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Tendenze

Lombardia, probabile un 2026 di debole crescita economica

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Le previsioni del 2026 per l’economia lombarda raccontano di una regione che continua il proprio percorso di crescita, debole e con poco ritmo. Le tensioni internazionali e l’incertezza geopolitica continuano a pesare inevitabilmente sullo scenario economico nazionale e regionale, tanto che per il 2026 le proiezioni indicano un PIL in timido aumento dello 0,7%. Anche le previsioni di crescita degli Investimenti restano tiepide e si assestano nel nuovo anno a +0,7%; stesso discorso per le proiezioni relative ai Consumi che restano ferme a un +0,7%. Sono questi alcuni dei numeri forniti da CNA Lombardia nel Primo Focus 2026 sull’andamento dell’economia regionale, realizzato dal Centro Studi Sintesi.

PIL, investimenti e consumi

Nel 2025 il PIL regionale ha fatto registrare un +0,6%, mentre come da proiezione il PIL nel 2026 dovrebbe assestarsi attorno a un +0,7%. Bisogna segnalare che dal 2023 in poi la Lombardia non ha più registrato tassi di crescita superiori all’1%. Mentre nel periodo 2021-2025, il PIL lombardo dovrebbe crescere complessivamente del 6,6%, restando al di sotto della crescita cumulativa stimata per l’intero Paese (+7,1%).

Dal punto di vista degli Investimenti nel 2025 sono cresciuti del 2,4%, mentre nel 2026 si prevede una flessione importante con una crescita che cala fino allo 0,7%. Dopo lo stallo del 2024, il 2025 vede una ripresa degli investimenti (+2,4%) favorita dal completamento delle opere previste dal PNRR. Tra il 2021 e il 2025 la crescita degli investimenti in Lombardia ha superato i 27 punti percentuali confermando una dinamica più accelerata che nel complesso del Paese.

Sul fronte Consumi il 2025 si attesta su un ritmo moderato di crescita (+0,6%) pari a quello stimato a livello nazionale e connesso ad un incremento delle retribuzioni e dell’occupazione. Per il 2026 le previsioni indicano un sostanziale mantenimento dei ritmi di crescita dei consumi dell’ultimo biennio, +0,7%. Nel quadriennio 2021-2025, invece, la crescita dei consumi delle famiglie lombarde (+8,4%) risulta solo lievemente più consistente di quella nazionale (+8,2%).

“Le stime parlano per la Lombardia di una crescita moderata del PIL, specialmente se guardiamo all’arco temporale 2021-2025 – afferma Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. I consumi delle famiglie restano timidamente in ripresa, rispecchiando il trend del periodo. Sicuramente avremmo bisogno di consolidare libertà di impresa e stimoli fiscali. I numeri degli investimenti invece sono chiari: molta dell’accelerazione nella fase di uscita dalla pandemia è merito dei bonus fiscali per l’edilizia e dal completamento delle opere PNRR. Si è registrato uno stallo nel 2024, ma il 2025 ha finalmente segnato una piccola dinamica di ripresa.”

Occupazione ed Export

In Lombardia, nel 2025, il numero degli occupati si conferma in crescita dello 0,8% rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente, con +34.363 occupati. Nel confronto con il terzo trimestre 2021, la crescita occupazionale fa segnare 256 mila occupati in più, pari ad un aumento del 6%. il comparto più dinamico risulta essere quello del commercio e dei servizi ristorativi e alberghieri.

Per quanto concerne invece l’export della Lombardia per il 2025 è sostanzialmente stabile (+0,4%) malgrado le tensioni commerciali internazionali. L’export regionale dei primi nove mesi del 2025 supera i 123 miliardi di euro e mostra un aumento del 24% rispetto allo stesso periodo del 2021. più consistente la crescita nel comparto gioielli-occhiali-medicale (+51%) e nell’agroalimentare (+49%).

A livello territoriale, Cna Lombardia analizza il trend 2021-2025: da questa indagine si può notare come l’export sia cresciuto a Lodi (+72,1%), a Pavia (+46,6%), a Monza e Brianza (+45,9%), a Sondrio (+43,5%), a Lecco (+29,2%), a Varese (+28%), a Milano (+23%), a Bergamo (+21,1%), a Cremona (+13,5%), a Como (+10,2%), a Brescia (+9,7%) e a Mantova (+5,2%).

“L’occupazione in crescita è evidente dal 2021, ma dobbiamo molto focalizzare i settori in cui è cresciuta: commercio, servizi ricettivi e alberghieri, ma anche digitale e servizi alle imprese – sottolinea Bozzini -. Abbiamo bisogno di valorizzare questi risultati senza perdere di vista il tema di un “valore aggiunto” di tali nuovi posti di lavoro. L’export non ha apparentemente subito gravi scossoni nel 2025. I numeri tengono. Forse la grande crescita del primo semestre è dovuta anche al fatto che si temevano le politiche protezionistiche dell’amministrazione USA.”

Imprese attive e imprese artigiane

A settembre 2025 le imprese attive in Lombardia superano le 815.000 unità. Negli ultimi quattro anni si sono perse quasi 8 mila imprese facendo registrare una flessione dell’1% da settembre 2021 a settembre 2025. Ma la contrazione del tessuto imprenditoriale è stata, in Lombardia, più contenuta che a livello nazionale (-2,5%). I servizi alle imprese avanzano, mentre il commercio continua a registrare una significativa flessione. Dal punto di visto provinciale e per quanto riguarda il trend 2021-2025 le imprese attive fanno registrare solo a Milano un segno positivo (+2,3%). Nelle altre province si segnala un calo a partire da Mantova (-6,8%), Lecco (-5%), Lodi (-4,4%), Sondrio (-4,4%), Cremona (-4,2%), Varese (-4,2%), Pavia (-3,3%), Como (-3,1%), Bergamo (-2,3%), Monza e Brianza (-1,2%) e Brescia (-1,2%).

La crisi dell’artigianato prosegue invece inesorabile. A settembre 2025 le imprese artigiane attive sono 229.753, in calo di 2.358 unità (-1%) rispetto a settembre 2024. Anche nell’ultimo trimestre, il saldo è negativo (-894 imprese rispetto al 30 giugno 2025) e determinato quasi esclusivamente da costruzioni (-0,6%) e produzione (-0,7%).

Per quanto riguarda i territori, la ricerca ha analizzato il trend 2021-2025 ed è emerso che tutte le province hanno fatto registrare un calo importante dell’artigianato: fanalini di coda Mantova (-8,7%), Como (-8,2%) e Lecco (-7,9%). Seguono Pavia (-6,8%), Cremona (-6,7%), Brescia (-6,1%), Bergamo (-5,6%), Lodi (-5,2%), Sondrio (-4,1%), Monza e Brianza (-3,9%), Varese (-3,7%), mentre chiude Milano (-2,6%).

Prestiti alle imprese e Inflazione

Dal 2021 a oggi i prestiti alle aziende lombarde si sono ridotti del 3,5% con minori erogazioni nette per 7 miliardi di euro. A soffrire sono soprattutto le piccole imprese (-23,8%) che sono destinatarie solo del 9% dei presiti netti totali. Tra i settori, le costruzioni registrano il calo più marcato (-24,2%) mentre i servizi sono l’unico comparto che vede crescere l’importo erogato (+3,3%).

