Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

Category archive

Tendenze - page 5

Massetti: Artigianato lombardo cresce nonostante le difficoltà e più dell’industria

in Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia/Tendenze by

«L’artigianato fa registrare performance positive, con segnali ancora incoraggianti soprattutto per il segmento 10-49 addetti. La flessibilità è senza dubbio un elemento che contribuisce a spiegare la differenza rispetto alle prestazioni dell’industria, con una maggior duttilità delle piccole imprese ad adattarsi alle evoluzioni di mercato e agli scossoni degli scenari internazionali – sottolinea il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti in occasione stamane della presentazione dei dati congiunturali di Unioncamere a Milano che prosegue – Tale incertezza porta alla contrazione degli investimenti, che è l’elemento che più ci preoccupa, guardando al futuro, soprattutto in un’ottica d’integrazione di nuove soluzioni tecnologicamente avanzate. Naturalmente, i due universi – quello dell’industria e dell’artigianato – non possono essere scissi, nella lunga catena delle forniture, pertanto il nostro primo auspicio è che si torni a crescere con un certo vigore, sostenuti da un ritrovato equilibrio internazionale, della Germania in primis».

Nell’ultimo trimestre 2023 il comparto manifatturiero lombardo segna una crescita grazie a un quadro economico generale meno negativo. I rischi geopolitici che minacciano il flusso degli scambi commerciali internazionali con i recenti problemi legati al Canale di Suez uniti al perdurare della crisi industriale tedesca e agli alti tassi d’interesse non intaccano il comparto manifatturiero che mostra una lieve crescita congiunturale della produzione industriale (+0,4%) ed artigiana (+0,7%).

Grazie ai risultati di fine anno, il 2023 può essere considerato un anno in positivo con una media annua in aumento rispetto al precedente, sia per l’industria (+0,2%) che per l’artigianato (+1,8%). Migliora anche il clima di fiducia caratterizzato però da incertezza, evidenziata dall’aumento delle quote di imprenditori che non si aspettano variazioni di rilievo per produzione, fatturato e ordini.

Tra i settori più performanti nel 2023 quello dell’abbigliamento (+5,5% la media annua) i mezzi di trasporto (+5,4%), l’alimentare (+2,2%), la meccanica (+1,3%) e il pelli-calzature (+0,7%). Praticamente stazionari il legno-mobilio (+0,1%) e i minerali non metalliferi (-0,1%) legati perlopiù all’edilizia. In difficoltà invece il settore tessile -7,1%, la siderurgia (-4,8%), la carta-stampa (-3,0%), la gomma-plastica (-2,6%) e, meno intensamente, la chimica (-1,3%).

Si attenua la dinamica rialzista dei prezzi, sia per le materie prime che per i prodotti finiti, ma ancora non cedono terreno. Grazie a flussi di ordini che non si sono interrotti, le giornate di produzione assicurata dal portafoglio restano ai massimi livelli.

“Il sistema lombardo si conferma più forte del contesto negativo internazionale. Le nostre imprese si stanno dimostrando ancora una volta capaci di resistere alle criticità dettate dagli scenari globali: come Regione siamo e saremo costantemente al loro fianco” ha commentato Attilio Fontana, Presidente Regione Lombardia.

“Influenze negative globali ci hanno rallentati ma non fermati. Grazie alle nostre imprese rimaniamo ottimisti – ha dichiarato Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia – Noi facciamo tutto quello che dobbiamo fare; adesso la BCE abbassi i tassi di interesse e l’Europa torni a sostenere chi, come la Lombardia, produce”.

Terziario, nel 4° trimestre 2023 risale la fiducia delle imprese bresciane, ma pesano le incognite globali

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze/Terziario by

Nell’ultimo trimestre del 2023, risale il clima di fiducia delle imprese bresciane attive nel settore dei servizi, attestatosi sul valore di 121, in deciso aumento rispetto alla rilevazione precedente (106) e in linea con quanto sperimentato nella seconda metà del 2022. Nel 2023 il livello di fiducia medio dichiarato delle aziende operanti nel terziario locale è stato pari a 118, in crescita nei confronti del 2022 (111), ma in decisa flessione sul 2021 (138).

A evidenziarlo sono risultati dell’Indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria Brescia al 4° trimestre 2023.

La dinamica che ha caratterizzato il periodo ottobre-dicembre 2023 va di pari passo con la ripresa del settore industriale locale, dopo lo stagionale rallentamento nel periodo estivo, all’interno di un contesto non privo di elementi di preoccupazione, tra cui spiccano: le perduranti tensioni geopolitiche, gli alti tassi d’interesse e il ridimensionamento della domanda.

“Pur in un contesto caratterizzato da una serie di incognite, ancora una volta il settore terziario si dimostra al passo con l’evoluzione dell’economia italiana e bresciana. Le nostre aziende progrediscono, assumono personale e si ritagliano un ruolo di incontestabile rilevanza anche nel confronto con la grande manifattura – commenta Fabrizio Senici, Presidente del settore Terziario di Confindustria Brescia –. Il terziario conta, non tanto nella dimensione, ma nel ruolo che oggi ricopre nella catena del valore di qualsiasi impresa.”

Il quadro delineato, contraddistinto da luci e ombre, non ha impedito alle realtà bresciane attive nel terziario, di realizzare numeri nel complesso positivi. Nel dettaglio, per quanto riguarda i giudizi espressi dalle aziende sui tre mesi precedenti:

il fatturato è aumentato per il 52% delle imprese intervistate, con un saldo positivo del 43% tra coloro che hanno dichiarato variazioni in aumento e in diminuzione;
gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +45% e a +23%);
i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione crescente (saldo netto pari a +19%); una tendenza che certifica come l’inedita salita delle quotazioni degli input energetici riscontrata nei mesi scorsi (ora in fase di ridimensionamento) non abbia terminato di propagarsi in altri ambiti dell’economia reale.
Anche le prospettive per i mesi a venire appaiano favorevoli:

il fatturato è atteso in crescita dal 41% degli intervistati, con un saldo positivo del 29% a favore degli ottimisti rispetto ai pessimisti;
i saldi riferiti al portafoglio ordini (+31%) e all’occupazione (+23%) descrivono uno scenario di possibile consolidamento dell’attività;
i prezzi dei servizi offerti manifestano un saldo positivo (+17%), a indicazione che la fase rialzista è verosimilmente destinata a confermarsi anche nel prossimo futuro.
Con riferimento alle prospettive generali dell’economia italiana, oltre tre imprese su quattro (78%) prevedono una dinamica stazionaria, il 17% si dichiara pessimista, mentre solo il 5% degli imprenditori esprime un orientamento ottimistico. Tali numeri riflettono quindi una percezione, da parte delle imprese, di una sostanziale stabilità per il sistema economico nazionale, all’interno di uno scenario in cui il comparto dei servizi è atteso guidare la ripresa, con l’industria che si appresterebbe a terminare la fase di calo che ha contraddistinto buona parte del 2023.

