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Gefran chiude il bilancio ancora in crescita: ecco tutti i numeri

in Bilanci/Economia/Ovest/Tendenze/Zone by

Il Consiglio di Amministrazione di Gefran S.p.A. (Provaglio d’Iseo) riunitosi oggi sotto la presidenza di Maria Chiara Franceschetti presso la sede di Provaglio d’Iseo (Bs), ha approvato all’unanimità il progetto di Bilancio d’esercizio, Bilancio consolidato e Rendicontazione di sostenibilità al 31 dicembre 2025.

Marcello Perini, Amministratore Delegato del Gruppo Gefran, ha dichiarato: “I risultati conseguiti nel 2025 confermano la solidità strutturale di Gefran, con ricavi in crescita, una posizione finanziaria solida e una domanda resiliente, alimentata in particolare dal business Sensori e dall’espansione nei mercati asiatici. Gli investimenti industriali, l’innovazione di prodotto e le acquisizioni tecnologiche hanno ulteriormente rafforzato il posizionamento competitivo del Gruppo, sostenuti da una generazione di cassa positiva.  Guardando al 2026, proseguiamo con determinazione nel nostro percorso di sviluppo: puntiamo ad accelerare la crescita nei mercati, valorizzare sempre più il capitale umano e rafforzare la capacità produttiva, con l’obiettivo di sostenere nel tempo crescita e redditività. Sebbene l’avvio dell’anno mostri una domanda ancora in fase di stabilizzazione, ci attendiamo un primo trimestre con risultati positivi in termini di ricavi e marginalità, pur su livelli inferiori rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente”.

Business operativi

I ricavi si attestano a 139 milioni di Euro, evidenziando una crescita del 4,8% rispetto ai 132,6 milioni registrati nel 2024. L’incremento include il contributo dell’acquisizione di CZ Elettronica S.r.l., entrata nel perimetro di consolidamento da aprile 2025 per un valore complessivo di 1,6 milioni di Euro; al netto di tale operazione, la crescita organica dei ricavi si attesterebbe al 3,6%. L’andamento dei cambi ha inciso negativamente sui ricavi di circa 1,9 punti percentuali.

L’analisi dei ricavi per area geografica conferma un’evoluzione positiva nella maggior parte dei mercati in cui il Gruppo opera. In Italia la crescita è pari all’8,7%, che a perimetro costante si attesterebbe al 4,9%. Anche l’Europa registra un incremento dell’1,6%, mentre l’Asia mostra un avanzamento del 7,8%. L’area America evidenzia invece una contrazione complessiva del 2,6%, a parità di tassi di cambio, anche questa area avrebbe mostrato una variazione positiva pari al 2,6%.

Osservando le aree di business, il segmento dei sensori registra una crescita del 7,4% rispetto al 2024, con contributi positivi da tutte le geografie. Il segmento dei componenti per l’automazione cresce del 2,4%, risultato influenzato dall’inclusione di CZ Elettronica S.r.l.

La raccolta ordini del 2025 mostra un incremento complessivo del 5% rispetto al 2024. L’aumento è guidato dalla crescita degli ordini nel business dei sensori (+6,9%), mentre il comparto dei componenti per l’automazione registra un incremento più contenuto (+1,5%).

Il valore aggiunto al 31 dicembre 2025 ammonta ad 99,5 milioni di Euro (95,4 milioni di Euro al 31 dicembre 2024) e corrisponde al 71,6% dei ricavi (incidenza inferiore dello 0,4% rispetto al dato rilevato al 31 dicembre 2024).

Gli altri costi operativi al 31 dicembre 2025 ammontano ad 23,9 milioni di Euro e risultano in valore assoluto in aumento di 1 milione di Euro rispetto al dato di confronto dell’esercizio 2024 (aumento di 0,5 milioni di Euro al netto dell’effetto dato dalle acquisizioni descritte in premessa al paragrafo), con un’incidenza sui ricavi del 17,2% (17,3% nel 2024).

Il costo del personale rilevato nell’esercizio 2025 è pari a 53,2 milioni di Euro e si confronta con 49,5 milioni di Euro del 2024. L’incidenza percentuale sui ricavi si attesta al 38,3% (37,3% al 31 dicembre 2024), riflettendo la maggiore incidenza dell’aumento retributivo previsto dal CCNL di giugno 2024 per tutti i dipendenti presso i siti italiani del Gruppo, oltre che il rafforzamento numerico dell’organico a supporto dell’esecuzione della strategia del Gruppo.

Il Margine Operativo Lordo (EBITDA) al 31 dicembre 2025 risulta positivo per 22,4 milioni di Euro, pari al 16,2% dei ricavi, rispetto ai 23,1 milioni registrati alla chiusura del 2024 (pari al 17,4% dei ricavi). Il maggiore valore aggiunto generato dai volumi di vendita non è stato sufficiente a compensare l’incremento dei costi operativi, determinando una lieve flessione dell’EBITDA pari a 0,6 milioni di Euro.

La voce ammortamenti e svalutazioni è pari a 8,1 milioni di euro e si confronta con un valore di 7,9 milioni di Euro del pari periodo precedente.

Il Risultato Operativo (EBIT) al 31 dicembre 2025 è positivo e pari a 14,3 milioni di Euro (10,3% dei ricavi) e si confronta con un EBIT pari a 15,1 milioni di Euro dell’esercizio 2024 (11,4% dei ricavi), con un decremento di 0,8 milioni di Euro.

Gli oneri da attività/passività finanziarie rilevati al 31 dicembre 2025 sono pari a 0,7 milioni di Euro (nel 2024 si rilevavano proventi per Euro 0,2 milioni).

Nell’esercizio 2025 sono rilevate imposte complessivamente negative per 3,8 milioni di Euro (complessivamente negative per 4,2 milioni di Euro nell’esercizio 2024).

Il Risultato netto del Gruppo al 31 dicembre 2025 è positivo, ammonta a 9,9 milioni di Euro (7,1% sui ricavi) e si confronta con il risultato positivo e pari a 11,1 milioni di Euro dell’esercizio precedente (8,4% sui ricavi), registrando una flessione di 1,3 milioni di Euro.

Il capitale d’esercizio al 31 dicembre 2025 risulta pari a 7,5 milioni di Euro e si confronta con 9,8 milioni di Euro rilevati al 31 dicembre 2024, evidenziando un decremento complessivo di 2,3 milioni di Euro.

Il patrimonio netto al 31 dicembre 2025 ammonta a 100,8 milioni di Euro, in aumento di 1,5 milioni di Euro rispetto alla chiusura dell’esercizio 2024.

Gli investimenti nell’esercizio 2025 ammontano a 9,4 milioni di Euro (6,4 milioni di Euro nell’esercizio 2024) e riguardano principalmente i reparti produttivi, le attività di ricerca e sviluppo e il rinnovo dei fabbricati che ospitano gli stabilimenti del Gruppo.

La posizione finanziaria netta al 31 dicembre 2025, è positiva e pari a 32,8 milioni di Euro, mentre il dato di fine 2024 era positivo per 34,2 milioni di Euro.

La variazione della posizione finanziaria netta in diminuzione di 1,3 milioni di Euro rispetto al 31 dicembre 2024 è essenzialmente originata dai flussi di cassa positivi generati dalla gestione caratteristica (23,3 milioni di Euro), in parte assorbiti da esborsi per gli investimenti tecnici effettuati nel corso dell’esercizio e per le operazioni relative all’acquisizione in 40Factory S.r.l. del 22% delle quote della stessa e della quota di maggioranza, al 60% di CZ Elettronica S.r.l.. Il pagamento dei dividendi sui risultati 2024, come anche imposte e canoni di noleggio contribuiscono alla diminuzione delle risorse finanziarie. In aggiunta, la variazione delle disponibilità finanziarie del Gruppo al 31 dicembre 2025 include l’effetto negativo dato dalla differenza cambi per le valute estere rispetto all’anno precedente (complessivamente stimato in 1 milione di Euro).

