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La Blockchain per ripensare processi delle aziende e la supply chain | INNOVATION CLUB

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Blockchain

La Blockchain, in italiano “catena di blocchi”, può essere semplificata come un processo in cui un insieme di soggetti condivide risorse informatiche (memoria, CPU, banda) per rendere disponibile alla comunità di utenti un database virtuale generalmente di tipo pubblico (ma esistono anche esempi di implementazioni private) e in cui ogni partecipante ha una copia dei dati.

L’utilizzo di un protocollo di aggiornamento ritenuto sicuro dalla comunità degli utenti e di tecniche di validazione crittografiche genera la reciproca fiducia dei partecipanti nei dati conservati dalla blockchain, che la rende una tecnologia sostitutiva rispetto ai “registri” gestiti in maniera accentrata da autorità riconosciute e regolamentate (banche, assicurazioni ecc.).

I blocchi non possono essere eliminati né alterati: per apportare delle modifiche è necessario prima creare una copia identica del blocco precedente e dunque generarne la nuova.

Il vero punto di forza della blockchain sta nella sua struttura decentralizzata: nessuno la possiede realmente perché si trova su tanti dispositivi e server sparsi nel mondo. In questo modo si ha la sicurezza totale di quelle transazioni che a loro volta sono crittografate, autorizzate e verificate da utenti multipli e tracciate temporalmente. L’elemento che caratterizza la blockchain è quindi la fiducia: fiducia che i dati in essa contenuti vengano condivisi senza poter essere modificati, corrotti, trasformati.

La Blockchain permette di ripensare i processi di ogni azienda e di realizzare nuove forme di servizio per clienti e fornitori.

Questa tecnologia si integra bene con soluzioni che compongono il sistema gestionale di un’impresa che generano una grande quantità di dati relativi alla produzione, alle transazioni nella supply chain. Quando questi dati (relativi a un ordine, a una fattura, a una bolla di spedizione) vengono criptati e trasformati in blocchi abbiamo la certezza che l’origine dell’informazione sia attendibile.  

La tecnologia blockchain può essere inserita dove il dato si crea e può essere cosi garantito. Ecco descritti alcuni ambiti applicativi:

Smart Manufacturing 

La Blockchain trova molti spazi di applicazione nel settore manifatturiero. Per esempio, nei processi logistici, per realizzare maggiore trasparenza e maggiore accuratezza nello scambio di dati tra tutte le parti coinvolte nella filiera di produzione, migliorando le prestazioni aziendali, riducendo gli errori nella trasmissione degli ordini, rendendo efficiente la gestione degli inventari.

La Blockchain può snellire la gestione amministrativa, riducendo il flusso di documentazione cartacea, aumentando la trasparenza nelle operazioni e accorciando le tempistiche al ricevimento dei pagamenti tra produttori, distributori e importatori. Può aiutare a tenere traccia della storia di ciascun prodotto manifatturiero: questo vuol dire avere traccia certa degli eventi che la hanno riguardato nel tempo.

Importante è poi la gestione della manutenzione: un sistema basato su Blockchain può aiutare sia il produttore sia il cliente nel conoscere l’esatta provenienza ad esempio delle parti di ricambio installate. Questo significa una maggiore tutela della reputazione per il produttore e maggiore sicurezza per il cliente.

IoT

La Blockchain ha un ruolo fondamentale di applicazione chiave per l’IoT e in particolare in applicazioni di Industrial IoT. Può essere utilizzata infatti utilizzata per tracciare in modo certificato tutti i dispositivi collegati, consentendo l’elaborazione delle transazioni che questi producono e il coordinamento tra i device fisici. Questo approccio decentralizzato supera i punti critici delle reti tradizionali, facilitando la creazione di un servizio più solido mediante il quale potranno operare i dispositivi collegati.  La blockchain servirebbe come una sorta di libro mastro pubblico per la grande quantità di dispositivi e questo permetterebbe di bypassare l’utilizzo di un sistema centralizzato per gestire e mediare la comunicazione tra loro.

Gli algoritmi utilizzati nella Blockchain, infine, permetterebbero di aumentare la tutela dei dati dei clienti privati quando il prodotto o il componente sia veicolato in ottica “business to consumer”.

Supply Chain

Uno degli aspetti più promettenti della tecnologia blockchain è il controllo più sicuro e trasparente delle operazioni. Tutte le catene di approvvigionamento e fornitura in ogni settore sono falla fine una serie di nodi transazionali che permettono di trasferire e spostare i prodotti dalla fabbrica al punto vendita. Grazie alla Blockchain, infatti le transazioni che si realizzano tra i diversi attori di una filiera (dalla produzione alla vendita) potranno essere descritte in un registro decentralizzato riducendo così i costi di trascrizione, i ritardi e i possibili errori del personale.

Le tecnologie Blockchain sono infatti in grado di seguire le quattro fasi della supply chain (identificazione del prodotto, consegna, registrazione del cliente e after sales) e supportano numerose applicazioni che spaziano dalle attività anticontraffazione alla gestione dei passaggi di proprietà fino a quella dei programmi di manutenzione o di riparazione in garanzia.

Alcuni progetti realizzati 

Un primo esempio su cui stiamo lavorando riguarda la polizza di carico, il documento che riporta tutte le informazioni sulle merci caricate per esempio su una camion. Questo documento è in quasi tutte le aziende cartaceo ma il processo può essere reso attraverso Blockchain digitale e sicuro. La polizza viene così criptato nel momento in cui viene realizzata e può essere condivisa e tracciata in tutti i passaggi della filiera in modo tale che i dati contenuti in essa non possano venire modificati.

Un secondo esempio riguarda l’ambito caseario. Anche le filiere alimentari sono caratterizzate da una gestione cartacea dove tutti i passaggi sono controllati e registrati con documenti tradizionali. L’approccio Blockchain parte dal lavoro degli operatori che anche attraverso un semplice SMS attivano il percorso della filiera già nel momento in cui si il latte viene consegnato. L’SMS attiva l’identificazione che viene subito trasferito all’industria di trasformazione. Tutte le fasi successive di questo processo vengono a loro volta registrati su una piattaforma comune basata sulla Blockchain dove si possono facilmente allegare documenti come le risonanze magnetiche che garantiscono in modo assoluto l’autenticità di un prodotto.

