Dati Confartigianato: a Brescia consumi di Natale per mezzo miliardo di euro
«Scegliere un regalo prodotto da una impresa artigiana significa trasformare un semplice acquisto in un gesto consapevole, responsabilità e sostenibile – sottolinea il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti. Non è soltanto un atto di consumo, ma anche un impegno per valorizzare la nostra cultura imprenditoriale, un investimento in eccellenza, sostenibilità e identità culturale, che porta con sé una profonda dimensione etica e relazionale». Proprio per questo Confartigianato sta promuovendo anche quest’anno la campagna ‘Acquistiamo locale’, un invito a regalare e a regalarsi prodotti a valore artigiano made in Italy, espressione della creatività e della tipicità delle imprese dei tanti, diversi territori italiani.
Il quadro dei consumi natalizi 2025 restituisce un dato chiaro: Brescia tiene. La spesa delle famiglie bresciane per il periodo natalizio raggiungerà i 553 milioni di euro, mantenendo la nostra provincia nella top five nazionale dopo Roma, Milano, Napoli e Torino. In un anno segnato da consumi prudenti, la tenuta del territorio non passa inosservata: non c’è corsa alla spesa, ma non c’è arretramento. E oggi questa stabilità vale più di una crescita disordinata.
I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato indicano in 553 milioni di euro i consumi totali di cui 356 milioni saranno destinati ad alimentari e bevande, mentre 197 milioni copriranno gli acquisti di altri prodotti e servizi tipici del Natale: moda, articoli per la casa, giochi, libri, articoli sportivi, servizi di cura della persona. E poi mobili, tessili per la casa, cristalleria, stoviglie e utensili domestici e attrezzature per casa e giardino, articoli di cartoleria e materiale da disegno. A livello regionale la Lombardia guida, come sempre, la classifica delle spese natalizie con 4,568 miliardi di euro. Questa spesa è in linea con i 555 milioni dello scorso anno e in aumento rispetto ai 521 del 2023.
Nella classifica provinciale Brescia è nella “top five”. A livello provinciale la prima è Roma con 2.030 milioni di euro seguita da Milano con 1.578 milioni, Napoli con 1.107 milioni (4,2%), Torino con 1.064 milioni (4,0%), Brescia con 553 milioni (2,1%) Bologna con 530 milioni, Palermo con 495 milioni, Bari con 489 milioni e Bergamo con 482 milioni.
«Il dato che colpisce — osserva ancora il presidente Massetti — è la continuità. Anche in un contesto complicato Brescia conferma la fiducia nella filiera corta, nella qualità e nella produzione locale. “Acquistare artigiano” non è solo una scelta di cuore: è una scelta razionale, perché sostiene imprese solide, competenze rare e un sistema economico che restituisce valore al territorio».
A sostenere questo mercato ci sono 7.014 imprese artigiane bresciane attive nei settori “natalizi”, con 22.420 addetti: una fetta enorme del nostro tessuto produttivo, oltre un quarto dell’intero artigianato provinciale. Panifici, pasticcerie, botteghe orafe, laboratori artistici, negozi specializzati, imprese del benessere: una filiera ampia, strutturale, non stagionale.
L’Elaborazione Flash evidenzia però un altro fronte critico: la carenza di personale qualificato nei mestieri dell’eccellenza alimentare. Panettieri, pasticcieri, tecnici della produzione alimentare e figure artigiane specializzate risultano tra le professioni più difficili da reperire in Italia. «Un campanello d’allarme — conclude Massetti — perché senza nuove competenze i prodotti di qualità rischiano di diventare più rari e più costosi. Il dono artigiano è un’esperienza, ma è anche il risultato di mestieri che vanno tutelati e tramandati».
Per Confartigianato, dunque, il Natale 2025 non è soltanto la stagione dei regali, ma «l’occasione per ribadire una scelta chiara: sostenere il lavoro delle nostre imprese e la cultura del saper fare. Ogni acquisto locale è un gesto che tiene vivo un patrimonio economico e sociale che appartiene alla comunità».
Infissi in PVC: efficienza energetica, comfort abitativo e risparmi concreti nelle ristrutturazioni moderne
Negli ultimi anni gli infissi in PVC hanno conquistato una posizione centrale nel mercato europeo della riqualificazione energetica. Questa situazione non dipende solo dal costo competitivo, ma soprattutto dall’equilibrio che il materiale offre tra prestazioni termiche, durabilità e assenza quasi totale di manutenzione. Le normative europee più recenti, come la UNI EN 12608 sui profili in PVC e la UNI EN 10077 sulla trasmittanza termica, hanno contribuito a migliorare ulteriormente la qualità del prodotto, rendendolo una scelta sempre più affidabile.
L’efficienza termica spiegata in modo semplice
Il parametro che più influenza i consumi energetici di un’abitazione è la trasmittanza termica Uw, ovvero la capacità dell’infisso di trattenere il calore all’interno. Negli edifici costruiti tra gli anni ’70 e ’90, i vecchi serramenti presentano valori spesso superiori a 2,5–3,0 W/m²K, una soglia che oggi appare molto distante dagli standard richiesti per il risparmio energetico.
Gli infissi in PVC di nuova generazione raggiungono invece valori compresi tra 0,78 e 1,00 W/m²K, riducendo le dispersioni fino al 70%. Questa differenza, che può sembrare solo un numero, si traduce nella pratica in un ambiente domestico più stabile, caldo d’inverno e fresco d’estate, con un impatto significativo sui consumi quotidiani.
La ragione di tali prestazioni risiede nella struttura multicamera del profilo e nella bassa conducibilità intrinseca del materiale, quasi mille volte inferiore a quella dell’alluminio. A ciò si aggiunge la compatibilità con vetrocamere tecniche ad alto isolamento, spesso riempite con gas come Argon o Kripton, capaci di migliorare ulteriormente il comportamento termico dell’insieme finestra-vetro.
Risparmi energetici misurabili: cosa accade dopo la sostituzione
Nelle ristrutturazioni effettuate negli ultimi anni, l’impatto della sostituzione degli infissi si è rivelato sorprendentemente alto. In un appartamento di circa 90 metri quadrati situato in una zona climatica fredda, la sostituzione di serramenti con Uw pari a 2,7 W/m²K con infissi in PVC da 0,9 W/m²K riduce le dispersioni annue di oltre duemila kilowattora. Tradotto in bolletta, significa spesso un risparmio che oscilla tra 250 e 300 euro l’anno.
