Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

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Tendenze - page 3

Brescia e Garda, le imprese legate all’estate sono 3.733

in Economia/Tendenze by
Hotel con spiaggia privata a Limone del Garda

L’estate fa bene alle imprese lombarde: il settore coinvolto dal periodo più caldo dell’anno cresce in un anno del +1% e supera le 27mila imprese nel 2017.

Hanno sede in Lombardia oltre un settimo delle 174 mila imprese italiane attive nel settore, il 15,6%. Sono soprattutto imprese che si occupano di installazione e manutenzione di condizionatori (oltre 12 mila) e cura del paesaggio (4.396) che cresce del 4,3% in un anno . Oltre 2.500, tra produzione e commercio, le attività legate al gelato, 1.600 le imprese che forniscono soluzioni economiche di alloggio come residence e bed and breakfast, campeggi e agriturismi,  1.144 quelle che vendono articoli sportivi e per il tempo libero come le biciclette. Il comparto dei settori estivi lombardi conta oltre 97 mila addetti, il 18,1% dei 540mila nazionali. Vale 11 miliardi di euro di fatturato, di cui oltre 4 solo a Milano, su un totale italiano di circa 40 miliardi di euro.

Tra le lombarde Milano conta 7.461 imprese, il 27,2% regionale. Seguono Brescia con 3.733 imprese e un peso del 13,6%, Bergamo con 3.285, Varese con 2.677 e Monza con 2.300 imprese . Ne conta quasi 2 mila Como. Per addetti, prima è Milano con oltre 29 mila, seguita da Monza e Brianza con circa 17 mila e Brescia e Bergamo con circa 11 mila ciascuna.

In Italia prima è Roma con 12.413 mila imprese (7% del totale nazionale) e oltre 34 mila addetti, seguita da Milano con 7.461imprese (4,2%) e 29.188 mila addetti. Scorrendo la classifica delle province ci sono Torino, Napoli, Firenze e Bari per numero di imprese. Per quanto riguarda gli addetti dei settori “estivi” al terzo posto troviamo Torino, seguita da Monza e Brianza e Padova. Tra le prime 10 italiane per numero di attività anche Brescia, settima, e Bergamo nona. Guardano alla crescita in un anno del numero delle imprese attive nel comparto, al primo posto si colloca Siracusa con +8,2% tra 2016 e 2017, seguita da Lecce (+5,6%) e La Spezia (+5,5%). Emerge da una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Registro Imprese 2017

Indagine Apindustria: gli imprenditori over 70 nel Bresciano sono 5mila

in Api/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze by
Douglas Siveri presidente Apindustria

Più di cinquemila over 70 con ruoli di vertice nelle società di capitali (con meno di 50 dipendenti) dovrà essere sostituito nei prossimi anni. A osservarlo la ricerca «I giovani e le governance aziendali in provincia di Brescia: prevenire invece che curare» curata dal Centro Studi di Apindustria. L’analisi utilizza i dati Infocamere per stilare una panoramica del territorio provinciale con riferimento alle società di capitali al di sotto dei 50 dipendenti e fa emergere – puntando l’attenzione sugli over 70 – una prima, precisa fotografia dei ruoli che subiranno un necessario passaggio nei prossimi anni.

Il tema del passaggio generazionale, pur esprimendo la propria rilevanza in ogni ambito aziendale, assume caratteri di criticità quando i soggetti coinvolti assumono cariche dirigenziali e di rilievo. L’aspetto legale e successorio naturalmente primeggia ed è il più immediato, per le conseguenze anche economiche che può produrre in capo alla singola impresa. Altri aspetti, talvolta latenti o sottostimati, rivestono però grande importanza. Si citano – meramente a titolo d’esempio – la non semplice individuazione dei soggetti a sostituzione degli uscenti, la preparazione dei medesimi che può determinare l’assunzione di stili manageriali discontinui rispetto al passato, la rigidità al cambiamento dell’organico aziendale, non adeguatamente preparato ad accogliere il cambiamento, e la reticenza del soggetto uscente, che tende a ritardare (per diversi motivi, siano essi legali, amministrativi, psicologici) il passaggio di consegne alla generazione in ingresso.

