Un finale d’anno segnato dalla debolezza della domanda, dall’aumento dei costi e da prospettive ancora poco definite per il futuro. È questo il quadro che emerge dall’analisi congiunturale del quarto trimestre 2025 realizzata dal Centro Studi di Confapi Brescia. L’indagine si basa su un campione di cento piccole e medie imprese della provincia di Brescia, rappresentativo delle industrie associate a Confapi Brescia, classificato per settore di appartenenza e dimensione aziendale, in termini di numero di addetti e fatturato. All’interno del campione, il settore metalmeccanico rappresenta circa la metà delle imprese intervistate.
Quarto trimestre
Nel quarto trimestre 2025, il 35% delle aziende segnala una crescita del fatturato, mentre il 50% registra una contrazione; il restante 15% dichiara una situazione di stabilità. Un andamento analogo caratterizza gli ordini, in aumento per il 27% delle imprese e in calo per il 50%. L’occupazione rimane nel complesso poco mossa: l’81% delle imprese non rileva variazioni, l’11% segnala un incremento e l’8% una riduzione. Anche gli investimenti appaiono sostanzialmente stabili, sebbene il 19% delle aziende indichi un aumento. Il rapporto evidenzia come l’indebolimento della domanda continui a rappresentare il nodo centrale della congiuntura. A ciò si aggiungono le preoccupazioni legate ai costi di produzione: nel quarto trimestre, il 31% delle imprese osserva un aumento dei costi dell’energia e il 58% un incremento dei costi delle materie prime, a fronte di una quota residuale che segnala riduzioni. Sul fronte della capacità produttiva, nell’ultimo trimestre del 2025 gli impianti lavorano al di sotto della soglia del 70% nel 47% dei casi; tra i rispondenti, 8 imprese su 100 operano con meno della metà della propria capacità produttiva.
Il 2025
Lo sguardo complessivo sul 2025 restituisce l’immagine di un anno complesso per le imprese manifatturiere, segnato da importanti sollecitazioni macroeconomiche, dal perdurare di una domanda debole e frammentata e dalla persistenza di forti instabilità legate ai rischi geopolitici che hanno inciso sul commercio internazionale e domestico. Nel complesso, il 52% delle imprese osserva fatturati e produzione in calo, mentre circa un terzo segnala una crescita. Le contrazioni risultano trainate in particolare dalla riduzione degli ordini interni, rilevata in modo marcato da poco più di due imprese su dieci. Più equilibrato appare il contesto estero, pur interessando una quota più limitata di imprese.
L’outlook per la prima metà del 2026
Le attese per il primo semestre 2026 confermano un clima di cautela diffusa. Con riferimento al mercato domestico, il 33% delle imprese esprime aspettative positive sulla domanda, a fronte di un 35% che prevede un peggioramento. Nell’area dell’Unione europea si registra una leggera prevalenza di giudizi ottimistici (26% contro 17%), mentre nei mercati extra Ue risultano più numerosi i pessimisti (24% contro 13%). In tutti i casi, una larga parte delle imprese preferisce non sbilanciarsi, rafforzando il quadro complessivo di incertezza. Sul fronte dei costi, risultano maggioritari coloro che temono un’ulteriore crescita dei prezzi delle materie prime (35% contro 13%) e dell’energia (19% contro 14%), anche se la maggioranza delle imprese si attende una sostanziale stabilità nel prossimo semestre. Infine, l’indagine analizza le strategie che le imprese intendono adottare nel prossimo futuro: il 40% lavorerà sulla riorganizzazione interna e sull’efficientamento dei costi, il 35% sulla ricerca di nuovi mercati geografici e/o sullo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, mentre il 29% punterà sull’introduzione di nuove tecnologie.
Il commento del presidente Cordua
«I dati confermano una fase ancora complessa per il nostro sistema produttivo: alla debolezza della domanda si sommano pressioni significative sui costi – commenta Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Brescia -. Le piccole e medie imprese stanno reagendo con pragmatismo, investendo in efficienza, innovazione e diversificazione dei mercati. Per trasformare questa resilienza in crescita strutturale servono però condizioni macroeconomiche più stabili e politiche in grado di sostenere concretamente la competitività delle Pmi, a partire dal costo dell’energia e dall’apertura di nuovi sbocchi di mercato, evitando stalli che oggi penalizzano le imprese, come quello che sta interessando l’accordo Ue – Mercosur».