Nelle abitazioni unifamiliari il beneficio è ancora più evidente. In case costruite negli anni ’70 o ’80, dove gli spifferi e le dispersioni sono molto accentuati, l’introduzione di infissi ad alte prestazioni riduce non solo i consumi, ma anche i problemi correlati, come condensa, formazione di muffe e sbalzi di temperatura tra le stanze. Il risultato è un ambiente più sano e confortevole, con un investimento che in molti casi si ripaga in pochi anni.
PVC, legno o alluminio? Un confronto oltre i luoghi comuni
Il dibattito tra i diversi materiali è spesso polarizzato, ma un’analisi tecnica equilibrata permette di capire meglio le differenze. Il legno rimane un materiale nobile, apprezzato per la sua estetica e per la naturale capacità isolante. Tuttavia richiede una manutenzione costante e può deteriorarsi con l’umidità. L’alluminio, soprattutto nella versione con taglio termico, è perfetto per le grandi aperture e le architetture moderne, grazie alla rigidità strutturale. Rimane però più costoso e non raggiunge facilmente la stessa efficienza termica del PVC.
Il PVC si inserisce tra questi due poli come soluzione pragmatica. Offre un isolamento eccellente, non teme gli agenti atmosferici, non richiede cicli periodici di verniciatura e mantiene nel tempo la propria stabilità meccanica grazie ai rinforzi interni in acciaio. Le moderne finiture effetto legno o alluminio consentono inoltre di adattarlo a qualsiasi stile architettonico, dal rustico al contemporaneo.
Un materiale che dura nel tempo
La durabilità è uno degli aspetti più significativi e meno discussi degli infissi in PVC. I profili di classe A, definiti dalla norma UNI EN 12608, presentano spessori maggiori e una resistenza superiore agli urti e alle deformazioni. Questo significa che anche dopo vent’anni di esposizione a pioggia, sole, gelo o salsedine, l’infisso mantiene forma, colore e funzionalità, riducendo drasticamente i costi di manutenzione nell’intero ciclo di vita dell’edificio.
Le ristrutturazioni condotte in zone costiere o ad alta umidità confermano questo comportamento: mentre legno e alluminio richiedono interventi periodici, il PVC continua a funzionare senza variazioni apprezzabili.
Esempi concreti di riqualificazione
Le installazioni realizzate negli ultimi anni testimoniano l’impatto reale della sostituzione degli infissi. A Milano, in un edificio residenziale degli anni ’90, l’installazione di serramenti in PVC ha ridotto i consumi di riscaldamento del 38% e migliorato in modo evidente il comfort acustico. In Lombardia, una villetta bifamiliare dotata inizialmente di infissi in alluminio privi di taglio termico ha registrato un risparmio annuo di oltre 400 euro dopo l’installazione di infissi in PVC con triplo vetro. Anche in città ad alto traffico, come Torino, la sostituzione ha portato a un isolamento acustico nettamente superiore e a una temperatura interna più stabile, senza modifiche all’impianto di riscaldamento.
Una scelta razionale per la maggior parte delle abitazioni
Il PVC si distingue come materiale ideale per la maggior parte degli edifici residenziali. Non è soltanto una soluzione economica, ma una risposta concreta alla necessità di ridurre i consumi e migliorare il comfort abitativo quotidiano. L’installazione richiede relativamente poco tempo, la manutenzione è praticamente nulla e le prestazioni sono garantite da standard europei rigorosi.
Per approfondire le soluzioni disponibili e conoscere nel dettaglio le caratteristiche tecniche degli infissi, è possibile consultare la pagina dedicata: https://euroinfissi.eu/infissi-in-pvc/
L’analisi del ciclo di vita: perché il PVC è vantaggioso anche nel lungo periodo
Oltre ai risparmi immediati legati alla riduzione dei consumi energetici, è interessante osservare i costi dell’intero ciclo di vita dell’infisso. Secondo vari studi europei che applicano la metodologia LCC (Life Cycle Costing), il PVC presenta uno dei migliori rapporti costo–prestazione nell’arco di 25–30 anni di utilizzo.
Questo accade perché il materiale non richiede verniciature, trattamenti superficiali o interventi periodici di manutenzione, e mantiene nel tempo la propria stabilità dimensionale. Se si confronta il costo iniziale, la manutenzione per l’intero ciclo di vita e la perdita di efficienza dovuta all’invecchiamento, il PVC risulta spesso la soluzione più economica.
Un altro elemento rilevante è l’impatto ambientale. Secondo diverse analisi LCA (Life Cycle Assessment), il PVC di nuova generazione, riciclabile fino a sette volte, comporta un impatto complessivo inferiore rispetto a materiali tradizionali se si considera l’intero ciclo chimico-fisico, dall’estrazione delle materie prime fino allo smaltimento. Questo permette agli edifici dotati di serramenti in PVC di migliorare i propri indicatori ambientali, un fattore sempre più centrale nelle certificazioni energetiche moderne.
Conclusione
Gli infissi in PVC rappresentano oggi una delle strategie più efficaci per migliorare l’efficienza energetica di un’abitazione. La loro combinazione di isolamento termico, stabilità, versatilità estetica e risparmio economico li rende una scelta razionale e lungimirante. In un contesto in cui il costo dell’energia continua a crescere e le normative diventano sempre più restrittive, investire in serramenti di qualità significa garantire un comfort superiore e una valorizzazione duratura dell’immobile.
Imprese, ricavi complessivi in flessione del 2,4%
Struttura patrimoniale e liquidità generata dalla gestione operativa continuano a essere i principali punti di forza della piattaforma manifatturiera bergamasca e bresciana, nonostante i risultati economici del 2024 evidenzino una flessione sia dei ricavi che del Margine Operativo Lordo; su tale dinamica continuano a pesare, in particolare, il calo della domanda internazionale e le incertezze geopolitiche a livello mondiale, che gravano soprattutto sulla siderurgia e su buona parte della filiera metalmeccanica. Positiva, nello scorso anno, anche la voce investimenti, in aumento del 7,6%.
