Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

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INNOVATION CLUB: Vino 4.0, nuovi contenuti grazie al digitale

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Wine app

Negli ultimi anni il cliente dei prodotti vitivinicoli utilizza con grande frequenza il canale digitale per tracciare le conversazioni sui prodotti in ogni settore. Numerosi portali di comunicazione raccolgono recensioni degli utenti  facendo esplodere anche nel settore vino una modello molto simile a quanto fatto accadere al turismo ristorazione con Tripadvisor. 

Il sistema più importante è sicuramente Vivino che permette di scattare una foto all’etichetta del prodotto e di recuperare le recensioni alla cantina ed al prodotto specifico. Questa applicazione mobile è già stata scaricata da 23 milioni di utenti in tutto il mondo (2 Milioni in Italia) ed è in crescita esponenziale. Esistono altri 20 portali/applicazioni in tutto il mondo meno diffusi e anche in Italia sono nate piazze digitali per lo scambio di informazioni tra consumatori sul vino. Spesso queste informazioni percepite come “super partes” sono ritenute importanti tanto quanto i dati delle più prestigiose guide sul vino.Il cliente deve essere quindi coinvolto con esperienze emozionali più profonde ed memorabili perchè abbia più chiaro le peculiarità di un brand ed il consumatore deve essere ingaggiato con una conversazione non convenzionale e se possibile continuativa.

Abbiamo riassunto alcune practice digitali fondamentali utili per innovare i processi di vendita delle cantine vitivinicole:

Realizzare la propria cantina in 3D navigabile e accessibile

Utilizzando l’ambiente 3D è possibile effettuare delle visite evolute e permettere agli utenti di “incontrarsi” gestendo una presenza evoluta su Mobile App Web Social Smart TV, Oculus Rift . L’idea di permettere una visita alla cantina partendo da “un’informazione” sul packaging di una bottiglia può essere una prospettiva curiosa. Prendo in mano una bottiglia di vino e  posso in questo modo entrare nel mondo del produttore. La cantina digitale identifica e rappresenta la storie e le peculiarità della tecnica di produzione di ogni vino.

“Slow Digital Experience” per arricchire la visita in cantina 

L’esperienza diventa il vero elemento di differenziazione, anche quando si racconta una storia. All’interno della visita in cantina questo significa trasformare il problema in opportunità per diilatare gli istanti di attenzione e aumentare l’esperienza della visita in cantina. Ecco perché parliamo di “slow” digital experience: raggiungere e coinvolgere gli interlocutori quando e dove importa davvero. Prima, durante e dopo la visita.

Applicare il modello B2B2C per l’ingaggio del cliente nel canale HO.RE.CA

Per i produttori di vino è molto interessante dare valore al Canale HO.RE.CA  sempre più importante. Molto interessante può esssere portare avanti un modello B2B2C sul customer engagement cercando di veicolare iniziative per portare clienti ai propri partner HO.RE.CA. E’ possibile creare un’iniziativa digitale per realizzare una dinamica legata all’appuntamento (troviamoci insieme) o per promuovere eventi ed iniziative attraverso “digital coupon”.

Extended Packaging per informare il cliente in GDO

Un’applicazione che può rappresentare un punto di svolta nella relazione digitale tra consumatori e produttori è quella dall’extended packaging. La considerazione di partenza è che sull’etichetta sono riportate solo le informazioni obbligatorie per la normativa vigente più altre che costituiscono la comunicazione che il produttore tenta di veicolare al consumatore. Ma quest’ultimo è oggi molto esigente, informato e capace di costruire un proprio ventaglio di scelte non solo considerando il fattore prezzo, ma anche altri elementi di tipo nutrizionale, di stile di vita, culturale, abbinamenti ecc. A tale scopo possono essere utili le informazioni disponibili tramite un’applicazione mobile che mostra l’informazione corretta a partire da una foto dell’etichetta oppure veicolata in modalità automatica attraverso la comunicazione in prossimità.

Trasformare l’e-commerce in un abbonamento fidelizzando i migliori clienti

Una strategia vincente è quella di trasformare il proprio canale e-commerce in un sistema che può fornire per determinati clienti una selezione dei propri prodotti tramite abbonamento riuscendo così a costruire un rapporto continuativo e aumentare il livello di servizio e la qualità percepita del brand.

Iniziative di comunicazione diretta attraverso i Social Network 

Creare iniziative “instant win” chiedendo ad esempio una fotografia dell’utente con il prodotto vinicolo consumato in un’occasione conviviale (Compleanno, laurea, festività) permette da un lato di far crescere e convertire la propria fanbase Facebook sui Social Network e dall’altro i contenuti prodotti diventano elementi fondamentali per arricchirei propri canali social con informazioni qualificate e “calde” proprio perchè create dagli utenti.

Utilizzare l’Inbound Marketing per attrarre i clienti con lo Storytelling 

Il termine Inbound indica una modalità di marketing centrata sull’essere trovati da potenziali clienti in contrasto alla modalità tradizionale, detta anche outbound marketing che è imperniata su un messaggio direzionato unicamente verso il cliente. La tecnologia digitale oggi permette di realizzare a costi contenuti dinamiche di comunicazione profilata. Quando si vuole creare una conversazione nel mondo digitale è necessario trasformare prodotti in servizi in storie da raccontare per aumentare la memorabilità dei propri contenuti. Il pensiero narrativo possiede una molteplicità di significati, ma questi necessitano di essere tradotti, affinché si possano costruire una o più forma di comunicazione che siano rielaborate dai soggetti secondo i termini della narrazione. Il discorso narrativo permette di rendere comprensibile, comunicabile e ricordabile il vissuto.

a cura di INNOVATION CLUB

INNOVATION CLUB. Il Bando Innodriver per finanziare l’innovazione delle imprese lombarde

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Bando imprese

Undici milioni di euro a fondo perduto (a valere sui Fondi POR FESR 2014-2020) per sostenere le piccole e medie imprese lombarde nell’acquisizione e nello sviluppo di servizi avanzati di innovazione tecnologica e di brevetti: è questo, in estrema sintesi, l’obiettivo del bando Innodriver, approvato dalla Giunta Regionale lo scorso  29 Giugno e pubblicato da Regione Lombardia.

Il bando si propone di supportare le imprese lombarde nella partecipazione a programmi di ricerca, sviluppo ed innovazione europei, sostenerne i processi di finalizzati all’ottenimento di brevetti o modelli Internazionali o europei, ma soprattutto di stimolarne la capacità di innovazione tecnologica e di prodotto, mediante una costante collaborazione fra PMI e centri di ricerca.

Fra le tre linee di investimento nelle quali si divide il bando, spicca sicuramente la Misura A, costituita da un fondo di 7.4 milioni. Lo scopo principe di questa linea d’intervento è agevolare la realizzazione di progetti di innovazione di processo, mirando ad incrementare produttività ed efficienza nel ciclo produttivo di beni e servizi, ma anche di innovazione di prodotto, per creare nuovi mercati progettando prodotti originali o aumentando la varietà di quelli esistenti.

L’innovazione di processo si persegue mediante l’applicazione di un metodo di produzione o di distribuzione nuovo o sensibilmente migliorato, che permetta di ottenere un aumento delle capacità di produzione o di servizio. Quella di prodotto, per contro, si sostanzia nel processo che porta alla genesi di prodotti innovativi, derivanti da processi migliori (innovazione incrementale) o ampiamente differenti (innovazione radicale) da quelli esistenti.

L’ambito di operatività del bando si esaurisce nelle seguenti aree di specializzazione: aerospaziale, agroalimentare, eco-industria, manifatturiero avanzato, mobilità sostenibile, industrie di salute, creative e culturali, mondo delle “Smart Cities e Communities”.

