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Tendenze

Export, gli scambi con l’Austria valgono per Brescia 1,2 miliardi di euro

in Economia/Export/Tendenze by
Camion, foto generica

Supera 2,7 miliardi nel 2018 l’export lombardo in Austria, + 12% su un totale italiano di 10 miliardi, +6,8%. Gli scambi con l’Austria tra import e export sono di 5,5 miliardi per la Lombardia, +11% e di 20 miliardi per il Paese, +6%. Principali settori sono i metalli con 727 milioni di export dalla Lombardia su 1,8 miliardi in Italia e i macchinari con 470 milioni lombardi su 1,1 miliardi nazionali. La Lombardia pesa quasi la metà dell’export nazionale di metalli e chimica. Cresce l’export lombardo di metalli, + 28% in un anno e di moda, +27% e quello italiano di farmaci, +28%. Emerge da una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Promos Italia, l’agenzia per l’internazionalizzazione del sistema camerale italiano su dati Istat. Oggi incontro in Camera di commercio a Palazzo Giureconsulti sul tema dell’opportunitá di espansione commerciale in Austria.

In Lombardia. Prima per scambi Milano con 1,3 miliardi di scambi, +9,3% in un anno, di cui 482 milioni di export, +7%. Segue Brescia con 1,2 miliardi di scambi, +23,5%, di cui 588 milioni di export, +20%. Terza Bergamo con 722 milioni di scambi, +16%, di cui 412 milioni di export, +31%.

In Italia. Prima per scambi Bolzano con 1,5 miliardi di scambi, di cui 498 milioni di export. Segue Milano con 1,3 miliardi di scambi, +9,3% in un anno, di cui 482 milioni di export, +7%. Poi c’è Brescia con 1,2 miliardi di scambi, +23,5%, di cui 588 milioni di export, +20%. Al quarto posto Udine con 880 milioni di scambi, +7%, di cui 563 milioni di export, +4%. Tra le prime con oltre 800 milioni si scambi Verona, Treviso e con oltre 700 milioni  Bergamo e Padova.

Assicurazione auto, nel 2019 a Brescia calo medio dell’1,6 per cento

in Economia/Tendenze by
Auto, foto generica da Pixabay

Nel corso dei primi 4 mesi dell’anno il premio medio RC auto in provincia di Brescia è diminuito dell’1,6% arrivando, ad aprile 2019, a 418,96 euro. Nonostante il calo sia stato inferiore a quello registrato a livello regionale (-2,1%), ad aprile 2019, per assicurare un veicolo, agli automobilisti bresciani hanno speso in media il 3% in meno della media lombarda.

Dall’analisi  – realizzata su un campione di oltre 1,4 milioni di preventivi raccolti da Facile.it in Lombardia – emerge che, a livello regionale, nei primi 4 messi dell’anno il costo medio per assicurare un’auto è diminuito del 2,1% arrivando, ad aprile 2019, a 432,97 euro, vale a dire il 21% in meno della media nazionale.

Leggendo i risultati in ottica provinciale e confrontando i valori rilevati ad aprile 2019 con quelli di gennaio 2019 emerge che il calo non ha riguardato tutte le aree della regione. Due le province che hanno subito rincari: Cremona, dove il premio medio ha raggiunto i 451,71 euro in aumento dell’1,6% e Como, dove il premio medio è salito dello 0,5% stabilizzandosi a 448,19 euro.  In calo le tariffe registrate nelle altre province: Mantova è l’area dove il premio medio è sceso maggiormente (-7,8%), stabilizzandosi ad aprile a 399,58 euro. Tariffe in calo anche a Lecco (-5,5%), area lombarda dove assicurare l’auto costa meno (in media 380,84 euro). Premi medi in diminuzione anche nelle province di Lodi  (449,27 euro, -4,8%), Pavia (459,32 euro, -3,3%) e Monza e Brianza (431,33 euro, -3,1%). In provincia di Milano il premio medio (444,07 euro) è diminuito del 2%. Tariffe in calo, seppur in misura inferiore rispetto alla media regionale, anche per le province di Brescia (premio medio: 418,96 euro, – 1,6%), Bergamo (411,32 euro, -1,2%), Varese (425,78 euro, -1,5%) e Sondrio (381,54, -0,9%).

