Lombardia, probabile un 2026 di debole crescita economica
Le previsioni del 2026 per l’economia lombarda raccontano di una regione che continua il proprio percorso di crescita, debole e con poco ritmo. Le tensioni internazionali e l’incertezza geopolitica continuano a pesare inevitabilmente sullo scenario economico nazionale e regionale, tanto che per il 2026 le proiezioni indicano un PIL in timido aumento dello 0,7%. Anche le previsioni di crescita degli Investimenti restano tiepide e si assestano nel nuovo anno a +0,7%; stesso discorso per le proiezioni relative ai Consumi che restano ferme a un +0,7%. Sono questi alcuni dei numeri forniti da CNA Lombardia nel Primo Focus 2026 sull’andamento dell’economia regionale, realizzato dal Centro Studi Sintesi.
PIL, investimenti e consumi
Nel 2025 il PIL regionale ha fatto registrare un +0,6%, mentre come da proiezione il PIL nel 2026 dovrebbe assestarsi attorno a un +0,7%. Bisogna segnalare che dal 2023 in poi la Lombardia non ha più registrato tassi di crescita superiori all’1%. Mentre nel periodo 2021-2025, il PIL lombardo dovrebbe crescere complessivamente del 6,6%, restando al di sotto della crescita cumulativa stimata per l’intero Paese (+7,1%).
Dal punto di vista degli Investimenti nel 2025 sono cresciuti del 2,4%, mentre nel 2026 si prevede una flessione importante con una crescita che cala fino allo 0,7%. Dopo lo stallo del 2024, il 2025 vede una ripresa degli investimenti (+2,4%) favorita dal completamento delle opere previste dal PNRR. Tra il 2021 e il 2025 la crescita degli investimenti in Lombardia ha superato i 27 punti percentuali confermando una dinamica più accelerata che nel complesso del Paese.
Sul fronte Consumi il 2025 si attesta su un ritmo moderato di crescita (+0,6%) pari a quello stimato a livello nazionale e connesso ad un incremento delle retribuzioni e dell’occupazione. Per il 2026 le previsioni indicano un sostanziale mantenimento dei ritmi di crescita dei consumi dell’ultimo biennio, +0,7%. Nel quadriennio 2021-2025, invece, la crescita dei consumi delle famiglie lombarde (+8,4%) risulta solo lievemente più consistente di quella nazionale (+8,2%).
“Le stime parlano per la Lombardia di una crescita moderata del PIL, specialmente se guardiamo all’arco temporale 2021-2025 – afferma Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. I consumi delle famiglie restano timidamente in ripresa, rispecchiando il trend del periodo. Sicuramente avremmo bisogno di consolidare libertà di impresa e stimoli fiscali. I numeri degli investimenti invece sono chiari: molta dell’accelerazione nella fase di uscita dalla pandemia è merito dei bonus fiscali per l’edilizia e dal completamento delle opere PNRR. Si è registrato uno stallo nel 2024, ma il 2025 ha finalmente segnato una piccola dinamica di ripresa.”
Occupazione ed Export
In Lombardia, nel 2025, il numero degli occupati si conferma in crescita dello 0,8% rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente, con +34.363 occupati. Nel confronto con il terzo trimestre 2021, la crescita occupazionale fa segnare 256 mila occupati in più, pari ad un aumento del 6%. il comparto più dinamico risulta essere quello del commercio e dei servizi ristorativi e alberghieri.
Per quanto concerne invece l’export della Lombardia per il 2025 è sostanzialmente stabile (+0,4%) malgrado le tensioni commerciali internazionali. L’export regionale dei primi nove mesi del 2025 supera i 123 miliardi di euro e mostra un aumento del 24% rispetto allo stesso periodo del 2021. più consistente la crescita nel comparto gioielli-occhiali-medicale (+51%) e nell’agroalimentare (+49%).
A livello territoriale, Cna Lombardia analizza il trend 2021-2025: da questa indagine si può notare come l’export sia cresciuto a Lodi (+72,1%), a Pavia (+46,6%), a Monza e Brianza (+45,9%), a Sondrio (+43,5%), a Lecco (+29,2%), a Varese (+28%), a Milano (+23%), a Bergamo (+21,1%), a Cremona (+13,5%), a Como (+10,2%), a Brescia (+9,7%) e a Mantova (+5,2%).
“L’occupazione in crescita è evidente dal 2021, ma dobbiamo molto focalizzare i settori in cui è cresciuta: commercio, servizi ricettivi e alberghieri, ma anche digitale e servizi alle imprese – sottolinea Bozzini -. Abbiamo bisogno di valorizzare questi risultati senza perdere di vista il tema di un “valore aggiunto” di tali nuovi posti di lavoro. L’export non ha apparentemente subito gravi scossoni nel 2025. I numeri tengono. Forse la grande crescita del primo semestre è dovuta anche al fatto che si temevano le politiche protezionistiche dell’amministrazione USA.”
Imprese attive e imprese artigiane
A settembre 2025 le imprese attive in Lombardia superano le 815.000 unità. Negli ultimi quattro anni si sono perse quasi 8 mila imprese facendo registrare una flessione dell’1% da settembre 2021 a settembre 2025. Ma la contrazione del tessuto imprenditoriale è stata, in Lombardia, più contenuta che a livello nazionale (-2,5%). I servizi alle imprese avanzano, mentre il commercio continua a registrare una significativa flessione. Dal punto di visto provinciale e per quanto riguarda il trend 2021-2025 le imprese attive fanno registrare solo a Milano un segno positivo (+2,3%). Nelle altre province si segnala un calo a partire da Mantova (-6,8%), Lecco (-5%), Lodi (-4,4%), Sondrio (-4,4%), Cremona (-4,2%), Varese (-4,2%), Pavia (-3,3%), Como (-3,1%), Bergamo (-2,3%), Monza e Brianza (-1,2%) e Brescia (-1,2%).
