Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

Imprese in rete, in provincia di Brescia sono 462

in Economia/Tendenze by
Imprese in rete, i dati della provincia di Brescia

Sono sempre più numerose le imprese lombarde che decidono di mettersi in rete per affrontare le sfide del mercato. A settembre 2017, secondo un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi su dati Unioncamere Lombardia e Infocamere, sono oltre 3 mila le imprese coinvolte in un contratto di rete, quasi 500 in più rispetto a oltre un anno fa, +19,7%.  Pesano il 15% del totale italiano che è di 20.159 e si concentrano soprattutto a Milano con il 33,7% (oltre mille) del totale regionale e una crescita del 16,4%. Dopo le imprese milanesi sono quelle di Brescia (462 imprese), Bergamo (344), Lecco (250) e Monza e Brianza (169) a ricorrere di più al contratto di rete. Lecco è anche il territorio che cresce di più, +105%, seguito da Mantova (+36%), Como e Cremona (+25% ciascuna). Aumentano anche i contratti, sono 906 a inizio settembre, +22% rispetto a maggio del 2016. 518 riguardano il territorio di Milano il territorio, 190 a Brescia, 162 a Bergamo, 110 a Monza e Brianza. Lodi ne ha 30.

I settori di attività. Manifatturiero (28%), attività professionali e scientifiche (15%), costruzioni (11%) commercio (9%) e agricoltura (7%) i principali settori a cui appartengono le imprese lombarde coinvolte.

Tra gli esempi di imprese lombarde in rete: le imprese impegnate nella gestione forestale, produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti primari e secondari del bosco e del sottobosco, le farmacie che  vogliono accrescere la propria presenza sul mercato nazionale ed internazionale dei farmaci all’ingrosso, quelle che attraverso la rete intendono creare prodotti e servizi didattici innovativi, quelle che vogliono penetrare i mercati asiatico e statunitense nel settore automotive ed aerospaziale, quelle che intendono diventare un’eccellenza nel settore dell’efficienza energetica, quelle che vogliono creare un prototipo di moduli abitativi prefabbricati in legno a basso costo, le imprese che vogliono accrescere la propria competitività nel mercato del caffè equo solidale o quelle che vogliono completare il processo di produzione che subisce il latte proveniente dalle stalle dei soci sfruttando in modo più economicamente vantaggioso il siero derivante dalle lavorazioni di grana e provolone.

La Checklist per realizzare il modello dell’Impresa 4.0 | INNOVATION CLUB

in Economia/Evidenza/Innovation club/Innovazione/Manifatturiero/Rubriche by
Checklist impresa 4.0, Brescia

(rubrica a cura di Innovation Club) L’Impresa 4.0 consiste in un processo di innovazione graduale, da coltivare con costanza passo dopo passo. In questo senso una checklist può essere utile per tenere traccia dei passi già compiuti e di quelli ancora da compiere. Per questo abbiamo sviluppato una Checklist che vuole verificare 7 passi.

INNOVARE IL PROPRIO MODELLO DI BUSINESS

Innovare il proprio modello di business significa comprendere e ripensare l’azienda a livello più alto, come se si potesse salire su una scala e osservare tutti i processi (produttivi, distributivi, commerciali e via dicendo) nel loro complesso e nelle loro sinergie, senza silos o particolarismi. Una visione strutturale, che apre gli occhi sui colli di bottiglia, sulle opportunità non sfruttate e sui rami morti da tagliare. Il subscription model in particolare è un modello di business in cui il cliente paga una sottoscrizione ogni tot tempo (ogni settimana, ogni mese, ogni due mesi, …) per ricevere direttamente a casa una serie di prodotti o servizi. Questo modello è particolarmente adatto per gestire le “relazioni digitali”.

COSTRUIRE UNA CUSTOMER EXPERIENCE PER INGAGGIARE I TUOI CLIENTI

La Customer Experience è la somma di tutte le esperienze che un Cliente vive con un fornitore di beni e servizi, lungo l’intera durata del loro rapporto. Rappresenta, di fatto, la capacità di un’Azienda di leggere e comprendere la componente emozionale dei propri Clienti e porre in atto azioni che possano soddisfarli.

Con la progressiva trasformazione di beni e servizi in commodity, la Customer Experience rappresenta ormai un elemento differenziante di fondamentale importanza per le Aziende. Il passaparola tra i Clienti scaturisce da un’esperienza di contatto positiva con ritorni in termini di aumento dei ricavi. Le Aziende che conseguono risultati migliori sul mercato mostrano valori di Customer Experience elevati, segno evidente dei vantaggi anche economici che questa disciplina porta alle Aziende. Lo strumento principale per studiare e comprendere le interazioni che il Cliente ha con l’Azienda è la mappa della “Customer Journey”, ovvero la rappresentazione visuale e la schematizzazione dei punti di contatto tra Cliente e Azienda lungo tutte le fasi del percorso di interazione tra i due.

RENDERE I TUOI PRODOTTI TECNOLOGICI ED ARRICCHITI DI SERVIZI

Con uno Smart Product che deve essere in grado di condividere informazioni e migliorare la comprensione e la configurazione di processi e servizi. In questo modo si fornisce un valore aggiunto per il cliente o per chi lo utilizza. Uno Smart Product può:

> ridurre la distanza con il cliente;

> capire come il prodotto viene usato dal consumatore e valutare possibili nuovi sviluppi;

> sviluppare nuovi prodotti che soddisfino le esigenze del compratore;

> ristrutturare i servizi post vendita grazie alle nuove tecnologie.

GESTIRE SECONDO IL PARADIGMA SMART ENERGY LA PROPRIA IMPRESA 

Il futuro energetico sarà costruito da impianti da fonti sempre più rinnovabili ed efficienti, integrati con smart grid e sistemi di accumulo in modo da ridurre consumi, emissioni e sprechi, avvicinando la domanda di energia e la sua produzione più efficiente. Oggi questa prospettiva di innovazione è a portata di mano da un punto di vista tecnologico e permette di aprire opportunità inedite di risparmio per le famiglie e le imprese attraverso sistemi innovativi di autoproduzione e gestione energetica. Manca solo il passaggio alla sperimentazione per capire come costruire nei diversi territori questo nuovo modello energetico.

