Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

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Tendenze - page 2

Dato choc: a Brescia chiuse 500 imprese artigiane all’anno

in Associazioni di categoria/Cna/Economia/Eleonora Rigotti/Personaggi/Tendenze by
Impresa artigiana

La provincia di Brescia ha perso 3.695 imprese artigiane tra il 2009 e il 2016, 500 all’anno. Se nel 2009, infatti, nel Bresciano erano attive 38.557 imprese, nel 2016 lo erano 34.862. Si tratta di una contrazione del 9,6%.

«Sono dati sconfortanti, imputabili alla lunga crisi economica che il sistema paese sta attraversando – spiega la presidente di CNA Brescia, Eleonora Rigotti -. Non va però dimenticato che le imprese artigiane hanno già risposto al colpo, dimostrando capacità di adattamento, di cambiamento del proprio modello di business e di innovazione, instradandosi verso la ripresa».

Quanto riporta la ricerca del Centro Studi CNA “Le imprese artigiane in Italia Province e settori”, frutto dell’elaborazione di dati Movimprese, consente di analizzare l’evoluzione del tessuto produttivo artigiano bresciano.

Da un lato si evidenzia come, a livello settoriale, in alcuni casi la diminuzione della base produttiva artigiana sia stata determinata dalla crisi. È il caso della manifattura: da 11.158 imprese si è passati a 9.561; una contrazione del 14,3%. Nel dettaglio, il calo è stato del 22,2% nella confezione di articoli di abbigliamento (da 1.119 nel 2009 a 871 nel 2016); del 18,3% nella fabbricazione di prodotti in metallo (da 4.273 a 3.493); del 18,6% nella fabbricazione di mobili (da 349 a 284). Situazione analoga si è registrata nelle costruzioni: dal 2009 al 2016 le imprese sono diminuite di 2.128 unità, una variazione percentuale negativa del 13,7% (da 15.521 a 13.393).

In altri casi, analizza lo studio CNA, è il modello artigiano a non avere retto all’impatto della crisi, determinando una diminuzione del numero delle imprese. Nel settore trasporto e magazzinaggio, per esempio, le unità attive sono passate da 2.311 a 1.925, calando del 16,7%. È verosimile che la crisi abbia determinato una riorganizzazione del comparto, favorendo le imprese di dimensioni maggiori.
«Abusivismo ed evasione continuano a pesare sulle imprese oneste. Le imprese, artigiane e di piccole dimensioni– rimarca la presidente Rigotti – hanno la forte necessità di non continuare a subire costi burocratici e pressione fiscale eccessivi, servono semplificazione, certezza delle regole e sgravi fiscali per chi investe e trova nuove soluzioni per rispondere ad un mercato in continua evoluzione».

Ma non tutti i settori hanno sofferto, almeno quanto a numerosità di imprese. Le attività dei servizi alloggio e ristorazione sono cresciute del 10%, passando dalle 934 unità del 2009 alle 1.027 del 2016. In aumento nell’intervallo temporale analizzato anche le imprese dei servizi di informazione e comunicazione (+42,3%, da 227 a 323).

«Dalle dichiarazioni si passi finalmente all’azione e si attuino incentivi per aggregazioni e reti d’imprese, accompagnandole verso la crescita, di dimensioni e di valore aggiunto – invoca la presidente Rigotti -. Contesti nei quali le aziende possano incontrarsi, dialogare e aprirsi al confronto sono oggi molto richiesti, oltre che necessari per la nascita di collaborazioni e lavori condivisi».

 

Alta tecnologia, in Lombardia cresce l’export del 13%, in Italia + 6%

in Economia/Export/Tendenze by
Robotica

Alta tecnologia: export lombardo in crescita del 13% nel 2017 per un valore di oltre 3 miliardi di euro nei primi tre mesi, pari a circa un terzo del totale italiano di 10 miliardi (+6%), secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi. In Lombardia, primi prodotti: medicinali per oltre un 1 miliardo di euro (+49,5%), strumenti e apparecchi di misurazione per quasi mezzo miliardo, apparecchi per le telecomunicazioni, prodotti farmaceutici di base e computer per oltre 300 milioni: sono questi i prodotti lombardi hi-tech più esportati nel mondo. Le destinazioni? Soprattutto Stati Uniti (409 milioni, +68%). Quasi 300 milioni l’export verso Germania e Svizzera. Crescono molto il Regno Unito (171 milioni, +49%) e Giappone (132 milioni, + 45%).

