Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

Author

Brescia2.it

Brescia2.it has 1408 articles published.

La bresciana Neosperience allarga il Cda: dentro Camisa e Patrini

in Economia/Innovazione/Nomine by
Neosperience in Borsa

Neosperience, società attiva come software vendor nel settore della Digital Customer Experience quotata sul mercato AIM Italia, comunica che in data odierna si è regolarmente svolta, presso la sede legale della Società, l’Assemblea ordinaria di Neosperience S.p.A..

L’Assemblea ha deliberato in favore dell’aumento del numero dei componenti del Consiglio di Amministrazione da 7 a 9 e ha nominato, sino alla approvazione del bilancio di esercizio al 31 dicembre 2020, due nuovi amministratori, in persona dei signori Dott.ssa Laura Patrini, Customer Success Director della Società, e il Dott. Gianni Camisa, che assumerà l’incarico di Chief Operating Officer di Neosperience.

Gianni Camisa ha maturato una profonda esperienza nell’Information Technology, ricoprendo ruoli di crescente responsabilità in realtà come IBM, per cui ha guidato la Divisione Servizi per il Sud Europa, Almaviva e Dedagroup, dove negli ultimi anni è stato Group CEO e ha condotto la società nel suo sviluppo internazionale, c on una crescita del fatturato da 85 a oltre 25 0 milioni di Euro.

Sono felice di questa scelta di Gianni Camisa, che sono certo contribuirà a realizzare ancor meglio gli obiettivi ambiziosi che ci siamo prefissi grazie alla sua vasta esperienza internazionale e alla sua storia professionale di assoluta eccellenza” ha dichiarato Dario Melpignano, Presidente della Società.

Nessuno dei nuovi amministratori detiene strumenti finanziari della Società. E’ stata quindi approvata la proposta in merito alla modifica dei compensi pre visti per il Consiglio di Amministrazione per un importo complessivo massimo pari a Euro 400.000.

Il verbale dell’Assemblea sarà m esso a disposizione del pubblico nei termini di legge e sarà reso disponibile sul sito internet della Società sul sito www.neosperience.com nella sezione Documenti societari, area Assemblee.

 

Attività professionali, nel Bresciano sono oltre 5mila

in Economia/Tendenze by
Professionista al lavoro, foto generica da Pixabay

Un’ attività professionale su sette in Italia è a  Milano e una su quattro del Paese ha sede in Lombardia. Il capoluogo lombardo si conferma cuore nevralgico delle professioni che si fanno attività di impresa, spesso al servizio delle stesse imprese. Emerge dai dati del servizio studi della Camera di commercio di Milano al 2019 sulle imprese attive nel Registro delle Imprese. Un dato significativo al quale va aggiunto l’intero universo dei liberi professionisti legati agli ordini o alle professioni non regolamentate.

Il settore in Italia. Sono 46.143 le attività professionali in Lombardia al 2019, di cui oltre 30mila nell’area di Milano Monza Brianza e Lodi, su un totale nazionale di  189.954. Danno lavoro a 537mila addetti, oltre 192mila in Lombardia che occupa il 36% del totale degli addetti delle attività professionali di tutta Italia. Di questi 149mila sono nella sola Milano.

Tra le altre province Roma, Torino, Napoli e Brescia con rispettivamente 17.413, 9.831, 6.910 e 5.202 attività professionali. Il podio per numero di addetti dopo la Lombardia vede al secondo posto il Lazio con quasi 64.500 addetti, terzo il Piemonte a quota 52mila.

Prevalgono attività di direzione aziendale e di consulenza, circa 58.500 in Italia, 12mila nella sola area di Milano Monza Brianza Lodi. Ottime performance anche per le attività professionali legate alla pubblicità e ricerche di mercato e ad attività professionali scientifiche e tecniche.

Il settore a Milano Monza Brianza Lodi. Sono 26.463 le attività professionali a Milano, in crescita dell’11,4% in cinque anni, dell’3,3% in un anno. Si tratta di attività di direzione aziendale e di consulenza, circa 10.634 attività, oltre 5mila attività nella pubblicità e ricerca di mercato, oltre 2mila studi di architetti e ingegneri, 1.400 attività di servizi legali e contabili, oltre 650 di ricercatori. Numeri in crescita anche per le province di Monza Brianza e Lodi che rispetto al 2018 segnano rispettivamente + 2,7% (3243  imprese) e +1,4% (quasi 500 attività).

 

 

 

Centro Padane Srl: già acquisiti progetti per oltre un milione di euro

in Economia/Edilizia/Evidenza by
Il presidente di Centro Padane Srl Fabrizio Scuri

L’assemblea costitutiva si è tenuta lo scorso ottobre. Ma in pochi mesi di vita Centro Padane Srl ha già gestito progetti e attività di direzione lavori per oltre un milione di euro, la maggioranza dei quali proprio nella leonessa.