Consulenza alle imprese

Il clima di fiducia delle imprese attive nel comparto della consulenza alle imprese, nel 4° trimestre 2023, si attesta a 118, contro il valore di 114 del periodo precedente. I giudizi espressi rispetto ai tre mesi precedenti segnalano che: il fatturato è aumentato per il 58% delle imprese, con un saldo positivo del 54% tra risposte in crescita e in diminuzione; gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +42% e a +27%); i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione in rafforzamento (saldo netto pari a +19%). Con riferimento alle prospettive a breve termine: il fatturato è atteso in crescita dal 38% degli intervistati, con un saldo positivo del 23%; i saldi riferiti al portafoglio ordini (+26%) e all’occupazione (+19%) indicano uno scenario di significativo rafforzamento dell’attività; i prezzi dei servizi offerti manifestano un saldo positivo (+19%). Le opinioni delle imprese in merito alla tendenza generale dell’economia italiana risultano non in linea con i positivi risultati aziendali consuntivi e previsionali: il 4% prevede un aumento, a fronte del 77% che propende per la stazionarietà e del rimanente 19% che ha una visione sfavorevole.

ICT & digitale

Il clima di fiducia delle imprese attive nel comparto ICT & digitale, nel 4° trimestre 2023, si attesta a 123, in netto aumento rispetto a quanto rilevato fra luglio e settembre (87). In merito ai giudizi espressi sui tre mesi precedenti: il fatturato è aumentato per il 40% delle imprese, con un saldo positivo del 30% tra variazioni in aumento e in diminuzione; gli ordini e l’occupazione evidenziano incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +45% e a +20%); i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per un’evoluzione crescente (saldo netto pari a +15%). Riguardo alle prospettive a breve termine: il fatturato è atteso in crescita dal 45% degli intervistati, con un saldo positivo del 40%; i saldi riferiti al portafoglio ordini e all’occupazione risultano positivi (rispettivamente pari a +35% e a +30%); i prezzi dei servizi offerti registrano un saldo in aumento del 20%. Le opinioni delle imprese in merito alla tendenza generale dell’economia italiana risultano fredde: solo il 10% ha un orientamento positivo, il 70% prevede stazionarietà e il rimanente 20% si aspetta una contrazione.

Servizi alle imprese

Nel 4° trimestre 2023 il clima di fiducia delle imprese attive nel comparto servizi alle imprese si attesta a 126, in crescita rispetto al periodo precedente (114). Riguardo ai giudizi espressi a consuntivo: il fatturato è cresciuto per il 44% delle imprese, con un saldo positivo del 22%; gli ordini evidenzia un saldo positivo (+34%) l’occupazione invece registra numeri meno entusiasmanti (saldi pari allo 0% ma il 78% dichiara stazionarietà); i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano per una trend positivo (33%). In merito alle prospettive a breve termine: il fatturato è atteso risulta in crescita per il 44% degli intervistati, con un saldo positivo del +33%; il saldo riferito al portafoglio ordini risulta pari al 44%, quello all’occupazione a +11%; i prezzi dei servizi offerti si contraddistinguono per un saldo positivo dell’11%. Le opinioni delle imprese in merito alle prospettive dell’economia italiana risultano esclusivamente stazionarie: il 100% degli imprenditori del settore prevede un andamento costante dell’economia italiana.

L’Indagine viene effettuata trimestralmente su un panel di imprese associate appartenenti al settore terziario

Confindustria: il valore aggiunto bresciano vale 45,5 miliardi di euro

in Economia/Tendenze by

Secondo le prime e ancora provvisorie stime, nel 2023 il valore aggiunto complessivo a Brescia (espresso a valori costanti) ha evidenziato una dinamica stagnante, sperimentando una crescita dello 0,1% sul 2022 e attestandosi a 45,5 miliardi di euro.

A evidenziarlo è un focus realizzato dal Centro Studi di Confindustria Brescia e contenuto nella 18esima edizione del Booklet Economia, disponibile in formato digitale e contenente informazioni su tutti i principali indicatori economici bresciani aggiornati al 24 gennaio, tra cui una specifica sezione sul valore aggiunto della provincia.

La ricchezza prodotta ha quindi registrato una significativa frenata rispetto al +2,1% che aveva caratterizzato l’anno precedente. La deludente performance bresciana, non rilevata a livello lombardo (+1,0%) e nazionale (+0,7%) sconterebbe una serie di fattori, in particolare la debolezza del settore industriale locale, alle prese con la frenata del commercio internazionale e con la recessione in Germania, principali mercato di sbocco per la manifattura bresciana.

“La dinamica stagnante del PIL nella nostra provincia è in linea con quelle che sono le nostre sensazioni sul momento vissuto dal Made in Brescia, anche se, cercando di essere ottimisti, possiamo comunque registrare di essere tornati dopo 15 anni, sul piano del valore aggiunto, ai livelli prima della grande recessione – commenta Franco Gussalli Beretta, presidente di Confindustria Brescia –. Nonostante ciò, l’Italia resta generalmente in una posizione di ritardo dei confronti delle principali nazioni europee di riferimento, su tutte Germania e Francia. In tale contesto, inoltre, la nostra provincia segna flessioni maggiori rispetto alle medie nazionali e regionali. Anche in questo caso, tuttavia, serve guardare il lato positivo: Brescia si conferma infatti come un territorio a forte vocazione industriale, in cui la quota di ricchezza proveniente dal manifatturiero, pur essendo strutturalmente sotto il 50% – in linea con il processo di terziarizzazione dell’economia in atto da alcuni decenni –, rimane ampiamente sopra la media lombarda e italiana: un elemento che certifica la natura del Made in Brescia e le sue peculiarità, da proteggere e valorizzare.”

La dinamica complessiva evidenziata l’anno scorso sarebbe la sintesi di andamenti particolarmente diversificati tra i vari settori, in cui spiccano le crescite particolarmente sostenute per l’agricoltura (+3,6%) e per i servizi (+2,1%), a fronte di una flessione per l’industria in senso stretto (-2,9%) e per le costruzioni (-3,7%). In tale contesto, va poi rilevato che il valore aggiunto generato dal sistema economico locale si è attestato, nel suo insieme, su livelli ampiamenti superiori alla situazione pre-Covid (+2,1%); tutto questo grazie, in particolare, al settore delle costruzioni (+29,2%) – che ha evidentemente beneficiato delle misure agevolative emanate dal Governo – e per i servizi (+4,6%), comparto che ha goduto della ripresa del turismo, dopo le limitazioni negli anni precedenti.

Nell’ambito della sola industria in senso stretto, come sopra accennato, le stime per il 2023 indicherebbero una contrazione del valore aggiunto in provincia di Brescia (-2,9% sul 2022), a fronte del -1,9% in Lombardia e del -2,0% in Italia. La nostra provincia avrebbe maggiormente risentito delle problematiche prima citate, a causa di un modello economico (primariamente orientato ai mercati esteri, specialmente verso quello tedesco) che nel 2023 sarebbe risultato particolarmente penalizzante.

Brescia si conferma comunque un territorio a forte vocazione industriale: anche nel 2023 la quota di valore aggiunto originato dal settore secondario, pari al 33,2%, si è attestata ampiamente al di sopra di quanto rilevato in Lombardia (23,8%) e in Italia (21,2%).

