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Formazione

Scuola al via, in Lombardia 6 mila con 37 mila addetti e affari da 5 miliardi

in Economia/Formazione by
School, fonte Pixabay

Al via i primi giorni di scuola. Un business per 38 mila imprese in Italia e 146 mila addetti, con dieci miliardi di fatturato annuale, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi al secondo trimestre 2019. Da produzione e commercio di libri e articoli di cancelleria, all’organizzazione di corsi anche linguistici, sportivi e per il tempo libero, alle biblioteche private. In Lombardia coinvolte 6 mila imprese, con 37 mila addetti e 5 miliardi di fatturato. Prima Roma per imprese e Milano per addetti.

Più forniti tra i territori italiani, Roma con 3.500 imprese circa e 16 mila addetti, Milano con quasi 3 mila imprese e 19 mila addetti, Napoli con quasi 3 mila imprese e 9 mila addetti, Torino con circa 1.500 imprese e 6 mila addetti, Bari con oltre mille imprese e quasi 3 mila addetti. Emerge da una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi sui dati del registro imprese al secondo trimestre 2019 e 2018. Per business, dopo la Lombardia con quasi 5 miliardi, ci sono Emilia Romagna, Veneto e Lazio con un miliardo circa. Per territorio, affari più consistenti per Milano, con 3,9 miliardi, Roma con circa 900 milioni, Napoli con 400 milioni, Firenze, Torino, Vicenza, Piacenza e Bologna con circa 300 milioni.

Un settore in crescita per gli addetti. Crescono gli addetti in un anno da 146 mila a 148 mila in Italia, + 1,4% e da 36 mila  a 37 mila in Lombardia, + 3%. Crescono da 18 mila  a 19 mila  a Milano, + 3,7%. Le imprese calano di circa -1% tra il 2018 e il 2019 nel Paese e in Lombardia. Anche se crescono le librerie, +2% in Italia e +9% a  Milano e i corsi sportivi e ricreativi, + 11% in Italia e + 15% a Milano.

I settori legati alla scuola in Lombardia. Un business da 4,7 miliardi in Lombardia (in crescita rispetto ai 4,5 miliardi dell’anno precedente) dove sono attive 6.350 imprese con 37 mila addetti secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su fonte Registro Imprese al secondo trimestre 2019. I settori più coinvolti sono il commercio di cancelleria (circa 2.500 imprese tra ingrosso e dettaglio) e libri (tra ingrosso, dettaglio e seconda mano sono quasi 800), l’edizione di libri e l’istruzione prescolastica (oltre 800). Un settore abbastanza stabile in un anno per imprese in cui continuano a crescere soprattutto i corsi extra – scolastici, tra corsi sportivi e ricreativi, da 363 a 413 attività in Lombardia. Quasi la metà delle imprese lombarde impegnate nel settore scuola è concentrata nell’area di Milano, Monza-Brianza e Lodi. Prima è Milano con circa 2.900 imprese e un numero di addetti in crescita, che ha superato quota 19 mila, poi Brescia con 645 imprese e 4 mila addetti, Bergamo con 541 imprese e oltre 2.800 addetti, Varese e Monza con circa 500 imprese e 2.500 addetti ciascuna, Como e Pavia con circa 300 imprese l’una e rispettivamente 1.600 e 900 addetti.

Zoomafia, la criminologia al servizio degli amici a 4 zampe

in Cultura/Economia/Formazione by

La zoomafia, termine coniato per indicare tutte quelle azioni economico-criminali che coinvolgono gli animali, è una piaga crescente nella nostra società, come dimostra il rapporto 2019 realizzato da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio LAV.

Nel 2018 i reati contro gli animali sono stati 8300 con 4.977 indagati. L’aumento è del 2,69%, sebbene ci sia stata una diminuzione del 2,80% dei denunciati. La crescita dei crimini contro gli animali è un dato importante al fine di sensibilizzare le procure ad aumentare il controllo su questo tipo di reati, per i quali è necessario laurearsi in criminologia e poi specializzarsi negli ambiti che riguardano proprio i diritti degli animali.

Il master in criminologia frequentabile online grazie a Unicusano offre ad esempio la possibilità di conoscere nel dettaglio le procedure per la prevenzione ed il controllo di crimini relativi alla sicurezza urbana, nella quale rientra sicuramente un’educazione alla tutela degli animali. La formula di studio e preparazione a distanza consente a chiunque di intraprendere il percorso accademico senza doversi spostare nei grandi centri universitari per completare il proprio percorso di studio.

I Dati

A causa del fenomeno della zoomafia in Italia ogni 55 minuti si apre un fascicolo giudiziario per reati che coinvolgono animali, raggiungendo così il numero considerevole di 26 reati al giorno.
I dati raccolti nel rapporto annuale riguardano 113 procure ordinarie e 25 procure dei tribunali dei minori. I minorenni sono in crescita tra gli indagati facendo registrare un picco d’aumento del 121% dei procedimenti e un + 54% degli indagati.
Da sottolineare anche che ben 4.600 provvedimenti rimangono verso ignoti e solo il 30% dei processi che vanno avanti arrivano a sentenza. Tra gli indagati, solo il 15% conclude la condanna e gli autori di questi gesti criminali vengono puniti solo in minima parte. La città più aggressiva d’Italia è Brescia, che si colloca al al primo posto con 486 reati denunciati. Seguono a distanza Udine con 209 procedimenti, Napoli con 197 denunce e Milano con 173 casi. Bisognerebbe intervenire sul territorio per sensibilizzare le persone e per fornire una maggiore assistenza al fine di scongiurare episodi evitabili grazie alla presenza di ufficiali preposti.

