Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

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Turismo, vale 30 milioni il mercato del souvenir religioso in Italia

in Economia/Evidenza/Turismo by
Duomo di Brescia

Dai personaggi del presepe alle cartoline a soggetto sacro, dai crocifissi da appendere in casa ai rosari, dalle icone ai prodotti dei monasteri: sono solo alcuni degli oggetti o idee regalo che si possono trovare negli oltre 700 negozi italiani tra sedi e unità locali, specializzati nella vendita di articoli religiosi e arredi sacri, secondo l’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi su dati del registro imprese al secondo trimestre 2017, 2016 e 2012 relativi a sedi e unità locali. Un settore molto specifico con un fatturato nazionale da 30 milioni di euro. La Lombardia conta circa 50 attività, il 6,8% nazionale, in crescita del 4,1% in cinque anni, con Milano e Bergamo le più specializzate nel settore (16 attività ciascuna) seguite da Brescia e Varese (5 ciascuna). In Italia sono però Campania (128 imprese tra sedi e filiali, il 18,4% italiano) e Lazio (102, 15,2%) le più attive nel commercio di articoli religiosi seguite dalla Puglia (88). Il primato a livello nazionale spetta a Roma con 85 attività, vengono poi Napoli con 46, Foggia con 38 e Caserta con 34.

I DATI DEL TURISMO RELIGIOSO IN ITALIA

La comunicazione d’impresa: l’ingrediente segreto dell’innovazione | INNOVATION CLUB

in Economia/Evidenza/Innovation club/Rubriche/Web e digitale by
Giroidea

Il cambio epocale. Si è assistito negli ultimi anni ad uno stravolgimento epocale in termini di metodologie di lavoro, di campagne comunicative e strategie di dialogo con il cliente. Questo ha messo in atto una “selezione naturale”, i cui veri superstiti sono stati, come sempre, i comunicatori che hanno saputo sfruttare questo cambiamento, cavalcandolo e aggiornandosi prima di chiunque altro.

In questo “processo”, costituito dallo spostamento delle abitudini quotidiane dall’offline all’online, i veri innovatori risultano essere coloro che riescono a parlare con le persone in modo diretto ed efficace, indipendentemente dal mezzo utilizzato per farlo. Si può dire che l’innovazione abbia individuato, come ingrediente segreto, proprio la comunicazione.

L’imprenditore 4.0 è stato il soggetto principale di questo cambiamento. Sono tanti quelli che ci hanno “messo la faccia”. La “loro” innovazione l’hanno manifestata rapportandosi con l’esterno. Chi tra di loro ha saputo comunicare, ha iniziato a vedere i suoi clienti come appartenenti ad un “gruppo” meglio: una community.

Perché oggi è vincente creare una comunicazione con i propri gruppi di clienti? Le persone hanno la necessità di sapere cosa stanno acquistando e in cosa consistano i servizi di cui fanno quotidianamente uso; vogliono conoscere chi quei servizi li ha immaginati e studiati. Chi c’è dietro a un prodotto/servizio (Imprenditore/Brand)? Qual è la sua storia, quali sono stati i suoi successi (anche i fallimenti), quali motivazioni ci sono dietro e dentro ad ogni suo prodotto/servizio.

L’innovazione, tramite la ricchezza della comunicazione d’impresa, ha creato un paradosso: se da un lato si è ridotto il contatto umano, sostituito da una serie di servizi fruibili senza mai parlare realmente con altre persone, dall’altro ha messo l’imprenditore sotto i riflettori, rendendolo più “vero” agli occhi del cliente. Non possiamo immaginare Amazon senza pensare alla mente di Jeff Bezos, né parlare di Facebook dando per scontato che stiamo anche un po’ parlando del nostro “amico” Mark.

Possiamo invece parlare di Nike e Adidas immaginando solo il brand e uno dei prodotti che conosciamo, senza avere la più pallida idea di chi sia seduto al tavolo di “quelli che contano” all’interno di queste aziende.

Questo la dice lunga sulle pressioni a cui un imprenditore di successo debba sottoporsi, ma allo stesso tempo consente all’imprenditore stesso di poter sbagliare, trasformando un punto di debolezza in un punto di forza. Portiamo l’esempio di Elon Musk e dei suoi famosi Tweet in cui aggiorna in diretta l’andamento delle missioni di SpaceX, senza nascondere incidenti, imprevisti, esplosioni… tutto per rendere i suoi successi ancora più straordinari.

