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Innovation Club è la fabbrica delle idee | INNOVATION CLUB

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Sei una startup che vuole lanciare un nuovo business ? Sei un’azienda che vuole innovare il proprio posizionamento sul mercato costruendo una nuova iniziativa business gestita da uno spin-off ?

Condividi la tua idea con Innovation Club (info@innovationclub.it). I membri del club sono in grado di condividere un percorso per l’implementazione della vostra idea. 

Ecco alcuni servizi che possiamo mettere a disposizione:

BUSINESS MODELLING

Progettazione dei sistemi di business innovativi. Individuazione delle metriche e degli strumenti di monitoraggio per favorire l’evoluzione della tua azienda verso uno sviluppo esponenziale. Il Business Model Canvas è uno strumento che può essere utilizzato utile a sviluppare nuovi modelli di business o formalizzare quelli esistenti. Si tratta di uno schema grafico dove sintetizzare visivamente come un’impresa crea valore, le risorse ed attività necessarie, i segmenti di clienti, e gli aspetti economico-finanziari.

RICERCHE DI MERCATO E STRATEGIE DI VENDITA

La ricerca di mercato è la sistematica raccolta, conservazione ed analisi dei dati relativi a problemi connessi al marketing dei beni e/o dei servizi. Le ricerche di mercato si occupano principalmente dello studio e dell’analisi dei comportamenti espressi e dei processi decisionali (motivazioni) dei consumatori in un’economia di mercato, o della definizione della struttura di un mercato. Sono una fonte di informazione per chi, all’interno di un’azienda che produce beni o servizi, deve prendere decisioni di marketing. La strategia di vendita si compone di numerose attività: Analisi delle buyer persona; mappatura del customer journey; strategie di outbound e inbound marketing; sistemi evoluti per la gestione della relazione con i clienti, integrati con le piattaforme media, di social networking e social commerce.

PRODUCT DESIGN & INNOVATION

Apprendimento e applicazione di processi e metodi di Design Thinking: ideazione, progettazione, sviluppo con approccio “lean” incrementale e iterativo, prototipazione e ingegnerizzazione, validazione sul mercato con metodi di ricerca quali-quantitativi. Sono due i concetti centrali:

> Il “Minimum viable product” (MVP) è la “versione di un nuovo prodotto che consente ad un team di raccogliere la massima quantità di conoscenza validata sui clienti con il minimo sforzo.”

> Il “Pivot” rappresenta una “correzione strutturata della rotta progettata per verificare una nuova ipotesi fondamentale relativa ad un prodotto, una strategia”

TECHNOLOGY STRATEGY

Proponiamo come  sulle nuove tecnologie e gli ambiti di applicazione, con focus sui tre pilastri dell’innovazione. Convenzioni in Italia e all’estero con università, istituti di ricerca ed enti equiparati ci permettono di conoscere anche quelle tecnologie che possono avere delle ricadute industriali.

BUSINESS PLAN

La nascita di una nuova attività imprenditoriale (e di qualsiasi progetto aziendale) deve essere sostenuta da uno studio o un’analisi di fattibilità in grado di fornire una serie di dati di natura economico-aziendale, sui quali tracciare linee guida per la costituzione dell’attività. Lo studio di fattibilità si concretizza nella redazione di un documento: il business plan. Il business plan è un documento che sintetizza i contenuti e le caratteristiche di un progetto imprenditoriale (business idea). Viene utilizzato sia per la pianificazione e gestione aziendale che per la comunicazione esterna, in particolare verso potenziali finanziatori o investitori. Il Business Plan è un documento necessario per ogni progetto innovativo ma da solo è un esercizio matematico: importante affiancare ad esso studi, analisi e esperienze che possano convalidarlo.

BREVETTO O INNOVAZIONE “OPEN”

Un brevetto tutela e valorizza un’innovazione tecnica, ovvero un prodotto o un processo che fornisce una nuova soluzione a un determinato problema tecnico. È un titolo in forza del quale viene conferito un monopolio temporaneo di sfruttamento sull’oggetto del brevetto stesso, consistente nel diritto esclusivo di realizzarlo, di disporne e di farne un uso commerciale, vietando tali attività ad altri soggetti non autorizzati. In particolare, il brevetto conferisce al titolare:

> nel caso in cui l’oggetto del brevetto sia un prodotto, il diritto di vietare ai terzi, salvo consenso del titolare, di produrre, usare, mettere in commercio, vendere o importare a tali fini il prodotto in questione

> nel caso in cui l’oggetto del brevetto sia un procedimento, il diritto di vietare ai terzi, salvo consenso del titolare, di applicare il procedimento, nonché di usare, mettere in commercio, vendere o importare a tali fini il prodotto direttamente ottenuto con il procedimento in questione.

Il brevetto può essere un elemento che da un valore oggettivo ad un’idea anche se in certi casi non è sempre la soluzione ideale. Spesso i costi legali di una causa nazionale o internazionale per fare valere un brevetto sono proibitivi: per questo si tende oggi a ragionare con una prospettiva di innovazione “open” individuando altri elementi di protezione del proprio know-how.

FUNDRAISING & FINANZA AGEVOLATA

Il processo di fundraising è solo in apparenza molto semplice ma nasconde tante attività. innanzitutto bisogna trovare il modo di ottenere un incontro con i potenziali investitori. Dopodichè, occore spiegare loro in che modo l’iniziativa può riuscire a fargli ottenere guadagni elevati. Ciò significa dovere illustrare molteplici aspetti: la mission aziendale, il prodotto,  la visione futura, il mercato, la concorrenza, quale sarà il vantaggio competitivo nel medio-lungo periodo. Per finanza agevolata si deve intendere il complesso di investimenti che favoriscono lo sviluppo di progetti aziendali, coprendo, per quanto possibile, il fabbisogno finanziario mediante l’ottenimento di agevolazioni comunitarie, nazionali o regionali. Rientra nella finanza agevolata pertanto qualsiasi strumento il legislatore metta a disposizione delle imprese al fine di fornire loro un vantaggio competitivo che incida positivamente sullo sviluppo aziendale e sul rilancio dell’impresa.

INTERNAZIONALIZZAZIONE

Grazie ad una rete di relazioni vasta in molti paesi in grado di identificare il più adatto contesto di applicazione di un’idea.

> Abbiamo relazioni imprenditoriali consolidate in molti paesi europei come Francia, UK, Spagna anche grazie all’esperienza di lavoro di alcuni membri del nei programmi quadro della Commissione Europea;

> Diamo  particolare attenzione a contesti extra-europei come gli Stati Uniti (Silicon Valley, West Coast, East Coast), il Sudamerica, i paesi arabi (EAU, Dubai), L’India, Il Sud-est asiatico;

> Molto importante anche considerare il contesto dei paesi emergenti come molti stati africani che spesso nascondo grandi opportunità o il particolare contesto dei “micro-stati” come le isole, il cui sistema economico ha caratteristiche molto peculiari. 