Il finanziamento è aperto a tutte le micro, piccole o medie imprese che intendano dare vita a dei progetti inerenti alle aree di specializzazione sopra citate presentando apposita domanda on-line, dove dovrà essere cura del richiedente l’agevolazione indicare, pena la non ammissibilità, la destinazione ed il contenuto delle diverse voci di spesa, oltre che la ragione sociale e partita IVA del Centro fornitore.

Sono ritenute ammissibili le spese compiute dalla data di presentazione della domanda sino al 240esimo giorno successivo alla data di pubblicazione del decreto di assegnazione del contributo. L’ammissione è subordinata anche alla definizione puntuale di un importo minimo di investimento (40.000,00 €), mentre la normativa non richiede obbligatoriamente che ne venga segnalato uno massimo. Qualora la richiesta fosse accolta, il contributo concedibile sarebbe pari a euro 25.000,00.

Entrando nello specifico, la normativa delinea con precisione quali siano le tipologie di spese ammissibili:

> Costi per acquisizione di servizi e consulenze specialistiche da CRTT registrati in QuESTIO: Spese sostenute per consulenze da operatori specializzati operanti nel sistema QuESTIO, che erogano servizi di ricerca di base o laboratorio. Queste spese devono essere fedelmente documentate e motivate in un preventivo che si attenga ai prezzi di mercato. Consulenze di carattere generale in materia fiscale, legale o amministrativa non sono computabili in questa sezione.

> Costi per strumentazioni o attrezzature funzionali alla realizzazione ed alle finalità del progetto: acquisto o leasing di impianti o macchinari, attrezzature tecnologiche o informatiche essenziali per l’esito positivo del progetto. Ammortamenti di cespiti, solo se non acquisiti in origine con l’aiuto di sovvenzioni pubbliche.

> Costi per materiali, forniture e prodotti analoghi: materie prime o immobilizzazioni immateriali, con peso massimo del 20% della somma delle tre voci di spesa appena elencate.

> Altri costi generali in misura non superiore al 25% della totalità degli altri costi ammissibili.

L’invio della domanda è effettuabile all’interno di due finestre temporali ben delineate: una prima si snoda dal 12 luglio 2017 fino alle ore 15:00 del 31 dello stesso mese, mentre la seconda (che non si aprirebbe se la totalità delle risorse fosse stanziata per progetti presentati nella prima) dura dal 10 al 31 gennaio 2018.

Oltre alla domanda di adesione corredata dalla scheda tecnica del progetto, descritto nei minimi dettagli, è necessario presentare in allegato una pletora di documenti, fra cui la dichiarazione de minimis, i preventivi di spesa dei CRTT individuabili come collaboratori, la dichiarazione ai fini della verifica della regolarità della posizione contributiva.

La valutazione delle domande è ad esclusiva cura del Nucleo di Valutazione e si compone di due aspetti: un’istruttoria formale ed una valutazione tecnica: quest’ultima è parametrata su diversi criteri, fra cui si evidenziano soprattutto la capacità dei proponenti e la qualità progettuale dell’operazione, a sua volta scomponibile in diverse classi (congruità e pertinenza al bando dei costi, dei tempi di realizzazione, del grado di innovatività del progetto). Il punteggio varia da zero a cento, l’esito positivo è subordinato al raggiungimento di un minimo di 65 punti, ed in caso di parità, la precedenza spetta al progetto che più si è distinto per grado di innovazione assoluta.

Entro 120 giorni dalla data di scadenza del termine per la presentazione delle domande la graduatoria dei progetti viene approvata tramite Decreto dal Dirigente pro-tempore della Struttura Ricerca, Innovazione e Trasferimento Tecnologico della Direzione Generale Università, Ricerca e Open Innovation, ed in seguito pubblicata sul bollettino ufficiale della Regione Lombardia (BURL) e sul Portale Regionale. Ciascun partecipante, in aggiunta, riceverà notifica dell’esito sul proprio indirizzo di posta elettronica certificata. Entro 90 giorni dalla pubblicazione sul BURL, l’impresa finanziata deve accedere all’indirizzo web siage.regione.lombardia.it ed accettare il contributo (pena la perdita dello stesso) inserendo data, importo e riferimenti precisi del CRTT erogatore di servizi indicato in fase di domanda. Entro 60 giorni dalla data di conclusione del progetto, l’impresa deve caricare online la rendicontazione e la richiesta di erogazione del saldo, pena la decadenza del contributo.

La società è tenuta ai seguenti ulteriori adempimenti: invio online della relazione tecnica del progetto realizzato, delle fatture e dei documenti contabili quietanzati, del questionario di customer satisfaction.

Regione Lombardia provvede, in conclusione di questo iter così ampolloso nei suoi diversi step, all’erogazione del contributo entro 90 giorni dalla richiesta, previa verifica della correttezza dei documenti presentati e del rispetto di tutte le norme del bando. L’impresa si deve impegnare a conservare per 10 anni la documentazione comprovante l’avvenuto pagamento delle spese e ad allegarla alla rendicontazione online, da sottoscriversi con firma digitale.

Segui Innovation Club (www.innovationclub.it) o scrivici per approfondimenti (info@innovationclub.it).

INNOVATION CLUB – Vacanze a 5 stelle: ora è possibile con Fattore Lusso

in Economia/Innovation club/Partner/Rubriche/Startup/Turismo by
La 36 enne bresciana, Mariasole Scalvini, promotrice del progetto Fattore Lusso

Il lusso è il mercato mondiale in maggiore crescita e da una locale ricerca, risulta che in termini numerici, i 380 milioni di consumatori che oggi acquistano per un totale di 730 miliardi in beni di lusso, arriveranno ad essere 440 milioni nel 2020. Una crescita guidata prevalentemente dai consumatori core (che spendono in media 10.000 € annui in lusso personale ed esperienziale, auto escluse), oggi 32 milioni, con una crescita di 10 milioni di nuovi consumatori prevista entro il 2020. Nei prossimi dieci anni il tasso di crescita dei viaggi di lusso si prospetta al 6,2%, quasi un terzo superiore al resto del comparto (4,8%), sintomo della progressiva polarizzazione del turismo, che è di lusso o low cost, stima l’Oxford Economics Group nel 2016.

La 36 enne bresciana, Mariasole Scalvini, con il suo nuovo progetto Fattore Lusso vuole proporre ville con piscine, jet privati, personal concierge, chef personale, e molto di più, nel territorio della Lombardia, che sta divenendo sempre di più una meta per un turismo di élite.

Quale è l’obiettivo di Mariasole?

Offrire un servizio a 5 stelle e tutti i confort possibili ed inimmaginabili, anche a coloro che scelgono di alloggiare in una casa o un appartamento di lusso, e che non vogliono rinunciare ad i confort tipici di una struttura alberghiera a 5 stelle.  Sono sempre di più, infatti, i turisti stranieri che scelgono l’Italia per acquistare la seconda casa o come meta per le loro vacanze. Ed accresce in modo esponenziale il numero dei viaggiatori che optano per una vacanza in casa invece che in Hotel. E proprio nell’ambito della fornitura di alloggi per affitti brevi, l’Italia primeggia. Si attesta infatti al 3° posto della classifica per numero di case affittate attraverso il portale Airbnb. Non solo Lago di Garda, ma sempre di più anche il Lago di Iseo, la Franciacorta, le valli e le città lombarde, sono le mete preferite dagli stranieri che desiderano andare alla scoperta del nostro territorio, ma anche da italiani che vogliono vivere esperienze esclusive di lusso e che non temono di pagare per la qualità. Fattore Lusso desidera coinvolgere tutti gli operatori lombardi di qualità per offrire pacchetti esclusivi a chi se lo può permettere. E non sono pochi, nonostante la forte crisi degli ultimi anni.  Fattore Lusso farà in modo che i vostri sogni diventino realtà!

E oggi, che cos’è il lusso?

