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La Retail Apocalypse: e-commerce in crescita e negozi chiusi anche in Italia?

in Commercio/Economia/Evidenza by
Negozio chiuso

Il termine Retail Apocalypse descrive il fenomeno che riguarda la chiusura dei negozi fisici a causa del cambiamento comportamentale della popolazione. 

Questo avvenimento iniziato negli Stati Uniti sta prendendo piede anche in Italia, perché le nuove generazioni, rispetto a quelle prima dei millennials hanno cambiato stile di vita e logiche di spesa.

In Italia non troviamo ancora nessuna grande apocalisse: nel 2017 esistevano ben 943 centri commerciali e nel 2018 se ne sono aperti di nuovi.

A subire maggiormente gli effetti della crisi, invece, sono i piccoli negozi che chiudono al ritmo di uno su dieci, per un totale di oltre 90 mila esercizi commerciali in meno negli ultimi 12 mesi secondo il report Confesercenti.

Tra le categorie più colpite ci sono i negozi del tessile-abbigliamento, il cui numero si è ridotto di un quinto in un anno. Altri settori molto colpiti sono ferramenta e costruzioni (-19,9%), oreficerie, profumerie (-17,5%) e librerie (-17%).

Le nuove tecnologie stanno creando una nuova logica di accesso ai prodotti e servizi e appaiono molto evidenti i punti critici della distribuzione tradizionale. Vediamo i principali 10 motivi che hanno determinato questo fenomeno:

  1. Il prezzo è certamente più competitivo in un acquisto online perché ovviamente i portali internazionali ed italiani possono lavorare su un fattore di scala maggiore anche rispetto alla GDO;
  2. Il consumatore oggi vuole un ampio catalogo e non essere vincolato dal limite fisico del magazzino di un esercente. Per questa ragione un’acquisto online è certamente più soddisfacente;
  3. Attraverso il digitale si ha un contatto diretto con il prodotto e quindi è maggiormente stimolato il senso di possesso del cliente potenziale. Se ci si reca in un negozio di abbigliamento ci si trova di fronte a una commessa o spesso al proprietario del negozio che magari animato dalle migliore intenzioni cerca di dare i suoi consigli. In questo modo però diventa un intermediario che “allontana” il cliente dal prodotto. Invece spedendo a casa un numero anche elevato di vestiti tramite un servizio di e-commerce questi diventano automaticamente “i vestiti del cliente” che tenderà ad appropriarsene rendendo indietro solo nel caso in cui il capo non “vesta bene”;
  4. Sul canale digitale è possibile ottenere recensioni e pareri disinteressati di altri clienti dello stesso prodotto. Oggi un’analisi di opinioni online vale molto di più del buon consiglio del “esercente del paese” su cui può esistere anche solo il sospetto di un tentativo promozionale. Sempre più inoltre esistono servizi automatici di advisor online che utilizzano il chatbot o fanno parlare con un’esperto gratuitamente in modo da indirizzare il cliente alla giusta scelta;
  5. I consumatori percepiscono con meno importanza l’elemento della posizione di un punto vendita e sono disposti a muoversi o aspettare per trovare l’occasione giusta. Già oggi in Italia il concetto di “andare a vedere le vetrine” nel centro storico di una città o di un paese si sta perdendo e anche per ragioni di aggregazione sociale ci si sposta nei grandi centri commerciali seguendo un lifestyle occidentale-nordamericano. Ma nel prossimo futuro come sta accadendo li la gente vorrà fare acquisti da casa;
  6. I brand e i produttori di prodotti di lusso comprendono che la gestione della loro “awareness” deve passare sul canale digitale. Un’azienda viene oggi valutata per il database clienti fidelizzati non per il numero di punti vendita. In molti casi anche quando la rete retail è proprietaria costituisce un vincolo. Recentemente il brand americano Bebe, specializzato in abbigliamento femminile rinuncerà ai suoi 170 punti vendita per passare direttamente all’online;
  7. Si stanno diffondendo anche in Italia molti servizi di Dropshipping a prezzo competitivo che si occupino loro dello stoccaggio e della spedizione della merce direttamente al consumatore. Questo consente alle aziende produttrici di ridurre addirittura i costi logistici;
  8. La percezione della sicurezza online è alta anche grazie alle recenti normative e all’introduzione di nuove tecnologie è in costante crescita. L’esperienza di gestione di un diritto di recesso è aumentata del 3500% negli ultimi 3 anni;
  9. Il digitale consente una maggiore flessibilità perchè un sistema e-commerce è un negozio sempre aperto, 24 ore su 24, al contrario della maggior parte delle attività commerciali tradizionali. Non richiede ovviamente una presenza fisica e le sue luci sono accese a chiunque voglia entrare, in qualsiasi momento desideri farlo;
  10. Oggi molte realtà vogliono internazionalizzare le proprie competenze concentrandosi su una nicchia verticale per farlo i costi di sviluppo di una rete commerciale di punti fisici sono troppo alti mentre lavorare attraverso meccanismi virali digitali appare sempre più come la scelta migliore.

Ma la questione che oggi si pone anche in considerazione delle importanti conseguenze sociali è se la metà dei punti vendita italiani faranno nei prossimi anni la fine delle cabine telefoniche e dei video noleggi ?

Non manifestandosi una vera e propria apocalisse il primo istinto è quello di sottovalutare il problema perché ancora non diffuso in modo evidente. 

Tuttavia bisogna riflettere sul fatto che spesso questi cambiamenti negli stili di acquisto si diffondo in modo esponenziale e in pochissimo tempo quel che sembrava la norma viene completamente stravolta.

Come quindi un esercente che non ha una produzione di prodotti propri può preparasi ?

Va anzitutto premesso che non è semplice cambiare rotta dopo magari 30-40 anni di lavoro dove si sono accumulate tante esperienze positive ed un modus operandi che si è per tante ragioni radicato. Quindi non va assolutamente banalizzata la difficoltà di tale processo.

