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Tendenze

Antares Vision, migliorano i conti: ecco i numeri del bilancio

in Bilanci/Economia/Tendenze by

Il Consiglio di Amministrazione di Antares Vision S.p.A. (EXM, AV:IM) – multinazionale italiana leader nella tracciabilità e nel controllo qualità, che garantisce la sicurezza dei prodotti e la trasparenza delle filiere attraverso la gestione integrata dei dati – riunitosi oggi, ha approvato il progetto di bilancio di esercizio e il bilancio consolidato al 31 dicembre 2024.

Gianluca Mazzantini, CEO di Antares Vision Group, ha commentato: “Il 2024 è stato un anno di svolta in cui il Gruppo si è focalizzato sull’implementazione delle principali azioni previste dal Piano Industriale 2024-2026, quali l’attivazione di nuovi processi e procedure, la riorganizzazione della forza lavoro e il contenimento dei costi, che hanno portato a un aumento della marginalità. Quest’ultimo, unito a un miglioramento del capitale circolante, e di conseguenza della generazione di cassa operativa, ha dato un forte impulso alla riduzione della posizione finanziaria netta, che si è attestata a € 83,7 milioni.

L’EBITDA Adjusted è risultato pari a €31,7 milioni, con una marginalità del 15,3% rispetto al 6,7% registrato nel 2023 e superiore alla guidance (11,5-14%). Di conseguenza, già alla fine del 2024 il rapporto PFN/EBITDA è tornato sotto 3x (2,6x) contro 7,3x del 2023. I risultati raggiunti dimostrano la validità della strategia messa in atto in questi mesi, durante i quali abbiamo lavorato con successo sul processo di accelerazione del go-to-market, per accorciare la tempistica tra presa d’ordine e trasformazione in revenue. Oggi, quindi, il Gruppo è strutturato per poter gestire, con l’attuale livello di costi, ordinativi per un valore totale superiore rispetto al passato.

A questo proposito, la focalizzazione per quest’anno e per gli anni a venire sarà incentrata sullo sviluppo della top line, in modo da sfruttare a pieno l’effetto leva sui costi non ancora a regime, sui quali stiamo continuando a lavorare. Per accelerare la nostra crescita, abbiamo recentemente introdotto nell’organizzazione nuove figure come quella del CRO (Chief Revenue Officer), che si occuperà di garantire che la generazione dei ricavi sia allineata al processo previsionale di Gruppo. Nel mese di aprile 2025, infine, presenteremo al mercato il Piano Strategico 2025-2027”.

ANALISI DEI RISULTATI ANNUALI 2024

ORDINI RACCOLTI Nel FY 2024, Antares Vision Group ha fatto registrare un incremento degli ordini del +7% Y/Y (+20% Y/Y in 4Q 24), in accelerazione rispetto a quanto registrato nei 9M 2024 (+6% Y/Y). La crescita considera l’uscita dal perimetro di Antares Vision Russia, deconsolidata da inizio anno, e continua a non includere quanto raccolto dalla controllata rfxcel. Su base geografica, nel FY 24 l’aumento degli ordini è stato trainato da Europa e Italia, rispettivamente in crescita del +27% e +6%. Si conferma negativa (-7% Y/Y, +51% Y/Y in 4Q 24), ma in netto miglioramento rispetto ai 9M 2024 (-18% Y/Y), la performance registrata in America. Positive, invece, le zone Africa & Middle East e Asia & Oceania, rispettivamente in crescita del +6% Y/Y e +11% Y/Y. Per quanto riguarda le Cash Generating Unit (CGU), da segnalare gli incrementi di Fast-Moving Consumer Goods (FMCG, +13% Y/Y) e Life Science & Cosmetics (+4% Y/Y). Si registra una crescita a doppia cifra (+12% Y/Y) da parte della Supply Chain Transparency (SCT), rispetto a una performance leggermente negativa nei primi nove mesi dell’anno (-3%).

FATTURATO CONSOLIDATO I ricavi FY 2024, pari a €207,5 milioni, hanno fatto registrare un incremento del +2% rispetto allo scorso esercizio a parità di perimetro di consolidamento; rispetto ai risultati riportati nel FY 2023, i ricavi 2024 escludono Antares Vision Russia, ora totalmente deconsolidata. La tabella sottostante riporta le vendite per Area di Business, che rispecchiano la nuova organizzazione strutturata in quattro CGU.

CONTO ECONOMICO CONSOLIDATO

Di seguito si riporta il Conto Economico Consolidato al 31 dicembre 2024 riclassificato secondo i criteri gestionali. I “Ricavi”, pari a €207,5 milioni al 31 dicembre 2024, hanno registrato un decremento di €6,4 milioni rispetto allo stesso periodo dello scorso esercizio (-3,0%). Le variazioni nel perimetro di consolidamento, relative alle società Antares Vision Rus, Markirovka As A Service LLC, Rfxcel LLC e T2 Software, hanno determinato un calo di €10 milioni (-4,7%), mentre la dinamica cambi ha avuto un impatto negativo di circa €600.000.

Il “Valore della Produzione”, pari a €217,9 milioni al 31 dicembre 2024, ha registrato un decremento del 3,7% rispetto allo scorso esercizio quando ammontava a €226,2 milioni. La diminuzione, superiore a quella dei ricavi, è dovuta a minori capitalizzazioni dei costi di sviluppo (€6,4 milioni nel 2024 contro €9,5 milioni nel 2023) in parte compensate dai contributi conto esercizio.

Il “Costo del Venduto (COGS)”, pari a €49,3 milioni al 31 dicembre 2024, ha registrato un decremento del 7,7% rispetto allo scorso esercizio quando ammontava a €53,3 milioni e una riduzione dell’incidenza percentuale sul fatturato del 4,8% grazie alla crescita dei servizi post-vendita, a un adeguamento prezzi e a una standardizzazione dei processi di produzione. Conseguentemente il “Primo Margine” e il “Valore aggiunto” hanno assunto rispettivamente il valore di €165,6 milioni (€167,1 milioni al 31 dicembre 2023, – 1,0%) e di €124,9 milioni (118,2 milioni di euro al 31 dicembre 2023, + 5,7%) determinando quindi un miglioramento della marginalità.

Il “Margine Operativo Lordo Normalizzato (EBITDA Adjusted)” si è attestato a €31,7 milioni al 31 dicembre 2024 (€14,3 milioni al 31 dicembre 2023) con un incremento in valore assoluto di €17,4 milioni (+121,1%) e con un’incidenza percentuale sul fatturato pari al 15,3% (6,7% al 31 dicembre 2023). Su tale risultato ha inciso il decremento del costo del lavoro che pesa per €93,1 milioni nel 2024 contro €103,9 milioni nel 2023 (-10,3% Y/Y).

Il “Risultato Operativo Normalizzato (EBIT Adjusted)” si è attestato a €10,6 milioni al 31 dicembre 2024 (- €2,8 milioni al 31 dicembre 2023) con un incremento in valore assoluto di €13,4 milioni e con un’incidenza percentuale sul fatturato pari al 5,1% (-1,3% al 31 dicembre 2023). Tale risultato ha scontato i maggiori ammortamenti legati alla capitalizzazione dei costi di sviluppo e dei diritti d’uso per le diverse sedi aziendali, oltre che a maggiori accantonamenti di natura prudenziale al Fondo svalutazione crediti e al Fondo garanzia prodotti.

I “Proventi e gli Oneri finanziari”, pari a €4,9 milioni, sono stati influenzati per €6,5 milioni da interessi e oneri finanziari su finanziamenti.

Il “Risultato Ante Imposte (EBT)” si è attestato a -€16,6 milioni al 31 dicembre 2024 (-€100,4 milioni al 31 dicembre 2023) con un incremento in valore assoluto di €83,8 milioni. Questo al netto delle imposte e del risultato di competenza di terzi ha determinato un “Risultato netto” di -€18,8 milioni (-€99,6 milioni al 31 dicembre 2023).

