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Artigianato

Cuneo fiscale, appello di Agliardi: va abbassato

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Con una nota il presidente di Associazione Artigiani Bortolo Agliardi è intervenuto sulla questione del cuneo fiscale, invocando interventi per abbassarlo (articolo tratto da BsNews.it).

ECCO IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO

Ci sono due temi, strettamente connessi fra loro, che stanno animando il dibattito politico e fra le imprese. Il primo è quello relativo alla necessità di abbassare il cosiddetto cuneo fiscale e il secondo è quello se, per finanziare il primo intervento, si debba aumentare l’Iva. Consentitemi subito di dire che a me pare surreale, fuori da ogni logica, che le due cose vengano messe sullo stesso piano per una serie di ragioni che provo ad esprimere.

Vediamo la partita del cuneo fiscale. Come tutti sanno, per cuneo fiscale si intende la differenza fra quanto costa all’azienda un dipendente e quanto questo dipendente si ritrova effettivamente in tasca. Oggi la situazione media, fotografata dalla Corte dei Conti, è la seguente. Per ogni 100 euro pagati dall’azienda al lavoratore, a questi in busta paga netti ne arrivano 51. In Italia il cuneo fiscale è al 49%, mediamente il 10% sopra la media europea. Ma c’è altro. In realtà, all’azienda il lavoratore costa di più, ovvero circa 135 euro (per contributi e oneri vari). In sintesi: l’azienda paga (per restare al nostro esempio) 135 euro e a chi lavora ne arrivano in tasca 51. E’ mai possibile una simile situazione? No, dicono tutti, e lo si va dicendo da molti anni. Sul principio e sul fatto che in Italia il costo del lavoro sia troppo alto tutti convergono, tutti sono d’accordo. Ma quando si tratta di passare dal principio alla pratica attuazione qui le strade divergono e gli entusiasmi si raffreddano. L’ultima sollecitazione ad intervenire per far sì che in busta paga arrivino più soldi è di qualche giorno fa, espressa dal presidente della Bce, Mario Draghi che invita ad aumentare i salari. Sollecitazione condivisibile per la gran parte, purchè si consideri che in Italia, come tutti riconoscono – mi ripeto – il costo del lavoro è già alto, troppo alto, perchè lo Stato (il Fisco) si prende troppo. Come si può pensare di aumentare salari e stipendi in questa situazione, in un quadro dove già le aziende fanno fatica a competere sui mercati e dove i nuovi posti di lavoro arrivano col contagocce? Qualcuno potrebbe spiegarmela?

Del resto sono convinto anch’io che in busta paga dovrebbe arrivare qualche soldo in più, che i nostri salari netti – ripeto: netti – sono bassi e che, quindi, un intervento per abbassare il cuneo fiscale e abbattere l’incidenza del Fisco sulle buste paga (che oggi, abbiamo visto, è al 49%) sia indispensabile per ridare capacità di acquisto a chi lavora e nello stesso tempo ridare ossigeno ai consumi interni. Ovviamente c’è il problema di sempre: dove reperire le risorse necessarie per abbattere questo cuneo visto che se lo Stato incassa meno soldi da una parte (dalle buste paga) deve recuperare risorse da qualche altra parte? E qui arriva la surreale proposta di cui dicevo agli inizi. C’è chi dice che le risorse vanno trovate aumentando l’Iva ottenendo in questo modo, a mio giudizio, un duplice effetto negativo: si deprime ulteriormente il mercato interno togliendo con la mano destra (l’aumento dell’Iva) quel che si è dato con la mano sinistra (il cuneo fiscale più basso). Io personalmente trovo la proposta irricevibile, uno sberleffo al buon senso che aggraverà una situazione già non facile per tutti, per le imprese in primis. Però non voglio sfuggire alla domanda: dove trovare le risorse (non poche: 15-16 miliardi in 3 anni per abbattere il cuneo del 10%). Lo Stato, il Governo, il Parlamento, seguano la strada maestra: bisogna tagliare da qualche parte, bisogna rendere la struttura pubblica più efficiente, bisogna abbattere la burocrazia che sempre si porta dietro una pletora di personale in eccesso. Bisogna, in altre parole, che lo Stato faccia come hanno fatto le aziende che con fatica, impegno, rinunce ed investimenti hanno superato questi anni difficili dovendosi confrontare con i mercati del Mondo. Adesso tocca allo Stato misurarsi con questa situazione: agisca con coraggio facendosi forte di una convinzione: non è più tempo di tergiversare, se l’azienda-Italia vuole ritrovare competitività bisogna affrontare nodi sin qui irrisolti. Ma a questo serve (servirebbe) la buona politica, quella che sa vedere lontano: a fare cose non facili, a praticare terapie magari dolorose ma necessarie.