In fase prospettica, invece, emerge per il 2025 in chiusura una sostanziale tenuta dei valori del 2024, con ampie differenziazioni settoriali, mentre per il 2026, l’85% dei gruppi si attende una ripresa dei ricavi e del margine operativo, pur moderata.
A evidenziarlo è l’indagine condotta da Confindustria Brescia e Confindustria Bergamo, presentata oggi pomeriggio, all’interno dell’evento “Nel cuore della manifattura – Un’analisi economico-finanziaria dei primi 200 gruppi industriali di Bergamo e Brescia”, giunto alla sua terza edizione e moderato dalla giornalista Stefania Scordio, che ha visto la partecipazione di Giovanna Ricuperati (presidente Confindustria Bergamo), Paolo Streparava (presidente Confindustria Brescia), Pietro Vargiu (Country Manager Coface Italia) e Antonio Solinas (Deputy Business Leader Deloitte Advisory), insieme agli interventi tecnici di Davide Fedreghini (Centro Studi Confindustria Brescia) e Pietro Frecassetti (Centro Studi Confindustria Bergamo).
I primi 200 gruppi industriali bergamaschi e bresciani a vocazione manifatturiera registrano nel 2024 ricavi complessivi pari a quasi 44 miliardi di euro e danno lavoro a 138mila dipendenti. Queste realtà rappresentano uno dei segmenti produttivi più avanzati e innovativi a livello nazionale ed europeo, e si caratterizza poi per un’elevata proiezione internazionale, certificata dalla quota del volume d’affari realizzata al di fuori dell’Italia, pari al 65% del fatturato totale.
I principali risultati emersi:
· I ricavi sono in flessione del 2,4% sul 2023, evidenziando una nuova contrazione, anche se di intensità minore a quella sperimentata nel 2023 sul 2022. I comparti metalmeccanici sono in sofferenza, a fronte di una maggiore tenuta dell’alimentare e del chimico.
· Il MOL è in diminuzione dell’8,4%, penalizzato, in particolare dalla performance della siderurgia (-56,8%) e dell’intera filiera metalmeccanica.
· Il differenziale ROI-ROD (leva finanziaria) passa dal 3,8% nel 2023 all’1,8% nel 2024 avvicinandosi “pericolosamente” allo zero. Per la siderurgia tale indicatore è addirittura negativo (-4,2%).
· La patrimonializzazione si conferma come vero e proprio punto di forza: la quota dei mezzi propri sul totale del capitale investito è pari a 54,6%, confermando quanto già sperimentato negli anni precedenti.
· La liquidità generata dalla gestione operativa, pur in frenata rispetto al 2023 (-12,6%), è più che sufficiente a coprire le uscite monetarie destinate agli investimenti e al rimborso dei finanziamenti in precedenza contratti.
· Gli investimenti (in immobilizzazioni materiali e immateriali) si connotano per un incremento (+7,6% sul 2023), un movimento in controtendenza rispetto ai principali aggregati di Conto Economico, tutti in diminuzione rispetto all’anno precedente. Un dato di per sé positivo, ma che potrebbe avere ripercussioni nel biennio 2025-2026. Infatti, come evidenziato nell’indagine (si veda sotto), una quota non marginale dei gruppi presi in considerazione ha optato per un rinvio degli investimenti programmati, o per una loro riduzione o per una loro revisione/riallocazione, sulla scia dell’elevata incertezza di natura geopolitica, di mercato e normativa.
· Nel complesso, la eterogeneità (fra e nei settori) è elevata: la performance dei gruppi è funzione non solo del settore di appartenenza, ma anche di altri fattori (come i mercati serviti e le nicchie in cui sono inseriti).
INDAGINE SULLE PROSPETTIVE
· Nel 2025 i gruppi industriali stimano una sostanziale tenuta dei valori del 2024 (ricavi +0,3%; MOL -0,8%). Si confermano notevoli differenziazioni settoriali: meccatronica e metallurgia vicine allo zero, ma con ampia dispersione, chimica positiva, gomma-plastica in difficoltà e comparto dei mezzi di trasporto negativo.
· Mercati: tre gruppi su cinque segnalano un calo del fatturato nel 2025 in Germania, l’andamento peggiore tra le aree geografiche indagate. Anche la Cina (come mercato di sbocco per questi operatori) si conferma in rallentamento, mentre gli USA sono nel complesso positivi, nonostante un quinto dei gruppi segnali un calo dei ricavi di oltre il 10%. Tra gli emergenti, bene India e MENA.
· L’incertezza – dovuta principalmente a fattori geopolitici e di mercato, ma anche normativi – ha comportato che solo un gruppo su tre non ha modificato i propri piani di investimento.
· Per il 2026, circa l’85% dei gruppi si attende una ripresa dei ricavi e del margine operativo. Tuttavia, la risalita è moderata, con oltre la metà dei gruppi che indica un valore compreso tra lo 0% e il 5%.
· Segnali più contrastanti dagli investimenti: un gruppo su quattro prevede una riduzione degli stessi – forse alla luce anche dell’incremento registrato nel 2024 – ma circa un terzo degli operatori segnala una crescita robusta superiore al 5%. Il 29% dei gruppi è concentrato su operazioni straordinarie.
Tecnologia e legge: quando l’amore incontra la privacy digitale
Viviamo in un’epoca in cui ogni gesto lascia una traccia digitale. Dalle conversazioni sui social ai messaggi criptati, dalle foto salvate sul cloud alle videocall registrate, la tecnologia ha cambiato radicalmente il modo in cui comunichiamo, lavoriamo e… amiamo. Ma mentre la nostra vita diventa sempre più connessa, anche il diritto è costretto a inseguire l’evoluzione tecnologica.
Oggi la privacy digitale non è più solo un tema tecnico: è un vero e proprio diritto umano E nelle relazioni di coppia — dove fiducia e trasparenza sono fondamentali — la tecnologia può diventare tanto uno strumento di libertà quanto una potenziale fonte di conflitti legali
Il confine sottile tra intimità e sorveglianza
Le nuove tecnologie ci hanno abituati a vivere in un mondo iperconnesso. Condividiamo luoghi, pensieri, emozioni e perfino dati biometrici. Ma quando si parla di relazioni, questo livello di esposizione può diventare pericoloso.