A livello locale, prendendo come riferimento sempre il trend 2021-2025, sono nette le differenze tra provincia e provincia: le sole con un segno positivo sono Milano (+5,2%) e Mantova (+0,8%). Tutte le altre sono in pesante flessione a partire da Pavia (-23,7%), Varese (-22,5%), Como (-19,1%), Sondrio (-18,5%), Lecco (-16%), Brescia (-15,4%), Monza e Brianza (-10,5%), Cremona (-10,5%), Bergamo (-9,2%) e Lodi (-0,8%).

A pesare non poco sui consumi è sicuramente l’inflazione, con shock globali che hanno alimentato una forte pressione: nei primi dieci mesi del 2025 i prezzi in Lombardia sono aumentati del +1,4%; mentre rispetto allo stesso periodo del 2021, la variazione complessiva è pari al 16,7%. Le voci più colpite: abitazione, acqua e energia (+38,6%), servizi ricettivi e ristorazione (+23,4%) e alimentari e bevande (+22,2%).

“Dobbiamo tuttavia lanciare due segnali di allarme veri – evidenzia il Presidente di CNA Lombardia – il primo riguarda il costo della vita e del fare impresa: +22% per il segmento alimenti e bevande, +38% per il segmento casa, energia, acqua. Famiglie ed imprese così faticano eccessivamente. Il secondo segnale di allarme concerne i prestiti alle imprese. La contrazione rispetto al 2021 è paurosa e riguarda soprattutto le micro e piccole imprese. Nel 2025 le piccole imprese hanno ricevuto 18 miliardi, le medio-grandi 174 miliardi di euro. E il nostro è un tessuto fatto di micro e piccole imprese per oltre il 90%.”

Brescia, rallenta la crescita dei prestiti alle imprese industriali: +0,5% rispetto al 2024  

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A fine settembre 2025 lo stock di prestiti bancari (al netto di pronti contro termine e sofferenze) a disposizione delle imprese industriali bresciane ammonta a 9,6 miliardi di euro, evidenziando una modesta crescita (+0,5%) sull’analogo periodo del 2024. Tale dinamica si inserisce all’interno di un movimento di sostanziale assestamento dei quantitativi erogati, dopo la fase di incremento degli stessi riscontrata nei primi mesi dell’anno.

A evidenziarlo è il Centro Studi di Confindustria Brescia su dati di Banca d’Italia.

Quanto rilevato nel nostro territorio risulta nel complesso coerente con il dato lombardo (+0,5%) e nazionale (+0,8%). Il volume complessivo dei prestiti (9,6 miliardi) risulta significativamente inferiore rispetto ai massimi storici rilevati a fine agosto 2022 (-30,4%), quando le inedite quotazioni degli input energetici e la fase espansiva dell’attività economica avevano determinato un maggiore fabbisogno per la copertura del circolante, che si era tradotto in una intensa domanda di credito da parte delle imprese. L’attuale situazione vissuta dal sistema economico locale appare notevolmente diversa, con i prezzi dell’energia ridimensionati (ma ancora elevati in prospettiva storica) e una congiuntura economica “più scarica”: tutto ciò si traduce, quindi, in una minore richiesta di fondi da parte delle aziende.

La domanda di credito da parte delle imprese locali è inoltre frenata dall’elevata liquidità detenuta da tali realtà: a fine settembre 2025 i depositi bancari posseduti dalle società non finanziarie e dalle famiglie produttrici bresciane sono pari a 18,1 miliardi, un valore di fatto ai massimi storici, con una crescita del 5,1% sull’analogo periodo del 2024.

Secondo le ancora provvisorie stime per l’anno 2025 realizzate dal Centro Studi di Confindustria Brescia, il rapporto tra i depositi delle imprese e il valore aggiunto complessivo generato in provincia di Brescia si attesterebbe al 35%, una quota particolarmente significativa, non lontana dal livello più elevato riscontrato nel 2021 (37%). Le motivazioni alla base di tale dinamica sono molteplici, alcune con una connotazione positiva (gli importanti utili realizzati e accumulati dalle imprese negli ultimi anni), altre con una valenza negativa (la limitata propensione del sistema produttivo agli investimenti, che non ha permesso un più efficiente utilizzo di tali fondi). Quanto rilevato nell’ambito delle imprese trova una (parziale) corrispondenza all’interno dell’aggregato delle famiglie consumatrici, dove i depositi bancari rilevati alla fine del terzo trimestre di quest’anno (27,2 miliardi) risultano in aumento del 2,3% tendenziale.

“In generale, la situazione attuale sul territorio bresciano è da considerarsi complessivamente positiva – commenta Anna Tripoli, vice presidente di Confindustria Brescia con delega a Credito, Finanza e Fisco –: la qualità del credito continua a essere elevata, l’ammontare dei prestiti a disposizione delle imprese è dalla fine del 2024 in “territorio positivo” e i tassi di mercato a livello nazionale sono in discesa, come recentemente certificato dall’ABI. Tuttavia, nei mesi a venire, gli ancora irrisolti nodi di natura geopolitica, la lenta crescita dell’economia italiana e i possibili effetti negativi derivanti dai dazi statunitensi, potrebbero determinare un peggioramento del quadro attuale. In tale contesto, l’elevata disponibilità di liquidità delle aziende rappresenta comunque un elemento di ulteriore sicurezza.”

Va poi segnalato che la debole fase ciclica sperimentata negli ultimi tre anni dall’economia bresciana ha avuto – fortunatamente – impatti molto modesti sulla creazione di crediti deteriorati (NPL): il tasso annualizzato di deterioramento dei prestiti, che misura la velocità di formazione dei NPL sta mostrando dei segnali di crescita, ma, al momento, di per sé non preoccupanti. A giugno 2025 la componente “utilizzato” (che fa riferimento al totale dei nuovi prestiti deteriorati) è pari all’1,8%, in aumento dai minimi storici rilevati nel terzo trimestre 2023 (0,8%), poco al di sotto della media del biennio 2018-2019 (2,1%) e ben lontano dai picchi del 2009-2010 (12%-13%). Situazione leggermente migliore si ha per la componente “affidati” (che riguarda il numero dei nuovi soggetti che entrano nel perimetro dei NPL): a giugno di quest’anno il tasso rilevato è pari all’1,6%, con una dinamica più piatta e meno volatile rispetto a quella dell’utilizzato.

Le sofferenze bancarie – ovvero tutti quei crediti che sono considerati irrecuperabili dagli istituti di credito – a carico delle imprese industriali bresciane a giugno 2025 sono pari a 103 milioni di euro, un valore in ridimensionamento rispetto a 112 milioni misurati nello stesso mese del 2024, sebbene in risalita dai minimi storici raggiunti alla fine del 2022 (81 milioni). A Brescia la loro incidenza sul totale dei prestiti (1,0%) è particolarmente bassa nei confronti del passato (era al 4,2% nel biennio 2018-2019) e appare in linea con la media lombarda (1,0%) e nazionale (1,3%). 

Brescia, a novembre prezzi al consumo in leggero calo

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Nel mese di novembre 2025, in base ai dati definitivi Istat, i prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registrano una flessione rispetto al mese precedente dello 0,2%, ma un incremento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (variazione tendenziale del +0,8%).