I reati più diffusi

Il maltrattamento degli animali è il reato più diffuso, con il 32.85% degli indagati. Segue l’uccisione senza necessità con il 31% ed infine l’abbandono o la custodia in luoghi non idonei con il 15,51%. Solo il 23% dei reati denunciati riguarda la pratica venatoria e seguono poi con percentuali minori, dovute anche ad una minore denuncia, l’organizzazione di corse di cavalli clandestine, i combattimenti tra animali e l’uccisione di animali altrui.

L’obiettivo del report annuale sulla Zoomafia è quella di diffondere tra i cittadini e gli organi di stato una maggiore consapevolezza su questi fenomeni illegali al fine di favorire la progettazione di interventi sempre più mirati a contrasto di questi reati. Non bisogna dimenticare infatti che dietro queste pratiche ci sono molto spesso organizzazioni criminali che potrebbero fomentare un radicamento di questi fenomeni contro gli animali.

 

La formazione dei talenti nella società digitale | INNOVATION CLUB

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Talenti, foto generica da Innovation Club

La scuola è un’istituzione che deve da un lato dare in mano strumenti per poter affrontare un mondo sempre più mutevole e complesso e dall’altro deve essere portatrice di qualità , valori e buoni comportamenti per permettere di influenzare positivamente l’intera società creando adulti responsabili.

Tutto questo deve poi fare i conti con i percorsi mutevoli attraverso cui una persona “si dovrà arrangiare” nella propria vita e sopratutto con l’elemento tecnologico che potrebbe rendere inutili l’80% dei lavori oggi esistenti.

Il modello della scuola è ancora troppo legato all’insegnamento “ex cathedra” di una competenza tecnica specifica. Nel futuro saranno sempre più fondamentali le cosiddette “soft skill“ che raggruppano una serie di qualità come la leadership, la flessibilità e la creatività che oggi non sono direttamente affrontate dai programmi scolastici. 

Fondamentale sarà la capacità di individuare una propria focalizzazione che sappia unire i desideri della persona con un inevitabile pragmatismo.

Il metodo dell’insegnamento capovolto

L’insegnamento capovolto è una metodologia didattica che si propone di rendere il tempo-scuola più produttivo e funzionale rispetto alle esigenze della società moderna, radicalmente mutata in pochi anni. I fautori di questo metodo ritengono che la rapida mutazione indotta dalla diffusione del web abbia prodotto un distacco sempre più marcato di gran parte del mondo scolastico dalle esigenze della società, dalle richieste del mondo delle imprese e dalle abilità e desideri degli studenti e delle loro famiglie. Si è osservato anche che gli interessi degli studenti nascono e si sviluppano sempre più all’esterno dalle mura scolastiche. La rivoluzione internet ha permesso la diffusione massiva non solo del sapere scritto ma anche dei contenuti multimediali, rendendo possibile fruire da casa le lezioni/spiegazioni dei docenti. Dato che il sapere non è confinato tra le mura delle istituzioni scolastiche, i sostenitori di questa metodologia ritengono che sarebbe improduttivo trasmettere a scuola quello che è già disponibile a casa.

L’insegnamento capovolto propone quindi l’inversione dei due momenti classici, lezione e studio individuale:

✓ La lezione viene spostata a casa, sostituita dallo studio individuale dei materiali suggeriti dall’insegnante (preferibilmente videolezioni)

✓ Lo studio individuale viene spostato a scuola, sostituito da un’attività preferibilmente collaborativa, dove l’insegnante può esercitare il suo ruolo di tutor al fianco degli studenti.

Metodologia

L’insegnamento capovolto fa leva sul fatto che le competenze cognitive di base dello studente (ascoltare, memorizzare) possono essere attivate prevalentemente a casa, in autonomia, apprendendo attraverso video e podcast, o leggendo i testi proposti dagli insegnanti o condivisi da altri docenti. In classe, invece, possono essere attivate le competenze cognitive alte (comprendere, applicare, valutare, creare) poiché l’allievo non è solo e, insieme ai compagni e all’insegnante al suo fianco, cerca, quindi, di applicare quanto appreso per risolvere problemi pratici proposti dal docente. Il ruolo dell’insegnante ne risulta trasformato: il suo compito diventa quello di guidare l’allievo nell’elaborazione attiva e nello sviluppo di compiti complessi. Dato che la fruizione delle nozioni si sposta a casa, il tempo trascorso in classe col docente può essere impiegato per altre attività fondate sull’apprendimento attivo, in un’ottica di pedagogia differenziata e apprendimento a progetto. Il nuovo ciclo di apprendimento si può schematizzare così:

✓ Il primo passo consiste nel cercare di attivare negli studenti l’interesse, la curiosità, il desiderio di conoscenza di uno specifico argomento. Questo passaggio è fondamentale perché non c’è apprendimento significativo senza coinvolgimento cognitivo ed emotivo degli allievi. Per l’insegnante si tratta perciò di problematizzare un tema, di trasporre i contenuti disciplinari da una forma espositiva, dimostrativa e risolutiva, a una dubitativa, ipotetica, il più possibile ancorata alla realtà, e lasciare agli studenti il compito di ideare e proporre una soluzione. Questa fase può svolgersi con modalità diverse e impegnare gli alunni fuori della scuola e prima della lezione, ma è anche possibile svolgerla in classe.

