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Brescia, volano gli scambi con lo Sri Lanka: + 151 per cento in un anno

in Economia/Export/Tendenze by
Scambi Brescia-Sri Lanka

Lo Sri Lanka vale per la Lombardia circa 50 milioni di scambi nei primi sei mesi del 2017: ammontano infatti a circa 17 milioni le importazioni e 32 milioni le esportazioni. Interscambio in crescita: +18,1% in un anno, in particolare l’export (+24,4%). Milano da sola supera i 16 milioni. Seguono Bergamo (8,5 milioni, +77%), Brescia (6,4 milioni, +151%), Mantova (6 milioni, +18,4%) e Varese (5,2 milioni, +36%). Tra i settori che pesano di più in Lombardia negli scambi con lo Sri Lanka troviamo i prodotti delle attività manifatturiere (14,5 milioni di import e 31,1 di export) e i prodotti dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca (2,2 milioni di import). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi su dati Istat al secondo trimestre 2017 e 2016, sui primi sei mesi dei due anni.

Principali settori di scambio. Sono nel manifatturiero: chimica (11,6 milioni di export, 1,3 milioni di import), macchinari (9,8 milioni di export), articoli in gomma (5,2 milioni di import), moda e tessile (4,2 milioni di import e 3,9 milioni di export).

In Italia per regione. Scambi per 303 milioni nei primi sei mesi del 2017. Primo il Veneto con 165 milioni di scambi, poi la Lombardia con 49 milioni, l’Emilia Romagna con 32 milioni, il Piemonte con 18.

Lo Sri Lanka rappresenta un’economia in crescita, con disponibilità di manodopera a costi competitivi, un piano ambizioso di sviluppo del settore delle infrastrutture, oltre che di rapporti commerciali sviluppati con i principali mercati asiatici, tale da svolgere sempre di più il ruolo di porta d’ingresso per i mercati dell’Asia meridionale. La costituzione delle Free Trade Zone rappresenta poi il presupposto per favorire investimenti esteri, secondo la prospettiva perseguita dal Paese di rappresentare un hub manifatturiero per i mercati asiatici. Oltre la manifattura tessile, abbigliamento, calzature e l’alimentare che hanno registrato sino ad oggi i principali investimenti italiani, la meccatronica, la cantieristica navale, soprattutto di imbarcazioni e yacht, così come il turismo rappresentano i settori prioritari richiamati dal Ministro nell’ambito dei quali dovrebbe essere intensificata la collaborazione bilaterale.

Easytech: come proteggersi dagli attacchi informatici, rispettando la normativa Gdpr | INNOVATION CLUB

in Economia/Evidenza/Innovation club/Rubriche/Tech/Web e digitale by
Cybersecurity

Il tema della sicurezza informatica si è imposto sulla scena pubblica sempre di più negli ultimi mesi, complici attacchi di scala internazionale in continuo aumento. Il concetto di cyber security ricopre perciò un ruolo chiave all’interno delle aziende ed è necessario prendere coscienza dei rischi e delle conseguenze di un attacco informatico, per scegliere le più adeguate soluzioni di prevenzione e protezione.

Il dati del Rapporto 2017 Clusit, l’associazione italiana per la sicurezza informatica, parlano chiaro: gli attacchi hacker con lo scopo di estorcere denaro o informazioni sono in costante aumento, sono cresciuti gli attacchi diretti a realtà europee, aumentano anche le tecniche di attacco sconosciute e i malware comuni a livello globale rappresentano circa il 50% degli attacchi.

Che cosa ci dicono queste informazioni? Sicuramente che la percezione di queste minacce non è proporzionata alla loro reale incidenza e che i cyber criminali in questo momento hanno vita facile, vista la semplicità con cui nella maggior parte dei casi riescono a raggiungere i loro discutibili obiettivi. Non sono solo i dati a confermalo, Easytech opera quotidianamente con piccole, medie e grandi imprese in settori differenti e conferma, purtroppo, quanto le minacce crescano e di contro la percezione del rischio rimanga bassa.

