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Gennaio 2026

Economia bresciana, Confapi: incertezza e attese caute per il futuro

in Api/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze by

Un finale d’anno segnato dalla debolezza della domanda, dall’aumento dei costi e da prospettive ancora poco definite per il futuro. È questo il quadro che emerge dall’analisi congiunturale del quarto trimestre 2025 realizzata dal Centro Studi di Confapi Brescia. L’indagine si basa su un campione di cento piccole e medie imprese della provincia di Brescia, rappresentativo delle industrie associate a Confapi Brescia, classificato per settore di appartenenza e dimensione aziendale, in termini di numero di addetti e fatturato. All’interno del campione, il settore metalmeccanico rappresenta circa la metà delle imprese intervistate.

Quarto trimestre
Nel quarto trimestre 2025, il 35% delle aziende segnala una crescita del fatturato, mentre il 50% registra una contrazione; il restante 15% dichiara una situazione di stabilità. Un andamento analogo caratterizza gli ordini, in aumento per il 27% delle imprese e in calo per il 50%. L’occupazione rimane nel complesso poco mossa: l’81% delle imprese non rileva variazioni, l’11% segnala un incremento e l’8% una riduzione. Anche gli investimenti appaiono sostanzialmente stabili, sebbene il 19% delle aziende indichi un aumento. Il rapporto evidenzia come l’indebolimento della domanda continui a rappresentare il nodo centrale della congiuntura. A ciò si aggiungono le preoccupazioni legate ai costi di produzione: nel quarto trimestre, il 31% delle imprese osserva un aumento dei costi dell’energia e il 58% un incremento dei costi delle materie prime, a fronte di una quota residuale che segnala riduzioni. Sul fronte della capacità produttiva, nell’ultimo trimestre del 2025 gli impianti lavorano al di sotto della soglia del 70% nel 47% dei casi; tra i rispondenti, 8 imprese su 100 operano con meno della metà della propria capacità produttiva.

Il 2025
Lo sguardo complessivo sul 2025 restituisce l’immagine di un anno complesso per le imprese manifatturiere, segnato da importanti sollecitazioni macroeconomiche, dal perdurare di una domanda debole e frammentata e dalla persistenza di forti instabilità legate ai rischi geopolitici che hanno inciso sul commercio internazionale e domestico. Nel complesso, il 52% delle imprese osserva fatturati e produzione in calo, mentre circa un terzo segnala una crescita. Le contrazioni risultano trainate in particolare dalla riduzione degli ordini interni, rilevata in modo marcato da poco più di due imprese su dieci. Più equilibrato appare il contesto estero, pur interessando una quota più limitata di imprese.

L’outlook per la prima metà del 2026
Le attese per il primo semestre 2026 confermano un clima di cautela diffusa. Con riferimento al mercato domestico, il 33% delle imprese esprime aspettative positive sulla domanda, a fronte di un 35% che prevede un peggioramento. Nell’area dell’Unione europea si registra una leggera prevalenza di giudizi ottimistici (26% contro 17%), mentre nei mercati extra Ue risultano più numerosi i pessimisti (24% contro 13%). In tutti i casi, una larga parte delle imprese preferisce non sbilanciarsi, rafforzando il quadro complessivo di incertezza. Sul fronte dei costi, risultano maggioritari coloro che temono un’ulteriore crescita dei prezzi delle materie prime (35% contro 13%) e dell’energia (19% contro 14%), anche se la maggioranza delle imprese si attende una sostanziale stabilità nel prossimo semestre. Infine, l’indagine analizza le strategie che le imprese intendono adottare nel prossimo futuro: il 40% lavorerà sulla riorganizzazione interna e sull’efficientamento dei costi, il 35% sulla ricerca di nuovi mercati geografici e/o sullo sviluppo di nuovi prodotti e servizi, mentre il 29% punterà sull’introduzione di nuove tecnologie.


