Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

Category archive

Evidenza

Cembre Spa, nei primi nove mesi del 2019 ricavi a 107 milioni di euro

in Aziende/Bilanci/Cembre/Economia/Evidenza by
Cembre

Il Consiglio di Amministrazione di Cembre S.p.A., società quotata al segmento Star della Borsa di Milano, tra i principali produttori europei di connettori elettrici e utensili per la loro installazione, riunitosi oggi a Brescia sotto la guida del Presidente e Amministratore Delegato Ing.Giovanni Rosani, ha approvato il resoconto intermedio di gestione relativo al 30 settembre 2019.

I ricavi delle vendite consolidati dei primi nove mesi sono passati da 107,3 milioni di euro del 2018 a 110,3 milioni di euro del 2019, con un incremento del 2,8 per cento. Tale incremento è dovuto soprattutto al consolidamento della società tedesca IKUMA Gmbh & Co. KG, acquisita con effetto dall’1 maggio 2018, il cui fatturato nei primi nove mesi del 2019 è stato pari a 5,7 milioni di euro; tale società era inclusa nei risultati del Gruppo dei primi nove mesi del 2018 esclusivamente per il periodo maggio-settembre, per un importo pari a 3,5 milioni di euro. Senza l’apporto di IKUMA l’incremento delle vendite consolidate dei primi nove mesi del 2019 sarebbe stato pari allo 0,8 per cento. A livello trimestrale i ricavi consolidati sono diminuiti rispetto al terzo trimestre 2018, passando da 34,0 milioni di euro a 33,4 milioni di euro, con una variazione percentuale negativa dell’1,6 per cento.

In dettaglio, nei primi nove mesi del 2019, il fatturato consolidato è stato realizzato per il 39,5 per cento in Italia (41,4 per cento nei primi nove mesi del 2018), per il 46,9 per cento nella restante parte d’Europa (43,1 per cento nei primi nove mesi del 2018) e per il 13,6 per cento fuori dal continente europeo (15,5 per cento nei primi nove mesi del 2018).

Il Gruppo Cembre ha quindi fatto registrare sul mercato italiano una diminuzione del fatturato progressivo pari all’1,9 per cento, mentre il fatturato sugli altri mercati è salito del 6,2 per cento.

Il risultato operativo lordo consolidato (Ebitda) dei primi nove mesi del 2019, pari a 28,7 milioni di euro, corrispondenti al 26,0 per cento dei ricavi delle vendite, è aumentato del 7,4 per cento rispetto a quello dei primi nove mesi del 2018, pari a 26,7 milioni di euro, equivalenti al 24,9 per cento dei ricavi delle vendite. In lieve diminuzione, nel periodo, l’incidenza del costo del venduto mentre cresce leggermente il peso del costo per servizi e del costo del personale. Il numero medio dei dipendenti del Gruppo nel periodo è passato da 747 a 745 unità, con un incremento del personale dipendente da 687 a 709 persone e una diminuzione del personale interinale.

Il risultato operativo lordo del terzo trimestre è diminuito leggermente rispetto al terzo trimestre del 2018, segnando una contrazione dell’1,1 per cento.

Il risultato operativo consolidato (Ebit) pari a 21,4 milioni di euro, corrispondente ad un margine del 19,4 per cento sui ricavi delle vendite, è sceso dello 0,6 per cento, rispetto ai 21,5 milioni di euro dei primi nove mesi dello scorso esercizio, corrispondenti al 20,0 per cento dei ricavi delle vendite.

Il risultato operativo del terzo trimestre 2019 pari a 5,2 milioni di euro, corrispondenti al 15,6 per cento dei ricavi delle vendite trimestrali, è diminuito del 13,4 per cento rispetto ai 6,0 milioni di euro del terzo trimestre 2018, corrispondenti al 17,7 per cento dei ricavi delle vendite trimestrali.

L’utile ante imposte consolidato dei primi nove mesi del 2019 ammonta a 21,2 milioni di euro, che corrispondono al 19,3 per cento delle vendite, in diminuzione dell’1,4 per cento rispetto a quello dei primi nove mesi del 2018, pari a 21,5 milioni di euro, corrispondenti al 20,1 per cento delle vendite.

L’utile ante imposte nel terzo trimestre 2019, pari a 5,2 milioni di euro, corrispondenti al 15,6 per cento dei ricavi delle vendite trimestrali, è in calo del 14,9 per cento rispetto ai 6,1 milioni di euro del terzo trimestre 2018, corrispondenti al 18,0 per cento dei ricavi delle vendite trimestrali.

L’utile netto consolidato dei primi nove mesi è pari a 16,6 milioni di euro, corrispondenti al 15,1 per cento delle vendite, risultando sostanzialmente invariato rispetto a quello dei primi nove mesi del 2018. A livello trimestrale il risultato netto è diminuito del 13,2 per cento, passando da 4,9 milioni di euro, corrispondenti ad un margine sulle vendite del 14,4 per cento, a 4,3 milioni di euro, corrispondenti al 12,7 per cento del fatturato consolidato trimestrale.

A partire dall’1 gennaio 2019, il Gruppo ha adottato per la contabilizzazione dei contratti di leasing e dei contratti di locazione il nuovo principio contabile IFRS 16. L’applicazione di tale nuovo standard ha comportato una riduzione irrilevante dell’utile di Gruppo pari a 55 migliaia di euro (ante imposte); per un maggiore dettaglio riguardo agli effetti legati all’applicazione del suddetto principio contabile si rimanda al Resoconto intermedio di gestione al 30 settembre 2019.

La posizione finanziaria netta consolidata, passata da un saldo positivo di 7,5 milioni di euro al 31 dicembre 2018 ad un saldo positivo di 1,0 milioni di euro al 30 settembre 2019, sconta gli effetti dell’applicazione del nuovo principio contabile internazionale IFRS 16, che ha comportato l’iscrizione tra le passività finanziarie non correnti di 5,0 milioni di euro e tra le passività finanziarie correnti di 1,4 milioni di euro, quali passività per beni in leasing, nonché il pagamento di dividendi per 15 milioni di euro da parte della Capogruppo e investimenti in immobilizzazioni per 8,1 milioni di euro. Al 30 settembre 2018, la posizione finanziaria netta era positiva per 4,1 milioni di euro.

Si segnala che senza considerare gli effetti dell’applicazione del nuovo principio contabile internazionale IFRS 16, la posizione finanziaria al 30 settembre 2019 sarebbe stata positiva per 7,4 milioni di euro.

Gli investimenti effettuati nel periodo ammontano a 7,3 milioni di euro in immobilizzazioni materiali ed a 0,8 milioni di euro in immobilizzazioni immateriali, a fronte di investimenti nello stesso periodo del 2018 pari a 15,4 milioni di euro.