Perché le minacce crescono? Perché i dispositivi connessi aumentano e di conseguenza i punti di accesso sulla rete per eventuali attacchi informatici. Gli attacchi hacker non sono però l’unico pericolo da considerare quando si tratta di sicurezza informatica. I punti deboli di un’infrastruttura sono dati anche dalle stesse macchine intese in senso fisico (rotture hardware, furti, dispositivi inadeguati) e dalla mancanza di policy interne nonché da un’inadeguata formazione all’utilizzo degli strumenti informatici da parte dei collaboratori .

Come prevenire e proteggersi quindi da attacchi o perdite di dati? Easytech è in prima linea nella ricerca continua e nei test operativi di soluzioni idonee, certificate, semplici e funzionali che assicurino un alto livello di protezione per aziende di qualsiasi dimensione e budget per l’IT.

Comprendere i punti critici della propria infrastruttura e i pericoli derivanti sia dall’interno sia dall’esterno è il primo passo, un audit di sicurezza informatica è quindi lo strumento idoneo per verificare il livello di sicurezza aziendale. Il secondo passo consiste nella formazione e la sensibilizzazione: non è sufficiente che il reparto IT aziendale sia pronto a intervenire in caso di attacco o conosca e abbia messo in funzione gli strumenti necessari per prevenirlo. Ogni collaboratore aziendale deve essere conscio di quali comportamenti scorretti potrebbero minacciare la sicurezza dell’infrastruttura (ad es. l’utilizzo di chiavette usb, l’apertura di email private utilizzando la rete aziendale e via dicendo). Il terzo passo è invece l’applicazione di tutti gli strumenti necessari per prevenire queste minacce: un’infrastruttura deve essere protetta a livello perimetrale (dispositivi firewall UTM e servizi antispam), a livello endpoint (software antivirus e filtri di navigazione), deve utilizzare sistemi operativi aggiornati (per server e client), deve prevedere sistemi hardware ridondati, macchine virtuali e backup (piani di disaster recovery) e quando possibile anche sistemi di crittografia.

Il perché adeguarsi dovrebbe essere chiaro. Un attacco informatico comporta perdite di dati, perdite di tempo, costi informatici di recupero (quando possibile), costi in termini di fermo lavorativo, lesioni dell’immagine aziendale, costi inimmaginabili se il furto di dati ha come scopo il passaggio di informazioni riservate a un concorrente.

Cosa comporta il mancato adeguamento? Se fino ad oggi l’utilizzo di infrastrutture non protette o non completamente adeguate poteva essere considerato semplicemente un azzardo in grado di avere riscontri negativi o di portare ad eventuali fermi lavorativi o perdite di dati anche accettabili per alcuni, oggi la normativa obbliga le aziende ad adeguarsi.

Con l’entrata in vigore dal 25 Maggio 2018 del nuovo GDPR, ovvero il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati, tutte le aziende che raccolgono, memorizzano, elaborano informazioni personali di cittadini dell’Unione Europea, dovranno essere conformi alla normativa o potrebbero essere soggette a sanzioni. Per dato personale in senso lato s’intende qualsiasi informazione che possa essere utilizzata per identificare una persona in modo diretto o indiretto (fotografie, indirizzi email, coordinate bancarie, indirizzi IP..), ogni azienda è quindi potenzialmente interessata dall’obbligo di conformità.

Ma qual è il rapporto tra GDRP e sicurezza informatica? Con la nuova normativa, sarà obbligatorio notificare all’Autorità, entro 72 ore dall’avvenimento, qualsiasi violazioni di dati e informare del problema le persone a cui si riferiscono i dati, dimostrare di aver messo in atto tutti i mezzi possibili per proteggere la propria infrastruttura e per evitare possibili attacchi diventerà fondamentale, pena sanzioni fino a 20 milioni di euro o pari al 4% del fatturato internazionale.

 

Easytech è specializzata nella predisposizione di infrastrutture informatiche sicure.

