Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

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Brescia, dalle 19 la prima Open night di Associazione Artigiani

in Associazione Artigiani/Associazioni di categoria/Economia/Eventi by
La sede di Associazione Artigiani a Brescia

Venerdì sera un evento eccezionale nella sede di Associazione Artigiani che apre le porte di via Cefalonia 66, a Brescia, con un Open Night pensato per gli  associati e per tutti coloro che vorranno sperimentare, per una sera, l’appartenenza alla realtà associativa artigianale nata sul territorio bresciano 74 anni fa e scoprire i servizi che essa propone. “Con una serie di incontri personalizzati, tavoli a tema, informazioni, idee e proposte per approfondire i vantaggi per le imprese associate e non,  Associazione Artigiani, sottolinea il Presidente Agliardi,  presenta con questo evento pubblico il suo mondo a sostegno dell’impresa. Diversi i tavoli tematici che dalle ore 20, ogni venti minuti, a rotazione, proporranno approfondimenti sui temi della Privacy, dei Tirocini Extracurriculari, della Tracciabilità dei rifiuti con il nuovo registro elettronico nazionale. Un tavolo sarà inoltre dedicato alla Legge di Bilancio 2019 e alle sue tematiche principali mentre Artfidi Lombardia presenterà le opportunità di accesso al credito e contributi.”

Le porte della casa degli artigiani bresciani si apriranno già alle 19 con un aperitivo e la serata si concluderà alle 21 con uno spettacolo di improvvisazione teatrale ad alta interazione con la Compagnia Ardega guidata da ROBERTO CAPO.
Un breve input iniziale dato dal pubblico sarà sufficiente per innescare un vortice di risate, poesia, immagini, suoni, canzoni… ! Tutto racchiuso nella sublime arte dell’improvvisazione.

Anche per lo spettacolo, come per tutta l’Open Night, l’ingresso è libero e aperto a tutti. La partecipazione ai tavoli è su registrazione tramite biglietti Evenbrite, oppure alla mail segreteria@assoartigiani.it.

Per informazioni: 030/2209894

 

Brescia, disoccupazione in calo, Sivieri (Api): dati molto positivi

in Api/Associazioni di categoria/Economia/Lavoro/Tendenze by

Nel 2018, secondo i dati Istat diffusi oggi, in provincia di Brescia il tasso di disoccupazione è stato del 5,2%, in calo di un punto percentuale rispetto al 2017. Il tasso di disoccupazione provinciale è inferiore sia rispetto alla media regionale (6,0%), sia rispetto alla media nazionale (10,6%). «Si tratta di dati molto positivi – afferma Douglas Sivieri, presidente di Apindustria Brescia -. Brescia migliora in modo significativo, sia rispetto ai dati dell’anno precedente, sia rispetto a quanto avvenuto a livello lombardo. Un tasso di disoccupazione così basso non lo si vedeva in questa provincia dal 2009 e credo che si debba essere più che soddisfatti. Complimenti ai colleghi imprenditori che continuano a credere nel loro lavoro e a creare quindi occupazione per tutti. Confidiamo fortemente sulla capacità degli imprenditori di continuare su questa linea, nonostante non siano certo aiutati da questa fase di incertezza governativa. Soprattutto sul lato infrastrutturale».

Lavoro: nuove figure? Nelle Pmi bresciane vince ancora l’ingegnere meccanico

in Api/Associazioni di categoria/Economia/Lavoro by
Douglas Sivieri

Le competenze digitali contano sempre di più ma nella realtà delle Pmi bresciane più che nuove figure dedicate si cerca di accrescere le competenze digitali del personale già presente in azienda. La chiave di volta per la crescita digitale 4.0 delle PMI bresciane è quindi la formazione. A cui dedicare risorse. A dirlo è l’indagine realizzata dal centro studi Apindustria “Risorse Umane 4.0 e Barometro digitale nelle PMI”.

«La formazione – si legge nella ricerca del Centro Studi -, piuttosto del reperimento di ulteriori risorse esterne, rappresenta la vera chiave di sviluppo digitale delle risorse umane per le PMI: una formazione che entra a tappeto in azienda, invadendo ogni ruolo, ma che si sofferma in modo massiccio su ben definiti ruoli». Proprio per sostenere tale processo il 14 marzo, in collaborazione con la società HPE, nella sede di Apindustria prenderà il via un corso di trasformazione digitale pensato per le PMI. Per ragionare di «Internet delle cose: scenari evolutivi e trends in atto», «Sicurezza del processo industriale», «Modellazione Solida e Prototipazione Rapida in 3D», «Intelligenza artificiale».

Il metodo

La ricerca si è sviluppata attraverso l’analisi delle domande di selezione del personale e di corsi di formazione con contenuti digitali relativi al periodo 2013-2018 arrivate agli uffici di Apindustria e attraverso un questionario specifico che ha coinvolto un campione di 100 PMI associate.

Risultati

Il 42% degli intervistati dichiara di aver fatto investimenti in Industria 4.0. Di questi ben oltre la metà (57%) ha avviato la trasformazione digitale della propria impresa indipendentemente da norme nazionali.  Oltre la metà conta di proseguire con il processo di trasformazione digitale anche nel prossimo futuro. Tali dati si accompagnano al percorso formazione digitale del personale: chi l’ha già avviato (poco meno della metà del campione) continuerà in gran parte a farlo anche in futuro; chi non l’ha fatto, correrà ai ripari (80% di risposte positive o possibili).