L’internazionalizzazione di un’idea non è solo relazione ma anche il processo di adattamento di una impresa, un prodotto, un marchio, pensato e progettato per un mercato o un ambiente definito, ad altri mercati o ambienti internazionali, in modo particolare altre nazioni e culture. Nell’estate del 2017 il club ha organizzato un innovation tour che toccherà gli hotspot dell’innovazione europea quali il distretto di Sophia Antipolis nel Sud della Francia ovvero il principale polo tecnologico europeo, Barcellona che è la prima Smart City in Europa, Lisbona contesto emergente che ospita il Web Summit e Monaco di Baviera dove si trova il più strutturato “sistema startup” della Germania.

Segui le iniziative di Innovation Club: www.innovationclub.it

I chatbot e l’evoluzione dei servizi al cliente | INNOVATION CLUB

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(a cura di Innovation Club) Discutono con noi; rispondono alle nostre domande; sono sempre pronti ad aiutarci e, spesso, riescono anche ad anticipare le nostre esigenze. Vivono in mezzo a noi ma non sono esseri umani. Sono i chatbot – noti anche come bot o chatterbot – e, secondo gli analisti, sono pronti a diventare i migliori amici delle persone e dei brand.

Non è un caso se chatbot e customer experience sono argomenti che viaggiano insieme, perché questa nuova (ma non tanto) tecnologia potrebbe rivoluzionare per sempre il rapporto tra aziende e clienti. Nel nome dell’intelligenza artificiale.

Qualche tempo fa Satya Nadella, CEO di Microsoft, durante un’intervista ha dichiarato che quella dei bot è una “tecnologia inevitabile”. Basta un giro veloce tra le news online per comprendere la portata di questa ossessione, a partire proprio da Microsoft che, secondo alcuni, starebbe già testando i bot come strumento di supporto di primo livello.

I margini di azione delle reti neurali e del machine learning sono molto sfumati, e i bot ne sono la dimostrazione più evidente:

Si integrano con i siti web, come primo elemento di contatto e customer service (ad esempio sui siti di comparazione prezzi) o come assistente (Siri in versione Mac o Cortana);

Comunicano con le app mobile, imparano dall’utilizzo e forniscono informazioni (i due ‘contenitori di bot più importanti al momento sono Facebook Messenger e Telegram);

Agiscono come centro nevralgico del dispositivo mobile, rendendo possibile accedere ai servizi senza digitare e senza dover passare da una app all’altra (Siri ma anche Google Instant Apps).

Questa loro natura fluida rappresenta il motivo principale per cui i chatbot stanno conquistando velocemente i settori più disparati. Scorrendo le ultime notizie troviamo:

American Express che lavora a un bot per fornire servizi finanziari agli utenti;

Shine che vuole aiutare gli adolescenti in difficoltà con un supporto morale via Facebook Messenger;

Kayak che punta a un ambizioso progetto di agenzia di viaggi intelligente;

Kip che utilizza gli emoji per aiutare gli utenti a trovare e acquistare prodotti;  

DoNotPay che, come un bot ‘avvocato’, contesta le multe per parcheggio non pagato a Londra e New York.

Secondo le ultime stime, solo su Facebook sono già stati diffusi 11mila bot, che stanno evolvendo verso una maggiore interattività e capacità di imparare dal contesto. I tempi in cui uomini e macchine potranno comunicare in una modalità ‘seamless’ sono lontani, ma forse non così tanto come pensano gli apocalittici della tecnologia.

Per guardare al futuro, però, dobbiamo tornare al passato. Cercando di capire, innanzitutto, cosa sono i chatbot e da dove arrivano. Detto in poche parole, i bot sono entità artificiali progettate per automatizzare i compiti che di solito facciamo noi (una prenotazione per la cena, la pianificazione di un appuntamento).

Oggi, sono utilizzati principalmente per mantenere una conversazione intelligente con gli utenti umani, imparando costantemente dal contesto. Negli anni li abbiamo già visti sotto forma di software (SmarterChild) e assistenti integrati (Cortana, Siri). Come detto, però, sono destinati a diventare qualcosa di più complesso.

Non vi è dubbio che l’artificial intelligence contribuirà a ridefinire i confini del business negli anni a venire. Per citare il discorso di Pedro Domingos, l’autore di The Master Algorithm, al SXSW 2016: “La artificial intelligence non è poi così spaventosa come sembra quando si traduce in artificial smartness.” Un gioco di parole che nasconde una evoluzione decisiva.

È la natura delle cose: Proprio come gli esseri umani evolvono, a seguito delle variazioni nell’ambiente sociale e tecnologico, lo stesso fanno i bot. Diventano più raffinati e proattivi davanti ai nostri occhi, tanto che alcuni futuristi hanno già annunciato che stiamo muovendo verso un incubo distopico in cui non si potrà più distinguere ciò che è umano da ciò che non lo è.

Certo, il fallimento dell’esperimento Tay, condotto da Microsoft, dimostra che il percorso verso una macchina davvero ‘smart’ è ancora lungo, ma questo non autorizza a paventare scenari alla Philip K. Dick. Piuttosto, evidenzia come anche la più intelligente delle tecnologie debba imparare a fare i conti con i comportamenti imprevedibili degli esseri umani.

“In sé la tecnologia non è né buona né cattiva, ma gli ingegneri hanno la responsabilità di assicurarsi che non sia progettata in modo da riflettere gli aspetti peggiori dell’umanità.” (TechCrunch)

Arrivati a questo punto, è necessario chiarire un punto importante: non tutti i chatbot sono uguali, così come non sono una invenzione degli ultimi anni. Esistono da decenni, fin da quando Alan Turing definì i confini del celeberrimo Test per riconoscere un uomo da una macchina.

Ancora oggi alcuni bot sono intelligenti, altri non tanto. Alcuni sono utili, altri sono solo ludici. Alcuni lavorano in completa autonomia, altri necessitano di intervento umano. La strada, però, è segnata: l’evoluzione dei bot li porterà a essere indipendenti, intuitivi e capaci di adattarsi al cambiamento.

Ed eccoci alla domanda centrale di questo articolo: I bot rappresentano davvero il futuro della digital customer experience? Oppure si tratta di un trend ancora non ben definito e destinato a svanire? L’idea è quella di creare un bot in grado di fornire assistenza, trovare sempre la risposta giusta e aiutare i clienti senza alcun intervento esterno. Come? Utilizzando le app per andare oltre le app come le conosciamo.