Oltre a realizzare audit di sicurezza e asset delle infrastrutture informatiche, per predisporne l’adeguamento o la riqualifica, questa realtà informatica della bergamasca nata nel 2006 è formata da tecnici e consulenti specializzati e certificati in soluzioni di sicurezza informatica realizzate dai principali leader del settore su scala internazionale.

La specializzazione in ambito di IT Security è completata dalla collaborazione con professionisti in ambito di consulenza legale, che seguono le aziende clienti nell’adeguamento dal punto di vista procedurale e strettamente legato alla normativa GDPR.

Visitando il sito web www.webeasytech.com è possibile trovare maggiori indicazioni relative a soluzioni, servizi e partner di riferimento.

 

Dott.ssa Susanna Previtali

Resp. Commerciale

Easytech Srl

Via Alessandro Manzoni 27 – Medolago (BG)

info@webeasytech.com

www.webeasytech.com

Vendite a domicilio, in sei mesi fatturati 820 milioni di euro

in Commercio/Economia/Tendenze by
Vendite a domicilio, affari in crescita anche nel Bresciano

Il primo semestre 2017 delle imprese associate Univendita si è chiuso con un fatturato di 820 milioni e 998mila euro, con un incremento del 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una crescita che si verifica in un contesto economico in cui, pur essendo presenti importanti segnali che vanno nella direzione della ripresa, permangono ancora elementi di incertezza che condizionano il comportamento delle famiglie nei confronti dei consumi, che stentano a decollare.

«Nonostante questo quadro generale ancora pieno di ombre –afferma il presidente di Univendita Ciro Sinatrala vendita a domicilio registra un risultato migliore rispetto al commercio tradizionale. Il motivo di questa performance va ricercato in quello che è da sempre il punto di forza del nostro modello di vendita: il fattore umano, cioè una forza vendita professionale e motivata, che costruisce quotidianamente un rapporto diretto e di fiducia con i consumatori».

Anche i dati occupazionali fanno registrare un segno più: nel primo semestre 2017 il numero degli addetti alla vendita è cresciuto dell’1,5% rispetto allo stesso periodo del 2016, con oltre 138.000 venditori, di cui il 91,3% donne. Un dato positivo che si inserisce nel quadro di un mercato del lavoro in chiaroscuro, specie per quanto riguarda l’occupazione femminile.

Analizzando i risultati di Univendita nel dettaglio, il comparto più dinamico è stato “alimentari e beni di consumo casa” con un incremento del 2,4%, seguito da “cosmesi e cura del corpo” (+2,2%). La categoria “altri beni e servizi” registra un aumento del 2%, mentre i “beni durevoli casa” chiudono il semestre con un +1,8%; quest’ultimo comparto, con una quota di mercato del 58%, si conferma il più importante nell’ambito della vendita a domicilio.

La vendita a domicilio registra un risultato migliore rispetto al commercio tradizionale. Secondo i dati Istat, nel primo semestre del 2017 il valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio è cresciuto dello 0,2% rispetto allo stesso periodo del 2016. In dettaglio, le vendite della grande distribuzione sono aumentate dell’1,3%, mentre quelle dei piccoli esercizi commerciali sono diminuite dello 0,6%. Nel secondo trimestre 2017 il PIL è cresciuto dell’1,5% nei confronti del secondo trimestre 2016, in aumento rispetto all’1,2% registrato nel primo trimestre.

I consumi rimangono un elemento problematico della nostra economia. L’Indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) ha registrato a giugno un aumento dello 0,6% su base annua, in un contesto in cui, pur essendo presenti elementi che rafforzano la ripresa e le prospettive di crescita, vi sono ancora fattori di incertezza, come ad esempio le preoccupazioni circa la mancata crescita dell’occupazione, che condizionano l’atteggiamento delle famiglie nei confronti del consumo, nonostante i modesti segnali di miglioramento provenienti dal clima di fiducia dei consumatori. La domanda delle famiglie si muove ancora con prudenza, continuando a mostrare elementi di fragilità e discontinuità. «In questo scenario –conclude Ciro Sinatra– la vendita a domicilio riesce a crescere grazie all’offerta di prodotti di qualità proposti da venditori preparati, in grado di intercettare e soddisfare al meglio le esigenze dei consumatori».