La crisi dell’artigianato prosegue invece inesorabile. A settembre 2025 le imprese artigiane attive sono 229.753, in calo di 2.358 unità (-1%) rispetto a settembre 2024. Anche nell’ultimo trimestre, il saldo è negativo (-894 imprese rispetto al 30 giugno 2025) e determinato quasi esclusivamente da costruzioni (-0,6%) e produzione (-0,7%).
Per quanto riguarda i territori, la ricerca ha analizzato il trend 2021-2025 ed è emerso che tutte le province hanno fatto registrare un calo importante dell’artigianato: fanalini di coda Mantova (-8,7%), Como (-8,2%) e Lecco (-7,9%). Seguono Pavia (-6,8%), Cremona (-6,7%), Brescia (-6,1%), Bergamo (-5,6%), Lodi (-5,2%), Sondrio (-4,1%), Monza e Brianza (-3,9%), Varese (-3,7%), mentre chiude Milano (-2,6%).
Prestiti alle imprese e Inflazione
Dal 2021 a oggi i prestiti alle aziende lombarde si sono ridotti del 3,5% con minori erogazioni nette per 7 miliardi di euro. A soffrire sono soprattutto le piccole imprese (-23,8%) che sono destinatarie solo del 9% dei presiti netti totali. Tra i settori, le costruzioni registrano il calo più marcato (-24,2%) mentre i servizi sono l’unico comparto che vede crescere l’importo erogato (+3,3%).
A livello locale, prendendo come riferimento sempre il trend 2021-2025, sono nette le differenze tra provincia e provincia: le sole con un segno positivo sono Milano (+5,2%) e Mantova (+0,8%). Tutte le altre sono in pesante flessione a partire da Pavia (-23,7%), Varese (-22,5%), Como (-19,1%), Sondrio (-18,5%), Lecco (-16%), Brescia (-15,4%), Monza e Brianza (-10,5%), Cremona (-10,5%), Bergamo (-9,2%) e Lodi (-0,8%).
A pesare non poco sui consumi è sicuramente l’inflazione, con shock globali che hanno alimentato una forte pressione: nei primi dieci mesi del 2025 i prezzi in Lombardia sono aumentati del +1,4%; mentre rispetto allo stesso periodo del 2021, la variazione complessiva è pari al 16,7%. Le voci più colpite: abitazione, acqua e energia (+38,6%), servizi ricettivi e ristorazione (+23,4%) e alimentari e bevande (+22,2%).
“Dobbiamo tuttavia lanciare due segnali di allarme veri – evidenzia il Presidente di CNA Lombardia – il primo riguarda il costo della vita e del fare impresa: +22% per il segmento alimenti e bevande, +38% per il segmento casa, energia, acqua. Famiglie ed imprese così faticano eccessivamente. Il secondo segnale di allarme concerne i prestiti alle imprese. La contrazione rispetto al 2021 è paurosa e riguarda soprattutto le micro e piccole imprese. Nel 2025 le piccole imprese hanno ricevuto 18 miliardi, le medio-grandi 174 miliardi di euro. E il nostro è un tessuto fatto di micro e piccole imprese per oltre il 90%.”
Alcuni primati economici della Provincia di Brescia rispetto all’Italia
Quando si parla dell’economia italiana, spesso l’attenzione si concentra sulle grandi metropoli come Milano o Roma. Ma nella pianura lombarda, con le sue valli, i laghi e le città laboriose, la Provincia di Brescia si ritaglia un ruolo da protagonista, con primati e performance che la distinguono nel panorama nazionale. È una storia di imprese, di filiere alimentari e di manifattura che ha radici profonde e avanzi con slancio nel XXI secolo.
Industria: il cuore pulsante del tessuto produttivo
Nel novero delle province italiane, Brescia si staglia come una delle realtà più industrializzate d’Italia, con un tessuto produttivo che ha fatto della meccanica, della metallurgia e dell’ingegneria di precisione la sua bussola economica. Il capoluogo, insieme ai distretti disseminati nella provincia, è da decenni al centro del terzo più grande polo industriale italiano, con aziende che operano a livello nazionale e internazionale e un valore aggiunto totale che la colloca tra le principali province del Paese.
Questa vocazione industriale fa sì che Brescia sia spesso citata come esempio di resilienza produttiva in un’Italia in cui la manifattura fatica a mantenere ritmo e competitività a causa di crisi globali e fluttuazioni dei mercati.
Ricchezza prodotta: dove si misura il valore
Un altro primato interessante riguarda il valore aggiunto pro capite, uno degli indicatori che meglio sintetizza la produttività media per abitante. Secondo dati recenti, Brescia si colloca stabilmente tra le prime 20 province italiane per valore aggiunto pro capite, attestandosi attorno al 15° posto su oltre cento province italiane.
Questo posizionamento è significativo se si considera l’eterogeneità dell’economia italiana: mentre province del Sud confermano un forte legame con settori tradizionali, Brescia innesta una miscela di industria, servizi e agricoltura evoluta, generando reddito e valore in misura superiore alla media nazionale.