La posizione finanziaria netta è composta da disponibilità finanziarie a breve termine pari a 47 milioni di Euro e da indebitamento a medio/lungo termine per 14,1 milioni di Euro.

Evoluzione prevedibile della gestione

Il Gruppo chiude il 2025 con risultati complessivamente positivi, confermando la capacità di resilienza già evidenziata nei primi mesi dell’anno. I ricavi registrano una crescita, pur in un contesto influenzato da pressioni valutarie e da un incremento dei costi operativi, elementi che hanno inciso sulla marginalità e determinato un utile netto inferiore rispetto al 2024. Il portafoglio ordini risulta in aumento sull’intero esercizio e conferma la propria robustezza anche nei primi mesi del 2026 nonostante un volume di ricavi in leggera diminuzione rispetto al medesimo periodo del 2025.

Nel corso del 2025 il Gruppo ha proseguito negli investimenti dedicati all’integrazione verticale dei processi produttivi, all’innovazione tecnologica, all’automazione degli impianti e alla formazione del personale, mantenendo una forte attenzione sia alle operations nazionali sia alle attività internazionali. Parallelamente, è stata consolidata la strategia commerciale, con risultati positivi nei settori industriali tradizionali e una crescente presenza in mercati emergenti, tra cui macchine mobili e semiconduttori.

Guardando al 2026, la domanda manifesta dinamiche eterogenee tra settori e aree geografiche: si conferma il dinamismo dei comparti tecnologicamente avanzati e dei mercati asiatici, mentre permane prudenza in alcuni segmenti ciclici e nei Paesi europei. In questo scenario, il Gruppo prevede una crescita moderata dei ricavi e il mantenimento di una marginalità positiva, continuando a monitorare l’evoluzione del contesto macroeconomico, compresi gli eventuali impatti derivanti dal conflitto in Medio Oriente, oggi difficilmente prevedibili, e a perseguire il rafforzamento della propria posizione competitiva.

Fatti di rilievo successivi alla chiusura dell’esercizio 2025

In data 23 febbraio 2026 Gefran S.p.A. ha esercitato, in anticipo, l’opzione di acquisto già prevista negli accordi con i venditori, tramite l’acquisito del residuo 40% delle quote di CZ Elettronica S.r.l., per un corrispettivo di 0,6 milioni di Euro, arrivando a detenere il 100% della società. L’operazione consente a Gefran di consolidare integralmente il controllo e rafforza ulteriormente il posizionamento industriale e tecnologico del Gruppo, valorizzando le competenze e il know-how di C.Z. Elettronica S.r.l. e favorendo una maggiore integrazione strategica e operativa all’interno dell’organizzazione.

Risultati della Capogruppo Gefran S.p.A.

Per quanto riguarda i risultati della sola Gefran S.p.A., l’esercizio 2025 si è chiuso con ricavi pari a 86,1 milioni di Euro, registrando un incremento di 5,8 milioni di Euro rispetto all’esercizio precedente (+7,3%).

Nel 2025 i ricavi crescono in Italia (+10,4%) e in Asia (+11,2%), avanzano moderatamente in Europa (+3,5%) e flettono in America (-4,1%). L’EBIT si attesta a 8,3 milioni di Euro (9,7% dei ricavi), in lieve aumento nominale rispetto al 2024 (8,2 milioni di Euro) ma con margine in calo dal 10,2% al 9,7%. Il maggiore valore aggiunto generato dall’incremento dei ricavi è stato quasi interamente assorbito dall’aumento del costo del personale e degli altri costi operativi.

Al 31 dicembre 2025, Gefran S.p.A. registra un risultato netto positivo di 10,1 milioni di Euto (11,7% dei ricavi), lievemente inferiore ai 10,2 milioni di Euro (12,7%) del 2024, in linea con le dinamiche sopra descritte. Il patrimonio netto ammonta a 88,3 milioni di Euro, in aumento di 4,1 milioni grazie all’utile d’esercizio (10,1 milioni di Euro), parzialmente compensato dal pagamento di dividendi per 6,1 milioni di Euro e da un adeguamento complessivamente positivo delle riserve (cash flow hedging, fair value titoli e IAS 19) pari a 0,1 milioni di Euro. La posizione finanziaria netta è positiva per 12,8 milioni di Euro, in miglioramento di 0,3 milioni di Euro rispetto ai 12,5 milioni di Euro di fine 2024.

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Economia bresciana, ecco i dati ufficiali della Camera di commercio del quarto trimestre 2025

in Associazioni di categoria/Camera di commercio/Economia/Tendenze by

“Nel quarto trimestre 2025, nell’ambito di una situazione economica internazionale che continua a presentare elementi di estrema complessità – commenta il Presidente della Camera di Commercio, Ing. Roberto Saccone – l’economia bresciana ribadisce la positiva inversione di tendenza, già registrata nei precedenti due trimestri. L’indagine congiunturale di Unioncamere Lombardia evidenzia, per la provincia di Brescia, una crescita tendenziale della produzione industriale del + 3%, superiore a quella della media lombarda (+ 2,3 %). Analoga tendenza si registra nel settore dell’artigianato manifatturiero (+ 0,9%), a conferma di significativi segnali di ripresa.

Un rallentamento si registra invece nel mondo del commercio, complessivamente inteso, che segna fatturati in diminuzione (- 1,4%). Rafforza la propria crescita il settore dei servizi che evidenzia un + 2,2% in termini di crescita di fatturati, dato però in calo rispetto alla rilevazione precedente.

La lieve ma significativa ripresa dell’economia tedesca nell’ultimo trimestre dell’anno 2025 e la capacità manifestata dal nostro sistema economico di saper assorbire, almeno per il momento, i contraccolpi causati dai dazi USA, grazie anche alla crescita dell’export in nuovi mercati, lasciano sperare in un possibile consolidamento della ripresa economica.

Da rilevare che i dati sull’export, riferiti all’anno 2024, segnavano un rallentamento dei mercati storici di Germania (- 11,5%) e Francia (-5,5%), mentre evidenziavano una sensibile crescita quelli di più recente espansione degli USA (+ 5,1%), Cina (+ 19,1%) e India (+ 14,7%).

Da parte degli imprenditori del settore industriale, si ravvisa, in effetti, una tendenza ad un cauto ottimismo per quanto riguarda le prospettive future. Maggiori perplessità si registrano, invece, nel mondo dell’artigianato manifatturiero e del commercio dove, rispettivamente, il costo dell’energia e delle materie prime e il basso potere di acquisto delle famiglie – ancorché stimato in crescita – rappresentano tuttora fonti di preoccupazione.

Anche nell’ambito dell’agricoltura, che pur evidenzia segnali positivi soprattutto per quanto riguarda l’export dei prodotti tipici, si riscontrano preoccupazioni nel settore della produzione del latte e degli allevamenti, a causa di un calo generalizzato dei prezzi e di un eccesso di produzione.

Lo scenario economico internazionale

Il commercio mondiale, smaltita la fase di anticipazione delle importazioni USA, effetto dei dazi, prosegue lungo un percorso di crescita favorevole. Gli accordi commerciali siglati dagli Stati Uniti hanno contribuito a diradare l’incertezza sull’evoluzione degli scambi.