Il commento del presidente Cordua
«I dati confermano una fase ancora complessa per il nostro sistema produttivo: alla debolezza della domanda si sommano pressioni significative sui costi – commenta Pierluigi Cordua, presidente di Confapi Brescia -. Le piccole e medie imprese stanno reagendo con pragmatismo, investendo in efficienza, innovazione e diversificazione dei mercati. Per trasformare questa resilienza in crescita strutturale servono però condizioni macroeconomiche più stabili e politiche in grado di sostenere concretamente la competitività delle Pmi, a partire dal costo dell’energia e dall’apertura di nuovi sbocchi di mercato, evitando stalli che oggi penalizzano le imprese, come quello che sta interessando l’accordo Ue – Mercosur».

Imprese, Confesercenti: Brescia corre più della media nazionale, nel 2025 saldo positivo di 1.415 aziende

in Associazioni di categoria/Confesercenti/Economia/Tendenze by

Brescia si conferma tra le province più dinamiche del Paese sul fronte imprenditoriale. Nel corso del 2025 il territorio ha registrato 6.999 nuove iscrizioni a fronte di 5.584 cessazioni, con un saldo positivo di 1.415 imprese e un tasso di crescita dell’1,22%, superiore alla media nazionale ferma allo 0,96%. Un risultato che colloca la provincia al quindicesimo posto nella graduatoria italiana e che segnala una buona capacità di tenuta del tessuto economico locale .

Il dato bresciano si inserisce in un contesto complessivamente favorevole a livello nazionale. Secondo le rilevazioni di Unioncamere, il sistema imprenditoriale italiano ha chiuso il 2025 con un saldo di 56.599 imprese in più, oltre 5,8 milioni di attività registrate e una crescita dello stock pari allo 0,96%, sostenuta anche dalla sensibile riduzione delle cessazioni (–6,7% su base annua).

Un quadro incoraggiante che, secondo Confesercenti Lombardia Orientale, va tuttavia interpretato con cautela, soprattutto osservando l’andamento dei singoli settori. «La crescita di Brescia è un segnale importante e conferma la resilienza del nostro tessuto imprenditoriale – sottolinea la presidente Barbara Quaresmini –. Ma non possiamo ignorare le difficoltà che continuano a pesare sul commercio».

Il settore, a livello nazionale, conta 1.336.985 imprese ma ha perso nel 2025 quasi 9.900 attività (–0,72%). Una tendenza che interessa anche i territori e che mette sotto pressione il commercio di prossimità, stretto tra l’aumento dei costi, consumi ancora deboli e una concorrenza sempre più sbilanciata.

Più vivace, seppur non priva di criticità, la dinamica del comparto turistico. «Ristorazione e alloggio mostrano segnali migliori – prosegue Quaresmini – con 457.023 imprese attive e un saldo nazionale positivo di 7.583 unità (+1,66%)». In particolare, l’alloggio cresce di oltre 4.800 imprese (+6,61%), mentre la ristorazione segna un incremento più contenuto (+2.755 attività, +0,72%). Numeri che confermano il peso strategico del turismo, ma anche la necessità di politiche di sostegno mirate, soprattutto sui costi e sulla qualità del lavoro.

Nel quadro regionale, la Lombardia si conferma tra i motori del Paese, con 13.343 imprese in più e un tasso di crescita dell’1,41%, ben al di sopra della media italiana. In questo scenario, la performance della provincia di Brescia assume un rilievo particolare.

Sul territorio gardesano e nelle aree a forte vocazione turistica si registrano segnali positivi, come evidenzia Andrea Maggioni di Confesercenti Lago di Garda. «La crescita è superiore alla media nazionale – osserva – ma non bisogna abbassare la guardia: stagionalità, rincaro dei costi e difficoltà nel reperire personale restano nodi centrali per molte imprese».

Accanto ai dati congiunturali, Confesercenti richiama l’attenzione su una trasformazione strutturale del commercio. Tra il 2011 e il 2025 in Italia sono scomparsi oltre 103 mila punti vendita, mentre la superficie commerciale complessiva è aumentata del 7,4%, con un ampliamento della dimensione media dei negozi del 23,8%. Un processo che penalizza soprattutto botteghe e piccoli esercizi, alimentando il rischio di desertificazione commerciale nei centri minori.