La diminuzione rispetto a ottobre è imputabile principalmente alle divisioni “Comunicazioni” (-1,1%, con il forte calo degli Apparecchi telefonici e telefax) e ai “Servizi ricettivi e di ristorazione” (-1,0%, con la diminuzione dei Servizi di alloggio). In aumento, invece, le divisioni di spesa “Altri beni e servizi” (+0,6%), “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+0,2%) e “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+0,1%).
Stabili le altre divisioni.

Rispetto a novembre 2024, i principali rialzi riguardano le divisioni dei “Servizi Ricettivi e di Ristorazione” (+3,6%, sostenuti dall’aumento dei Ristoranti e bar), degli “Altri beni e servizi” (+3,5%, in particolare per gli aumenti dei prezzi degli articoli di Gioielleria e orologeria).
In forte calo la divisione delle “Comunicazioni” (-5,8%, in particolare calano gli Apparecchi telefonici e telefax), seguita dalla divisione dell’“Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (-1,3%, con il calo dell’Energia elettrica e del Gas).

L’analisi per tipologia di prodotto mette in evidenza che complessivamente nel mese di novembre i Beni risultano in lieve crescita rispetto al mese precedente (+0,2%).
All’interno della tipologia crescono soprattutto i beni energetici (+0,8%, in particolare gli Altri Energetici).
Rispetto a novembre 2024, complessivamente i Beni presentano una lieve diminuzione (-0,2%), mentre nel dettaglio delle sottocategorie, i beni alimentari sono aumentati (+0,6%, soprattutto quelli lavorati) e i beni energetici sono fortemente scesi (–4,2%, soprattutto gli Altri Energetici).

I Servizi mostrano un lieve calo congiunturale (-0,5%) e un aumento sostenuto dei prezzi tendenziali (+2,2%, trainato dai Servizi ricreativi e per la cura della persona, dai Servizi relativi all’abitazione).

In questo mese, il cosiddetto “carrello della spesa” – che comprende i beni alimentari, quelli per la cura della casa e della persona – registra un lieve incremento congiunturale del +0,1% e un aumento tendenziale del +0,4%.

Guardando alle tipologie basate sulla frequenza di acquisto, si nota che i prodotti ad alta frequenza aumentano sia rispetto al mese precedente (+0,5%), sia su base annua (+2,3%), confermando la pressione sui consumi quotidiani delle famiglie;
i prodotti a media frequenza calano nel mese (-0,8%) e rispetto allo stesso mese del 2024 (-0,1%);
infine, i prodotti a bassa frequenza segnano incrementi sia a livello congiunturale che tendenziale (+0,2% e +0,3%).

La componente di fondo dell’inflazione (core inflation) – che misura l’andamento dei prezzi al netto delle voci più volatili, come energia e alimentari freschi – mostra una riduzione mensile dello -0,3%, ma mantiene un ritmo di crescita positivo rispetto all’anno precedente (+1,6%).

In un confronto con i dati provvisori nazionali, le variazioni congiunturale e tendenziale per la città di Brescia sono molto simili al dato nazionale.

Brescia: prezzi in calo
Tasso congiunturale: -0,2%
Tasso tendenziale: +0,8%

Brescia, tra luglio e settembre le vendite all’estero sono state pari a 4.893 milioni

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Nel 3° trimestre dell’anno, il valore delle esportazioni bresciane – pari a 4.893 milioni di euro – registra un’importante crescita (+6,6%) rispetto allo stesso periodo del 2024. La dinamica sperimentata tra luglio e settembre del 2025, che segue il +0,9% nel primo trimestre e il +0,2% nel secondo, è la più intensa dagli ultimi tre mesi del 2022 (+7,9%). Il valore monetario delle vendite all’estero risulta il secondo più elevato di sempre (con riferimento al solo 3° trimestre), dopo quanto rilevato nel 2022 (5.218 milioni). A rilevarlo sono i dati ISTAT elaborati dal Centro Studi di Confindustria Brescia.

La buona performance bresciana risulta in linea con la media nazionale (+6,6%) ed è superiore a quella lombarda (+3,4%). La dinamica delle esportazioni realizzata dalle imprese del nostro territorio risulta nel complesso coerente con il quadro di consolidamento dell’attività produttiva riscontrato nel periodo estivo, all’interno di un più ampio percorso di stabilizzazione del Made in Brescia dopo la fase di debolezza rilevata lungo lo scorso biennio (2023-2024).

Nel complesso dei primi nove mesi del 2025, le vendite all’estero (pari a 15.289 milioni) sono in crescita del 2,4% sul 2024, a fronte di una dinamica più modesta riscontrata in Lombardia (+1,8%) e del più elevato risultato dell’Italia (+3,6%).

Per quanto riguarda le importazioni, nel periodo luglio-settembre pari a 3.016 milioni, si assiste a un incremento (+4,2% tendenziale), mentre negli interi primi nove mesi hanno raggiunto la cifra di 9.499 milioni (in aumento dell’8,0% sul 2024). A seguito di tali evoluzioni, il saldo commerciale generato a Brescia e provincia ammonta a 5.790 milioni, in ridimensionamento di circa 348 milioni sul 2024.

“Il terzo trimestre del 2025 segna, per l’export bresciano, un’inversione di tendenza positiva in particolare grazie ai nostri partner storici, Germania e Francia, che tornano a far segnare incrementi su base annua. Migliora così il dato complessivo dell’Unione Europea – commenta Maria Chiara Franceschetti, vice presidente Confindustria Brescia con delega all’Internazionalizzazione –, compensando la netta flessione del Paese americano segnato dai primi significativi effetti dei dazi. In generale il Made in Brescia registra un andamento migliore della media lombarda, in linea con quella nazionale: sono numeri che valutiamo con un cauto ottimismo, alla luce delle persistenti incertezze geopolitiche a livello mondiale. Guardando ai primi 9 mesi dell’anno, un rialzo importante è segnato dall’Asia, trascinata dal +32% dell’India, su cui incide positivamente la percezione di stabilità politica del nostro Paese. Il rialzo indiano assume contorni ancora più positivi dopo il recente Business Forum Italia-India, tenutosi in questi giorni a Mumbai, che fa seguito all’incontro ospitato a Brescia lo scorso giugno e che testimonia l’interesse economico crescente e il consolidamento del legame tra le due nazioni.”

Venendo ai principali mercati di destinazione dell’export bresciano, si rilevano, nei primi nove mesi dell’anno, evoluzioni piuttosto eterogenee. Buone notizie provengono dall’Unione Europea, dove le vendite in Germania tornano a salire (+2,1%), grazie, in particolare, a quanto riscontrato nell’ultimo trimestre (+5,7%). Brilla, inoltre, il mercato del Regno Unito, che evidenzia un significativo incremento (+24,5%). Al di fuori del Vecchio Continente, spicca la performance dell’India (+32,0%), sebbene la sua quota sul totale esportato sia ancora nel complesso marginale (1,5%). Per contro, si segnalano le flessioni di Brasile (-3,5%), Cina (-2,9%) e Stati Uniti (-5,2%). Quest’ultimo mercato, che negli ultimi anni si era contraddistinto per il più elevato contributo alla crescita del Made in Brescia, sta vivendo una fase di evidente rallentamento, iniziata nei primi mesi del 2025, sulla scia del significativo rafforzamento dell’euro sul dollaro, tale da rendere meno competitive (in termini di prezzo) le merci vendute negli Stati Uniti. A riguardo, va evidenziato che la perdita rilevata nel terzo trimestre dell’anno (-6,3%) risulta sostanzialmente in continuità con quanto misurato nel primo periodo del 2025 (-4,8%) e nel secondo (-4,6%): in tale contesto, quindi, l’introduzione dei dazi all’import, sancita dall’Amministrazione Trump, non fa che penalizzare ulteriormente la nostra capacità di penetrazione del mercato USA.