Eccellenze agricole e agroalimentari: il gusto dei primati
Ma Brescia non è solo acciaio e macchinari. Nel mondo dell’agroalimentare, la “DOP economy” bresciana è tra le più importanti in Italia: con oltre un miliardo di euro generati dalle produzioni DOP (e una crescita costante anno su anno), la provincia si pone tra le prime quattro a livello nazionale per valore complessivo di prodotti a denominazione di origine protetta.
Questo dato racconta di una terra fertile e capace di legare tradizione e qualità, da Franciacorta a formaggi, salumi e olio d’oliva: prodotti che non solo sono consumati in Italia, ma esportati e apprezzati nel mondo.
Un Pil che parla europeo
Per dare una dimensione più ampia al ruolo economico bresciano, vale la pena ricordare che, se la provincia fosse uno Stato a sé, il suo PIL sarebbe superiore a quello di alcune nazioni europee come Malta, Cipro, Estonia e Lettonia — un confronto che ben rappresenta la forza di un territorio piccolo rispetto agli Stati ma grande nella produzione economica.
Conviene installare i pannelli solari in Lombardia e a Brescia? Pro e contro reali
Parlare di pannelli solari in Lombardia significa andare oltre i luoghi comuni. Nebbia, cieli grigi e inverni lunghi vengono spesso usati come argomento per dire che “qui il fotovoltaico non funziona”. In realtà, la situazione è più sfumata — e molto più interessante. Conviene? Sì, ma solo se si conoscono bene vantaggi e limiti reali.
Il clima lombardo: un falso problema?
È vero, la Lombardia non gode dell’irraggiamento del Sud Italia. Tuttavia, i pannelli fotovoltaici moderni non hanno bisogno di sole “a picco” per funzionare. Producono energia anche con luce diffusa, quindi con cielo coperto o leggermente nuvoloso.
La produzione annuale media resta più che sufficiente a rendere l’investimento sostenibile, soprattutto se l’impianto è progettato sui consumi reali dell’abitazione. Il vero nemico non è la nebbia, ma una progettazione fatta male.
Il risparmio in bolletta: il motivo principale
Il primo grande motivo per cui sempre più famiglie lombarde scelgono il fotovoltaico è il risparmio economico. Un impianto ben dimensionato consente di ridurre in modo sensibile la bolletta elettrica, soprattutto se si riesce a consumare energia nelle ore di produzione.
Con l’aumento strutturale dei prezzi dell’energia, l’impianto non è solo una scelta “green”, ma una forma di tutela contro i rincari futuri. In molti casi, il rientro dell’investimento avviene in pochi anni, dopodiché l’energia prodotta è di fatto gratuita.
Un investimento che valorizza la casa
Installare pannelli solari non significa solo risparmiare mese per mese. Una casa dotata di impianto fotovoltaico ha una classe energetica migliore, è più appetibile sul mercato immobiliare e risponde meglio alle nuove direttive europee sull’efficienza energetica.
In altre parole, non è solo una spesa tecnica, ma un intervento che aumenta il valore dell’immobile nel tempo.
Incentivi e detrazioni: ancora un aiuto concreto
Anche senza i grandi bonus del passato, oggi esistono ancora strumenti interessanti per ridurre il costo iniziale. Le detrazioni fiscali e i meccanismi di autoconsumo rendono l’investimento più leggero e più accessibile.
Chi valuta il fotovoltaico oggi lo fa con numeri più realistici e meno dipendenti dagli incentivi straordinari. E questo, paradossalmente, rende la scelta più solida.
I limiti da conoscere prima di decidere
Il fotovoltaico non è una soluzione magica. In Lombardia la produzione invernale è più bassa, e questo va messo in conto. Senza un sistema di accumulo o senza una buona distribuzione dei consumi, una parte dell’energia prodotta può non essere sfruttata al massimo.
Anche il tetto gioca un ruolo decisivo: ombre, orientamento sfavorevole o strutture vecchie possono ridurre l’efficienza dell’impianto. Per questo è fondamentale evitare preventivi standardizzati e affidarsi a valutazioni tecniche reali.
Accumulo e autoconsumo: la vera svolta
Negli ultimi anni le batterie di accumulo hanno cambiato le regole del gioco. Consentono di usare l’energia prodotta durante il giorno anche la sera, aumentando l’autonomia dalla rete elettrica.
In Lombardia, dove i consumi domestici sono spesso concentrati nelle ore serali, l’accumulo può fare una grande differenza. Non è obbligatorio, ma in molti casi è ciò che rende l’impianto davvero efficiente.
Allora conviene davvero?
La risposta onesta è: dipende, ma nella maggior parte dei casi sì. Conviene se si vive stabilmente nell’abitazione, se i consumi elettrici sono medio-alti e se l’impianto è progettato con criterio. Conviene meno per chi consuma pochissimo o vive in una casa con forti limitazioni strutturali.
Il fotovoltaico in Lombardia non è una scelta ideologica né una moda del momento. È una decisione razionale, che va presa con dati alla mano e senza promesse miracolose.
Brescia, rallenta la crescita dei prestiti alle imprese industriali: +0,5% rispetto al 2024
A fine settembre 2025 lo stock di prestiti bancari (al netto di pronti contro termine e sofferenze) a disposizione delle imprese industriali bresciane ammonta a 9,6 miliardi di euro, evidenziando una modesta crescita (+0,5%) sull’analogo periodo del 2024. Tale dinamica si inserisce all’interno di un movimento di sostanziale assestamento dei quantitativi erogati, dopo la fase di incremento degli stessi riscontrata nei primi mesi dell’anno.
