Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

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Tendenze - page 62

Costruzioni, a Brescia morte quasi 500 imprese in un anno (tutti i dati)

in Economia/Edilizia/Tendenze by

136 mila imprese, 276 mila addetti e 30 miliardi di fatturato: sono i numeri delle imprese del settore costruzioni. in Lombardia. Perse 2 mila imprese in un anno e 13 mila in cinque. Una impresa su cinque in Italia, su un totale italiano di 755 mila imprese. Un settore da circa 30 miliardi in Lombardia, un quarto circa del totale italiano, di cui circa 20 miliardi a Milano. Il 21% delle imprese lombarde sono di stranieri, più del 16,5% medio in Italia. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle imprese 2016 e 2015.

Nel settore prevalgono i lavori specializzati con 94mila imprese in regione e la costruzione di edifici con 40 mila.

Le imprese per provincia. Prima Milano con 40mila, poi Brescia con 18.365, quasi 500 in meno dell’anno precedente (18.806), Bergamo, Monza e Varese con circa 12mila. In Italia, prime per imprese: Roma con 53mila, Milano con 40mila, Torino con 32 mila e Napoli con 27 mila.

Per addetti è parità tra Roma e Milano, con circa 100 mila addetti nel settore ognuna.

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Brescia sul podio dei brevetti in Europa

in Economia/Evidenza/Meccanica/Nuove imprese/Tendenze by

Lombardia leader dell’innovazione italiana che arriva in Europa: sono oltre 4 mila le domande di brevetto pubblicate da EPO (European Patent Office) in quattro anni, il 29% del totale nazionale, una media di circa mille brevetti l’anno, uno ogni 10.000 abitanti.

Meccanica e trasporti, chimica e ambiente i settori in cui i lombardi brevettano di più e che pesano sul totale italiano rispettivamente il 40% e il 20%. Nel 2014 la sola Milano ha depositato in Europa 365 brevetti, in media uno al giorno. A seguire Bergamo con 124, Brescia con 114 e Varese con 80. Rispetto all’anno precedente incrementano la loro quota di brevetti: Cremona che passa da 27 a 38, Pavia da 25 a 31 e Lecco da 41 a 44. E se Milano è specializzata nel settore della chimica e dell’ambiente con 520 brevetti in 4 anni, Como lo è nelle altre tecnologie mentre le restanti lombarde preferiscono la meccanica e i trasporti. Emerge da un’elaborazione Camera di commercio di Milano su Unioncamere- Dintec – dati EPO (European Patent Office), anni 2011-2014.

Per le aziende che vogliono finanziare la propria idea si tiene oggi fino alle ore 18, un incontro informativo. Dedicato alle fonti di finanziamento europee e allo SME Instrument, l’appuntamento è organizzato da Innovhub SSI, azienda speciale della Camera di commercio di Milano in collaborazione con Inspiralia, azienda internazionale di sviluppo di prodotto. SME instrument è uno strumento dedicato alle PMI per finanziare progetti innovativi di processo o di prodotto. Eroga finanziamenti a fondo perduto che coprono il 70% dell’investimento complessivo e consentono all’azienda di finalizzare il proprio progetto per una successiva distribuzione sul mercato.

Dopo la presentazione, le aziende partecipanti, una trentina di vari settori (energia, ICT, salute), hanno l’opportunità di fare un incontro one to one con gli esperti per una prima valutazione della propria idea e per verificarne il potenziale in relazione allo SME Instrument. Per maggiori informazioni: http://www.innovhub-ssi.it.

Brescia, immobiliare in ripresa. Prezzi ancora giù, ma vendite al +37%

in Economia/Edilizia/Tendenze by

I segnali positivi colti sul mercato immobiliare nel corso del 2015, sembrano confermarsi anche in questa prima parte del 2016. Il mattone ritorna infatti ad interessare gli italiani che, negli ultimi anni, avevano rimandato il sogno della casa di proprietà in attesa dell’evoluzione del mercato.