Per fornire, quindi, una rappresentazione più chiara dell’utile netto si è provveduto a normalizzare lo stesso: • dell’effetto delle PPA e della svalutazione del Goodwill, • delle poste straordinarie, • delle differenze cambi • dell’effetto dei warrant, determinando un Risultato netto Normalizzato pari a €3,1 milioni di euro, contro il valore negativo di €9,5 milioni di euro del 2023.

STATO PATRIMONIALE CONSOLIDATO

Di seguito si riporta la situazione Patrimoniale-Finanziaria Consolidata al 31 dicembre 2024 riclassificata secondo il criterio degli impieghi e delle fonti.

Il “Capitale investito netto”, pari ad €243,7 milioni al 31 dicembre 2024 (€272,0 milioni al 31 dicembre 2023), è composto dal Totale Attivo Immobilizzato per €225,2 milioni (€228,5 milioni al 31 dicembre 2023), dal Capitale Circolante Netto per €27,9 milioni (€56,6 milioni al 31 dicembre 2023) e da TFR e Fondi rischi e oneri per €9,5 milioni (€11,2 milioni al 31 dicembre 2023).

Il “Totale Attivo Immobilizzato” (€225,2 milioni) ha mostrato un decremento complessivo di €3,2 milioni rispetto al 31 dicembre 2023 (-1,4%) prevalentemente per l’effetto combinato dei seguenti fattori: • decremento netto di €0,1 milioni delle immobilizzazioni finanziarie per l’adeguamento delle partecipazioni in imprese collegate e joint venture alla quota di pertinenza del patrimonio netto; • incremento netto di €0,5 milioni delle immobilizzazioni materiali per gli ammortamenti dell’esercizio di €5 milioni, l’effetto cambi positivo di €3,3 milioni e gli investimenti dell’esercizio di €6,4 milioni; • decremento netto di €6 milioni delle immobilizzazioni immateriali per gli ammortamenti dell’esercizio di €17,8 milioni, l’effetto cambi positivo di €3,1 milioni e gli investimenti dell’esercizio di €9 milioni.

La “Posizione Finanziaria netta normalizzata” è stata pari ad €83,7 milioni (€104,3 milioni al 31 dicembre 2023). Per maggiori dettagli si rimanda al paragrafo successivo. Il “Patrimonio Netto” è stato pari a €160,0 milioni (€167,7 milioni al 31 dicembre 2023) ed è influenzato da un risultato d’esercizio negativo di €18,8 milioni.

POSIZIONE FINANZIARIA NETTA

La “Posizione Finanziaria Netta Consolidata” è risultata negativa per €86,5 milioni di euro al 31 dicembre 2024 (negativa per €109,1 milioni al 31 dicembre 2023), mentre la “Posizione Finanziaria Netta Consolidata Adjusted”, ossia comprensiva degli strumenti finanziari derivati attivi non correnti, è stata negativa per €83,7 milioni (negativa per €104,3 milioni al 31 dicembre 2023). Si segnala che al 31 dicembre 2024 la Posizione Finanziaria Netta Consolidata non include alcuna passività finanziaria relativa ai warrant essendosi realizzato in data 19 aprile 2024 il termine di decadenza degli stessi. La passività finanziaria relativa ai warrant ammontava a €78.000 al 31 dicembre 2023. La variazione della Posizione Finanziaria Netta Consolidata Adjusted rispetto allo scorso esercizio è prevalentemente attribuibile all’effetto combinato dei seguenti fattori:

• il Margine Operativo Lordo Normalizzato (EBITDA Adjusted) positivo di €31,7 milioni; • la variazione positiva del capitale circolante netto di €21,2 milioni principalmente dovuta a una migliore gestione del magazzino (con un decremento di €6,3 milioni); una migliore attività di collection dei Crediti commerciali (decrementati di €12,6 milioni), una oculata gestione dei fornitori che ha portato a un incremento dei debiti commerciali (€2 milioni) e per ultimo un’ottima raccolta ordini da clienti per il 2025 che ha determinato un incremento degli Anticipi da clienti (€1,4 milioni); • gli investimenti in immobilizzazioni materiali ed immateriali per €15,4 milioni; • il pagamento di spese di gestione straordinaria di €11,9 milioni; • il pagamento di interessi passivi per €5,4 milioni; • il pagamento di imposte per €0,6 milioni. Nel 2024 Antares Vision Group ha sostenuto investimenti per complessivi €15,4 milioni, dei quali €6,4 milioni relativi a immobilizzazioni materiali ed €9 milioni relativi ad immobilizzazioni immateriali.

FONTE COMUNICATO STAMPA

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Brescia, inflazione a +1,4% rispetto a febbraio 2024

in Economia/Tendenze by

A febbraio 2025, secondo le stime definitive, i prezzi al consumo per l’intera collettività sono in aumento rispetto a gennaio 2025 (tasso congiunturale pari a +0,4%) e rispetto a febbraio 2024 (tasso tendenziale pari a +1,4%). A riportarlo – secondo quanto riferisce Brescia news – è l’Ufficio Statistica del Comune di Brescia.

Rispetto al mese precedente, crescono in modo deciso i prezzi delle divisioni “Bevande alcoliche e tabacchi” (+1,7%), seguiti dai “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+1,5%), dai “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+0,5%) e “Mobili, articoli e servizi per la casa” (+0,4%). Presentano, invece, un deciso calo dei prezzi le divisioni delle “Comunicazioni” (-0,9%). Pressoché stabili le restanti divisioni. Nel confronto con febbraio del 2024, maggiori incrementi si registrano per le divisioni dei “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+3,4%); dei “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+2,4%), degli “Altri beni e servizi “(+2,4%); dell’“Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+2,0%); dell’“Istruzione” (+2,0%); delle “Bevande alcoliche e tabacchi” (+1,6%) e della “Ricreazione, spettacoli e cultura” (+1,5%). In forte calo, la divisione “Comunicazioni” (-6%).

Analizzando per tipologia di prodotto, i “Beni” presentano complessivamente un aumento congiunturale (+0,3%). Nel dettaglio, aumentano sia i Beni alimentari (+0,5%), per effetto dell’aumento dei lavorati (+0,4%) e, in misura più intensa, dei non lavorati (+0,7%). In aumento anche i Beni Energetici (+0,7%), per effetto dell’aumento degli Energetici regolamentati (+1,0%) e degli Altri Energetici (+0,7%). In termini tendenziali, complessivamente i “Beni” salgono dell’1%, gli alimentari aumentano (+3,0%) e gli energetici complessivamente calano (-0,4%). I “Servizi” in leggero aumento a livello congiunturale (+0,4%), e in misura più intensa su base tendenziale (+1,8%). In particolare, all’interno della tipologia dei Servizi, la voce che presenta un calo congiunturale è quella dei “Servizi relativi ai trasporti” (-0,6%). Mentre, in termini tendenziali, l’incremento maggiore si conferma per “Servizi relativi all’abitazione” (+2,2%).

Complessivamente, i prezzi dei “Beni alimentari, per la cura della casa e della persona”, definiti come il Carrello della spesa delle famiglie, aumentano su base mensile (+0,5%) e, in misura più intensa, su base annuale (+2,6%). Con riferimento alla frequenza di acquisto, rispetto al mese precedente, aumentano i prezzi dei prodotti ad Alta frequenza di acquisto (+0,7%) e a Media (+0,2%), mentre quelli a Frequenza Bassa restano stabili (0,0%). In termini tendenziali, i prodotti ad Alta e Media frequenza di acquisto presentano variazioni positive (+2,1% e +1,4%), mentre quelli a Bassa frequenza presentano variazioni tendenziali negative (-0,3%).

Infine, per la componente di fondo della dinamica dei prezzi “Core Inflation” (al netto della componente volatile dei Beni energetici e Alimentari non lavorati), sono in aumento sia la variazione congiunturale (+0,4%), sia quella tendenziale (+1,2%).

Confrontando l’andamento dei prezzi della città di Brescia con quello complessivo registrato a livello nazionale, si evidenzia che, in questo mese, i prezzi della città di Brescia presentano variazioni congiunturali lievemente superiori a quelli nazionali (+0,4% versus +0,2%) e variazioni tendenziali inferiori (+1,4% versus +1,7%). Le differenze sono presentate, in seguito, anche per divisione.