Tra i beni venduti all’estero, solo macchinari e apparecchiature (-1,4%) si connotano per variazioni negative dell’export bresciano fra i primi nove mesi del 2025 e l’analogo periodo del 2024. Per contro, gli incrementi più rilevanti riguardano i prodotti alimentari e bevande (+13,4%), prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (+7,2%) e prodotti della metallurgia (+3,7%).

Da ultimo, va segnalato che Brescia si mantiene al sesto posto nella classifica delle province italiane per valore dell’export, dopo Milano (41.207 milioni), Firenze (25.039), Torino (19.661), Vicenza (16.665) e Bergamo (15.621). Dal punto di vista del saldo commerciale manifatturiero, Brescia (6.961 milioni) si attesta in quarta posizione: la precedono Vicenza (9.293), Modena (8.775) e Bologna (7.336).

Tecnologia e legge: quando l’amore incontra la privacy digitale

in Economia/Tech/Tendenze by

Viviamo in un’epoca in cui ogni gesto lascia una traccia digitale. Dalle conversazioni sui social ai messaggi criptati, dalle foto salvate sul cloud alle videocall registrate, la tecnologia ha cambiato radicalmente il modo in cui comunichiamo, lavoriamo e… amiamo.  Ma mentre la nostra vita diventa sempre più connessa, anche il diritto è costretto a inseguire l’evoluzione tecnologica.

Oggi la privacy digitale non è più solo un tema tecnico: è un vero e proprio diritto umano  E nelle relazioni di coppia — dove fiducia e trasparenza sono fondamentali — la tecnologia può diventare tanto uno strumento di libertà quanto una potenziale fonte di conflitti legali

Il confine sottile tra intimità e sorveglianza

Le nuove tecnologie ci hanno abituati a vivere in un mondo iperconnesso. Condividiamo luoghi, pensieri, emozioni e perfino dati biometrici.  Ma quando si parla di relazioni, questo livello di esposizione può diventare pericoloso.

Molte coppie oggi utilizzano sistemi di localizzazione o app per “sapere dove si trova il partner”. In alcuni casi è una scelta consensuale; in altri, si trasforma in una forma di controllo. La legge italiana (e le normative europee) sono molto chiare: la sorveglianza senza consenso è una violazione della privacy e può configurare reati come lo stalking informatico o la violazione di sistemi informatici.

In altre parole, anche se la tecnologia ci permette di sapere tutto, non sempre abbiamo il diritto di farlo.

Il diritto alla privacy: un principio da difendere

Il Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati (GDPR), entrato in vigore nel 2018, ha posto la tutela della privacy al centro del dibattito digitale. Secondo il GDPR, ogni individuo ha diritto al controllo sui propri dati personali, alla trasparenza del loro utilizzo e alla possibilità di revocare il consenso in qualsiasi momento.

Nelle relazioni di coppia, tuttavia, questo principio incontra un terreno delicato: la fiducia. Molti partner giustificano comportamenti invasivi — come leggere messaggi, accedere ai social altrui o installare app di tracciamento — come “dimostrazioni d’amore”. Ma dal punto di vista legale, si tratta di violazioni della privacy, anche all’interno di un rapporto affettivo.

L’amore non è una deroga alla legge: è una responsabilità che richiede rispetto reciproco, anche digitale.

Cyberlaw e relazioni: nuovi scenari per il diritto

Il diritto informatico — o cyberlaw — è una delle branche giuridiche più in crescita. Riguarda tutto ciò che accade nello spazio digitale: protezione dei dati, intelligenza artificiale, blockchain, cybersecurity e responsabilità online.

Negli ultimi anni, le aule dei tribunali si sono riempite di casi legati a violazioni digitali in ambito personale: registrazioni non autorizzate, accessi a dispositivi del partner, diffusione di foto intime senza consenso (revenge porn). Il legislatore ha risposto con norme più severe, ma la realtà tecnologica corre più veloce di qualunque codice.

Il vero nodo è etico: come conciliare la libertà di comunicare con il diritto a essere protetti? La legge può punire un abuso, ma solo la consapevolezza può prevenirlo.

Il ruolo della tecnologia: sicurezza o violazione?

La tecnologia non è né buona né cattiva: dipende da come la utilizziamo. Esistono dispositivi pensati per garantire sicurezza e trasparenza — come sistemi antifrode, software di protezione dati o strumenti per l’indagine privata — che, se usati nel rispetto della legge, possono diventare alleati preziosi della verità e della tutela personale.

In questo contesto, trovare piattaforme professionali come Doctor Spy che offrono strumenti tecnologici avanzati per la sicurezza, la protezione dei dati e la prevenzione di abusi digitali è fondamentale per evitare di cadere già al momento della scelta del dispositivo in un campo che potrebbe anche velocemente, ritorcersi contro di noi.

Non si tratta di violare la privacy, ma di preservarla: difendere la propria identità digitale, proteggere informazioni sensibili e mantenere il controllo sulle proprie comunicazioni.

Il confine tra sicurezza e sorveglianza, tuttavia, è sempre sottile. Ecco perché l’uso di tecnologie di monitoraggio deve essere sempre supportato da un consenso informato e da una base legale chiara.

L’intelligenza artificiale e la responsabilità giuridica

Uno dei temi più discussi del diritto contemporaneo riguarda l’intelligenza artificiale (AI). Gli algoritmi oggi influenzano decisioni cruciali: dal credito bancario alla selezione del personale, fino al modo in cui ci relazioniamo sui social. La cosiddetta AI emotiva — in grado di leggere espressioni facciali, tono di voce o parole scritte — è già utilizzata in ambito di dating online e analisi comportamentale.

Ma chi è responsabile se un algoritmo discrimina, manipola o diffonde dati personali senza consenso? Il diritto deve ancora rispondere a molte di queste domande. L’Unione Europea sta lavorando all’AI Act, il primo regolamento organico sull’intelligenza artificiale, che mira a garantire trasparenza e responsabilità nei sistemi automatizzati.

Nel frattempo, la consapevolezza resta l’unica vera difesa: sapere come vengono raccolti e utilizzati i propri dati è il primo passo per non diventare vittime inconsapevoli.

La prova digitale nei rapporti personali

Anche nei casi di crisi di coppia o contenziosi familiari, la tecnologia ha cambiato le regole del gioco. Messaggi, e-mail, chat, fotografie, registrazioni e dati GPS vengono spesso utilizzati come prove digitali nei tribunali. Ma attenzione: non tutte le prove sono ammissibili.

