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Confartigianato - page 11

Sondaggio Confartigianato: Pmi fiduciose nonostante un anno difficile

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Eugenio Massetti, Confartigianato Brescia

Le Pmi bresciane guardano al 2020 con un certo ottimismo e si attendono un anno migliore rispetto al 2019. È quanto racconta la rilevazione di Confartigianato Lombardia, che tra il 13 e il 16 gennaio ha coinvolto oltre 1600 imprese associate, 300 delle quali bresciane, interrogandole rispetto alla dinamica passata (2019) e futura (2020) di fatturato, ordini, occupazione, investimenti ed esportazioni per le sole imprese manifatturiere che vendono sui mercati esteri.

“Nonostante l’anno scorso si sia chiuso tra luci e ombre, le imprese artigiane, a inizio anno, guardano al 2020 con fiducia. È questa, in estrema sintesi, la visione che esce dall’ultimo sondaggio del nostro Osservatorio – racconta il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti – Una visione che lascia ben sperare per il futuro della nostra Provincia e della nostra Regione, se consideriamo che la Lombardia resta salda nella sua posizione di locomotiva d’Italia: prima regione per valore dell’export manifatturiero – che ammonta a 124 miliardi nell’ultimo anno, pari al 27,3% del made in Italy – la Lombardia totalizza il 22,2% del PIL nazionale e ospita quasi un milione di imprese. Il sondaggio racconta un 2019 differenziato per comparti, con il Manifatturiero in evidente sofferenza e maggiore stabilità per le imprese dei Servizi e delle Costruzioni. La maggior parte delle nostre imprese si aspetta un 2020 in generale migliore del 2019, soprattutto per quanto riguarda il fatturato. C’è meno ottimismo sul fronte investimenti, anche se voglio sottolineare il segnale piuttosto netto che arriva dalle imprese di costruzione e installazione di impianti, le cui aspettative positive risultano essere influenzate dalle politiche pubbliche sull’ambiente: in altre parole, la transizione in atto verso un’economia più green si sta delineando come una leva forte per dare una spinta alla crescita delle imprese” conclude Massetti.

In base alla rilevazione fatta dall’Osservatorio di Confartigianato Lombardia, per tutti i settori si registra una prevalenza di imprese che prevedono per il 2020 una dinamica di crescita del fatturato, tendenza determinata dai Servizi e dalle Costruzioni, mentre nel Manifatturiero il saldo è positivo ma inferiore al punto percentuale. Le incertezze sui mercati internazionali, la debole domanda interna e la riduzione dei prestiti convergono nel determinare un saldo negativo per gli investimenti (con più imprese che si attendono una diminuzione per il 2020 rispetto a chi si attende una crescita), più marcato per Costruzioni e Manifatturiero, settori a maggiore presenza di imprese artigiane, mentre emerge un segnale di tenuta nei Servizi. Le previsioni sugli investimenti per quest’anno peggiorano il risultato del 2019.

Le imprese intervistate indicano che le aspettative sono influenzate, con un saldo negativo, dalle condizioni della politica fiscale italiana, dall’attuale situazione politica nazionale e dalle politiche tariffarie e sui dazi. Temperano l’influenza negativa della politica fiscale, con un marcato saldo positivo, le politiche pubbliche sull’ambiente, fenomeno decisamente più marcato per le imprese dell’edilizia e dell’installazione di impianti; saldo positivo anche sulle aspettative delle Pmi per la dinamica dei prestiti e le tendenze del commercio internazionale che, pur non favorevoli, sono attesi in miglioramento.

Le imprese manifatturiere che si spingono oltre confine nazionale sono più influenzate negativamente dagli sviluppi futuri di politiche tariffarie e dall’evoluzione del mercato tedesco. Il settore che soffre di più è quello Manifatturiero, con 3 indicatori su 4 con saldo negativo; la maggiore criticità si registra per gli ordini. Le imprese manifatturiere esportatrici, pur presentando performance migliori per investimenti, occupazione e fatturato, segnalano un saldo negativo per le vendite sui mercati esteri, in coerenza con il rallentamento del commercio estero.