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Terziario, lieve ripresa del clima di fiducia delle imprese bresciane

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze/Terziario by

Nell’ultimo trimestre del 2024 si assiste a una lieve ripresa del clima di fiducia delle imprese bresciane attive nel settore dei servizi, attestatosi a 109, in moderato aumento rispetto a quanto rilevato nei tre mesi precedenti (101). Tuttavia, gli attuali livelli di fiducia si confermano tutt’altro che esaltanti, se paragonati a quelli riscontrati nel quarto trimestre del 2021 (123), del 2022 (124) e del 2023 (121).

A evidenziarlo sono i risultati dell’Indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia riferita al periodo ottobre-dicembre 2024.

La percezione delle realtà del territorio si conferma quindi piuttosto depressa, in un contesto ricco di incertezze: dalla rielezione del presidente Trump (con la sua annunciata politica protezionistica), al protrarsi della crisi della manifattura (su cui gravano la rarefatta domanda, le preoccupazioni per la transizione elettrica e i rialzi dei costi energetici).

Quanto riscontrato in ambito locale appare nel complesso coerente con l’evoluzione del settore a livello nazionale: dopo il buono risultato riscontrato a ottobre, l’indice PMI italiano riferito al comparto dei servizi, è sceso a novembre sotto la soglia di neutralità, per ritornare a dicembre in territorio positivo. Allo stesso tempo, la dinamica bresciana del settore terziario va interpretata alla luce delle difficoltà che ultimamente contraddistinguono l’industria manifatturiera del territorio, con cui le realtà del terziario intrattengono storici e consolidati rapporti di fornitura.

“Oggi il mercato ci racconta di un 18% di posizioni aperte nel settore terziario, con particolare attenzione a ICT (6,8%), TLC (4%) e Vendite/Sales/GDO (8%) – commenta Ivano Tognassi, presidente del settore Servizi alle Imprese e alle Persone di Confindustria Brescia –. Continua invece il periodo delicato in ambito metalmeccanica, dove le ore di cassa integrazione sono ancora una costante attenzionata, in tutto l’indotto automotive. Rimane confermato di contro, anche l’interessante evoluzione per noi sul mondo Sanità, in particolare con la progettualità “formazione+assunzione” per i profili ASA.”

“Nonostante la fiducia sia aumentata rispetto al 3° trimestre, il contesto inizialmente positivo ha subito un leggero deterioramento verso fine anno – aggiunge Sergio Venturetti, presidente del settore Digitale di Confindustria Brescia –. Questo ha consentito comunque una lieve crescita del portafoglio ordini con stabilità dei prezzi. Le previsioni sono invece più conservative: i motivi sono da ricercare nell’aumento delle incertezze geopolitiche e nelle criticità produttive del tessuto industriale e manifatturiero. Una ripresa nel 2025 è possibile e prevista, fermo restando che le variabili esogene al comparto non peggiorino ulteriormente.

Nel dettaglio, per quanto riguarda i giudizi espressi dalle aziende rispetto ai tre mesi precedenti:

  • il fatturato è aumentato per il 42% delle imprese intervistate, con un saldo positivo del +30% tra coloro che hanno dichiarato variazioni in aumento e in diminuzione;
  • il portafogli ordini evidenzia un incremento (saldo netto pari a +17%);
  • l’occupazione registra un aumento: le aziende che hanno segnalato una crescita dei propri collaboratori sono il 13% in più rispetto a quelli che dichiarano una flessione;
  • i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per una sostanziale stabilità, per l’84% delle aziende rispondenti i prezzi non variano (saldo netto pari a +8%).

Le prospettive per i mesi a venire appaiano nel complesso favorevoli:

  • il fatturato è atteso in crescita dal 35% degli intervistati, con un saldo positivo del 16% a favore degli ottimisti rispetto ai pessimisti;
  • i saldi riferiti al portafoglio ordini (+33%) e all’occupazione (+29%) descrivono uno scenario incoraggiante, con un possibile rafforzamento dell’attività;
  • i prezzi dei servizi offerti manifestano un saldo del +14%, a indicazione che, nel prossimo futuro, una fase rialzista è ritenuta verosimile.
    Con riferimento alle prospettive generali dell’economia italiana, il 63% degli intervistati prevede il sostanziale mantenimento dei livelli di attività; solo il 7% si dichiara ottimista, mentre il 30% del campione esprime un orientamento pessimistico.

Con riferimento alle prospettive generali dell’economia italiana, il 63% degli intervistati prevede il sostanziale mantenimento dei livelli di attività; solo il 7% si dichiara ottimista, mentre il 30% del campione esprime un orientamento pessimistico

LA DINAMICA PER COMPARTO

L’evoluzione complessiva dell’indice sul clima di fiducia delle imprese del settore terziario fa sintesi di due dinamiche particolarmente diverse tra loro: il comparto Consulenza e Servizi alle imprese rimane quasi immutato (da 104 passa a 103), il Digitale, invece, registra un netto rialzo (attestatosi a 127, contro il valore di 98 sperimentato fra luglio e settembre).

L’Indagine viene effettuata trimestralmente su un panel di imprese associate appartenenti al settore terziario.

Brescia, ecco gli ultimi dati sull’inflazione

in Economia/Tendenze by
Inflazione, foto generica da Pixabay

A gennaio 2025, secondo le stime definitive, i prezzi al consumo per l’intera collettività aumentano dello 0,1% rispetto a dicembre 2024 (tasso congiunturale) e dell’0,9% rispetto a gennaio 2024 (tasso tendenziale). A renderlo noto, secondo quanto riporta Brescia news, è l’Ufficio Statistica del Comune di Brescia.

Rispetto al mese precedente, crescono in modo deciso i prezzi delle divisioni dell’“Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+2,0%); della “Ricreazione, spettacoli e cultura” (+0,9%); dei “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+0,7%). Presentano, invece, un deciso calo dei prezzi le divisioni dei “Servizi ricettivi e di ristorazione” (-2,2%) e dei “Trasporti” (-0,9%).

Nel confronto con gennaio del 2024 maggiori incrementi si registrano per le divisioni dei “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+3,2%); della “Ricreazione, spettacoli e cultura” (+2,5%); degli “Altri beni e servizi “(+2,4%); dell’“Istruzione” (+2,0%) e “Bevande alcoliche e tabacchi” (+1,4%). In forte calo, la divisione “Comunicazioni” (-7,2%), seguita a distanza dai “Servizi ricettivi e di ristorazione” (-0,4%), “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (-0,4%) e “Mobili, articoli e servizi per la casa” (-0,1%). Analizzando per tipologia di prodotto, i “Beni” presentano complessivamente un aumento congiunturale (+1,1%). Nel dettaglio, aumentano sia i Beni alimentari (+0,7%), per effetto dell’aumento dei lavorati (+0,4%) e, in misura più intensa, dei non lavorati (+1,4%). In aumento anche i Beni Energetici (+3,2%), con l’aumento degli Energetici regolamentati (+12,6%) e degli Altri Energetici (+2,5%). In termini tendenziali, complessivamente i “Beni” salgono dello 0,7%, gli alimentari aumentano (+2,9%) e gli energetici complessivamente calano (-1,8%). I “Servizi” registrano complessivamente un calo congiunturale (-0,9%%), mentre su base tendenziale aumentano (+1,1%). In particolare, all’interno della tipologia dei Servizi, la voce che presenta il calo congiunturale più elevato è quella dei “Servizi relativi ai trasporti” (-3,1%).

In termini tendenziali, l’incremento maggiore si conferma per “Servizi relativi ai trasporti” (+2,0%). Complessivamente, i prezzi dei “Beni alimentari, per la cura della casa e della persona”, definiti come il Carrello della spesa delle famiglie, aumentano su base mensile (+0,6%) e, in misura più intensa, su base annuale (+2,3%). Con riferimento alla frequenza di acquisto, rispetto al mese precedente, aumentano i prezzi dei prodotti ad Alta frequenza di acquisto (+0,7%) e a Bassa (+0,5%), mentre quelli Media Frequenza diminuiscono (-0,7%).