La società – controllata in maniera paritaria dalle Province di Brescia e Cremona – nasce da una costola della vecchia Autostrade Centro Padane con l’obiettivo di supportare le amministrazioni locali nella gestione, direzione lavori e pianificazione di opere stradali e di edilizia pubblica, nella manutenzione straordinaria delle strade e nella definizione di progetti di smart road.

Il primo punto sulle attività della società guidata da Fabrizio Scuri si terrà il 19 luglio, con la nuova assemblea dei soci.

Ma prima di quell’appuntamento potrebbero arrivare nuovi affidamenti dal Broletto. Ad oggi i principali interventi in terra bresciana hanno riguardato le verifiche sismiche in diversi istituti scolastici (Tartaglia, Olivieri, Abba Ballini e Castelli di Brescia, Cerebotani di Lonato e De Medici di Gardone Riviera) e la direzione lavori nella riqualificazione degli impianti di illuminazione di gallerie e svincoli della provincia. Due voci, che da sole valgono oltre la metà dei lavori complessivi, a cui si aggiunge il  coordinamento della sicurezza per diversi cantieri di pavimentazione di strade provinciali.

Nelle prossime settimane, poi, è attesa l’assegnazione di commesse per altri 350mila euro, tra cui – per Brescia – la variante della Sp 235 di Orzivecchi, la verifica dello stato di conservazione del ponte della SP 345 sul fiume Oglio e la progettazione definitiva dell’allargamento della SP 2 nella tratta compresa tra l’intersezione con la SP 72 e la SP BS 235 e della variante sud di Bagnolo.

“Il nostro ruolo”, commenta il presidente Fabrizio Scuri, “è quello di supportare i nostri soci, garantendo una qualità crescente degli interventi e facendo economie di scala con Cremona e con le altre province limitrofe che ci auguriamo possano entrare nella compagine societaria, con cui sono già stati avviati diversi progetti. Siamo al lavoro per accrescere esperienza e competenze al servizio degli enti soci e in vista di futuri, significativi, affidamenti. Ringrazio”, conclude Scuri, “la Provincia di Brescia, a partire dall’attuale presidente e dal suo predecessore, per la fiducia che ci hanno già dato e che ci stanno dando quotidianamente”.

“La sfida a cui è chiamata Centro Padane”, aggiunge il presidente della Provincia di Brescia Samuele Alghisi, “è particolarmente significativa per i bresciani. Di fronte al continuo taglio delle risorse, gli enti locali devono puntare sempre di più sulle sinergie per continuare a garantire servizi di qualità. La Società sarà certamente in grado di portare avanti scelte strategiche nell’interesse di tutti i cittadini”.

Massetti (Confartigianato): infrastrutture importanti, ora sì al traforo del Mortirolo

in Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia/Evidenza/Infrastrutture by
Eugenio Massetti, Confartigianato Brescia

«In occasione dei 70 anni di Confartigianato Brescia siamo stati su tutto il territorio provinciale con incontri propositivi rilanciando iniziative per imprese ed economie locali. A Lumezzane si è parlato di “distretto ritrovato” e, ancora una volta, del tema rilevante per la rinascita valgobbina: la realizzazione dell’autostrada della Valtrompia. Fondamentale infrastruttura per il trasporto veloce dei prodotti manifatturieri e la rinascita del distretto, sia per i comuni cittadini e che grazie anche a tutte le battaglie fatte anche da Confartigianato è pronta per avviare finalmente i lavori. Ora ci batteremo per il traforo del Mortirolo, opera impotante in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, così come per anni abbiamo fatto per l’autostrada della Valtrompia. Opera realizzabile in tempi brevi quella del traforo, due, tre anni, che collegherà due province della stessa regione e di cui esiste il progetto sin dal 2003: basta rivederlo rapidamente e i lavori di realizzazione possono partire. Il Mortirolo consentirebbe di facilitare i collegamenti incrementando le opportunità per il turismo, divenendo un asset fondamentale per la mobilità, sia delle persone che delle imprese manifatturiere. Siamo e saremo alla testa del coro delle imprese, insieme ai molti sindaci che da decenni si battono per il sì a quest’opera, convinti che se se ne va un’impresa se ne vanno posti di lavoro e che proprio infrastrutture adeguate siano fondamentali per mantenere vivo il comparto economico delle zone valligiane e montane» commenta il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti.

