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Brexit e via della seta? Le Pmi bresciane guardano all’Europa

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Brexit e Via della Seta sono guardate con attenzione ma le PMI bresciane pensano soprattutto a consolidare e rafforzare la loro presenza nei mercati dove sono già presenti e quindi, essenzialmente, a Germania, Francia e altri paesi dell’Unione. A registrarlo è l’indagine «Relazioni con l’estero 2019» realizzata dal centro Studi Apindustria intervistando 100 imprese associate. Delle imprese che hanno relazioni con l’estero (il 62% del campione) la macro area di primo e maggior interesse commerciale rimane di gran lunga la Comunità europea (9 imprese su dieci tra quelle che esportano). Seguono relazioni con altri Paesi europei non Ue. Nei primi mesi dell’anno gli intervistati non hanno investito nello sviluppo di nuove relazioni estere (91% del campione), insistendo invece nel rafforzamento delle relazioni che già hanno costruito sui mercati.

La Cina – Paese col quale le relazioni commerciali sono comunque in crescita da tempo – continua al momento a rappresentare invece una destinazione ‘terza’ rispetto a consolidate relazioni in Europa. Questo spiega anche le risposte in merito ai recenti accordi firmati sulla cosiddetta «Via della Seta». Il 45,6%, alla domanda su cosa pensi della Via della Seta, si dice al momento non interessato. Il 19% circa si dice convinto che questi accordi consentiranno alla propria impresa o di migliorare i rapporti già esistenti con il mercato cinese o di avviarne di nuovi. Vi è però quasi un 25% di rispondenti che teme effetti negativi a causa della concorrenza cinese (16%) e che si dice preoccupato per il conseguente deterioramento dei rapporti con l’Unione Europea (9%). «Il dato vero su cui ragionare e lavorare è la necessità di un riequilibrio commerciale nei rapporti tra Italia e Cina – afferma Alessandro Orizio, vicepresidente di Apindustria con delega all’Internazionalizzazione -. Curioso che mentre l’Italia veniva attaccata da tutte le parti per la firma di un protocollo, gli alleati europei firmavano accordi multimiliardari con la Cina. L’Italia deve trovare nuovi sbocchi commerciali e l’accordo con la Cina rappresenta un primo passo in tal senso».

Ancora più polarizzate da parte delle Pmi le opinioni sulla Brexit: il 93% dei rispondenti è infatti convinto che questa non avrà alcun impatto sul loro fatturato estero; il restante 7%, interessato da relazioni commerciali con il Regno Unito, ovviamente teme però una riduzione del fatturato.

In generale, per quanto riguarda le previsioni per i prossimi mesi, il 41% del campione non immagina variazioni di rilievo. Il 28% circa di chi opera nel mercato Ue teme invece delle riduzioni, talvolta anche significative. Il 31% pensa invece ci saranno variazioni positive. In merito alle difficoltà ad operare sui mercati esteri, la dimensione aziendale inadeguata (23%), la carenza di personale dedicato (19%) e i costi troppo elevati (26%) continuano a essere le cause principali individuate dalle Pmi. Le piattaforme digitali B2B per far incontrare domanda e offerta sui mercati esteri interessano a oggi circa un terzo delle Pmi. Che, però, solo nel 5% dei casi (un sesto di quelle interessate) già le utilizza. L’esportazione diretta rimane la formula di relazione con l’estero più utilizzata dalle imprese intervistate (81,5%), seguita a grande distanza da distributori locali (15%).

 

Brescia, disoccupazione in calo, Sivieri (Api): dati molto positivi

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Nel 2018, secondo i dati Istat diffusi oggi, in provincia di Brescia il tasso di disoccupazione è stato del 5,2%, in calo di un punto percentuale rispetto al 2017. Il tasso di disoccupazione provinciale è inferiore sia rispetto alla media regionale (6,0%), sia rispetto alla media nazionale (10,6%). «Si tratta di dati molto positivi – afferma Douglas Sivieri, presidente di Apindustria Brescia -. Brescia migliora in modo significativo, sia rispetto ai dati dell’anno precedente, sia rispetto a quanto avvenuto a livello lombardo. Un tasso di disoccupazione così basso non lo si vedeva in questa provincia dal 2009 e credo che si debba essere più che soddisfatti. Complimenti ai colleghi imprenditori che continuano a credere nel loro lavoro e a creare quindi occupazione per tutti. Confidiamo fortemente sulla capacità degli imprenditori di continuare su questa linea, nonostante non siano certo aiutati da questa fase di incertezza governativa. Soprattutto sul lato infrastrutturale».