A seguire la tabella con l’andamento dei premi nelle province della regione e la differenza con il valore medio regionale.

 

Provincia Premio RC auto medio ad aprile 2019 Variazione

Apr 19 – Gen 19

 

Differenza rispetto alla media regionale

(aprile 2019)

Bergamo 411,32 € -1,2% -5%
Brescia 418,96 € -1,6% -3%
Como 448,19 € +0,5% 4%
Cremona 451,71 € +1,6% 4%
Lecco 380,84 € -5,5% -12%
Lodi 449,27 € -4,8% 4%
Mantova 399,58 € -7,8% -8%
Milano 444,07 € -2,0% 3%
Monza e Brianza 431,33 € -3,1% 0%
Pavia 459,32 € -3,3% 6%
Sondrio 381,54 € -0,9% -12%
Varese 425,78 € -1,5% -2%
Lombardia 432,97 € -2,1%
Italia 545,86 € -2,1%

 

Gommisti, in dieci anni nel Bresciano sono cresciuti del 9,7 per cento

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Pneumatici

Nel 2018 in Lombardia la rete dei gommisti ha toccato quota 793 aziende. Rispetto al 2009, quando la rete dei gommisti era costituita da 726 attività, vi è stato un aumento del 9,2%. Le province della Lombardia che hanno fatto registrare la crescita maggiore del numero dei gommisti sono Lodi e Pavia (ex aequo con il +25%), seguite da Como (+20%), Monza e Brianza (+17%), Bergamo (+12,5%), Mantova (+10,6%), Brescia (+9,7%), Cremona (+8,8%), Milano (+4,4%) e Varese (+3,6%). Invariato il dato di Sondrio, mentre l’unica provincia che registra un calo è Lecco (-20%). Questi dati, di fonte Cerved, emergono da un’elaborazione di Federpneus (Associazione Nazionale Rivenditori Specialisti di Pneumatici).

A livello nazionale, dal 2009 al 2018 il numero delle aziende che operano sul mercato italiano dei pneumatici è passato dalle 6.238 alle 6.734 unità. In dieci anni, quindi, vi è stata una crescita dell’8%. Si tratta di un dato di grande interesse per un settore, quello dei pneumatici, che costituisce un importante punto di forza nel più ampio panorama dell’aftermarket automobilistico nazionale.

Secondo Federpneus vi sono diversi motivi alla base della crescita del numero dei gommisti. In primis vi è da considerare il fatto che le aziende di pneumatici stanno potenziando anno dopo anno sempre di più la loro organizzazione di assistenza agli automobilisti, anche per far fronte alle esigenze di un parco circolante che è ai primi posti in Europa e nel mondo per densità automobilistica. Tale crescita si accompagna anche all’innovazione tecnologica che sta trasformando il mondo dell’automobile e anche quello dei pneumatici, sempre più dotati di sensori avanzati e intelligenti per garantire elevati standard di sicurezza. Sulla crescita della rete degli operatori di pneumatici ha poi sicuramente inciso l’introduzione nel 2010 (legge n.120/2010) dell’obbligo di utilizzare i pneumatici invernali in determinati periodi dell’anno e in determinate zone, obbligo che ha generato un incremento della domanda da parte degli italiani.

Tornando ai dati di apertura, Federpneus fornisce anche una graduatoria delle regioni in base al tasso di crescita dei gommisti. Dalla graduatoria emerge che negli ultimi dieci anni la crescita del numero dei gommisti ha interessato larga parte del Paese, seppur con differenze significative tra le varie ripartizioni territoriali. In particolare, la crescita è stata maggiore della media nazionale nelle Isole, dove ha toccato l’11,5%, e nel Nord (+9,5%). Un tasso di crescita leggermente inferiore alla media nazionale si è registrato invece al Sud (+7,4%), mentre al Centro l’aumento è stato più contenuto (+2,9%). Entrando nel dettaglio delle singole regioni, è la Liguria la regione dove dal 2009 al 2018 si è registrato il maggior tasso di crescita di gommisti (+26,3%), seguita dalla Campania (+24,5%) e dal Molise (+19%). In coda alla graduatoria vi sono quattro regioni che hanno il segno meno: si tratta delle Marche (-2,2%), della Puglia (-13,8%), del Trentino Alto Adige (-16,4%) e della Valle d’Aosta (-27,3%).
Un altro dato di rilievo che emerge dallo studio di Federpneus è che la Lombardia si conferma anche nel 2018 la regione in cui è presente il maggior numero di gommisti (793). Seguono, nell’ordine, la Sicilia con 767 gommisti, la Campania con 661, il Lazio con 635 e l’Emilia Romagna con 576. In totale, queste cinque regioni ospitano quasi la metà di tutte le aziende di gommisti del Paese.