Inflazione a Brescia: +0,4% sul 2022, +0,3% su novembre

in Economia/Tendenze by
Inflazione, foto generica da Pixabay

Nel mese di DICEMBRE, l’inflazione risale lievemente: la variazione congiunturale dei prezzi al consumo NIC si porta a +0,3%, mentre quella tendenziale sale a +0,4% (da +0,3% di novembre). A renderlo noto è l’ufficio Statistica del Comune di Brescia.

Rispetto al mese precedente, si registra un lieve aumento congiunturale dei prezzi nelle divisioni legate a fattori stagionali come “Ricreazione, spettacoli e cultura” (+2,1%) e “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+1,1%). Seguono, con aumenti minori, le divisioni “Mobili, articoli e servizi per la casa” (+0,3%), “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+0,2%), “Comunicazioni” (+0,1%) e “Abbigliamento e calzature” (+0,1%). Variazioni congiunturali nulle si registrano invece per le divisioni “Istruzione”, “Altri beni e servizi” e “Servizi sanitari e spese per la salute”. Le restanti divisioni presentano lievi diminuzioni dei prezzi: “Bevande alcoliche e tabacchi” (-0,4%), “Trasporti” (-0,2%) e “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (-0,1%).

Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, la maggior parte delle divisioni presentano aumenti, anche se nella maggior parte dei casi sono di entità inferiore rispetto ai valori registrati nei mesi precedenti: “Servizi ricettivi e di ristorazione” (+7,3%), “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” (+4,0%), “Trasporti” (+3,0%), “Mobili, articoli e servizi per la casa” (+2,9%), “Bevande alcoliche e tabacchi (+2,6%), “Istruzione” (+2,5%), “Altri beni e servizi” (+2,3%), “Abbigliamento e calzature” (+2,1%), “Ricreazione, spettacoli e cultura” (+1,4%) e “Servizi sanitari e spese per la salute” (+0,9%). In forte calo, la divisione “Abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (-19,3%), seguita da “Comunicazioni” (-2,6%).

Analizzando per tipologia di prodotto, i “Beni” presentano un lievissimo decremento congiunturale complessivo (-0,2%). Scendendo a un dettaglio maggiore si evidenzia una consistente diminuzione dei Beni Energetici (-2,6%), parzialmente controbilanciata dall’incremento dei Beni Alimentari (+0,2%) e degli Altri Beni (+0,4%). In particolare, tra i Beni Energetici, calano sia gli Altri energetici (-2,4%), sia gli Energetici regolamentati (-3,9%). Tra gli alimentari, invece, sono in lieve diminuzione quelli lavorati (-0,2%) e in aumento quelli non lavorati (+0,9%).

In termini tendenziali, i “Beni” decrescono del -2,0%. All’opposto, l’andamento dei “Servizi” presenta complessivamente un deciso incremento congiunturale (+0,8%) e tendenziale (+3,3%). Nel dettaglio, le voci che presentano maggiori incrementi congiunturali e tendenziali sono quelle dei “Servizi relativi ai trasporti” (+1,4%, +3,0%) e dei “Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona” (+1,3%, +5,4%).

Complessivamente, i “Beni alimentari, per la cura della casa e della persona”, definiti come il Carrello della spesa delle famiglie, aumentano dell’0,2% su base mensile e del 3,5% su base annuale. Con riferimento alla frequenza di acquisto,rispetto al mese di novembre sono in aumento i prodotti a Media (+0,8%) e Bassa (+0,3%) frequenza di acquisto, mentre rimangono stabili quelli a Alta frequenza.

In termini tendenziali, i prodotti a Alta e Bassa frequenza di acquisto presentano variazioni positive (rispettivamente +3,9% e +1,6%); mentre i prodotti a Media frequenza presentano variazioni tendenziali negative (-3,4%). Infine, per la componente di fondo della dinamica dei prezzi “Core Inflation” (al netto della componente volatile dei Beni energetici e Alimentari non lavorati), si registrano sia un aumento della variazione congiunturale (+0,5%) sia un aumento di quella tendenziale (+2,9%).

In un confronto con l’andamento dei prezzi complessivo registrato a livello nazionale, si evidenzia che, in questo mese, le variazioni congiunturali della città di Brescia sono lievemente superiori a quelle registrate a livello nazionale (rispettivamente +0,3% e +0,2%), mentre quelle tendenziali sono lievemente inferiori (rispettivamente +0,4% e +0,6%). Le differenze sono presentate, in seguito, anche per divisione.

Indice Sintetico Manifatturiero: il Made in Brescia supera lo “stress test” dell’ultimo quadriennio

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze by

Nel 2022 l’industria bresciana ha proseguito nel suo percorso di crescita e rafforzamento, andando a migliorare quanto ottenuto nel 2021, anno in cui la manifattura locale aveva già oltrepassato i livelli del 2019 e aveva già lasciato alle spalle le criticità emerse nel 2020, anno della pandemia da Covid-19.

A confermarlo è l’ultimo aggiornamento di ISM – Indice Sintetico Manifatturiero, realizzato dal Centro Studi di Confindustria Brescia in collaborazione con l’Osservatorio per il territorio: Impresa, Formazione, Internazionalizzazione dell’Università Cattolica dal Sacro Cuore (OpTer). Tale sinergia ha analizzato, nel quadriennio 2019-2022, 3.059 società di capitali manifatturiere del territorio, che nel 2022 hanno realizzato un fatturato aggregato di quasi 47 miliardi di euro e dato lavoro a oltre 107 mila addetti. Si tratta di un panel particolarmente rappresentativo della “piattaforma industriale” bresciana, in cui le realtà metalmeccaniche incidono per il 71% delle imprese considerate. 

L’analisi condotta ha attribuito a ogni azienda del campione uno score che sintetizza, in un unico valore, lo stato di salute economica della stessa. Lo studio ha quindi evidenziato come nel 2022 la quota di aziende più virtuose (classe A) sia passata dal 27,9% del campione (anno 2019) al 32,3%, e la classe B abbia riscontrato un aumento, dal 34,9% del 2019 al 38,1% del 2022. Per contro, la classe C ha sperimentato una riduzione di quasi 7 punti percentuali tra il 2019 e il 2022 (da 33,3% a 26,7%), mentre la quota delle aziende più in difficoltà (classe D) nel 2022 è scesa per la prima volta sotto la soglia del 3% (2,8%), quando nel 2020 aveva toccato addirittura il 5,5%.

“Quest’anno il tradizionale appuntamento con l’aggiornamento di ISM – per cui ringrazio OpTer, con cui rinnoviamo la sinergia – si arricchisce di un importante lavoro di analisi concentrato sul quadriennio 2019-2022 – commenta Franco Gussalli Beretta, presidente di Confindustria Brescia –. Un approfondimento che ci ha consentito di avere una visione più ampia dello stato di salute del Made in Brescia prima e dopo la pandemia da Covid-19. I segnali che emergono sono certamente importanti, con un deciso aumento di aziende nelle classi più virtuose. Il dato certifica la robustezza finanziaria delle nostre imprese, nonostante le difficoltà della pandemia e le successive problematiche legate ai rincari di materie prime ed energia, a seguito delle numerose tensioni geopolitiche a livello globale. Affrontiamo quindi con fiducia l’anno in arrivo, pur nella consapevolezza delle numerose incognite che ci attengono, in particolare sul fronte del mercato tedesco, nostro principale riferimento. In questo senso, la presenza di aziende solide a livello economico e patrimoniale sarà certamente un fattore positivo nella ricerca di eventuali strategie alternative, sia per quanto riguarda i mercati che per quanto concerne strumenti di finanza alternativa, alla luce degli elevati livelli dei tassi di interesse che continua a caratterizzare la nostra quotidianità.”