 

Volontariato, a Brescia crescono le imprese: sono 1.326

in Economia/Solidarietà/Tendenze by
volontariato

Il volontariato dei lombardi supera il resto d’Italia. Il 14% nel 2016 contro l’11% nazionale è impegnato in attività gratuite di volontariato e il 20,1% contro il 14,8% nazionale versa ad un’associazione impegnata nel sociale. E crescono le imprese sociali in Lombardia, +3,2% in un anno. Sono 11.519 le imprese del settore nel 2017, (il 17,6% delle 65 mila attive in Italia, una su sei) e danno lavoro a 181 mila addetti (il 23,4% del totale nazionale di 772 mila, quasi uno su quattro). E’ il settore dell’istruzione, con 4.532 imprese, il più ampio seguito dall’assistenza sanitaria (3.415) e sociale (2.193). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati Istat 2016 e 2015 e dati registro delle imprese al primo trimestre 2017 e 2016.

Per imprese sociali in Lombardia prime Milano, Brescia, Varese, Bergamo e Monza. Milano è prima con 4.608 imprese (+3,4% in un anno) e 67 mila addetti, seguita da Brescia (1.326 imprese e 22 mila addetti), Varese (1.029 imprese e 13 mila addetti), Bergamo (1.015 imprese e 23 mila addetti) e Monza (924 imprese e 11 mila addetti). In un anno crescono soprattutto Sondrio (+6%), Como (+5%), Varese (+4,3%), Pavia (+4,1%).

In Italia prime Roma, Milano e Napoli. Prima Roma con 5.698 imprese sociali e 80 mila addetti, seguita da Milano (4.608 imprese e 67 mila addetti), e Napoli (3.722 imprese e 29 mila addetti). Poi ci sono Torino (2.579 imprese), Palermo (1.925), Bari (1.687) e Catania (1.540).

La presenza femminile nel settore in Lombardia e in Italia. Forte la presenza delle donne, con 3.462 imprese in regione e 22.370 nel Paese pesano rispettivamente il 30,1% e il 34,2% del totale. Tra i territori lombardi è Pavia la più “femminile” con il 40,5% mentre in Italia è Oristano a raggiungere la parità (le donne pesano il 50,8%), seguita da Nuoro, Terni e Massa Carrara.

Imprese lombarde, gli affari con la Romania crescono a doppia cifra

in Economia/Export by
Romania

Nei primi 6 mesi del 2017 il giro d’affari della Lombardia con la Romania ha riguardato oltre 580 milioni di euro di importazioni e circa 950 milioni di euro di esportazioni. Rispetto al primo semestre 2016 le vendite hanno fatto registrare un +13%, gli acquisti un +7%. Tra le province della regione, per Milano si osserva nel primo semestre del 2017 un aumento del 11% per le esportazioni verso la Romania, con un business da circa 215 milioni di euro ed importazioni pari a 135 milioni di euro, con un incremento del 16% rispetto al semestre precedente.

In particolare, secondo i dati Istat elaborati da UniCredit, per Milano le entrate maggiori arrivano dall’esportazione verso la Romania di macchinari e apparecchiature per oltre 46 milioni di euro nel primo semestre del 2017 (+9% rispetto al pari periodo 2016) e di prodotti chimici (oltre 30 milioni di euro, +5% rispetto al medesimo periodo 2016). Per l’area milanese si registra anche un consistente aumento dell’esportazione di articoli in gomma e materie plastiche, con un giro d’affari che nel primo semestre 2017 si attesta oltre a 21 milioni di euro (+55% rispetto al medesimo periodo 2016). A livello lombardo, il Business è in crescita in quasi tutti i settori: metalli di base e prodotti in metallo (oltre 225 milioni di euro, in aumento del 24% rispetto al primo semestre del 2016);prodotti tessili e abbigliamento (quasi 144 milioni di euro, in calo del 6% rispetto al primo semestre 2016); macchinari e apparecchi (circa 141 milioni di euro, in aumento del 12% rispetto al primo semestre 2016); sostanze e prodotti chimici (oltre 111 milioni di euro, in aumento del 13% rispetto al primo semestre 2016).

