Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

Maxi evasione fiscale, c’è anche il bresciano Basilio Gnutti

in Economia/Guardia di Finanza by
Finanza

C’è anche un imprenditore bresciano – secondo quanto riportato dal Corsera – tra gli indagati dalla Guardia di Finanza di Vicenza per reati fiscali nell’ambito dell’operazione Filo d’Arianna. Si tratta di Basilio Gnutti, nipote dell’ex ministro leghista Vito Gnutti, già finito nei guai nel ‘94 (quando aveva 33 anni) per una vicenda analoga. L’imprenditore sarebbe coinvolto in un giro di fatture false, tramite società cartiere, per un importo che supera i 350 milioni. Le perquisizioni, oltre una cinquantina, sono state compiute oltre che a Brescia, anche a Vicenza, Padova, Bergamo, Milano, Roma, Cremona e Alessandria. Tra le persone indagate spicca il nome di Domenico Di Fonso, già vicepresidente di Confindustria Vicenza.

Lutto nel mondo dell’imprenditoria: si è spenta Alessandra Bono (Sa-Fer)

in Economia/Edilizia/Lutti by

Lutto nel mondo dell’economia bresciana. Venerdì mattina, si è spenta Alessandra Bono, giovane imprenditrice alla guida della Sa-Fer di Corte Franca e figlia del cavaliere Valerio Bono. Alessandra aveva soltanto 44 anni e da tempo lottava con un male incurabile. I funerali si sono svolti domenica nella chiesetta di Santa Rita da Cascia, a Colombaro di Corte Franca. La Sa-Fer è un’eccellenza bresciana del settore costruzioni: lo scorso anno è stata premiata nell’aula magna dell’Università di Brescia con l’Oscar dei Bilanci.

Ricerca e innovazione, la Regione mette sul piatto 40 milioni a fondo perduto

in Bandi/Economia/Istituzioni by

Regione Lombardia – secondo quanto riporta il sito di Ibs – mette a disposizione 40 milioni di euro a valere sulle risorse del POR FESR 2014 – 2020 per la presentazione di progetti strategici di Ricerca , Sviluppo e Innovazione – attraverso accordi negoziali tra imprese e enti di ricerca e/o università, con ricadute sulla competitività del territorio lombardo ”.

L’agevolazione consiste in un contributo a fondo perduto che copre fino al 60% delle spese ammissibili per un importo massimo di 4,5 milioni di euro per progetto.

Beneficiari:
Imprese di qualsiasi dimensione, in partenariato (minimo due soggetti) con università e/o centri di ricerca. Entrambi i soggetti coinvolti devono avere sede operativa attiva in Lombardia o costituirne una al momento dell’erogazione del contributo.

Progetti ammissibili:
Progetti di Ricerca, Sviluppo e Innovazione che sviluppino sia la parte di Ricerca Industriale e Sviluppo Sperimentale sia la parte di Innovazione, declinando l’integrazione degli obiettivi per il trasferimento dei risultati tecnico-scientifici e la loro valorizzazione in termini di mercato ed impatto sulla competitività del territorio lombardo. I progetti dovranno avere un investimento minimo di 5 milioni di euro e dovranno svilupparsi all’interno delle seguenti aree di specializzazione:

  • aerospazio;
  • agroalimentare
  • eco-industria;
  • industrie creative e culturali;
  • industria della salute;
  • manifatturiero avanzato;
  • mobilità sostenibile;
  • Smart Cities and Communities

Spese ammissibili:
Devono essere sostenute nell’arco massimo dei 30 mesi di durata del progetto. Almeno il 10% delle spese devono essere sostenute da organismi di ricerca.
Costi relativi a:

  • personale (ricercatori, tecnici e altro personale ausiliario in rapporto al loro impiego nel progetto, che non possono essere dipendenti del partner di progetto;
  • personale altamente qualificato messo a disposizione da parte di un organismo di ricerca e diffusione della conoscenza o una grande impresa;
  • strumentazione e attrezzature, nella misura e per il periodo di utilizzo nel progetto;
  • immobili (max 10%,nella misura e per il periodo di utilizzo nel progetto);
  • ricerca contrattuale, le conoscenze, brevetti acquisiti o ottenuti in licenza alle normali condizioni di mercato;
  • servizi di consulenza utilizzati ai fini del progetto;
  • ottenimento, convalida e difesa di brevetti e altri attivi immateriali;
  • servizi di consulenza e di sostegno all’innovazione;
  • spese generali (max 15% delle spese di personale, a forfait).

Valutazione:
I progetti che otterranno la più alta valutazione accederanno alla fase di negoziazione con Regione Lombardia per decidere:

  • percentuale di erogazione (max 3 tranche);
  • eventuali miglioramenti tecnici e progettuali;
  • eventuale coinvolgimento di altri soggetti e finanziatori nell’ambito del partenariato.

Tempistiche:
Le proposte progettuali potranno essere presentate a partire dal 15 giugno 2016, fino al 29 settembre 2016. Gli esiti della valutazione saranno pubblicati entro il 30 gennaio 2017 ed entro il 30 maggio 2017 saranno firmati gli accordi tra il partenariato e Regione Lombardia.

Brebemi, crescono i debiti e… gli stipendi degli amministratori

in Bilanci/Economia/Evidenza/Infrastrutture by

I debiti crescono, gli stipendi anche. E’ il paradosso di Brebemi, che dal 2013 al 2015 – secondo quanto segnalato da un articolo del Corriere della sera di Brescia – ha visto crescere i compensi degli amministratori (13, al cui vertice c’è l’ex presidente della Camera di commercio Franco Bettoni) da 398mila a 626mila euro: ben 100mila di “aggiunta” (da 522mila a 626mila) soltanto nell’ultimo anno. Peccato che nello stesso periodo Brebemi abbia messo a bilancio un rosso di 35,4 milioni nel 2014 e di 68,9 nel 2015. Il tutto mentre il Cipe, con una delibera dello scorso 6 agosto, ha approvato su proposta del Ministero dei Trasporti il Piano Economico Finanziario della cosidetta “autostrada dei privati” prevedendo un contributo pubblico complessivo in conto impianti di 320 milioni di euro.

Evade 60 milioni di euro, nei guai imprenditore camuno

in Economia/Guardia di Finanza/Tasse by

Fatture false (ben 80mila) per un valore di oltre 250 milioni di euro e 60 milioni di evasione accertata. Sono questi i numeri che inguaiano un imprenditore 50ennedi 50 anni, di Darfo Boario Terme, finito nel mirino della Guardia di Finanza di Pisogne. Il metodo utilizzato – tra il 2011 e il 2015 – sarebbe il solito delle cosiddette società cartiere (13 quelle scoperte in questo caso), società di comodo intestate a prestanome nullatenenti che fanno fatture false e poi chiudono improvvisamente (mediamente nell’arco di un mese).

Franco Gussalli Beretta defends the family-run gunmaking company

in Armi/Economia/ENGLISH/Manifatturiero by
(DAL FINANCIAL TIMES) Telephoning the Lombardy headquarters of Beretta, the world’s oldest gun manufacturer, I am blasted with the familiar first bars of “Take My Breath Away” by Berlin, the theme song from the film Top Gun.

“My father chose it a long time ago and we have never changed it,” says Franco Gussalli Beretta, 51, when we meet at his penthouse apartment in a fortress-like palazzo in Brescia, near Milan. As president of Fabbrica d’Armi Pietro Beretta, which has been doing business since the 1500s, Beretta perhaps knows something about deferring to the wisdom of his forefathers.

In fairness, Top Gun is fitting, given that since 1985 the company has had the lucrative privilege of supplying the US military with its standard issue side arm. Beretta Holding, the umbrella company, which includes accessory lines and other arms brands such as Benelli, makes about 2,500 guns a day, bringing in €623m in revenue in 2014. It employs 3,000 people worldwide.