«Le imprese ci sono e resistono – conclude Quaresmini – ma senza interventi strutturali la crescita rischia di restare fragile». Un concetto ribadito anche da Maggioni: «Difendere commercio e turismo significa tutelare la vitalità dei territori. Senza negozi, pubblici esercizi e imprese locali, città e destinazioni perdono anima, attrattività e coesione sociale».

A2A: interesse su via Sostegno resta reale

in A2A/Economia/Partecipate e controllate by

Preso atto del ritiro del piano attuativo dell’ambito AT-A.6 (via Sostegno) da parte di G. C. Real Estate Development, A2A precisa in una nota che “l’interesse del Gruppo sull’area resta reale e concreto. Il ritiro del piano attuativo non preclude la possibilità di giungere alla presentazione di un nuovo piano per lo sviluppo dell’area sulla base, o in variante, di quanto previsto dall’attuale piano di governo del territorio del comune di Brescia”.

“A conferma del proprio interesse, A2A sta avviando un piano di fattibilità tecnico economica che consenta la realizzazione di nuove iniziative immobiliari sull’area, laddove vi siano i presupposti di sostenibilità e compatibilità con le proprie esigenze”, conclude il testo.

Calzature, segnali di tenuta dopo la crisi: rallenta la caduta del fatturato, Lombardia in controtendenza sull’export

in Abbigliamento/Economia/Tendenze by

Il settore calzaturiero italiano mostra i primi segnali di progressiva stabilizzazione, pur muovendosi in un quadro macroeconomico internazionale che resta fragile e attraversato da forti incertezze. È quanto emerge dall’indagine congiunturale elaborata dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici, che fotografa l’andamento dei primi nove mesi del 2025.

Il bilancio complessivo rimane ancora negativo: nel campione di aziende associate i ricavi registrano una flessione del 4,1% nel confronto con il periodo gennaio-settembre 2024. Tuttavia, il dato più significativo riguarda l’evoluzione recente del ciclo: nel terzo trimestre dell’anno il calo tendenziale del fatturato si è ridotto allo 0,9%, segnando un netto miglioramento rispetto alle contrazioni ben più marcate che avevano caratterizzato la prima parte del 2025. Un rallentamento della discesa che, secondo gli analisti, rappresenta un primo segnale di assestamento dopo mesi di forte pressione sui conti delle imprese.

Il quadro regionale offre indicazioni differenziate. In Lombardia, nei primi nove mesi del 2025, l’export in valore di calzature e componentistica per calzature evidenzia una crescita del 9,5% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le prime cinque destinazioni delle esportazioni lombarde, che complessivamente concentrano il 53% del totale, sono la Svizzera, con un aumento del 5,6%, gli Stati Uniti, in calo dell’11,2%, la Francia (+8,8%), la Germania, che segna un balzo particolarmente rilevante (+92,9%), e la Cina, in flessione del 22,1%.

Sul fronte produttivo e occupazionale, il settore continua invece a scontare le difficoltà accumulate negli ultimi mesi. Alla fine di settembre, il numero di imprese attive – considerando calzaturifici e produttori di parti, tra industria e artigianato – risulta in diminuzione di 22 unità rispetto al consuntivo 2024. Parallelamente, il saldo degli addetti registra una perdita di 347 occupati, a conferma di una fase ancora complessa per la tenuta del tessuto industriale.

Più incoraggianti, seppure da leggere con cautela, i dati relativi alla cassa integrazione. Nei primi nove mesi del 2025, per le imprese lombarde della filiera pelle, le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate da INPS sono diminuite del 46,4% rispetto al 2024, attestandosi a 961 mila ore. Un volume che resta comunque elevato e sensibilmente superiore ai livelli del 2019, prima della pandemia, ma che segnala una parziale riduzione del ricorso agli ammortizzatori sociali.