FORMARE IN MODO COSTANTE I COLLABORATORI DELLA TUA AZIENDA

La formazione continua è volta a migliorare il livello di qualificazione e di sviluppo professionale delle persone che lavorano, assicurando alle imprese e agli operatori economici sia pubblici che privati, capacità competitiva e dunque adattabilità ai cambiamenti. Anche la promozione della salute è Il processo che consente alle persone ed alle comunità di esercitare un maggiore controllo sulla propria salute e di migliorarla. Un processo sociale e politico globale, che non comprende solo azioni volte a rafforzare le abilità e le capacità dei singoli individui, ma anche azioni volte a modificare le condizioni sociali, ambientali ed economiche.

AGGIORNARE I PROPRI SISTEMI GESTIONALI PER POTER GESTIRE AL MEGLIO TUTTI NUOVI PROCESSI

Un modo di classificazione del software gestionale riguarda il livello di supporto all’interno di una struttura gerarchica aziendale. Sotto questo punto di vista individuiamo:

Software per il supporto operativo: software dedicato al supporto dei processi operativi ed agli scambi d’informazione orizzontale tra uno o più reparti dei processi produttivi (livello più basso della scala gerarchica aziendale). Ne sono un esempio tutti i software che vengono utilizzati direttamente dagli addetti del processo di produzione: acquisizione materie prime, software per l’avvio della macchina di produzione, gestione dei work in progress.

Software per il supporto direzionale: software dedicato al supporto di tutti i processi direzionali aziendali. Ottimizzazione degli scambi d’informazione dal livello più basso al livello più alto della scala gerarchica e viceversa. Un passaggio delle informazioni di questo tipo è detto verticale e riguarda informazioni di controllo e direzionali su un determinato processo produttivo. Un esempio sono i software che vengono utilizzati dai responsabili di un determinato processo per il controllo del numero dei prodotti venduti o, più in generale, per il controllo delle performance di processo.

Software per il supporto strategico: software dedicato al supporto delle decisioni strategiche. Questi software sono in grado di effettuare previsioni di performance sulla base di dati storici aziendali in modo da permettere una migliore scelta strategica da parte del management.

CONOSCERE E SFRUTTARE TUTTE LE LEVE AGEVOLATIVE

Sono state potenziate e indirizzate in una logica 4.0 tutte le misure che finora si sono rilevate efficaci e, per rispondere pienamente alle esigenze emergenti, ne sono state previste di nuove. Ecco le principali:

1. Iper e Super Ammortamento – L’obiettivo di questo provvedimento è supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, in beni materiali e immateriali (software e sistemi IT) funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi. L’iperammortamento consiste nella supervalutazione del 250% degli investimenti in beni materiali nuovi, dispositivi e tecnologie abilitanti la trasformazione in chiave 4.0 acquistati o in leasing. Il superammortamento prevede la supervalutazione del 140% degli investimenti in beni strumentali nuovi acquistati o in leasing. Per chi beneficia dell’iperammortamento c’è la possibilità di usufruire dell’agevolazione anche per gli investimenti in beni strumentali immateriali (software e sistemi IT).

2. Nuova Sabatini – Punta a sostenere le imprese che richiedono finanziamenti bancari per investimenti in nuovi beni strumentali, macchinari, impianti, attrezzature di fabbrica a uso produttivo e tecnologie digitali (hardware e software). Garantisce un contributo a parziale copertura degli interessi pagati dall’impresa su finanziamenti bancari di importo compreso tra 20.000 e 2.000.000 di euro, concessi da istituti bancari convenzionati con il MISE, che attingono sia a un apposito plafond di Cassa Depositi e Prestiti, sia alla provvista ordinaria. Il contributo è calcolato sulla base di un piano di ammortamento convenzionale di 5 anni con un tasso d’interesse del 2,75% annuo ed è maggiorato del 30% per investimenti in tecnologie Industria 4.0. Inoltre la Nuova Sabatini consente l’accesso prioritario al Fondo centrale di Garanzia nella misura massima dell’80%.

3. Credito d’imposta R&S – Lo scopo è stimolare la spesa privata in Ricerca e Sviluppo per innovare processi e prodotti e garantire così la competitività futura delle imprese. Consiste in un credito d’imposta del 50% su spese incrementali in Ricerca e Sviluppo, riconosciuto fino a un massimo annuale di 20 milioni di €/anno per beneficiario e computato su una base fissa data dalla media delle spese in Ricerca e Sviluppo negli anni 2012-2014. La misura è applicabile per le spese in Ricerca e Sviluppo che saranno sostenute nel periodo 2017-2020.

4. Patent Box – È un regime opzionale di tassazione agevolata sui redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali: brevetti industriali, marchi registrati, disegni e modelli industriali, know how e software protetto da copyright. L’agevolazione consiste nella riduzione delle aliquote IRES e IRAP del 50% dal 2017 in poi sui redditi d’impresa connessi all’uso diretto o indiretto (ovvero in licenza d’uso) di beni immateriali sia nei confronti di controparti terze che di controparti correlate (società infragruppo). Il beneficio è dato a condizione che il contribuente conduca attività di R&S connesse allo sviluppo e al mantenimento dei beni immateriali.

5. Startup e PMI innovative – Le nuove imprese (startup) innovative godono di un quadro di riferimento a loro dedicato in materie come la semplificazione amministrativa, il mercato del lavoro, le agevolazioni fiscali, il diritto fallimentare. Larga parte di queste misure sono estese anche alle PMI innovative, cioè a tutte le piccole e medie imprese che operano nel campo dell’innovazione tecnologica, a prescindere dalla data di costituzione o dall’oggetto sociale.