Anche l’internazionalizzazione è sempre più tecnologica. Continuano a crescere infatti gli strumenti sul web utili a potenziare la presenza delle nostre imprese sui principali mercati esteri. In tal senso, Promos, Azienda Speciale per le Attività Internazionali della Camera di commercio, propone servizi che danno la possibilità alle azienda lombarde di sviluppare i migliori strumenti online per presentare i propri prodotti ai più importanti buyers esteri, mettendo a disposizione un’assistenza personalizzata capace di favorire lo sviluppo internazionale del business aziendale.

Milano, Frosinone, Latina, Monza e Roma prime in Italia per export di prodotti hi-tech. Prima è Milano (15% del totale nazionale, +13,1%), seguita da Frosinone (9,4%, +34,6%), da Latina (9,4%, -24,9%), da Monza e Brianza (5,7%, +70,1%) e da Roma (5,6%, +5,5%). Vengono poi Torino, Napoli e Ascoli Piceno. Tra le lombarde ai primi posti anche Varese (11°) e Lodi (12°), Pavia (16°), Brescia (20°), Bergamo (21°). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi su dati Istat nei primi tre mesi del 2017 e del 2016.

Alta tecnologia lombarda, un interscambio da 9,5 miliardi in tre mesi. Milano è prima sia per import e che per export con oltre 6 miliardi complessivi. Seguita nell’export da Monza e Brianza che cresce del 70%, da Varese e Lodi, mentre nell’import da Lodi, Monza e Brianza e Pavia. E se Milano è specializzata soprattutto nell’export di prodotti farmaceutici, Monza e Brianza è prima in componenti elettronici, Lodi viene dopo Milano in apparecchiature per le telecomunicazioni e Varese eccelle in aeromobili.

 

Gli scambi Brescia-Spagna salgono 866 milioni in sei mesi

in Commercio/Economia/Tendenze by
Bandiera spagnola

La Spagna vale 6 miliardi di scambi per la Lombardia in sei mesi e 23 per l’Italia, secondo un’elaborazione della Camera di commercio di Milano e della sua azienda speciale Promos per l’internazionalizzazione su dati Istat sui primi sei mesi del 2017. Si tratta di 126 milioni al giorno nel Paese e 33 in regione. Cresce l’export nazionale in un anno del 12% (+8% in Lombardia) e l’import (+12% in Italia, + 5% in Lombardia). In Italia ci sono quasi seicento ditte con titolare nato in Spagna che danno lavoro a 622 addetti, di cui 121 in Lombardia con 136 addetti. Sono 73 le ditte in Lazio e oltre 50 in Emilia Romagna e Piemonte. Le imprese con titolare spagnolo si concentrano a Roma (61), Milano (59), Torino (27) e operano soprattutto in commercio e turismo. Sono circa 4 mila le imprese italiane con spagnoli che ricoprono cariche, di cui mille a Milano e oltre 600 a Roma.

Buyers spagnoli sono attesi a Milano per incontrare un centinaio di imprese italiane il 13 e 14 novembre in occasione dell’iniziativa organizzata da Promos, azienda speciale della Camera di commercio di Milano per l’internazionalizzazione e Assocamerestero, inserita nel quadro del progetto promosso e finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico “The Extraordinary Italian Taste”, che prevede incontri b2b in Camera di commercio tra operatori internazionali e imprese italiane del settore food&beverage.

Primi settori i macchinari nell’export e l’alimentare per l’import. Primo lexport di macchinari (1,6 miliardi in Italia e 467 milioni in Lombardia), poi mezzi di trasporto (1,6 miliardi in Italia e 330 milioni in Lombardia), metalli (1,3 miliardi in Italia e 462 milioni in Lombardia), moda (1,2 miliardi in Italia e 304 in Lombardia). L’import prevalente è di alimentari (2 miliardi in Italia e 425 milioni in Lombardia).