Inflazione, a Brescia un aprile con il segno più

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Inflazione, foto generica da Pixabay

Nel mese di aprile a Brescia, l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività ha registrato una lieve variazione congiunturale positiva (+0,1%), con una crescita tendenziale pari a +1,5%.

Analizzando per tipologia di prodotto, in questo mese si evidenzia da un lato un rallentamento della crescita dei prezzi dei beni (soprattutto energetici regolamentati, -8,7%, e alimentari non lavorati, cioè i freschi, -2,1%), dall’altra un’accelerazione dei servizi dovuto per lo più a fattori stagionali e turistici (in particolare “Servizi relativi ai trasporti”, +2,2%, e dei “Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona”, in cui rientrano i Pacchetti vacanza).

Le divisioni che determinano questo rallentamento sono quindi rappresentate da “Abitazione, acqua, elettricità, e combustibili” (-2,9%), “Comunicazioni” (-2,4%) e “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (-0,7%). Al contrario, le divisioni che registrano aumenti positivi sono “Trasporti” (+1,5%), “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+0,9%) e “Altri beni e servizi” (+1,0%, per l’aumento dei Servizi assicurativi, bancari e finanziari). Registrano lievi incrementi congiunturali “Bevande alcoliche e tabacchi” (+0,2%), “Ricreazione, spettacoli e cultura” (+0,2%), “Abbigliamento e calzature” (+0,1%), “Mobili, articoli e servizi per la casa” (+0,1%), “Servizi sanitari e spese per la salute” (+0,1%). Infine, la divisione ”Istruzione” ha presentato una variazione congiunturale nulla.

Con riferimento alla frequenza di acquisto dei prodotti, solo quelli a media frequenza di acquisto registrano incrementi congiunturale positivi (+0,2%), con variazioni tendenziali piuttosto sostenute (+2,4%). Continuano, invece, a essere negative le variazioni congiunturali e tendenziali dei prodotti a bassa frequenza d’acquisto (rispettivamente: -0,2% e -0,3%). Infine, i prodotti a alta frequenza d’acquisto, pur registrando un lieve calo congiunturale (-0,1%), presentano un tasso tendenziale pari a +1,1%.
La componente di fondo (core inflation), inflazione al netto della componente volatile (beni energetici e alimentari non lavorati), registra una lieve accelerazione congiunturale (+0,5%) con un tasso tendenziale pari a 1,2%.

Lombardia, il 7 per cento delle auto è alimentato a metano o gpl

in Economia/Tendenze by
Gpl auto

Gli autoveicoli ad alimentazione alternativa (elettrici, ibridi, a metano e a gpl) in circolazione in Lombardia sono il 7,2% sul totale del parco circolante. Questo dato emerge da un’elaborazione su dati Aci dell’Osservatorio Autopromotec, che è la struttura di ricerca di Autopromotec.

Su un totale di 6.898.592 autoveicoli circolanti in Lombardia, quelli elettrici, ibridi, a metano e a gpl sono 499.199 (che corrispondono, appunto, al 7,2% del parco), mentre quelli alimentati a benzina e a gasolio sono 6.399.393, e cioè il 92,8% del parco circolante. Più nello specifico, dei 499.199 autoveicoli ad alimentazione alternativa circolanti il 4,9% è alimentato a gpl (336.555 unità), l’1,3% è alimentato a metano (87.702 unità), mentre gli autoveicoli ibridi ed elettrici rappresentano l’1% del parco circolante (74.942 unità).