Perché, se in provincia di Brescia si possono individuare 18 distretti artigianali ed industriali, quello di Lumezzane comprende 14 comuni più o meno limitrofi le cui attività economiche ruotano attorno al polo valgobbino, questi comuni vanno da Sarezzo a Collio, passando per Villa Carcina e Bione: dati sorprendenti quelli presentati recentemente da Confartigianato e che indicano che in distretto non è affatto morto. Ad esempio il tasso di occupazione al 2018 è del 50,3%, 0,6 punti percentuali in più rispetto al 49,7% del 2008, prima della crisi economica. Il settore manifatturiero mostra avere un’incidenza molto maggiore qui rispetto ad altri distretti, infatti il 25,1% delle imprese è concentrato in questo settore (contro il 13,1% in provincia), e di esse il 65,1% è artigiana (contro il 59% della provincia). Dati tengono anche conto della forte selezione che la crisi ha comunque operato tra le imprese di Lumezzane e dintorni infatti le realtà artigianali sono circa 262 in meno rispetto al 2009. Il distretto presenta una forte vocazione alla piccola impresa infatti il 97,3% delle realtà lavorative conta meno di 50 addetti.

«Un territorio, quello della Valtrompia, con capacità professionali e competenze uniche, una forte vocazione manifatturiera e una rete d’imprese ancora straordinariamente legate al territorio e un altrettanto straordinaria apertura ai mercati esteri, con la prevalenza di mercati Ue, in prima linea quelli tedeschi. Città-officina con la sua storia che ci parla di una costante capacità di rinnovarsi e di ripartire. La Germania è il primo paese acquirente per quanto riguarda il mercato del distretto di Lumezzane, infatti detiene Il 15,7% dell’export di macchinari e apparecchiature e il 28,1% per i prodotti di metallurgia, seguita da Stati Uniti, Francia e Cina. Merita attenzione, merita quest’opera, anche se con un ritardo assurdo» conclude Massetti.

Telethon, in Lombardia 4 milioni per finanziare progetti di ricerca

in Economia/Solidarietà by
Ricerca scientifica, foto generica da Pixabay

È la Lombardia la regione con il numero più alto di progetti finanziati: si tratta del bando di concorso 2019 promosso dalla Fondazione Telethon per la ricerca sulle malattie genetiche rare. Sono 17 i progetti di ricerca che hanno ottenuto fondi per un totale di quasi 4 milioni euro nella regione lombarda, dopo l’attenta selezione da parte della Commissione medico-scientifica della Fondazione, composta da 30 scienziati di statura internazionale provenienti da diversi Paesi del mondo.

Di seguito l’elenco dei ricercatori finanziati e della malattia oggetto di studio:

  • Stefania Corti, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano – malattia di Charcot Marie Tooth, tipo 2A
  • Fabio Martelli, Gruppo Ospedaliero San Donato – distrofia miotonica di tipo 1
  • Vania Broccoli, Fondazione Centro San Raffaele – sindrome di Rett
  • Gaia Colasante, Fondazione Centro San Raffaele – sindrome di Dravet
  • Maurizio D’Antonio, Fondazione Centro San Raffaele, e Davide Pareyson, Istituto Neurologico Besta – malattia di Charcot Marie Tooth, tipo 1B
  • Bice Chini, Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche – sindrome DiGeorge
  • Angelo Poletti, Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università di Milano – malattia di Kennedy
  • Giuseppe Danilo Norata, Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari Università di Milano – ipercolesterolemia familiare
  • Francesco Bifari, Dipartimento di Biotecnologia Medica e Medicina Traslazionale dell’Università di Milano – malattia di Krabbe
  • Silvia Priori, IRCCS Maugeri di Pavia e Carlo Camilloni, Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Milano – sindrome del QT lungo
  • Elisabetta Dejana, Istituto FIRC di Oncologia Molecolare (IFOM) – malformazione cavernosa cerebrale
  • Giuseppe Testa, Università di Milano-Istituto europeo di oncologia e Davide Pozzi, Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Humanitas – sindrome di Williams
  • Alejandro López Tobón, Istituto europeo di oncologia – sindrome di Weaver
  • Jens Geginat – sindrome da Iper IgE

Nell’ambito del bando di concorso 2019 sono stati presentati 326 progetti, tutti sottoposti al vaglio della Commissione medico-scientifica della Fondazione che per la selezione si è avvalsa del metodo del peer review, ovvero “revisione tra pari”, lo stesso impiegato dalle riviste scientifiche internazionali per i lavori da pubblicare. Complessivamente sono 50 i gruppi di ricerca che hanno meritato un finanziamento, per un totale di oltre 11 milioni di euro destinati alla ricerca scientifica di eccellenza. Tutti i dettagli sono disponibili sul bilancio di missione pubblicato sul sito www.telethon.it

