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La Retail Apocalypse: e-commerce in crescita e negozi chiusi anche in Italia?

in Commercio/Economia/Evidenza by
Negozio chiuso

Il termine Retail Apocalypse descrive il fenomeno che riguarda la chiusura dei negozi fisici a causa del cambiamento comportamentale della popolazione. 

Questo avvenimento iniziato negli Stati Uniti sta prendendo piede anche in Italia, perché le nuove generazioni, rispetto a quelle prima dei millennials hanno cambiato stile di vita e logiche di spesa.

In Italia non troviamo ancora nessuna grande apocalisse: nel 2017 esistevano ben 943 centri commerciali e nel 2018 se ne sono aperti di nuovi.

A subire maggiormente gli effetti della crisi, invece, sono i piccoli negozi che chiudono al ritmo di uno su dieci, per un totale di oltre 90 mila esercizi commerciali in meno negli ultimi 12 mesi secondo il report Confesercenti.

Tra le categorie più colpite ci sono i negozi del tessile-abbigliamento, il cui numero si è ridotto di un quinto in un anno. Altri settori molto colpiti sono ferramenta e costruzioni (-19,9%), oreficerie, profumerie (-17,5%) e librerie (-17%).

Le nuove tecnologie stanno creando una nuova logica di accesso ai prodotti e servizi e appaiono molto evidenti i punti critici della distribuzione tradizionale. Vediamo i principali 10 motivi che hanno determinato questo fenomeno:

  1. Il prezzo è certamente più competitivo in un acquisto online perché ovviamente i portali internazionali ed italiani possono lavorare su un fattore di scala maggiore anche rispetto alla GDO;
  2. Il consumatore oggi vuole un ampio catalogo e non essere vincolato dal limite fisico del magazzino di un esercente. Per questa ragione un’acquisto online è certamente più soddisfacente;
  3. Attraverso il digitale si ha un contatto diretto con il prodotto e quindi è maggiormente stimolato il senso di possesso del cliente potenziale. Se ci si reca in un negozio di abbigliamento ci si trova di fronte a una commessa o spesso al proprietario del negozio che magari animato dalle migliore intenzioni cerca di dare i suoi consigli. In questo modo però diventa un intermediario che “allontana” il cliente dal prodotto. Invece spedendo a casa un numero anche elevato di vestiti tramite un servizio di e-commerce questi diventano automaticamente “i vestiti del cliente” che tenderà ad appropriarsene rendendo indietro solo nel caso in cui il capo non “vesta bene”;
  4. Sul canale digitale è possibile ottenere recensioni e pareri disinteressati di altri clienti dello stesso prodotto. Oggi un’analisi di opinioni online vale molto di più del buon consiglio del “esercente del paese” su cui può esistere anche solo il sospetto di un tentativo promozionale. Sempre più inoltre esistono servizi automatici di advisor online che utilizzano il chatbot o fanno parlare con un’esperto gratuitamente in modo da indirizzare il cliente alla giusta scelta;
  5. I consumatori percepiscono con meno importanza l’elemento della posizione di un punto vendita e sono disposti a muoversi o aspettare per trovare l’occasione giusta. Già oggi in Italia il concetto di “andare a vedere le vetrine” nel centro storico di una città o di un paese si sta perdendo e anche per ragioni di aggregazione sociale ci si sposta nei grandi centri commerciali seguendo un lifestyle occidentale-nordamericano. Ma nel prossimo futuro come sta accadendo li la gente vorrà fare acquisti da casa;
  6. I brand e i produttori di prodotti di lusso comprendono che la gestione della loro “awareness” deve passare sul canale digitale. Un’azienda viene oggi valutata per il database clienti fidelizzati non per il numero di punti vendita. In molti casi anche quando la rete retail è proprietaria costituisce un vincolo. Recentemente il brand americano Bebe, specializzato in abbigliamento femminile rinuncerà ai suoi 170 punti vendita per passare direttamente all’online;
  7. Si stanno diffondendo anche in Italia molti servizi di Dropshipping a prezzo competitivo che si occupino loro dello stoccaggio e della spedizione della merce direttamente al consumatore. Questo consente alle aziende produttrici di ridurre addirittura i costi logistici;
  8. La percezione della sicurezza online è alta anche grazie alle recenti normative e all’introduzione di nuove tecnologie è in costante crescita. L’esperienza di gestione di un diritto di recesso è aumentata del 3500% negli ultimi 3 anni;
  9. Il digitale consente una maggiore flessibilità perchè un sistema e-commerce è un negozio sempre aperto, 24 ore su 24, al contrario della maggior parte delle attività commerciali tradizionali. Non richiede ovviamente una presenza fisica e le sue luci sono accese a chiunque voglia entrare, in qualsiasi momento desideri farlo;
  10. Oggi molte realtà vogliono internazionalizzare le proprie competenze concentrandosi su una nicchia verticale per farlo i costi di sviluppo di una rete commerciale di punti fisici sono troppo alti mentre lavorare attraverso meccanismi virali digitali appare sempre più come la scelta migliore.

