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Coronavirus, Sivieri (Api): fermiamoci per ripartire ma decidete e non lasciateci soli

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Douglas Sivieri

“Fermiamoci per ripartire ma decidete e non lasciateci soli”, riportiamo il messaggio del presidente di Apindustria Brescia Douglas Sivieri dopo l’ordinanza di ieri del governo in materia di Coronavirus.

ECCO IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO

Fermiamoci per ripartire: noi siamo possiamo essere d’accordo ma le imprese non possono essere lasciate sole. E invece è proprio quanto sta accadendo. Il Governo continua a emanare divieti ma non obblighi, non spiega, lasciando le aziende sole a decidere in autonomia se chiudere o meno. Senza ammortizzatori sociali da una parte, con i lavoratori giustamente spaventati dall’altra, preoccupati per la loro salute. Possiamo chiudere e possiamo ripartire, siamo sicuri di farcela, ma vogliamo un Governo che decida. E non che dica che bisogna restare in casa ma tiene aperte le tabaccherie, le ferramenta, le tintorie. Che non dobbiamo lavorare ma lascia maglie larghe aperte ovunque. Che dobbiamo lavorare, ma poco. Che stanzia soldi ma è vago sull’operatività degli stessi. Non va bene: servono chiarezza e sicurezza. Tutte le nostre imprese hanno bisogno di sapere cosa fare. Il Governo ci dice che possiamo restare aperti, favorendo smart working, facendo smaltire ferie e permessi, applicando i protocolli di sicurezza.

Sì, ma quali protocolli? Uno chiaro per tutti o alla fine è responsabilità dell’imprenditore, con tutte le conseguenze del caso. E quali mascherine? Non ce ne sono a sufficienza in giro ma se ve ne fossero quali modelli e ogni quanto cambiarle? Decide questo sempre l’imprenditore? Se decidi di chiudere senza un blocco governativo diventi inadempiente nella filiera. Se tieni aperto metti a rischio la salute. Davvero tocca agli imprenditori decidere della salute pubblica?

Tante nostre imprese hanno già attraversato momenti penosi, difficili, duri. Hanno superato crisi profonde, hanno cambiato pelle per risorgere più forti di prima. Ce la faranno anche questa volta. Insieme ai loro collaboratori, fiduciosi nel futuro. Non saranno due o tre settimane a cambiare il destino delle nostre aziende ma abbiamo bisogno di un Governo che decida non che deleghi a nessuno la gestione della salute pubblica.

 

Douglas Sivieri

Presidente Apindustria Brescia

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Agroalimentare: Confapi e Ice accolgono i compratori stranieri

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La tradizione alimentare italiana al centro dell’evento organizzato da Confapi e Ice nella sede di Apindustria Brescia. Dai campioni della nostra tavola, come olio, vino, formaggi, ai prodotti di nicchia, passando per l’agricoltura biologica. La giornata di Brescia è la prima di un programma di tre incontri B2B settoriali, che Confapi sta organizzando con Ice per promuovere gli scambi di affari delle imprese associate.

Soddisfatti i rappresentanti delle 35 aziende che hanno partecipato al focus agroalimentare nella città lombarda. Nel corso dei lavori si sono confrontati con 22 buyers stranieri provenienti da Regno Unito, Austria, Svezia, Polonia, Germania, Francia, Svizzera, Bosnia Erzegovina, Croazia e Federazione Russa. Grazie a oltre 260 meeting commerciali i compratori hanno potuto conoscere le caratteristiche dei prodotti proposti dalle imprese supportate da Confapi.

“Il settore agroalimentare riveste un ruolo sempre più strategico. Iniziative come quella di oggi forniscono un importante sostegno a chi vuole affacciarsi sul mercato internazionale, con percorsi di Incoming mirati. È fondamentale confrontarsi con gli operatori commerciali stranieri per tenere alto il Made in Italy nel mondo e competere all’estero. E oggi Apindustria Brescia ha dato agli imprenditori una preziosa occasione”, ha detto Paolo Uberti, Presidente di UnionAlimentari Brescia, nel suo intervento.

Nell’evento particolare rilievo ha avuto la presentazione del mercato polacco – oggi in forte espansione – con l’intervento di Antonino Maffoda, responsabile della sede Ice di Varsavia. Secondo i dati forniti dall’Ufficio centrale di statistica polacco, elaborati da Ice Varsavia, nel 2019 in Polonia i consumi individuali sono cresciuti del 4% e il Pil ha registrato un incremento del 4,1%. Il mercato agroalimentare è dominato dalla grande distribuzione, che costituisce oltre il 70% delle vendite. I prodotti italiani sono spesso trattati da soggetti che utilizzano il canale distributivo di Ho.re.ca. Nelle principali città la cucina italiana è sempre più apprezzata, tuttavia c’è ancora molto da lavorare per aumentare la conoscenza dell’enorme qualità che differenzia prodotti italiani e che li rende unici nel mondo.