Dalla sua nascita, Fondazione Telethon ha investito in ricerca oltre 528 milioni di euro, ha finanziato oltre 2.630 progetti con oltre 1.600 ricercatori coinvolti e più di 570 malattie studiate.  Ad oggi grazie a Fondazione Telethon è stata resa disponibile la prima terapia genica con cellule staminali al mondo, nata grazie alla collaborazione con GlaxoSmithKline e Ospedale San Raffaele. Strimvelis, questo il nome commerciale della terapia, è destinata al trattamento dell’ADA-SCID, una grave immunodeficienza che compromette le difese dell’organismo fin dalla nascita. La terapia genica è in fase avanzata di sperimentazione anche per la leucodistrofia metacromatica (una grave malattia neurodegenerativa), la sindrome di Wiskott-Aldrich (un’immunodeficienza) e per la beta talassemia, mentre è appena stata avviata per due malattie metaboliche dell’infanzia (rispettivamente, la mucopolisaccaridosi di tipo 6 e di tipo 1). Inoltre, all’interno degli istituti Telethon è in fase avanzata di studio o di sviluppo una strategia terapeutica mirata anche per altre malattie genetiche, come per esempio l’emofilia o diversi difetti ereditari della vista. Parallelamente, continua in tutti i laboratori finanziati da Telethon lo studio dei meccanismi di base e di potenziali approcci terapeutici per patologie ancora senza risposta.

Giappone: per Brescia vale 10 milioni di export al mese

in Economia/Export/Tendenze by
Giappone

Giappone e Lombardia, business da oltre 800 milioni secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Promos Italia la struttura delle Camere di commercio per l’internazionalizzazione delle imprese, con scambi per 470 milioni per l’export e 350 milioni per l’import nei primi tre mesi del 2019. Pesa la Lombardia circa il 30% del totale italiano sia per l’import che per l’export. Il totale italiano è di 1,1 miliardi di import e di 1,6 miliardi di export. In Italia, l’export cresce del +8,8% e l’import del +16,8% nei primi tre mesi del 2019, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il 99% dell’interscambio riguarda i prodotti di manifatturieri.

Per provincia (primi 3 mesi 2019). Prima Milano con 218 milioni di import e 308 milioni di export nei primi tre mesi del 2019, insieme a Varese con 33 e 36 milioni, Bergamo con 20 e 31 milioni, Brescia con 12 e 30 milioni (10 al mese di export), Monza con 44 e 18 milioni. Pesa Milano oltre il 60% del totale regionale in entrambi, sia import che export.

Export, principali settori per la Lombardia (primi 3 mesi 2019). Milano ha esportato moda per 157 milioni, macchinari per 24 milioni, chimica per 36 milioni e alimentari per 15 milioni. Varese ha esportato mezzi di trasporto per 18 milioni e macchinari per 6 milioni. Bergamo ha esportato moda e macchinari per 7 milioni. Tra i settori in crescita per Milano il legno e i prodotti in legno (+124% in un anno), per Bergamo articoli farmaceutici (+107%) e food (+18%), per Brescia metalli (+70%) e food (+40%), per Varese legno (+ 670%) e trasporti (+162%), per Monza metalli (+36%).

Import, principali settori per la Lombardia (primi 3 mesi 2019).Milano ha importato macchinari (70 milioni), prodotti chimici (41 milioni), elettronica (31 milioni) e mezzi di trasporto (20 milioni). Monza ha importato prodotti chimici (18 milioni), Varese macchinari (18 milioni) e Bergamo mezzi di trasporto (8 milioni).

 

Burocrazia, alle piccole imprese bresciane costa 550 ore di lavoro all’anno

in Aib/Associazioni di categoria/Economia by
Burocrazia

La sinergia tra l’Associazione Industriale Bresciana e l’OpTer (Osservatorio per il territorio: impresa, formazione, internazionalizzazione) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha dato alla luce il primo “Osservatorio sui costi della PA” per le imprese industriali bresciane, report che ha mappato le procedure burocratiche di maggiore impatto per le imprese, analizzandone i costi e monitorandone i tempi.

Per raccogliere i dati necessari sono stati sottoposti appositi questionari alle aziende associate ad AIB che hanno aderito all’iniziativa e, una volta elaborate le informazioni, è stato predisposto un documento illustrativo, con l’obiettivo di verificare lo stato dell’incidenza della burocrazia sull’attività delle imprese. Ciò ha consentito di ottenere un’istantanea rappresentativa degli adempimenti più impattanti.

Tra i dati di maggiore importanza spiccano le ore medie annue impiegate dal personale delle aziende per portare avanti gli iter amministrativi: 550 ore per le piccole imprese e oltre 1.200 per le medie imprese.

Per quanto riguarda i tempi di attesa per ottenere i provvedimenti necessari all’esercizio dell’attività d’impresa, il dato più rilevante si è registrato in ambito edilizio-urbanistico e ambientale: fino a 18 mesi per il rilascio o rinnovo delle autorizzazioni ambientali; fino a 24 mesi per l’approvazione dei piani urbanistici attuativi.

Quanto all’incidenza della burocrazia sulla vita delle aziende, per le piccole imprese la quota dei costi che le stesse devono sostenere è stata stimata pari ad un valore medio del 2,7% del fatturato: ogni 100 euro di ricavi, circa 3 euro sono assorbiti dalle procedure burocratiche. Per le medie imprese, invece, gli oneri burocratici si attestano in media all’1,2% del fatturato.

