrizioni e misure cautelari da dover rispettare, poi il conflitto tra Ucraina e Russia che ha portato enormi conseguenze a livello mondiale. In primis l’energia elettrica e il gas hanno subito un’impennata dei prezzi, al punto che molte famiglie e imprenditori si sono ritrovati a dover ottimizzare al meglio i consumi. Nel caso degli hotel ci si è chiesto quale fosse il miglior metodo per continuare a dare standard elevati ai propri clienti, trovando la risposta nella giusta scelta di accessori da collocare all’interno delle camere.

All’interno di ogni stanza d’hotel è possibile trovare una serie di apparecchiature indispensabili e che rendono l’esperienza sempre più piacevole, come asciugacapelli, tv, bollitore. Il consiglio che molti esperti nell’ultimo periodo stanno dando è quello di scegliere la giusta apparecchiatura in base al consumo che portano.

Ad esempio si può pensare di sostituire un frigorifero minibar con un frigorifero più efficiente e a basso consumo, andando così a impattare sulla bolletta e avere un risparmio energetico. Affidandoci a un minibar a basso consumo riduciamo notevolmente i costi, in quanto a loro interno hanno una tecnologia termoelettrica che risulta anche molto silenziosa e per questo riesce a dare maggior benessere a chi vi alloggia.

I frigobar efficienza energetica sono la giusta scelta se si vuole ridurre i consumi, abbattendo così i costi e non alzando i prezzi per sopperire alle tante spese.

Basso consumo alla base di tutto

La parola d’ordine in questo momento è “Frigobar a basso consumo”. È una prerogativa molto importante se si vuole veder diminuire il costo in bolletta. Chiaramente per far si che ciò avvenga c’è bisogno di verificare che tutte le condizioni lo permettano, come il giusto luogo in cui posizionarlo. Non va sottovalutato, in quanto l’apparecchiatura per funzionare deve avere una sufficiente aerazione.

Inoltre se si vuole migliorare la qualità del soggiorno, in questo caso, conviene prendere un frigobar silenzioso, che non faccia eccessivo rumore a causa delle ventole o dei compressori presenti. Scegliere un modello con ventola può risultare molto fastidioso.

Migliorare l’efficienza del frigobar

Se si vuole avere un frigobar efficiente bisogna osservare una serie di regole in modo da renderlo produttivo, come sbrinarlo periodicamente oppure sceglierne uno con la funziona automatica. Evitare di inserirlo vicino fonti di calore e inserirci all’interno cibi o bevande calde. Fare l’opposto di quanto detto può far si che il frigobar risulti meno efficiente e porti a un innalzamento dei costi. Se non si utilizza, staccare la spina e pulirlo per bene.

Automotive, Brescia pronta alla sfida, ma pesano i ritardi delle forniture

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Il Sistema Brescia è complessivamente pronto ad affrontare le sfide del futuro per quanto riguarda il settore Automotive, soprattutto con riferimento alle tematiche della transizione ecologica e tecnologica in atto. A testimoniarlo è, in particolar modo, la propensione delle realtà bresciane a investire sul tema innovazione: fatto 100 l’importo complessivo del budget disponibile, le imprese dedicheranno nei prossimi anni circa il 45% dei fondi alla R&S (autonoma o con partner) o a consulenze (di università o di terzi).

È questa una delle evidenze emerse dall’indagine “La transizione tecnologica nell’Automotive: le sfide da vincere per la filiera bresciana”, condotta dal Centro Studi di Confindustria Brescia e dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, e focalizzata in particolare sulle modalità con cui le imprese si stanno approcciando alla transizione ecologica e tecnologica in atto. È stato coinvolto un campione di 24 imprese bresciane leader del comparto, con un fatturato complessivo di 2,7 miliardi di euro, di cui il 77% riconducibile a ricavi realizzati direttamente nel settore automotive.

Tra i risultati della ricerca, emerge come il 70,8% del campione osservato dichiari di avere al suo interno un ufficio di R&S, percentuale che sale al 77,8% per le grandi imprese; mediamente le aziende investono il 4,3% del loro fatturato in R&S: si tratta dunque di soggetti di dimensioni medio-grandi (almeno in ambito italiano), caratterizzati da una propensione a investire in innovazione medio-alta e certamente superiore alla media del manifatturiero italiano.