“ISM deriva dalla ormai consolidata sinergia tra OpTer e il Centro Studi di Confindustria Brescia – aggiunge Giovanni Marseguerra, Pro-Rettore dell’Università Cattolica e Direttore di OpTer –. Si tratta di una metodologia di indagine che si sta rivelando di grande utilità per comprendere e monitorare lo stato di salute del nostro sistema produttivo. Aggiungo che la stiamo ora ulteriormente raffinando attraverso l’integrazione dell’originario modello con alcune variabili volte a rilevare la sensibilità delle imprese sulle tematiche della sostenibilità, in linea con l’evoluzione più recente delle modalità operative del sistema bancario, che sempre più è orientato a valutare la performance economica delle aziende assieme alla loro attenzione all’ambiente, alle persone e al territorio in cui esse operano. Questo ulteriore sviluppo di ISM è il segno del forte consolidamento della partnership tra due realtà appartenenti a mondi sempre più connessi: quello industriale e quello accademico”.

I brillanti risultati economici dell’industria bresciana certificati dallo strumento di ISM trovano conferma nelle dinamiche di alcuni fra i più importanti aggregati di bilancio. I ricavi aggregati rilevati nel 2022 hanno infatti evidenziato una crescita del 43% sul 2019 (+18% sul 2021), evoluzione in parte giustificata dal forte incremento dei prezzi dei materiali utilizzati nei processi produttivi, ma che, allo stesso tempo, trova spiegazione nella capacità del sistema economico bresciano di migliorare la propria competitività sui mercati e di superare, brillantemente e velocemente, le difficoltà vissute nel 2020. Nello stesso periodo, l’EBITDA, indicatore volto a misurare la redditività industriale e che fornisce una prima misura dell’autofinanziamento operativo, nel 2022 si posiziona a +61% rispetto al 2019, mostrando un incremento del 26% rispetto al 2021. 

La segmentazione al 2022 di ISM per classe dimensionale conferma alcune evidenze già emerse nei precedenti lavori, ovvero come lo stato di salute delle imprese vada a migliorare, a livello aggregato, col crescere della dimensione aziendale. Se si prende in considerazione la quota delle realtà che si posizionano nell’insieme che accorpa le imprese nelle classi A e B, essa è pari a circa l’89% nelle imprese di maggiori dimensioni (quelle con un fatturato superiore ai 100 milioni di euro). Tale quota si attesta all’87% nelle grandi, al 79% nelle medie, al 69% nelle piccole, al 68% nelle micro e si riduce al 65% nelle nano (quelle con ricavi al di sotto dei 2 milioni). La correlazione tra dimensione e stato di salute delle aziende è quindi piuttosto evidente, sebbene i numeri anche per le realtà meno strutturate appaiano nel complesso positivi.

ISM è stato poi implementato per attività merceologica. Emerge che i macrosettori con la quota più alta di imprese che si collocano nel blocco di merito più virtuoso (A+B) risultano essere il “Metallurgico” (circa 79%) e il “Chimico gomma plastica” (circa 76%). Tale quota risulta invece più bassa nei macrosettori del “Legno e metalli non metalliferi”, dell’“Alimentare” e del “Sistema Moda”. Tuttavia, anche tramite questa chiave di lettura i numeri forniscono un quadro generale del Sistema Brescia particolarmente rassicurante. 

Via dall’Italia: l’emigrazione tocca anche la Lombardia

in Economia/Formazione/Tendenze by

Quando si osservano le statistiche, da qualche anno a questa parte, una delle tendenze più diffuse a livello nazionale è relativa proprio agli spostamenti di giovani al di fuori del territorio nazionale. Al giorno d’oggi, l’emigrazione per i ragazzi italiani rappresenta uno step sempre più intrapreso, per ragioni differenti che, di solito, confluiscono tutte nella speranza di trovare una posizione nel mondo migliore, grazie ad opportunità di lavoro e di studio particolarmente preziose ricercabili all’estero. Spesso, si pensa all’emigrazione dei giovani come ad una conseguenza di fattispecie sconfortanti, nonostante le cose non siano sempre esattamente così.

Va anche detto che in alcuni casi l’emigrazione non è legata a stretto giro con condizioni di disagio bensì è motivata dalla ricerca di opportunità di crescita professionale oppure ha a che fare con la formazione universitaria; sono tanti, infatti, i giovani che scelgono di trasferirsi all’estero – e al riguardo segnaliamo l’approfondimento di Lae Educazione Internazionale per sapere come si studia in Australia, meta tra le più ambite per la formazione universitaria – per motivi di studio.

Studi recenti effettuati da ISTAT, comunque, dimostrerebbero come un quarto dei giovani che lasciano il Meridione, oggi, è siciliano, anche se chi tende a partire maggiormente alla volta di nuove destinazioni oltralpe proviene proprio dalla Lombardia. Nel 2019, sono stati dodicimila i siciliani che si sono trasferiti all’estero. Un numero in aumento che ha posto l’isola al secondo posto nella classifica delle regioni con il più alto numero di espatri, raggiungendo una condizione di pareggio con il Veneto.

Con grande sorpresa, però, a conquistare il primo posto in questa peculiare classifica è stata proprio la Lombardia, con un totale di circa 23 mila trasferimenti all’estero. Questi dati offerti dall’istituto nazionale di statistica preoccupano le Istituzioni, tenendo conto del numero crescente di giovani meridionali che si spostano all’estero e, in generale, di una cifra di oltre 120 mila cittadini italiani che emigrano per ragioni, come detto, molto eterogenee.

Il fenomeno dell’emigrazione dall’Italia: il dettaglio sui dati

Come già precedentemente accennato, i dati emersi dalla ricerca non sono i più favorevoli. Al livello nazionale, il tasso di emigrazione dei cittadini italiani è di circa due per mille. Questo valore, però, tende a salire a tre per mille se si prendono in esame regioni come la Sicilia, la Calabria, il Friuli Venezia Giulia, le Marche, il Veneto, il Molise, la Lombardia e l’Abruzzo. Un fenomeno, dunque, che non interessa più soltanto il sud dell’Italia, ma anche il nord, in modo molto considerevole.

Stando a quanto emerso dalle ricerche ISTAT, i flussi maggiori di trasferimento all’estero partirebbero proprio dal nord, trattandosi di circa il 49% degli espatri, sia relativi alla popolazione residente che in termini assoluti. Dal sud, invece, si trasferiscono circa 43 mila italiani, mantenendo una linea nazione di due per mille. Dal centro, invece, nel 2019 sono espatriati circa 19 mila cittadini. A lasciare il Paese, generalmente, sono i giovani di età compresa tra i 25 anni e più, essendo circa 87 mila. Circa un terzo delle persone che emigrano dall’Italia sono in possesso di un titolo di studio universitario.