A livello nazionale gli autoveicoli ad alimentazione alternativa in circolazione sono l’8,6% sul totale del parco circolante. Su un totale di 44,2 milioni di autoveicoli circolanti nel nostro Paese, quelli elettrici, ibridi, a metano e a gpl sono 3,8 milioni (che corrispondono, appunto, all’8,6% del parco), mentre quelli alimentati a benzina e a gasolio sono 40,4 milioni, e cioè il 91,4% del parco circolante. Nel dettaglio, dei 3,8 milioni di autoveicoli ad alimentazione alternativa circolanti il 5,6% è alimentato a gpl (2,5 milioni di veicoli), il 2,4% è alimentato a metano (1 milione di unità), mentre gli autoveicoli ibridi ed elettrici rappresentano solo lo 0,6% del parco circolante (circa 263.000 unità).
L’analisi dell’Osservatorio Autopromotec fornisce anche un prospetto regionale in base al tasso di penetrazione degli autoveicoli ad alimentazione alternativa sul totale del parco circolante. La regione in cui vi è la percentuale maggiore di autoveicoli ad alimentazione alternativa sono le Marche (17,8%), seguita da Emilia Romagna (17,3%), Umbria (12,8%) e Veneto (10,6%). Seguono, comunque sopra la media nazionale, la Campania (9,6%), il Piemonte (9,5%), la Toscana (9,3%) e l’Abruzzo (9,2%). Agli ultimi posti di questa graduatoria, invece, si trovano la Sardegna e la Valle d’Aosta (dove rispettivamente solo il 2,4% e il 2% degli autoveicoli circolanti è ad alimentazione alternativa).

Brescia, nel primo trimestre 2019 oltre 2mila nuove imprese

in Economia/Tendenze by
Imprese in crescita

Crescono le iscrizioni tra gennaio e marzo 2019 a Milano, Monza Brianza e Lodi, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Sono 7.538 imprese a Milano nel primo trimestre 2019, 65 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, 1.609 a Monza, 141 in più, 334 pari a 23 in più. In Lombardia sono state 18.780 le iscritte, 410 in più dello scorso anno, su un totale nazionale di 114.410, 1.183 in più di un anno fa. Maggiore il contributo dei giovani, il 27% in regione con 5 mila iscritte e il 29% in Italia con 33 mila e delle donne, intorno al 25%. Gli stranieri pesano il 21% in regione e il 16% in Italia.

Più iscrizioni a Roma con 9.447, Milano 7.538, Napoli 5.773, Torino 4.750, Bari 2.955, Brescia 2.329, Salerno 1.975, Firenze 1.972, Verona 1.960, Caserta 1.957, Bergamo 1.862, Padova 1.833, Bologna 1.776, Catania 1.734, Palermo 1.680, Genova 1.679, Lecce 1.629, Monza e Brianza 1.609.

Balzo delle iscrizioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno a Torino con 404 in più, Napoli con 365 in più, Genova con 274 in più, Latina con 202 in più, Frosinone con 200 in più. In Lombardia più imprese a Monza, 141 in più, Brescia 76 in più, Milano 65 in più, Bergamo 48 in più. Più iscrizioni in regione a Milano con 7 mila, Brescia, Bergamo e Monza con circa 2 mila, Varese, Como e Pavia con circa mille.

I settori più scelti nel primo trimestre per iscrivere un’impresa sono in Italia: commercio con 18 mila iscritte in tre mesi, di cui 3 mila in Lombardia e 2 mila in Lazio e Campania, costruzioni con 13 mila in Italia di cui 3 mila in Lombardia e mille in Toscana, Lazio, Veneto e Piemonte, agricoltura con 9.275 iscrizioni di cui oltre mille in Veneto, Lazio e in Puglia, manifattura con 6 mila di cui circa mille in Lombardia e Toscana. Tra le prime scelte d’impresa anche  servizi alle imprese, attività professionali e ricerca, alloggio e ristorazione, tre settori con circa 5 mila imprese iscritte nel Paese, di cui circa mille imprese in Lombardia. Con circa 3 mila iscrizioni ci sono servizi e  comunicazione, con circa 2 mila finanza e immobiliare, con circa mille trasporto, sport e tempo libero.

Artigianato artistico, a Brescia le imprese sono oltre 2.600

in Cultura/Economia/Partner 2/Tendenze by
Artigiano al lavoro, foto da Pixabay

Sono complessivamente 23.750 le imprese lombarde attive nei settori dell’artigianato artistico; a livello nazionale il comparto artigiano artistico della Lombardia è il primo in Italia, contando sul 16% del totale delle imprese (145.669). Dalla sartoria alla ceramica, dalla pietra preziosa alla riparazione di mobili; dal design alla lavorazione del vetro. Milano prima provincia in Italia sia per numero di imprese (7.409) sia a livello di fatturato con oltre 6,3 miliardi di euro. Emerge da una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati del Registro Imprese riferiti al IV trimestre 2018 e per il fatturato all’anno 2017 su dati AIDA – Bureau van Dijk.

