Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

Category archive

Partner 2 - page 4

Economia, ecco cosa chiedono alla politica le imprese bresciane

in Aib/Api/Assocamuna/Associazione Artigiani/Associazioni di categoria/Camera di commercio/Cdo/Cna/Confartigianato/Confesercenti/Economia/Evidenza/Istituzioni/Parlamento e governo/Partner 2/Regione by

Dodici fra le più importanti Organizzazioni di rappresentanza del territorio unite per rappresentare le proprie istanze ai candidati alle elezioni regionali con un documento congiunto.

Un documento strategico per sostenere con un’azione di sistema le istanze delle imprese bresciane in un momento cruciale per la competitività del nostro territorio, basato su dieci punti strutturati per offrire alla politica una prospettiva strategica territoriale, basata su progetti tesi a favorire lo sviluppo, il sostegno alle imprese (in particolare alle PMI) nel mondo 4.0., favorire la crescita e l’occupazione, in particolare quella giovanile.

Obiettivi imprescindibili, senza i quali non sarà possibile contrastare disuguaglianza e povertà, favorire lo sviluppo di un’economia circolare, ridurre i divari e garantire una crescita inclusiva e dinamica.

Questi i temi analizzati dalle Organizzazioni di rappresentanza d’impresa, calati in un’ottica legata esclusivamente al nostro territorio:

·      Valorizzazione del rapporto associativo e trasparenza;

·      Formazione;

·      Lavoro, Welfare e responsabilità sociale;

·      Infrastrutture;

·      Ambiente ed energia;

·      Competitività e ricerca e innovazione;

·      Accesso al credito;

·      Internazionalizzazione;

·      Semplificazione amministrativa e contenimento del costo della PA;

·      Autonomia lombarda anche per i Comuni e i corpi intermedi.

Brescia non può più aspettare: come sintetizzato da Giuseppe Pasini, Presidente di AIB “Sono lieto che così tante importanti Organizzazioni di rappresentanza del territorio abbiano aderito a questa iniziativa: presentare un documento unico ai candidati alle prossime elezioni regionali che rappresenti le istanze socio-economiche più stringenti per il nostro territorio.  Gli imprenditori bresciani sono stanchi di vane promesse che durano lo spazio di un’elezione. Siamo un territorio ricco di potenzialità, proiettato verso una crescita solida e sostenibile e in grado di tener testa ai competitor internazionali, come dimostrano i dati sull’export che vedono Brescia al quarto posto fra le province esportatrici italiane con 14,5 miliardi di euro nel 2016 (fonte ISTAT). Per proseguire in questo cammino virtuoso, abbiamo bisogno che la Regione e le Istituzioni ci sostengano, siano al nostro fianco e non siano viceversa la spina nel nostro fianco. Un esempio su tutti, la questione infrastrutture: se penso al raccordo autostradale della Val Trompia e all’assurdo paradosso burocratico contro il quale il territorio e le imprese si trovano a lottare da anni, mi chiedo semplicemente: perché? Il nostro territorio è uno dei motori dell’economia del nostro Paese e la politica deve prodigarsi per sostenere le imprese e i lavoratori con programmi e progetti di ampio respiro e strutturati sul lungo termine, che consentano alle imprese di lavorare, assumere e investire in un clima stabile. Sui programmi, e solo su quelli, valuteremo i candidati.”.

Incalza Douglas Sivieri, Presidente di Apindustria: “Affinché la crescita che stiamo riscontrando possa diventare più solida, necessitiamo di una politica industriale che guardi al lungo periodo con interventi ed impegno corposi, a livello nazionale ma anche regionale. In primo luogo per quanto riguarda la formazione: le misure a sostegno di ITS e IFTS vanno intensificate e ci auguriamo che la Regione contribuisca all’adeguamento delle tecnologie e degli strumenti in uso negli istituti tecnici così che gli studenti formati siano allineati alle esigenze del mercato. Ma interventi sono indispensabili anche per quanto riguarda le infrastrutture (non solo in termini di viabilità ma anche tecnologici) e nelle politiche a supporto delle PMI, per le quali qualcosa è stato fatto, ma chiediamo alla Regione di proseguire intensificando misure dedicate per esempio all’accesso al credito e all’internazionalizzazione.  Solo in questo modo, operando in un clima favorevole di sviluppo, le imprese potranno raggiungere una stabilità maggiore.”

Per Bortolo Agliardi, Presidente dell’Associazione Artigiani, “il sistema impresa nel suo complesso ha fatto rete, al di la dei personalismi e degli interessi di parte. Non ci si deve vergognare di fare lobby perché pensiamo di rappresentare quella parte sana del Paese che produce e genera ricchezza. Per questo immaginiamo che la politica debba scendere dallo scranno del “non luogo” del parlamento e si riappropri del “luogo” Paese fatto di tanti imprenditori e i tanti lavoratori che esprimono vitalità e prosperità. Le sintesi dei problemi che abbiamo rappresentato hanno però una matrice unica che deve essere assolutamente sconfitta “quella burocrazia che sta falcidiando le attività e che frenano gli investitori stranieri. Per questo desideriamo un impegno preciso che vogliamo misurare nei fatti concreti e non nelle parole/promesse di una campagna elettorale spesso svuotata dei contenuti veri che vorremmo veder affrontati”.

Per il Presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti: “Sottolineare sinteticamente e congiuntamente alcune priorità per il contesto Provinciale Bresciano è fondamentale per chiedere che i punti qui raccolti siano oggetto per tutti i candidati, di un preciso impegno da promuovere e attuare se eletti. Dal canto nostro il valore artigiano rappresenta e deve rappresentare quell’insieme di valori storici tutt’oggi attuali, ai quali ci ispiriamo e che ci consentono di rappresentare gli interessi generali del ceto medio produttivo vera spina dorsale del sistema produttivo bresciano e che si confronta con due grandi sfide di cambiamento: globalizzazione dei mercati e tecnologie digitali. Riteniamo che lo sviluppo della regione Lombardia, quale locomotiva del Paese, passi dalla crescita competitiva delle PMI. Chiediamo un impegno per sostenere la transizione delle micro e piccole imprese nel nuovo contesto competitivo, rendendo maggiormente attrattiva la Lombardia per chi vuole investire e fare impresa, liberando le imprese dalle “zavorre” che le affliggono. Crediamo infine che le parti sociali debbano essere considerate una risorsa strategica: non si può prescindere da chi sul territorio ha una presenza capillare, un radicamento storico, la conoscenza delle imprese e dei loro bisogni. L’economia si è messa finalmente a crescere, con l’occupazione e gli investimenti in crescita, con l’export che aumenta e con la fiducia per il futuro che sta tornando ad avere cittadinanza nelle MPI e nell’artigianato. Siamo però consapevoli che il contesto di mercato si è fatto più difficile, ad esempio, proprio per le imprese più piccole, per quanto riguarda l’accesso al credito”.

Evidenzia Eleonora Rigotti Presidente CNA “sottolineiamo l’importanza di essere riusciti a fare sistema tra diverse sigle imprenditoriali bresciane, orientando il documento agli interessi ed allo sviluppo delle imprese che rappresentiamo. Ci presentiamo coesi, per tutelare il territorio tra i più manifatturieri e produttivi in Italia ed Europa.

Abbiamo bisogno di più attenzione da parte del mondo politico e di vedere realizzate le nostre proposte per far crescere la nostra economia e consolidare lo sviluppo, per non fermarsi davanti a una timida ripresa. La forza di essere uniti, proseguirà anche dopo le elezioni, per verificare che quanto richiesto abbia un seguito concreto e fruibile dalle imprese.”

Sul tema delle infrastrutture, sottolinea Sergio Piardi, Presidente della F.A.I. di Brescia come “Una viabilità valida al servizio del trasporto merci e passeggeri rappresenta una immensa potenzialità per l’economia regionale. Senza l’autotrasporto le merci non si muovono: ecco perché migliorare le infrastrutture è uno degli obiettivi primari per favorire lo sviluppo della circolazione delle merci e delle persone. È impossibile pensare di posticipare ancora il totale ripristino, delle infrastrutture attualmente in grande sofferenza sul territorio, quali ponti e viadotti interdetti al traffico o limitati nella portata perché non reggono neppure il traffico quotidiano, nonché la realizzazione delle opere ancora in sospeso (es: raccordo autostradale della Val Trompia)”.