✓ Si passa quindi alla fase nella quale gli studenti sono chiamati a mettere in atto, sia pur con forme e modalità adeguate alle loro capacità e al contesto, le strategie cognitive e le procedure di indagine proprie della disciplina oggetto dell’attività di apprendimento. Si tratta di sollecitare negli studenti quei processi di pensiero che sono alla base della costruzione delle conoscenze, esercitando il loro spirito critico, imparando a fare domande appropriate, a formulare ipotesi attendibili, a escogitare metodi per verificare le loro supposizioni. Questo si può attuare predisponendo un setting didattico che favorisca la ricerca di informazioni, la riflessione profonda, il confronto fra pari, la sperimentazione sul campo. Generalmente questa fase prevede la produzione di materiali e documenti da parte degli alunni, individualmente o in gruppo, che saranno poi utili nella terza fase. In questa fase il docente assume il ruolo del tutor, del méntore che assiste ogni alunno in base alle sue specifiche esigenze, una competenza importante di ogni buon insegnante che qui diviene centrale. Questa è la fase più interessante del metodo: un compito autentico (chiamato anche “di realtà”) oppure un compito creativo predisposto dall’insegnante in modo tale da consentire la divisione del lavoro in una logica di squadra.

✓ Il ciclo si completa con una fase di rielaborazione e valutazione. Si tratta di un processo collettivo di riflessione e confronto su quanto appreso, condotto dal docente-méntore attraverso il coinvolgimento di tutta la classe. L’obiettivo è quello di chiarire, rendere espliciti e consolidare gli apprendimenti, partendo dall’analisi dei lavori che gli studenti hanno realizzato nella seconda fase. Qui l’insegnante-méntore svolge la funzione di stimolo e di moderatore del confronto, di facilitatore dei processi di astrazione e formalizzazione di quanto appreso. È in questa fase che prendono corpo in modo più articolato attività di valutazione, anche se esse, in realtà, permeano tutte le fasi come prassi formativa continua attraverso l’osservazione e l’annotazione dell’operosità degli studenti in contesto, nonché la valutazione, individuale e di gruppo, dei loro prodotti, con pratiche di co- e auto-valutazione da parte degli alunni.

L’uso del modello della Teoria dei Nudge per stimolare le scelte migliori

Il fulcro della teoria dei nudge è il concetto stesso di nudge, o “pungolo” in italiano. Richard Thaler (Premio Nobel per l’economia 2017) e Cass Sunstein nel loro libro Nudge: La spinta gentile lo definiscono come “ogni aspetto nell’architettura delle scelte che altera il comportamento delle persone in modo prevedibile senza proibire la scelta di altre opzioni e senza cambiare in maniera significativa i loro incentivi economici. Per contare come un mero pungolo, l’intervento dovrebbe essere facile e poco costoso da evitare. I pungoli non sono ordini. Mettere frutta al livello degli occhi conta come un nudge. Proibire il cibo spazzatura no.”[

Lo scopo è cercare di migliorare il benessere delle persone orientando le loro decisioni mantenendo la libertà di scelta. Nel loro libro, Thaler e Sunstein chiamano questo approccio “paternalismo libertario”.

Un ruolo importante nell’utilizzo dei pungoli è giocato dall’architettura della scelta. Ci sono molti modi per proporre un’opzione al decisore, e questi può esserne influenzato, per esempio selezionando diversi default oppure variando l’ordine delle alternative di scelta. Gli architetti delle scelte fanno uso di diversi strumenti al fine di influenzare le scelte degli individui, strumenti che possono essere suddivisi in due categorie principali: quelli utilizzati nella struttura delle opzioni e quelli utilizzati nella descrizione delle opzioni.

I percorsi di formazione comprendere queste logiche finalizzate al miglioramento della vita delle persone. 

Come cambierà la scuola ?

La scuola dell’era digitale sarà drasticamente diversa da quella attuale:

✓ L’insegnante non è un portatore di un’argomento solo tecnico ma è un mentore/coach che si occupa di una serie di argomenti e al contempo deve prevalentemente lavorare ogni giorno l’orientamento e della motivazione di ogni suo studente;

✓ L ’orario scolastico è molto limitato circa 3 ore al giorno dove molto intense dove gli studenti fanno pratica e possono condividere la propria esperienza;

✓ Lo studente può scegliere il proprio percorso da un database infinito di corsi da seguire e lo studente può costruire insieme al proprio coach. In questo modo si troverà il giusto compromesso tra argomenti necessari e di interesse;

✓ I corsi sono tenuti in modo digitale dalle migliori personalità del mondo negli specifici campi che possono attirare con la propria autorevolezza l’interesse dello studente;

✓ La scuola in questo modo avrà meno bisogno di strutture fisiche come le sedi e potranno essere liberate molte risorse per costruire altre iniziative a valore;

✓ La scuola assomiglierà così di più allo scenario operativo che viene richiesto nel mondo del lavoro;

✓ Lavorando ogni giorno su soft skill e orientanamento sarà possibile migliorare il benessere di ogni singolo studente anche affrontando aspetti di life coaching.

Quali tecnologie coinvolte ?

L’intelligenza artificiale permetterà sempre più un percorso di formazione digitale interattiva e conversazionale se pur con un sistema automatico ma sempre più umano capace di comprendere anche tratti psicologici e comportamentali. Non avremo in futuro “videolezioni” ma un vero e proprio assistente digitale personalizzato.  I modelli nati nel mondo dei social network stimoleranno un contatto “tra simili” realizzando quindi un ambiente più favorevole. La completa tracciabilità delle informazioni e la loro autenticazione potranno anche essere utilizzate per prevenire gravi atti di bullismo tipici delle comunità umane.