L’artigianato artistico per numero di imprese. Le imprese lombarde attive nei settori dell’artigianato artistico sono 23.750, pari al 16% del totale nazionale. Il settore è stabile sia nel confronto con il 2017 (-0,7%) sia con il dato del 2013 (-1,4%); a livello nazionale si registra un -0,5% sul 2017 e -2,1% sul 2013. Per consistenza di imprese, al secondo posto la Toscana con 16.762 imprese (pari all’11,5% del totale), poi Veneto con 14.083 (pari al 9,8%), Campania con 12.295 imprese (pari all’8,4%), Piemonte e Lazio con circa 10.300 imprese (7%). In regione, dopo Milano in testa con 7.409 imprese (pari al 31% regionale) in crescita di quasi il 7% rispetto al 2013, si collocano Monza Brianza con 2.889 imprese (pari al 12% regionale), Brescia con 2.673 imprese (11%), Como con 2.379 imprese (10%), Bergamo con 2.311 imprese (9,7%).

L’artigianato artistico per fatturato. A livello di fatturato, Milano è la prima provincia in Italia e in Lombardia con oltre 6,3 miliardi di euro, seguita da Vicenza con 6 miliardi di euro, Firenze con quasi 4 miliardi di euro, Treviso con circa 3,3 miliardi di euro, Pisa, Cuneo e Como con 2,1 miliardi di euro. A livello regionale per fatturato la Lombardia (15,5 miliardi) precede il Veneto (11,8 miliardi), la Toscana (circa 10 miliardi) e il Piemonte (5,7 miliardi). In Lombardia Milano (6,3 miliardi di Euro), precede per fatturato Como (2,1 miliardi di euro), Monza Brianza (1,9 miliardi), Bergamo (1,3 miliardi), Varese (1,1 miliardi).

Lombardia – Imprese attive per settore di attività economica:

Sartoria e confezione su misura di abbigliamento esterno; Preparazione e concia del cuoio e preparazione e tintura di pellicce; Fabbricazione di articoli da viaggio, borse e simili, pelletteria e selleria; Fabbricazione di tappeti e moquette; Confezionamento di biancheria da letto, da tavola e per l’arredamento; Attività di riprese fotografiche; Attività dei disegnatori grafici; Fabbricazione di mobili; Fabbricazione di articoli di coltelleria e posateria;  Fabbricazione di prodotti fabbricati con fili metallici; Fabbricazione di stoviglie, pentolame, vasellame, attrezzi da cucina e accessori casalinghi non elettrici, articoli metallici per l’arredamento di stanze da bagno; Fabbricazione di oggetti in ferro, in rame ed altri metalli; Fabbricazione di gioielleria, bigiotteria e articoli connessi; lavorazione delle pietre preziose; Riparazione di mobili e di oggetti di arredamento; laboratori di tappezzeria; Fabbricazione di strumenti musicali; Tessitura; Fabbricazione di ricami; Fabbricazione di tulle, pizzi e merletti;  Lavorazione di vetro a mano e a soffio artistico; Fabbricazione di prodotti in ceramica per usi domestici e ornamentali; Lavorazione artistica del marmo e di altre pietre affini, lavori in mosaico; Produzione di pane, prodotti di pasticceria freschi; Produzione di cacao, cioccolato, caramelle e confetterie; Rappresentazioni artistiche; Creazioni artistiche e letterarie.

Lgh, approvato il bilancio: nel 2018 utile per 6,1 milioni di euro

in Bilanci/Economia/Tendenze by
GERARDO PALOSCHI (Direttore sviluppo territoriale) - ANTONIO VIVENZI (Presidente LGH)

L’Assemblea dei Soci di Linea Group Holding (LGH) ha approvato il bilancio consolidato per l’esercizio chiuso al 31 dicembre 2018. In evidenza risultati economici e finanziari in decisa crescita e il ritorno del gruppo all’utile per 6,1 milioni di euro.

