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Le risorse umane oggi: Persona 4.0 | INNOVATION CLUB

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Mercato del lavoro 4.0 a Brescia

di Stefano Urso, collaboratore di Inside (the black box) – In un contesto economico fluido e in continuo mutamento le organizzazioni sono costrette a rivalutare costantemente il loro rapporto con l’ambiente esterno. In un’epoca in cui il nucleo organizzativo centrale era protetto da un mercato facilmente prevedibile, la concezione dell’individuo era considerata come stabile nel tempo. L’impressione che il selezionatore si costruiva del candidato aveva lo stesso peso anche dopo anni da lavoratore dipendente. Strumenti che indagavano aspetti stabili, come la personalità, potevano essere degli ottimi alleati nel processo di selezione e valutazione del personale.

Se il mondo cambia, cambiano le persone

Alla luce della complessità del mercato e, conseguentemente, di quella organizzativa, ha ancora senso misurare la personalità come indice di previsione del comportamento? Se, da un lato, questionari che misurano la personalità sono molto utili e validi nel catturare le sfaccettature dell’individuo, dall’altro non possono garantire che quella persona sia la stessa sul luogo di lavoro.

L’individuo non è frutto solo di genetica ed educazione, ma è anche il risultato di esperienze (positive e negative), sia personali che lavorative, di relazioni, ecc. Ogni persona ha una storia che racconta a se stesso. Questa influisce in ogni cosa che crede, in ogni cosa che sente e in ogni comportamento che intende mettere in atto.

È davvero sufficiente, nel processo di selezione e valutazione del personale, considerare unicamente la personalità? Forse non è più corretto che sia così.

Ecco perché tutto ciò che confluisce nel termine “risorse umane” deve cominciare a ridefinirsi. Se il modo con cui ci immaginiamo la risorsa umana è cambiato, allora tutto ciò che ruota attorno ad essa deve cambiare. È un cambiamento che avviene senza la nostra volontà e che può apparire come una perdita di controllo. Quando sentiamo che il controllo sfugge dalle nostre mani, per sentirci meglio ci ancoriamo a ciò che è sicuro. Così troviamo società di consulenza che si trovano ad operare in un’industria 4.0 utilizzando gli strumenti del secolo scorso. Mentre le più autorevoli menti discutono di temi come l’intelligenza artificiale e le possibili ripercussioni morali sul mondo del lavoro e dell’umanità intera, chi effettivamente deve operare, nella pratica non risulta adeguatamente preparato e si ancora a stili di operatività non più consoni.

Risorse umane deve far rima con futuro

L’opinione pubblica ha molto a cuore il futuro dei lavoratori. Nei prossimi anni, così com’è successo nelle grandi rivoluzioni industriali, i lavoratori saranno messi a confronto con macchine efficienti e instancabili. In fin dei conti, una macchina, qualsiasi forma abbia, non si ammala, non si stressa, non ha famiglia, non si lamenta di uno stipendio che non ha, non ha bisogno di riposo e non è iscritta ai sindacati. In altre parole: sappiamo bene chi la spunterà nella guerra uomo-macchina.

Chi si occupa di risorse umane non può far finta che tutto questo non esista. Si può, alla luce di ciò, occuparsi di selezione usando come àncora valutativa uno strumento che non prevede competenze affini alla richiesta del mercato del lavoro odierno? Ci si può occupare di sviluppo e riqualificazione utilizzando teorie della psicologia clinica di inizio ‘900?

Ogni qualvolta un lavoratore, o potenziale tale, di qualsiasi ruolo e occupazione, viene valutato da qualcuno che ritiene autorevole, considera il risultato della propria valutazione come verità assoluta. Chi viene valutato, tendenzialmente, non conosce gli strumenti valutativi e non sa come sono stati costruiti. Qui è importante considerare la responsabilità di chi utilizza questi strumenti e dell’uso che ne fa.

Pretendiamo competenza, non solo da chi cerca lavoro

Quando si parla di valutazione, o di qualsiasi altra ricerca esplorativa della persona, bisogna essere in grado di trovare lo strumento adatto al tipo di ricerca, sia che essa sia libera o commissionata, adatto al contesto e al tempo. Non basta né una ricerca veloce su Google, né un semplice passaparola tra professionisti. La Psicologia sociale e del lavoro offrono un utile approccio teorico al contesto delle risorse umane. Soprattutto se amalgamate adeguatamente con altre branche come la psicologia clinica, della percezione e neuropsicologia. In questa epoca storica, solo chi ha alle spalle una conoscenza dei processi cognitivi, emotivi e comportamentali, che solo una preparazione accademica può fornire, può rispondere in maniera adeguata a ciò che richiede il mercato del lavoro di oggi e del futuro.

Ed è proprio dal contesto universitario che può nascere un nuovo approccio con l’obiettivo di portare le esigenze del mondo del lavoro su un piano più attento al valore della persona, tentando di sfondare e svecchiare un mercato delle risorse umane ormai saturo e un po’ addormentato. E’ necessario un approccio molto attento alla ricerca psicologica senza mai dimenticare il valore di chi è oggetto di ricerca. Il rigore e la cura nel processo di ricerca scientifica è fondamentale nella creazione di strumenti nuovi e adeguati al futuro sempre più incerto.

Ma non è tutto: occorre porre l’attenzione su chi veicola determinati strumenti. Sempre più professioni, dal facile rilascio di attestato, si sostituiscono alla figura dello psicologo, soprattutto nel campo delle risorse umane. Temi come benessere organizzativo, crescita e sviluppo personale/gruppale, analisi della qualità e percezione sociale faticano ad essere affrontate in maniera adeguata da chi non è del settore. Ridurre la complessità del mondo del lavoro in risposte semplici e generiche non può essere la risposta migliore di cui il mondo del lavoro ha bisogno. Velocità e innovazione può essere sinonimo anche di responsabilità e valorizzazione della complessità.

Selezione e valutazione 4.0

Ciò che emerge è un quadro in cui le risorse umane escono sconfitte da un ambiente imprevedibile e dinamico. Per riemergere e affrontare il futuro, le risorse umane 4.0 hanno bisogno di un accesso veloce, intuitivo e personalizzabile fornendo strumenti quantitativi e qualitativi flessibili quanto lo sono le organizzazioni che li necessitano. Attraverso piattaforme web è possibile costruire e modellare gli strumenti per l’HR. Da qui, un apposito algoritmo può accogliere e guidare le richieste del committente consegnando gli strumenti più adeguati in maniera semplice, diretta e immediata; senza intermediari.

Può sembrare un’azione azzardata: fornire uno strumento psicologico alle organizzazioni può avere delle criticità senza un’adeguata supervisione. La soluzione è usare la tecnologia a disposizione per (1) interpretare e guidare il cliente nella scelta e (2) ideare strumenti flessibili per adeguarsi alle richieste organizzative.

Quando il cambiamento diventa l’ordine del giorno, la conoscenza è l’arma fondamentale per anticipare i tempi.