L’inflazione mondiale segnala un calo: le spinte al rialzo negli Stati Uniti, effetto dei dazi e della debolezza del dollaro, sono infatti compensate dal rafforzamento delle valute dei paesi emergenti. Anche i prezzi dell’energia fossile si mantengono su un trend calante, contribuendo a sostenere il processo disinflazionistico mondiale. L’andamento dell’inflazione lascia quindi spazio per riduzioni di tassi di policy che, tanto nei paesi industrializzati quanto negli emergenti, dovrebbero contribuire a rafforzare la crescita del PIL o ad arginarne la decelerazione.

Nonostante i segnali incoraggianti sopra delineati si conferma per il 2026 il rallentamento del PIL mondiale, condizionato da un contesto in cui gli aspetti positivi si mescolano con molteplici fragilità.

Negli Stati Uniti persistono incertezze su possibili rialzi dell’inflazione e rischi legati a un eventuale scoppio della bolla nel settore dell’intelligenza artificiale. In Cina una politica commerciale aggressiva, tesa ad arginare l’impatto delle tariffe statunitensi, non sarà in grado di impedire un rallentamento del PIL per l’anno in corso, in assenza di misure efficaci nel sostenere la domanda interna.

(Fonte: Prometeia)

La congiuntura italiana

Nel quarto trimestre del 2025 l’economia italiana ha registrato una crescita congiunturale dello 0,3% e tendenziale dello 0,8%. Questo risultato (comunque di natura provvisoria), determina una crescita del PIL nel 2025 dello 0,7% in termini reali, corretti per gli effetti di calendario e destagionalizzati. La stima preliminare del quarto trimestre 2025 riflette una crescita in tutti i principali comparti, in particolare nell’agricoltura e nell’industria. Dal lato della domanda, il trimestre ha evidenziato un contributo positivo della componente nazionale e un apporto negativo della componente estera netta.

(Fonte ISTAT)

Il quadro economico della provincia di Brescia

INDUSTRIA

La produzione industriale bresciana, nel quarto trimestre 2025, ha fatto registrare una crescita del + 0,3% sul trimestre precedente (congiunturale) e una significativa crescita del + 3% rispetto all’analogo periodo di riferimento dello scorso anno (tendenziale), confermando l’inversione di rotta già registrata nei due trimestri precedenti che già vedevano una ripresa dopo otto trimestri consecutivi con segno negativo.

I settori che registrano le migliori performance sono: legno/mobilio (+ 15,6% su base annua), chimica (+ 12,9%) e meccanica (+3,5%); segno negativo, invece, per tessile (- 1,2%) e carta/stampa (-0,7%).

Per quanto riguarda il fatturato, l’industria bresciana registra, complessivamente, una crescita del 6,4% rispetto all’analogo periodo di riferimento dello scorso anno, mentre gli ordinativi registrano una crescita del + 3,4% (dato in rilevante ripresa rispetto a quello del trimestre precedente che registrava un + 0,7%).

L’occupazione, nel trimestre,  registra però una lieve flessione (- 0,6%).

Le aspettative degli imprenditori riguardo alla produzione dell’industria manifatturiera per il prossimo trimestre sono improntate a un moderato ottimismo. Ci si attende una sostanziale stabilità, nel 62,2% dei casi, mentre ammonta al 27,4% dei casi  la percentuale di chi si aspetta una crescita (rispetto al 20% della rilevazione del trimestre precedente). Ammontano invece al 10% le aspettative di diminuzione  (erano al 22% nel trimestre precedente).

I principali rischi per il settore sono riscontrabili, nell’inasprimento delle tensioni geopolitiche internazionali (nel 52,7% dei casi) mentre cresce, tra le principali opportunità, la percentuale di chi le ravvisa nel calo dei costi delle materie prime con recupero della marginalità (52,8%).

ARTIGIANATO

Il settore dell’artigianato manifatturiero bresciano ha fatto registrare una  crescita della produzione del + 0,2% sul trimestre precedente e una crescita del + 0,9% rispetto all’analogo periodo di riferimento dello scorso anno.

I settori che registrano le migliori performance, su base annua, sono: tessile (+ 19,8%), pelli/calzature (+ 17,6%), alimentari (+ 7,5%), legno/mobilio (+ 4,6%); segno negativo, per abbigliamento (-10,2), gomma-plastica (- 8,1%) e siderurgia (- 2,5).

Per quanto riguarda il fatturato, il settore dell’artigianato bresciano registra, complessivamente, una crescita del + 2,2 %  rispetto all’analogo periodo di riferimento dello scorso anno, mentre gli ordinativi registrano una crescita del + 0,2%.

L’occupazione registra nel trimestre una lieve flessione (- 0,4%).

Le aspettative degli imprenditori riguardo alla produzione del settore artigianato per il prossimo trimestre evidenziano stabilità nel 61,7% dei casi, aumento nel 10,9% e diminuzione nel 27,3%. Il saldo complessivo di casi di aumento e diminuzione (- 16,4%) è maggiore rispetto a quello registrato nel trimestre precedente (- 10,5%).

I principali rischi per il settore sono riscontrabili nei costi energetici e delle materie prime rispetto ai concorrenti esteri (nel 60% dei casi), mentre Il calo dei costi delle materie prime e il recupero di marginalità è vista come la principale opportunità per il settore (58,7% dei casi).

COMMERCIO

Il settore del Commercio evidenzia, quanto a fatturato, una diminuzione del – 1,4% rispetto all’analogo trimestre dell’anno precedente. Riguardo le aspettative degli imprenditori sale ancora, rispetto al trimestre precedente, la percentuale di coloro che si aspettano fatturati in diminuzione per il trimestre successivo (dal 22,2% al 27,9%), mentre scende, per il secondo trimestre consecutivo, la percentuale di quanti si aspettano un aumento del fatturato (dal 22,9% al 16,3%). Stabilità è prevista nel 55,8% dei casi.

Sostanzialmente stabile l’occupazione nel settore nel trimestre (+ 0,1%).

I principali rischi per il settore sono riscontrabili nel basso potere d’acquisto delle famiglie (nel 74,7% dei casi), mentre Il calo dei costi delle materie prime e il recupero di marginalità è vista come la principale opportunità per il settore (72,1% dei casi).

SERVIZI

Il settore dei Servizi evidenzia, quanto a fatturato, un incremento del + 2,2%  rispetto all’analogo trimestre dell’anno precedente (in calo rispetto all’ultima rilevazione che aveva registrato un + 4,8%), mentre riguardo le aspettative degli imprenditori, ammonta al  15,6% la percentuale di coloro che si aspettano fatturati in diminuzione per il trimestre successivo. Rimane però alta la percentuale di quanti si aspettano stabilità (66,5%) o un aumento del fatturato (+ 17,9%, dato in crescita rispetto a quello in precedenza registrato che era + 13,2%).

Quanto all’occupazione, il settore registra un lieve incremento (+ 0,3%).

I principali rischi per il settore sono riscontrabili nei costi energetici e delle materie prime rispetto ai concorrenti esteri (nel 42,7% dei casi), mentre il calo dei costi delle materie prime e il recupero di marginalità (50,9% dei casi) sono viste come le principali opportunità.

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I dati presentati derivano dall’indagine congiunturale realizzata da Unioncamere Lombardia ed elaborati dal Servizio Studi della Camera di Commercio. Il campione industria comprende imprese con 3 classi dimensionali (10-49 addetti, 50-199 addetti, 200 e più addetti), mentre i campioni artigianato sono riferiti a 3 classi dimensionali (3-5 addetti, 6-9 addetti, 10-49 addetti). Commercio e servizi , sono riferiti a 4 classi dimensionali (3-9 addetti, 10-49 addetti, 50-199 addetti, oltre 200 addetti), 4 settori di attività economica per i servizi (commercio all’ingrosso, alberghi e ristoranti, servizi alle persone e servizi alle imprese) e 3 settori di attività economica per il commercio al dettaglio (specializzato alimentare, specializzato non alimentare, non specializzato).

