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Da Industria 4.0 a Impresa 4.0 – Evento alla sede del Kilometro Rosso

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Il Kilometro rosso

Industria 4.0, il piano nazionale varato dal Governo allo scopo di incrementare l’innovazione tecnologica del sistema industriale italiano, cambia nome. Da oggi comincia Impresa 4.0 (Enterprise 4.0) che vuole, a partire proprio dal nome, segnare l’inizio di una nuova fase.

Con Impresa 4.0 il raggio d’azione diventa più ampio, passando dalla manifattura in senso stretto all’evoluzione verso i servizi e dando inizio a “un nuovo capitolo caratterizzato da un perimetro più ampio dove saranno protagonisti le competenze e il lavoro”. Questo è il tema cardine dell’incontro, organizzato da Neosperience Lab (http://www.neosperiencelab. com/) che si terrà giovedì 9 novembre presso il Parco Scientifico e Tecnologico Kilometro Rosso. Il nuovo nome indicherà anche una più forte attenzione verso la microeconomia. Il nuovo punto focale della fase due sarà il credito d’imposta per la formazione 4.0 che, con la nuova legge di Bilancio, sarà a disposizione delle imprese che effettueranno una spesa incrementale in formazione.

Il credito d’imposta si applicherà solo alle spese relative ai costi del personale che ha sostenuto corsi di formazione con focus su almeno una tecnologia Industria 4.0 e pattuiti attraverso accordi sindacali sulle seguenti tematiche: vendita e marketing, informatica, tecniche e tecnologie di produzione.

Per quanto riguarda le altre misure, in base a quanto si legge nel documento diffuso dal ministero dello Sviluppo Economico, “a fronte dei risultati riscontrati sui principali indicatori manifatturieri, nel 2018 verranno rifinanziate le principali misure previste nel primo anno, rivedendo le aliquote e i perimetri degli incentivi, compatibilmente con le risorse di finanza pubblica disponibili”.

Ma quali sono i nuovi elementi che permetteranno il cambiamento verso il paradigma di Impresa 4.0?

– I sistemi che abilitano un cambio del modello di business con particolare focalizzazione su quelli dedicati al “cliente digitale”;
– Le nuove tecnologie per la Formazione HR;
– L’Innovazione di prodotto che diventa connesso attraverso l’Internet of Things e arricchito di servizi;
– Un potenziamento dei processi di comunicazione & di vendita con particolare attenzione allo sviluppo di una customer experience per conoscere e fidelizzare i propri clienti acquisiti e potenziali;
– Una gestione dei dati intelligente ed integrata realizzata attraverso sistemi evoluti e predittivi in grado di pianificare la produzione rispetto ai vincoli esterni ma anche supportare la scelta del proprio investimento pubblicitario.

Di seguito l’agenda completa dell’evento.

Ore 16.30 – Registrazione

Ore 16.45 – Da INDUSTRIA 4.0 a IMPRESA 4.0 attraverso le tecnologie digitali

Ore 17.10 – INTERNET OF THINGS (IoT) – In che modo impatterà nel
business e nella nostra vita?

Ore 17.20 – Testimonianze sul tema IMPRESA 4.0

Ore 17.45 – La gestione dei BIG DATA attraverso i sistemi informativi aziendali

Ore 18.10 – Gli strumenti finanziari a disposizione del piano di IMPRESA 4.0

Ore 18.20 – Presentazione di INNOVATION CLUB

Ore 18.30 Q&A

Durante l’evento saranno esposti progetti già realizzati secondo i nuovi paradigmi dell’impresa 4.0 nonché le modalità migliori per ottenere delle agevolazioni finanziarie. Saranno esposti i PROGETTI 4.0 di due aziende importanti realtà bergamasche: CIM PROGETTI (http://www.cimprogetti.com) ed il progetto CICOGNA (http://www.iotty.it/it/) di FOPPA PEDRETTI (https://www.foppapedretti.it/ it/).

L’evento è patrocinato da Innovation Club (http://www.innovationclub.it/ )

Potete prenotare il biglietto al seguente link:
https://www.eventbrite.it/e/ biglietti-da-industria-40-a- impresa-40-la-grande- opportunita-per-le-aziende- italiane-38229349012

La comunicazione d’impresa: l’ingrediente segreto dell’innovazione | INNOVATION CLUB

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Giroidea

Il cambio epocale. Si è assistito negli ultimi anni ad uno stravolgimento epocale in termini di metodologie di lavoro, di campagne comunicative e strategie di dialogo con il cliente. Questo ha messo in atto una “selezione naturale”, i cui veri superstiti sono stati, come sempre, i comunicatori che hanno saputo sfruttare questo cambiamento, cavalcandolo e aggiornandosi prima di chiunque altro.

In questo “processo”, costituito dallo spostamento delle abitudini quotidiane dall’offline all’online, i veri innovatori risultano essere coloro che riescono a parlare con le persone in modo diretto ed efficace, indipendentemente dal mezzo utilizzato per farlo. Si può dire che l’innovazione abbia individuato, come ingrediente segreto, proprio la comunicazione.

