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Cna, dopo la transizione arriva “l’anno dell’azione”

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Eleonora Rigotti, Cna Brescia

Il 2015 e il 2016 per Cna Brescia sono stati anni di transizione, con la scelta del nuovo management direzionale: presidente e direttore sono cambiati a pochi mesi di distanza. Lo scorso è stato anche un anno di avvio al cambiamento, soprattutto nell’interpretare e rielaborare una nuova relazione tra associazione ed associati.

Il 2017 si annuncia ora come l’anno dell’azione. L’uscita da anni di crisi sembra lontana e le imprese stanno ancora soffrendo; per questo Cna con forza si schiera al loro fianco, in un gioco di squadra per evolvere e creare lavoro, in un’alleanza che consenta alle imprese di stare sul mercato smarcandosi da adempimenti, nuove normative, burocrazia che incalza, tempi dei pagamenti dilatati, commesse confermate sempre più sotto data, accesso al credito limitato e privato del rapporto diretto con le banche.

«Cna si candida a diventare, fianco a fianco con gli imprenditori, promotore di azioni che permettano alle aziende di adattarsi ad un contesto economico in continuo mutamento, per semplificare e restituire serenità – dichiara Eleonora Rigotti, presidente di Cna Brescia -. Insieme possiamo diventare propulsori di crescita. Se si investe, significa che si è tornati a pensare, a fare».

Formazione e innovazione sono le aree in cui investimenti anche modesti possono generare alto valore aggiunto, potenziando quella capacità di adattamento e flessibilità che è propria delle imprese artigiane e del tessuto imprenditoriale bresciano.

Permarrà anche nel 2017 «l’apertura e la volontà di lavorare insieme alle altre associazioni artigiane del territorio. Fare sistema, seppur complesso, porta a risultati positivi. Lo scorso anno abbiamo lanciato l’idea di lavorare insieme su progetti specifici, un primo riscontro è stato Makers Hub Brescia “Mo.Ca”» ricorda la presidente Rigotti. Per arrivare all’unità tra associazioni ci sarebbe bisogno del passaggio «da volontà annunciate ad una scelta politica forte. Noi siamo pronti al confronto, oltre che a realizzare future iniziative nelle quali coinvolgeremo le altre associazioni».

Legge di Stabilità 2017 – Le novità introdotte dalla nuova Legge di Bilancio e dal Collegato alla Legge di Bilancio saranno oggetto di una puntuale presentazione ad artigiani e imprenditori nell’arco delle serate che Cna ha organizzato nei propri uffici di zona.

Tuttavia la strada verso semplificazione e pressione fiscale sostenibile è ancora lunga. Basti ricordare che nel 2016 a Brescia le imprese hanno lavorato 220 giorni per pagare tasse ed imposte, secondo l’Osservatorio permanente Cna sulla tassazione. Il fisco comunale, regionale e nazionale pesa sulle pmi di Brescia il 60,1%.

Burocrazia ed imposizione fiscale – La nuova scadenza trimestrale, non più annuale, delle comunicazioni per fatture e liquidazioni Iva dello spesometro ha causato un aumento sensibile della burocrazia, che svantaggia i piccoli e chi lavora onestamente. Per questo continuerà decisa l’azione di Cna per semplificare e liberare risorse per le imprese.

Impresa 4.0 – Nel 2016 è stato avviato un percorso di confronto con gli imprenditori; sono stati messi loro a disposizione esperti, consulenti e percorsi di formazione. L’obiettivo è sfruttare appieno gli strumenti del Superammortamento del 140% e dal 2017 dell’Iperammortamento al 250%  per gli investimenti digitali.

Non ci si può chiamare fuori dalla trasformazione a cui il mondo produttivo sta andando incontro, quella dell’Industria 4.0. Cna preferisce chiamarla “Impresa 4.0”, perché la quarta rivoluzione industriale deve essere a misura di piccola impresa, portando vantaggi concreti e crescita inclusiva.

Un percorso che Cna ha cominciato anche lanciando il contest “Cambiamenti”, che ha premiato e valorizzato le start up che fanno innovazione, non tralasciando però di coinvolgere il tessuto produttivo del territorio ed il legame con la tradizione tipico del lavoro artigianale. Migliore start up dell’anno a livello nazionale è stata proprio un’impresa che ha partecipato alla fase bresciana del concorso, selezionata dalla Cna territoriale di Brescia: la T°RED, con un LabStore a Desenzano del Garda.