La logica “open” nata nel mondo informatico permetterà di far accedere a tutti alle migliori conoscenze e pratiche in modo da ridurre le disparità sociali intrinseche da sempre nella nostra civiltà realizzando al meglio i principi di un welfare democratico ed efficiente.

L’automotive bresciano: cambiamenti in atto, ma manca personale qualificato

in Automotive/Aziende/Economia/facoltà Economia/Formazione/Sei consulting/Tendenze by
La sala Faissola di Ubi Banca

L’Osservatorio per lo Sviluppo e la Gestione delle Imprese, istituito nell’ambito del Dipartimento di Economia e Management dell’Università degli Studi di Brescia, ha promosso uno specifico filone di analisi relativo al comparto automotive, uno dei punti di forza dell’economia italiana e nella cui filiera sono coinvolte numerose imprese del territorio lombardo e bresciano.

Le risultanze di tale indagine sono state condivise e discusse durante un convegno promosso dall’Università in collaborazione con EY SEI Consulting Sfida 4.0, UBI Banca, CCIAA di Brescia e SQS Associazione Svizzera per Sistemi di Qualità e di Management, il 29 gennaio dalle 14.30 presso la Sala Conferenze Corrado Faissola in Piazza Monsignor Almici 11 a Brescia.

L’evento si è dimostrato un’importante occasione per riflettere insieme al mondo degli imprenditori, delle istituzioni e dei principali player del settore sulle prospettive di una filiera che genera una grossa fetta del PIL della provincia bresciana e, in generale, del nostro Paese e che, ad oggi, si trova investita da forti cambiamenti tecnologici e culturali.

“Insieme all’Osservatorio siamo partiti da una semplice domanda: il sistema produttivo italiano ed in particolare quello bresciano ha le competenze per competere sul nuovo mercato, considerato che si stima che il 50% delle immatricolazioni nel 2030 sarà di auto elettriche, con progressivo abbandono del diesel?” ha spiegato Ivan Losio, partner EY Sei Consulting e parte attiva dell’indagine condotta “Secondo i dati dell’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana, confermati dai risultati dell’indagine oggi presentata, purtroppo solo il 15% delle aziende che producono componentistica in Italia ha collaborato sullo sviluppo del motore elettrico e il 70% non ha mai sviluppato alcun progetto in prospettiva automobile elettrica. Il rischio per le aziende, è evidente, è di perdere il treno e per il sistema industriale italiano di vedere un settore di eccellenza del nostro Paese scomparire”.

Per approfondire il tema, dopo l’apertura da parte degli sponsor, il convegno è entrato nel merito con l’analisi della ricerca presentata dai professori Claudio Teodori e Alberto Mazzoleni, rispettivamente coordinatore e referente dell’Osservatorio dell’Università, insieme a Giovanni Barone, responsabile servizio studi UBI Banca. E’ stata poi la volta dell’intervento delle istituzioni, rappresentate da due esponenti bresciani, Giorgio Girgis Sorial, vice capo di Gabinetto pentastellato del MISE, e dell’on. Maurizio Zipponi, consulente di politiche industriali. A seguire un focus sugli sviluppi “green” del settore basati su modelli di economia circolare e sull’uso delle rinnovabili guidato dall’Avvocato Andrea Gemma che ha condotto alla tavola rotonda, moderata da Ivan Losio, Partner di EY Sei Consulting Sfida 4.0, che ha visto le testimonianze di alcuni dei principali player ed esperti del settore, che hanno fornito la visione strategica del futuro della filiera: Benito De Filippis, Amministratore Delegato Mercedes-Benz Roma, Alessio Torelli, Responsabile Country Italy Enel X, Paolo Groff, CEO Gnutti Carlo Group, Roberto Olivi, Direttore Relazioni Istituzionali Comunicazione di BMW Italia S.p.A., Corrado La Forgia, Direttore Industriale Bosch VHIT, Mario Rocco – Partner Ey SpA, Transaction Advisory Services.

La ricerca svolta in collaborazione tra Osservatorio ed EY SEI Consulting Sfida 4.0, si è concentrata su un’analisi di tipo sia quantitativo sia qualitativo, affiancando ad un monitoraggio delle performance economico-finanziarie delle principali aziende del comparto, un’intervista diretta su un campione di 47 imprese “eccellenti”, per lo più bresciane, appartenenti a vari stadi della filiera, al fine di mappare aspetti rilevanti della gestione aziendale, evidenziare il grado di competitività e managerialità delle aziende e “captare” le prospettive di medio termine del mercato, viste con gli occhi di importanti player di settore che vivono questa realtà ogni giorno.

Il campione di aziende su cui si è focalizzato lo studio rispecchia la specializzazione delle imprese italiane nelle lavorazioni intermedie (cosiddette Tier 2) – progettazione e produzione di componentistica di alta precisione – oltre che nelle lavorazioni meccaniche, specializzazioni che rendono le aziende locali conosciute ed apprezzate sulla scena europea ed internazionale.

In generale dall’indagine è emerso un sentiment positivo, oltre l’80% vede grossi cambiamenti all’orizzonte ma non tutte hanno la completa percezione dello scenario che si sta delineando (ad esempio abbandono progressivo del diesel e integrazione dell’elettrico).