L’imprenditore 4.0 è stato il soggetto principale di questo cambiamento. Sono tanti quelli che ci hanno “messo la faccia”. La “loro” innovazione l’hanno manifestata rapportandosi con l’esterno. Chi tra di loro ha saputo comunicare, ha iniziato a vedere i suoi clienti come appartenenti ad un “gruppo” meglio: una community.

Perché oggi è vincente creare una comunicazione con i propri gruppi di clienti? Le persone hanno la necessità di sapere cosa stanno acquistando e in cosa consistano i servizi di cui fanno quotidianamente uso; vogliono conoscere chi quei servizi li ha immaginati e studiati. Chi c’è dietro a un prodotto/servizio (Imprenditore/Brand)? Qual è la sua storia, quali sono stati i suoi successi (anche i fallimenti), quali motivazioni ci sono dietro e dentro ad ogni suo prodotto/servizio.

L’innovazione, tramite la ricchezza della comunicazione d’impresa, ha creato un paradosso: se da un lato si è ridotto il contatto umano, sostituito da una serie di servizi fruibili senza mai parlare realmente con altre persone, dall’altro ha messo l’imprenditore sotto i riflettori, rendendolo più “vero” agli occhi del cliente. Non possiamo immaginare Amazon senza pensare alla mente di Jeff Bezos, né parlare di Facebook dando per scontato che stiamo anche un po’ parlando del nostro “amico” Mark.

Possiamo invece parlare di Nike e Adidas immaginando solo il brand e uno dei prodotti che conosciamo, senza avere la più pallida idea di chi sia seduto al tavolo di “quelli che contano” all’interno di queste aziende.

Questo la dice lunga sulle pressioni a cui un imprenditore di successo debba sottoporsi, ma allo stesso tempo consente all’imprenditore stesso di poter sbagliare, trasformando un punto di debolezza in un punto di forza. Portiamo l’esempio di Elon Musk e dei suoi famosi Tweet in cui aggiorna in diretta l’andamento delle missioni di SpaceX, senza nascondere incidenti, imprevisti, esplosioni… tutto per rendere i suoi successi ancora più straordinari.

Il tweet

La maggior parte degli esperti in materia non avrebbe scommesso un centesimo sul successo di una strategia del genere. Invece si è rivelata vincente in quanto mette al centro il lettore – l’utente –coinvolgendolo nella sensazione esperienziale che si stia provando tutti insieme a raggiungere Marte.

È proprio questo lo scopo di una strategia comunicativa d’impresa innovativa e all’avanguardia: far sentire l’utente come parte dell’impresa, indipendentemente dal fatto che quell’utente si sia già convertito in cliente.

Quali sono le competenze comunicative necessarie per innovare?

Non esiste la ricetta perfetta, ma sicuramente una delle caratteristiche indispensabili dell’imprenditore innovatore è la visione d’insieme. Il vero innovatore non deve avere competenze tecniche specifiche, ma deve essere in grado di guidare chi quelle competenze le ha. Sembra facile no?

La realtà è che non è sufficiente avere una visione precisa della direzione in cui si vuole andare, o portare la propria impresa, occorre saper comunicare quella visione a tutti: dipendenti e collaboratori, al cliente e al mondo, facendo sentire la propria voce. E non è da tralasciare il fatto che il vero innovatore ha l’umiltà di cambiare direzione, spiegandone le motivazioni e mettendosi a nudo.

L’evoluzione fisica e offline come conseguenza di quella digitale a Milano

Parlando di evoluzione digitale che ha conseguenze sulla nostra vita quotidiana, portiamo  l’esempio milanese di Foorban, definito come il primo ristorante digitale in Italia. Anche in questo caso la qualità è l’ingrediente imprescindibile, cui seguono capacità digital e, ospite d’onore, una comunicazione d’eccellenza (veicolata principalmente da Instagram). Oggi gli utenti/clienti sono disposti e pronti a fare nuove esperienze, a provare servizi nonostante siano in fase di rodaggio, anzi. Vogliono essere i primi a farlo per poterne parlare con le proprie cerchie (passaparola). Occorre sfruttare questa predisposizione: la comunicazione serve a creare il terreno fertile per queste condivisioni esperienziali che sono all’origine di ogni successo.

In quanto a innovazione, Milano è tra le città più reattive e propositive in Europa, sono molti gli esempi virtuosi. In un recentissimo articolo su “La Stampa” del 18.10.17 Alberto Mattioli definisce Milano come un ragionevole compromesso tra servizi di livello europeo e una piacevolezza di vita tutta italiana.

Il ruolo del Networking

Il ruolo di rilievo rivestito dalle capacità comunicative non è applicabile solo nei confronti del cliente, ma anche del Network a cui si appartiene. L’imprenditore innovatore deve imparare anche dagli errori altrui. Questo per ridurre al minimo i rischi. Solo appartenendo ad un valido Network, in cui la parola chiave sia lo “scambio” sincero e onesto, questo diventa possibile.