“I risultati dei primi nove mesi 2019 evidenziano una crescita dei ricavi consolidati (+2,8%), grazie al positivo contributo del consolidamento di IKUMA KG, acquisita con effetto dal primo maggio 2018, senza il cui apporto l’incremento delle vendite consolidate sarebbe stato pari allo 0,8 per cento. I dati al 31 ottobre 2019 evidenziano ricavi consolidati progressivi in crescita dell’1,9%, senza il consolidamento di IKUMA KG la crescita organica sarebbe stata pari allo 0,3 per cento. Nonostante la situazione di incertezza a livello globale, il Gruppo Cembre si attende per l’esercizio in corso una lieve crescita rispetto all’esercizio 2018”, ha commentato il Presidente ed AD Giovanni Rosani.

CEMBRE, LA SCHEDA

Cembre progetta, produce e distribuisce connettori elettrici ed accessori per cavo, settore nel quale ha raggiunto una posizione di leadership in Italia e ha conquistato importanti quote di mercato a livello europeo. Cembre è tra i principali produttori mondiali di utensili (meccanici, pneumatici e oleodinamici) per l’installazione di connettori e per la tranciatura di cavi. I prodotti sviluppati per la connessione alla rotaia e per altre applicazioni ferroviarie sono stati adottati dalle principali società del settore in tutto il mondo. Cembre ha saputo conquistare questi primati grazie alla ricerca continua di prodotti innovativi e di elevato standard qualitativo, alla vasta gamma di prodotti, ad una rete distributiva capillare ed estesa sia in Italia sia all’estero.

Fondato a Brescia nel 1969, il Gruppo Cembre è oggi una realtà internazionale. Alla capogruppo con sede a Brescia si affiancano infatti sei società controllate: cinque commerciali (2 in Germania, 1 in Francia, Spagna e Stati Uniti) e una produttiva e commerciale (Cembre Ltd, con sede a Birmingham), per un totale di 753 dipendenti (dato aggiornato al 30 settembre 2018). Il Sistema di Gestione per la Qualità Cembre è certificato dal 1990 dal Lloyd’s Register Quality Assurance per la progettazione, produzione e commercializzazione di accessori per cavi, connettori elettrici e relativi utensili. Cembre è quotata alla Borsa Italiana dal 15 dicembre 1997 e dal 24 settembre 2001 al segmento Star.

Cdc, seminario gratuito il 29 novembre “Per qualche follower in più”

in Associazioni di categoria/Camera di commercio/Economia/Evidenza/Formazione/Innovazione by

Prosegue nella Camera di Commercio di Brescia la rassegna “Eccellenze in digitale” con il seminario gratuito “Per qualche follower in più”, che si terrà il 29 novembre 2019. Nell’occasione si discuterà, con la presenza di esperti, di trend, strategie, contenuti per l’uso dei social media, ovviamente con una particolare attenzione all’ambito professionale e aziendale.

I posti sono limitati, per l’iscrizione si rimanda al sito www.bs.camcom.it

Acque Bresciane ad Ecomondo per il secondo anno consecutivo

in Ambiente/Cogeme/Economia/Evidenza/Partecipate e controllate by

Ecomondo è una di quelle occasioni da non farsi sfuggire soprattutto nel campo della sostenibilità ambientale. L’impegno di Acque Bresciane in questa direzione ha fatto sì che il lavoro avviato lo scorso anno, proprio in occasione della kermesse riminese, si sia poi sviluppato in un vero e proprio piano specifico, rivolto ad un Comune “pilota”, in questo caso Corte Franca.  I risultati di tale lavoro, dopo una prima presentazione pubblica avvenuta martedì 5 novembre nella Sala Civica del Comune franciacortino, saranno ricontestualizzati all’interno del convegno dal titolo Water and sanitation safety plans: methodologies, digital support and implementation according to the new European framework” che si terrà all’interno della Fiera di Rimini, giovedì 7 novembre, a partire dalle ore 14.30. A relazionare sarà l’Ing. Michela Biasibetti con un intervento dal titolo “Acque Bresciane: il percorso innovativo del piano di sicurezza dell’Acqua di Corte Franca”. “Gli esiti dei controlli dimostrano che tutti i parametri analizzati rispettano i limiti di concentrazione imposti dalla normativa italiana sulle acque potabili, quindi l’acqua di Corte Franca è considerata di buona qualità” conferma Sonia Bozza, punto di riferimento per la società sul tema PSA specificando che “per controllare la qualità dell’acqua di Corte Franca, Acque Bresciane ha eseguito campionamenti con frequenza mensile presso 4 fontanelle rappresentative della rete e annuale presso i pozzi. Sono stati analizzati oltre 100 parametri chimici, fisici e microbiologici, come previsto dalla normativa italiana sulle acque potabili. Anche l’Agenzia di Tutela della Salute (ATS – ex ASL) esegue numerosi campionamenti e analisi presso le fontanelle della rete come ulteriore controllo.”

In cosa consistono esattamente il Piani di Sicurezza dell’ Acqua (PSA) elaborati da Acque Bresciane?

L’elaborazione dei Piani di Sicurezza dell’ Acqua (PSA), uno per ogni sistema idropotabile, secondo il Decreto del Ministero della Salute, del 14 giugno 2017, con massima attenzione all’efficienza e alla prevenzione, è uno strumento innovativo per ridurre i rischi di inquinamento e garantire la qualità dell’acqua nel sistema idropotabile, costituito dalle opere di prelievo dell’acqua dall’ambiente, dagli eventuali impianti di trattamento e dalla rete di distribuzione sino al punto di consegna. Di seguito alcune specifiche

Chi lo elabora?

Ogni PSA viene sviluppato da un Gruppo di Lavoro di esperti, coordinato da Acque Bresciane, in collaborazione con: ATS (Agenzia di Tutela della Salute, ex-ASL), ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale), Ufficio d’Ambito della provincia di Brescia, Comune, Università Milano-Bicocca e Fondazione Cogeme.

Quali benefici porta?

Migliorare la sicurezza, prevenire i rischi e incrementare ulteriormente i livelli di qualità dell’acqua che beviamo, ottimizzare la frequenza dei controlli ed i parametri analizzati attraverso l’elaborazione di un piano di monitoraggio e di investimenti.

Che cosa si è fatto durante lo sviluppo del PSA?

È stata effettuata un’analisi di rischio con la collaborazione dell’Università Milano-Bicocca e di ARPA Lombardia per lo studio delle falde da cui l’acqua viene prelevata ed è stata fatta una dettagliata analisi statistica dei dati di qualità dell’acqua degli ultimi 5 anni. Sono state ispezionate tutte le infrastrutture del sistema idrico, al fine di evidenziare eventuali criticità e programmare interventi di manutenzione.

