Confesercenti lancia l’allarme sul caro-benzina e il caro-energia
Secondo le elaborazioni dell’associazione la recente tensione sui mercati energetici – aggravata dalle dinamiche geopolitiche internazionali – ha determinato un’accelerazione significativa dei costi. Quaresmini evidenzia che “nelle ultime settimane i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica sono cresciuti di circa il 24%, mentre quelli del gas hanno registrato incrementi prossimi al 33%. Se questi livelli dovessero consolidarsi, l’impatto sul sistema delle piccole e medie imprese del commercio, del turismo e dei servizi sarebbe rilevante già nel 2026, con un aggravio complessivo stimato a livello nazionale vicino ai 900 milioni di euro rispetto all’anno precedente”.
A questo scenario si aggiunge il nuovo rialzo dei carburanti, con il diesel che ha registrato aumenti molto rapidi nelle ultime settimane. Un elemento che incide direttamente sui costi di trasporto e approvvigionamento delle imprese e che si riflette a cascata su tutta la filiera commerciale e turistica.
Matteo Bozzoni, presidente di Faib (Federazione Autonoma Italiana Benzinai) Confesercenti Lombardia Orientale, valuta positivamente il taglio delle accise sui carburanti deciso dal Governo, considerandolo un intervento utile nell’immediato per attenuare gli effetti di una crisi ancora difficile da decifrare, ma a condizione che il costo della misura non ricada sui gestori. «Ritengo indispensabile aggiungere che il taglio delle accise non può gravare sulle spalle dei gestori: con i nostri margini è impossibile sostenere ancora una volta il peso di questo intervento» sottolinea Bozzoni.
«È necessario chiarire con nettezza che i gestori non hanno alcuna responsabilità nella determinazione dei prezzi finali al pubblico – osserva Bozzoni –. Per questo motivo critiche e controlli devono essere indirizzati verso chi, lungo la filiera, definisce realmente le politiche di prezzo, e non verso i gestori, che si limitano ad applicare decisioni assunte altrove».
Infine il presidente di Faib ribadisce la necessità di accelerare sull’approvazione della riforma del settore, ferma da tempo, ritenuta fondamentale per garantire benefici duraturi in termini di trasparenza, legalità e funzionamento del mercato, evitando che gli interventi emergenziali restino isolati e privi di effetti nel lungo periodo.
Nel contesto locale, caratterizzato da una forte presenza di attività di prossimità, ristorazione e accoglienza, l’aumento combinato dei costi energetici e dei carburanti si traduce in una pressione immediata sui margini operativi. Per Andrea Maggioni, coordinatore per il Garda dell’associazione, “l’incremento medio stimato si aggira intorno ai 1.500 euro annui per impresa, ma con differenze significative tra i settori: le strutture ricettive di medie dimensioni possono arrivare a sostenere rincari superiori ai 2.700 euro, mentre i ristoranti si attestano attorno ai 1.800 euro e i bar oltre i 1.000 euro. Anche il commercio al dettaglio, pur con valori più contenuti, risente comunque in modo sensibile dell’aumento delle bollette. Per molte attività, in particolare quelle più energivore come alberghi e ristoranti, si tratta di costi difficilmente comprimibili nel breve periodo”.
Alla dinamica dei rincari si affianca un ulteriore elemento di criticità legato alla contrazione del potere d’acquisto delle famiglie. L’aumento delle bollette domestiche e dei carburanti rischia infatti di ridurre la capacità di spesa dei consumatori, con effetti diretti sui livelli di domanda e quindi sui ricavi delle imprese locali. Si configura così una doppia pressione sul sistema economico: da un lato l’aumento dei costi di gestione, dall’altro una domanda più debole.
Confesercenti Lombardia Orientale sottolinea inoltre come il differenziale dei costi energetici rispetto ad altri Paesi europei continui a penalizzare le imprese italiane, incidendo negativamente sulla competitività, in particolare nel comparto turistico. A ciò si aggiunge il peso crescente dei carburanti, che rappresentano una voce sempre più rilevante per logistica, distribuzione e mobilità. In un territorio come quello bresciano, dove commercio, servizi e accoglienza rappresentano una componente essenziale dell’economia locale, il rischio concreto è una progressiva erosione dei margini e una riduzione della capacità di investimento.
Di fronte a questo scenario l’associazione richiama la necessità di interventi tempestivi e strutturali. Sempre per Quaresmini “diventa prioritario intervenire sulla componente degli oneri di sistema, prevedere misure emergenziali in grado di contenere i costi energetici e dei carburanti e avviare politiche di medio periodo orientate alla stabilizzazione dei prezzi. Allo stesso tempo è fondamentale facilitare l’accesso delle piccole e medie imprese a forniture energetiche più competitive e sostenibili”.
“Energia, gas e carburanti rappresentano costi strutturali per le imprese del commercio e del turismo – evidenzia Maggioni – e non possono essere assorbiti a lungo senza conseguenze sulla tenuta del tessuto economico locale. È necessario agire rapidamente per evitare effetti negativi su occupazione, investimenti e vitalità dei centri urbani”.