Il terzo progetto riguarda la manutenzione predittiva in ambito machinery. In questo processo è fondamentale disporre di una tecnologia come la Blockchain in grado di certificare l’identità di ciascun componente di un macchinario. La conoscenza specifica di ciascun componente è un elemento molto importante per determinare i fattori di rischio e per definire le modalità di intervento.

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L’ERP nell’era del digital business? Interattivo, Innovativo e Intelligente

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Erp

ERP significa Enterprise Resource Planning (“pianificazione delle risorse d’impresa”). Si tratta di un sistema di gestione che integra tutti i processi di business rilevanti di un’azienda

In un’era in cui il costo del valore aggiunto (composto da lavoro e organizzazione) è percentualmente sempre più importante del costo delle materie prime, per aumentare efficienza e redditività non è sufficiente acquistare al minor prezzo, ma è assolutamente necessario ottimizzare tutti i processi organizzativi aziendali, e questo può essere realizzato unicamente introducendo una “spina dorsale informatica” che elimini sprechi ed errori.

Ma oggi sempre più l’ERP deve integrare e dialogare con le nuove tecnologie. 

INTERNET OF THINGS

L’Internet delle cose è l’evoluzione evoluzione dell’uso della Rete: gli oggetti (le “cose”) si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. Le sveglie suonano prima in caso di traffico, le scarpe da ginnastica trasmettono tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con persone dall’altra parte del globo, i vasetti delle medicine avvisano i familiari se si dimentica di prendere il farmaco. Tutti gli oggetti possono acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento alla Rete.

Per “cosa” o “oggetto” si può intendere più precisamente categorie quali: dispositivi, apparecchiature, impianti e sistemi, materiali e prodotti tangibili, opere e beni, macchine e attrezzature. Questi oggetti connessi che sono alla base dell’Internet delle cose si definiscono più propriamente smart objects (oggetti intelligenti) e si contraddistinguono per alcune proprietà o funzionalità. Le più importanti sono identificazione, connessione, localizzazione, capacità di elaborare dati e capacità di interagire con l’ambiente esterno.

Quando si integra ERP al mondo IoT in particolare utilizzando la tecnologia dei sensori si sviluppa un’area fondamentale a supporto del business e che consente di intervenire in tempo reale.

BLOCKCHAIN

Blockchain è forse il termine più di moda in questo momento quando si parla di digital transformation. Se ne parla tantissimo ma il problema – per chi sta valutando di investire in questa tecnologia – è capire cosa ci sia di concreto: quali sono le esperienze già realizzate e in corso, quali best practice se ne possono dedurre, e quali tipi di applicazioni sono più fattibili nei vari settori.

Anche nel manufacturing l’impatto sarà alto, e le applicazioni principali saranno tipicamente di supply chain: tracking di processi complessi, compliance, quality origin assurance,

L’obiettivo è la garanzia dell’originalità del prodotto e sono emersi come temi critici la gestione dell’identità digitale dei soggetti partecipanti (anche macchine), con differenziazione degli accessi in funzione della tutela del segreto industriale, e l’interoperabilità: la Blockchain non può funzionare con approccio a silos, deve interagire con altre tecnologie come IoT ed ERP.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER LA MANUTENZIONE PREDITTIVA

La manutenzione predittiva è un tipo di manutenzione preventiva che viene effettuata a seguito dell’individuazione di uno o più parametri che vengono misurati ed elaborati utilizzando appropriati modelli matematici allo scopo di individuare il tempo residuo prima del guasto. A tale fine si utilizzano svariate metodologie, come ad esempio le analisi “tribologiche” sui lubrificanti, la misura delle vibrazioni, la termografia, l’analisi delle correnti assorbite, il rilievo di vibrazioni anomale e tante altre. Una variazione delle misure effettuate rispetto allo stato di normale funzionamento indicherà l’aumentare del degrado e, in definitiva, permetterà di prevedere il momento del guasto.

Esempi di tale metodo sono:

> le parti soggette ad usura, aumentando l’attrito, producono calore, questo aumento di temperatura è evidenziato appunto dalla termografia;

> il motore lascia nell’olio particolato metallico che indica un principio di usura. Prendendo piccole quantità di olio se ne può effettuare l’analisi chimica e verificare la salute della macchina;

> un cuscinetto danneggiato, un disallineamento, uno squilibrio provocheranno un aumento di vibrazioni.

> lo stesso sistema è usato per il controllo manutentivo del serraggio dei morsetti dei cavi elettrici che se lenti, provocano calore per effetto Joule.

WORLD CLASS MANUFACTURING

Il World Class Manufacturing, in breve WCM, rappresenta l’acronimo con cui si qualificano i più importanti produttori di beni e servizi mondiali, che intendono gestire e ridurre i costi della produzione in maniera sistematica applicando metodologie riferibili ed “oggettivabili”. Il World Class Manufacturing (WCM) è un roll di innovazione basato sul miglioramento continuo, è un sistema di origine Giapponese, un nuovo modo di lavorare che prevede l’eliminazione di ogni tipo di spreco e perdita (Muda) con il coinvolgimento di tutti, attraverso l’impegno rigoroso di metodi e standard.

Seguire i principi del World Class Manufacturing significa ripensare in modo totale al processo produttivo affinché l’ottimizzazione degli sprechi vada a realizzarsi non solo nei processi di lavorazione del prodotto, ma anche in altre fasi della catena produttiva: anche e soprattutto in quei momenti nei quali non si crea apparentemente alcun valore aggiunto per il cliente. Si toccano quindi argomenti quali movimentazioni merci, gestione scorte, controlli, difetti, attese, riparazioni e manutenzioni.

Integrare l’ERP a strumenti per la gestione del WCM rappresenta una prospettiva importante per l’innovazione dei processi aziendali.

BIG DATA – TANTI DATI DA ANALIZZARE CON STRUMENTI NUOVI

Di dati le aziende ne avranno sempre di più ed arriveranno da diverse fonti.

> Dai prodotti che sono immessi sul mercato. Oggi i prodotti ci ‘parlano’ tramite l’IoT. l’intelligenza che abbiamo messo negli oggetti restituisce una grande mole di dati che possono essere processati per fornire informazioni utili per la manutenzione, per la progettazione di successive release, sul comportamento degli utenti nell’utilizzo dei prodotti ecc.

> Dal mercato, inteso come tutte le tracce che i possibili clienti, esplicitamente o non esplicitamente, lasciano sul web, sui social media, tramite le app;

> La terza fonte viene sempre dall’azienda ma è una fonte nuova e riguarda tutti i dati che arrivano dal mondo della produzione.