In generale si è osservata una diffusa vivacità, una rilevante propensione (o necessità) all’internazionalizzazione, una discreta diffusione dei sistemi di controllo di gestione, anche se non sempre adeguati ai cambiamenti attesi, la presenza di sistemi di gestione aziendale innovativi, il forte intervento sui processi di efficientamento, spesso dettato dai clienti finali (case madri). Sicuramente importante ma non di impatto rivoluzionario è considerata l’Industria 4.0; ridotta, invece, la valorizzazione della dimensione organizzativa, del capitale umano, dei processi formativi: positivo è il fatto che molte imprese ne sono consapevoli e che hanno dichiarato (in oltre il 35%) di voler investire in formazione, a fronte di una carenza di personale qualificato riscontrata da oltre il 45% delle aziende intervistate come ostacolo all’innovazione.

L’analisi quantitativa ha permesso di approfondire le performance economico-finanziarie delle aziende attive nelle lavorazioni intermedie, ponendo a confronto le tre principali Regioni dell’automotive italiano: Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna. Dal confronto è emerso come tali aziende mantengano una redditività buona e in crescita nell’ultimo quinquennio (2013-2017), nonostante in alcuni casi si registrino indebitamenti elevati (situazione comunque in linea con la tipica condotta italiana).

La Lombardia è risultata più redditizia ma progredisce più lentamente, con indebitamento mediamente più alto ma ben sostenibile in termini strutturali e di costo.

Brescia, rispetto alla Lombardia, è risultata caratterizzata da una maggiore focalizzazione sul business tipico, da una buona marginalità, da indebitamento maggiore e da sostenibilità del debito analoga.

In chiusura la premiazione del Next Car Challenge, il contest promosso negli scorsi mesi da EY Sei Sfida 4.0, insieme all’Osservatorio, al Dipartimento di Ingegneria Meccanica e con lo sponsorizzazione delle imprese Sei Consulting Srl, Galba Srl, OMB Saleri S.p.A., O.M.F.B. S.p.A., concorso finalizzato alla valorizzazione e diffusione delle idee di giovani tra i 18 ed i 35 anni relativo allo sviluppo dell’automobile nei prossimi 10 anni.

Formazione e consulenza aziendale, i percorsi inFinance arrivano a Brescia

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Ivan Losio

Dal 2019, in aggiunta alle consolidate sedi di Milano, Padova e Bologna, i percorsi di inFinance saranno erogati anche a Brescia. La nuova sede era nell’aria, vista la provenienza dei suoi due direttori scientifici: Ivan Losio, partner EY, per l’area del controllo di gestione, e Ivan Fogliata, CEO di FSA, per l’area del corporate finance.

inFinance, attiva nella formazione e nella consulenza nella finanza aziendale, nel controllo di gestione e nell’analisi creditizia, si caratterizza per un approccio didattico estremamente diretto e pragmatico. Tutti i docenti sono analisti, consulenti e manager operativi in azienda: ciò consente di portare in aula l’esperienza concreta e quotidiana vissuta in ambito lavorativo.

inFinance, inoltre, si caratterizza per l’impegno nella diffusione della cultura finanziaria attraverso la produzione di working paper, approfondimenti e video liberamente disponibili sul proprio sito, la proposizione continua di Workshop di aggiornamento e approfondimento ad accesso libero e, soprattutto, la pubblicazione di una collana editoriale dal titolo “Keep it Simple!” giunta al momento al terzo libro.

A marzo inizieranno a Brescia i primi Master e Corsi, i quali saranno preceduti da due Workshop a partecipazione gratuita, che si svolgeranno il 2 febbraio presso Sfida 4.0, in loc. Flero, e che consentiranno di “toccare con mano” l’approccio di inFinance su due temi di particolare interesse per le aziende:

  • Le scelte di finanziamento, con un workshop guidato da Ivan Fogliata dal titolo “Quanto e quale debito?”
  • Il passaggio dalla definizione degli obiettivi alle misure di performance per valutare i risultati, con un workshop guidato da Ivan Losio dal titolo “La Balanced Scorecard, passare dalla strategia all’azione”

Il primo Master inizierà il 22 marzo ed è dedicato al Controlling, con l’obiettivo di inquadrare e delineare tale importante funzione nei suoi risvolti strategici e operativi. Il percorso è proposto in formula week end, con frequenza al sabato, e prevede 12 incontri d’aula e una giornata esperienziale nella digital factory EY Sfida 4.0, nell’ambito della quale i partecipanti avranno l’opportunità di vivere direttamente e concretamente le dinamiche di due imprese 4.0 (di produzione e di servizi).

Il primo Corso, invece, è dedicato all’analisi di bilancio ed inizierà il 15 marzo. Il percorso trasferisce logiche di analisi e coinvolge direttamente i partecipanti nella costruzione di modelli e strumenti immediatamente utilizzabili. Prevede, inoltre, un particolare focus sul rendiconto finanziario e sui temi speciali di analisi di bilancio.

Maggiori informazioni su Master, Corsi e Workshop disponibili sul sito di inFinance: www.infinance.it

L’università incontra le aziende: appuntamento dal 12 al 14 Ingegneria

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Tre giorni, 120 aziende partecipanti e oltre 400 gli studenti iscritti. Numeri in aumento per il Career Day 2018, il tradizionale evento di placement dell’Università degli Studi di Brescia che fa incontrare studenti e laureati con il mondo del lavoro. L’appuntamento è per mercoledì 12, giovedì 13 e venerdì 14 dicembre, dalle 9:00 alle 14.00, nella sede di Ingegneria in via Branze, 38.