Il Codice di Procedura Penale italiano stabilisce che le prove ottenute violando la legge o la privacy altrui non possono essere utilizzate. Ciò significa che registrare una conversazione privata o accedere a un telefono senza consenso può costituire un reato, anche se lo scopo era “ottenere la verità”.

La giurisprudenza più recente invita quindi a distinguere tra diritto alla prova e diritto alla riservatezza. In altre parole: non tutto ciò che è tecnicamente possibile è giuridicamente lecito.

Educazione digitale e responsabilità personale

Molti dei conflitti tra tecnologia e diritto nascono da mancanza di consapevolezza. Le persone spesso non conoscono i propri diritti digitali, né i limiti di legge nell’uso degli strumenti tecnologici. Un comportamento percepito come “normale” può in realtà costituire una violazione punibile.

Ecco perché diventa essenziale promuovere una cultura della sicurezza digitale: sapere come proteggere i propri dati, come usare i social media in modo responsabile, come gestire i dispositivi condivisi in famiglia o nella coppia.

La tecnologia evolve rapidamente, ma il rispetto resta un principio immutabile — online e offline.

Le nuove sfide per la giustizia digitale

Il futuro del diritto sarà sempre più intrecciato con la tecnologia. Già oggi, molte cause vengono gestite in modalità telematica, i documenti vengono firmati digitalmente e le udienze si svolgono da remoto. Ma l’innovazione porta con sé nuove responsabilità: la protezione delle identità digitali e la sicurezza dei sistemi informatici giudiziari sono temi centrali.

Le leggi devono garantire non solo la tutela dei cittadini, ma anche la trasparenza delle tecnologie utilizzate dallo Stato stesso. La fiducia nel digitale si costruisce con regole chiare e strumenti sicuri.

Il diritto di amare (anche online)

Nel mondo iperconnesso di oggi, l’amore, la tecnologia e la legge si intrecciano in modi impensabili fino a pochi anni fa. La libertà digitale non significa poter fare tutto, ma sapere come farlo nel rispetto degli altri e di sé stessi.

La legge non serve a limitare l’amore, ma a proteggerlo: garantendo che la fiducia, anche quella digitale, non venga mai tradita. In un’epoca in cui ogni relazione passa anche per un dispositivo, imparare a muoversi tra emozione e norma è la nuova forma di maturità.

Perché la vera rivoluzione tecnologica non sarà quella dei robot o degli algoritmi, ma quella della consapevolezza etica e legale con cui sapremo usarli.

Inflazione, a Brescia leggero calo sul mese

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Inflazione, foto generica da Pixabay

Nel mese di ottobre 2025, in base ai dati definitivi della Rilevazione Istat, i prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) registrano una flessione rispetto al mese precedente dello 0,4%, ma un incremento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (variazione tendenziale del +1,1%). La diminuzione rispetto al mese precedente è imputabile principalmente alle divisioni “Servizi ricettivi e di ristorazione” (-1,7%, con la diminuzione dei Servizi di alloggio), alle “Comunicazioni” (-1,4%, con il forte calo degli Apparecchi telefonici e telefax) e alla divisione di spesa “Ricreazione, spettacoli e cultura” (-1,1%, dove incide soprattutto il calo dei Servizi ricreativi e sportivi e dei Pacchetti Vacanza). In aumento, invece, la divisione di spesa “Istruzione” (+0,5%). Stabili le altre voci.

Rispetto a settembre 2024, i principali rialzi riguardano le divisioni dei “Servizi Ricettivi e di Ristorazione” (+3,8%, sostenuti dall’aumento dei Ristoranti e bar), degli “Altri beni e servizi” (+3,0%, in particolare per gli aumenti dei prezzi degli articoli di gioielleria e orologeria) e dei “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+2,1%, con il forte aumento della voce Caffè, tè e cacao). In forte calo la divisione delle “Comunicazioni” (-6,7%, in particolare calano gli Apparecchi telefonici e telefax), seguita dalla divisione dell’“Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (-1,1%, con il calo dell’energia elettrica).

L’analisi per tipologia di prodotto mette in evidenza che complessivamente nel mese di ottobre i Beni risultano in lieve calo rispetto al mese precedente (-0,3%). All’interno della tipologia si nascondono però dinamiche differenziate: i beni alimentari risultano stabili (quelli non lavorati in crescita e quelli lavorati in diminuzione) e i beni energetici in diminuzione (soprattutto calano gli energetici regolamentati). Rispetto a settembre 2024, complessivamente i Beni presentano una lieve diminuzione (-0,1%). Scendendo nel dettaglio delle sottocategorie, i beni alimentari sono aumentati (+1,9%, sia i non lavorati che i lavorati), mentre i beni energetici sono fortemente scesi (–4,4%, soprattutto quelli non regolamentati).

I Servizi mostrano un calo congiunturale (-0,6%) e un aumento sostenuto dei prezzi tendenziali (+2,4%, trainato dai Servizi ricreativi e per la cura della persona, dai Servizi relativi all’abitazione). A ottobre il cosiddetto “carrello della spesa” – che comprende i beni alimentari, quelli per la cura della casa e della persona – registra un lieve decremento mensile dello -0,1% e un aumento tendenziale del +1,6%.

Guardando alle tipologie basate sulla frequenza di acquisto, si nota che i prodotti ad alta frequenza aumentano leggermente rispetto a settembre (+0,1%), ma mostrano un aumento significativo su base annua (+2,6%), confermando la pressione sui consumi quotidiani delle famiglie; i prodotti a media frequenza calano nel mese (-1,0%) e aumentano rispetto allo stesso mese del 2024 (+0,5%); infine, i prodotti a bassa frequenza segnano decrementi sia a livello congiunturale che tendenziale (entrambi -0,4%).

La componente di fondo dell’inflazione (core inflation) – che misura l’andamento dei prezzi al netto delle voci più volatili, come energia e alimentari freschi – mostra una riduzione mensile dello -0,4%, ma mantiene un ritmo di crescita positivo rispetto all’anno precedente (+1,7%). Questo indicatore è importante perché riflette le tendenze di fondo dell’inflazione, al di là delle oscillazioni temporanee legate alle materie prime o alla stagionalità.

In un confronto con i dati provvisori nazionali, le variazioni congiunturale e tendenziale per la città di Brescia sono molto vicine al dato nazionale.

Brescia: prezzi in calo
Tasso congiunturale: -0,4%
Tasso tendenziale: +1,1%

Brescia, nel terzo trimestre la produzione manifatturiera cresce leggermente

in Economia/Tendenze by

Nel 3° trimestre dell’anno, l’attività produttiva nel settore manifatturiero bresciano ha evidenziato una nuova (e più intensa) crescita rispetto allo stesso periodo del 2024, pari al +1,4% (tendenziale); la dinamica segue quella più modesta rilevata tra aprile e giugno (+0,3%).

A evidenziarlo è l’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia sui dati relativi al 3° trimestre 2025, realizzata su un panel di imprese manifatturiere associate.