Nuovo Statuto, mentre si lavora su rinnovi e mission – L’anno si è chiuso con l’approvazione del nuovo Statuto di Cna Brescia. Il livello base dell’associazione, quello provinciale, ha acquistato la denominazione di territoriale, svincolandosi dal concetto di “provincia” e preparandosi a rispondere con maggiore agilità ai bisogni delle imprese. Lo snellimento degli organismi dirigenti ha portato alla fusione di assemblea e direzione nel Consiglio, che nominerà la nuova presidenza.

A metà maggio, infatti, si aprirà per Cna Brescia la fase dei rinnovi associativi con l’applicazione del nuovo Statuto. Nelle nuove nomine sarà tenuto in considerazione anche il ricambio generazionale, perché si introducano innovazione e spunti per il cambiamento.

Tesseramento – Nel 2016 è rimasta solida la base associativa. I nuovi iscritti (140, vedasi il documento con i dati tecnici) hanno confermato la tenuta di settori propri del Bresciano, quindi manifattura, costruzioni ed impiantisti. In totale gli associati sono 4132, per il 61% ditte individuali (inclusi i liberi professionisti).

Affidalità commerciale, il 12 per cento delle imprese bresciane è al top

in Bilanci/Economia/Finanza/Tendenze by
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La Lombardia è una delle regioni italiane con la maggior concentrazione di Cribis prime company, ovvero quelle imprese a cui Cribis riconosce il massimo livello di affidabilità dal punto di vista delle relazioni commerciali. Con una percentuale del 10,47% la Regione si posiziona alle spalle di Trentino Alto Adige (14,83%), Veneto (11,73%), Emilia Romagna (11,61%), Piemonte (10,79%). Un buon segnale per le nostre realtà imprenditoriali che stanno cercando di superare la crisi economica, proponendosi come partner ideali per fare affari e far crescere il proprio business. Le imprese con il più grande grado di affidabilità sono localizzate a Sondrio, fondate prima del 1951, di grandi dimensioni e operanti nel settore dell’agricoltura foreste, caccia e pesca. Decisamente meno sicure commercialmente invece le realtà di piccole dimensioni, localizzate a Pavia e attive nel settore dell’edilizia. E’ questo in sintesi quanto emerge dall’Analisi realizzata da Cribis, la società del Gruppo Crif specializzata nella business information.

Nello specifico, il totale delle ditte individuali e società attive in Italia sono state classificate da Cribis sulla base della probabilità di generare insoluti commerciali nei 12 mesi successivi al momento della rilevazione, attraverso un modello originale che si basa su numerose variabili quali indici di bilancio, esperienze di pagamento, informazioni pregiudizievoli oltre, ovviamente, a informazioni anagrafiche e sulla forma giuridica, area geografica di appartenenza, dimensione e anzianità aziendale.

Entrando nel dettaglio provinciale, Sondrio si colloca al primo posto con il 14,49% di aziende CRIBIS Prime Company sul totale delle sue aziende. Seguono nella speciale graduatoria Mantova (13,51%), Cremona (12,98%), Lecco (12,62%), Brescia (12,19%), Bergamo (11,44%), Como (11,27%), Lodi (9,97)%, Monza e Brianza (9,50%), Milano (9,02%). Chiude in fondo alla classifica Pavia con una percentuale dell’8,34%. A livello settoriale è il comparto dell’agricoltura, foreste, caccia a pesca a goder di maggior salute e ad avere la maggior percentuale (21,05%) di aziende CRIBIS Prime company sul totale delle aziende che lo compongono. Situazione opposta per quanto riguarda l’edilizia con una quota che precipita al 2,90%. E’ invece la categoria delle grandi imprese che ad avere la maggior incidenza di imprese best partner commerciali con una percentuale del 49,79%. Situazione opposta per le piccole imprese con una percentuale che scende all’8,68%. Le small e le medie imprese rispettivamente invece hanno una quota del 30,31% e del 47,82%.

Approfondendo l’analisi sulla base dell’anzianità è la classe fondata prima del 1951 ad avere una percentuale (45,81%) maggiore di imprese altamente affidabili sul totale delle aziende che la costituiscono. Decisamente meno sicure negli affari le imprese nate tra il 2011 e il 2016, che vedono una percentuale di affidabilità dell’1,10%.

Affidabilità commeciale
Affidabilità commeciale

Brescia, il 2016 si è chiuso con 730 imprese in meno

in Aib/Artigianato/Associazioni di categoria/Camera di commercio/Economia/Tendenze by
imprese-chiuse

Il bilancio demografico delle imprese della provincia di Brescia si chiude nel 2016 con un risultato sostanzialmente stabile, con un saldo di appena 11 unità tra iscrizioni e cessazioni nell’ultimo trimestre dell’anno. Tale andamento è frutto della prolungata contrazione delle nuove iscrizioni e del sostenuto volume delle cessazioni che si sono confermati anche durante l’anno appena chiuso.