«Sul piano nazionale, il quadro generale attuale resta complesso e non risparmia nemmeno le fasce più alte dell’offerta, ma i dati del terzo trimestre (-0,9% il fatturato sull’analogo periodo 2024) indicano una riduzione della caduta e una prima luce in fondo al tunnel recessivo,» dichiara Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici. «Nonostante l’assenza di miglioramenti significativi negli scenari geopolitici, la capacità delle nostre imprese di presidiare i mercati europei e di intercettare la domanda nelle aree più dinamiche, come il Medio Oriente, è la chiave per affrontare il 2026. Sebbene si rilevino performance aziendali disomogenee, con diverse realtà ancora in sofferenza, la flessione contenuta attesa nel fatturato settoriale nazionale in chiusura d’anno (stimato a 12,8 miliardi di euro, con un -3,1% sul 2024), conferma la resilienza del Made in Italy.»

Una resilienza che, secondo gli operatori, dovrà ora misurarsi con un contesto internazionale ancora instabile, ma anche con la necessità di rafforzare innovazione, posizionamento sui mercati esteri e capacità di adattamento di una filiera che resta strategica per l’industria manifatturiera italiana.

Adaptive Care 2026, Ite Srl lancia un nuovo bando per sostenere progetti innovativi in ambito sanitario

in Economia/Salute by

Al via il bando “Adaptive care 2026” promoso da ITE srl Società benefit con sede operativa a Esine, in Valxamonica, per sostenere progetti in ambito sanitario, sociosanitario, assistenziale, educativo e sociale dedicato agli enti del terzo settore bresciani.

Il Bando “Adaptive Care 2026-Progetti che sfidano nuovi bisogni” sostiene iniziative in grado di produrre un impatto incisivo nella capacità di un servizio di essere “adattivo” cioè in grado di saper evolvere con l’evolvere del bisogno al quale si rivolge e per il quale è stato pensato e organizzato. Un nuovo paradigma di finanziamento che non vuole indicare modalità, modelli, parametri e reti ma essere supporto alla libera, preziosa ed autentica capacità progettuale del singolo ente erogatore di servizi sanitari, sociosanitari, assistenziali, educativi e sociali.

Con questa finalità I.T.E. srl Società Benefit ha creato un fondo di 30.000 euro per finanziare 3 progetti con un contributo a fondo perduto, nella forma della erogazione liberale, di 10.000 euro ciascuno.

Saranno valutati progetti ed iniziative già attivate (da non più di 24 mesi, rispetto alla data del 12/1/2026) o da attivare (entro i prossimi 12 mesi, rispetto alla data del 12/1/2026) nei settori: sanitario, sociosanitario, assistenziale, sociale e educativo.
Sono finanziabili progetti che prevedono costi di: personale, attrezzatura o dispositivi di vario genere, interventi strutturali, arredo, comunicazione e marketing, beni o servizi digitali, pubblicazioni, trasporto e qualsiasi altra tipologia di spesa coerente con le finalità del progetto che deve avere caratteristiche di sostenibilità.

Il bando “Adaptive Care-Progetti che sfidano nuovi bisogni” sarà attivo dalle ore 12.00 del 12 gennaio 2026 alle ore 12.00 del 12 maggio 2026. Lo si potrà visionare e scaricare direttamente dal sito di I.T.E. srl Società Benefit https://ite-srl.it/
La valutazione dei progetti verrà svolta da un Board Scientifico. La Direzione Scientifica del board è affidata al dott. Vincenzo Lanzoni (Consulente in sviluppo di servizi sanitari e sociosanitari e Coordinatore del progetto H+ Valore alla Sanità). Il board è, inoltre, composto dal Prof. Valerio Corradi (Docente di Sociologia presso l’Università Cattolica di Brescia) e da Alessandro Bardelloni (Consulente aziendale, fondatore di Peer Advisor-Cultori di imprese e di persone).