In Italia per regione. Dopo la Lombardia, per scambi con la Spagna, ci sono Veneto ed Emilia Romagna con circa 3 miliardi, Piemonte, Toscana e Lazio  con circa 2 miliardi. Crescono per export Sicilia (+62%), Campania (+43%). Per import Friuli (+ 68%), Umbria (+54%), Puglia (+53,5%).

In Lombardia, prima Milano con 2,1 miliardi di scambi (+6% l’export, +5% l’import), Brescia con 686 milioni (+14% l’export, + 11% l’import), Lodi con 619 milioni (+4% l’export), Bergamo con 580 milioni (entrambi +4%), Varese con 400 milioni (+16% l’export, +8% l’import), Mantova con oltre 300 milioni (+12% l’export) e Monza con oltre 300 milioni (+4% l’export). Crescono per export Cremona (+24%) e Sondrio (+19%). Per import crescono Pavia (+28%) e Cremona (+22%).

I DATI COMPLETI SUGLI SCAMBI BRESCIA-LOMBARDIA-SPAGNA LI TROVI SU BSNEWS.IT

 

Aib, giovedì la presentazione delle nuove tendenze economiche

in Acciaio/Aib/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze by

Torna “Scenari & Tendenze”, l’osservatorio congiunturale di Associazione Industriale Bresciana, strumento prezioso a disposizione delle le aziende per comprendere e anticipare le possibili evoluzioni di breve periodo dei mercati.

Il 24° appuntamento con “Scenari & Tendenze” è in calendario giovedì 5 ottobre alle 16.00 in sala Beretta (via Cefalonia, 62 – Brescia) e come sempre, oltre all’analisi delle prospettive dell’economia internazionale e domestica, offrirà l’aggiornamento della situazione corrente e prospettica delle principali valute e dei prezzi delle materie prime industriali, per dare spunti di riflessione e riferimenti precisi per orientare le scelte delle imprese in questa fase segnata da incertezza e alta volatilità dei mercati. L’osservatorio congiunturale si avvale di studi ed elaborazioni esclusivi ed originali, resi disponibili a tutti i partecipanti, grazie anche alla partnership con la Camera di Commercio di Brescia.

Aprirà i lavori Luca Borsoni, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori AIB. A seguire, l’analisi intermarket con focus su tassi, cambi e materie prime curata da Achille Fornasini (Università degli studi di Brescia). Andrea Beretta Zanoni (Università degli Studi di Verona) e Davide Fedreghini (Centro Studi AIB) faranno quindi il punto sull’andamento dell’economia, dal contesto globale fino alle performance del nostro territorio. Cicli e tendenze dei mercati – con particolare attenzione a energia, plastica, metallurgia e siderurgia – saranno infine approfonditi da Achille Fornasini e Stefano Allegri (AB Service). Al termine, il consueto momento dedicato al confronto con i partecipanti.

Benessere, a Brescia un business per 3.444 aziende

in Economia/Sport/Tendenze by
Sport

Sempre più persone sono attente al proprio benessere: sport, fitness e trattamenti estetici, stanno entrando in modo sempre più preponderante nella nostra quotidianità. Per il 48% degli Italiani “mens sana in corpore sano” è la massima che rispecchia il concetto di benessere.

Lo rivela l’ultima edizione dell’Osservatorio Compass, secondo la quale oltre il 40% degli intervistati ha incrementato il tempo libero dedicato alla cura di sé rispetto all’anno precedente. Un trend in continua espansione che vede nel credito al consumo un motore importante di sviluppo.

Una fotografia, quella evidenziata da Compass, che trova riscontro anche in Lombardia nei dati di Unioncamere-Infocamere: nel II trim. 2017 sono 26.379 le imprese registrate in regione nel settore del benessere, un dato in crescita del +4% rispetto allo stesso periodo del 2012 e che posiziona la regione al 1° posto in Italia. Tra i settori principali si evidenziano, per numerosità, i saloni di barbiere e di parrucchiere con quasi 17mila imprese (+0,1%), ma a spingere la crescita negli ultimi cinque anni sono i servizi di manicure e pedicure (+76,3%), le palestre (+19,5%) e gli istituti di bellezza (+13,1%)

A livello provinciale, a guidare la classifica troviamo Milano con 8.351 aziende. Seguono Brescia con 3.444, Bergamo con 3.003, Varese con 2.476, Monza Brianza con 2.024, Pavia con 1.537, Como con 1.447, Mantova con 1.240, Cremona con 1.023, Lecco con 789, Lodi con 582 e Sondrio con 463. Per quanto riguarda invece le province più dinamiche, si segnalano Milano (+7,5%) e Cremona (+7,1%).