Confartigianato, tre seminari gratuiti per supportare gli imprenditori

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Tre seminari gratuiti, dedicati a supportare gli imprenditori al raggiungimento, ma soprattutto al mantenimento del successo e del benessere lavorativo. Leadership, comunicazione, autostima, efficienza, gestione dei collaboratori e aspetti concreti per migliorare la propria mentalità e l’atteggiamento professionale di tutti i giorni.

Offerti da Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale in collaborazione con Performat Business, i tre incontri, che si terranno tutti presso la sede di via Orzinuovi 28 a Brescia dalle 18 alle 20.30 con Cinzia Pollio, aziendalista e psicologa, prenderanno il via giovedì 11 maggio con il primo appuntamento dal titolo: “Il successo nella  mente: competenze psicologiche per il successo imprenditoriale”.

Secondo incontro dal titolo: “Il passaggio intergenerazionale: aspetti psicologici e relazionali oltre a quelli economico patrimoniali” venerdì 26 maggio. Ultimo appuntamento con: “Il business coaching per migliorare, superare le difficoltà e andare verso il cambiamento” in programma il prossimo 15 giugno.

FONTE: BSNEWS.IT

A Brescia forte legame tra occupazione e concentrazione di imprese artigiane

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I tassi di occupazione maggiori nel 2016 si sono registrati nei territori dove è più presente l’artigianato. Lo ha rilevato il Centro Studi Cna, nel proprio rapporto sul mercato del lavoro, elaborato su dati Istat.

Le province che nel 2016 hanno fatto segnare livelli occupazionali più alti, nel 92% dei casi hanno un tasso di concentrazione delle imprese artigiane superiore alla media italiana. Tra queste figura anche Brescia, con un tasso di occupazione del 63,9%, il 44° in Italia. La quota di imprese artigiane sul totale delle imprese tocca il 29,2%. La media nazionale è rispettivamente del 57,3% e del 23,6%.

Una correlazione ancor più marcata è stata riscontrata nelle province di Reggio Emilia (occupazione al 68,2%; 34,6% di imprese artigiane); Lecco (occupazionale al 68,3%; 33,5% di imprese artigiane); Belluno (occupazione al 68,8%; 31,9% di imprese artigiane).

«La forte concentrazione di micro e piccole imprese nell’area del Centro nord del Paese – si legge nel report del Centro Studi Cna – garantisce una maggiore resilienza al mercato del lavoro, che invece si presenta molto più volatile nelle regioni del Mezzogiorno, ancora caratterizzate dalla presenza di grandi stabilimenti che non sempre sono stati in grado di dar vita ad un indotto solido e ricettore di forza lavoro».

Per questo motivo Cna Brescia lavora per «una maggiore focalizzazione delle risorse sulle micro e piccole imprese, cioè i soggetti che meglio hanno reagito alla crisi – spiega la presidente, Eleonora Rigotti – grazie a flessibilità , capacità di adattamento, dinamismo “vitale”, ma soprattutto grazie alla capacità di riposizionamento su mercati esteri, all’innovazione di linee di produzione e servizi, a processi di aggregazione».

Per il futuro sviluppo economico del comparto artigiano Cna si è posta tre categorie di obiettivi, che si stanno via via concretizzando attraverso servizi e rappresentanza: semplificazione e credito, manifattura digitale, aggregazioni d’impresa, internazionalizzazione e sviluppo di impresa.