Farmaceutico, nel Bresciano oltre 500 le imprese del settore

in Economia/Nuove imprese/Partner/Salute/Solidarietà/Tendenze by
Imprese del settore farmaci e biotch a Brescia

Sono 25 mila le imprese dei settori coinvolti in Italia tra farmaceutico, biomedicale e biotech, con 165 mila addetti e 33 miliardi di fatturato, secondo i dati della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi. A settembre 2017 continuano a crescere le imprese, per il terzo anno consecutivo. In Lombardia sono 5 mila le imprese con 53 mila addetti e affari da 16 miliardi. Milano pesa con 2 mila imprese oltre un terzo del fatturato dei settori, con 12 miliardi e il 20% degli addetti, 33 mila. Circa la metà del business farmaceutico nazionale si concentra nel capoluogo lombardo (circa dieci miliardi). Si tratta per la maggior parte di imprese impegnate nel biomedicale, con 18 mila nazionali nella fabbricazione di strumenti medicali, di cui oltre 3 mila in Lombardia e oltre mille a Milano. Ci sono poi 4 mila imprese di ricerca e sviluppo sperimentale nel campo delle biotecnologie e scienze naturali, di cui 849 in Lombardia e 482 a Milano. Infine la fabbricazione farmaceutica con 755 imprese nazionali, di cui 319 in Lombardia e 247 a Milano.

In Lombardia. Prima Milano con 2064 imprese, seguita da Brescia (502), Bergamo (451), Monza e Varese (oltre 400). Per addetti prima Milano con 33 mila, poi Monza con quasi 5 mila e Varese, quasi 4 mila. A Bergamo quasi 3 mila addetti, a Como circa 2 mila e 500, a Brescia circa 2 mila e 200.

In Italia. Prima per imprese Roma (2099), poi Milano (2.064), Torino (1.189), Napoli (821), Bari (662), Firenze (603). Per addetti prima Milano con 33 mila, poi Roma con 15 mila, Belluno con 11 mila, Firenze con oltre 7 mila, Latina con 6 mila, Torino con 5 mila.

Flero, via ufficiale alla digital factory di Sfida 4.0

in Aziende/Città e Hinterland/Economia/Formazione/Innovazione/Manifatturiero/Partner 2/Sei consulting/Zone by
Il team di Sfida 4.0

Inaugurazione in pompa magna – questa mattina, a Flero – per il nuovo Sfida 4.0, la Digital Factory promossa da Sei Consulting e dedicata ai programmi di innovazione e di sviluppo delle piccole e medie imprese del territorio Lombardo.

Il complesso tecnologico di Flero (via Quinzano 23/a) sorge su una superficie di circa 1000 mq ricavata in un ex opificio alle porte di Brescia che ospita 3 mini fabbriche con percorso esperienziale, laboratori e aule dove conoscere, capire e sperimentare l’applicazione e le logiche del 4.0.

Sono 24 i partner coinvolti nell’iniziativa che hanno fornito macchinari o tecnologie e 7 gli sponsor (cfr allegato). Unica in Italia nel suo genere, l’iniziativa è stata realizzata in piena sintonia e sinergia, in logica di rete, con le altre iniziative messe a punto dalle istituzioni locali: Università di Brescia e Innexhub, quindi con Aib, Csmt, Camera di Commercio, ecc.

Un progetto ambizioso, di cui Ivan Losio – patron di Sei Consulting e di Sfida 4.0 – ha parlato anche in un intervento pubblicato pochi giorni fa su BsNews sul tema del rapporto tra innovazione e imprese.

Il programma indicativo della giornata prevede:
– 9.30-10, accrediti e welcome coffee;
– 10-11, presentazione del progetto;
– 11- 12, interventi delle istituzioni (Baronchelli di AIB, Sivieri di Api, Ziletti della Camera di Commercio e Faglia dell’Unibs);
– 12-12.20, evoluzione del progetto Sfida;
A seguire lunch e tour della fabbrica.

Marocco, scambi in crescita: Brescia prima in Lombardia per import

in Economia/Export/Tendenze by
Scambi economici tra Brescia e Marocco

L’interscambio Lombardo con il Marocco raggiunge i 259 milioni nei primi sei mesi del 2017 su 1,5 miliardi in Italia. L’export ha inciso per 207 milioni, -7,3% in un anno, a fronte di 51 milioni di import, +33,7%. Milano è prima sia per export (con 69 milioni) che per import (22 milioni) seguita da Bergamo per export (29 milioni) e Brescia per import (9 milioni). In un anno cresce l’export soprattutto da Cremona (+68%) mentre Mantova registra un +74% nell’import. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi su dati Istat al secondo trimestre 2017 e 2016.

I settori dell’interscambio lombardo. Prevale il manifatturiero con 204 milioni di export e 44 di import. Macchinari (43 milioni), chimica (32 milioni) e moda (28 milioni) i prodotti lombardi più esportati, i prodotti alimentari quelli più importati (20 milioni) in particolare a Milano (10 milioni) e Como (4,2 milioni). Esportano soprattutto macchinari Milano, Bergamo, Brescia, Cremona, moda Como, chimica Varese, Monza e Brianza e Pavia, prodotti alimentari Sondrio, articoli in gomma Mantova, prodotti in metallo Lecco, apparecchi elettrici Lodi.

Confindustria, Bonometti presidente lombardo all’unanimità

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Nomine by

BsNews.it aveva dato per primo la notizia ed ora è arrivata la conferma ufficiale. Il Consiglio di Presidenza di Confindustria Lombardia, ha eletto con consenso unanime Marco Bonometti Presidente per il quadriennio 2017-2021. Bonometti nel corso delle consultazioni dei componenti del Consiglio, svolte dalla Commissione di designazione (composta dagli ultimi tre Past President di Confindustria Lombardia), era stato individuato come candidato unico.

Nato nel 1954, bresciano, Marco Bonometti è presidente ed amministratore delegato di OMR – Officine Meccaniche Rezzatesi, gruppo industriale multinazionale specializzato nella componentistica per automobili. Nel 2012 è stato nominato Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica. Nel corso della sua attività associativa, Bonometti ha ricoperto il ruolo di Presidente dell’Associazione Industriale Bresciana dal 2013 al 2017.

“Ringrazio i colleghi del Consiglio di Presidenza per la fiducia riposta nella mia persona: l’industria lombarda – ha dichiarato il neo presidente Marco Bonometti – è arrivata alla nomina con grande compattezza. Questa unità ci dovrà accompagnare durante questo nuovo percorso che ci accingiamo ad affrontare insieme, e rappresenterà il valore aggiunto, per contare di più, per continuare a competere: solo attraverso l’unità potremo affermare la leadership di Confindustria Lombardia sia verso i nostri stakeholders regionali, nazionali ed europei, sia all’interno, verso il nostro sistema”.