Oggi abbiamo le tecnologie che ci permettono di processare tutti questi dati, in tempo reale, e di metterli in relazione tra di loro. Per SAP questa tecnologia si chiama SAP Hana e consente anche alle aziende di dimensioni contenute di fruire delle informazioni e delle analisi necessarie per sviluppare il proprio business digitale.

RIFERIMENTI

IoT, Blockchain, AI, WCM: info@innovationclub.it 

Sistemi ERP: marketing@neosgroup.it

Il CRM e i nuovi strumenti del marketing digitale | INNOVATION CLUB

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La conversazione attraverso i media digitali è oramai oggi un modello consolidato nella vita quotidiana di ognuno di noi, che porta nuovi stimoli, amplia gli orizzonti e favorisce l’evoluzione del consumatore e la sua relazione con le aziende. Il social marketing, il mobile e, da un punto di vista infrastrutturale, il Cloud sono stati gli elementi che hanno generato e contribuiscono oggi a dare linfa a questo nuovo scenario. Uno scenario in cui è il cliente a dettare nuove regole di business: le proprie. In questo contesto le aziende sono portate a ripensare l’approccio al CRM, intraprendendo una strategia basata su cross-medialità, attenzione alla condivisione delle esperienze di acquisto del singolo consumatore e programmi di Loyalty ed Engagement.

Oggi è necessario comprendere che è sempre più un approccio personale al consumatore, alla luce delle continue evoluzioni generate dal Web. I dati raccolti attraverso il Web e relativi ai clienti o prospect sono così tanti rispetto a quelli che si potevano raccogliere in precedenza, che adesso è necessario disporre di applicazioni gestionali e soluzioni dedicate all’analisi dei dati (Business Intelligence).
Dati che, se gestiti correttamente, attraverso campagne marketing e programmi di engagement e loyalty, possono portare a una conoscenza approfondita del cliente.
Le tecnologie cloud , infatti,  permettono ora di anticipare la tradizionale visione dell’esperienza del cliente – suddivisa nelle tre classiche fasi di stimolo, acquisto ed esperienza di prodotto – identificando il nuovo elemento dello Zero Moment Of Truth (ZMOT, momento zero della verità): il momento in cui il potenziale cliente costruisce le sue convinzioni e da cui il processo d’acquisto ha inizio. Tutto questo avviene on-line e secondo i dati pubblicati in una ricerca Audiweb, sono oltre 45 milioni gli utenti collegati mediamente in italia ogni giorno.

L’innovazione tecnologica permette di rendere immediati e virali processi di vendita e acquisto; con l’e-Commerce non solo si possono monitorare gli acquisti effettuati, ma grazie ai feedback lasciati, si possono analizzare e valutare le preferenze, i bisogni e conoscere approfonditamente la propria clientela (eCRM).I contatti con i clienti avvengono costantemente sui social media, sui blog e sulle community aziendali e personali. Il confronto diretto e immediato è inevitabile per l’azienda ed è proprio per questo che si ha la necessità di ripensare alla relazione con il cliente e cliente potenziale: il Social CRM deve diventare una realtà fattuale per qualsiasi business, anche perché questo può portare enormi vantaggi se gestito “intelligentemente”.

In particolar modo evidenziamo questi 10 processi dove si realizza un’integrazione tra un CRM e strumenti di Digital Marketing: 

1. Integrare il CRM con il catalogo digitale (web, mobile) sia come interfaccia per la forza vendita e gli agenti esterni sia nei confronti del consumatore finale;

2. Fornire sul CRM le informazioni nate dall’interazione tra il cliente ed un assistente virtuale che parla ai clienti con il linguaggio naturale;

3. Gestire un processo di store experience e di conversazione con lo store manager. Registrare sul CRM le interazioni del consumatore nel negozio attraverso sistemi Bluetooth Low Energy;

4. Integrare il CRM con ambienti virtuali 3D, realizzando uno showroom tridimensionale o il museo aziendale sia con la realtà aumentata (AR). I prossimi sistemi operativi smartphone potranno visualizzare ambienti 3D e AR direttamente nel browser web;

5. Realizzare un processo di offerte mirate e profilate su cluster di clienti considerando sia i dati aziendali ma anche quelli come dati anagrafici e preferenze, condivisi dagli utenti sui Social Network;

6. Implementare una strategia di Loyalty tipica del settore Retail ma oggi applicabile in molti altri contesti“Business to Consumer”. Il modello Loyalty (punti premi missioni) può evolversi in una conversazione ludica (Gamification) creando più esperienze di interazione con il consumatore monitorate dal sistema CRM;

7. Integrare il CRM con sistemi evoluti di Blog che ottimizzino il posizionamento di ogni articolo sui motori di ricerca e che permettano di tracciare anche gli utenti non iscritti in modo da creare le premesse per un ingaggio. Questo molto utile anche nei processi “Business to Business”;

8. Fornire un servizio di anti-contraffazione attraverso varie tecnologie (come ad esempio l’RFID) creando una relazione diretta con il consumatore.

Questi processi non sono “idee sulla carta” ma il frutto delle nostre esperienze concrete con importanti realtà in Italia ed all’Estero.

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Come e perché il tuo canale video può aumentare il tuo giro d’affari | INNOVATION CLUB

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Partiamo dal perché. Tutto ha avuto inizio 2 anni anni fa. Nella presentazione annuale di Facebook agli sviluppatori è stata lanciata una frase categorica: “PRIMA I VIDEO”. Ho capito che c’era una nuova rivoluzione in arrivo. Così è stato.

Per mestiere so che più il titolo è breve e più è incisivo, dirompente, attraente (questa è una chicca comunicativa che puoi già tenere per buona e usare quando vuoi). In queste 2 semplici parole: VIDEO FIRST c’era la locomotiva che avrebbe trainato al successo chi si sarebbe accodato nel più breve tempo possibile.

Da quel giorno abbiamo visto esplodere la comunicazione video. Sono tanti gli esempi di persone di varie età, etnia e professionalità che hanno visto cambiare la loro vita grazie a un’intuizione video. 

Il video è molto più attrattivo di un post, un articolo. È empatico. E poi ci sono miliardi di smartphone connessi che bramano alla ricerca di video trailer. È lo sport delle nuove generazioni. Tutto ciò che passa in video è visto, premiato. È virale. Tutti mirano alla viralità.