Nel primo semestre dell’anno i bassi tassi di interesse sui mutui, i prezzi delle abitazioni ormai a livelli minimi ed una rinnovata fiducia hanno determinato un aumento delle compravendite. Infatti gli ultimi dati dell’Agenzia delle Entrate sulle compravendite mostrano che nel primo semestre del 2016 le transazioni sono state 258.380 con un aumento del 21,9 % rispetto al primo semestre del 2015. Tra le grandi città il migliore risultato sul semestre spetta a Torino (+29,9%), seguita da Milano con (+28,1%). Ma in questa classifica Brescia fa molto meglio. In città, infatti, le transazioni sono state 1.111, con un aumento del 37,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015. Mentre in provincia la crescita è stata del 22,5 (4,865). Da rilevare anche come in valore assoluto Brescia faccia quasi le stesse transazioni di Bari (1.365) e Verona (1.503), la metà di Firenze (2.446) e un decimo di Milano (10.958).

Incoraggianti anche i dati sulle quotazioni. I dati rilevati dal Gruppo Tecnocasa sulle quotazioni immobiliari dicono infatti che nelle grandi città sono in ribasso dello 0,9%, la variazione più contenuta finora registrata a conferma che la stabilità è prossima e la ripartenza non lontana. Se si esclude Genova, che ha segnalato ancora una perdita di valore del -5,5%, tutte le altre grandi città hanno registrato leggere contrazioni e, per la prima volta, lievi aumenti: Bologna, Firenze e Verona chiudono il semestre con un segno positivo. Milano chiude con -0,1%, Roma con -1%. Le previsioni Tecnocasa vedono ancora prezzi in calo, tra -2% e 0%, per l’anno in corso ed in leggero aumento per il 2017. Anche il sentiment espresso dagli operatori delle nostre reti è orientato in tal senso. Le compravendite potrebbero attestarsi tra 480 e 500 mila.

Indagine Api: le imprese guardano all’estero, ma il credito scarseggia

in Api/Associazioni di categoria/Export/Tendenze by

Il Centro Studi di Apindustria Brescia ha recentemente indagato lo stato delle attività estere dei propri associati verso i Paesi extra UE, tramite un questionario che ha rilevato l’attività attuale (dettagliandone presenza nelle macro aree e quindi le modalità di ingresso nei singoli Paesi) e l’intenzionalità di sviluppo futuro, correlandole alle difficoltà fino ad ora riscontrate.
Ne è emerso che il 67% dei rispondenti registra ad oggi una presenza in mercati esteri, mentre il 45% circa intende sviluppare o rafforzare rapporti commerciali con Paesi extra europei.
La principale macro area di destinazione è rappresentata da Paesi europei non presenti nell’Unione (verso cui il 49% dei rispondenti ha sviluppato rapporti commerciali), seguito dall’America (40%) e dal Medio Oriente (32%); nella sola Russia si posizionano i clienti del 29% dei rispondenti.
Nell’approccio ai Paesi esteri, la formula preferita è l’esportazione diretta (79% circa), segue l’appoggio a distributori locali (16% circa). Molto più contenuti i casi in cui si esporta tramite filiali commerciali e uffici di rappresentanza, sporadico il ricorso a joint ventures.

Sono numerose invece le difficoltà riscontrate dalle aziende associate che lavorano al di fuori dei confini europei. Quelle di maggior rilievo sono riconducibili sostanzialmente a:
questioni interne/strutturali delle imprese, che per carenza o inadeguatezza di risorse economiche e umane (o per la propria dimensione aziendale) non sono in grado di sviluppare relazioni commerciali al di fuori dei confini nazionali (52,7%);
finanziarie, in primis in termini di accesso al credito (14,45%);
geopolitiche e culturali/linguistiche tra Paesi (27,3%);
legate alla figura del cliente/partner estero, che presenta caratteri strutturali o di affidabilità che limitano l’instaurarsi della relazione commerciale (18,18%).

Nel dettaglio, la difficoltà più frequente è rappresentata dalla mancanza di economicità dell’operazione, in cui si identifica il 22% circa dei rispondenti; tuttavia si annovera anche la carenza di personale dedicato e, sovente, l’inaffidabilità dei partner locali.
Tra le difficoltà finanziarie, domina il rischio Paese (5,5%), ma anche problemi relativi alla bancabilità del potenziale cliente (poco meno del 2%) e al rapporto commerciale (4% circa), che non sembra sicuro per durata, importo o clausole contrattuali imposte.
Nonostante le difficoltà indicate, le imprese dimostrano ottimismo e intenzionalità di ulteriore sviluppo estero (45% circa dei rispondenti), ma anche necessità di supporto nella ricerca di clienti esteri (57,3%). Meno rilevante la richiesta di sviluppare in loco relazioni con partner (23%) o consulenti (8,6%).