Lavoro: nuove figure? Nelle Pmi bresciane vince ancora l’ingegnere meccanico

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Douglas Sivieri

Le competenze digitali contano sempre di più ma nella realtà delle Pmi bresciane più che nuove figure dedicate si cerca di accrescere le competenze digitali del personale già presente in azienda. La chiave di volta per la crescita digitale 4.0 delle PMI bresciane è quindi la formazione. A cui dedicare risorse. A dirlo è l’indagine realizzata dal centro studi Apindustria “Risorse Umane 4.0 e Barometro digitale nelle PMI”.

«La formazione – si legge nella ricerca del Centro Studi -, piuttosto del reperimento di ulteriori risorse esterne, rappresenta la vera chiave di sviluppo digitale delle risorse umane per le PMI: una formazione che entra a tappeto in azienda, invadendo ogni ruolo, ma che si sofferma in modo massiccio su ben definiti ruoli». Proprio per sostenere tale processo il 14 marzo, in collaborazione con la società HPE, nella sede di Apindustria prenderà il via un corso di trasformazione digitale pensato per le PMI. Per ragionare di «Internet delle cose: scenari evolutivi e trends in atto», «Sicurezza del processo industriale», «Modellazione Solida e Prototipazione Rapida in 3D», «Intelligenza artificiale».

Il metodo

La ricerca si è sviluppata attraverso l’analisi delle domande di selezione del personale e di corsi di formazione con contenuti digitali relativi al periodo 2013-2018 arrivate agli uffici di Apindustria e attraverso un questionario specifico che ha coinvolto un campione di 100 PMI associate.

Risultati

Il 42% degli intervistati dichiara di aver fatto investimenti in Industria 4.0. Di questi ben oltre la metà (57%) ha avviato la trasformazione digitale della propria impresa indipendentemente da norme nazionali.  Oltre la metà conta di proseguire con il processo di trasformazione digitale anche nel prossimo futuro. Tali dati si accompagnano al percorso formazione digitale del personale: chi l’ha già avviato (poco meno della metà del campione) continuerà in gran parte a farlo anche in futuro; chi non l’ha fatto, correrà ai ripari (80% di risposte positive o possibili).

Per quanto riguarda le risorse umane un aspetto dell’indagine balza all’occhio: le imprese mostrano una notevole propensione alla formazione del personale esistente, ma sembrano assai distanti all’idea di assumere personale dedicato ex novo. Alla domanda se intendono assumere nuovo personale con formazione digitale/tecnologica solo l’11% ha infatti risposto in modo affermativo.

L’utilizzo di un «barometro digitale» ha individuato i ruoli che all’interno della realtà delle Pmi rivestono maggior peso in termini di competenze digitali. Le aree interessate, con tutta evidenza, risultano essere quella amministrativa (sia impiegati che responsabili), la ricerca e sviluppo (design compreso) e l’area comunicazione/marketing.

Se l’analisi riguarda l’introduzione di nuove figure quali data analyst, social media manager, cyber security manager, computer system analyst, mechanical engineer o It Specialist Engineer la percentuale di risposte «Non in organico, non in previsione l’assunzione nei prossimi anni» varia dal 63% (mechanical engineer) al 77% (data analyst). Nessuna delle cosiddette ‘nuove professioni’ sembra quindi qualificare il percorso di trasformazione digitale per il prossimo triennio. «Circa il 70% degli intervistati – sottolinea il report del Centro studi – conferma quanto le caratteristiche tipiche delle PMI poco sollecitino la ricerca di figure così specializzate dal punto di vista tecnologico-digitale da inserire stabilmente nel proprio organico, è pur vero che una quota parte (le restanti) manifestano un interesse che si proietta anche nel triennio a venire». In particolare verso la figura dell’ingegnere meccanico. Un discreto interesse sembrano avere anche figure come il social media manager. La nuova manovra di governo, invece, sembra ancora essere poco nota agli intervistati: solo il 13% sta raccogliendo informazioni sul voucher per innovation manager, il 44% si sta informando sugli interventi per la Formazione 4.0.