L’obiettivo finale è quello di realizzare qualcosa che – finalmente – renda la vita dei clienti più facile. Invece di perdere tempo a passare manualmente da un servizio all’altro, l’utente dovrà solo esporre vocalmente la sua domanda, e il suo assistente personale full-time farà tutto il lavoro.

Vuoi sapere quale sarà la temperatura nel prossimo fine settimana? Chiedi a un bot. Vuoi prenotare un pacchetto completo per la prossima vacanza? Lasciati guidare da un bot. Hai bisogno di restituire un paio di scarpe che non sono della misura giusta? Fatti aiutare da un bot.    

In questi termini, i chatbots sono l’ultimo, il più grande tentativo di migliorare la user experience, senza dover assumere legioni di operatori di customer service che prendano per mano i clienti.

La lista di modalità con cui le aziende tentano di connettersi con i clienti è già molto lunga. La differenza essenziale è che i chatbots “danno agli esseri umani l’illusione che stanno comunicando con un’entità che capisce e può rispondere con frasi che abbiano un senso.” (Marketplace)

Visti da questa prospettiva, i chatbot sembrano impostare una situazione win-win per gli sviluppatori e clienti:

Da un lato ci sono gli sviluppatori, che hanno scommesso sul successo dei mercati conversazionali e che creano nuovi bot intelligenti e piattaforme per venderli (come fanno già Telegram e Kik).

Dall’altro lato abbiamo le organizzazioni, ormai consapevoli che le persone vivono al tempo stesso online e offline. Le aziende hanno nuovi strumenti ma lo stesso problema di sempre: imparare a coinvolgere e monetizzare i propri clienti, offrendo esperienze significative in tutti i canali e touch point.

Ecco perché pensiamo che i bot potrebbero rappresentare un’opportunità preziosa per i brand (soprattutto i brand retail) per allineare l’esperienza offline del negozio con la costante presenza online dei loro clienti.

La vera sfida sarà nella capacità di realizzare strumenti in grado di uscire dalla dimensione ludica, per apportare un effettivo miglioramento della customer experience. La differenza si vedrà quando i bot riusciranno ad apparire e agire in modo del tutto naturale.

METAL 4.0 – Soluzioni ERP per il settore Metal – SAP S/4 HANA & SAP Business One

in Acciaio/Economia/Partner by

Le aziende del settore Metal hanno la necessità di monitorare costantemente i processi attraverso l’utilizzo di strumenti di controllo adatti sia alla gestione di una produzione su ordine cliente, sia alla pianificazione e produzione su previsione. Le aziende del settore pongono rilevante attenzione alla necessità di gestire le specifiche di prodotto associandogli un numero elevato di attributi che ne descrivano puntualmente dimensioni, profili, caratteristiche chimico-fisiche, garantendo allo stesso tempo una rintracciabilità totale dei manufatti all’interno del flusso logistico e produttivo. 

Il processo di conto trasformazione attiva e passiva, spesso presente nella produzione e lavorazione dei metalli non ferrosi, deve essere integralmente inserito nelle procedure aziendali sia in ambito logistico che di controllo di gestione. Le aziende del settore metal hanno la necessità di integrare i processi logistici primari con le funzioni di supporto quali il controllo qualità del prodotto, la manutenzione e gestione delle attrezzature e degli impianti.

Queste soluzioni sono state sviluppate per soddisfare le necessità operative e organizzative peculiari per il settore della siderurgia e metallurgia.  Possono rappresentare la linea guida per favorire uno sviluppo organizzativo consapevole, essendo già oggi aperte a contesti multi-societari e pronte a espandersi verso scenari di e-business. Le soluzioni SAP coniugano l’esigenza di poter descrivere compiutamente, utilizzando un numero di attributi esteso a piacere, anche interconnessi tra loro, un nastro d’acciaio, un tubo o un profilato speciale. Sfruttano la configurazione di prodotto nel flusso dall’ordine all’identificazione dei semilavorati e delle materie prime da utilizzare in produzione. Memorizzano le specifiche rilevate al termine di una lavorazione utilizzando la gestione delle partite a livello di fascio, lotto, o singolo articolo.

Già dalla fase di inserimento ordine, la definizione delle specifiche di prodotto attiva strutture di pricing e di determinazione dei costi che permettono un immediato riscontro della marginalità. Le stesse specifiche di prodotto, trasferite in tutte le fasi produttive, rendono agevole massimizzare l’efficienza di materiali e manodopera grazie a funzioni di accorpamento, ad esempio per attività di taglio o di trattamento termico.

Le soluzioni SAP non si limitano a gestire i processi fondamentali ma ne stimolano l’evoluzione verso modelli organizzativi più snelli e razionali. In un contesto sempre più internazionale e competitivo, la necessità di contare su strumenti informativi precisi e tempestivi è diventato un “must” irrinunciabile per supportare le scelte aziendali più convenienti. 

Forniscono istantaneamente al management le informazioni necessarie al processo decisionale attraverso il controllo completo degli scenari logistici, valutando preventivamente le conseguenze di ogni decisione attraverso una precisa analisi della profittabilità. Lo sviluppo del business in questo modo si appoggia alla forza dei dati che costituiscono la base per garantire un governo efficace dell’azienda.

Le soluzioni includono la gestione dei processi caratteristici delle aziende che operano ai diversi livelli della filiera:

> Trafilatura ;

> Laminatoi ;

> Estrusioni ;

> Centri Servizi Acciai ;

> Fonderie ;

> Pressofusioni ;

> Lavorazioni meccaniche e di precisione.

Le soluzioni SAP sono basate sulla tecnologia HANA, il motore per l’impresa in tempo reale. Fornisce una base su cui costruire una nuova generazione di applicazioni, consentendo ai clienti di analizzare in tempo reale grandi quantità di dati virtualmente provenienti da qualsiasi fonte.
Neosperience è un partner capace di intervenire realizzando progetti completi di cambiamento anche di tipo organizzativo capitalizzando una grande e lunga esperienza nella gestione dei sistemi d’impresa e contestualizzando questa esperienza in un’efficace modalità di utilizzo delle piattaforme SAP.
Per maggiori informazioni: www.neosgroup.it

Il Gruppo Gabeca si allarga: inaugurato il nuovo eco-impianto di Ecoplant

in Ambiente/Aziende/Economia/Ecoplant/Gabeca/Nuove imprese/Partner by

E’ stato inaugurato oggi, a Cremona, il nuovo impianto a impatto zero di Ecoplant: società del Gruppo Gabeca di Calcinato (Bs) che si occupa della gestione completa del ciclo dei rifiuti con l’obiettivo di garantirne il corretto smaltimento e, soprattutto, di ridurre al minimo le ricadute ambientali sul territorio.