La sfida di rendere l’Italia più ospitale per le nuove imprese è una delle attività che Innovation Club vuole affrontare dibattendo e presentando casi studio concreti. Aiutiamoci tutti a rendere questo percorso positivo creando le premesse costruttive per andare tutti in questa direzione. Non resta che lavorarci, confrontarsi, anche sbagliare, rimodulare e, solo così, innovare.

Easytech: come proteggersi dagli attacchi informatici, rispettando la normativa Gdpr | INNOVATION CLUB

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Cybersecurity

Il tema della sicurezza informatica si è imposto sulla scena pubblica sempre di più negli ultimi mesi, complici attacchi di scala internazionale in continuo aumento. Il concetto di cyber security ricopre perciò un ruolo chiave all’interno delle aziende ed è necessario prendere coscienza dei rischi e delle conseguenze di un attacco informatico, per scegliere le più adeguate soluzioni di prevenzione e protezione.

Il dati del Rapporto 2017 Clusit, l’associazione italiana per la sicurezza informatica, parlano chiaro: gli attacchi hacker con lo scopo di estorcere denaro o informazioni sono in costante aumento, sono cresciuti gli attacchi diretti a realtà europee, aumentano anche le tecniche di attacco sconosciute e i malware comuni a livello globale rappresentano circa il 50% degli attacchi.

Che cosa ci dicono queste informazioni? Sicuramente che la percezione di queste minacce non è proporzionata alla loro reale incidenza e che i cyber criminali in questo momento hanno vita facile, vista la semplicità con cui nella maggior parte dei casi riescono a raggiungere i loro discutibili obiettivi. Non sono solo i dati a confermalo, Easytech opera quotidianamente con piccole, medie e grandi imprese in settori differenti e conferma, purtroppo, quanto le minacce crescano e di contro la percezione del rischio rimanga bassa.

Perché le minacce crescono? Perché i dispositivi connessi aumentano e di conseguenza i punti di accesso sulla rete per eventuali attacchi informatici. Gli attacchi hacker non sono però l’unico pericolo da considerare quando si tratta di sicurezza informatica. I punti deboli di un’infrastruttura sono dati anche dalle stesse macchine intese in senso fisico (rotture hardware, furti, dispositivi inadeguati) e dalla mancanza di policy interne nonché da un’inadeguata formazione all’utilizzo degli strumenti informatici da parte dei collaboratori .

Come prevenire e proteggersi quindi da attacchi o perdite di dati? Easytech è in prima linea nella ricerca continua e nei test operativi di soluzioni idonee, certificate, semplici e funzionali che assicurino un alto livello di protezione per aziende di qualsiasi dimensione e budget per l’IT.

Comprendere i punti critici della propria infrastruttura e i pericoli derivanti sia dall’interno sia dall’esterno è il primo passo, un audit di sicurezza informatica è quindi lo strumento idoneo per verificare il livello di sicurezza aziendale. Il secondo passo consiste nella formazione e la sensibilizzazione: non è sufficiente che il reparto IT aziendale sia pronto a intervenire in caso di attacco o conosca e abbia messo in funzione gli strumenti necessari per prevenirlo. Ogni collaboratore aziendale deve essere conscio di quali comportamenti scorretti potrebbero minacciare la sicurezza dell’infrastruttura (ad es. l’utilizzo di chiavette usb, l’apertura di email private utilizzando la rete aziendale e via dicendo). Il terzo passo è invece l’applicazione di tutti gli strumenti necessari per prevenire queste minacce: un’infrastruttura deve essere protetta a livello perimetrale (dispositivi firewall UTM e servizi antispam), a livello endpoint (software antivirus e filtri di navigazione), deve utilizzare sistemi operativi aggiornati (per server e client), deve prevedere sistemi hardware ridondati, macchine virtuali e backup (piani di disaster recovery) e quando possibile anche sistemi di crittografia.

Il perché adeguarsi dovrebbe essere chiaro. Un attacco informatico comporta perdite di dati, perdite di tempo, costi informatici di recupero (quando possibile), costi in termini di fermo lavorativo, lesioni dell’immagine aziendale, costi inimmaginabili se il furto di dati ha come scopo il passaggio di informazioni riservate a un concorrente.

Cosa comporta il mancato adeguamento? Se fino ad oggi l’utilizzo di infrastrutture non protette o non completamente adeguate poteva essere considerato semplicemente un azzardo in grado di avere riscontri negativi o di portare ad eventuali fermi lavorativi o perdite di dati anche accettabili per alcuni, oggi la normativa obbliga le aziende ad adeguarsi.

Con l’entrata in vigore dal 25 Maggio 2018 del nuovo GDPR, ovvero il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, tutte le aziende che raccolgono, memorizzano, elaborano informazioni personali di cittadini dell’Unione Europea, dovranno essere conformi alla normativa o potrebbero essere soggette a sanzioni. Per dato personale in senso lato s’intende qualsiasi informazione che possa essere utilizzata per identificare una persona in modo diretto o indiretto (fotografie, indirizzi email, coordinate bancarie, indirizzi IP..), ogni azienda è quindi potenzialmente interessata dall’obbligo di conformità.