I numeri, insomma, indicano quello romeno come un mercato dalle buone potenzialità e fortemente interessato alle eccellenze del “Made in Italy”. Per questo UniCredit ha dedicato uno specifico focus sul business con la Romania nell’ambito del Forum CEE che si è svolto oggi a Milano. Una giornata di confronto e approfondimento sui mercati dell’Europa centro orientale volta ad aumentare le relazioni industriali e commerciali tra i Paesi dell’area e il tessuto imprenditoriale locale, sfruttando le potenzialità offerte in termini di consulenza, prodotti e servizi da UniCredit, leader nell’area CEE.

Ubi, va a buon fine l’acquisto di azioni proprie del personale rilevante

in Banche/Economia/Finanza/UBi by

UBI Banca fa seguito al comunicato del 4 ottobre u.s., per informare che, in esecuzione della delibera assembleare del 7 aprile 2017 relativa all’acquisto di azioni proprie al servizio del Piano
di incentivazione a lungo termine, rivolto al Personale più Rilevante del Gruppo, si è proceduto all’acquisto di complessive n. 150.000 azioni ordinarie UBI Banca.

Tali azioni sono state acquistate ad un prezzo medio ponderato pari a Euro 4,39381 per azione, con valuta 6 ottobre 2017. Le operazioni di acquisto sono state effettuate sul mercato regolamentato MTA gestito da Borsa Italiana S.p.A. in osservanza dei limiti indicati dall’autorizzazione assembleare (già oggetto di informativa anche ai sensi dell’art. 144 bis del Regolamento Consob 11971/99 e dell’art. 132 del D.Lgs. n. 58/98) e nel rispetto delle condizioni fissate nel Regolamento (UE) 596/2014 e relative disposizioni attuative.

A seguito degli acquisti sinora effettuati nell’ambito del programma, UBI Banca detiene complessivamente n. 2.984.880 azioni proprie, pari allo 0,26% del capitale sociale.

Ubi, purchase of own shares at the service of the 2017-2010 long term incentive

in Banche/Economia/ENGLISH/UBi by

Bergamo, 13th October 2017 – Following up to the press release dated 4th October 2017, UBI Banca reports that, in implementation of the shareholders’ resolution of 7th April 2017 relating to the purchase of treasury shares at the service of the long term incentive scheme for key management personnel (“identified staff”) of the Group, it proceeded to purchase a total of 150,000 ordinary UBI Banca shares.

These shares were purchased at a weighted average price of 4.39381 euro per share, with value date 6th October 2017. The purchase transactions were performed on the regulated market MTA managed by Borsa Italiana S.p.A. in compliance with the limits set in the shareholders’ authorisation (as already reported also in accordance with article 144-bis of Consob Regulation 11971/1999 and with article 132 of the Legislative Decree No. 58/1998) and under the conditions envisaged by Regulation (EU) 596/2014 and its implementing provisions. Details of the single purchase transactions are given in the attachment.

Including the purchase transactions performed under the programme, UBI Banca currently holds a total of
2,984,880 treasury shares, corresponding to 0.26% of the share capital.

Distretti produttivi bresciani, ancora un trimestre con il segno più

in Abbigliamento/Alimentare/Economia/Tendenze by
Calzificio

Ancora una performance positiva per le esportazioni dei distretti tradizionali lombardi: la crescita tendenziale, misurata a valori correnti, ammonta al 4,4% tra aprile e giugno 2017 (contro un +4,3% di crescita media dell’aggregato distrettuale a livello nazionale). A dirlo è il Monitor dei Distretti della Lombardia, indagine a cura della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo.