“In particolare, nei confronti di Regione Lombardia – prosegue Bonometti – continueremo la collaborazione e il confronto per la crescita e lo sviluppo della Lombardia, con un focus specifico sulla manifattura del futuro, perno della nostra economia. L’interlocuzione con il governo regionale sarà fondamentale anche alla luce del percorso intrapreso da Regione di ulteriore accrescimento delle proprie competenze”.

“Per essere protagonista anche a livello nazionale ed europeo, poi, Confindustria Lombardia metterà sempre più a sistema le competenze e le progettualità presenti nei nostri territori: in Lombardia abbiamo mezzi, persone e capacità ai livelli più alti d’Italia. Valorizziamo queste potenzialità e contribuiremo a creare un sistema industriale più forte e moderno e, attraverso esso, un Paese più competitivo” ha concluso Marco Bonometti.

Al Consiglio di Presidenza di Confindustria Lombardia è intervenuto il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia: “Nel formulare un grande in bocca al lupo al neo presidente eletto Marco Bonometti ringrazio per il lavoro svolto Alberto Ribolla con il quale abbiamo condiviso l’importanza della questione industriale per il Paese. Apprezzo l’unità di consenso: una scelta di Confindustria Lombardia che premia due presidenti, Ribolla e Bonometti, con grande esperienza del sistema associativo” ha dichiarato il Presidente di Confindustria.

Il neo Presidente di Confindustria Lombardia ha infine ringraziato il suo predecessore, Alberto Ribolla, per tutto l’impegno profuso e gli importanti risultati raggiunti nei quattro anni della sua presidenza.

Bandi europei su innovazione e industria 4.0, il 16 incontro in Cdc

in Associazioni di categoria/Bandi/Camera di commercio/Economia/Eventi/Evidenza by
Industria 4.0

Il 16 Novembre 2017 dalle ore 15:00 la Camera di Commercio di Brescia, in collaborazione con la delegazione a Bruxelles di Unioncamere Lombardia, propone un incontro gratuito dedicato alla presentazione delle nuove opportunità di bandi europei sui temi di innovazione, digitalizzazione e impresa 4.0 . L’incontro si terrà Camera di Commercio di Brescia, sala C via Einaudi n.23 – Brescia . iscrizioni on line sul sito www.bs.camcom.it. Segreteria Organizzativa tel.030.3725298 / 264 / 346 e mail pni@bs.camcom.it

Energie! Il 21 a Villa Fenaroli arriva l’ottava edizione di Summit

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Energia by
Summit 2017

Sarà l’energia, intesa come forza capace di muovere le persone, l’economia e il pianeta ad animare l’ottava edizione di Summit, il convegno del settore Terziario di Associazione Industriale Bresciana, in programma martedì 21 novembre alle 14.00 a Villa Fenaroli Palace Hotel (Rezzato BS – Partecipazione libera e gratuita).

“Energie! Power, People, Planet” è infatti il titolo scelto quest’anno per l’ormai tradizionale momento dedicato alla cultura dell’innovazione nell’impresa manifatturiera, ponendo al centro del dibattito la tecnologia come strumento al servizio delle persone, della loro creatività e dell’ambiente. Il convegno è stato presentato questa mattina in AIB dal presidente del settore Terziario, Paolo Chiari, insieme al vice presidente, Fabrizio Senici, e ai consiglieri Laura Iacci e Daniele Peli.

“La crescita del nostro Paese è da sempre strettamente legata allo sviluppo industriale. Con l’avanzare della manifattura, dei servizi e dall’agricoltura si sono affermati senso dello Stato, benessere e sviluppo – osserva Paolo Chiari –. Da qui, dalle infinite forme di energia necessarie alla società per progredire, inizieremo il nostro confronto con esponenti di primo piano del mondo scientifico e imprenditoriale”.

Il pomeriggio di lavori, coordinati da Antonio Calabrò (direttore Fondazione Pirelli, vice presidente Assolombarda), si aprirà con i saluti del presidente del Terziario AIB, Paolo Chiari, e la keynote introduttiva di Dipak Raj Pant (Università Liuc, Castellanza – esperto di economia sostenibile). “Power” sarà poi il tema affidato a Luca Valerio Camerano (ad A2A), mentre intorno alla seconda parola d’ordine del convegno, “People”, rifletterà Oliviero Forti (Responsabile Ufficio Immigrazione Caritas Italiana). “Planet” sarà infine al centro dell’intervento di Alessandra Stefani (dg ministero Politiche Agricole, Alimentari e Forestali).

L’industria sarà quindi protagonista della tavola rotonda con Franco Gussalli Beretta (presidente e ceo Fabbrica d’Armi Pietro Beretta), Giuseppe Mercurelli (ad Aso Siderurgica) ed Elisabetta Pezzotta (hr director Sperlari). Durante il convegno, spazio anche alle startup più innovative, selezionate dal Comitato Scientifico di Summit: Alessandro Taini (PU-FF), Lorenzo Giussani (E-Mobility), Enrico Antonacci (Jilbot).

Al termine, l’intervista di Antonio Calabrò al presidente di AIB, Giuseppe Pasini.

La mattina del 21 novembre, sempre a Villa Fenaroli a partire dalle 9.00, è in programma Summit Professional, ormai tradizionale momento di confronto riservato agli imprenditori dell’Ict (aperto anche alle aziende di settore non associate) che quest’anno si confronteranno sul tema “Ict bresciano: da follower a leader attraverso l’aggregazione”. Interventi di Paolo Chiari, Fabrizio Senici, dei consiglieri del Terziario Laura Iacci, Daniele Peli e Silvano Lancini e i saluti conclusivi del presidente di AIB, Giuseppe Pasini.

 

Ubi Banca, i conti al 30 settembre: utile a quota 167 milioni

in Banche/Bilanci/Economia/Evidenza/UBi by

Pubblichiamo di seguito i risultati di Ubi Banca al 30 settembre, la nota integrale dell’azienda.

IL TESTO INTEGRALE

Il Consiglio di Gestione di UBI Banca ha approvato i risultati consolidati dei primi 9 mesi del 2017, che includono, a partire dal 1 aprile 2017, quindi per due trimestri, le 3 Banche recentemente acquisite. I risultati economici e patrimoniali dei primi nove mesi del 2017 comprendono l’impatto dell’allocazione del “badwill” 5, determinato in via provvisoria complessivamente pari a 995 milioni alla data del 1 aprile 2017.