Ma qual è il rapporto tra GDRP e sicurezza informatica? Con la nuova normativa, sarà obbligatorio notificare all’Autorità, entro 72 ore dall’avvenimento, qualsiasi violazioni di dati e informare del problema le persone a cui si riferiscono i dati, dimostrare di aver messo in atto tutti i mezzi possibili per proteggere la propria infrastruttura e per evitare possibili attacchi diventerà fondamentale, pena sanzioni fino a 20 milioni di euro o pari al 4% del fatturato internazionale.

 

Easytech è specializzata nella predisposizione di infrastrutture informatiche sicure.

Oltre a realizzare audit di sicurezza e asset delle infrastrutture informatiche, per predisporne l’adeguamento o la riqualifica, questa realtà informatica della bergamasca nata nel 2006 è formata da tecnici e consulenti specializzati e certificati in soluzioni di sicurezza informatica realizzate dai principali leader del settore su scala internazionale.

La specializzazione in ambito di IT Security è completata dalla collaborazione con professionisti in ambito di consulenza legale, che seguono le aziende clienti nell’adeguamento dal punto di vista procedurale e strettamente legato alla normativa GDPR.

Visitando il sito web www.webeasytech.com è possibile trovare maggiori indicazioni relative a soluzioni, servizi e partner di riferimento.

 

Dott.ssa Susanna Previtali

Resp. Commerciale

Easytech Srl

Via Alessandro Manzoni 27 – Medolago (BG)

info@webeasytech.com

www.webeasytech.com

Inbound marketing, farsi trovare… con valore | INNOVATION CLUB

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Il termine Inbound marketing indica una modalità di marketing centrata sull’essere trovati da potenziali clienti (outside-in) in contrasto alla modalità tradizionale, detta anche outbound marketing (inside-out) che è imperniata su un messaggio direzionato unicamente verso il cliente. I vantaggi dell’inbound marketing possono essere estesi a qualsiasi organizzazione o tipo di azienda, che sia a scopo di lucro o meno, che utilizzi il “canale” (sito web in primis) come mezzo di comunicazione con clienti esistenti e potenziali.

LA TECNOLOGIA A SUPPORTO DELL’INBOUND MARKETING

Quando si affronta il tema “Farsi trovare dai propri clienti sulla rete”  ci si limita spesso ad ottimizzare il proprio sito attraverso le classiche attività di SEO/SEM sui motori di ricerca in particolar modo usando gli strumenti forniti da Google. Oggi esistono strumenti molto più evoluti in grado di realizzare questi processi:

1. Google e gli altri motori di ricerca cambiano il proprio algoritmo di ottimizzazione ogni due giorni ed un lavoro di ottimizzazione SEO/SEM risulta poco efficace se non è supportato da un sistema automatico di ottimizzazione  di ogni singolo articolo e contenuto. E’ necessario che il proprio CMS sia quindi supportato da un processo di costante ottimizzazione per poter essere trovato con più facilità dai propri clienti potenziali.
2. Tracciare in modo personalizzato gli utenti anche se “non iscritti” comprendendo chi sta leggendo il nostro sito o il nostro blog. Attraverso un sistema di analisi dei DNS è possibile risalire facilmente al nome dell’azienda di cui fa parte il generico visitatore del vostro sito. Questo crea, soprattutto nei processi B2B, una premessa per un contatto intelligente segnalando all’azienda in questione gli articoli o i contenuti visitati già letti o un aggiornamento di questi.
3. Automatizzare la relazione con la comunità di clienti/utenti del proprio portale realizzando una comunicazione one-2-one. Dopo che la relazione con il cliente è diventata personale è possibile tracciare in modo completo che cosa il singolo utente consulta e condividere con lui “messaggi profilati” di approfondimento ed analisi sulle tematiche dove  è più sensibile.
4. Monitorare in tempo reale i propri concorrenti o del proprio settore in modo da comprendere velocemente quali argomenti suscitano maggiore interesse nel proprio contesto. Con semplici strumenti oggi è possibile realizzare un verso sistema di Competitive Intelligence.
5. Sviluppare contenuti in modo semplice e con grafica ed immagini accattivanti attraverso un CMS veloce e ricco integrato con le “funzioni evolute” sopra descritte.
6. Integrare la presenza digitale al proprio sistema CRM in modo da tenere traccia non solo delle attività commerciali svolte su un cliente o cliente potenziale ma integrare anche informazioni di inbound marketing relative ad esso (cosa il cliente o gli utenti di un’azienda cliente hanno letto). Questo significa dare in mando alla propria rete commerciale vero uno strumento di marketing digitale.
Tutti questi “superpoteri” oggi sono a disposizione di ogni impresa a fronte di contenuti investimenti economici utilizzando una tecnologia di Customer Experience facilmente gestibile anche da una persona non tecnica.