In tale contesto, la variazione rispetto al periodo aprile-giugno 2025 (congiunturale) è invece pari a -2,8%: si tratta di un’evoluzione giustificata, in particolare, dalla consueta chiusura della maggior parte degli stabilimenti nei mesi estivi, all’interno di uno scenario che, nonostante i perduranti elementi di incertezza, offre alcuni elementi di cauto ottimismo, a partire dalla stabilizzazione dei prezzi degli input energetici. A seguito delle evoluzioni sopra indicate, il tasso acquisito, ovvero la variazione media annua che si avrebbe se l’indice della produzione non subisse variazioni fino alla fine del 2025, è pari a +0,2%.

“Il miglioramento delle condizioni operative nel settore industriale locale trova riscontro nell’indice PMI manifatturiero globale che, nella media del trimestre in questione, si è attestato in area espansiva (50,4), sui livelli più elevati da oltre un anno – commenta Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia –. In generale, il quadro di fondo risulta ancora complicato da decifrare: la politica protezionistica USA, la svalutazione del dollaro e le oramai endemiche difficoltà in Europa, sempre più irrilevante nello scacchiere mondiale, specialmente in Germania, primo mercato di destinazione del nostro export, fungono da fattori di freno per ogni possibile movimento strutturale di accelerazione del made in Brescia. I numeri sulla CIG, seppur si assista ad una sostanziale assenza di tensioni per quanto riguarda il ricorso agli ammortizzatori sociali, segnalano come una fetta non marginale delle realtà manifatturiere del territorio stia affrontando problematiche dal punto di vista di eventi temporanei e transitori o addirittura per ristrutturazioni, riorganizzazioni, riconversioni e crisi aziendali. Anche la manovra finanziaria oggetto di dibattito parlamentare in queste ore preoccupa: appare poco coraggiosa e distante dalle reali necessità del mondo industriale che avrebbe bisogno – soprattutto in questa fase – di fare affidamento su una politica industriale almeno di medio periodo.“

Nel dettaglio:

§  Tra luglio e settembre del 2025 il 24% degli operatori intervistati ha dichiarato una crescita dell’attività rispetto al periodo precedente, a fronte del 33% che si è espresso per il mantenimento dei volumi prodotti e del 43% che invece ha segnalato una flessione degli stessi.

§  Il fatturato delle imprese ha evidenziato elementi di debolezza: le vendite sul mercato italiano sono aumentate per il 16% delle imprese, rimaste invariate per il 42% e diminuite per il 42%. Le vendite verso i Paesi comunitari sono cresciute per il 18% degli operatori, calate per il 33% e rimaste stabili per il 49%; quelle verso i Paesi extra UE sono aumentate per il 16%, diminuite per il 31% e rimaste invariate per il 52% del campione.

§  I costi di acquisto delle materie prime sono rilevati in crescita dal 21% delle imprese, con un incremento medio pari allo 0,8%. I prezzi di vendita dei prodotti finiti sono stati rivisti al rialzo dal 12% degli operatori, per una variazione complessiva pari a +0,7%. Le recenti evoluzioni dei prezzi delle commodity e dei semilavorati utilizzati nei processi industriali confermano la fase di assestamento degli stessi, su livelli storicamente elevati e ampiamente superiori al pre-Covid.

§  Anche nel trimestre estivo, la bassa domanda proveniente dai mercati domestici e internazionali è stata indicata come il principale fattore di freno alla produzione: ciò ha riguardato il 45% delle realtà intervistate, una quota tuttavia in diminuzione rispetto al 50% riscontrato nel trimestre precedente e al 49% rilevato l’anno scorso. Il secondo elemento maggiormente denunciato dalle aziende (molto distanziato) riguarda la scarsità di manodopera (13%, ai massimi dal 2023): ciò dimostra che il mismatch nel mercato del lavoro ha oramai assunto tratti strutturali e, per certi versi, irreversibili.

§  L’utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni (Ordinaria e Straordinaria) ha complessivamente interessato il 14% delle imprese industriali del territorio, mentre la quota di CIG in rapporto al monte ore lavorabili si è attestata al 2,7%.

§  Le previsioni per i prossimi mesi sono moderatamente positive, andando a indicare una possibile prosecuzione (anche se non particolarmente intensa) del movimento di recupero del Made in Brescia. Il saldo netto tra operatori ottimisti e pessimisti è di poco superiore allo zero (+11%), a fronte della maggioranza assoluta degli intervistati (63%) che propende per la sostanziale stabilità dei volumi di produzione.

§  Lo scenario in cui le imprese saranno chiamate a lavorare sarà complesso: la ripresa della domanda (interna ed esterna) non sembra manifestarsi con particolare vigore, mentre le imprese collegate direttamente o indirettamente al mercato USA (pari al 68% secondo una prudenziale stima effettuata la scorsa estate dal Centro Studi di Confindustria Brescia) faranno i conti con i dazi messi in campo dall’amministrazione Trump. Altri elementi di preoccupazione vanno poi ricercati, fra l’altro, nel green deal europeo (che rischia di compromettere seriamente la competitiva di intere e rilevanti filiere produttive) e nell’elevato differenziale fra il costo dell’energia pagato dalle imprese italiane rispetto a quello rilevato nei principali mercati europei.

§  In tale contesto, i settori maggiormente orientati alla crescita sarebbero alimentare, chimico, gomma e plastica e, in misura minore, meccanica e metallurgia. Per contro, prevarrebbe il pessimo fra gli operatori del legno e minerali non metalliferi e del sistema moda.

§  Qualche buona notizia è attesa arrivare dagli ordini da parte mercati esteri, a fronte di una sostanziale stabilità di quelli interni: quelli provenienti dal mercato domestico sono in crescita per il 20% delle aziende, stabili dal 63% e in calo dal 17%. Quelli formulati dagli operatori comunitari, sono dichiarati in aumento dal 20% delle imprese, invariati per il 66% e in flessione dal 14%. Quelli in arrivo dai mercati extra UE sono in crescita per il 20%, stabili per il 68% e in contrazione per il 12%.

§  I giorni di produzione assicurata rilevati nel trimestre ammontano mediamente a 73, riflettendo una significativa dispersione fra i settori e le classi dimensionali analizzate. La recente evoluzione di tale indicatore confermerebbe il progressivo miglioramento delle aspettative degli operatori, dopo i minimi storici rilevati alla fine del 2023.

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Scenari Digitali, per le imprese bresciane i principali ostacoli alla digitalizzazione sono culturali e organizzativi

in Aib/Associazioni di categoria/Tendenze by

La Sala Beretta di Confindustria Brescia ha ospitato, ieri pomeriggio, la prima edizione di “Scenari Digitali | Sfide e prospettive per guidare il cambiamento e competere nel futuro”, il nuovo appuntamento dedicato alle trasformazioni digitali che stanno ridefinendo il tessuto imprenditoriale e sociale bresciano, promosso dal Settore Digitale di Confindustria Brescia in collaborazione con Anitec-Assinform, la principale associazione Italiana per l’Information and Communication Technology (ICT) aderente a Confindustria.