Ora mi calo nella realtà imprenditoriale italiana – quella che conosco meglio e per la quale offro servizi comunicativi che ho sempre fatto evolvere seguendo la trasformazione digitale – e cerco di spiegare quello che stiamo facendo per trasformarci in video comunicatori. 

Prima però devo dirti che fare video significa “voler bene” alle persone che vuoi raggiungere. Questo perché dovrai dedicarci tanto tempo e se non hai questo approccio sarà un sacrificio troppo grande da sostenere.

Fai un esperimento: quando guardi un video cerca di capire se la persona che sta parlando lo fa col Cuore (e quindi sta dicendo cose vere e utili) o lo fa solo col cervello (e quindi è concentrata solo a venderti qualcosa).

Passando al come, devo chiederti: 

Quanto tempo passi a comunicare con le persone per coinvolgerle?

Fare video efficaci – interessanti, utili e attrattivi – è possibile solo se coinvolgi la tua vita (ndr. la tua attività).

Sappi che non esiste “un modo” per fare video; devi trovare il tuo. I grandi comunicatori non seguono un cliché; ognuno di loro raggiungere il cuore del proprio pubblico – con modi e atteggiamenti diversi – per questo sono “grandi”.

Se prendi in esame queste 4 domande avrai una base più solida su cui impostare il tuo primo video:

  1. Quale effetto avrai sul pubblico?
  2. Cosa risveglierà il tuo intervento nel pubblico?
  3. Quello che presenterai avrà qualche effetto positivo?
  4. Il pubblico che ti guarderà ne uscirà rafforzato o indebolito?

C’è una regola non scritta ma che ti consiglio dopo averla adottata. È utile per fare ricerca di contenuti che poi diventeranno i tuoi testi ispiratori per i nuovi video. È  la regola delle 3C:

  • COMUNICARE
  • COINVOLGERE
  • CONVERTIRE

Produrre video per interessare nuovo pubblico è possibile solo se metti in conto di fare un percorso di crescita personale. Chi fa video e ha un grande seguito è perché lavora tantissimo sulla sua persona, cerca contenuti pertinenti, li veste e li comunica con empatia per arrivare a pubblicare il miglior video che tenga “incollati” i suoi utenti a prescindere dal minutaggio. Cerca contenuti di valore. Dai sicurezza.

Solo chi è “vero” può trasmettere contenuti che risultino veri. Solo chi pubblica questo tipo di video può sperare di avere un seguito fedele e – solo successivamente – fare business per aumentare il suo giro d’affari.

Una comunicazione efficace nel video è figlia di un’esperienza vera nella vita.

Quanto tempo ci vuole?

Ho seguito la storytelling di un imprenditore nel comparto edile che ha creato molti video e che ora è diventato un punto di riferimento nel suo settore. Non ti dovrai stupire se ti dico che uno dei suoi video più riusciti lo ha impegnato per 4 ore di girato e 6 ore di post-produzione per produrre un video di 00:01:30” (1 minuto e trenta secondi).

Ti porto ora la mia testimonianza. Ho iniziato da poco e pensavo di pubblicare 1 video al mese, sono già arrivato a 4. La mia giornata imprenditoriale è cambiata. Guardo tutto ciò che ho attorno pensando se può ispirarmi. Faccio almeno 2 ore di ricerca al giorno per raccogliere contenuti che archivio su un file di Drive. Al mercoledì e al venerdì estraggo il contenuto migliore, me lo rileggo più volte e mi preparo a filmarmi.

Creo il video in circa 30 minuti e poi mi dedico alla post-produzione con iMovie che mi tiene occupato circa 1 ora.

Il file video prodotto, lo trasferisco sul canale YouTube di Giroidea su cui è stata creata una playlist dedicata agli imprenditori:

GIROIDEA – il tuo business in pillole

https://www.youtube.com/playlist?list=PLWq_icaWPdd6srjQnEQHS4qwh9-5hv0Y3

passo poi alla configurazione e personalizzazione della copertina e della coda aggiungendo i ©credits e pubblico su YouTube.

Da questo momento ha inizio un processo comunicativo dell’ufficio stampa interno che abbiamo chiamato “il cerchio della comunicazione” per promuovere sui vari canali social il video e la playlist con l’obiettivo di raggiungere il miglior pubblico. Siamo nella prima fase, quella della promozione del canale, alla ricerca del pubblico che man mano profiliamo. I primi risultati sono incoraggianti. Ci siamo accorti che se per avere un commento su un Post di Facebook dobbiamo pubblicare 20 post, il riscontro sui video converte 10 volte di più.

Io credo di averti raccontato tutto per darti un motivo concreto per iniziare a fare video. Se vuoi bene alla tua azienda e al tuo business devi assolutamente fare questo percorso. È certo che il video è un facilitatore primario, un vettore insostituibile che può portare il tuo marchio e prodotto ad essere conosciuto dal nuovo pubblico della rete.

Vorresti arrivare a pubblicare un video al giorno?

Se il tuo tempo è prezioso affidati a un partner che sappia consigliarti. Sceglilo in base a come ti presenta la soluzione. Cerca di capire subito se ti sta parlando col Cuore o solo col cervello. 

Ciack si gira! Buona la prima.

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Massetti (Confartigianato): voucher digitalizzazione, opportunità per le Pmi

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Gli investimenti digitali sono una tendenza ormai consolidata nelle scelte degli imprenditori. Secondo le ultime rilevazioni dell’Osservatorio di Confartigianato Lombardia tra il 2014 e il 2016, il 45% delle imprese con almeno 10 addetti ha investito in tecnologie per la sicurezza informatica, il 28% ha puntato su beni e servizi legati a applicazioni web e app. Il 18,4% hanno riguardato investimenti in social media, il 16,1% per il cloud computing, l’11,4% per le vendite online e il 10% nell’area internet delle cose. Più selettivi gli investimenti in tecnologie relative ai big data (4,9%), robotica (3,5%), stampa 3D (2,7%) e realtà aumentata e realtà virtuale (1,3%). Ma, soprattutto, dallo studio condotto da Confartigianato emerge in maniera netta che per il 46% dei piccoli imprenditori la molla per investire nella digitalizzazione è rappresentata dagli incentivi e dalle agevolazioni fiscali. «Il Governo ha recepito le sollecitazioni di Confartigianato su questo fronte, confermando misure particolarmente gradite ai piccoli imprenditori. Iper ammortamento, super ammortamento, “Nuova Sabatini” sono strumenti utili per rilanciare gli investimenti e innovare la produzione delle piccole imprese. In particolare, proprio la “Nuova Sabatini”, che finanzia a tassi agevolati gli acquisti delle piccole imprese in macchinari, impianti e attrezzature, dedica un particolare capitolo per le spese in tecnologie digitali» spiega il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti.