La mobilità interna tende ad essere particolarmente fervente. Negli ultimi dieci anni, fatta eccezione del periodo interessato dall’emergenza pandemica, sono stati circa un milione e 140 mila le persone uscite dal sud per spostarsi verso il centro e il nord Italia. Sulla rotta inversa, invece, circa 619 mila persone. Si tratta di una perdita di oltre mezzo milione di residenti, ancora una volta, per la maggior parte giovani in età attiva. È nella fascia di età compresa tra i 18 e i 35 anni che questi esodi si manifestano principalmente.

Infortuni e morti sul lavoro: Brescia tra le zone più a rischio della Lombardia

in Economia/Tendenze by

“Ancora troppi morti sul lavoro e la maglia nera rimane alla Lombardia nei primi dieci mesi del 2023. Più di 13 vittime al mese da gennaio a ottobre. Una vera strage. Ma i numeri elevati dei decessi, come sappiamo, devono essere anche spiegati con la popolazione lavorativa più numerosa rispetto a tutte le altre regioni, infatti, quando si parla di rischio di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa, il risultato cambia e la Lombardia viene inserita in zona gialla, ovvero in quella mappatura del rischio di mortalità che fa emergere gli indici meno allarmanti della penisola”. È la prima riflessione di Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Vega Engineering per descrivere l’emergenza in Lombardia nell’ultima indagine elaborata dal proprio team di esperti.

“Un’emergenza descritta drammaticamente dai numeri delle vittime, nella quale però, per narrare concretamente il livello di sicurezza sul lavoro in regione, deve necessariamente entrare il confronto con l’incidenza della mortalità e, con questo tipo di analisi, la Lombardia fa rilevare un’incidenza di mortalità inferiore alla media italiana (24,4 infortuni mortali ogni milione di occupati contro una media nazionale di 29,1)”.

IL RISCHIO DI MORTE IN LOMBARDIA, PROVINCIA PER PROVINCIA, DA GENNAIO A OTTORE 2023. DALLA ZONA ROSSA ALLA ZONA BIANCA.

Per individuare le aree più fragili dell’Italia e della regione sul fronte della sicurezza sul lavoro, l’Osservatorio mestrino elabora una mappatura del rischio rispetto all’incidenza della mortalità.

La zona gialla, quella in cui si trova la Lombardia, è la zona che, subito dopo la bianca, raggruppa le regioni con l’incidenza di mortalità sul lavoro tra le meno elevate a livello nazionale. E a fine ottobre 2023, il rischio di infortunio mortale in Lombardia (24,4 morti per milione di occupati) risulta ben inferiore rispetto alla media nazionale pari a 29,1.

Per quanto riguarda le incidenze, nel dettaglio, in regione si scopre che sono Brescia, Sondrio e Lodi a trovarsi in “zona rossa” con un’incidenza rispettivamente di 49,8, 40,3 e 39,7; sono seguite in zona arancione da Lecco (34,9), Cremona (34,3) e da Bergamo in zona gialla (26,6). Mentre la maggior parte delle province lombarde rimane in zona bianca con rischi di mortalità ben al di sotto della media regionale e nazionale. A cominciare da Milano (20,2). Seguono: Como (19,4), Mantova (16,5), Varese (13,3), Pavia (12,9), Monza e Brianza (12,7).

INFORTUNI TOTALI (MORTALI E NON) DEI PRIMI DIECI MESI DEL 2023 IN LOMBARDIA

Sono 139 i decessi da gennaio a ottobre 2023 (contro i 148 del 2022): 108 quelli rilevati in occasione di lavoro (1 in più dello scorso anno) e 31 quelli in itinere (10 in meno del 2022). Ed è tristemente prima in Italia sia per numero di vittime totali, sia per decessi in occasione di lavoro

Il più elevato numero di decessi totali si è verificato in provincia di Milano (37). Seguono: Brescia con 33 decessi, Bergamo (21), Cremona (8), Como (7), Varese e Lecco (6), Monza Brianza e Pavia (5), Mantova e Lodi (4), Sondrio (3).

Milano è in cima alla graduatoria anche quando si analizzano gli infortuni mortali in occasione di lavoro con 30 vittime. Seguono: Brescia (27), Bergamo (13), Como, Cremona, Lecco, Monza e Brianza e Varese (5), Lodi (4), Pavia, Sondrio e Mantova (3).

Sono 91.101 le denunce di infortunio complessive su un totale, in Italia, di 489.526. Vale a dire oltre il 18,6% di quelle rilevate in Italia.

Alla fine di ottobre 2023 le denunce di infortunio totali sono diminuite del 18,5% rispetto alla fine di ottobre del 2022: erano 111.819 e ora sono 91.101. Un decremento questo, è opportuno nuovamente sottolinearlo, dovuto quasi esclusivamente alla scomparsa dalle statistiche degli infortuni connessi al Covid.

L’ATTIVITÀ MANIFATTURIERA È IL SETTORE PIÙ COLPITO IN LOMBARDIA.

Le Attività Manifatturiere, anche dopo i primi dieci mesi del 2023, sono ancora in cima alla graduatoria delle denunce di infortunio in occasione di lavoro (14.088). Sono seguite da: Sanità (5.683), Trasporti e Magazzinaggio (5.606), Commercio (4.836) e Costruzioni (4.653).

È MILANO A FAR RILEVARE IL PIÙ ELEVATO NUMERO DI DENUNCE TOTALI

È la provincia di Milano quella con il maggior numero di denunce totali di infortunio (30.179), seguita da: Brescia (12.792), Bergamo (11.063), Varese (7.651), Monza e Brianza (6.567), Como (4.222), Mantova (4.062), Pavia (3.951), Cremona (3.799), Lecco (2.961), Lodi (2.102) e Sondrio (1.752).

A Natale regali per 521 milioni, Massetti: scegliamo i prodotti artigianali

in Economia/Tendenze by

Le festività legate al Natale modificano notevolmente le abitudini di spesa dei consumatori: a dicembre il valore delle vendite al dettaglio supera del 28,3% la media annuale. La Lombardia è la regione dove si spenderà di più per metter sotto l’albero prodotti e servizi di artigianato, con 4,3 miliardi di euro (17,5% del totale nazionale) seguita dal Lazio con 2,4 miliardi, Veneto (2 miliardi) e Campania (1,9 miliardi). Di questi 4,3 miliardi di euro per prodotti e servizi maggiormente scelti come regalo: prodotti alimentari e bevande, moda e gioielleria, mobili, tessili per la casa, cristalleria, stoviglie e utensili domestici, utensili e attrezzature per casa e giardino, giochi, giocattoli, articoli sportivi, libri, articoli di cartoleria e materiale da disegno e servizi di cura della persona, quasi due terzi (63%) è costituita dalla spesa per prodotti alimentari e bevande, pari a 2,7 miliardi di euro.