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Lombardia, probabile un 2026 di debole crescita economica

in Associazioni di categoria/Cna/Economia/Partner 2/Tendenze by

Le previsioni del 2026 per l’economia lombarda raccontano di una regione che continua il proprio percorso di crescita, debole e con poco ritmo. Le tensioni internazionali e l’incertezza geopolitica continuano a pesare inevitabilmente sullo scenario economico nazionale e regionale, tanto che per il 2026 le proiezioni indicano un PIL in timido aumento dello 0,7%. Anche le previsioni di crescita degli Investimenti restano tiepide e si assestano nel nuovo anno a +0,7%; stesso discorso per le proiezioni relative ai Consumi che restano ferme a un +0,7%. Sono questi alcuni dei numeri forniti da CNA Lombardia nel Primo Focus 2026 sull’andamento dell’economia regionale, realizzato dal Centro Studi Sintesi.

PIL, investimenti e consumi

Nel 2025 il PIL regionale ha fatto registrare un +0,6%, mentre come da proiezione il PIL nel 2026 dovrebbe assestarsi attorno a un +0,7%. Bisogna segnalare che dal 2023 in poi la Lombardia non ha più registrato tassi di crescita superiori all’1%. Mentre nel periodo 2021-2025, il PIL lombardo dovrebbe crescere complessivamente del 6,6%, restando al di sotto della crescita cumulativa stimata per l’intero Paese (+7,1%).

Dal punto di vista degli Investimenti nel 2025 sono cresciuti del 2,4%, mentre nel 2026 si prevede una flessione importante con una crescita che cala fino allo 0,7%. Dopo lo stallo del 2024, il 2025 vede una ripresa degli investimenti (+2,4%) favorita dal completamento delle opere previste dal PNRR. Tra il 2021 e il 2025 la crescita degli investimenti in Lombardia ha superato i 27 punti percentuali confermando una dinamica più accelerata che nel complesso del Paese.

Sul fronte Consumi il 2025 si attesta su un ritmo moderato di crescita (+0,6%) pari a quello stimato a livello nazionale e connesso ad un incremento delle retribuzioni e dell’occupazione. Per il 2026 le previsioni indicano un sostanziale mantenimento dei ritmi di crescita dei consumi dell’ultimo biennio, +0,7%. Nel quadriennio 2021-2025, invece, la crescita dei consumi delle famiglie lombarde (+8,4%) risulta solo lievemente più consistente di quella nazionale (+8,2%).

“Le stime parlano per la Lombardia di una crescita moderata del PIL, specialmente se guardiamo all’arco temporale 2021-2025 – afferma Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. I consumi delle famiglie restano timidamente in ripresa, rispecchiando il trend del periodo. Sicuramente avremmo bisogno di consolidare libertà di impresa e stimoli fiscali. I numeri degli investimenti invece sono chiari: molta dell’accelerazione nella fase di uscita dalla pandemia è merito dei bonus fiscali per l’edilizia e dal completamento delle opere PNRR. Si è registrato uno stallo nel 2024, ma il 2025 ha finalmente segnato una piccola dinamica di ripresa.”

Occupazione ed Export

In Lombardia, nel 2025, il numero degli occupati si conferma in crescita dello 0,8% rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente, con +34.363 occupati. Nel confronto con il terzo trimestre 2021, la crescita occupazionale fa segnare 256 mila occupati in più, pari ad un aumento del 6%. il comparto più dinamico risulta essere quello del commercio e dei servizi ristorativi e alberghieri.

Per quanto concerne invece l’export della Lombardia per il 2025 è sostanzialmente stabile (+0,4%) malgrado le tensioni commerciali internazionali. L’export regionale dei primi nove mesi del 2025 supera i 123 miliardi di euro e mostra un aumento del 24% rispetto allo stesso periodo del 2021. più consistente la crescita nel comparto gioielli-occhiali-medicale (+51%) e nell’agroalimentare (+49%).

A livello territoriale, Cna Lombardia analizza il trend 2021-2025: da questa indagine si può notare come l’export sia cresciuto a Lodi (+72,1%), a Pavia (+46,6%), a Monza e Brianza (+45,9%), a Sondrio (+43,5%), a Lecco (+29,2%), a Varese (+28%), a Milano (+23%), a Bergamo (+21,1%), a Cremona (+13,5%), a Como (+10,2%), a Brescia (+9,7%) e a Mantova (+5,2%).