Molte coppie oggi utilizzano sistemi di localizzazione o app per “sapere dove si trova il partner”. In alcuni casi è una scelta consensuale; in altri, si trasforma in una forma di controllo. La legge italiana (e le normative europee) sono molto chiare: la sorveglianza senza consenso è una violazione della privacy e può configurare reati come lo stalking informatico o la violazione di sistemi informatici.
In altre parole, anche se la tecnologia ci permette di sapere tutto, non sempre abbiamo il diritto di farlo.
Il diritto alla privacy: un principio da difendere
Il Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati (GDPR), entrato in vigore nel 2018, ha posto la tutela della privacy al centro del dibattito digitale. Secondo il GDPR, ogni individuo ha diritto al controllo sui propri dati personali, alla trasparenza del loro utilizzo e alla possibilità di revocare il consenso in qualsiasi momento.
Nelle relazioni di coppia, tuttavia, questo principio incontra un terreno delicato: la fiducia. Molti partner giustificano comportamenti invasivi — come leggere messaggi, accedere ai social altrui o installare app di tracciamento — come “dimostrazioni d’amore”. Ma dal punto di vista legale, si tratta di violazioni della privacy, anche all’interno di un rapporto affettivo.
L’amore non è una deroga alla legge: è una responsabilità che richiede rispetto reciproco, anche digitale.
Cyberlaw e relazioni: nuovi scenari per il diritto
Il diritto informatico — o cyberlaw — è una delle branche giuridiche più in crescita. Riguarda tutto ciò che accade nello spazio digitale: protezione dei dati, intelligenza artificiale, blockchain, cybersecurity e responsabilità online.
Negli ultimi anni, le aule dei tribunali si sono riempite di casi legati a violazioni digitali in ambito personale: registrazioni non autorizzate, accessi a dispositivi del partner, diffusione di foto intime senza consenso (revenge porn). Il legislatore ha risposto con norme più severe, ma la realtà tecnologica corre più veloce di qualunque codice.
Il vero nodo è etico: come conciliare la libertà di comunicare con il diritto a essere protetti? La legge può punire un abuso, ma solo la consapevolezza può prevenirlo.
Il ruolo della tecnologia: sicurezza o violazione?
La tecnologia non è né buona né cattiva: dipende da come la utilizziamo. Esistono dispositivi pensati per garantire sicurezza e trasparenza — come sistemi antifrode, software di protezione dati o strumenti per l’indagine privata — che, se usati nel rispetto della legge, possono diventare alleati preziosi della verità e della tutela personale.
In questo contesto, trovare piattaforme professionali come Doctor Spy che offrono strumenti tecnologici avanzati per la sicurezza, la protezione dei dati e la prevenzione di abusi digitali è fondamentale per evitare di cadere già al momento della scelta del dispositivo in un campo che potrebbe anche velocemente, ritorcersi contro di noi.
Non si tratta di violare la privacy, ma di preservarla: difendere la propria identità digitale, proteggere informazioni sensibili e mantenere il controllo sulle proprie comunicazioni.
Il confine tra sicurezza e sorveglianza, tuttavia, è sempre sottile. Ecco perché l’uso di tecnologie di monitoraggio deve essere sempre supportato da un consenso informato e da una base legale chiara.
L’intelligenza artificiale e la responsabilità giuridica
Uno dei temi più discussi del diritto contemporaneo riguarda l’intelligenza artificiale (AI). Gli algoritmi oggi influenzano decisioni cruciali: dal credito bancario alla selezione del personale, fino al modo in cui ci relazioniamo sui social. La cosiddetta AI emotiva — in grado di leggere espressioni facciali, tono di voce o parole scritte — è già utilizzata in ambito di dating online e analisi comportamentale.
Ma chi è responsabile se un algoritmo discrimina, manipola o diffonde dati personali senza consenso? Il diritto deve ancora rispondere a molte di queste domande. L’Unione Europea sta lavorando all’AI Act, il primo regolamento organico sull’intelligenza artificiale, che mira a garantire trasparenza e responsabilità nei sistemi automatizzati.
Nel frattempo, la consapevolezza resta l’unica vera difesa: sapere come vengono raccolti e utilizzati i propri dati è il primo passo per non diventare vittime inconsapevoli.
La prova digitale nei rapporti personali
Anche nei casi di crisi di coppia o contenziosi familiari, la tecnologia ha cambiato le regole del gioco. Messaggi, e-mail, chat, fotografie, registrazioni e dati GPS vengono spesso utilizzati come prove digitali nei tribunali. Ma attenzione: non tutte le prove sono ammissibili.
Il Codice di Procedura Penale italiano stabilisce che le prove ottenute violando la legge o la privacy altrui non possono essere utilizzate. Ciò significa che registrare una conversazione privata o accedere a un telefono senza consenso può costituire un reato, anche se lo scopo era “ottenere la verità”.
La giurisprudenza più recente invita quindi a distinguere tra diritto alla prova e diritto alla riservatezza. In altre parole: non tutto ciò che è tecnicamente possibile è giuridicamente lecito.
Educazione digitale e responsabilità personale
Molti dei conflitti tra tecnologia e diritto nascono da mancanza di consapevolezza. Le persone spesso non conoscono i propri diritti digitali, né i limiti di legge nell’uso degli strumenti tecnologici. Un comportamento percepito come “normale” può in realtà costituire una violazione punibile.
Ecco perché diventa essenziale promuovere una cultura della sicurezza digitale: sapere come proteggere i propri dati, come usare i social media in modo responsabile, come gestire i dispositivi condivisi in famiglia o nella coppia.
La tecnologia evolve rapidamente, ma il rispetto resta un principio immutabile — online e offline.
Le nuove sfide per la giustizia digitale
Il futuro del diritto sarà sempre più intrecciato con la tecnologia. Già oggi, molte cause vengono gestite in modalità telematica, i documenti vengono firmati digitalmente e le udienze si svolgono da remoto. Ma l’innovazione porta con sé nuove responsabilità: la protezione delle identità digitali e la sicurezza dei sistemi informatici giudiziari sono temi centrali.