La nostra provincia sarà la 5a in assoluto dopo Roma 1.821 milioni di euro (7,5 del totale nazionale), Milano 1.474 milioni (6,0%), Napoli 1.015 milioni (4,2%), Torino 1.005 milioni (4,1%), Brescia 521 milioni: con il 2,1% del totale dei consumi nazionali. Dati che emergono dall’ultima elaborazione dell’Osservatorio di Confartigianato Lombardia che ha preso a riferimento la spesa relativa ai regali di Natale 2023, rappresentata dai prodotti alimentari, le bevande e i prodotti maggiormente realizzati da imprese artigiane, includendo tra i servizi, quelli della cura della persona. Di questi 521 milioni: 327 sono in prodotti alimentari e bevande mentre 194 in altri prodotti e servizi tipici del periodo natalizio. Numeri in aumento rispetto allo scorso anno (erano 464 milioni nel 2022) per la nostra provincia, complice anche l’inflazione, ma anche la mirata scelta di affidarsi a prodotti di qualità.

«Per il prossimo Natale acquistiamo locale: scelta consapevole, responsabile e sostenibile. I prodotti e servizi offerti dalle imprese artigiane sono caratterizzati da una artigianalità basata sul valore del lavoro, sull’ascolto del cliente e sulla personalizzazione del prodotto, a cui si associa l’alta qualità delle materie prime e dei prodotti realizzati. In molte realizzazioni trova una sintesi la cultura secolare della manifattura artistica e della rielaborazione dei materiali. Lavorazioni a regola d’arte caratterizzano prodotti ad alta creatività, innovazione e originalità. I prodotti e servizi dell’artigianato sono focalizzati sulla domanda di prossimità, grazie alla profonda conoscenza del mercato del locale da parte degli imprenditori, e a cui si rivolge la consulenza e il supporto ai clienti per installazioni e riparazioni, queste ultime garanzia di una maggiore circolarità e di una riduzione dei rifiuti» così il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti sui dati diffusi oggi sul consumo di prodotti artigianali nel periodo natalizio.

Tendenze dei consumi e dei prezzi della “slitta di Babbo Natale”

A novembre 2023 la fiducia dei consumatori torna a salire mentre scende l’inflazione. Mentre i prezzi del “carrello della spesa” sono in aumento del 6,1%, crescono meno (+4,8% a ottobre) quelli della “slitta di Babbo Natale”, un paniere elaborato da Confartigianato composto da beni alimentari e bevande, oggetto di consumo nei momenti convivali delle festività natalizie, da un ampio ventaglio di prodotti che possono essere regalati durate le festività e dai i servizi di ristorazione e alloggio, regalati o fruiti durante le vacanze natalizie. In Lombardia Babbo Natale è più fortunato con prezzi della slitta che crescono meno (+4,4%) della media nazionale (+4,8%) e dell’Eurozona (+5,2%) così come a Brescia, con il 4%. Questo vale per 9 province su 12 visto che per tre di loro si osservano prezzi più alti, anche della media nazionale: Lodi (+5,1%), Milano (+4,8%) e Varese (+4,8%).

L’offerta dell’artigianato per il regalo di Natale

Sono 51mila le imprese artigiane lombarde attive operanti in 47 settori in cui si realizzano prodotti artigianali e si offrono servizi di qualità che possono essere regalati in occasione del Natale, pari al 26,2% delle imprese artigiane italiane. Queste imprese danno lavoro a 146mila addetti cioè a quasi un terzo (30%) degli addetti dell’artigianato lombardo ed a livello territoriale si rileva un peso superiore alla media nazionale (33,9%) nelle province di Como e Mantova (entrambi con un peso degli addetti dell’artigianato nei settori tipici del Natale sul totale addetti del comparto pari al 34,2%). Nella sola provincia di Brescia sono 7.395 le imprese artigiane (il 26,4% sul totale dell’artigianato) con 23.899 addetti nei settori di offerta di prodotti e servizi tipici del Natale.

Conclude il presidente Massetti «Scegliere prodotti e servizi realizzati da imprese artigiane e micro piccole imprese locali vuol dire sostenere non solo l’imprenditore e i suoi dipendenti, e quindi le loro famiglie, ma anche contribuire alla trasmissione della cultura cristallizzata nel sapere artigiano nonché al benessere della comunità, garantendo sia la remunerazione del lavoro e dei fattori produttivi locali che il gettito fiscale necessario per sostenere il sistema di welfare».

Gruppi industriali: la piattaforma bergamasca e bresciana in crescita nel 2022, nonostante un anno complesso

in Economia/Manifatturiero/Meccanica/Tendenze by

La piattaforma manifatturiera bergamasca e bresciana ha realizzato nel 2022 risultati economici in crescita sul 2021, nonostante un anno particolarmente complesso, caratterizzato in particolare dall’incertezza derivante dal conflitto in Ucraina e dagli inediti rialzi delle quotazioni del gas naturale, benchmark per il prezzo dell’energia elettrica.

A evidenziarlo è l’indagine condotta da Confindustria Brescia e Confindustria Bergamo, presentata oggi pomeriggio nella cantina Bersi Serlini Franciacorta di Provaglio d’Iseo, all’interno dell’evento “Nel cuore della manifattura – Un’analisi economico-finanziaria dei primi 200 gruppi industriali di Bergamo e Brescia” moderato dalla giornalista Stefania Scordio, che ha visto la partecipazione di Giovanna Ricuperati (presidente Confindustria Bergamo), Franco Gussalli Beretta (presidente Confindustria Brescia), Ernesto De Martinis (Ceo Coface in Italia e Head of Strategy Mediterraneo & Africa) e Antonio Solinas (Managing Partner Deloitte Financial Advisory), insieme agli interventi tecnici di Davide Fedreghini (Centro Studi Confindustria Brescia) e Massimo Longhi (Studi Territorio Competitività Internazionalizzazione Confindustria Bergamo).

L’incontro ha analizzato le dinamiche economico-finanziarie sperimentate nel biennio 2021-2022 dai primi 200 gruppi industriali bergamaschi e bresciani a vocazione manifatturiera – operatori che contano ricavi complessivi pari a 49,3 miliardi di euro e danno lavoro a 134 mila addetti – realtà di punta del tessuto imprenditoriale di uno dei segmenti produttivi più avanzati e innovativi a livello nazionale e continentale. Il campione oggetto dello studio si caratterizza poi per un’elevata proiezione internazionale, certificata dalla quota del volume d’affari realizzata al di fuori dell’Italia (pari al 64% del fatturato totale) e dalla significativa presenza di società estere nell’area di consolidamento (ben 924 sulle 1.761 imprese totali).

I principali risultati della ricerca condotta sono i seguenti:

· Nel 2022 i ricavi complessivi sono cresciuti del 19,2% sul 2021; tale dinamica è ascrivibile all’incremento dei quantitativi venduti e ai contestuali rincari dei prezzi applicati alla clientela, come risposta degli extra costi subiti dai gruppi stessi (materie prime e utenze energetiche). La crescita del volume d’affari è stata generalizzata e ha interessato il 92% delle realtà analizzate.