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Brescia, il lavoro regge ma rallenta: più assunzioni, meno stabilizzazioni

in Economia/Evidenza/Lavoro/Tendenze by

Nel terzo trimestre del 2025 il mercato del lavoro bresciano mostra segnali contrastanti. Da un lato crescono le assunzioni e il saldo occupazionale resta positivo; dall’altro si riducono in modo sensibile le trasformazioni a tempo indeterminato, indicando una maggiore fragilità nella qualità dell’occupazione. È il quadro che emerge dal report dell’Osservatorio del mercato del lavoro della Provincia di Brescia, basato sui flussi amministrativi delle comunicazioni obbligatorie.

Tra luglio e settembre sono stati registrati 59.807 avviamenti al lavoro, in aumento dell’1,52 per cento rispetto allo stesso periodo del 2024. Le cessazioni si sono fermate a 56.275, in lieve calo (-0,91 per cento). Il saldo tra ingressi e uscite risulta quindi positivo per 3.532 posizioni, migliorando il dato dell’anno precedente, quando il saldo si era attestato a poco più di duemila unità. Un risultato che conferma la capacità del sistema economico locale di assorbire forza lavoro, pur in un contesto congiunturale incerto.

Il dato va però letto con attenzione se si guarda alla disoccupazione in senso stretto. Il report non misura il numero complessivo dei disoccupati, ma la dinamica dei rapporti di lavoro: un saldo positivo indica che le nuove assunzioni superano le cessazioni, contribuendo a contenere l’area della disoccupazione. Tuttavia, la composizione dei contratti segnala un mercato ancora fortemente orientato verso la temporaneità.

I rapporti a tempo determinato rappresentano oltre il 57 per cento degli avviamenti trimestrali, mentre quelli a tempo indeterminato si fermano al 16 per cento, pur in crescita su base annua. Più significativo è il calo delle trasformazioni a tempo indeterminato: 5.661 nel trimestre, con una flessione dell’11,59 per cento rispetto al 2024. È un segnale che pesa sulle prospettive di stabilizzazione dei lavoratori e, di riflesso, sulla riduzione strutturale della disoccupazione.

L’analisi mensile mostra un andamento irregolare. Luglio e settembre chiudono con un saldo positivo, mentre agosto segna un saldo negativo di oltre quattromila posizioni, legato alla stagionalità di alcuni settori. Nonostante ciò, il saldo annualizzato resta positivo e supera le 6.800 unità, indicando che, su un orizzonte più lungo, il mercato del lavoro provinciale continua a creare occupazione netta.

Sul piano territoriale, il Centro per l’impiego di Brescia concentra oltre un terzo degli avviamenti, seguito da Iseo-Palazzolo e Desenzano. Anche qui il saldo resta complessivamente favorevole, ma con differenze legate alla struttura produttiva delle singole aree. A livello settoriale, l’industria manifatturiera e il commercio continuano a rappresentare quote rilevanti dell’occupazione, mentre crescono i servizi di alloggio e ristorazione e l’istruzione, comparti a forte incidenza stagionale.

In sintesi, il terzo trimestre del 2025 restituisce l’immagine di una provincia di Brescia in cui la disoccupazione è contenuta dalla crescita degli avviamenti, ma la stabilità del lavoro resta un nodo aperto. Più occupazione, dunque, ma ancora troppo spesso a termine: è su questo equilibrio fragile che si gioca la tenuta futura del mercato del lavoro bresciano.

Economia bresciana, Confapi: incertezza e attese caute per il futuro

in Api/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze by

Un finale d’anno segnato dalla debolezza della domanda, dall’aumento dei costi e da prospettive ancora poco definite per il futuro. È questo il quadro che emerge dall’analisi congiunturale del quarto trimestre 2025 realizzata dal Centro Studi di Confapi Brescia. L’indagine si basa su un campione di cento piccole e medie imprese della provincia di Brescia, rappresentativo delle industrie associate a Confapi Brescia, classificato per settore di appartenenza e dimensione aziendale, in termini di numero di addetti e fatturato. All’interno del campione, il settore metalmeccanico rappresenta circa la metà delle imprese intervistate.

Quarto trimestre
Nel quarto trimestre 2025, il 35% delle aziende segnala una crescita del fatturato, mentre il 50% registra una contrazione; il restante 15% dichiara una situazione di stabilità. Un andamento analogo caratterizza gli ordini, in aumento per il 27% delle imprese e in calo per il 50%. L’occupazione rimane nel complesso poco mossa: l’81% delle imprese non rileva variazioni, l’11% segnala un incremento e l’8% una riduzione. Anche gli investimenti appaiono sostanzialmente stabili, sebbene il 19% delle aziende indichi un aumento. Il rapporto evidenzia come l’indebolimento della domanda continui a rappresentare il nodo centrale della congiuntura. A ciò si aggiungono le preoccupazioni legate ai costi di produzione: nel quarto trimestre, il 31% delle imprese osserva un aumento dei costi dell’energia e il 58% un incremento dei costi delle materie prime, a fronte di una quota residuale che segnala riduzioni. Sul fronte della capacità produttiva, nell’ultimo trimestre del 2025 gli impianti lavorano al di sotto della soglia del 70% nel 47% dei casi; tra i rispondenti, 8 imprese su 100 operano con meno della metà della propria capacità produttiva.

Il 2025
Lo sguardo complessivo sul 2025 restituisce l’immagine di un anno complesso per le imprese manifatturiere, segnato da importanti sollecitazioni macroeconomiche, dal perdurare di una domanda debole e frammentata e dalla persistenza di forti instabilità legate ai rischi geopolitici che hanno inciso sul commercio internazionale e domestico. Nel complesso, il 52% delle imprese osserva fatturati e produzione in calo, mentre circa un terzo segnala una crescita. Le contrazioni risultano trainate in particolare dalla riduzione degli ordini interni, rilevata in modo marcato da poco più di due imprese su dieci. Più equilibrato appare il contesto estero, pur interessando una quota più limitata di imprese.

L’outlook per la prima metà del 2026
Le attese per il primo semestre 2026 confermano un clima di cautela diffusa. Con riferimento al mercato domestico, il 33% delle imprese esprime aspettative positive sulla domanda, a fronte di un 35% che prevede un peggioramento. Nell’area dell’Unione europea si registra una leggera prevalenza di giudizi ottimistici (26% contro 17%), mentre nei mercati extra Ue risultano più numerosi i pessimisti (24% contro 13%). In tutti i casi, una larga parte delle imprese preferisce non sbilanciarsi, rafforzando il quadro complessivo di incertezza. Sul fronte dei costi, risultano maggioritari coloro che temono un’ulteriore crescita dei prezzi delle materie prime (35% contro 13%) e dell’energia (19% contro 14%), anche se la maggioranza delle imprese si attende una sostanziale stabilità nel prossimo semestre. Infine, l’indagine analizza le strategie che le imprese intendono adottare nel prossimo futuro: il 40% lavorerà sulla riorganizzazione interna e sull’efficientamento dei costi, il 35% sulla ricerca di nuovi mercati geografici e/o sullo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, mentre il 29% punterà sull’introduzione di nuove tecnologie.


Il commento del presidente Cordua
«I dati confermano una fase ancora complessa per il nostro sistema produttivo: alla debolezza della domanda si sommano pressioni significative sui costi – commenta Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Brescia -. Le piccole e medie imprese stanno reagendo con pragmatismo, investendo in efficienza, innovazione e diversificazione dei mercati. Per trasformare questa resilienza in crescita strutturale servono però condizioni macroeconomiche più stabili e politiche in grado di sostenere concretamente la competitività delle Pmi, a partire dal costo dell’energia e dall’apertura di nuovi sbocchi di mercato, evitando stalli che oggi penalizzano le imprese, come quello che sta interessando l’accordo Ue – Mercosur».