Tale allocazione, che deriva dalla ri-esposizione delle attività e le passività acquisite al fair value alla
data di primo consolidamento, ha portato a rettificare in diminuzione principalmente i crediti deteriorati (mediante incremento dei fondi rettificativi per 560 milioni lordi6), mentre il valore dei crediti in bonis a medio lungo termine risulta allineato al valore di iscrizione a bilancio. Rettifiche di entità decisamente più contenuta sono state effettuate sulla raccolta a medio lungo termine, sul software e sui contratti connessi ai fondi immobiliari, mentre valori leggermente positivi sono stati riscontrati su attivi gestiti. A seguito di tale allocazione, la quota rimanente relativa al “bargain purchase”, complessivamente contabilizzata a conto economico risulta pari a 616,2 milioni7.

Le rettifiche effettuate alle poste patrimoniali in conseguenza del processo di purchase price allocation
hanno già dato luogo, nel secondo e nel terzo trimestre dell’anno, a “reversal” sia positivi che negativi,
per un netto di +56,7 milioni di euro.

Al netto delle poste non ricorrenti8, l’utile del Gruppo allargato si è attestato a 167,3 milioni, sintesi principalmente del risultato di UBI Stand Alone, pari a 190,1 milioni di euro, e di quello delle 3 Banche Acquisite, pari a -22,9 milioni (includendo il riversamento della PPA per +56,7 milioni).

Includendo le poste non ricorrenti, i primi 9 mesi del 2017 si sono chiusi per il Gruppo allargato con un utile netto di 702 milioni di euro, che include il risultato di UBI Banca Stand Alone per 112,6 milioni di euro e quello delle 3 Banche Acquisite per -26,5 milioni (includendo il riversamento della PPA per +56,7 milioni), oltre al “bargain purchase” di cui sopra per 616,2 milioni. Più in dettaglio, nei primi 9 mesi dell’anno il Gruppo allargato ha registrato proventi operativi per circa 2,595 milioni, riconducibili a UBI Stand Alone per 2.359,5 milioni (+1,2% rispetto ai primi 9 mesi del 2016).

Nell’ambito dei proventi, il margine d’interesse si è attestato a 1.147,7 milioni e risulta composto come
segue:
 112,3 milioni, pressoché totalmente derivanti dall’intermediazione con la clientela, relativi alle 3
Banche Acquisite. Si segnala che al 30 settembre 2017 il risultato delle 3 Banche include già
parzialmente i benefici di una prima progressiva riduzione di circa 40 bps nel costo della raccolta
avvenuta nel corso del periodo aprile-settembre 2017; tale riduzione ha consentito una progressione
favorevole del margine nel 3trim 2017 rispetto al 2trim2017 (a 57,8 milioni rispetto ai 54,5 del
2trim2017)
 1.035,4 milioni rivenienti da UBI Stand Alone (1.133,1 milioni nel 2016). Alla variazione hanno
contribuito un minor apporto del portafoglio titoli di proprietà (-40 milioni) a fronte del decremento
negli investimenti in titoli di debito – la cui vendita ha però generato nei 9 mesi significativi utili da
cessione (112,8 milioni) – e il decremento del margine relativo all’intermediazione con la clientela (-
58 milioni), di cui oltre la metà dovuta alla riduzione degli interessi attivi su inadempienze probabili,
scesi di oltre 32 milioni rispetto all’analogo periodo del 2016. Si rammenta che il margine d’interesse
non include i benefici del TLTRO, che verranno contabilizzati a consuntivo nel 4trim dell’anno.
Peraltro anche UBI Stand Alone ha registrato un incremento del margine d’interesse a 344,7 milioni
di euro nel 3trim 2017 dai 343,5 del 2trim 2017, dovuto per 307 milioni, rispetto ai precedenti 302, al
risultato dell’intermediazione con la clientela.

Le commissioni nette si sono attestate a 1.151.2 milioni, di cui 95,1 milioni relativi alle 3 Banche
Acquisite. Tale ultimo importo si riferisce per il 74% circa all’attività bancaria tradizionale con la
clientela, e per il resto ai servizi di gestione, intermediazione e consulenza nel settore titoli, confermando, assieme alla composizione del margine d’interesse, la maggiore focalizzazione delle 3 Banche sulle attività di raccolta e impiego con clientela, sebbene su base trimestrale la composizione stia variando, in linea con il collocamento di prodotti di risparmio gestito, verso un maggior peso delle
commissioni legate all’attività in titoli.

Per quanto riguarda il contributo di UBI Stand Alone, esso è passato a 1.056,2 milioni, in salita del +6,8% rispetto ai 988,8 milioni del 2016, grazie all’apporto positivo delle commissioni su servizi di gestione, intermediazione e consulenza (+8,3% a 601 milioni) – trainate dall’importante incremento del risparmio gestito e assicurativo – ma anche di quello delle commissioni derivanti dall’attività bancaria tradizionale (+4,9% a 455 milioni).

Il risultato netto dell’attività di negoziazione e copertura si è attestato a 185 milioni, di cui 177,6
riconducibili a UBI Stand Alone.

Questi ultimi sono attribuibili come segue:
– per 54,1 milioni all’attività di negoziazione (23,5 nei 9 mesi 2016);
– per 112,8 milioni alla cessione di asset finanziari, inclusi i titoli di stato italiani (89,1 milioni nei 9
mesi 2016);
– per 11,5 milioni alla valutazione delle attività finanziarie al fair value (-7,2 milioni nei 9 mesi 2016);
– le attività di copertura sono state negative per 0,8 milioni (+1 milione nei 9 mesi 2016).
Gli altri proventi di gestione si sono attestati a circa 76 milioni, di cui 8,6 milioni conseguiti nelle 3 banceh aquisite

Gli oneri operativi hanno totalizzato 1.789,5 milioni, di cui 1.522,4 milioni relativi a UBI Stand Alone
(in riduzione per quest’ultima del 2% rispetto ai 1.553,2 milioni del 2016):
– le spese per il personale si sono attestate a 1.096,7 milioni, di cui 942,7 milioni relativi a UBI Stand
Alone, dove prosegue la riduzione già in atto da diversi anni (ulteriore -1,1% vs 9mesi2016 grazie alla
diminuzione della forza lavoro media, -267 risorse), e 154 milioni relativi alle 3 Banche Acquisite.