Dati avvalorati dai risultati dell’Osservatorio Compass, secondo il quale a livello nazionale Sport e fitness salgono sul podio della classifica delle attività predilette nel tempo libero per il 55% degli intervistati, con picchi fino al 70% a ridosso delle vacanze. Un impegno ricorrente soprattutto fra i più giovani, che dichiarano di praticare esercizio fisico anche 3 volte alla settimana. A questo proposito un dato interessante riguarda la tecnologia, utilizzata da oltre la metà degli intervistati (51%) a servizio del proprio benessere per creare un piano di allenamento o per monitorare i progressi fatti. App dedicate (26%) e dispositivi da indossare (23%), in cima alle preferenze.

A ridosso dei periodi più caldi cresce anche il ricorso ai trattamenti estetici con una media che sale dal 37% al 60% (73% donne, 49% uomini) degli intervistati che dichiara di dedicare parte del proprio tempo libero a queste attività, che non sembrano più essere una prerogativa delle sole donne.

Brescia e Paesi Arabi, scambi per 373 milioni di euro in sei mesi

in Economia/Export/Tendenze by
Affari

Tra Lombardia e Paesi Arabi ci sono stati scambi per quasi 5 miliardi nei primi sei mesi del 2017 . Cresce l’import export italiano, + 11% in un anno. Traina Milano con circa 2 miliardi di euro e una crescita del 7% rispetto allo stesso periodo del 2016. In particolare, l’export milanese è di circa 1,7 miliardi (+5,4%). Supera i 400 milioni di esportazioni Bergamo.

Seguono Brescia con 373 milioni (La leonessa è decima in Italia nella classifica) e Monza e Brianza con 354. Nell’import dopo Milano che supera i 300 milioni vengono Pavia con 240 milioni e Mantova con 189. Ma nell’interscambio Brescia, che vale il 10 per cento della Lombardia è una delle poche realtà in calo, con una decrescita di oltre il 20 per cento.

I maggiori partner commerciali lombardi tra questi Paesi sono: nell’export Emirati Arabi Uniti con 780 milioni (+3,2%), Arabia Saudita con 670 milioni (+9,8%) ed Egitto con 574 (+47,9%). Nell’import superano i 200 milioni Arabia Saudita e Tunisia. I macchinari rappresentano oltre un terzo delle esportazioni lombarde, i metalli il 15% e gli apparecchi elettrici il 10%. Bene anche chimica (9% del totale) e l’abbigliamento (9%, +10,7%). Prodotti chimici (26%) e dell’estrazione (20%) i più importati. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi su dati Istat al secondo trimestre 2017 e 2016 relativi all’interscambio con Algeria, Arabia Saudita, Bahrein, Comore, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Gibuti, Giordania, Iraq, Kuwait, Libano, Libia, Marocco, Mauritania, Oman, Palestina, Qatar, Siria, Somalia, Sudan, Tunisia, Yemen.

TROVI IL PDF CON TUTTI I DATI SU BSNEWS.IT SUGLI INTERSCAMBI CON I PAESI ARABI

Aib, Pasini detta la linea: vigileremo sulle promesse della politica

in Acciaio/Aib/Associazioni di categoria/Aziende/Economia/Feralpi/Tendenze by
I vertici di Aib, foto Andrea Tortelli, www.bsnews.it

La ripresa c’è, ma lo Stato deve fare di più e noi vigileremo perché ciò avvenga. A dirlo  – secondo quanto riportato dal quotidiano on line di Brescia e provincia BsNews.it – è stato pochi minuti fa il presidente di Aib Giuseppe Pasini, che – durante una conferenza stampa convocata in via Cefalonia alle 11 – ha fatto il punto sulla situazione dell’economia bresciana. Snocciolando “timori e sollecitazioni” degli industriali in vista di del referendum di ottobre e della tornata elettorale del prossimo anno. Per indicare poi le linee programmatiche 2017-2001