La presentazione ufficiale agli imprenditori e alle autorità si è tenuta dalle 11.30, nella prestigiosa cornice dell’Academia Cremonensis impreziosita da un breve concerto di violino. A seguire, in via Riglio, il taglio del nastro e una breve visita all’eco-impianto alla presenza dell’amministratore delegato del Gruppo Gabeca Fabrizio Scuri e della presidente Daniela Grandi.

Nella piattaforma potranno transitare diverse tipologie di rifiuti – l’elenco degli oltre 300 Codici Cer è disponibile sul sito www.ecoplantsrl.it – destinati al deposito (rigorosamente temporaneo), alla miscelazione e al ricondizionamento preliminare fino a un massimo di 140mila tonnellate.

L’obiettivo dell’innovativo processo di lavorazione denominato Ippc (Integrated Pollution Prevention and Control) è quello di fare in modo che i rifiuti vengano valorizzati e riutilizzati nei processi produttivi delle aziende, riducendo al minimo i quantitativi da smaltire nelle discariche. Tutto ciò senza inquinamento, visto che l’impianto Ecoplant ha zero emissioni in atmosfera, acqua e suolo. Mentre le emissioni acustiche sono ridotte e comunque mitigate dall’ubicazione, lontana dai centri abitati.

“Il nostro intento”, ha spiegato Scuri nell’occasione, “è quello di mettere il nostro marchio e il know how di cui disponiamo al servizio della comunità e delle aziende del territorio, diventando il riferimento professionale di coloro che vogliono smaltire i rifiuti in maniera sicura, ecologica e rispettosa delle complesse normative in materia: perché la massima sicurezza di chi in azienda è responsabile delle procedure e la sicurezza dei cittadini possono e devono coincidere”.

“Per sostenere Ecoplant in questa missione”, ha aggiunto la presidente Daniela Grandi, “è stata realizzata una piattaforma moderna, ma in campo c’è anche la garanzia di un gruppo con esperienza decennale nel settore dello smaltimento e delle analisi chimiche. La nostra certezza”, ha concluso, “è che l’integrità, unita al legame con il territorio, è una condizione imprescindibile per il successo della propria attività e il perdurare nel tempo di un’azienda”.

Kloudymail vola a Singapore a rappresentare Brescia e l’Italia

in Economia/Export/Partner/Tech by

La bresciana Kloudymail – secondo quanto riportato da BsNews.it – rappresenterà Brescia e l’Italia alla prossima Innovfest Unbound di Singapore. L’appuntamento, che si terrà dal 2 al 4 maggio, è il più grande festival dedicato all’innovazione del Sud Est Asiatico e conferma l’attenzione internazionale per la startup con sede a Brescia2 (in un piano di Palazzo Mercurio), che si occupa di sistemi di e-mail marketing per le aziende.

A Singapore la società guidata da Enrico Del Sordo sarà alla testa della delegazione italiana (una quindicina di aziende per tutta Italia) selezionata dall’Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane che fa capo al Ministero dello sviluppo economico.

Una scelta non casuale. Kloudymail presenta infatti una crescita dei fatturati che si attesta su una media del 25 per cento a trimestre e conta oltre 4mila aziende clienti nel mondo (dalla Svizzera al Regno Unito, dagli Emirati Arabi agli Usa), ponendosi in diretta concorrenza con i colossi mondiali come Mailchimp in un mercato che vale circa 2 miliardi di euro all’anno.

“Siamo orgogliosi di rappresentare Brescia in un contesto prestigioso come quello dell’Innovfest di Singapore”, spiega Del Sordo, “cercheremo di onorare questa responsabilità facendo il massimo, consapevoli che il nostro compito è quello di creare ricchezza, prestigio e lavoro nella Leonessa, il territorio in cui siamo nati e operiamo quotidianamente. Anche per questo”, continua Del Sordo, “mi fa piacere annunciare che presto procederemo all’assunzione di sette nuove persone nella nostra sede di Brescia2”.

INNOVATION CLUB/12. La realtà virtuale trasformerà il Web in un’esperienza immersiva

in Economia/Innovation club/Partner/Rubriche/Web e digitale by

Volendo approfondire un discorso sui media digitali del futuro, non si può non introdurre le teorie di Marshall McLuhan. Secondo il grande sociologo canadese ogni medium è un’estensione dell’uomo.  Nell’era della meccanica l’uomo aveva operato un’estensione del proprio corpo in senso spaziale; nell’era dell’elettricità e della trasmissione elettromagnetica l’uomo ha esteso il proprio sistema nervoso centrale sino ad incorporare tutta l’umanità, abolendo i precedenti concetti deterministici di spazio e di tempo. 

L’evoluzione del mondo Web negli ultimi decenni non ha fatto altro che mettere in connessione l’intera conoscenza ed esperienza umana in una rete unica. Nei prossimi anni non basterà più condividere sui social una foto o un video. Sentiremo il bisogno di mettere online le nostre esperienze e frammenti della nostra vita reale, in modo tale che altri possano viverle esattamente come le abbiamo vissute noi. Sarà possibile sentirci ancora più vicini ai vip “rivivendo” le loro esperienze condivise sui social. Proprio a questo ha sicuramente pensato Mark Zuckerberg quando lo scorso anno pagò 2 miliardi di dollari per comprare Oculus VR. Adesso quest’investimento sta per dare i primi frutti: al recente Facebook F8 Conference sono state annunciate le prime versione virtuali delle proprie applicazioni. Quanto presentato da Facebook può offrici una previsione del web del futuro.

Spesso possiamo trovare tracce del nostro futuro non nei saggi, nei numeri e nelle ricerche di mercato, bensì nei romanzi e nella fiction. Neal Stephenson, scrittore-guru della fantascienza, crea il suo capolavoro Snow Crash e, con esso, il Metaverso, vero e proprio successore di Internet come lo conosciamo noi ora. Il Mataverso viene descritto come un “mondo virtuale collettivo e condiviso in 3D’, in cui possano convergere lo spazio fisico e quello virtuale.  In Snow Crash, Hiro Protagonist – il cui nome ci ricorda l’importanza degli archetipi nella narrazione – è un hacker freelance che a all’America al collasso preferisce il ‘meta universo’, una somma di realtà virtuale, tecnologia 3D e realtà aumentata, il tutto alimentato da un Internet super-veloce. Come fanno Parzival e Hiro ad entrare nei loro nuovi mondi virtuali? Indossando e utilizzando periferiche e strumenti di realtà virtuale.

Tutto questo è solo fantascienza? Oppure potrebbe essere una descrizione del futuro del business ? Per una prima risposta, chiedete pure della Realtà Virtuale.