Le leggi devono garantire non solo la tutela dei cittadini, ma anche la trasparenza delle tecnologie utilizzate dallo Stato stesso. La fiducia nel digitale si costruisce con regole chiare e strumenti sicuri.
Il diritto di amare (anche online)
Nel mondo iperconnesso di oggi, l’amore, la tecnologia e la legge si intrecciano in modi impensabili fino a pochi anni fa. La libertà digitale non significa poter fare tutto, ma sapere come farlo nel rispetto degli altri e di sé stessi.
La legge non serve a limitare l’amore, ma a proteggerlo: garantendo che la fiducia, anche quella digitale, non venga mai tradita. In un’epoca in cui ogni relazione passa anche per un dispositivo, imparare a muoversi tra emozione e norma è la nuova forma di maturità.
Perché la vera rivoluzione tecnologica non sarà quella dei robot o degli algoritmi, ma quella della consapevolezza etica e legale con cui sapremo usarli.
Polieco acquista il 100% di The Compound Company
Industrie Polieco – M.P.B. S.p.A. (“Industrie Polieco” o la “Società”), società leader nella produzione di sistemi di tubazione e di resine per rivestimento e imballaggio, il cui capitale sociale è per l’85% di titolarità dalla famiglia Tonelli, indirettamente tramite TP Holding S.r.l., e per il 15% dalla società RFLTC – Polieco S.p.A., controllata da RedFish LongTerm Capital S.p.A., annuncia di aver raggiunto un accordo per l’acquisizione del 100% del capitale sociale di The Compound Company B.V. (“The Compound Company”), società olandese specializzata nella produzione di compound tecnici e polimeri graffati.
L’operazione consentirà a Industrie Polieco di integrare nel proprio perimetro una realtà altamente specializzata e performante, con oltre 100 dipendenti e stime al 2025 che prevedono un turnover di circa 60 milioni di euro.
L’acquisizione rappresenta un passaggio decisivo nella strategia di crescita della Società: grazie a The Compound Company, il gruppo estenderà la propria presenza internazionale e rafforzerà la propria offerta tecnologica nel mercato dei prodotti compounding, avvicinandosi al traguardo dei 300 milioni di euro di ricavi consolidati.
«L’ingresso di The Compound Company nel gruppo Polieco è per noi profondamente strategico», commenta Luigi Tonelli, Presidente di Industrie Polieco, «The Compound Company ha sviluppato un prodotto straordinario come Yparex, che rappresenta un’eccellenza nel campo dei compound tecnici, e possiede un team altamente qualificato con una struttura operativa nei Paesi Bassi e in Germania che ci permetterà di accelerare la nostra trasformazione in una vera azienda multinazionale. L’esperienza e le competenze del management olandese e tedesco sono fondamentali per affrontare i mercati internazionali con ambizione e solidità».
The Compound Company è un produttore olandese specializzato in compound e additivi polimerici ad alte prestazioni per numerosi settori industriali, tra cui spiccano l’imballaggio, l’automotive, il medicale, il fotovoltaico e l’edilizia. La società è nota per lo sviluppo di soluzioni personalizzate, che si traducono nei suoi brand di punta, tra cui Yparex (resine adesive estrudibili) ed EcoForte (compound termoplastici performanti). L’offerta di The Compound Company include servizi di toll compounding, ossia lavorazioni per conto di terzi in cui la società miscela polimeri di base con additivi secondo le istruzioni specifiche richieste per creare materiali plastici personalizzati. Innovazione a 360 gradi, anche mediante la collaborazione con altre realtà all’avanguardia. Flessibilità e sostenibilità sono al centro della vision dell’azienda, che possiede impianti produttivi nei Paesi Bassi e in Germania.
Industrie Polieco rafforza la propria presenza internazionale
The Compound Company integrerà nel gruppo Industrie Polieco un portafoglio di compound ad alte prestazioni, tra cui spicca il marchio Yparex, riconosciuto a livello internazionale per versatilità e qualità tecnica. L’integrazione di queste soluzioni rappresenterà un significativo rafforzamento delle competenze del gruppo nell’innovazione dei materiali, ampliando l’offerta destinata ai settori più esigenti. L’operazione consentirà inoltre di sviluppare sinergie industriali, operative e commerciali: le capacità produttive dei Paesi Bassi e della Germania andranno a completare e potenziare la rete esistente di Industrie Polieco, migliorando l’efficienza complessiva e ottimizzando scala, R&D, acquisti, vendite e logistica. Inoltre, la presenza di una struttura societaria e operativa nei Paesi Bassi e in Germania rappresenterà un passo ulteriore nella strategia di multinazionalizzazione della Società e creerà una piattaforma solida per future espansioni. L’apporto dei risultati attesi da The Compound Company contribuirà in modo sostanziale al percorso di crescita di Industrie Polieco, supportando il raggiungimento dell’obiettivo di superare i 300 milioni di euro di ricavi consolidati e rafforzando ulteriormente la posizione del gruppo tra i principali player europei nel settore dei materiali plastici avanzati.
L’operazione di acquisizione è ancora soggetta al completamento del processo di consultazione con il comitato aziendale di The Compound Company, in conformità con la legge olandese sui comitati aziendali.
Di Natale nuovo coordinatore di Confindustria Garda-Valsabbia
Luca Duthion Di Natale (Di Natale-Bertelli Spa) è il nuovo coordinatore della zona Valsabbia-Lago di Garda di Confindustria Brescia (conta 138 aziende e 5.664 dipendenti) per il quadriennio 2025-2029; l’imprenditore succede nel ruolo ad Alessandro Ferrari. L’elezione è avvenuta durante l’assemblea tenuta lo scorso lunedì nella sede di Cameo Spa a Desenzano del Garda.
Tra gli altri interventi, durante la serata, anche quello del presidente di Confindustria Brescia, Paolo Streparava, che ha illustrato le principali linee di mandato per il quadriennio.
Insieme a Di Natale, è stato eletto anche il vice coordinatore: si tratta di Davide Merzari (Archimedia srl). Completano la squadra 11 delegati: si tratta di Sergio Berardi (Fonti di Vallio Srl), Dario Bosetti (Bosetti Srl), Filippo Carli (C.M.C. Srl di Carli Agostino e Figli), Luca Domenighini (S.I.E.M. Srl), Carlo Ebenestelli (Ivars Spa), Mauro Esposto (Goldenfood Srl), Alessandro Ferrari (Phoenix Informatica Srl), Daniela Garzoni (Atpitaly Srl), Fabio Pozzi (Fama International Srl), Rosellina Stagnoli (Lafre Srl) e Angelo Michele Zurillo (Brado Spa).