«Le Pmi bresciane hanno mostrato reattività alla trasformazione digitale 4.0 – afferma Douglas Sivieri, presidente di Apindustria Brescia -. Chi ha investito in questa direzione lo ha fatto per tempo, senza attendere l’arrivo di incentivi o piani nazionali che, almeno fino ad oggi, hanno privilegiato più le aziende di maggiori dimensioni. La trasformazione digitale ha ovviamente interessato il personale. Nelle Pmi, per questioni di dimensioni, di costi e di incertezza, inevitabilmente ci si è mossi più verso la formazione di personale già presente in azienda che non verso l’assunzione di nuove figure dedicate, se non quando strettamente necessario. Sarà così anche nel prossimo futuro, perché la fase economica incerta non facilita certo, e di qui la necessità di pensare a incentivi ben più significativi rispetto alla formazione o per l’assunzione di figure specifiche: la trasformazione digitale è un processo che deve accompagnare l’intera realtà imprenditoriale – e non solo le lepri che hanno iniziato a correre. Quelle da sole non bastano. Esattamente come l’export che, senza una domanda interna più solida, da solo non è sufficiente». Il corso di trasformazione digitale promosso da Apindustria Brescia in collaborazione con HPE vuole essere un contributo a sostenere l’intera realtà imprenditoriale nel processo di cambiamento in atto.

“Per cogliere appieno le potenzialità di questa nuova rivoluzione industriale – come imprese e come sistema Paese – occorre, in primo luogo, aprirsi alla cultura digitale costruita sulla base di nuove competenze e, allo stesso tempo, considerare l’importanza di flessibilità, disponibilità al cambiamento e formazione continua. Per lo sviluppo di una Impresa 4.0, le competenze digitali rappresentano quindi un differenziale di redditività e di produttività del lavoro”, ha dichiarato Claudio Bassoli, Vice President, Industries Segment Sales di Hewlett Packard Enterprise.

 

Il programma del corso di Trasformazione digitale Apindustria – HPE

 

Giovedì 14 marzo (17,30 – 19,30)

La digitalizzazione industriale. Le Tecnologie Internet of Things: scenari evolutivi e trends in atto 

Sergio Crippa Industry 4.0 & IoT Country Manager SMB Sales Manager at Hewlett Packard Enterprise

Carlo Vaiti Distinguished Technologist at Hewlett Packard Enterprise

 

Giovedì 23 maggio (17,30 – 19,30)

La sicurezza del processo industriale. Fattori umani e organizzativi per l’accesso in sicurezza

Alessandro Ercoli, Team leader Aruba SE Italy

 

Giovedì 27 giugno (17,30 – 19,30)

Modellazione Solida e Prototipazione Rapida in 3D 

Davide Ferrulli, Country Lead 3D Printing at HP inc., PTC

Enrico Gnani, Sales CAD Specialist Southern Europe – Italy, Iberia & Switzerland

 

Giovedì 17 ottobre (17,30 – 19,30)

Intelligenza artificiale applicata al processo industriale

Edmondo Orlotti, HPC & AI Sales Manager Southern Europe at Hewlett Packard Enterprise

 

Fatturazione elettronica, nel bresciano otto imprese su dieci la bocciano

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Fatturazione elettronica

Fatturazione elettronica? No grazie. A poco più di un mese dalla sua entrata in vigore (1 gennaio 2019), l’indagine flash elaborata dal Centro Studi Apindustria Brescia attraverso un questionario on line tra i propri associati fa emergere un diffuso disagio nei confronti del nuovo strumento. Oltre 8 imprese su dieci (83%) ritengono infatti che la fatturazione elettronica «non sia uno strumento adatto alla realtà delle piccole imprese», 6 su dieci «che generi ansia e preoccupazione negli imprenditori» e ancor più negli addetti ai lavori (8 su 10) per l’elevata complessità tecnica (62%) e per una sentita carenza di competenze tecniche pregresse (57%).