Alcune indicazioni:

  • Prima di tutto bisogna riflettere sul catalogo che non può essere limitato ad un’offerta che si può trovare facilmente online magari dello stesso prodotto o di uno equivalente. A volte in questo caso una scelta vincente è dare spazio a piccole produzioni locali che vengono spesso valorizzate sul target turistico;
  • Le persone verranno in un punto di vendita fisico se troveranno un’esperienza in questo luogo. Un buon esempio può essere la libreria che si converte in “locale per aperitivi cultural”i dove vengono presentate le nuove uscite editoriali;
  • Il digitale deve essere accuratamente presidiato perché la propria community di follower sarà più importante della propria vetrina;
  • Infine se le prospettive non sono rosee può essere da valutare una conversione del punto vendita. Questo accade ad esempio al negozio di abbigliamento che si converte in centro estetico che per la natura dei suoi servizi è più protetto

Start up ma non solo alla quarta edizione di Isup |INNOVATION CLUB

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Evidenza/Innovation club/Rubriche/Startup by
Start up

Tutto pronto per la quarta edizione di Isup – Italian Start Up Master – il progetto promosso dal Gruppo Giovani Imprenditori dell’Associazione Industriale Bresciana insieme a Isfor – Formazione e Ricerca e UBI Banca per favorire lo sviluppo di idee imprenditoriali innovative, attraverso un esclusivo e articolato percorso formativo.

“Un’edizione profondamente rinnovata sotto il profilo didattico e organizzativo per accrescere quelle competenze indispensabili al successo imprenditoriale. Come sempre Isup punta sulle start up, cercando di accelerare i progetti d’impresa più interessanti e supportando i futuri imprenditori a costruire quelle competenze cruciali per lo sviluppo di un’azienda, come la capacità di gestione del cambiamento, la comunicazione, il teamwork e il problem solving. Quest’anno abbiamo voluto riservare alcuni posti anche a dipendenti che si occupano di innovazione all’interno di aziende già affermate, per favorire la diffusione di nuove competenze trasversali in contesti strutturati”, hanno spiegato il presidente dei Giovani Aib, Luca Borsoni, e la vice presidente, Francesca Morandi, questo pomeriggio in occasione della presentazione del progetto alla stampa.
“Isup 2018 è un progetto ambizioso. Ci siamo chiesti quali fossero le competenze più importanti per chi vuole fare impresa, per chi è “imprenditivo” in contesti organizzati. Abbiamo deciso di puntare su cinque aree di competenza: il business design, l’autonomia e l’eccellenza personale, la capacità di scegliere e motivare i propri collaboratori, il business pitching e financing. Abbiamo progettato un percorso in cui la formazione frontale è solo una piccola parte e si accompagna all’assessment individuale, all’autoformazione guidata, alla formazione a distanza, al coaching e al mentorship. I partecipanti sono coinvolti in un percorso di crescita personale, professionale e di gruppo e in un percorso di sviluppo, anche competitivo visto che esita in un premio per il progetto migliore, dell’idea di business. Noi non vediamo l’ora di partire!”. Così si esprime Cinzia Pollio, direttore di Isfor – Fondazione Aib.
“Il nostro sostegno ai giovani imprenditori sui temi delle competenze indispensabili all’avvio di un’attività imprenditoriale e del supporto alle start up è perfettamente in linea con il fattivo impegno di UBI Banca a sostegno dello sviluppo delle aziende e del sistema Brescia, che vanta un comparto industriale all’avanguardia e ricco di eccellenze – dichiara Stefano V. Kuhn, Direttore della Macro Area Territoriale Brescia e Nord Est di UBI Banca – . La nostra Banca affianca i Giovani Aib sin dalla prima edizione di questo master, che rappresenta un efficace ed innovativo modello di sviluppo dei giovani talenti”.
“Il nuovo programma Isup fornisce, a chi ha da poco avviato in un’impresa o sta ipotizzando l’avvio di un progetto imprenditoriale, le competenze a supporto di quelle aziendali e gestionali nella consapevolezza di quanto troppo spesso la sola conoscenza degli strumenti di base della vita di un’azienda non siano garanzia di successo. Si tratta di un approccio ambizioso e innovativo nell’attuale panorama formativo”, conclude Mario Mazzoleni, docente di Business Administration and Strategy all’Università di Brescia e direttore del Master in Management e Innovazione d’impresa di Isfor.
Il percorso formativo di Isup si svolgerà nelle aule di Isfor tra ottobre 2018 e marzo 2019, articolato in 3 moduli (business design, individual soft skills e team design, business financing) per 130 ore complessive di insegnamento in aula, cui si aggiungono il confronto guidato via Facebook e l’autoformazione. Sono previste poi tre sessioni di coaching individuale per ogni corsista che si svolgeranno nell’arco dell’intero progetto formativo, oltre a workshop e incontri con imprenditori e manager. Al termine del percorso, una giuria premierà il migliore progetto d’impresa.
I posti disponibili sono 15. La selezione dei candidati sarà a cura dei rappresentanti del Gruppo Giovani Aib e di Isfor. Il termine per le iscrizioni scade il 30 settembre. Tutti i dettagli al sito www.isup-master.it
rubrica a cura di www.innovationclub.it

La Blockchain per ripensare i processi delle aziende e la supply chain | INNOVATION CLUB

in Economia/Evidenza/Innovation club/Rubriche/Web e digitale by
Blockchain

La Blockchain, in italiano “catena di blocchi”, può essere semplificata come un processo in cui un insieme di soggetti condivide risorse informatiche (memoria, CPU, banda) per rendere disponibile alla comunità di utenti un database virtuale generalmente di tipo pubblico (ma esistono anche esempi di implementazioni private) e in cui ogni partecipante ha una copia dei dati.

L’utilizzo di un protocollo di aggiornamento ritenuto sicuro dalla comunità degli utenti e di tecniche di validazione crittografiche genera la reciproca fiducia dei partecipanti nei dati conservati dalla blockchain, che la rende una tecnologia sostitutiva rispetto ai “registri” gestiti in maniera accentrata da autorità riconosciute e regolamentate (banche, assicurazioni ecc.).

I blocchi non possono essere eliminati né alterati: per apportare delle modifiche è necessario prima creare una copia identica del blocco precedente e dunque generarne la nuova.

Il vero punto di forza della blockchain sta nella sua struttura decentralizzata: nessuno la possiede realmente perché si trova su tanti dispositivi e server sparsi nel mondo. In questo modo si ha la sicurezza totale di quelle transazioni che a loro volta sono crittografate, autorizzate e verificate da utenti multipli e tracciate temporalmente. L’elemento che caratterizza la blockchain è quindi la fiducia: fiducia che i dati in essa contenuti vengano condivisi senza poter essere modificati, corrotti, trasformati.