FOCUS METALMECCANICO
Le imprese metalmeccaniche si sono dimostrate particolarmente attive verso l’estero; i risultati rilevati paiono in linea con le dinamiche segnalate dal complesso dei rispondenti.
Marcato, per queste imprese, il ricorso all’esportazione diretta. Tra le difficoltà di accesso ai mercati esteri, l’inadeguatezza della struttura aziendale (47% circa) in termini di onerosità (25% dei rispondenti) e di carenza di personale dedicato (18% circa). Le dimensioni aziendali incidono solo per il 3,5%, mentre le difficoltà legate al Paese e al cliente pesano, complessivamente, per il 43% circa.
Anche nel caso del settore metalmeccanico, la ricerca di clienti esteri sembra essere la necessità più sentita nelle aziende (42% dei rispondenti), mentre la ricerca di partner e/o consulenti in loco incide per il 18% circa degli intervistati.

Voglia di impresa nel Bresciano: nei primi sei mesi 4mila nuove aziende

in Economia/Partner/Tendenze by

Voglia d’impresa in Lombardia: nei primi sei mesi del 2016 sono oltre 33mila le nuove imprese iscritte in regione di cui 13.490 con sede a Milano, quasi 4mila a Brescia, 3.208 a Bergamo, circa 2.500 a Monza e Brianza e Varese. 3.441 operano nei lavori di costruzione specializzati, circa 2.700 nel commercio al dettaglio e 2.600 nell’ingrosso, 1.601 nella ristorazione e oltre mille nelle coltivazioni agricole. I giovani pesano il 28,4% sulle nuove imprese con punte del 36,7% a Sondrio e 31,8% a Como. Il dato bresciano parla di 1190 imprese iscritte gestite da giovani, il 30,1 per cento del totale, con un penso su base nazionale dell’1,8 per cento. Emerge da un’elaborazione Camera di commercio di Milano su dati del registro imprese al secondo trimestre 2016.

Benessere e bellezza, un affare per 1459 imprese bresciane

in Economia/Servizi/Tendenze by

I lombardi, tengono a curare la forma fisica. Grazie al culto del corpo il settore del benessere e *fitness* dà il benvenuto a nuove imprese: nel primo trimestre 2016 cresce del 2% con 197 *new entry*. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati registro imprese al primo trimestre 2016 e 2015.

*I principali settori*. Dall’esercizio fisico alle diete, dai trucchi ai profumi, dalla manicure ai massaggi, in Lombardia sono pressappoco 11 mila, pari quasi a un quarto nazionale, le attività che vanno incontro a chi vuole piacersi e piacere. Ma quali sono gli ambiti legati al* wellness* ad andare per la maggiore? Grazie alla voglia di farsi coccolare, tra le imprese di settore prevalgono gli istituti di bellezza (5.826). Si vuole poi porre rimedio anche alle più piccole imperfezioni, ricorrendo ad una delle 1.693 profumerie o erboristerie. Non va dimenticata l’attività fisica, praticata nel tempo libero dai meno pigri per mantenersi in forma: lo testimoniano i 1.163 negozi lombardi che vendono bici e altri articoli sportivi. Mani e piedi devono essere impeccabili: crescono i servizi di manicure e pedicure (+11,3%) che da 293, quali erano nel marzo 2015, diventano 326 ad un anno di distanza. Si rafforza l’attenzione a ciò che si mangia, dato che sono 187 (+7,5%) le attività che alimentano il commercio di prodotti macrobiotici e dietetici. Bene anche la gestione di palestre, incrementata del 3,6% con un totale di 802 esercizi al primo trimestre 2016.

*Le aree più healthy? Milano (3.538 imprese), Brescia (1.459) e Bergamo (1.264).* Aumenta l’interesse per il benessere a Lecco (+6%), Cremona (+4,2%), Monza e Brianza (+4,2%).

*Oltre un’impresa su otto guidata da un titolare straniero*. L’attenzione al benessere è anche straniera, a vedere le ditte individuali. Lo provano le 895 imprese con a capo proprietario nato all’estero: Cina (456), Romania (39) e Svizzera (28) i primi Paesi di provenienza.