Agli stand delle aziende, provenienti dal panorama locale e nazionale, studenti e laureati delle quattro macroaree dell’ateneo bresciano (Economia, Giurisprudenza, Ingegneria e Medicina) avranno la possibilità di consegnare il proprio curriculum vitae e sostenere brevi colloqui informativi. Tanti i settori rappresentati: automotive, alimentare, assicurativo, bancario, agenzie per il lavoro, automazione e robotica, commercio, informatico, energia, grande distribuzione, progettazione meccanica, metalmeccanico, siderurgico e consulenza.

Il nome, ormai, ha del desueto – sottolinea il prof. Franco Docchio, Delegato alla terza missione, rapporti con le associazioni, stage e placement  – sarebbe più opportuno rinominare l’evento “Career Days”, o “Career Week”, essendo passati da un evento a giornata singola a un evento che si dipana su tre giornate. Tutto ciò per consentire a un maggior numero di aziende di presentare la propria offerta di placement, e nello stesso tempo per aumentare la fruibilità degli spazi espositivi. Quest’anno le aziende partecipanti sono ben 120, molte quelle che non sono state accettate per saturazione dei posti”.

Ma Career Day è anche approfondimento sul mondo del lavoro. Tre gli appuntamenti, tutti dalle 9:00 alle 10:00 nell’Aula Magna di Ingegneria: mercoledì 12 dicembre il seminario “I giovani e le imprese – Le imprese dei Giovani” con il dott. Luca Borsoni – Presidente dei Giovani Industriali di AIB; giovedì 13 dicembre  “Personal branding e social media” con Silvia Cristina Stefana dell’Associazione Culturale ARDEGA; venerdì 14 dicembre “Imprenditori e Alumni UniBS: storie di successo!” con Marco Gamba e Matteo Ortalda dell’Associazione Alumni UniBS.

Per partecipare al Career Day è necessario iscriversi sul sito https://careerday.unibs.it/

Sul sito sono disponibili anche suggerimenti su come preparare il proprio CV, e su come organizzare la visita all’evento nel modo migliore utilizzando la pagina di ricerca delle aziende.

Premio Enterprise 4.0 di Innovation Club: ecco i premiati

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Facoltà di Economia

Innovation club ha deciso di assegnare il premio ENTERPRISE 4.0 a due laureati con tesi magistrale della facoltà di Economia e Commercio dellUniversità degli Studi di Brescia. Le due tesi hanno avuto come relatore il Prof. Luca Bertazzi e come correlative la Prof.ssa Claudia Archetti.

Lo scenario dell’Impresa 4.0:

Internet of Things, BlockChain, Big Data e Robotica e Intelligenza Artificiale stanno cambiando i paradigmi ed i modelli che governano l’Impresa. 

Grazie all’interconnessione e alla collaborazione tra sistemi, il panorama del mercato globale sta cambiando portando alla customizzazione di massa, diventando di interesse per l’intero settore manifatturiero.

La quarta rivoluzione industriale si centra sull’adozione di alcune tecnologie definite abilitanti; alcune di queste sono “vecchie” conoscenze, concetti già presenti ma che non hanno mai sfondato il muro della divisione tra ricerca applicata e sistemi di produzione veri e propri. Ma si stanno affermando anche nuove tecnologie destinate a rivoluzionare

interi settori.  Le 9 tecnologie abilitanti che vengono definite sono:

> Advanced manufacturing solution: sistemi avanzati di produzione, ovvero sistemi interconnessi e modulari che permettono flessibilità e performance. In queste tecnologie rientrano i sistemi di movimentazione dei materiali automatici e la robotica avanzata, che oggi entra sul mercato con i robot collaborativi o cobot;

> Additive manufacturing: sistemi di produzione additiva che aumentano l’efficienza dell’uso dei materiali;

> Augmented reality: sistemi di visione con realtà aumentata per guidare meglio gli operatori nello svolgimento delle attività quotidiane;

> Simulation: simulazione tra macchine interconnesse per ottimizzare i processi;

> Horizontal e vertical integration: integrazione e scambio di informazioni in orizzontale e in verticale, tra tutti gli attori del processo produttivo;

Industrial internet: comunicazione tra elementi della produzione, non solo all’interno dell’azienda, ma anche all’esterno grazie all’utilizzo di internet;

> Cloud: implementazione di tutte le tecnologie cloud come lo storage online delle informazioni, l’uso del cloud computing, e di servizi esterni di analisi dati, ecc. Nel Cloud sono contemplate anche le tecniche di gestione di grandissime quantità di dati attraverso sistemi aperti;

> Cyber-security: l’aumento delle interconnessioni interne ed esterne aprono la porta a tutta la tematica della sicurezza delle informazioni e dei sistemi che non devono essere alterati dall’esterno;

>  Big Data Analytics: tecniche di gestione di grandissime quantità di dati attraverso sistemi aperti che permettono previsioni o predizioni.

La tesi di Davide Bignotti

La tesi di Davide Bigotti si intitola “Ottimizzazione di un flexible Job Shop”. 