All’evento sono intervenuti Mario Bonomi, vice presidente Confindustria Brescia con Delega a Innovazione e Sviluppo Digitale, Sergio Venturetti, presidente Settore Digitale Confindustria Brescia, Ludovica Busnach, vice presidente di Anitec-Assinform con delega alle Digital Skills per la crescita d’impresa e l’inclusione, Giancarlo Capitani, presidente onorario NetConsulting cube e Davide Fedreghini, Area Comunicazione, Relazione con i Media, Centro Studi; in chiusura le case history di 3 realtà bresciane, con le testimonianze di Stefano Lancini, vice presidente Settore Digitale Confindustria Brescia, Marco Bandini, Chief Operating Officer Slingofer S.r.l. e Paolo Chiari, amministratore delegato Clarium S.r.l.

Nel corso dei lavori è stata presentata una ricerca condotta dal Centro Studi di Confindustria Brescia con Anitec-Assinform, che ha scattato un’istantanea inedita sul settore digitale bresciano, caratterizzato per una dimensione media delle imprese particolarmente contenuta e da attività prevalentemente incentrate su servizi IT e su software, consulenza e gestione IT. L’analisi ha riguardato sia l’offerta che la domanda di servizi digitali, coinvolgendo 150 imprese con oltre 15mila addetti e 6,5 miliardi di ricavi.

Tra le principali evidenze emerge come:

·         Sia le imprese erogatrici di servizi ICT, sia quelle utilizzatrici, sono concordi nell’individuare, tra i principali ostacoli all’implementazione del digitale, quelli culturali e organizzativi.

·         Le realtà digitali ritengono gli elevati costi energetici e le tensioni geopolitiche i principali fattori di incertezza, condividendo quindi le medesime preoccupazioni in capo ai loro principali clienti (le imprese industriali).

·         Il mismatch nell’ambito del personale riguarda un’impresa su due. I problemi più rilevanti sono concentrati sulle competenze legate allo sviluppo software, cyber security e big data / analytics.

·         Dal lato della domanda, la gestione della trasformazione digitale avviene con modalità solo in parte «strutturate», confermando i limiti precedentemente descritti.

·         Cyber security e IA sono le applicazioni ICT su cui si focalizzeranno gli investimenti futuri, con un’accelerazione da parte delle aziende di minori dimensioni rispetto al recente passato.

·         La filiera (fornitori e clienti) si conferma come il punto di riferimento nel processo di digitalizzazione: la forte prevalenza di PMI non facilita infatti l’adozione di un approccio che prevede anche il coinvolgimento di attori come università, centri di ricerca, Competence center e DIH.

Secondo i dati presentati da NetConsulting cube (realtà impegnata nel settore delle analisi di mercato e della consulenza ICT), il mercato digitale della provincia di Brescia nel biennio 2023-2024 è cresciuto del 2,8% nel 2023 e del 4% nel 2024, attestandosi su un valore superiore a 1,4 miliardi di euro. Il tasso di crescita registrato è superiore a quello mercato nazionale, in aumento del +2,1% nel 2023 e del +3,6% nel 2024, e in linea con quello della Lombardia, cresciuto nei due anni rispettivamente del 2,6% e del +4,1%

Il segmento Business (59%, pari a 822,7 milioni di euro) è più rilevante in termini di incidenza, ma in rallentamento nel 2024 (+4,9% contro il 6% del 2023) principalmente per effetto di una minore spinta del settore industriale. Al contrario, il segmento Consumer ha registrato un’inversione di tendenza, tornando a crescere del +2,6% rispetto al -1,3% del 2023 e raggiungendo un valore di 578,0 milioni di euro (41% del mercato).

I principali driver del mercato nel 2024 sono stati: gli investimenti legati all’adozione del cloud (141,5 milioni di euro e +16,7%); il Mobile Business, il secondo per dimensioni con 100,8 milioni di euro registra una crescita più contenuta rispetto ad altri segmenti; il comparto industriale rappresenta il settore principale con una spesa di 452,2 milioni di euro e una crescita del +4,1%, leggermente inferiore a quella del 2023.

Le differenze rispetto al contesto nazionale risultano più accentuate nel settore industriale, dove le previsioni indicano una crescita del +3,4% nel 2025, a fronte del +4,0% registrato a livello italiano.  Il divario tenderà ad ampliarsi negli anni successivi, fino a raggiungere nel 2028 un +3,4% rispetto al +4,1% nazionale, confermando una maggiore prudenza negli investimenti digitali delle aziende bresciane rispetto al contesto nazionale.

“Quella di oggi rappresenta la prima edizione di Scenari Digitali, appuntamento che vuole essere l’evento di riferimento, di stimolo e guida per il Settore Digitale e per tutto il panorama industriale bresciano – commenta Sergio Venturetti, presidente del settore Digitale di Confindustria Brescia –. La ricerca congiunta fra il nostro Centro Studi e Anitec/Assinform, con il supporto della società di analisi NetConsulting Cube, costituisce una prima assoluta per una provincia in collaborazione con questi partner; un lavoro che restituisce una visione integrata del digitale bresciano — sia dal lato dell’offerta, le imprese che producono soluzioni e servizi ICT, sia dal lato della domanda, le aziende che li adottano. È una fotografia che racconta un settore vivo, dinamico, ma frammentato: oltre 3.000 imprese, quasi 10.000 addetti, un’economia che vale più di 1 miliardo e 400 milioni di euro. Tuttavia, la dimensione media è ancora ridotta e le competenze — soprattutto su AI, cybersecurity e big data — restano una sfida aperta.”

“Per me questa occasione ha un valore speciale: segna l’inizio di un percorso di dialogo con le aziende del territorio nel mio nuovo incarico di vicepresidente con delega all’Innovazione e allo Sviluppo Digitale – le parole di Mario Bonomi, vice presidente Confindustria Brescia con Delega a Innovazione e Sviluppo Digitale –. Vogliamo costruire un vero e proprio network dell’innovazione, perché siamo convinti che solo attraverso un confronto continuo con tutto l’ecosistema – imprese, istituzioni, centri di ricerca, associazioni – possiamo portare sul territorio una narrazione e una progettualità serie, efficaci e credibili In questo senso ci tengo a sottolineare come Confindustria Brescia sia tra le territoriali che hanno scelto di associarsi ad Anitec-Assinform, a testimonianza concreta della nostra attenzione al comparto digitale.”

“Il digitale è una leva decisiva per la competitività dell’industria e del Paese – ha dichiarato Ludovica Busnach, vice presidente di Anitec-Assinform con delega alle Digital Skills per la crescita d’impresa e l’inclusione –. Le grandi imprese hanno già compiuto passi significativi e questo dimostra che la trasformazione è possibile. Ora dobbiamo accompagnare le PMI, aiutandole a superare gli ostacoli culturali e organizzativi, perché il salto digitale delle piccole e medie imprese è la condizione per rafforzare la competitività delle filiere. Non è solo una questione di tecnologia, ma soprattutto di persone e competenze: una straordinaria opportunità per territori industriali come Brescia e per l’intero Paese”.

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Imprese, Star Brixia si cambia d’abito e guarda al futuro

in Economia/Finanza/Tendenze by

Quella di Star Brixia S.r.l. è, nel mondo finanziario, una storia iniziata quasi vent’anni fa, ma soprattutto è una storia che continua. Una precisazione importante, come ha sottolineato Daniele Cirimbelli, Amministratore Unico della società, presentando il nuovo viaggio intrapreso, e smentendo così le voci circolate nell’ultimo periodo che davano l’azienda come chiusa.