Entra ancora di più nel merito Ettore Prandini Presidente della Federazione Provinciale Coltivatori Diretti, sottolineando gli interventi che servirebbero al nostro sistema agroalimentare: “Dobbiamo lavorare per rafforzare la sovranità alimentare del nostro Paese; tutelare il vero made in Italy; accelerare l’insieme dei processi di educazione all’imprenditorialità.

Tutto ciò ha come ovvia premessa il mantenimento di una linea ferma in Europa contro chi ipotizza tagli dei fondi destinati all’agricoltura (Pac), rafforzando nel contempo tutte le misure che escludono la “rendita” e puntano ad un’assegnazione degli aiuti alla luce del contributo alla sostenibilità sociale e quindi all’occupazione da parte delle imprese agricole.

Si tratta di misure strutturali che – al pari dell’esenzione dell’Irpef, dell’Irap, dell’Imu, del Bonus verde e delle misure di decontribuzione per i giovani imprenditori – hanno consentito al settore agricolo, di rilanciare l’occupazione, anche in questi anni di crisi. Misure “strutturali” certo, ma che per la pluralità delle funzioni espresse dal mondo agricolo – in termini diretti e indiretti – trovano giustificazione e riconoscimento sociale.”

Tante le istanze aperte: Pier Giorgio Piccioli Presidente della Confesercenti della Lombardia Orientale dichiara: “Confesercenti auspica una particolare attenzione ai temi del turismo quale volano di sviluppo dell’economia locale , valorizzando il ruolo delle imprese ricettive e della ristorazione, anche in chiave di valorizzazione delle produzioni agroalimentari tipiche del nostro territorio. La salvaguardia della rete distributiva rappresenta un importante presidio per i centri storici e il tessuto connettivo della socialità. Infine il credito, attraverso il sostegno ai Confidi, diviene uno dei supporti fondamentali per rilanciare le PMI garantendo adeguati investimenti”.

Così il Presidente Mariano Mussio di Assopadana “In dieci anni il mondo è cambiato completamente e per salvarsi le imprese hanno dovuto camminare su binari diversi rispetto a quello dei governanti. Per salvarci e progredire è necessario trovare una giusta direzione che accomuni tutti gli intenti se non gli interessi, altrimenti qualsiasi sforzo fatto da una parte o dall’altra risulta vano”.

Conclude Tiziano Pavoni, Presidente di Ance Brescia: “Il manifesto per i candidati regionali è frutto di un intenso e proficuo lavoro di confronto e sintesi di tutto il mondo produttivo bresciano. Il punto centrale, al di là dei singoli aspetti pur rilevanti, è che burocrazia asfissiante, norme troppo stringenti, poco chiare se non contraddittorie insieme ad iter amministrativi opachi sono i maggiori ostacoli per le imprese bresciane, che invocano una semplificazione amministrativa per competere meglio. L’intreccio e la sovrapposizione di distorte prassi amministrative, ad esempio, in tema ambientale e urbanistico è una zavorra non più sostenibile. Questo è il principale intervento che si chiede a chi governerà la Lombardia: semplificare. All’Amministrazione regionale le imprese non chiedono favori o di allentare i controlli ma regole chiare, semplici, attuabili.”

LE ASSOCIAZIONI CHE HANNO FIRMATO

Associazione Industriale Bresciana,

ANCE – Collegio Costruttori Edili,

Apindustria,

Associazione Artigiani di Brescia e Provincia,

Assopadana,

CNA – Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa,

Confagricoltura Brescia,

Confartigianato Imprese – Brescia e Lombardia Orientale,

Confcooperative Brescia,

Confesercenti,

FAI – Federazione Autotrasportatori Italiani,

Federazione Provinciale Coltivatori Diretti

Edilizia, siglato protocollo tra Provincia e operatori del settore

in Economia/Edilizia/Istituzioni/Partner 2/Provincia di Brescia by

La Provincia di Brescia è dotata di un proprio Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza, oltre che di un Protocollo di Legalità da utilizzare nelle procedure di affidamento dei Contratti Pubblici, essendo Stazione Unica Appaltante e Centrale Unica di Committenza di Area Vasta.

Tra le verifiche previste in attuazione al Codice dei contratti pubblici ci sono la regolarità contributiva degli Operatori Economici, oltre che la congruità delle offerte in riferimento al costo della manodopera.

La Provincia, ACB, che supporta, assiste e coordina l’attività degli Enti Locali del territorio, il Collegio dei Costruttori Edili, che ha per scopo la tutela degli interessi professionali dei costruttori e degli imprenditori edili e le parti sociali dell’Edilizia, FENEAL-UIL, FILCA-CISL, FILLEA-CGIL, che promuovono e sollecitano a tutti i livelli riforme che possano migliorare le condizioni dei lavoratori, hanno condiviso la comune volontà di contribuire, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze istituzionali, al rafforzamento della legalità in questo settore, a partire dalla regolarità contributiva e assicurativa all’interno dei luoghi di lavoro e nei cantieri edili, al fine di favorire una corretta dinamica concorrenziale tra i soggetti economici.

“Attraverso questo Protocollo d’Intesa – ha dichiarato il Presidente della Provincia di Brescia, Pier Luigi Mottinelli – avremo la possibilità di confrontarci nell’ambito dei Contratti Pubblici per quanto concerne regolarità contributiva e congruità del costo del lavoro, daremo vita a iniziative di formazione e di aggiornamento che coinvolgeranno anche i Comuni del territorio”.

A tale scopo, al fine di attivare e programmare queste iniziative e di monitorare gli interventi, è stato istituito un Gruppo tecnico di lavoro, formato da rappresentanti delle parti coinvolte, che si riunirà in Provincia.

I risultati dell’attività svolta in attuazione al Protocollo d’Intesa faranno parte dell’aggiornamento del Piano provinciale Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza.

Paolo Vismara è il nuovo presidente di Unionchimica Confapi Brescia

in Api/Associazioni di categoria/Economia/Partner 2 by

Paolo Vismara, ceo di VPM Group Srl di Alfianello, è il nuovo presidente di Unionchimica Confapi Brescia, l’Unione della piccola e media industria chimica, conciaria, materie plastiche, gomma, vetro, ceramica, abrasivi e prodotti affini.

Già presidente dal 2017 del Gruppo Giovani Imprenditori di Apindustria Brescia, classe 1980, Vismara è stato eletto in occasione dell’assemblea svoltasi ieri nella sede dell’Associazione in via Lippi e succede a Mirco Ambrosini, socio amministratore di Ambro-Sol Srl di Cigole. Resterà in carica per il triennio 2018/2021. VPM Group Srl, giovane e dinamica azienda, si occupa della produzione, confezionamento e distribuzione di prodotti chimici, lubrificanti e additivi legati ai più svariati settori della filiera.

A fianco del presidente sono stati eletti in qualità di consiglieri Laura Micheletti (Acca Spa), Delio Dalola (Dispari Società Cooperativa Sociale Onlus), Marta Benussi (Sara Ing. Sandro Benussi Srl), Daniele Denti (Chemiricerche Srl) e Paola Scamperle (Plasticwork Srl).

«Il nuovo triennio sarà una sfida sempre in salita, il focus sarà creare una rete sempre più collaborativa tra le aziende facenti parte alla categoria e cercheremo di dare ulteriore supporto alle aziende bresciane in tema di comunicazione e assistenza in merito agli aspetti normativi, giuridico-interpretativi, previdenziali e di formazione, avvalendoci dei mezzi che il nostro sistema Confapi ci mette a disposizione – afferma Vismara -. Il punto di forza sarà l’appoggio dell’efficientissima struttura di Apindustria Brescia, che con il suo organico è sempre più in prima linea al servizio delle PMI Bresciane, mettendo a disposizione il meglio che il sistema offre».

Unionchimica, costituitasi nel 1989 a livello sia nazionale sia territoriale, rappresenta 3.150 imprese (32.500 dipendenti) in Italia, 80 nel bresciano (con 1.500 dipendenti).

Lo Smart Living – Soluzioni per una vita migliore | INNOVATION CLUB

in Economia/Edilizia/Innovation club/Innovazione/Partner 2/Rubriche by
Smart Living Brescia

a cura di Innovation Club – La domotica, dall’unione della parola domus, che in latino significa “casa”, e del suffisso greco ticos, che indica le discipline di applicazione, è la scienza interdisciplinare che si occupa dello studio delle tecnologie atte a migliorare la qualità della vita nella casa e più in generale negli ambienti antropizzati. Questa area fortemente interdisciplinare richiede l’apporto di molte tecnologie e professionalità, tra le quali ingegneria edile, architettura, ingegneria energetica, automazione, elettrotecnica, elettronica, telecomunicazioni, informatica e design.