A evidenziarlo è il Centro Studi di Confindustria Brescia su dati di Banca d’Italia.
Quanto rilevato nel nostro territorio risulta nel complesso coerente con il dato lombardo (+0,5%) e nazionale (+0,8%). Il volume complessivo dei prestiti (9,6 miliardi) risulta significativamente inferiore rispetto ai massimi storici rilevati a fine agosto 2022 (-30,4%), quando le inedite quotazioni degli input energetici e la fase espansiva dell’attività economica avevano determinato un maggiore fabbisogno per la copertura del circolante, che si era tradotto in una intensa domanda di credito da parte delle imprese. L’attuale situazione vissuta dal sistema economico locale appare notevolmente diversa, con i prezzi dell’energia ridimensionati (ma ancora elevati in prospettiva storica) e una congiuntura economica “più scarica”: tutto ciò si traduce, quindi, in una minore richiesta di fondi da parte delle aziende.
La domanda di credito da parte delle imprese locali è inoltre frenata dall’elevata liquidità detenuta da tali realtà: a fine settembre 2025 i depositi bancari posseduti dalle società non finanziarie e dalle famiglie produttrici bresciane sono pari a 18,1 miliardi, un valore di fatto ai massimi storici, con una crescita del 5,1% sull’analogo periodo del 2024.
Secondo le ancora provvisorie stime per l’anno 2025 realizzate dal Centro Studi di Confindustria Brescia, il rapporto tra i depositi delle imprese e il valore aggiunto complessivo generato in provincia di Brescia si attesterebbe al 35%, una quota particolarmente significativa, non lontana dal livello più elevato riscontrato nel 2021 (37%). Le motivazioni alla base di tale dinamica sono molteplici, alcune con una connotazione positiva (gli importanti utili realizzati e accumulati dalle imprese negli ultimi anni), altre con una valenza negativa (la limitata propensione del sistema produttivo agli investimenti, che non ha permesso un più efficiente utilizzo di tali fondi). Quanto rilevato nell’ambito delle imprese trova una (parziale) corrispondenza all’interno dell’aggregato delle famiglie consumatrici, dove i depositi bancari rilevati alla fine del terzo trimestre di quest’anno (27,2 miliardi) risultano in aumento del 2,3% tendenziale.
“In generale, la situazione attuale sul territorio bresciano è da considerarsi complessivamente positiva – commenta Anna Tripoli, vice presidente di Confindustria Brescia con delega a Credito, Finanza e Fisco –: la qualità del credito continua a essere elevata, l’ammontare dei prestiti a disposizione delle imprese è dalla fine del 2024 in “territorio positivo” e i tassi di mercato a livello nazionale sono in discesa, come recentemente certificato dall’ABI. Tuttavia, nei mesi a venire, gli ancora irrisolti nodi di natura geopolitica, la lenta crescita dell’economia italiana e i possibili effetti negativi derivanti dai dazi statunitensi, potrebbero determinare un peggioramento del quadro attuale. In tale contesto, l’elevata disponibilità di liquidità delle aziende rappresenta comunque un elemento di ulteriore sicurezza.”
Va poi segnalato che la debole fase ciclica sperimentata negli ultimi tre anni dall’economia bresciana ha avuto – fortunatamente – impatti molto modesti sulla creazione di crediti deteriorati (NPL): il tasso annualizzato di deterioramento dei prestiti, che misura la velocità di formazione dei NPL sta mostrando dei segnali di crescita, ma, al momento, di per sé non preoccupanti. A giugno 2025 la componente “utilizzato” (che fa riferimento al totale dei nuovi prestiti deteriorati) è pari all’1,8%, in aumento dai minimi storici rilevati nel terzo trimestre 2023 (0,8%), poco al di sotto della media del biennio 2018-2019 (2,1%) e ben lontano dai picchi del 2009-2010 (12%-13%). Situazione leggermente migliore si ha per la componente “affidati” (che riguarda il numero dei nuovi soggetti che entrano nel perimetro dei NPL): a giugno di quest’anno il tasso rilevato è pari all’1,6%, con una dinamica più piatta e meno volatile rispetto a quella dell’utilizzato.
Le sofferenze bancarie – ovvero tutti quei crediti che sono considerati irrecuperabili dagli istituti di credito – a carico delle imprese industriali bresciane a giugno 2025 sono pari a 103 milioni di euro, un valore in ridimensionamento rispetto a 112 milioni misurati nello stesso mese del 2024, sebbene in risalita dai minimi storici raggiunti alla fine del 2022 (81 milioni). A Brescia la loro incidenza sul totale dei prestiti (1,0%) è particolarmente bassa nei confronti del passato (era al 4,2% nel biennio 2018-2019) e appare in linea con la media lombarda (1,0%) e nazionale (1,3%).
Bonometti: rinvio allo stop ai motori termici va nella giusta direzione
«La revisione della Commissione europea sullo stop ai motori termici dal 2035 va nella giusta direzione del realismo industriale». Lo afferma il Cav. Marco Bonometti, commentando la proposta dell’Unione europea che supera il divieto totale introducendo un obiettivo di riduzione del 90% delle emissioni di CO₂.