Emozione. È una sensazione che si può provare dopo aver vissuto un’esperienza unica. Quando il cliente indossa un vestito di un brand prestigioso, per esempio, sa che qualcuno ha pensato a quel vestito, con il materiale perfetto e la migliore manodopera. E quando lo indossa si senta felice.

Il Lusso è un’esperienza indimenticabile, una storia che ci rende speciali. Significa poter essere se stessi, scegliendo i dettagli, sulla base della propria esperienza.

Ma quali sono i partner che verranno coinvolti nel progetto di Mariasole?

Affittuari di ville e appartamenti luxury, yacht e jet privati, ma anche chef e pasticceri stellati, cantine di prestigio, personal trainer e insegnanti di yoga, massaggiatori, parrucchieri, estetisti, personal shopper e maggiordomi.

Come il canale digitale impatta sul settore del lusso?

In questo particolare contesto, l’evoluzione digitale sta cambiando le regole, andando ad impattare sul paradigma dello Status. Sempre più lo status sarà svincolato dal possesso di un prodotto, ma sarà sempre più rivolto all’accesso a community e a servizi esclusivi, ad elevato valore aggiunto. Più di un orologio, un gioiello o un’autovettura, conterà poter accedere ad un servizio esclusivo e raro. Questo trend incrementerà, certamente, molte opportunità per la creatività degli startupper da tutto il mondo, che potranno immaginare nuove forme di accesso a servizi per clienti “luxury”. Fondamentale meccanismo è la gestione della community con strumenti digitali, che permette agli utenti di conoscersi e fare network tra di loro, soprattutto se accomunati da una passione comune. La community abilita il passaparola (advocacy), permettendo una rapida diffusione del servizio.

Il portale fattorelusso.com è ora attivo in italiano, tedesco, inglese, arabo e cinese. Per qualsiasi richiesta di informazioni è possibile contattare l’email info@fattorelusso.com.

 

 

Fonderia 4.0, 12 fonderie scelgono Metal One, la soluzione che integra Ar e Iot

in Acciaio/Economia/Innovation club/Partner/Rubriche by
Metal One, fonderia

METAL One é la soluzione per Fonderie di metalli ferrosi e non, con tecnologia a gravità, bassa pressione e pressofusione. Basata su SAP Business One, è una soluzione aziendale pienamente integrata, caratterizzata da un ottimo rapporto costo-prestazioni, e concepita appositamente per le piccole e medie imprese.

Efficienza, Controllo e Profittabilità

Le Fonderie sono in un processo evolutivo che le vede trasformarsi da produttori di fusioni grezze a partner tecnologici di prodotti finiti; sono parte attiva nella progettazione e prototipazione, la filiera di produzione si è allungata inglobando sempre più lavorazioni. Nel costante miglioramento qualitativo il ruolo di capo commessa della Fonderia impone un controllo ed una tracciabilità in tutto il processo produttivo. METAL One permette di gestire l’intero flusso di processo delle Fonderie dalla prototipazione e preventivazione, ai dati tecnici qualitativi e di processo delle Fusioni, al ciclo attivo e passivo, alla pianificazione della produzione, al conto lavoro, alla logistica, al controllo qualità, all’amministrazione e controllo di gestione.

L’ ERP per le PMI

Per affermarsi, le piccole e medie imprese devono disporre di una soluzione aziendale caratterizzata da piena integrazione e costi contenuti. Un unico sistema che automatizzi i processi di business e fornisca un accesso semplice e immediato a informazioni costantemente aggiornate. I sistemi “tradizionali” di gestione aziendale, che frequentemente sono solo una serie di programmi applicativi obsoleti e scarsamente integrati, non sono in grado di soddisfare le esigenze attuali. Informazioni insufficienti, interruzioni nel flusso che collega i processi di business nonché dati obsoleti e non aggiornati costituiscono gli ostacoli principali che impediscono un controllo efficace ed efficiente delle operazioni aziendali. Grazie a METAL One e SAP Business One l’impresa può essere gestita con un netto incremento di profittabilità e un controllo rigoroso di ogni singolo processo.

Realtà aumentata (AR) in fonderia

Un’applicazione per Smart Glasses permette agli operatori di essere formati nei processi produttivi e logistici.

Internet of Things (IoT) per i processi fusori

Metal One si integra con i sensori di prossimità ce monitorano i processi fusori. La gestione delle tecnologia IoT nel processo di fusione sono articolate. Gran parte delle conoscenze ingegneristiche vengono richiamate: fluidodinamica (riempimento), trasferimento di calore e cambi di fase (solidificazione), metallurgia (microstruttura e difettologie) e molto altro si potrebbe menzionare. I parametri da gestire ed analizzare sono numerosi e le interazioni fra di essi estremamente complesse. L’acquisizione di questi dati è ad oggi possibile, ma raramente è possibile realizzare analisi incrociate in modo veramente semplice ed intuitivo per identificare, ad esempio, le cause di scarto più comuni di un determinato lotto di produzione. Ancor più difficile, se non impossibile, è il confronto fra dati di processo e conseguenze, in termini di efficienza di produzione, resi, extracosti. Ciò che manca è un’infrastruttura che permetta la rilevazione automatica dei dati di processi, la loro elaborazione ed una consultazione chiara e veloce, in modo da permettere una integrazione fattuale fra uomini, macchine e strumenti, ma anche fra operatori, controllori e manager. Questa infrastruttura è finalmente realizzabile, estendendo le capacità degli attuali ERP che ad oggi costituiscono la spina dorsale aziendale. Occorre dotare questi strumenti di occhi, orecchie, mani e memoria per completare il sistema nervoso aziendale. L’ambizione è ottenere un “corpo” armonico, efficiente e reattivo.

Innovation Club è la fabbrica delle idee | INNOVATION CLUB

in Economia/Innovation club/Partner/Rubriche/Servizi/Startup by

Sei una startup che vuole lanciare un nuovo business ? Sei un’azienda che vuole innovare il proprio posizionamento sul mercato costruendo una nuova iniziativa business gestita da uno spin-off ?

Condividi la tua idea con Innovation Club (info@innovationclub.it). I membri del club sono in grado di condividere un percorso per l’implementazione della vostra idea. 

Ecco alcuni servizi che possiamo mettere a disposizione:

BUSINESS MODELLING

Progettazione dei sistemi di business innovativi. Individuazione delle metriche e degli strumenti di monitoraggio per favorire l’evoluzione della tua azienda verso uno sviluppo esponenziale. Il Business Model Canvas è uno strumento che può essere utilizzato utile a sviluppare nuovi modelli di business o formalizzare quelli esistenti. Si tratta di uno schema grafico dove sintetizzare visivamente come un’impresa crea valore, le risorse ed attività necessarie, i segmenti di clienti, e gli aspetti economico-finanziari.

RICERCHE DI MERCATO E STRATEGIE DI VENDITA

La ricerca di mercato è la sistematica raccolta, conservazione ed analisi dei dati relativi a problemi connessi al marketing dei beni e/o dei servizi. Le ricerche di mercato si occupano principalmente dello studio e dell’analisi dei comportamenti espressi e dei processi decisionali (motivazioni) dei consumatori in un’economia di mercato, o della definizione della struttura di un mercato. Sono una fonte di informazione per chi, all’interno di un’azienda che produce beni o servizi, deve prendere decisioni di marketing. La strategia di vendita si compone di numerose attività: Analisi delle buyer persona; mappatura del customer journey; strategie di outbound e inbound marketing; sistemi evoluti per la gestione della relazione con i clienti, integrati con le piattaforme media, di social networking e social commerce.

PRODUCT DESIGN & INNOVATION

Apprendimento e applicazione di processi e metodi di Design Thinking: ideazione, progettazione, sviluppo con approccio “lean” incrementale e iterativo, prototipazione e ingegnerizzazione, validazione sul mercato con metodi di ricerca quali-quantitativi. Sono due i concetti centrali:

> Il “Minimum viable product” (MVP) è la “versione di un nuovo prodotto che consente ad un team di raccogliere la massima quantità di conoscenza validata sui clienti con il minimo sforzo.”