In termini tendenziali, i prodotti a Alta e Media frequenza di acquisto presentano variazioni positive (+2,2% e +0,5%), mentre quelli a Bassa frequenza presentano variazioni tendenziali negative (-0,5%). Infine, per la componente di fondo della dinamica dei prezzi “Core Inflation” (al netto della componente volatile dei Beni energetici e Alimentari non lavorati), la variazione congiunturale è in calo (-0,3%), mentre quella tendenziale è in aumento (+0,9%).

Confrontando l’andamento dei prezzi della città di Brescia con quello complessivo registrato a livello nazionale, si evidenzia che, in questo mese, i prezzi della città di Brescia presentano variazioni congiunturali inferiori a quelle nazionali (+0,1% versus +0,6%), che si confermano anche su base tendenziale (+0,9% versus +1,5%). Le differenze sono presentate, in seguito, anche per divisione.

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Brescia, nuova flessione per il manifatturiero | I dati di Confindustria

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze by

Nel 2024, l’attività produttiva nel settore manifatturiero bresciano ha registrato, in media d’anno, una nuova flessione (-1,3%), che segue il modesto calo sperimentato nel 2023 (-0,2%). Il sistema industriale locale esce quindi da due anni consecutivi di contrazione dei livelli produttivi; è necessario ritornare al biennio 2008-2009 (in occasione della “Grande Recessione”) e al biennio 2012-2013 (gli anni della crisi dei debiti sovrani), per riscontrare una situazione analoga, anche se nelle precedenti occasioni le entità delle flessioni erano state ben più significative.

A evidenziarlo – secondo quanto riporta Brescia news – è l’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia sui dati relativi al periodo ottobre-dicembre 2024.

Quanto rilevato nel 2024 è frutto di una componente propria debolmente positiva (+0,3%), a cui si contrappone la negativa crescita ereditata dal 2023 (-1,6%).

“Il Made in Brescia ha pagato, nel corso dell’anno da poco concluso, una serie di fattori – commenta Franco Gussalli Beretta, presidente di Confindustria Brescia –, tra cui spiccano le ormai croniche difficoltà del settore manifatturiero a livello mondiale, con l’indice PMI globale che a dicembre 2024 si è attestato in zona negativa per la quinta volta negli ultimi sei mesi e la conclamata debolezza della Germania, principale partner commerciale per l’industria bresciana, a cui si uniscono la forte preoccupazione per lo stato di salute del settore automotive europeo e le rinnovate tensioni sul prezzo del gas e dell’energia elettrica. In generale, cerchiamo comunque di essere positivi: a fronte di un primo semestre che si preannuncia complicato, la seconda parte del 2025 dovrebbe caratterizzarsi per un miglioramento generale dell’andamento del nostro sistema produttivo, anche se sul contesto complessivo incideranno inevitabilmente due tematiche, su cui ho avuto recentemente modo di esprimersi: l’effettiva realizzazione del Piano Industria 5.0 e gli interventi strutturali per arginare la crescita dei costi energetici, su tutti il disaccoppiamento del prezzo finale di gas ed energia elettrica”.

Con riferimento al solo 4° trimestre del 2024, la produzione mostra una sostanziale stabilità, segnando una variazione grezza nulla rispetto al trimestre precedente (congiunturale); la dinamica nei confronti dello stesso periodo del 2023 (tendenziale) evidenzia invece una nuova contrazione (-1,6%), con l’ultimo “segno più” che risale addirittura ai primi tre mesi del 2023. La variazione trasmessa al 2025 è negativa (-1,9%): ciò sta a indicare che la crescita nell’anno in corso sarà appesantita, dal punto di vista algebrico, dalla negativa performance rilevata nel 2024.

§  Nell’ultimo trimestre del 2024 il 36% degli operatori intervistati ha dichiarato una crescita dell’attività rispetto al periodo precedente, a fronte del 34% che si è espresso per il mantenimento dei volumi prodotti e del 30% che invece ha segnalato una flessione degli stessi.

§  La disaggregazione della variazione della produzione per classe dimensionale mostra andamenti particolarmente differenziati: -3,1% per le imprese micro, +2,4% per le piccole, -1,0% per le medie e 0,0% per le grandi.

§  Con riferimento alla dinamica congiunturale per settore, l’attività produttiva ha evidenziato una forte dispersione delle dinamiche. Consuntivi positivi provengono dalle realtà del chimico, gomma e plastica (+5,2%), del legno e minerali non metalliferi (+3,7%) e del sistema moda (+1,8%), a fronte delle difficoltà riscontrate fra le imprese della meccanica (-0,4%), della metallurgia (-3,1%) e dell’alimentare (-3,7%).

§  Il tasso di utilizzo della capacità produttiva si è attestato al 75%, invariato rispetto alla rilevazione precedente, e in diminuzione dell’1% nei confronti di quanto misurato nel quarto trimestre del 2023 (76%).

§  Le vendite sul mercato italiano sono aumentate per il 31% delle imprese, rimaste invariate per il 40% e diminuite per il 29%. Le vendite verso i Paesi comunitari sono cresciute per il 27% degli operatori, calate per il 31% e rimaste stabili per il 42%; quelle verso i Paesi extra UE sono aumentate per il 27%, diminuite per il 29% e rimaste invariate per il 44% del campione.

§  I costi di acquisto delle materie prime sono rilevati in crescita dal 29% delle imprese, con un incremento medio pari all’1,7%. I prezzi di vendita dei prodotti finiti sono stati rivisti al rialzo dal 20% degli operatori, per una variazione complessiva pari a +0,5%. Prosegue quindi la fase di assestamento dei prezzi dei beni industriali, dopo le forti tensioni rilevate negli ultimi anni. Va tuttavia rilevato che le attuali quotazioni delle materie prime e dei semilavorati tuttora continuano ad attestarsi su livelli significativamente superiori rispetto alla situazione pre-pandemica.

§  La scarsa domanda proveniente dai mercati domestici e internazionali continua a preoccupare le imprese manifatturiere bresciane, che denunciano tale aspetto come il principale fattore che limita la produzione: ciò ha riguardato il 49% delle realtà intervistate, in continuità con quanto riscontrato nel terzo trimestre del 2024 e in aumento nei confronti dell’analogo periodo del 2023 (40%), non distante dai livelli del 2020, quando il sistema economico locale stava affrontando l’emergenza Covid-19. Il secondo elemento maggiormente segnalato dalle aziende, molto distanziato, riguarda la scarsità di manodopera (5%), seguito dalle tensioni geopolitiche (2%), che alimentano la incertezza delle imprese e delle famiglie. Va altresì evidenziato che il 42% delle aziende non ha indicato alcun fattore di freno alla propria attività: ciò suggerirebbe una certa polarizzazione del made in Brescia, per quanto concerne la percezione dell’attuale quadro ciclico.

§  Le prospettive per i prossimi mesi sono debolmente positive, lasciando presagire un possibile timido rasserenamento del mercato: infatti, il 28% delle imprese propende per un incremento dell’attività, a fronte del 54% che esprime più cautela e del 18% che invece prevede una flessione dell’attività. Lo scenario in cui le imprese saranno chiamate a lavorare non si discosterebbe molto da quello vissuto lungo tutto il 2024, caratterizzato, fra l’altro, dalla persistente fiacchezza della domanda mondiale (specialmente quella proveniente dai mercati UE), dalle crescenti misure protezionistiche a livello globale, dalla crisi dell’automotive (che indebolisce l’industria metalmeccanica locale, particolarmente connessa con la Germania) e dalle ancora elevate quotazioni degli input energetici (per il mercato europeo).

§  In tale contesto, i settori con le prospettive più positive sarebbero chimico, gomma e plastica e sistema moda. Le imprese dei comparti meccanica e metallurgia esprimono un ottimismo relativamente più contenuto, mentre le realtà dell’alimentare e del legno e minerali non metalliferi non si attendono rilevanti movimenti rispetto all’attuale situazione.