Il progetto ‘passaggio generazionale’ proposto da Apindustria e in particolare dal Gruppo Giovani Imprenditori dell’Associazione intende affrontare questi temi, con l’obiettivo di avere una fotografia della situazione, capire se e come le aziende si stanno muovendo a riguardo, proporre servizi di sostegno per la gestione di tale passaggio alle aziende associate. Due le fasi del progetto: una quantitativa, oggetto della presente indagine; la seconda qualitativa, finalizzata a individuare le strategie di impresa e gli eventuali servizi di cui hanno bisogno le imprese, in particolare le più piccole. La seconda parte dell’indagine è già stata avviata e i risultati saranno oggetto di presentazione e riflessione in un evento pubblico in programma nelle prossime settimane nella sede di Apindustria. In quell’occasione ci sarà anche un confronto tra esperti per analizzare le diverse problematiche di carattere fiscale, legale, gestionale, psicologico e verranno illustrati i servizi di consulenza offerti da Apindustria agli associati.

GLI OVER 70 NELLE IMPRESE BRESCIANE

A livello provinciale gli over 70 con incarichi di vertice (soci, amministratori o altro) nelle società di capitali con meno di 50 dipendenti rappresentano l’11,5% del totale. Si tratta di 5.070 persone, di cui 3.872 con il ruolo di amministratore.

Poco meno del 12% delle società di capitali con meno di 50 dipendenti è quindi guidata in questo momento da un over 70. Il conteggio degli over 70 risulta peraltro ancora più rilevante se si considerano tutti i ruoli assunti dalle persone in esame: l’analisi di Apindustria evidenzia come ogni persona in passaggio generazionale assuma in media poco più di 2 ruoli (precisamente 2,12), per un totale di 10.751 cariche. Più in particolare, il dato sugli over 70 evidenzia 8.755 ruoli di vertice che saranno oggetto di naturale passaggio generazionale nei prossimi anni.

GLI OVER 70 IN APINDUSTRIA

La ricerca ha poi concentrato l’attenzione sulle aziende associate ad Apindustria.

La metodologia di raccolta dei dati, in questo caso, non è identica a quella generale per quanto riguarda la riclassificazione dei ruoli, per cui potrebbe esserci qualche lieve discrepanza.

Dalla realtà associativa, il Centro Studi ha analizzato 500 imprese rispondenti ai criteri dimensionali; 1.370 le persone coinvolte nell’analisi, 2.640 i ruoli di dettaglio esaminati. Il risultato evidenzia che tra le aziende associate il tema del passaggio generazionale è ancora più sentito: il 35% delle società di capitali con meno di 50 dipendenti ha infatti in questo momento manager over 70; quelle con ruoli di vertice tra i 60-69 anni sono il 37% (in alcuni casi le aziende hanno ai vertici sia over 70 che over 60: le due percentuali non sono quindi sommabili).

Green e sostenibilità nel Bresciano danno lavoro a 10mila persone

in Ambiente/Economia/Tendenze by
Imprese green

Cresce l’economia green in Lombardia e in Italia. Secondo un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, tocca le 55 mila imprese, +28% in cinque anni e + 3,7% in un anno, con 446 mila addetti. Un settore trainato dalla crescita delle grandi città: Milano con 4 mila imprese, Roma con 3 mila, Torino con 2 mila. Pesa la Lombardia con quasi 50 miliardi di fatturato sui 200 in Italia, di cui 35 concentrati  a Milano. I dati sono al 2018, primo trimestre, confrontato con il 2017 e il 2012.

In Lombardia. In un anno le imprese sono aumentate del +3,6%, per un totale di 10 mila imprese coinvolte su 55 mila in Italia. In cinque anni il settore ha un incremento regionale del +23%. Imprese più diffuse a Milano (4 mila), Brescia e Bergamo (oltre mille), Varese e Monza con quasi settecento. Un settore che conta 44 mila addetti a Milano, su circa 84 mila in Lombardia. Circa 10 mila gli addetti a Brescia, Bergamo e Monza. In regione un addetto su cinque in Italia. A Milano un business da circa 35 miliardi, a Brescia e Bergamo da 3, a Varese 2 e a Monza 1.