«La transizione ecologica resta fondamentale, ma non può essere ideologica né scaricata esclusivamente su imprese e cittadini – sottolinea Bonometti –. Pesano ancora in modo determinante il costo dell’energia, la carenza di infrastrutture adeguate e i prezzi elevati delle auto elettriche, che rischiano di rallentare drasticamente il mercato».
«È necessario agire subito e assumere decisioni concrete e certe per salvare il salvabile – avverte – altrimenti assisteremo a un disastro epocale, con la chiusura di fabbriche e la cancellazione di migliaia di posti di lavoro. L’Europa deve avere il coraggio di difendere la propria industria dell’auto e la propria base manifatturiera».
Per Bonometti «la neutralità tecnologica è indispensabile: elettrico, ibrido e carburanti sostenibili devono poter convivere, lasciando al mercato e ai cittadini la libertà di scelta».
«Chi legifera deve muoversi con grande attenzione e dare certezza – aggiunge – perché i tempi di una votazione che può stravolgere un mercato non sono gli stessi dei tempi necessari a trasformare un sistema produttivo. Cambiare una linea industriale perché lo impone una legge e non perché lo richiede il mercato è un errore che si paga caro».
«Come ha giustamente ricordato Filosa, negli Stati Uniti l’amministrazione Trump ha adattato le regole alla libertà di scelta dei cittadini e alle dinamiche del mercato: è qualcosa che in Europa, finora, non è avvenuto – conclude Bonometti –. Ora Parlamento e Consiglio UE trasformino questa impostazione in norme capaci di tenere insieme ambiente, lavoro e competitività».
Brescia, a novembre prezzi al consumo in leggero calo
Nel mese di novembre 2025, in base ai dati definitivi Istat, i prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registrano una flessione rispetto al mese precedente dello 0,2%, ma un incremento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (variazione tendenziale del +0,8%).
La diminuzione rispetto a ottobre è imputabile principalmente alle divisioni “Comunicazioni” (-1,1%, con il forte calo degli Apparecchi telefonici e telefax) e ai “Servizi ricettivi e di ristorazione” (-1,0%, con la diminuzione dei Servizi di alloggio). In aumento, invece, le divisioni di spesa “Altri beni e servizi” (+0,6%), “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+0,2%) e “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+0,1%).
Stabili le altre divisioni.
Rispetto a novembre 2024, i principali rialzi riguardano le divisioni dei “Servizi Ricettivi e di Ristorazione” (+3,6%, sostenuti dall’aumento dei Ristoranti e bar), degli “Altri beni e servizi” (+3,5%, in particolare per gli aumenti dei prezzi degli articoli di Gioielleria e orologeria).
In forte calo la divisione delle “Comunicazioni” (-5,8%, in particolare calano gli Apparecchi telefonici e telefax), seguita dalla divisione dell’“Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (-1,3%, con il calo dell’Energia elettrica e del Gas).
L’analisi per tipologia di prodotto mette in evidenza che complessivamente nel mese di novembre i Beni risultano in lieve crescita rispetto al mese precedente (+0,2%).
All’interno della tipologia crescono soprattutto i beni energetici (+0,8%, in particolare gli Altri Energetici).
Rispetto a novembre 2024, complessivamente i Beni presentano una lieve diminuzione (-0,2%), mentre nel dettaglio delle sottocategorie, i beni alimentari sono aumentati (+0,6%, soprattutto quelli lavorati) e i beni energetici sono fortemente scesi (–4,2%, soprattutto gli Altri Energetici).
I Servizi mostrano un lieve calo congiunturale (-0,5%) e un aumento sostenuto dei prezzi tendenziali (+2,2%, trainato dai Servizi ricreativi e per la cura della persona, dai Servizi relativi all’abitazione).
In questo mese, il cosiddetto “carrello della spesa” – che comprende i beni alimentari, quelli per la cura della casa e della persona – registra un lieve incremento congiunturale del +0,1% e un aumento tendenziale del +0,4%.
Guardando alle tipologie basate sulla frequenza di acquisto, si nota che i prodotti ad alta frequenza aumentano sia rispetto al mese precedente (+0,5%), sia su base annua (+2,3%), confermando la pressione sui consumi quotidiani delle famiglie;
i prodotti a media frequenza calano nel mese (-0,8%) e rispetto allo stesso mese del 2024 (-0,1%);
infine, i prodotti a bassa frequenza segnano incrementi sia a livello congiunturale che tendenziale (+0,2% e +0,3%).
La componente di fondo dell’inflazione (core inflation) – che misura l’andamento dei prezzi al netto delle voci più volatili, come energia e alimentari freschi – mostra una riduzione mensile dello -0,3%, ma mantiene un ritmo di crescita positivo rispetto all’anno precedente (+1,6%).
In un confronto con i dati provvisori nazionali, le variazioni congiunturale e tendenziale per la città di Brescia sono molto simili al dato nazionale.
Brescia: prezzi in calo
Tasso congiunturale: -0,2%
Tasso tendenziale: +0,8%
Brescia, tra luglio e settembre le vendite all’estero sono state pari a 4.893 milioni
Nel 3° trimestre dell’anno, il valore delle esportazioni bresciane – pari a 4.893 milioni di euro – registra un’importante crescita (+6,6%) rispetto allo stesso periodo del 2024. La dinamica sperimentata tra luglio e settembre del 2025, che segue il +0,9% nel primo trimestre e il +0,2% nel secondo, è la più intensa dagli ultimi tre mesi del 2022 (+7,9%). Il valore monetario delle vendite all’estero risulta il secondo più elevato di sempre (con riferimento al solo 3° trimestre), dopo quanto rilevato nel 2022 (5.218 milioni). A rilevarlo sono i dati ISTAT elaborati dal Centro Studi di Confindustria Brescia.