Peraltro si sottolinea che il costo del personale è in decremento nel 3trim dell’anno rispetto al 2trim,
sia in UBI Stand Alone (a 308 milioni dai precedenti 314) che nelle 3 Banche (a 71 milioni dai
precedenti 83).
– le spese amministrative hanno totalizzato 577,9 milioni, di cui 474,8 milioni relative a UBI Stand
Alone, dove prosegue la riduzione in atto (-3,8% rispetto ai 9 mesi 2016);
– le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali sono pari a 114,9 milioni, di cui 104,9 relative a UBI Stand Alone. Le rettifiche di valore nette su crediti si sono attestate a 417,7 milioni di euro, determinando un costo del credito annualizzato di 67 punti base.

A tale risultato ha contribuito il riversamento della PPA allocata a crediti deteriorati, che ha determinato riprese di valore nette su crediti sulle 3 Banche Acquisite (le rettifiche su crediti nelle 3 Banche si sono attestate complessivamente a 18 milioni, più che compensate dal beneficio derivante dal riversamento della PPA allocato a rettifica del valore dei crediti deteriorati per +54,2 milioni).

Al 30 settembre 2017, le coperture dei crediti deteriorati si attestano per il Gruppo allargato al 48,6%
includendo gli stralci (40,01% escludendo gli stralci). Nel periodo sono stati contabilizzati circa 130 milioni di rettifiche di valore nette per altre attività e passività, essenzialmente legate alla svalutazione dell’investimento nel Fondo Atlante per 89,3 milioni e all’onere sostenuto per l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi a favore di CR Cesena, Rimini e S. Miniato, per 32,4 milioni, tutti non ricorrenti.

Le imposte del periodo si sono attestate a 112,2 milioni, definendo un tax rate del 45,16% (40,75% normalizzato), e non includono alcun beneficio di iscrizione di DTA sulle perdite pregresse delle 3 Banche Acquisite i cui presupposti per la loro rilevazione si manifesteranno a valle delle incorporazioni societarie.

Infine, sono stati registrati nei primi 9 mesi dell’anno oneri legati al Piano Industriale (progetto Banca Unica, progetto integrazione 3 banche acquisite, incentivi all’esodo) per circa 31,2 milioni al netto delle imposte e dei terzi.
* * *

I risultati economici del 3trim2017 rispetto al 2trim2017 (UBI Banca + 3 Banche Acquisite)

In termini congiunturali, i proventi operativi hanno totalizzato 856,3 milioni rispetto ai 941 milioni
realizzati nel secondo trimestre.
Nell’ambito dell’aggregato:
 il margine d’interesse è salito a 402,5 milioni dai precedenti 398, e risulta in crescita sia nel
perimetro UBI Stand Alone (+1,1 milioni a 344,7 milioni) che, in misura maggiore, nel perimetro
delle 3 Banche Acquisite (+3,4 milioni a 57,8 milioni) grazie all’azione di riduzione del costo della
raccolta che ha influito sia sui tassi che sui volumi. Da segnalare nell’aggregato relativo a UBI Stand
Alone la ripresa del risultato dell’intermediazione con la clientela, salito a 307 milioni dai precedenti
302.
 le commissioni nette si sono attestate a 390 milioni, rispetto ai 411 del 2 trim 2016, con la consueta stagionalità legata alla minor attività nei mesi estivi. UBI Stand Alone ha registrato commissioni per 342 milioni, in flessione rispetto ai 363 del 2 trim 2017 ma in significativa crescita rispetto ai 321 milioni del 3 trim 2016. Le 3 Banche Acquisite hanno per contro riportato commissioni nette pari a circa 48 milioni, sostanzialmente invariate rispetto al trimestre precedente, e realizzate prevalentemente nel comparto dell’operatività più tradizionale, anche se il terzo trimestre evidenzia una buona crescita dei ricavi rivenienti dal collocamento titoli e dalla distribuzione di prodotti.
 la finanza ha segnato un minor contributo (36,4 milioni) dopo i significativi utili realizzati nel secondo trimestre (83,4 milioni) con la parziale cessione di titoli del portafoglio HTM.
 Il risultato della gestione assicurativa, riferito alle Nuove Banche, si è quantificato in 4,6 milioni di pertinenza del terzo trimestre e 4,1milioni del secondo.

Gli oneri operativi hanno totalizzato 631,3 milioni nel terzo trimestre (636,2 milioni del secondo
trimestre) e sono attribuibili per 135,8 milioni alle 3 Banche Acquisite (141,8 milioni nel 2 trim 2017) e
per 500,6 milioni (499,7 milioni nel 2trim 2017) al Gruppo UBI Banca “stand alone”.
• le spese per il personale nel terzo trimestre si sono ridotte per ambedue gli aggregati (-5,3 milioni a livello di perimetro UBI Stand Alone e -11,2 milioni per le 3 Banche Acquisite) grazie essenzialmente ad una riduzione delle voci “Salari e Stipendi” e “Altri benefici a favore dei dipendenti”, rivenienti dalle uscite di personale intervenute nel trimestre;
• le altre spese amministrative (211,8 milioni nel terzo trimestre rispetto ai 199,7 milioni del secondo) evidenziano invece un incremento di 12 milioni circa, imputabile per 6,5 milioni ad UBI Stand Alone e per 5,9 milioni alle 3 Banche Acquisite.

L’aumento è riferibile, nel terzo trimestre, al versamento del contributo ordinario al Deposit Guarantee Scheme per 25,2 milioni: tale onere è stato parzialmente compensato da minori spese per servizi professionali e consulenze (-6,3 milioni nel trimestre, con una diminuzione equamente distribuita sui due aggregati di analisi) e delle spese per pubblicità e promozione (-5,6 milioni).