USARE LO STORYTELLING COME STRUMENTO DI RELAZIONE CON I CLIENTI

Quando si vuole creare una conversazione nel mondo digitale è necessario trasformare prodotti in servizi in storie da raccontare per aumentare la memorabilità dei propri contenuti. Lo storytelling è una metodologia che usa la narrazione come mezzo creato dalla mente per inquadrare gli eventi della realtà e spiegarli secondo una logica di senso. L’atto del narrare, nello storytelling, si ritrova nell’esperienza umana e si può rappresentare in varie forme (individuali o collettive) che connettono pensiero e cultura. Soprattutto le emozioni dell’uomo – attraverso la narrazione – trovano il mezzo più efficace di espressione. Il pensiero narrativo possiede una molteplicità di significati, ma questi necessitano di essere tradotti, affinché si possano costruire una o più forma di comunicazione che siano rielaborate dai soggetti secondo i termini della narrazione. Il discorso narrativo permette di rendere comprensibile, comunicabile e ricordabile il vissuto. Quindi, il pensiero narrativo organizza l’esperienza soggettiva e interpersonale; mentre il discorso narrativo rende possibile la riflessione. Si tratta di un “processo interattivo” dal momento che il discorso narrativo rende possibili interpretazioni molteplici per tutti i soggetti che entrano in contatto con una certa storia.

QUALI SONO GLI INVESTIMENTI DI INBOUND MARKETING PER UN’AZIENDA ?

Se i contenuti vetrina della vostra azienda devono essere resi “liquidi” nel web prima di tutto bisogna dotarsi di uno strumento tecnologico. Esistono diverse piattaforme internazionali che integrano tutte le funzioni evolute di cui abbiamo parlato e che. per questo, facilitano l’operatività di un marketer. Tali piattaforme sono utilizzate spesso da realtà con processi di comunicazione strutturati ed internazionali.
Oggi sono anche messi a disposizione anche una serie di strumenti “Inbound” con investimenti più contenuti adatti a risolvere una singola esigenza di visibilità o gestire una particolare campagna di comunicazione.
Un aspetto molto importante è la capacità di generare contenuti validi per il proprio contesto. Se pur dotati della migliore tecnologia sul mercato senza un contenuto valido per il proprio interlocutore la strategia di Inbound Marketing non porterà risultati. Per questo è fondamentale che all’interno della propria realtà ci sia una persona esperta nella vostra materia che si dedica a questo processo che sappia ideare e sviluppare in modo costante argomenti a valore.
Contatta Innovation Club per realizzare la tua strategia di Inbound Marketing (www.innovationclub.it)

Industria 4.0, seminari tecnici di AIB a Lumezzane e Adro

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Industria 4.0

Due seminari promossi da AIB con Anima e Ucimu per approfondire gli aspetti tecnici e fiscali di Industria 4.0, con in più l’opportunità per gli imprenditori di incontrare individualmente i relatori e sottoporre loro quesiti specifici.

Il primo incontro è in programma giovedì 14 settembre alle 18 al Centro formazione volontari Croce Bianca di Lumezzane (via Madre Lucia Seneci, 34 – Lumezzane San Sebastiano) e vedrà intervenire Massimo Zanardini (Laboratorio RISE, Università degli Studi di Brescia – Industria 4.0: lo stato dell’arte della manifattura italiana), Giuseppina Lapenna – Ufficio Fiscale e Societario AIB – Profili fiscali dell’iperammortamento), Alessandro Maggioni (direttore area tecnica Anima – Iperammortamento: requisiti tecnici). Al termine, spazio al dibattito e ai colloqui individuali (su prenotazione).

Il secondo incontro, dedicato alle aziende della Franciacorta e della Valcamonica, si terrà con lo stesso programma giovedì 21 settembre alle 18 all’Azienda agricola Ferghettina (via Saline, 11 – Adro).

La partecipazione agli incontri è libera e gratuita (informazioni e prenotazioni: zone@aib.bs.it – 030 2292.311/339).

Camera di commercio, il 20 un seminario gratuito sull’e-commerce

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E-commerce

Mercoledì 20 settembre 2017 dalle ore 10.00 si terrà presso la Camera di Commercio di Brescia il quarto incontro della rassegna formativa gratuita Eccellenze in digitale 2017 dal titolo ”E-commerce: la tua vetrina sempre aperta, ovunque”. Nel pomeriggio si terranno laboratori a numero chiuso di approfondimento del tema trattato, su prenotazione. Per informazioni: Ufficio Competitività Imprese, tel.030.3725298/264/346 pni@bs.camcom.it. Iscrizioni on line dal sito www.bs.camcom.it.

Ordini on line, in sei mesi 650mila pacchi consegnati da Poste e Sda

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Nei primi sei mesi dell’anno i volumi di pacchi consegnati attraverso la rete dei portalettere e del corriere espresso del Gruppo (SDA) hanno quasi raggiunto, in provincia di Brescia, le 650.000 unità da ordini effettuati su Internet (oltre 4.700.000 in Lombardia). A livello nazionale la provincia di Brescia è al sesto posto per volumi di acquisti online consegnati dagli incaricati di Poste Italiane, preceduta in Lombardia solo dalla provincia di Milano.