Ma la questione che oggi si pone anche in considerazione delle importanti conseguenze sociali è se la metà dei punti vendita italiani faranno nei prossimi anni la fine delle cabine telefoniche e dei video noleggi ?

Non manifestandosi una vera e propria apocalisse il primo istinto è quello di sottovalutare il problema perché ancora non diffuso in modo evidente. 

Tuttavia bisogna riflettere sul fatto che spesso questi cambiamenti negli stili di acquisto si diffondo in modo esponenziale e in pochissimo tempo quel che sembrava la norma viene completamente stravolta.

Come quindi un esercente che non ha una produzione di prodotti propri può preparasi ?

Va anzitutto premesso che non è semplice cambiare rotta dopo magari 30-40 anni di lavoro dove si sono accumulate tante esperienze positive ed un modus operandi che si è per tante ragioni radicato. Quindi non va assolutamente banalizzata la difficoltà di tale processo.

Alcune indicazioni:

  • Prima di tutto bisogna riflettere sul catalogo che non può essere limitato ad un’offerta che si può trovare facilmente online magari dello stesso prodotto o di uno equivalente. A volte in questo caso una scelta vincente è dare spazio a piccole produzioni locali che vengono spesso valorizzate sul target turistico;
  • Le persone verranno in un punto di vendita fisico se troveranno un’esperienza in questo luogo. Un buon esempio può essere la libreria che si converte in “locale per aperitivi cultural”i dove vengono presentate le nuove uscite editoriali;
  • Il digitale deve essere accuratamente presidiato perché la propria community di follower sarà più importante della propria vetrina;
  • Infine se le prospettive non sono rosee può essere da valutare una conversione del punto vendita. Questo accade ad esempio al negozio di abbigliamento che si converte in centro estetico che per la natura dei suoi servizi è più protetto

Banca Valsabbina apre un nuovo sportello a Treviso

in Banche/Economia/Valsabbina by

Banca Valsabbina continua il proprio percorso di crescita ed evoluzione annunciando l’apertura di una nuova filiale, la prima nella città di Treviso, già operativa in viale Monte Grappa.

La nuova apertura – così afferma una nota –  si inserisce in un quadro strategico di espansione ed accreditamento a livello nazionale che ha l’obiettivo di consolidare e rafforzare il posizionamento dell’istituto bancario all’interno della comunità economico-finanziaria. Grazie ad una capillare rete territoriale, imprenditoriale e retail, la banca conta oggi oltre 70 filiali: 50 in provincia di Brescia, 8 in provincia di Verona e 12 tra quelle di Treviso, Milano, Bergamo, Trento, Vicenza, Mantova, Modena, Monza Brianza, e Padova. L’istituto si avvale della collaborazione di oltre 560 dipendenti, conta oltre 8 miliardi di euro di masse gestite ed un solido patrimonio che supera 380 milioni di euro, con un CET 1 superiore al 15%.