La tecnologia del virtuale svolge un ruolo fondamentale nell’influenzare le aziende che devono riprogettare le loro strategie. La realtà virtuale potrebbe diventare il prossimo passo in un percorso pieno di opportunità già dominato dalla cosiddetta ‘wearable technology’, che sta cambiando il modo in cui i clienti vivono i prodotti. Gli sviluppatori di videogiochi e software fin da subito hanno mostrato grande interesse per questa nuova tecnologia, ma non sono certo gli unici. In Norvegia, ad esempio, l’esercito ha iniziato a utilizzare la Realtà Virtuale per insegnare la guida dei carri armati e simulare una vera e propria campagna militare. Una inversione interessante dai giochi progettati per simulare la guerra alla guerra simulata con appendici videoludiche. Tutto si riduce solo a gioco e guerra, come al solito? Non proprio, perché ci sono ancora molte altre opportunità da esplorare.

Il mondo aperto dalla realtà virtuale è ancora ricco di percorsi inesplorati, che investono anche il rapporto tra aziende e clienti. Perché non creare un’app customer-facing per passare da un sito di e-commerce statico tradizionale a un vero e proprio concept store virtuale, in grado di offrire una straordinaria customer experience nel momento in cui il cliente sta osservando il tuo prodotto o servizio? Sei un marchio del retail, dell’automotive o della moda e lusso? Perché non offrire uno ambiente digitale che i tuoi clienti possano visitare, dove possano esplorare, ricercare e addirittura toccare i tuoi prodotti? L’unico limite sarà dato da immaginazione e creatività.

Sempre nella recente conferenza “Facebook F8” Zuckerberg ha toccato il tema della R&D con Building 8, il suo centro ricerca che sta sviluppando alcuni progetti fantascientifici: 

1. Il primo consente alle persone di scrivere attraverso gli impulsi del proprio cervello. Le persone non dovranno più digitare ma potranno solo pensare e il loro pensiero sarà tracciato con sensori esterni e che possano essere prodotti in grandi numeri.

2. Il secondo progetto permetterà alle persone di provare emozioni attraverso la pelle.

Queste due tecnologie potrebbero essere delle naturali estensioni sensoriali delle Realtà Virtuale. Il futuro ci riserverà molte sorprese.

INNOVATION CLUB/11. Welfare 4.0, Sicurezza sul lavoro, benessere e innovazioni. Intervista a Massimiliano Pasini

in Economia/Innovation club/Lavoro/Partner/Rubriche by
Intervista a Massimiliano Pasini, giovane imprenditore alla direzione di un’azienda dalla tradizione decennale, fra le prime in Italia nel settore della sicurezza sul lavoro, ambiente e medicina del lavoro.

Buongiorno Massimiliano, Lei è un giovane imprenditore alla direzione di un’azienda dalla tradizione decennale, fra le prime in Italia nel settore della sicurezza sul lavoro, ambiente e medicina del lavoro.

Quali relazioni fra Industria 4.0 ed una realtà come la vostra?
A dire il vero sono AD di Fleming Tecna Srl, il Gruppo Fleming Tecna è composto anche da Poliambulatori Fleming Tecna s.r.l., per la quale l’A.D. è mia sorella Simona. Il gruppo oggi si occupa di tutto quanto attiene la prevenzione. Di fatto abbiamo sviluppato tre grandi filoni che guardano aspetti diversi, ma fra loro coordinati e dipendenti, ovvero: la medicina del lavoro, la sicurezza sul lavoro e la medicina privata in regime poliambulatoriale. Ognuno dei tre settori è caratterizzato da una forte propensione al rinnovamento, allo sviluppo e all’innovazione.

Si può fare innovazione anche in un settore normato legislativamente?
Certamente. Anzi, si deve fare innovazione. È un obbligo, sancito normativamente. Il datore di lavoro deve adottare tutto ciò che il mercato mette a disposizione per prevenire gli infortuni e le malattie professionali.
Noi iniziamo ad occuparci di medicina e sicurezza sul lavoro molti anni prima che il Dlgs 626/94 fosse pubblicato. Anticipando una sensibilità che andava diffondendosi, dice qualcuno, guardando al futuro e anticipando i tempi dico io.
Nel nostro campo la ricerca di soluzioni nuove a problemi vecchi è la chiave di volta. È un obbligo, oltre che un dovere ed è una traccia costante nel nostro lavoro…
Eraclito sostiene che “non c’è nulla di immutabile tranne l’esigenza di cambiare” di questa massima abbiamo fatto, da sempre, il nostro leitmotiv stringendo collaborazioni e partnership, mettendo in relazione aziende diverse alla ricerca di soluzioni condivise. Alle volte per imposizione legislativa…altre anticipando i tempi dell’obbligo. Il cambiamento come anima del miglioramento, continuo e costante. Come tensione a migliorare le condizioni di lavoro, la salute il benessere dei lavoratori e conseguentemente il benessere dell’azienda, la produttività, la qualità.
Essere innovativi non significa solo ed esclusivamente digitalizzare i contenuti, cosa che abbiamo fatto. L’informatica, la ricerca, la tecnologia sono solo strumenti.
Essere un’impresa innovativa è, in primis, uno stato mentale dell’imprenditore… significa stare attenti ai nuovi strumenti disponibili per utilizzarli al meglio, significa mettersi a disposizione con tempo e risorse per implementare le nuove tecnologie al fine di migliorare continuamente.

Ha parlato di tre settore paralleli, sviluppati all’interno del gruppo, all’insegna dell’innovazione. Quali sono gli altri?
Uno, strettamente correlato alla realtà di cui abbiamo parlato è la Formazione. Un settore su cui abbiamo investito molte energie negli ultimi anni con l’obiettivo…o meglio l’ambizione di innescare, anche in qualcun altro la voglia di cambiare, di intraprendere nuove strade, provare nuove esperienze, fare innovazione a loro volta. Credo che il miglioramento continuo sia endemico, se stai con persone stimolate e stimolanti, se ti confronti con qualcuno capace di accendere l’interesse e la fiamma della curiosità, la voglia di percorrere nuove strade, allora stai facendo, a tuo modo, innovazione.
Anche se abbiamo scelto, da tempo, di utilizzare tutte le tecniche formative possibili: formazione d’aula, a distanza, in differita, in diretta streaming …abbiamo voluto approcciare la formazione in maniera innovativa coinvolgendo docenti innovatori, esperti innovatori, imprenditori innovatori che sono testimoni di nuovi strumenti o nuovi processi e che vogliano mettere a fattor comune le proprie soluzioni o idee al fine di rendere il corso un’esperienza stimolante per i partecipanti … Ecco in questo senso facciamo innovazione…trasformandoci in un ponte, se serve!