 

 

Edilizia, nuovo contratto per il settore: 20 euro in più per i lavoratori di secondo livello

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Eugenio Massetti, Confartigianato Brescia

Tassello importante per l’edilizia: raggiunto infatti il rinnovo del contratto dell’artigianato che a Brescia coinvolge 1.467 imprese artigiane dell’edilizia con dipendenti (il 21,5% su un totale di oltre 6 mila imprese artigiane dell’edilizia) e 3.332 addetti imprese artigiane dell’edilizia (il 27,4% degli oltre 12 mila occupati del settore) dipendenti. Un’intesa dopo due anni di trattativa che porta ad un aumento in busta paga e più welfare che in Italia coinvolge 400mila addetti del settore. Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia su questa tappa importante per un settore, che sta soffrendo ancora parecchio i morsi della crisi: «Ci sono voluti due anni di trattativa ma si è svolto un buon lavoro visto che il contratto era scaduto nel 2016».

Il contratto è stato firmato tra le associazioni artigiane Anaepa Confartigianato Edilizia, Cna Costruzioni, Casartigiani, Claai e le organizzazioni sindacali di categoria Feneal-Uil, Filca-Cisl e FilleaCgiL contempla tra l’altro, appunto il riallineamento dei livelli retributivi del comparto artigiano a quelli stabiliti dagli altri contratti del settore. Con l’accordo, inoltre, giunge a termine il percorso di rinnovo iniziato con la sottoscrizione del protocollo sul Welfare contrattuale e la decorrenza di due tranche salariali che saranno erogate nel marzo 2021 e nel gennaio 2022.

Massetti torna a precisare: «Per le paghe, i dipendenti di secondo livello avranno 20 euro mensili in più (dal 2021 e ulteriori 20 dal 2022) e parliamo di circa il 30% dei lavoratori delle nostre aziende». Gli aumenti salariali si aggiungono alle intese raggiunte nel maggio del 2019 su bilateralità, Fondo Sanitario, Fondo Pensione e Fondo Giovani. Ottenuto anche il potenziamento del Fondo nazionale per il ricambio generazionale che prevede il pensionamento anticipato degli operai con determinati requisiti contributivi. Le parti hanno inoltre deciso l’istituzione di un Fondo per incentivare l’occupazione giovanile, anche al fine di qualificare sempre di più il settore. Altra novità importante riguarda la costituzione del Fondo Nazionale paritetico per l’assistenza sanitaria integrativa a favore di tutte le maestranze e degli impiegati che valorizza ancora di più la funzione del sistema bilaterale tradizionale in materia di welfare. «L’artigianato rappresenta un comparto fondamentale, le cui specificità devono essere affrontate con misure che ne rilancino il valore aggiunto, la formazione, la professionalità dei lavoratori e l’innovazione dei processi nei settori della rigenerazione, riqualificazione e adeguamento sismico. Una completa ripartenza dell’edilizia non può prescindere da un comparto artigiano forte ed attrezzato per le nuove sfide che abbiamo davanti» conclude il presidente Massetti.

 

Confartigianato, rinnovo della Consulta di Chiari: Ermanno Pederzoli presidente

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A seguito della riunione degli artigiani associati di Chiari è stata rinnovata nei giorni scorsi la locale Consulta di Confartigianato. Con voto unanime e per acclamazione la nuova consulta è formata dai componenti effettivi: Ermanno Pederzoli, Felice Manzoni, Cristiano Ramera, Ettore Lorini e Claudio Festa. Sempre all’unanimità i presenti hanno accolto la proposta di nominare Ermanno Pederzoli presidente. Pederzoli, già imprenditore nel campo della lavorazione del ferro è anche docente del Cfp Zanardelli di Chiari e ha ringraziato per la fiducia e spronato l’organo a rinnovato impegno. In particolare, il locale mandamento di Confartigianato sarà proprio impegnato nella realizzazione dell’evento ufficiale per i 70 dell’organizzazione il prossimo 22 febbraio a Chiari durante il quale verranno presentati i dati relativi allo stato dell’economia locale e premiati artigiani e imprese.