Per quanto riguarda le risorse umane un aspetto dell’indagine balza all’occhio: le imprese mostrano una notevole propensione alla formazione del personale esistente, ma sembrano assai distanti all’idea di assumere personale dedicato ex novo. Alla domanda se intendono assumere nuovo personale con formazione digitale/tecnologica solo l’11% ha infatti risposto in modo affermativo.

L’utilizzo di un «barometro digitale» ha individuato i ruoli che all’interno della realtà delle Pmi rivestono maggior peso in termini di competenze digitali. Le aree interessate, con tutta evidenza, risultano essere quella amministrativa (sia impiegati che responsabili), la ricerca e sviluppo (design compreso) e l’area comunicazione/marketing.

Se l’analisi riguarda l’introduzione di nuove figure quali data analyst, social media manager, cyber security manager, computer system analyst, mechanical engineer o It Specialist Engineer la percentuale di risposte «Non in organico, non in previsione l’assunzione nei prossimi anni» varia dal 63% (mechanical engineer) al 77% (data analyst). Nessuna delle cosiddette ‘nuove professioni’ sembra quindi qualificare il percorso di trasformazione digitale per il prossimo triennio. «Circa il 70% degli intervistati – sottolinea il report del Centro studi – conferma quanto le caratteristiche tipiche delle PMI poco sollecitino la ricerca di figure così specializzate dal punto di vista tecnologico-digitale da inserire stabilmente nel proprio organico, è pur vero che una quota parte (le restanti) manifestano un interesse che si proietta anche nel triennio a venire». In particolare verso la figura dell’ingegnere meccanico. Un discreto interesse sembrano avere anche figure come il social media manager. La nuova manovra di governo, invece, sembra ancora essere poco nota agli intervistati: solo il 13% sta raccogliendo informazioni sul voucher per innovation manager, il 44% si sta informando sugli interventi per la Formazione 4.0.

«Le Pmi bresciane hanno mostrato reattività alla trasformazione digitale 4.0 – afferma Douglas Sivieri, presidente di Apindustria Brescia -. Chi ha investito in questa direzione lo ha fatto per tempo, senza attendere l’arrivo di incentivi o piani nazionali che, almeno fino ad oggi, hanno privilegiato più le aziende di maggiori dimensioni. La trasformazione digitale ha ovviamente interessato il personale. Nelle Pmi, per questioni di dimensioni, di costi e di incertezza, inevitabilmente ci si è mossi più verso la formazione di personale già presente in azienda che non verso l’assunzione di nuove figure dedicate, se non quando strettamente necessario. Sarà così anche nel prossimo futuro, perché la fase economica incerta non facilita certo, e di qui la necessità di pensare a incentivi ben più significativi rispetto alla formazione o per l’assunzione di figure specifiche: la trasformazione digitale è un processo che deve accompagnare l’intera realtà imprenditoriale – e non solo le lepri che hanno iniziato a correre. Quelle da sole non bastano. Esattamente come l’export che, senza una domanda interna più solida, da solo non è sufficiente». Il corso di trasformazione digitale promosso da Apindustria Brescia in collaborazione con HPE vuole essere un contributo a sostenere l’intera realtà imprenditoriale nel processo di cambiamento in atto.

“Per cogliere appieno le potenzialità di questa nuova rivoluzione industriale – come imprese e come sistema Paese – occorre, in primo luogo, aprirsi alla cultura digitale costruita sulla base di nuove competenze e, allo stesso tempo, considerare l’importanza di flessibilità, disponibilità al cambiamento e formazione continua. Per lo sviluppo di una Impresa 4.0, le competenze digitali rappresentano quindi un differenziale di redditività e di produttività del lavoro”, ha dichiarato Claudio Bassoli, Vice President, Industries Segment Sales di Hewlett Packard Enterprise.

 

Il programma del corso di Trasformazione digitale Apindustria – HPE

 

Giovedì 14 marzo (17,30 – 19,30)

La digitalizzazione industriale. Le Tecnologie Internet of Things: scenari evolutivi e trends in atto 

Sergio Crippa Industry 4.0 & IoT Country Manager SMB Sales Manager at Hewlett Packard Enterprise

Carlo Vaiti Distinguished Technologist at Hewlett Packard Enterprise

 

Giovedì 23 maggio (17,30 – 19,30)

La sicurezza del processo industriale. Fattori umani e organizzativi per l’accesso in sicurezza

Alessandro Ercoli, Team leader Aruba SE Italy

 

Giovedì 27 giugno (17,30 – 19,30)

Modellazione Solida e Prototipazione Rapida in 3D 

Davide Ferrulli, Country Lead 3D Printing at HP inc., PTC

Enrico Gnani, Sales CAD Specialist Southern Europe – Italy, Iberia & Switzerland

 

Giovedì 17 ottobre (17,30 – 19,30)

Intelligenza artificiale applicata al processo industriale

Edmondo Orlotti, HPC & AI Sales Manager Southern Europe at Hewlett Packard Enterprise

 

Agricoltura, nuovi trend: boom per piante tessili, frutta e riso

in Agricoltura e allevamento/Associazioni di categoria/Tendenze by
Agricoltura a Brescia

Sono 46 mila le imprese agricole in Lombardia. Prima per imprese agricole Brescia con circa 10 mila, poi Mantova con 8 mila, Pavia con 6 mila, Bergamo con 5 mila, Cremona e Milano con quasi 4 mila. A Como 2 mila imprese, a Varese quasi 2 mila imprese mentre a Lecco se ne contano oltre mille. Sono questi i numeri dell’agricoltura in Lombardia che emergono da un’analisi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Coldiretti Lombardia sugli ultimi numeri delle imprese di fine 2018.