Lombardia: i settori green che crescono di più cinque anni: la raccolta rifiuti con oltre cento imprese, la progettazione ingegneristica e il controllo di qualità con circa 500 imprese, la consulenza tecnica con circa ottocento imprese, la riproduzione di piante, la ricerca nelle scienze naturali.

Brescia, le imprese del credito sono 427 e non conoscono crisi

in Banche/Economia/Tendenze by
Imprese del settore credito

Sono 5.419 le imprese specializzate in servizi finanziari in Lombardia su oltre 15 mila attive in Italia, il 36% del totale nazionale e crescono dell’8% in un anno e del 45% in cinque (+7,5% e 38,8% in Italia) secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su fonte registro imprese al primo trimestre 2018, 2017 e 2013. Danno lavoro a 129 mila addetti su 332 mila a livello nazionale.

Milano è prima con 3.844 imprese seguita da Roma con 1.412 e Torino con 896. In Lombardia, dopo Milano, vengono Brescia (427 imprese, +7,8% in un anno e +52% in cinque), Bergamo (339 imprese, +6,9% e +53,4%) e Monza Brianza (220 imprese, +13,4% e +36,6%).

Lavoro, offerta in crescita grazie a commercio e imprese

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Lavoro/Tendenze by
Lavoro a Brescia

Nel I trimestre del 2018 la domanda di lavoratori in somministrazione in provincia di Brescia, secondo quanto dichiarato dalle Agenzie per il Lavoro, è cresciuta del 24% rispetto all’analogo periodo del 2017, evidenziando così un nuovo significativo incremento, sebbene in decelerazione rispetto alla velocità rilevata nei due trimestri precedenti. Nel complesso quindi, la domanda di lavoratori somministrati continua a caratterizzarsi per un’evoluzione intensa e rispecchierebbe, in primo luogo, come già evidenziato nelle edizioni precedenti del rapporto, gli evidenti progressi del quadro ciclico locale. Allo stesso tempo, le note caratteristiche anticipatorie del contratto di somministrazione indicherebbero un probabile rafforzamento della domanda di lavoro “alle dipendenze” da parte delle imprese nel corso dei prossimi mesi.

La dinamica complessiva della domanda di lavoratori in somministrazione (+24%) è stata guidata, nel I trimestre 2018, dalle richieste di addetti al commercio (+37% tendenziale), di conduttori di impianti (+30%), di impiegati esecutivi (+30%) e di operai specializzati (+28%). I rimanenti gruppi hanno avuto variazioni positive, ma al di sotto del valore medio: personale non qualificato +16% e tecnici +4%.

Per quanto riguarda la composizione della domanda, le richieste di personale non qualificato sono maggioritarie, intercettando circa un terzo della domanda complessiva (34,4%); seguono i conduttori d’impianti (21,5%), gli addetti al commercio (20,9%) e gli operai specializzati (13,2%). Più contenuta è la domanda di impiegati esecutivi (5,4%) e di tecnici (4,7%), che insieme coprono poco più del 10% delle richieste.

Il dettaglio dei profili professionali vede primeggiare il personale non qualificato in imprese industriali (25,3% delle richieste complessive); distanziati si collocano i camerieri di ristorante (7,5%), gli addetti macchine per lavorazioni meccaniche (5,6%), i vigilantes (5,1%) e gli addetti consegna merci (4,1%).

Le richieste formulate alle ApL rispecchiano, come di consueto, la specializzazione produttiva del territorio bresciano (vocata all’industria): allo stesso tempo, l’entrata in classifica dei vigilantes rispecchierebbe la mutata attitudine agli acquisti, sempre più realizzati all’interno di grandi centri commerciali, dove più elevate sono le esigenze di controllo della regolarità di spesa.

Con riferimento alle difficoltà di reperimento dei lavoratori in somministrazione, non si segnalano tensioni particolari, a eccezione di alcuni profili appartenenti ai tecnici (tecnici in campo ingegneristico), agli operai specializzati (fabbri, fonditori, saldatori, montatori, manutentori, installatori attrezzature elettroniche) e ai conduttori di impianti (operatori impianti trasformazione metalli).