Nel complesso del primo semestre, l’incremento dell’export è stato del 5,9%. I buoni risultati derivano da un forte traino dei mercati maturi, dove le vendite lombarde sono cresciute del 7,5% nel secondo trimestre dell’anno. In cima alla lista dei mercati maturi più trainanti, si annoverano Germania (+11,1%), Francia (+4,4%), Stati Uniti (+11,6%) e Spagna (+6,2%). In lieve contrazione, nel trimestre aprile-giugno, le esportazioni dirette verso i nuovi mercati (-0,7%), dove si è assistito ad un’alternanza di risultati positivi e negativi. Buone le performance dei distretti lombardi in Cina (+12,4%), Polonia (+14,3%) e Federazione russa (+13,6%). Contrazione pronunciata delle vendite in Turchia (-11,9%).

La performance positiva si presenta diffusa a livello territoriale e di specializzazione settoriale, andando a toccare 17 distretti fra i 23 di matrice tradizionale qui analizzati. Nella parte positiva della classifica trimestrale rientrano i quattro distretti dell’alimentare (nell’ordine, Carni e salumi di Cremona e Mantova +32,1%, Vini del Bresciano +14,1%, Riso di Pavia +14%, Lattierocaseario lombardo +4%), sette distretti della metalmeccanica (Macchine per la concia della pelle di Vigevano +22,8%, Metalmeccanico del Basso Mantovano +17,7%, Metalmeccanica di Lecco +9,1%, Metalli di Brescia +8,4%, Rubinetti, valvole e pentolame di Lumezzane +4,8%, Meccanica strumentale del Bresciano +3,9%, Lavorazione metalli Valle dell’Arno +0,7%), un distretto della gomma (Gomma del Sebino Bergamasco, +10,4%), tre distretti del tessileabbigliamento

(Abbigliamento-tessile gallaratese +5,6%, Tessile e abbigliamento della Val Seriana +5,3%, Abbigliamento e calzature della Bassa Bresciana +1,3%) e due distretti del legno (Legno di Casalasco Viadanese +16,8%, Legno e arredamento della Brianza +1,8%).

Il secondo trimestre 2017 è stato positivo anche per le esportazioni dei poli tecnologici lombardi, sempre misurate a valori correnti. L’incremento è stato del 21,5%, di gran lunga superiore al dato medio del resto dell’aggregato dei poli tecnologici nazionali (+9,4%). L’evoluzione positiva delle vendite estere ha riguardato tutti i poli monitorati, sebbene con intensità diverse. In testa il Polo farmaceutico lombardo (+43,9% nel trimestre aprilegiugno), seguito dal Polo aeronautico di Varese (+8,4%) e dal Biomedicale di Milano (+5,7%). Solo in lieve crescita l’export del Polo Ict di Milano (+0,5%).

Da Industria 4.0 a Impresa 4.0, appuntamento il 9 novembre al Kilometro Rosso

in Economia/Finanza/Innovation club/Innovazione/Rubriche by
Il Kilometro rosso

“Da Industria 4.0 a Impresa 4.0 – La grande opportunità per le aziende Italiane”. E’ questo il titolo dell’evento – promosso da Neos, Innovation Club e IoTty – che si terrà il 9 novembre presso il Parco Scientifico e Tecnologico Kilometro Rosso di Bergamo. Un’iniziativa finalizzata a raccontare i migliori progetti già realizzati secondo il nuovo paradigma dell’impresa 4.0 nonchè le modalità migliori per ottenere delle agevolazioni finanziarie.