Confartigianato, delegazione bresciana in visita a Bruxelles

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Si è concluso ieri il percorso di formazione politica di Confartigianato rivolto ai giovani imprenditori e alle donne d’impresa, per approfondire i temi della partecipazione associativa e di funzionamento della realtà politica del sistema di rappresentanza. Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale era rappresentanta da una delegazione del Gruppo Giovani guidata dal presidente del Davide Peli con Paolo Bonardi, Ilaria Massetti, Michele Torri e Mario Andreassi insieme ad altri 30 imprenditrici ed imprenditori provenienti da tutte le regioni del nord ovest. Dopo il ciclo di lezioni tenutesi lo scorso anno a Roma, chiusura del corso ora a Bruxelles in una tre giorni in visita alle istituzioni UE. L’ultimo modulo del percorso era infatti focalizzato sulle istituzioni e le principali iniziative di carattere europeo: dai processi decisionali dell’Unione Europea, allo SME United, l’organo di rappresentanza delle piccole e medie imprese europee, passando per il funzionamento della Commissione Europea e dei principali programmi dell’UE: Horizon Europe, COSME e Erasmus+. In particolare, i rappresentanti dei giovani imprenditori hanno incontrato, presso la sede del Parlamento europeo, numerosi Parlamentari italiani. “Una full immersion pensata in modo da fornire una panoramica completa delle Istituzioni europee e del loro funzionamento particolarmente interessante, in particolare – sottolinea il presidente del Gruppo Giovani di Confartigianato Davide Peli – per quanto riguarda i principali dossier all’esame del Parlamento europeo di maggiore interesse per le micro e piccole imprese e l’importanza per il nostro settore produttivo dell’adozione di regole europee sulla tracciabilità e sul Made In e il nuovo piano European Green Deal”.

Massetti (Confartigianato) lancia l’allarme: 2019 nero per le imprese bresciane

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Eugenio Massetti, Confartigianato Brescia

Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia, con un’analisi, ha preso in considerazione il trend della congiuntura in provincia di Brescia mediante l’analisi di 6 indicatori relativi a 3 variabili chiave – imprenditorialità, export e credito – di cui si dispone di dati aggiornati al 2019. Gli indicatori esaminati sono quelli relativi a imprese totali, imprese artigiane, export totale prodotti manifatturieri e manufatti realizzati nei settori ad alta concentrazione di MPI, finanziamenti concessi al totale imprese e a quelle con meno di 20 addetti.

Qual è il trend rilevato ad inizio 2020? Il quadro sintetico – presentato in una conferenza stampa che si è tenuta questa mattina nella sede di Confartigianato Brescia e Lombardia Orientale – evidenzia per la provincia di Brescia una situazione allarmante con 6 indicatori su 6 in calo. L’intero tessuto produttivo vede il numero di imprese registrate diminuire per lo più nel settore manifatturiero e delle costruzioni. In particolare è il primo dei due a soffrire di più, registrando la flessione più elevata rispetto agli altri tre macro-settori esaminati. L’artigianato risulta anch’esso in flessione e anche in tal caso a perdere di più, registrando il calo più ampio del numero di imprese, è il manifatturiero. Si rileva un cambio di segno, da positivo a negativo, per la dinamica delle vendite sui mercati esteri di tutti i prodotti manifatturieri made in Brescia; la medesima evidenza la si coglie per l’export dei nove manufatti – alimentari, abbigliamento, tessile, articoli in pelle, metalli, legno, mobili, prodotti per la stampa e altri prodotti manifatturieri (comprendono in particolare Gioielleria ed Occhialeria) – realizzati nei settori a maggior concentrazione di MPI. Negativo anche l’andamento dei finanziamenti concessi alle imprese, sia per il totale imprese che per quelle di piccola dimensione (<20 addetti).
Come si presenta il trend rispetto ad un anno prima? Per il territorio di Brescia si osservano in prevalenza indicatori in peggioramento. Infatti dei 6 esaminati 5 – indipendente dal loro segno –sono in peggioramento rispetto al valore di 12 mesi prima e solo uno mostra un lieve miglioramento.

Nel dettaglio esaminando gli ultimi dati disponibili relativi al 2019 osserviamo che in provincia di Brescia il tessuto imprenditoriale del territorio mostra per il totale imprese una dinamica negativa (-0,9%), contando 1.044 imprese in meno, peggiore di quella rilevata nello stesso periodo dello scorso anno (-0,9%<-0,5% var.% III trim. 2018 su III trim. 2017); per l’artigianato la dinamica resta negativa (-1,1%), perde difatti 391 imprese, ma risulta in leggero miglioramento (-1,1%>-1,6% var.% III trim. 2018 su III trim. 2017) rispetto a quella di un anno fa.

Il calo dell’artigianato è fortemente correlato alla flessione del numero di imprese registrate nei due settori chiave: il settore Manifatturiero, che conta nell’ultimo anno 203 imprese in meno, pari ad un calo del -2,2% e il settore delle Costruzioni, che conta 204 imprese in meno, pari ad un calo del -1,6%.