La domotica è nata nel corso della terza rivoluzione industriale allo scopo di studiare, trovare strumenti e strategie per:

> migliorare la qualità della vita;

> migliorare la sicurezza;

> semplificare la progettazione, l’installazione, la manutenzione e l’utilizzo della tecnologia;

> ridurre i costi di gestione;

> convertire i vecchi ambienti e i vecchi impianti.

La domotica svolge un ruolo importantissimo nel rendere intelligenti apparecchiature, impianti e sistemi. Ad esempio un impianto elettrico intelligente può autoregolare l’accensione degli elettrodomestici per non superare la soglia che farebbe scattare il contatore. Con “casa intelligente” si indica un ambiente – opportunamente progettato e tecnologicamente attrezzato – il quale mette a disposizione dell’utente impianti che vanno oltre il “tradizionale”, dove apparecchiature e sistemi sono in grado di svolgere funzioni parzialmente autonome (secondo reazioni a parametri ambientali di natura fissa e prestabilita) o programmate dall’utente o, recentemente, completamente autonome (secondo reazioni a parametri ambientali dirette da programmi dinamici che cioè si creano o si migliorano in autoapprendimento).

Ad un livello superiore si parla di building automation o “automazione degli edifici”. L’edificio intelligente, con il supporto delle nuove tecnologie, permette la gestione coordinata, integrata e computerizzata degli impianti tecnologici (climatizzazione, distribuzione acqua, gas ed energia, impianti di sicurezza), delle reti informatiche e delle reti di comunicazione, allo scopo di migliorare la flessibilità di gestione, il comfort, la sicurezza e per migliorare la qualità dell’abitare e del lavorare all’interno degli edifici. È bene notare che la domotica non sempre consente di ottenere risparmi energetici in abitazioni private, anzi il consumo stesso del sistema domotico potrebbe aumentare il fabbisogno energetico dell’abitazione. Grazie alla domotica, potranno essere adoperati impianti di questo genere, in altri contesti quali: ospedali, case per persone disabili, oppure nelle aziende per gestire l’illuminazione notturna, supervisionare un impianto fotovoltaico, ecc…

La casa intelligente

La casa intelligente può essere controllata dall’utilizzatore tramite opportune interfacce utente (come pulsanti, telecomandi, touch screen, tastiere, riconoscimento vocale), che realizzano il contatto (invio di comandi e ricezione informazioni) con il sistema intelligente di controllo, basato su un’unità computerizzata centrale oppure su un sistema a intelligenza distribuita. I diversi componenti del sistema sono connessi tra di loro e con il sistema di controllo tramite vari tipi di interconnessione (ad esempio rete locale, onde convogliate, onde radio, bus dedicato, ecc.). ambiente domotico.

Il sistema di controllo centralizzato, oppure l’insieme delle periferiche in un sistema ad intelligenza distribuita, provvede a svolgere i comandi impartiti dall’utente (ad esempio accensione luce cucina oppure apertura tapparella sala), a monitorare continuamente i parametri ambientali (come allagamento oppure presenza di gas), a gestire in maniera autonoma alcune regolazioni (ad esempio temperatura) e a generare eventuali segnalazioni all’utente o ai servizi di teleassistenza. I sistemi di automazione sono di solito predisposti affinché ogniqualvolta venga azionato un comando, all’utente ne giunga comunicazione attraverso un segnale visivo di avviso/conferma dell’operazione effettuata (ad esempio LED colorati negli interruttori, cambiamenti nella grafica del touch screen) oppure, nei casi di sistemi per disabili, con altri tipi di segnalazione (ad esempio sonora).

Un sistema domotico si completa, di solito, attraverso uno o più sistemi di comunicazione con il mondo esterno (ad esempio messaggi telefonici preregistrati, SMS, generazione automatica di pagine web o e-mail) per permetterne il controllo e la visualizzazione dello stato anche da remoto. Sistemi comunicativi di questo tipo, chiamati gateway o residential gateway svolgono la funzione di avanzati router, permettono la connessione di tutta la rete domestica al mondo esterno, e quindi alle reti di pubblico dominio. Esempio di funzioni di un impianto di illuminazione intelligente: accensioni multiple anche automatiche di luci in base all’instaurarsi di condizioni specifiche scenari (es. ci sono ospiti, diamo un party, mi vedo un DVD); autoaccensione secondo schemi copiati dalla realtà delle luci dopo il riconoscimento automatico di una prolungata assenza; centralizzazione dello spegnimento o autospegnimento delle luci quando viene riconosciuta l’assenza di utenti; gestione completamente autonoma e automatica dell’illuminazione.

Le soluzioni tecnologiche che possono essere adottate per la realizzazione di un sistema domotico sono caratterizzate da peculiarità d’uso proprie degli oggetti casalinghi:

Semplicità: il sistema domotico è diretto ad un pubblico vasto e non professionale, per questo deve essere semplice da usare secondo modalità naturali, univoche e universalmente riconosciute attraverso un’interfaccia user friendly, deve inoltre essere sicuro e non deve presentare pericoli per chi non ne conosce o comprende le potenzialità.

Continuità di funzionamento: il sistema deve essere costruito pensando al fatto che dovrà offrire un servizio continuativo e per questo praticamente immune da guasti o semplice da riparare anche per personale non esperto o, nel caso, necessitare di tempi brevi per la rimessa in funzione.

Affidabilità: il sistema funziona sempre, senza richiedere particolari attenzioni; anche in caso di guasti esso deve essere in grado di fornire il servizio per il quale è stato progettato o uno simile in caso di funzionamento ridotto, deve essere inoltre in grado di segnalarne il mancato funzionamento e di generare un report delle eventuali anomalie.

Basso costo: affinché un sistema domotico sia alla portata di tutti deve avere un costo contenuto, inteso come economicità delle periferiche (sensori, attuatori, ecc.) e della rete di interconnessione tra i diversi moduli funzionali.

Le tecnologie per la domotica permettono inoltre di ottenere alcuni vantaggi quali ad esempio:

Risparmio energetico: un sistema completamente automatizzato dovrà evitare i costi generati da sprechi energetici dovuti a dimenticanze o ad altre situazioni.

Automatizzazione di azioni quotidiane: un sistema di home automation deve semplificare alcune azioni quotidiane, soprattutto quelle ripetitive, non deve in alcun modo complicarle.

Tutte queste caratteristiche, se non sviluppate singolarmente ma nel loro insieme, portano alla creazione di un sistema domotico integrato che può semplificare la vita all’interno delle abitazioni. La casa diventa intelligente non perché vi sono installati sistemi intelligenti, ma perché il sistema intelligente di cui è dotata è capace di controllare e gestire in modo facile il funzionamento degli impianti presenti. Attualmente le apparecchiature tecnologiche sono poco integrate tra loro e il controllo è ancora ampiamente manuale, nella casa domotica gli apparati sono comandati da un unico sistema automatizzato che ne realizza un controllo intelligente.

Consegne automatizzate, sul piatto arrivano 6 milioni di euro

in Economia/Innovazione/Partner 2/Trasporti by
Yape Consegne

Nasce nella «Fabbrica di Imprese» di e-Novia, sviluppa competenze distintive con il gruppo di ricerca MoVe del Politecnico di Milano, inizia un percorso di trasformazione da startup in impresa ricevendo un investimento finanziario tra i principali in Europa. YAPE, il sistema di consegne a guida autonoma che in queste settimane sta effettuando i test su strada a Cremona, ha un investitore che ha deciso di puntare sul «prodotto» della «Fabbrica di Imprese» e-Novia. Il partner strategico dell’innovativo progetto che rivoluziona il delivery urbano è Eldor Corporation, multinazionale dell’automotive che ha sempre fatto dell’hi-tech uno dei suoi punti forza.  La scommessa per il gruppo lombardo è considerevole. Si tratta infatti di un investimento di sei milioni di euro che contribuiranno a finanziare YAPE, Your Autonomous Pony Express, per raggiungere gli ambiziosi obiettivi nell’ambito della guida autonoma e della prossima integrazione dei sistemi connessi nelle smart city.