Si tratta, tuttavia, di un immobilismo apparente perché lo stock di imprese registrate a fine 2016 ammonta a 119.242. Sono 730 le unità in meno rispetto al 2015, delle quali  il 77% sono artigiane. A corrodere, dunque, la base imprenditoriale bresciana è la mancata vitalità del comparto artigiano che a fine 2016 chiude con un nuovo calo delle iscrizioni (1.941 il valore più basso dal 2006) associato a sostenuti livelli di cessazione (2.380 unità) che hanno portato lo stock delle imprese artigiane a 34.862 unità, 561 in meno in un anno.

Dal confronto territoriale Brescia risulta al di sotto della media regionale e per il comparto artigiano Brescia si colloca agli ultimi posti della graduatoria regionale.

IL BILANCIO DEI SETTORI

L’analisi dei settori evidenzia che i grandi settori produttivi tradizionali quali costruzioni, manifattura e agricoltura chiudono l’anno con un nuovo segno negativo. I settori che si confermano più dinamici sono quelli che operano nelle attività professionali (+118 imprese), nei servizi alle imprese (+ 106 unità) e nell’alloggio e ristorazione (+88 imprese).

Le dinamiche settoriali confermano il trend di lungo periodo e riflettono la trasformazione del sistema imprenditoriale bresciano che, ormai da anni, al calo costante dell’agricoltura e dell’industria controbilancia con la crescita del terziario. Analizzando con un maggiore grado di dettaglio l’andamento degli ultimi anni dei settori produttivi si nota, infatti, che l’agricoltura ha visto ridursi la propria base imprenditoriale in modo costante e ciò è riconducibile – più che agli effetti della lunga crisi economica – ad un fenomeno storicizzato.

La manifattura a partire dal 2012 ha registrato una brusca discesa innescata dalla recessione che ha investito il settore in particolare quello artigiano. Le imprese della manifattura artigiana oggi contano 9.561 unità, ovvero 999 in meno rispetto al 2012.

Il comparto delle costruzioni è quello che maggiormente ha risentito degli effetti della lunga crisi economica e che vive ancora una difficile situazione da cui stenta a ripartire. Dal 2011 al 2016 hanno cessato l’attività più di 2.000 imprese delle costruzioni, quasi come se negli ultimi sei anni ogni giorno avesse chiuso un’impresa. A pagarne il prezzo in particolare sono stati gli artigiani che rappresentano il 72,3% dell’intero settore.

Anche il commercio, risentendo del calo dei consumi interni, negli ultimi anni ha ridotto la propria base imprenditoriale. In termini assoluti si tratta 707 esercizi in meno rispetto al 2011.

A rinfrancare le dinamiche di natimortalità imprenditoriali degli ultimi anni ha, però, contribuito il settore terziario che ha guadagnato terreno, passando da un’incidenza sul totale delle imprese registrate del 37,7% nel 2011 al 40,2% di fine 2016. Al suo interno presentano una buona performance i servizi di alloggio e ristorazione che dal 2009 hanno seguito un trend crescente.

LE FORME GIURIDICHE

Prosegue il trend positivo avviato negli ultimi anni dalle società di capitali (+2,4%). Nel 2016 sono nate 1.967 società di capitali (pari al 30% del totale delle iscrizioni) contro 1.174 che hanno chiuso i battenti (corrispondenti al 17% di tutte le cessazioni) il risultato è uno stock di 33.356 imprese che hanno un’incidenza sul totale pari al 28% in continuo aumento sugli anni precedenti. E’ evidente il cambiamento delle forme di gestione imprenditoriale che vede il diffondersi di modelli di gestione più strutturati come le società di capitali che sostituiscono progressivamente le forme giuridiche più semplici come le società di persone e le ditte individuali. Le società di persone hanno chiuso il 2016 con un nuovo saldo negativo (-336 società di persone) a conferma del percorso discendente intrapreso già a partite dal 2009.

Anche le ditte individuali fanno segnare un arretramento della propria numerosità chiudendo con un bilancio negativo di 462 imprese Ciò nonostante la metà delle imprese bresciane è costituito da imprese individuali che sono caratterizzate da elevati tassi di ingresso e uscita.