Non solo, la formazione per supportare la fatturazione elettronica assorbe troppo tempo e denaro per 7 imprese su 10: il tempo viene quantificato in poco meno di 24 ore di formazione, il costo intorno ai 1.220 euro (ma con punte che superano i 5.000 euro). In oltre la metà dei casi (52%) la fatturazione elettronica impone ulteriori costi, legati al rinnovamento tecnologico (acquisto-aggiornamento della dotazione tecnologica e rafforzamento rete di connessione innanzitutto). Per due intervistati su tre crescerà anche il conto del commercialista mentre il 63% si dice anche certo che si genereranno problematiche relative alla privacy. «La fatturazione elettronica va bene nelle grandi aziende strutturate – afferma Mario Magazza, vicepresidente e tesoriere di Apindustria Brescia -. Per le piccole aziende è in realtà una fonte di disagio che si tradurrà in maggiori costi operativi, dal momento che in molti casi la si risolverà passando la palla al commercialista. Nel medio periodo esiste però un rischio ancora maggiore, legato alla tutela dei dati aziendali che verranno diffusi: prezzi articoli, clienti. Il garante della privacy è intervenuto sulla tutela dei dati personali, ma esiste anche un problema di sicurezza legato a quelli aziendali».

Se costi e privacy sono problemi, a fronte di questa situazione scarsi sono i benefici percepiti: come rileva l’indagine solo 4 imprenditori su 10 credono che il rischio di perdita di documenti si ridurrà e solo il 27% pensa che ci sarà una «semplificazione amministrativa». Esiste anche un nucleo di imprese più strutturate che, al contrario, ritiene che si ridurranno i rischi di perdita dei documenti (42%), ci sarà una semplificazione amministrativa (27%), semplificherà i rapporti con i commercialisti (23%). Un quinto delle imprese usa già fatturazione elettronica, o nel rapporto con i privati o con la Pubblica Amministrazione (obbligatorio).

Le 100 imprese intervistate compongono un campione di riferimento particolarmente rappresentativo di realtà medio piccole, nelle quali trovano mediamente impiego in amministrazione 2 persone, che si occupano di 73 fatture a settimana (con una variabilità però molto elevata, dalle 2-3 del piccolo produttore manifatturiero alle più di 500 dell’impresa del settore alimentare).

 

 

L’economia bresciana rallenta, Sivieri (Api): segnali da non sottovalutare

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Douglas Sivieri

Il terzo trimestre 2018 registra una contrazione congiunturale per ordini, fatturato e produzione rispetto al secondo trimestre. A osservarlo è il report congiunturale del Centro Studi Apindustria Brescia, realizzato attraverso un questionario rivolto a cento imprese associate. «I principali indicatori economici – sottolinea il report – segnalano una contrazione generale, che sembra dettare un punto di svolta rispetto al generale clima di crescita registrato nei mesi precedenti». Il 36% dei rispondenti parla di contrazione dei fatturati nel terzo trimestre (due terzi di questi con cali superiori al 9%) rispetto al trimestre precedente. Diminuisce in misura sensibile anche la percentuale di imprese che crescono, dal 64% al 45%. A pesare sarebbe soprattutto «una sentita instabilità a livello nazionale».

Stabili o in crescita continuano invece a essere i rapporti commerciali oltralpe. In crescita si confermano anche i costi di produzione. Sul fronte occupazionale, dopo un 2017 caratterizzata da una generale crescita, il 2018 registra variazioni più modeste: nel terzo trimestre la metà degli intervistati non segnala variazioni, un terzo rileva un lieve aumento, un 15% ha invece ridotto al forza lavoro. Nonostante il clima di apparente contrazione, nel terzo trimestre, le imprese non smettono di investire: se per la metà dei rispondenti questi sono stabili, per l’altra metà sono invece in crescita. A livello tendenziale, nel confronto con il 2017, i primi tre trimestri del 2018 presentano comunque nel complesso dati positivi per le imprese associate ad Apindustria. Le imprese presentano un fatturato in crescita nel 64% dei casi e stabile nel 10 per cento.

«Da mesi avvertivamo i segnali di un rallentamento – afferma Douglas Sivieri, Presidente di Apindustria Brescia -. La tendenza resta positiva, ma la congiuntura registra un freno da non sottovalutare. Anche nei periodi di crescita più convinta abbiamo registrato difficoltà per un gruppo di imprese. Adesso la platea che segnala rallentamento sembra stia aumentando, e questo in un contesto nel quale la domanda interna continua a essere debole e la situazione internazionale è un po’meno favorevole. Sono questi segnali da tenere presente e non trascurare».