«È un’ulteriore dimostrazione che si può nascere grandi – commenta Vincenzo Russi – combinando due asset strategici del Paese: l’industria e l’ingegneria in un settore chiave come l’automotive. Da una parte il gruppo Eldor, industria italiana di livello internazionale, pluripremiata per i suoi risultati, dall’altra parte una giovane impresa, una startup, YAPE, che rappresenta una delle migliori espressioni dell’ingegneria Made in Italy capace di coniugare competenze tecnico-scientifiche nei sistemi di mobilità veicolare, caratterizzati dal modello di sensing, reasoning e acting. L’incontro di questi asset del Paese è in grado di mostrare un’eccellenza che si confronta con le realtà più evolute ed innovative al mondo, portando le nostre imprese a partecipare a quelle sfide tecnologiche che vedono nella Silicon Valley la concentrazione di investimenti e competenze. L’automotive, settore chiave a livello mondiale, che vede un nuovo prepotente sviluppo in California, attraverso le competenze ingegneristiche per l’intelligenza artificiale, guarda a questa alleanza tra una multinazionale e una startup, come un esempio di rinnovata centralità del nostro Paese e delle sue competenze».

«Con questo investimento – commenta Pasquale Forte, presidente e ceo di Eldor Corporation – dimostriamo ancor di più di voler affrontare da protagonisti la sfida che oggi investe nell’incontro tra grande industria e la più avanzata tecnologia proveniente dai Politecnici. Stiamo ponendo le basi per un modello industriale 4.0 e un nuovo sistema di Open Innovation che riconosce, in modo fattuale, il valore delle giovani imprese innovative che portano con sé nuove idee e competenze distintive. Si tratta di un impegno che viene da lontano: la nostra attenzione è da sempre concentrata sullo sviluppo di prodotti per ridurre i consumi del motore termico e alla conseguente riduzione di emissioni di CO2 e, in parallelo, allo sviluppo di sistemi a propulsione ibrido-elettrica e di altre tecnologie ancora come le fuel cell. Investire nello sviluppo di YAPE, un progetto che combina guida autonoma e mobilità elettrica darà ulteriore impulso allo sviluppo di prodotti che riducono l’impatto ecologico sul pianeta e valorizzano le competenze italiane».

La tecnologia di YAPE è in queste settimane in fase di test su strada a Cremona grazie anche alla collaborazione con il Polo per l’Innovazione Digitale e il Comune di Cremona. Il sistema di consegne a guida autonoma sta effettuando prove nella città lombarda mostrando la versatilità della tecnologia nei centri storici italiani, fatti di realtà locali integrate a iniziative commerciali internazionali, di percorsi su strade medievali che si incrociano con arterie di grande flusso, di qualità della vita che si integra con l’efficienza di modelli urbanistici. Il sistema di consegne a guida autonoma è ideale per operare anche in zone vietate al traffico e risponde adeguatamente al piccolo e grande commercio. «La rivoluzione di YAPE – continua Russi – si proietta già nella smart city di domani: una città in cui i flussi del trasporto merci sono resi più razionali, silenziosi e rispettosi dei vincoli ambientali. In cui i veicoli elettrici e intelligenti – in grado di calcolare i percorsi più brevi elaborando i dati del traffico in tempo reale – contribuiscono a ridurre l’impatto che la distribuzione di prodotti all’interno delle città sta generando con veicoli tradizionali inefficienti, inquinanti e congestionanti. Così si contribuisce a restituire la centralità e il fascino ai centri storici. Così la tecnologia diventa un alleato anche per il commercio di prossimità fornendo servizi moderni, con consegne veloci e personalizzate».

YAPE – Le caratteristiche tecniche

YAPE è adatto a muoversi negli spazi stretti e irregolari delle città italiane ed europee, su marciapiede e pista ciclabile con un’autonomia di circa 80 km. Viaggia su due ruote dotate di motori elettrici autonomi che minimizzano il consumo di energia massimizzando l’agilità di movimento. Può effettuare rotazioni sul posto e superare facilmente ostacoli come le rampe dei marciapiedi o le rotaie del tram.

YAPE evita gli ostacoli grazie a una rappresentazione digitale aumentata dello spazio urbano: sfruttando sia i propri sensori, videocamere e laser, sia l’interazione con i sensori installati in città, ad esempio ai semafori per monitorare il traffico, genera una mappa virtuale che permette di rilevare (ed evitare) incidenti, buche, cantieri e altri ostacoli o rischi lungo il percorso dal mittente al destinatario del pacco.

YAPE è semplice da usare grazie a una app collegata a una piattaforma di gestione. L’utente lo può chiamare sotto casa propria e affidare il pacchetto al suo vano porta pacchi. Per spedire basta indicare l’indirizzo di destinazione nella app, o scrivere semplicemente a quale persona è destinato, lasciando al GPS il compito di rilevarne la posizione. Alla consegna, il destinatario sarà abilitato all’apertura del vano soltanto con un sistema di face recognition.

ELDOR CORPORATION

È una multinazionale leader nel settore automotive, partner delle principali case automobilistiche mondiali. L’headquarter di Eldor è a Orsenigo (Como), dove nel 1972 l’azienda è stata fondata da Pasquale Forte (presidente e CEO). Con 2.900 dipendenti in tutto il mondo, 5 centri produttivi (Italia, Turchia, Cina, Brasile e – entro il 2017 – USA), 5 uffici tecnico-commerciali (Germania, Cina, Stati Uniti, Giappone e Corea) e 5 centri di ricerca localizzati in Italia, Eldor è specializzata nella produzione di Ignition Systems (sistemi di accensione), ECU (centraline elettroniche), attuatori ABS e sistemi per veicoli ibridi ed elettrici. Ad oggi più di 150 milioni di veicoli nel mondo viaggiano con componenti e sistemi Eldor. Eldor si sta focalizzando sulle più importanti macro tendenze del settore Automotive: elettrificazione del veicolo, robotica, smart materials, clean energy e defect-free factory.

Imprese bresciane: vendite stabili, margini in crescita – I DATI COMPLETI

in Aib/Associazioni di categoria/Aziende/Economia/Partner 2/Tendenze by
L'indagine di Aib sulle prospettive economico finanziarie dei gruppi bresciani

Aib ha pubblicato il nuovo rapporto del suo centro studi sulle dinamiche industriali dei principali gruppi bresciani. Di seguito pubblichiamo una sintesi: per il rapporto completo è possibile cliccare qui.

Il rapporto analizza le principali dinamiche economico-finanziarie nel 2016 relative ai più rilevanti gruppi industriali bresciani a vocazione manifatturiera. In particolare vengono prese in considerazione le imprese manifatturiere di fascia dimensionale intermedia, caratterizzate da alcune peculiarità, fra cui: proprietà concentrata, produzioni specializzate, forte vocazione internazionale, autosufficienza patrimoniale, spiccata propensione all’innovazione e risultati economici in media migliori delle aziende piccole e grandi.

Lo studio, oltre all’analisi relativa all’evoluzione dei principali aggregati economico-finanziari registrati negli ultimi due esercizi (gli anni 2015 e 2016), prevede anche un focus su un periodo più esteso (il decennio 2007- 2016).  La prima sezione, relativa ai risultati ottenuti nel 2016 confrontati con l’anno immediatamente precedente, ha riguardato 90 gruppi industriali bresciani a vocazione manifatturiera. Tali operatori hanno prodotto nel 2016 un volume d’affari pari a 14,4 miliardi di euro, con un’occupazione complessiva di oltre 48 mila unità.

La dimensione media dei gruppi analizzati è pertanto pari a 160 milioni di euro per quanto riguarda il fatturato e 539 addetti.

La segmentazione dei gruppi per settore di attività vede la prevalenza dei comparti metalmeccanici (76 operatori), andando a riflettere la specializzazione produttiva dell’industria locale: i rimanenti 14 fanno riferimento a settori comunque rilevanti per l’economia del territorio, come l’Alimentare, il Carta e stampa, il Chimico, gomma e plastica e il Sistema Moda.

Le imprese complessivamente incluse nell’area di consolidamento sono 700 (in media 7,8 per ogni gruppo): di queste, 287 (41%) hanno sede in provincia di Brescia, 98 (14%) nel resto d’Italia e ben 315 (45%) all’estero. Le realtà produttive sono 324 (46%), 262 (38%) sono commerciali e 114 (16%) svolgono altre attività (immobiliari, finanziarie, logistica, energia, società agricole, ecc.).