Le imprese della filiera auto di questo territorio mostrano poi una buona diversificazione produttiva, riconducibile principalmente a due comparti: “Motore” e “Abitacolo”.La fotografia scattata vede ai primi posti la specializzazione in sistemi motore (42% delle risposte) e parti esterne (33%); seguono appaiati telaio/carrozzeria e sistemi di trasmissione (25%), gestione termica (21%), produzione di parti interne (17%) e componenti di regolazione (13%). Per quanto riguarda la transizione ambientale e tecnologica, le aziende più coinvolte sono, come atteso, quelle specializzate nel “Motore” (93%).

Elementi significativi emergono anche dal punto di vista delle strategie: tenendo in considerazione che l’indagine è stata somministrata prima della decisione del Consiglio europeo di fine giugno 2022 (escludere dal mercato del nuovo tutte le auto con motore endotermico), si delinea già chiara l’urgenza del momento: solo l’11% delle imprese ha, infatti, dichiarato di non avere in agenda nuove strategie industriali per affrontare il complesso scenario competitivo che si profila nella filiera dell’auto. Il Made in Brescia punta soprattutto sulla riconversione della produzione (33%) o su nuove alleanze (33%).

Gli elementi di potenziale ostacolo agli investimenti sono invece costituiti, in primo luogo, dell’incertezza tecnologica (63%), seguita a distanza da quella di mercato (38%). Si presenta poi il tema del capitale umano, a causa del mismatch tra domanda e offerta di lavoro (il 25% segnala la mancanza di competenze). Non emergono invece criticità di carattere finanziario, un elemento che va letto alla luce del buono stato di salute delle aziende intervistate e che riflette anche le condizioni favorevoli di accesso al credito esistenti al momento della rilevazione.

L’indagine si è poi concentrata sull’individuazione dei principali partner nei progetti di innovazione seguiti dalle imprese dell’automotive bresciano. La fotografia scattata, riferita allo scenario attuale, vede ai primi posti i soggetti della filiera: clienti (77% delle risposte), fornitori di materie prime (55%), fornitori di tecnologie (55%) e fornitori di impianti (50%). Un elemento di interesse è quindi rappresentato dalla significativa quota di operatori (50%) che interagisce con il mondo universitario: è un aspetto quanto mai positivo, se si pensa al fatto che il sistema accademico è spesso giudicato in qualche modo distante da quello delle aziende.

La ricerca ha destinato ampio spazio all’analisi dei rapporti che le aziende bresciane dell’Automotive hanno con i propri fornitori e clienti. Si tratta di un osservatorio privilegiato da cui analizzare il livello di collaborazione all’interno della filiera, un elemento considerato strategico e imprescindibile per affrontare con successo le importanti sfide che il sistema delle imprese ha di fronte nei prossimi anni. Per quanto riguarda i fornitori, le risposte hanno raccolto la visione su oltre 900 realtà italiane, spesso costituite da realtà produttive di piccole e medie dimensioni. Da questo punto di vista, i vantaggi competitivi che caratterizzano la fornitura nazionale riguarderebbero aspetti piuttosto tradizionali come quelli della qualità (segnalata dall’82% delle imprese) e della flessibilità (71%): sono peculiarità tipiche della manifattura italiana e bresciana, un “marchio di fabbrica” da sempre riconosciuto a livello mondiale ma verosimilmente non più sufficiente. Infatti, gli elementi riferiti all’innovazione, per questi stessi soggetti, risultano scarsamente considerati (innovazione di prodotto 35%, di processo 29%, organizzativa 6%). Si tratta di un importante segnale di allarme, che denoterebbe una potenziale debolezza della filiera di fronte allo scenario futuro, che vede nell’innovazione un elemento sempre più strategico e imprescindibile.

Brescia, a ottobre inflazione su del 11,3% rispetto al 2021

in Economia/Tendenze by

Nel mese di Ottobre l’inflazione accelera notevolmente la sua crescita segnando un aumento rispetto al mese precedente (tasso congiunturale pari a +3,0%) e rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (tasso tendenziale pari a +11,3%). A darne notizia – secondo quanto riporta Brescia news / BsNews – è l’Ufficio Statistica del Comune di Brescia.

Questo incremento è determinato dal forte aumento della divisione “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili”, che presenta un tasso congiunturale del +25,0% e un tasso tendenziale del 55,0%, entrambi dovuti agli incrementi delle voci Energia elettrica e Gas (tav.2).