Incoming agroalimentare Confapi: appuntamento mercoledì 29 in Apindustria

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Si svolgerà mercoledì 29 Gennaio nella sala convegni di Apindustria Brescia il primo dei tre appuntamenti promozionali organizzato da Confapi in partenariato con Ice, l’Agenzia per la promozione all’ estero e l‘internazionalizzazione. L’incoming in programma sarà dedicato al settore agroalimentare. Saranno 35 le aziende Associate che vi parteciperanno e 26 i buyers stranieri provenienti da: Regno Unito, Austria, Svezia, Polonia, Germania, Francia, Svizzera, Bosnia Erzegovina, Croazia e Federazione Russa.

I lavori si apriranno alle 9.30. Dopo i saluti affidati a Paolo Uberti, Presidente di UnionAlimentari Brescia, seguirà l’intervento di Antonino Maffoda, ICE Varsavia, che focalizzerà il suo intervento sulla presentazione del mercato polacco. Due le sessioni per gli incontri B2B, una mattutina e una pomeridiana. La chiusura dei lavori è prevista per le 18.30. Attraverso questo Incoming le aziende avranno la possibilità di effettuare incontri d’affari bilaterali con operatori commerciali stranieri, durante i quali sarà anche possibile far degustare le proprie eccellenze e chiudere importanti accordi commerciali.

Brescia, studenti in visita nella sede di Apindustria

in Api/Associazioni di categoria/Economia by
Studenti in visita nella sede di Apindustria, foto da ufficio stampa

Apindustria Brescia ha accolto venerdì scorso una delegazione di studenti diplomati che stanno frequentando un master nel settore metalmeccanico presso la scuola Elis, con sede a Roma. Un momento di crescita personale e professionale quello trascorso in Associazione, dove i ragazzi hanno potuto anche incontrare il Presidente di Apindustria Brescia Douglas Sivieri che li ha accolti dando loro dei consigli preziosi per il loro futuro lavorativo: “Dovete essere una risorsa per il mondo dell’impresa che vi accoglierà”.

Plastic Tax, Cascasco (Confapi): anche dimezzata resta inutile e dannosa

in Api/Associazioni di categoria/Economia/Tasse by

Alla luce dell’emendamento governativo presentato ieri, Confapi – la Confederazione della piccola media industria privata – ribadisce la sua contrarietà a una misura che rischia di colpire, in un momento già difficile, un’intera filiera rappresentata dalle tante Pmi che operano sul territorio nazionale.

Pur apprezzando l’apertura di un tavolo al Mef, non possiamo nasconderci – sottolinea il Presidente (bresciano) Maurizio Casasco – che resta pur sempre un cinquanta per cento di una tassa e non un cinquanta di sconto che va ad incidere nel corpo vivo di un sistema produttivo, rischiando di metterne a rischio la sopravvivenza e numerosi posti di lavoro. Per di più il provvedimento non può nemmeno essere considerato come tappa necessaria per costruire un cammino verso un’economia sostenibile, traguardo quest’ultimo che i nostri imprenditori vogliono raggiungere poiché rappresenta un doveroso lascito alle generazioni future, oltre che un’opportunità di crescita per l’economia del Paese”.

 

Paolo Vismara rieletto presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Apindustria

in Api/Associazioni di categoria/Economia by
Giovani imprenditori di Apindustria Brescia

Paolo Vismara, titolare di VPM Group Srl di Alfianello, classe 1980, è stato rieletto ieri pomeriggio Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori Apindustria Brescia per il triennio 2019/22 in occasione dell’Assemblea generale. Presidente anche di Unionchimica Apindustria Confapi Brescia dal 2018, Vismara è stato così confermato alla guida del Gruppo. La sua azienda, la VPM Group istituita nel 2010, si dedica alla produzione e distribuzione sul territorio italiano ed estero di prodotti chimici in genere, lubrificanti e additivi legati al settore Car Wash & Car Care, Ho.Re.Ca & Facilities, Automotive, Truck, Nautica, Industria e Agricoltura.

Al suo fianco, Monica Ferraboli (Meccanica Ponte Chiese Srl) come Vice Presidente vicario, Riccardo Costa (Elettronica Costa Srl) come Vice Presidente, e come consiglieri: Alessandro Stabile (IP Technology Srl), Daniele Vertua (Facchini Francesco Spa), Delia Costa (Elettronica Costa Srl), Marta Benussi (S.A.R.A Ing. Sandro Benussi Srl), Pietro Bresciani (Salumificio di Franciacorta Srl), Andrea Bellardi (Pieffe Oil Sas), Elia Mondini (Zima Srl), Federico Nicolini (Olimaint Sas).