Per maggiori informazioni: http://www.innovationclub.it

Come avviare un’azienda o un progetto Startup – 5 spunti operativi da Matteo Linotto

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Matteo Linotto, Neos

Partire con il Perchè (Start with Why) 

L’idea sviluppata da Simon Sinek è semplice quanto potente. La maggior parte delle persone e delle imprese mette al centro della propria comunicazione “cosa” fa, lo fa seguire da “come” lo fa, e infine, talvolta, ma non sempre, dichiara “perché” lo fa.
Con una serie di esempi pratici e casi concreti e con il supporto delle teorie riguardanti il funzionamento del nostro cervello, Sinek sottolinea che la capacità di persuasione e di conseguenza di leadership, accresce notevolmente se il processo “come-cosa-perché” si inverte.
Il modello sviluppato da Sinek suggerisce quindi, al fine di avere un maggior impatto sul pubblico/interlocutore, di iniziare ogni comunicazione con “perché”, facendolo seguire da come e da cosa. Alla base dell’approccio sviluppato da Sinek vi è l’idea che la gente non “compri” ciò che una persona/azienda fa, bensì “compri” il “motivo” per cui fa quella cosa.
Questo spiega, ad esempio, la ragione per la quale alcune aziende non riescono a svincolarsi dal prodotto/settore in cui operano. DELL, ad esempio, in passato ha lanciato palmari e lettori mp3 che nessuno ha comprato. Il problema di DELL è che è vista come un’azienda che produce PC (COSA). Tutto il resto non risulta quindi credibile e appealing. Molto diversa la storia di Apple che, pur essendo stata fino a i primi anni del 2000 un’azienda che produceva computer, è riuscita a creare il lettore mp3 di riferimento per il mercato, ha acquisito una quota significativa del mercato della telefonia mobile e ha aperto il mercato dei tablet, sottraendo una quota significativa di vendite ai netbook. Questo è stato possibile –secondo la teoria di Sinek – perché Apple fin dall’inizio della sua storia non ha mai comunicato” COSA-COME”, bensì ha sempre fatto prevalere il PERCHE (la sfida allo status quo). Oltre al caso Apple, nel libro Sinek presenta altri casi aziendali e storici di persone e imprese che si sono distinte e hanno avuto successo proprio perché hanno seguito la regola del suo Golden Circle: Starting with why. Questo concetto sembra banale ma permette di analizzare il senso profondo della vostra iniziativa e creare ancora più ricchezza.

Definire lo scenario sul mercato attraverso un’attività di Competitive Intelligence 

Per quanto possiamo essere bravi o possiamo credere nella nostra idea dobbiamo considerare che in un mondo complesso ed interconnesso come è l’attuale i competitor esistenti e soprattuto quelli potenziali (anche perchè si potrebbero chiamare Amazon, Ali baba ecc…). Il principale elemento che può arricchire la vostra Start-up oltre alla vostra credibilità e il vostro Know-How è l’analisi competitiva. Al contrario di quello che si pensa uno dei documenti meno utili al posizionamento di una Startup è il Business Plan indispensabile certo per far capire quali dinamiche economiche si innescheranno ma essendo ancorato a valori assolutamente ipotetici e prospettici. Lo dovrete fare ma difficile che sarà l’elemento che convincerà i vostri interlocutori. Il Business Plan è quello che voi pensate di fare profondamente influenzato dal vostro entusiasmo l’analisi competitiva è oggettiva razionale.
Il fine dell’Intelligenza competitiva è di fornire informazioni adeguate a supportare i processi decisionali della dirigenza, relativamente alla competitività dell’impresa. Tecnicamente, l’IC è l’insieme delle azioni di ricerca, trattamento, diffusione e protezione dell’informazione utile alle aziende, focalizzate principalmente sulle informazioni esterne all’azienda.
Il principio fondamentale è stato enunciato da Michael E. Porter della Harvard Business School: « dare l’informazione giusta alla persona giusta, nel momento giusto per prendere la giusta decisione » Questa disciplina, nata insieme alla globalizzazione dei mercati e alla necessità di adottare un processo di anticipazione dei cambiamenti dei mercati e dell’ambiente economico, sta diventando un sostegno indispensabile al processo strategico usando l’informazione come strumento per migliorare le performance economica e/o tecnologica. La sua missione è “sapere per anticipare”. L’Intelligenza Economica si differenzia dal data mining o dalla Business Intelligence perché non si tratta, contrariamente a questi altri due strumenti, di un sistema informatico da introdurre in azienda e da far funzionare in automatico ogni qual volta si ricerca un’informazione; l’IE, come viene comunemente abbreviata, è una cultura di impresa che impregna un’organizzazione della cultura dell’informazione per passare dall’era dell’informazione a quella della conoscenza. In Europa i paesi più attivi in questo campo sono il Regno Unito e la Francia. In Italia è poco sviluppata ed esistono pochi siti su cui si possono trovare informazioni relative alla IE; le parole chiave da cercare sono “intelligenza economica”, “competitive intelligence”, “intelligenza competitiva”, “informazione strategica”.

Marketing Strategico: Definire un Brand e posizionarlo 

Il marketing strategico è “l’arte di posizionare un’aziende per renderla profittevole nel tempo”. Fare Marketing significa fare strategia. Il marketing è un’attività che può dare risultati solo nel lungo termine la comunicazione nel medio ed il commerciale deve portare i risultati nel breve (ed è per questo che è il mestiere più nobile).
Il posizionamento è il modo in cui un prodotto trova collocazione nella mente del potenziale consumatore. È un vantaggio rilevante per il consumatore target e differenziante dai vantaggi offerti da altri prodotti o servizi della stessa categoria. In base alla posizione mentale che si vuole andare a occupare, si definirà il prodotto e le altre variabili del marketing mix. Il posizionamento guida tutto il processo di marketing, inclusa la strategia. Ogni azione aziendale deve essere coerente al posizionamento stesso e farsene ambasciatrice. Il posizionamento è stato teorizzato da Jack Trout nel 1969, in uno scritto dal titolo “Positioning” is a game people play in today’s me-too market place”, uscito sulla rivista «Industrial Marketing», a cui hanno fatto seguito, nel 1972, due articoli scritti con Al Ries (The Positioning Era Cometh, in «Industrial Marketing»), culminati poi nella pubblicazione del libro Positioning: The Battle For Your Mind del 1981. I loro concetti, enucleati alla fine degli anni sessanta, sono considerati validi ancora oggi.
Nel marketing il Posizionamento è considerato come il processo per creare un’immagine nella mente del target. Questa immagine viene creata per far sì che un potenziale cliente possa associare dei valori a un prodotto, un brand, un’organizzazione. Ad esempio, associare a una marca di biscotti l’idea di famiglia, di calore, di genuinità.
Nel processo di Marketing Strategico il posizionamento è composto da:
> Creazione di una reputazione con selezione di criteri;
> Azioni di comunicazione sugli influencer (media) per amplificare la propagazione dei valori;
> Per mezzo degli influencer, la propagazione si indirizza verso l’audience come target di riferimento.
> Verifica del modello di business, del piano di vendita e del ROI (Return on investment);
> Feedback sulla strategia e potenziamento;
Molto spesso il posizionamento utilizza evocazioni che vanno al di là del mero consumo di un prodotto. Proprio per evocare situazioni ed emozioni legate all’utilizzo, che possano portare il consumatore a un’identificazione e quindi all’acquisto.

Costruire una meccanica di ingaggio per i tuoi clienti 

La tecnologia può aiutarti a dialogare facilmente con una platea vasta ma bisogna creare una meccanica che porti a te i clienti. Esistono 40 diverse meccaniche di ingaggio di versi che devono essere contestualizzate nello scenario del cliente.
Cito la tecnica del FRONT END / BACK END perchè è la più trasversale e la più adatta ad un business nascente (Startup). Se un’azienda che ha più linee di prodotti decide quali di questi prodotti sono il suo front end e li propone a condizioni particolarmente favorevoli e vantaggiose per attrarre i clienti e quali invece sono i prodotti che costituiscono il suo up e cross selling. Il vantaggio è spesso un’occasione economica legata al prodotto di front-end. Nel mondo quotidiano vediamo da consumatori questa strategia applicata quando andiamo in un supermercato attratti da un prodotto sottocosto o quando una famiglia si reca al McDonald perchè l’Happy Meal è molto conveniente.