Grazie a questo lavoro, e dunque alla conoscenza approfondita delle falde acquifere, del territorio e dell’acquedotto, certamente potremo anche incidere nella percezione dei cittadini rispetto alla loro fiducia nei confronti dell’acqua di rubinetto” così il Sindaco di Corte Franca Gianpietro Ferrari, interpretando  a suo modo, la medesima soddisfazione espressa dal Presidente di Acque Bresciane, Gianluca Delbarba circa l’egregio ed emblematico lavoro svolto dalla società: “tornare ad Ecomondo per mostrare i risultati del lavoro avviato proprio lo scorso anno è davvero una bella soddisfazione. Ringrazio in particolar modo la struttura tecnica di Acque Bresciane e invito a tenere sempre alta la guardia in un’ottica di sicurezza e prevenzione, obiettivi prioritari nei confronti dei nostri primi stakeholder, ovvero i Comuni e i loro cittadini”.

Per maggiori informazioni al PSA si rimanda alla pagina dedicata: https://www.acquebresciane.it/public/acquebresciane-portal/it/home/societa/piano-sicurezza-acque  

Per informazioni in merito ad Ecomondo: www.ecomondo.com

Acque Bresciane si occupa della gestione del Servizio Idrico Integrato (costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e depurazione delle acque reflue) nel territorio dei Comuni della Provincia di Brescia. Ad oggi, con il conferimento di Garda Uno S.p.a nel dicembre 2017, gestisce il servizio in 92 Comuni per oltre 530.000 abitanti serviti. Acque Bresciane sviluppa il proprio servizio in modo sostenibile nel rispetto dell’economicità della gestione del servizio idrico integrato all’interno di un mercato regolato. La gestione sostenibile del ciclo idrico integrato, la difesa e la valorizzazione della risorsa, la qualità delle acque potabili, la gestione delle acque depurate costituiscono la mission principale di Acque Bresciane, che vuole garantire nel proprio territorio servito un accesso all’acqua universale e sicuro nel pieno rispetto dell’equilibrio ambientale presente e futuro.

Costruzioni, l’export italiano vale 22 miliardi di euro in sei mesi

in Economia/Edilizia/Evidenza/Tendenze by

Mobili e articoli in plastica per l’edilizia, tubi, mattoni, tegole e piastrelle per rivestimenti, vetro, porte e finestre, pietre tagliate, prodotti abrasivi e in calcestruzzo, cemento e gesso: sono questi i materiali da costruzione e d’arredamento più esportati dalle imprese italiane nel mondo. Il valore complessivo dell’export raggiunge quasi i 22 miliardi in sei mesi, +1,6%, con punte del +11% per calcestruzzo, cemento, gesso e per legno tagliato e piallato e +6,6% per tubi, condotti e profilati. Il business per la Lombardia, prima regione per esportazioni (30% del totale), è di 6,6 miliardi, +1,1%, seguita da Emilia Romagna e Veneto. Tra le province eccellono: Treviso, Modena, Milano, Bergamo, Reggio Emilia e Monza Brianza. Le principali destinazioni per l’export italiano sono: Francia, Germania e Stati Uniti. In forte crescita il Qatar (+140,9%). Aumentano anche Regno Unito (+7,4%), Romania (+5,5%) e Paesi Bassi (+4,9%). Ma per sapere tutte le destinazioni per i primi prodotti ecco la mappa dell’export dei materiali da costruzione e mobili in italiano e inglese, realizzata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e da Promos Italia, la struttura delle Camere di commercio a supporto dell’internazionalizzazione, scaricabile dal link: https://www.promos-milano.it/informazione/note-settoriali/materiali-da-costruzione-e-mobili-italiani-nel-mondo.kl.

Edilizia e costruzioni: InBuyer con 90 incontri tra imprese. Mercoledì 6 novembre a Brescia al “Brixia Forum” (dalle ore 9.30 alle ore 14.00) e giovedì 7 novembre a Bergamo in Camera di commercio (a partire dalle ore 14.00, fino alle ore 18.00) si svolgeranno gli incontri B2B tra aziende lombarde del settore costruzioni e 9 buyer esteri provenienti da Macedonia, Albania, Serbia, Turchia e Romania. Le aziende lombarde partecipanti saranno 45. L’attività si inserisce nell’ambito del progetto “InBuyer” realizzato da Promos Italia, l’agenzia per l’internazionalizzazione del sistema delle Camere di commercio. Nel settore costruzioni sono stati realizzati finora 8 incontri che hanno coinvolto quasi 200 aziende in circa 2 mila incontri con operatori esteri. Tra i principali prodotti richiesti dai buyer: pavimenti e rivestimenti, attrezzi e strumenti per l’edilizia, tubazioni e impianti, mobili per bagno e cucina, porte e finestre.

Ha dichiarato Marco Dettori, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi: – “I dati delle esportazioni di materiali edilizi e di arredamento dimostrano che l’eccellenza delle nostre imprese del settore è ben conosciuta e apprezzata nel mondo. Significativa è anche la presenza delle aziende di costruzione all’estero in termini di cantieri aperti, commesse e giro d’affari generato Occorre quindi aumentare gli investimenti e sostenere tutta la filiera dell’edilizia, puntando su una sua valorizzazione sia sul mercato internazionale che su quello interno”.

“La Lombardia, con quasi 7 miliardi di euro di export in un solo semestre, traina l’export italiano di settore – ha spiegato Alessandro Gelli, Direttore di Promos Italia – e ci sono le potenzialità per crescere ancora, perché sono molti i mercati nei quali i nostri prodotti non hanno ancora conquistato rilevanti fette di mercato. Grazie al progetto InBuyer diamo la possibilità ad aziende lombarde di settore di incontrare buyer selezionati di svariati paesi con l’obiettivo proprio di avviare nuovi e concreti processi di export”

22 miliardi circa di euro in sei mesi, è il valore dell’export italiano in materiali da costruzione e mobili. Dalla Lombardia 6,6 miliardi, prima regione italiana. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Promos Italia, la struttura del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese su dati Istat 2019 al secondo trimestre. Dopo la Lombardia vengono l’Emilia Romagna con 4,5 miliardi e il Veneto con 3,9 miliardi. Tra le province in testa: Treviso con 1,5 miliardi, Modena con 1,4 miliardi e Milano con 1,3 miliardi. Seguono Bergamo e Reggio Emilia con un miliardo, Monza Brianza e Vicenza con 900 milioni circa. Intorno al mezzo miliardo anche Brescia, Pordenone, Como, Padova, Varese, Verona, Torino e Cremona.