Insomma: la tradizionale borsa del portalettere si svuota delle classiche lettere e cartoline per riempirsi di pacchi. Dotato di palmare, Pos e stampante, il postino telematico versione 2.0 viaggia equipaggiato di una vera e propria piattaforma tecnologica, che garantisce sicurezza ed efficienza nel processo di recapito. In provincia di Brescia i portalettere che si occupano del recapito di pacchi sono 635.

FONTE: BSNEWS.IT

Intred, i conti tornano: Ebitda a 4,06 milioni di euro

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Daniele Peli di Intred

Intred vola alla velocità della fibra ottica. Anzi della luce. Il 2016 dell’azienda bresciana, infatti, è stato particolarmente positivo, con una crescita dei ricavi del 26,5 per cento rispetto all’anno precedente (a quota 11,87 milioni di euro). In netta crescita anche l’Ebitda (utile al netto delle imposte, interessi e ammortamenti) che si è attestato a quota 4,06 milioni con una crescita del 63 per cento, mentre lil risultato netto ammonta a 1,63 milioni: l’89 per cento in più dell’anno precedente. Numeri che ovviamente non possono che dare soddisfazione all’azienda guidata da Daniele Peli, che dà lavoro a 46 famiglie, e che segnano una tendenza di continua progressione nell’ultimo quinquennio. Con la preivisione di un incremento dei ricavi di un ulteriore 20 per cento nel 2017.

L’azienda bresciana si occupa di connettività in banda larga e ultralarga, connettività wireless, telefonia fissa, servizi cloud e connettività per l’utenza residenziale. Nel Bresciano – secondo quanto riportato da Bresciaoggi – Intred può vantare una quota del mercato nel settore pari al 4,9% del totale (5,3% nel settore business e 3,8% nel settore residenziale): non poco se si pensa che i concorrenti di mercato sono  colossi come Telecom Italia, Fastweb, Vodafone e Wind.

I chatbot e l’evoluzione dei servizi al cliente | INNOVATION CLUB

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(a cura di Innovation Club) Discutono con noi; rispondono alle nostre domande; sono sempre pronti ad aiutarci e, spesso, riescono anche ad anticipare le nostre esigenze. Vivono in mezzo a noi ma non sono esseri umani. Sono i chatbot – noti anche come bot o chatterbot – e, secondo gli analisti, sono pronti a diventare i migliori amici delle persone e dei brand.

Non è un caso se chatbot e customer experience sono argomenti che viaggiano insieme, perché questa nuova (ma non tanto) tecnologia potrebbe rivoluzionare per sempre il rapporto tra aziende e clienti. Nel nome dell’intelligenza artificiale.

Qualche tempo fa Satya Nadella, CEO di Microsoft, durante un’intervista ha dichiarato che quella dei bot è una “tecnologia inevitabile”. Basta un giro veloce tra le news online per comprendere la portata di questa ossessione, a partire proprio da Microsoft che, secondo alcuni, starebbe già testando i bot come strumento di supporto di primo livello.

I margini di azione delle reti neurali e del machine learning sono molto sfumati, e i bot ne sono la dimostrazione più evidente:

Si integrano con i siti web, come primo elemento di contatto e customer service (ad esempio sui siti di comparazione prezzi) o come assistente (Siri in versione Mac o Cortana);

Comunicano con le app mobile, imparano dall’utilizzo e forniscono informazioni (i due ‘contenitori di bot più importanti al momento sono Facebook Messenger e Telegram);

Agiscono come centro nevralgico del dispositivo mobile, rendendo possibile accedere ai servizi senza digitare e senza dover passare da una app all’altra (Siri ma anche Google Instant Apps).

Questa loro natura fluida rappresenta il motivo principale per cui i chatbot stanno conquistando velocemente i settori più disparati. Scorrendo le ultime notizie troviamo:

American Express che lavora a un bot per fornire servizi finanziari agli utenti;

Shine che vuole aiutare gli adolescenti in difficoltà con un supporto morale via Facebook Messenger;

Kayak che punta a un ambizioso progetto di agenzia di viaggi intelligente;

Kip che utilizza gli emoji per aiutare gli utenti a trovare e acquistare prodotti;  

DoNotPay che, come un bot ‘avvocato’, contesta le multe per parcheggio non pagato a Londra e New York.

Secondo le ultime stime, solo su Facebook sono già stati diffusi 11mila bot, che stanno evolvendo verso una maggiore interattività e capacità di imparare dal contesto. I tempi in cui uomini e macchine potranno comunicare in una modalità ‘seamless’ sono lontani, ma forse non così tanto come pensano gli apocalittici della tecnologia.