The ritzy apartment, where Beretta lives with his wife, Umberta, is a showcase for both big game trophies, including a zebra hide in the hall, and contemporary art, often with references to the family business. We sit on striped sofas, facing a drawing of a pistol by Andy Warhol.

Beretta, a bit of a dandy in a chequered, bright-blue suit with a gaucho-style belt, recalls the family’s history furnishing Europe’s warring armies with guns and ammunition.

The company can trace its origins to 1526, when Master Bartolomeo Beretta received payment of 296 ducats for 185 arquebus barrels from the Doge of Venice, a musket so heavy it had to be propped up with supports. When Napoleon occupied Venice in 1797 the family helped supply his arsenals, and when he was defeated in 1815, Austria provided a new market. “The history of Beretta has followed the history of the world, really,” he says.

It was Beretta’s father, Ugo, who made the “great leap” of entering the US market in 1977, securing the contract that would make the Model 92 one of the most widely produced guns in history. Ugo also transformed the company into a lifestyle brand, selling hunting attire and binoculars, a far-sighted move in the 1980s.

Beretta and his brother Pietro began managing the business about 15 years ago, although their father stood down as president only last year. They have since expanded into wine and high-end hunting lodges, selling a range of products from spaniel-head bottle stoppers to safari skirts. Their London boutique is in Jermyn Street, but there is also a Harrods concession, next to Shoe Heaven on the fifth floor of the department store. “He goes there and I go to Shoe Heaven,” says Umberta.

The couple married in 1994. Their backgrounds are well matched. Umberta, an enthusiastic contemporary art collector, was educated in Switzerland, Rome and London, but her family factory is in the next valley and at one time made swords.

Beretta was first taught to shoot aged 15, by his great-uncle Carlo. He studied political science in Urbino, before doing military service with the Carabinieri police, where he says he acquitted himself “respectably” during firearms training with the state-issued Beretta.

He prefers clay pigeon shooting and target practice to hunting, and rarely accepts the frequent invitations he receives to shoots. “I’m more of a sailor than a hunter.” His third-floor bedroom, wood-panelled and resembling a ship’s cabin, is testament to this passion, filled with pictures and models of boats, mostly gifts.

The Beretta family own the entire 1940s palazzo in the centre of Brescia, built by the same architect in the same grey stone as their home next to the factory in Gardone, 20km away. As a boy, Beretta dreamt of having the top-storey apartment, with views over the city’s cathedral and castle, and was given it when he married.

After the birth in 1997 of their son Carlo, now 19 and a student in Milan, the couple acquired the apartment below and knocked them together to create “an inspired combination” of the homes that he and Umberta grew up in, Beretta says. “We took the architect to see both our parents’ houses.” The columned staircase is a tribute to the Siena yellow marble staircase at Gardone. The dining room, panelled in dark wood, with four nudes by the British painter Lucian Freud, was inspired by Umberta’s family house.

Touring the apartment with Umberta is like visiting a mini-Saatchi Gallery. A negative print of a $100 bill by the photographer David LaChapelle adorns the staircase. A Tracey Emin light installation reading “Be Brave” was an 18th-birthday present to Carlo, who is in turn immortalised listening to his iPod in a life-size, white resin sculpture by the Italian artist Fabio Pietrantonio. A photograph by Terry O’Neill of the actress Raquel Welch, wearing little more than a gun and holster, sits opposite a portrait of the family by the fashion photographer Miles Aldridge. A laughing Beretta is shown loading a rifle surrounded by cream cake, while Umberta drinks champagne.

Beretta prizes the master craftsmen who engrave his customised rifles “just as much” as the artists that hang in his home. Their work can be equally costly, too. A pair of engraved hunting rifles can fetch €200,000 to €300,000. One pair, in seven different shades of gold, a gift for Ugo Beretta’s 70th birthday, would cost €1m were they replicated.