L’analisi a livello di divisione Ateco 2007 evidenzia che i comparti rilevanti dell’artigianato – che rappresentano più dello 0,3% dello stock totale di imprese artigiane del territorio – che al III trimestre 2019 mostrano variazioni % positive sono 8 settori driver in cui operano complessivamente oltre 6 mila imprese, pari al 20,1% dell’artigianato della provincia, che registrano complessivamente una dinamica positiva del +2,4%. Questi 8 settori driver sono: Attività dei servizi d’informazione e altri servizi informatici (0,5% dello stock totale di imprese artigiane del territorio), Attività creative, artistiche e di intrattenimento (0,4%), Produzione di software, consulenza informatica e attività connesse (0,5%), Riparazione, manutenzione ed installazione di macchine ed apparecchiature (2,4%), Altre attività professionali, scientifiche e tecniche (1,5%), Attività di servizi per edifici e paesaggio (3,1%), Fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (0,6%), Altre attività di servizi per la persona (10,5%) e Attività di supporto per le funzioni d’ufficio e altri servizi di supporto alle imprese (0,7%).

Tra questi settori rilevanti, all’opposto, tra i settori non driver a registrare perdite percentuali più ampie nell’ultimo anno sono: Fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica; apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e di orologi (-6,7%), Fabbricazione di mobili (-5,5%), Industria del legno e dei prodotti in legno e sughero (esclusi i mobili); Fabbricazione di articoli in paglia e materiali da intreccio (-4,9%), Confezione di articoli di abbigliamento; confezione di articoli in pelle e pelliccia (-4,4%) e Costruzione di edifici (-4,3%).

Nei primi 9 mesi del 2019 anche la performance delle vendite sui mercati esteri dei prodotti manifatturieri realizzati dalle imprese bresciane è preceduta da segno negativo (-3,1%) e risulta peggiore di quella di 12 mesi fa (-3,1%<+8,4% var.% periodo cumulato I-III tr. 2018 su I-III tr. 2017); l’ammontare dei ricavi delle vendite realizzate nei mercati oltre i confini nazionali cala nell’ultimo anno complessivamente di 385 milioni di euro. Esaminando il trend delle vendite sui mercati UE28 ed Extra UE28, si osserva che rispetto all’andamento della domanda estera registrato da gennaio a settembre 2018, nei primi 9 mesi dell’anno in corso, le vendite scendono a ritmi più accentuati sui vicini mercati europei (-3,8%), in particolare verso i seguenti principali mercati di riferimento: Polonia (-10,8%), Paesi Bassi (-7,6%), Francia (-3,7%) e Germania (-3,5%).

La dinamica dell’export di manufatti made in Brescia realizzati nei 9 settori che mostrarono una più elevata concentrazione di addetti in MPI è anch’essa negativa (-2,9%) e in peggioramento (-2,9% crescita < al +5,3% var. % periodo cumulato I-III tr. 2018 su I-III tr. 2017), in tal caso il valore delle vendite nell’ultimo anno diminuisce di 84 milioni di euro.
Resta al “palo” il credito. I finanziamenti concessi a tutte le imprese del territorio sono inferiori di 2.719 milioni di euro, pari ad un calo percentuale del -10,6%; per le piccole imprese i finanziamenti concessi risultano inferiori di 313 milioni di euro, pari ad una variazione percentuale del -7,4%. In entrambi i casi la dinamica negativa rilevata ad ottobre risulta più accentuata rispetto a quella dello stesso periodo di un anno prima.
Conclusioni. Esaminando complessivamente la dinamica e il trend rispetto all’anno precedente dei 6 indicatori scelti otteniamo risultati a dir poco preoccupanti per il 2019, con sei indicato negativi di cui 5 in peggioramento, o in lieve peggioramento, rispetto al 2018.

Le dinamiche imprenditoriali, sia per il totale che per l’artigianato, risultano negative e il settore in maggior difficoltà è il manifatturiero.

L’andamento dell’export, che negli ultimi anni ha rappresentato per l’economia del territorio una leva di crescita rilevante, nei nove mesi del 2019 cambia traiettoria, divenendo negativo e registrando un brusco peggioramento rispetto all’anno precedente. Questa evidenza la si coglie sia per l’export manifatturiero complessivo che per le vendite estere di manufatti realizzati nei settori a maggior concentrazione di MPI. Sul fronte del credito sia per il totale imprese che per quelle più piccole i finanziamenti concessi restano in flessione con dinamiche negative più accentuate di quelle rilevate l’anno precedente.