Lasciamo la parola alle sue conclusioni: “La tesi mostra come un investimento in tecnologia 4.0 possa aiutare il management nelle fasi di gestione delle scelte aziendali e allo stesso modo contribuire a ridurre i costi aziendali, espressi nella misura di ritardi di produzione e di spreco di materiale, dal momento che è solo tramite la costante innovazione e la continua ricerca di soluzioni più efficaci ed efficienti che l’Occidente può recuperare il terreno perso nei confronti dei paesi emergenti, dal momento che una guerra di prezzo non è sostenibile per i paesi occidentali. È sicuramente la migliore produttività in termini di qualità e di tempi di risposta, sia interna che esterna, a fornire il volano necessario alla ripresa del settore industriale.”

La tesi di Ylenia Pedrali 

La tesi di Ylenia Pedrali si intitola “Modelli di ottimizzazione per il material requirements planning ed impatto delle tecnologie 4.0 sul settore manifatturiero”.  Ne citiamo le conclusioni “Appare del tutto evidente che sono in atto profondi cambiamenti del contesto competitivo all’interno del quale le imprese si trovano ad operare. Questi cambiamenti, che si susseguono a velocità notevolmente superiore rispetto a quanto già accaduto in passato, devono essere intercettati ed interpretati correttamente per poter diventare nuovi pilastri fondanti delle strategie aziendali. Oggi come in futuro, non sarà tanto importante essere grandi, quanto essere flessibili e veloci nella risposta ai cambiamenti. In un contesto in cui le aziende devono rispondere ad una domanda sempre più frammentata, con volumi tendenzialmente più bassi, a fronte di esigenze di personalizzazione sempre più stringenti, le Tecnologie 4.0 rappresentano la soluzione per eccellenza per far fronte al paradigma della mass customization, ovvero la capacità di realizzare lotti piccoli, anche unitari, pur mantenendosi competitive. Le nuove tecnologie sono in grado di trasformare i prodotti, le modalità operative con cui sono realizzati (processi), far nascere nuovi modelli di business, supportare i manager durante il processo decisionale grazie ai sensori, rilevatori, alla possibilità di accedere alle informazioni in tempo reale.”

Impresa 4.0 non solo processi produttivi ma anche l’evoluzione verso i servizi

Il modello Impresa 4.0 non è focalizzato solo sul recupero dell’efficienza in processi produttivi ma realizza il più importante impatto nell’evoluzione dalla fornitura di prodotti a servizi estesi. L’impatto del digitale non tocca solo sta cambiando il comportamento dei clienti, spostando sempre più i modelli di consumo da una logica di prodotto (singolo acquisto) ad una di servizio (sottoscrizione). Il valore si sposta dal prodotto al servizio. Lo dimostrano ecosistemi innovativi come iTunes di Apple, Kindle di Amazon. Spostarsi verso un business dei servizi dovrebbe ormai rappresentare una priorità per ogni azienda, di qualsiasi dimensione, qualunque sia il core business di cui si occupa: l’evoluzione dell’offerta appare infatti ormai chiaramente orientata in questa direzione. Un simile adeguamento  ha un forte impatto su tutti i processi aziendali. Abbracciare un business di servizi significa riorientare la vendita, la produzione, la ricerca, ogni reparto aziendale: cambia il posizionamento sul mercato, cambia il marketing e il modo in cui l’azienda si propone, cambiano anche produzione, progettazione e prototipazione.

Decreto dignità, se ne parla il 24 nella sede di Atena

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Il cosiddetto Decreto dignità, recentemente approvato dal governo, prevede numerose novità di rilievo in materia di lavoro. Per questo AtenaLab – brand nato da Atena Spa, società bresciana riconosciuta nel settore della formazione e della consulenza – ha deciso di proporre un incontro di approfondimento sul tema invitando a Brescia uno dei massimi esperti italiani della materia.

L’appuntamento è fissato per martedì 24 luglio, dalle 16.30 alle 18.30, nella sede di Atena in via Codignole 52.

Nell’occasione interverrà Eufranio Massi, autore di significative pubblicazioni nel campo del Diritto del lavoro, docente in numerosi corsi di formazione e responsabile del sito Dottrinalavoro.it. Massi esporrà ai presenti le principali novità inserite nel decreto licenziato dall’esecutivo il 2 luglio 2018, occupandosi in particolare della disciplina dei contratti a tempo determinato, della somministrazione e dell’indennità risarcitoria in materia di licenziamenti illegittimi.

L’evento è gratuito fino all’esaurimento posti: al termine, sarà offerto agli ospiti un aperitivo. Per prenotare la partecipazione è necessario mandare una mail a progettispeciali@atenateam.it oppure telefonare allo 030224070.

Negoziazione e aziende, appuntamento il 14 giugno nella sede di Isfor

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La sede di Isfor

La negoziazione è comportamento organizzativo complesso che richiede un ricco bagaglio di abilità e competenze. Nessuno si può improvvisare negoziatore e nessuno può diventarlo solo con l’esperienza.

La negoziazione è una visione prospettica: raggiungere i propri obiettivi non è la misura del successo negoziale. Decisivo è il modo con il quale lo si raggiunge, a quale prezzo in termini di valore e di relazioni. Una negoziazione che si chiude con un buon risultato per entrambe le parti è destinata a produrre i propri effetti positivi per lungo tempo molto di più di quanto non possa fare una trattativa che si conclude con vincitori e vinti.

Per portare il linguaggio della negoziazione nelle aziende bresciane, ISFOR organizza il 14 giugno alle ore 16.00 presso la sede ISFOR in via Pietro Nenni 30 a Brescia, una tavola rotonda dal titolo:

“NEGOZIARE PER LA GOVERNANCE, LO SVILUPPO E IL CAMBIAMENTO AZIENDALE”.