· I costi esterni (materie prime, semilavorati, utenze energetiche, servizi, ecc.) sono aumentati del 21,6%, evoluzione che va interpretata alla luce dei maggiori quantitativi acquistati per fare fronte alla crescente domanda e alla luce dei rialzi delle quotazioni di alcuni input utilizzati nei processi produttivi. La voce di costo maggiormente aumentata è quella dei servizi (+28,8%), al cui interno ricade quanto speso per l’energia elettrica. La maggiore crescita dei costi esterni rispetto al fatturato implica che i gruppi analizzati hanno in buona parte (ma non totalmente) trasferito sui clienti i maggiori costi riscontrati nelle fasi di approvvigionamento e trasformazione.

· Il Margine Operativo Lordo (MOL) è cresciuto del 23,1%; la sua incidenza sul fatturato è quindi aumentata, passando dal 13,9% del 2021 al 14,4% del 2022. Si tratta di un risultato particolarmente positivo, soprattutto se letto alla luce del contesto quanto mai complesso in cui le imprese hanno lavorato nel 2022. Va però segnalato che, se si esclude il settore siderurgico (caratterizzato per dinamiche particolarmente brillanti in tale senso), la crescita del MOL si ferma al 13,6%, incremento significativamente più basso di quanto realizzato dai ricavi.

· La struttura patrimoniale del campione si conferma assolutamente robusta: i mezzi propri coprono mediamente il 51,8% del totale delle attività. Il segmento più avanzato dell’industria bergamasca e bresciana si connota pertanto per un’elevata dotazione patrimoniale, frutto di gestioni particolarmente oculate negli anni passati, quando gli utili realizzati sono stati primariamente destinati alla capitalizzazione delle imprese.

· Gli investimenti in immobilizzazioni materiali e immateriali sono cresciuti del 25,4%, un ritmo più intenso di quello dei ricavi e del valore aggiunto. Le incertezze del quadro congiunturale e geopolitico non hanno frenato la propensione a investire dei gruppi analizzati, che invece hanno intensificato il processo di investimento rispetto al 2021.

L’analisi dei bilanci 2021-2022 a consuntivo è stata poi arricchita da una breve indagine somministrata agli stessi gruppi nel mese di ottobre. Tale survey si è prefissata due obiettivi: lo scatto di una prima istantanea (sebbene parziale e non definitiva) in merito alle principali dinamiche di bilancio per l’anno 2023 e la valutazione degli impatti della stretta creditizia, con la consapevolezza che i gruppi analizzati, grazie anche a un ridotto indebitamento bancario, si caratterizzano per una minore difficoltà di accesso al credito rispetto ad altre realtà, specialmente quelle di minori dimensioni.

Con riferimento al primo punto, l’indagine ha evidenziato come nel 2023 il fatturato complessivo è atteso scendere del 5% circa rispetto al 2022. Il valore aggiunto registrerebbe una dinamica nel complesso analoga, mentre il MOL diminuirebbe dell’11%. Talli evoluzioni sarebbero giustificate da una serie di fattori, come il rallentamento della domanda globale e la contrazione dei prezzi delle principali materie prime utilizzate nei processi produttivi. Il rapporto MOL/Ricavi si attesterebbe così al 13,5%, in leggera flessione rispetto al 2022 (14,4%) e al 2021 (13,9%). I dati complessivi sono poi stati segmentati per due cluster di gruppi: la metallurgia (ferrosa e non ferrosa) e i prodotti in metallo da una parte, il resto dei settori manifatturieri dall’altra, alla luce delle dinamiche divergenti da loro sperimentate. Nel 2023 i gruppi della metallurgia subirebbero un marcato rallentamento, dopo un 2022 particolarmente brillante. Per contro, i gruppi degli altri comparti evidenzierebbero evoluzioni più positive, migliori rispetto alla media rilevata.

Per quanto riguarda il secondo punto, non emergerebbero tensioni particolari, in quanto l’accessibilità al credito non risulta essere un elemento di criticità per la quasi totalità dei gruppi intervistati (84%). Va tuttavia segnalato che:

· Un gruppo su quattro prevede un ridimensionamento degli investimenti programmati.

· La copertura finanziaria degli investimenti continuerà a derivare dalla ingente liquidità accumulata in questi anni dai gruppi stessi. Il ricorso ai prestiti bancari rimarrà secondario, mentre l’apertura a fonti alternative sarà ancora fortemente marginale, a conferma di un assetto “tradizionale”, legato alle famiglie proprietarie.

DICHIARAZIONI

Giovanna Ricuperati, presidente Confindustria Bergamo

“Questo studio, che rientra a pieno titolo fra le attività di collaborazione avviate dalle due Associazioni, sfociate anche nella recente assemblea congiunta, ha consentito di approfondire struttura e dinamiche delle maggiori realtà imprenditoriali dei due territori, confermando le potenzialità di un ecosistema tra i più performanti d’Europa ed evidenziando le diverse somiglianze ma anche i numerosi caratteri distintivi che rendono le due province per molti aspetti complementari. In generale, vengono messi in luce i punti di forza di gruppi abituati a operare in contesti internazionali difficili, visti i tanti scenari di crisi aperti, pronti a sfruttare le nuove opportunità che emergono nei vari mercati e consapevoli dell’importanza di investire costantemente per preservare e migliorare la loro competitività. Grazie a questo lavoro emerge e viene valorizzata anche la capacità di trascinamento delle imprese leader che, aprendo la strada sui diversi mercati, agiscono in modo positivo facendo emergere tutta la filiera di riferimento; si tratta però di una relazione virtuosa, perché, d’altra parte, proprio la presenza di un’articolata rete territoriale contribuisce alla loro solidità e resilienza”.

Franco Gussalli Beretta, presidente Confindustria Brescia

“La presentazione del lavoro sui gruppi industriali si arricchisce quest’anno, ampliando l’analisi anche alle realtà bergamasche, in linea con quanto già fatto con l’Assemblea Generale congiunta delle scorse settimane. I positivi risultati emersi confermano la forza di quella che abbiamo definito la piattaforma manifatturiera d’Europa, nonostante le incertezze economiche e politiche a livello mondiale. In tale contesto, il ridotto ricorso a finanziatori esterni continua a rappresentare un elemento di forza, soprattutto a fronte dell’attuale stagione di rialzi dei tassi d’interesse, che rischia di compromettere l’operatività aziendale delle aziende più dipendenti dal settore bancario. Continuiamo a essere attenti agli stimoli verso l’esterno e, in particolare, a mercati in questo momento floridi come quello degli Stati Uniti. Sottolineo con piacere, infine, come le direttrici maggiormente seguite negli investimenti facciano riferimento alla digitalizzazione e alla sostenibilità, in particolare per quanto riguarda l’autogenerazione di energia da fonti rinnovabili e l’efficientamento energetico; questi ultimi sospinto dalla consapevolezza che i rialzi dei prezzi delle materie energetiche rilevati in questi mesi avranno, verosimilmente, una valenza strutturale e non transitoria.”