Il tweet

La maggior parte degli esperti in materia non avrebbe scommesso un centesimo sul successo di una strategia del genere. Invece si è rivelata vincente in quanto mette al centro il lettore – l’utente –coinvolgendolo nella sensazione esperienziale che si stia provando tutti insieme a raggiungere Marte.

È proprio questo lo scopo di una strategia comunicativa d’impresa innovativa e all’avanguardia: far sentire l’utente come parte dell’impresa, indipendentemente dal fatto che quell’utente si sia già convertito in cliente.

Quali sono le competenze comunicative necessarie per innovare?

Non esiste la ricetta perfetta, ma sicuramente una delle caratteristiche indispensabili dell’imprenditore innovatore è la visione d’insieme. Il vero innovatore non deve avere competenze tecniche specifiche, ma deve essere in grado di guidare chi quelle competenze le ha. Sembra facile no?

La realtà è che non è sufficiente avere una visione precisa della direzione in cui si vuole andare, o portare la propria impresa, occorre saper comunicare quella visione a tutti: dipendenti e collaboratori, al cliente e al mondo, facendo sentire la propria voce. E non è da tralasciare il fatto che il vero innovatore ha l’umiltà di cambiare direzione, spiegandone le motivazioni e mettendosi a nudo.

L’evoluzione fisica e offline come conseguenza di quella digitale a Milano

Parlando di evoluzione digitale che ha conseguenze sulla nostra vita quotidiana, portiamo  l’esempio milanese di Foorban, definito come il primo ristorante digitale in Italia. Anche in questo caso la qualità è l’ingrediente imprescindibile, cui seguono capacità digital e, ospite d’onore, una comunicazione d’eccellenza (veicolata principalmente da Instagram). Oggi gli utenti/clienti sono disposti e pronti a fare nuove esperienze, a provare servizi nonostante siano in fase di rodaggio, anzi. Vogliono essere i primi a farlo per poterne parlare con le proprie cerchie (passaparola). Occorre sfruttare questa predisposizione: la comunicazione serve a creare il terreno fertile per queste condivisioni esperienziali che sono all’origine di ogni successo.

In quanto a innovazione, Milano è tra le città più reattive e propositive in Europa, sono molti gli esempi virtuosi. In un recentissimo articolo su “La Stampa” del 18.10.17 Alberto Mattioli definisce Milano come un ragionevole compromesso tra servizi di livello europeo e una piacevolezza di vita tutta italiana.

Il ruolo del Networking

Il ruolo di rilievo rivestito dalle capacità comunicative non è applicabile solo nei confronti del cliente, ma anche del Network a cui si appartiene. L’imprenditore innovatore deve imparare anche dagli errori altrui. Questo per ridurre al minimo i rischi. Solo appartenendo ad un valido Network, in cui la parola chiave sia lo “scambio” sincero e onesto, questo diventa possibile.

La sfida di rendere l’Italia più ospitale per le nuove imprese è una delle attività che Innovation Club vuole affrontare dibattendo e presentando casi studio concreti. Aiutiamoci tutti a rendere questo percorso positivo creando le premesse costruttive per andare tutti in questa direzione. Non resta che lavorarci, confrontarsi, anche sbagliare, rimodulare e, solo così, innovare.

Carnevali, 100 famiglie a rischio. La Loggia: serve una soluzione

in Abbigliamento/Comune di Brescia/Crisi/Economia/Evidenza/Fallimenti/Istituzioni by
La sede di Carnevali Abbigliamento a Brescia

Dopo quasi 80 anni di storia volge al termine la storia del Gruppo Carnevali abbigliamento. Le società che fanno riferimento ai fratelli Federico e Francesco Bani, infatti – come anticipato nelle scorse settimane – sono state sciolte con la loro conseguente messa in liquidazione lo scorso 25 settembre.

I lavoratori coinvolti dal crac sono circa un centinaio. L’Amministrazione comunale, con una nota, “esprime vicinanza ai lavoratori e alla proprietà del gruppo Bani Carnevali e della sua controllata Carnevali Spa, messe in liquidazione dopo il rigetto del concordato preventivo”.

“L’azienda, nata a Brescia nel 1940, ha contribuito allo sviluppo commerciale della città vestendo generazioni di bresciani. – si legge ancora – La scomparsa di questo storico brand, messo in difficoltà dalla pesante crisi del comparto abbigliamento, rappresenterebbe una perdita grave per l’intero tessuto economico cittadino. L’Amministrazione comunale – conclude il testo – si augura quindi che, in questa fase critica, possa essere trovata presto una soluzione affinché non scompaia un pezzo importante della storia imprenditoriale bresciana”.