“Il settore agricolo lombardo – spiega Giovanni Benedetti, direttore di Coldiretti Lombardia e membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – da una parte conferma le produzioni tradizionali della nostra regione, che rimane al vertice in Italia per la produzione di latte, dall’altra guarda con sempre maggiore attenzione alle esigenze di benessere, qualità e sostenibilità espresse dai consumatori”.

Quasi una impresa su quattro è femminile, crescono gli stranieri. Sono circa 10 mila le imprese di donne nei settori agricoli. In crescita gli stranieri, +5%, arrivano ad avere 685 imprese.

Bene il lago, tra Como e Lecco, insieme a Milano e Varese. Continua l’aumento delle imprese agricole nell’area di Como, oltre 2 mila +1,4% in un anno. Bene anche Lecco con 1.126, +0,4% in un anno. Cresce in particolare la produzione di uva a Como e a Lecco, di ulivi e le spezie a Como.

Stabili le imprese a Milano area metropolitana con quasi 4 mila (+0,2%), di cui 1.038 in città (+1,6%, erano 1022 nel 2017). Gli stranieri crescono di più a Como da 50 a 60, a Milano, da 62 a 71, a Pavia da 70 a 76. Gli stranieri imprenditori restano più numerosi a Brescia e Mantova, con oltre 100 imprese.

In forte crescita in regione la coltivazione di piante tessili (da 7 a 84, +50%, con picchi di 21 a Milano e 16 a Como), le spezie (da 113 a 139, +23%, con oltre 20 a Brescia, Bergamo e Pavia), gli ortaggi protetti (da 156 a 175, +12%) e in piena aria (da 1.169 a 1.220, +4%), i frutti oleosi (da 443 a 469, +6%), gli alberi da frutta (da 421 a 465, +11%), la riproduzione di piante (da 417 a 438, +5%), l’allevamento di bufali (da 378 a 403, +7%), i servizi di supporto agli agricoltori (da 876 a 898, +3%). Bene anche il riso (da 248 a 270, +9%). L’apicoltura con +2,3% tocca le 725 imprese. Bene i fiori, + 4%, con 177 attività.

“Economia, le scelte del governo non vanno nella giusta direzione”

in Aib/Associazioni di categoria/Economia by

di Marco Bonometti* – Ritengo che presentando i dati circa l’andamento economico, sia necessario essere assolutamente chiari e ritengo sia altrettanto necessario interpretare i numeri nel loro significato, in particolare quello politico. Le scelte del governo non vanno nella giusta direzione. L’abbiamo detto più volte, in Confindustria Lombardia così come a Roma. Nei principali territori a maggiore densità industriale le manifestazioni di dissenso, o di preoccupazione, si sono susseguite. L’indagine disaggregata dei singoli trimestri infatti mostra come, a partire dal terzo trimestre sia mutato il quadro politico, e si tratta di un mutamento epocale. Tutti gli indicatori infatti si sono dimezzati. Il dato tendenziale sulla produzione industriale lombarda nel quarto trimestre 2018 conferma il processo di rallentamento in atto, con una riduzione dei tassi di crescita rispetto ai trimestri precedenti. La crescita media annua è inferiore rispetto alla crescita dell’anno precedente (+3,0% contro il +3,7% del 2017). A preoccupare, per il 2019, è un fattore determinante per chi fa impresa, la fiducia, che si ripercuote nell’immediato su due aspetti: occupazione e investimenti. Si ferma l’occupazione che come abbiamo visto ha fatto registrare un -0,3% nel IV trimestre. Nonostante in Lombardia abbiamo un tasso di disoccupazione a livelli europei (6,5% nel IV trimestre 2018) la cassa integrazione sta ricominciando a crescere ed ha avuto una forte accelerazione nel mese di gennaio.

Sul fronte investimenti, nel 2018 abbiamo avuto un forte calo passando dal 13,7% del 2017 al 4,3% del 2018. Per il 2019 le previsioni non sono così rosee.

Urge una decisa inversione di tendenza nell’azione della politica. Quanto più tarderà, tanto più pesanti dovranno essere gli sforzi per tentare il recupero.

A nome degli industriali della Lombardia, invoco un pronto recupero del senso della realtà. Ci sono ancora le condizioni e c’è ancora una concreta possibilità di operare in questa direzione, ma bisogna fare presto partendo da azioni come l’eliminazione dell’ecotassa, che va cancellata da subito e rilanciando gli investimenti.

Per Confindustria Lombardia occorre al più presto sbloccare le 400 opere pubbliche già finanziate per circa 26 miliardi di euro: con la loro realizzazione si avrebbe un aumento del PIL di circa un punto percentuale rispetto a uno scenario base in tre anni; questo contribuirebbe a creare lavoro e rimettere in carreggiata l’Italia a livello infrastrutturale.