§  La domanda continuerà a caratterizzarsi per la sua scarsa tonicità, specialmente per quanto riguarda i mercati italiano ed europeo. Gli ordini provenienti dal mercato domestico sono in crescita per il 24% delle aziende, stabili dal 55% e in calo dal 21%. Quelli da parte degli operatori comunitari, sono dichiarati in aumento dal 22% delle imprese, invariati per il 59% e in flessione per il 19%. Quelli in arrivo dai mercati extra UE sono in crescita per il 27%, stabili per il 56% e in contrazione per il 16%.

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Brescia, ecco l’andamento dell’inflazione

in Economia/Tendenze by

A dicembre salgono leggermente i prezzi rispetto al mese di novembre (variazione congiunturale pari a +0,2%), mentre la variazione tendenziale diminuisce passando dal 1,1% del mese scorso al +1,0% attuale. A dirlo è una nota inviata dall’Ufficio Statistica del Comune di Brescia.

Rispetto al mese precedente, crescono in modo deciso i prezzi delle divisioni dei “Trasporti” (+1,1%), della “Ricreazione, spettacoli e cultura” (+1,0%) e dell’“Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+0,6%). Più o meno stabili rispetto a novembre 2024 i prezzi dei prodotti ricadenti nelle divisioni di spesa dei “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+0,1%), delle “Comunicazioni” (+0,1%) e dei “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+0,1%). Nulle le variazioni dell’“Istruzione”, dei “Servizi sanitari e spese per la salute” e dell’“Abbigliamento e calzature”. Presentano, invece, un deciso calo dei prezzi le divisioni delle “Bevande alcoliche e tabacchi” (-0,6%), dei “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (-0,5%) e dei “Mobili, articoli e servizi per la casa” (-0,2%).

I maggiori incrementi tendenziali, rispetto a dicembre 2023, si registrano per le divisioni “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+2,7%), “Altri beni e servizi” (+2,3%), “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+2,3%), “Istruzione” (+2,0%), “Ricreazione, spettacoli e cultura” (+1,6%) e “Bevande alcoliche e tabacchi” (+1,5%). In forte calo, la divisione “Comunicazioni” (-6,6%), seguita a distanza da “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (-0,7%) e “Mobili, articoli e servizi per la casa” (-0,4%).

Analizzando per tipologia di prodotto, i “Beni” presentano complessivamente un lieve calo congiunturale (-0,1%). Nel dettaglio, calano sia i Beni alimentari (-0,6%, e soprattutto gli Alimentari non lavorati -1,0%), mentre salgono i Beni Energetici (+0,5%, in particolare gli Energetici regolamentati +1,8%). In termini tendenziali, rispetto a dicembre 2023, crescono complessivamente i “Beni” (+0,2%) e i Beni alimentari (+2,4%, soprattutto gli Alimentari non lavorati +4,9%) mentre i Beni energetici calano nel complesso (-3,4%). In particolare, all’interno della tipologia dei Beni Energetici si evidenziano due andamenti tendenziali contrapposti: gli Altri Energetici che scendono (-5,0%) e i Beni Energetici regolamentati che presentano un forte aumento (+15,8%). I “Servizi” registrano complessivamente un leggero aumento congiunturale (+0,5%), pur mantenendo elevato l’aumento tendenziale (+2,0%). In particolare, all’interno della tipologia dei “Servizi”, la voce che presenta l’incremento congiunturale più elevato è quella dei “Servizi relativi ai trasporti” (+1,8%).

Anche in termini tendenziali, l’incremento maggiore si conferma per “Servizi relativi ai trasporti” (+3,1%). Complessivamente, i prezzi dei “Beni alimentari, per la cura della casa e della persona”, definiti come il Carrello della spesa delle famiglie, su base mensile diminuiscono dello 0,5%, ma crescono su base annuale (+1,9%). Con riferimento alla frequenza di acquisto, rispetto al mese precedente, calano i prodotti a Bassa frequenza (-0,1%), mentre quelli Media frequenza salgono (+0,6%). Restano stabili i prezzi dei prodotti ad Alta frequenza di acquisto (variazione nulla).

In termini tendenziali, i prodotti a Alta e Media frequenza di acquisto presentano variazioni positive (+1,5% e +1,3%), mentre quelli a Bassa frequenza presentano variazioni tendenziali negative (-0,6%). Infine, per la componente di fondo della dinamica dei prezzi “Core Inflation” (al netto della componente volatile dei Beni energetici e Alimentari non lavorati), la variazione congiunturale è in aumento dello 0,3%, mentre quella tendenziale è positiva (+1,2%).

Confrontando l’andamento dei prezzi della città di Brescia con quello complessivo registrato a livello nazionale, si evidenzia che, in questo mese, i prezzi della città di Brescia presentano variazioni congiunturali lievemente superiori a quelle nazionali (+0,2% versus 0,1%), mentre presentano variazioni tendenziali inferiori (+1,0% versus +1,3%). Le differenze sono presentate, in seguito, anche per divisione.

Confartigianato: imprese preoccupate per il 2025

in Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia/Tendenze by

Il 2025 si preannuncia difficile dopo un 2024 sottotono per le micro e piccole imprese artigiane della nostra provincia. È quanto emerge in sintesi dai risultati della survey “Tra bilanci e aspettative. Le sfide per le imprese bresciane nel 2025” (328 imprese associate rispondenti) e chiuso il 10 gennaio scorso condotto da Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale.

Risposte che rivelano un contesto di grande sfida per il comparto artigiano locale: il 2024 si è rivelato meno dinamico del previsto con il 46% delle imprese che ha registrato una stabilità economica rispetto all’anno precedente, ma il 28% ha subito un calo e solo il 14% ha riportato una crescita mentre guardando all’anno in corso prevale un diffuso pessimismo. Ben il 39% delle imprese prevede un peggioramento delle condizioni economiche, contro appena il 18% che si attende un miglioramento. A fronte di queste difficoltà, gli artigiani bresciani individuano priorità chiare per il loro rilancio: investire in innovazione e digitalizzazione (26%), potenziare la formazione del personale (23%) e rinnovare le attrezzature e gli impianti (22%).

«Il nostro tessuto imprenditoriale affronta il nuovo anno con resilienza, ma con preoccupazioni significative – ha dichiarato il presidente di Confartigianato Brescia Eugenio Massetti che prosegue – Per garantire un futuro di crescita, sarà cruciale sostenere le imprese con investimenti mirati, formazione e maggiore incisività politica. Il nostro impegno come associazione resta quello di essere una guida concreta per superare queste difficoltà. Fattori chiave segnalati: formazione, aggiornamento, innovazione di processi e prodotti confermano un approccio strategico da perseguire e guidare».

Dal sondaggio diffuso che ha raccolto risposte dai principali settori produttivi, a dimostrazione della varietà del tessuto artigiano bresciano, emerge che la maggioranza delle imprese rispondenti non prevede cambiamenti significativi nel proprio organico suggerendo una certa staticità nel mercato del lavoro, mentre il tema della manodopera straniera appare ancora polarizzante: solo un’impresa su quattro la ritiene fondamentale per colmare la carenza di personale, il 36% non rilevante per la propria attività ed un 10% contrario all’impiego di manodopera straniera.

Un altro aspetto rilevante emerso dal sondaggio riguarda la conoscenza dei principi di sostenibilità ESG (ambientale, sociale e di governance). La maggior parte delle imprese (57%) dichiara di averne sentito parlare, ma senza approfondirne il significato o prevedere investimenti specifici. Solo il 9% prevede interventi significativi in questo ambito, evidenziando un potenziale limite competitivo in vista delle future normative e opportunità legate alla sostenibilità.

Capitolo “Brescia”. Dal punto di vista territoriale, le imprese fanno emergere una percezione diffusa di insufficiente rappresentanza politica per Brescia. Solo il 18% dei rispondenti ritiene Brescia adeguatamente rappresentata politicamente, mentre le restanti imprese rispondono tra negativamente e solo in parte. Una carenza che si riflette nelle priorità segnalate per il sistema Brescia: in testa un deciso potenziamento delle infrastrutture provinciali (62%) e una maggiore incisività nelle richieste rivolte al Governo e ai parlamentari (54%) seguito dal rafforzamento della logistica e dei trasporti (48%).