Nel 2017 produzione industriale in crescita, stabile l’artigianato manifatturiero

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Nel primo trimestre del 2017 – secondo una nota del Centro Studi AIB – l’attività produttiva delle imprese manifatturiere bresciane registra una nuova crescita, a certificazione del complessivo buono stato di salute dell’industria locale. Dopo un 2016 positivo, prosegue quindi il recupero del made in Brescia, favorito, tra l’altro, dalla positiva evoluzione delle vendite, sia in Italia che sui mercati esteri.

Nel dettaglio, la produzione industriale segna un incremento congiunturale dell’1,7%; il tasso tendenziale (ossia la variazione dell’indice nei confronti dello stesso periodo dell’anno scorso) risulta non negativo per la quattordicesima rilevazione consecutiva (+3,1%). Il tasso acquisito, ovvero la variazione media annua che si avrebbe se l’indice della produzione non subisse variazioni fino alla fine del 2017, è pari a +2,7%. Il recupero dai minimi registrati nel terzo trimestre 2013 è dell’11,4%: ciò riporta la produzione su livelli che non si toccavano dal lontano 2011.

L’artigianato manifatturiero bresciano – secondo quanto rileva l’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio di Brescia –  chiude il primo trimestre dell’anno con dinamiche tendenziali complessivamente positive. Nel periodo gennaio-marzo la produzione artigiana ha segnato una variazione, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, pari a 3,1%, il fatturato è aumentato del 3,7% e gli ordini del 2,1%. Dal confronto territoriale, inoltre, emerge che l’artigianato bresciano ha conseguito risultati in linea con la media lombarda.

Tuttavia le dinamiche appena descritte non vengono replicate da un punto di vista congiunturale. La produzione registra una variazione nulla, il fatturato una crescita dello 0,8%, gli ordinativi diminuiscono invece dello 0,8%.

I principali indicatori dell’industria:

  • Con riferimento ai settori, l’attività produttiva è aumentata significativamente nei comparti metallurgico e siderurgico (+4,7%), meccanica di precisione e costruzione di apparecchiature elettriche (+3,3%), materiali da costruzione ed estrattive (+2,9%); è invece cresciuta con minore intensità per gli operatori del carta e stampa (+1,7%), dell’abbigliamento (+1,5%), della meccanica tradizionale e mezzi di trasporto (+1,3%), del chimico, gomma e plastica (+1,3%) e del tessile (+0,6%). Non si segnalano variazioni degne di nota nel settore maglie e calze, mentre la produzione è dichiarata in discesa nell’agroalimentare e caseario (-1,2%), nel legno e mobili in legno (-1,2%) e nel calzaturiero (-3,1%).
  • Le vendite sul mercato italiano sono aumentate per il 34% delle imprese, diminuite per il 22% e rimaste invariate per il 44%. Le vendite verso i Paesi comunitari sono incrementate per il 26% degli operatori, scese per il 20% e rimaste stabili per il 54%; quelle verso i Paesi extra UE sono cresciute per il 29%, calate per il 17% e rimaste invariate per il 54% del campione.
  • I costi di acquisto delle materie prime sono saliti per il 34% delle imprese, con un incremento medio dell’1,8%. I prezzi di vendita dei prodotti finiti sono stati rivisti al rialzo dal 18% degli operatori, per una variazione media dello 0,9%.
  • Le prospettive a breve termine delineano una prosecuzione della fase di moderata espansione del manifatturiero provinciale, nonostante alcune incognite legate alle tensioni a livello internazionale. La produzione è prevista in aumento da 28 imprese su 100, stabile dal 65% e in flessione dal rimanente 7%.
  • Gli ordini provenienti dal mercato domestico sono previsti in aumento dal 32% degli operatori, stabili dal 61% e in calo dal 7%; quelli dai Paesi UE sono in crescita per il 17% degli operatori del campione, invariati per il 76% e in flessione per il 7%; quelli provenienti dai mercati extracomunitari sono in incremento per il 28% delle imprese, stabili per il 68% e in diminuzione per il 4%.
  • Il recupero del settore manifatturiero produrrà verosimilmente un incremento della domanda di lavoro: la manodopera è infatti attesa in aumento dal 13% degli intervistati, invariata dall’84% e in diminuzione dal 3%.