Dinamiche speculari si presentano nel comparto artigiano con un aumento delle società di capitali (+2,6%) ed un continuo arretramento di quelle semplici. Con la differenza che le forme giuridiche più complesse nell’universo artigiano sono meno diffuse (le società di capitali rappresentano il 7,2% sul totale) e per questo motivo non incidono significativamente sulla tendenza generale che è, invece, determinata dalle ditte individuali, che pesano per il 71,8% sul totale.

Dati completi natalità e mortalità delle imprese in provincia di Brescia – fonte Camera di commercio

Inflazione in ripresa a Brescia per il terzo mese consecutivo

in Economia/Evidenza/Tendenze by
inflazione

Per il terzo mese consecutivo inflazione in ripresa a Brescia. Il tasso tendenziale registra infatti una variazione pari a +0,9 (il livello più elevato registrato da settembre 2013), mentre il tasso congiunturale (variazione sul mese precedente), registra un +0,1%. Si conferma quindi una tendenza, sempre più consolidata, alla ripresa dell’inflazione. L’analisi per tipologia di beni e servizi evidenzia come siano i prodotti a bassa frequenza di acquisto quelli ancora interessati dalla deflazione, mentre la ripresa dei prezzi della componente energetica spinge le tendenza inflazionistiche dei beni a media e alta frequenza di acquisto. Il tasso tendenziale senza la componente energetica è pari a +0,7%.

Le divisioni con andamento inflativo sono: “Prodotti alimentari” (+1,0%), “Bevande alcoliche e tabacchi” (+0,1%), “Abitazione, acqua, energia elettrica e combustibili” (+1,1%, soprattutto a causa delle nuove tariffe di gas ed energia elettrica), “Servizi sanitari” (+0,2%), “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+0,1%).
Le divisioni in diminuzione sono: “Abbigliamento e calzature” (-0,3%, grazie alla stagione dei saldi), “Trasporti” (-0,1%), “Comunicazioni” (-0,2%) e “Ricreazione, spettacolo, cultura” (-0,6%).

Variazione nulla per la divisione “Mobili, articoli e servizi per la casa”, “Istruzione”, “Altri beni e servizi”. Indicatori di trend in decisa ripresa (il livello più elevato da luglio 2010).

 

Lombardia prima regione per imprese femminili. Brescia settima in Italia

in Economia/Evidenza/Istituzioni/Regione/Tendenze by
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“Il primato della nostra regione per numero di imprese femminili conferma il dinamismo e l’apertura del nostro tessuto economico. Una fotografia incoraggiante che ci spinge a proseguire nel nostro impegno per rendere la Lombardia sempre più terreno di opportunità e di sviluppo sostenibile”. Commenta così Mauro Parolini, assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, l’ultimo studio di Lombardia Speciale (lombardiaspeciale.regione.lombardia.it).

“Questi numeri, oltre a descrivere la grande capacità di fare imprese da parte delle donne in Lombardia, confermano – ha aggiunto Parolini – anche il nostro primato nell’occupazione femminile, che con un tasso di oltre il 62,7 per cento a Milano colloca il capoluogo lombardo al di sopra di altre importanti città europee come Londra, Madrid, Lugano e Bruxelles”.

“Nel corso di questa legislatura stiamo lavorando per creare un nuovo ecosistema amico dell’impresa, una rete di accoglienza dove la Pubblica Amministrazione non è vista come un ostacolo all’iniziativa imprenditoriale, ma come un fattore di efficienza in grado di facilitarla accompagnandola attraverso un cammino condiviso e molto concreto con gli stakeholder locali. Un impegno finalizzato ad attrarre nuovi insediamenti produttivi e creare nuove opportunità occupazionali, dove la spinta imprenditoriale femminile può giocare un ruolo determinante”.

Le imprese femminili hanno trovato casa in Lombardia. Nella nostra regione è presente il 13 per cento del totale nazionale, 156mila su 1,2 milioni. Nessun altro territorio può vantare una concentrazione simile.

UN TERZO DELLE IMPRESE HA MENO DI SEI ANNI

Una larga fetta delle realtà esistenti, ben 62mila, è nata negli ultimi sei anni. Ciò significa che il desiderio di intraprendere un’attività da parte delle donne si sta sviluppando in misura crescente e sta incontrando un terreno particolarmente favorevole nella nostra regione.

Un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, sui dati del Registro delle imprese al terzo trimestre 2016, mette in luce come sia ancora elevato il gap tra la nostra regione e le altre.