Imprese, Confesercenti: Brescia corre più della media nazionale, nel 2025 saldo positivo di 1.415 aziende

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Brescia si conferma tra le province più dinamiche del Paese sul fronte imprenditoriale. Nel corso del 2025 il territorio ha registrato 6.999 nuove iscrizioni a fronte di 5.584 cessazioni, con un saldo positivo di 1.415 imprese e un tasso di crescita dell’1,22%, superiore alla media nazionale ferma allo 0,96%. Un risultato che colloca la provincia al quindicesimo posto nella graduatoria italiana e che segnala una buona capacità di tenuta del tessuto economico locale .

Il dato bresciano si inserisce in un contesto complessivamente favorevole a livello nazionale. Secondo le rilevazioni di Unioncamere, il sistema imprenditoriale italiano ha chiuso il 2025 con un saldo di 56.599 imprese in più, oltre 5,8 milioni di attività registrate e una crescita dello stock pari allo 0,96%, sostenuta anche dalla sensibile riduzione delle cessazioni (–6,7% su base annua).

Un quadro incoraggiante che, secondo Confesercenti Lombardia Orientale, va tuttavia interpretato con cautela, soprattutto osservando l’andamento dei singoli settori. «La crescita di Brescia è un segnale importante e conferma la resilienza del nostro tessuto imprenditoriale – sottolinea la presidente Barbara Quaresmini –. Ma non possiamo ignorare le difficoltà che continuano a pesare sul commercio».

Il settore, a livello nazionale, conta 1.336.985 imprese ma ha perso nel 2025 quasi 9.900 attività (–0,72%). Una tendenza che interessa anche i territori e che mette sotto pressione il commercio di prossimità, stretto tra l’aumento dei costi, consumi ancora deboli e una concorrenza sempre più sbilanciata.

Più vivace, seppur non priva di criticità, la dinamica del comparto turistico. «Ristorazione e alloggio mostrano segnali migliori – prosegue Quaresmini – con 457.023 imprese attive e un saldo nazionale positivo di 7.583 unità (+1,66%)». In particolare, l’alloggio cresce di oltre 4.800 imprese (+6,61%), mentre la ristorazione segna un incremento più contenuto (+2.755 attività, +0,72%). Numeri che confermano il peso strategico del turismo, ma anche la necessità di politiche di sostegno mirate, soprattutto sui costi e sulla qualità del lavoro.

Nel quadro regionale, la Lombardia si conferma tra i motori del Paese, con 13.343 imprese in più e un tasso di crescita dell’1,41%, ben al di sopra della media italiana. In questo scenario, la performance della provincia di Brescia assume un rilievo particolare.

Sul territorio gardesano e nelle aree a forte vocazione turistica si registrano segnali positivi, come evidenzia Andrea Maggioni di Confesercenti Lago di Garda. «La crescita è superiore alla media nazionale – osserva – ma non bisogna abbassare la guardia: stagionalità, rincaro dei costi e difficoltà nel reperire personale restano nodi centrali per molte imprese».

Accanto ai dati congiunturali, Confesercenti richiama l’attenzione su una trasformazione strutturale del commercio. Tra il 2011 e il 2025 in Italia sono scomparsi oltre 103 mila punti vendita, mentre la superficie commerciale complessiva è aumentata del 7,4%, con un ampliamento della dimensione media dei negozi del 23,8%. Un processo che penalizza soprattutto botteghe e piccoli esercizi, alimentando il rischio di desertificazione commerciale nei centri minori.

«Le imprese ci sono e resistono – conclude Quaresmini – ma senza interventi strutturali la crescita rischia di restare fragile». Un concetto ribadito anche da Maggioni: «Difendere commercio e turismo significa tutelare la vitalità dei territori. Senza negozi, pubblici esercizi e imprese locali, città e destinazioni perdono anima, attrattività e coesione sociale».

Calzature, segnali di tenuta dopo la crisi: rallenta la caduta del fatturato, Lombardia in controtendenza sull’export

in Abbigliamento/Economia/Tendenze by

Il settore calzaturiero italiano mostra i primi segnali di progressiva stabilizzazione, pur muovendosi in un quadro macroeconomico internazionale che resta fragile e attraversato da forti incertezze. È quanto emerge dall’indagine congiunturale elaborata dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, che fotografa l’andamento dei primi nove mesi del 2025.

Il bilancio complessivo rimane ancora negativo: nel campione di aziende associate i ricavi registrano una flessione del 4,1% nel confronto con il periodo gennaio-settembre 2024. Tuttavia, il dato più significativo riguarda l’evoluzione recente del ciclo: nel terzo trimestre dell’anno il calo tendenziale del fatturato si è ridotto allo 0,9%, segnando un netto miglioramento rispetto alle contrazioni ben più marcate che avevano caratterizzato la prima parte del 2025. Un rallentamento della discesa che, secondo gli analisti, rappresenta un primo segnale di assestamento dopo mesi di forte pressione sui conti delle imprese.

Il quadro regionale offre indicazioni differenziate. In Lombardia, nei primi nove mesi del 2025, l’export in valore di calzature e componentistica per calzature evidenzia una crescita del 9,5% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le prime cinque destinazioni delle esportazioni lombarde, che complessivamente concentrano il 53% del totale, sono la Svizzera, con un aumento del 5,6%, gli Stati Uniti, in calo dell’11,2%, la Francia (+8,8%), la Germania, che segna un balzo particolarmente rilevante (+92,9%), e la Cina, in flessione del 22,1%.

Sul fronte produttivo e occupazionale, il settore continua invece a scontare le difficoltà accumulate negli ultimi mesi. Alla fine di settembre, il numero di imprese attive – considerando calzaturifici e produttori di parti, tra industria e artigianato – risulta in diminuzione di 22 unità rispetto al consuntivo 2024. Parallelamente, il saldo degli addetti registra una perdita di 347 occupati, a conferma di una fase ancora complessa per la tenuta del tessuto industriale.

Più incoraggianti, seppure da leggere con cautela, i dati relativi alla cassa integrazione. Nei primi nove mesi del 2025, per le imprese lombarde della filiera pelle, le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate da INPS sono diminuite del 46,4% rispetto al 2024, attestandosi a 961 mila ore. Un volume che resta comunque elevato e sensibilmente superiore ai livelli del 2019, prima della pandemia, ma che segnala una parziale riduzione del ricorso agli ammortizzatori sociali.

«Sul piano nazionale, il quadro generale attuale resta complesso e non risparmia nemmeno le fasce più alte dell’offerta, ma i dati del terzo trimestre (-0,9% il fatturato sull’analogo periodo 2024) indicano una riduzione della caduta e una prima luce in fondo al tunnel recessivo,» dichiara Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici. «Nonostante l’assenza di miglioramenti significativi negli scenari geopolitici, la capacità delle nostre imprese di presidiare i mercati europei e di intercettare la domanda nelle aree più dinamiche, come il Medio Oriente, è la chiave per affrontare il 2026. Sebbene si rilevino performance aziendali disomogenee, con diverse realtà ancora in sofferenza, la flessione contenuta attesa nel fatturato settoriale nazionale in chiusura d’anno (stimato a 12,8 miliardi di euro, con un -3,1% sul 2024), conferma la resilienza del Made in Italy.»

Una resilienza che, secondo gli operatori, dovrà ora misurarsi con un contesto internazionale ancora instabile, ma anche con la necessità di rafforzare innovazione, posizionamento sui mercati esteri e capacità di adattamento di una filiera che resta strategica per l’industria manifatturiera italiana.