Le altre divisioni registrano lievi incrementi congiunturali inferiori alla variazione media generale o lievi decrementi. Nel primo gruppo figurano le divisioni “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+0,7%), “Abbigliamento e calzature” (+0,7%), “Altri beni e servizi” (+0,4%), “Bevande alcoliche e tabacchi (+0,2%) e “Mobili, articoli e servizi per la casa” (+0,1%). Nel secondo gruppo (quello in diminuzione), figurano le seguenti divisioni: “Trasporti” (-0,7%, con la diminuzione dei Carburanti e lubrificanti per mezzi di trasporto privati), “Servizi ricettivi e di ristorazione” (-0,4% con la diminuzione dei Servizi di alloggio), “Ricreazione, spettacoli e cultura” (-0,1%, con la diminuzione dei Pacchetti vacanza e dei Servizi ricreativi e sportivi) e “Istruzione” (-0,1%). Rimangono nulle le divisioni “Comunicazioni” e “Servizi sanitari e spese per la salute”.

Rispetto all’anno precedente, le divisioni che presentano aumenti tendenziali sopra la media generale sono “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+55,0%, con l’aumento del 214,0% dell’Energia elettrica e del 98,2% del Gas) e “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+11,8%, con l’incremento del 19,4% dei Vegetali e del 13,4% del Pane e cereali). Sotto la media, figurano i “Trasporti” (+8,9%), i “Mobili, articoli e servizi per la casa” (+8,3%), “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+7,3%), “Abbigliamento e calzature” (+4,7%), “Bevande alcoliche e tabacchi (+2,2%), “Servizi sanitari e spese per la salute” (+1,8%) e “Ricreazione, spettacoli e cultura” (+1,7%). In calo rispetto all’anno precedente, le “Comunicazioni” (-2,9%) e l’“Istruzione” (-0,1%).

Analizzando per tipologia di prodotto, in questo mese, i “Beni” presentano un deciso incremento congiunturale (+5,6%, dovuto soprattutto all’incremento della voce dei Beni energetici), mentre i “Servizi” calano lievemente (-0,3%). Contribuiscono alla diminuzione dei “Servizi”, i “Servizi relativi ai trasporti” (-1,0%) e i “Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona” (-0,5%). Rimangono comunque elevate le variazioni tendenziali dei “Beni” (+17,2%), sia dei Beni Alimentari (+11,4%) che Energetici (+72,8%). Per i “Servizi” le variazioni tendenziali sono più contenute (+4,2%).

Con riferimento alla frequenza di acquisto, i prodotti a Media frequenza sono in deciso aumento rispetto al mese precedente (+7,1%), mentre quelli a Alta e Bassa frequenza presentano lievi incrementi (rispettivamente +0,3% e +0,4%). Piuttosto elevate le variazioni tendenziali dei prodotti a Media (+17,3%), Alta (+8,4%) e a Bassa (+5,5%) frequenza di utilizzo.

Antares Vision, al 30 settembre ricavi a 133 milioni (+11,7%)

in Bilanci/Economia by

Il Consiglio di Amministrazione di Antares Vision S.p.A. – multinazionale italiana leader nella tracciabilità e nel controllo qualità, che garantisce la trasparenza di prodotti e filiere attraverso la gestione integrata dei dati – ha approvato ieri i ricavi consolidati del Gruppo relativi ai primi nove mesi del 2022 (“9M 2022“) / terzo trimestre (“3Q 2022“).

Nei primi nove mesi 2022, il Gruppo Antares Vision ha registrato un incremento degli ordini del 31%. Su base geografica tale incremento è trainato da America, Europa del Nord e Occidentale, Italia e Medio Oriente. Tutti gli ordini per “Modello di business” (Servizi, SaaS/Smart Data ed Equipment) presentano tassi di crescita a doppia cifra, con Equipment che vede un aumento del +27% degli ordini raccolti (+80% per equipment T&T L1-L3), che saranno progressivamente trasformati in ricavi nell’ultimo trimestre dell’anno e nel 2023. I Servizi e SaaS/Smart Data (business ricorrente) registrano una crescita degli ordini, rispettivamente, pari al +31% e al +47%.