“La provincia di Treviso, grazie alla presenza di notevoli poli industriali e ad una clientela da sempre sensibile ai servizi finanziari più evoluti, rappresenta un’area strategica ed una grande opportunità per lo sviluppo del nostro business. – ha dichiarato il DG Tonino Fornari- “L’apertura trevigiana rappresenta un valore aggiunto per la comunità in cui andremo ad operare, che potrà beneficiare della nostra consulenza e dell’affidabilità dei nostri servizi. Infine con la nuova filiale abbiamo potuto compiere un ulteriore passo avanti verso il consolidamento della nostra presenza sul territorio”.

Banca Valsabbina è una Società Cooperativa per Azioni, fondata nel 1898. E’ la principale banca popolare di Brescia e da oltre cento anni sostiene la crescita e lo sviluppo economico del territorio bresciano, ponendosi come interlocutore sia per le famiglie che per gli artigiani, le piccole attività economiche e le PMI. Opera attraverso una rete territoriale che conta oltre 70 filiali (50 in provincia di Brescia, 8 in provincia di Verona e 12 tra quelle di Treviso, Trento, Vicenza, Mantova, Modena, Monza Brianza, Bergamo, Milano e Padova), con circa oltre 560 dipendenti, più di 8 miliardi di euro di masse gestite e un solido patrimonio di oltre 380 milioni di euro (con un CET1 superiore al 15%).

Sindacati e Apindustria firmano un accordo per la formazione dei lavoratori

in Api/Associazioni di categoria/Cgil/Cisl/Economia/Sindacati/Uil by
Douglas Siveri presidente Apindustria

Le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil di Brescia e Valle Camonica e Apindustria di Brescia hanno sottoscritto giovedì mattina un’intesa territoriale che  prevede che le attività di formazione del personale nel settore delle tecnologie previste dal Piano Industria 4.0 dovranno essere definite da un accordo sindacale aziendale o territoriale anche nella nostra provincia, come previsto dall’accordo interconfederale siglato il 23 luglio 2018, tra Confapi e Cgil, Cisl, Uil che mira ad agevolare la definizione degli accordi sulla c.d. “formazione 4.0” per le aziende prive di rappresentanza sindacale in azienda, al fine di facilitarne l’accesso ai benefici fiscali previsti dalla Legge di bilancio per il 2018.

Vengono infatti attribuite alla commissione paritetica territoriale per la formazione della provincia di Brescia le competenze per sottoscrivere tali accordi infatti, la legge di bilancio 2018 ed il successivo Decreto Interministeriale 4 maggio 2018, ha messo a disposizione per le aziende che svolgano attività di formazione per acquisire o consolidare le conoscenze delle tecnologie (da big data a integrazione digitale dei processi aziendali) previste dal Piano nazionale Industria 4.0, un credito d’imposta per i  lavoratori e lavoratrici impegnati (40% del costo del personale che svolge formazione).

Cgil, Cisl e Uil di Brescia e Valle Camonica, ritengono  che la competitività del sistema produttivo e delle imprese si debba fondere sempre più sul patrimonio di competenze delle lavoratrici e dei lavoratori, perché è tramite la formazione che si riesce a innovare e mantenere un’occupazione che garantisca un futuro al territorio.

Sociale, settore senza crisi: nel Bresciano le imprese sono 1.381

in Economia/Solidarietà by
Imprese sociali

Continuano a crescere le imprese sociali a Milano, + 4% in un anno e + 18% in 5 anni, e in Lombardia, +3,1% tra 2017 e 2018 e +16,3% in cinque anni secondo un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi sui dati registro delle imprese al primo trimestre 2018, 2017 e 2013. Sono quasi 12 mila quelle attive in Lombardia nel 2018 su 68 mila in Italia, il  17,5% del totale,  e danno lavoro a 184 mila addetti su 800 mila a livello nazionale, il 23%. E’ il settore dell’istruzione il più numeroso, 4.701 sedi di impresa in Lombardia quasi 28 mila in Italia, seguito dall’assistenza sanitaria con rispettivamente 3.536 e 19.639 imprese. Un settore da 32 miliardi in Italia, di cui 8 miliardi concentrati in Lombardia. Sono 4,5 miliardi a Milano e 3,6 miliardi a Roma.