FONTE: BRESCIA NEWS

Ecobonus, sconto in fattura cancellato: soddisfazione di Massetti (Confartigianato)

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Eugenio Massetti, Confartigianato Brescia

Ieri sera (martedì, ndr) la Commissione Bilancio del Senato ha abrogato i commi dell’articolo 10 del Decreto Crescita che prevedono lo sconto immediato in fattura per gli interventi relativi a ecobonus e sismabonus. «Una grande vittoria per la battaglia che Confartigianato conduce da mesi chiedendo l’eliminazione di una misura che avrebbe provocato gravi effetti distorsivi della concorrenza e penalizzanti soprattutto le piccole imprese del “sistema casa”. La norma penalizzava, escludendo dal mercato tutte le Pmi del “sistema casa” che solo per scarsa liquidità finanziaria e insufficiente capienza fiscale per compensare il credito d’imposta, non erano in grado di praticare lo sconto. Gli artigiani e le pmi in genere non possono e non devono essere considerate un bancomat» ha commentato il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti. La cancellazione viene disposta da un emendamento alla manovra di Forza Italia, prima firmataria la Sen. Roberta Toffanin, riformulato e approvato dalla commissione Bilancio del Senato.

La modifica ha effetto sui saldi della manovra: il Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili del Mef viene definanziato per 1,5 milioni di euro per il 2022, di 2,6 milioni di euro per il 2025 e 700mila euro per il 2026, mentre viene incrementato di 2,2 milioni di euro per il 2020, di 700mila euro per il 2021 e di 1,9 milioni di euro per il 2027. L’emendamento abroga anche il comma 3-bis dell’articolo 10 del decreto Crescita, che disponeva per gli interventi relativi alla realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego di fonti rinnovabili di energia la possibilità, per i soggetti beneficiari della detrazione di optare per la cessione del corrispondente credito in favore dei fornitori dei beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi.

«Nei mesi scorsi, contro lo sconto in fattura e dalla parte di Confartigianato si è pronunciata, con due interventi, l’Autorità Antitrust, e pochi giorni fa la Commissione Industria del Senato ha approvato una risoluzione che impegna il Governo a individuare adeguati meccanismi di protezione per le piccole e medie imprese. Con l’applicazione dello sconto in fattura in 5 anni le piccole imprese del ‘sistema casa’ (costruzioni, installazione impianti, serramenti) avrebbero rischiato davvero grosso, con riduzioni dal 37% al 58% del fatturato sul segmento interessato dalle detrazioni fiscali per riqualificazione energetica. Un bel risultato di squadra contro un provvedimento ingiusto» conclude Massetti.

 

Caso Ilva, Massetti (Confartigianato): pesanti ripercussioni anche su Brescia

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Eugenio Massetti, Confartigianato Brescia

La crisi dell’ex Ilva che non trova fine ha gravi ripercussioni sulle piccole imprese, e su una ampia filiera di piccole imprese acquirenti, anche nostrane. È quanto emerge dall’analisi realizzata dall’Osservatorio di Confartigianato. «La crisi dell’ex Ilva ha gravi ripercussioni sulle piccole imprese che operano non solo nell’indotto dell’acciaieria di Taranto e la prospettiva di una riduzione della produzione che coinvolge, sul lato della domanda, una ampia filiera di piccole imprese acquirenti per quanto concerne un aumento dei prezzi di acquisto delle materie prime che risulterebbe poco sostenibile dalle imprese nel settore dei macchinari. Incremento dei costi che aggraverebbe le condizioni del ciclo negativo in cui stanno operando le imprese dei prodotti in metallo e dei macchinari: è qui che si registra un ristagno della domanda estera (-0,1% nei primi otto mese del 2019) e un forte calo della produzione (nei primi nove mesi del 2019, -3,7% nei prodotti in metallo e -2,3% nei macchinari, cali più accentuati del -1,4% della media del manifatturiero» così il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti che prosegue «l’intervento pubblico non è mai stato una soluzione, né come imprenditoria di Stato, né per la crescita dell’economia. Servono idee e strategie nuove, ma soprattutto una risposta celere da parte della politica. Non possiamo permetterci un salto nel buio».