Realizzare una strategia di membership al fine di avere un rapporto continuativo e ricavi ricorrenti 

Perchè Apple è la più grande società di informatica del mondo ? Non solo perchè fa i prodotti più belli ma perchè per avere un prodotto Apple dovete essere membri del club di Cupertino consegnando la vostra carta di credito con cui acquisterete Apps e una miriade di servizi con cui Apple prospera dando tra l’altro una percezione di servizio altissima al cliente. Sul mercato il valore della vostra azienda è legato a quanto sapete controllare il vostro parco clienti (e si intende paganti). Questo è un fondamentale cambio di paradigma perchè l’offerta non è costruita sulla base del valore dei vostri prodotti/servizi ed al vostro know-how bensi i vostri prodotti e servizi devono plasmarmi per offrire al vostro cliente un servizio ricorrente e continuativo.

L’Industry 4.0 non è costituita solo dall’ultima automazione di fabbrica per aumentare la produttività del magazzino ma è il ribaltamento del concetto stesso di domanda e offerta grazie alle tecnologie digitali.
Considerate che:
> Un cliente continuativo vale (almento) 10 volte un cliente normale;
> Una startup che sa creare rapporti continuativi con i clienti vale (almeno) 50 volte rispetto alla medesima iniziativa con clienti “spot”.

Se controllo il cliente posso organizzare un sistema d’offerta indipendente dalla mia capacità produttiva. Se sono un’azienda che produce caffè posso vendere in abbonamento non solo le cialde ma tutta una serie di servizi collegati alla pausa al relax in modo da differenziarmi da tutti i miei competitor. Ma per far questo devo avere ben in testa chi è il target dell’iniziativa ed ancor più il perchè (Start With Why !) questo target si è rivolto a me.
Si usa spesso la tecnica dei 3 livelli (Silver, Gold, Platinum) dove il primo offre al cliente un’opportunità di sottoscrizione che può recuperare con una o due transazioni mentre i livelli intermedio e quello completo sono destinati al cliente rispettivamente più o meno coinvolto.
Gestire una memebership inoltre significa:
> Una gestione più semplice della produzione, della logistica e di tutti processi interni;
> Migliore Cash Flow e quindi minore dipendenza dalle banche.

Per maggiori informazioni: http://www.innovationclub.it

Il valore dei sistemi informativi: gestione della complessità e nuovi modelli di business | INNOVATION CLUB

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Business e innovazione

Non è vero che le PMI italiane hanno esigenze ridotte o semplificate rispetto alle grandi aziende. Spesso, anzi, hanno bisogni persino più sofisticati; di conseguenza anche la domanda delle piccole e medie imprese si caratterizza per elevata complessità tecnologica, applicativa ed economica.

Il valore di una soluzione gestionale va valutato non solo per ciò che è in grado di garantire nell’immediato, ma anche dalla sua capacità di sostenere l’azienda e la sua complessità nel tempo. In questo elenco i principali vettori di complessità che oggi toccano anche le PMI italiane. Un sistema informativo può essere considerato un vaccino non tanto alla complessità che è un elemento positivo ma ai suoi “effetti collaterali negativi” che nel tempo costituiscono un problema e un costo occulto di gestione.

Ecco i principali “effetti negativi della complessità” su cui può intervenire:

Assetto Internazionale: andare all’estero per produrre e vendere sui mercati locali è possibile se si dispone della strumentazione necessaria a controllare l’operato delle nuove realtà

Struttura Manageriale: l’entrata di manager indipendenti che supportano la proprietà nella gestione aziendale scatena l’esigenza di sistemi informativi utili sia per chi ha delega gestionale, sia per chi deve controllare l’operato dei nuovi dirigenti e promuoverne un’omogeneità di comportamenti.

Assetti Societari: un’impresa in crescita può trovarsi a dover governare un network di aziende internazionali che collaborano da diversi continenti per soddisfare una base clienti globale, trovando nei sistemi informativi uno strumento di supporto alla governance di tali realtà.

Strategia di Crescita: le aziende che crescono non conoscono, oggi, ciò che servirà domani per gestire l’azienda. Un imprenditore ha segnalato che “la scelta di un sistema informativo, per un’azienda come la nostra, deve essere fatta non in base a ciò che si conosce, ma in base a ciò che non si è ancora capaci di fare”.

Dinamicità del business: le aziende stanno cercando strumenti che abilitino trasformazioni anche radicali nei modelli di produzione, distribuzione e commerciali.

Modelli Commerciali: cosa accomuna un produttore di profili speciali in acciaio e un retailer? La scelta di operare secondo standard qualitativi di servizio di assoluta eccellenza, che impongono una profonda integrazione fra sviluppo e capacità di delivery dell’offerta.

Il ruolo dei servizi di consulenza sta cambiando radicalmente. Non sono richiesti solo “consulenti gestionali” ma “facilitatori” di nuove strategie e processi attraverso l’ICT.

Le tematiche aziendali che un consulente gestionale deve conoscere non sono solo ciclo attivo, ciclo passivo, magazzino e produzione ma il cambio del modello di business, la definizione di una strategia di Digital Customer Experience, l’integrazione delle tecnologie 4.0 nei processi produttivi e la gestione informatica dei processi HR (Selezione, formazione, promozione del Health & Wealth aziendale).

Neos Consulting, azienda del gruppo Neosperience, è una società di consulenza organizzativa ed industriale che utilizza l’informatica come piattaforma per consentire alle aziende clienti di consolidare e fruire del know how acquisito dal rapporto con il team di consulenti.  L’obiettivo primario è quello di aiutare ad ottenere in tempo reale le informazioni necessarie per prendere decisioni strategiche. Neos Consulting é centro di competenza SAP sul territorio bresciano e lombardo.

Per approfondire:

http://www.neosconsulting.it

http://www.neosgroup.it

Ricerchiamo per la sede di Brescia consulenti junior interessati al mondo dei processi gestionali e senior con esperienza ERP consolidata.  Invia il tuo CV a personale@neosgroup.it

Sistemi Informativi e gestione della complessità | INNOVATION CLUB

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economia a Brescia

(rubrica a cura di Innovation Club) – Non è vero che le PMI italiane hanno esigenze ridotte o semplificate rispetto a quelle grandi. Spesso hanno bisogni persino più sofisticati e di conseguenza anche la domanda delle piccole e medie imprese si caratterizza per elevata complessità tecnologica, applicativa ed economica. Il valore di una soluzione gestionale va valutato non solo per ciò che è in grado di garantire nell’immediato, ma anche dalla sua capacità di sostenere l’azienda e la sua complessità nel tempo. In questo elenco i principali vettori di complessità che oggi toccano anche le PMI italiane. Un sistema informativo può essere considerato un vaccino non tanto alla complessità che è un elemento positivo ma ai suoi “effetti collaterali negativi” che nel tempo costituiscono un problema e un costo occulto di gestione.

Ecco i principali “effetti negativi della complessità” su cui può intervenire:

ASSETTO INTERNAZIONALE: andare all’estero per produrre e vendere sui mercati locali è possibile se si dispone della strumentazione necessaria a controllare l’operato delle nuove realtà.

STRUTTURA MANAGERIALE: l’entrata di manager indipendenti che supportano la proprietà nella gestione aziendale scatena l’esigenza di sistemi informativi utili sia per chi ha delega gestionale, sia per chi deve controllare l’operato dei nuovi dirigenti e promuoverne un’omogeneità di comportamenti.

ASSETTI SOCIETARI: un’impresa in crescita può trovarsi a dover governare un network di aziende internazionali che collaborano da diversi continenti per soddisfare una base clienti globale, trovando nei sistemi informativi uno strumento di supporto alla governance di tali realtà.

STRATEGIA DI CRESCITA: le aziende che crescono non conoscono, oggi, ciò che servirà domani per gestire l’azienda. Un imprenditore ha segnalato che “la scelta di un sistema informativo, per un’azienda come la nostra, deve essere fatta non in base a ciò che si conosce, ma in base a ciò che non si è ancora capaci di fare”.