Ultima domanda, riferita alla percezione dell’insicurezza sociale a ai fenomeni di criminalità, reati informatici e insicurezza in azienda e quanto questa influenzi il mercato e la gestione dell’attività d’impresa fa emergere quanto sia importante per molte imprese, con il 42% che la considera moderata mentre il 38% significativa.

«Quanto emerge conferma che da troppo tempo le nostre richieste per Brescia rimangono inascoltate e sottolinea la necessità di interventi strutturali per favorire la competitività del territorio e sostenere un comparto artigiano che rimane il cuore pulsante dell’economia locale. Brescia ha bisogno di una scossa, di un vero cambio di rotta. Ribadiamo con forza l’urgenza di supportare le imprese con azioni concrete e investimenti mirati, affinché il tessuto imprenditoriale della nostra provincia possa affrontare le sfide del 2025 con strumenti adeguati e fiducia nel futuro» conclude il presidente Massetti.

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Inflazione a Brescia: + 0,1 % su ottobre, + 1,1% su novembre 2023

in Economia/Tendenze by

A novembre salgono lievemente i prezzi rispetto al mese precedente (variazione congiunturale pari a +0,1%) e rispetto a novembre dell’anno precedente (la variazione tendenziale pari a +1,1%). A dirlo – secondo quanto riporta il giornale Brescia news – sono i dati diffusi dall’Ufficio statistica del Comune di Brescia.

Rispetto al mese precedente, crescono in modo deciso i prezzi della divisione “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+1,4%). Aumenti minori si registrano per “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+0,4%), “Mobili, articoli e servizi per la casa” (+0,2%), “Bevande alcoliche e tabacchi” (+0,2%) e “Altri beni e servizi” (+0,1%). Presentano, invece, un deciso calo dei prezzi le divisioni “Comunicazioni” (-2,0%), “Servizi ricettivi e di ristorazione” (-0,9%) e “Ricreazione, spettacoli e cultura” (-0,5%). Nulle le variazioni congiunturali dei “Trasporti”, “Istruzione”, “Abbigliamento e calzature” e “Servizi sanitari e spese per la salute”.

Rispetto a novembre 2023, i maggiori incrementi tendenziali si registrano per le divisioni “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+3,4%), “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+3,4%), “Ricreazione, spettacoli e cultura” (+2,7%), “Altri beni e servizi” (+2,2%), “Istruzione” (+2,0%) e “Bevande alcoliche e tabacchi” (+1,7%). In forte calo, la divisione “Comunicazioni” (-6,7%), seguita da “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (-1,4%) e “Trasporti” (-0,8%). Analizzando per tipologia di prodotto, i “Beni” presentano complessivamente un lieve aumento congiunturale (+0,4%). Nel dettaglio, salgono sia i Beni alimentari (+1,4%, e soprattutto i non lavorati +3,2%), sia i Beni Energetici (+0,6%, in particolare gli Energetici regolamentati +3,2%). In termini tendenziali, complessivamente, i “Beni” salgono lievemente (+0,1%), gli alimentari aumentano (+3,1%) e gli energetici calano (-6,3%). I “Servizi” registrano complessivamente un leggero decremento congiunturale (-0,3%), pur mantenendo elevato l’aumento tendenziale (+2,3%). In particolare, all’interno della tipologia dei Servizi, la voce che presenta il decremento congiunturale più elevato è quella dei “Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona” (-0,6%).

Anche in termini tendenziali, l’incremento maggiore si registra per “Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona” (+3,7%). Complessivamente, i prezzi dei “Beni alimentari, per la cura della casa e della persona”, definiti come il Carrello della spesa delle famiglie, crescono su base mensile (+1,2%) e su base annuale (+2,6%). Con riferimento alla frequenza di acquisto, rispetto al mese precedente, scendono i prodotti a Bassa e a Media frequenza di acquisto (rispettivamente -0,5% e -0,2%), mentre quelli a Alta frequenza sono in rialzo (+0,7%).

In termini tendenziali, i prodotti a Alta e Media frequenza di acquisto presentano variazioni positive (entrambe +1,5%), mentre quelli a Bassa frequenza variazioni tendenziali negative (-0,3%). Infine, per la componente di fondo della dinamica dei prezzi “Core Inflation” (al netto della componente volatile dei Beni energetici e Alimentari non lavorati), la variazione congiunturale è negativa (-0,2%), mentre quella tendenziale è positiva (+1,5%). Confrontando l’andamento dei prezzi della città di Brescia con quello complessivo registrato a livello nazionale, si evidenzia che, in questo mese, i prezzi della città di Brescia presentano variazioni congiunturali lievemente superiori a quelle nazionali (+0,1% versus 0,0%), mentre presentano variazioni tendenziali inferiori (+1,1% versus +1,4%). Le differenze sono presentate, in seguito, anche per divisione.

Brescia, tra il 2023 e il 2022 ricavi delle imprese calati del 5,7 per cento

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze by

La piattaforma manifatturiera bergamasca e bresciana ha realizzato nel 2023 risultati economici in significativa frenata sul 2022, penalizzati, in particolare, dal progressivo raffreddamento della domanda e degli scambi mondiali.

In fase prospettica emerge inoltre una stima negativa sulle principali voci di bilancio relative al 2024, secondo la quale il fatturato complessivo dovrebbe scendere, rispetto al 2023, del 4% circa; il valore aggiunto dell’8% e il Margine Operativo Lordo dell’11%. In contrapposizione, il “sentiment” è positivo per quanto riguarda il 2025, perché circa nel 70% dei casi vengono segnalati un fatturato ed una marginalità in crescita rispetto al 2024.

A evidenziarlo è l’indagine condotta da Confindustria Brescia e Confindustria Bergamo, presentata oggi pomeriggio nella cantina La Montina Franciacorta di Monticelli Brusati, all’interno dell’evento “Nel cuore della manifattura – Un’analisi economico-finanziaria dei primi 200 gruppi industriali di Bergamo e Brescia” moderato dalla giornalista Stefania Scordio, che ha visto la partecipazione di Giovanna Ricuperati (presidente Confindustria Bergamo), Franco Gussalli Beretta (presidente Confindustria Brescia), Pietro Vargiu (Country Manager Coface Italia) e Antonio Solinas (Managing Partner Deloitte Financial Advisory), insieme agli interventi tecnici di Davide Fedreghini (Centro Studi Confindustria Brescia), Massimo Longhi (Studi Territorio Competitività Internazionalizzazione Confindustria Bergamo), Gaia Bassani (Università degli Studi di Bergamo) e Stefania Servalli (Università degli Studi di Bergamo).

I primi 200 gruppi industriali bergamaschi e bresciani a vocazione manifatturiera registrano nel 2023 ricavi complessivi pari a 46,5 miliardi di euro e danno lavoro a 139mila dipendenti. Queste realtà rappresentano uno dei segmenti produttivi più avanzati e innovativi a livello nazionale ed europeo, e si caratterizza poi per un’elevata proiezione internazionale, certificata dalla quota del volume d’affari realizzata al di fuori dell’Italia, pari al 66% del fatturato totale.

I principali risultati della ricerca condotta da Confindustria Bergamo e Confindustria Brescia sono i seguenti:

·        Nel 2023 i ricavi complessivi sono diminuiti del 5,7% sul 2022. Tale movimento trova giustificazione nella debole domanda (che ha frenato la dinamica dei quantitativi venduti) e nella contestuale contrazione dei prezzi applicati alla clientela, a seguito dello sgonfiamento delle quotazioni delle principali materie prime e semilavorati utilizzati nei processi produttivi. La distribuzione dei gruppi analizzati per evoluzione del fatturato mostra una situazione particolarmente eterogenea: il 55% del campione ha infatti evidenziato cali, mentre il rimanente 45% un andamento positivo rispetto all’anno precedente.