Pasini ha sottolineato la buona congiuntura nazionale, frutto soprattutto degli investimenti privati nel settore manifatturiero, sostenuti da provvedimenti come quello per l’Industria 4.0. “Non vorremmo che al termine di queste agevolazioni ci fosse un rallentamento”, ha aggiunto. Per poi affrontare il tema delle elezioni, in cui “Aib guarderà con molto interesse ai programmi politici” e saremo “attenti e severi”.

Incoraggianti i numeri sul fronte della disoccupazione, ma non senza ombre. Scende del 79,7 per cento la  straordinaria, scende del 57 per cento l’ordinaria, mentre quella in deroga sale del 48 per cento. Il tasso di disoccupazione bresciano rimane comunque del 8,6 (7,4 in Lombardia, 11,7 in Italia), ma la giovanile è del 32,9 per cento (29,9 in Lombardia, 37,8 in Italia). “Il dato che fa preoccupare e che fa drizzare i capelli”, ha però detto Pasini, “è il confronto con i migliori lander tedeschi, che ci vedeva sostanzialmente pari nel 2008 e oggi vede loro a percentuali fra il 6 e il 4,4 per cento”. E ha aggiunto: “Dobbiamo fare tutti di più, anche sul fronte della formazione”.

“E’ vero, andiamo meglio”, ha concluso Pasini, “ma non possiamo vivere soltanto di export: mancano gli investimenti pubblici (nel 2013 gli investimenti privati hanno superato quelli pubblici, tornando a crescere, ndr). Uno Stato che non investe nelle infrastrutture non può fare da volano per le imprese”. Con un un esempio forte: “Il 14 dicembre il Consiglio di Stato si pronuncerà sull’autostrada della Valtrompia: la speranza è che la vicenda si risolva velocemente. Auspichiamo comunque un accordo tra le parti, perché altrimenti il rischio è che non vedremo più l’autostrada “.

Infine il direttore Marco Nicolai è tornato sul tema dell’aeroporto di Montichiari, sottolineando che Enac ha indicato la soluzione di attribuire la concessione a una newco con i bresciani al 20 per cento e Save all’80. “Questa via stiamo perseguendo, ma la capitalizzazione per quota nostra – e parliamo di circa 100 milioni di euro di investimenti – è subordinata alla concessione di Enac”. Sulla parte fiera, invece, “siamo consapevoli che aver salvaguardato i muri non ha risolto il problema, ma stiamo lavorando ad alcune ipotesi che auspichiamo di potervi esporre il prima possibile”.

 

Prestiti per comprare casa, la Lombardia è prima in classifica

in Banche/Economia/Edilizia/Finanza/Tendenze by
Casa e soldi

Che il credito al consumo sia uno strumento sempre più diffuso è ormai assodato, ma quali sono le motivazioni che spingono le famiglie italiane a farne uso, quali gli importi richiesti e da chi? Ad analizzare il fenomeno ci ha pensato l’Osservatorio congiunto condotto da Facile.it e Prestiti.it che, attraverso l’analisi di oltre 70.000 domande di finanziamento, ha stabilito che, nei primi 8 mesi dell’anno, la richiesta media presentata a finanziarie e aziende del credito è stata di 9.747 euro da restituire in 59 rate (poco meno di cinque anni).

Perché gli italiani chiedono un prestito

Analizzando le richieste di prestito per le quali è stata specificata la finalità di utilizzo, emerge come il mondo casa (con il 39% del totale) rappresenti la prima ragione che spinge gli italiani a ricorrere al credito al consumo. Dal 1 gennaio al 31 agosto erano finalizzati a sostenere i costi di ristrutturazione immobiliare ben il 29,2% dei prestiti richiesti; a questi si sommano quelli legati all’acquisto di arredamento (7,1%) e quelli fatti per comprare immobili (2,8%).

La seconda motivazione, pari al 34,9% del totale, è quella legata alle spese necessarie per acquistare un veicolo, sia che si tratti di un’auto usata (22,7%) o nuova (5,9%), sia ancora che si parli di una moto (6,3%).