DINAMICITA’ DEL BUSINESS: le aziende stanno cercando strumenti che abilitino trasformazioni anche radicali nei modelli di produzione, distribuzione e commerciali.

MODELLI COMMERCIALI: cosa accomuna un produttore di profili speciali in acciaio e un retailer? La scelta di operare secondo standard qualitativi di servizio di assoluta eccellenza, che impongono una profonda integrazione fra sviluppo e capacità di delivery dell’offerta. Grazie alla gestione integrata d’azienda ed estesa verso i processi collaborativi è possibile realizzare una strategia commerciale che coinvolga a 360° tutti gli attori dell’azienda seguendo un approccio del “valore” consegnato al cliente. E’ possibile anche innovare il modello e le dinamiche di relazione tra l’azienda, i business partner e i loro clienti realizzando una strategia di Digital Customer Experience.

Per maggiori informazioni: www.neosgroup.it

UniBook, l’app per vendere e comprare libri di ogni genere | INNOVATION CLUB

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(a cura di Innovation Club) Siete stufi di avere continuamente tra i piedi il librone di quell’esame che tanto avete odiato e volete finalmente liberarvene? Oppure non riuscite a trovare il manuale per l’esame che avete tra due giorni? Cari studenti, vi presentiamo Unibookapp, scaricabile GRATUITAMENTE da Google Play e App Store!

Che cos’è? Si tratta di un’applicazione che vi permette di scambiare, comprare e vendere libri di tutti i tipi, universitari e non, in maniera comoda, facile e sicura! UniBooKapp vuole essere un modo innovativo per mettere in contatto gli utenti sostituendosi ai vecchi metodi cartacei e post sui social che risultano dispersivi e poco efficaci.

Greta, studentessa di Ingegneria Gestionale a Bergamo, e Andrea, giovane imprenditore vicentino, hanno avuto l’illuminazione che li ha portati alla creazione di Unibookapp durante una laurea. Per svilupparla hanno dato vita ad un team e hanno cercato dapprima di risolvere un problema comune a tutti gli studenti, il caro-libri, creando Unibookapp: un’applicazione innovativa, che semplifica la compravendita di libri e appunti scolastici e che sta aiutando tantissimi studenti a risparmiare in tempo di crisi.

 UniBooKapp è dotata di 2 tasti: il tasto CERCA, che permette di effettuare una ricerca specifica del libro desiderato a seconda di vari parametri (prezzo, distanza, condizione, titolo) e il tasto MENU, dove si ritrovano i libri classificati secondo varie categorie (enciclopedia, libri universitari, narrativa, saggi, giornali…), l’inserimento libro e il profilo utente, in cui si possono verificare: informazioni personali inserite, la cronologia delle notifiche ricevute, le ricerche salvate, le chat di acquisto e di vendita, i libri in vendita e preferiti.  L’aspirante acquirente può fare una ricerca per titolo, zona o venditore, mentre gli accordi avvengono sulla chat dell’applicazione o tramite i contatti personali che gli utenti possono lasciare in via opzionale; qualora i risultati non soddisfino le preferenze o non fosse ancora presente l’articolo cercato è possibile scegliere di ricevere una notifica all’inserimento di un nuovo articolo rispecchiante i parametri richiesti. Lo scambio e il pagamento tra utenti avviene di persona in modo che l’utente possa verificare lo stato del libro/appunti. Il prezzo di vendita lo decide l’utente e questi può aggiungere una breve descrizione, selezionando poi la categoria di appartenenza e la condizione in cui si ritrova. L’applicazione non richiede nessuna commissione sulle vendite e non presenta alcuna pubblicità al suo interno. UnibooKapp ha raggiunto più volte la terza posizione nella classifica delle app più scaricate per la categoria libri ed in poco tempo ha raggiunto più di 10000 download. I ragazzi hanno partecipato a vari eventi in alcune università d’Italia facendo tappa con il loro camper (che non passa di certo inosservato) appositamente allestito e credono molto in questo servizio gratuito che semplifica notevolmente la vita dello studente. La domanda – come risparmio sui testi universitari? – resiste di generazione in generazione. Le soluzioni sono lo specchio dei tempi: dai foglietti «vendo/cerco usato» appuntati in biblioteca ai post condivisi su Facebook, fino a un’applicazione per smartphone ideata da una giovane coppia veneta. In aggiunta, un posto da finalista a Startcup Bergamo 2017, competizione dedicata alle start up. La coppia, però, non ha intenzione di fermarsi: a febbraio uscirà la terza versione che permetterà anche di offrire e cercare ripetizionitra studenti e tra docente/studente e a fine anno un nuovo sito internet, pensato per chi ha poca dimestichezza con lo smartphone, come qualche mamma che cerca i libri per le medie o le superiori. Un servizio creato, come suggerisce il nome, per rispondere alle esigenze degli universitari, che si è esteso oltre le previsioni e ora sull’app si trovano anche romanzi, enciclopedie, fumetti e si stanno valutando collaborazioni con librerie e la possibilità di espandersi all’estero essendo l’app già scaricabile  in lingua inglese

Lo Smart Living – Soluzioni per una vita migliore | INNOVATION CLUB

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Smart Living Brescia

a cura di Innovation Club – La domotica, dall’unione della parola domus, che in latino significa “casa”, e del suffisso greco ticos, che indica le discipline di applicazione, è la scienza interdisciplinare che si occupa dello studio delle tecnologie atte a migliorare la qualità della vita nella casa e più in generale negli ambienti antropizzati. Questa area fortemente interdisciplinare richiede l’apporto di molte tecnologie e professionalità, tra le quali ingegneria edile, architettura, ingegneria energetica, automazione, elettrotecnica, elettronica, telecomunicazioni, informatica e design.

La domotica è nata nel corso della terza rivoluzione industriale allo scopo di studiare, trovare strumenti e strategie per:

> migliorare la qualità della vita;

> migliorare la sicurezza;

> semplificare la progettazione, l’installazione, la manutenzione e l’utilizzo della tecnologia;

> ridurre i costi di gestione;

> convertire i vecchi ambienti e i vecchi impianti.

La domotica svolge un ruolo importantissimo nel rendere intelligenti apparecchiature, impianti e sistemi. Ad esempio un impianto elettrico intelligente può autoregolare l’accensione degli elettrodomestici per non superare la soglia che farebbe scattare il contatore. Con “casa intelligente” si indica un ambiente – opportunamente progettato e tecnologicamente attrezzato – il quale mette a disposizione dell’utente impianti che vanno oltre il “tradizionale”, dove apparecchiature e sistemi sono in grado di svolgere funzioni parzialmente autonome (secondo reazioni a parametri ambientali di natura fissa e prestabilita) o programmate dall’utente o, recentemente, completamente autonome (secondo reazioni a parametri ambientali dirette da programmi dinamici che cioè si creano o si migliorano in autoapprendimento).

Ad un livello superiore si parla di building automation o “automazione degli edifici”. L’edificio intelligente, con il supporto delle nuove tecnologie, permette la gestione coordinata, integrata e computerizzata degli impianti tecnologici (climatizzazione, distribuzione acqua, gas ed energia, impianti di sicurezza), delle reti informatiche e delle reti di comunicazione, allo scopo di migliorare la flessibilità di gestione, il comfort, la sicurezza e per migliorare la qualità dell’abitare e del lavorare all’interno degli edifici. È bene notare che la domotica non sempre consente di ottenere risparmi energetici in abitazioni private, anzi il consumo stesso del sistema domotico potrebbe aumentare il fabbisogno energetico dell’abitazione. Grazie alla domotica, potranno essere adoperati impianti di questo genere, in altri contesti quali: ospedali, case per persone disabili, oppure nelle aziende per gestire l’illuminazione notturna, supervisionare un impianto fotovoltaico, ecc…

La casa intelligente

La casa intelligente può essere controllata dall’utilizzatore tramite opportune interfacce utente (come pulsanti, telecomandi, touch screen, tastiere, riconoscimento vocale), che realizzano il contatto (invio di comandi e ricezione informazioni) con il sistema intelligente di controllo, basato su un’unità computerizzata centrale oppure su un sistema a intelligenza distribuita. I diversi componenti del sistema sono connessi tra di loro e con il sistema di controllo tramite vari tipi di interconnessione (ad esempio rete locale, onde convogliate, onde radio, bus dedicato, ecc.). ambiente domotico.