The sitting room, with a wood fire, is more hunting lodge than art gallery, with ivory tusk lamps and a corner bar. On one shelf is the entire collection of Bond films. “In the early Ian Fleming books, Bond has a Beretta,” he points out, although these days 007 prefers a Walther PPK.

Berettas have appeared in numerous films, but have also attracted negative attention. In 2014 Jaylen Ray Fryberg, 15, used his father’s Beretta pistol to shoot and kill four high school students in Marysville, Washington. Jiverly Wong, 41, killed 13 people in Binghamton, New York, with two Beretta handguns in 2009. And Terry Michael Ratzmann used a Beretta handgun to kill seven members of a church congregation before committing suicide in 2005.

Yet according to Beretta, arms manufacturers bear no responsibility for mass shootings like these. “[Our] philosophy”, he says, is that “it is up to every population in a democratic country to decide what it thinks is right in its territory”. He adds: “We just follow the rules.” In Europe there are countries with a higher density of guns than the US, such as Finland and Switzerland, “and nothing happens”, he argues. (Reliable data on gun ownership is scant, but the Small Arms Survey of 2007 calculated that the number of guns per 100 residents was close to 90 in the US, almost double that in Switzerland and Finland.)

Beretta insists that shootings are a “psychological problem”, citing President Barack Obama. “That’s freedom. It’s understandable that a weapon can be dangerous in the hands of someone who isn’t from the right culture. But in the hands of someone who is familiar with guns and does not have mental problems, it’s fine.”

Umberta chips in. “Those kids are all on pharmaceutical drugs. Maybe if I were American I would be more worried about that.” Beretta is vehemently opposed to further gun control in the US, saying it would violate the rights of those living in isolated places to defend themselves from “criminals” or even — strangely — “jaguars and bears”.

In April Beretta opened a new factory in Tennessee, which will allow the company to manufacture “handbag guns” and assault weapons that cannot legally be imported into the US. The previous factory in Maryland was “in the wrong place”, Beretta says. “The south is the natural home of the gun lobby and the huntsman.”

(ARTICOLO ORIGINALE: FINANCIAL TIMES)

Pac 2015, l’assessore Fava annuncia: sbloccati i pagamenti

in Agricoltura e allevamento/Economia/Tasse by

“Sulla liquidazione della Pac 2015 mi comunica l’Organismo pagatore regionale (Opr) che sono stati autorizzati i pagamenti della Dichiarazione Unica 2015, per un totale di 96 milioni di euro destinati a 27.368 aziende. I pagamenti saranno liquidati nella prossima settimana”. A dirlo e’ l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava. Che aggiunge: “Sono stati inoltre calcolati pagamenti per altri 23 milioni di euro, relativi ad altre 2.800 aziende. Questi pagamenti sono al momento bloccati, perche’, ha comunicato l’Opr, che come e’ noto e’ autonomo rispetto all’assessorato all’Agricoltura, riguardano aziende sottoposte a controllo in loco, aziende con blocchi derivanti da provvedimenti vari, aziende con anomalie sui titoli, aziende con il problema delle Ecological Focus Area lineari, per le quali il calcolo del premio e’ ancora in fase di perfezionamento”.

NESSUN RITARDO – Non e’ possibile, tuttavia, parlare di ritardo nei pagamenti della Pac. “Il termine ultimo per il pagamento della Pac 2015 era il 30 giugno 2016, procrastinato dal commissario europeo Hogan al 15 ottobre prossimo. Non si potra’, fino ad allora, parlare di ritardo nei pagamenti – ammonisce l’assessore Fava -. Certo, per gli agricoltori lombardi la situazione appare insolita, per il fatto che le imprese agricole lombarde davano per scontato ricevere i fondi della Pac entro il mese di luglio dell’anno precedente al saldo, grazie all’anticipo dei fondi Pac per il 70% o addirittura per il 90% nelle aree colpite dal sisma del 2012. Tutto cio’ attraverso risorse anticipate da Regione Lombardia”.