Le maggiori destinazioni dell’export per prodotto. Le principali destinazioni sono: la Francia per i mobili, i materiali da costruzione, il vetro, gli elementi in metallo, i prodotti in legno, calcestruzzo e cemento. La Germania per articoli in materie plastiche, tubi e profilati, i prodotti abrasivi e refrattari, il Regno Unito per porcellana e ceramica e per legno tagliato. Gli Stati Uniti per pietre tagliate e modellate. In crescita Stati Uniti per articoli in materie plastica, Polonia e Canada per mobili, Qatar per tubi e profilati, Spagna per mattoni, tegole e piastrelle, Paesi Bassi per vetro, Russia per porte e finestre e serramenti in metallo, Algeria per prodotti in legno tra cui porte e finestre, Kuwait per pietre tagliate, modellate e finite, India per prodotti abrasivi, Norvegia per calcestruzzo, cemento e gesso, Belgio per altri prodotti in porcellana e ceramica, Libia per legno tagliato e piallato, Sud Africa per prodotti refrattari, Cile per cemento, calce e gesso.

21 miliardi di euro in sei mesi, è il valore dell’export italiano in materiali da costruzione e mobili. Dalla Lombardia 6,6 miliardi, prima regione italiana. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Promos Italia, la struttura del sistema camerale a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese su dati Istat 2019 al secondo trimestre. Dopo la Lombardia vengono l’Emilia Romagna con 4,5 miliardi e il Veneto con 3,9 miliardi. Tra le province in testa: Treviso con 1,5 miliardi, Modena con 1,4 miliardi e Milano con 1,3 miliardi. Seguono Bergamo e Reggio Emilia con un miliardo, Monza Brianza e Vicenza con 900 milioni circa. Intorno al mezzo miliardo anche Brescia, Pordenone, Como, Padova, Varese, Verona, Torino e Cremona.

Le maggiori destinazioni dell’export per prodotto. Le principali destinazioni sono: la Francia per i mobili, i materiali da costruzione, il vetro, gli elementi in metallo, i prodotti in legno, calcestruzzo e cemento. La Germania per articoli in materie plastiche, tubi e profilati, i prodotti abrasivi e refrattari, il Regno Unito per porcellana e ceramica e per legno tagliato. Gli Stati Uniti per pietre tagliate e modellate. In crescita Stati Uniti per articoli in materie plastica, Polonia e Canada per mobili, Qatar per tubi e profilati, Spagna per mattoni, tegole e piastrelle, Paesi Bassi per vetro, Russia per porte e finestre e serramenti in metallo, Algeria per prodotti in legno tra cui porte e finestre, Kuwait per pietre tagliate, modellate e finite, India per prodotti abrasivi, Norvegia per calcestruzzo, cemento e gesso, Belgio per altri prodotti in porcellana e ceramica, Libia per legno tagliato e piallato, Sud Africa per prodotti refrattari, Cile per cemento, calce e gesso.

Come fare business in Cina? | INNOVATION CLUB

in Economia/Evidenza/Export/Innovation club/Rubriche by
Cina, foto generica da Pixabay

L’ECONOMIA CINESE – INDUSTRIA E MANIFATTURA 

L’industria e l’edilizia compongono il 46,7% del PIL cinese. La IHS Global Insight ha stimato che  il 19,8% della produzione manifatturiera mondiale proveniva della Cina, divenendo il leader nella produzione industriale e sorpassando gli Stati Uniti, i quali avevano tenuto questo primato da 110 anni. Sin dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, lo sviluppo industriale è da sempre stato al centro dell’attenzione nei programmi economici del Partito Comunista Cinese. Fra i vari settori industriali, la costruzione di macchinari e la metallurgia hanno ricevuto la maggior attenzione. Questi ultimi oggi compongono il 20-30% del totale valore del gettito industriale del paese. Tuttavia questi settori hanno sofferto una carenza nell’innovazione dovuta ad un sistema che ha premiato l’incremento della produzione sopra ogni cosa, a discapito di sofisticazione, qualità e varietà. Perciò oggi giorno, nonostante l’enorme settore metallurgico, sono ancora carenti le produzioni di acciai speciali. La crescita della manifattura ha avuto una media del 10%, sorpassando gli altri settori dell’economia. Numerose compagnie nell’industria pesante rimangono sotto il controllo statale, per via della loro importanza strategica. La manifattura leggera e la produzione di beni di consumo e di lusso sono generalmente e sempre più nelle mani dei privati.

Fra le industrie principali vi sono le industrie minerarie e quelle di alluminio, carbone, macchinari, armi, tessili, abbigliamento, petrolio, cemento, fertilizzanti, industria alimentare, automobili, macchinari per il trasporto tra cui locomotive e binari, navi ed aeroplani. A questi si aggiungono quelle di altri beni di consumo quali calzature, giocattoli, elettrodomestici ed il settore tecnologico quali telecomunicazioni e tecnologie per l’informatica. L’industria chimica copre un ruolo importante a livello globale, essendo il paese leader nella produzione di fertilizzanti, plastiche e fibre sintetiche. Dal 2000 il Paese è fra le mete preferite per la ricollocazione della produzione manifatturiera, per via della conveniente manodopera e del posizionamento della Cina come piattaforma per l’export globale. Tuttavia dato l’innalzamento del tenore della vita, il rinvigorimento dei regolamenti ambientali e del lavoro e soprattutto l’innalzamento dei salari, le considerazioni per il ricollocamento si basano sempre meno sulla convenienza della manodopera rispetto al periodo iniziale dell’industrializzazione cinese.

L’ECONOMIA CINESE – SERVIZI

La Strada di Nanchino, la via commerciale più famosa e più trafficata di Shanghai.
Il settore dei servizi cinese si classificava terzo al mondo per prodotto nominale, dopo Stati Uniti e Giappone, mentre per PPA già negli anni scorsi si classificava secondo dopo gli Stati Uniti. Nel 2010 Il settore dei servizi componeva il 43% del PIL cinese, secondo per pochi punti al settore manifatturiero e dell’edilizia combinati. Tale rapporto è tuttavia ancora basso rispetto a quello dei paesi più sviluppati.

Prima delle riforme economiche del 1978, il settore dei servizi cinese era caratterizzato da aziende statali, con controlli sui prezzi e razionamento dei servizi prodotti. Con le riforme vennero introdotti mercati privati, il settore commerciale e fu dato spazio al ruolo degli imprenditori. I settori della vendita al dettaglio e vendita all’ingrosso si svilupparono rapidamente, negli anni facendo nascere numerosi centri commerciali, negozi. Così fu rapida la nascita di ristoranti, alberghi, vendita articoli e beni secondari e numerose piccole e medie imprese in proprio. L’amministrazione pubblica rimane tuttora una forte componente del settore dei servizi, mentre il turismo, sia per turisti cinesi che stranieri, sta crescendo rapidamente ed è una fonte di valute estere.