Interventi assistenziali come il reddito di cittadinanza non sono la soluzione. Se da un lato è condivisibile la volontà del governo di voler combattere la povertà (secondo il Rapporto Lombardia 2018 oltre 180 mila famiglie lombarde in condizione di povertà assoluta), il livello del beneficio economico è un disincentivo a cercare un impiego, considerando che in Italia lo stipendio medio dei giovani è di 830 euro (910 al Nord). Va tenuto presente che le imprese, per dare uno stipendio di 800 euro, ne pagano 1500. Per questo motivo è diventata improrogabile un’azione sul cuneo fiscale che consentirebbe di mettere più soldi in busta paga ai lavoratori, in modo da determinare l’aumento del potere d’acquisto della retribuzione e far ripartire la domanda interna, il nostro vero tallone d’Achille che, come vediamo anche dai dati altalenanti della congiunturale, lascia le imprese e il Paese in balia delle incertezze globali.

Inoltre l’autonomia può essere una risposta immediata per difendere la competitività dei territori. Auspichiamo un’azione di governo e amministrativa sempre più efficace a beneficio della crescita con interventi in ottica di semplificazione e di efficienza, oltre al riconoscimento di fabbisogni e costi standard, senza alcuna contrapposizione Nord-Sud. Il Paese intero deve rinnovarsi e non frenare con burocrazia e livelli di tassazione non competitivi chi, come la Lombardia e altre regioni, traina il Paese.

* Presidente Confindustria Lombardia

Manifatturiero, il 2018 bresciano si chiude in crescita… lenta

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze by
Manifatturiero Brescia

Il 2018 delle imprese manifatturiere bresciane si chiude con un incremento medio della produzione del 2,9% sull’anno precedente, in decelerazione sia rispetto al dato del 2017 (+3,3%) che a quello del 2016 (+3,2%). La rilevazione denota il progressivo rallentamento che ha caratterizzato l’industria bresciana nel corso dell’anno che si è appena concluso.

Nel quarto trimestre del 2018 – spiega inoltre una nota dell’Ufficio Studi e Ricerche AIB – la crescita tendenziale (rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente) della produzione nelle imprese manifatturiere bresciane si è fermata al +2,3%, inferiore a quella dei trimestri precedenti.

Nel dettaglio, la produzione industriale evidenzia una crescita congiunturale grezza (rispetto al trimestre precedente) dell’1,8%; la variazione tendenziale, pari al +2,3%, è positiva per la ventunesima rilevazione consecutiva, ma in discesa rispetto ai trimestri precedenti.

Il risultato del 2018 è il frutto di quanto ereditato dal 2017 (+0,8%) e di una componente propria pari al +2,1%. La variazione trasmessa al 2019 è +0,2%: ciò sta a indicare che la crescita nell’anno in corso beneficerà, dal punto di vista algebrico, di una spinta nel complesso limitata, conseguenza del progressivo raffreddamento del quadro ciclico del made in Brescia nei passati trimestri. Il cosiddetto “trascinamento” è pertanto il più basso degli ultimi anni: tale aspetto getta delle incognite sulla capacità della crescita di replicare, nell’anno in corso, le performance positive realizzate negli ultimi anni.

Il recupero dai minimi registrati nel terzo trimestre 2013 si attesta quasi al 16%, mentre la distanza dal picco di attività pre-crisi (primo trimestre 2008) rimane intorno al 20%.

L’artigianato manifatturiero bresciano – secondo il Servizio Studi della Camera di Commercio di Brescia – chiude l’ultimo trimestre dell’anno con una dinamica congiunturale leggermente positiva per quanto riguarda la produzione (+0,4%) e il fatturato (0,2%). Decrescono, invece, rispetto al terzo trimestre del 2018, gli ordinativi (-0,5%) e l’occupazione ( -0,3%). Anche da un punto di vista tendenziale la produzione e il fatturato confermano un tasso di crescita positivo, sebbene contenuto, pari allo 0,6% per entrambi gli indicatori. Permane il segno negativo in relazione agli ordinativi totali.

Estendendo l’arco temporale a tutto il 2018 emerge un aspetto saliente: il processo di decelerazione che ha interessato tutte le variabili a partire dal secondo trimestre dell’anno. Complessivamente la produzione è cresciuta, in media 2018, del 2,0%, in sensibile decelerazione rispetto alla media del 2017 (3,8%). Il fatturato è aumentato del 3,4% (contro una media annua 2017 del 4,4%) e gli ordini hanno segnato un incremento medio annuo dell’1,6% (contro il 3,3% del 2017). Il confronto territoriale evidenzia che l’artigianato bresciano ha conseguito risultati nel complesso meno dinamici rispetto alla media lombarda.

I principali indicatori dell’industria:

§  Con riferimento ai settori, nel quarto trimestre del 2018 (rispetto al precedente), l’attività produttiva è aumentata significativamente nei comparti: metallurgico e siderurgico (+2,5%), meccanica tradizionale e mezzi di trasporto (2,4%), meccanica di precisione e costruzione di apparecchiature elettriche (+2,1%), carta e stampa (+2,0%), maglie e calze (+2,0%), tessile (+2,0%). Hanno invece evidenziato un’evoluzione relativamente meno intensa i settori: chimico, gomma e plastica (+1,7%), materiali da costruzione ed estrattive (+1,1%), legno e mobili in legno (+1,1%), calzaturiero (+0,5%). L’attività è diminuita nel settore abbigliamento (-1,3%) e nell’agroalimentare e caseario (-0,3%).

§  Le vendite sul mercato italiano sono aumentate per il 39% delle imprese, diminuite per il 14% e rimaste invariate per il 47%. Le vendite verso i Paesi comunitari sono salite per il 22% degli operatori, scese per il 16% e rimaste stabili per il 62%; quelle verso i Paesi extra UE sono cresciute per il 23%, calate per il 16% e rimaste invariate per il 61% del campione.