·        Il Margine Operativo Lordo (MOL) è diminuito del 10,7%, caratterizzandosi, quindi, per una discesa più intensa di quella delle vendite. Su tale flessione peserebbe la crescita del costo del lavoro (+6,2%), la cui salita è stata favorita dall’aumento degli organici e dall’incremento delle retribuzioni destinate ai dipendenti. In tale contesto, va tuttavia sottolineato che, al netto di quanto sperimentato dal settore siderurgico (-67,9%), il MOL evidenzia addirittura un incremento (+2,5%), che suggerisce un generalizzato miglioramento della marginalità industriale tra gli altri comparti.

·        L’incidenza del MOL sul fatturato è di poco diminuita, pur mantenendosi su livelli piuttosto elevati: passa dal 14,8% del 2022 al 14,0% del 2023. Si tratta di un risultato particolarmente positivo, soprattutto se letto alla luce del contesto macroeconomico poco brillante nel 2023.

·        La struttura patrimoniale del campione si è ulteriormente rafforzata: i mezzi propri sono aumentati del 5,4%, mentre i debiti finanziari (-5,5%) e quelli verso in fornitori (-8,6%) hanno subito significative riduzioni. Sui primi ha pesato la salita del costo dei finanziamenti, che ha penalizzato la propensione degli operatori economici a richiedere finanziamenti. Sui secondi hanno soprattutto influito i minori acquisti effettuati, a seguito della debolezza dell’attività economica. A seguito di tali movimenti, nel 2023 la quota del patrimonio netto sul totale delle attività si è attestata al 54,7% (contro il 52,2% nel 2022). Il segmento più avanzato dell’industria bergamasca e bresciana si connota pertanto per un’elevata dotazione patrimoniale; un processo che nasce da lontano, frutto di gestioni particolarmente oculate negli anni passati, quando gli utili realizzati sono stati primariamente destinati alla capitalizzazione delle imprese.

·        Nel 2023 la gestione operativa ha generato un ammontare di liquidità ampiamente superiore rispetto a quanto realizzato l’anno precedente (+42,0%): una dinamica positiva, a maggior ragione se inserita nel complesso quadro ciclico vissuto dal sistema manifatturiero. Va poi sottolineato che tale liquidità ha interamente finanziato gli investimenti (la cui evoluzione è tuttavia in rallentamento sul 2022) e il rimborso dei finanziamenti in precedenza contratti.

L’analisi dei bilanci 2023 a consuntivo è stata poi arricchita da un’indagine somministrata agli stessi gruppi nel mese di ottobre 2024, con gli obiettivi di fornire una prima istantanea (sebbene parziale e non definitiva) in merito alle principali dinamiche di bilancio per l’anno 2024, nonché alle prospettive per il 2025, oltre ad alcune indicazioni sulle strategie di crescita e sviluppo perseguite dai gruppi industriali e a un approfondimento sullo lo stato di utilizzo (attuale e prospettico) dell’intelligenza artificiale, soprattutto nei processi relativi all’amministrazione, alla finanza e al controllo.

Con riferimento al primo punto, emerge dall’indagine una stima negativa sulle principali voci di bilancio relative al 2024: in base a questa valutazione il fatturato complessivo dovrebbe scendere, rispetto all’anno precedente, del 4% circa; il valore aggiunto dell’8% e il Margine Operativo Lordo dell’11%. Il rapporto MOL/Ricavi si attesterebbe così al 13,0%, in flessione rispetto al 2023 (14,0%) e al 2022 (14,8%).

Osservando la distribuzione geografica del fatturato 2024, le perdite più consistenti, e che interessano il maggior numero dei gruppi industriali analizzati, riguardano la Germania (i tre quarti dei gruppi ha riscontrato perdite, e un terzo oltre il 10%) e l’Europa nel suo complesso, l’Africa centromeridionale e la Cina. Viceversa, i mercati che hanno garantito maggiori soddisfazioni sono quelli di Nord Africa e Medio Oriente (MENA), Sud America, Stati Uniti, India e Oceania.

Si raccoglie poi un “sentiment” positivo per quanto riguarda il 2025, perché circa nel 70% dei casi vengono segnalati un fatturato ed una marginalità in crescita rispetto al 2024. Queste prospettive sono corroborate da una robusta dinamica degli investimenti, che dovrebbero crescere nell’80% dei casi, e da una strategia di crescita che insiste sulla differenziazione su nuovi mercati (58%), sulla apertura di nuovi business (42%) e sull’allargamento del perimetro di consolidamento (35%), oltre che sui driver della digitalizzazione, del riposizionamento lungo la catena del valore, della riorganizzazione infragruppo. Tra le aree geografiche individuate come target per lo sviluppo industriale vengono segnalate il Nord America, e specialmente gli Stati Uniti (37%), l’Europa (23%), e l’Asia, in particolare, India, Cina e Far East.

Decisivo, per perseguire tutti questi indirizzi strategici, l’importante apporto della liquidità aziendale (mezzi propri e gestione operativa) come strumento privilegiato per finanziare, nell’83% dei gruppi, la crescita attesa per i prossimi anni.

Infine, sul terzo aspetto, l’indagine ha evidenziato che, a oggi, il 76% delle realtà intervistate dichiara di utilizzare l’intelligenza artificiale con intensità diversificate. Entro tre anni l’utilizzo raggiungerà il 92%. Limitatamente ai processi di amministrazione, finanza e controllo, l’impiego attuale è molto limitato (4%) ma, in prospettiva, più della metà dei gruppi (56%) saranno coinvolti. L’uso maggiore è, ed è previsto, per i processi di controllo di gestione (controlli operativi, analisi di scenario, dei consumi), ma anche per la preparazione di reportistiche e l’annotazione nei registri contabili. Produttività, motivazione, efficacia ed efficienza, modifica dei ruoli e accuratezza e completezza delle informazioni sono tra i maggiori impatti osservabili. Vi sono poi attese di impatto sull’integrazione delle informazioni all’interno di ciascun gruppo e sulle performance economiche.

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Nella provincia di Brescia crolla il credito alle imprese -8,2% nel 2024 e l’export resta in sofferenza -4,9%

in Associazioni di categoria/Cna/Economia/Tendenze by

L’economia lombarda fatica a riprendere quota, anche nel 2025. La stagnazione si fa sempre più insistente in Lombardia, tanto che le prospettive di crescita si riducono sensibilmente con il PIL che il prossimo anno dovrebbe far registrare un timido +1%. Non vanno meglio anche i consumi, che si dovrebbero attestare sul +0,9%, mentre la previsione degli investimenti fa segnare addirittura un negativo -1,9%. Sono questi alcuni dei numeri forniti da CNA Lombardia nel Quinto Focus 2024 sull’andamento dell’economia regionale, realizzato dal Centro Studi Sintesi. A questo scenario si aggiunge la crisi economica tedesca che si riflette sulle previsioni di crescita degli stati federati tedeschi, nel 2024 sostanzialmente prossime allo zero, mentre le comunità autonome spagnole, invece, si contraddistinguono per aspettative di crescita superiore al 2%.

PIL, consumi e investimenti

Le proiezioni aggiornate per la Lombardia delineano nel 2024 un PIL (+0,8%) in continuità con l’anno precedente, tendenza che dovrebbe essere confermata anche nel 2025 con un +1%. Nel 2024 il PIL regionale si dovrebbe posizionare ad un livello superiore di 6,4 punti percentuali il dato pre-pandemico, a fronte del +3,9% della media nazionale. Le ultime stime confermano allo stesso modo anche la difficoltosa risalita dei consumi in Lombardia dopo lo choc pandemico: dopo la modesta crescita per il 2024 (+0,6%), le proiezioni per il 2025 rimangono sostanzialmente tali, in virtù di un tasso di crescita stimato al +0,9%. Sul fronte investimenti dopo un triennio particolarmente positivo, nel 2024 la crescita nella regione è destinata a rallentare sensibilmente, +2,7%. La frenata degli investimenti potrebbe proseguire anche nel 2025, arrivando a sconfinare addirittura in territorio negativo, -1,9%.