Per imprese sociali in Lombardia prime Milano, Brescia, Bergamo, Varese e Monza. Milano è prima con 4.774 imprese (+3,6% in un anno, +17,7% in cinque) e 71 mila addetti, seguita da Brescia con 1.381 imprese (+4,1% in un anno e +17,8% in cinque) e 23 mila addetti, Bergamo con 1.049 imprese (+3,3% e +15,1%) e 24 mila addetti, Varese con 1.029 imprese e 14 mila addetti  e Monza Brianza con 948 imprese e oltre 11 mila addetti. Se in un anno cresce soprattutto Mantova (+7,3%), sono Lodi (+20,6%), Sondrio (+19,9%) e Pavia (+18,3%) a registrare l’incremento maggiore in cinque anni.

In Italia prime Roma, Milano e Napoli. Sono circa 68 mila le imprese attive in Italia nei settori sociali, crescono del 4% in un anno e del 19% in cinque. Prima è Roma con 5.993 imprese sociali e 83 mila addetti, seguita da Milano (4.774 imprese e 71 mila addetti), e Napoli (3.845 imprese e 30 mila addetti). Poi ci sono Torino (2.731 imprese), Palermo (1.972), Bari (1.773) e Catania (1.616). Boom tra 2013 e 2018 a Rieti, Massa Carrara e Fermo dove le imprese crescono di circa il 50%.

Un settore con forte presenza femminile ma pochi giovani. Circa un’impresa su tre tra quelle che operano in Lombardia (3.571, 30% del totale) e Italia (23 mila, 34%) è femminile mentre i giovani pesano per il 4,9% in regione e il 6,6% nel Paese. Tra i territori lombardi dove è più forte la presenza delle imprenditrici e di titolari giovani si distingue Pavia (40,7% delle imprese è femminile mentre l’8,6% è di imprenditori under 35). Le imprese di titolari nati all’estero pesano in media il 4% a livello lombardo e italiano.

Terziario in difficoltà a Brescia: rallenta la crescita

in Economia/Terziario by

Nel secondo trimestre dell’anno – secondo quanto riporta Brescia News, che riprende un comunicato di Aib – il settore bresciano dei servizi ha registrato una nuova espansione, caratterizzata però da un’ulteriore frenata, dopo quella che aveva contraddistinto i periodi immediatamente precedenti.

Nel complesso, il terziario provinciale continua a godere di un periodo favorevole, certificato da quanto registrato a livello nazionale, dove l’Indice PMI riferito al comparto si è mantenuto, anche nel periodo aprile-giugno 2018, ben al di sopra la soglia che delimita l’espansione dalla contrazione, pur su livelli più bassi di quanto evidenziato nei primi tre mesi del 2018.

Nel dettaglio, per quanto riguarda i giudizi espressi dalle imprese sui tre mesi precedenti:

  • il fatturato è cresciuto per il 61% delle imprese, con un saldo positivo del 58% fra coloro che hanno dichiarato variazioni in aumento e in diminuzione;
  • gli ordini e l’occupazione evidenziano anch’essi significativi incrementi (saldi netti pari rispettivamente a +57% e a +40%);
  • i prezzi dei servizi offerti continuano a caratterizzarsi per un’evoluzione tutto sommato piatta (saldo netto +3%), giustificata dalla persistente difficoltà di scaricare nelle tariffe applicate la salita dei costi operativi.

Le aspettative per i prossimi mesi sono ancora orientate all’ottimismo. Per il fatturato, il saldo fra risposte in aumento e in diminuzione è ampiamente positivo (+44%); i saldi riferiti al portafoglio ordini (+43%) e all’occupazione (+43%) evidenziano anch’essi risultati positivi. Le previsioni relative ai prezzi dei servizi offerti (+8%) indicherebbero la limitata possibilità da parte degli operatori contattati di incrementare le tariffe proposte alla clientela.