Un invito, quello di Confartigianato alle imprese bresciane, ad utilizzare proprio l’opportunità dei voucher digitalizzazione delle Pmi: contributi a fondo perduto, erogati sotto forma di voucher alle imprese messi a disposizione dal Ministero dello Sviluppo economico. Una misura di sostegno e incentivo che prevede una dotazione di 100 milioni di euro per coprire fino al 50% degli inveestimenti fatti in azienda. Il termine della presentazione delle domande, che devono essere presentate direttamente sul sito del MiSe è il 9 febbraio prossimo. Ogni imprese potrà presentare una sola domanda e dovrà indicare il luogo dove verrà implementato il progetto di digitalizzazione e ammodernamento tecnologico dell’azienda che comprende l’acquisto di software, hardware e servizi per lo sviluppo tecnologico e la trasformazione digitale dei processi produttivi e degli strumenti dell’azienda. «L’invito è di sfruttare l’opportunità offerta dai voucher digitalizzazione per investire nello sviluppo digitale dell’imprese, nella dotazione tecnologica, efficienza e organizzazione del lavoro, oltre che per lo sviluppo delle attività web, compreso l’e-commerce. Possiamo facilmente riconoscere in questi tutti gli elementi chiave su cui si discute in questi tempi. Il valore artigiano è una combinazione tra saper fare, funzionalità, personalizzazione e bellezza che distingue e premia la nostra produzione nel mondo. Grazie alle tecnologie digitali, le straordinarie competenze, la flessibilità e la creatività degli imprenditori si possono creare nuovi prodotti, conquistare nuovi mercati prima preclusi se accompagnati proprio dagli investimenti tecnologici» conclude il presidente Massetti.

Da Industria 4.0 a Impresa 4.0 – Evento alla sede del Kilometro Rosso

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Il Kilometro rosso

Industria 4.0, il piano nazionale varato dal Governo allo scopo di incrementare l’innovazione tecnologica del sistema industriale italiano, cambia nome. Da oggi comincia Impresa 4.0 (Enterprise 4.0) che vuole, a partire proprio dal nome, segnare l’inizio di una nuova fase.

Con Impresa 4.0 il raggio d’azione diventa più ampio, passando dalla manifattura in senso stretto all’evoluzione verso i servizi e dando inizio a “un nuovo capitolo caratterizzato da un perimetro più ampio dove saranno protagonisti le competenze e il lavoro”. Questo è il tema cardine dell’incontro, organizzato da Neosperience Lab (http://www.neosperiencelab. com/) che si terrà giovedì 9 novembre presso il Parco Scientifico e Tecnologico Kilometro Rosso. Il nuovo nome indicherà anche una più forte attenzione verso la microeconomia. Il nuovo punto focale della fase due sarà il credito d’imposta per la formazione 4.0 che, con la nuova legge di Bilancio, sarà a disposizione delle imprese che effettueranno una spesa incrementale in formazione.

Il credito d’imposta si applicherà solo alle spese relative ai costi del personale che ha sostenuto corsi di formazione con focus su almeno una tecnologia Industria 4.0 e pattuiti attraverso accordi sindacali sulle seguenti tematiche: vendita e marketing, informatica, tecniche e tecnologie di produzione.

Per quanto riguarda le altre misure, in base a quanto si legge nel documento diffuso dal ministero dello Sviluppo Economico, “a fronte dei risultati riscontrati sui principali indicatori manifatturieri, nel 2018 verranno rifinanziate le principali misure previste nel primo anno, rivedendo le aliquote e i perimetri degli incentivi, compatibilmente con le risorse di finanza pubblica disponibili”.

Ma quali sono i nuovi elementi che permetteranno il cambiamento verso il paradigma di Impresa 4.0?

– I sistemi che abilitano un cambio del modello di business con particolare focalizzazione su quelli dedicati al “cliente digitale”;
– Le nuove tecnologie per la Formazione HR;
– L’Innovazione di prodotto che diventa connesso attraverso l’Internet of Things e arricchito di servizi;
– Un potenziamento dei processi di comunicazione & di vendita con particolare attenzione allo sviluppo di una customer experience per conoscere e fidelizzare i propri clienti acquisiti e potenziali;
– Una gestione dei dati intelligente ed integrata realizzata attraverso sistemi evoluti e predittivi in grado di pianificare la produzione rispetto ai vincoli esterni ma anche supportare la scelta del proprio investimento pubblicitario.

Di seguito l’agenda completa dell’evento.

Ore 16.30 – Registrazione

Ore 16.45 – Da INDUSTRIA 4.0 a IMPRESA 4.0 attraverso le tecnologie digitali

Ore 17.10 – INTERNET OF THINGS (IoT) – In che modo impatterà nel
business e nella nostra vita?

Ore 17.20 – Testimonianze sul tema IMPRESA 4.0

Ore 17.45 – La gestione dei BIG DATA attraverso i sistemi informativi aziendali

Ore 18.10 – Gli strumenti finanziari a disposizione del piano di IMPRESA 4.0

Ore 18.20 – Presentazione di INNOVATION CLUB

Ore 18.30 Q&A

Durante l’evento saranno esposti progetti già realizzati secondo i nuovi paradigmi dell’impresa 4.0 nonché le modalità migliori per ottenere delle agevolazioni finanziarie. Saranno esposti i PROGETTI 4.0 di due aziende importanti realtà bergamasche: CIM PROGETTI (http://www.cimprogetti.com) ed il progetto CICOGNA (http://www.iotty.it/it/) di FOPPA PEDRETTI (https://www.foppapedretti.it/ it/).

L’evento è patrocinato da Innovation Club (http://www.innovationclub.it/ )

Potete prenotare il biglietto al seguente link:
https://www.eventbrite.it/e/ biglietti-da-industria-40-a- impresa-40-la-grande- opportunita-per-le-aziende- italiane-38229349012

La comunicazione d’impresa: l’ingrediente segreto dell’innovazione | INNOVATION CLUB

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Giroidea

Il cambio epocale. Si è assistito negli ultimi anni ad uno stravolgimento epocale in termini di metodologie di lavoro, di campagne comunicative e strategie di dialogo con il cliente. Questo ha messo in atto una “selezione naturale”, i cui veri superstiti sono stati, come sempre, i comunicatori che hanno saputo sfruttare questo cambiamento, cavalcandolo e aggiornandosi prima di chiunque altro.