Il secondo esercizio interamente concluso sotto il segno della partnership A2A/LGH conferma le tendenze già emerse nell’anno precedente, con risultati industriali, economici e finanziari fortemente positivi.

Il Gruppo LGH ha chiuso il 2018 con un fatturato consolidato di 556,5 milioni di euro, in aumento del 10,7% rispetto al 2017, mentre il margine operativo lordo si presenta in crescita del 8,8%. Il bilancio d’esercizio della capogruppo LGH S.p.A. al 31 dicembre 2018 presenta poi un utile pari a 13,119 milioni euro: distribuiti agli Azionisti 12 milioni.

Bilancio consolidato di Gruppo LGH 2018

Gruppo LGH
€ milioni
2018 2017 D vs 2017
Ricavi 556,5 502,9 + 10,7%
Ebitda 92,2 84,8 + 8,8%
Ebit 28,4 23,9 +18,6%
Risultato consolidato 6,1 -1,3 +562,3%
Utile capogruppo (LGH Spa) 13,1 10,5 + 24,8%

 

L’Assemblea dei Soci che ha approvato il bilancio ha visto la prima partecipazione del nuovo Amministratore Delegato di LGH, Claudio Sanna, in carica dal 1 aprile. Laureato in Ingegneria Aeronautica presso il Politecnico di Milano e specializzatosi in Economia e Finanza presso la Scuola di Direzione Aziendale Bocconi a Milano, Sanna ha ricoperto in precedenza la carica di Direttore Supply Chain Gruppo A2A.

“È una grande sfida – commenta Sanna – quella di essere alla guida di un Gruppo che contribuisce ad aumentare la qualità della vita, l’attrattività del territorio e il suo sviluppo sostenibile. Oggi LGH è impegnata a promuovere iniziative e progetti finalizzati a produrre energia pulita, migliorare la qualità dell’ambiente, creando reti e servizi all’avanguardia. Il servizio del territorio è la prima priorità ed oggi la gestione delle attività del Gruppo è solida, sana anche grazie alla partnership industriale, sempre più efficace, con A2A”.

Investimenti

Nel 2018 sono proseguiti gli investimenti sui territori, complessivamente per 45 milioni di euro con particolare riferimento all’ambiente (circa 17 milioni) e alle reti (circa 24 milioni). Nell’ambito delle reti sono incluse operazioni green di potenziamento del Teleriscaldamento di Cremona, Crema e Lodi e dei Sistemi Efficienti di Utenza (SEU), oltre che la sostituzione nei territori serviti dei contatori gas con i nuovi dispositivi smart metering. Significativo inoltre l’acquisto di spazi all’interno del futuro secondo lotto del Polo Tecnologico di Cremona.

ALCUNI INDICATORI DI PRODUZIONE

Il Gruppo LGH nel corso del 2018, ha:

  • Gestito 972 mila tonnellate di rifiuti (+3,6% Vs 2017), principalmente urbani e speciali non pericolosi, collocandosi tra i principali operatori del settore a livello nazionale, ed operando in oltre 100 Comuni nel servizio di igiene urbana
  • Prodotto elettricità per circa 447 Gigawattora (+21,1% Vs 2017), esclusivamente da fonti rinnovabili ed assimilate quali l’idroelettrico, la termovalorizzazione dei rifiuti, la cogenerazione ed alcuni impianti a biogas e biomasse
  • Distribuito 599 milioni di metri cubi di gas e 431 Gigawattora di Energia
  • Venduto 358 milioni di metri cubi di gas e 752 Gigawattora di Energia
  • Prodotto e distribuito calore per 258 Gigawattora

Linea Group Holding (Gruppo A2A) è la multiutility del Sud Lombardia. Sorta nel 2006 è oggi operativa nei settori ambiente, energia e distribuzione; da agosto 2016 è protagonista con A2A –che ne detiene il 51% del capitale sociale – di una partnership industriale ricca di sinergie. www.lgh.it

Export, il cibo italiano vale 41 miliardi… Ecco la mappa con le rotte

in Agricoltura e allevamento/Alimentare/Economia/Export/Tendenze by
Uva, foto generica da Pixabay