La Blockchain permette di ripensare i processi di ogni azienda e di realizzare nuove forme di servizio per clienti e fornitori.

Questa tecnologia si integra bene con soluzioni che compongono il sistema gestionale di un’impresa che generano una grande quantità di dati relativi alla produzione, alle transazioni nella supply chain. Quando questi dati (relativi a un ordine, a una fattura, a una bolla di spedizione) vengono criptati e trasformati in blocchi abbiamo la certezza che l’origine dell’informazione sia attendibile.  

La tecnologia blockchain può essere inserita dove il dato si crea e può essere cosi garantito. Ecco descritti alcuni ambiti applicativi:

Smart Manufacturing 

La Blockchain trova molti spazi di applicazione nel settore manifatturiero. Per esempio, nei processi logistici, per realizzare maggiore trasparenza e maggiore accuratezza nello scambio di dati tra tutte le parti coinvolte nella filiera di produzione, migliorando le prestazioni aziendali, riducendo gli errori nella trasmissione degli ordini, rendendo efficiente la gestione degli inventari.

La Blockchain può snellire la gestione amministrativa, riducendo il flusso di documentazione cartacea, aumentando la trasparenza nelle operazioni e accorciando le tempistiche al ricevimento dei pagamenti tra produttori, distributori e importatori. Può aiutare a tenere traccia della storia di ciascun prodotto manifatturiero: questo vuol dire avere traccia certa degli eventi che la hanno riguardato nel tempo.

Importante è poi la gestione della manutenzione: un sistema basato su Blockchain può aiutare sia il produttore sia il cliente nel conoscere l’esatta provenienza ad esempio delle parti di ricambio installate. Questo significa una maggiore tutela della reputazione per il produttore e maggiore sicurezza per il cliente.

IoT

La Blockchain ha un ruolo fondamentale di applicazione chiave per l’IoT e in particolare in applicazioni di Industrial IoT. Può essere utilizzata infatti utilizzata per tracciare in modo certificato tutti i dispositivi collegati, consentendo l’elaborazione delle transazioni che questi producono e il coordinamento tra i device fisici. Questo approccio decentralizzato supera i punti critici delle reti tradizionali, facilitando la creazione di un servizio più solido mediante il quale potranno operare i dispositivi collegati.  La blockchain servirebbe come una sorta di libro mastro pubblico per la grande quantità di dispositivi e questo permetterebbe di bypassare l’utilizzo di un sistema centralizzato per gestire e mediare la comunicazione tra loro.

Gli algoritmi utilizzati nella Blockchain, infine, permetterebbero di aumentare la tutela dei dati dei clienti privati quando il prodotto o il componente sia veicolato in ottica “business to consumer”.

Supply Chain

Uno degli aspetti più promettenti della tecnologia blockchain è il controllo più sicuro e trasparente delle operazioni. Tutte le catene di approvvigionamento e fornitura in ogni settore sono falla fine una serie di nodi transazionali che permettono di trasferire e spostare i prodotti dalla fabbrica al punto vendita. Grazie alla Blockchain, infatti le transazioni che si realizzano tra i diversi attori di una filiera (dalla produzione alla vendita) potranno essere descritte in un registro decentralizzato riducendo così i costi di trascrizione, i ritardi e i possibili errori del personale.

Le tecnologie Blockchain sono infatti in grado di seguire le quattro fasi della supply chain (identificazione del prodotto, consegna, registrazione del cliente e after sales) e supportano numerose applicazioni che spaziano dalle attività anticontraffazione alla gestione dei passaggi di proprietà fino a quella dei programmi di manutenzione o di riparazione in garanzia.

Alcuni progetti realizzati 

Un primo esempio su cui stiamo lavorando riguarda la polizza di carico, il documento che riporta tutte le informazioni sulle merci caricate per esempio su una camion. Questo documento è in quasi tutte le aziende cartaceo ma il processo può essere reso attraverso Blockchain digitale e sicuro. La polizza viene così criptato nel momento in cui viene realizzata e può essere condivisa e tracciata in tutti i passaggi della filiera in modo tale che i dati contenuti in essa non possano venire modificati.

Un secondo esempio riguarda l’ambito caseario. Anche le filiere alimentari sono caratterizzate da una gestione cartacea dove tutti i passaggi sono controllati e registrati con documenti tradizionali. L’approccio Blockchain parte dal lavoro degli operatori che anche attraverso un semplice SMS attivano il percorso della filiera già nel momento in cui si il latte viene consegnato. L’SMS attiva l’identificazione che viene subito trasferito all’industria di trasformazione. Tutte le fasi successive di questo processo vengono a loro volta registrati su una piattaforma comune basata sulla Blockchain dove si possono facilmente allegare documenti come le risonanze magnetiche che garantiscono in modo assoluto l’autenticità di un prodotto.

Il terzo progetto riguarda la manutenzione predittiva in ambito machinery. In questo processo è fondamentale disporre di una tecnologia come la Blockchain in grado di certificare l’identità di ciascun componente di un macchinario. La conoscenza specifica di ciascun componente è un elemento molto importante per determinare i fattori di rischio e per definire le modalità di intervento.

www.innovationclub.it

Fassa Bortolo di Montichiari, c’è l’accordo: buste paga più pesanti

in Cgil/Economia/Evidenza/Sindacati by
Lo stabilimento della Fassa Bortolo di Montichiari

La segreteria provinciale della Fillea Cgil informa che, dopo un incontro con la proprietà di Treviso, è stata raggiunta un’ipotesi di accordo sul contratto integrativo della ditta “Fassa Bortolo” con sede a Montichiari (BS). L’incontro è stato anche l’occasione per delineare l’andamento positivo dell’azienda che opera nel settore del cemento.

L’ipotesi di accordo che è stato sottoscritto prevede la revisione dei livelli contrattuali di tutti i lavoratori, un incremento sul premio di produzione dell’8% (da un minimo di 973€ fino a un massimo di 1400€). È inoltre contemplata la possibilità di revisione degli orari lavorativi. L’accordo sarà sottoposto nei prossimi giorni al voto dei lavoratori.

Servitization, Innovazione & corporate startup nei workshop di Neosperiece & Innovation Club

in Economia/Evidenza/Innovazione by
Innovazione

Neosperience & Innovation Club hanno promosso la realizzazione di due workshop che hanno trattato il tema dell’innovazione del modello di business, l’implementazione di una strategia di servitization e la realizzazione ove opportuno di una “corporale startup”.