> Il “Pivot” rappresenta una “correzione strutturata della rotta progettata per verificare una nuova ipotesi fondamentale relativa ad un prodotto, una strategia”

TECHNOLOGY STRATEGY

Proponiamo come  sulle nuove tecnologie e gli ambiti di applicazione, con focus sui tre pilastri dell’innovazione. Convenzioni in Italia e all’estero con università, istituti di ricerca ed enti equiparati ci permettono di conoscere anche quelle tecnologie che possono avere delle ricadute industriali.

BUSINESS PLAN

La nascita di una nuova attività imprenditoriale (e di qualsiasi progetto aziendale) deve essere sostenuta da uno studio o un’analisi di fattibilità in grado di fornire una serie di dati di natura economico-aziendale, sui quali tracciare linee guida per la costituzione dell’attività. Lo studio di fattibilità si concretizza nella redazione di un documento: il business plan. Il business plan è un documento che sintetizza i contenuti e le caratteristiche di un progetto imprenditoriale (business idea). Viene utilizzato sia per la pianificazione e gestione aziendale che per la comunicazione esterna, in particolare verso potenziali finanziatori o investitori. Il Business Plan è un documento necessario per ogni progetto innovativo ma da solo è un esercizio matematico: importante affiancare ad esso studi, analisi e esperienze che possano convalidarlo.

BREVETTO O INNOVAZIONE “OPEN”

Un brevetto tutela e valorizza un’innovazione tecnica, ovvero un prodotto o un processo che fornisce una nuova soluzione a un determinato problema tecnico. È un titolo in forza del quale viene conferito un monopolio temporaneo di sfruttamento sull’oggetto del brevetto stesso, consistente nel diritto esclusivo di realizzarlo, di disporne e di farne un uso commerciale, vietando tali attività ad altri soggetti non autorizzati. In particolare, il brevetto conferisce al titolare:

> nel caso in cui l’oggetto del brevetto sia un prodotto, il diritto di vietare ai terzi, salvo consenso del titolare, di produrre, usare, mettere in commercio, vendere o importare a tali fini il prodotto in questione

> nel caso in cui l’oggetto del brevetto sia un procedimento, il diritto di vietare ai terzi, salvo consenso del titolare, di applicare il procedimento, nonché di usare, mettere in commercio, vendere o importare a tali fini il prodotto direttamente ottenuto con il procedimento in questione.

Il brevetto può essere un elemento che da un valore oggettivo ad un’idea anche se in certi casi non è sempre la soluzione ideale. Spesso i costi legali di una causa nazionale o internazionale per fare valere un brevetto sono proibitivi: per questo si tende oggi a ragionare con una prospettiva di innovazione “open” individuando altri elementi di protezione del proprio know-how.

FUNDRAISING & FINANZA AGEVOLATA

Il processo di fundraising è solo in apparenza molto semplice ma nasconde tante attività. innanzitutto bisogna trovare il modo di ottenere un incontro con i potenziali investitori. Dopodichè, occore spiegare loro in che modo l’iniziativa può riuscire a fargli ottenere guadagni elevati. Ciò significa dovere illustrare molteplici aspetti: la mission aziendale, il prodotto,  la visione futura, il mercato, la concorrenza, quale sarà il vantaggio competitivo nel medio-lungo periodo. Per finanza agevolata si deve intendere il complesso di investimenti che favoriscono lo sviluppo di progetti aziendali, coprendo, per quanto possibile, il fabbisogno finanziario mediante l’ottenimento di agevolazioni comunitarie, nazionali o regionali. Rientra nella finanza agevolata pertanto qualsiasi strumento il legislatore metta a disposizione delle imprese al fine di fornire loro un vantaggio competitivo che incida positivamente sullo sviluppo aziendale e sul rilancio dell’impresa.

INTERNAZIONALIZZAZIONE

Grazie ad una rete di relazioni vasta in molti paesi in grado di identificare il più adatto contesto di applicazione di un’idea.

> Abbiamo relazioni imprenditoriali consolidate in molti paesi europei come Francia, UK, Spagna anche grazie all’esperienza di lavoro di alcuni membri del nei programmi quadro della Commissione Europea;

> Diamo  particolare attenzione a contesti extra-europei come gli Stati Uniti (Silicon Valley, West Coast, East Coast), il Sudamerica, i paesi arabi (EAU, Dubai), L’India, Il Sud-est asiatico;

> Molto importante anche considerare il contesto dei paesi emergenti come molti stati africani che spesso nascondo grandi opportunità o il particolare contesto dei “micro-stati” come le isole, il cui sistema economico ha caratteristiche molto peculiari. 

L’internazionalizzazione di un’idea non è solo relazione ma anche il processo di adattamento di una impresa, un prodotto, un marchio, pensato e progettato per un mercato o un ambiente definito, ad altri mercati o ambienti internazionali, in modo particolare altre nazioni e culture. Nell’estate del 2017 il club ha organizzato un innovation tour che toccherà gli hotspot dell’innovazione europea quali il distretto di Sophia Antipolis nel Sud della Francia ovvero il principale polo tecnologico europeo, Barcellona che è la prima Smart City in Europa, Lisbona contesto emergente che ospita il Web Summit e Monaco di Baviera dove si trova il più strutturato “sistema startup” della Germania.

Segui le iniziative di Innovation Club: www.innovationclub.it

I chatbot e l’evoluzione dei servizi al cliente | INNOVATION CLUB

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(a cura di Innovation Club) Discutono con noi; rispondono alle nostre domande; sono sempre pronti ad aiutarci e, spesso, riescono anche ad anticipare le nostre esigenze. Vivono in mezzo a noi ma non sono esseri umani. Sono i chatbot – noti anche come bot o chatterbot – e, secondo gli analisti, sono pronti a diventare i migliori amici delle persone e dei brand.

Non è un caso se chatbot e customer experience sono argomenti che viaggiano insieme, perché questa nuova (ma non tanto) tecnologia potrebbe rivoluzionare per sempre il rapporto tra aziende e clienti. Nel nome dell’intelligenza artificiale.

Qualche tempo fa Satya Nadella, CEO di Microsoft, durante un’intervista ha dichiarato che quella dei bot è una “tecnologia inevitabile”. Basta un giro veloce tra le news online per comprendere la portata di questa ossessione, a partire proprio da Microsoft che, secondo alcuni, starebbe già testando i bot come strumento di supporto di primo livello.

I margini di azione delle reti neurali e del machine learning sono molto sfumati, e i bot ne sono la dimostrazione più evidente:

Si integrano con i siti web, come primo elemento di contatto e customer service (ad esempio sui siti di comparazione prezzi) o come assistente (Siri in versione Mac o Cortana);

Comunicano con le app mobile, imparano dall’utilizzo e forniscono informazioni (i due ‘contenitori di bot più importanti al momento sono Facebook Messenger e Telegram);

Agiscono come centro nevralgico del dispositivo mobile, rendendo possibile accedere ai servizi senza digitare e senza dover passare da una app all’altra (Siri ma anche Google Instant Apps).

Questa loro natura fluida rappresenta il motivo principale per cui i chatbot stanno conquistando velocemente i settori più disparati. Scorrendo le ultime notizie troviamo:

American Express che lavora a un bot per fornire servizi finanziari agli utenti;

Shine che vuole aiutare gli adolescenti in difficoltà con un supporto morale via Facebook Messenger;

Kayak che punta a un ambizioso progetto di agenzia di viaggi intelligente;

Kip che utilizza gli emoji per aiutare gli utenti a trovare e acquistare prodotti;  

DoNotPay che, come un bot ‘avvocato’, contesta le multe per parcheggio non pagato a Londra e New York.