FATTURATO CONSOLIDATO
Nei primi nove mesi 2022 il Gruppo ha realizzato ricavi netti consolidati pari a €133,3 milioni, in crescita dell’11,7%, del 7.1% escludendo M&A (consolidamento ACSIS, Packital e Vescovini). Nel 3Q 2022 i ricavi sono stati pari ad €47,9 milioni, in crescita del 9,2% rispetto lo stesso periodo dello scorso anno. Per quanto riguarda l’evoluzione dei ricavi su base geografica, un importante contributo, sia in termini assoluti (9M22 €52,2 milioni rispetto ad €35,0 milioni nei 9M 2021) che in termini di crescita (+49,3%), è fornito dalle Americhe, trascinate dagli Stati Uniti (9M22 €42,8m, +71% YoY), dove è prevista l’entrata in vigore nel novembre 2023 della seconda fase della normativa relativa all’aggregazione. Tale dinamica più che compensa il rallentamento nell’implementazione delle soluzioni di tracciabilità in Brasile (9M22 €6,1m, -22% YoY), dovuto ad un cambiamento normativo che prevede libertà di scelta nell’implementazione della serializzazione e aggregazione. L’Europa (esclusa Italia), trainata dalla parte orientale, registra una ripresa (9M22 €42,1 milioni rispetto ad €41,0 milioni nei 9M21), con un incremento del 2,7%, dopo il calo registrato lo scorso anno, dovuto ad una forte riduzione delle vendite in Est Europa. I ricavi realizzati nei 9M22 verso la Russia (Est Europa) sono stati pari ad €3,8 milioni, corrispondenti a circa il 2,8% del totale, realizzati perlopiù da Antares Vision Russia a completamento dei contratti già in essere. L’esposizione del Gruppo in Russia continua ad essere assai limitata. Per quanto riguarda il 3Q 2022, segnaliamo una inversione di tendenza per il mercato italiano con ricavi in crescita di oltre il 50%; continua l’aumento a doppia cifra delle Americhe; infine, l’Africa e il Medio-Oriente vedono una forte accelerazione con un incremento del 128%.

Emidio Zorzella, Presidente e Co-CEO di Antares Vision Group, ha commentato: “Per quanto riguarda i ricavi dei primi 9M 2022, sono molto soddisfatto della crescita ottenuta nel segmento Smart Data/SaaS2 (+214%), con una ulteriore accelerazione nel 3Q 2022 (+260%). Questo forte incremento è dovuto all’integrazione delle piattaforme software che consentono di estrarre valore dai dati primari di Ispezione e Track & Trace, in grado di massimizzare efficienza e produttività e raccogliere informazioni end-to-end che, attraverso l’identità digitale del prodotto, arrivano al consumatore finale. Il Gruppo, infatti, sta spingendo e spingerà sempre di più verso la crescita delle soluzioni Software, Smart Data e Service, anche per la loro più facile scalabilità. Altro elemento di soddisfazione è lo sviluppo registrato in Nord America, che a oggi è il nostro secondo mercato (dopo l’Europa) e fornisce il maggior contributo in termini di crescita (9M22: €43m, +71%). Nei primi nove mesi dell’anno continua il trend di significativo incremento degli ordini (+31% YoY): in particolare, va sottolineata la crescita degli ordini del Track & Trace, che registra un incremento del 59% (ovvero dell’80% per il solo equipment di tracciatura). Confermiamo, quindi, la guidance per il FY 2022, che vede ricavi consolidati tra €223-230m e un EBITDA tra €45-50m”.

Massimo Bonardi, Co-CEO di Antares Vision Group, ha così commentato: “L’innovazione tecnologica ha rappresentato e continuerà a rappresentare un driver importante per la nostra crescita. Su base annua, circa il 7-8% dei ricavi viene investito in ricerca e sviluppo, includendo sia i costi capitalizzati che quelli spesati a conto economico, a cui vanno aggiunti gli investimenti in start-up tecnologiche. A questo proposito, il Gruppo ha recentemente acquisito, tramite la propria controllata FT System, la maggioranza (60%) di Wavision, società che utilizza la tecnologia microwave per individuare corpi estranei nei prodotti confezionati, oggi non rilevati da sistemi di ispezione a raggi x e da metal detector. Questa tecnologia dirompente, sfruttando le diverse proprietà dielettriche dei materiali, è in grado di discriminare la presenza di corpi estranei in creme, semiliquidi e liquidi, soprattutto quando si tratta di contaminanti fisici trasparenti, come la plastica o vetro”.

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