Da Industria 4.0 a Impresa 4.0

Industria 4.0, il piano nazionale varato dal Governo allo scopo di incrementare l’innovazione tecnologica del sistema industriale italiano cambia nome. Da oggi comincia Impresa 4.0 che vuole a partire proprio dal nome segnare l’inizio di una nuova fase. Con Impresa 4.0 il raggio d’azione diventa più vasto, passando dalla manifattura in senso stretto all’evoluzione verso i servizi e dando inizio a “un nuovo capitolo caratterizzato da un perimetro più ampio dove saranno protagonisti le competenze e il lavoro”. Il nuovo nome indicherà anche una più marcata attenzione verso la microeconomia. Il nuovo punto focale della fase due sarà il credito d’imposta per la formazione 4.0 che con la nuova legge di Bilancio sarà a disposizione delle imprese che effettueranno una spesa incrementale in formazione. Il credito di imposta si applicherà solo alle spese relative ai costi del personale che ha sostenuto corsi di formazione con focus su almeno una tecnologia Industria 4.0 e pattuiti attraverso accordi sindacali sulle seguenti tematiche: vendita e marketing; informatica; tecniche e tecnologie di produzione”. Per quanto riguarda le altre misure, in base a quanto si legge nel documento diffuso dal ministero dello Sviluppo Economico “a fronte dei risultati riscontrati sui principali indicatori manifatturieri, nel 2018 verranno rifinanziate le principali misure previste nel primo anno, rivedendo le aliquote e i perimetri degli incentivi, compatibilmente con le risorse di finanza pubblica disponibili”.

Ma quali solo i nuovi elementi che permetteranno un cambiamento verso il paradigma di Impresa 4.0 ?

1. I sistemi che abilitano un cambio del modello di business con particolare focalizzazione sui quelli dedicati al “cliente digitale”;

2. Le nuove tecnologie per la Formazione HR;

3. L’Innovazione di prodotto che diventa connesso attraverso l’Internet of Things e arricchito di servizi;

4. Un potenziamento dei processi di comunicazione & di vendita con particolare attenzione allo sviluppo di una custode experience per conoscere e fidelizzare i propri clienti acquisiti e potenziali;

5. Una gestione dei dati integrata realizzata attraverso sistemi evoluti e predittivi in grado di pianificare la produzione rispetto ai vincoli esterni ma anche supportare la scelta del proprio investimento pubblicitario.

I protagonisti dell’evento:

Neosperience Lab crea la piattaforma di innovazione per affrontare le sfide più importanti della vostra azienda. In un mondo in cui clienti, partner e dipendenti sono immersi in uno stile di vita digitale, per continuare a esistere le aziende devono trasformarsi. Soluzioni innovative con l’intelligenza artificiale, la realtà aumentata e i nuovi modelli di business, per generare ricavi ricorrenti.

http://www.neosperiencelab.com/

IoTty nasce con la finalità di sviluppare prodotti elettronici integrati, che rendano efficace il concetto di “Internet delle cose” (IoT). Il progetto si rifà all’idea di “Artigianato digitale”, per conseguire l’obiettivo di fondere le tecnologie digitali più avanzate con l’accurato design della user experience, insieme alla capacità tipica dell’artigiano di leggere i bisogni degli utilizzatori, di rispondervi con la propria attività e di conformarvi i propri prodotti. 

http://www.iotty.it/it/

Neos Consulting è una società di consulenza organizzativa ed industriale che utilizza l’informatica come piattaforma per consentire alle aziende clienti di consolidare e fruire del know how acquisito dal rapporto con il team di consulenti.  L’obiettivo primario è quello di aiutare ad ottenere in tempo reale le informazioni necessarie per prendere decisioni strategiche. Tale risultato è raggiunto distribuendo la migliore piattaforme software: SAP Business One disponibile in cloud. Neos Consulting, infatti, é centro di competenza SAP sul territorio lombardo. 

http://www.neosconsulting.it/

Innovation Club è un Network di imprenditori che si focalizza sui più evoluti trend dell’innovazione.