Brescia, cresce l’interesse delle imprese verso Asia, Africa e Medio Oriente

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I mercati esteri sono sempre più importanti per le PMI bresciane e consentono margini spesso significativi: così è stato nel primo semestre 2018 e così sarà, almeno nell’Unione Europea, nei prossimi mesi. A rilevarlo è l’analisi semestrale dei dati sullo sviluppo internazionale delle imprese associate realizzata dal centro studi di Apindustria attraverso un’indagine che ha coinvolto un campione di 100 imprese associate, prevalentemente metalmeccaniche. Nel primo semestre 2018 il fatturato nella comunità europea è cresciuto per il 46% delle imprese, nel 15% dei casi in misura superiore al 10%. Segno positivo anche per chi ha esportato negli altri Paesi europei non Ue e, in modo marcato, in Africa e Medio Oriente. Se questa è la fotografia del passato recente, le aspettative sul commercio internazionale per i prossimi mesi sono per lo più stabili. Le note più ottimistiche riguardano il mercato comunitario: la metà del campione ritiene infatti che i commerci intra Ue possano crescere ulteriormente. Col segno positivo anche le previsioni per i mercati europei non Ue, ad eccezione di quello russo, dove quasi un quinto dei rispondenti prevede una sensibile riduzione nel prossimo futuro. Stabile il mercato nordamericano, le prospettive maggiori di crescita vengono individuate nel Nord Africa (67% dei rispondenti) e nel Medio Oriente (50%), aree queste dove negli anni passati (a causa delle tensioni geopolitiche) si erano registrate significative battute d’arresto.

Per quanto concerne le modalità di approccio ai mercati esteri, in linea con i dati rilevati nei semestri precedenti la formula prevalente è l’esportazione diretta, utilizzata dal 64% degli interpellati. Le piattaforme digitali B2B – sviluppatesi negli ultimi anni con l’intento di facilitare l’incontro tra domanda e offerta – sono al momento utilizzate da circa una impresa su dieci. Sei imprese su dieci non mostrano al momento interesse allo sviluppo di questo canale, anche perché impegnate a consolidare i legami diretti già esistenti o da ricostruire dopo gli anni di crisi. Tre imprese su dieci, pur non utilizzando tali piattaforme, dichiarano invece l’intenzione di approfondire la conoscenza di tale strumento. Facile immaginare quindi che, nel prossimo futuro, ci sarà un incremento nell’uso delle piattaforme B2B. Per quanto riguarda l’impegno ad aumentare quote di mercato nel prossimo futuro, l’Unione Europea appare come area di sviluppo naturale di una presenza già consolidata. I maggiori sforzi si rivolgeranno verso l’Asia: «L’80% di coloro che intendono rivolgersi a questo mercato – si legge nel focus estero dell’ufficio studi di Apindustria – investiranno per implementare o sviluppare nuove relazioni commerciali. Interessante notare come l’Asia a cui puntano i rispondenti non sia strettamente la Cina, rispetto alla quale prestano apparentemente poca attenzione». Più che nel Paese del Dragone, le imprese sembrano quindi guardare ad altri Paesi dell’area del Sud-Est asiatico, attraversati da solidi processi di crescita e con la possibilità di costruire relazioni commerciali positive.

Rispetto alle difficoltà, la dimensione aziendale limitata (con annessi problemi di carenza di personale dedicato, costi e talvolta barriere linguistiche) rappresenta per le aziende associate l’ostacolo principale allo sviluppo di ulteriori rapporti commerciali con l’estero. In tal senso va anche letto l’ufficio estero attivato oramai da tre anni da Apindustria, finalizzato proprio a sostenere le imprese nel necessario processo di internazionalizzazione. Oltre che i fattori endogeni, pesano però anche aspetti esogeni, il primo dei quali è rappresentato dalle barriere protezionistiche. «L’analisi del nostro centro studi conferma l’importanza crescente dei mercati esteri per le imprese bresciane – sottolinea il vice presidente di Apindustria Brescia con delega all’internazionalizzazione Alessandro Orizio -, interessate non solo a consolidare la loro presenza in Europa ma desiderose di approfondire le opportunità significative che ci sono in Asia. Emerge però anche una preoccupazione per i venti protezionistici, che certo non aiutano un tessuto produttivo aperto e vocato all’export come il nostro. Il nostro augurio è che si possano trovare soluzioni positive ai dissidi attuali, a tutto vantaggio delle imprese e dei consumatori».