*Il benessere fa impresa in tutta Italia. *66.746, + 1,8%, le imprese di settore. Boom di servizi di manicure e pedicure, in crescita del 12,8%. Prima Roma dove si concentra il 7,7% delle attività italiane legate al benessere (5.127), specializzate per lo più in istituti di bellezza (2.494); al secondo posto Milano (3.538), in cui primeggiano i centri benessere (444) e le palestre (274). Napoli è terza (2.961) e notevole per la concentrazione di profumerie, 1.261.

Brescia, ecco i dati dell’inflazione. Il tasso tendenziale rimane nullo

in Economia/Istituzioni/Partner/Tendenze by

Ad agosto il tasso congiunturale dell’inflazione a Brescia e provincia è cresciuto dello 0,4 per cento in particolare per effetto di fattori stagionali, ma il tasso tendenziale rimane nullo.

Particolare la dinamica dei “Prodotti alimentari” (+0,7% sul mese precedente) con aumenti generalizzati rispetto al mese di luglio in quasi tutte le classi di spesa: Frutta (+6,5%), Carni (+0,5%), Zucchero e confetture (+0,3%). Non registrano variazioni congiunturali le divisioni “Bevande alcoliche e tabacchi”, “Abbigliamento e calzature”, “Mobili, articoli e servizi per la casa”, “Servizi sanitari” e “Istruzione” e “Altri beni e servizi”.

Nella divisione “Abitazione, acqua, energia elettrica e combustibili”, a livello di stima preliminare, non si rilevano variazioni, anche perché sono stati sospesi l’aggiornamento dei prezzi dell’energia in servizio di maggior tutela per effetto di un decreto TAR Lombardia.

La divisione “Trasporti” ha ancora andamento inflativo (+1%) per fattori stagionali legati ai voli ai trasporti marittimi e ferroviari, parzialmente compensati dalla riduzione dei carburanti. “Ricreazione, spettacolo, cultura” mostra un andamento inflativo (+1% sul mese precedente) trainato da incrementi sensibili dei servizi turistici e ricreativi (pacchetti vacanza, parchi divertimenti e stabilimenti balneari), che, tuttavia, hanno carattere stagionale. I “Servizi ricettivi e di ristorazione” crescono (+0,2%) per l’aumento dei servizi di alloggio Alberghi e pensioni.

L’usato non conosce crisi: a Brescia le aziende del settore sono 74

in Economia/Tendenze by

In Italia il settore dell’usato è in espansione: +1,5% rispetto al 2015. Al primo trimestre 2016 si contano 3.480 imprese italiane attive nella vendita di merce che il tempo impreziosisce, rende trendy secondo la moda vintage del momento o permette di risparmiare rispettoall’acquisto ex-novo. Quali sono gli articoli che si prestano ad essere rivenduti? Mobili usati e oggetti di antiquariato generano lavoro per 1.701 imprese, 1.241 le attività addette alla vendita di indumenti e altri oggetti usati e 282 quelle che commerciano al dettaglio libri di seconda mano. Roma (10,9%), Milano (7,8%) e Torino (5,7%) sono le tre provincie più floride, contando rispettivamente 378, 272 e 200 attività. Napoli (191) e Firenze (156) ospitano il 5,5% e il 4,5% delle imprese del mercato dell’usato. Emerge da un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano su dati del registro delle imprese attive al primo trimestre 2016 e 2015.

*I lombardi esperti nel riutilizzo*. I primi tre mesi del 2016 segnalano la Lombardia come regione italiana dell’usato: cresce del 4,1%, è sede di 560 imprese del settore che rappresentano oltre il 16% del totale nazionale. Ma quali sono i giri d’affari dell’usato più vitali? Si espande del 13,3% il mercato del commercio dei libri già letti (da 30 a 34 imprese), si sviluppa del 4,7% l’interesse per i pezzi di antiquariato (da 234 a 245) e la vendita di vestiti usati (da 220 a 225) cresce del 2,3%.

*I principali centri dell’acquisto usato: Milano, Brescia, Bergamo e Varese*. Milano richiama sul suo territorio 272 imprese, la metà del settore in regione. A seguire Brescia (74), Bergamo (52) e Varese (40). Crescono Bergamo (da 47 a 52), Lecco (da 4 a 7), Milano (da 260 a 272), Varese (da 35 a 40).