Fin qui tutto chiaro, ma è sempre possibile innovare?
Come dicevo prima si, è sempre possibile innovare, ma dobbiamo metterci d’accordo sul fatto che innovare non significa rincorrere le mode del momento…ad esempio per quanto riguarda la medicina del lavoro: da anni cerchiamo un modo valido per digitalizzare il libretto sanitario dei lavoratori, ma purtroppo ad oggi la normativa non ce lo permette appieno.
Il nostro dovere nell’assistere i clienti, è garantire che i documenti che archiviamo siano gestiti in maniera puntuale e rigorosa, se un domani tali documenti dovranno essere presentati a un giudice penalista gli stessi dovranno avere piena validità legale; ad oggi, i documenti digitali ammessi per moltissime pratiche non lo sono per la nostra, o meglio non lo sono per come noi intendiamo il nostro lavoro. Siamo da 36 anni nel campo ne abbiamo viste di tutti i colori e per esperienza sappiamo che la prevenzione non è mai troppa nemmeno nel conservare documenti manoscritti e firmati in maniera autografa anche se meno “IoT” e un po’ retrò.
Detto ciò anche in materia si innova non sulle tecniche di archiviazione digitale ma sulle strumentazioni diagnostiche. Essendo stati nel 1981 i pionieri del mercato (non esistevano all’epoca aziende private di medicina del lavoro) siamo stati anche i primi a implementare tra le nostre dotazioni quello che oggi chiamiamo “mezzo mobile” che non è altro che un “furgone” allestito ad ambulatorio, dotato di cabina silente per le audiometrie, cabina per l’effettuazione delle lastre RX e tutto ciò che occorre per andare nelle aziende nostre clienti ed effettuare la sorveglianza sanitaria in loco.
Molto stiamo facendo negli ultimi anni per integrare le strumentazioni diagnostiche con i sistemi digitali, al fine di permettere ai nostri collaboratori medici specialisti di refertare gli esami a distanza e ottimizzare così i costi.

E della salute delle persone, cosa può dire?
Questo, insieme alla medicina del lavoro è un settore che segue mia sorella, ma lo spirto non cambia così ci ha insegnato nostro padre Pasini Ultimo fondatore e coideatore delle società.
Ad esempio, proprio nel mese di Febbraio, abbiamo inaugurato un ambulatorio vulnologico innovativo, per la cura della ulcere cutanee che sfrutta la tele-diagnostica per contenere i costi.
Dopo una prima visita con il Chirurgo responsabile, le medicazioni potranno essere effettuate a domicilio del paziente da personale infermieristico (e quindi senza coinvolgere fisicamente il medico) a un costo maggiormente contenuto pur mantenendo gli stessi standard di controllo e sicurezza per il paziente stesso.

Tra le vostre attività fate anche tanto altro. Cosa crede che cambierà nel prossimo futuro?
Nel breve termine prevedo una modifica sostanziale nell’ implementazione dei sistemi di gestione qualità, sicurezza, ambiente ecc.. Nella sezione che si occupa di sistemi di gestione in Fleming tecna con l’innovazione digitale e le nuove tecnologie già oggi stiamo rimodulando i documenti, le procedure, i manuali. ne è conseguenza che a breve il lavoro del “responsabile della qualità e/o dei sistemi di gestione interno all’azienda” inevitabilmente cambierà e non dovrà più stare in ufficio a controllare le “carte di sistema” ma sarà più efficacemente impegnato nel sistema stesso. Oppure si dovrà reinventare come privacy officer per occuparsi della gestione dei dati aziendali nel rispetto della normativa e delle nuove norme tra cui Lo standard Iso/Iec 27001 (Sistemi di gestione della sicurezza delle informazioni ) che dovrà essere implementato in tutte quelle aziende che trattano dati conto terzi.
In senso più generale per quanto riguarda le imprese e nello specifico le imprese manifatturiere lombarde, credo che siano parte attiva di un cambiamento già in essere e che a breve le vedrà passare dalla lavorazione conto terzi alla customizzazione per il cliente finale.

INNOVATION CLUB/10. L’Innovazione sotto la lente dell’HR: intervista a Laura Iacci di Skill Risorse Umane

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Quante volte uno specialista HR incontra sul suo percorso le tematiche di innovazione, creatività, ricerca & sviluppo? Ne parliamo con Laura Iacci, amministratore di Skill Risorse Umane, società di selezione del personale, consulenza e formazione. Nata nel 1999, Skill ha da sempre una mission ben precisa: mettere la persona al centro, mirando al benessere dell’organizzazione e alla sua crescita, sia in termini di business sia di efficienza organizzativa.

“Nel 2017, con l’avvento della rivoluzione 4.0, il processo di selezione in primis non può prescindere dal sondare le capacità innovative del candidato: è ormai da qualche anno che stiamo registrando, da parte di aziende più o meno strutturate, la necessità di implementare, accanto ai canonici uffici tecnici, le divisioni R&D, votate all’innovazione di processo e di prodotto. “Pensiero divergente, sviluppo ideativo e creativo: sono le caratteristiche cognitive che siamo chiamati a rilevare nei candidati ideali per la funzione R&D” spiega Laura Iacci.

Una persona dotata di attitudine innovativa può essere ricercata all’esterno dell’organizzazione ma, in molti casi, può già “nascondersi” tra le fila dei dipendenti dell’azienda: anche in questo caso Skill interviene a fianco dell’impresa, andando a scovare i talenti creativi già impiegati nelle varie divisioni: entra qui in gioco il servizio di consulenza e, nello specifico, quello di Assessment: una serie di colloqui strutturati, test e interviste “con la finalità di fornire all’impresa informazioni sul potenziale creativo/innovativo dei propri collaboratori, per far emergere i talenti e facilitarne l’espressione”.

A tal proposito Skill ha ideato un prodotto dedicato, l’Isa – Innovation Skill Assessment: “Mediante la nostra metodologia ISA abbiamo messo a punto un processo valutativo che consente di rilevare tutte quelle componenti dell’individuo (capacità e tratti) che sottostanno alla capacità creativa. Attraverso specifici strumenti è possibile effettuare un bilancio delle capacità/potenzialità creative delle persone” spiega, entrando nel dettaglio, Iacci.

Analizzando il quadro degli strumenti messi in campo per sviluppare tali capacità non si può dimenticare ciò che rappresenta il fulcro di ogni processo di crescita: la formazione.

L’amministratore di Skill Risorse Umane evidenzia: “Abbiamo sviluppato una serie di percorsi formativi ad hoc, gli esempi più recenti all’Ordine degli Ingegneri e per una grossa realtà aziendale appartenente al comparto Automotive, in questo caso rivolto ai progettisti. I corsi miravano a fornire metodologie e strumenti di facilitazione della creatività, o meglio, della “cre-attività”.