La buona performance bresciana risulta in linea con la media nazionale (+6,6%) ed è superiore a quella lombarda (+3,4%). La dinamica delle esportazioni realizzata dalle imprese del nostro territorio risulta nel complesso coerente con il quadro di consolidamento dell’attività produttiva riscontrato nel periodo estivo, all’interno di un più ampio percorso di stabilizzazione del Made in Brescia dopo la fase di debolezza rilevata lungo lo scorso biennio (2023-2024).
Nel complesso dei primi nove mesi del 2025, le vendite all’estero (pari a 15.289 milioni) sono in crescita del 2,4% sul 2024, a fronte di una dinamica più modesta riscontrata in Lombardia (+1,8%) e del più elevato risultato dell’Italia (+3,6%).
Per quanto riguarda le importazioni, nel periodo luglio-settembre pari a 3.016 milioni, si assiste a un incremento (+4,2% tendenziale), mentre negli interi primi nove mesi hanno raggiunto la cifra di 9.499 milioni (in aumento dell’8,0% sul 2024). A seguito di tali evoluzioni, il saldo commerciale generato a Brescia e provincia ammonta a 5.790 milioni, in ridimensionamento di circa 348 milioni sul 2024.
“Il terzo trimestre del 2025 segna, per l’export bresciano, un’inversione di tendenza positiva in particolare grazie ai nostri partner storici, Germania e Francia, che tornano a far segnare incrementi su base annua. Migliora così il dato complessivo dell’Unione Europea – commenta Maria Chiara Franceschetti, vice presidente Confindustria Brescia con delega all’Internazionalizzazione –, compensando la netta flessione del Paese americano segnato dai primi significativi effetti dei dazi. In generale il Made in Brescia registra un andamento migliore della media lombarda, in linea con quella nazionale: sono numeri che valutiamo con un cauto ottimismo, alla luce delle persistenti incertezze geopolitiche a livello mondiale. Guardando ai primi 9 mesi dell’anno, un rialzo importante è segnato dall’Asia, trascinata dal +32% dell’India, su cui incide positivamente la percezione di stabilità politica del nostro Paese. Il rialzo indiano assume contorni ancora più positivi dopo il recente Business Forum Italia-India, tenutosi in questi giorni a Mumbai, che fa seguito all’incontro ospitato a Brescia lo scorso giugno e che testimonia l’interesse economico crescente e il consolidamento del legame tra le due nazioni.”
Venendo ai principali mercati di destinazione dell’export bresciano, si rilevano, nei primi nove mesi dell’anno, evoluzioni piuttosto eterogenee. Buone notizie provengono dall’Unione Europea, dove le vendite in Germania tornano a salire (+2,1%), grazie, in particolare, a quanto riscontrato nell’ultimo trimestre (+5,7%). Brilla, inoltre, il mercato del Regno Unito, che evidenzia un significativo incremento (+24,5%). Al di fuori del Vecchio Continente, spicca la performance dell’India (+32,0%), sebbene la sua quota sul totale esportato sia ancora nel complesso marginale (1,5%). Per contro, si segnalano le flessioni di Brasile (-3,5%), Cina (-2,9%) e Stati Uniti (-5,2%). Quest’ultimo mercato, che negli ultimi anni si era contraddistinto per il più elevato contributo alla crescita del Made in Brescia, sta vivendo una fase di evidente rallentamento, iniziata nei primi mesi del 2025, sulla scia del significativo rafforzamento dell’euro sul dollaro, tale da rendere meno competitive (in termini di prezzo) le merci vendute negli Stati Uniti. A riguardo, va evidenziato che la perdita rilevata nel terzo trimestre dell’anno (-6,3%) risulta sostanzialmente in continuità con quanto misurato nel primo periodo del 2025 (-4,8%) e nel secondo (-4,6%): in tale contesto, quindi, l’introduzione dei dazi all’import, sancita dall’Amministrazione Trump, non fa che penalizzare ulteriormente la nostra capacità di penetrazione del mercato USA.
Tra i beni venduti all’estero, solo macchinari e apparecchiature (-1,4%) si connotano per variazioni negative dell’export bresciano fra i primi nove mesi del 2025 e l’analogo periodo del 2024. Per contro, gli incrementi più rilevanti riguardano i prodotti alimentari e bevande (+13,4%), prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+7,2%) e prodotti della metallurgia (+3,7%).
Da ultimo, va segnalato che Brescia si mantiene al sesto posto nella classifica delle province italiane per valore dell’export, dopo Milano (41.207 milioni), Firenze (25.039), Torino (19.661), Vicenza (16.665) e Bergamo (15.621). Dal punto di vista del saldo commerciale manifatturiero, Brescia (6.961 milioni) si attesta in quarta posizione: la precedono Vicenza (9.293), Modena (8.775) e Bologna (7.336).
Cdc, entrate correnti a 20,8 milioni di euro
Il Consiglio della Camera di Commercio di Brescia, nella seduta di mercoledì 10 dicembre, ha approvato il Bilancio Preventivo per l’anno 2026.