In tale contesto, le opinioni delle imprese intervistate in merito alle prospettive sulla tendenza generale dell’economia italiana continuano a essere positive, ma risultano meno entusiastiche rispetto al recente passato: il 25% degli intervistati si è espresso infatti in modo favorevole, il 14% ha una visione pessimistica, mentre il rimanente 61% ha indicato stazionarietà.

A seguito delle dinamiche sopra descritte, l’indice sul clima di fiducia nelle imprese bresciane operanti nel settore terziario si è attestato a 137,0, in diminuzione sia rispetto ai livelli del periodo precedente (143,3), sia a quanto riscontrato nello stesso trimestre del 2017 (142,3).

Mobili artigianali, quali sono i vantaggi?

in Artigianato/Economia by
Arredamento

I mobili in legno sono in grado di riscaldare ogni ambiente, in particolare se sono realizzati da artigiani che sono in grado di adattare questi oggetti alle misure della stanza che li ospiterà. Vediamo alcuni dei vantaggi, di avere dei mobili artigianali.

Tavoli, sedie, scaffali e armadi, invece di essere acquistati da un rivenditore di mobili industriali, possono essere realizzati su misura da un artigiano. I vantaggi dei mobili su misura non possono essere sopravvalutati, in particolare quando sono realizzati in legno. Questo materiale, offre una combinazione unica di fascino estetico e integrità strutturale senza pari.

Come ci possono confermare i proprietari di falegnameria brescia fratelli maestri, questo materiale è in grado di generare un’atmosfera unica, accogliente e dare un senso di “organico”. Il legno, per sua natura è in continua evoluzione. Anche dopo molti anni, le assi che compongono un mobile cambieranno colore e invecchieranno. Acquistando un sempre maggiore fascino e donando all’ambiente una serie di colorazioni sempre nuove.

Ecco, alcuni dei motivi che possono portare una persona ad acquistare un mobile artigiano.

Forza e duratura

Il legno è, naturalmente una materia duratura e robusta. Il materiale perfetto, per chi cerca longevità per i propri mobili. Sia che si scelga di utilizzare un legno duro come la quercia o che si scelga un legno tenero come il pino, vi è un’innata stabilità e affidabilità in un mobile realizzato con questo materiale.

Questa durabilità fa si, che i mobili in legno offrano un eccellente rapporto qualità-prezzo e, se mai si dovesse decidere di vendere un mobile in futuro, se è ben tenuto il prezzo di vendita potrebbe essere molto vicino a quello di acquisto.

La buona durata di questo materiale, garantisce anche una facile manutenzione. La ceratura, la lucidatura e l’oliatura devono essere eseguiti solo occasionalmente. Per garantire la perfetta conservazione del legno che forma un mobile o un oggetto di arredamento.

Guardare e sentire

Come accennato in precedenza, il legno può aggiungere una certa regalità e fascino a qualsiasi stanza, sia che si tratti di legno chiaro o dalle tonalità più scure. Quando i mobili sono realizzati da un artigiano con molta esperienza, esiste un potenziale illimitato per l’innovazione del design che può creare.

I mobili in legno possono anche fare molto, per creare un senso di spazio in stanze con poca luce. Se si vive in un condominio in città, la presenza di legno in una stanza può portare una “ventata di freschezza” all’interno della stanza. Il suo ampio spettro cromatico, è in grado di adattarsi a ogni tipologia di arredamento. Inoltre, il legno è in grado di portare immediatamente calore in ambienti sterili.

Varietà

La vasta gamma di colori e tonalità del legno, permettono ad arredatori e proprietari di una abitazione di spaziare nella scelta dei materiali. E questo, per non parlare delle sottili ma evidenti differenze che si possono ottenere grazie all’applicazione di resine e vernici protettive.