Skill sta inoltre attualmente collaborando all’interno di un esempio virtuoso di alternanza-scuola lavoro: i ragazzi delle classi quinte dell’Itis Beretta di Gardone Val Trompia sono coinvolti, con la supervisione degli specialisti delle Industrie Saleri Italo e di un formatore Skill, nel progetto “Mobilità Futura”, chiamati a realizzare un esempio pratico di mobilità sostenibile, sempre mettendo al centro le proprie doti creative: “anche in questo caso parliamo di innovazione allo stato puro, indagata e facilitata non più in dipendenti ma in studenti delle scuole superiori, a dimostrazione di come tale capacità sia la leva sulla quale costruire le competenze del futuro” conclude Laura Iacci.

INNOVATION CLUB/9. Strategie d’impresa, gestire al meglio il processo di acquisto dei clienti

in Economia/Formazione/Partner by
Mattia Macellari

Intervistiamo oggi Mattia Macellari 37 anni, laureato in economia e commercio, amministratore delegato di RunnerTech srl, azienda del gruppo C.A.T.A. Informatica per capire in che modo si stanno trasformando i processi collaborativi delle aziende italiane e quali strategie devono essere messe in atto.

Come le aziende possono differenziarsi in un contesto competitivo sempre più difficile come quello attuale? Quali sono le nuove variabili che rendono necessario un cambiamento nel marketing e nelle vendite?

Siamo immersi in un’economia in cui il numero dei dati generati è in costante ed esponenziale evoluzione.
L’advertising tradizionale così come l’abbiamo conosciuto non è più efficace e siamo in presenza di oltre 60 trilioni di pagine web indicizzate. Secondo IBM, il 90 per cento dei dati nel mondo di oggi è stato creato negli ultimi 2 anni. In questo ambiente complesso, le sfide che marketing e le vendite dovranno affrontare nel 2017 toccheranno i seguenti punti:

1. Contenuto: spesso i siti web aziendali presentano contenuti irrilevanti. Per questo motivo non riescono a soddisfare le linee guida per ottenere il punteggio di qualità minimo richiesto da Google per una corretta indicizzazione.
Di contro i consumatori sono sempre più informati, il che significa che le aziende devono distribuire contenuti rilevanti su tutte le piattaforme, per riuscire ad ingaggiarli emotivamente. I consumatori di oggi vogliono informazioni approfondite e le vogliono ora. Quindi i marketer devono darsi da fare per creare contenuti condivisibili, per evidenziare i prodotti e le promozioni, ma anche fornire messaggi mirati su temi rilevanti per le varie fasi di acquisto.
Alcuni Brand stanno scoprendo che i contenuti possono essere quattro volte più efficaci di una campagna di marketing tradizionale. In particolare alcune marche stanno iniziando a trattare contenuti di nicchia che poco o nulla hanno a che fare con il loro brand, per accrescere la propria autorevolezza, come Burberry con la musica o Red Bull con lo sport.

2. Geo-localizzazione: è un tema che vale per entrambe le realtà on e off-line, ossia per il mondo digitale e per quello fisico. Impatta i clienti dei negozi fisici come quelli dei negozi virtuali, poiché entrambi possono ricevere offerte e messaggi geo-localizzati sul proprio smartphone. I rivenditori possono seguire i movimenti dei clienti, tramite segnali di telefonia mobile, in prossimità del punto vendita ma anche monitorarne e tracciarne i comportamenti. Questa tecnologia seppur ancora in fase embrionale, sta iniziando a diffondersi presso un numero sempre più elevato di rivenditori grazie ad una analisi dei dati sempre più evoluta (Data Analytics).3. Servizi di Customer Experience: i nostri clienti sono e saranno sempre più connessi. Deloitte stima che lo diventeranno per il 100% del loro tempo. Questo avrà un impatto decisivo sulla Customer Experience. Le imprese avranno quindi la necessità di presidiare tutti i punti di contatto del Customer Journey. Oggi i clienti hanno moltissima scelta, McKinsey stima che il 70% dell’esperienza di acquisto di un cliente si basi sul modo in cui si sente trattato. Per questo le aziende devono sviluppare un’infrastruttura che permetta la condivisione delle conoscenze e la comunicazione intelligente delle informazioni per offrire al cliente un’esperienza olistica. La priorità numero uno delle aziende sarà quindi quella di concentrarsi nel creare la miglior Customer Experience per i propri clienti attraverso tattiche come la creazione di contenuti, programmi di fidelizzazione e Gamification per rendere l’esperienza del cliente sempre più unica e personalizzata.

4. Personalizzazione e customizzazione: per essere efficaci nel 2017, le aziende dovranno reperire il maggior numero di informazioni sui propri clienti e usarle per interagire con questi ultimi con modalità innovative su mobile, con contenuti dinamici, con nuove app, blog e sui social. I siti web aziendali non dovranno più essere statici ma social, dinamici, stimolanti e con elementi di differenziazione. Grazie a strumenti di Analytics sempre più potenti sia in ambito mobile che in ambito Retail, le aziende possono e potranno avvalersi di informazioni sempre più precise sul comportamento dei propri clienti e quindi offrire servizi proattivi e mirati.

5. Omnicanalità: molti negozi fisici stanno vivendo un periodo di crisi che vede ridurre i propri margini di guadagno anno su anno mentre la vendita online è in continua crescita grazie alla conversione di molti clienti che si avvicinano sempre di più i canali di e-commerce. Per le aziende offline è il momento di puntare sull’omnicanalità, mentre per i rivenditori che già operano online quello di strutturarsi per offrire ai clienti un’esperienza di acquisto sempre più emozionale e personalizzata.

Il primo device informatico utilizzato dagli italiani è certamente lo Smartphone. È sempre più importante essere presenti in quel canale, qual è la strategia migliore?

La fruizione dei servizi via mobile ha ormai superato quella da qualunque altro device, si tratta di un trend in continua crescita, per questo i marketer devono mettere il mobile al centro di un Customer Journey. Il Customer Journey è il percorso che tutti noi, quando agiamo in qualità di clienti, percorriamo dal primo contatto con una determinata azienda fino a quando, attraversando uno o più “punti di contatto” forniti dall’azienda stessa decidiamo di acquistare o meno. Per questo motivo sarà necessario implementare nuove strategie di Customer Journey e dotare le forze vendita di tecnologia mobile che permetta, ovunque si trovi di controllare l’inventario, effettuare ordini o fare una vendita, avere sempre a disposizione l’informazione da dare al cliente giusto nel momento giusto.

Quali strumenti possono supportare le aziende per gestire la relazione con il suo cliente?