NO ANTICIPO PER CAMBIAMENTO TITOLI – Tuttavia, quest’anno non e’ stato possibile procedere all’anticipo, nonostante il governatore Maroni avesse previsto l’accantonamento dei fondi per garantire come d’abitudine gli anticipi. “Il motivo va ricercato nel fatto che con la nuova Pac sono cambiati totalmente i valori dei titoli, sono stati introdotti pagamenti e dunque titoli a comparti prima esclusi dalle erogazioni, come ad esempio i vigneti. Senza dimenticare la componente del greening, altra novita’ assoluta della riforma approvata sotto il commissario europeo Ciolos, ma che scontava il fatto di non aver mai avuto una quantificazione”. (Lnews)

A2A, 45 anni di teleriscaldamento e record in Italia

in A2A/Economia/Energia/Partecipate e controllate by

Una crescita costante nel tempo, coniugata ad elevati standard di qualità, sostenibilità ambientale e attenzione alle esigenze del territorio.
Con queste parole è possibile sintetizzare lo sviluppo del teleriscaldamento di A2A a Brescia, che venne sperimentato per la prima volta 44 anni fa in un quartiere di nuova costruzione – Brescia 2 – per poi estendersi a larga parte della città.
I primi passi ufficiali furono mossi nel 1971 dal Comune di Brescia, con un proprio atto formale di indirizzo all’allora ASM, mentre il progetto divenne operativo l’anno successivo. La lungimiranza delle scelte, unita alla positiva accoglienza da parte della cittadinanza, favorì nel corso degli anni un veloce sviluppo del sistema, reso possibile dapprima attraverso i potenziamenti della centrale Lamarmora e successivamente con l’entrata in funzione del termovalorizzatore.
Oggi, la volumetria degli edifici allacciati ha raggiunto e superato quota 42 milioni di m3, conferendo a Brescia, con oltre 200 m3 di volume riscaldato per abitante, il primato nazionale della diffusione del teleriscaldamento, che con un’estensione complessiva di oltre 650 km di doppia tubazione copre il fabbisogno del 70% della città.
Al calore recuperato dal termovalorizzatore e dalla centrale di cogenerazione ad alto rendimento Lamarmora, oltre all’erogazione in caso di back-up da parte della centrale Nord, da ottobre 2015, grazie al progetto “Calore in rete”, si aggiunge quello recuperato dall’acciaieria Ori Martin, calore altrimenti disperso nell’ambiente. Il progetto “Calore in rete” rappresenta infatti un’ulteriore spinta al consolidamento della leadership di A2A Calore & Servizi non solo in termini di volumi di calore erogato ma anche e soprattutto di innovazione tecnologica, efficienza energetica e qualità ambientale.
Il sistema di teleriscaldamento evita così ogni anno l’emissione in atmosfera di oltre 400 mila tonnellate di CO2 e il consumo di oltre 150 mila tonnellate equivalenti di petrolio (le emissioni evitate si riferiscono al contributo fornito dal Sistema Energetico Integrato nella sua totalità, ovvero teleriscaldamento, produzione elettrica da cogenerazione e ciclo dei rifiuti con termovalorizzazione).

Nuovi investimenti: a Rovato arriva la foresta fatta di bambù

in Agricoltura e allevamento/Economia/Evidenza by

Una piantagione di bambù da 90 piò, 300 ettari. Non succede in qualche paese esotico, ma a Rovato, e in particolare alla cascina Grumetto del Duomo che ha deciso di lanciarsi in questa nuova coltivazione.

Secondo il progetto verranno piantati bamboo della specie Phyllostackys edulis, che arrivano a 14-25 metri di altezza e con un diametro fino a 15 centimetri. Un tipo di pianta utilizzata per mobili, parquet, pannelli, ma anche per tanti altri usi (compresi quelli alimentari).