Gli obiettivi dell’iniziativa promossa da AIB e OpTer sono anche quelli di far emergere le semplificazioni normative che ancora faticano a essere realizzate e di evidenziare eventuali aggravi derivanti da novità normative e/o procedimentali.

“Con questo osservatorio, che sottolineo è alla sua prima edizione, intendiamo dare voce al territorio, all’impresa e all’esperienza degli imprenditori che vivono tutti i giorni l’impresa, i suoi successi, ma anche le fatiche quotidiane – commenta Filippo Schittone, Direttore di AIB –. Dal lavoro svolto insieme all’Università Cattolica emerge inequivocabilmente come la burocrazia resti un macigno nella vita di tutte le imprese, macigno che deve essere rimosso per poter liberare energie preziose alla competitività delle aziende. Apprezziamo certamente la presenza di un Ministero per la Pubblica Amministrazione nella compagine governativa ma vorremmo che potesse essere il primo motore di semplificazione e di modernità burocratica nel Paese. Apprezziamo anche che Regione Lombardia abbia da anni avviato, in coordinamento con il sistema camerale, un percorso di semplificazione e digitalizzazione dei procedimenti amministrativi. Ma occorre fare di più, molto di più, a tutti i livelli. Non c’è un’unica via per traguardare alla “sburocratizzazione”; occorre scaricare a terra più azioni concorrenti, che tuttavia difficilmente coglieranno il successo se la “cifra” centrale dell’operazione non sarà costituita da una reale semplificazione normativa a livello legislativo, con una riscrittura in chiave moderna e liberale dei procedimenti, che comporti un forte ridimensionamento del potere della macchina burocratica, ai vari livelli di governo pubblico. In altri termini, meno stato e maggiore responsabilizzazione dei privati”.

“Le cause all’origine del sistematico gap dell’Italia, a livello di crescita economica, verso i Paesi competitor sono molteplici. Una di queste è certamente rappresentata dalla pesante macchina burocratica italiana, che risulta particolarmente penalizzante per le imprese e per i cittadini – spiega Giovanni Marseguerra, Ordinario di Economia Politica presso l’Università Cattolica e Direttore di OpTer – Una burocrazia non adeguata alla seconda economia manifatturiera a livello europeo e alla settima a livello globale. In un contesto internazionale caratterizzato ancora da grande incertezza e in cui il sostegno garantito fin qui alla nostra economia dalla domanda internazionale rischia di ridimensionarsi, è cruciale che la burocrazia non sia un peso ma un elemento di accresciuta competitività per le nostre imprese. In tal senso è oggi necessario e urgente procedere con decisione nel processo di semplificazione amministrativa al fine di rendere più chiaro, facile, comprensibile e snello il funzionamento dell’Amministrazione. In questo molto può aiutare un rinnovato slancio al processo di digitalizzazione della PA”.

Lavoro, in Lombardia difficili da selezionare il 28% delle posizioni

in Economia/Tendenze by

Meccanici di precisione difficilmente reperibili a Milano (69,7%), matematici a Brescia (62,5%), Monza Brianza (68,2%), Bergamo (65,5%), Lecco (66,7%, 60), i conduttori di impianti industriali a Sondrio (63,6%), gli artigiani metalmeccanici a Cremona (55,6%), gli ingegneri a Mantova (63,6%), gli amministratori di grandi aziende a Lodi (100%) e i responsabili di piccole imprese a Pavia, Varese e Como (100%)

Più difficoltà a Mantova col 33% degli ingressi pari a 8 mila addetti, Monza e Brianza e a Brescia, Pavia, Varese e Lecco col 31% pari a 13 mila, 26 mila, 7 mila, 14 mila, 5 mila. Più facilità di selezione a Milano col 25%, 72 mila sono difficili

In Lombardia, secondo le previsioni delle imprese per l’anno 2018, in una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, è difficile trovare i candidati giusti nel 28% dei casi, pari a 166 mila ingressi su 666 mila ingressi, un dato in linea con quello italiano. Più difficoltà a trovare i candidati a Mantova col 33% degli ingressi pari a 8 mila addetti, Monza e Brianza e a Brescia, Pavia, Varese e Lecco col 31% pari a 13 mila, 26 mila, 7 mila, 14 mila, 5 mila. Più facilità di selezione a Milano col 25% pari a 72 mila ingressi difficili su 291 mila totali. A Lodi sono difficili da trovare oltre 2 mila profili, il 26%. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati del Sistema Informativo Excelsior realizzato da Unioncamere in collaborazione con ANPAL sulle previsioni sugli ingressi da parte delle imprese, collaborazioni temporanee escluse, relative all’anno 2018.

Le professioni difficili da trovare in Lombardia. In Lombardia su 666 mila ingressi nel 2018 i più difficili da trovare sono stati gli specialistici in scienze matematiche, informatiche, fisiche e naturali (57% e 8.240 ingressi), gli artigiani e operai specializzati in metalmeccanica ed elettronica (51,5% e 54.630 ingressi) e gli operai specializzati in meccanica di precisione, stampa e gli artigiani artistici con una difficoltà di reperimento del 49,1% su un totale di 3.260 ingressi.