Lombardia, probabile un 2026 di debole crescita economica

in Associazioni di categoria/Cna/Economia/Partner 2/Tendenze by

Le previsioni del 2026 per l’economia lombarda raccontano di una regione che continua il proprio percorso di crescita, debole e con poco ritmo. Le tensioni internazionali e l’incertezza geopolitica continuano a pesare inevitabilmente sullo scenario economico nazionale e regionale, tanto che per il 2026 le proiezioni indicano un PIL in timido aumento dello 0,7%. Anche le previsioni di crescita degli Investimenti restano tiepide e si assestano nel nuovo anno a +0,7%; stesso discorso per le proiezioni relative ai Consumi che restano ferme a un +0,7%. Sono questi alcuni dei numeri forniti da CNA Lombardia nel Primo Focus 2026 sull’andamento dell’economia regionale, realizzato dal Centro Studi Sintesi.

PIL, investimenti e consumi

Nel 2025 il PIL regionale ha fatto registrare un +0,6%, mentre come da proiezione il PIL nel 2026 dovrebbe assestarsi attorno a un +0,7%. Bisogna segnalare che dal 2023 in poi la Lombardia non ha più registrato tassi di crescita superiori all’1%. Mentre nel periodo 2021-2025, il PIL lombardo dovrebbe crescere complessivamente del 6,6%, restando al di sotto della crescita cumulativa stimata per l’intero Paese (+7,1%).

Dal punto di vista degli Investimenti nel 2025 sono cresciuti del 2,4%, mentre nel 2026 si prevede una flessione importante con una crescita che cala fino allo 0,7%. Dopo lo stallo del 2024, il 2025 vede una ripresa degli investimenti (+2,4%) favorita dal completamento delle opere previste dal PNRR. Tra il 2021 e il 2025 la crescita degli investimenti in Lombardia ha superato i 27 punti percentuali confermando una dinamica più accelerata che nel complesso del Paese.

Sul fronte Consumi il 2025 si attesta su un ritmo moderato di crescita (+0,6%) pari a quello stimato a livello nazionale e connesso ad un incremento delle retribuzioni e dell’occupazione. Per il 2026 le previsioni indicano un sostanziale mantenimento dei ritmi di crescita dei consumi dell’ultimo biennio, +0,7%. Nel quadriennio 2021-2025, invece, la crescita dei consumi delle famiglie lombarde (+8,4%) risulta solo lievemente più consistente di quella nazionale (+8,2%).

“Le stime parlano per la Lombardia di una crescita moderata del PIL, specialmente se guardiamo all’arco temporale 2021-2025 – afferma Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. I consumi delle famiglie restano timidamente in ripresa, rispecchiando il trend del periodo. Sicuramente avremmo bisogno di consolidare libertà di impresa e stimoli fiscali. I numeri degli investimenti invece sono chiari: molta dell’accelerazione nella fase di uscita dalla pandemia è merito dei bonus fiscali per l’edilizia e dal completamento delle opere PNRR. Si è registrato uno stallo nel 2024, ma il 2025 ha finalmente segnato una piccola dinamica di ripresa.”

Occupazione ed Export

In Lombardia, nel 2025, il numero degli occupati si conferma in crescita dello 0,8% rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente, con +34.363 occupati. Nel confronto con il terzo trimestre 2021, la crescita occupazionale fa segnare 256 mila occupati in più, pari ad un aumento del 6%. il comparto più dinamico risulta essere quello del commercio e dei servizi ristorativi e alberghieri.

Per quanto concerne invece l’export della Lombardia per il 2025 è sostanzialmente stabile (+0,4%) malgrado le tensioni commerciali internazionali. L’export regionale dei primi nove mesi del 2025 supera i 123 miliardi di euro e mostra un aumento del 24% rispetto allo stesso periodo del 2021. più consistente la crescita nel comparto gioielli-occhiali-medicale (+51%) e nell’agroalimentare (+49%).

A livello territoriale, Cna Lombardia analizza il trend 2021-2025: da questa indagine si può notare come l’export sia cresciuto a Lodi (+72,1%), a Pavia (+46,6%), a Monza e Brianza (+45,9%), a Sondrio (+43,5%), a Lecco (+29,2%), a Varese (+28%), a Milano (+23%), a Bergamo (+21,1%), a Cremona (+13,5%), a Como (+10,2%), a Brescia (+9,7%) e a Mantova (+5,2%).

“L’occupazione in crescita è evidente dal 2021, ma dobbiamo molto focalizzare i settori in cui è cresciuta: commercio, servizi ricettivi e alberghieri, ma anche digitale e servizi alle imprese – sottolinea Bozzini -. Abbiamo bisogno di valorizzare questi risultati senza perdere di vista il tema di un “valore aggiunto” di tali nuovi posti di lavoro. L’export non ha apparentemente subito gravi scossoni nel 2025. I numeri tengono. Forse la grande crescita del primo semestre è dovuta anche al fatto che si temevano le politiche protezionistiche dell’amministrazione USA.”

Imprese attive e imprese artigiane

A settembre 2025 le imprese attive in Lombardia superano le 815.000 unità. Negli ultimi quattro anni si sono perse quasi 8 mila imprese facendo registrare una flessione dell’1% da settembre 2021 a settembre 2025. Ma la contrazione del tessuto imprenditoriale è stata, in Lombardia, più contenuta che a livello nazionale (-2,5%). I servizi alle imprese avanzano, mentre il commercio continua a registrare una significativa flessione. Dal punto di visto provinciale e per quanto riguarda il trend 2021-2025 le imprese attive fanno registrare solo a Milano un segno positivo (+2,3%). Nelle altre province si segnala un calo a partire da Mantova (-6,8%), Lecco (-5%), Lodi (-4,4%), Sondrio (-4,4%), Cremona (-4,2%), Varese (-4,2%), Pavia (-3,3%), Como (-3,1%), Bergamo (-2,3%), Monza e Brianza (-1,2%) e Brescia (-1,2%).

La crisi dell’artigianato prosegue invece inesorabile. A settembre 2025 le imprese artigiane attive sono 229.753, in calo di 2.358 unità (-1%) rispetto a settembre 2024. Anche nell’ultimo trimestre, il saldo è negativo (-894 imprese rispetto al 30 giugno 2025) e determinato quasi esclusivamente da costruzioni (-0,6%) e produzione (-0,7%).

Per quanto riguarda i territori, la ricerca ha analizzato il trend 2021-2025 ed è emerso che tutte le province hanno fatto registrare un calo importante dell’artigianato: fanalini di coda Mantova (-8,7%), Como (-8,2%) e Lecco (-7,9%). Seguono Pavia (-6,8%), Cremona (-6,7%), Brescia (-6,1%), Bergamo (-5,6%), Lodi (-5,2%), Sondrio (-4,1%), Monza e Brianza (-3,9%), Varese (-3,7%), mentre chiude Milano (-2,6%).

Prestiti alle imprese e Inflazione

Dal 2021 a oggi i prestiti alle aziende lombarde si sono ridotti del 3,5% con minori erogazioni nette per 7 miliardi di euro. A soffrire sono soprattutto le piccole imprese (-23,8%) che sono destinatarie solo del 9% dei presiti netti totali. Tra i settori, le costruzioni registrano il calo più marcato (-24,2%) mentre i servizi sono l’unico comparto che vede crescere l’importo erogato (+3,3%).

A livello locale, prendendo come riferimento sempre il trend 2021-2025, sono nette le differenze tra provincia e provincia: le sole con un segno positivo sono Milano (+5,2%) e Mantova (+0,8%). Tutte le altre sono in pesante flessione a partire da Pavia (-23,7%), Varese (-22,5%), Como (-19,1%), Sondrio (-18,5%), Lecco (-16%), Brescia (-15,4%), Monza e Brianza (-10,5%), Cremona (-10,5%), Bergamo (-9,2%) e Lodi (-0,8%).