La forte propensione all’internazionalizzazione viene confermata anche dal fatto che nel 2016 ben il 58,2% dei ricavi è stato generato all’estero: un valore elevato che tuttavia nasconde una certa eterogeneità fra settori. Per quasi la metà del campione le vendite all’estero intercettano oltre il 60% del volume d’affari complessivo, mentre per quasi il 20% dei gruppi, le vendite realizzate oltre confine incidono per non meno dell’80% del fatturato.

Di seguito i risultati più significativi, riferiti al biennio 2015-2016:
• Nel 2016 le vendite hanno sperimentato un’evoluzione complessivamente piatta
rispetto al 2015 (0,0%). La suddetta dinamica trae giustificazione dal contesto
macroeconomico che ha caratterizzato l’anno in questione. Il prodotto a livello globale
è cresciuto del 3,2%, mostrando un lieve rallentamento rispetto al 2015 (+3,4%). La
decelerazione delle economie avanzate è in buona parte imputabile alla frenata che
ha caratterizzato gli Stati Uniti, mentre Germania, Francia e Italia sono state
protagoniste di un’accelerazione della crescita del prodotto più o meno intensa. I
paesi a più recente industrializzazione hanno confermato i propri tassi di sviluppo
(+4,3%, sia nel 2015, sia nel 2016), pur mostrando una significativa variabilità al loro
interno. Gli scambi mondiali hanno registrato una nuova frenata (+1,4% nel 2016, dal
+1,9% nel 2015), riflettendo motivazioni strutturali, oltre che congiunturali. In tale
contesto, le principali commodity industriali hanno evidenziato uno sgonfiamento
delle proprie quotazioni, espresse sia in dollari, sia in euro. Ciò ha controbilanciato,
a livello monetario, gli effetti positivi derivanti dalla domanda globale in crescita.
• La dinamica stagnate del volume d’affari è confermata anche dall’analisi “micro”, che
mostra un campione letteralmente diviso in due, fra gli operatori con fatturato in
crescita e quelli con fatturato in diminuzione.
• Le limitate tensioni sui costi hanno favorito il recupero della redditività operativa: il
Margine operativo lordo è infatti cresciuto mediamente del 9,8%, con una dinamica
nettamente superiore a quella delle vendite. In tale ambito, il 60% dei gruppi censiti
ha registrato una crescita del MOL, mentre il restante 40% ha segnalato una
contrazione.
• Nel 2016 il rapporto fra il MOL e i ricavi si è attestato all’11,9% (10,8% nel 2015): il
miglioramento dell’indicatore è stato particolarmente diffuso fra i settori analizzati,
sebbene essi si caratterizzino per livelli piuttosto differenziati. La maggioranza
assoluta dei gruppi del panel si posiziona per valori dell’EBITDA margin compresi fra
il 6% e il 15%.
• I progressi del ROA riflettono quelli del MOL: l’indicatore in questione ha raggiunto
nel 2016 il 5,9% (dal 5,3% nel 2015). Si tratta di una dinamica positiva, favorita dalla
salita del ROS (proxy della redditività delle vendite), che ha più che compensato la
discesa della Rotazione del capitale investito, che misura la velocità di
disinvestimento delle risorse aziendali.
• La crescita della redditività operativa, unita al calo dell’onerosità debitoria
(quest’ultima passata dal 3,0% del 2015, al 2,7% del 2016) ha determinato un
significativo incremento del cosiddetto “Effetto semplice di leva finanziaria”. Il
differenziale fra il ROI (inteso come la massima remunerazione che può essere
offerta ai finanziatori di rischio e di credito) e il costo medio dell’indebitamento
finanziario, si è così attestato nel 2016 al 5,2%, rispetto al 4,0% nel 2015. Tale
dinamica, ha pertanto consentito di portare l’intero campione su livelli di “sicurezza”
e di ridurre i rischi che un improvviso calo della redditività e/o un brusco innalzamento
del costo del debito possano facilmente portare il differenziale ROI-ROD sotto lo zero;
l’esistenza di valori positivi del suddetto spread può essere intesa infatti come la
condizione minima di sopravvivenza.
• L’evoluzione del reddito netto (+23,7% nel 2016 sul 2015) ha beneficiato dei
progressi sperimentati nella marginalità operativa e della minore incidenza dell’area
finanziaria sul Conto Economico; complessivamente il ROE si è quindi attestato al
7,4% (dal 6,3% nel 2015). Il miglioramento non è stato diffuso, ma ha riguardato la
metà dei gruppi del campione. Va poi evidenziato che nel 2016 il 12,5% del panel si
caratterizza per valori negativi del ROE, in leggero aumento rispetto al 10,1% nel
2015; allo stesso tempo, si è ridotto il numero degli operatori appartenenti alle classi
più virtuose.
• Come già emerso nelle passate edizioni del rapporto, il grado di capitalizzazione si
mantiene elevato: l’Indice di indipendenza finanziaria, che pone al numeratore i mezzi
propri e al denominatore l’intero capitale investito, ha raggiunto nel 2016 il 46,3% (dal
45,4% nel 2015). Il ricorso all’indebitamento si è quindi confermato contenuto: il
Ufficio Studi e Ricerche AIB 5
Leverage finanziario, che mette in relazione i debiti a onerosità esplicita col
patrimonio netto si è attestato nel 2016 al valore di 0,6, rispetto allo 0,7 registrato nel
2015.
• Per quanto riguarda la liquidità, ovvero la capacità dell’azienda di fare fronte agli
impegni di breve periodo attraverso l’utilizzo del capitale circolante, non si segnalano
problematiche di rilievo: nel 2016 l’Indice di disponibilità ha raggiunto il valore di 1,7
(da 1,6 nel 2015). Ciò sta a significare che gli impieghi correnti (grazie al contributo
delle rimanenze) sono più che sufficienti a coprire l’ammontare delle fonti a breve.
Dal punto di vista dinamico, la Durata del ciclo commerciale è rimasta invariata (134
giorni sia nel 2015, sia nel 2016): non ha quindi subito variazioni il lasso di tempo in
cui il fabbisogno finanziario aziendale deve essere coperto per fare fronte alla
temporanea mancanza di liquidità. La stabilità dell’indice è frutto dei minimi
movimenti che hanno interessato le sue componenti, ovvero: la rotazione delle
rimanenze e quella dei crediti e dei debiti.
• La propensione a investire è rimasta elevata: nel 2016 i gruppi manifatturieri bresciani
hanno destinato agli investimenti in immobilizzazioni materiali un’ingente porzione
del proprio valore aggiunto, pari al 18,5%. Si tratta di un valore significativo, che ben
rispecchia la voglia di “fare industria” degli operatori analizzati. Quasi il 70% dei
gruppi ha devoluto agli investimenti un valore non superiore a quello medio, mentre
poco meno del 15% degli stessi ha investito oltre il 30% della ricchezza prodotta.