Nel terzo trimestre sono state iscritte rettifiche di valore nette per deterioramento crediti per 135 milioni, in riduzione di 12,8 milioni rispetto al secondo trimestre (147,8 milioni). Alla formazione dell’aggregato hanno contributo un effetto netto positivo ascrivibile alle 3 Banche Acquisite per 31,9 milioni (derivanti per -7,7 milioni dalle rettifiche del periodo e per +39,7 milioni dal riversamento della PPA) e rettifiche di UBI Stand Alone per 167 milioni.

Nel secondo trimestre le 3 Banche Acquisite avevano registrato un effetto netto positivo per 4,2 milioni (formati da -10,2 milioni di rettifiche e per +14,4 milioni dall’effetto del riversamento della PPA) mentre il vecchio perimetro UBI Stand Alone aveva registrato rettifiche per 152,1 milioni.

Nel 3 trimestre 2017 sono stati contabilizzati oneri per impegni verso il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per 32,4 milioni, mentre nel secondo trimestre dell’anno era stato svalutato l’investimento nel Fondo Atlante per 70,6 milioni, ambedue aventi natura non ricorrente.

Infine, il periodo registra, in relazione al progetto Banca Unica e al progetto di integrazione delle 3 Banche Acquisite, oneri non ricorrenti per 11,6 milioni, già al netto di imposte e terzi.

* * *

Gli aggregati patrimoniali (UBI Banca + 3 Banche Acquisite)

Nel corso del 3 trimestre 2017, sono avvenuti i trasferimenti di alcuni rami d’attività (leasing e cessione
del quinto) dalle 3 Banche Acquisite a UBI Banca, per un totale crediti netti di oltre 900 milioni. Tali
trasferimenti alterano l’evoluzione dei volumi sottostanti il dato consolidato con riferimento agli
aggregati rispettivamente di UBI e delle 3 Banche, per cui il riferimento verrà fatto esclusivamente al

Gruppo UBI allargato.

Al 30 settembre 2017, gli impieghi verso la clientela si attestano complessivamente a 93,9 miliardi, risultando in leggera flessione rispetto ai 94,2 miliardi del giugno 2017 e allineati al dato di fine anno 2016.

Nel dettaglio, all’interno dell’aggregato:
– i crediti in bonis verso la clientela si attestano a 85,5 miliardi (+1,1% rispetto a dicembre 2016 e – 0,4% rispetto a giugno 2017). La lieve flessione rispetto a giugno 2017 è da attribuirsi al rallentamento degli impieghi a breve termine, in un mercato ancora segnato da forte pressione competitiva sui prezzi.
– i crediti deteriorati netti ammontano a 8,4 miliardi, in contrazione del 9,1% dai 9,3 miliardi di fine 2016 e in lieve riduzione rispetto a giugno 2017.

Per quanto riguarda la qualità del credito, a fine settembre lo stock di crediti deteriorati lordi, pari a 14.033 milioni, si è ridotto (-0,8% rispetto a giugno 2017 e -2,4% rispetto a dicembre 2016) e rappresenta il 14% del totale crediti lordi. I flussi di crediti da performing a deteriorati, attestatisi complessivamente a 1.174,8 milioni per il nuovo perimetro UBI, si mantengono contenuti. Il default rate annualizzato per il nuovo Gruppo ammonta infatti all’1,8%, ed è atteso in riduzione nel 2018.

Includendo i crediti stralciati, la copertura del totale crediti deteriorati si attesta al 48,6% (era il 44,6% a dicembre 2016 e il 48,8% a giugno 2017). I crediti stralciati ammontano a 2,3 miliardi. Escludendo i crediti stralciati, la copertura del totale crediti deteriorati è pari al 40,01%, in deciso rialzo rispetto al 35,6% del dicembre 2016, anche, ma non solo, per effetto dell’allocazione della PPA a incremento dei fondi di rettifica, e in leggera flessione rispetto al 40,2% di giugno.

La leggera contrazione delle coperture trimestre su trimestre è dovuta all’effetto di nuovi stralci sulle sofferenze (oltre 220 milioni coperti al 100%), del riversamento del time value legato alla PPA sulle inadempienze probabili (-40 milioni circa), e all’ingresso, tra le esposizioni scadute, di una posizione già rientrata in bonis a ottobre (50 milioni).

I crediti deteriorati netti si attestano a fine settembre 2017 a 8.419 milioni (erano 8.452 milioni a giugno 2017 e 9.258 milioni a dicembre 2016), rappresentando il 9% del totale dei crediti netti.

In termini di composizione per classi:
– lo stock di sofferenze nette ammonta a 4.077 milioni (sostanzialmente stabili rispetto a giugno e dicembre 2016). Includendo i crediti stralciati, la copertura delle sofferenze si attesta a settembre 2017 al 58,8% (59,2% a giugno 2017 e 58,6% a dicembre 2016). Analoga dinamica caratterizza la copertura delle sofferenze al netto dei crediti stralciati che raggiunge il 46,1% (46,3% a giugno 2017 e 45,6% a dicembre 2016);
– la categoria delle inadempienze probabili ammonta in valori netti a 4.069 milioni (4.157 milioni a giugno 2017 e 4.881 a dicembre 2016), esprimendo una copertura del 34,02% (34,3% a giugno 2017 e 24,8% a dicembre 2016);
– le posizioni scadute/sconfinanti nette ammontano a 273 milioni e includono una posizione di 50 milioni già tornata in bonis a ottobre 2017, con una copertura dell’8,5%.

Per quanto attiene il profilo della raccolta, si segnala il consolidamento della positiva evoluzione dell’aggregato di raccolta totale core da clientela ordinaria (che accoglie la raccolta diretta core da clientela ordinaria e la raccolta indiretta) attestatosi a 181,4 miliardi (179,4 miliardi a giugno 2017 e 176,1 miliardi a dicembre 2016).

Più in dettaglio, la raccolta diretta da clientela ordinaria, pari a 82,6 miliardi (83,6 miliardi a giugno 2017 e 86,3 miliardi a dicembre 2016) risulta in contrazione essenzialmente:
– per effetto della progressiva scadenza degli stock di obbligazioni collocate sulla clientela captive (-4 miliardi rispetto a dicembre 2016, in diminuzione sia in UBI Stand Alone che nelle 3 Banche Acquisite), non sostituite anche nel contesto della normativa sul bail-in,
– della diminuzione delle consistenze dei depositi vincolati sulle 3 Banche Acquisite (-1,2 miliardi rispetto a dicembre 2016), nell’ambito delle azioni di riduzione del costo del funding;
– mentre crescono i depositi a vista per circa 2,7 miliardi.