A pesare non poco sui consumi è sicuramente l’inflazione, con shock globali che hanno alimentato una forte pressione: nei primi dieci mesi del 2025 i prezzi in Lombardia sono aumentati del +1,4%; mentre rispetto allo stesso periodo del 2021, la variazione complessiva è pari al 16,7%. Le voci più colpite: abitazione, acqua e energia (+38,6%), servizi ricettivi e ristorazione (+23,4%) e alimentari e bevande (+22,2%).

“Dobbiamo tuttavia lanciare due segnali di allarme veri – evidenzia il Presidente di CNA Lombardia – il primo riguarda il costo della vita e del fare impresa: +22% per il segmento alimenti e bevande, +38% per il segmento casa, energia, acqua. Famiglie ed imprese così faticano eccessivamente. Il secondo segnale di allarme concerne i prestiti alle imprese. La contrazione rispetto al 2021 è paurosa e riguarda soprattutto le micro e piccole imprese. Nel 2025 le piccole imprese hanno ricevuto 18 miliardi, le medio-grandi 174 miliardi di euro. E il nostro è un tessuto fatto di micro e piccole imprese per oltre il 90%.”

Brescia, rallenta la crescita dei prestiti alle imprese industriali: +0,5% rispetto al 2024  

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A fine settembre 2025 lo stock di prestiti bancari (al netto di pronti contro termine e sofferenze) a disposizione delle imprese industriali bresciane ammonta a 9,6 miliardi di euro, evidenziando una modesta crescita (+0,5%) sull’analogo periodo del 2024. Tale dinamica si inserisce all’interno di un movimento di sostanziale assestamento dei quantitativi erogati, dopo la fase di incremento degli stessi riscontrata nei primi mesi dell’anno.

A evidenziarlo è il Centro Studi di Confindustria Brescia su dati di Banca d’Italia.

Quanto rilevato nel nostro territorio risulta nel complesso coerente con il dato lombardo (+0,5%) e nazionale (+0,8%). Il volume complessivo dei prestiti (9,6 miliardi) risulta significativamente inferiore rispetto ai massimi storici rilevati a fine agosto 2022 (-30,4%), quando le inedite quotazioni degli input energetici e la fase espansiva dell’attività economica avevano determinato un maggiore fabbisogno per la copertura del circolante, che si era tradotto in una intensa domanda di credito da parte delle imprese. L’attuale situazione vissuta dal sistema economico locale appare notevolmente diversa, con i prezzi dell’energia ridimensionati (ma ancora elevati in prospettiva storica) e una congiuntura economica “più scarica”: tutto ciò si traduce, quindi, in una minore richiesta di fondi da parte delle aziende.

La domanda di credito da parte delle imprese locali è inoltre frenata dall’elevata liquidità detenuta da tali realtà: a fine settembre 2025 i depositi bancari posseduti dalle società non finanziarie e dalle famiglie produttrici bresciane sono pari a 18,1 miliardi, un valore di fatto ai massimi storici, con una crescita del 5,1% sull’analogo periodo del 2024.

Secondo le ancora provvisorie stime per l’anno 2025 realizzate dal Centro Studi di Confindustria Brescia, il rapporto tra i depositi delle imprese e il valore aggiunto complessivo generato in provincia di Brescia si attesterebbe al 35%, una quota particolarmente significativa, non lontana dal livello più elevato riscontrato nel 2021 (37%). Le motivazioni alla base di tale dinamica sono molteplici, alcune con una connotazione positiva (gli importanti utili realizzati e accumulati dalle imprese negli ultimi anni), altre con una valenza negativa (la limitata propensione del sistema produttivo agli investimenti, che non ha permesso un più efficiente utilizzo di tali fondi). Quanto rilevato nell’ambito delle imprese trova una (parziale) corrispondenza all’interno dell’aggregato delle famiglie consumatrici, dove i depositi bancari rilevati alla fine del terzo trimestre di quest’anno (27,2 miliardi) risultano in aumento del 2,3% tendenziale.

“In generale, la situazione attuale sul territorio bresciano è da considerarsi complessivamente positiva – commenta Anna Tripoli, vice presidente di Confindustria Brescia con delega a Credito, Finanza e Fisco –: la qualità del credito continua a essere elevata, l’ammontare dei prestiti a disposizione delle imprese è dalla fine del 2024 in “territorio positivo” e i tassi di mercato a livello nazionale sono in discesa, come recentemente certificato dall’ABI. Tuttavia, nei mesi a venire, gli ancora irrisolti nodi di natura geopolitica, la lenta crescita dell’economia italiana e i possibili effetti negativi derivanti dai dazi statunitensi, potrebbero determinare un peggioramento del quadro attuale. In tale contesto, l’elevata disponibilità di liquidità delle aziende rappresenta comunque un elemento di ulteriore sicurezza.”

Va poi segnalato che la debole fase ciclica sperimentata negli ultimi tre anni dall’economia bresciana ha avuto – fortunatamente – impatti molto modesti sulla creazione di crediti deteriorati (NPL): il tasso annualizzato di deterioramento dei prestiti, che misura la velocità di formazione dei NPL sta mostrando dei segnali di crescita, ma, al momento, di per sé non preoccupanti. A giugno 2025 la componente “utilizzato” (che fa riferimento al totale dei nuovi prestiti deteriorati) è pari all’1,8%, in aumento dai minimi storici rilevati nel terzo trimestre 2023 (0,8%), poco al di sotto della media del biennio 2018-2019 (2,1%) e ben lontano dai picchi del 2009-2010 (12%-13%). Situazione leggermente migliore si ha per la componente “affidati” (che riguarda il numero dei nuovi soggetti che entrano nel perimetro dei NPL): a giugno di quest’anno il tasso rilevato è pari all’1,6%, con una dinamica più piatta e meno volatile rispetto a quella dell’utilizzato.

Le sofferenze bancarie – ovvero tutti quei crediti che sono considerati irrecuperabili dagli istituti di credito – a carico delle imprese industriali bresciane a giugno 2025 sono pari a 103 milioni di euro, un valore in ridimensionamento rispetto a 112 milioni misurati nello stesso mese del 2024, sebbene in risalita dai minimi storici raggiunti alla fine del 2022 (81 milioni). A Brescia la loro incidenza sul totale dei prestiti (1,0%) è particolarmente bassa nei confronti del passato (era al 4,2% nel biennio 2018-2019) e appare in linea con la media lombarda (1,0%) e nazionale (1,3%). 

Brescia, a novembre prezzi al consumo in leggero calo

in Economia/Tendenze by

Nel mese di novembre 2025, in base ai dati definitivi Istat, i prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registrano una flessione rispetto al mese precedente dello 0,2%, ma un incremento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (variazione tendenziale del +0,8%).

La diminuzione rispetto a ottobre è imputabile principalmente alle divisioni “Comunicazioni” (-1,1%, con il forte calo degli Apparecchi telefonici e telefax) e ai “Servizi ricettivi e di ristorazione” (-1,0%, con la diminuzione dei Servizi di alloggio). In aumento, invece, le divisioni di spesa “Altri beni e servizi” (+0,6%), “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+0,2%) e “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+0,1%).
Stabili le altre divisioni.

Rispetto a novembre 2024, i principali rialzi riguardano le divisioni dei “Servizi Ricettivi e di Ristorazione” (+3,6%, sostenuti dall’aumento dei Ristoranti e bar), degli “Altri beni e servizi” (+3,5%, in particolare per gli aumenti dei prezzi degli articoli di Gioielleria e orologeria).
In forte calo la divisione delle “Comunicazioni” (-5,8%, in particolare calano gli Apparecchi telefonici e telefax), seguita dalla divisione dell’“Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (-1,3%, con il calo dell’Energia elettrica e del Gas).