Lombardia regina dell’export: volano macchinari, metalli, moda e chimica

in Economia/Export/Lombardia/Tendenze/Zone by

Macchinari, metalli, moda, chimica: sono i prodotti che trainano il manifatturiero lombardo nel mondo. Un business che nel 2017 ha raggiunto i 117,9 miliardi di euro (8 miliardi di prodotti manifatturieri in più del 2016), +7,4%. Germania (+5,5%), Francia (+4,3%) e Stati Uniti (+13%) sono le maggiori destinazioni delle esportazioni. Primi paesi per crescita percentuale in un anno: Russia (+27,9%), Polonia (+16,3%), Giappone (+15%). Tra questi principali 20 partner, superiori al +10% di crescita anche Ungheria, Romania, Stati Uniti. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e della sua azienda speciale Promos per le attività internazionali, sugli ultimi dati Istat.

L’export manifatturiero lombardo è trainato da macchinari, metalli, moda e chimica. I macchinari superano i 24 miliardi e riprendono a crescere (+6,4%). Seguono i prodotti in metallo (18,5 miliardi, +9%), la moda (13 miliardi, +3,6%), i prodotti chimici (12,7 miliardi, +5,4%), gli articoli in gomma e gli alimentari (quasi 7 miliardi). Crescita a due cifre per alimentari (+17%) e farmaceutici (+25%). Sempre più alimentari lombardi arrivano in Giappone (seconda destinazione, +126%) e Corea (+116,5%), tessili in Cina (+19%), legno in Austria (+31,4%), prodotti chimici in Brasile (+23%), farmaceutici in Irlanda (+226%), petroliferi raffinati nei Paesi Bassi (+374%) e metalli in Ungheria (+30,4%), macchinari in Egitto (+106%) e Russia (+47,4%), computer nelle Filippine (+56,5%), apparecchi elettrici in Messico (+65,7%), mezzi di trasporto in Pakistan (+243%).

L’export manifatturiero italiano raggiunge i 430 miliardi, +7,4%. Milano è prima con 40 miliardi circa (9,3%, +8%), seguita da Torino (22 miliardi, +3,6%), Vicenza (17,5 miliardi, +5,6%), Brescia e Bergamo con 15 miliardi (rispettivamente +8,4% e +6,7%).

Brescia, terra di inventori: depositati 10mila brevetti nazionali

in Economia/Tendenze by
Brescia, terra di brevetti e inventori

Lombardia leader dell’innovazione italiana che arriva in Europa: sono oltre mila le domande di brevetto pubblicate da EPO (European Patent Office), il 30% del totale nazionale, più di uno ogni 10.000 abitanti. Meccanica e trasporti, chimica e ambiente i settori in cui i lombardi brevettano di più e che pesano sul totale italiano rispettivamente il 40% e il 20%. La sola Milano deposita in Europa circa 500 brevetti in un anno. A seguire Brescia con 122, Bergamo con 81, Monza Brianza e Varese con 61. E se Milano è specializzata nel settore della chimica e dell’ambiente con 520 brevetti in 4 anni, Como lo è nelle altre tecnologie mentre le restanti lombarde preferiscono la meccanica e i trasporti. Emerge da un’elaborazione Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi sugli ultimi dati disponibili al 2015, Osservatorio Unioncamere Brevetti Marchi e Design su dati EPO (European Patent Office) e Ufficio Italiano Brevetti e Marchi.

I brevetti nazionali in dieci anni sono 191 mila in Lombardia, il 28% italiano. Milano e Monza e Brianza con oltre 157 mila di cui 127 mila marchi concentrano l’82,4% del totale lombardo. Arrivano quasi 158 mila se si sommano i 667 di Lodi (di cui 615 marchi). Seguono Brescia con 10 mila (5,3%), Bergamo con 6 mila (3,2%) e Varese con 5 mila (2,7%). Tra le regioni oltre alla Lombardia prima in tutti i tipi di brevetto, spiccano l’Emilia Romagna per invenzioni (15.417), il Lazio per marchi (80.770) e il Veneto per modelli di utilità e disegni (4.521).