“L’occupazione in crescita è evidente dal 2021, ma dobbiamo molto focalizzare i settori in cui è cresciuta: commercio, servizi ricettivi e alberghieri, ma anche digitale e servizi alle imprese – sottolinea Bozzini -. Abbiamo bisogno di valorizzare questi risultati senza perdere di vista il tema di un “valore aggiunto” di tali nuovi posti di lavoro. L’export non ha apparentemente subito gravi scossoni nel 2025. I numeri tengono. Forse la grande crescita del primo semestre è dovuta anche al fatto che si temevano le politiche protezionistiche dell’amministrazione USA.”

Imprese attive e imprese artigiane

A settembre 2025 le imprese attive in Lombardia superano le 815.000 unità. Negli ultimi quattro anni si sono perse quasi 8 mila imprese facendo registrare una flessione dell’1% da settembre 2021 a settembre 2025. Ma la contrazione del tessuto imprenditoriale è stata, in Lombardia, più contenuta che a livello nazionale (-2,5%). I servizi alle imprese avanzano, mentre il commercio continua a registrare una significativa flessione. Dal punto di visto provinciale e per quanto riguarda il trend 2021-2025 le imprese attive fanno registrare solo a Milano un segno positivo (+2,3%). Nelle altre province si segnala un calo a partire da Mantova (-6,8%), Lecco (-5%), Lodi (-4,4%), Sondrio (-4,4%), Cremona (-4,2%), Varese (-4,2%), Pavia (-3,3%), Como (-3,1%), Bergamo (-2,3%), Monza e Brianza (-1,2%) e Brescia (-1,2%).

La crisi dell’artigianato prosegue invece inesorabile. A settembre 2025 le imprese artigiane attive sono 229.753, in calo di 2.358 unità (-1%) rispetto a settembre 2024. Anche nell’ultimo trimestre, il saldo è negativo (-894 imprese rispetto al 30 giugno 2025) e determinato quasi esclusivamente da costruzioni (-0,6%) e produzione (-0,7%).

Per quanto riguarda i territori, la ricerca ha analizzato il trend 2021-2025 ed è emerso che tutte le province hanno fatto registrare un calo importante dell’artigianato: fanalini di coda Mantova (-8,7%), Como (-8,2%) e Lecco (-7,9%). Seguono Pavia (-6,8%), Cremona (-6,7%), Brescia (-6,1%), Bergamo (-5,6%), Lodi (-5,2%), Sondrio (-4,1%), Monza e Brianza (-3,9%), Varese (-3,7%), mentre chiude Milano (-2,6%).

Prestiti alle imprese e Inflazione

Dal 2021 a oggi i prestiti alle aziende lombarde si sono ridotti del 3,5% con minori erogazioni nette per 7 miliardi di euro. A soffrire sono soprattutto le piccole imprese (-23,8%) che sono destinatarie solo del 9% dei presiti netti totali. Tra i settori, le costruzioni registrano il calo più marcato (-24,2%) mentre i servizi sono l’unico comparto che vede crescere l’importo erogato (+3,3%).

A livello locale, prendendo come riferimento sempre il trend 2021-2025, sono nette le differenze tra provincia e provincia: le sole con un segno positivo sono Milano (+5,2%) e Mantova (+0,8%). Tutte le altre sono in pesante flessione a partire da Pavia (-23,7%), Varese (-22,5%), Como (-19,1%), Sondrio (-18,5%), Lecco (-16%), Brescia (-15,4%), Monza e Brianza (-10,5%), Cremona (-10,5%), Bergamo (-9,2%) e Lodi (-0,8%).