I principali indicatori dell’artigianato:

▪  Il fatturato del comparto artigiano segna una dinamica congiunturale positiva, pari allo 0,8%,sebbene in rallentamento rispetto al trimestre precedente. Più intensa, invece, la variazione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno (+3,7%), sostenuta dal fatturato interno (+3,3%).

▪  Gli ordini sono cresciuti del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, trainati da entrambe le componenti. Gli ordini interni sono cresciuti, rispetto al primo trimestre dello scorso anno, dell’1,8%. Buona la dinamica degli ordini esteri (+4,9%) anche se nell’artigianato, rappresentano una quota assai ridotta.

▪  L’occupazione chiude il primo trimestre con un risultato leggermente positivo (+0,5%) ma in   rallentamento rispetto ai trimestri precedenti. Diminuisce anche il ricorso alla Cassa Integrazione: la quota di imprese che ne ha fatto ricorso si colloca al 5,9% contro il 7,0% del  trimestre scorso.

▪  Le attese degli imprenditori per il secondo trimestre dell’anno sono moderatamente positive con riferimento alla produzione, alla domanda estera, alla domanda interna e al fatturato. Stabili, invece, le attese sull’occupazione.

L’Indagine AIB viene effettuata trimestralmente su un panel di 250 imprese associate appartenenti al settore manifatturiero. L’indagine sull’artigianato della Camera di Commercio, la cui fonte è l’indagine congiunturale Unioncamere Lombardia, ha coinvolto 193 imprese della provincia, pari a una copertura campionaria del 100%.

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Startup innovative, a Brescia sono 122

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La Lombardia si conferma il territorio più favorevole per l’innovazione con 1574 aziende attive su 6800 a livello nazionale: il 23,1% del totale, 1 su 5 in Italia.
Al secondo posto c’è l’Emilia Romagna con 759 (11,2%), al terzo il Veneto con 585 (8,6%), mentre agli ultimi posti ci sono la Valle D’Aosta con 17 start up (0.2% del totale italiano) e il Molise con 30 (0.4%), secondo una analisi della Camera di Commercio di Monza e Brianza su dati Registro imprese aggiornati a marzo 2017 e diffusi da Regione Lombardia.
Le start up innovative lombarde sono guidate per il 20,8 per cento da giovani, per l’11,1 per cento da donne e per il 3 per cento da stranieri.

I settori in cui si sviluppano maggiormente le aziende lombarde sono quello dei servizi di informazione e comunicazione, con 753 imprese (47,8% del totale regionale) e le attività professionali, scientifiche e tecniche con 362 aziende (23%), ma anche commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli con 80 imprese (5,1%) e noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese con 51 imprese, pari al 3,2 per cento.  Le start up del settore dell’industria sono 241 (15,3% del totale), di cui 216 nelle attività manifatturiere, mentre nel settore agricolo lombardo le start up innovative lombarde sono poco più di una decina (0,8%).

A livello provinciale, in Lombardia è Milano a fare la parte del leone con il 69,3 per cento delle imprese innovative lombarde (1.091 aziende)seguono Brescia e Bergamo, rispettivamente con 122 e 110 imprese, Monza e Brianza con 49 start up innovative, Pavia con 41 e Como con 31 attività.

“Questi dati – commenta il segretario generale dell’Unione Artigiani di Milano, Marco Accornero –  testimoniano quanto sia vitale la vocazione imprenditoriale lombarda e, nello specifico, milanese. In un panorama come questo, appare incomprensibile come non si riesca ad agire con urgenza per risolvere alcuni nodi che attanagliano quotidianamente l’imprenditoria, dalla semplificazione burocratica al taglio di imposte e tasse su aziende e lavoro, dando un impulso decisivo alla ripresa delle attività produttive e alla crescita economica. Un contesto che ancor meglio si presterebbe ad accogliere a Milano le sedi di prestigiose imprese ed agenzie internazionali.”