Easytech: come proteggersi dagli attacchi informatici, rispettando la normativa Gdpr | INNOVATION CLUB

in Economia/Evidenza/Innovation club/Rubriche/Tech/Web e digitale by
Cybersecurity

Il tema della sicurezza informatica si è imposto sulla scena pubblica sempre di più negli ultimi mesi, complici attacchi di scala internazionale in continuo aumento. Il concetto di cyber security ricopre perciò un ruolo chiave all’interno delle aziende ed è necessario prendere coscienza dei rischi e delle conseguenze di un attacco informatico, per scegliere le più adeguate soluzioni di prevenzione e protezione.

Il dati del Rapporto 2017 Clusit, l’associazione italiana per la sicurezza informatica, parlano chiaro: gli attacchi hacker con lo scopo di estorcere denaro o informazioni sono in costante aumento, sono cresciuti gli attacchi diretti a realtà europee, aumentano anche le tecniche di attacco sconosciute e i malware comuni a livello globale rappresentano circa il 50% degli attacchi.

Che cosa ci dicono queste informazioni? Sicuramente che la percezione di queste minacce non è proporzionata alla loro reale incidenza e che i cyber criminali in questo momento hanno vita facile, vista la semplicità con cui nella maggior parte dei casi riescono a raggiungere i loro discutibili obiettivi. Non sono solo i dati a confermalo, Easytech opera quotidianamente con piccole, medie e grandi imprese in settori differenti e conferma, purtroppo, quanto le minacce crescano e di contro la percezione del rischio rimanga bassa.

Perché le minacce crescono? Perché i dispositivi connessi aumentano e di conseguenza i punti di accesso sulla rete per eventuali attacchi informatici. Gli attacchi hacker non sono però l’unico pericolo da considerare quando si tratta di sicurezza informatica. I punti deboli di un’infrastruttura sono dati anche dalle stesse macchine intese in senso fisico (rotture hardware, furti, dispositivi inadeguati) e dalla mancanza di policy interne nonché da un’inadeguata formazione all’utilizzo degli strumenti informatici da parte dei collaboratori .

Come prevenire e proteggersi quindi da attacchi o perdite di dati? Easytech è in prima linea nella ricerca continua e nei test operativi di soluzioni idonee, certificate, semplici e funzionali che assicurino un alto livello di protezione per aziende di qualsiasi dimensione e budget per l’IT.

Comprendere i punti critici della propria infrastruttura e i pericoli derivanti sia dall’interno sia dall’esterno è il primo passo, un audit di sicurezza informatica è quindi lo strumento idoneo per verificare il livello di sicurezza aziendale. Il secondo passo consiste nella formazione e la sensibilizzazione: non è sufficiente che il reparto IT aziendale sia pronto a intervenire in caso di attacco o conosca e abbia messo in funzione gli strumenti necessari per prevenirlo. Ogni collaboratore aziendale deve essere conscio di quali comportamenti scorretti potrebbero minacciare la sicurezza dell’infrastruttura (ad es. l’utilizzo di chiavette usb, l’apertura di email private utilizzando la rete aziendale e via dicendo). Il terzo passo è invece l’applicazione di tutti gli strumenti necessari per prevenire queste minacce: un’infrastruttura deve essere protetta a livello perimetrale (dispositivi firewall UTM e servizi antispam), a livello endpoint (software antivirus e filtri di navigazione), deve utilizzare sistemi operativi aggiornati (per server e client), deve prevedere sistemi hardware ridondati, macchine virtuali e backup (piani di disaster recovery) e quando possibile anche sistemi di crittografia.

Il perché adeguarsi dovrebbe essere chiaro. Un attacco informatico comporta perdite di dati, perdite di tempo, costi informatici di recupero (quando possibile), costi in termini di fermo lavorativo, lesioni dell’immagine aziendale, costi inimmaginabili se il furto di dati ha come scopo il passaggio di informazioni riservate a un concorrente.

Cosa comporta il mancato adeguamento? Se fino ad oggi l’utilizzo di infrastrutture non protette o non completamente adeguate poteva essere considerato semplicemente un azzardo in grado di avere riscontri negativi o di portare ad eventuali fermi lavorativi o perdite di dati anche accettabili per alcuni, oggi la normativa obbliga le aziende ad adeguarsi.