Vini, acque minerali e oli in USA, pesce fresco in Spagna, alimenti per animali nelle Filippine. UK primo per animali e secondo per frutta, ortaggi e gelati. In forte aumento Polonia e Australia per vini, Indonesia per alimenti per animali, Cina per cioccolato, caffè e spezie, Canada per formaggi, Russia per pasta, Spagna per frutta e granaglie, Croazia per oli, Slovenia e Vietnam per carni, Portogallo per pesce fresco e Ungheria per quello lavorato

 

L’agroalimentare “made in Italy” nel mondo vale 41 miliardi di euro all’anno e cresce del +1,4%. Ma per sapere dove va e da dove parte l’export, quali sono i maggiori mercati di sbocco e i prodotti più apprezzati arriva la mappa: “L’agroalimentare italiano nel mondo”, realizzata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Coldiretti Lombardia, con Promos Italia sui settori dell’agricoltura, della pesca, dell’allevamento, dell’industria alimentare e delle bevande, esclusi silvicoltura e tabacco. La mappa, disponibile in italiano e inglese, è scaricabile in internet (https://www.promos-milano.it/). Una mappa che arriva nei giorni di “Milano Food City”, la settimana dedicata al cibo e alla cultura della sana alimentazione, dal 3 al 9 maggio.

“Parlare e ragionare di cibo – spiega Giovanni Benedetti, Direttore della Coldiretti Lombardia e membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – non è più solo un tema per addetti ai lavori, ma significa prendere in considerazione una leva strategica per lo sviluppo economico e occupazionale del nostro Paese. L’andamento sui mercati esteri potrebbe ulteriormente migliorare con una più efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale, che fattura oltre 100 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale”

Agroalimentare italiano nel mondo: Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito i maggiori mercati per l’export. Prima la Germania (+1,6%) seguita da Francia (+4,3%), Stati Uniti (+4%) e Regno Unito (+1,6%). Tra le prime 20 in crescita anche Polonia (+6,3%), Svezia e Australia (+3,8%). Aumenti più contenuti per Giappone e Russia, rallenta la Cina. E se la Germania e la Francia sono i primi acquirenti per quasi tutti i prodotti, gli Stati Uniti eccellono per vini (+4%), acque minerali (+7,4%) e oli, la Spagna per pesce fresco, le Filippine (+36,4%) e la Grecia (+7,1%) per alimenti per animali, il Regno Unito per animali vivi e loro prodotti (+33,1%). Il Regno Unito al secondo posto per frutta e ortaggi lavorati e conservati e per gelati, l’Austria al terzo per cereali e riso. In forte crescita per vini la Polonia (+23,3%) e l’Australia (+18,5%) ma anche la Francia (+10,1%), l’Indonesia per alimenti per animali (+100,7%), la Cina per cioccolato, caffè e spezie (+21,7%), il Canada per formaggi (+27,2%), la Russia per la pasta (+43,5%), la Spagna per frutta (+22,5%) e granaglie (+13,6%), la Croazia per oli (+35,2%), la Slovenia e il Vietnam per carni (+17% circa), l’Ungheria per pesci lavorati e conservati (+44,1%) e il Portogallo per i prodotti di acquacultura (+209%). Emerge da elaborazioni della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi insieme a Coldiretti Lombardia e Promos Italia su dati Istat, anni 2018 e 2017.

I prodotti “made in Italy” più esportati. Cioccolato, tè, caffè, spezie e piatti pronti con 7 miliardi di euro (+3,6%), seguiti dai vini con 6,2 miliardi (+3,3%), vengono poi pane, pasta e farinacei con 3,9 miliardi di euro (+2,5%) ma anche 3,5 miliardi (+4,2%). Superano i 3 miliardi di euro anche frutta (+2,4%), prodotti lattiero-caseari (+3,2%), carni e prodotti non lavorati da colture permanenti (tra cui uva, agrumi). Gli aumenti più consistenti si registrano per pane e prodotti di pasticceria con 1,2 miliardi (+72%), prodotti per animali (+10,5%) e gelati (+7,4%).

I maggiori esportatori italiani? Cuneo e Verona con 3 miliardi di euro. Al terzo posto sale Milano con 1,6 miliardi, +4,4%. Vengono poi Parma 4°, Bolzano 5°, Salerno 6° e Modena 7°. Tra le prime venti posizioni la maggiore crescita a Cuneo (+11%), Ravenna (+8,1%) e Treviso (+6,2%).