Per guardare al futuro, però, dobbiamo tornare al passato. Cercando di capire, innanzitutto, cosa sono i chatbot e da dove arrivano. Detto in poche parole, i bot sono entità artificiali progettate per automatizzare i compiti che di solito facciamo noi (una prenotazione per la cena, la pianificazione di un appuntamento).

Oggi, sono utilizzati principalmente per mantenere una conversazione intelligente con gli utenti umani, imparando costantemente dal contesto. Negli anni li abbiamo già visti sotto forma di software (SmarterChild) e assistenti integrati (Cortana, Siri). Come detto, però, sono destinati a diventare qualcosa di più complesso.

Non vi è dubbio che l’artificial intelligence contribuirà a ridefinire i confini del business negli anni a venire. Per citare il discorso di Pedro Domingos, l’autore di The Master Algorithm, al SXSW 2016: “La artificial intelligence non è poi così spaventosa come sembra quando si traduce in artificial smartness.” Un gioco di parole che nasconde una evoluzione decisiva.

È la natura delle cose: Proprio come gli esseri umani evolvono, a seguito delle variazioni nell’ambiente sociale e tecnologico, lo stesso fanno i bot. Diventano più raffinati e proattivi davanti ai nostri occhi, tanto che alcuni futuristi hanno già annunciato che stiamo muovendo verso un incubo distopico in cui non si potrà più distinguere ciò che è umano da ciò che non lo è.

Certo, il fallimento dell’esperimento Tay, condotto da Microsoft, dimostra che il percorso verso una macchina davvero ‘smart’ è ancora lungo, ma questo non autorizza a paventare scenari alla Philip K. Dick. Piuttosto, evidenzia come anche la più intelligente delle tecnologie debba imparare a fare i conti con i comportamenti imprevedibili degli esseri umani.

“In sé la tecnologia non è né buona né cattiva, ma gli ingegneri hanno la responsabilità di assicurarsi che non sia progettata in modo da riflettere gli aspetti peggiori dell’umanità.” (TechCrunch)

Arrivati a questo punto, è necessario chiarire un punto importante: non tutti i chatbot sono uguali, così come non sono una invenzione degli ultimi anni. Esistono da decenni, fin da quando Alan Turing definì i confini del celeberrimo Test per riconoscere un uomo da una macchina.

Ancora oggi alcuni bot sono intelligenti, altri non tanto. Alcuni sono utili, altri sono solo ludici. Alcuni lavorano in completa autonomia, altri necessitano di intervento umano. La strada, però, è segnata: l’evoluzione dei bot li porterà a essere indipendenti, intuitivi e capaci di adattarsi al cambiamento.

Ed eccoci alla domanda centrale di questo articolo: I bot rappresentano davvero il futuro della digital customer experience? Oppure si tratta di un trend ancora non ben definito e destinato a svanire? L’idea è quella di creare un bot in grado di fornire assistenza, trovare sempre la risposta giusta e aiutare i clienti senza alcun intervento esterno. Come? Utilizzando le app per andare oltre le app come le conosciamo.

L’obiettivo finale è quello di realizzare qualcosa che – finalmente – renda la vita dei clienti più facile. Invece di perdere tempo a passare manualmente da un servizio all’altro, l’utente dovrà solo esporre vocalmente la sua domanda, e il suo assistente personale full-time farà tutto il lavoro.

Vuoi sapere quale sarà la temperatura nel prossimo fine settimana? Chiedi a un bot. Vuoi prenotare un pacchetto completo per la prossima vacanza? Lasciati guidare da un bot. Hai bisogno di restituire un paio di scarpe che non sono della misura giusta? Fatti aiutare da un bot.    

In questi termini, i chatbots sono l’ultimo, il più grande tentativo di migliorare la user experience, senza dover assumere legioni di operatori di customer service che prendano per mano i clienti.

La lista di modalità con cui le aziende tentano di connettersi con i clienti è già molto lunga. La differenza essenziale è che i chatbots “danno agli esseri umani l’illusione che stanno comunicando con un’entità che capisce e può rispondere con frasi che abbiano un senso.” (Marketplace)

Visti da questa prospettiva, i chatbot sembrano impostare una situazione win-win per gli sviluppatori e clienti:

Da un lato ci sono gli sviluppatori, che hanno scommesso sul successo dei mercati conversazionali e che creano nuovi bot intelligenti e piattaforme per venderli (come fanno già Telegram e Kik).

Dall’altro lato abbiamo le organizzazioni, ormai consapevoli che le persone vivono al tempo stesso online e offline. Le aziende hanno nuovi strumenti ma lo stesso problema di sempre: imparare a coinvolgere e monetizzare i propri clienti, offrendo esperienze significative in tutti i canali e touch point.

Ecco perché pensiamo che i bot potrebbero rappresentare un’opportunità preziosa per i brand (soprattutto i brand retail) per allineare l’esperienza offline del negozio con la costante presenza online dei loro clienti.

La vera sfida sarà nella capacità di realizzare strumenti in grado di uscire dalla dimensione ludica, per apportare un effettivo miglioramento della customer experience. La differenza si vedrà quando i bot riusciranno ad apparire e agire in modo del tutto naturale.