Il Budget 2026 evidenzia, sul fronte delle entrate correnti, introiti per 20,8 mln/€, di cui 10,9 mln/€ ascrivibili al Diritto Annuale e 7,1 mln/€ ai diritti di segreteria. In modo meno rilevante incidono i contributi ed i proventi da gestione di beni e servizi. Sotto questo profilo, la Camera di Commercio conferma la sua natura di Ente finanziariamente autonomo, non avvalendosi di nessun’altra significativa fonte di finanziamento o trasferimento statale.
Ampia parte delle risorse camerali – per complessivi 13,7 mln/€ – è destinata alla promozione economica delle PMI bresciane e del territorio. Per l’anno 2026 saranno, in particolare, rese disponibili risorse destinate a favorire azioni ed interventi per l’innovazione e sostenibilità ambientale per 2,3 mln/€, per il sostegno all’accesso al credito per 2,1 mln/€, per la formazione professionale per 1,5 mln/€ e per l’internazionalizzazione per 1,6 mln/€. Rilevante il sostegno alla promozione del territorio, cui verranno destinati 5 mln/€.
Da evidenziare che, tramite i bandi camerali, nel corso del 2025, sono stati erogati 4,48 mln/€, dei quali hanno beneficiato 1.305 imprese bresciane, con un importo medio ad impresa di 3.431 €.
Sul fronte degli investimenti sono previste, inoltre, immobilizzazioni materiali per 2,3 mln/€, in parte destinate alla conclusione del cantiere per l’intervento di consolidamento antisismico ed 1 mln/€ per l’avvio del progetto “Distretto dell’innovazione”.
“Con gli interventi delineati nel Bilancio Preventivo 2026 – commenta il Presidente dell’Ente camerale, Ing. Roberto Saccone – la Camera di Commercio intende rafforzare il sostegno alle PMI in un contesto economico ancora difficile, segnato da costi energetici elevati, incognite legate ai nuovi rapporti geopolitici che vanno delineandosi ed a consumi ed investimenti ancora deboli. Le linee di intervento mirano in particolare a sostenere la crescita dimensionale delle nostre imprese, puntando su innovazione e internazionalizzazione quali asset imprescindibili per mantenere le competitività sui mercati globali e sul sostegno all’accesso al credito quale strumento indispensabile per sostenere gli investimenti atti a conseguire tale obiettivo. Non da ultimo, interventi di riguardo sono rivolti ai temi della sostenibilità e della formazione professionale che, trasversalmente, impattano sulle prospettive di crescita e sviluppo di tutte le imprese. Un’attenzione particolare, per la competitività del nostro territorio, è dedicata alla valorizzazione turistica e culturale, con iniziative coordinate principalmente dalla società in house Visit Brescia che sarà, tra l’altro, anche al centro del progetto volto alla realizzazione di una DMO provinciale. Infine, di grande rilievo si prospetta l’avvio del progetto finalizzato alla costituzione di un Distretto dell’Innovazione grazie al quale Brescia si doterà di un centro d’avanguardia sui temi dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione a sostegno delle PMI”.
“Sul fronte della gestione, – commenta il Segretario Generale della Camera di Commercio, Massimo Ziletti – si evidenziano i 6,7 mln/€ per il personale (134 dipendenti) e 1,8 mln/€ per le spese di funzionamento. Con riguardo a quest’ultima voce, a suo tempo la Camera di Commercio ha investito sui sistemi di efficientamento energetico della sede, contenendo i consumi energetici. Tali interventi, uniti anche ad una innovativa organizzazione del lavoro, determinano risparmi di spesa gestionale, che assicurano anche per il 2026 un adeguato budget per le azioni di sostegno e di promozione del tessuto imprenditoriale bresciano.
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Omr premiata tra le 100 Eccellenze Italiane alla Camera dei Deputati
OMR Automotive è stata insignita del prestigioso “Premio d’Eccellenza – 100 Eccellenze Italiane” nel corso della cerimonia ufficiale svoltasi venerdì 5 dicembre 2025, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, a Roma.
Il riconoscimento si inserisce nell’XI Edizione dell’iniziativa promossa dall’Associazione Liber, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e di undici Ministeri.
L’ingresso di OMR Automotive tra le “Storie di Eccellenza” riconosce il percorso di sviluppo di una realtà industriale internazionale, oggi leader nella componentistica per veicoli, con headquarter a Rezzato (Brescia) e una presenza strutturata di 9 società in Italia e 6 nel mondo – tra cui USA, Brasile, Cina, India e Marocco – oltre a un modello di crescita fondato su robustezza economico-finanziaria, innovazione tecnologica, sostenibilità, qualità dei processi e valorizzazione delle persone.
Le “Storie di Eccellenza” raccolgono non solo personalità e professionisti, ma anche aziende, enti e organizzazioni che contribuiscono con innovazione, qualità e responsabilità allo sviluppo del Paese. La cerimonia è stata aperta dall’Inno Nazionale eseguito dal quintetto della Banda dell’Esercito Italiano e ha visto i saluti istituzionali dell’On. Giorgio Mulè, Vice Presidente della Camera dei Deputati. Sono intervenuti inoltre Verdiana Dell’Anna, Presidente dell’Associazione LIBER, e Carlo Deodato, Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Presidente del Comitato d’Onore, insieme all’editore Riccardo Dell’Anna, ideatore del progetto.
A ritirare il riconoscimento, in rappresentanza del Gruppo OMR, è stata la Dott.ssa Marta Bonometti, Financial Controller di OMR Automotive, nel contesto di una cerimonia che ha riunito istituzioni, rappresentanti del mondo imprenditoriale e protagonisti dell’economia, della cultura e della produzione italiana.