L’ECONOMIA CINESE – AGRICOLTURA

Secondo la Banca Mondiale, nel 2011 l’agricoltura componeva il 10% del PIL cinese. Nel 1983 tale figura era al 33%, mostrando una radicale trasformazione nell’economia cinese. Secondo le statistiche della FAO la Cina è il produttore e consumatore di prodotti agricoli più grande al mondo, primo nella produzione di riso e grano. Inoltre la Cina è fra i principali produttori di mais, tabacco, soia, patate, sorgo, arachidi, tè, orzo. Altre produzioni non alimentari quali cotone, fibre, seta ed olio di semi formano una piccola componente delle esportazioni agricole della Cina. La resa è generalmente alta, dato l’utilizzo di coltivazioni intensive. La Cina possiede solo il 75% delle terre coltivabili degli Stati Uniti, tuttavia ha una produzione agricola del 30% superiore a quest’ultimo paese. Produzione di grano dal 1961 al 2004. Stime tratte dalla FAO. Asse Y: produzione in tonnellate metriche.
Secondo stime delle Nazioni Unite, nel 2003 la Cina ha sfamato il 20% della popolazione mondiale, con solo il 7% delle terre arabili al mondo. A causa della geografia della Cina, solo il 15% del territorio cinese è adatto all’agricoltura. Di questo, la metà non è irrigata ed il rimanente è diviso tra risaie ed aree irrigate. Ciononostante circa il 50% dei cinesi vive in queste aree, un’alta percentuale dei quali lavora in agricoltura. Le stime nazionali indicano una popolazione rurale tra i 600 e i 700 milioni di abitanti, stima esatta difficile da ottenere dato che numerosi cittadini cinesi sono tuttora registrati in regioni rurali ma da tempo si sono trasferiti in centri urbani. Di questi circa la metà lavora nell’agricoltura, mentre il rimanente ha trovato lavoro in industria leggera o servizi a livello locale.

L’allevamento costituisce la seconda più importante componente della produzione agricola. La Cina è leader mondiale nella produzione suina, di pollame e di uova e dispone di notevoli allevamenti bovini ed ovini. L’acquacoltura e la itticoltura rappresentano settori tradizionali da tempo presenti nel settore agricolo del paese, per far fronte all’insufficienza delle risorse marine presenti nei mari della Cina. Nella regione del tibet è sviluppato l’allevamento dello yak, dai cui si ricavano pellame, latte e carne. In seguito alla crescita demografica ed agricola del paese, molte risorse forestiere sono andate perdute. Vi sono stati numero interventi di riforestazione a livello nazionale, tuttavia questi non si sono rivelati pienamente efficaci ed il Paese tuttora fa fronte ad un grave problema di deforestazione.[44] Le foreste principali si trovano sulle montagne Qin, nelle regioni centrali e nell’altopiano dello Sichuan e Yunnan, data la difficoltà nell’accedere a queste regioni. La maggior parte della produzione di legna del paese proviene dalle province del nord-est del Helongjiang e Jilin, e centrali ed meridionali del Sichuan e Yunnan.

Le province Occidentali quali il Tibet, lo Xinjiang e il Qinghai, nonostante la vasta estensione territoriale, hanno una produzione agricola bassissima data la natura geografica di queste regioni. Nelle regioni meridionali la produzione di riso domina l’agricoltura, spesso con due rese annue. Nel nord del Paese domina invece la produzione del grano, mentre nelle regioni centrali le produzioni di riso e di grano sono generalmente alla pari. La soia ed il frumento sono per la maggior parte prodotti al nord ed al centro, mentre il cotone è coltivato intensivamente nelle regioni centrali.

WOFE – WHOLLY FOREIGN OWNED ENTERPRISE

Una Wholly Foreign Owned Enterprise (WFOE) è, in Cina, un mezzo di investimento per creare unità produttive o commerciali in territorio cinese. La WFOE si configura in diverse tipologie di cui la più popolare è la società a responsabilità limitata (Limited Liability Companies – LLC). Come indicato dal nome stesso di questa entità giuridica, la WOFE, chiamata anche WFOE, è controllata al 100% da un investitore straniero.

A differenza di altri tipi di investimento previsti dalla legislatura nazionale, la caratteristica della WFOE è il fatto che non sia richiesta la presenza di un soggetto cinese in quanto sono di proprietà interamente straniera. Questo può risultare, per un’impresa estera interessata ad entrare nel mercato cinese, in un maggiore controllo sulla venture, evitando i problemi tipici di una joint venture: negoziazioni contrattuali, conflitti potenziali con l’altro partner nella venture, obbligo di condivisione di talune scelte strategiche.

Si ricorre spesso alle WFOE per produrre in Cina un prodotto straniero, per poi esportarlo in un altro paese. Infatti, una WFOE non ha la possibilità di distribuire i prodotti in Cina, sebbene sia stata recentemente una variante (Foreign Invested Commercial Enterprise) che ne ha invece la possibilità.

Il vantaggio principale di una WOFE è che, a differenza di altri strumenti come l’Ufficio di Rappresentanza o l’Ufficio Vendite, consente di operare e generare profitti in Cina. Una WOFE può infatti emettere i fapiao (fatture Cinesi), consentendo quindi all’azienda di svolgere attività produttive vere e proprie a non solo di marketing.

Inoltre, la WOFE garantisce all’investitore straniero diritti quasi uguali a quelli di un imprenditore Cinese.

Se gli investitori optano per una WOFE a responsabilità limitata (LLC), questi saranno responsabili solo per i capitali investiti. Grazie all’adesione alla World Trade Organization (WTO), la WOFE può operare anche come negozio al dettaglio o società commerciale.

D’altra parte, costituire una WFOE significa addentrarsi nel mercato cinese rinunciando ad appoggi più sicuri, come può essere un partner in una joint venture. Di conseguenza, la WFOE può faticare a creare un tessuto di guanxi, cioè “relazioni” personali con l’apparato burocratico e i soggetti del mercato, relazioni che in Cina sono molto importanti per portare avanti un’impresa.

Le tempistiche per la creazione di una WOFE possono anche richiedere 1/2 mesi, nella migliore delle ipotesi, e richiedono la presentazione della documentazione richiesta presso diversi organi competenti. La procedura è piuttosto macchinosa e molta della documentazione deve essere presentata in lingua Cinese. Solitamente le aziende straniere si appoggiano a società specializzate che si occupano di tutta la procedura burocratica per aprire una WOFE in Cina.