Con l’entrata in vigore dal 25 Maggio 2018 del nuovo GDPR, ovvero il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, tutte le aziende che raccolgono, memorizzano, elaborano informazioni personali di cittadini dell’Unione Europea, dovranno essere conformi alla normativa o potrebbero essere soggette a sanzioni. Per dato personale in senso lato s’intende qualsiasi informazione che possa essere utilizzata per identificare una persona in modo diretto o indiretto (fotografie, indirizzi email, coordinate bancarie, indirizzi IP..), ogni azienda è quindi potenzialmente interessata dall’obbligo di conformità.

Ma qual è il rapporto tra GDRP e sicurezza informatica? Con la nuova normativa, sarà obbligatorio notificare all’Autorità, entro 72 ore dall’avvenimento, qualsiasi violazioni di dati e informare del problema le persone a cui si riferiscono i dati, dimostrare di aver messo in atto tutti i mezzi possibili per proteggere la propria infrastruttura e per evitare possibili attacchi diventerà fondamentale, pena sanzioni fino a 20 milioni di euro o pari al 4% del fatturato internazionale.

 

Easytech è specializzata nella predisposizione di infrastrutture informatiche sicure.

Oltre a realizzare audit di sicurezza e asset delle infrastrutture informatiche, per predisporne l’adeguamento o la riqualifica, questa realtà informatica della bergamasca nata nel 2006 è formata da tecnici e consulenti specializzati e certificati in soluzioni di sicurezza informatica realizzate dai principali leader del settore su scala internazionale.

La specializzazione in ambito di IT Security è completata dalla collaborazione con professionisti in ambito di consulenza legale, che seguono le aziende clienti nell’adeguamento dal punto di vista procedurale e strettamente legato alla normativa GDPR.

Visitando il sito web www.webeasytech.com è possibile trovare maggiori indicazioni relative a soluzioni, servizi e partner di riferimento.

 

Dott.ssa Susanna Previtali

Resp. Commerciale

Easytech Srl

Via Alessandro Manzoni 27 – Medolago (BG)

info@webeasytech.com

www.webeasytech.com

Gabeca diventa Marcello Gabana: utile a 1 milione, Ebitda a 7

in Alimentare/Aziende/Cave e discariche/Daniela Grandi/Economia/Evidenza/Fabrizio Scuri/Gabeca/Personaggi by
Fabrizio Scuri e Daniela Grandi

Il Gruppo Gabeca torna all’utile e si prepara a nuove sfide sotto il nome di Marcello Gabana Holding. A presentare le novità, con il bilancio del 2016 e le prospettive di sviluppo, sono stati questa mattina – nel corso di una conferenza stampa convocata a Villa Fenaroli di Rezzato – l’amministratore delegato Fabrizio Scuri e il presidente Daniela Grandi, accompagnati dalla brand manager Claudia Gabana.

Nell’anno contabile che si è appena chiuso tutti gli indicatori sono positivi. “Il dato più lampante”, ha sottolineato Scuri, “è il ritorno all’utile (più 1,06 milioni, mentre nel 2015 la perdita era stata di 1,3 milioni, ndr), con un Ebitda che vola – secondo previsioni – a 7 milioni di euro (pari al 16,4 per cento del valore della produzione), raddoppiando nell’arco di un solo triennio. Testimonianze di buona salute”, ha aggiunto, “che sono ancora più positive se si considera che i dipendenti sono in crescita ormai da anni” (130, i due terzi nell’agroalimentare, tutti in Italia).

Ma non solo. Il patrimonio rimane stabile a 63,4 milioni di euro. Le disponibilità liquide crescono del 147%, arrivando a quota 20,4 milioni di euro (un tesoretto che potrebbe essere utilizzato per nuove acquisizioni) e superando abbondantemente i debiti verso le banche (12,1 milioni, meno 13 per cento sul 2015). Che oltretutto sono quasi tutti a medio-lungo termine.

In questo quadro, anche i fatturati complessivi crescono leggermente rispetto al 2015 (43,1 milioni contro 42,9), se pure rimangono leggermente sotto le attese a causa della drastica riduzione dell’andamento internazionale del prezzo del riso, che si ripercuote sul prezzo di vendita alla Gdo.