In questo “processo”, costituito dallo spostamento delle abitudini quotidiane dall’offline all’online, i veri innovatori risultano essere coloro che riescono a parlare con le persone in modo diretto ed efficace, indipendentemente dal mezzo utilizzato per farlo. Si può dire che l’innovazione abbia individuato, come ingrediente segreto, proprio la comunicazione.

L’imprenditore 4.0 è stato il soggetto principale di questo cambiamento. Sono tanti quelli che ci hanno “messo la faccia”. La “loro” innovazione l’hanno manifestata rapportandosi con l’esterno. Chi tra di loro ha saputo comunicare, ha iniziato a vedere i suoi clienti come appartenenti ad un “gruppo” meglio: una community.

Perché oggi è vincente creare una comunicazione con i propri gruppi di clienti? Le persone hanno la necessità di sapere cosa stanno acquistando e in cosa consistano i servizi di cui fanno quotidianamente uso; vogliono conoscere chi quei servizi li ha immaginati e studiati. Chi c’è dietro a un prodotto/servizio (Imprenditore/Brand)? Qual è la sua storia, quali sono stati i suoi successi (anche i fallimenti), quali motivazioni ci sono dietro e dentro ad ogni suo prodotto/servizio.

L’innovazione, tramite la ricchezza della comunicazione d’impresa, ha creato un paradosso: se da un lato si è ridotto il contatto umano, sostituito da una serie di servizi fruibili senza mai parlare realmente con altre persone, dall’altro ha messo l’imprenditore sotto i riflettori, rendendolo più “vero” agli occhi del cliente. Non possiamo immaginare Amazon senza pensare alla mente di Jeff Bezos, né parlare di Facebook dando per scontato che stiamo anche un po’ parlando del nostro “amico” Mark.

Possiamo invece parlare di Nike e Adidas immaginando solo il brand e uno dei prodotti che conosciamo, senza avere la più pallida idea di chi sia seduto al tavolo di “quelli che contano” all’interno di queste aziende.

Questo la dice lunga sulle pressioni a cui un imprenditore di successo debba sottoporsi, ma allo stesso tempo consente all’imprenditore stesso di poter sbagliare, trasformando un punto di debolezza in un punto di forza. Portiamo l’esempio di Elon Musk e dei suoi famosi Tweet in cui aggiorna in diretta l’andamento delle missioni di SpaceX, senza nascondere incidenti, imprevisti, esplosioni… tutto per rendere i suoi successi ancora più straordinari.

Il tweet

La maggior parte degli esperti in materia non avrebbe scommesso un centesimo sul successo di una strategia del genere. Invece si è rivelata vincente in quanto mette al centro il lettore – l’utente –coinvolgendolo nella sensazione esperienziale che si stia provando tutti insieme a raggiungere Marte.

È proprio questo lo scopo di una strategia comunicativa d’impresa innovativa e all’avanguardia: far sentire l’utente come parte dell’impresa, indipendentemente dal fatto che quell’utente si sia già convertito in cliente.

Quali sono le competenze comunicative necessarie per innovare?

Non esiste la ricetta perfetta, ma sicuramente una delle caratteristiche indispensabili dell’imprenditore innovatore è la visione d’insieme. Il vero innovatore non deve avere competenze tecniche specifiche, ma deve essere in grado di guidare chi quelle competenze le ha. Sembra facile no?

La realtà è che non è sufficiente avere una visione precisa della direzione in cui si vuole andare, o portare la propria impresa, occorre saper comunicare quella visione a tutti: dipendenti e collaboratori, al cliente e al mondo, facendo sentire la propria voce. E non è da tralasciare il fatto che il vero innovatore ha l’umiltà di cambiare direzione, spiegandone le motivazioni e mettendosi a nudo.

L’evoluzione fisica e offline come conseguenza di quella digitale a Milano

Parlando di evoluzione digitale che ha conseguenze sulla nostra vita quotidiana, portiamo  l’esempio milanese di Foorban, definito come il primo ristorante digitale in Italia. Anche in questo caso la qualità è l’ingrediente imprescindibile, cui seguono capacità digital e, ospite d’onore, una comunicazione d’eccellenza (veicolata principalmente da Instagram). Oggi gli utenti/clienti sono disposti e pronti a fare nuove esperienze, a provare servizi nonostante siano in fase di rodaggio, anzi. Vogliono essere i primi a farlo per poterne parlare con le proprie cerchie (passaparola). Occorre sfruttare questa predisposizione: la comunicazione serve a creare il terreno fertile per queste condivisioni esperienziali che sono all’origine di ogni successo.

In quanto a innovazione, Milano è tra le città più reattive e propositive in Europa, sono molti gli esempi virtuosi. In un recentissimo articolo su “La Stampa” del 18.10.17 Alberto Mattioli definisce Milano come un ragionevole compromesso tra servizi di livello europeo e una piacevolezza di vita tutta italiana.

Il ruolo del Networking

Il ruolo di rilievo rivestito dalle capacità comunicative non è applicabile solo nei confronti del cliente, ma anche del Network a cui si appartiene. L’imprenditore innovatore deve imparare anche dagli errori altrui. Questo per ridurre al minimo i rischi. Solo appartenendo ad un valido Network, in cui la parola chiave sia lo “scambio” sincero e onesto, questo diventa possibile.

La sfida di rendere l’Italia più ospitale per le nuove imprese è una delle attività che Innovation Club vuole affrontare dibattendo e presentando casi studio concreti. Aiutiamoci tutti a rendere questo percorso positivo creando le premesse costruttive per andare tutti in questa direzione. Non resta che lavorarci, confrontarsi, anche sbagliare, rimodulare e, solo così, innovare.

Easytech: come proteggersi dagli attacchi informatici, rispettando la normativa Gdpr | INNOVATION CLUB

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Cybersecurity

Il tema della sicurezza informatica si è imposto sulla scena pubblica sempre di più negli ultimi mesi, complici attacchi di scala internazionale in continuo aumento. Il concetto di cyber security ricopre perciò un ruolo chiave all’interno delle aziende ed è necessario prendere coscienza dei rischi e delle conseguenze di un attacco informatico, per scegliere le più adeguate soluzioni di prevenzione e protezione.