Il valore dell’export. A settembre 2019, l’export annualizzato della siderurgia primaria, che utilizza minerali di ferro come materia prima ottenendo prodotti della siderurgia, tubi, condotti, profilati cavi e relativi accessori in acciaio non colato e prodotti della prima trasformazione dell’acciaio, vale 18.777 milioni di euro, di cui solo l’1,9% dalla provincia di Taranto: la domanda dei prodotti dell’ex Ilva è prevalentemente nazionale. L’analisi delle matrici input-output fornite dall’Istat consente di esaminare l’utilizzo dei prodotti della metallurgia vengono, per il 33%, utilizzati nello stesso settore, il 19,5% viene utilizzato dalle imprese dei Prodotti in metallo e il 10,8% da quelle dei Macchinari ed apparecchiature. In questi tre settori, – prosegue l’analisi di Confartigianato – operano complessivamente 96.335 unità locali con meno di 50 addetti, che contano 615.991 addetti, pari ad oltre la metà (56,1%) degli addetti delle unità locali dei tre settori. Nelle 52 mila imprese artigiane operano 239 mila addetti. Il peso delle micro e piccole imprese (Mpi) della filiera dei metalli è pari al 3,6% del totale degli addetti dell’economia non agricola. In chiave territoriale si osservano i valori più alti in Emilia-Romagna (5,7%), Veneto (5,3%), Lombardia (5,2%), Piemonte (4,7%), Friuli-Venezia Giulia (4,3%) e Marche (4,2%). Tra le province più esposte, che mostrano una quota più che doppia rispetto alla media, dopo Lecco (11,8%), si trova Brescia (9,8%), seguita da Vicenza (8,4%), Novara e Reggio Emilia (entrambe con il 7,9%). Delle oltre 96mila piccole imprese di metallurgia, fabbricazione di prodotti di metallo, macchinari ed apparecchiature, sono 5.462 quelle a Brescia, con meno di 50 addetti, con 43.326 addetti. Una riduzione dell’offerta – si legge ancora – si scaricherebbe su un maggiore domanda di importazioni che porterebbe in negativo il saldo commerciale: a settembre 2019 l’import degli ultimi dodici mesi ammonta a 18.819 milioni di euro, con un saldo export-import in sostanziale equilibrio (-41 milioni). In presenza di una riduzione di offerta i prezzi di acquisto potrebbero subire tensioni, a fronte dell’attuale stazionarietà: nei primi nove mesi del 2019 i prezzi all’importazione per Metallurgia e Metalli ristagnano (-0,7%), dopo un aumento dell’1,2% nel 2018 e del 7,4% nel 2017.

Le ultime previsioni di ottobre del Fondo Monetario Internazionale indicano per il 2019 un aumento del 33,9% delle quotazioni internazionali dei minerali di ferro importati dalla Cina, seguito con un ritracciamento nel 2020 (-18,6%) conseguente al rallentamento della domanda globale. Un aumento dei prezzi di acquisto delle materie prime risulterebbe poco sostenibile dalle imprese nel settore dei macchinari, nel quale i prezzi alla produzione sono in salita dell’1,3%, a fronte della deflazione (-0,1%) nel manifatturiero. «L’ex Ilva non risparmia nulla e nessuno: dall’approvigionamento della materia prima, aumento dei tempi di consegna, difficoltà logistiche e, in sostanza, maggiori costi che manderebbero in crisi l’equilibrio economico di settori determinanti. Se l’acciaio non si acquista in Italia si compra all’estero e in un momento di stagnazione economica, questo dato è assai preoccupante. L’incapacità della politica e l’inadeguatezza delle Istituzioni di fronte alla complessità degli eventi che stanno travolgendo la nostra fragile economia è evidente ma va risolta: la fabbrica di Taranto e l’acciaio italiano per la nostra economia è troppo importante» conclude il presidente Massetti.