A pesare non poco sui consumi è sicuramente l’inflazione, con shock globali che hanno alimentato una forte pressione: nei primi dieci mesi del 2025 i prezzi in Lombardia sono aumentati del +1,4%; mentre rispetto allo stesso periodo del 2021, la variazione complessiva è pari al 16,7%. Le voci più colpite: abitazione, acqua e energia (+38,6%), servizi ricettivi e ristorazione (+23,4%) e alimentari e bevande (+22,2%).

“Dobbiamo tuttavia lanciare due segnali di allarme veri – evidenzia il Presidente di CNA Lombardia – il primo riguarda il costo della vita e del fare impresa: +22% per il segmento alimenti e bevande, +38% per il segmento casa, energia, acqua. Famiglie ed imprese così faticano eccessivamente. Il secondo segnale di allarme concerne i prestiti alle imprese. La contrazione rispetto al 2021 è paurosa e riguarda soprattutto le micro e piccole imprese. Nel 2025 le piccole imprese hanno ricevuto 18 miliardi, le medio-grandi 174 miliardi di euro. E il nostro è un tessuto fatto di micro e piccole imprese per oltre il 90%.”

Alcuni primati economici della Provincia di Brescia rispetto all’Italia

in Economia/Partner by

Quando si parla dell’economia italiana, spesso l’attenzione si concentra sulle grandi metropoli come Milano o Roma. Ma nella pianura lombarda, con le sue valli, i laghi e le città laboriose, la Provincia di Brescia si ritaglia un ruolo da protagonista, con primati e performance che la distinguono nel panorama nazionale. È una storia di imprese, di filiere alimentari e di manifattura che ha radici profonde e avanzi con slancio nel XXI secolo.

Industria: il cuore pulsante del tessuto produttivo

Nel novero delle province italiane, Brescia si staglia come una delle realtà più industrializzate d’Italia, con un tessuto produttivo che ha fatto della meccanica, della metallurgia e dell’ingegneria di precisione la sua bussola economica. Il capoluogo, insieme ai distretti disseminati nella provincia, è da decenni al centro del terzo più grande polo industriale italiano, con aziende che operano a livello nazionale e internazionale e un valore aggiunto totale che la colloca tra le principali province del Paese.

Questa vocazione industriale fa sì che Brescia sia spesso citata come esempio di resilienza produttiva in un’Italia in cui la manifattura fatica a mantenere ritmo e competitività a causa di crisi globali e fluttuazioni dei mercati.

Ricchezza prodotta: dove si misura il valore

Un altro primato interessante riguarda il valore aggiunto pro capite, uno degli indicatori che meglio sintetizza la produttività media per abitante. Secondo dati recenti, Brescia si colloca stabilmente tra le prime 20 province italiane per valore aggiunto pro capite, attestandosi attorno al 15° posto su oltre cento province italiane.

Questo posizionamento è significativo se si considera l’eterogeneità dell’economia italiana: mentre province del Sud confermano un forte legame con settori tradizionali, Brescia innesta una miscela di industria, servizi e agricoltura evoluta, generando reddito e valore in misura superiore alla media nazionale.

Eccellenze agricole e agroalimentari: il gusto dei primati

Ma Brescia non è solo acciaio e macchinari. Nel mondo dell’agroalimentare, la “DOP economy” bresciana è tra le più importanti in Italia: con oltre un miliardo di euro generati dalle produzioni DOP (e una crescita costante anno su anno), la provincia si pone tra le prime quattro a livello nazionale per valore complessivo di prodotti a denominazione di origine protetta.

Questo dato racconta di una terra fertile e capace di legare tradizione e qualità, da Franciacorta a formaggi, salumi e olio d’oliva: prodotti che non solo sono consumati in Italia, ma esportati e apprezzati nel mondo.

Un Pil che parla europeo

Per dare una dimensione più ampia al ruolo economico bresciano, vale la pena ricordare che, se la provincia fosse uno Stato a sé, il suo PIL sarebbe superiore a quello di alcune nazioni europee come Malta, Cipro, Estonia e Lettonia — un confronto che ben rappresenta la forza di un territorio piccolo rispetto agli Stati ma grande nella produzione economica.