Come precedentemente accennato, il rapporto ha affrontato l’evoluzione dei principali indicatori economico-finanziari dei gruppi industriali bresciani anche per il periodo 2007- 2016. Tale analisi, che non dovrebbe avere eguali in ambito territoriale, ha riguardato 55 operatori, rispetto ai 90 coinvolti nella prima sezione: 35 operatori si sono quindi “persi per strada”. Nei dieci anni oggetto del focus, si è sperimentato un certo turnover fra i gruppi: alcuni hanno iniziato a redigere il bilancio consolidato, altri non sono stati più tenuti a farlo. Ciò, unito alla logica del panel chiuso qui adottata (che fa sì che in caso di un’osservazione mancante, venga eliminata l’intera serie di riferimento) ha determinato la “sopravvivenza” nel campione di 55 operatori fra i 90 precedentemente analizzati.
Gli esponenti imprenditoriali selezionati a livello settoriale rappresentano adeguatamente l’universo delle imprese manifatturiere bresciane: 46 appartengono ai comparti metalmeccanici, mentre i rimanenti 9 fanno riferimento ad altri ambiti. Il valore complessivo dei ricavi realizzati nel 2016 ammonta a circa 10,6 miliardi di euro, mentre la dotazione occupazionale delle imprese incluse nell’area di consolidamento supera le 38 mila unità.
Di seguito i risultati più significativi, riferiti al periodo 2007-2016:
• Dopo il crollo registrato nel 2009 (-36,2% sul 2008), il volume d’affari complessivo è
velocemente tornato su livelli non distanti dai massimi pre-crisi, ma dal 2011 la
velocità del recupero ha perso smalto. I ricavi sperimentati nel 2016 sono di poco
superiori a quelli realizzati nel 2007 (+2,9%), ma sono ancora inferiori a quelli del
2008 (-3,8%). Ciò è in gran parte imputabile ai valori record dei prezzi assunti in
quell’anno da alcune materie prime di riferimento per l’industria bresciana: al netto di
tale aspetto, l’intensità del recupero sarebbe superiore. Per quanto riguarda la
distribuzione dei gruppi per anno in cui sono statti realizzati i valori minimi delle
vendite, vi è, come nelle aspettative, una netta convergenza sul 2009 (tale fenomeno
ha interessato 39 operatori); sul versante dei valori massimi, forse a sorpresa, è in
testa il 2016 (ben 21 gruppi), seguito a distanza dal 2008 (11) e dal 2007 (9). La
parziale asimmetria fra i valori cumulati e quelli “micro” può trovare giustificazione nel
fatto che il record realizzato nel 2008 nasce da pochi gruppi che negli anni successivi
non sono stati più in grado di replicare tali performance; al contrario di quanto
sperimentato nel 2016, quando i buoni risultati nei ricavi sono apparsi generalmente
più diffusi.
• Al di là degli incrementi “contabili” del Patrimonio netto, derivanti dalle rivalutazioni degli
immobili effettuate nel 20081 e nel 20132, la capitalizzazione è sensibilmente cresciuta
negli anni: nel dettaglio, nel 2016 l’Indice di indipendenza finanziaria ha raggiunto il
46,6% (nel 2007 era pari al 35,8%). La dipendenza da finanziatori terzi è
conseguentemente diminuita, con il Leverage finanziario che negli ultimi anni si è
attestato su un valore pari a 0,6: vale a dire che, per ogni 100 euro di mezzi propri, i
gruppi del campione hanno fatto ricorso all’indebitamento finanziario per 60.
• Alla ripresa dei ricavi è corrisposto un sensibile recupero dei margini: l’incidenza del
Margine operativo lordo sulle vendite (11,9% nel 2016) è in miglioramento dai minimi del
2009 (8,1%), posizionandosi poco al di sotto dei livelli pre-crisi (12,4% nel 2007). In
questo ambito l’anno 2007 è risultato il migliore per quasi un terzo del campione (17
1 D.L. 29 novembre 2008, n. 185, convertito nella Legge 28 gennaio 2009, n. 2.
2 Legge 147/2013 (Legge di stabilità 2014).

gruppi), mentre il 2016 lo è stato per 13 operatori. Il 2009 (18 gruppi) e il 2012 (12)
emergono invece come gli anni peggiori.
• Il ROA evidenzia una dinamica in parte difforme da quella registrata dall’EBITDA margin,
con una caduta più intensa e un recupero relativamente meno brillante: i livelli raggiunti
nel 2016 (6,1%), pur in netto recupero sul 2009 (1,5%) risultano ancora molto lontani dal
2007 (8,9%) e dal 2008 (7,3%). Ciò è imputabile, fra l’altro, agli elevati ammortamenti a
bilancio, frutto degli ingenti investimenti effettuati in questi anni.
• L’evoluzione complessiva del ROA ha seguito quella delle sue componenti: negli anni, i
margini sulle vendite (misurati dal ROS) si sono ridotti e la Rotazione del capitale investito ha fornito un contributo negativo alla formazione della redditività operativa.
• Dopo il crollo nel 2009 (-2,7%), il differenziale ROI-ROD mostra segnali di evidente
recupero: il valore registrato nel 2016 (5,9%) è secondo solo a quello del 2007 (7,0%).
Tale miglioramento è giustificato da un incremento della redditività operativa (ROI),
accompagnato da una contestuale flessione del costo del debito (ROD).
• La redditività netta ha seguito l’evoluzione di quella operativa: nel 2016 il valore del ROE
(8,1%) ha registrato un’accelerazione rispetto al recente passato, ma siamo ancora
lontani dalle performance sperimentate nel 2007 (13,0%), che si conferma l’anno d’oro
per i risultati aziendali. Ben 28 gruppi hanno infatti registrato in quell’esercizio il valore
massimo del ROE (nel 2016 solo 4, anche a causa della maggiore patrimonializzazione
che caratterizza in quell’anno i gruppi osservati). Come nelle aspettative, il 2009 si
conferma l’anno peggiore, sia in termini complessivi (valore del ROE pari a -0,4%), sia
in termini “micro” (25 gruppi hanno sperimentato in quell’anno il valore minimo).
• I gruppi presi a riferimento nel rapporto emergono come uno straordinario serbatoio di
occupazione: nel 2016, il numero degli addetti (calcolati sulle 55 imprese “capogruppo
operative”) si è attestato 5,5 punti percentuali sopra i livelli del 2007; tutto ciò a fronte di
una contrazione nell’industria in senso stretto pari al 10,2% nel periodo 2008-2016. Ne
deriva che le asperità di questi anni e la crescente propensione all’internazionalizzazione
dei gruppi bresciani a vocazione manifatturiera non hanno scalfito il loro legame col
territorio di origine; anzi, la dinamica degli organici evidenziata nel decennio 2007-2016
certifica uno sviluppo “sano” e rispettoso della forza lavoro locale, la quale si conferma
ancora una volta come un vero e proprio asset strategico per le imprese bresciane.

Flero, via ufficiale alla digital factory di Sfida 4.0

in Aziende/Città e Hinterland/Economia/Formazione/Innovazione/Manifatturiero/Partner 2/Sei consulting/Zone by
Il team di Sfida 4.0

Inaugurazione in pompa magna – questa mattina, a Flero – per il nuovo Sfida 4.0, la Digital Factory promossa da Sei Consulting e dedicata ai programmi di innovazione e di sviluppo delle piccole e medie imprese del territorio Lombardo.

Il complesso tecnologico di Flero (via Quinzano 23/a) sorge su una superficie di circa 1000 mq ricavata in un ex opificio alle porte di Brescia che ospita 3 mini fabbriche con percorso esperienziale, laboratori e aule dove conoscere, capire e sperimentare l’applicazione e le logiche del 4.0.

Sono 24 i partner coinvolti nell’iniziativa che hanno fornito macchinari o tecnologie e 7 gli sponsor (cfr allegato). Unica in Italia nel suo genere, l’iniziativa è stata realizzata in piena sintonia e sinergia, in logica di rete, con le altre iniziative messe a punto dalle istituzioni locali: Università di Brescia e Innexhub, quindi con Aib, Csmt, Camera di Commercio, ecc.

Un progetto ambizioso, di cui Ivan Losio – patron di Sei Consulting e di Sfida 4.0 – ha parlato anche in un intervento pubblicato pochi giorni fa su BsNews sul tema del rapporto tra innovazione e imprese.

Il programma indicativo della giornata prevede:
– 9.30-10, accrediti e welcome coffee;
– 10-11, presentazione del progetto;
– 11- 12, interventi delle istituzioni (Baronchelli di AIB, Sivieri di Api, Ziletti della Camera di Commercio e Faglia dell’Unibs);
– 12-12.20, evoluzione del progetto Sfida;
A seguire lunch e tour della fabbrica.

Cna, detrazioni fiscali edili in credito d’imposta cedibile per tutti

in Associazioni di categoria/Cna/Economia/Edilizia/Eleonora Rigotti/Partner 2/Personaggi by

Cna, detrazioni fiscali edili in credito d’imposta cedibile per tutti. Va estesa a tutti i soggetti la possibilità di trasformare le detrazioni fiscali per i lavori edili in credito d’imposta cedibile alle banche da parte di famiglie e imprese in cambio di liquidità. Già lo scorso anno CNA aveva lavorato perché tale possibilità venisse applicata; la Legge di Bilancio 2017 l’aveva, tuttavia, riservata solamente agli “incapienti”, cioè a coloro che dichiarano redditi entro le soglie della “no tax area”, e solo per i lavori di efficientamento energetico nell’ambito dei condomini. Ora, con l’avvio dell’iter di approvazione della Legge di Bilancio 2018, «a livello nazionale, e locale per quanto nelle nostre forze, CNA sta spingendo per l’ampliamento della platea di soggetti che possono beneficiare della cessione del credito d’imposta per lavori edili – dichiara Eleonora Rigotti, presidente di CNA Brescia -. È la strada maestra per consentire alle famiglie e alle imprese di ottenere liquidità per poter realizzare l’investimento sulla propria abitazione, o sull’immobile aziendale, per il quale si ha diritto all’agevolazione fiscale».