Si è così concluso il ciclo di assemblee elettive che ha portato al rinnovamento delle sette Zone di Confindustria Brescia.
Vuoi rimanere aggiornato sulle principali notizie di Brescia e provincia?
- Iscriviti alla nostra newsletter quotidiana con gli articoli cliccando qui.
- Iscriviti al nostro canale Whatsapp cliccando qui (solo info utili in tempo reale).
- Iscriviti al nostro canale Telegram cliccando qui (solo info utili in tempo reale).
Paolo Franceschetti (Slingofer srl) nuovo coordinatore della zona Vallecamonica di Confindustria
Tra gli altri interventi, durante la serata, anche quello del presidente di Confindustria Brescia, Paolo Streparava, che ha illustrato le principali linee di mandato per il quadriennio.
Insieme a Franceschetti, è stato eletto anche il vice coordinatore: si tratta di Andrea Trentini (F.lli Trentini srl). Completano la squadra 10 delegati: si tratta di Katia Abondio (Fedabo spa), Michela Chini (Elifly International srl), Mario De Lisi (Comisa spa), Vittorio Amedeo Garzoni Di Adorgnano (Sbm – Irfi srl), Federico Foppoli (Edil Cominelli di Foppoli Marco, Federico & C. sas), Diego Pezzotti (Isam srl), Cristian Poma (Viride srl), Marco Puglioli (Vexa srl), Michela Rizzi (C.M.M. F.lli Rizzi spa) ed Emanuel Simoncini (Due Esse Impianti srl).
La prossima e ultima assemblea elettiva è in programma lunedì 24 novembre, e riguarderà la zona Valsabbia – Lago di Garda.
Inflazione, a Brescia leggero calo sul mese
Nel mese di ottobre 2025, in base ai dati definitivi della Rilevazione Istat, i prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registrano una flessione rispetto al mese precedente dello 0,4%, ma un incremento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (variazione tendenziale del +1,1%). La diminuzione rispetto al mese precedente è imputabile principalmente alle divisioni “Servizi ricettivi e di ristorazione” (-1,7%, con la diminuzione dei Servizi di alloggio), alle “Comunicazioni” (-1,4%, con il forte calo degli Apparecchi telefonici e telefax) e alla divisione di spesa “Ricreazione, spettacoli e cultura” (-1,1%, dove incide soprattutto il calo dei Servizi ricreativi e sportivi e dei Pacchetti Vacanza). In aumento, invece, la divisione di spesa “Istruzione” (+0,5%). Stabili le altre voci.
Rispetto a settembre 2024, i principali rialzi riguardano le divisioni dei “Servizi Ricettivi e di Ristorazione” (+3,8%, sostenuti dall’aumento dei Ristoranti e bar), degli “Altri beni e servizi” (+3,0%, in particolare per gli aumenti dei prezzi degli articoli di gioielleria e orologeria) e dei “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+2,1%, con il forte aumento della voce Caffè, tè e cacao). In forte calo la divisione delle “Comunicazioni” (-6,7%, in particolare calano gli Apparecchi telefonici e telefax), seguita dalla divisione dell’“Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (-1,1%, con il calo dell’energia elettrica).
L’analisi per tipologia di prodotto mette in evidenza che complessivamente nel mese di ottobre i Beni risultano in lieve calo rispetto al mese precedente (-0,3%). All’interno della tipologia si nascondono però dinamiche differenziate: i beni alimentari risultano stabili (quelli non lavorati in crescita e quelli lavorati in diminuzione) e i beni energetici in diminuzione (soprattutto calano gli energetici regolamentati). Rispetto a settembre 2024, complessivamente i Beni presentano una lieve diminuzione (-0,1%). Scendendo nel dettaglio delle sottocategorie, i beni alimentari sono aumentati (+1,9%, sia i non lavorati che i lavorati), mentre i beni energetici sono fortemente scesi (–4,4%, soprattutto quelli non regolamentati).
I Servizi mostrano un calo congiunturale (-0,6%) e un aumento sostenuto dei prezzi tendenziali (+2,4%, trainato dai Servizi ricreativi e per la cura della persona, dai Servizi relativi all’abitazione). A ottobre il cosiddetto “carrello della spesa” – che comprende i beni alimentari, quelli per la cura della casa e della persona – registra un lieve decremento mensile dello -0,1% e un aumento tendenziale del +1,6%.
Guardando alle tipologie basate sulla frequenza di acquisto, si nota che i prodotti ad alta frequenza aumentano leggermente rispetto a settembre (+0,1%), ma mostrano un aumento significativo su base annua (+2,6%), confermando la pressione sui consumi quotidiani delle famiglie; i prodotti a media frequenza calano nel mese (-1,0%) e aumentano rispetto allo stesso mese del 2024 (+0,5%); infine, i prodotti a bassa frequenza segnano decrementi sia a livello congiunturale che tendenziale (entrambi -0,4%).
La componente di fondo dell’inflazione (core inflation) – che misura l’andamento dei prezzi al netto delle voci più volatili, come energia e alimentari freschi – mostra una riduzione mensile dello -0,4%, ma mantiene un ritmo di crescita positivo rispetto all’anno precedente (+1,7%). Questo indicatore è importante perché riflette le tendenze di fondo dell’inflazione, al di là delle oscillazioni temporanee legate alle materie prime o alla stagionalità.
In un confronto con i dati provvisori nazionali, le variazioni congiunturale e tendenziale per la città di Brescia sono molto vicine al dato nazionale.
Brescia: prezzi in calo
Tasso congiunturale: -0,4%
Tasso tendenziale: +1,1%
Brescia, nel terzo trimestre la produzione manifatturiera cresce leggermente
Nel 3° trimestre dell’anno, l’attività produttiva nel settore manifatturiero bresciano ha evidenziato una nuova (e più intensa) crescita rispetto allo stesso periodo del 2024, pari al +1,4% (tendenziale); la dinamica segue quella più modesta rilevata tra aprile e giugno (+0,3%).