Conviene installare i pannelli solari in Lombardia e a Brescia? Pro e contro reali

in Economia/Energia/Partner by

Parlare di pannelli solari in Lombardia significa andare oltre i luoghi comuni. Nebbia, cieli grigi e inverni lunghi vengono spesso usati come argomento per dire che “qui il fotovoltaico non funziona”. In realtà, la situazione è più sfumata — e molto più interessante. Conviene? Sì, ma solo se si conoscono bene vantaggi e limiti reali.

Il clima lombardo: un falso problema?

È vero, la Lombardia non gode dell’irraggiamento del Sud Italia. Tuttavia, i pannelli fotovoltaici moderni non hanno bisogno di sole “a picco” per funzionare. Producono energia anche con luce diffusa, quindi con cielo coperto o leggermente nuvoloso.

La produzione annuale media resta più che sufficiente a rendere l’investimento sostenibile, soprattutto se l’impianto è progettato sui consumi reali dell’abitazione. Il vero nemico non è la nebbia, ma una progettazione fatta male.

Il risparmio in bolletta: il motivo principale

Il primo grande motivo per cui sempre più famiglie lombarde scelgono il fotovoltaico è il risparmio economico. Un impianto ben dimensionato consente di ridurre in modo sensibile la bolletta elettrica, soprattutto se si riesce a consumare energia nelle ore di produzione.

Con l’aumento strutturale dei prezzi dell’energia, l’impianto non è solo una scelta “green”, ma una forma di tutela contro i rincari futuri. In molti casi, il rientro dell’investimento avviene in pochi anni, dopodiché l’energia prodotta è di fatto gratuita.

Un investimento che valorizza la casa

Installare pannelli solari non significa solo risparmiare mese per mese. Una casa dotata di impianto fotovoltaico ha una classe energetica migliore, è più appetibile sul mercato immobiliare e risponde meglio alle nuove direttive europee sull’efficienza energetica.

In altre parole, non è solo una spesa tecnica, ma un intervento che aumenta il valore dell’immobile nel tempo.

Incentivi e detrazioni: ancora un aiuto concreto

Anche senza i grandi bonus del passato, oggi esistono ancora strumenti interessanti per ridurre il costo iniziale. Le detrazioni fiscali e i meccanismi di autoconsumo rendono l’investimento più leggero e più accessibile.

Chi valuta il fotovoltaico oggi lo fa con numeri più realistici e meno dipendenti dagli incentivi straordinari. E questo, paradossalmente, rende la scelta più solida.

I limiti da conoscere prima di decidere

Il fotovoltaico non è una soluzione magica. In Lombardia la produzione invernale è più bassa, e questo va messo in conto. Senza un sistema di accumulo o senza una buona distribuzione dei consumi, una parte dell’energia prodotta può non essere sfruttata al massimo.

Anche il tetto gioca un ruolo decisivo: ombre, orientamento sfavorevole o strutture vecchie possono ridurre l’efficienza dell’impianto. Per questo è fondamentale evitare preventivi standardizzati e affidarsi a valutazioni tecniche reali.

Accumulo e autoconsumo: la vera svolta

Negli ultimi anni le batterie di accumulo hanno cambiato le regole del gioco. Consentono di usare l’energia prodotta durante il giorno anche la sera, aumentando l’autonomia dalla rete elettrica.

In Lombardia, dove i consumi domestici sono spesso concentrati nelle ore serali, l’accumulo può fare una grande differenza. Non è obbligatorio, ma in molti casi è ciò che rende l’impianto davvero efficiente.

Allora conviene davvero?

La risposta onesta è: dipende, ma nella maggior parte dei casi sì. Conviene se si vive stabilmente nell’abitazione, se i consumi elettrici sono medio-alti e se l’impianto è progettato con criterio. Conviene meno per chi consuma pochissimo o vive in una casa con forti limitazioni strutturali.

Il fotovoltaico in Lombardia non è una scelta ideologica né una moda del momento. È una decisione razionale, che va presa con dati alla mano e senza promesse miracolose.

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