L’agroalimentare, come ormai da anni, rimane comunque il principale settore di ricavo del gruppo, con un fatturato di 23,1 milioni di euro. E a trainare i numeri è sempre Grandi Riso, quarto produttore italiano con un ponte sempre più solido verso l’estero. Cresce l’export (con un vero boom verso Spagna, Turchia, Francia e Croazia): non a caso Grandi Riso sarà l’unica riseria presente a Fico-Eataly World, il più grande parco agricolo tematico del mondo (6 milioni di visitatori previsti con 2 mln di stranieri), che si aprirà il 15 novembre 2017 a Bologna.

A seguire – tornando alla composizione dei fatturati del gruppo – il settore ambientale, che ha chiuso a 16,17 milioni, con Gedit che gestirà il nuovo impianto Calcinato chiudendo quello di Montichiari e la nuova avventura di Ecoplant, che a Cremona sta avviando un impianto da 140mila tonnellate all’anno con 300 codici Cer autorizzati. Infine c’è l’immobiliare, in crescita 3,7 milioni di euro.

Un 2016 intenso, insomma. E l’anno in corso si annuncia già altrettanto positivo e ricco di novità. Anche nel nome e nel marchio. “La Marcello Gabana Spa è da sempre la holding del gruppo, ma dal 2018 assumerà questo ruolo anche dal punto di vista formale”, ha sottolineato Daniela Grandi, “una decisione che va nell’ottica della semplificazione e dell’ottimizzazione finanziaria, visto che la Marcello Gabana diventa l’unico riferimento del sistema bancario del gruppo. Guardiamo al futuro senza dimenticare il passato”, ha aggiunto la presidente, “consapevoli che la vera sfida – per restare al passo con i tempi – è quella di continuare a innovare, nella struttura e nei processi aziendali”.

Pos obbligatorio per gli artigiani, CNA Brescia: si possa valutare caso per caso

in Artigianato/Associazioni di categoria/Cna/Economia/Eleonora Rigotti/Evidenza/Finanza/Personaggi by
Eleonora Rigotti, Cna

«Auspichiamo che venga previsto un sistema di segnalazione del caso particolare attraverso forme di autocertificazione, che possano essere approvate con la modalità del silenzio assenso entro un termine prestabilito». È quanto chiede CNA Brescia, in vista dell’approvazione del decreto (annunciata per fine settembre) che dovrebbe introdurre sanzioni per chi, artigiani compresi, non si è ancora adeguato all’obbligatorietà del POS per i pagamenti con moneta elettronica.

La Confederazione, che a livello nazionale sta predisponendo una lettera ai Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Economia, sta lavorando perché si introducano sanzioni solo dopo che si sia definita una chiara disciplina che individui e regolamenti tutti i casi di impossibilità o difficoltà tecnica all’utilizzo dei POS e, soprattutto, dopo un intervento che abbassi l’importo delle commissioni ai gestori dei circuiti di pagamento.

CNA Brescia sottolinea, inoltre, che proprio per gli artigiani la situazione è molto complessa, soprattutto per alcune categorie. Tra queste, basti citarne tre a titolo di esempio: elettricisti, idraulici e imbianchini. Si pensi al numero di terminali POS di cui dovrebbe dotarsi un’azienda i cui dipendenti si recano nelle abitazioni dei clienti. «Si tratta di costi non sostenibili per una micro e piccola impresa – sottolinea la presidente di CNA Brescia, Eleonora Rigotti -. A ciò si aggiunga il fatto che l’infrastruttura di connettività non copre allo stesso modo tutto il territorio nazionale, potendo quindi causare disservizi».

«È certo un segno importante di contrasto dell’economia sommersa permettere sempre i pagamenti senza ricorrere ai contanti, ma è un salto che va ponderato rispetto alle diverse situazioni l’introduzione di sanzioni per tutte le categorie che hanno rapporti con gli utenti finali, artigiani inclusi, che non accettano la moneta elettronica» dichiara la presidente Rigotti.

Per questi motivi, e non essendo possibile fare a priori un’analisi esaustiva di tutte le singole situazioni, «si preveda – rimarca la presidente Rigotti – un elenco di motivi per cui si possa chiedere l’esclusione dall’utilizzo del POS. Con tale provvedimento, si potrà superare l’impossibilità di conoscere nel dettaglio ogni singola realtà imprenditoriale, dando allo stesso tempo omogeneità ai motivi di esclusione». Da CNA sottolineano, inoltre, come «gli smartphone siano lo strumento elettronico più diffuso tra i bresciani e gli italiani tutti. Per questo sarebbe molto più utile poter prevedere che il pagamento con la moneta elettronica passi da modalità virtuali e digitali, non obbligatoriamente dal POS».