A evidenziarlo è l’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia sui dati relativi al 3° trimestre 2025, realizzata su un panel di imprese manifatturiere associate.
In tale contesto, la variazione rispetto al periodo aprile-giugno 2025 (congiunturale) è invece pari a -2,8%: si tratta di un’evoluzione giustificata, in particolare, dalla consueta chiusura della maggior parte degli stabilimenti nei mesi estivi, all’interno di uno scenario che, nonostante i perduranti elementi di incertezza, offre alcuni elementi di cauto ottimismo, a partire dalla stabilizzazione dei prezzi degli input energetici. A seguito delle evoluzioni sopra indicate, il tasso acquisito, ovvero la variazione media annua che si avrebbe se l’indice della produzione non subisse variazioni fino alla fine del 2025, è pari a +0,2%.
“Il miglioramento delle condizioni operative nel settore industriale locale trova riscontro nell’indice PMI manifatturiero globale che, nella media del trimestre in questione, si è attestato in area espansiva (50,4), sui livelli più elevati da oltre un anno – commenta Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia –. In generale, il quadro di fondo risulta ancora complicato da decifrare: la politica protezionistica USA, la svalutazione del dollaro e le oramai endemiche difficoltà in Europa, sempre più irrilevante nello scacchiere mondiale, specialmente in Germania, primo mercato di destinazione del nostro export, fungono da fattori di freno per ogni possibile movimento strutturale di accelerazione del made in Brescia. I numeri sulla CIG, seppur si assista ad una sostanziale assenza di tensioni per quanto riguarda il ricorso agli ammortizzatori sociali, segnalano come una fetta non marginale delle realtà manifatturiere del territorio stia affrontando problematiche dal punto di vista di eventi temporanei e transitori o addirittura per ristrutturazioni, riorganizzazioni, riconversioni e crisi aziendali. Anche la manovra finanziaria oggetto di dibattito parlamentare in queste ore preoccupa: appare poco coraggiosa e distante dalle reali necessità del mondo industriale che avrebbe bisogno – soprattutto in questa fase – di fare affidamento su una politica industriale almeno di medio periodo.“
Nel dettaglio:
§ Tra luglio e settembre del 2025 il 24% degli operatori intervistati ha dichiarato una crescita dell’attività rispetto al periodo precedente, a fronte del 33% che si è espresso per il mantenimento dei volumi prodotti e del 43% che invece ha segnalato una flessione degli stessi.
§ Il fatturato delle imprese ha evidenziato elementi di debolezza: le vendite sul mercato italiano sono aumentate per il 16% delle imprese, rimaste invariate per il 42% e diminuite per il 42%. Le vendite verso i Paesi comunitari sono cresciute per il 18% degli operatori, calate per il 33% e rimaste stabili per il 49%; quelle verso i Paesi extra UE sono aumentate per il 16%, diminuite per il 31% e rimaste invariate per il 52% del campione.
§ I costi di acquisto delle materie prime sono rilevati in crescita dal 21% delle imprese, con un incremento medio pari allo 0,8%. I prezzi di vendita dei prodotti finiti sono stati rivisti al rialzo dal 12% degli operatori, per una variazione complessiva pari a +0,7%. Le recenti evoluzioni dei prezzi delle commodity e dei semilavorati utilizzati nei processi industriali confermano la fase di assestamento degli stessi, su livelli storicamente elevati e ampiamente superiori al pre-Covid.
§ Anche nel trimestre estivo, la bassa domanda proveniente dai mercati domestici e internazionali è stata indicata come il principale fattore di freno alla produzione: ciò ha riguardato il 45% delle realtà intervistate, una quota tuttavia in diminuzione rispetto al 50% riscontrato nel trimestre precedente e al 49% rilevato l’anno scorso. Il secondo elemento maggiormente denunciato dalle aziende (molto distanziato) riguarda la scarsità di manodopera (13%, ai massimi dal 2023): ciò dimostra che il mismatch nel mercato del lavoro ha oramai assunto tratti strutturali e, per certi versi, irreversibili.
§ L’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni (Ordinaria e Straordinaria) ha complessivamente interessato il 14% delle imprese industriali del territorio, mentre la quota di CIG in rapporto al monte ore lavorabili si è attestata al 2,7%.
§ Le previsioni per i prossimi mesi sono moderatamente positive, andando a indicare una possibile prosecuzione (anche se non particolarmente intensa) del movimento di recupero del Made in Brescia. Il saldo netto tra operatori ottimisti e pessimisti è di poco superiore allo zero (+11%), a fronte della maggioranza assoluta degli intervistati (63%) che propende per la sostanziale stabilità dei volumi di produzione.
§ Lo scenario in cui le imprese saranno chiamate a lavorare sarà complesso: la ripresa della domanda (interna ed esterna) non sembra manifestarsi con particolare vigore, mentre le imprese collegate direttamente o indirettamente al mercato USA (pari al 68% secondo una prudenziale stima effettuata la scorsa estate dal Centro Studi di Confindustria Brescia) faranno i conti con i dazi messi in campo dall’amministrazione Trump. Altri elementi di preoccupazione vanno poi ricercati, fra l’altro, nel green deal europeo (che rischia di compromettere seriamente la competitiva di intere e rilevanti filiere produttive) e nell’elevato differenziale fra il costo dell’energia pagato dalle imprese italiane rispetto a quello rilevato nei principali mercati europei.
§ In tale contesto, i settori maggiormente orientati alla crescita sarebbero alimentare, chimico, gomma e plastica e, in misura minore, meccanica e metallurgia. Per contro, prevarrebbe il pessimo fra gli operatori del legno e minerali non metalliferi e del sistema moda.
§ Qualche buona notizia è attesa arrivare dagli ordini da parte mercati esteri, a fronte di una sostanziale stabilità di quelli interni: quelli provenienti dal mercato domestico sono in crescita per il 20% delle aziende, stabili dal 63% e in calo dal 17%. Quelli formulati dagli operatori comunitari, sono dichiarati in aumento dal 20% delle imprese, invariati per il 66% e in flessione dal 14%. Quelli in arrivo dai mercati extra UE sono in crescita per il 20%, stabili per il 68% e in contrazione per il 12%.