Il dati del Rapporto 2017 Clusit, l’associazione italiana per la sicurezza informatica, parlano chiaro: gli attacchi hacker con lo scopo di estorcere denaro o informazioni sono in costante aumento, sono cresciuti gli attacchi diretti a realtà europee, aumentano anche le tecniche di attacco sconosciute e i malware comuni a livello globale rappresentano circa il 50% degli attacchi.

Che cosa ci dicono queste informazioni? Sicuramente che la percezione di queste minacce non è proporzionata alla loro reale incidenza e che i cyber criminali in questo momento hanno vita facile, vista la semplicità con cui nella maggior parte dei casi riescono a raggiungere i loro discutibili obiettivi. Non sono solo i dati a confermalo, Easytech opera quotidianamente con piccole, medie e grandi imprese in settori differenti e conferma, purtroppo, quanto le minacce crescano e di contro la percezione del rischio rimanga bassa.

Perché le minacce crescono? Perché i dispositivi connessi aumentano e di conseguenza i punti di accesso sulla rete per eventuali attacchi informatici. Gli attacchi hacker non sono però l’unico pericolo da considerare quando si tratta di sicurezza informatica. I punti deboli di un’infrastruttura sono dati anche dalle stesse macchine intese in senso fisico (rotture hardware, furti, dispositivi inadeguati) e dalla mancanza di policy interne nonché da un’inadeguata formazione all’utilizzo degli strumenti informatici da parte dei collaboratori .

Come prevenire e proteggersi quindi da attacchi o perdite di dati? Easytech è in prima linea nella ricerca continua e nei test operativi di soluzioni idonee, certificate, semplici e funzionali che assicurino un alto livello di protezione per aziende di qualsiasi dimensione e budget per l’IT.

Comprendere i punti critici della propria infrastruttura e i pericoli derivanti sia dall’interno sia dall’esterno è il primo passo, un audit di sicurezza informatica è quindi lo strumento idoneo per verificare il livello di sicurezza aziendale. Il secondo passo consiste nella formazione e la sensibilizzazione: non è sufficiente che il reparto IT aziendale sia pronto a intervenire in caso di attacco o conosca e abbia messo in funzione gli strumenti necessari per prevenirlo. Ogni collaboratore aziendale deve essere conscio di quali comportamenti scorretti potrebbero minacciare la sicurezza dell’infrastruttura (ad es. l’utilizzo di chiavette usb, l’apertura di email private utilizzando la rete aziendale e via dicendo). Il terzo passo è invece l’applicazione di tutti gli strumenti necessari per prevenire queste minacce: un’infrastruttura deve essere protetta a livello perimetrale (dispositivi firewall UTM e servizi antispam), a livello endpoint (software antivirus e filtri di navigazione), deve utilizzare sistemi operativi aggiornati (per server e client), deve prevedere sistemi hardware ridondati, macchine virtuali e backup (piani di disaster recovery) e quando possibile anche sistemi di crittografia.

Il perché adeguarsi dovrebbe essere chiaro. Un attacco informatico comporta perdite di dati, perdite di tempo, costi informatici di recupero (quando possibile), costi in termini di fermo lavorativo, lesioni dell’immagine aziendale, costi inimmaginabili se il furto di dati ha come scopo il passaggio di informazioni riservate a un concorrente.

Cosa comporta il mancato adeguamento? Se fino ad oggi l’utilizzo di infrastrutture non protette o non completamente adeguate poteva essere considerato semplicemente un azzardo in grado di avere riscontri negativi o di portare ad eventuali fermi lavorativi o perdite di dati anche accettabili per alcuni, oggi la normativa obbliga le aziende ad adeguarsi.

Con l’entrata in vigore dal 25 Maggio 2018 del nuovo GDPR, ovvero il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, tutte le aziende che raccolgono, memorizzano, elaborano informazioni personali di cittadini dell’Unione Europea, dovranno essere conformi alla normativa o potrebbero essere soggette a sanzioni. Per dato personale in senso lato s’intende qualsiasi informazione che possa essere utilizzata per identificare una persona in modo diretto o indiretto (fotografie, indirizzi email, coordinate bancarie, indirizzi IP..), ogni azienda è quindi potenzialmente interessata dall’obbligo di conformità.

Ma qual è il rapporto tra GDRP e sicurezza informatica? Con la nuova normativa, sarà obbligatorio notificare all’Autorità, entro 72 ore dall’avvenimento, qualsiasi violazioni di dati e informare del problema le persone a cui si riferiscono i dati, dimostrare di aver messo in atto tutti i mezzi possibili per proteggere la propria infrastruttura e per evitare possibili attacchi diventerà fondamentale, pena sanzioni fino a 20 milioni di euro o pari al 4% del fatturato internazionale.

 

Easytech è specializzata nella predisposizione di infrastrutture informatiche sicure.

Oltre a realizzare audit di sicurezza e asset delle infrastrutture informatiche, per predisporne l’adeguamento o la riqualifica, questa realtà informatica della bergamasca nata nel 2006 è formata da tecnici e consulenti specializzati e certificati in soluzioni di sicurezza informatica realizzate dai principali leader del settore su scala internazionale.

La specializzazione in ambito di IT Security è completata dalla collaborazione con professionisti in ambito di consulenza legale, che seguono le aziende clienti nell’adeguamento dal punto di vista procedurale e strettamente legato alla normativa GDPR.

Visitando il sito web www.webeasytech.com è possibile trovare maggiori indicazioni relative a soluzioni, servizi e partner di riferimento.

 

Dott.ssa Susanna Previtali

Resp. Commerciale

Easytech Srl

Via Alessandro Manzoni 27 – Medolago (BG)

info@webeasytech.com

www.webeasytech.com

Inbound marketing, farsi trovare… con valore | INNOVATION CLUB

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Il termine Inbound marketing indica una modalità di marketing centrata sull’essere trovati da potenziali clienti (outside-in) in contrasto alla modalità tradizionale, detta anche outbound marketing (inside-out) che è imperniata su un messaggio direzionato unicamente verso il cliente. I vantaggi dell’inbound marketing possono essere estesi a qualsiasi organizzazione o tipo di azienda, che sia a scopo di lucro o meno, che utilizzi il “canale” (sito web in primis) come mezzo di comunicazione con clienti esistenti e potenziali.