Il sistema di controllo centralizzato, oppure l’insieme delle periferiche in un sistema ad intelligenza distribuita, provvede a svolgere i comandi impartiti dall’utente (ad esempio accensione luce cucina oppure apertura tapparella sala), a monitorare continuamente i parametri ambientali (come allagamento oppure presenza di gas), a gestire in maniera autonoma alcune regolazioni (ad esempio temperatura) e a generare eventuali segnalazioni all’utente o ai servizi di teleassistenza. I sistemi di automazione sono di solito predisposti affinché ogniqualvolta venga azionato un comando, all’utente ne giunga comunicazione attraverso un segnale visivo di avviso/conferma dell’operazione effettuata (ad esempio LED colorati negli interruttori, cambiamenti nella grafica del touch screen) oppure, nei casi di sistemi per disabili, con altri tipi di segnalazione (ad esempio sonora).

Un sistema domotico si completa, di solito, attraverso uno o più sistemi di comunicazione con il mondo esterno (ad esempio messaggi telefonici preregistrati, SMS, generazione automatica di pagine web o e-mail) per permetterne il controllo e la visualizzazione dello stato anche da remoto. Sistemi comunicativi di questo tipo, chiamati gateway o residential gateway svolgono la funzione di avanzati router, permettono la connessione di tutta la rete domestica al mondo esterno, e quindi alle reti di pubblico dominio. Esempio di funzioni di un impianto di illuminazione intelligente: accensioni multiple anche automatiche di luci in base all’instaurarsi di condizioni specifiche scenari (es. ci sono ospiti, diamo un party, mi vedo un DVD); autoaccensione secondo schemi copiati dalla realtà delle luci dopo il riconoscimento automatico di una prolungata assenza; centralizzazione dello spegnimento o autospegnimento delle luci quando viene riconosciuta l’assenza di utenti; gestione completamente autonoma e automatica dell’illuminazione.

Le soluzioni tecnologiche che possono essere adottate per la realizzazione di un sistema domotico sono caratterizzate da peculiarità d’uso proprie degli oggetti casalinghi:

Semplicità: il sistema domotico è diretto ad un pubblico vasto e non professionale, per questo deve essere semplice da usare secondo modalità naturali, univoche e universalmente riconosciute attraverso un’interfaccia user friendly, deve inoltre essere sicuro e non deve presentare pericoli per chi non ne conosce o comprende le potenzialità.

Continuità di funzionamento: il sistema deve essere costruito pensando al fatto che dovrà offrire un servizio continuativo e per questo praticamente immune da guasti o semplice da riparare anche per personale non esperto o, nel caso, necessitare di tempi brevi per la rimessa in funzione.

Affidabilità: il sistema funziona sempre, senza richiedere particolari attenzioni; anche in caso di guasti esso deve essere in grado di fornire il servizio per il quale è stato progettato o uno simile in caso di funzionamento ridotto, deve essere inoltre in grado di segnalarne il mancato funzionamento e di generare un report delle eventuali anomalie.

Basso costo: affinché un sistema domotico sia alla portata di tutti deve avere un costo contenuto, inteso come economicità delle periferiche (sensori, attuatori, ecc.) e della rete di interconnessione tra i diversi moduli funzionali.

Le tecnologie per la domotica permettono inoltre di ottenere alcuni vantaggi quali ad esempio:

Risparmio energetico: un sistema completamente automatizzato dovrà evitare i costi generati da sprechi energetici dovuti a dimenticanze o ad altre situazioni.

Automatizzazione di azioni quotidiane: un sistema di home automation deve semplificare alcune azioni quotidiane, soprattutto quelle ripetitive, non deve in alcun modo complicarle.

Tutte queste caratteristiche, se non sviluppate singolarmente ma nel loro insieme, portano alla creazione di un sistema domotico integrato che può semplificare la vita all’interno delle abitazioni. La casa diventa intelligente non perché vi sono installati sistemi intelligenti, ma perché il sistema intelligente di cui è dotata è capace di controllare e gestire in modo facile il funzionamento degli impianti presenti. Attualmente le apparecchiature tecnologiche sono poco integrate tra loro e il controllo è ancora ampiamente manuale, nella casa domotica gli apparati sono comandati da un unico sistema automatizzato che ne realizza un controllo intelligente.

La Checklist per realizzare il modello dell’Impresa 4.0 | INNOVATION CLUB

in Economia/Evidenza/Innovation club/Innovazione/Manifatturiero/Rubriche by
Checklist impresa 4.0, Brescia

(rubrica a cura di Innovation Club) L’Impresa 4.0 consiste in un processo di innovazione graduale, da coltivare con costanza passo dopo passo. In questo senso una checklist può essere utile per tenere traccia dei passi già compiuti e di quelli ancora da compiere. Per questo abbiamo sviluppato una Checklist che vuole verificare 7 passi.

INNOVARE IL PROPRIO MODELLO DI BUSINESS

Innovare il proprio modello di business significa comprendere e ripensare l’azienda a livello più alto, come se si potesse salire su una scala e osservare tutti i processi (produttivi, distributivi, commerciali e via dicendo) nel loro complesso e nelle loro sinergie, senza silos o particolarismi. Una visione strutturale, che apre gli occhi sui colli di bottiglia, sulle opportunità non sfruttate e sui rami morti da tagliare. Il subscription model in particolare è un modello di business in cui il cliente paga una sottoscrizione ogni tot tempo (ogni settimana, ogni mese, ogni due mesi, …) per ricevere direttamente a casa una serie di prodotti o servizi. Questo modello è particolarmente adatto per gestire le “relazioni digitali”.

COSTRUIRE UNA CUSTOMER EXPERIENCE PER INGAGGIARE I TUOI CLIENTI

La Customer Experience è la somma di tutte le esperienze che un Cliente vive con un fornitore di beni e servizi, lungo l’intera durata del loro rapporto. Rappresenta, di fatto, la capacità di un’Azienda di leggere e comprendere la componente emozionale dei propri Clienti e porre in atto azioni che possano soddisfarli.

Con la progressiva trasformazione di beni e servizi in commodity, la Customer Experience rappresenta ormai un elemento differenziante di fondamentale importanza per le Aziende. Il passaparola tra i Clienti scaturisce da un’esperienza di contatto positiva con ritorni in termini di aumento dei ricavi. Le Aziende che conseguono risultati migliori sul mercato mostrano valori di Customer Experience elevati, segno evidente dei vantaggi anche economici che questa disciplina porta alle Aziende. Lo strumento principale per studiare e comprendere le interazioni che il Cliente ha con l’Azienda è la mappa della “Customer Journey”, ovvero la rappresentazione visuale e la schematizzazione dei punti di contatto tra Cliente e Azienda lungo tutte le fasi del percorso di interazione tra i due.

RENDERE I TUOI PRODOTTI TECNOLOGICI ED ARRICCHITI DI SERVIZI

Con uno Smart Product che deve essere in grado di condividere informazioni e migliorare la comprensione e la configurazione di processi e servizi. In questo modo si fornisce un valore aggiunto per il cliente o per chi lo utilizza. Uno Smart Product può:

> ridurre la distanza con il cliente;

> capire come il prodotto viene usato dal consumatore e valutare possibili nuovi sviluppi;

> sviluppare nuovi prodotti che soddisfino le esigenze del compratore;

> ristrutturare i servizi post vendita grazie alle nuove tecnologie.