Da anni nelle aziende si sente parlare di strumenti di CRM, più che mai nel 2017, considerando quanto sopra elencato, l’impresa che vorrà creare o mantenere attive le proprie leve competitive non potrà farne a meno. Gestire il Customer Journey con un software di CRM vuol dire avere una strategia di contatto con il cliente, analizzare il processo di acquisto e cercare di standardizzarlo con l’utilizzo di uno strumento software, sapere a che punto del processo di acquisto si trova il potenziale cliente è un’informazione essenziale per tutti i reparti aziendali:

• Marketing: raggiungere il target con i giusti contenuti per far avanzare il processo.

• Sales: definire i nextstep con il potenziale cliente e accertarsi che non vi siano criticità che blocchino l’avanzamento.

• Operation: verificare, grazie a previsioni di vendita più oculate, la capacità futura di delivery degli ordini.

I moderni CRM, oltre a tutte le funzionalità di un CRM classico quali anagrafiche, contatti, attività, gestione offerte, contratti, pipeline management, gestione servizio post vendita, etc, offrono nuove potenzialità:

– Funzionalità totalmente web based per poter esprimere il massimo delle loro performance da qualsiasi dispositivo in ufficio e in mobilità.

– Reportistica integrata per analizzare i dati che provengono dalle varie fonti di contatto con i clienti e che alimentano i canali di contatto con il mercato (social network, strumenti di mail marketing, blog, sito web, e-commerce, etc..).

Cresce sempre di più la consapevolezza del valore aggiunto della fruizione in Cloud per liberare risorse aziendali per la gestione dell’infrastruttura hardware e software a supporto.

Il 2017 sarà un anno decisivo per le aziende italiane?

Certamente si. Le sfide del 2017 saranno molte, strutturarsi per seguire al meglio i trend che ormai sono realtà, non sarà una scelta….ma un dovere per permettere a tutta l’organizzazione aziendale di cogliere tutte le opportunità di consolidamento e crescita del proprio business.

INNOVATION CLUB/8. inEquipe, l’app per la condivisione e la crescita personale dei medici. Intervista a Luca Damiano

in Economia/Innovation club/Medicale/Partner/Rubriche/Startup/Tech/Uncategorized/Web e digitale by
Luca Damiano, inEquipe

Luca Damiano, 43enne bresciano da vent’anni si occupa di assicurazioni per il mondo medico, trattando nello specifico responsabilità civile professionale. Oggi sta per lanciare sul mercato InEquipe, la prima app esclusivamente dedicata al mondo medico.

Dalle assicurazioni alle piattaforme digitali: come è avvenuto il passaggio?

E’ stata proprio la relazione con i miei amici-clienti che mi ha spinto a riflettere e andare oltre. “Malpractice”: le mie prime riflessioni si basavano sulla necessità di arginare questo fenomeno e inizialmente avevo ipotizzato che il modello più adatto fosse un collettore tra bisogni e servizi socio-sanitari. Studiando la strategia più efficace per mettere in pratica la mia idea, mi sono trasformato in un “giovane stratupper”, anche se di giovane è rimasta solo la data di costituzione e non certo quella della mia nascita, visto che già allora avevo superato i 40 anni. Nell’aprile 2015 ho fondato la mia prima startup con lo scopo di sviluppare un nuovo modello di accessibilità ai servizi sanitari attraverso un’applicazione smartphone che permettesse di geo-localizzarli, fungendo dunque da interfaccia tra domanda e offerta di cura.

Ma quello che proponi oggi è ben diverso…

Innamorato della mia idea, ma non abbastanza convinto che il contenuto innovativo fosse sufficiente per spiccare il volo verso la dorata Silicon Valley alla guida di una nuova multinazionale, mi sono rimesso al lavoro concentrandomi sul dilemma che mi tormentava: come diavolo farò, da solo, a sviluppare un progetto del genere?

Appunto, come hai fatto?

Grazie all’incontro con Michael, attualmente il nostro CTO – responsabile della tecnologia e dello sviluppo del prodotto – e al contributo di Massimo Sgrelli, il nostro Advisoring, ho scoperto il lavoro di squadra, che mi ha permesso di dare forma alle varie funzioni, scegliendo il percorso progettuale più adatto per ognuna di esse. Il mio, anzi il nostro, obiettivo? Sviluppare un grande network che sensibilizzi la gente a una maggiore sicurezza in tema di salute, realizzando un ambiente in grado di contenere una grande community interattiva per generare circoli virtuosi di conoscenza. A questo punto però, si affacciavano altre importanti domande: è davvero quello che la gente vuole? Stiamo creando valore quando parliamo di e-health? Il mondo ne ha bisogno? Il medico sente il desiderio di condividere la sua conoscenza? La grande comunità scientifica ha la necessità di compiere questo passo?

Sei riuscito a darti delle risposte?

Per le Pubbliche Amministrazioni l’e-health è uno strumento attraverso il quale poter contenere la spesa sanitaria e far quadrare i conti (ad esempio la cartella clinica dematerializzata e le ricette on line). Ma il vero quesito è: si può parlare di innovazione solo facendo riferimento al contenimento degli sprechi? Così circostanziato, ci sembrava piuttosto uno strumento acchiappa-voto o un goffo tentativo di allinearsi alle evoluzioni della medicina e della tecnologia viste come fantascienza e portate talvolta a confondere la percezione delle persone comuni. Sapevamo che la strada giusta era l’interconnessione, ma avevamo anche l’esempio di dottori e pazienti che s’incontravano all’interno dei nuovi collettori online con una chiara endorsement. Questo ci faceva dubitare perché era evidente che fosse un modello di businness. La strada intrapresa era dunque impervia e faticosa, perché non si basava né sul principio ontologico della relazione né sul modello paziente-centrico, che indica il medico “giusto” a portata di click. E tutto questo necessitava di grandi pensieri e decisioni.

Alla fine, però, ne siete venuti a capo…

Direi proprio di sì. Che cosa potevamo fare se non intervistare i medici e chiedere loro che cosa volevano? Abbiamo sentito più di duecento professionisti (di età e specializzazioni differenti) ed è emerso che quasi tutti hanno confidenza ma non fiducia nei social. Abbiamo notato inoltre la più totale mancanza di cura dell’identità digitale. Ultimo, ma non meno importante: il bisogno, comunemente sentito, di accrescere la propria competenza all’interno di un percorso di carriera che sia un connubio di accademia e di esperienze sul campo. Appurando che non esistevano spazi specifici, ma solo gruppi chiusi all’interno dei social già esistenti, ci siamo convinti della direzione e della linea da seguire: un ambiente on line esclusivo e dedicato al mondo medico, all’interno del quale poter accrescere competenza , membership e reputazione, comunicando in modo sintetico ed efficace tra colleghi.

 

 

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