§  I costi di acquisto delle materie prime sono rimasti invariati per il 78% delle imprese, con una variazione percentuale media nulla. I prezzi di vendita dei prodotti finiti sono stati mantenuti invariati dall’89% degli operatori, con una leggera diminuzione media (-0,1%).

§  Le previsioni per i prossimi mesi sono nel complesso stazionarie: la produzione è attesa stabile da 75 imprese su 100, in aumento dal 12% e in flessione dal rimanente 13%.

§  Gli ordini provenienti dal mercato interno sono in aumento per il 23% delle imprese, stabili per il 70% e in contrazione per il 7%; quelli dai Paesi UE sono in crescita per il 12% del campione, invariati per l’81% e in flessione per il 7%; quelli provenienti dai mercati extracomunitari sono in rialzo per il 19% delle aziende, stabili per il 73% e in diminuzione per l’8%.

I principali indicatori dell’artigianato:

▪ Nel lungo periodo l’andamento del fatturato totale è evidente dall’indice destagionalizzato, che alla fine dell’anno segna un rallentamento del processo di recupero iniziato nel 2012.

▪ Gli ordini totali nella media annua del 2018 hanno segnato una crescita positiva (1,6%) rispetto al 2017, ancora una volta però in sensibile decelerazione rispetto all’anno precedente. Gli ordinativi nel terzo e quarto trimestre del 2018 hanno registrato valori tendenziali negativi legati al calo della componente interna e parzialmente attenuati dalla crescita degli ordini esteri nell’ultimo trimestre dell’anno.

▪ Dopo tre trimestri di valori positivi, nell’ultimo trimestre del 2018 il saldo occupazionale è tornato negativo e pari a -0,3%. Il risultato è stato determinato dal più alto tasso di uscita rispetto a quello di entrata.

▪ Contrariamente ai dati nel complesso positivi di fine anno, le aspettative degli imprenditori artigiani per il primo trimestre del 2019 non sono ottimistiche. Per produzione, fatturato e domanda interna le attese sono pessimistiche. Per occupazione e domanda estera circa otto imprenditori su dieci propendono per la stabilità.

L’Indagine AIB viene effettuata trimestralmente su un panel di 250 imprese associate appartenenti al settore manifatturiero. L’indagine sull’artigianato della Camera di Commercio, la cui fonte è l’indagine congiunturale Unioncamere Lombardia, ha coinvolto 192 imprese della provincia, pari a una copertura campionaria del 100%.

Trasporti eccezionali, l’allarme di Aib: sempre più criticità per le aziende

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Trasporti by
Trasporto eccezionale

AIB, insieme a Federacciai e Anima, rilancia il proprio grido d’allarme sul tema dei Trasporti Eccezionali (TE): alla crescita delle richieste di TE si accompagna una generale ed esponenziale criticità nelle procedure del rilascio delle stesse per le aziende, oltre che nella regolamentazione normativa del settore. La principale conseguenza è che le merci rischiano di uscire dalle fabbriche con sempre maggiore lentezza, a discapito della competitività delle imprese.

Secondo le elaborazioni di Confindustria su dati della Provincia di Brescia, nel 2018 sono state complessivamente rilasciate 5.445 autorizzazioni TE, divise tra “Singole e Multiple” (1.378, 25,3%), “Periodiche” (2.926, 53,7%) e di altro genere (1.141, 21,0%).

Una recente indagine condotta da Federacciai ha inoltre stimato in 515.235 le tonnellate movimentate con Trasporto Eccezionale nello scorso anno, cifra che si riferisce ai soli spostamenti con origine e destinazione all’interno della provincia.

A questi numeri si accompagnano però una serie di criticità presenti sulle infrastrutture della provincia di Brescia, individuate da Federacciai nelle seguenti:

-Tangenziale Sud di Brescia, Località San Zeno – Cavalcavia n.220 scavalco Autostrada A21;

-Via A. Volta di Brescia – Cavalcavia n.221;

-SS 45Bis – Cavalcavia n.214 Scavalco Autostrada A4;

-Via Serenissima di Brescia, Località Buffalora – Cavalcavia n.220 Scavalco Autostrada A4;

-SP510 Marone-Iseo limitato alle 30 ton al passaggio;

-SS42 – Diversi tra la provincia di Bergamo e la provincia di Brescia;

-SP112 – Località Piamborno Ponte Trobiolo;

-SP EX SS1 – Ponte Fiume Oglio;

-SS 668 – Ponte in località Manerbio;

-SP BS IX – Capriano/Azzano Mella.

Questi assi viari rappresentano solo una piccola parte di tutte le infrastrutture che, in Italia, necessitano di manutenzione per circa 3 miliardi di euro complessivi, a fronte di un calo degli investimenti delle province (strade e scuole): dagli 1,9 miliardi del 2009 agli 0,7 miliardi del 2018 (fonte: Unione Province Italiane)

Il problema non si esaurisce solo con la manutenzione delle opere viarie. Ad essa si aggiungono: la restrizione generalizzata al rilascio delle autorizzazioni a seguito del cedimento del ponte di Annone-Brianza (a tutt’oggi l’unico incidente riguardante un TE su un’infrastruttura già ampiamente oggetto di rilievi critici); nuovi oneri autorizzativi, con spese direttamente a carico del richiedente; la progressiva riduzione dei limiti di carico su un numero sempre crescente di tratti, l’aumento dei costi di trasporto per frazionamento del carico (quando possibile); il ricorso ad altre modalità oppure l’impossibilità di svolgere il trasporto stesso; l’aumento del traffico stradale e relativa congestione.