In alcuni settori è vietata la costituzione di WFOE. In questi casi, peraltro limitati, si ricorre di solito all’alternativa della joint venture con un partner locale.

La procedura  per aprire una società (WFOE) in Cina comprende 8 passi:

1. Individuare un’agenzia o uno studio legale che ti aiuti e consigli durante il processo di formazione e gestione della società;

2. Scegliere il Business Scope in cui intendi operare e determina se è incentivato, ristretto o proibito agli stranieri;

3. Verificare che tutti i soci abbiano l’approvazione per possedere azioni di una società cinese;

4. Preparare tutti i documenti necessari per avere le approvazioni governative:

Il nome della società, in cinese, che intendi utilizzare;

La lista dei soci (o delle società) controllanti;

La struttura manageriale;

L’indirizzo legale della società;

Il numero, cittadinanza, salario e benefit degli impiegati;

Il capitale registrato;

Uno studio di fattibilità.

5. Richiedere l’approvazione finale alle autorità competenti;

6. Ottienere la business license dalle autorità;

7. Aprire il conto e depositare il capitale registrato.

Vuoi più informazioni. Contattaci info@innovationclub.it.

Trovare clienti in tutto il mondo nei processi di vendita “Business to Business”

in Economia/Evidenza/Innovazione by
Digital mondo, foto da ufficio stampa Innovation Club

Ogni processo di vendita sia “business to business” ha bisogno di strumenti e metodologie per generare nuovi clienti e fornire alla propria rete vendita contatti utili e profilati. Oggi è possibile realizzare questo partendo dai social network e dal web creando dei meccanismi di ingaggio e di segnalazione di un cliente potenziale. In particolare modo:

– Social influence: attraverso un sistema di ricerca per tematismi, parole chiave e hashtag è possibile individuare gli opinion maker/influencer (es. gli architetti) rilevanti e in target con i prodotti e le attività della vostra azienda (es. progetti contract);
– Facebook: la dinamica che il customer generator implementa su questo social è legata all’inoltro di annunci profilati per categorie di utenti e per audience affini da cui scaturisce anche grazie a un retargeting sul web continuativo il contatto commerciale;
– LinkedIn: lavorando in questo social network è possibile integrare delle funzionalità messe a disposizione dai suoi strumenti nativi generando un numero massivo di visite call-back ad impresa in modo gratuito;
– Retargeting Web e Mobile: grazie alla collaborazione con il partner Criteo, leader di mercato a livello mondiale, è possibile impostare campagne web con “banner personalizzati” senza generare costi per impression (= branding gratuito), ma solo per clic, in modo da estendere nel tempo la “superficie di contatto” di chi ha mostrato interesse nei prodotti e servizi della vostra azienda;
– Inbound Marketing: l’inbound si concentra sulla creazione e distribuzione di contenuti educativi che possono essere d’interesse al potenziale cliente tanto da attirarlo nel proprio sito web ed identificarlo in modo preciso.

Tutte queste dinamiche possono essere governati attraverso ad un sistema di Customer Generator digitale che permette:

– Costruire il proprio Customer Journey sottoforma di workflow permettendo di destinare il messaggio corretto al proprio interlocutore a seconda della fase (ingaggio, considerazione, vendita, post vendita) della relazione;
– Importare i dati anagrafici e preferenziali e classificare il contatto con nella categoria (Buyer Personas) più corretta;
– Importare i contatti per avere una completa visione dei prospect e dei clienti della vostra azienda;
– Gestire l’opportunità attribuita ad ogni contatto con tutti i dati sullo stato dal primo contatto fino alla gestione di un’offerta;
– Realizzare un sistema collaborazione/ informazione per la forza vendita senza limitazioni di utenze;
– Integrare i più diffusi sistemi gestionali ERP e CRM.

Volete trasformare in modo automatico i contatti social della vostra azienda in prospect ?
Volete gestire i vostri contenuti commerciali in modo personalizzato e consequenziale in modo che il processo di vendita si incanalato prima del primo incontro ?
Volete popolare il vostro CRM di prospect rendendolo per questo uno strumento finalmente utilizzato dalla vostra forza vendita ?

Segui Innovation Club: www.innovationclub.it

L’internet of Things – visione ed esempi applicativi di Innovation Club

in Economia/Evidenza/Innovation club/Innovazione/Rubriche by

L’Internet delle cose rappresenta l’evoluzione dell’uso della rete: gli oggetti (le “cose”) si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. Le sveglie suonano prima in caso di traffico, le scarpe da ginnastica trasmettono tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con persone dall’altra parte del globo, i vasetti delle medicine avvisano i familiari se si dimentica di prendere il farmaco. Tutti gli oggetti possono acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento alla Rete. Per “cosa” o “oggetto” si può intendere più precisamente categorie quali: dispositivi, apparecchiature, impianti e sistemi, materiali e prodotti tangibili, opere e beni, macchine e attrezzature. Questi oggetti connessi che sono alla base dell’Internet delle cose si definiscono più propriamente smart objects (oggetti intelligenti) e si contraddistinguono per alcune proprietà o funzionalità. Le più importanti sono identificazione, connessione, localizzazione, capacità di elaborare dati e capacità di interagire con l’ambiente esterno.

Il modello dell’ubiquitous computing

Fu Mark Weiser a coniare il termine “ubiquitous computing”, attorno al 1988, durante la docenza come Chief Technologist (Ingegnere capo), presso il Palo Alto Research Center (PARC, Centro di Ricerca di Palo Alto) della Xerox. Opposto al paradigma del desktop (letteralmente: «scrivania»), in cui un utente individuale aziona consciamente una singola apparecchiatura per uno scopo specifico, chi “utilizza” lo ubiquitous computing aziona diversi sistemi e apparecchiature di calcolo simultaneamente, nel corso di normali attività, e può anche non essere cosciente del fatto che questi macchinari stiano compiendo le proprie azioni e operazioni. Questo paradigma viene descritto anche come calcolo pervasivo, intelligenza ambientale.

Le proiezioni

Secondo stime di Gartner, nel 2020 ci saranno 26 miliardi di oggetti connessi a livello globale. ABI Research stima che saranno più di 30 miliardi. Altri istituti parlano di 100 miliardi. Il valore del mercato è stimato in 80 miliardi di dollari. Il mercato degli “Smart Objects” in Italia è arrivato a toccare nel 2018 i 3,7 miliardi di euro, con una crescita del 36% rispetto all’anno precedente. La principale fetta di questo mercato è rappresentata dalle applicazioni di Smart Metering (i contatori gas intelligenti installati presso le utenze domestiche). Nel prossimo futuro si prevede un’ulteriore accelerazione del mercato, soprattutto per quanto riguardo gli ambiti smart metering, smart car, domotica e smart home e industrial IoT. Le aspettative degli esperti sono che l’Internet delle cose cambierà il nostro modo di vivere in modo radicale. Gli oggetti intelligenti, con capacità decisionale, permetteranno risparmio energetico sia a livello personale sia a livello industriale.