Al terzo posto si posizionano le richieste di finanziamento destinate all’ottenimento di liquidità (9,4%), seguite dai prestiti finalizzati al consolidamento dei debiti (7,4%).

L’entità del prestito che si cerca di ottenere è strettamente legata alla finalità cui si intende destinare la somma; secondo i dati dell’Osservatorio, le domande di finanziamento più alte sono connesse all’acquisto di un immobile (valore medio 25.319 euro); seguono i prestiti richiesti per mettere in garage un’auto nuova (15.369 euro) e quelli per la ristrutturazione della casa (15.176 euro).

Il profilo del richiedente

Informazioni interessanti emergono analizzando il profilo dei richiedenti; nel 72,1% dei casi a firmare la domanda è un uomo e se l’età media del richiedente è di poco inferiore ai 41 anni (40,7), la fascia di popolazione che fa più ricorso al credito al consumo è quella degli under 35 (37,4% la percentuale di domande legate a loro), seguita dalla fascia 36-45 anni (31,04%). Solo l’11,86% del campione ha più di 55 anni.

Ancor più importante, per dare una lettura sociale del fenomeno, è la differenza che emerge analizzando gli importi richiesti tra le diverse fasce anagrafiche. Gli under 35 chiedono in media 8.927 euro, dato coerente con la finalità principale indicata (acquisto dell’auto usata), mentre chi ha un’età compresa fra i 36 ed i 55 anni richiede in media oltre 10.000 euro e la ragione primaria per cui ricorre al credito al consumo è la ristrutturazione della casa. Considerando nuovamente i dati su base nazionale, lo stipendio medio del richiedente prestito è di 1.523 euro; nel 68% dei casi chi chiede un prestito è un dipendente privato a tempo indeterminato, nell’11% un lavoratore autonomo e nel 6% un libero professionista.

La geografia del credito al consumo italiano

Analizzando la provenienza geografica delle richieste, emerge come la Lombardia sia la regione italiana da cui proviene il maggior numero di domande di finanziamento (19,22% del totale); seguono il Lazio (12,33%) e la Campania (9,13%). Diversa, invece, è la classifica regionale degli importi medi richiesti, con il Trentino Alto Adige al primo posto (10.504 euro), seguito dal Veneto (10.195 euro) e dalla Lombardia (10.061 euro). Per comprendere appieno queste differenze è importante considerare il reddito medio di chi presenta la domanda; gli stipendi dichiarati dai richiedenti in queste tre regioni sono i più alti d’Italia.

Dati Confartigianato: a Brescia crescono gli occupati, ma non i giovani

in Artigianato/Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia/Eugenio Massetti/Personaggi/Tendenze by

Il mondo delle MPI lombarde è uscito meno numeroso e più maturo dagli ultimi 10 anni di mercato. Dal 2007 ha infatti perso 20mila imprese artigiane ed è cresciuta la quota degli autonomi artigiani over 55 (+15,4%), a fronte di un calo significativo degli under 35 (-45,4%).

Ma è anche più strutturato – con un incremento della quota di Srl dal 2,3% al 5,6% – più qualificato – con imprenditori con titoli di studio mediamente più elevati tra gli under 40 – e più internazionalizzato. Cresce infatti il Made in Lombardia all’estero nei settori a maggior concentrazione di MPI, e lo fa più della media del manifatturiero lombardo: +26,6% contro il +20%, e si estende il raggio di azione, con un incremento del 50,8% delle esportazioni direte verso i Paesi extra UE28.

Un mondo che ha vissuto le scottature di due recessioni sulla propria pelle, ma che sta anche cogliendo le opportunità dei nuovi mercati e delle nuove tecnologie: il 67,7% degli artigiani lombardi prevede infatti di effettuare investimenti nel prossimo biennio, e di questi quasi 7 su 10 hanno in programma almeno un investimento in tecnologie digitali.

È questo il quadro che emerge dal 7° Rapporto dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia “Dal tramonto all’alba: Com’è cambiato l’artigianato lombardo, dopo una notte lunga 10 anni”, presentato questa mattina a Palazzo Pirelli.