Startup – Diffondere la cultura di fare impresa;

Impresa 4.0 – Una sfida da vincere;

Health & Wealth – Innovazione per la salute ed il benessere; 

Progetti di Ricerca & Sviluppo (R&D) italiani ed europei.

http://www.innovationclub.it/

Iscrizioni:

L’evento si svolge il 9 Novembre presso il Parco Scientifico e Tecnologico Kilometro Rosso. Durante l’evento saranno esposti progetti già realizzati secondo il nuovo paradigma dell’impresa 4.0 nonchè le modalità migliori per ottenere delle agevolazioni finanziarie. A questo link potete prenotare il  biglietto: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-da-industria-40-a-impresa-40-la-grande-opportunita-per-le-aziende-italiane-38229349012

Dato choc: a Brescia chiuse 500 imprese artigiane all’anno

in Associazioni di categoria/Cna/Economia/Eleonora Rigotti/Personaggi/Tendenze by
Impresa artigiana

La provincia di Brescia ha perso 3.695 imprese artigiane tra il 2009 e il 2016, 500 all’anno. Se nel 2009, infatti, nel Bresciano erano attive 38.557 imprese, nel 2016 lo erano 34.862. Si tratta di una contrazione del 9,6%.

«Sono dati sconfortanti, imputabili alla lunga crisi economica che il sistema paese sta attraversando – spiega la presidente di CNA Brescia, Eleonora Rigotti -. Non va però dimenticato che le imprese artigiane hanno già risposto al colpo, dimostrando capacità di adattamento, di cambiamento del proprio modello di business e di innovazione, instradandosi verso la ripresa».

Quanto riporta la ricerca del Centro Studi CNA “Le imprese artigiane in Italia Province e settori”, frutto dell’elaborazione di dati Movimprese, consente di analizzare l’evoluzione del tessuto produttivo artigiano bresciano.

Da un lato si evidenzia come, a livello settoriale, in alcuni casi la diminuzione della base produttiva artigiana sia stata determinata dalla crisi. È il caso della manifattura: da 11.158 imprese si è passati a 9.561; una contrazione del 14,3%. Nel dettaglio, il calo è stato del 22,2% nella confezione di articoli di abbigliamento (da 1.119 nel 2009 a 871 nel 2016); del 18,3% nella fabbricazione di prodotti in metallo (da 4.273 a 3.493); del 18,6% nella fabbricazione di mobili (da 349 a 284). Situazione analoga si è registrata nelle costruzioni: dal 2009 al 2016 le imprese sono diminuite di 2.128 unità, una variazione percentuale negativa del 13,7% (da 15.521 a 13.393).

In altri casi, analizza lo studio CNA, è il modello artigiano a non avere retto all’impatto della crisi, determinando una diminuzione del numero delle imprese. Nel settore trasporto e magazzinaggio, per esempio, le unità attive sono passate da 2.311 a 1.925, calando del 16,7%. È verosimile che la crisi abbia determinato una riorganizzazione del comparto, favorendo le imprese di dimensioni maggiori.
«Abusivismo ed evasione continuano a pesare sulle imprese oneste. Le imprese, artigiane e di piccole dimensioni– rimarca la presidente Rigotti – hanno la forte necessità di non continuare a subire costi burocratici e pressione fiscale eccessivi, servono semplificazione, certezza delle regole e sgravi fiscali per chi investe e trova nuove soluzioni per rispondere ad un mercato in continua evoluzione».

Ma non tutti i settori hanno sofferto, almeno quanto a numerosità di imprese. Le attività dei servizi alloggio e ristorazione sono cresciute del 10%, passando dalle 934 unità del 2009 alle 1.027 del 2016. In aumento nell’intervallo temporale analizzato anche le imprese dei servizi di informazione e comunicazione (+42,3%, da 227 a 323).

«Dalle dichiarazioni si passi finalmente all’azione e si attuino incentivi per aggregazioni e reti d’imprese, accompagnandole verso la crescita, di dimensioni e di valore aggiunto – invoca la presidente Rigotti -. Contesti nei quali le aziende possano incontrarsi, dialogare e aprirsi al confronto sono oggi molto richiesti, oltre che necessari per la nascita di collaborazioni e lavori condivisi».

 

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