Sindacati e Apindustria firmano un accordo per la formazione dei lavoratori

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Douglas Siveri presidente Apindustria

Le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil di Brescia e Valle Camonica e Apindustria di Brescia hanno sottoscritto giovedì mattina un’intesa territoriale che  prevede che le attività di formazione del personale nel settore delle tecnologie previste dal Piano Industria 4.0 dovranno essere definite da un accordo sindacale aziendale o territoriale anche nella nostra provincia, come previsto dall’accordo interconfederale siglato il 23 luglio 2018, tra Confapi e Cgil, Cisl, Uil che mira ad agevolare la definizione degli accordi sulla c.d. “formazione 4.0” per le aziende prive di rappresentanza sindacale in azienda, al fine di facilitarne l’accesso ai benefici fiscali previsti dalla Legge di bilancio per il 2018.

Vengono infatti attribuite alla commissione paritetica territoriale per la formazione della provincia di Brescia le competenze per sottoscrivere tali accordi infatti, la legge di bilancio 2018 ed il successivo Decreto Interministeriale 4 maggio 2018, ha messo a disposizione per le aziende che svolgano attività di formazione per acquisire o consolidare le conoscenze delle tecnologie (da big data a integrazione digitale dei processi aziendali) previste dal Piano nazionale Industria 4.0, un credito d’imposta per i  lavoratori e lavoratrici impegnati (40% del costo del personale che svolge formazione).

Cgil, Cisl e Uil di Brescia e Valle Camonica, ritengono  che la competitività del sistema produttivo e delle imprese si debba fondere sempre più sul patrimonio di competenze delle lavoratrici e dei lavoratori, perché è tramite la formazione che si riesce a innovare e mantenere un’occupazione che garantisca un futuro al territorio.

Api: Finanza, Agenzia delle Entrate e Dogane spiegano le linee antievasione

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Convegno di Apindustria

Le verifiche e le indagini in azienda condotte da Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Dogane sono state sotto la lente questo pomeriggio nella sede di Apindustria in occasione di un convegno dedicato, organizzato dall’Associazione in collaborazione con lo Studio Capezzuto Meleleo Commercialisti Associati.

Introdotti dal vice presidente vicario Marco Mariotti e moderati da Luigi Meleleo, consulente fiscale di Apindustria, sono intervenuti sul tema Salvatore Russo, Comandante provinciale della Guardia di Finanza di Brescia, Daniela Metta, Capo Area Medie Dimensioni dell’Agenzia delle Entrate-Direzione provinciale di Brescia, e Massimo Cascone, Responsabile P.C.A. (Post Clearance Audit) e addetto al Servizio Antifrode dell’Ufficio delle Dogane di Brescia. Il partecipato incontro è stato l’occasione per approfondire la fase di verifica, controllo e indagine tanto in campo fiscale quanto sul più ampio versante del contrasto all’illegalità economico-finanziaria nel suo complesso, per rivolgere un ampio sguardo alla centralità del contraddittorio con l’impresa e alla fase successiva alla conclusione della verifica.

«Incontri formativi come quello di oggi organizzato da Apindustria sono per la Guardia di Finanza momenti utili e necessari per la nostra attività – ha affermato il colonnello Russo -. In primo luogo ci consentono di essere a diretto contatto con attori economici di questa laboriosa provincia per far capire che come poliziotti economico finanziari siamo al fianco degli imprenditori onesti e che operiamo diuturnamente per consentire loro di lavorare in un mercato lealmente concorrenziale, ricercando coloro che, facendo i furbi con frodi di vario tipo, si prendono illecitamente quote di mercato. In secondo luogo perché la formazione aiuta gli imprenditori a non sbagliare e soprattutto a capire e individuare chi se ne approfitta di loro suggerendo “scorciatoie” che a distanza di tempo vengono scoperte e mettono in crisi un’attività economica che fino a quel momento aveva un suo onorato percorso».