Trasformare le detrazioni in credito d’imposta cedibile avrebbe come risultato, secondo le stime di CNA, la copertura del 42,5% dell’investimento che si intende realizzare per le ristrutturazioni (invece di una detrazione del 50% spalmata su 10 anni) e del 55,2% dell’investimento per le riqualificazioni energetiche (invece di una detrazione del 65% in 10 anni). Un calcolo effettuato considerando un tasso del 3,6% per i mutui offerti dalle banche per questo tipo di spese.

Il settore edile è stato, come è noto, tra quelli che più duramente nel Bresciano è stato colpito dalla crisi. Nel 2009 erano attive nelle costruzioni 15.521 imprese artigiane; nel 2016 lo erano 13.393, un crollo del 13,7% (elaborazione Centro Studi CNA su dati Movimprese).
«Quella che stiamo chiedendo è una misura che potrebbe far ripartire gli investimenti sul patrimonio edilizio bresciano da parte di famiglie e imprese, generando opportunità di lavoro per la filiera edile, migliorando la qualità della vita delle persone e la sostenibilità ambientale del nostro patrimonio edilizio – conclude la presidente Rigotti -. È una leva potente per rimettere in moto il mercato, aprendo le porte a lavori che calzano perfettamente alla taglia delle micro e delle piccole imprese».

Camera di commercio, il 20 un seminario gratuito sull’e-commerce

in Associazioni di categoria/Camera di commercio/Economia/Istituzioni/Partner 2/Web e digitale by

Mercoledì 20 settembre 2017 dalle ore 10.00 si terrà presso la Camera di Commercio di Brescia il quarto incontro della rassegna formativa gratuita Eccellenze in digitale 2017 dal titolo ”E-commerce: la tua vetrina sempre aperta, ovunque”. Nel pomeriggio si terranno laboratori a numero chiuso di approfondimento del tema trattato, su prenotazione. Per informazioni: Ufficio Competitività Imprese, tel.030.3725298/264/346 pni@bs.camcom.it. Iscrizioni on line dal sito www.bs.camcom.it.

La network analysis nelle imprese | INNOVATION CLUB

in Economia/facoltà Economia/Formazione/Innovation club/Opinioni/Partner 2/Rubriche by
Matteo Casnici

Se vi fosse chiesto di raggiungere con un messaggio il presidente degli Stati Uniti, di certo pensereste che arrivare ad una persona così lontana nello spazio e così estranea alla vostra cerchia di conoscenze sia una follia. Sbagliereste. Recentemente un gruppo di ricercatori dell’Università degli Studi di Milano ha mostrato che questo è possibile, naturalmente tramite il Web. Nel 2011 il Prof. Boldi e colleghi, riprendendo il tema del celebre studio sui “sei gradi di separazione” condotto da Milgram negli anni Sessanta, hanno analizzato le reti di amicizia su Facebook (ai tempi 721 milioni di utenti e 69 miliardi di legami), concludendo che la distanza tra due utenti qualsiasi è, in media, pari a circa quattro passaggi. Vale a dire, per recapitare un messaggio a un utente qualsiasi -anche dall’altra parte del globo-, basterebbe scrivere ad un amico, il quale inoltrerebbe il messaggio ad un suo amico, che lo manderebbe a sua volta ad un altro amico, il quale finalmente lo consegnerebbe al destinatario ultimo. Solo quattro passaggi.

Nell’ultimo decennio, la consapevolezza di vivere in un mondo fortemente interconnesso inizia ad essere di patrimonio comune. La connessione è diventata non solo uno dei principali paradigmi dei nostri tempi, ma anche un aspetto chiave per le aziende. Basti pensare che il concetto di responsabilità sociale d’impresa, approccio innovativo e recentemente molto discusso, si basa sull’assunto che l’azienda sia connessa ad una rete di attori interni ed esterni ad essa, verso i quali essere economicamente ed eticamente responsabile. Molti studi empirici mostrano che anche la capacità di un’impresa di generare innovazione dipende da come essa sia interconnessa all’ambiente che la circonda. Il grado d’innovatività di un’azienda dipende non solo dal talento personale dei manager e dalla cultura aziendale, ma anche dalla presenza di legami con realtà diverse e complementari e, più in generale, di un sistema di relazioni strategiche di condivisione che facilitino l’emersione di nuove idee vincenti.

Relazioni e connessioni permeano la vita quotidiana dell’impresa. All’interno di molte aziende, in particolar modo quelle con strutture organizzative più “verticali”, i dipendenti sono organizzati in una struttura gerarchica, secondo ruoli e mansioni. La forza lavoro di un’azienda forma una rete interdipendente di soggetti che si scambiano informazioni, documenti, prodotti semi-lavorati. La struttura formale di questa rete di relazioni è ben rappresentata dall’organigramma. Ma questo non basta. In ogni organizzazione c’è anche una struttura invisibile di relazioni che legano i dipendenti tra loro. In azienda gli attori si scambiano fiducia, relazioni di supporto operativo, problem solving, idee, amicizia. Tali relazioni non sono osservabili a occhio nudo né tantomeno ricavabili dall’organigramma. Questa struttura è la rete informale di relazioni che vive in ogni impresa, e non è detto che coincida con quella formale, né è detto che sia meno importante di essa. In un recente studio pubblicato su HR Magazine, è stato presentato il caso di un’azienda americana che, per meglio governare il processo di crescita internazionale, si era posta l’obiettivo di coinvolgere le figure aziendali più influenti assieme al change management. Per individuare questi influencer interni, il management si avvalse di uno studio scientifico che coinvolse 200 manager in 10 paesi diversi. L’analisi identificò poco più di una dozzina di soggetti chiave che risultavano fondamentali per connettere tra loro i dipendenti dell’azienda. La grande sorpresa fu che metà di loro erano soggetti che i leader divisionali non si sarebbero mai aspettati (considerando l’organigramma) e che ricoprivano ruoli anche marginali, formalmente. Alcuni di loro risultavano molto più influenti di tanti soggetti con importanti incarichi dirigenziali. E i manager non lo sapevano.

 

Per indagare le relazioni fuori e dentro l’impresa, università e società di consulenza utilizzano un insieme di tecniche chiamato network analysis. Questa disciplina nasce negli anni Trenta da un gruppo di sociologi che studiavano persone e organizzazioni non come attori a sé stanti, ma come entità interconnesse. Lo scopo era capire come le relazioni potessero influire sui comportamenti. Dagli anni cinquanta la network analysis si diffonde ed assume un carattere ampiamente interdisciplinare. È utilizzata non solo da sociologi e antropologi, ma anche da economisti dell’organizzazione per comprendere le dinamiche di potere e collaborazione in azienda, da analisti finanziari per studiare le interdipendenze tra i titoli, da esperti di comunicazione per analizzare i fenomeni di diffusione di informazioni, da operatori di marketing per massimizzare l’estensione di una campagna pubblicitaria minimizzandone i costi, e persino da biologi e scienziati naturali per studiare le interdipendenze negli ecosistemi. Questa disciplina si basa su rigorose tecniche matematiche e più precisamente sulla teoria dei grafi, che permette di rappresentare sistemi a vari gradi di complessità tramite modelli di rete, in cui i soggetti sono rappresentati come dei punti (nodi) legati tra loro da relazioni (legami). Questi modelli permettono di semplificare la realtà e ottenere informazioni o rappresentazioni che altrimenti sarebbero invisibili.

Le potenzialità e gli impieghi della network analysis in ambito organizzativo-aziendale sono molteplici.