“Il rischio è più che concreto: la merce spesso non riesce a partire e arrivare a destinazione – commenta Filippo Schittone, Direttore di AIB –. Diviene fondamentale, a questo punto, trovare in tempi estremamente rapidi soluzioni efficaci al problema. Non possiamo permetterci di aspettare ulteriormente: ogni giorno che passa aumenta il rischio che le merci restino bloccate e le aziende non siano in grado di rispettare i tempi di consegna, con il pericolo di perdere mercato e competitività rispetto ai concorrenti internazionali. Ne abbiamo discusso approfonditamente durante il workshop del 25 gennaio scorso proprio in AIB con tutte le altre componenti del Sistema Confindustria  interessate: dalle Territoriali Lombarde a Federacciai, ANIE, ANIMA, AITE, ANCE, Confetra Nord-Est e ASSOANNA.”

ISTANZE DEL MONDO INDUSTRIALE

Tra le istanze avanzate dal mondo industriale, spiccano la necessità di un intervento immediato e risolutivo per una situazione che si sta dilungando, in particolare nel rilascio delle autorizzazioni, che dovranno essere più flessibili in funzione delle diverse esigenze.

Inoltre le parti interessate del Sistema Confindustria chiedono lo studio, insieme a Regione Lombardia e agli Enti gestori, delle reti di soluzioni emergenziali, con percorsi alternativi che nell’immediato diano le possibilità a tali veicoli di circolare in totale sicurezza, maggiore celerità e condivisione nella definizione della normativa dedicata al settore, una manutenzione costante delle infrastrutture, più incentivi alle Province e un coordinamento attivo tra Regioni, Province ed Enti gestori delle strade.

“La sinergia all’interno del sistema confindustriale, come sta avvenendo sul tema dei Trasporti eccezionali, è oggi quanto mai necessaria – chiude Andrea Orlando, Direttore Generale ANIMA Confindustria Meccanica Varia –. Le imprese in questi mesi sono state messe a dura prova a causa di divieti e ritardi autorizzativi su importanti direttrici della rete stradale italiana. La fragilità attuale delle infrastrutture stradali è un ostacolo per alcuni dei nostri comparti associati: in primis la caldareria, rappresentata da Ucc, il sollevamento, rappresentato da Aisem, la cogenerazione, rappresentata da Italcogen, e le turbine, rappresentate da Uct. Il sistema associativo può portare a fattor comune richieste e proposte che siano di supporto all’economia reale del nostro Paese”.

 

Settanta anni di Confartigianato, venerdì evento in Valtrompia

in Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia/Valtrompia e Lumezzane/Zone by
Eugenio Massetti, Confartigianato Brescia

La prossima tappa sulla strada per le celebrazioni dei 70 anni di Confartigianato Brescia e Lombardia Orientale e che culmineranno nell’evento finale in città il prossimo giugno è in calendario a Villa Carcina, venerdì 8 febbraio, a partire dalle ore 18,30, presso Villa Glisenti di via Italia, 68 con il convegno dal titolo: “Valtrompia: il valore artigiano che fa l’impresa di successo”. Interverranno per l’occasione: Massimo Ottelli, presidente della Comunità Montana di Gardone Valtrompia, Gianmaria Giraudini, sindaco di Villa Carcina, Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia e Franco Gussali Beretta della fabbrica Armi Beretta SpA. Si scambieranno opinioni e valutazioni su quale sia il segreto di un’impresa di successo oggi e quali le prospettive per un’area e una manifattura determinante come quello che ha reso celebre in tutto il mondo la Valtrompia. Un territorio dalla profonda e antica connotazione artigiana e imprenditoriale, con le sue numerose imprese artigiane specializzate in particolare nel settore armiero, settore segnato da un continuo sviluppo, in particolare riguardante i fucili da caccia e da tiro sportivo.

“Un’impresa che ha saputo trovare uno spazio riconosciuto nei mercati globali, quale protagonista del made in Italy e del made in Brescia, caratterizzata dalla capacità d’impresa e dal forte valore artigiano che può contare su una maestria senza eguali, creatività e flessibilità che l’ha resa capace di rispondere in tempi rapidi e in modo personalizzato alle esigenze dei clienti e del mercato con prodotti e manufatti di altissima qualità. Un valore artigiano capace di rendersi protagonista di un modo di innovare a forte componente umana e sociale, prima ancora che tecnologica, in cui contano in primo luogo le relazioni con collaboratori, clienti e con il luogo in cui l’impresa si sviluppa”, commenta il presidente di Confartigianato Lombardia Eugenio Massetti.

Costruzioni: su gli acquisti, giù imprese e lavoratori. Massetti: serve fiducia

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Il settore delle costruzioni a Brescia stenta a ripartire e continua ad essere l’unico comparto a registrare flessioni di occupazione e di numero di imprese. Ma tra tante ombre, alcune luci accendono i riflettori su di un settore di straordinaria importanza per la nostra provincia: in particolare, come emerge dallo studio realizzato dall’Osservatorio di Confartigianato Lombardia in occasione del Meeting Immobiliare 2019, sono le compravendite di edifici residenziali a segnare al III trimestre 2018 un 5,5% di crescita rispetto allo stesso periodo di una anno prima, ma non solo. Si colgono le occasioni e gli investimenti incentivati per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio e non sono pochi: nella sola provincia di Brescia sono stati mossi 105,3 milioni di euro, su di un totale di 842 milioni in Lombardia. Un investimento per abitante di 83,4 euro, valore più alto rispetto a quello medio nazionale di 60,0 euro/abitante. Una leva, certo. E non è la sola.