Servitization

La servitization (servitizzazione) indica l’offerta congiunta di prodotti e servizi. E’ un percorso che comporta l’innovazione nelle capacità e nei processi di un’impresa, in modo che essa possa meglio creare valore passando dalla vendita di prodotti, alla vendita di sistemi prodotto-servizio. Nello specifico, la servitizzazione può riguardare tutte le imprese manifatturiere che sono chiamate a mutare il proprio modello di business, da prodotto centrico verso l’integrazione del prodotto con i servizi. La servitizzazione consente di differenziare la propria offerta rispetto a quella dei concorrenti e al tempo stesso di aumentare la fedeltà dei clienti.
Ci sono diverse tipologie di servitization che le imprese manifatturiere possono adottare:
1. Il servizio che si affianca al prodotto manifatturiero la fornitura di una manutenzione evolutiva rispetto ad un impianto o un macchinario;
2. Lo sviluppo di una nuova tecnologia che integra il prodotto come l’Internet of Things che rende gestibili la raccolta dati di utilizzo;
3. La veicolazione del prodotto tale e quale tramite il meccanismo della sottoscrizione come avviene in tutte le dinamiche di noleggio. Il principale beneficio in questo caso è soprattutto la fidelizzazione del cliente nel tempo e la possibilità di anticipare una nuova fornitura con un’offerta allettante;
4. Lo sviluppo o l’integrazione di un nuovo brand che identifica la fornitura dei nuovi servizi. In questo caso il servizio diventa una business unit spesso slegata dal prodotto ed integrabile potenzialmente anche ad altri prodotti. Un esempio può essere un sistema di navigazione assistita da operatore che si affianca alla fornitura di un’autovettura;
5. La realizzazione di un’iniziativa di servizio per aggregare una community. In questo caso si tende a sviluppare un servizio a valore che viene venduto sottocosto o addirittura fornito gratuitamente in cambio di un’iscrizione. Se sono un’azienda che ha come “business core” la realizzazione di viaggi studio per le lingue lingua potrei per ingaggiare i miei fornire un servizio di formazione sulla lingua a costo contenuto.
Durante i workshop di Innovation Club sono state presentate in modo analitico 7 storie di successo che riguardano processi di Servitization:
1. Un’azienda che realizza impianti per l’edilizia ha realizzato un sistema IoT con numerosi sensori che permettono di segnalare in ottica predittiva eventuali problemi;
2. Un produttore di impianti per la verniciatura fornisce ai suoi clienti un app che permette di tracciare visualmente su tablet eventuali difetti in modo da intervenire tempestivamente nel processo;
3. Una realtà che produce articoli per il mondo dell’infanzia ha sviluppato una tecnologia per tracciare la salute della gravidanza in modo da fornire un servizio di supporto per la salute;
4. Una società che realizza prodotti healthcare ha deciso di vendere direttamente tramite al consumatore tramite abbonamento sistemi biomedicali per la cura del sonno e dello stress;
5. Un’importante azienda italiana che vende a noleggio auto usate ha ridisegnato il suo processo di “customer experience” fornendo numerosi servizi a valore. Ad esempio la possibilità di disporre di un parco auto variegato (vettura da lavoro, spider e suv) tramite un solo canone e la possibilità di avere meccanico e gommista a domicilio che intervengono sulla propria vettura mente il cliente sta lavorando;
6. Un operatore della grande distribuzione (GDO) ha creato una realtà che permette ai suoi fornitori di realizzare un processo di tracciabilità alimentare tramite blockchain in modo da comunicare un valore di autenticità certificato in termini assoluti. L’intenzione dell’operatore è quello di favorire i prodotti dei propri fornitori purché tracciati con questo metodo innovativo rispetto ai “prodotti proprietari” come accade spesso in questo contesto;
7. Una società che produce biciclette e attrezzature ha investito un una startup che fornisce corsi di formazione digitali per i “bike rider”;
8. Una realtà che produce automobili ha realizzato tramite un progetto di ricerca e sviluppo un sistema che tramite smartphone traccia le prestazioni di guida e può fornire una valutazione  sul proprio stile di guida. Questo sistema può costituire un servizio a valore che permette di premiare i propri clienti incentivando al contempo ecosostebilità e sicurezza.

Business Model Canvas – Lo strumento per descrivere il proprio modello di Servitization

Il Business Model Canvas è uno strumento strategico. Si presenta sotto forma di schema grafico ed è utile a sviluppare nuovi modelli di business o a perfezionare quelli già esistenti. Con “modello di business”, o business model, si intende l’insieme delle soluzioni organizzative e strategiche che permettono all’azienda di creare, distribuire e acquisire valore.
Un’impresa crea valore per i suoi clienti quando li aiuta a soddisfare un bisogno, realizzare un desiderio o risolvere un problema. Sfruttando la logica del “pensiero visivo”, il business model canvas (canvas=tela) crea una sorta di linguaggio universale: ciò consente di condividere e semplificare concetti complessi che riguardano il funzionamento dell’azienda, rendendoli comprensibili a tutti. Il business model canvas può sembrare uno strumento per manager di grandi aziende o per imprenditori di startup innovative d’oltreoceano, ma è in realtà uno strumento ideale per avere una visuale chiara e schematica di un qualsiasi progetto di business, dal nuovo prodotto che vogliamo produrre, alla riapertura della pizzeria sotto casa fino al grande progetto industriale.

Corporate Startup – La strategia per realizzare velocemente la propria innovazione

Il Corporate Venture Capital è il processo che permette all’azienda di prendere  partecipazioni in società innovative che operano in settori analoghi a quelli della propria corporate, e che possiedono degli asset strategici o tecnologie applicabili prospetticamente per i suoi piani futuri. Un’altra strada per realizzare una corporale startup è anche quello di creare una propria startup
catalizzando l’acquisizione di talenti, idee e tecnologie.  Una corporate startup rispetto allo sviluppo dell’innovazione interno alla corporate permette:
1. La tutela dell’investimento in innovazione senza compromettere i processi consolidati dell’azienda “corporate”;
2. La costituzione di un team innovativo di partner della società fondamentale per la realizzazione;
3. Una maggiore possibilità di ricevere investimenti da investor e Business Angels;
4. Una più facile disponibilità a coinvolgere nel progetto d’impresa terze parti;
5. Implementare più velocemente un nuovo modello di business velocemente.
Per informazioni e ricevere il materiale dell’evento: info@innovationclub.it

Brescia, più di un’impresa su dieci è gestita da stranieri

in Economia/Evidenza/Tendenze by
Imprenditori stranieri in crescita

Da una recente analisi del Servizio Studi della Camera di Commercio di Brescia su dati del Registro Imprese emerge che superano quota 13mila le imprese costituite in provincia da cittadini stranieri. Alla fine del 2017, infatti, le imprese di cittadini immigrati iscritte nel Registro Imprese della Camera di Commercio di Brescia rappresentano l’11,1% del totale. La quota più rilevante si conferma quella costituita da imprese di origine extra UE (9,2%). Le imprese straniere sono cresciute anche nell’ultimo anno (+1,8%), proseguendo il trend ininterrottamente positivo dal 2011. Tale dinamica ha contribuito ad attenuare la contrazione che ha caratterizzato la struttura imprenditoriale nel suo complesso nello stesso periodo.