INNOVATION CLUB/12. La realtà virtuale trasformerà il Web in un’esperienza immersiva

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Volendo approfondire un discorso sui media digitali del futuro, non si può non introdurre le teorie di Marshall McLuhan. Secondo il grande sociologo canadese ogni medium è un’estensione dell’uomo.  Nell’era della meccanica l’uomo aveva operato un’estensione del proprio corpo in senso spaziale; nell’era dell’elettricità e della trasmissione elettromagnetica l’uomo ha esteso il proprio sistema nervoso centrale sino ad incorporare tutta l’umanità, abolendo i precedenti concetti deterministici di spazio e di tempo. 

L’evoluzione del mondo Web negli ultimi decenni non ha fatto altro che mettere in connessione l’intera conoscenza ed esperienza umana in una rete unica. Nei prossimi anni non basterà più condividere sui social una foto o un video. Sentiremo il bisogno di mettere online le nostre esperienze e frammenti della nostra vita reale, in modo tale che altri possano viverle esattamente come le abbiamo vissute noi. Sarà possibile sentirci ancora più vicini ai vip “rivivendo” le loro esperienze condivise sui social. Proprio a questo ha sicuramente pensato Mark Zuckerberg quando lo scorso anno pagò 2 miliardi di dollari per comprare Oculus VR. Adesso quest’investimento sta per dare i primi frutti: al recente Facebook F8 Conference sono state annunciate le prime versione virtuali delle proprie applicazioni. Quanto presentato da Facebook può offrici una previsione del web del futuro.

Spesso possiamo trovare tracce del nostro futuro non nei saggi, nei numeri e nelle ricerche di mercato, bensì nei romanzi e nella fiction. Neal Stephenson, scrittore-guru della fantascienza, crea il suo capolavoro Snow Crash e, con esso, il Metaverso, vero e proprio successore di Internet come lo conosciamo noi ora. Il Mataverso viene descritto come un “mondo virtuale collettivo e condiviso in 3D’, in cui possano convergere lo spazio fisico e quello virtuale.  In Snow Crash, Hiro Protagonist – il cui nome ci ricorda l’importanza degli archetipi nella narrazione – è un hacker freelance che a all’America al collasso preferisce il ‘meta universo’, una somma di realtà virtuale, tecnologia 3D e realtà aumentata, il tutto alimentato da un Internet super-veloce. Come fanno Parzival e Hiro ad entrare nei loro nuovi mondi virtuali? Indossando e utilizzando periferiche e strumenti di realtà virtuale.

Tutto questo è solo fantascienza? Oppure potrebbe essere una descrizione del futuro del business ? Per una prima risposta, chiedete pure della Realtà Virtuale.

La tecnologia del virtuale svolge un ruolo fondamentale nell’influenzare le aziende che devono riprogettare le loro strategie. La realtà virtuale potrebbe diventare il prossimo passo in un percorso pieno di opportunità già dominato dalla cosiddetta ‘wearable technology’, che sta cambiando il modo in cui i clienti vivono i prodotti. Gli sviluppatori di videogiochi e software fin da subito hanno mostrato grande interesse per questa nuova tecnologia, ma non sono certo gli unici. In Norvegia, ad esempio, l’esercito ha iniziato a utilizzare la Realtà Virtuale per insegnare la guida dei carri armati e simulare una vera e propria campagna militare. Una inversione interessante dai giochi progettati per simulare la guerra alla guerra simulata con appendici videoludiche. Tutto si riduce solo a gioco e guerra, come al solito? Non proprio, perché ci sono ancora molte altre opportunità da esplorare.

Il mondo aperto dalla realtà virtuale è ancora ricco di percorsi inesplorati, che investono anche il rapporto tra aziende e clienti. Perché non creare un’app customer-facing per passare da un sito di e-commerce statico tradizionale a un vero e proprio concept store virtuale, in grado di offrire una straordinaria customer experience nel momento in cui il cliente sta osservando il tuo prodotto o servizio? Sei un marchio del retail, dell’automotive o della moda e lusso? Perché non offrire uno ambiente digitale che i tuoi clienti possano visitare, dove possano esplorare, ricercare e addirittura toccare i tuoi prodotti? L’unico limite sarà dato da immaginazione e creatività.

Sempre nella recente conferenza “Facebook F8” Zuckerberg ha toccato il tema della R&D con Building 8, il suo centro ricerca che sta sviluppando alcuni progetti fantascientifici: 

1. Il primo consente alle persone di scrivere attraverso gli impulsi del proprio cervello. Le persone non dovranno più digitare ma potranno solo pensare e il loro pensiero sarà tracciato con sensori esterni e che possano essere prodotti in grandi numeri.

2. Il secondo progetto permetterà alle persone di provare emozioni attraverso la pelle.

Queste due tecnologie potrebbero essere delle naturali estensioni sensoriali delle Realtà Virtuale. Il futuro ci riserverà molte sorprese.

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