Le professioni difficili da trovare a Milano. Gli operai specializzati nella meccanica di precisione, stampa e artigiani artistici sono i più difficili da trovare a Milano (1.220 ingressi, il 69,7% con difficoltà di reperimento.

Le professioni difficili da trovare nelle province lombarde. Gli operai specializzati in meccanica di precisione, stampa e gli artigiani artistici sono stati difficilmente reperibili a Milano (69,7% la percentuale di difficoltà e 1.220 gli ingressi), gli specialisti in scienze matematiche, informatiche, fisiche e naturali a Brescia (62,5%, 320), Monza Brianza (68,2%, 660), Bergamo (65,5%, 580) e Lecco (66,7%, 60), i conduttori di impianti industriali a Sondrio (63,6%, 110), gli artigiani e operai specializzati in metalmeccanica ed elettronica a Cremona (55,6%, 1.620), gli ingegneri a Mantova (63,6%, 220), gli amministratori o direttori di grandi aziende a Lodi (100%, 10) e i responsabili di piccole imprese a Pavia (100%, 20), Varese e Como (100%, 10).

Piccole e micro imprese edili e artigiane, la Regione riapre il bando Faber

in Bandi/Economia/Istituzioni/Regione by
L'assessore regionale Alessandro Mattinzoli

Aprira’ mercoledi’ 10 luglio il nuovo sportello del ‘Bando FABER’ per le micro e piccole imprese manifatturiere, edili ed artigiane: 7.250.000 euro (piu’ altri 2 milioni per la lista d’attesa delle richieste) finalizzati all’ottimizzazione e all’innovazione dei processi produttivi.

La giunta di Regione Lombardia, su proposta dell’assessore allo Sviluppo Economico, Alessandro Mattinzoli, ha reso disponibili risorse finanziarie da destinare all’apertura di un ulteriore sportello del ‘Bando FABER’, tenuto conto del potenziale fabbisogno espresso dal mondo imprenditoriale in occasione del precedente sportello (a febbraio scorso) per realizzare investimenti produttivi.

MATTINZOLI: CON BANDO ASCOLTIAMO MONDO PRODUTTIVO- “I nostri bandi hanno successo, perche’ nascono dall’ascolto e dal confronto continuo con i territori e le categorie, quindi rispondono nei fatti alle reali esigenze del nostro tessuto produttivo”, ha spiegato l’assessore allo Sviluppo Alessandro Mattinzoli.

TIPOLOGIA DELLA PROCEDURA – L’assegnazione del contributo avviene sulla base di una procedura valutativa a sportello, secondo l’ordine cronologico di invio telematico della richiesta. L’impresa puo” presentare una sola domanda.

CHI PUO’ PARTECIPARE – Micro e piccole imprese manifatturiere, edili e artigiane che hanno almeno una sede operativa o un’unita’ locale in Lombardia, attive da almeno 24 mesi alla data di presentazione della domanda.

AREE DI INTERVENTO – Con la misura si finanziano interventi relativi all’acquisto e installazione, ivi compreso montaggio e trasporto, per esempio di macchinari e impianti di produzione e attrezzature nuovi, macchine operatrici, hardware e software e licenze correlati all’utilizzo dei beni materiali, opere murarie connesse all’installazione dei beni materiali. Importo agevolazione: e’ confermato il contributo a fondo perduto pari al 40% delle spese considerate ammissibili, nel limite massimo di 30.000,00 euro, l’investimento minimo e’ fissato in 15.000 euro.

PRESENTAZIONE DOMANDE E TEMPISTICA – la domanda di contributo deve essere presentata esclusivamente online sulla piattaforma informativa Bando online all’indirizzo www.bandi.servizirl.it a partire dalle 12 del 10 luglio 2019 fino alle 17 del 12 agosto  2019, salvo chiusura anticipata dello sportello per esaurimento della dotazione finanziaria.

La formazione dei talenti nella società digitale | INNOVATION CLUB

in Economia/Evidenza/Formazione/Innovation club/Innovazione/Rubriche by
Talenti, foto generica da Innovation Club

La scuola è un’istituzione che deve da un lato dare in mano strumenti per poter affrontare un mondo sempre più mutevole e complesso e dall’altro deve essere portatrice di qualità , valori e buoni comportamenti per permettere di influenzare positivamente l’intera società creando adulti responsabili.

Tutto questo deve poi fare i conti con i percorsi mutevoli attraverso cui una persona “si dovrà arrangiare” nella propria vita e sopratutto con l’elemento tecnologico che potrebbe rendere inutili l’80% dei lavori oggi esistenti.