IN CLASSIFICA DOPO LA LOMBARDIA CI SONO CAMPANIA E LAZIO

Al secondo posto in classifica si piazza infatti la Campania con 115mila imprese e al terzo il Lazio con 113mila. Seguono la Sicilia con 91mila, il Piemonte (89mila), il Veneto (88mila), l’Emilia Romagna (85mila), la Toscana (85mila), la Puglia (78mila), le Marche e la Calabria (36mila), l’Abruzzo (34mila), la Sardegna (33mila), la Liguria (31mila), il Friuli Venezia Giulia e l’Umbria (21mila), il Trentino Alto Adige (18mila), la Basilicata (15mila), il Molise (9mila) e infine la Val d’Aosta (3mila).

BRESCIA SETTIMA NELLA CLASSIFICA NAZIONALE

A livello di singole province il primato va alla Capitale: a Roma ci sono 76mila realtà imprenditoriali condotte da donne. Seguono, Milano con 52mila (un terzo del dato regionale) e Napoli con 50mila aziende. Fuori dal podio, Torino con 44mila, Bari (28mila), Salerno (24mila) e al settimo posto un’altra provincia lombarda, Brescia, che concentra sul suo territorio 22mila imprese rosa. Concludono la top ten Firenze (20mila), Caserta e Catania (19mila).

TASSO OCCUPAZIONE DONNE: MILANO SUPERA LONDRA, BRUXELLES E ROMA

Sempre a proposito di donne che lavorano, seppur in questo caso non per forza imprenditrici, riporta dati interessanti la ricerca A Milano il lavoro è donna, realizzata da Italia Lavoro. Dalle elaborazioni emerge ad esempio come il tasso di occupazione femminile nella fascia 20-64 anni sia pari al 62,7 per cento, una percentuale che colloca il capoluogo lombardo ai livelli dei Paesi del Nord, al di sopra di città come Lugano (62,5%), Madrid (61,7%), Londra (60,4%), Roma (57,9%) e Bruxelles (46,7%).

In generale è tutta la regione a presentare un dato positivo sull’occupazione delle donne, pari al 58 per cento e molto prossimo alla media europea. Di molto superiore alla media nazionale che si attesta al 47,2 per cento.

Lavoratori precoci, a Brescia sono 28.646

in Economia/Istituzioni/Lavoro/Tendenze by
Lavoratori precoci

«225.825. E’ questo il numero aggiornato dei lavoratori precoci presenti in regione Lombardia». A dirlo è il deputato del M5S Claudio Cominardi, che ha ricevuto risposta dal Ministero del Lavoro ad una interrogazione sui lavoratori che hanno iniziato a lavorare in giovane età versando oltre 40 anni di contributi ma con un’età ana- grafica e contributiva non sufficiente al raggiungimento dei requisiti pensionistici innalzati dopo la riforma Fornero.

«Abbiamo richiesto dati dettagliati sui lavoratori precoci presenti in regione Lombardia, con suddivisioni per ogni provincia e distinzioni tra chi ha lavorato versando 40, 41 e 42 anni di contributi. Le risposte ricevute sono state inquietanti», spiega il deputato.

«La provincia di Brescia con i suoi 28.646 è la seconda in Lombardia per numero di lavoratori che versano in queste condizioni», specifica Cominardi, «seconda solo alla pro- vincia di Milano che è la più grande per numero di abitanti». Di questi, 9.288 sono lavoratori autonomi, 12.660 lavoratori dipendenti, 5.886 lavoratori pubblici, mentre quelli della ge- stione separata “solo” 812.

Sempre per quanto concerne la provincia di Brescia i lavoratori con 40 anni di contributi sono 14.331; i cosiddetti “quarantunisti” 9.249; mentre chi ha raggiunto i 42 anni di con- tributi ben 5.066 lavoratori.

In conclusione, i portavoce bresciani alla Camera e al Senato (Cominardi, Alberti, Basilio, Crimi, e Sorial) denunciano quanto segue. «Ciò che a noi importa sono le soluzioni. Questo Governo ha trovato decine di miliardi di euro per salvare le banche private e abbandona chi con il proprio lavoro ha reso grande questo Paese e chiede solo il diritto alla pensione dopo oltre 40 anni di lavoro».