Imprese gestite da stranieri, in cinque anni a Brescia sono cresciute del 7%

in Economia/Tendenze by
Imprenditori stranieri in crescita

Imprese al traino delle grandi città. Sono diciannove i territori italiani che crescono o tengono in cinque anni per la creazione d’impresa, secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi che mettono a confronto il 2017 e il 2012. Sono: Roma, Napoli, Milano, tutte sopra il 5%, Reggio Calabria e Catanzaro, entrambe sopra il 3%. Crescite minori a: Caserta, Crotone, Pescara, Cosenza, Nuoro, Bolzano, Vibo Valentia, Avellino, Siracusa. Stabili: Taranto, Latina, Frosinone, Isernia, Ragusa. Forte il contributo degli imprenditori nati fuori dall’Italia: la crescita delle prime tre, Roma, Napoli e Milano è comunque in parte dovuta anche al fare impresa degli italiani: +1,9%, +1,2% e +0,7%. Con gli originari da fuori Paese (+36%, +112% e +38%) arrivano a livelli superiori. Per un totale di: +6,1%, +6%, +5,2%.

Maggiore beneficio dalle imprese di nati all’estero si ha a: Latina (stabile, perderebbe il 2,2% in cinque anni con gli italiani), Ragusa (stabile, calerebbe di – 1,8%).

In Italia tengono le imprese (+0,1% in un anno) grazie al traino delle grandi città. Senza le tre “big”, Milano, Roma e Napoli (+1-2%) andrebbe in negativo (-0,2%) Le imprese di nati all’estero crescono del 20,2% in cinque anni, ma non riescono a bilanciare le chiusure degli italiani, -3,7%, con un risultato comunque in calo del -1,7% per il comparto economico.

Va meglio la Lombardia: rispetto al dato nazionale, -0,7% le imprese in cinque anni, grazie alla crescita degli immigrati imprenditori: + 23,6% rispetto al calo dei titolari italiani di – 3,4%.

In Lombardia in cinque anni crescita a due cifre per l’imprenditoria immigrata, soprattutto a Milano (+38%), Monza (+29%), Sondrio (+23%), Lecco (+18%), Bergamo (+21%), Varese (+15%), Pavia (+13%). A Como e Lodi la crescita dei nati fuori è minore: + 2%, +5% e a Brescia e Mantova (+7% e + 8%).

In Italia in cinque anni crescita maggiore per l’imprenditoria immigrata a Napoli (+112%), Reggio Calabria, Milano e Roma (+40% circa), Latina, Crotone, Monza (circa + 30%), Venezia, Caserta e Genova (circa + 25%).

Prime per peso dei nati fuori Italia tra gli imprenditori: Prato, Firenze, Trieste, Imperia, Milano e Roma. Prato con 8.675 nati all’estero su  28.858 (30,10%), Firenze con 15.903 nati all’estero su  93.021 (17,10%), Trieste con  2.353 nati all’estero su  13.934 (16,90%), Imperia con  3.513 nati all’estero su  21.969 ( 16,00%), Milano con  47.348 nati all’estero su  299.881 (15,80%), Roma con 56.018 nati all’estero su  355.351 (15,80%), Reggio Emilia con  7.499 nati all’estero su  49.045 (15,30%), Genova  con 10.291 nati all’estero su 70.767 (14,50%), Pisa con 5.087 nati all’estero su  37.083 (13,70%), Gorizia con 1.216 nati all’estero su 9.010 (13,50%), Teramo con 4.041 nati all’estero su  30.754 (13,10%), Lodi con  1.835 nati all’estero su  14.593 (12,60%), Pistoia con  3.512 nati all’estero su  28.253 (12,40%), Catanzaro con 3.595 nati all’estero su  29.602 (12,10%), Torino con  23.337 nati all’estero su  194.752 (12,00%), Massa Carrara con 2.238 nati all’estero su  18.702 (12,00%), Rimini con  4.061 nati all’estero su  34.293 (11,80%), Bologna con  10.009 nati all’estero su  84.632 (11,80%).