 

San Giuseppe, il 22 marzo a Ome la messa degli artigiani bresciani

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Verrà celebrata presso la Chiesa San Filippo a Ome mercoledì 22 marzo alle ore 10.30 l’annuale festa in occasione di San Giuseppe, il santo protettore degli artigiani, organizzata dal Gruppo Anap, l’associazione nazionale artigiani e pensionati di Confartigianato Brescia. Quest’anno, oltre alla presenza del presidente Anap Brescia Luigi Venturini e del presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti, l’invito è stato esteso anche al presidente nazionale Anap Giampaolo Palazzi, al segretario nazionale Anpa Fabio Menicacci e al Vicepresidente del gruppo ANAP Nazionale Giovanni Mazzoleni. Al termine della funzione religiosa l’incontro proseguirà presso il Ristorante “I Due Angeli” via Pianello, 19 sempre a Ome. Per informazioni contattare la responsabile dell’ufficio Anap di Confartigianato Brescia Tiziana Pesci 030/3745289 oppure il presidente Anap Brescia Luigi Venturini 335/6371230. Durante il momento conviviale si farà il punto anche sulle tante attività che saranno portate avanti anche quest’anno dall’Anap di Brescia fondata nel 1990: oltre al patrono degli artigiani S. Giuseppe, alla “Festa del Socio” a settembre, alle visite guidate, passando per gli incontri contro le truffe e sulla prevenzione all’Alzheimer, ma l’occasione più importante sarà la festa regionale dell’Anap che per la prima volta, nel prossimo maggio, si terrà proprio a Brescia. Anziani e pensionati artigiani di Confartigianato, dunque, sempre più attivi e presenti anche sul territorio, perché se “l’artigiano non chiude mai bottega”, di certo, non lo è neppure il pensionato.

Confartigianato, sempre più donne alla guida delle imprese bresciane

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Sempre più donne alla guida delle imprese bresciane. In grado di affrontare meglio il cambiamento dei tempi. Persino la dinamica in Lombardia dell’occupazione femminile (+1,7%) – secondo lo studio recente di Confartigianato Lombardia divulgato oggi – cresce nell’ultimo anno di più di quella maschile (+1,5%). Con una dinamica occupazionale in Lombardia sul ungo periodo (2009-2016) ancora più marcata se considerato il terzo settore, quello dei servizi: +8,8% per le donne, +5,6% per i maschi.

A Brescia si contano 5.257 imprese artigiane guidate da donne, il 13,9% delle 37.907 presenti in Lombardia. Brescia è al secondo posto, dietro solo a Milano con le sue 10.794 imprese gestite da donne. E a Brescia, di queste 5.257, 794 sono gestite da donne under 35 e 583 da donne straniere. Un’incidenza sul totale delle imprese artigiane bresciane del 15,1%, esattamente in linea con il dato lombardo dove Brescia fa meglio persino nella percentuale di imprese artigiane gestite da donne under 35 sul totale delle imprese gestite da donna: sono oggi il 17,8%.
Per il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti: «I nuovi dati confermano l’intraprendenza delle donne nell’impresa, sempre più votate alla guida di imprese artigiane e a fronte di una persistente difficoltà che riguarda a quasi totalità delle imprese, le imprese artigiane guidate da donne sembrano reggere meglio. Nel 2016 è aumentato il tasso di incidenza sul totale delle imprese e cosa ancora più positiva la loro occupazione. Spesso non trovando lavoro ci si crea un’attività. Uomo o donna non fa certo differenza, l’importante è la professionalità e le donne possono fare di tutto e fare la differenza».