Il modello della scuola è ancora troppo legato all’insegnamento “ex cathedra” di una competenza tecnica specifica. Nel futuro saranno sempre più fondamentali le cosiddette “soft skill“ che raggruppano una serie di qualità come la leadership, la flessibilità e la creatività che oggi non sono direttamente affrontate dai programmi scolastici. 

Fondamentale sarà la capacità di individuare una propria focalizzazione che sappia unire i desideri della persona con un inevitabile pragmatismo.

Il metodo dell’insegnamento capovolto

L’insegnamento capovolto è una metodologia didattica che si propone di rendere il tempo-scuola più produttivo e funzionale rispetto alle esigenze della società moderna, radicalmente mutata in pochi anni. I fautori di questo metodo ritengono che la rapida mutazione indotta dalla diffusione del web abbia prodotto un distacco sempre più marcato di gran parte del mondo scolastico dalle esigenze della società, dalle richieste del mondo delle imprese e dalle abilità e desideri degli studenti e delle loro famiglie. Si è osservato anche che gli interessi degli studenti nascono e si sviluppano sempre più all’esterno dalle mura scolastiche. La rivoluzione internet ha permesso la diffusione massiva non solo del sapere scritto ma anche dei contenuti multimediali, rendendo possibile fruire da casa le lezioni/spiegazioni dei docenti. Dato che il sapere non è confinato tra le mura delle istituzioni scolastiche, i sostenitori di questa metodologia ritengono che sarebbe improduttivo trasmettere a scuola quello che è già disponibile a casa.

L’insegnamento capovolto propone quindi l’inversione dei due momenti classici, lezione e studio individuale:

✓ La lezione viene spostata a casa, sostituita dallo studio individuale dei materiali suggeriti dall’insegnante (preferibilmente videolezioni)

✓ Lo studio individuale viene spostato a scuola, sostituito da un’attività preferibilmente collaborativa, dove l’insegnante può esercitare il suo ruolo di tutor al fianco degli studenti.

Metodologia

L’insegnamento capovolto fa leva sul fatto che le competenze cognitive di base dello studente (ascoltare, memorizzare) possono essere attivate prevalentemente a casa, in autonomia, apprendendo attraverso video e podcast, o leggendo i testi proposti dagli insegnanti o condivisi da altri docenti. In classe, invece, possono essere attivate le competenze cognitive alte (comprendere, applicare, valutare, creare) poiché l’allievo non è solo e, insieme ai compagni e all’insegnante al suo fianco, cerca, quindi, di applicare quanto appreso per risolvere problemi pratici proposti dal docente. Il ruolo dell’insegnante ne risulta trasformato: il suo compito diventa quello di guidare l’allievo nell’elaborazione attiva e nello sviluppo di compiti complessi. Dato che la fruizione delle nozioni si sposta a casa, il tempo trascorso in classe col docente può essere impiegato per altre attività fondate sull’apprendimento attivo, in un’ottica di pedagogia differenziata e apprendimento a progetto. Il nuovo ciclo di apprendimento si può schematizzare così:

✓ Il primo passo consiste nel cercare di attivare negli studenti l’interesse, la curiosità, il desiderio di conoscenza di uno specifico argomento. Questo passaggio è fondamentale perché non c’è apprendimento significativo senza coinvolgimento cognitivo ed emotivo degli allievi. Per l’insegnante si tratta perciò di problematizzare un tema, di trasporre i contenuti disciplinari da una forma espositiva, dimostrativa e risolutiva, a una dubitativa, ipotetica, il più possibile ancorata alla realtà, e lasciare agli studenti il compito di ideare e proporre una soluzione. Questa fase può svolgersi con modalità diverse e impegnare gli alunni fuori della scuola e prima della lezione, ma è anche possibile svolgerla in classe.

✓ Si passa quindi alla fase nella quale gli studenti sono chiamati a mettere in atto, sia pur con forme e modalità adeguate alle loro capacità e al contesto, le strategie cognitive e le procedure di indagine proprie della disciplina oggetto dell’attività di apprendimento. Si tratta di sollecitare negli studenti quei processi di pensiero che sono alla base della costruzione delle conoscenze, esercitando il loro spirito critico, imparando a fare domande appropriate, a formulare ipotesi attendibili, a escogitare metodi per verificare le loro supposizioni. Questo si può attuare predisponendo un setting didattico che favorisca la ricerca di informazioni, la riflessione profonda, il confronto fra pari, la sperimentazione sul campo. Generalmente questa fase prevede la produzione di materiali e documenti da parte degli alunni, individualmente o in gruppo, che saranno poi utili nella terza fase. In questa fase il docente assume il ruolo del tutor, del méntore che assiste ogni alunno in base alle sue specifiche esigenze, una competenza importante di ogni buon insegnante che qui diviene centrale. Questa è la fase più interessante del metodo: un compito autentico (chiamato anche “di realtà”) oppure un compito creativo predisposto dall’insegnante in modo tale da consentire la divisione del lavoro in una logica di squadra.

