L’export bresciano crolla anche nel secondo trimestre

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Nel secondo trimestre 2020 le esportazioni nel bresciano ammontano a 3,1 miliardi, in calo di oltre 1,2 miliardi rispetto ai 4,3 del secondo trimestre 2019. In termini percentuali il calo è stato del 28 percento. In forte calo, come prevedibile, anche le importazioni, passate da 2,45 miliardi di euro a 1,8 miliardi nel secondo trimestre 2020. A osservarlo è il Centro Studi di Apindustria rielaborando i dati dell’Istat relativi all’export. Il calo delle esportazioni ha riguardato in modo relativamente omogeneo tutte le aree. A livello cumulato, nei primi sei mesi dell’anno le esportazioni bresciane sono arrivate a 6,9 miliardi, in calo del 18% circa rispetto ai primi sei mesi del 2019 (8,5 miliardi di euro). Come sottolinea l’Istat la dinamica territoriale dell’export nel secondo trimestre 2020 è fortemente condizionata dagli effetti economici che l’emergenza Covid-19 ha avuto sulle esportazioni italiane, in particolare in aprile. Nei due mesi successivi c’è stata una ripresa, ma ben lontana dal compensare la situazione. In tale contesto le regioni del Nord sono quelle che hanno fornito i contributi negativi maggiori e Brescia – insieme a Milano, Torino, Firenze, Vicenza e Bergamo – è tra le province italiane che hanno avuto le performance peggiori. «I dati sulle esportazioni erano attesi ed è inutile fasciarsi la testa oggi – afferma il presidente di Apindustria Douglas Sivieri -. Osserviamo a livello nazionale un rimbalzo positivo della produzione industriale a luglio (i dati sono stati diffusi oggi sempre dall’Istat), semplice perché si giocava un po’ a porta vuota e che sarebbe stato meglio vedere già da giugno. Ad ogni modo è oggi fondamentale lavorare su una progettualità vera, non fossilizzarsi né tanto meno riproporre progetti datati ma muoversi sul digitale, infrastrutture che servono, comprese quelle che riguardano aeroporti e movimentazione merci, piani di integrazione ferro e gomma per il trasporto. E formazione, non solo quella scolastica, importantissima, ma anche quella continua per i dipendenti delle imprese».

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