Maggiore incidenza per le imprese guidate da donne è nei servizi alla persona: è il 40,2% delle imprese totale lombarde rosa, identico dato di Brescia, con la confezione di articoli di abbigliamento e servizi d’informazione e informatici a cui segue il manifatturiero (14,7%) e i servizi alle imprese (13,9%) con attività di supporto per le funzioni d’ufficio e altri servizi. Chiude la percentuale di imprese rosa a Brescia dedite alle costruzioni: l’1,9% del settore.
Per la presidente del Gruppo Donne Impresa Confartigianato Brescia Cristina Erbifogli: «Le imprenditrici rappresentano un patrimonio fondamentale per il nostro tessuto produttivo e devono essere incoraggiate e sostenute. Perché quella al femminile è una vitalità imprenditoriale che porta ricchezza, posti di lavoro e stabilità sociale. Per tutte loro Confartigianato Donne Impresa si è impegnata a tutti i livelli per far sì che anche le lavoratrici autonome potessero accedere ai benefici dello Stato previsti nell’ultima finanziaria: bonus baby sitter, contributo asili nido, bonus bebè e Confartigianato è in grado di aiutare le donne imprenditrici ad accedere a queste agevolazioni».

Confartigianato, Sarnico è presidente nazionale del settore legno

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Giovanni Battista Sarnico è il nuovo presidente della Federazione “Legno Arredo” di Confartigianato Imprese. Sarnico, 46 anni, bresciano, sindaco di Ospitaletto, imprenditore nel settore dei serramenti in legno, è stato eletto dai presidenti dei Gruppi di Mestiere facenti parte della Federazione di Confartigianato. Sarnico, che succede al biellese Samuele Broglio, avrà l’importante compito di rappresentare le imprese della filiera del legno di Confartigianato, con l’obiettivo di valorizzare i diversi settori, di rafforzare il collegamento con i territori e di presidiare tutti gli ambiti in cui è coinvolta la Federazione. Il nuovo Consiglio direttivo è composto da Andrea Fantini (Friuli-Venezia Giulia), Tullio Polo (Trento), Bruno Mazzariol (Veneto), Leonardo Fabbroni (Toscana).

Per il neo presidente Sarnico: «Un ringraziamento particolare al predecessore Samuele Broglio per il grande lavoro svolto nei suoi mandati come consigliere prima e come presidente poi e a tutta la Confartigianato per il sostegno. Il nuovo Direttivo ha voluto esprimere la sua stima a Broglio conferendogli i mandati per rappresentare Confartigianato Legno presso i tavoli di normazione internazionali in virtù della sua riconosciuta rara competenza e conoscenza della materia.

Soddisfazione espressa dal presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti: «Un ottimo risultato, che conferma la grande considerazione che gode Confartigianato Brescia a livello nazionale nel campo del lavoro e dell’operato di Confartigianato in rappresentanza dell’impresa.  Mobili e complementi d’arredo made in Italy entrano nelle case di tutti noi, sono protagonisti della storia del design, impreziosiscono le abitazioni, gli edifici pubblici e privati e sono il segno apprezzati per stile in tutto il mondo. Insieme al cibo e alla moda, sono i prodotti che tengono alta la bandiera della nostra manifattura sui mercati internazionali. Merito della cura meticolosa, del gusto, della creatività che gli artigiani incorporano nei capolavori dell’arredamento italiano».

«La federazione di categoria alla quale appartengo – aggiunge Sarnico – è stata costituita allo scopo di tutelare e promuovere gli interessi specifici dell’intero comparto artigiano del legno e dell’arredo. Per rappresentare al meglio gli associati curerò ancor più i rapporti con gli enti pubblici e privati, parteciperò ai tavoli di consultazione, alle commissioni ed alle riunioni tecniche sia nazionali che regionali. Ma seguirò soprattutto le attività finalizzate allo sviluppo del settore e alla crescita delle imprese che rappresento in particolare nel nostro territorio. Tra gli indirizzi di mandato c’è la volontà di mettere in evidenza il valore formativo ampliando il più possibile la collaborazione fra la scuola e il mondo imprenditoriale nella consapevolezza che solo preparando e formando le giovani generazioni alla cultura dei mestieri potrà esserci un futuro sostenibile per le lavorazioni artigiane di qualità» ha concluso il neo presidente nazionale della categoria Giovanni Battista Sarnico.