Secondo le ultime stime, solo su Facebook sono già stati diffusi 11mila bot, che stanno evolvendo verso una maggiore interattività e capacità di imparare dal contesto. I tempi in cui uomini e macchine potranno comunicare in una modalità ‘seamless’ sono lontani, ma forse non così tanto come pensano gli apocalittici della tecnologia.

Per guardare al futuro, però, dobbiamo tornare al passato. Cercando di capire, innanzitutto, cosa sono i chatbot e da dove arrivano. Detto in poche parole, i bot sono entità artificiali progettate per automatizzare i compiti che di solito facciamo noi (una prenotazione per la cena, la pianificazione di un appuntamento).

Oggi, sono utilizzati principalmente per mantenere una conversazione intelligente con gli utenti umani, imparando costantemente dal contesto. Negli anni li abbiamo già visti sotto forma di software (SmarterChild) e assistenti integrati (Cortana, Siri). Come detto, però, sono destinati a diventare qualcosa di più complesso.

Non vi è dubbio che l’artificial intelligence contribuirà a ridefinire i confini del business negli anni a venire. Per citare il discorso di Pedro Domingos, l’autore di The Master Algorithm, al SXSW 2016: “La artificial intelligence non è poi così spaventosa come sembra quando si traduce in artificial smartness.” Un gioco di parole che nasconde una evoluzione decisiva.

È la natura delle cose: Proprio come gli esseri umani evolvono, a seguito delle variazioni nell’ambiente sociale e tecnologico, lo stesso fanno i bot. Diventano più raffinati e proattivi davanti ai nostri occhi, tanto che alcuni futuristi hanno già annunciato che stiamo muovendo verso un incubo distopico in cui non si potrà più distinguere ciò che è umano da ciò che non lo è.

Certo, il fallimento dell’esperimento Tay, condotto da Microsoft, dimostra che il percorso verso una macchina davvero ‘smart’ è ancora lungo, ma questo non autorizza a paventare scenari alla Philip K. Dick. Piuttosto, evidenzia come anche la più intelligente delle tecnologie debba imparare a fare i conti con i comportamenti imprevedibili degli esseri umani.

“In sé la tecnologia non è né buona né cattiva, ma gli ingegneri hanno la responsabilità di assicurarsi che non sia progettata in modo da riflettere gli aspetti peggiori dell’umanità.” (TechCrunch)

Arrivati a questo punto, è necessario chiarire un punto importante: non tutti i chatbot sono uguali, così come non sono una invenzione degli ultimi anni. Esistono da decenni, fin da quando Alan Turing definì i confini del celeberrimo Test per riconoscere un uomo da una macchina.

Ancora oggi alcuni bot sono intelligenti, altri non tanto. Alcuni sono utili, altri sono solo ludici. Alcuni lavorano in completa autonomia, altri necessitano di intervento umano. La strada, però, è segnata: l’evoluzione dei bot li porterà a essere indipendenti, intuitivi e capaci di adattarsi al cambiamento.

Ed eccoci alla domanda centrale di questo articolo: I bot rappresentano davvero il futuro della digital customer experience? Oppure si tratta di un trend ancora non ben definito e destinato a svanire? L’idea è quella di creare un bot in grado di fornire assistenza, trovare sempre la risposta giusta e aiutare i clienti senza alcun intervento esterno. Come? Utilizzando le app per andare oltre le app come le conosciamo.

L’obiettivo finale è quello di realizzare qualcosa che – finalmente – renda la vita dei clienti più facile. Invece di perdere tempo a passare manualmente da un servizio all’altro, l’utente dovrà solo esporre vocalmente la sua domanda, e il suo assistente personale full-time farà tutto il lavoro.

Vuoi sapere quale sarà la temperatura nel prossimo fine settimana? Chiedi a un bot. Vuoi prenotare un pacchetto completo per la prossima vacanza? Lasciati guidare da un bot. Hai bisogno di restituire un paio di scarpe che non sono della misura giusta? Fatti aiutare da un bot.    

In questi termini, i chatbots sono l’ultimo, il più grande tentativo di migliorare la user experience, senza dover assumere legioni di operatori di customer service che prendano per mano i clienti.

La lista di modalità con cui le aziende tentano di connettersi con i clienti è già molto lunga. La differenza essenziale è che i chatbots “danno agli esseri umani l’illusione che stanno comunicando con un’entità che capisce e può rispondere con frasi che abbiano un senso.” (Marketplace)

Visti da questa prospettiva, i chatbot sembrano impostare una situazione win-win per gli sviluppatori e clienti:

Da un lato ci sono gli sviluppatori, che hanno scommesso sul successo dei mercati conversazionali e che creano nuovi bot intelligenti e piattaforme per venderli (come fanno già Telegram e Kik).

Dall’altro lato abbiamo le organizzazioni, ormai consapevoli che le persone vivono al tempo stesso online e offline. Le aziende hanno nuovi strumenti ma lo stesso problema di sempre: imparare a coinvolgere e monetizzare i propri clienti, offrendo esperienze significative in tutti i canali e touch point.

Ecco perché pensiamo che i bot potrebbero rappresentare un’opportunità preziosa per i brand (soprattutto i brand retail) per allineare l’esperienza offline del negozio con la costante presenza online dei loro clienti.

La vera sfida sarà nella capacità di realizzare strumenti in grado di uscire dalla dimensione ludica, per apportare un effettivo miglioramento della customer experience. La differenza si vedrà quando i bot riusciranno ad apparire e agire in modo del tutto naturale.

Customer Journey: 5 passi per reinventare la relazione con il cliente | INNOVATION CLUB

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(a cura di Innovation Club) “Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo.” Con l’emergere di una nuova generazione di clienti – immersi in un ecosistema digitale – le aziende non possono più fare affidamento sulla customer journey map tradizionale. Ovvero ogni singola mappa che abbia più di cinque anni.

Il mondo intorno a noi è cambiato – e continua a cambiare – così velocemente che tutto ciò che era utile allora potrebbe non esserlo più oggi. L’esperienza dei clienti cambia e, con essa, le regole dell’engagement e della loyalty.

Qual è, quindi, la differenza tra il customer journey tradizionale e il digital customer journey? Proviamo a schematizzare i due processi di seguito:

Viaggio tradizionale: una sequenza dall’awareness all’acquisto e poi alla loyalty, attraverso pochi punti di contatto (conosciuti e presidiati dalle aziende). Il cliente può scegliere tra una serie limitata di alternative; la comunicazione è mono-direzionale e gestita dal brand; la scelta è influenzata da fattori quali pubblicità, prezzo, abitudine e dalle opinioni di una cerchia ristretta di influencer.

Viaggio digitale: un percorso circolare che attraversa numerosi punti di contatto, sia fisici che virtuali. La mappa non necessariamente inizia dalla awareness o finisce con la loyalty. Il cliente può scegliere tra un set potenzialmente infinito di alternative, e la scelta quasi mai è influenzata da pubblicità, prezzo o abitudine. Le opinioni fidate ora includono anche le comunità online (social network, recensioni sui siti e-commerce, forum, blog), persone che conosco a stento o non conosco affatto.

Se il client journey definisce i presupposti della tua strategia di marketing, a sua volta viene determinato da fattori sempre diversi, e spesso fuori dal controllo dell’azienda:

> Aumento del potere d’acquisto dei clienti più giovani – i millennial così esigenti, consapevoli e pronti a spendere.

> Diffusione dei dispositivi mobile – smartphone, tablet, smartwatch.

> Crescita delle tecnologie connesse – activity tracker, tecnologia indossabile, Internet delle Cose.

> Comparsa dei micro momenti – interazioni in tempo reale, determinate da esigenze specifiche.

Le persone nate e cresciute in un ecosistema digitale sono sempre connesse e in costante bilico tra fisico e virtuale. Costruiscono la loro identità interagendo con le loro community offline e online, e non riconoscono altra modalità di esperire il mondo.