Confartigianato, studenti a lezione per diventare imprenditori

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Eugenio Massetti, Confartigianato Brescia

Studenti a lezione per diventare imprenditori. “Contamination Lab”, il percorso di educazione all’imprenditorialità realizzato dall’Università degli Studi di Brescia, in collaborazione con Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale presenta ai giovani che vogliono trasformare idee di business in realtà imprenditoriali l’incontro “Storytelling: giovani imprenditori e imprenditori giovani” che si terrà giovedì 28 novembre, a partire dalle ore 18.00, presso la sede di Confartigianato di via Orzinuovi 28 a Brescia. Il progetto verrà presentato alla comunità e gli studenti che potranno così incontrare direttamente le imprese per capire come rendere concreti i propri sogni. Con l’obiettivo di “contaminare” il mondo universitario con quello del lavoro e produrre innovazione, si susseguiranno una serie di testimonianze di giovani imprenditori che racconteranno la loro visione imprenditoriale, le sfide affrontate, il coraggio, i successi e gli insuccessi. Dopo i saluti del presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti, gli interventi di Davide Peli (Techné Metrologia srl), Luca Biancardi (Squeeze Brains srl), Michele Torri (Torri Solare srl) e Cristian Fracassi (Isinnova srl). Coordina i lavori Giovanna Sansoni, Clab Chief del Contamination Lab Unibs. L’evento, aperto al territorio e alle imprese, terminerà con un aperitivo di networking per favorire il confronto fra studenti, docenti e imprenditori. Per informazioni contattare Confartigianato Brescia allo 030/3745.336 oppure scrivere una mail a area.categorie@confartigianato.bs.it

 

Massetti (Confartigianato) critica la legge di bilancio: timida e poco espansiva

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Eugenio Massetti, Confartigianato Brescia

«Timida contro la grande evasione, ‘svuotata’ di 3,5 miliardi in tre anni destinati a ridurre la pressione fiscale sulle piccole imprese: la manovra economica del Governo, condizionata dalla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, è poco espansiva e necessita di essere corretta». Questo il giudizio espresso dal presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti sul disegno di legge di Bilancio per il 2020 ora in Commissione e che si appresta ad approdare in Parlamento per vagliare i numerosi emendamenti di modifica proposti. Sul fronte fiscale, Confartigianato boccia l’abrogazione delle disposizioni che prevedono la tassazione ad imposta sostitutiva del 20% per soggetti con ricavi o compensi compresi tra 65.000 e 100.000 euro che avrebbe dovuto entrare in vigore dal 1° gennaio 2020. «La stretta fiscale su auto aziendali, plastic tax e sugar tax sono purtroppo la conferma di negativa di un mancato confronto e di una mancata valutazione d’impatto. Sono dunque scelte che ci auguriamo vengano riconsiderate. Sempre in materia fiscale, manca una necessaria semplificazione degli adempimenti, tanto più necessaria in considerazione degli obblighi di fatturazione elettronica e della trasmissione telematica dei corrispettivi e, più in generale, del crescente utilizzo delle tecnologie digitali e del processo di comunicazione telematica dei dati nei confronti del fisco che complicano ulteriormente la vita delle imprese» continua Massetti, più positivo in tema di incentivi «apprezziamo la proroga per il 2020 delle agevolazioni fiscali per il ‘sistema casa’. Ma riteniamo indispensabile renderli strutturali e stabili almeno per tre anni, per consentire a imprese e cittadini la corretta pianificazione degli investimenti. Riteniamo necessario prevedere un sostegno dedicato alla formazione nel settore delle tecnologie abilitanti del Piano Nazionale Impresa 4.0 per gli imprenditori secondo il modello della deducibilità delle spese di formazione e formazione permanente. Positivo anche la proroga dell’iper ammortamento per i beni materiali tecnologici e del super ammortamento. Ma anche a questo proposito, c’è la necessità di garantire un respiro pluriennale alle disposizioni, funzionale ad una consapevole programmazione degli investimenti da parte di micro e piccole imprese. Sarà difficile allontanarsi dalla crescita ‘zerovirgola’ puntando soltanto sulla lotta all’evasione, grande e condivisibile battaglia che appare però molto circoscritta e mirata a senso unico nei confronti, ancora una volta, delle piccole imprese» conclude Massetti.

 

Turismo e imprese, studio Confartigianato: il Garda è primo

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Nei giorni delle grandi partenze per le vacanze estive, l’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia fa il punto sul turismo nella nostra Regione: «La Lombardia è una delle principali mete turistiche in Italia e il turismo rappresenta un’importante opportunità per oltre 32mila imprese artigiane lombarde a vocazione turistica – commenta il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti – si tratta di un mercato in continua crescita, a cui le imprese guardano con interesse e a cui possono offrire prodotti e servizi di qualità, ad alto grado di personalizzazione e spesso caratteristici di quel Made in Italy particolarmente apprezzato dai turisti: prodotti e servizi a valore artigiano, in grado di contribuire a rendere pienamente soddisfacente e memorabile una visita nella nostra Regione».