La fonderia guarda avanti: Assofond in assemblea venerdì 22 settembre

in Acciaio/Economia/Eventi/Evidenza by
Fonderia

Nel 2016, l’industria fusoria italiana (1055 le imprese attive – dato ISTAT 2014) ha prodotto 2,088 milioni di tonnellate di getti ferrosi e non ferrosi, in crescita del 2,8%. Positiva anche la variazione tendenziale dell’output fatta registrare tra gennaio e luglio di quest’anno.

«Negli ultimi mesi la produzione è tornata a far registrare volumi importanti – commenta Roberto Ariotti, presidente di Assofond, la Federazione Nazionale Fonderie -. Il messaggio che portiamo è sereno e ottimista. La domanda è interessante, una condizione che non si verificava da qualche anno, anche se permangono aree di debolezza in settori chiave, come l’oli & gas».

IL COMPARTO – Il 76% delle fonderie italiane è concentrato in 4 regioni: Lombardia (45%), Veneto (12%), Emilia-Romagna (10%), Piemonte (9%).

La provincia di Brescia è la prima in Italia per concentrazione di fonderie. Nel Bresciano sono attive 200 aziende che operano nel comparto dei metalli ferrosi e non ferrosi, che occupano circa 6.300 addetti diretti e producono 430.000 tonnellate di getti. La Lombardia è invece la prima regione italiana per concentrazione di fonderie: ne ospita 482.

L’ASSEMBLEA – Anche di questi numeri si discuterà durante l’assemblea generale del 2017 di Assofond, la Federazione Nazionale Fonderie che associa 280 imprese dell’industria fusoria italiana, che si terrà venerdì 22 settembre presso Fonderia di Torbole, a Torbole Casaglia (BS). Durante la giornata di lavori, intitolata “Orgoglio 4.0 La fonderia guarda avanti”, la fonderia sarà raccontata da chi vive l’azienda ogni giorno, per appassionare ed emozionare.

«Intendiamo testimoniare – anticipa il presidente Ariotti – otto diversi modi di fare impresa, attraverso il racconto di otto colleghi, che parleranno di sé stessi e della propria attività. Otto imprenditori che, pur con le loro diversità, sono accomunati da un elemento: sono tutti attivi in imprese sostenibili, che operano nel perimetro dell’economia circolare, che tanto stiamo sottolineando e promuovendo». Non a caso lo scorso anno i lavori si erano concentrati proprio sul tema dell’economia circolare, della quale le fonderie sono perfetto esempio, riutilizzando metalli ferrosi e non nel proprio ciclo produttivo. Durante l’assemblea 2017 ci si focalizzerà anche sulla trasmissione di una precisa identità di settore attraverso le parole degli stessi imprenditori.

In quest’ottica, la giornata sarà opportunità di concreto incontro tra attori della stessa filiera: presso Fonderia di Torbole, infatti, saranno presenti 40 stand espositivi di altrettante aziende provenienti da tutta Italia, clienti e fornitori del comparto fusorio.

IL PROGRAMMA

 

ore 9.00 – Inizio assemblea privata riservata alle fonderie associate Assofond

ore 10.30 – Inizio assemblea pubblica

Introduzione ai lavori

Relazione di Roberto Ariotti – presidente Assofond

Gli italiani sono un popolo di imprenditori?

Luca Paolazzi – direttore Centro Studi Confindustria

Storytelling con i fonditori per testimoniare, raccontare, appassionare ed emozionare

Marco Bigliardi – amministratore delegato Microfound srl

Marco Bruschi – ex titolare Bruschi spa

Gianluigi Casati – direttore generale Fonderia Casati spa

Roberto Dalla Bona – presidente e amministratore delegato Fonderie Guido Glisenti spa

Enrico Frigerio – consigliere delegato EF Group

Chiara Valduga – presidente Gruppo Cividale

Franco Vicentini – amministratore VDP Fonderia spa

Fabio Zanardi – presidente, consigliere e amministratore delegato Zanardi Fonderie spa

 