In un mercato reso sempre più piatto dalla globalizzazione, i digital customer mostrano un netto rifiuto nei confronti della massa, sensazione ancora più urgente quando si parla di decisioni d’acquisto. Il rigetto della massificazione costringe le aziende a focalizzare sforzi e budget sulla personalizzazione, mettendo al centro del discorso la customer experience piuttosto che il prodotto.

Se davvero i clienti si ritrovano a dover scegliere tra decine – se non centinaia – di alternative, perché dovrebbero scegliere proprio te? È evidente che non stai combattendo solo contro il tuo vicino; ti trovi nel bel mezzo di una battaglia con migliaia di protagonisti. In un contesto simile, anche il prodotto migliore del mondo potrebbe non essere sufficiente per vincere.

La soluzione – dovrebbe ormai essere chiaro – è puntare sulla customer experience, che diventa il vero elemento di differenziazione. E la creazione di una nuova journey map rappresenta la base di un’esperienza davvero innovativa e coinvolgente. Non fosse che i clienti oggi pretendono un approccio personalizzato, con il risultato che identificare pattern comuni diventa sempre più difficile.

Esistono, però, dei requisiti base che non sono cambiati da quando il concetto di customer journey map è stato introdotto per la prima volta. Anche se il quadro di riferimento cambia con l’evolvere della tecnologia, questi sono – e saranno sempre – le fondamenta della pianificazione:

> Clienti

> Ricerca

> Touch point

> Obiettivi (di azienda e cliente)

> Misurazione

Possiamo distinguere due forze contrastanti: da un lato la necessità, da parte delle aziende, di raggiungere i clienti fin dalle prime fasi del viaggio; dall’altro la moltiplicazione dei punti di contatto, che rende sempre più difficile per le stesse conoscere i propri clienti. Le metodologie classiche non sono più in grado di mostrare cosa davvero le persone pensano e fanno prima di entrare su un sito o in un negozio.

Ecco perché hai bisogno di una nuova metodologia, che tenga conto dei cambiamenti e parta dall’identificazione dei seguenti nodi focali.

RIVOLUZIONA IL VIAGGIO

Ogni singolo trend evolutivo che abbiamo segnalato finora porta alla inevitabile rivoluzione del journey. Non c’è valore alcuno in una mappatura che ignori le differenti fonti di interazione generate a ritmo continuo dalla tecnologia. L’innovazione estende la relazione tra brand e clienti, producendo valore aggiunto per entrambi. Il brand migliore è quello che osserva con attenzione ciò che accade, ed è pronto a raccogliere la sfida per trovare nuove modalità di engagement per conquistare il cuore dei clienti.

NON DIMENTICARE IL CLIENTE

Qual è l’elemento centrale del viaggio? Il viaggiatore, naturalmente. Eppure sareste sorpresi di scoprire quanti professionisti disegnano la mappa partendo dall’azienda piuttosto che dai clienti. Dal momento che lo scopo ultimo è di migliorare la customer experience, però, l’unica strada che porta al successo è quella che parte dalla prospettiva del cliente: analizza e descrivi non tanto l’esperienza che tu vorresti offrire quanto quella che i clienti vorrebbero ricevere da te.

STUDIA IL COMPORTAMENTO

Abbiamo detto che conoscere clienti che urlano la loro unicità non è affatto semplice. Questo non significa certo che devi rinunciare a studiare il loro comportamento. La chiave per migliorare la strategia è comprendere come i digital customer decidono cosa e come comprare. Non tutti i percorsi nascono uguali: le persone partono da punti diversi, attraversano fasi diverse e decidono in base a criteri differenti. Se non riconosci questa diversità non potrai mai pianificare contenuti e azioni tagliate su misura.

PENSA MOBILE, AGISCI LOCAL

La tecnologia mobile ha contribuito a plasmare la connessione tra clienti e aziende – influenzando il tempo e lo spazio dell’interazione. Secondo un recente report di Nielsen, la metà dei clienti considera il mobile come la risorsa più importante nella fase di decisione di acquisto. Le piattaforme mobile già ora raccolgono il 60% del tempo totale speso sui digital media. La tua strategia dovrebbe pensare mobile e agire local, combinando localizzazione e comportamento per costruire contenuti utili, ovunque i clienti si trovino.

SBLOCCA IL POTERE DEI DATI

Sebbene sia diventato più difficile comprendere cosa fanno le persone nelle prime fasi del journey, d’altro canto le aziende possono sfoderare una nuova arma per cambiare le carte in tavola. Un’arma chiamata Big Data. Le tecnologie connesse generano una quantità incredibile di informazioni sul percorso del cliente. Una mole che le aziende devono imparare a plasmare per sbloccare il vero potere dei dati. Ciò che crea il vero valore, infatti, non è l’informazione in sé ma l’utilizzo che ne fai.

Sviluppare e fidelizzare il rapporto con i clienti – 5 Lezioni dal mondo dello sport

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(A CURA DI INNOVATION CLUB) La più grande lezione di loyalty dal mondo dello sport si può riassumere in una frase: se non ti alleni con costanza, per garantire la migliore performance e superare i tuoi limiti, non riuscirai mai a vincere. E i fan non ti seguiranno mai. Applicata al digital marketing, questa regola si traduce così: Per conquistare il cuore dei clienti, dovrai lavorare sodo per coinvolgerli in una customer experience innovativa e unica. Il segreto del customer engagement.

Che tu sia appassionato di sport o meno, è innegabile che, quando si parla di loyalty, le aziende abbiano molto da imparare da quanto accade in campo, negli spogliatoi e dietro le quinte di una squadra. Calcio, rugby, basket, pallavolo: quando pensi allo sport – in tutte le sue declinazioni – sei portato ad associare immagini che parlano di sudore, muscoli, concentrazione estrema, adrenalina. Una esperienza di fango e passione. Pur non volendone negare il lato romantico, bisogna però ammettere che oggi lo sport è molto di più. È marketing. È tecnologia.

Sono ormai lontani i giorni in cui l’esperienza dei fan era basata interamente su quanto accadeva sul campo. Per quasi 80 anni, radio e televisione hanno guidato l’immaginazione delle persone, rappresentando il driver incontrastato di innovazione tecnologica nello sport. Poi, però, è successo qualcosa che ha riscritto le regole. D’un tratto, i fan non erano costretti a vivere l’esperienza dagli spalti o dal divano. La rivoluzione dello smartphone ha provocato una rivoluzione in quella che abbiamo chiamato ‘sport customer experience’: Internet è diventato mobile, e così le persone, i clienti.

La digital transformation, segnata proprio dalla diffusione degli smartphone e dall’emergere dei network sociali, ha plasmato – innovazione dopo innovazione – un nuovo modo di intendere l’esperienza ‘live’ di un evento. Così noi non viviamo lo sport come facevano i nostri padri; non pratichiamo lo sport come facevano i nostri padri. Da ‘sportivi’ ci siamo ritrovati ad essere ‘sportivi digitali’. Nonostante la sua natura ‘fisica’, l’industria sportiva si è sempre dimostrata molto ricettiva quando si trattava di sperimentare nuove tecnologie. Allenamento, organizzazione manageriale ed esperienza dei fan; non c’è ambito che non sia stato toccato dall’innovazione:

Smartphone – ogni squadra che si rispetti ha la sua app ufficiale, attraverso la quale offre un accesso privilegiato (e contenuti esclusivi) per consentire ai fan di essere sempre aggiornati.

iBeacon – la sfida, per molte federazioni, è di far alzare i tifosi dai divani e portarli allo stadio. La tecnologia iBeacon è già stata utilizzata per aumentare l’esperienza, sfruttando le dinamiche di gamification e le offerte personalizzate.

Activity tracker – che tu sia ossessionato dal fitness o uno sportivo della domenica, è molto probabile che tu sia stato già catturato dalla moda del self-tracking. La rivoluzione della tecnologia indossabile è, prima di tutto, una rivoluzione dello sport.