L’importanza della partecipazione degli stranieri nel tessuto imprenditoriale bresciano è evidente anche nel confronto territoriale. Brescia si colloca in terza posizione a livello lombardo dopo Milano e Lodi per incidenza delle imprese straniere sul totale ed al 20° posto su scala nazionale.

Le attività esercitate prevalentemente dalle imprese straniere, in valore assoluto, sono il commercio al dettaglio che conta 2.499 unità, seguito dai lavori di costruzione specializzati (2.196 imprese pari al 16,6% delle imprese straniere), dalla ristorazione (1.412 imprese pari al 10,7% del totale straniero) e dal commercio all’ingrosso (746 imprese pari al 5,6% del totale).

In termini relativi, però, le attività che hanno una forte connotazione straniera sono le telecomunicazioni nel cui ambito 6 imprese su 10 sono a guida straniera (si tratta di posti telefonici pubblici ed internet point); a breve distanza seguono le attività di supporto alle imprese in cui 4 realtà su 10 sono straniere (si tratta di servizi di fotocopiatura e disbrigo pratiche, agenzie di distribuzione libri, giornali e riviste), le confezioni di articoli di abbigliamento dove il 32% degli operatori del settore sono stranieri, il magazzinaggio (21,3%) ed i servizi per edifici e paesaggi (si tratta di attività di pulizia degli edifici e di cura e manutenzione del paesaggio).

I paesi più rappresentati nell’universo multietnico dell’imprenditoria bresciana (con riferimento alle sole imprese individuali le uniche per cui è possibile associare la nazionalità al titolare e che, comunque, concentrano il 75% delle imprese straniere) sono la Romania (1.107 imprese individuali), la Cina (1.104), il Pakistan (1.079) ed il Marocco (1.050). Importante è anche la presenza di imprenditori nati in Albania (787), Senegal (564), Egitto (455), India (425) e Nigeria (375). Questi ultimi insieme ai Pakistani nel periodo 2011-2017 sono cresciuti esponenzialmente (titolari indiani +77,1%; nigeriani (1 Si definiscono straniere le imprese la cui partecipazione di persone non nate in Italia risulta complessivamente superiore al 50%, mediando le composizioni di quote di partecipazione e di cariche amministrative detenute da stranieri.

Rumeni, albanesi e tunisini restano specializzati nei lavori di costruzioni anche se la crisi che ha colpito il settore delle costruzioni negli ultimi anni ha spostato la loro attività imprenditoriale verso la ristorazione. Attività quest’ultima svolta prevalentemente dagli egiziani. La maggioranza degli imprenditori marocchini, senegalesi e nigeriani operano nel commercio al dettaglio ambulante. Pakistani e indiani si occupano delle attività di supporto alle imprese, quali i servizi di fotocopiatura e preparazione di documenti e disbrigo pratiche.

Più della metà degli imprenditori cinesi operanti a Brescia si occupa di confezione di articoli di abbigliamento e di commercio al dettaglio. Negli ultimi anni, tuttavia, hanno diminuito l’attività imprenditoriale in questi ambiti spostando gli investimenti nella ristorazione (in particolare nella gestione di bar ed esercizi simili) e nei servizi per la persona (quali i servizi di parrucchieri e estetisti e i centri per il benessere fisico).

Negli ultimi sette anni il numero delle imprese straniere è aumentato sensibilmente, passando da 11.391 nel 2011 a 13.256 a fine 2017 (corrispondenti a un incremento del 16,4%), a fronte di un calo del 4,7% dell’imprenditoria italiana. La maggiore dinamicità imprenditoriale della componente straniera è evidente dall’analisi dell’evoluzione demografica nel periodo 2011-2017.

Confrontando i tassi di natalità delle imprese straniere con quelle italiane è evidente la maggiore vitalità delle straniere che presentano alti tassi di natalità a fronte dei valori molto più contenuti della componente nazionale. Nel periodo esaminato per entrambe le componenti il tasso di natalità ha avuto un andamento decrescente. Nel 2011 il tasso di natalità delle imprese straniere era pari a 14,1%, il che significa che sono state costituite 14,1 imprese nuove per ogni 100 aziende registrate, contro il 5,6% di quelle italiane. Nel 2017 il tasso di natalità è passato al 10% per l’imprenditoria straniera e al 5,1% per quella italiana.

Alla elevata natalità delle imprese straniere è associato un tasso di mortalità più elevato, che nel 2017 era pari al 6,6% per le imprese straniere e al 5,4% per quelle italiane. Se l’elevata natalità conferma la tendenza espansiva che ha caratterizzato negli ultimi anni l’imprenditoria immigrata, anche la più alta percentuale di mortalità indica che come molto spesso le attività avviate fanno fatica a restare sul mercato. Un’analisi longitudinale dell’evoluzione imprenditoriale attraverso i tassi di sopravvivenza delle imprese nate nel periodo 2011-2017 mette in evidenza la maggiore instabilità delle imprese straniere che in generale presentano una probabilità di sopravvivenza inferiore rispetto alle imprese bresciane. Circa il 78% delle imprese nate nel 2012 sono sopravvissute al primo anno di vita, sia straniere sia bresciane, allungando il periodo di osservazione le differenze si acuiscono. Delle imprese nate nel 2012 meno della metà (49,9%) delle imprese straniere è sopravvissuta ai cinque anni contro il 56,3% delle (1 Si definiscono straniere le imprese la cui partecipazione di persone non nate in Italia risulta complessivamente superiore al 50%, mediando le composizioni di quote di partecipazione e di cariche amministrative detenute da stranieri.

