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La Blockchain per ripensare processi delle aziende e la supply chain | INNOVATION CLUB

in Economia/Evidenza/Innovation club/Rubriche/Web e digitale by
Blockchain

La Blockchain, in italiano “catena di blocchi”, può essere semplificata come un processo in cui un insieme di soggetti condivide risorse informatiche (memoria, CPU, banda) per rendere disponibile alla comunità di utenti un database virtuale generalmente di tipo pubblico (ma esistono anche esempi di implementazioni private) e in cui ogni partecipante ha una copia dei dati.

L’utilizzo di un protocollo di aggiornamento ritenuto sicuro dalla comunità degli utenti e di tecniche di validazione crittografiche genera la reciproca fiducia dei partecipanti nei dati conservati dalla blockchain, che la rende una tecnologia sostitutiva rispetto ai “registri” gestiti in maniera accentrata da autorità riconosciute e regolamentate (banche, assicurazioni ecc.).

I blocchi non possono essere eliminati né alterati: per apportare delle modifiche è necessario prima creare una copia identica del blocco precedente e dunque generarne la nuova.

Il vero punto di forza della blockchain sta nella sua struttura decentralizzata: nessuno la possiede realmente perché si trova su tanti dispositivi e server sparsi nel mondo. In questo modo si ha la sicurezza totale di quelle transazioni che a loro volta sono crittografate, autorizzate e verificate da utenti multipli e tracciate temporalmente. L’elemento che caratterizza la blockchain è quindi la fiducia: fiducia che i dati in essa contenuti vengano condivisi senza poter essere modificati, corrotti, trasformati.

La Blockchain permette di ripensare i processi di ogni azienda e di realizzare nuove forme di servizio per clienti e fornitori.

Questa tecnologia si integra bene con soluzioni che compongono il sistema gestionale di un’impresa che generano una grande quantità di dati relativi alla produzione, alle transazioni nella supply chain. Quando questi dati (relativi a un ordine, a una fattura, a una bolla di spedizione) vengono criptati e trasformati in blocchi abbiamo la certezza che l’origine dell’informazione sia attendibile.  

La tecnologia blockchain può essere inserita dove il dato si crea e può essere cosi garantito. Ecco descritti alcuni ambiti applicativi:

Smart Manufacturing 

La Blockchain trova molti spazi di applicazione nel settore manifatturiero. Per esempio, nei processi logistici, per realizzare maggiore trasparenza e maggiore accuratezza nello scambio di dati tra tutte le parti coinvolte nella filiera di produzione, migliorando le prestazioni aziendali, riducendo gli errori nella trasmissione degli ordini, rendendo efficiente la gestione degli inventari.

La Blockchain può snellire la gestione amministrativa, riducendo il flusso di documentazione cartacea, aumentando la trasparenza nelle operazioni e accorciando le tempistiche al ricevimento dei pagamenti tra produttori, distributori e importatori. Può aiutare a tenere traccia della storia di ciascun prodotto manifatturiero: questo vuol dire avere traccia certa degli eventi che la hanno riguardato nel tempo.

Importante è poi la gestione della manutenzione: un sistema basato su Blockchain può aiutare sia il produttore sia il cliente nel conoscere l’esatta provenienza ad esempio delle parti di ricambio installate. Questo significa una maggiore tutela della reputazione per il produttore e maggiore sicurezza per il cliente.

IoT

La Blockchain ha un ruolo fondamentale di applicazione chiave per l’IoT e in particolare in applicazioni di Industrial IoT. Può essere utilizzata infatti utilizzata per tracciare in modo certificato tutti i dispositivi collegati, consentendo l’elaborazione delle transazioni che questi producono e il coordinamento tra i device fisici. Questo approccio decentralizzato supera i punti critici delle reti tradizionali, facilitando la creazione di un servizio più solido mediante il quale potranno operare i dispositivi collegati.  La blockchain servirebbe come una sorta di libro mastro pubblico per la grande quantità di dispositivi e questo permetterebbe di bypassare l’utilizzo di un sistema centralizzato per gestire e mediare la comunicazione tra loro.

Gli algoritmi utilizzati nella Blockchain, infine, permetterebbero di aumentare la tutela dei dati dei clienti privati quando il prodotto o il componente sia veicolato in ottica “business to consumer”.

Supply Chain

Uno degli aspetti più promettenti della tecnologia blockchain è il controllo più sicuro e trasparente delle operazioni. Tutte le catene di approvvigionamento e fornitura in ogni settore sono falla fine una serie di nodi transazionali che permettono di trasferire e spostare i prodotti dalla fabbrica al punto vendita. Grazie alla Blockchain, infatti le transazioni che si realizzano tra i diversi attori di una filiera (dalla produzione alla vendita) potranno essere descritte in un registro decentralizzato riducendo così i costi di trascrizione, i ritardi e i possibili errori del personale.

Le tecnologie Blockchain sono infatti in grado di seguire le quattro fasi della supply chain (identificazione del prodotto, consegna, registrazione del cliente e after sales) e supportano numerose applicazioni che spaziano dalle attività anticontraffazione alla gestione dei passaggi di proprietà fino a quella dei programmi di manutenzione o di riparazione in garanzia.