Intervento

Maurizio Landini – segretario nazionale Cgil

Modera Fiorenza Bonetti – direttore responsabile Siderweb

ore 13.00 – Light lunch

ore 15.00 – Visita dei reparti produttivi della Fonderia di Torbole (aperta agli organi di informazione)

ore 18.00 – Aperitivo

Confartigianato lancia Carrozzieri a regola d’arte

in Artigianato/Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia/Eugenio Massetti/Evidenza/Formazione/Personaggi by

Un percorso di formazione inedito dedicato ai carrozzieri. È quello che verrà presentato martedì 26 settembre alle ore 20,30, presso la sede di Confartigianato Brescia di via Orzinuovi, 28 e aperto a tutti gli addetti ai lavori della categoria interessati. Poi, già in calendario, dieci incontri e venti ore di lezioni teoriche al termine delle quali verrà rilasciato un attestato di partecipazione. “Carrozziere a regola d’arte”, questo il titolo del percorso formativo, aperto a tutti i carrozzieri e gratuito per gli associati di Confartigianato, che prenderà il via con la prima lezione martedì 10 ottobre per concludersi martedì 23 gennaio 2018, pensato per offrire strumenti sempre più performanti per chi opera in una categoria in continua evoluzione.

Dalla gestione del sinistro, alle nuove normative in ambito ambientale, passando per la pianificazione degli investimenti, alla corretta gestione del magazzino, sino agli strumenti di marketing e sponsorizzare della propria attività. E poi approfondimenti specifici nella gestione del sinistro e nella cessione del credito, all’indennizzo diretto e alle procedure liquidative.

Per il presidente di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale Eugenio Massetti: “La scuola di formazione Carrozzieri Confartigianato ha lo scopo di offrire un’ampia e corretta conoscenza delle materie al fine di acquisire gli elementi indispensabili per gestire al meglio il rapporto tra Carrozziere e cliente, l’assicurazione e il perito, nella fase cruciale del sinistro. Inoltre è ideato per massimizzare le potenzialità dell’impresa anche attraverso l’analisi di bilancio, individuando i corretti indici di economicità, oltre che a porsi nel modo corretto sul mercato, sfruttando le leve del marketing. Non è un corso prettamente teorico, ma studiato per essere altamente applicabile e calato nella realtà concreta delle carrozzerie di oggi e di domani”.

Per informazioni contattare l’area Categorie di Confartigianato Brescia ai numeri 030/3745.203-324 oppure visitare il sito www.confartigianato.bs.it per la compilazione della scheda d’iscrizione al corso. (fonte bsnews.it)

Lombardia, le rimesse degli immigrati valgono 1,2 miliardi

in Economia/Evidenza/Tendenze by
Rimesse degli immigrati

Ripartono le rimesse degli immigrati che vivono e lavorano in Lombardia nel 2016: crescono dell’1%, +11 milioni, toccando quasi gli 1,2 miliardi contro un dato che continua ad essere negativo in Italia (-3,4%). Sono circa mille euro a testa che ogni immigrato invia ogni anno nel Paese di provenienza.

Le rimesse lombarde pesano il 23% del totale italiano con Milano che è seconda  a livello nazionale con 587 milioni di euro, 11,6%, superata solo da Roma (13,2%). Tra le prime dieci province italiane anche Brescia (sesta con 151 milioni di euro, 3% nazionale e +3,9% in un anno – I DATI BRESCIANI COMPLETI DELLE RIMESSE SI POSSONO TROVARE SU BSNEWS.IT) e Bergamo (nona con 108 milioni di euro, +4,4%). E in anno crescono soprattutto le rimesse da Monza e Brianza e Lodi (+19% l’una) e Lecco (+14,2%). In rallentamento Milano e Varese (-2,9%) e Sondrio (-1,2%). Sono alcuni dei dati che emergono da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati registro delle imprese, Istat e World Bank 2016 e 2015 e dati Banca d’Italia, 2012-2016.