Smartwatch – le nuove versioni di Apple Watch e Android Wear dimostrano (se ce ne fosse bisogno) che l’orologio intelligente è il compagno ideale per chi pratica sport (sensori) e chi si limita a guardarlo (notifiche push).

A conti fatti, i tifosi non sono più costretti a vivere il match nella maniera tradizionale. Lo stadio e il televisore sono diventati solo due tra i tanti punti di contatto di un viaggio che si muove attraverso canali diversi. La consequenza di questo discorso è evidente: nella nostra epoca non esiste business senza tecnologia. Le squadre diventano brand, i brand diventano aziende. Questo passaggio implica un impegno costante per incrementare vendite e profitti, mantenendo ben saldo il focus su ciò che conta davvero: i tifosi, meglio noti come clienti. Customer engagement e loyalty rappresentano il pane quotidiano per i brand impegnati nell’agone sportivo. La necessità di ottimizzare l’esperienza, in ogni passaggio del customer journey, diventa quindi essenziale tanto quanto vincere una partita. E, quando si tratta di rispetto dei clienti e consapevolezza del loro valore, il mondo dello sport ha davvero tanto da insegnare. Abbiamo cercato di riassumere il tutto in 5 lezioni di customer engagement.

SENSO DI APPARTENENZA

Nessun team è come gli altri. Ogni squadra nasce da un percorso storico diverso è si fa portavoce di valori distintivi, narrati attraverso uno storytelling unico. Ogni azione di marketing deve trasferire questa unicità ai tifosi attuali e potenziali. La sfida inizia ancora prima di scendere in campo, giocata sul senso di appartenenza ed esclusività. Lo stesso che dovresti ricreare con il tuo brand.

YOU NEVER WALK ALONE

Citando lo storico inno del Liverpool, ci chiediamo quale sia il segno distintivo di un brand. Cosa trasforma un insieme di persone in un simbolo per milioni di persone in tutto il mondo? Non i titoli vinti, né il merchandising o i biglietti venduti. La linfa vitale di ogni grande squadra è la lealtà e devozione che, proprio nello sport, dimostrano in pieno il loro valore strategico. Lealtà non solo dei fan ma anche – e innanzitutto – di chi lavora per te.

LA PASSIONE È OVUNQUE

Il segreto di una sport customer experience di alto livello è nella natura omni-canale della relazione che si instaura tra una squadra e il tifoso. Le persone non vivono più in un unico canale; passano da analogico a digitale in un tap, usano lo smartphone per essere sempre connessi. Le aziende sportive hanno compreso il valore di questa connessione, utilizzando ogni tipo di tecnologia per coinvolgere i digital customer: app, social media, video, eventi.

SUPERA I TUOI LIMITI

Il successo nello sport è questione di allenamento e miglioramento continuo: ogni atleta conosce i propri punti di forza, e li utilizza per nascondere le debolezze che tutti – esseri umani e aziende – hanno. Ancora più importante, i campioni non si accontentano mai. Una vittoria è solo il punto di partenza per battere nuovi record. Questa dovrebbe essere anche la tua filosofia: evidenzia le qualità del brand, investi in sviluppo e non ti cullare mai sugli allori.

CONOSCI IL TUO MONDO

Come puoi comprendere cosa vogliono i tuoi clienti? Come puoi anticipare i tuoi avversarsi, e capire la direzione verso cui muove il business? La risposta è ‘analisi’. Così come non c’è sport senza tecnologia, oggi non c’è sport senza analisi di tutti quei dati che proprio la tecnologia produce. Lo scopo è di migliorare la performance, conoscere il contesto e vincere ancora prima di battersi. In poche parole è questa l’essenza della predictive analytics, che proprio nello sport ha trovato uno dei suoi campi di applicazione privilegiati. Accumulare una gran mole di dati per conoscere meglio mercato e cliente è inutile se poi non si utilizzano per costruire una digital customer experience davvero innovativa e coinvolgente.

I motivi che causano il fallimento delle Startup digitali nella Lombardia Orientale – La Survey di Innovation Club

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Effetto domino

Da una recente analisi realizzata da Innovation Club  si evidenzia che sul territorio della Lombardia Orientale (Province di Bergamo, Brescia, Mantova e Cremona) dal 2013 ad oggi sono nate 261 Startup innovative che hanno un focus su “servizi digitali”. Questo elenco comprende sia realtà che forniscono servizi innovativi al pubblico sia che realizzano servizi B2B.

Oggi 4 anni dopo il 45% di queste Startup è stato messo in liquidazione. E’ una percentuale di insuccesso alta ma comunque minore della media nazionale che si attesta intorno al 55%. Molti imprenditori di queste Startup sono non giovani alla prima esperienza ma professionisti che conoscono molto bene il mondo della tecnologia e magari in tante altre esperienze hanno ottenuto risultati importanti e riconosciuti. Abbiamo nell’ultimo mese incontrato alcuni di questi e raccolto le loro impressioni.

Ringraziamo molto chi ha fatto con noi queste conversazioni. A nessuno fa piacere parlare di un’iniziativa non andata secondo le aspettative ma da anche da esperienze di questo tipo si ricavano indicazioni molto importanti.  La storia dimostra che i più grandi startupper, coloro che hanno realizzato le iniziative di maggior successo, sono partiti quasi sempre da dei progetti non riusciti. Il mondo degli incubatori, acceleratori e degli eventi sull’innovazione tendono spesso a raccontare con enfasi le storie di successo mentre e non si offre a volte la giusta evidenza a queste riflessioni preziose per tutti.

Ecco una lista dei sette principali motivi di insuccesso di una startup lombarda e qualche suggerimento per cercare di superare queste problematiche: 

1. La mancata individuazione del modello di business.

ll principale fattore di crisi di una startup è legato al disallineamento tra il modello di business che l’imprenditore ha in mente ed il mercato. Ideare un modello di business è apparentemente molto semplice ma la capacità di operare su tutte le sfumature che lo rendono un successo non è affatto banale. Se una marca importante investe centinaia di migliaia di euro nelle analisi “pre-birth” per il lancio di un prodotto e un servizio vuol dire che nulla si può improvvisare. Posto che non si potrà mai avere tutto sotto controllo approcciare il proprio modello di business in modo flessibile è molto importante per attenuare questo elemento di complessità.

2. I litigi tra soci operativi e finanziari. 

All’interno di una “garage start-up” spesso identifichiamo dei soci che hanno operativamente sviluppato il progetto e coloro che hanno aiutato a nascere il progetto portando o trovando le prime risorse. Le maggiori conflittualità si verificano quando i secondi non comprendendo al pieno le dinamiche evolutive del progetto si sentono estraniati dallo spesso facendolo nascere dubbi. Famoso è il caso di Facebook dove il socio operativo Zuckerberg ha pesantemente contrastato il socio finanziario Eduardo Luiz Saverin. La storia è stata descritta nel famoso film “The Social Network”. Per questa ragione è fondamentale che i tutti soci anche quelli finanziatori siano l più possibile coinvolti e consapevoli dell’iniziativa imprenditoriale.

3. L’iniziativa è approcciata come un progetto e non come un’impresa. 

Nell’antichità i condottieri per conquistare un’isola facevano bruciare le navi per impedire ai propri soldati la fuga in modo che nella battaglia fossero il più possibile concentrati e non vedessero altre possibilità se non la vittoria o la morte. Si tratta ovviamente una metafora da prendere “cum grano salis” tuttavia capita spesso di trovare giovani e meno giovani che approcciano un’idea imprenditoriale anche buona in modo non completamente focalizzato perchè fanno contemporaneamente altre attività. Questo crea indubbiamente molti effetti collaterali perchè in tal caso si non tratta di un’impresa ma di un progetto magari come tanti altri “che può andare bene ma se non va bene pazienza”. Nulla di male che ci siano imprenditori soci contemporaneamente in tante iniziative per realizzare un portfolio diversificato ma è importante che ogni iniziativa abbia dei protagonisti che “hanno bruciato le loro navi”.