GESTIRE SECONDO IL PARADIGMA SMART ENERGY LA PROPRIA IMPRESA 

Il futuro energetico sarà costruito da impianti da fonti sempre più rinnovabili ed efficienti, integrati con smart grid e sistemi di accumulo in modo da ridurre consumi, emissioni e sprechi, avvicinando la domanda di energia e la sua produzione più efficiente. Oggi questa prospettiva di innovazione è a portata di mano da un punto di vista tecnologico e permette di aprire opportunità inedite di risparmio per le famiglie e le imprese attraverso sistemi innovativi di autoproduzione e gestione energetica. Manca solo il passaggio alla sperimentazione per capire come costruire nei diversi territori questo nuovo modello energetico.

FORMARE IN MODO COSTANTE I COLLABORATORI DELLA TUA AZIENDA

La formazione continua è volta a migliorare il livello di qualificazione e di sviluppo professionale delle persone che lavorano, assicurando alle imprese e agli operatori economici sia pubblici che privati, capacità competitiva e dunque adattabilità ai cambiamenti. Anche la promozione della salute è Il processo che consente alle persone ed alle comunità di esercitare un maggiore controllo sulla propria salute e di migliorarla. Un processo sociale e politico globale, che non comprende solo azioni volte a rafforzare le abilità e le capacità dei singoli individui, ma anche azioni volte a modificare le condizioni sociali, ambientali ed economiche.

AGGIORNARE I PROPRI SISTEMI GESTIONALI PER POTER GESTIRE AL MEGLIO TUTTI NUOVI PROCESSI

Un modo di classificazione del software gestionale riguarda il livello di supporto all’interno di una struttura gerarchica aziendale. Sotto questo punto di vista individuiamo:

Software per il supporto operativo: software dedicato al supporto dei processi operativi ed agli scambi d’informazione orizzontale tra uno o più reparti dei processi produttivi (livello più basso della scala gerarchica aziendale). Ne sono un esempio tutti i software che vengono utilizzati direttamente dagli addetti del processo di produzione: acquisizione materie prime, software per l’avvio della macchina di produzione, gestione dei work in progress.

Software per il supporto direzionale: software dedicato al supporto di tutti i processi direzionali aziendali. Ottimizzazione degli scambi d’informazione dal livello più basso al livello più alto della scala gerarchica e viceversa. Un passaggio delle informazioni di questo tipo è detto verticale e riguarda informazioni di controllo e direzionali su un determinato processo produttivo. Un esempio sono i software che vengono utilizzati dai responsabili di un determinato processo per il controllo del numero dei prodotti venduti o, più in generale, per il controllo delle performance di processo.

Software per il supporto strategico: software dedicato al supporto delle decisioni strategiche. Questi software sono in grado di effettuare previsioni di performance sulla base di dati storici aziendali in modo da permettere una migliore scelta strategica da parte del management.

CONOSCERE E SFRUTTARE TUTTE LE LEVE AGEVOLATIVE

Sono state potenziate e indirizzate in una logica 4.0 tutte le misure che finora si sono rilevate efficaci e, per rispondere pienamente alle esigenze emergenti, ne sono state previste di nuove. Ecco le principali:

1. Iper e Super Ammortamento – L’obiettivo di questo provvedimento è supportare e incentivare le imprese che investono in beni strumentali nuovi, in beni materiali e immateriali (software e sistemi IT) funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi. L’iperammortamento consiste nella supervalutazione del 250% degli investimenti in beni materiali nuovi, dispositivi e tecnologie abilitanti la trasformazione in chiave 4.0 acquistati o in leasing. Il superammortamento prevede la supervalutazione del 140% degli investimenti in beni strumentali nuovi acquistati o in leasing. Per chi beneficia dell’iperammortamento c’è la possibilità di usufruire dell’agevolazione anche per gli investimenti in beni strumentali immateriali (software e sistemi IT).

2. Nuova Sabatini – Punta a sostenere le imprese che richiedono finanziamenti bancari per investimenti in nuovi beni strumentali, macchinari, impianti, attrezzature di fabbrica a uso produttivo e tecnologie digitali (hardware e software). Garantisce un contributo a parziale copertura degli interessi pagati dall’impresa su finanziamenti bancari di importo compreso tra 20.000 e 2.000.000 di euro, concessi da istituti bancari convenzionati con il MISE, che attingono sia a un apposito plafond di Cassa Depositi e Prestiti, sia alla provvista ordinaria. Il contributo è calcolato sulla base di un piano di ammortamento convenzionale di 5 anni con un tasso d’interesse del 2,75% annuo ed è maggiorato del 30% per investimenti in tecnologie Industria 4.0. Inoltre la Nuova Sabatini consente l’accesso prioritario al Fondo centrale di Garanzia nella misura massima dell’80%.

3. Credito d’imposta R&S – Lo scopo è stimolare la spesa privata in Ricerca e Sviluppo per innovare processi e prodotti e garantire così la competitività futura delle imprese. Consiste in un credito d’imposta del 50% su spese incrementali in Ricerca e Sviluppo, riconosciuto fino a un massimo annuale di 20 milioni di €/anno per beneficiario e computato su una base fissa data dalla media delle spese in Ricerca e Sviluppo negli anni 2012-2014. La misura è applicabile per le spese in Ricerca e Sviluppo che saranno sostenute nel periodo 2017-2020.

4. Patent Box – È un regime opzionale di tassazione agevolata sui redditi derivanti dall’utilizzo di beni immateriali: brevetti industriali, marchi registrati, disegni e modelli industriali, know how e software protetto da copyright. L’agevolazione consiste nella riduzione delle aliquote IRES e IRAP del 50% dal 2017 in poi sui redditi d’impresa connessi all’uso diretto o indiretto (ovvero in licenza d’uso) di beni immateriali sia nei confronti di controparti terze che di controparti correlate (società infragruppo). Il beneficio è dato a condizione che il contribuente conduca attività di R&S connesse allo sviluppo e al mantenimento dei beni immateriali.

5. Startup e PMI innovative – Le nuove imprese (startup) innovative godono di un quadro di riferimento a loro dedicato in materie come la semplificazione amministrativa, il mercato del lavoro, le agevolazioni fiscali, il diritto fallimentare. Larga parte di queste misure sono estese anche alle PMI innovative, cioè a tutte le piccole e medie imprese che operano nel campo dell’innovazione tecnologica, a prescindere dalla data di costituzione o dall’oggetto sociale.

Da Industria 4.0 a Impresa 4.0 – Evento alla sede del Kilometro Rosso

in Innovation club/Rubriche/Web e digitale by
Il Kilometro rosso

Industria 4.0, il piano nazionale varato dal Governo allo scopo di incrementare l’innovazione tecnologica del sistema industriale italiano, cambia nome. Da oggi comincia Impresa 4.0 (Enterprise 4.0) che vuole, a partire proprio dal nome, segnare l’inizio di una nuova fase.

Con Impresa 4.0 il raggio d’azione diventa più ampio, passando dalla manifattura in senso stretto all’evoluzione verso i servizi e dando inizio a “un nuovo capitolo caratterizzato da un perimetro più ampio dove saranno protagonisti le competenze e il lavoro”. Questo è il tema cardine dell’incontro, organizzato da Neosperience Lab (http://www.neosperiencelab. com/) che si terrà giovedì 9 novembre presso il Parco Scientifico e Tecnologico Kilometro Rosso. Il nuovo nome indicherà anche una più forte attenzione verso la microeconomia. Il nuovo punto focale della fase due sarà il credito d’imposta per la formazione 4.0 che, con la nuova legge di Bilancio, sarà a disposizione delle imprese che effettueranno una spesa incrementale in formazione.