Oltre al materiale vero e proprio, ogni produttore di mobili artigianali ha le sue peculiarità nel realizzare un prodotto. Una volta sviluppato il progetto, la sua visione d’insieme porterà dalla carta alla realtà quello che andrà a riempire un vuoto all’interno di una stanza.

Versatilità

A differenza di molti altri materiali, il legno si adatta praticamente a ogni tipologia di ambiente. I mobili in legno possono inserirsi all’interno di qualsiasi design; sia esso moderno o rustico. Inoltre, l’unione di diverse tipologie di legno possono dare vita a una variazione cromatica molto particolare.

Inoltre, la versatilità di questo materiale si può estendere anche verso l’esterno. Quando il legno viene trattato con oli per resistere all’esposizione degli agenti atmosferici, i mobili realizzati in legno sono un’ottima alternativa per arredare giardini e verande.

 

Gelaterie artigianali: nel Bresciano sono un business per Under 35

in Alimentare/Commercio/Economia by
Gelaterie

Non manca la scelta per degustare un buon gelato. Un business da 179 milioni su 1,5 miliardi in Italia (il 12% nazionale). Sono oltre 2.600 le aziende del “gelato” in Lombardia, tra pasticcerie, gelaterie (compresi gli ambulanti) e aziende manifatturiere che si occupano della produzione, e registrano rispetto allo scorso anno una crescita del +0,6% . A crescere di più rispetto allo scorso anno sono Monza e Brianza, dove si contano in tutto 201 imprese del settore gelati (+5,8%) e Lodi (+7,5%). Prime, per offerta di gelati, in Lombardia sono Milano con 794 gelaterie, Brescia con 380 imprese, Bergamo con 278, Varese con 261. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Registro Imprese.

Milano, business estivo in crescita del 30% rispetto al resto dell’anno. Per le pasticcerie e gelaterie milanesi, sentite dalla Camera di commercio le creme classiche fanno la parte del leone, seguite dai gusti innovativi. Business estivo in crescita rispetto agli altri periodi dell’anno, con un 30% in più. In aumento la domanda dei turisti. Vanno coni e coppette richieste da persone di tutte le età, bambini, ragazzi e adulti. Crescono i dolci per allergici e intolleranti. Sono 794 le gelaterie milanesi, +1%, circa, un imprenditore su dieci è straniero (8,8%). Circa 3 mila gli addetti. Il business del gelato a Milano vale  83 milioni all’anno.

Gli addetti al lavoro nei settori della produzione e commercio di gelato in Lombardia sono quasi 10mila. Buona la presenza di donne gelataie in regione, che rappresentano il 31,2% del totale, con picchi a Lodi e Pavia, dove la quota raggiunge il 37,2%. Forte anche la presenza di giovani, sono il 10,8% in regione, è Brescia in Lombardia che detiene il primato degli imprenditori under35 attivi nel settore (13,9%). Non mancano gli stranieri a cimentarsi con uno dei simboli del gusto italiano nel mondo (5,6% del totale regionale), in particolare a Milano dove è straniero circa un gelataio su 10 (8,8%). E in regione il gelato è di qualità: gli artigiani che lo producono in proprio sono il 75,9% del totale.

Le gelaterie in Italia. Sono oltre 19 mila tra produzione e vendita e danno lavoro a quasi 73 mila addetti. Regina del gelato è Roma con 1.423 attività e 4.336 addetti. Seguono Napoli per imprese (901) e Milano per addetti (2.918). Tra le prime 10 per imprese anche Torino, Salerno, Bari, Brescia, Palermo, Venezia, Messina e Catania, a crescere di più sono Nuoro e Lodi (+7,5%) e Teramo (+6,5%).