Le rimesse a Milano. Sono state di 587 milioni di euro le rimesse degli immigrati dell’area metropolitana di Milano nel 2016, circa 18 milioni in meno rispetto al 2015, -2,9%, in linea con l’andamento nazionale. Un rallentamento costante negli ultimi anni, rispetto al 2012 le rimesse diminuiscono del 39,2%. Le Filippine con circa 88 milioni di euro (15% del totale) rimangono il primo Paese di destinazione anche se diminuiscono del 14,1%. Stabile al secondo posto il Perù con 77 milioni di rimesse, -3,5%, mentre crescono le rimesse verso lo Sri Lanka che diventa la terza destinazione con 55 milioni, +43,8%. Sembra esaurito ormai il fenomeno Cina che, da prima nel 2013 con quasi 220 milioni di rimesse, diventa settima nel 2016 con 25 milioni registrando un -41% tra 2015 e 2016. Dopo lo Sri Lanka, che è primo con 17 milioni di rimesse in più in un anno, crescono nel 2016 le rimesse soprattutto verso Bangladesh (+3 milioni), Ucraina e Pakistan (circa due milioni in più ciascuno). In controtendenza i Paesi in via di sviluppo con reddito basso e medio basso che vedono crescere del 3,9% le rimesse tra 2015 e 2016 sfiorando i 310 milioni di euro nel 2016. Nonostante il rallentamento generale, gli immigrati milanesi continuano comunque ad inviare nei Paesi di origine più degli immigrati del resto d’Italia, circa 1.300 euro a testa contro i circa 1.000 euro della media lombarda e italiana.

Dove vanno le rimesse lombarde. Soprattutto in Senegal le rimesse provenienti da Bergamo (18,1% delle rimesse totali dalla provincia) e Lecco (22,4%), in Pakistan da Brescia (13,9%) e Monza e Brianza (12%), in Romania da Como (8,9%), Lodi (20,8%), Pavia (17,7%) e Varese (9,9%), in India da Cremona (29,6%) e Mantova (23,5%), in Marocco da Sondrio (10,3%), nelle Filippine da Milano (15%).

Chi cresce in Lombardia. Nel 2016 aumentano soprattutto le rimesse verso lo Sri Lanka, circa 20 milioni di euro in più in un anno, Bangladesh, 9 milioni in più, e Pakistan, 6 milioni in più. Continuano a ridursi le rimesse cinesi, -35%, da 59 a 38 milioni in un anno (-39,8% l’anno prima).

Gli immigrati imprenditori. Crescono le imprese di stranieri in Lombardia: sono quasi 98 mila a inizio 2017, in crescita del 4,2% in un anno. A Milano sono oltre 45 mila, +6,3%, quasi 3 mila imprese in più. Delle imprese straniere oltre 78 mila in Lombardia e quasi 35 mila a Milano sono imprese individuali. Tra le comunità più attive a Milano egiziani, cinesi e marocchini. Poi i bengalesi, rumeni e albanesi. Con oltre mille imprese anche senegalesi e peruviani.

Residuo fiscale, Lombardia da Record: 54 miliardi alle altre regioni

in Economia/Evidenza/Tasse/Tendenze by
soldi

“La Lombardia e’ la regione che versa piu’ tasse allo Stato ricevendo, in cambio, meno trasferimenti in termini di spesa pubblica. In questi anni, infatti, il residuo fiscale della Lombardia ha raggiunto la cifra record di 54 miliardi (fonte: Eupolis Lombardia). Si tratta del valore in assoluto piu’ alto tra tutte le regioni italiane. Un’immensita’ anche a livello europeo se si pensa che due regioni tra le piu’ industrializzate d’Europa come la Catalogna e la Baviera hanno rispettivamente un residuo fiscale di 8 miliardi e 1,5 miliardi”. Lo scrive una nota pubblicata oggi dal sito Lombardiaspeciale.

RESIDUO FISCALE – “Con il termine residuo fiscale – spiega la Nota – s’intende la differenza tra quanto un territorio verso allo Stato sotto forma di imposte e quanto riceve sotto forma di spesa pubblica. Se il residuo fiscale abbia segno positivo, il territorio versa piu’ di quanto riceve; se c’e’ un residuo negativo il territorio riceve piu’ di quanto versa”.

I DATI PER REGIONE – “Dopo la Lombardia – appunta il teso – si colloca l’Emilia Romagna, con un residuo fiscale di 18.861 milioni di euro. Seguono Veneto (15.458 mln), Piemonte (8.606 mln), Toscana (5.422 mln), Lazio (3.775 mln), Marche (2.027 mln), Bolzano (1.100 mln), Liguria (610 mln), Friuli Venezia Giulia (526 mln), Valle d’Aosta (65 mln). In coda alla classifica: Umbria (-82 mln), Molise (-614 mln), Trento (-249 mln), Basilicata (-1.261 mln), Abruzzo (-1.301 mln), Sardegna (-5.262 mln), Campania (-5.705 mln), Calabria (-5.871 mln), Puglia (-6.419 mln) e Sicilia (-10.617 mln)”.

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