«Sono stati 18 anni meravigliosi e intensi. Sono partito a piedi scalzi in un mondo che non conoscevo – racconta Daniele Cirimbelli ricordando il suo viaggio nel mondo della finanza – e piano piano sono cresciuto fino a diventare l’azienda che siamo. Per rimanere sé stessi e confermare l’identità della nostra azienda a volte bisogna cambiare».

E dopo 18 anni di esperienze, fatiche, giochi di squadra, grandi successi e disponibilità dei collaboratori anche nei momenti più difficili, tra cui quello della pandemia, il momento di cambiare è arrivato davvero. Star Brixia ha deciso di intraprendere nuove sfide e nuovi progetti che nelle prossime settimane verranno presentati sui social.

_«Siamo felici di comunicare ai clienti e a tutta la popolazione – queste le prime parole di Daniele Cirimbelli presentando la nuova missione – che Star Brixia Srl, della quale ho l’onore di essere Amministratore Unico, è presente in tutti i suoi 15 uffici regolarmente iscritti all’albo OAM A196 ».

Con i suoi circa 60 dipendenti su tutto il nord Italia ed un fatturato in constante crescita, la PMI con sede legale a Castegnato in via Giovanni Guido Mangano, e presente nelle province di Brescia, Bergamo, Cremona, Lodi, Monza e Brianza, Milano, Piacenza e Novara, è stata recentemente citata anche dal Giornale di Brescia, nella classifica tra le 100 aziende con una maggiore crescita del fatturato.

«I nostri uffici – prosegue Cirimbelli – sono operativi e a disposizione di tutti coloro i quali avranno esigenze per rivolgersi a noi. Siamo aperti, siamo sempre più aperti ad ascoltare e ad accogliere con la consueta gentilezza e cortesia, anzi con una enorme e rinnovata energia».

Un viaggio che continua ancora da oggi , con i clienti abituali che hanno avuto modo di scoprire da vicino e conoscere i nuovi servizi.
«Sarò riconoscente per sempre – conclude Daniele Cirimbelli iniziando la lunga lista di ringraziamenti – a chi mi ha dato modo di crescere e di diventare distintivo nel mio territorio. Grazie a tutti quelli che mi hanno dato qualcosa; io sono certo di avere dato tutto. E anche di più».

E l’ultimo pensiero è stato per chi quei 15 uffici li fa vivere tutti i giorni. «E grazie sempre – le ultime parole di prima che la commozione prendesse il sopravvento – a tutti i miei magici e straordinari collaboratori».

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Perché la provincia di Brescia è la principale realtà industriale d’Italia

in Economia/Tendenze by

Nel cuore della Lombardia, la provincia di Brescia si distingue come una delle principali locomotive economiche e industriali d’Italia. Con oltre 1.200.000 abitanti e un tessuto produttivo tra i più dinamici del Paese, questo territorio ha saputo coniugare tradizione manifatturiera e innovazione tecnologica, divenendo un modello di sviluppo riconosciuto anche a livello internazionale. Ma cosa rende Brescia un unicum nel panorama industriale italiano?

Una cultura del lavoro radicata

Alla base del successo industriale bresciano c’è una profonda cultura del lavoro, che affonda le radici nell’artigianato e nella piccola impresa di tradizione familiare. Fin dal secondo dopoguerra, infatti, le valli e le pianure bresciane hanno visto nascere un’impressionante rete di imprese a conduzione familiare, molte delle quali cresciute fino a diventare leader di settore. La propensione al fare, al produrre, al cercare soluzioni concrete è un tratto distintivo del territorio, sostenuto da una forte etica del lavoro e da un’attenzione quasi artigianale alla qualità.

Diversificazione e specializzazione

Uno dei grandi punti di forza della provincia è la sua capacità di diversificare la produzione, pur mantenendo una specializzazione elevata. I settori trainanti sono numerosi: metallurgia e siderurgia, meccanica, rubinetteria, valvolame, automotive, agroalimentare, tessile, edilizia e chimica. Basti pensare al distretto dell’acciaio di Valle Camonica e Valtrompia, o alla rubinetteria della Valsabbia, per comprendere quanto il territorio sia capace di generare poli produttivi riconosciuti in tutto il mondo.

Brescia è infatti uno dei più importanti produttori europei di acciaio e il secondo polo siderurgico italiano dopo Taranto, con grandi gruppi industriali come Feralpi, Ori Martin, Alfa Acciai e Duferco che rappresentano l’eccellenza dell’imprenditoria bresciana.

Piccole e medie imprese ad alto rendimento

La provincia conta oltre 100.000 imprese attive, di cui una buona parte nel settore manifatturiero. Queste aziende sono caratterizzate da una dimensione medio-piccola ma con un altissimo grado di efficienza, flessibilità e capacità di innovazione. La filiera è spesso integrata localmente: chi produce semilavorati, chi componenti, chi assemblaggi, in un ecosistema dove la collaborazione tra imprese è fondamentale per garantire velocità e qualità.

Il cosiddetto “modello Brescia” è proprio questo: un tessuto produttivo diffuso, competitivo e interconnesso, capace di affrontare anche le sfide della globalizzazione con una sorprendente resilienza.

Innovazione e internazionalizzazione

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’industria bresciana non è rimasta ancorata al passato. Negli ultimi decenni ha saputo investire massicciamente in ricerca e sviluppo, digitalizzazione dei processi produttivi e sostenibilità ambientale. L’adozione delle tecnologie 4.0, l’automazione, l’uso dell’intelligenza artificiale e l’efficienza energetica sono ormai realtà consolidate in molte aziende della provincia.

Anche l’internazionalizzazione è un elemento chiave: oltre il 50% del fatturato industriale bresciano proviene dall’export, con Germania, Francia, Stati Uniti e Cina tra i principali partner commerciali. I prodotti made in Brescia sono apprezzati per l’alta qualità, l’affidabilità e la capacità di personalizzazione, caratteristiche che rendono le imprese locali competitive sui mercati globali.

Formazione e capitale umano

Un’altra leva fondamentale del successo industriale bresciano è l’attenzione alla formazione. Il territorio vanta una rete di istituti tecnici, ITS e università (come l’Università degli Studi di Brescia) che lavorano in stretta sinergia con le imprese, per formare le competenze richieste dal mercato. Il capitale umano è dunque preparato, specializzato e fortemente orientato alla pratica e all’innovazione.

Infrastrutture e collegamenti

Infine, non va sottovalutato il ruolo delle infrastrutture: Brescia è ben collegata grazie a un efficiente sistema autostradale (A4, A21), ferroviario (alta velocità e trasporto merci) e alla vicinanza con aeroporti internazionali come Orio al Serio, Verona e Linate. Questo facilita la logistica, il commercio e gli scambi internazionali, potenziando ulteriormente l’attrattività del territorio.


Conclusione

La provincia di Brescia non è solo un gigante industriale per numeri e fatturato, ma un esempio concreto di come tradizione e innovazione possano convivere armoniosamente. Il suo modello produttivo, fondato su competenza, resilienza, collaborazione e visione internazionale, rappresenta un punto di riferimento per tutta l’economia italiana. Un territorio che lavora, innova e cresce, facendo dell’industria non solo un motore economico, ma anche una vera e propria identità culturale.

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