L’analisi per tipologia di prodotto mette in evidenza che complessivamente nel mese di novembre i Beni risultano in lieve crescita rispetto al mese precedente (+0,2%).
All’interno della tipologia crescono soprattutto i beni energetici (+0,8%, in particolare gli Altri Energetici).
Rispetto a novembre 2024, complessivamente i Beni presentano una lieve diminuzione (-0,2%), mentre nel dettaglio delle sottocategorie, i beni alimentari sono aumentati (+0,6%, soprattutto quelli lavorati) e i beni energetici sono fortemente scesi (–4,2%, soprattutto gli Altri Energetici).

I Servizi mostrano un lieve calo congiunturale (-0,5%) e un aumento sostenuto dei prezzi tendenziali (+2,2%, trainato dai Servizi ricreativi e per la cura della persona, dai Servizi relativi all’abitazione).

In questo mese, il cosiddetto “carrello della spesa” – che comprende i beni alimentari, quelli per la cura della casa e della persona – registra un lieve incremento congiunturale del +0,1% e un aumento tendenziale del +0,4%.

Guardando alle tipologie basate sulla frequenza di acquisto, si nota che i prodotti ad alta frequenza aumentano sia rispetto al mese precedente (+0,5%), sia su base annua (+2,3%), confermando la pressione sui consumi quotidiani delle famiglie;
i prodotti a media frequenza calano nel mese (-0,8%) e rispetto allo stesso mese del 2024 (-0,1%);
infine, i prodotti a bassa frequenza segnano incrementi sia a livello congiunturale che tendenziale (+0,2% e +0,3%).

La componente di fondo dell’inflazione (core inflation) – che misura l’andamento dei prezzi al netto delle voci più volatili, come energia e alimentari freschi – mostra una riduzione mensile dello -0,3%, ma mantiene un ritmo di crescita positivo rispetto all’anno precedente (+1,6%).

In un confronto con i dati provvisori nazionali, le variazioni congiunturale e tendenziale per la città di Brescia sono molto simili al dato nazionale.

Brescia: prezzi in calo
Tasso congiunturale: -0,2%
Tasso tendenziale: +0,8%

Brescia, tra luglio e settembre le vendite all’estero sono state pari a 4.893 milioni

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze by

Nel 3° trimestre dell’anno, il valore delle esportazioni bresciane – pari a 4.893 milioni di euro – registra un’importante crescita (+6,6%) rispetto allo stesso periodo del 2024. La dinamica sperimentata tra luglio e settembre del 2025, che segue il +0,9% nel primo trimestre e il +0,2% nel secondo, è la più intensa dagli ultimi tre mesi del 2022 (+7,9%). Il valore monetario delle vendite all’estero risulta il secondo più elevato di sempre (con riferimento al solo 3° trimestre), dopo quanto rilevato nel 2022 (5.218 milioni). A rilevarlo sono i dati ISTAT elaborati dal Centro Studi di Confindustria Brescia.

La buona performance bresciana risulta in linea con la media nazionale (+6,6%) ed è superiore a quella lombarda (+3,4%). La dinamica delle esportazioni realizzata dalle imprese del nostro territorio risulta nel complesso coerente con il quadro di consolidamento dell’attività produttiva riscontrato nel periodo estivo, all’interno di un più ampio percorso di stabilizzazione del Made in Brescia dopo la fase di debolezza rilevata lungo lo scorso biennio (2023-2024).

Nel complesso dei primi nove mesi del 2025, le vendite all’estero (pari a 15.289 milioni) sono in crescita del 2,4% sul 2024, a fronte di una dinamica più modesta riscontrata in Lombardia (+1,8%) e del più elevato risultato dell’Italia (+3,6%).

Per quanto riguarda le importazioni, nel periodo luglio-settembre pari a 3.016 milioni, si assiste a un incremento (+4,2% tendenziale), mentre negli interi primi nove mesi hanno raggiunto la cifra di 9.499 milioni (in aumento dell’8,0% sul 2024). A seguito di tali evoluzioni, il saldo commerciale generato a Brescia e provincia ammonta a 5.790 milioni, in ridimensionamento di circa 348 milioni sul 2024.

“Il terzo trimestre del 2025 segna, per l’export bresciano, un’inversione di tendenza positiva in particolare grazie ai nostri partner storici, Germania e Francia, che tornano a far segnare incrementi su base annua. Migliora così il dato complessivo dell’Unione Europea – commenta Maria Chiara Franceschetti, vice presidente Confindustria Brescia con delega all’Internazionalizzazione –, compensando la netta flessione del Paese americano segnato dai primi significativi effetti dei dazi. In generale il Made in Brescia registra un andamento migliore della media lombarda, in linea con quella nazionale: sono numeri che valutiamo con un cauto ottimismo, alla luce delle persistenti incertezze geopolitiche a livello mondiale. Guardando ai primi 9 mesi dell’anno, un rialzo importante è segnato dall’Asia, trascinata dal +32% dell’India, su cui incide positivamente la percezione di stabilità politica del nostro Paese. Il rialzo indiano assume contorni ancora più positivi dopo il recente Business Forum Italia-India, tenutosi in questi giorni a Mumbai, che fa seguito all’incontro ospitato a Brescia lo scorso giugno e che testimonia l’interesse economico crescente e il consolidamento del legame tra le due nazioni.”

Venendo ai principali mercati di destinazione dell’export bresciano, si rilevano, nei primi nove mesi dell’anno, evoluzioni piuttosto eterogenee. Buone notizie provengono dall’Unione Europea, dove le vendite in Germania tornano a salire (+2,1%), grazie, in particolare, a quanto riscontrato nell’ultimo trimestre (+5,7%). Brilla, inoltre, il mercato del Regno Unito, che evidenzia un significativo incremento (+24,5%). Al di fuori del Vecchio Continente, spicca la performance dell’India (+32,0%), sebbene la sua quota sul totale esportato sia ancora nel complesso marginale (1,5%). Per contro, si segnalano le flessioni di Brasile (-3,5%), Cina (-2,9%) e Stati Uniti (-5,2%). Quest’ultimo mercato, che negli ultimi anni si era contraddistinto per il più elevato contributo alla crescita del Made in Brescia, sta vivendo una fase di evidente rallentamento, iniziata nei primi mesi del 2025, sulla scia del significativo rafforzamento dell’euro sul dollaro, tale da rendere meno competitive (in termini di prezzo) le merci vendute negli Stati Uniti. A riguardo, va evidenziato che la perdita rilevata nel terzo trimestre dell’anno (-6,3%) risulta sostanzialmente in continuità con quanto misurato nel primo periodo del 2025 (-4,8%) e nel secondo (-4,6%): in tale contesto, quindi, l’introduzione dei dazi all’import, sancita dall’Amministrazione Trump, non fa che penalizzare ulteriormente la nostra capacità di penetrazione del mercato USA.

Tra i beni venduti all’estero, solo macchinari e apparecchiature (-1,4%) si connotano per variazioni negative dell’export bresciano fra i primi nove mesi del 2025 e l’analogo periodo del 2024. Per contro, gli incrementi più rilevanti riguardano i prodotti alimentari e bevande (+13,4%), prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+7,2%) e prodotti della metallurgia (+3,7%).

Da ultimo, va segnalato che Brescia si mantiene al sesto posto nella classifica delle province italiane per valore dell’export, dopo Milano (41.207 milioni), Firenze (25.039), Torino (19.661), Vicenza (16.665) e Bergamo (15.621). Dal punto di vista del saldo commerciale manifatturiero, Brescia (6.961 milioni) si attesta in quarta posizione: la precedono Vicenza (9.293), Modena (8.775) e Bologna (7.336).

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