Lombardia e Iran: un business da 1.3 miliardi, in crescita del 64,7%

in Economia/Export/Tendenze by
Iran export, Brescia

Lombardia e Iran: un interscambio da 1,3 miliardi di euro nel 2017, oltre un quarto del totale italiano (26,4%) e in forte crescita rispetto al 2016, +64,7%. E se l’export raggiunge i 711 milioni circa e cresce del 12,5%, l’import fa un balzo del +181,8% passando da 252 a 711 milioni in un anno soprattutto a causa delle importazioni di petrolio e gas naturale che si concentrano a Pavia (641 milioni circa). L’Iran è infatti il secondo Paese di provenienza di petrolio e gas naturale per la Lombardia dopo la Russia con una crescita esponenziale nel 2017 del +964%. Nell’export invece prima Milano con 291 milioni (+27,6%) seguita da Bergamo con 73 e da Monza Brianza con 72 milioni. Tra i prodotti lombardi più esportati i macchinari con 344 milioni, +18% e le sostanze chimiche, +37%. Seguono i metalli e gli apparecchi elettrici con 43 milioni di euro. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Istat, anni 2017 e 2016.

Italia e Iran, gli scambi superano i 5 miliardi. In particolare grazie all’import che passa da 1 a 3 miliardi (+221%) mentre l’export arriva a 1,7 miliardi (+12,5%). E se la Lombardia concentra il 36,7% delle esportazioni nazionali, seguita da Emilia Romagna (17,8%) e Veneto (11,7%), per import sono Sicilia (29,8%) e Sardegna (26,7%) a detenere il primato delle importazioni che riguardano soprattutto gas naturale e petrolio. L’Iran è infatti al quarto posto tra i Paesi da cui l’Italia importa di più petrolio greggio e gas naturale dopo Russia, Azerbaigian e Algeria, ma è anche quello che è cresciuto di più passando dai 695 milioni di euro del 2016 ai 3 miliardi circa del 2017, +330,4%.

Brescia, continua la crescita della produzione nell’industria e nell’artigianato

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze by
Impresa 4.0 a Brescia

Nel primo trimestre del 2018 –  rileva una nota dell’Ufficio Studi e Ricerche AIB – l’attività produttiva delle imprese manifatturiere bresciane registra una nuova crescita, a certificazione del complessivo buono stato di salute dell’industria locale. Dopo un 2017 positivo, prosegue quindi il recupero del made in Brescia, favorito, tra l’altro, dalla positiva evoluzione delle vendite, sia in Italia che sui mercati esteri.

Nel dettaglio, la produzione industriale segna un incremento congiunturale del 2,2%; il tasso tendenziale (ossia la variazione dell’indice nei confronti dello stesso periodo dell’anno scorso) risulta non negativo per la diciottesima rilevazione consecutiva (+3,6%). Il tasso acquisito, ovvero la variazione media annua che si avrebbe se l’indice della produzione non subisse variazioni fino alla fine del 2018, è pari a +3,0%. Il recupero sperimentato in questi anni ha di fatto azzerato la perdita registrata in occasione della seconda recessione (quella alimentata dalla crisi dei debiti sovrani): dai minimi toccati nel terzo trimestre del 2013, la produzione è salita del 15,5%, mentre il differenziale dai massimi del 2008 è ancora elevato (-20% circa).

L’artigianato manifatturiero bresciano – secondo il Servizio Studi della Camera di Commercio di Brescia – prosegue il percorso positivo intrapreso durante il 2016: da gennaio a marzo 2018 la produzione è cresciuta, su base annua, del 3,6%. Il fatturato ha realizzato un incremento più significativo (+6,6%) ed il tasso di utilizzo degli impianti è salito al 69,4%. Il quadro positivo è confermato anche dagli ordinativi che sono cresciuti, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, del 4,1%. Al netto degli effetti stagionali, la produzione è cresciuta, rispetto al trimestre scorso, dello 0,7%, il fatturato del 2,3% e gli ordini dell’1,2%. Positivo anche il risultato dell’occupazione con un incremento dell’1,1%.

Il confronto territoriale evidenzia che l’artigianato bresciano ha conseguito risultati nel complesso migliori della media lombarda.

La dinamica produttiva è evidente dall’andamento dell’indice della produzione manifatturiera artigiana: dopo avere raggiunto il punto di minimo alla fine del 2012, ha seguito su un percorso di crescita lento ma costante, irrobustito dai risultati positivi del 2016-2017 e consolidato nel primo trimestre del 2018. Questo processo ha consentito di recuperare i livelli di produzione persi nel biennio 2011-2012.