Brescia, il 2016 si è chiuso con 730 imprese in meno

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Il bilancio demografico delle imprese della provincia di Brescia si chiude nel 2016 con un risultato sostanzialmente stabile, con un saldo di appena 11 unità tra iscrizioni e cessazioni nell’ultimo trimestre dell’anno. Tale andamento è frutto della prolungata contrazione delle nuove iscrizioni e del sostenuto volume delle cessazioni che si sono confermati anche durante l’anno appena chiuso.

Si tratta, tuttavia, di un immobilismo apparente perché lo stock di imprese registrate a fine 2016 ammonta a 119.242. Sono 730 le unità in meno rispetto al 2015, delle quali  il 77% sono artigiane. A corrodere, dunque, la base imprenditoriale bresciana è la mancata vitalità del comparto artigiano che a fine 2016 chiude con un nuovo calo delle iscrizioni (1.941 il valore più basso dal 2006) associato a sostenuti livelli di cessazione (2.380 unità) che hanno portato lo stock delle imprese artigiane a 34.862 unità, 561 in meno in un anno.

Dal confronto territoriale Brescia risulta al di sotto della media regionale e per il comparto artigiano Brescia si colloca agli ultimi posti della graduatoria regionale.

IL BILANCIO DEI SETTORI

L’analisi dei settori evidenzia che i grandi settori produttivi tradizionali quali costruzioni, manifattura e agricoltura chiudono l’anno con un nuovo segno negativo. I settori che si confermano più dinamici sono quelli che operano nelle attività professionali (+118 imprese), nei servizi alle imprese (+ 106 unità) e nell’alloggio e ristorazione (+88 imprese).

Le dinamiche settoriali confermano il trend di lungo periodo e riflettono la trasformazione del sistema imprenditoriale bresciano che, ormai da anni, al calo costante dell’agricoltura e dell’industria controbilancia con la crescita del terziario. Analizzando con un maggiore grado di dettaglio l’andamento degli ultimi anni dei settori produttivi si nota, infatti, che l’agricoltura ha visto ridursi la propria base imprenditoriale in modo costante e ciò è riconducibile – più che agli effetti della lunga crisi economica – ad un fenomeno storicizzato.

La manifattura a partire dal 2012 ha registrato una brusca discesa innescata dalla recessione che ha investito il settore in particolare quello artigiano. Le imprese della manifattura artigiana oggi contano 9.561 unità, ovvero 999 in meno rispetto al 2012.

Il comparto delle costruzioni è quello che maggiormente ha risentito degli effetti della lunga crisi economica e che vive ancora una difficile situazione da cui stenta a ripartire. Dal 2011 al 2016 hanno cessato l’attività più di 2.000 imprese delle costruzioni, quasi come se negli ultimi sei anni ogni giorno avesse chiuso un’impresa. A pagarne il prezzo in particolare sono stati gli artigiani che rappresentano il 72,3% dell’intero settore.

Anche il commercio, risentendo del calo dei consumi interni, negli ultimi anni ha ridotto la propria base imprenditoriale. In termini assoluti si tratta 707 esercizi in meno rispetto al 2011.

A rinfrancare le dinamiche di natimortalità imprenditoriali degli ultimi anni ha, però, contribuito il settore terziario che ha guadagnato terreno, passando da un’incidenza sul totale delle imprese registrate del 37,7% nel 2011 al 40,2% di fine 2016. Al suo interno presentano una buona performance i servizi di alloggio e ristorazione che dal 2009 hanno seguito un trend crescente.