Lombardia con 6,4 miliardi di export rappresenta circa un sesto del totale italiano. Oltre a Milano, 3° in Italia, tra le prime 20 ci sono anche Bergamo 12° con 880 milioni circa (+5,9%) e Mantova 19° con 661 milioni. A crescere di più sono però Lodi (+7,1%) e Como (+6,2%). Como leader italiana in pesci, crostacei lavorati e conservati (con 155 milioni, +8,9%), Brescia 8° e Milano 17°, Lodi prima per prodotti lattiero-caseari dove rappresenta un decimo del totale nazionale, +9,4% con Mantova 5°, Cremona 6°, Brescia 8°, Bergamo 9° e Milano 14°. Pavia eccelle invece per granaglie, amidi e prodotti amidacei (17% nazionale, +4,3%), Milano è prima per prodotti da forno e terza per cioccolata, caffè e spezie.

Brescia, per il settore terziario fiducia al minimo nel primo trimestre 2019

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Fiducia al minimo

Nel primo trimestre 2019, complice anche la preoccupazione relativa alla possibile evoluzione a breve dell’economia italiana, l’indice sul clima di fiducia nelle imprese bresciane operanti nel settore dei servizi è sceso a 102,3, aggiornando il nuovo minimo da quando è stata istituita la rilevazione (secondo trimestre 2016). Il suddetto indice mostra così una flessione sia nei confronti del periodo immediatamente precedente (105,0), sia su quanto sperimentato nell’analogo trimestre del 2018, quando il clima di fiducia si attestò a 143,3 (poco al di sotto del picco rilevato nel quarto trimestre 2017).

A evidenziarlo sono i risultati dell’indagine congiunturale condotta dall’Ufficio Studi e Ricerche dell’Associazione Industriale Bresciana che – nonostante la fase positiva vissuta a Brescia dal Terziario – conferma le perduranti difficoltà nel replicare le dinamiche registrate nel recente passato, in uno scenario tuttora caratterizzato da una diffusa prudenza fra gli operatori intervistati.

“I dati statistici rilevati esprimono, a mio parere, la difficoltà da parte delle imprese del Terziario a interpretare le prospettive del mercato – commenta Paolo Chiari, Presidente del Settore Terziario di AIB –. Certamente a questo hanno contribuito alcuni fattori tra i quali la poca chiarezza normativa in materia di incentivi fiscali e il rallentamento generale degli investimenti”.

L’evoluzione del comparto dei servizi riscontrata in ambito provinciale appare complessivamente coerente col quadro nazionale, dove l’Indice PMI riferito al settore si è mantenuto, nel periodo gennaio-marzo, intorno alla soglia che delimita l’espansione dalla contrazione, non lontano dai valori registrati nell’ultima parte del 2018, ma su livelli sistematicamente più bassi di quanto evidenziato per tutto il 2017 e nei primi nove mesi del 2018.

Nel dettaglio, per quanto riguarda i giudizi espressi dalle imprese sui tre mesi precedenti:

  • il fatturato è cresciuto per il 44% delle imprese, con un saldo positivo del 25% fra coloro che hanno dichiarato variazioni in aumento e in diminuzione;
  • gli ordini e l’occupazione evidenziano anch’essi incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +23% e a +5%);
  • i prezzi dei servizi offerti continuano a caratterizzarsi per un’evoluzione tutto sommato piatta (saldo netto +4%), giustificata dalla persistente difficoltà di scaricare nelle tariffe applicate la salita dei costi operativi.

Le aspettative per i prossimi mesi risultano nel complesso piuttosto ottimistiche. Per il fatturato, il saldo fra risposte in aumento e in diminuzione è positivo (+33%); anche i saldi riferiti al portafoglio ordini (+20%) e all’occupazione (+16%) evidenziano risultati positivi. Le previsioni relative ai prezzi dei servizi offerti (-5%) certificherebbero la limitata possibilità da parte degli operatori contattati di incrementare le tariffe proposte alla clientela.

Le opinioni delle imprese intervistate in merito alle prospettive sulla tendenza generale dell’economia italiana rimangono fortemente negative e contribuiscono quindi a deprimere l’indice di fiducia complessivo: nessuno degli intervistati si è espresso infatti in modo favorevole, il 36% ha una visione pessimistica, mentre il rimanente 64% ha indicato stazionarietà.

 

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