«Il mercato delle costruzioni è un motore sempre acceso, ma al minimo, che va alimentato con il carburante della fiducia. Senza una vera ripresa del comparto dell’edilizia non ci potrà essere una vera ripresa, considerando l’impatto che esso ha sull’economia in generale, l’indotto e l’occupazione. Un settore che se cresce fa crescere di conseguenza l’intero ciclo produttivo. Occorre riqualificare il nostro patrimonio edilizio, sia pubblico che privato, residenziale o produttivo. Grazie anche alla politica nazionale delle detrazioni fiscali gli interventi di recupero alimentano la stragrande maggioranza del mercato, un mercato dove la flessibilità le competenze e la vicinanza al cliente delle imprese aritigiane e delle piccole imprese sanno essere vincenti. L’occasione giusta per invitare e far partecipare alle gare d’appalto le piccole imprese è sicuramente offerta dalla misura che va a sostenere investimenti in opere pubbliche di manutenzioni in comuni, anche alla luce della modifica del Codice degli Appalti che ha inalzato la soglia per l’affidamento diretto dei lavori da 40mila a 150mila euro. Occasione giusta per invitare e far partecipare alle gare d’appalto le piccole imprese e le imprese artigiane locali» conferma il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti esprimendo soddisfazione per il piano investimenti previsto dalla Legge di Bilancio 2019 e le risorse assegnate per la realizzazione di interventi su scuole, edifici e strade pubbliche, ripartita sui Comuni con meno di 20mila abitanti, che nella sola provincia di Brescia coinvolge 200 Comuni per un valore di 11,5 milioni di euro.

Imprese

Nel dettaglio dello Studio l’artigianato delle Costruzioni al IV trimestre 2018 a Brescia conta 12.887 imprese, pari al 71,5% delle 18.016 imprese registrate nel settore. Le imprese artigiane bresciane delle Costruzioni al IV trimestre del 2018, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mostrano un calo del -2,4% (-319 imprese), diminuzione più accentuata rispetto al -1,4% registrato al IV trimestre del 2017 rispetto allo stesso periodo del 2016.

Il ‘sistema casa’ a Brescia

Allargando l’analisi al “Sistema Casa” – che oltre al settore delle Costruzioni include le imprese artigiane registrate nei seguenti codici Ateco 162: fabbricazione di prodotti in legno, sughero, paglia e materiali da intreccio, 233: fabbricazione di materiali da costruzione in terracotta, 235: produzione di cemento, calce e gesso, 236: fabbricazione di prodotti in calcestruzzo, cemento e gesso, 237: taglio, modellatura e finitura di pietre, 251: fabbricazione di elementi da costruzione in metallo, 68: attività immobiliari e 711: attività degli studi di architettura, ingegneria ed altri studi tecnici – si evidenzia che a Brescia nella filiera al VI trimestre 2018 sono registrate 14.390 imprese (-322 imprese la variazione sul 2017) e un’occupazione di 24.420 addetti.

Occupazione

Settore Costruzioni a Brescia occupa circa, tra dipendenti e indipendenti del settore, 40 mila persone, (a tutto il 2017) con una variazione negativa di 3mila addetti rispetto a fine 2016
(-7%). Il peso percentuale dell’occupazione nelle PMI con meno di 50 dipendenti nel settore costruzioni a Brescia è del 90,7%, contro l’84,2% della quota lombarda.

Compravendite edifici residenziali

La dinamica rilevata per le compravendite del settore residenziale lombardo al III trimestre 2018 si conferma positiva (+4,4%) come nei 16 trimestri precedenti. Il valore aggiunto prodotto dalle imprese lombarde del comparto nel lungo periodo (2013-2017) scende di 438 milioni, passando da 15.580 milioni a 15.142 milioni, ma negli ultimi tre anni il trend risulta però in crescita costante: dal 2015 al 2017 ha infatti recuperato 710 milioni di euro, registrando un incremento del +4,9%. A Brescia è persino più positiva la dinamica delle compravendite residenziali facendo segnare, tra il III trim 2018 e lo stesso periodo di un anno prima, il +5,5%.

Recupero ed efficientamento energetico edifici e sistema di incentivazione

Gli incentivi a favore del recupero di edifici, anche da un punto di vista energetico, attiva un circolo virtuoso per il settore delle costruzioni. Considerato che la quota di edifici certificati che rientra in classi energetiche efficienti a Brescia è del 16,7% (in Lombardia è pari al 13,7%) ciò implica che sono oltre l’80 gli edifici tra quelli certificati su cui poter potenzialmente intervenire. Ad oggi i dati relativi agli investimenti incentivati per la riqualificazione energetica degli edifici lombardi ammonta a 842 milioni di euro (22,6% investimenti incentivati a livello nazionale), pari a 84,0 euro/abitante, valore più alto rispetto a quello medio nazionale di 60,0 euro/abitante. A Brescia gli investimenti incentivanti sono stati 105,3 milioni (83,4 euro/abitante).