Esempi applicativi

Alcuni tra i principali ambiti operativi interessati dallo sviluppo della IoT sono riportati in questo elenco:

Domotica – Lo sviluppo di sistemi automatici nelle nostre case ci permetterà di regolare le luci, usare gli elettrodomestici, aprire cancelli e garage con il nostro smartphone;

Robotica –  Sviluppare macchine che “si parlano tra di loro” e che possono interagire per realizzare un processo complesso è il futuro dei sistemi manifatturieri;

Qualità – Creare dei sistemi di monitoraggio evoluti è una delle principali applicazioni di questa tecnologia. Ad esempio in un sistema di ricircolo dell’aria può essere messa in evidenza con l’Internet of things rapidamente la presenza di batteri dannosi per la salute;

Energia – Un impianto produttivo può controllare con una rete di sensori il suo dispendio energetico in modo da poter intervenire e migliorare le proprie prestazioni sul tema della sostenibilità;

Fabbrica – Gli impianti produttivi del futuro saranno sempre più dotate di sensori in modo da prevenire infortuni sul lavoro, indicare all’operatore le attività da fare e supportarlo in compiti ripetitivi come riconoscere un prodotto difettoso;

Avionica – Lo sviluppo di sistemi di alerting collegati a sensori permetterà di evitare guasti ed incidenti aerei;

Industria automobilistica – L’auto sempre più connessa realizzerà numerosi servizi per il guidatori e per il passeggero;

Biomedicale – Sensori all’interno del corpo umano potranno permette di gestire meglio protesi e dispositivi medicali;

Monitoraggio in ambito industriale – Lo sviluppo di sistemi di manutenzione produttiva è la fondamentale leva di differenziazione nell’ambito macchinari ed impianti ed è premessa per lo sviluppo di fornitura attraverso logiche di servizio;

Telemetria – L’Internet delle cose diventa fondamentale per ogni tipo di misurazione ad esempio di un componente meccanico sottoposto a stress. Un applicazione telemetria alimenta una carta di controllo statistico che individua criteri di allarme ed intervento;

Sorveglianza – Sistemi di alerting permetteranno di comprendere attraverso il rumore o un’immagine quando accade qualcosa di potenzialmente insolito;

Rilevazione eventi avversi – Un sistema di intelligenza distribuita può segnalare in tempo reale l’accumulo di neve su un versante montuoso catalizzando un intervento preventivo;

Smart City – Creare una città intelligente è il futuro dell’internet delle cose come ad esempio la realizzazione di una rete semaforica che si autoregola in base al numero dei veicoli presenti sulla strada;

Agricoltura – Poter analizzare le esigenze in tempo reale di un terreno è la premessa per poter effettuare il migliore e minor invasivo intervento chimico per prevenire malattie e migliorarne la produttività;

Zootecnia – Tracciare la qualità e la salute degli allevamenti attraverso un sistema intelligente che analizza i mangimi e osserva il comportamento degli animali.

I partner di Innovation Club hanno sviluppato delle esperienze in tutti questi e anche in altri contesti: scrivici per avere più informazioni: info@innovationclub.it

Semafori che si autoregolano attraverso veicoli connessi: l’Italia fa da pilota | INNOVATION CLUB

in Economia/Evidenza/Innovation club/Innovazione/Rubriche by
Semaforo, foto generica

Uno dei più grossi inconvenienti della vita moderna delle città è il traffico, in particolare le interminabili file di macchine che si formano ai semafori lungo le strade cittadine e di scorrimento. Tutto questo oltre a non ottimizzare la preziosa risorsa del tempo costringe i cittadini a vivere una situazione di costante stress. Purtroppo con il crescere della popolazione urbana questo fenomeno non accenna a diminuire ma l’intelligenza portata dalla tecnologia permetterà nel futuro di migliorare se non risolvere del tutto questo “incubo metropolitano”.

Il primo esperimento al mondo di un semaforo stradale che si autoregola attraverso veicoli “connessi” è stato realizzato dall’Università della Calabria (UNICAL) con l’aiuto di smartphone commerciali comuni da parte di un team di ricercatori che lavorano per Unical e per Somos S.r.l., Start Up innovativa che opera anche nella città di Brescia. Il sistema che è stato sviluppato e sperimentato, parte dall’utilizzo di una semplice applicazione mobile per trasmettere la posizione e la velocità del veicolo al sistema che gestisce l’infrastruttura. Questa innovazione consente di reperire tutti i dati necessari in tempo reale.

I semafori potranno finalmente essere controllati senza costose infrastrutture in un modo più economico e diverso rispetto alla maggior parte di sistemi attuali, che rilevano i volumi di traffico solo in punti fissi. Le amministrazioni cittadine più innovative in tutto il mondo implementano una tecnologia di controllo dinamico basata sui dati provenienti dai sensori inseriti nella pavimentazione stradale. Sfortunatamente queste strutture si realizzano con un costo di intervento molto elevato.

L’esperimento, condotto, ha dimostrato come il controllo del segnale stradale in tempo reale possa essere eseguito attraverso smartphone comuni e reti cellulari standard esistenti. Il team di ricerca presso UNICAL e SOMOS ha studiato per molto tempo lo sviluppo di questo sistema utilizzando un laboratorio di simulazione dedicato. Le simulazioni hanno evidenziato la realizzazione di una logica cooperativa: anche se solo una minima parte dei guidatori vengono tracciati dalla piattaforma il beneficio di armonizzazione del traffico attraverso i semafori diventa un vantaggio per tutti.

Il sito sperimentale dedicato è stato allestito all’interno del Polo di Arcavacata che è il campus universitario più grande d’Italia. Durante l’esperimento tutti i conducenti sono stati sorpresi di “ricevere sempre la luce verde”: erano stupiti di poter guidare praticamente senza fermarsi agli incroci. Una post-analisi delle traiettorie ha dimostrato che in media ogni pilota è stato in grado di raddoppiare lo spazio viaggiato nello stesso tempo. I flussi di traffico all’incrocio erano aumentati di oltre il 100%, i tempi di viaggio ridotti di oltre il 70% e le velocità medie sono aumentate di oltre il 200% per ogni guidatore.

Questo sistema potrà diventare rapidamente una soluzione gestionale messa a disposizione sia delle grandi città che dei piccoli centri in una logica di servizio cloud proposta con un investimento contenuto e con rapidi tempi di implementazione.