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TOT LOMBARDIA: 225.825

110.399 40 anni contributi 72.410 41 anni contributi 43.016 42 anni contributi

TOT BRESCIA: 28.646

14.331 40 anni di contributi 9.249 41 anni di contributi 5.066 42 anni di contributi

Scarica il Pdf con i dati dei lavoratori precoci

Brescia seconda in Lombardia per imprese che fanno rete

in Associazioni di categoria/Camera di commercio/Economia/Tendenze by
Imprese in rete Brescia

Sono oltre 2.800 le imprese lombarde che hanno scelto di “mettersi in Rete”. In otto mesi, da maggio 2016 a gennaio 2017, sono 310 in più, +12%. E con loro crescono anche i contratti di Rete che passano da 742 a 823 in otto mesi, +81 contratti, +11%. E la Lombardia è regione leader in Italia con oltre un quarto del totale dei contratti di Rete conclusi e il 17% delle imprese nazionali coinvolte. Prima Milano con 461 contratti di Rete (14% italiano) e 943 imprese (5,6% del totale italiano), seguono Brescia (172 contratti e 419 imprese) e Bergamo (157 contratti e 334 imprese). Per numero di imprese vengono poi Lecco con 244 imprese coinvolte, Monza e Brianza con 163, Varese con 146 e Como con 142. In otto mesi crescita record a Lecco (+100% le imprese). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati Unioncamere Lombardia-Infocamere, a gennaio 2017.

Incontri gratuiti con gli esperti in Camera di commercio per chi vuol “fare Rete”. C’è un servizio di orientamento per aspiranti imprese in Rete per chi vuole conoscere il tema delle Reti d’impresa. Si tratta di un incontro di gruppo di 2 ore con esperti selezionati dalla Camera di commercio di Milano: che cosa sono le reti d’impresa, perché farle, in che modo, quali gli altri tipi di aggregazione. Gli incontri si svolgono due volte al mese, il lunedì, e sono riservati a micro, piccole e medie imprese con sede legale o operativa iscritta al registro imprese di Milano. Prossimo appuntamento: lunedì 6 febbraio, dalle ore 14 alle ore 16, in Camera di commercio, via Meravigli 9/b (MM Cordusio).
Ma per chi invece ha già un’idea o un progetto dettagliato o una Rete costituita da ampliare o rinnovare, c’è la possibilità di ricevere assistenza individuale, prenotando il proprio appuntamento. Informazioni e iscrizioni online nel sito della Camera di commercio di Milano, sezione Assistenze specialistiche (http://www.mi.camcom.it/servizi-di-assistenza-specialistica).

Metallurgia, Banca Intesa dà i numeri e mette sul piatto 300 milioni

in Acciaio/Banca Intesa/Banche/Economia/Tendenze by
Metallurgia

Si è tenuto ieri a Brescia il convegno “Accelerare la crescita. La sfida della metallurgia bresciana”, organizzato da Intesa Sanpaolo per impostare e condividere una nuova visione strategica per il rilancio del settore alla luce dell’indagine condotta a fine 2016 sul comparto metallurgico nella provincia di Brescia dalla Direzione Regionale Lombardia del Gruppo Intesa Sanpaolo, con la collaborazione della Direzione Studi e Ricerche, su un campione di 70 aziende del territorio.

Durante l’incontro, cui hanno partecipato oltre 200 realtà metallurgiche, il direttore regionale Lombardia Intesa Sanpaolo Paolo Graziano ha presentato i risultati dell’indagine evidenziando i fattori di competitività e i bisogni delle imprese che individuano tre leve fondamentali per la crescita: la disponibilità di finanziamenti, il supporto consulenziale e di advisory in ambito M&A, la formazione per affrontare momenti cruciali come il consolidamento, il passaggio generazionale, l’apertura a nuovi mercati.

Le 70 imprese intervistate occupano 13.800 addetti, riportano valori mediani di EBITDA migliori e in aumento rispetto alla media italiana, generano complessivamente circa un terzo (5 miliardi di euro) del fatturato realizzato dalla filiera metallurgica bresciana e mostrano una più forte crescita dell’attivo grazie al buon posizionamento competitivo e a un’alta propensione all’innovazione di prodotto e di processo. Resta ancora da recuperare il 7% per tornare ai livelli pre-crisi del 2008, nonostante il trend di crescita complessivo migliore del comparto a livello nazionale.

Dal campione emergono le visioni di imprese che lavorano per fornitori di primo livello o direttamente per i produttori finali: l’attenzione sull’industria 4.0 e sul concetto di filiera comporta un nuovo ruolo inclusivo del partner bancario e, in ciò, Intesa Sanpaolo si propone come interlocutore per valorizzare fornitori e subfornitori all’interno della filiera, valutando le componenti complessive ai fini dell’erogazione creditizia, per accelerare i processi di crescita dimensionale e supportare le iniziative di sviluppo sui mercati esteri grazie alle strutture specializzate e all’ampio screening garantito da una realtà bancaria consolidata a livello internazionale, per potenziare la realizzazione di programmi formativi, di assunzione di personale qualificato, per favorire investimenti in ricerca e sviluppo in macchinari 4.0 e finanziarli con strumenti tradizionali o innovativi (restart, filiere, industria 4.0).