L’ERP nell’era del digital business? Interattivo, Innovativo e Intelligente

in Economia/Evidenza/Web e digitale by
Erp

ERP significa Enterprise Resource Planning (“pianificazione delle risorse d’impresa”). Si tratta di un sistema di gestione che integra tutti i processi di business rilevanti di un’azienda

In un’era in cui il costo del valore aggiunto (composto da lavoro e organizzazione) è percentualmente sempre più importante del costo delle materie prime, per aumentare efficienza e redditività non è sufficiente acquistare al minor prezzo, ma è assolutamente necessario ottimizzare tutti i processi organizzativi aziendali, e questo può essere realizzato unicamente introducendo una “spina dorsale informatica” che elimini sprechi ed errori.

Ma oggi sempre più l’ERP deve integrare e dialogare con le nuove tecnologie. 

INTERNET OF THINGS

L’Internet delle cose è l’evoluzione evoluzione dell’uso della Rete: gli oggetti (le “cose”) si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. Le sveglie suonano prima in caso di traffico, le scarpe da ginnastica trasmettono tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con persone dall’altra parte del globo, i vasetti delle medicine avvisano i familiari se si dimentica di prendere il farmaco. Tutti gli oggetti possono acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento alla Rete.

Per “cosa” o “oggetto” si può intendere più precisamente categorie quali: dispositivi, apparecchiature, impianti e sistemi, materiali e prodotti tangibili, opere e beni, macchine e attrezzature. Questi oggetti connessi che sono alla base dell’Internet delle cose si definiscono più propriamente smart objects (oggetti intelligenti) e si contraddistinguono per alcune proprietà o funzionalità. Le più importanti sono identificazione, connessione, localizzazione, capacità di elaborare dati e capacità di interagire con l’ambiente esterno.

Quando si integra ERP al mondo IoT in particolare utilizzando la tecnologia dei sensori si sviluppa un’area fondamentale a supporto del business e che consente di intervenire in tempo reale.

BLOCKCHAIN

Blockchain è forse il termine più di moda in questo momento quando si parla di digital transformation. Se ne parla tantissimo ma il problema – per chi sta valutando di investire in questa tecnologia – è capire cosa ci sia di concreto: quali sono le esperienze già realizzate e in corso, quali best practice se ne possono dedurre, e quali tipi di applicazioni sono più fattibili nei vari settori.

Anche nel manufacturing l’impatto sarà alto, e le applicazioni principali saranno tipicamente di supply chain: tracking di processi complessi, compliance, quality origin assurance,

L’obiettivo è la garanzia dell’originalità del prodotto e sono emersi come temi critici la gestione dell’identità digitale dei soggetti partecipanti (anche macchine), con differenziazione degli accessi in funzione della tutela del segreto industriale, e l’interoperabilità: la Blockchain non può funzionare con approccio a silos, deve interagire con altre tecnologie come IoT ed ERP.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER LA MANUTENZIONE PREDITTIVA

La manutenzione predittiva è un tipo di manutenzione preventiva che viene effettuata a seguito dell’individuazione di uno o più parametri che vengono misurati ed elaborati utilizzando appropriati modelli matematici allo scopo di individuare il tempo residuo prima del guasto. A tale fine si utilizzano svariate metodologie, come ad esempio le analisi “tribologiche” sui lubrificanti, la misura delle vibrazioni, la termografia, l’analisi delle correnti assorbite, il rilievo di vibrazioni anomale e tante altre. Una variazione delle misure effettuate rispetto allo stato di normale funzionamento indicherà l’aumentare del degrado e, in definitiva, permetterà di prevedere il momento del guasto.

Esempi di tale metodo sono:

> le parti soggette ad usura, aumentando l’attrito, producono calore, questo aumento di temperatura è evidenziato appunto dalla termografia;

> il motore lascia nell’olio particolato metallico che indica un principio di usura. Prendendo piccole quantità di olio se ne può effettuare l’analisi chimica e verificare la salute della macchina;

> un cuscinetto danneggiato, un disallineamento, uno squilibrio provocheranno un aumento di vibrazioni.

> lo stesso sistema è usato per il controllo manutentivo del serraggio dei morsetti dei cavi elettrici che se lenti, provocano calore per effetto Joule.

WORLD CLASS MANUFACTURING

Il World Class Manufacturing, in breve WCM, rappresenta l’acronimo con cui si qualificano i più importanti produttori di beni e servizi mondiali, che intendono gestire e ridurre i costi della produzione in maniera sistematica applicando metodologie riferibili ed “oggettivabili”. Il World Class Manufacturing (WCM) è un roll di innovazione basato sul miglioramento continuo, è un sistema di origine Giapponese, un nuovo modo di lavorare che prevede l’eliminazione di ogni tipo di spreco e perdita (Muda) con il coinvolgimento di tutti, attraverso l’impegno rigoroso di metodi e standard.

Seguire i principi del World Class Manufacturing significa ripensare in modo totale al processo produttivo affinché l’ottimizzazione degli sprechi vada a realizzarsi non solo nei processi di lavorazione del prodotto, ma anche in altre fasi della catena produttiva: anche e soprattutto in quei momenti nei quali non si crea apparentemente alcun valore aggiunto per il cliente. Si toccano quindi argomenti quali movimentazioni merci, gestione scorte, controlli, difetti, attese, riparazioni e manutenzioni.

Integrare l’ERP a strumenti per la gestione del WCM rappresenta una prospettiva importante per l’innovazione dei processi aziendali.

BIG DATA – TANTI DATI DA ANALIZZARE CON STRUMENTI NUOVI

Di dati le aziende ne avranno sempre di più ed arriveranno da diverse fonti.

> Dai prodotti che sono immessi sul mercato. Oggi i prodotti ci ‘parlano’ tramite l’IoT. l’intelligenza che abbiamo messo negli oggetti restituisce una grande mole di dati che possono essere processati per fornire informazioni utili per la manutenzione, per la progettazione di successive release, sul comportamento degli utenti nell’utilizzo dei prodotti ecc.

> Dal mercato, inteso come tutte le tracce che i possibili clienti, esplicitamente o non esplicitamente, lasciano sul web, sui social media, tramite le app;

> La terza fonte viene sempre dall’azienda ma è una fonte nuova e riguarda tutti i dati che arrivano dal mondo della produzione.