Le imprese artigiane che operano in attività economiche a vocazione turistica alla fine del I trimestre 2019 sono in Lombardia 32.388, pari al 13,3% dell’artigianato lombardo. Imprese che includono oltre ad attività specificamente turistiche quali alberghi e ristoranti, imprese operanti nei trasporti con 7.887 imprese (24,4% del totale), nell’Abbigliamento e calzature con 7.149 imprese (22,1% del totale), nelle Altre attività manifatturiere e dei servizi con 6.237 imprese (19,3% del totale). A Brescia sono 3.966 le imprese potenzialmente interessate da attività turistiche, l’11,7% sul totale dell’artigianato. Di queste, 908 di attività manifatturiere e dei servizi (il 22,9%) comparto prezioso che comprende attività dell’artigianato nella fotografia, cornici, gioielleria e bigiotteria, ceramica e vetro, lavorazioni artistiche del marmo, del ferro, del rame e dei metalli, cure per animali domestici, centri benesse e palestre. Sono invece 1.018 quelle si occupano di abbigliamento e calzature, 630 di agroalimentare, 320 di bar, caffè, pasticcerie, 690 ristoranti e pizzerie, 394 di trasporti. «I turisti in Lombardia hanno a disposizione laghi, montagne, città storiche, buon cibo e buon vino, prodotti locali dell’artigianato artistico, musei, monumenti e parchi – continua il presidente Massetti – un mix attraente che include anche l’alta moda e il design per cui la Lombardia è famosa nel mondo».
Dallo studio emergono le presenze turistiche: se Milano risulta la città più visitata della Lombardia, con 12 milioni e 059 mila presenze turistiche, a seguirla sul podio sono due mete bresciane, sul Lago di Garda: Limone sul Garda, con 1 milione 293 mila presenze turistiche e Sirmione, con 1 milione 237 mila presenze turistiche. Al quarto posto Livigno (SO), con 1 milione 183 mila presenze turistiche, tra i futuri protagonisti delle Olimpiadi Invernali 2026. La classifica prosegue poi ancora con la provincia di Brescia e Desenzano del Garda, con 890 mila presenze turistiche, Como (CO) con 709 mila presenze turistiche, Bergamo (BG) con 637 mila presenze turistiche, Manerba del Garda (BS) con 630 mila presenze turistiche, San Felice del Benaco (BS) con 597 mila presenze turistiche e Brescia (BS) con 591 mila presenze turistiche. Un’iniezione di ottimismo, dopo l’inizio di stagione tra alti e bassi, contando soprattutto che proprio l’area del Garda presa in considerazione conta 720 imprese potenzialmente interessate da attività turistiche.

Tra i 30 comuni di maggior richiamo dei turisti si osserva una crescita delle presenze rispetto a quelle rilevate l’anno precedente a Bormio (SO) (+28,3%), Como (CO) (+11,7%), Limone sul Garda (BS) (+9,6%), Porlezza (CO) (+8,0%), Toscolano-Maderno (BS) (+7,3%), Tignale (BS) (+5,8%), Griante (CO) (+3,8%), Segrate (MI) (+3,5%), Milano (MI) (+1,7%), Saronno (VA) (+1,2%) e Pieve Emanuele (MI) (+0,6%).
Infine, un focus ancora su Brescia evidenzia come nella nostra la quota di presenza di stranieri sia superiore ai due terzi e come il numero medio di notti trascorse sul territorio bresciano dai turisti si attesta a 4, sale a 5 per gli stranieri e scende a 2 per gli italiani. Una dinamica crescente e confortante quella del turismo nel corso degli ultimi 9 anni (2008-2017), fortemente determinata dall’aumento sia degli arrivi (+74,5%) che delle presenze (+52,0%) di turisti stranieri. I primi 10 Paesi esteri di provenienza dei turisti stranieri sono: Germania (42,9% dei turisti stranieri che visitano il territorio), Paesi Bassi (6,7%), Regno Unito (6,3%), Svizzera (4,8%), Austria (4,7%), Francia (4,6%), Belgio (2,7%), Danimarca (2,3%), Polonia (2,1%) e Russia (2,0%).

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