Su questi temi cruciali per lo sviluppo e la crescita del settore, Banca e impresa si sono confrontate in una tavola rotonda che ha ospitato oltre a Paolo Graziano, Renato Dorrucci, responsabile Formazione e Sviluppo Manageriale del Gruppo, Mauro Micillo, Responsabile Divisione Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo e amministratore delegato e direttore generale di Banca IMI, Rosario Pedicini, general manager Filiale di Shanghai Intesa Sanpaolo in collegamento dalla Cina e le testimonianze aziendali di Brawo, Fonderia di Torbole, Metalleghe e Commerciale Siderurgica Bresciana.

Il convegno si è concluso con l’intervento di Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, che ha illustrato le strategie del Gruppo e la individuazione di un plafond di 300 milioni di euro per il 2017 dedicato alle imprese metallurgiche bresciane. Del resto, la provincia di Brescia è un territorio imprenditoriale vivace: nel 2016, infatti, Intesa Sanpaolo vi ha registrato una crescita nelle erogazioni di nuovo credito pari al 34% rispetto all’anno precedente confermando la propria vocazione di banca dell’economia reale a supporto della crescita del Paese.

“Le imprese, pur percependo un contesto ancora incerto, sono orientate a continuare a investire e a crescere”, ha spiegato Paolo Graziano, direttore regionale Lombardia Intesa Sanpaolo. “Partendo dall’esigenza di stabilità emersa dai risultati della nostra indagine abbiamo sviluppato le soluzioni integrate più adatte al mercato metallurgico per favorire il dialogo tra impresa e banca, offrire la nostra consulenza ed esperienza in sede di definizione di contratti esteri e ripartire dalla formazione del capitale umano, dall’aggregazione e dal rafforzamento in nuovi mercati.

“Siamo fortemente convinti che un’impresa orientata alla crescita debba investire nella formazione continua del proprio capitale umano, affiancando al consolidamento delle professionalità aziendali strumenti specifici per affrontare il cambiamento imposto da un

contesto competitivo come l’attuale”, ha affermato Renato Dorrucci, responsabile Formazione, Sviluppo Manageriale e Scuola dei Capi del Gruppo Intesa Sanpaolo. “In Intesa Sanpaolo la formazione professionale – in costante rinnovamento – rappresenta da sempre un elemento cardine per la crescita del Gruppo e un fattore di sviluppo per i nostri clienti ai quali offriamo progetti dedicati, mirati a sostenerne la competitività, a rispondere alle esigenze degli interlocutori, ad anticipare l’evoluzione dei mercati.”

“Il nostro ruolo come Banca è da sempre teso a favorire e accelerare lo sviluppo del tessuto imprenditoriale italiano” – ha dichiarato Mauro Micillo, responsabile Divisione Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo e amministratore delegato e direttore generale di Banca IMI. “Grazie alle competenze specialistiche di una realtà come la nostra e alle sinergie maturate all’interno del Gruppo, siamo in grado di supportare le varie realtà all’interno di tutta la filiera industriale per accelerare la crescita dimensionale, accrescere l’apertura verso i mercati esteri e favorire gli investimenti in sviluppo e ricerca”.

“Di fronte a uno scenario in evoluzione, il tessuto imprenditoriale e la banca devono essere insieme i protagonisti della quarta rivoluzione industriale per accelerare e intensificare la crescita del Paese senza più esitazioni”, ha concluso Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo. “La nostra banca è l’acceleratore dell’economia reale principalmente attraverso l’erogazione del credito, ma anche grazie alle competenze sinergiche e complementari all’interno del Gruppo. Questa è la frontiera della nuova impresa italiana che sta emergendo e che poche banche possono supportare con un’offerta completa e insieme mirata come la nostra”.

Metallurgia – Indagine Banca IntesaMetallurgia

Imprese, Brescia è la seconda città d’arte della Lombardia…

in Cultura/Economia/Evidenza/Tendenze by
Galleria Minini di Brescia - foto da sito ufficiale

L’opera d’arte acquistata in una galleria d’arte ma disconosciuta dall’artista a cui era attribuita, la mancata restituzione di opere agli artisti che le avevano create dopo la chiusura di una galleria e l’uso non autorizzato di fotografie riproducenti opere d’arte, sono controversie sorte nel settore dell’arte e risolte attraverso una procedura di mediazione gestita dalla Camera Arbitrale, azienda speciale della Camera di commercio di Milano.