Quella dei fratelli Nodari di Rovato – che con i soci investiranno complessivamente circa 600mila euro, 20mila a ettaro -.  sarà la più grande piantagione di bambù della Lombardia. Il pareggio è previsto entro cinque anni, con una stima di ricavi di 50-80mila euro a ettaro.

A Iseo arrivano tre Nobel per 70 studenti da tutto il mondo

in Economia/Eventi/Formazione/Partner by

Arrivano in Italia (per la precisione a Iseo, nel bresciano) da tutto il mondo per imparare dai “grandi” dell’economia: si tratta dei 70 giovani laureati in economia provenienti da 28 Paesi e 54 Università che, dall’11 al 18 giugno 2016, parteciperanno alla I.S.E.O Summer School. Il prestigioso corso estivo di economia ( promosso dall’Istituto I.S.E.O, istituto di studi economici e per l’occupazione) torna a portare in Italia talenti da tutto il pianeta (dalla Giamaica allo Zimbabwe, dal Sud Africa a Trinidad & Tobago, dal Libano al Bahrein passando per Stati Uniti, Cina, Colombia e Filippine) e lo fa organizzando la 13°edizione della Summer School, conosciuta ormai in tutto il mondo accademico internazionale.

Quest’anno alla scuola estiva, dedicata al tema “Looking forward: new challenges and opportunities for the World Economy”, saliranno in cattedra tre professori insigniti del premio Nobel.

In primis Joseph Stiglitz, Premio Nobel per l’Economia 2001, oggi in cattedra alla Columbia University.

Stiglitz è un celeberrimo economista americano, fra gli autori del Rapporto Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici delle Nazioni (documento che ha ricevuto il premio Nobel per la pace). Presidente del Council of Economic Advisers durante la presidenza Clinton e capo-economista e vicepresidente senior della Banca Mondiale fra il 1997 e il 2000, Stigtliz è uno dei massimi esperti di politiche economiche, in particolare relativamente ai processi di globalizzazione, integrazione e sviluppo.

Accanto a Stiglitz ci sarà anche il Premio Nobel per l’Economia 2015, Angus Deaton, insignito dell’ambito premio per i suoi contributi fondamentali all’analisi della domanda di consumo. La sua lezione a Iseo si concentrerà sulla povertà globale: come misurarla e, soprattutto, ridurla. Deaton, grande esperto di consumi, nuove povertà e disuguaglianze, è attualmente docente alla prestigiosa Princeton University.

Il terzo Nobel che arriverà a Iseo è Michael Spence ( Nobel 2001), forte conoscitore di mercati ed economie emergenti, già rettore delle Università di Harvard e Stanford, attualmente in cattedra all’Università di New York e al Fung Global Institute di Hong Kong. Spence, che non ha mai saltato una edizione della I.S.E.O Summer School dal 2004, terrà una lezione sul rapporto fra crescita a stabilità politica.

Completano il panel di relatori Guy Standing, docente alla Soas University of London ed Emanuele Ferragina, giovane economista italiano che oggi insegna a Sciences Po (autore dei libri ” Chi troppo chi niente” e ” La maggioranza invisibile”, BUR).

Il 17 giugno l’Istituto I.S.E.O aprirà le sue porte a tutto il pubblico interessato per il convegno “Ricerca, economia e finanza” nel quale verranno proposti nuovi percorsi e meccanismi finanziari innovativi per sostenere la crescita e il welfare in Europa, prendendo in prestito e valutando gli strumenti messi in campo, proprio in questo settore, dagli Stati Uniti. Un’ attenzione particolare sarà data a forme di finanziamento innovative ideate per sostenere progetti di ricerca sulla cura contro il cancro, l’Alzheimer e le malattie cosiddette “orfane”. Il convegno avrà luogo all’Università di Brescia.

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