Il credito d’imposta si applicherà solo alle spese relative ai costi del personale che ha sostenuto corsi di formazione con focus su almeno una tecnologia Industria 4.0 e pattuiti attraverso accordi sindacali sulle seguenti tematiche: vendita e marketing, informatica, tecniche e tecnologie di produzione.

Per quanto riguarda le altre misure, in base a quanto si legge nel documento diffuso dal ministero dello Sviluppo Economico, “a fronte dei risultati riscontrati sui principali indicatori manifatturieri, nel 2018 verranno rifinanziate le principali misure previste nel primo anno, rivedendo le aliquote e i perimetri degli incentivi, compatibilmente con le risorse di finanza pubblica disponibili”.

Ma quali sono i nuovi elementi che permetteranno il cambiamento verso il paradigma di Impresa 4.0?

– I sistemi che abilitano un cambio del modello di business con particolare focalizzazione su quelli dedicati al “cliente digitale”;
– Le nuove tecnologie per la Formazione HR;
– L’Innovazione di prodotto che diventa connesso attraverso l’Internet of Things e arricchito di servizi;
– Un potenziamento dei processi di comunicazione & di vendita con particolare attenzione allo sviluppo di una customer experience per conoscere e fidelizzare i propri clienti acquisiti e potenziali;
– Una gestione dei dati intelligente ed integrata realizzata attraverso sistemi evoluti e predittivi in grado di pianificare la produzione rispetto ai vincoli esterni ma anche supportare la scelta del proprio investimento pubblicitario.

Di seguito l’agenda completa dell’evento.

Ore 16.30 – Registrazione

Ore 16.45 – Da INDUSTRIA 4.0 a IMPRESA 4.0 attraverso le tecnologie digitali

Ore 17.10 – INTERNET OF THINGS (IoT) – In che modo impatterà nel
business e nella nostra vita?

Ore 17.20 – Testimonianze sul tema IMPRESA 4.0

Ore 17.45 – La gestione dei BIG DATA attraverso i sistemi informativi aziendali

Ore 18.10 – Gli strumenti finanziari a disposizione del piano di IMPRESA 4.0

Ore 18.20 – Presentazione di INNOVATION CLUB

Ore 18.30 Q&A

Durante l’evento saranno esposti progetti già realizzati secondo i nuovi paradigmi dell’impresa 4.0 nonché le modalità migliori per ottenere delle agevolazioni finanziarie. Saranno esposti i PROGETTI 4.0 di due aziende importanti realtà bergamasche: CIM PROGETTI (http://www.cimprogetti.com) ed il progetto CICOGNA (http://www.iotty.it/it/) di FOPPA PEDRETTI (https://www.foppapedretti.it/ it/).

L’evento è patrocinato da Innovation Club (http://www.innovationclub.it/ )

Potete prenotare il biglietto al seguente link:
https://www.eventbrite.it/e/ biglietti-da-industria-40-a- impresa-40-la-grande- opportunita-per-le-aziende- italiane-38229349012

La comunicazione d’impresa: l’ingrediente segreto dell’innovazione | INNOVATION CLUB

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Giroidea

Il cambio epocale. Si è assistito negli ultimi anni ad uno stravolgimento epocale in termini di metodologie di lavoro, di campagne comunicative e strategie di dialogo con il cliente. Questo ha messo in atto una “selezione naturale”, i cui veri superstiti sono stati, come sempre, i comunicatori che hanno saputo sfruttare questo cambiamento, cavalcandolo e aggiornandosi prima di chiunque altro.

In questo “processo”, costituito dallo spostamento delle abitudini quotidiane dall’offline all’online, i veri innovatori risultano essere coloro che riescono a parlare con le persone in modo diretto ed efficace, indipendentemente dal mezzo utilizzato per farlo. Si può dire che l’innovazione abbia individuato, come ingrediente segreto, proprio la comunicazione.

L’imprenditore 4.0 è stato il soggetto principale di questo cambiamento. Sono tanti quelli che ci hanno “messo la faccia”. La “loro” innovazione l’hanno manifestata rapportandosi con l’esterno. Chi tra di loro ha saputo comunicare, ha iniziato a vedere i suoi clienti come appartenenti ad un “gruppo” meglio: una community.

Perché oggi è vincente creare una comunicazione con i propri gruppi di clienti? Le persone hanno la necessità di sapere cosa stanno acquistando e in cosa consistano i servizi di cui fanno quotidianamente uso; vogliono conoscere chi quei servizi li ha immaginati e studiati. Chi c’è dietro a un prodotto/servizio (Imprenditore/Brand)? Qual è la sua storia, quali sono stati i suoi successi (anche i fallimenti), quali motivazioni ci sono dietro e dentro ad ogni suo prodotto/servizio.

L’innovazione, tramite la ricchezza della comunicazione d’impresa, ha creato un paradosso: se da un lato si è ridotto il contatto umano, sostituito da una serie di servizi fruibili senza mai parlare realmente con altre persone, dall’altro ha messo l’imprenditore sotto i riflettori, rendendolo più “vero” agli occhi del cliente. Non possiamo immaginare Amazon senza pensare alla mente di Jeff Bezos, né parlare di Facebook dando per scontato che stiamo anche un po’ parlando del nostro “amico” Mark.

Possiamo invece parlare di Nike e Adidas immaginando solo il brand e uno dei prodotti che conosciamo, senza avere la più pallida idea di chi sia seduto al tavolo di “quelli che contano” all’interno di queste aziende.

Questo la dice lunga sulle pressioni a cui un imprenditore di successo debba sottoporsi, ma allo stesso tempo consente all’imprenditore stesso di poter sbagliare, trasformando un punto di debolezza in un punto di forza. Portiamo l’esempio di Elon Musk e dei suoi famosi Tweet in cui aggiorna in diretta l’andamento delle missioni di SpaceX, senza nascondere incidenti, imprevisti, esplosioni… tutto per rendere i suoi successi ancora più straordinari.

Il tweet

La maggior parte degli esperti in materia non avrebbe scommesso un centesimo sul successo di una strategia del genere. Invece si è rivelata vincente in quanto mette al centro il lettore – l’utente –coinvolgendolo nella sensazione esperienziale che si stia provando tutti insieme a raggiungere Marte.

È proprio questo lo scopo di una strategia comunicativa d’impresa innovativa e all’avanguardia: far sentire l’utente come parte dell’impresa, indipendentemente dal fatto che quell’utente si sia già convertito in cliente.

Quali sono le competenze comunicative necessarie per innovare?

Non esiste la ricetta perfetta, ma sicuramente una delle caratteristiche indispensabili dell’imprenditore innovatore è la visione d’insieme. Il vero innovatore non deve avere competenze tecniche specifiche, ma deve essere in grado di guidare chi quelle competenze le ha. Sembra facile no?

La realtà è che non è sufficiente avere una visione precisa della direzione in cui si vuole andare, o portare la propria impresa, occorre saper comunicare quella visione a tutti: dipendenti e collaboratori, al cliente e al mondo, facendo sentire la propria voce. E non è da tralasciare il fatto che il vero innovatore ha l’umiltà di cambiare direzione, spiegandone le motivazioni e mettendosi a nudo.