Nella la tavola rotonda, i diversi punti di vista portati dai relatori offriranno una ampia panoramica sul linguaggio universale della negoziazione, strumento d’elezione per lo sviluppo del business, l’acquisizione di nuova clientela, la definizione di accordi economici duraturi e la risoluzione pacifica delle controversie.

Aprirà i lavori Giuseppe Pasini, Presidente A.I.B. e interverranno, in un dibattito coordinato da Vittoria Poli, CEO ISN e Cinzia Pollio, Direttore ISFOR – Fondazione A.I.B.:

Piero De Lorenzi, Partner PWC – “Il valore della negoziazione nella gestione della governance”

Stefano Sablone, Consulente ISN – “Influenza dei rapporti proprietari sulla gestione: dinamiche all’interno del CdA”

Sergio Capelli, Senior HR Business Partner Manufacturing Vodafone – “Come negoziare nelle relazioni industriali e nei processi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale”

Simona Gandini, Direttore Empowerment ISN – “Comunicare attraverso l’Intelligenza Emotiva nella complessità delle relazioni aziendali”

Relazione finale e conclusioni di Arik Strulovitz, Negoziatore, Direttore Scientifico ISN

“La sfida di negoziare in una realtà caotica nel mondo del business”

 

Chi è oggi l’imprenditore? Se lo domandano le donne di Aib

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Le imprenditrici di Aib Brescia con Pasini

Ieri, 27 novembre 2017, il Presidente di AIB Giuseppe Pasini ha incontrato il gruppo de LEImprenditrici.

Incontro nel quale il Presidente ha discusso con LEImprenditrici di AIB un progetto: ripensare l’identità imprenditoriale e la cultura d’impresa. Con un approccio innovativo, anche inusuale, in cui, coinvolgendo tutta la base imprenditoriale di AIB, si possa da un lato descrivere e ripensare l’identità dell’impresa e dell’imprenditore nella società moderna e, dall’altro individuare le leve della rappresentanza associativa per sostenere strategie di sviluppo e fidelizzazione di Associazione Industriale Bresciana.

La domanda alla quale si intende dare risposta è: chi’è oggi l’imprenditore e quale cultura porta come figura sociale, nel contesto in cui opera?

Dichiara Giuseppe Pasini “E’ ora di affrontare una nuova sfida: raccontare seriamente cosa sia l’impresa, l’industria, la buona manifattura così com’è, senza pregiudizi ma anche senza propaganda. E, per le imprenditrici e gli imprenditori, imparare ad aprirsi, a raccontarsi, a dare corpo visibile e narrabile ai loro valori. Fare diventare, insomma, reale e attuale l’idea che ‘impresa è cultura’. Significa generare benessere, significa economia circolare, significa attenzione all’ambiente, significa soprattutto responsabilità sociale. Significa capacità di includere e valorizzare le donne, con le loro grandi capacità che provengono da una visione aperta. Pertanto, chiedo alle nostre imprenditrici di analizzare, studiare e dare corpo a questa nuova visione dell’imprenditore contemporaneo. Sfatando una volta per tutte i pregiudizi. Chiedo anche alle nostre imprenditrici di offrire un contributo costante e trasversale su tutti i tavoli in cui AIB è impegnata, con il loro approccio dialettico e costruttivo.”

Ricordiamo che nella squadra del Presidente Pasini operano Paola Artioli, Vice Presidente all’Education e Capitale Umano; Elisa Torchiani, Presidente della PI; Alberta Marniga, delegata alla legalità e responsabilità sociale d’impresa e Germana Bergomi, delegata allo sviluppo mercati e all’internazionalizzazione.

Alla fine dell’incontro il Presidente Giuseppe Pasini ha pertanto chiesto alle co-responsabili del gruppo LE Imprenditrici AIB, Daniela Bandera e Renata Pelati di portare avanti come project leader, un lavoro finalizzato a ripensare il ruolo sociale dell’imprenditore e conseguentemente dell’impresa e della rappresentanza associativa.

Renata Pelati, AD di Gerard’s, azienda produttiva nel settore cosmetico, sottolinea: “E’ nel solco del lavoro  che come Imprenditrici fin qui abbiamo fatto, quindi cogliamo la proposta del Presidente Pasini con entusiasmo. L’imprenditore e le imprenditrici sono il volano dell’economia, insieme dobbiamo ridefinire la nuova identità imprenditoriale. Riprendendo quanto è stato scritto sul nostro ruolo sociale ritengo che riusciamo a svolgere al meglio la nostra funzione nella misura in cui siamo in grado di creare innovazione contro il conformismo, in questo modo siamo utili alla società e all’economia di un paese.”

Daniela Bandera, AD di Nomesis società di consulenza strategica e ricerche di marketing, commentando la proposta del Presidente si focalizza sul come gestire la sfida di un progetto così rilevante per la base associativa e l’associazione: “E’ vero che oggi più di ieri ci sono donne nei ruoli apicali delle imprese e in rappresentanza della proprietà nei CDA, riteniamo quindi che non si possa avviare un progetto di questa natura senza un loro reale coinvolgimento. L’approccio che abbiamo sempre avuto e continueremo ad avere è inclusivo penso ad una sorta di Think Tank di AIB che sia in grado non solo di coinvolgere ma anche di sollecitare l’orgoglio degli imprenditori e delle imprenditrici. Un luogo specifico in cui ripensarsi come coloro che intraprendono l’”impresa” e in questo modo producono valore, conoscenza e innovazione anche sociale.”

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