Brescia, le famiglie tornano a risparmiare. Meno sprechi, ristoranti e consumi

in Economia/Partner/Tendenze by

Cresce rispetto allo scorso anno la quota delle famiglie lombarde che riesce a risparmiare: oggi è il 23% contro il 12% registrato a luglio 2015. Una buona notizia, che accompagna il dato in pareggio del bilancio di casa dei lombardi per il 65% delle famiglie, anche se per qualcuno è stato necessario attingere ai risparmi (9%) o indebitarsi (3%). È quanto emerge dall’indagine “Famiglie e consumi. Monza e Brianza e Lombardia”, realizzata a luglio 2016 dalla Camera di commercio di Monza e Brianza in collaborazione con DigiCamere.

Le forme di risparmio sono diverse, a partire da qualche accorgimento nella vita quotidiana: il 39% delle famiglie riduce gli sprechi, in particolare di generi alimentari, il 28% taglia cene fuori e aperitivi, si sta più attenti ai consumi di casa, tra elettricità, telefono e riscaldamento (36%) e si passa più tempo a casa (16%). Con queste accortezze il 29% guarda con ottimismo al futuro e pensa persino che riuscirà a risparmiare nei prossimi 12 mesi (era il 23% lo scorso anno). Aumenta, infatti, anche il dato dei lombardi che vede la propria situazione economica in miglioramento per l’anno che verrà: dall’8% al 12%. Certo la crisi si è fatta sicuramente sentire, portando le famiglie a ridurre anche alcune spese per la salute: quasi 1 su 4 ha ridotto le cure mediche, tra dentista (11%), visite specialistiche (4%) e altre forme di prevenzione (8%). Ma c’è anche chi, nel periodo della crisi, ha speso persino più di prima per la salute (11%).

In particolare nel Bresciano, il 64 per cento delle famiglie è andato il pareggio, mentre il 13 per cento ha attinto ai risparmi o contratto debiti, e soltanto il 23 è riuscito a risparmiare. Il 7 per cento del campione ritiene che, nell’ultimo anno, la propria situazione familiare sia migliorata, mentre il 27 per cento parla di un peggioramento. Le cose cambiano se si guarda alla prospettiva: il 15 per cento vede prospettive rosee, il 12 teme un ulteriore peggioramento. Quanto alle abitudini, di fronte alle difficoltà, il 37 ha deciso di ridurre gli sprechi, il 31 le cene o le colazioni al bar e il 30 ha abbassato i consumi di energia o telefonici. L’11 per cento è tornato a riparare invece che a ricomprare, mentre il 6 usa meno l’auto. Solo il 22 non ha modificato le proprie abitudini.

Imprese a misura di bambino, a Brescia sono 296

in Commercio/Economia/Tendenze by
Sono 2.361 le imprese legate alla produzione di beni e servizi per la prima infanzia attive in Lombardia al primo trimestre 2016, il 16,7% del totale italiano (14.170 imprese) e danno lavoro a oltre 20 mila addetti. Sono soprattutto servizi di asili nidi e assistenza ai minori (888 sedi d’impresa), scuole d’infanzia (769) e commercio di confezioni per bambini e neonati (688). Milano con 693 attività è la prima provincia lombarda con il 29,4% del totale regionale, ed è terza in Italia (14mila imprese e 83 mila addetti), dopo Roma (1.108) e Napoli (1.004) per numero di imprese, ma sale al secondo posto dopo Roma per numero di occupati (6.860). Tra le lombarde bene anche Brescia con 296 imprese, Bergamo con 260, Varese con 259 e Monza e Brianza con 225. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati registro imprese al primo trimestre 2016 e 2015 (i dati si riferiscono alle attività registrate come sedi d’impresa).”I settori legati ai bambini sono consolidati, tra produzione, vendita e servizi per l’infanzia. Un comparto che molte volte riguarda il mondo femminile e le donne che lavorano – ha dichiarato Federica Ortalli, presidente del Comitato per l’Imprenditoria femminile e membro di Giunta della Camera di commercio di Milano -. Ed è un’attività importante di sostegno, un aiuto per la conciliazione del tempo dedicato al lavoro e alla famiglia, un settore che occorre sempre più valorizzare”.

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