“Le nostre imprese si sono senza dubbio trasformate negli ultimi 10 anni – commenta Eugenio Massetti, Presidente di Confartigianato Lombardia – Ma in questo nuovo modo di fare impresa resiste il cuore del “valore artigiano”, quella caratteristica distintiva delle nostre aziende che sintetizza creatività, manualità, tecnologia, personalizzazione, capace di dare un effettivo valore aggiunto a prodotti e servizi. Tra i nostri associati per esempio molti giovani sono stati capaci di prendere in mano mestieri tradizionali, magari dai genitori, e ripensarli con nuove competenze; è una nuova tendenza che si sta facendo sempre più strada, verso un artigianato che conserva la sua essenza ma cambia pelle per adeguarsi a nuovi bisogni e mercati, e la nostra Associazione è pronta per accompagnare le imprese in questa trasformazione”.

 

Focus Brescia

L’Osservatorio ha raccolto anche i dati di ogni singola provincia lombarda. Per quanto riguarda Brescia, se nel 2006 si contavano 516mila occupati, nel 2015 erano 518mila e nel 2016 528mila, con un variazione assoluta di 12mila occupati e percentuale del 2,3%.

Ma il dato negativo è la crescita del tasso di disoccupazione, che, sempre a Brescia, era del 3,8% nel 2006 per poi salire all’8,7% nel 2015 e nel 2016 tornare leggermente in a scendere portando la quota dei disoccupati a all’8,6%. Confermata dalla disoccupazione giovanile (15/24 anni) al 9,7% nel 2006 è salita al 35,9% nel 2015 e al 32,9% nel 2016: 23,2 punti percentuali in più rispetto al periodo pre crisi.

Occupazione dei giovani tra i 15-24 anni a Brescia dieci anni fa erano occupati il 42,6% dei giovani e dieci anni dopo, nel 2015, solo il 19,1% tornata a crescere nel 2016 portandosi al 20,8%.

Per quanto riguarda il mondo delle imprese artigiane, la dinamica in provincia di Brescia in questo decennio racconta di come si sia passati da 38.489 imprese al II trimestre 2007 (il 31,9% del totale) nel 2017 a 34.695 imprese, 3.794 imprese in meno, quasi il 10% del totale delle imprese (-9,9%). Ma è in questo scenario – conferma il presidente Massetti: “Che ci siamo rimboccati le maniche, rispondendo adeguatamente a questo cambiamento, per cogliere le opportunità nuove, consci che la caratteristica distintiva delle nostre imprese rimane il valore artigiano, che sintetizza creatività, manualità, tecnologia, personalizzazione. Confartigianato è al loro fianco, per esplicitare questo valore artigiano nel modo più attuale è adatto ai nuovi mercati in cui operano”.

LA VERSIONE INTEGRALE DEL RAPPORTO DI CONFARTIGIANATO

 

 

Settimana della moda e turismo, ricavi da 17 milioni e hotel pieni

in Cultura/Economia/Tendenze/Turismo by

Milano Moda Donna, 20 – 25 settembre. Fashion, tra business e turismo, se sarà confermato l’impatto della scorsa settimana della moda milanese a febbraio, saranno almeno 17 milioni di euro i ricavi per le strutture alberghiere, secondo la stima del Servizio marketing territoriale della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi  su dati RES STR Global .

Camere piene, impatto concentrato nei primi giorni di sfilate. L’occupazione camere all’88%, circa nove su dieci occupate negli alberghi: già l’ultima edizione di febbraio era del 9% superiore allo stesso periodo dell’anno precedente e del 3% superiore al 2015. Punte vicine al 100% nelle prime due giornate del periodo che si confermano come quelle con i maggiori picchi di occupazione. I ricavi delle camere monitorate si concentrano nelle prime tre giornate di sfilate con circa il 50% dei ricavi di tutta la settimana. Sono alcuni dei dati che emergono da una stima della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi  su elaborazioni del suo servizio marketing territoriale su dati RES STR Global e che tiene conto soprattutto degli effetti positivi su alberghi centrali e di lusso.

L'occupazione delle camere durante la settimana della moda
L’occupazione delle camere durante la settimana della moda
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