«Quello che mi spinge a proseguire – spiega Vismara – è un senso di responsabilità nei confronti di un Gruppo al quale mi sento legato, con l’obiettivo di continuare a coltivare ed accrescere i buoni rapporti che si sono creati. Il programma che andremo a sviluppare avrà come punto focale la “Consapevolezza imprenditoriale”».

Il sindaco di Brescia Emilio Del Bono in visita al Consiglio Direttivo di Apindustria

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Il Consiglio Direttivo di Apindustria Brescia, tenutosi ieri, ha ospitato il sindaco di Brescia Emilio Del Bono. “Abbiamo l’obbligo e la necessità di parlare con la politica”, ha detto il Presidente di Apindustria Douglas Sivieri. E la visita del sindaco è stata un segno, un gesto di vicinanza e di presenza dell’Amministrazione locale verso il mondo di chi produce e dà lavoro. Brescia è una città che sta crescendo, ogni anno aumenta di 1000 abitanti. Tra i temi toccati dal primo cittadino della Leonessa ci sono stati il Musil, la Caffaro, il progetto della Piccola Velocità, la rigenerazione urbana compreso lo spazio dedicato alle start up in via Milano.

Economia, i titoli ci sono, ma mancano numeri e coraggio | di Douglas Sivieri

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di Douglas Sivieri – Bisognava fermare l’aumento dell’Iva, è stata fatta in venti giorni: le giustificazioni si trovano, magari sono pure vere, ma tutto si può dire fuorché che la manovra economica presentata dal Governo nei giorni scorsi sia da cuor di leone. Trenta miliardi di euro, di cui ventitré per l’Iva, ne fanno restare sul piatto sette e tanto basta per dire che qualsiasi intervento pro crescita, fatto anche con le migliori intenzioni, sarà modesto. Il cuneo fiscale, ad esempio: da tempo e in tempi non sospetti diciamo che deve essere abbassato per ridare fiato a stipendi dei lavoratori e alla domanda interna da anni stagnante. Bene, nella nota di accompagnamento se ne annuncia la riduzione ma è evidente che con 2,7 miliardi di euro (la cifra stanziata a questo provvedimento per il 2020, diventeranno forse 5,4 dal 2021), l’impatto reale sugli stipendi sarà prossimo allo zero. Considerazioni analoghe valgono anche per Industria 4.0 e incentivi all’innovazione: verranno rimessi in campo, si dice che verranno tarati per essere più fruibili dalle PMI e fin qui tutto bene, ma se le risorse che verranno stanziate sono scarse, anche gli effetti lo saranno. In attesa del documento di Economia e finanza, l’impressione sulla nota di accompagnamento è proprio questa: titoli buoni, numeri assenti. Mancano i soldi, dirà qualcuno, e c’era l’Iva da non far aumentare. Tutto vero, ma la modestia resta perché se l’Italia, che pur con tutte le difficoltà continua a restare una delle principali economie del pianeta, riesce a fare una manovra da pochi miliardi c’è qualcosa che non va. Di sicuro, questa è una certezza, si conferma anche per questo Governo (come per i precedenti) la volontà di non intervenire in modo strutturale sui centri di costo e di acquisto. E, allo stesso modo, a parte qualche dichiarazione di intenti, non traspare nemmeno alcuna volontà di intervenire sulla semplificazione amministrativa. Non è pensabile che ogni anno un’azienda debba effettuare ben 89 operazioni tra dichiarativi, adempimenti e pagamenti fiscali. Le imprese molto spesso svolgono una mole di lavoro enorme per inserire dati che sono già in possesso della Pubblica Amministrazione: semplificare significa maggior efficienza. Se non si interviene in modo netto e radicale su costi e burocrazia le possibilità di manovra saranno sempre risicate e incentrate sulla modestia del provvedimento. Non possiamo permettercelo però. Da anni l’economia italiana va al rallentatore e da anni la domanda interna è fiacca. L’export brillante ha tenuto in piedi la barca per un po’, ma i segnali che ne indicano oggi una frenata sono diversi, tra crisi tedesca e politiche protezionistiche in ascesa (non bastasse quello tra Usa e Cina, è di queste ore il via a quello tra Usa ed Europa). È anche per questi motivi che serviva più coraggio nella manovra, sapendo che i conti non ce li paga nessuno. I titoli non bastano, servono i numeri.