A settembre 2017, la raccolta indiretta si conferma ottima interprete delle esigenze di investimento della clientela e raggiunge i 98,8 miliardi dai precedenti 95,8 miliardi a giugno 2017 e 89,8 miliardi a dicembre 2016. In particolare a fine semestre:
– il risparmio gestito in senso stretto raggiunge i 43,3 miliardi (+2,2% rispetto a giugno 2017 e + 7,7% rispetto a dicembre 2016);
– la raccolta assicurativa si attesta a 20,5 miliardi (+3,9% rispetto a giugno 2017 e +11,1% rispetto a dicembre 2016);
– la raccolta amministrata ammonta a 35,1 miliardi (+3,8% rispetto a giugno 2017 e +12,4% rispetto a dicembre 2016).

Con valuta 29 marzo 2017, l’esposizione del Gruppo verso la BCE a titolo di TLTRO2 è salita a 12,5 miliardi di euro, dai 10 miliardi ottenuti a giugno 2016; l’intero importo è riferito a UBI Stand Alone. Il profilo di scadenza contrattuale di tale esposizione TLTRO2, iscritta tra i “Debiti verso Banche” e quindi non inclusa nella raccolta diretta, prevede 10 miliardi a giugno 2020 e 2,5 miliardi a marzo 2021.

Il Gruppo continua a beneficiare della solida posizione di liquidità, con indici (Net Stable Funding Ratio e Liquidity Coverage Ratio) costantemente superiori a 1, e uno stock di attività stanziabili complessivamente pari, al 30 settembre 2017, a 25,8 miliardi di euro (di cui 10,4 disponibili) già al netto degli haircut.

A settembre 2017, le attività finanziarie del Gruppo hanno una consistenza al mark to market di 17,5 miliardi di euro, di cui 12 miliardi relativi a titoli di stato italiani, sostanzialmente stabili rispetto a giugno 2017. Sempre a fine settembre 2017, il patrimonio netto consolidato del Gruppo UBI Banca, incluso il risultato di periodo, si attesta a 9.957 milioni di euro.

In termini di indici patrimoniali, a fine settembre 2017 il CET1 ratio fully loaded è pari all’11,54% (11,32% a giugno 2017); il CET1 ratio phased in si attesta all’11,65% (11,42% a giugno 2017); il miglioramento è essenzialmente dovuto al recupero di eleggibilità delle garanzie su esposizioni garantite da immobili retail con effetto positivo sulla ponderazione delle stesse, alla riduzione della rischiosità del portafoglio crediti di gruppo e alla riduzione di investimenti partecipativi e titoli di debito. Sempre a fine settembre 2017, il Total Capital Ratio risulta pari, in termini fully loaded, al 14,2%, e in termini phased in al 14,32% (era rispettivamente il 13,94% e il 14,06% a fine giugno 2017). Infine, il Leverage ratio ammonta al 5,82% phased in e al 5,77% fully loaded (rispettivamente 5,66% e 5,61% al 30 giugno 2017)

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Al 30 settembre 2017, le risorse umane del Gruppo UBI Banca risultavano composte da 21.818 unità rispetto alle 22.122 del giugno 2017. Al 1 novembre 2017, dopo la migrazione di Banca Adriatica, l’articolazione territoriale nazionale conta 1.881 sportelli, in riduzione del 3,4% dalle 1.948 filiali del giugno 2017.

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Dichiarazione del Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari Elisabetta Stegher, quale Dirigente Preposto alla redazione dei documenti contabili societari di Unione di Banche Italiane Spa attesta, in conformità a quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 154 bis del “Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria”, che l’informativa contabile contenuta nel presente comunicato corrisponde alle risultanze documentali, ai libri e alle scritture contabili.
* * *

Prevedibile evoluzione della gestione ordinaria

L’evoluzione del margine di interesse nell’ultimo trimestre del 2017 beneficerà della rilevazione del
contributo previsto nell’ambito del programma TLTROII oltre che della progressiva riduzione del costo
della raccolta da clientela. Si prevede che le commissioni nette evidenzino la consueta e positiva stagionalità che caratterizza l’ultima parte dell’esercizio e del processo di ricomposizione della raccolta totale a favore del risparmio gestito.

Gli interventi attuati nel corso del 2016-2017 consentono di confermare l’obiettivo di contenimento deglioneri operativi in linea con le previsioni di Piano Industriale. Si prevede di mantenere il trend di miglioramento del costo del credito complessivo (UBI e nuove  banche). Il default rate, pari su base annualizzata all’1,8% a settembre 2017, è atteso scendere ulteriormente nel 2018.

Si conferma il piano di integrazione delle nuove banche nel rispetto dei tempi e oneri di integrazione previsti: Banca Adriatica (ex Nuova Banca delle Marche) e Carilo sono già migrate con successo sui sistemi IT di UBI Banca nella seconda metà di ottobre; entro fine novembre si prevede la migrazione di Banca Tirrenica (ex Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio) e Banca Federico del Vecchio.

Dieci imprenditori nei guai per un giro di fatture false per 12 milioni

in Economia/Edilizia/Evidenza/Guardia di Finanza by
Finanza

Dieci titolari di società operanti nell’edilizia e dei rottami sono accusate di aver partecipato a un giro di fatture false per circa 12 milioni di euro, con imposte evase per almeno un milione e 300mila euro.

Le aziende – operanti tra Brescia, Milano, Monza e Bergamo – sono finite sotto la lente della Guardia di finanza di Seregno (Monza) per alcune operazioni in cui sarebbero state alterate le dimensioni dei cantieri edili per giustificare l’acquisizione di rottami. A dare il là alle indagini  gli accertamenti su una dittax di Desio, che avrebbe emesso false fatture per operazioni inesistenti, ascquistando spesso il materiale sul mercato nero Nell’armadi del suo ufficio i finanzieri hanno trovato anche un tesoretto di ben 52mila euro in contanti di cui l’uomo non avrebbe saputo fornire spiegazioni: soldi che, secondo gli investigatori, sarebbero serviti per effettuare acquisti in nero.

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