Oggi abbiamo le tecnologie che ci permettono di processare tutti questi dati, in tempo reale, e di metterli in relazione tra di loro. Per SAP questa tecnologia si chiama SAP Hana e consente anche alle aziende di dimensioni contenute di fruire delle informazioni e delle analisi necessarie per sviluppare il proprio business digitale.

RIFERIMENTI

IoT, Blockchain, AI, WCM: info@innovationclub.it 

Sistemi ERP: marketing@neosgroup.it

Il CRM e i nuovi strumenti del marketing digitale | INNOVATION CLUB

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La conversazione attraverso i media digitali è oramai oggi un modello consolidato nella vita quotidiana di ognuno di noi, che porta nuovi stimoli, amplia gli orizzonti e favorisce l’evoluzione del consumatore e la sua relazione con le aziende. Il social marketing, il mobile e, da un punto di vista infrastrutturale, il Cloud sono stati gli elementi che hanno generato e contribuiscono oggi a dare linfa a questo nuovo scenario. Uno scenario in cui è il cliente a dettare nuove regole di business: le proprie. In questo contesto le aziende sono portate a ripensare l’approccio al CRM, intraprendendo una strategia basata su cross-medialità, attenzione alla condivisione delle esperienze di acquisto del singolo consumatore e programmi di Loyalty ed Engagement.

Oggi è necessario comprendere che è sempre più un approccio personale al consumatore, alla luce delle continue evoluzioni generate dal Web. I dati raccolti attraverso il Web e relativi ai clienti o prospect sono così tanti rispetto a quelli che si potevano raccogliere in precedenza, che adesso è necessario disporre di applicazioni gestionali e soluzioni dedicate all’analisi dei dati (Business Intelligence).
Dati che, se gestiti correttamente, attraverso campagne marketing e programmi di engagement e loyalty, possono portare a una conoscenza approfondita del cliente.
Le tecnologie cloud , infatti,  permettono ora di anticipare la tradizionale visione dell’esperienza del cliente – suddivisa nelle tre classiche fasi di stimolo, acquisto ed esperienza di prodotto – identificando il nuovo elemento dello Zero Moment Of Truth (ZMOT, momento zero della verità): il momento in cui il potenziale cliente costruisce le sue convinzioni e da cui il processo d’acquisto ha inizio. Tutto questo avviene on-line e secondo i dati pubblicati in una ricerca Audiweb, sono oltre 45 milioni gli utenti collegati mediamente in italia ogni giorno.

L’innovazione tecnologica permette di rendere immediati e virali processi di vendita e acquisto; con l’e-Commerce non solo si possono monitorare gli acquisti effettuati, ma grazie ai feedback lasciati, si possono analizzare e valutare le preferenze, i bisogni e conoscere approfonditamente la propria clientela (eCRM).I contatti con i clienti avvengono costantemente sui social media, sui blog e sulle community aziendali e personali. Il confronto diretto e immediato è inevitabile per l’azienda ed è proprio per questo che si ha la necessità di ripensare alla relazione con il cliente e cliente potenziale: il Social CRM deve diventare una realtà fattuale per qualsiasi business, anche perché questo può portare enormi vantaggi se gestito “intelligentemente”.

In particolar modo evidenziamo questi 10 processi dove si realizza un’integrazione tra un CRM e strumenti di Digital Marketing: 

1. Integrare il CRM con il catalogo digitale (web, mobile) sia come interfaccia per la forza vendita e gli agenti esterni sia nei confronti del consumatore finale;

2. Fornire sul CRM le informazioni nate dall’interazione tra il cliente ed un assistente virtuale che parla ai clienti con il linguaggio naturale;

3. Gestire un processo di store experience e di conversazione con lo store manager. Registrare sul CRM le interazioni del consumatore nel negozio attraverso sistemi Bluetooth Low Energy;

4. Integrare il CRM con ambienti virtuali 3D, realizzando uno showroom tridimensionale o il museo aziendale sia con la realtà aumentata (AR). I prossimi sistemi operativi smartphone potranno visualizzare ambienti 3D e AR direttamente nel browser web;

5. Realizzare un processo di offerte mirate e profilate su cluster di clienti considerando sia i dati aziendali ma anche quelli come dati anagrafici e preferenze, condivisi dagli utenti sui Social Network;

6. Implementare una strategia di Loyalty tipica del settore Retail ma oggi applicabile in molti altri contesti“Business to Consumer”. Il modello Loyalty (punti premi missioni) può evolversi in una conversazione ludica (Gamification) creando più esperienze di interazione con il consumatore monitorate dal sistema CRM;

7. Integrare il CRM con sistemi evoluti di Blog che ottimizzino il posizionamento di ogni articolo sui motori di ricerca e che permettano di tracciare anche gli utenti non iscritti in modo da creare le premesse per un ingaggio. Questo molto utile anche nei processi “Business to Business”;

8. Fornire un servizio di anti-contraffazione attraverso varie tecnologie (come ad esempio l’RFID) creando una relazione diretta con il consumatore.

Questi processi non sono “idee sulla carta” ma il frutto delle nostre esperienze concrete con importanti realtà in Italia ed all’Estero.

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Neosperience porta in Borsa l’intelligenza artificiale per rendere la tecnologia “empatica”

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Borsa

Si quoterà a Piazza Affari la società che sta cercando di rendere l’intelligenza artificiale empatica attraverso la psicologia cognitiva e comportamentale e che ha creato un sistema gestionale in grado di far dialogare in tempo reale tutti i dispositivi digitali usati dagli individui (web, tablet, smartphone computer). Un sistema gestionale che al posto di bolle, fatture e ordini di produzione affronta i processi di conoscenza, di ingaggio e fidelizzazione dei clienti. Lo scopo è realizzare il “sacro graal” di ogni azienda: vendere il prodotto giusto al prezzo giusto attraverso poche, efficaci iniziative che fanno breccia nel cuore dei propri clienti.

Neosperience SpA  è una PMI innovativa che conta di quotarsi sul segmento Aim a breve raccogliendo un valore di circa 8-10 Milioni di Equity attraverso un’operazione di aumento di capitale. Fondata nel 2004 giungerà a Piazza Affari con clienti notevoli. Il colosso Axa utilizza i servizi della controllata Neosurance specializzata in polizze assicurative istantanee che realizza offerte a pochi euro coprono da cadute (dagli sci per esempio) anche solo per un weekend. Le proposte sono inviate ai clienti in base al profilo comportamentale ed ai gusti, che l’applicazione del gruppo assicurativo riesce a comprendere una volta installata nello smartphone.