LA TECNOLOGIA A SUPPORTO DELL’INBOUND MARKETING

Quando si affronta il tema “Farsi trovare dai propri clienti sulla rete”  ci si limita spesso ad ottimizzare il proprio sito attraverso le classiche attività di SEO/SEM sui motori di ricerca in particolar modo usando gli strumenti forniti da Google. Oggi esistono strumenti molto più evoluti in grado di realizzare questi processi:

1. Google e gli altri motori di ricerca cambiano il proprio algoritmo di ottimizzazione ogni due giorni ed un lavoro di ottimizzazione SEO/SEM risulta poco efficace se non è supportato da un sistema automatico di ottimizzazione  di ogni singolo articolo e contenuto. E’ necessario che il proprio CMS sia quindi supportato da un processo di costante ottimizzazione per poter essere trovato con più facilità dai propri clienti potenziali.
2. Tracciare in modo personalizzato gli utenti anche se “non iscritti” comprendendo chi sta leggendo il nostro sito o il nostro blog. Attraverso un sistema di analisi dei DNS è possibile risalire facilmente al nome dell’azienda di cui fa parte il generico visitatore del vostro sito. Questo crea, soprattutto nei processi B2B, una premessa per un contatto intelligente segnalando all’azienda in questione gli articoli o i contenuti visitati già letti o un aggiornamento di questi.
3. Automatizzare la relazione con la comunità di clienti/utenti del proprio portale realizzando una comunicazione one-2-one. Dopo che la relazione con il cliente è diventata personale è possibile tracciare in modo completo che cosa il singolo utente consulta e condividere con lui “messaggi profilati” di approfondimento ed analisi sulle tematiche dove  è più sensibile.
4. Monitorare in tempo reale i propri concorrenti o del proprio settore in modo da comprendere velocemente quali argomenti suscitano maggiore interesse nel proprio contesto. Con semplici strumenti oggi è possibile realizzare un verso sistema di Competitive Intelligence.
5. Sviluppare contenuti in modo semplice e con grafica ed immagini accattivanti attraverso un CMS veloce e ricco integrato con le “funzioni evolute” sopra descritte.
6. Integrare la presenza digitale al proprio sistema CRM in modo da tenere traccia non solo delle attività commerciali svolte su un cliente o cliente potenziale ma integrare anche informazioni di inbound marketing relative ad esso (cosa il cliente o gli utenti di un’azienda cliente hanno letto). Questo significa dare in mando alla propria rete commerciale vero uno strumento di marketing digitale.
Tutti questi “superpoteri” oggi sono a disposizione di ogni impresa a fronte di contenuti investimenti economici utilizzando una tecnologia di Customer Experience facilmente gestibile anche da una persona non tecnica.

USARE LO STORYTELLING COME STRUMENTO DI RELAZIONE CON I CLIENTI

Quando si vuole creare una conversazione nel mondo digitale è necessario trasformare prodotti in servizi in storie da raccontare per aumentare la memorabilità dei propri contenuti. Lo storytelling è una metodologia che usa la narrazione come mezzo creato dalla mente per inquadrare gli eventi della realtà e spiegarli secondo una logica di senso. L’atto del narrare, nello storytelling, si ritrova nell’esperienza umana e si può rappresentare in varie forme (individuali o collettive) che connettono pensiero e cultura. Soprattutto le emozioni dell’uomo – attraverso la narrazione – trovano il mezzo più efficace di espressione. Il pensiero narrativo possiede una molteplicità di significati, ma questi necessitano di essere tradotti, affinché si possano costruire una o più forma di comunicazione che siano rielaborate dai soggetti secondo i termini della narrazione. Il discorso narrativo permette di rendere comprensibile, comunicabile e ricordabile il vissuto. Quindi, il pensiero narrativo organizza l’esperienza soggettiva e interpersonale; mentre il discorso narrativo rende possibile la riflessione. Si tratta di un “processo interattivo” dal momento che il discorso narrativo rende possibili interpretazioni molteplici per tutti i soggetti che entrano in contatto con una certa storia.

QUALI SONO GLI INVESTIMENTI DI INBOUND MARKETING PER UN’AZIENDA ?

Se i contenuti vetrina della vostra azienda devono essere resi “liquidi” nel web prima di tutto bisogna dotarsi di uno strumento tecnologico. Esistono diverse piattaforme internazionali che integrano tutte le funzioni evolute di cui abbiamo parlato e che. per questo, facilitano l’operatività di un marketer. Tali piattaforme sono utilizzate spesso da realtà con processi di comunicazione strutturati ed internazionali.
Oggi sono anche messi a disposizione anche una serie di strumenti “Inbound” con investimenti più contenuti adatti a risolvere una singola esigenza di visibilità o gestire una particolare campagna di comunicazione.
Un aspetto molto importante è la capacità di generare contenuti validi per il proprio contesto. Se pur dotati della migliore tecnologia sul mercato senza un contenuto valido per il proprio interlocutore la strategia di Inbound Marketing non porterà risultati. Per questo è fondamentale che all’interno della propria realtà ci sia una persona esperta nella vostra materia che si dedica a questo processo che sappia ideare e sviluppare in modo costante argomenti a valore.
Contatta Innovation Club per realizzare la tua strategia di Inbound Marketing (www.innovationclub.it)

Industria 4.0, seminari tecnici di AIB a Lumezzane e Adro

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Industria 4.0

Due seminari promossi da AIB con Anima e Ucimu per approfondire gli aspetti tecnici e fiscali di Industria 4.0, con in più l’opportunità per gli imprenditori di incontrare individualmente i relatori e sottoporre loro quesiti specifici.

Il primo incontro è in programma giovedì 14 settembre alle 18 al Centro formazione volontari Croce Bianca di Lumezzane (via Madre Lucia Seneci, 34 – Lumezzane San Sebastiano) e vedrà intervenire Massimo Zanardini (Laboratorio RISE, Università degli Studi di Brescia – Industria 4.0: lo stato dell’arte della manifattura italiana), Giuseppina Lapenna – Ufficio Fiscale e Societario AIB – Profili fiscali dell’iperammortamento), Alessandro Maggioni (direttore area tecnica Anima – Iperammortamento: requisiti tecnici). Al termine, spazio al dibattito e ai colloqui individuali (su prenotazione).

Il secondo incontro, dedicato alle aziende della Franciacorta e della Valcamonica, si terrà con lo stesso programma giovedì 21 settembre alle 18 all’Azienda agricola Ferghettina (via Saline, 11 – Adro).

La partecipazione agli incontri è libera e gratuita (informazioni e prenotazioni: zone@aib.bs.it – 030 2292.311/339).

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