✓ Il ciclo si completa con una fase di rielaborazione e valutazione. Si tratta di un processo collettivo di riflessione e confronto su quanto appreso, condotto dal docente-méntore attraverso il coinvolgimento di tutta la classe. L’obiettivo è quello di chiarire, rendere espliciti e consolidare gli apprendimenti, partendo dall’analisi dei lavori che gli studenti hanno realizzato nella seconda fase. Qui l’insegnante-méntore svolge la funzione di stimolo e di moderatore del confronto, di facilitatore dei processi di astrazione e formalizzazione di quanto appreso. È in questa fase che prendono corpo in modo più articolato attività di valutazione, anche se esse, in realtà, permeano tutte le fasi come prassi formativa continua attraverso l’osservazione e l’annotazione dell’operosità degli studenti in contesto, nonché la valutazione, individuale e di gruppo, dei loro prodotti, con pratiche di co- e auto-valutazione da parte degli alunni.

L’uso del modello della Teoria dei Nudge per stimolare le scelte migliori

Il fulcro della teoria dei nudge è il concetto stesso di nudge, o “pungolo” in italiano. Richard Thaler (Premio Nobel per l’economia 2017) e Cass Sunstein nel loro libro Nudge: La spinta gentile lo definiscono come “ogni aspetto nell’architettura delle scelte che altera il comportamento delle persone in modo prevedibile senza proibire la scelta di altre opzioni e senza cambiare in maniera significativa i loro incentivi economici. Per contare come un mero pungolo, l’intervento dovrebbe essere facile e poco costoso da evitare. I pungoli non sono ordini. Mettere frutta al livello degli occhi conta come un nudge. Proibire il cibo spazzatura no.”[

Lo scopo è cercare di migliorare il benessere delle persone orientando le loro decisioni mantenendo la libertà di scelta. Nel loro libro, Thaler e Sunstein chiamano questo approccio “paternalismo libertario”.

Un ruolo importante nell’utilizzo dei pungoli è giocato dall’architettura della scelta. Ci sono molti modi per proporre un’opzione al decisore, e questi può esserne influenzato, per esempio selezionando diversi default oppure variando l’ordine delle alternative di scelta. Gli architetti delle scelte fanno uso di diversi strumenti al fine di influenzare le scelte degli individui, strumenti che possono essere suddivisi in due categorie principali: quelli utilizzati nella struttura delle opzioni e quelli utilizzati nella descrizione delle opzioni.

I percorsi di formazione comprendere queste logiche finalizzate al miglioramento della vita delle persone. 

Come cambierà la scuola ?

La scuola dell’era digitale sarà drasticamente diversa da quella attuale:

✓ L’insegnante non è un portatore di un’argomento solo tecnico ma è un mentore/coach che si occupa di una serie di argomenti e al contempo deve prevalentemente lavorare ogni giorno l’orientamento e della motivazione di ogni suo studente;

✓ L ’orario scolastico è molto limitato circa 3 ore al giorno dove molto intense dove gli studenti fanno pratica e possono condividere la propria esperienza;

✓ Lo studente può scegliere il proprio percorso da un database infinito di corsi da seguire e lo studente può costruire insieme al proprio coach. In questo modo si troverà il giusto compromesso tra argomenti necessari e di interesse;

✓ I corsi sono tenuti in modo digitale dalle migliori personalità del mondo negli specifici campi che possono attirare con la propria autorevolezza l’interesse dello studente;

✓ La scuola in questo modo avrà meno bisogno di strutture fisiche come le sedi e potranno essere liberate molte risorse per costruire altre iniziative a valore;

✓ La scuola assomiglierà così di più allo scenario operativo che viene richiesto nel mondo del lavoro;

✓ Lavorando ogni giorno su soft skill e orientanamento sarà possibile migliorare il benessere di ogni singolo studente anche affrontando aspetti di life coaching.

Quali tecnologie coinvolte ?

L’intelligenza artificiale permetterà sempre più un percorso di formazione digitale interattiva e conversazionale se pur con un sistema automatico ma sempre più umano capace di comprendere anche tratti psicologici e comportamentali. Non avremo in futuro “videolezioni” ma un vero e proprio assistente digitale personalizzato.  I modelli nati nel mondo dei social network stimoleranno un contatto “tra simili” realizzando quindi un ambiente più favorevole. La completa tracciabilità delle informazioni e la loro autenticazione potranno anche essere utilizzate per prevenire gravi atti di bullismo tipici delle comunità umane.

La logica “open” nata nel mondo informatico permetterà di far accedere a tutti alle migliori conoscenze e pratiche in modo da ridurre le disparità sociali intrinseche da sempre nella nostra civiltà realizzando al meglio i principi di un welfare democratico ed efficiente.
1 2 3 141
Go to Top
Vai alla barra degli strumenti