“Chiaramente la lettura dei dati personali avviene dopo un consenso del cliente” spiega il CEO Dario Melpignano. “La quotazione viene fatta per potere crescere all’estero. Abbiamo già aperto un ufficio a Sud di San Francisco nel paese di Sunnyvale non lontano dai colossi della tecnologia in cui contiamo di inserire un team importante. Molte delle attività vengono già da clienti negli Stati Uniti.” 

Neosperience lavora per importanti player come Cardif (Gruppo BNP Paribas), Fineco, Mattel, Disney, Miu Miu, Rinascente, Esselunga.  Sia nel 2014 e nel 2016 Gartner colosso mondiale della ricerca e dell’advisory ha conferito al gruppo il titolo di Cool Vendor, il più prestigioso riconoscimento a livello tecnologico mondiale. Recentemente Gartner ha anche segnalato Neosperience in un report relativo all’utilizzo innovativo proprio dell’Intelligenza Artificiale (AI).

Neosperience SpA ha chiuso il 2017 con valore della produzione di 8,56 milioni di Euro e un utile netto di 453 mila Euro.  Il gruppo nato a Brescia ha sede a Dalmine (BG), Verona e Milano. La sede bresciana è in Via Orzinuovi 20 al decimo piano della Torre Athena (nella foto) che il gruppo ha acquistato. Attraverso le controllate Neos Consulting Srl e Neosperience Lab Srli opera sul tema dei sistemi gestionali SAP e nel mondo delle tecnologie legate al tema “industria 4.0”. Nel gruppo operano oltre 100 professionisti tra dipendenti e partner.

Altro obiettivo del gruppo è quello di utilizzare il proprio asset tecnologico per generare iniziative Startup che affrontino ambiti verticali o contestuali sviluppando dei servizi digitali evoluti che possono arricchire anche il mondo dei prodotti manifatturieri . Negli ultimi anni sono ben 18 le iniziative Startup che hanno utilizzato i servizi di Neosperience.

Raggiungere la qualità globale con il World Class Manufacturing (WCM)

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Il World Class Manufacturing, in breve WCM, rappresenta l’acronimo con cui si qualificano i più importanti produttori di beni e servizi mondiali, che intendono gestire e ridurre i costi della produzione in maniera sistematica applicando metodologie riferibili ed oggettivabili. Il World Class Manufacturing (WCM) è un roll di innovazione basato sul miglioramento continuo, è un sistema di origine Giapponese, un nuovo modo di lavorare che prevede l’eliminazione di ogni tipo di spreco e perdita (Muda) con il coinvolgimento di tutti, attraverso l’impegno rigoroso di metodi e standard.

Seguire i principi del World Class Manufacturing significa ripensare in modo totale al processo produttivo affinché l’ottimizzazione degli sprechi vada a realizzarsi non solo nei processi di lavorazione del prodotto, ma anche in altre fasi della catena produttiva: anche e soprattutto in quei momenti nei quali non si crea apparentemente alcun valore aggiunto per il cliente. Si toccano quindi argomenti quali movimentazioni merci, gestione scorte, controlli, difetti, attese, riparazioni e manutenzioni.

La logica del WCM può essere sintetizzata in questi 5 punti:

1. La metodologia porta le aziende ad organizzarsi per pilastri, lasciando da parteil concetto di funzione. I pilastri sono team interfunzionali che lavorano su un tema specifico, che perseguono determinai obiettivi di performance e di attività;

2. L’attività di ogni pilastro è divisa in 3 macro-fasi che vanno portate avanti in modo consecutivo: reattiva, preventiva e proattiva;

3. Il coinvolgimento delle personale è al centro di ogni attività. Non esiste livello gerarchico nella creazione dei team di lavoro, esistono solo competenze e conoscenze;

4. La crescita delle competenze dell’intero sistema è una conseguenza diretta dell’applicazione della metodologia;

5. Il sistema darà priorità a quei progetti che possono dare realmente un ritorno economico rapido e sicuro.

La metodologia TPM (Total Productive Maintenance), le logiche Lean Manufacturing (Produzione snella) ed il Total Quality Management, sono stati integrati, e sono la base del W.C.M. (World Class Manufacturing) che, pur basandosi su moltissimi concetti del TPM / TQM si differenzia da questi in quanto alla base della scelta delle strategie e degli impianti “critici” (in gergo detti ” da aggredire”) vi è il cosiddetto Cost Deployment. Ciò significa che il gruppo di lavoro affronta le problematiche, siano esse manutentive, logistiche, qualitative, di sicurezza, organizzative, di organizzazione del posto di lavoro, sulla base della loro incidenza economica. Le attività di tutti i team sono orientate alla realizzazione di progetti (Kaizen) i cui obiettivi sono: zero difetti, zero guasti, zero incidenti e zero scorte, finalizzate ad una generale riduzione dei costi dello stabilimento.

Questa nuova metodologia si sta diffondendo laddove si vuole controllare e ridurre i costi produttivi in maniera sistemica e con metodi riferibili ed oggettivabili.

Alla base del W.C.M. ci sono 10 Pillar (pilastri) tecnici :

1. SA Safety – Sicurezza del Posto di lavoro

2. CD Cost Deployment – Fonti di perdita economica

3. FI Focus Improvement – Miglioramento Focalizzato di uno specifico problema

4. AM + WO Autonomous Maintenance – Workplace Organization

5. PM Professional Maintenance – Manutenzione professionale

6. QC Quality Control – Controllo Qualitativo

7. L&CS Logistic / Customer Services

8. EEM + EPM Early Equipment Management, Early Product Management – Strategia di acquisizione dei mezzi di lavoro / processi

9. ENV Enviroment – Ambiente e sfruttamento servomezzi energetici

10. PD People Development – Sviluppo delle competenze del personale

Esistono inoltre altri 10 pillar manageriali che debbono operare a che il sistema/stabilimento sia adeguato a sostenere le attività dei pillar tecnici. Oggi è disponibile un sistema di gestione dei processi WCM centrato sulle attività del personale in grado di organizzare queste attività integrandosi ai principali ERP come le piattaforme SAP.

Per informazioni: info@innovationclub.it

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