* Presidente Apindustria Brescia

 

Brexit e via della seta? Le Pmi bresciane guardano all’Europa

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Brexit e Via della Seta sono guardate con attenzione ma le PMI bresciane pensano soprattutto a consolidare e rafforzare la loro presenza nei mercati dove sono già presenti e quindi, essenzialmente, a Germania, Francia e altri paesi dell’Unione. A registrarlo è l’indagine «Relazioni con l’estero 2019» realizzata dal centro Studi Apindustria intervistando 100 imprese associate. Delle imprese che hanno relazioni con l’estero (il 62% del campione) la macro area di primo e maggior interesse commerciale rimane di gran lunga la Comunità europea (9 imprese su dieci tra quelle che esportano). Seguono relazioni con altri Paesi europei non Ue. Nei primi mesi dell’anno gli intervistati non hanno investito nello sviluppo di nuove relazioni estere (91% del campione), insistendo invece nel rafforzamento delle relazioni che già hanno costruito sui mercati.

La Cina – Paese col quale le relazioni commerciali sono comunque in crescita da tempo – continua al momento a rappresentare invece una destinazione ‘terza’ rispetto a consolidate relazioni in Europa. Questo spiega anche le risposte in merito ai recenti accordi firmati sulla cosiddetta «Via della Seta». Il 45,6%, alla domanda su cosa pensi della Via della Seta, si dice al momento non interessato. Il 19% circa si dice convinto che questi accordi consentiranno alla propria impresa o di migliorare i rapporti già esistenti con il mercato cinese o di avviarne di nuovi. Vi è però quasi un 25% di rispondenti che teme effetti negativi a causa della concorrenza cinese (16%) e che si dice preoccupato per il conseguente deterioramento dei rapporti con l’Unione Europea (9%). «Il dato vero su cui ragionare e lavorare è la necessità di un riequilibrio commerciale nei rapporti tra Italia e Cina – afferma Alessandro Orizio, vicepresidente di Apindustria con delega all’Internazionalizzazione -. Curioso che mentre l’Italia veniva attaccata da tutte le parti per la firma di un protocollo, gli alleati europei firmavano accordi multimiliardari con la Cina. L’Italia deve trovare nuovi sbocchi commerciali e l’accordo con la Cina rappresenta un primo passo in tal senso».

Ancora più polarizzate da parte delle Pmi le opinioni sulla Brexit: il 93% dei rispondenti è infatti convinto che questa non avrà alcun impatto sul loro fatturato estero; il restante 7%, interessato da relazioni commerciali con il Regno Unito, ovviamente teme però una riduzione del fatturato.

In generale, per quanto riguarda le previsioni per i prossimi mesi, il 41% del campione non immagina variazioni di rilievo. Il 28% circa di chi opera nel mercato Ue teme invece delle riduzioni, talvolta anche significative. Il 31% pensa invece ci saranno variazioni positive. In merito alle difficoltà ad operare sui mercati esteri, la dimensione aziendale inadeguata (23%), la carenza di personale dedicato (19%) e i costi troppo elevati (26%) continuano a essere le cause principali individuate dalle Pmi. Le piattaforme digitali B2B per far incontrare domanda e offerta sui mercati esteri interessano a oggi circa un terzo delle Pmi. Che, però, solo nel 5% dei casi (un sesto di quelle interessate) già le utilizza. L’esportazione diretta rimane la formula di relazione con l’estero più utilizzata dalle imprese intervistate (81,5%), seguita a grande distanza da distributori locali (15%).

 

Brescia, disoccupazione in calo, Sivieri (Api): dati molto positivi

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Nel 2018, secondo i dati Istat diffusi oggi, in provincia di Brescia il tasso di disoccupazione è stato del 5,2%, in calo di un punto percentuale rispetto al 2017. Il tasso di disoccupazione provinciale è inferiore sia rispetto alla media regionale (6,0%), sia rispetto alla media nazionale (10,6%). «Si tratta di dati molto positivi – afferma Douglas Sivieri, presidente di Apindustria Brescia -. Brescia migliora in modo significativo, sia rispetto ai dati dell’anno precedente, sia rispetto a quanto avvenuto a livello lombardo. Un tasso di disoccupazione così basso non lo si vedeva in questa provincia dal 2009 e credo che si debba essere più che soddisfatti. Complimenti ai colleghi imprenditori che continuano a credere nel loro lavoro e a creare quindi occupazione per tutti. Confidiamo fortemente sulla capacità degli imprenditori di continuare su questa linea, nonostante non siano certo aiutati da questa fase di incertezza governativa. Soprattutto sul lato infrastrutturale».

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