Sono circa 20 mila i furti d’arte registrati all’anno in Italia, circa 55 al giorno, facendone il Paese più colpito al mondo su un mercato nero dell’arte che a livello globale vale 9,3 miliardi di euro (l’Italia possiede oltre la metà dei tesori artistici mondiali). Oltre un furto su due avviene in case private ma uno su dieci riguarda gallerie d’arte. Dipinti, sculture e statue gli oggetti più colpiti, pesano quasi il 60% del totale dei beni culturali illecitamente sottratti in Italia, oltre 13 mila su circa 22.400 registrati. Emerge da un’elaborazione Camera di commercio su dati Interpol, ARCA e Arma dei Carabinieri.

Le gallerie d’arte in Lombardia e in Italia. Sono oltre 600 le attività che in Lombardia si dedicano al commercio di oggetti d’arte, tra sedi di impresa, sedi secondarie e filiali, pari al 23% delle imprese italiane del settore (2.688). Crescono dell’1,8% in un anno contro un andamento negativo in Italia (-1,4%) raggiungendo punte del 30% a Monza e 23% a Como. Milano è prima con 378 localizzazioni (il 62% lombardo e 14% nazionale) seguita da Brescia (70) e Bergamo (45). Quasi un’impresa su tre nel settore è femminile con punte del 73% a Mantova e del 50% a Lodi e Sondrio. Milano è anche prima in Italia per commercio di oggetti d’arte, seguita da Roma (204, 8%), Napoli, Torino, Venezia e Bologna (4%). Emerge da un’elaborazione Camera di commercio di Milano su dati del registro imprese al terzo trimestre 2016 e 2015 relativi alle localizzazioni di impresa.

Dati delle gallerie d’arte a Brescia, in Lombardia e in Italia

Agroalimentare, nel Bresciano dà lavoro a 29mila persone

in Agricoltura e allevamento/Economia/Tendenze by
contadino

Agroalimentare, a Milano cresce il business, quasi mezzo miliardo in più in un anno. Secondo un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, aumenta il fatturato che vale 44 miliardi su 68 in regione e 271 in Italia (rispettivamente in più in 12 mesi 400 milioni, mezzo miliardo e un miliardo). A Milano sono 12 mila le imprese con 134 mila addetti, in regione 71 mila con 270 mila addetti e in Italia un milione con 2 milioni di lavoratori. Nei primi nove mesi del 2016, Milano ha esportato nel settore food per un miliardo, su 4 miliardi in Lombardia e 28 in Italia.

Sono 71 mila le imprese nel settore agroalimentare in Lombardia su quasi un milione in Italia con 270 mila addetti su quasi 2 milioni in Italia. In Lombardia, di queste, 46 mila sono nell’agricoltura, 6 mila sono negozi alimentari come supermercati, 6 mila nell’industria alimentare e delle bevande. In Lombardia Brescia ha 14 mila imprese e 29 mila addetti, Milano 12 mila imprese con 134 mila addetti, Mantova 9 mila imprese e 17 mila addetti, Pavia 8 mila imprese e 12 mila addetti, Bergamo 8 mila imprese e 20 mila addetti, Cremona 5 mila imprese e 12 mila addetti. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro imprese 2016.

Le imprese in Italia si concentrano a Bari (35.194), Napoli (29.995), Foggia (29.249), Roma (27.763), Salerno (24.633) e Cuneo (23.254). Ai primi posti per addetti: Milano (134 mila), Bari (66 mila), Roma (65 mila), Verona (60 mila), Cuneo e Napoli (quasi 55 mila).

Nei primi nove mesi del 2016 è di 4 miliardi l’export del settore agroalimentare lombardo, su un totale italiano di 28 miliardi, un dato in crescita rispetto all’anno precedente (+3%, 124 milioni in più). Nei primi nove mesi del 2016, Milano ha esportato per un miliardo. Per l’export, Bergamo ha avuto un business estero di 586 milioni, Mantova e Brescia di oltre 400. Prime aree nel mondo destinatarie dei cibi lombardi: Unione Europea (3 miliardi circa), il nord America, che vale quanto gli altri Paesi europei non comunitari, inclusa la Russia, con oltre 400 milioni, l’Asia orientale con 255 milioni. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati Istat al 2016.

DATI SETTORE AGROALIMENTARE DELLE PROVINCE LOMBARDE

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