  1. Fusioni e acquisizioni: la network analysis è utilizzata dalla società acquirente per studiare le reti informali della società acquisita, al fine di individuarne gli attori chiave. Tali informazioni sono poi utilizzate a supporto dei processi d’integrazione che seguono all’acquisizione e permettono grande risparmio di risorse e guadagno in termini di efficienza.
  2. Ottimizzazione dei processi: tecniche di analisi delle reti sociali sono impiegate per identificare i flussi d’informazioni o di materiali in azienda e rilevarne eventuali inefficienze. In base ai dati, il management può intervenire modificando la struttura spaziale in azienda (es. avvicinando due risorse strategiche), investendo in infrastrutture tecnologiche (es. intranet per facilitare la comunicazione) o inserendo nuove figure aziendali in aree problematiche.
  3. Gestione del personale: tenendo presente che non sempre i veri leader sono individuabili nella struttura formale dell’impresa, avere una chiara mappa delle relazioni informali in azienda aiuta il management a individuare gli opinion leader, a prendere decisioni di avanzamento di carriera e di incentivazione del personale. Inoltre, fornire un diagramma della struttura di relazioni informali ai nuovi arrivati può essere estremamente utile nelle fasi di inserimento del personale, limitando costi di apprendimento ed inefficienze.
  4. Efficacia manageriale: in generale, per qualsiasi manager è importante sapere chi siano i leader informali dell’impresa. Conoscere i leader significa capire come sia distribuito il potere nell’azienda, aspetto che per un manager si rivela fondamentale sempre e comunque per il buon governo dell’impresa.

Relazioni e connessioni caratterizzano la vita dell’azienda anche al di fuori dalle strutture produttive. Da qualche anno le aziende stanno dedicando una crescente attenzione alle dinamiche d’ingaggio e soddisfazione del cliente. Avere una clientela fidelizzata e soddisfatta significa diminuire i costi di mantenimento del cliente e limitare le oscillazioni di fatturato, fattore d’importanza strategica. Per arrivare a questo obiettivo, le aziende stanno modificando il modo di porsi con i clienti e il teatro di questo cambiamento è ovviamente il Web. Se nei primi anni Duemila le aziende più dinamiche si erano munite di un sito E-commerce, oggi questo non basta più. Le aziende oggi sono chiamate a uno sforzo più articolato. I clienti non utilizzano più il Web solo per acquistare, ma soprattutto per cercare e condividere informazioni, scambiarsi consigli e raccomandazioni. Per le aziende non è più sufficiente avere un semplice E-commerce tramite cui vendere prodotti, ma è necessario prima di tutto creare una comunità di clienti. Tante aziende si stanno muovendo in questa direzione, come dimostra negli ultimi anni l’esplosione del numero di pagine aziendali di piccole e grandi attività su Facebook, Instagram e altri social. I clienti vogliono vedere il prodotto prima di acquistarlo, conoscere l’opinione degli altri consumatori, condividere la loro esperienza con gli altri e capire la filosofia aziendale del venditore. Il cliente non è più un’entità isolata che agisce di proprio conto prendendo decisioni di consumo autonome –ammesso che lo sia mai stato. Oggi più che mai il cliente è da considerarsi un soggetto che si relaziona in più fasi non solo con l’azienda, ma anche con i suoi pari.

Alcune ricerche accademiche hanno descritto il processo decisionale che porta all’acquisto come un percorso a più fasi. A questo proposito, eccone un semplice modello semplificatorio ed esemplificativo. Fase 1: il potenziale cliente riconosce di avere un bisogno. In molti casi questo avviene perché il soggetto entra in contatto con altri soggetti che lo influenzano. Questi influencer sono tanto individui reali con cui il potenziale cliente interagisce faccia a faccia, quanto utenti online con cui egli interagisce all’interno di comunità Web, blog o social networks. Fase 2: il potenziale cliente ha bisogno di un aiuto. Ha davanti a sé una gamma vastissima di prodotti e deve selezionarne uno, per cui chiede consiglio agli utenti della rete, ne legge le recensioni, cerca le opinioni dei clienti che hanno già acquistato i vari prodotti. Fase 3: il potenziale cliente si convince della superiorità di un prodotto e, allora, cerca il miglior modo di comprarlo, se direttamente dall’azienda o da un distributore. Per decidere, osserva che cosa hanno fatto gli altri consumatori e il loro grado di soddisfazione. Il potenziale cliente in questo momento diventa cliente. Diretto, se compra direttamente dal produttore, indiretto se acquista da un distributore. Fase 4: il cliente, in base alla sua esperienza di acquisto e di utilizzo del prodotto, decide infine se scrivere una recensione o lasciare un commento che servirà ad altri clienti in futuro.

La decisione d’acquisto in tutte le sue fasi è influenzata dal contatto con gli altri consumatori. Oggi uno dei temi preponderanti del marketing moderno è la profilazione del cliente, cioè offrire a ogni singolo soggetto un prodotto personalizzato in base ai suoi gusti e alle sue preferenze. Questo è molto importante e assicura un aumento dell’efficacia dell’azione d’ingaggio, vendita e fidelizzazione. Ma forse ancora più importante è capire dove i soggetti prendano informazioni, da chi sono influenzati, quali siano le cerchie sociali in cui i soggetti trovano ed ascoltano i loro influencer, a quali persone o gruppi i potenziali clienti siano connessi. Perché proprio da qui emerge il comportamento d’acquisto.

La social network analysis è uno strumento di marketing con potenzialità molto elevate perché consente di rappresentare ed analizzare le connessioni esplicite ed implicite tra i potenziali clienti di un’azienda. In questo modo, i clienti sono rappresentati come individui appartenenti a comunità e non come soggetti a sé stanti. Ecco alcune applicazioni operative:

  1. Expert targeting: uno dei principi fondamentali del direct marketing è raggiungere i consumatori con valore più alto, da cui ci si attende un profitto più elevato, rispetto al costo dell’azione di marketing. Mentre l’approccio del marketing tradizionale calcola il valore del cliente in base ai suoi acquisti potenziali nel tempo, un approccio più evoluto deve prendere in considerazione anche il potere d’influenza del soggetto stesso, vale a dire quanti altri clienti potenziali sia in grado di influenzare e di convertire. Il potere di influenzare altri soggetti è stato definito network value. La network analysis aiuta a selezionare, su un vasto numero di clienti o clienti potenziali, quelli con network value più alto, in modo da permettere all’azienda di concentrare su di loro l’azione di marketing e non su un numero imprecisato di utenti considerati tutti alla pari. Saper individuare gli influencere investire su di loro significa minimizzare i costi di marketing e massimizzarne efficacia e profitto atteso.
  2. Churn rate: avere idea di come i consumatori si relazionino tra loro e di come si influenzino implica anche la comprensione di quanto velocemente si diffonderanno non solo i comportamenti di acquisto, ma anche i comportamenti di abbandono. Il churn rate è una variabile chiave, in quanto ha un impatto immediato e diretto sul fatturato. La network analysis può aiutare a capire come si relazionano utenti e influencere aiutare a contrastare i tassi di abbandono, ad esempio mettendo in campo politiche di promozione e incentivazione di alcuni clienti chiave.
  3. Social recommendations: per molte aziende il modello di business è strettamente collegato alla capacità di generare recensioni utili. Grandi aziende come Amazon, Google o Tripadvisor, forniscono consigli ai consumatori in base alle scelte compiute dai loro contatti. Ricevere un’indicazione su che cosa ha fatto un amico può influenzare pesantemente il comportamento di consumo. La network analysis permette di definire come i potenziali clienti siano collegati tra loro e consente, quindi, di costruire sistemi di recensione sempre più efficaci, che limitino l’impatto dei costi di marketing diretto a favore di sistemi intelligenti e automatizzati, non solo per le grandi imprese, ma anche per le piccole-medie realtà.

Analizzare e comprendere le relazioni sociali dentro e fuori l’azienda è di fondamentale importanza, poiché vuol dire capire come il potere di influenzare le azioni altrui si distribuisce nella vita dell’impresa. Il valore aggiunto per il management, oltre alla consapevolezza (comunque cosa non indifferente), è poter far leva su questi meccanismi per aumentare il valore generato dall’impresa, ad esempio riducendo le inefficienze interne e aumentando l’efficacia delle azioni di marketing.

In questo quadro, la collaborazione tra università e impresa risulta fondamentale, poiché su questi temi c’è una grande mole di ricerca scientifica che, pur avendo un grande valore innovativo potenziale, non è ancora stata applicata. Il terreno è pronto affinché le scienze sociali raccolgano questa sfida, insieme con le imprese.

 

Niccolò Casnici

Dipartimento di Economia e Management

Università degli Studi di Brescia

INNOVATION CLUB – LEGGI LE PUNTATE PRECEDENTI

Go to Top
Vai alla barra degli strumenti