Olio industriale, nel 2018 a Brescia recuperate 5mila tonnellate

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Olii industriali

L’economia del riciclo non si alimenta solo di buone intenzioni o dichiarazioni, ma si costruisce su esperienze concrete, efficienti e altamente profittevoli per la salvaguardia dell’ambiente. Un esempio su tutti è quello rappresentato dall’ olio lubrificante usato; catalogato come rifiuto speciale pericoloso sia per l’ecosistema che per la salute dei cittadini, può diventare una preziosa materia di riciclo se raccolto, conferito e rigenerato in maniera corretta.

Nel distretto di Brescia la produzione di olio usato delle industrie è concentrata per l’82% in 49 aziende; nel 2018 sono state raccolte oltre 5.000 tonnellate di olio usato industriale tutte avviate al riciclo tramite rigenerazione. Ciò ha comportato un significativo risparmio sulle importazioni di petrolio del Paese e sulle emissioni di CO2.

L’area industriale Bresciana si colloca, peraltro, all’avanguardia, producendo un quantitativo di olio lubrificante usato pari all’8% dell’equivalente nazionale.

Sono questi i dati diffusi oggi durante la tappa bresciana di CircOILeconomy, il roadshow sulla corretta gestione dell’olio lubrificante usato nelle imprese, realizzato dal Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati (CONOU) in collaborazione con Confindustria. CircOILeconomy mira a fornire agli imprenditori il maggior numero di indicazioni e supporti utili per un corretto stoccaggio del rifiuto olio, così aiutando i produttori da un lato, e rendendo più performante il processo di rigenerazione, dall’altro, incrementando anche la resa di produzione di olio base rigenerato.

Negli ultimi anni, rispetto ai quantitativi di olio lubrificante usato immessi al consumo in Italia, il peso del settore industriale ha assunto un’importanza crescente. Per questo motivo il CONOU ha dato vita a una campagna itinerante che sta attraversando l’Italia per incontrare le imprese proponendosi come loro interlocutore privilegiato per il migliore adempimento degli obblighi di legge relativi alla gestione di questo rifiuto pericoloso.

Dopo Brescia il viaggio proseguirà per tutto il 2019 secondo un programma di incontri che sarà presto disponibile on line nella sezione dedicata consultabile tramite il sito del Consorzio www.conou.it che raccoglierà anche tutti i materiali delle giornate di lavoro.

ENRICO FRIGERIO, VICE PRESIDENTE AIB CON DELEGA ALL’ENERGIA, ALL’AMBIENTE E ALLA SICUREZZA

“Per le aziende del territorio Bresciano, sempre più attente alle tematiche ambientali, parlare di Economia Circolare equivale a parlare un linguaggio comune, legato all’economia del riuso e alla sostenibilità. L’iniziativa CircOILeconomy non poteva quindi non toccare Brescia, terra ricca di imprese del settore meccanico in cui l’utilizzo degli oli rappresenta un elemento costante dell’attività quotidiana, e la cui corretta attività di raccolta e recupero deve avvenire nel pieno rispetto dell’ambiente che ci circonda. Ritengo perciò che questa interessante campagna di sensibilizzazione in materia di corretta gestione degli oli esausti rappresenti un esempio di incontro tra le esigenze economiche – e di sviluppo industriale – delle imprese, e quelle della tutela dell’ambiente, in quanto, oltre a generare un beneficio per l’intera collettività, favorisce l’ulteriore sviluppo dell’economia circolare”.

RICCARDO PIUNTI, VICE PRESIDENTE CONOU

“Attraverso questa iniziativa abbiamo inteso aprire un canale di confronto e supporto diretto con gli imprenditori, quotidianamente alle prese con la gestione di un rifiuto complesso come l’olio industriale e con un altrettanto complesso sistema di norme, leggi e sanzioni. Ogni incontro farà il punto sugli adempimenti di legge, sulle norme di sicurezza e sulle procedure da seguire per il corretto stoccaggio. Peraltro crediamo così anche di riuscire a migliorare la qualità degli oli raccolti, favorendo il processo di rigenerazione in un sistema virtuoso di economia circolare”.

Il CONOU

Il CONOU, che raggruppa 72 imprese di raccolta e 3 impianti di rigenerazione, dal 1984 a oggi ha raccolto 5,7 milioni di tonnellate di olio lubrificante usato, ne ha avviato a rigenerazione 5,1 milioni consentendo un risparmio sulle importazioni di petrolio di circa 3 miliardi di euro.

Sotto la guida del Presidente Tomasi dal 2003, ha continuato la sua progressione d’eccellenza diventando un esempio virtuoso di economia circolare non solo a livello nazionale. Solo nel 2018 sono state raccolte oltre 189mila tonnellate di lubrificante usato, ancora una volta in crescita   rispetto all’anno precedente. Numeri che, in questo ambito, collocano l’Italia ai massimi livelli europei e internazionali.

In particolare, i risultati ottenuti nel campo della rigenerazione assegnano al nostro Paese la leadership del processo di ri-raffinazione di oli usati anche in virtù della presenza di alcune importanti realtà industriali tecnologicamente all’avanguardia nel settore.

Tutti questi traguardi, sono stati raggiunti anche grazie a una continua e capillare attività di formazione e informazione svolta sul territorio. In 35 anni di attività, infatti, il Consorzio ha sempre investito energie e risorse nella formazione di tutti gli attori coinvolti con lo scopo di sensibilizzare e sostenere ogni anello della catena in grado di contribuire al successo della filiera.

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