§ I giorni di produzione assicurata rilevati nel trimestre ammontano mediamente a 73, riflettendo una significativa dispersione fra i settori e le classi dimensionali analizzate. La recente evoluzione di tale indicatore confermerebbe il progressivo miglioramento delle aspettative degli operatori, dopo i minimi storici rilevati alla fine del 2023.
Vuoi rimanere aggiornato sulle principali notizie di Brescia e provincia?
- Iscriviti alla nostra newsletter quotidiana con gli articoli cliccando qui.
- Iscriviti al nostro canale Whatsapp cliccando qui (solo info utili in tempo reale).
- Iscriviti al nostro canale Telegram cliccando qui (solo info utili in tempo reale).
La leadership gentile: come le donne stanno cambiando il modo di fare impresa
Per anni la leadership è stata associata a forza, controllo, competizione. Oggi, grazie alle donne, quel paradigma sta cambiando.
Nel mondo del lavoro contemporaneo, segnato da trasformazioni digitali e nuovi modelli organizzativi, la leadership femminile si sta imponendo come motore di innovazione culturale.
Non più potere imposto, ma influenza consapevole.
Non più controllo, ma ascolto e collaborazione.
Una rivoluzione silenziosa che non nasce nei consigli di amministrazione, ma nelle relazioni quotidiane, nei team, nelle aziende che scelgono di crescere in modo sostenibile e umano.
Dal multitasking alla leadership empatica
Le donne hanno imparato a muoversi tra ruoli diversi, a gestire tempo, persone e decisioni complesse con equilibrio e intelligenza emotiva.
Quella che una volta era una necessità — conciliare tutto — oggi diventa un valore professionale: la capacità di comprendere e guidare con empatia.
Il nuovo modello di leadership femminile non punta a imitare quello maschile, ma a ridefinirlo.
Le manager e le imprenditrici di oggi valorizzano la cooperazione, l’ascolto e la costruzione di fiducia all’interno dei team.
È una leadership che mette al centro le persone e che riconosce il potenziale del gruppo come risorsa strategica.
Donne e lavoro flessibile: la rivoluzione silenziosa
Negli ultimi anni, la flessibilità è diventata una delle parole chiave del lavoro femminile.
Non si tratta solo di orari o smart working, ma di un nuovo modo di vivere la professionalità.
Le donne hanno compreso che la produttività non coincide con la presenza costante, ma con la qualità dell’impegno e la chiarezza degli obiettivi.
Da questo approccio nasce anche un nuovo concetto di “tempo lavorativo sostenibile”:
un tempo che include la possibilità di essere madri, creative, imprenditrici e, al tempo stesso, persone con passioni e responsabilità diverse.
È la fine del mito del sacrificio, sostituito da una visione più fluida, dove la vita privata e quella professionale dialogano senza annullarsi a vicenda.
Empatia e intelligenza relazionale: la nuova competenza strategica
Secondo il World Economic Forum, entro i prossimi dieci anni le competenze più richieste nel mondo del lavoro saranno la creatività, la comunicazione e l’intelligenza emotiva.
Tre ambiti nei quali le donne eccellono naturalmente.
Le leader femminili portano nei luoghi di lavoro un approccio più inclusivo, cooperativo e orientato al lungo termine.
Ascoltare non è più un segno di debolezza, ma una competenza strategica.
Costruire ambienti di lavoro dove le persone si sentono viste, rispettate e valorizzate è oggi un vantaggio competitivo concreto.
E questo vale non solo nelle grandi imprese, ma anche nelle realtà familiari e nei piccoli business che compongono il tessuto economico italiano.
Il ruolo educativo delle donne nel futuro del lavoro
Ogni rivoluzione parte dall’educazione, e quella del lavoro del futuro non fa eccezione.
Le donne, in particolare, hanno un ruolo decisivo nel trasmettere alle nuove generazioni un modello di successo diverso: meno legato alla corsa, più orientato alla crescita collettiva.
In questo contesto, anche il modo in cui si educano i bambini — a casa o a scuola — cambia radicalmente.
Non si tratta solo di formare studenti, ma persone curiose, aperte, capaci di pensiero critico.
Progetti e piattaforme come alimentazionebambini.e-coop.it diventano un esempio concreto di questa visione: un luogo digitale che promuove educazione, cultura e responsabilità sociale, aiutando famiglie e genitori a sviluppare un pensiero più consapevole sul futuro dei propri figli.
Educare, in fondo, è la prima forma di leadership.
Dalla competizione alla collaborazione
Un’altra grande trasformazione culturale che le donne stanno portando avanti riguarda il superamento della logica competitiva.
Le reti di imprenditrici, le community professionali e i progetti collettivi femminili stanno cambiando il modo di fare business.
Sempre più spesso, il successo nasce dalla collaborazione, dallo scambio di esperienze e dalla condivisione delle risorse.
Le donne non competono per il posto più alto, ma costruiscono insieme strutture più solide e inclusive.
È una visione del lavoro che guarda al futuro: più orizzontale, più etica, più partecipativa.
Un futuro guidato dalla gentilezza
La parola “gentilezza” sta tornando nel lessico del management.
Essere gentili non significa essere deboli, ma avere la forza di scegliere un approccio umano anche nei contesti più difficili.
Le donne che guidano imprese, progetti o comunità stanno dimostrando che la gentilezza è un vantaggio competitivo.
Riduce i conflitti, migliora la comunicazione interna e crea ambienti in cui le persone vogliono restare e crescere.
È una forma di leadership che unisce rigore e empatia, obiettivi e valori, risultati e rispetto.
Un equilibrio che rappresenta, forse, la vera innovazione del lavoro contemporaneo.
In Conclusione
La leadership femminile non è solo una questione di numeri, ma di visione.
È il coraggio di riscrivere le regole del lavoro, mettendo al centro le persone e non i ruoli, la collaborazione e non il controllo.
Le donne stanno dimostrando che si può guidare con fermezza e gentilezza, con competenza e sensibilità, con ambizione e rispetto.
E che educare — in famiglia, nelle aziende o nella società — significa preparare un futuro più consapevole.
Perché la nuova impresa femminile non costruisce solo risultati, ma valore.