I principali indicatori dell’industria:

§  Con riferimento ai settori, l’attività produttiva è aumentata significativamente nei comparti: metallurgico e siderurgico (+4,6%), meccanica di precisione e costruzione di apparecchiature elettriche (+3,0%), chimico, gomma e plastica (+2,5%), tessile (+2,5%) e meccanica tradizionale e mezzi di trasporto (+2,3%). E’ invece cresciuta con minore intensità per gli operatori dei materiali da costruzione ed estrattive (+1,5%), agroalimentare e caseario (+0,4%), carta e stampa (+0,4%) e calzaturiero (0,4%). Non si segnalano variazioni nei settori: abbigliamento (0,0%), legno e mobili in legno (0,0%) e maglie calze (0,0%).

§  Le vendite sul mercato italiano sono aumentate per il 38% delle imprese, diminuite per il 15% e rimaste invariate per il 47%. Le vendite verso i Paesi comunitari sono incrementate per il 29% degli operatori, scese per il 10% e rimaste stabili per il 61%; quelle verso i Paesi extra UE sono cresciute per il 28%, calate per il 13% e rimaste invariate per il 59% del campione.

§  I costi di acquisto delle materie prime sono saliti per il 38% delle imprese, con un incremento medio dell’1,4%. I prezzi di vendita dei prodotti finiti sono stati rivisti al rialzo dal 21% degli operatori, per una variazione media dello 0,7%.

§  Le previsioni a breve termine delineano una prosecuzione della fase di espansione del manifatturiero provinciale nonostante alcune incognite legate alle incertezze della politica interna e alle tensioni a livello internazionale. La produzione è prevista in aumento da 30 imprese su 100, stabile dal 67% e in flessione dal rimanente 3%.

§  Gli ordini provenienti dal mercato domestico sono previsti in aumento dal 30% degli operatori, stabili dal 63% e in calo dal 7%; quelli dai Paesi UE sono in crescita per il 24% degli operatori del campione, invariati per il 70% e in flessione per il 6%; quelli provenienti dai mercati extracomunitari sono in incremento per il 30% delle imprese, stabili per il 61% e in diminuzione per il 9%.

I principali indicatori dell’artigianato:

▪ Il fatturato del comparto artigianato segna un incremento tendenziale più intenso della produzione pari al 6,6% e congiunturale del 2,3% anche grazie alla ripartenza dei prezzi. Le dinamiche dell’indice destagionalizzato del fatturato totale sono simili a quelle viste per la produzione industriale ma con un recupero più robusto, i livelli di fatturato hanno, infatti, superato quelli del 2010, anche se quelli del periodo pre-crisi del 2009 restano ancora lontani.

▪  Gli ordini sono cresciuti del 4,1%, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, stimolati dalla domanda interna (ordini interni +4,4%). La componente estera presenta un risultato leggermente positivo (+0,3%), ma in rallentamento rispetto a quelli conseguiti nei trimestri precedenti. Va sottolineato però che il peso del fatturato riconducibile al mercato estero rappresenta per le imprese artigiane una quota limitata (7,6%).

§ Nel primo trimestre dell’anno il numero degli addetti torna a crescere, il saldo tra tasso di ingresso e di uscita si è chiuso in positivo (1,1%). Aumenta la quota di imprese che ha fatto ricorso alla Cassa integrazione guadagni attestandosi al 2,5% per un totale sul monte ore lavorate complessivo pari allo 0,4%.

▪  I risultati complessivamente positivi si riflettono sulle aspettative degli imprenditori artigiani per il secondo trimestre del 2018. Le attese sono, infatti, moderatamente ottimistiche su tutti i fronti: produzione, domanda interna, domanda estera, fatturato e occupazione. Resta, comunque, molto alta la quota di imprenditori che prevedono la stabilità di tutti gli indicatori per il prossimo trimestre.

L’Indagine AIB viene effettuata trimestralmente su un panel di 250 imprese associate appartenenti al settore manifatturiero. L’indagine sull’artigianato della Camera di Commercio, la cui fonte è l’indagine congiunturale Unioncamere Lombardia, ha coinvolto 208 imprese della provincia, pari a una copertura campionaria del 100%.

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