«La scelta dei contribuenti da sottoporre a controllo avviene sulla base di una attività di “intelligence” del team Governo Analisi, dedito esclusivamente allo studio dei fenomeni evasivi. Il team effettua, in primo luogo, una mappatura del territorio di competenza e attinge poi alle informazioni delle nostre Banche Dati» ha spiegato poi Daniela Metta, illustrando anche le varie fasi della verifica fiscale e ricordando che «l’Agenzia dell’Entrate emana ogni anno “le linee guida di pianificazione dei controlli e di contrasto all’evasione”, che orientano l’azione operativa degli uffici». Il concetto di accertamento doganale e degli elementi dell’accertamento stesso (Qualità, Origine, Valore e Quantità), con un particolare focus sull’art. 11 del D. Lgs. 374/90, «che disciplina l’istituto della revisione dell’accertamento con accesso presso l’operatore commerciale, evidenziando i poteri che possono essere esercitati nel corso del controllo» sono stati infine illustrati da Massimo Cascone. Tra gli argomenti toccati, il «diritto ad essere ascoltati», l’avviso di accertamento e l’attività ispettiva di Post Clearance Audit.

Indagine Apindustria: gli imprenditori over 70 nel Bresciano sono 5mila

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Douglas Siveri presidente Apindustria

Più di cinquemila over 70 con ruoli di vertice nelle società di capitali (con meno di 50 dipendenti) dovrà essere sostituito nei prossimi anni. A osservarlo la ricerca «I giovani e le governance aziendali in provincia di Brescia: prevenire invece che curare» curata dal Centro Studi di Apindustria. L’analisi utilizza i dati Infocamere per stilare una panoramica del territorio provinciale con riferimento alle società di capitali al di sotto dei 50 dipendenti e fa emergere – puntando l’attenzione sugli over 70 – una prima, precisa fotografia dei ruoli che subiranno un necessario passaggio nei prossimi anni.

Il tema del passaggio generazionale, pur esprimendo la propria rilevanza in ogni ambito aziendale, assume caratteri di criticità quando i soggetti coinvolti assumono cariche dirigenziali e di rilievo. L’aspetto legale e successorio naturalmente primeggia ed è il più immediato, per le conseguenze anche economiche che può produrre in capo alla singola impresa. Altri aspetti, talvolta latenti o sottostimati, rivestono però grande importanza. Si citano – meramente a titolo d’esempio – la non semplice individuazione dei soggetti a sostituzione degli uscenti, la preparazione dei medesimi che può determinare l’assunzione di stili manageriali discontinui rispetto al passato, la rigidità al cambiamento dell’organico aziendale, non adeguatamente preparato ad accogliere il cambiamento, e la reticenza del soggetto uscente, che tende a ritardare (per diversi motivi, siano essi legali, amministrativi, psicologici) il passaggio di consegne alla generazione in ingresso.

Il progetto ‘passaggio generazionale’ proposto da Apindustria e in particolare dal Gruppo Giovani Imprenditori dell’Associazione intende affrontare questi temi, con l’obiettivo di avere una fotografia della situazione, capire se e come le aziende si stanno muovendo a riguardo, proporre servizi di sostegno per la gestione di tale passaggio alle aziende associate. Due le fasi del progetto: una quantitativa, oggetto della presente indagine; la seconda qualitativa, finalizzata a individuare le strategie di impresa e gli eventuali servizi di cui hanno bisogno le imprese, in particolare le più piccole. La seconda parte dell’indagine è già stata avviata e i risultati saranno oggetto di presentazione e riflessione in un evento pubblico in programma nelle prossime settimane nella sede di Apindustria. In quell’occasione ci sarà anche un confronto tra esperti per analizzare le diverse problematiche di carattere fiscale, legale, gestionale, psicologico e verranno illustrati i servizi di consulenza offerti da Apindustria agli associati.

GLI OVER 70 NELLE IMPRESE BRESCIANE

A livello provinciale gli over 70 con incarichi di vertice (soci, amministratori o altro) nelle società di capitali con meno di 50 dipendenti rappresentano l’11,5% del totale. Si tratta di 5.070 persone, di cui 3.872 con il ruolo di amministratore.

Poco meno del 12% delle società di capitali con meno di 50 dipendenti è quindi guidata in questo momento da un over 70. Il conteggio degli over 70 risulta peraltro ancora più rilevante se si considerano tutti i ruoli assunti dalle persone in esame: l’analisi di Apindustria evidenzia come ogni persona in passaggio generazionale assuma in media poco più di 2 ruoli (precisamente 2,12), per un totale di 10.751 cariche. Più in particolare, il dato sugli over 70 evidenzia 8.755 ruoli di vertice che saranno oggetto di naturale passaggio generazionale nei prossimi anni.