Ernesto De Martinis, Ceo Coface in Italia e Head of Strategy Mediterraneo & Africa

“Il nostro ultimo Barometro, relativo al 3° trimestre 2023, ha confermato le preoccupazioni già manifestate in precedenza riguardo alla stabilità finanziaria dei mercati per il prossimo futuro. Lo scenario che si prospetta a livello internazionale ci parla di instabilità e incertezza, che si riflettono necessariamente anche a livello locale. In Europa osserviamo importanti insolvenze nei pagamenti, contestualmente a un aumento delle dilazioni: comportamenti, questi, che parlano del protrarsi delle difficoltà da parte delle imprese, sulle quali pesano ancora gli effetti dell’inflazione e quelli del generale rallentamento economico. La nostra missione è di supportare le imprese nei loro scambi commerciali, orientando il loro business verso imprese solvibili e proteggendole dal rischio di mancato pagamento. Siamo un punto di riferimento, nell’assicurazione dei crediti, cauzioni, business information e recupero crediti.”

Antonio Solinas, Managing Partner Deloitte Financial Advisory

“La grande riserva di liquidità dei gruppi industriali bresciani e bergamaschi ha rappresentato uno dei fattori di successo nell’affrontare il contesto economico degli ultimi anni e limitarne, nella maggior parte dei casi, gli impatti. Pur evidenziando una struttura patrimoniale complessiva del campione robusta, caratterizzata da un ricorso particolarmente limitato a finanziatori esterni, l’analisi segnala che il 23% delle realtà in panel presenta un rapporto PFN/MOL superiore a 3. In un contesto di accelerazione degli investimenti rispetto al 2021 e con aspettative di ulteriori impulsi in tal senso negli anni a venire, valutare un’apertura degli attuali assetti “tradizionali” verso le opportunità alternative disponibili sul mercato dei capitali, potrebbe rappresentare una misura di tutela dei livelli di liquidità maturati. Le imprese del territorio potrebbero quindi beneficiare dell’ingresso sul mercato italiano di un numero sempre maggiore di “alternative lenders”: le fonti di finanziamento alternative insieme alla capacità di accesso al credito e alla liquidità accumulata dai grandi gruppi bresciani e bergamaschi potranno costituire il motore della crescita inorganica degli stessi, attraverso l’M&A e l’internazionalizzazione.”

Manifatturiero, in Lombardia meno produzione e ordini, ma l’artigianato resiste

in Economia/Export/Manifatturiero/Meccanica/Tendenze by

Il progressivo peggioramento del quadro internazionale raggiunge le imprese lombarde che registrano un calo delle performance, ma ancora contenuto. La produzione industriale vira in negativo, sia rispetto al trimestre precedente (-0,7%) sia su base annua (-1,5%). Resiste l’artigianato (+0,2% congiunturale) dove preoccupa però il calo degli ordini.

A causa dell’inflazione e del caro-tassi che provocano una contrazione dei consumi, sono gli ordini interni a soffrire maggiormente registrando un calo significativo per l’industria (-1,4% congiunturale) e più contenuto per l’artigianato (-0,3%). Difficile il confronto dei tendenziali con i buoni risultati dell’anno precedente: dal +6,2% al -3,5% l’industria e dal +3,6% al -1,3% l’artigianato. Anche gli ordini esteri flettono rispetto al trimestre precedente, ma meno intensamente (-0,3% l’industria e -0,1% l’artigianato).

Il dato medio complessivo sulla produzione industriale è sintesi di andamenti differenti per segno ed intensità a livello settoriale, con una maggior diffusione del segno negativo che tocca 9 settori su 13, che varia dal -9,4% del tessile al -0,7% della meccanica. All’opposto sono ancora positivi abbigliamento (+9,6%) e alimentari (+1,2%). Positivi ma deboli i mezzi di trasporto (+0,5%) e la chimica (+0,4%).

Si attenua il caro prezzi delle materie prime per l’industria con un incremento contenuto allo 0,8% sul trimestre precedente, ma crescono ancora molto per l’artigianato (+4,5%). Per quanto riguarda gli ordini, si impoverisce il portafoglio che scende a 81 giornate di produzione assicurata, perdendo 10 giornate rispetto al trimestre precedente, segno che la produzione del terzo trimestre è stata sostenuta anche dallo smaltimento di ordini pregressi.

A causa dei fattori esterni le aspettative e il clima di fiducia appaiono incerte e prevalgono le attese di stagnazione per tutti gli indicatori, segnale di un diffuso clima di insicurezza. “I fattori esterni condizionano la performance delle imprese lombarde ma la speranza è quella di poter ripartire nella giusta direzione: l’artigianato è ancora in positivo e questo è motivo di buona soddisfazione” – ha specificato Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia – “Il flusso di nuovi ordinativi è il vero punto debole per il 2023: in particolare sulla Lombardia grava la fase critica che sta attraversando l’economia tedesca: in tal senso le aspettative di business sono di miglioramento come evidenzia l’indice IFO. Inoltre non dobbiamo dimenticare che la qualità dei nostri prodotti e la capacità delle imprese lombarde di muoversi su nuovi mercati possono fare la differenza”. “Lo strumento delle filiere produttive, messo in campo dall’Assessorato allo Sviluppo Economico, può aiutarci a vincere questa complessa partita, in quanto valorizza e rafforza la competitività del modello lombardo, fortemente interconnesso con il territorio, favorendo la capacità di innovare, di digitalizzare, di sviluppare il capitale umano e di favorire progetti di transizione sostenibile” – ha aggiunto Mauro Sangalli, Coordinatore generale Casartigiani Lombardia.

“Il crollo degli ordini interni, la lenta inversione di tendenza dei prezzi e il calo degli investimenti generato dall’aumento del costo del denaro sono le principali cause del rallentamento della produzione industriale in Lombardia” – ha sottolineato ancora il Presidente di Confindustria Lombardia Francesco Buzzella – “Alcuni settori in particolare

mostrano segnali di maggiore sofferenza, come il chimico e il tessile. In questo contesto l’export rappresenta ormai una componente imprescindibile per il sistema lombardo. Alcuni segnali emersi dalla rilevazione trimestrale fanno però sperare in una rapida ripartenza: il saldo occupazionale positivo e la cassa integrazione in calo sono sintomo di fiducia da parte delle imprese le quali, nonostante la congiuntura negativa, continuano a produrre a pieno organico. Per sostenere in questa fase lo sforzo delle imprese è importante che le rilevanti misure di Regione Lombardia a sostegno del tessuto produttivo abbiano un iter più rapido mentre a livello europeo serve un Fondo sovrano per gli investimenti che consenta di competere con Usa e Cina” .

“Oggi i dati lombardi, in questo contesto macroeconomico estremamente negativo, possono essere considerati positivamente; la capacità del nostro sistema di rispondere alle influenze negative è forte” – ha concluso Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia – “Nell’evidenziare ulteriormente un contesto di guerre, speculazioni e politiche monetarie che non consentono gli investimenti, mi preme invitare la Banca Centrale Europea ad un riflessione sulla possibilità di anticipare la discesa dei tassi di interesse prima di quanto previsto per aiutare investimenti e innovazione. L’occupazione tiene e questo è il dato che dimostra la buona salute dell’ecosistema produttivo Lombardo”.

1 3 4 5 6 7 67
Go to Top
Vai alla barra degli strumenti