«Essere tra i protagonisti di “100 Eccellenze Italiane” significa vedere riconosciuto, in un contesto istituzionale di altissimo valore, il lavoro quotidiano, la competenza e il senso di responsabilità che contraddistinguono tutte le persone di OMR Automotive. È un risultato che appartiene all’intera azienda e che ci incoraggia a proseguire con determinazione nel nostro percorso di crescita, continuando a investire in qualità, innovazione e capitale umano», ha dichiarato il Presidente di OMR Automotive, Cav. Marco Bonometti.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere una lettura consapevole dell’Italia che crea valore, offrendo un quadro articolato del patrimonio immateriale nazionale e diffondendo la cultura della legalità attraverso esempi virtuosi. Il progetto racconta le eccellenze del Paese in numerosi ambiti: dalla ricerca alla medicina, dal turismo ai beni culturali, dalle istituzioni alle forze dell’ordine, dallo sport all’agroalimentare, dal design all’edilizia, dalla meccanica all’ingegneria, dall’automotive alle arti, fino all’economia, alla finanza, ai servizi, all’ambiente e al sociale.
Con l’inserimento nel volume 100 Eccellenze Italiane e il conferimento del Premio, OMR Automotive consolida ulteriormente il proprio posizionamento tra le realtà industriali che contribuiscono in modo concreto alla competitività e allo sviluppo del Paese, confermando un percorso orientato a performance, innovazione e sostenibilità di lungo periodo.
Dati Confartigianato: a Brescia consumi di Natale per mezzo miliardo di euro
«Scegliere un regalo prodotto da una impresa artigiana significa trasformare un semplice acquisto in un gesto consapevole, responsabilità e sostenibile – sottolinea il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti. Non è soltanto un atto di consumo, ma anche un impegno per valorizzare la nostra cultura imprenditoriale, un investimento in eccellenza, sostenibilità e identità culturale, che porta con sé una profonda dimensione etica e relazionale». Proprio per questo Confartigianato sta promuovendo anche quest’anno la campagna ‘Acquistiamo locale’, un invito a regalare e a regalarsi prodotti a valore artigiano made in Italy, espressione della creatività e della tipicità delle imprese dei tanti, diversi territori italiani.
Il quadro dei consumi natalizi 2025 restituisce un dato chiaro: Brescia tiene. La spesa delle famiglie bresciane per il periodo natalizio raggiungerà i 553 milioni di euro, mantenendo la nostra provincia nella top five nazionale dopo Roma, Milano, Napoli e Torino. In un anno segnato da consumi prudenti, la tenuta del territorio non passa inosservata: non c’è corsa alla spesa, ma non c’è arretramento. E oggi questa stabilità vale più di una crescita disordinata.
I dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato indicano in 553 milioni di euro i consumi totali di cui 356 milioni saranno destinati ad alimentari e bevande, mentre 197 milioni copriranno gli acquisti di altri prodotti e servizi tipici del Natale: moda, articoli per la casa, giochi, libri, articoli sportivi, servizi di cura della persona. E poi mobili, tessili per la casa, cristalleria, stoviglie e utensili domestici e attrezzature per casa e giardino, articoli di cartoleria e materiale da disegno. A livello regionale la Lombardia guida, come sempre, la classifica delle spese natalizie con 4,568 miliardi di euro. Questa spesa è in linea con i 555 milioni dello scorso anno e in aumento rispetto ai 521 del 2023.
Nella classifica provinciale Brescia è nella “top five”. A livello provinciale la prima è Roma con 2.030 milioni di euro seguita da Milano con 1.578 milioni, Napoli con 1.107 milioni (4,2%), Torino con 1.064 milioni (4,0%), Brescia con 553 milioni (2,1%) Bologna con 530 milioni, Palermo con 495 milioni, Bari con 489 milioni e Bergamo con 482 milioni.
«Il dato che colpisce — osserva ancora il presidente Massetti — è la continuità. Anche in un contesto complicato Brescia conferma la fiducia nella filiera corta, nella qualità e nella produzione locale. “Acquistare artigiano” non è solo una scelta di cuore: è una scelta razionale, perché sostiene imprese solide, competenze rare e un sistema economico che restituisce valore al territorio».
A sostenere questo mercato ci sono 7.014 imprese artigiane bresciane attive nei settori “natalizi”, con 22.420 addetti: una fetta enorme del nostro tessuto produttivo, oltre un quarto dell’intero artigianato provinciale. Panifici, pasticcerie, botteghe orafe, laboratori artistici, negozi specializzati, imprese del benessere: una filiera ampia, strutturale, non stagionale.
L’Elaborazione Flash evidenzia però un altro fronte critico: la carenza di personale qualificato nei mestieri dell’eccellenza alimentare. Panettieri, pasticcieri, tecnici della produzione alimentare e figure artigiane specializzate risultano tra le professioni più difficili da reperire in Italia. «Un campanello d’allarme — conclude Massetti — perché senza nuove competenze i prodotti di qualità rischiano di diventare più rari e più costosi. Il dono artigiano è un’esperienza, ma è anche il risultato di mestieri che vanno tutelati e tramandati».
Per Confartigianato, dunque, il Natale 2025 non è soltanto la stagione dei regali, ma «l’occasione per ribadire una scelta chiara: sostenere il lavoro delle nostre imprese e la cultura del saper fare. Ogni acquisto locale è un gesto che tiene vivo un patrimonio economico e sociale che appartiene alla comunità».