GLI OVER 70 IN APINDUSTRIA

La ricerca ha poi concentrato l’attenzione sulle aziende associate ad Apindustria.

La metodologia di raccolta dei dati, in questo caso, non è identica a quella generale per quanto riguarda la riclassificazione dei ruoli, per cui potrebbe esserci qualche lieve discrepanza.

Dalla realtà associativa, il Centro Studi ha analizzato 500 imprese rispondenti ai criteri dimensionali; 1.370 le persone coinvolte nell’analisi, 2.640 i ruoli di dettaglio esaminati. Il risultato evidenzia che tra le aziende associate il tema del passaggio generazionale è ancora più sentito: il 35% delle società di capitali con meno di 50 dipendenti ha infatti in questo momento manager over 70; quelle con ruoli di vertice tra i 60-69 anni sono il 37% (in alcuni casi le aziende hanno ai vertici sia over 70 che over 60: le due percentuali non sono quindi sommabili).

Apindustria, via libera al bilancio: accantonato il 10 per cento delle quote

in Alimentare/Api/Associazioni di categoria/Economia by
Douglas Siveri presidente Apindustria

Si è svolta questo pomeriggio nella sede in via Lippi, con una buona partecipazione di imprenditori associati, l’assemblea ordinaria annuale di Apindustria Brescia. Occasione per fare il punto sul lavoro svolto nell’ultimo anno, a seguito del rinnovo del gruppo dirigente alla guida dell’Associazione, oltre che momento di approvazione del bilancio.

L’assemblea si è aperta con un minuto di silenzio in ricordo dell’Ingegner Ferdinando Cavalli, socio onorario di Apindustria, e del lungo lavoro svolto negli anni per l’Associazione. Soddisfazione è quindi stata espressa dal presidente Douglas Sivieri, al suo quarto anno di mandato, per la cresciuta rappresentatività sul territorio. «Apindustria dialoga oggi costantemente con tutte le istituzioni ed è rappresentata ai principali tavoli di lavoro – ha affermato Sivieri –. La vicinanza concreta alle imprese è stata percepita e si è tradotta in una maggiore partecipazione da parte degli imprenditori alla vita associativa». Va in questa direzione l’istituzione, nell’ultimo anno, di un Comitato di Rappresentanza dell’Associazione composto da imprenditori che la rappresentano in occasione di iniziative di vario tipo. Un forte coinvolgimento da parte della base associativa è stato riscontrato anche in occasione di incontri sul territorio organizzati da Apindustria.

Sono state inoltre arricchite le consulenze professionali a supporto delle imprese in diversi settori, rafforzati i servizi. A partire dal settore Relazioni industriali e sindacali, che svolge un importante attività di mediazione tra azienda e organizzazioni sindacali e partecipa quale componente tecnico alle relazioni sindacali nazionali con un importante ruolo nel rinnovo dei contratti (come si è visto ad esempio con il metalmeccanico). Un ottimo andamento in termini di supporto alle imprese è stato evidenziato anche per quanto concerne Ambiente-Energia-Sicurezza, Privacy, Internazionalizzazione, Formazione, Selezione del personale, fino alle indagini condotte dal Centro Studi interno. «Gli associati sono i nostri datori di lavoro ed è un piacere, non solo un dovere, rispondere in modo puntuale alle loro esigenze – ha commentato il presidente –. Siamo orgogliosi di rappresentare un pezzo di economia bresciana, rappresentativa del tessuto produttivo che ha saputo affrontare la crisi e vive il presente con fiducia».

La coesione e l’unità d’intenti che contraddistinguono l’Associazione hanno trovato dimostrazione anche nell’approvazione, all’unanimità, del bilancio 2017, dal quale emerge un risultato d’esercizio positivo. «Anche quest’anno siamo riusciti ad accantonare oltre il 10% delle quote associative, un dato che ci permette di programmare i futuri investimenti con il medesimo spirito che ha animato quest’ultimo anno di attività» ha concluso Sivieri, ricordando la «particolare attenzione prestata ai costi a partire dal gruppo dirigente, la cui attività non comporta alcun onere per l’Associazione».

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