LE FORME GIURIDICHE

Prosegue il trend positivo avviato negli ultimi anni dalle società di capitali (+2,4%). Nel 2016 sono nate 1.967 società di capitali (pari al 30% del totale delle iscrizioni) contro 1.174 che hanno chiuso i battenti (corrispondenti al 17% di tutte le cessazioni) il risultato è uno stock di 33.356 imprese che hanno un’incidenza sul totale pari al 28% in continuo aumento sugli anni precedenti. E’ evidente il cambiamento delle forme di gestione imprenditoriale che vede il diffondersi di modelli di gestione più strutturati come le società di capitali che sostituiscono progressivamente le forme giuridiche più semplici come le società di persone e le ditte individuali. Le società di persone hanno chiuso il 2016 con un nuovo saldo negativo (-336 società di persone) a conferma del percorso discendente intrapreso già a partite dal 2009.

Anche le ditte individuali fanno segnare un arretramento della propria numerosità chiudendo con un bilancio negativo di 462 imprese Ciò nonostante la metà delle imprese bresciane è costituito da imprese individuali che sono caratterizzate da elevati tassi di ingresso e uscita.

Dinamiche speculari si presentano nel comparto artigiano con un aumento delle società di capitali (+2,6%) ed un continuo arretramento di quelle semplici. Con la differenza che le forme giuridiche più complesse nell’universo artigiano sono meno diffuse (le società di capitali rappresentano il 7,2% sul totale) e per questo motivo non incidono significativamente sulla tendenza generale che è, invece, determinata dalle ditte individuali, che pesano per il 71,8% sul totale.

Dati completi natalità e mortalità delle imprese in provincia di Brescia – fonte Camera di commercio

Regime di cassa per le imprese minori, un danno secondo AssoArtigiani

in Artigianato/Associazioni di categoria/Economia by

L’applicazione del regime di Cassa a carico delle imprese minori così come è attualmente definito, rappresenta solo un danno per le imprese artigiane individuali e società di persone in contabilità semplificata: le modifiche proposte da Associazione Artigiani sul tavolo dei parlamentari bresciani.

L’art.1 comma 17 della Legge di Bilancio prevede che le Imprese Minori, ovvero Individuali e Società di Persone in Contabilità Semplificata, debbano applicare con decorrenza 1° Gennaio 2017 il Regime di Cassa. A seguito di tale provvedimento, sul quale ha posto attenzione proattiva l’Associazione Artigiani di Brescia e provincia rivolgendosi direttamente al mondo della politica, il reddito sarà quindi determinato effettuando la differenza tra i ricavi percepiti incassati e le spese sostenute quietanzate, con l’applicazione di un criterio misto, visto che per alcuni componenti continuerà ad essere applicato il criterio di competenza. In alternativa le Imprese in questione potranno o adottare, attraverso un vincolo triennale, il criterio della coincidenza tra la registrazione delle fatture ai fini IVA e il loro incasso o pagamento, oppure optare per il Regime di Contabilità Ordinaria (sostenendo costi amministrativi decisamente più alti) e la relativa determinazione dei Ricavi e del Reddito con il criterio di competenza. Le rimanenze finali 2016 dovranno essere integralmente dedotte nel primo anno di applicazione del nuovo criterio (2017) e non potranno più essere contabilizzate a fine anno.

“Inoltre, come sottolineato dal Presidente di Associazione Artigiani Bortolo Agliardi, le rilevanti perdite scaturite dalla totale deduzione iniziale e dalla mancata registrazione a fine anno delle rimanenze non potranno essere riportate negli anni successivi, con evidenti enormi danni alle Imprese”. Da qui le proposte di modifica elaborate da Assoartigiani, sottoposte all’attenzione dei parlamentari bresciani e ribadite dal Presidente: “suggeriamo al legislatore di consentire la detrazione delle perdite attraverso il riporto delle stesse negli esercizi successivi, oltre che dare la possibilità alle aziende di opzione sulla tenuta del regime di cassa mantenendo come sistema naturale quello della competenza. Una proposta che eviterebbe l’ulteriore innesco di un sistema fortemente penalizzante e punitivo per le imprese artigiane, già alle prese con una moltitudine di problematiche fiscali e finanziarie che costellano la loro quotidianità.

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