Per maggiori informazioni: https://www.somos.srl

 

Centro Padane Srl: già acquisiti progetti per oltre un milione di euro

in Economia/Edilizia/Evidenza by
Il presidente di Centro Padane Srl Fabrizio Scuri

L’assemblea costitutiva si è tenuta lo scorso ottobre. Ma in pochi mesi di vita Centro Padane Srl ha già gestito progetti e attività di direzione lavori per oltre un milione di euro, la maggioranza dei quali proprio nella leonessa.

La società – controllata in maniera paritaria dalle Province di Brescia e Cremona – nasce da una costola della vecchia Autostrade Centro Padane con l’obiettivo di supportare le amministrazioni locali nella gestione, direzione lavori e pianificazione di opere stradali e di edilizia pubblica, nella manutenzione straordinaria delle strade e nella definizione di progetti di smart road.

Il primo punto sulle attività della società guidata da Fabrizio Scuri si terrà il 19 luglio, con la nuova assemblea dei soci.

Ma prima di quell’appuntamento potrebbero arrivare nuovi affidamenti dal Broletto. Ad oggi i principali interventi in terra bresciana hanno riguardato le verifiche sismiche in diversi istituti scolastici (Tartaglia, Olivieri, Abba Ballini e Castelli di Brescia, Cerebotani di Lonato e De Medici di Gardone Riviera) e la direzione lavori nella riqualificazione degli impianti di illuminazione di gallerie e svincoli della provincia. Due voci, che da sole valgono oltre la metà dei lavori complessivi, a cui si aggiunge il  coordinamento della sicurezza per diversi cantieri di pavimentazione di strade provinciali.

Nelle prossime settimane, poi, è attesa l’assegnazione di commesse per altri 350mila euro, tra cui – per Brescia – la variante della Sp 235 di Orzivecchi, la verifica dello stato di conservazione del ponte della SP 345 sul fiume Oglio e la progettazione definitiva dell’allargamento della SP 2 nella tratta compresa tra l’intersezione con la SP 72 e la SP BS 235 e della variante sud di Bagnolo.

“Il nostro ruolo”, commenta il presidente Fabrizio Scuri, “è quello di supportare i nostri soci, garantendo una qualità crescente degli interventi e facendo economie di scala con Cremona e con le altre province limitrofe che ci auguriamo possano entrare nella compagine societaria, con cui sono già stati avviati diversi progetti. Siamo al lavoro per accrescere esperienza e competenze al servizio degli enti soci e in vista di futuri, significativi, affidamenti. Ringrazio”, conclude Scuri, “la Provincia di Brescia, a partire dall’attuale presidente e dal suo predecessore, per la fiducia che ci hanno già dato e che ci stanno dando quotidianamente”.

“La sfida a cui è chiamata Centro Padane”, aggiunge il presidente della Provincia di Brescia Samuele Alghisi, “è particolarmente significativa per i bresciani. Di fronte al continuo taglio delle risorse, gli enti locali devono puntare sempre di più sulle sinergie per continuare a garantire servizi di qualità. La Società sarà certamente in grado di portare avanti scelte strategiche nell’interesse di tutti i cittadini”.

Massetti (Confartigianato): infrastrutture importanti, ora sì al traforo del Mortirolo

in Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia/Evidenza/Infrastrutture by
Eugenio Massetti, Confartigianato Brescia

«In occasione dei 70 anni di Confartigianato Brescia siamo stati su tutto il territorio provinciale con incontri propositivi rilanciando iniziative per imprese ed economie locali. A Lumezzane si è parlato di “distretto ritrovato” e, ancora una volta, del tema rilevante per la rinascita valgobbina: la realizzazione dell’autostrada della Valtrompia. Fondamentale infrastruttura per il trasporto veloce dei prodotti manifatturieri e la rinascita del distretto, sia per i comuni cittadini e che grazie anche a tutte le battaglie fatte anche da Confartigianato è pronta per avviare finalmente i lavori. Ora ci batteremo per il traforo del Mortirolo, opera impotante in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, così come per anni abbiamo fatto per l’autostrada della Valtrompia. Opera realizzabile in tempi brevi quella del traforo, due, tre anni, che collegherà due province della stessa regione e di cui esiste il progetto sin dal 2003: basta rivederlo rapidamente e i lavori di realizzazione possono partire. Il Mortirolo consentirebbe di facilitare i collegamenti incrementando le opportunità per il turismo, divenendo un asset fondamentale per la mobilità, sia delle persone che delle imprese manifatturiere. Siamo e saremo alla testa del coro delle imprese, insieme ai molti sindaci che da decenni si battono per il sì a quest’opera, convinti che se se ne va un’impresa se ne vanno posti di lavoro e che proprio infrastrutture adeguate siano fondamentali per mantenere vivo il comparto economico delle zone valligiane e montane» commenta il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti.

Perché, se in provincia di Brescia si possono individuare 18 distretti artigianali ed industriali, quello di Lumezzane comprende 14 comuni più o meno limitrofi le cui attività economiche ruotano attorno al polo valgobbino, questi comuni vanno da Sarezzo a Collio, passando per Villa Carcina e Bione: dati sorprendenti quelli presentati recentemente da Confartigianato e che indicano che in distretto non è affatto morto. Ad esempio il tasso di occupazione al 2018 è del 50,3%, 0,6 punti percentuali in più rispetto al 49,7% del 2008, prima della crisi economica. Il settore manifatturiero mostra avere un’incidenza molto maggiore qui rispetto ad altri distretti, infatti il 25,1% delle imprese è concentrato in questo settore (contro il 13,1% in provincia), e di esse il 65,1% è artigiana (contro il 59% della provincia). Dati tengono anche conto della forte selezione che la crisi ha comunque operato tra le imprese di Lumezzane e dintorni infatti le realtà artigianali sono circa 262 in meno rispetto al 2009. Il distretto presenta una forte vocazione alla piccola impresa infatti il 97,3% delle realtà lavorative conta meno di 50 addetti.

«Un territorio, quello della Valtrompia, con capacità professionali e competenze uniche, una forte vocazione manifatturiera e una rete d’imprese ancora straordinariamente legate al territorio e un altrettanto straordinaria apertura ai mercati esteri, con la prevalenza di mercati Ue, in prima linea quelli tedeschi. Città-officina con la sua storia che ci parla di una costante capacità di rinnovarsi e di ripartire. La Germania è il primo paese acquirente per quanto riguarda il mercato del distretto di Lumezzane, infatti detiene Il 15,7% dell’export di macchinari e apparecchiature e il 28,1% per i prodotti di metallurgia, seguita da Stati Uniti, Francia e Cina. Merita attenzione, merita quest’opera, anche se con un ritardo assurdo» conclude Massetti.

1 2 3 38
Go to Top
Vai alla barra degli strumenti