 

La Cdc mette all’asta le partecipazioni non strategiche: ecco cosa si vende

in Associazioni di categoria/Camera di commercio/Economia by
La Camera di commercio di Brescia

La Camera di Commercio di Brescia, nel quadro di quanto previsto dal Piano di revisione straordinaria delle proprie partecipazioni societarie, approvato dal Consiglio camerale con provvedimento  12/C del 28 settembre 2017 in attuazione dell’art. 24 del T.U. D.Lgs 175/2016, ha deciso di porre in vendita all’asta l’intera quota di partecipazione camerale nella seguenti società:

•   Società Impianti Turistici (S.I.T.) S.p.A. (rappresentata da 131.040 azioni, al prezzo di euro 1,0034 ad azione, per complessivi euro 131.490,00)

•  Società Baradello 2000 S.p.A. (rappresentata da 200.000 azioni, al prezzo di euro 0,60 ad azione, per complessivi euro 120.000,00)

•  A4 Holding S.p.A. (rappresentata da 29.181 azioni, al prezzo di euro 419,32 ad azione, per complessivi euro 12.236.176,92)

•  Società ISFOR 2000 S.p.A. (rappresentata da 20.222 azioni, al prezzo di euro 6,9167 ad azione, per complessivi euro 139.871,00)

• Società S.I.A.V. S.p.A. (rappresentata da 2.765.828 azioni, al prezzo di euro 1,00 ad azione, per complessivi euro 2.765.828,00)

•  Società TECNOBORSA S.c.p.A. (rappresentata da 15.818 azioni, al prezzo di euro 1,00 ad azione, per complessivi euro 15.818,00)

•  Società Consortile AQM S.r.l. (del valore nominale di Euro 706.669,00, pari al 19,63% del capitale sociale)

Scadenza per la presentazione delle offerte: 3 agosto 2018 – ore 12:00.

L’avviso d’asta, i relativi modelli allegati per la formulazione della domanda di partecipazione, lo statuto delle società, con l’ultimo bilancio approvato e l’elenco soci sono disponibili sul sito camerale: www.bs.camcom.it
Ulteriori informazioni potranno essere richieste telefonicamente o via mail all’Ufficio Affari Generali e Relazioni Esterne, tel. 030.3725.224-228-269 – Responsabile del procedimento: dr Antonio Apparato – tel. 030.3725.311 – email: affari.generali@bs.camcom.it

Occhiali da sole, un business da 2,4 miliardi di export all’anno

in Economia/Tendenze by
Occhiali da sole

Sono 900 le imprese italiane nella fabbricazione di lenti ed occhiali al primo trimestre 2018, +1,8% rispetto all’anno precedente, secondo un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza e Lodi sui dati Registro Imprese. Il made in Italy ha esportato occhiali da sole per 2,4 miliardi di euro in un anno, +1,3% tra 2017 e 2016, contro un import di 413 milioni. Gli occhiali italiani piacciono soprattutto negli Stati Uniti, mercato che assorbe il 27,4% dell’export (-0,9%) per circa 662 milioni di euro. La Francia è il secondo Paese, con oltre 250 milioni di euro di export (10,4%), terza la Spagna per un totale di 161 milioni di euro (6,7%, +1,9%). Gli occhiali da sole “made in Italy” piacciono anche nel Regno Unito per un valore di 154 milioni e in Cina per 143 milioni circa (+20,5%). Tra i principali Paesi, cresce l’export verso la Svizzera (+60,9%), Messico (+33,9%) e Russia (+22,6%). La Cina è il principale mercato da cui importiamo, 51,8% dell’import totale, +3,6%. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Istat 2017 e 2016.

Fabbricazione, Veneto primo, in Lombardia un’impresa su nove. Al Veneto il primato dell’occhialeria nazionale (416 attività) con le prime due province italiane per numero di imprese, Belluno (213) e Treviso (146). La fabbricazione di occhiali in territorio lombardo conta 95 imprese, il 10,8% del totale italiano, e diminuisce del -4% in un anno. Milano e Varese, con circa 30 produttori ciascuno, sono l’area fulcro della produzione lombarda e si collocano al terzo e quarto posto tra le province italiane, Torino è quinta.

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