“Siamo preoccupati per lo stato di salute dell’economia tedesca, che nel nostro focus vede alcuni lander a noi molto vicini arrancare – afferma Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia –. Se guardiamo al dato tendenziale si conferma la crescita della Lombardia, ma su valori relativamente ridotti sia nel 2024 sia, in previsione, nel 2025. Se invece guardiamo al lasso di tempo che ci separa dal 2019 e dalla fase pre-pandemica, siamo quasi su valori doppi rispetto alla crescita nazionale. La dinamica degli investimenti però è in forte e progressivo calo. Fino a previsioni negative per il 2025. E’ sempre lo sguardo di lungo periodo, dal 2019 ad oggi, che assicura un dato molto positivo. Ma siamo preoccupati per il futuro.”

“A colpire positivamente nel contesto internazionale è il dato delle Comunità Autonome spagnole, su cui dobbiamo riflettere – spiega Stefano Binda, Segretario di CNA Lombardia -. Come CNA Lombardia riteniamo sempre utile un confronto con le altre Regioni che muovono l’Europa. Preoccupa però la fragilità dei consumi privati, che subirà anche gli equilibri della finanza pubblica con il ritorno al Patto di stabilità europeo e una compressione della spesa corrente negli a livello locale, regionale, nazionale.”

Prestiti alle imprese e inflazione

In dodici mesi, confrontando giugno 2023-giugno 2024il valore dei prestiti alle imprese lombarde è diminuito del 2,1%, con una perdita di 13 miliardi di euro: la contrazione riguarda soprattutto le imprese di piccola dimensione (-9,5%). le erogazioni risultano in calo per industria e costruzioni, mentre si riscontra una variazione positiva per i servizi (+1,5%). Relativamente ai tassi di interesse, invece, ad agosto 2024 il tasso medio applicato ai nuovi prestiti fino ad 1 milione di euro si è stabilizzato al 5,49% (-0,13 punti in un anno); mentre con riguardo ai prestiti di importo superiore a 1 milione di euro, il tasso medio si attesta al 4,91% (+0,41 punti in dodici mesi). Sul territorio la quasi totalità delle province lombarde stanno risentendo della situazione nel periodo giugno 2023-giugno 2024: Varese (-10,1%), Sondrio (-9,8%), Brescia (-8,2%), Como (-8,2%), Pavia (-6,7%), Lecco (-5,1%), Bergamo (-4,4%), Cremona (-4,4%), Mantova (-4,4%), Monza e Brianza (-4,1%). Le uniche in controtendenza sono Milano (+1,2%) e Lodi (+12,1%).

Lato inflazione, la diminuzione dei prezzi dei beni energetici ha influito in maniera significativa sulla sua stabilizzazione in Lombardia. Più precisamente, nel periodo gennaio-settembre 2024, rispetto allo stesso periodo del 2023, la dinamica inflattiva ha fatto registrare un +0,8% (era il +7,1% nel 2023). La dinamica dei prezzi è attualmente guidata da servizi ricettivi e ristorazione (+3,8%), a fronte di un calo significativo della categoria abitazione, acqua, energia (-6,0%).

“Restiamo profondamente preoccupati per il calo dei prestiti alle micro e piccole imprese, che continua – sottolinea Bozzini -. L’inflazione è invece ormai stabilizzata e ricondotta a livelli fisiologici.”

Export e occupazione

Nella prima metà del 2024 si osserva una modesta flessione del valore delle esportazioni in Lombardia, -1,6% rispetto allo stesso periodo del 2023. il ridimensionamento dell’export regionale coinvolge quasi tutti i comparti, soprattutto sistema moda (-8,8%)metallurgia (-7,3%) e sistema casa (-4,3%). Fanno eccezione agroalimentare (+5,3%) e meccanica (+2,5%). Sul fronte territoriale, invece, alcune province registrano un evidente calo come Brescia (-4,9%), Cremona (-4,5%), Lecco (-3,9%), Bergamo (-3,7%), Mantova (-2,6%), Milano (-2,4%), Varese (-2,3%), Como (-2,1%). Positive invece Lodi (+15,9%), Monza e Brianza (+5%), Pavia (+1,5%) e Sondrio (+1%).

Nel secondo trimestre 2024, dopo la flessione di marzo, si profila un lieve recupero del livello occupazionale in Lombardia. Nello specifico, nei primi sei mesi dell’anno si osserva un +1,2% rispetto al medesimo periodo del 2023. Tale tendenza è attribuibile ai positivi tassi di crescita riscontrati nell’agricoltura (+1,6%) e negli altri servizi (+3,6%), sufficienti a compensare il calo occupazionale nelle costruzioni (-1,9%) e nell’industria (-1,7%).

Stanno avendo difficoltà le esportazioni di alcuni settori come moda, casa, metallurgia e metalli – spiega il Presidente di CNA Lombardia -. Sono dati che hanno anche una matrice nella complicata situazione internazionale.”

“Se guardiamo ai dati dell’export, molti settori che hanno difficoltà oggi sono tuttavia molto cresciuti rispetto al 2019 – dice Binda -. Ad essersi contratto anche rispetto al quinquennio è proprio l’Automotive. Segno di una più generale crisi del sistema.”

Imprese totali e imprese artigiane

Dal punto di vista del numero delle imprese totali attive in Lombardia, ancora un trimestre positivo: a settembre 2024 le aziende attive in Lombardia sono 820milaquasi 1700 imprese in più rispetto a giugno 2024. Nel confronto con dicembre 2019 si consolida il saldo positivo (+0,7%), valutabile in circa 5.800 aziende in più. Diversamente, alcuni settori come commercio (-7,2%)industria (-8,8%) e agricoltura (-6,9%) manifestano un saldo negativo in termini di numerosità delle imprese. Lato territori, nel periodo settembre 2019-settembre 2024, si registra una flessione nelle province di Mantova (-7,9%), Sondrio (-4,5%), Cremona (-4,3%), Lodi (-3,7%), Pavia (-3,6%), Lecco (-1,4%), Bergamo (-1,4%), Brescia (-0,4%). Segno più per Milano (+4,3%), Varese (+1%), Monza e Brianza (+0,7%) e Como (+0,3%).

L’artigianato, invece, a settembre 2024 in Lombardia si attesta poco sopra quota 232mila aziende attive: tuttavia, rispetto a dicembre 2019 il numero di imprese artigiane risulta inferiore di oltre 9.200 unità (-3,8%). In particolare, si nota la flessione di produzione (-11,9%) e trasporti logistica (-8,6%) mentre le attività legate a settori tradizionalmente non artigiani manifestano un trend positivo (+1,6%). Impietosi i numeri provinciali nel periodo settembre 2019-settembre 2024. Male quasi tutte le province a partire da Mantova (-11,7%), Cremona (-6,7%), Pavia (-6,5%), Brescia (-5,7%), Lodi (-5,3%) Sondrio (-5,2%), Bergamo (-4,3%), Lecco (-3,7%), Como (-3,5%), Monza e Brianza (-3,1%), Milano (-2,3%). Solo Varese positiva (+2,3%).

“Anche nell’artigianato calano produzione e trasporti-logistica, mentre sono in area positiva i settori non tradizionalmente artigiani – dichiara Bozzini -. Questo aspetto si rivela attuale anche rispetto ai trend più generali sull’occupazione: calano industria e costruzione, in crescita i servizi.”

“Nel leggere i dati relativi al numero delle imprese in Lombardia, si osserva un saldo positivo rispetto al 2019, con quasi 6 mila imprese in più su 820 mila – afferma il Segretario Regionale –. Ma bisogna andare oltre perché è in atto una ricomposizione della base merceologica dell’economia lombarda: calano le imprese di industria e commercio, aumentano servizi e comunicazione. Siamo interessati a capire come tutelare la vocazione produttiva del territorio.”

Movimento turistico

Nel primo semestre del 2024 il numero complessivo di presenze turistiche in Lombardia ammonta a 23,8 milioni, in crescita del 12% rispetto allo stesso periodo del 2023: tale incremento è dovuto soprattutto ai flussi dall’estero (+16%). il movimento turistico regionale nei primi sei mesi del 2024 manifesta un’evoluzione ampiamente superiore ai dati del 2019 (+21%), con le presenze straniere che risultano in forte crescita negli ultimi cinque anni (+31%) e attualmente rappresentano il 65% del turismo lombardo.

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