4. La sottovalutazione dei costi di promozione di un progetto.

Spesso quando si realizza un progetto digitale ci si concentra sulla parte di sviluppo informatico dimenticando o sottovalutando la variabile della promozione. Non è troppo complesso una volta definite le specifiche di un’app o un sistema web realizzarlo con un investimento che ha un ritorno visibile. Si è costretti invece ad uscire dalla “zona di comfort” quando bisogna scegliere come investire sui vari canali ed i risultati sono molto incerti. Quindi si tende istintivamente a concentrarsi sulle attività di sviluppo rispetto a quelle di promozione. Bisogna dare la giusta rilevanza a questa attività.

5. Difficoltà nel trovare le “persone giuste”.

Decidere di lavorare in un’azienda nascente è una scelta non semplice per una persona di qualità.  Infatti lavorare in una Startup può essere una fonte di rischio e preoccupazione perchè bisogna operare in un contesto per sua natura destrutturato.  Conseguenza di tutto ciò è che gran parte dell’ecosistema delle startup italiane si poggia su collaborazioni a progetto e “professionisti a partita” iva magari bravissimi ma spesso poco fidelizzati. Queste persone si limitano ad eseguire un compito quando il contesto richiederebbe di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Per un imprenditore trovare le persone giuste è il principale problema che lo costringe a creare l’azienda solo intorno a se stesso limitando così lo sviluppo della stessa. Posto che lavorare in una startup è rischioso bisogna prospettare un chiaro ritorno economico per i collaboratori perchè contribuiscano in modo determinante al successo dell’iniziativa.

6. Creare un logo ma non costruire un “brand”

Molto spesso una startup nascente lavora sul brand in modo semplicemente “grafico” non identificando le motivazioni più profonde della sua esistenza. La maggior parte delle Startup mette al centro della propria comunicazione “cosa” fa, lo fa seguire da “come” lo fa, e infine, talvolta, ma non sempre, dichiara “perché” lo fa.  Il modello sviluppato da Simon Sinek nel celebre libro “Start with Why” suggerisce al fine di avere un maggior impatto sul pubblico/interlocutore, di iniziare ogni comunicazione con “perché”, facendolo seguire da come e da cosa. Alla base dell’approccio sviluppato da Sinek vi è l’idea che la gente non “compri” ciò che una persona/azienda fa, bensì “compri” il “motivo” per cui fa quella cosa.

7. Fare in modo grossolano un’analisi della competition

Per quanto possiamo essere bravi o possiamo credere nella nostra idea dobbiamo considerare in un mondo complesso ed interconnesso come è l’attuale la presenza di competitori. Il principale elemento che viene sottovalutato è proprio l’analisi competitiva. Questa analisi è invece uno dei documenti più utili alla concretizzazione di una Startup, molto più convincente di un Business Plan che spesso è “un esercizio” con valori assolutamente ipotetici e prospettici.

INNOVATION CLUB/12. La realtà virtuale trasformerà il Web in un’esperienza immersiva

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Volendo approfondire un discorso sui media digitali del futuro, non si può non introdurre le teorie di Marshall McLuhan. Secondo il grande sociologo canadese ogni medium è un’estensione dell’uomo.  Nell’era della meccanica l’uomo aveva operato un’estensione del proprio corpo in senso spaziale; nell’era dell’elettricità e della trasmissione elettromagnetica l’uomo ha esteso il proprio sistema nervoso centrale sino ad incorporare tutta l’umanità, abolendo i precedenti concetti deterministici di spazio e di tempo. 

L’evoluzione del mondo Web negli ultimi decenni non ha fatto altro che mettere in connessione l’intera conoscenza ed esperienza umana in una rete unica. Nei prossimi anni non basterà più condividere sui social una foto o un video. Sentiremo il bisogno di mettere online le nostre esperienze e frammenti della nostra vita reale, in modo tale che altri possano viverle esattamente come le abbiamo vissute noi. Sarà possibile sentirci ancora più vicini ai vip “rivivendo” le loro esperienze condivise sui social. Proprio a questo ha sicuramente pensato Mark Zuckerberg quando lo scorso anno pagò 2 miliardi di dollari per comprare Oculus VR. Adesso quest’investimento sta per dare i primi frutti: al recente Facebook F8 Conference sono state annunciate le prime versione virtuali delle proprie applicazioni. Quanto presentato da Facebook può offrici una previsione del web del futuro.

Spesso possiamo trovare tracce del nostro futuro non nei saggi, nei numeri e nelle ricerche di mercato, bensì nei romanzi e nella fiction. Neal Stephenson, scrittore-guru della fantascienza, crea il suo capolavoro Snow Crash e, con esso, il Metaverso, vero e proprio successore di Internet come lo conosciamo noi ora. Il Mataverso viene descritto come un “mondo virtuale collettivo e condiviso in 3D’, in cui possano convergere lo spazio fisico e quello virtuale.  In Snow Crash, Hiro Protagonist – il cui nome ci ricorda l’importanza degli archetipi nella narrazione – è un hacker freelance che a all’America al collasso preferisce il ‘meta universo’, una somma di realtà virtuale, tecnologia 3D e realtà aumentata, il tutto alimentato da un Internet super-veloce. Come fanno Parzival e Hiro ad entrare nei loro nuovi mondi virtuali? Indossando e utilizzando periferiche e strumenti di realtà virtuale.

Tutto questo è solo fantascienza? Oppure potrebbe essere una descrizione del futuro del business ? Per una prima risposta, chiedete pure della Realtà Virtuale.

La tecnologia del virtuale svolge un ruolo fondamentale nell’influenzare le aziende che devono riprogettare le loro strategie. La realtà virtuale potrebbe diventare il prossimo passo in un percorso pieno di opportunità già dominato dalla cosiddetta ‘wearable technology’, che sta cambiando il modo in cui i clienti vivono i prodotti. Gli sviluppatori di videogiochi e software fin da subito hanno mostrato grande interesse per questa nuova tecnologia, ma non sono certo gli unici. In Norvegia, ad esempio, l’esercito ha iniziato a utilizzare la Realtà Virtuale per insegnare la guida dei carri armati e simulare una vera e propria campagna militare. Una inversione interessante dai giochi progettati per simulare la guerra alla guerra simulata con appendici videoludiche. Tutto si riduce solo a gioco e guerra, come al solito? Non proprio, perché ci sono ancora molte altre opportunità da esplorare.

Il mondo aperto dalla realtà virtuale è ancora ricco di percorsi inesplorati, che investono anche il rapporto tra aziende e clienti. Perché non creare un’app customer-facing per passare da un sito di e-commerce statico tradizionale a un vero e proprio concept store virtuale, in grado di offrire una straordinaria customer experience nel momento in cui il cliente sta osservando il tuo prodotto o servizio? Sei un marchio del retail, dell’automotive o della moda e lusso? Perché non offrire uno ambiente digitale che i tuoi clienti possano visitare, dove possano esplorare, ricercare e addirittura toccare i tuoi prodotti? L’unico limite sarà dato da immaginazione e creatività.

Sempre nella recente conferenza “Facebook F8” Zuckerberg ha toccato il tema della R&D con Building 8, il suo centro ricerca che sta sviluppando alcuni progetti fantascientifici: 

1. Il primo consente alle persone di scrivere attraverso gli impulsi del proprio cervello. Le persone non dovranno più digitare ma potranno solo pensare e il loro pensiero sarà tracciato con sensori esterni e che possano essere prodotti in grandi numeri.

2. Il secondo progetto permetterà alle persone di provare emozioni attraverso la pelle.

Queste due tecnologie potrebbero essere delle naturali estensioni sensoriali delle Realtà Virtuale. Il futuro ci riserverà molte sorprese.

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