L’evoluzione fisica e offline come conseguenza di quella digitale a Milano

Parlando di evoluzione digitale che ha conseguenze sulla nostra vita quotidiana, portiamo  l’esempio milanese di Foorban, definito come il primo ristorante digitale in Italia. Anche in questo caso la qualità è l’ingrediente imprescindibile, cui seguono capacità digital e, ospite d’onore, una comunicazione d’eccellenza (veicolata principalmente da Instagram). Oggi gli utenti/clienti sono disposti e pronti a fare nuove esperienze, a provare servizi nonostante siano in fase di rodaggio, anzi. Vogliono essere i primi a farlo per poterne parlare con le proprie cerchie (passaparola). Occorre sfruttare questa predisposizione: la comunicazione serve a creare il terreno fertile per queste condivisioni esperienziali che sono all’origine di ogni successo.

In quanto a innovazione, Milano è tra le città più reattive e propositive in Europa, sono molti gli esempi virtuosi. In un recentissimo articolo su “La Stampa” del 18.10.17 Alberto Mattioli definisce Milano come un ragionevole compromesso tra servizi di livello europeo e una piacevolezza di vita tutta italiana.

Il ruolo del Networking

Il ruolo di rilievo rivestito dalle capacità comunicative non è applicabile solo nei confronti del cliente, ma anche del Network a cui si appartiene. L’imprenditore innovatore deve imparare anche dagli errori altrui. Questo per ridurre al minimo i rischi. Solo appartenendo ad un valido Network, in cui la parola chiave sia lo “scambio” sincero e onesto, questo diventa possibile.

La sfida di rendere l’Italia più ospitale per le nuove imprese è una delle attività che Innovation Club vuole affrontare dibattendo e presentando casi studio concreti. Aiutiamoci tutti a rendere questo percorso positivo creando le premesse costruttive per andare tutti in questa direzione. Non resta che lavorarci, confrontarsi, anche sbagliare, rimodulare e, solo così, innovare.

Easytech: come proteggersi dagli attacchi informatici, rispettando la normativa Gdpr | INNOVATION CLUB

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Cybersecurity

Il tema della sicurezza informatica si è imposto sulla scena pubblica sempre di più negli ultimi mesi, complici attacchi di scala internazionale in continuo aumento. Il concetto di cyber security ricopre perciò un ruolo chiave all’interno delle aziende ed è necessario prendere coscienza dei rischi e delle conseguenze di un attacco informatico, per scegliere le più adeguate soluzioni di prevenzione e protezione.

Il dati del Rapporto 2017 Clusit, l’associazione italiana per la sicurezza informatica, parlano chiaro: gli attacchi hacker con lo scopo di estorcere denaro o informazioni sono in costante aumento, sono cresciuti gli attacchi diretti a realtà europee, aumentano anche le tecniche di attacco sconosciute e i malware comuni a livello globale rappresentano circa il 50% degli attacchi.

Che cosa ci dicono queste informazioni? Sicuramente che la percezione di queste minacce non è proporzionata alla loro reale incidenza e che i cyber criminali in questo momento hanno vita facile, vista la semplicità con cui nella maggior parte dei casi riescono a raggiungere i loro discutibili obiettivi. Non sono solo i dati a confermalo, Easytech opera quotidianamente con piccole, medie e grandi imprese in settori differenti e conferma, purtroppo, quanto le minacce crescano e di contro la percezione del rischio rimanga bassa.

Perché le minacce crescono? Perché i dispositivi connessi aumentano e di conseguenza i punti di accesso sulla rete per eventuali attacchi informatici. Gli attacchi hacker non sono però l’unico pericolo da considerare quando si tratta di sicurezza informatica. I punti deboli di un’infrastruttura sono dati anche dalle stesse macchine intese in senso fisico (rotture hardware, furti, dispositivi inadeguati) e dalla mancanza di policy interne nonché da un’inadeguata formazione all’utilizzo degli strumenti informatici da parte dei collaboratori .

Come prevenire e proteggersi quindi da attacchi o perdite di dati? Easytech è in prima linea nella ricerca continua e nei test operativi di soluzioni idonee, certificate, semplici e funzionali che assicurino un alto livello di protezione per aziende di qualsiasi dimensione e budget per l’IT.

Comprendere i punti critici della propria infrastruttura e i pericoli derivanti sia dall’interno sia dall’esterno è il primo passo, un audit di sicurezza informatica è quindi lo strumento idoneo per verificare il livello di sicurezza aziendale. Il secondo passo consiste nella formazione e la sensibilizzazione: non è sufficiente che il reparto IT aziendale sia pronto a intervenire in caso di attacco o conosca e abbia messo in funzione gli strumenti necessari per prevenirlo. Ogni collaboratore aziendale deve essere conscio di quali comportamenti scorretti potrebbero minacciare la sicurezza dell’infrastruttura (ad es. l’utilizzo di chiavette usb, l’apertura di email private utilizzando la rete aziendale e via dicendo). Il terzo passo è invece l’applicazione di tutti gli strumenti necessari per prevenire queste minacce: un’infrastruttura deve essere protetta a livello perimetrale (dispositivi firewall UTM e servizi antispam), a livello endpoint (software antivirus e filtri di navigazione), deve utilizzare sistemi operativi aggiornati (per server e client), deve prevedere sistemi hardware ridondati, macchine virtuali e backup (piani di disaster recovery) e quando possibile anche sistemi di crittografia.

Il perché adeguarsi dovrebbe essere chiaro. Un attacco informatico comporta perdite di dati, perdite di tempo, costi informatici di recupero (quando possibile), costi in termini di fermo lavorativo, lesioni dell’immagine aziendale, costi inimmaginabili se il furto di dati ha come scopo il passaggio di informazioni riservate a un concorrente.

Cosa comporta il mancato adeguamento? Se fino ad oggi l’utilizzo di infrastrutture non protette o non completamente adeguate poteva essere considerato semplicemente un azzardo in grado di avere riscontri negativi o di portare ad eventuali fermi lavorativi o perdite di dati anche accettabili per alcuni, oggi la normativa obbliga le aziende ad adeguarsi.

Con l’entrata in vigore dal 25 Maggio 2018 del nuovo GDPR, ovvero il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, tutte le aziende che raccolgono, memorizzano, elaborano informazioni personali di cittadini dell’Unione Europea, dovranno essere conformi alla normativa o potrebbero essere soggette a sanzioni. Per dato personale in senso lato s’intende qualsiasi informazione che possa essere utilizzata per identificare una persona in modo diretto o indiretto (fotografie, indirizzi email, coordinate bancarie, indirizzi IP..), ogni azienda è quindi potenzialmente interessata dall’obbligo di conformità.

Ma qual è il rapporto tra GDRP e sicurezza informatica? Con la nuova normativa, sarà obbligatorio notificare all’Autorità, entro 72 ore dall’avvenimento, qualsiasi violazioni di dati e informare del problema le persone a cui si riferiscono i dati, dimostrare di aver messo in atto tutti i mezzi possibili per proteggere la propria infrastruttura e per evitare possibili attacchi diventerà fondamentale, pena sanzioni fino a 20 milioni di euro o pari al 4% del fatturato internazionale.

 

Easytech è specializzata nella predisposizione di infrastrutture informatiche sicure.

Oltre a realizzare audit di sicurezza e asset delle infrastrutture informatiche, per predisporne l’adeguamento o la riqualifica, questa realtà informatica della bergamasca nata nel 2006 è formata da tecnici e consulenti specializzati e certificati in soluzioni di sicurezza informatica realizzate dai principali leader del settore su scala internazionale.

La specializzazione in ambito di IT Security è completata dalla collaborazione con professionisti in ambito di consulenza legale, che seguono le aziende clienti nell’adeguamento dal punto di vista procedurale e strettamente legato alla normativa GDPR.

Visitando il sito web www.webeasytech.com è possibile trovare maggiori indicazioni relative a soluzioni, servizi e partner di riferimento.

 

Dott.ssa Susanna Previtali

Resp. Commerciale

Easytech Srl

Via Alessandro Manzoni 27 – Medolago (BG)

info@webeasytech.com

www.webeasytech.com

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