Alcuni progetti realizzati 

Un primo esempio su cui stiamo lavorando riguarda la polizza di carico, il documento che riporta tutte le informazioni sulle merci caricate per esempio su una camion. Questo documento è in quasi tutte le aziende cartaceo ma il processo può essere reso attraverso Blockchain digitale e sicuro. La polizza viene così criptato nel momento in cui viene realizzata e può essere condivisa e tracciata in tutti i passaggi della filiera in modo tale che i dati contenuti in essa non possano venire modificati.

Un secondo esempio riguarda l’ambito caseario. Anche le filiere alimentari sono caratterizzate da una gestione cartacea dove tutti i passaggi sono controllati e registrati con documenti tradizionali. L’approccio Blockchain parte dal lavoro degli operatori che anche attraverso un semplice SMS attivano il percorso della filiera già nel momento in cui si il latte viene consegnato. L’SMS attiva l’identificazione che viene subito trasferito all’industria di trasformazione. Tutte le fasi successive di questo processo vengono a loro volta registrati su una piattaforma comune basata sulla Blockchain dove si possono facilmente allegare documenti come le risonanze magnetiche che garantiscono in modo assoluto l’autenticità di un prodotto.

Il terzo progetto riguarda la manutenzione predittiva in ambito machinery. In questo processo è fondamentale disporre di una tecnologia come la Blockchain in grado di certificare l’identità di ciascun componente di un macchinario. La conoscenza specifica di ciascun componente è un elemento molto importante per determinare i fattori di rischio e per definire le modalità di intervento.

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Imprese in rete, in provincia di Brescia sono 489

in Economia/Manifatturiero/Tendenze by
Reti imprese

Sono sempre più numerose le imprese lombarde che decidono di mettersi in rete per affrontare le sfide del mercato. Secondo un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Unioncamere Lombardia e Infocamere, dal 2016 crescono del 25,6% sfiorando quota 3.200 imprese, oltre 600 in più, coinvolte in circa mille contratti di rete (+30,6%, il 21,3% nazionale). Cresce la voglia di rete per le imprese milanesi, che passano da 874 a 1.097 (+25,5%), ma gli aumenti maggiori si registrano a Lecco (da 122 a 250 imprese coinvolte, +104,9%) e Mantova (da 93 a 149, +60,2%). Dopo Milano, che è prima per numero di contratti di rete (561) e imprese coinvolte (1.097) vengono Brescia (201 contratti e 489 imprese), Bergamo (166 contratti e 353 imprese). Quarta per contratti di rete è Monza Brianza (114) mentre per numero di imprese coinvolte è Lecco (250). 31 i contratti di rete che coinvolgono 40 imprese del lodigiano.

I settori di attività. Sono il manifatturiero (24%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (13%), le costruzioni e il commercio (oltre 10% ciascuno) i principali settori di attività delle imprese lombarde coinvolte in contratti di rete. Se il manifatturiero prevale a Bergamo (24,6% delle imprese), Brescia (34,6%), Como (35,5%), Cremona (29,4%), Lecco (28,8%), Monza Brianza (24%), Sondrio (29,5%) e Varese (39,6%), si distinguono le imprese del settore agricolo a Lodi (27,5%), Mantova (22,8%) e Pavia (32,5%) mentre a Milano sono soprattutto le imprese che operano nel settore delle attività professionali a costituirsi in rete (18,6%).

Lavoro, Medtronic conferma le chiusure di Roncadelle e Torbole

in Crisi/Economia by
Invatec, oltre 300 posti di lavoro a rischio nel Bresciano

Medtronic conferma la volontà di chiudere gli stabilimenti bresciani, dicendosi disponibile soltanto ad allungare i tempi e a trovare nuove soluzioni (“anche coinvolgendo aziende concorrenti”) per la riqualificazione dei siti. E’ quanto afferma l’azienda in una nota in seguito all’incontro al ministero dello Sviluppo economico, avvenuto ieri a Roma. Ora la parola passa ai sindacati, che quasi certamente confermeranno gli scioperi annunciati nei giorni scorsi.

LA NOTA DI MEDTRONIC

Medtronic ha partecipato all’incontro con i rappresentanti del Ministero del Lavoro e dello Sviluppo Economico e le rappresentanze sindacali, per discutere le modalità con le quali ridurre al minimo l’impatto della propria decisione di cessare le attività degli stabilimenti Invatec di Brescia entro il 2020.

Nel corso dell’incontro Medtronic ha sottolineato come la decisione sia legata a un progetto globale di revisione delle attività produttive del gruppo, che ha l’obiettivo di migliorarne l’efficienza complessiva, in uno scenario mondiale sempre più competitivo.

L’Italia è un Paese importante per Medtronic. In Italia il gruppo ha investito molto in questi anni, passando dai circa 500 dipendenti dal 2008, in un’unica sede, agli oltre 2.000 di oggi, in 8 siti produttivi e direzionali. La presenza di Medtronic nel nostro Paese è seconda, in Europa, solo all’Irlanda e significativamente maggiore rispetto alle principali aziende del settore.

Medtronic è più che sensibile e rispettosa delle persone e riconosce il contributo portato in questi anni dai dipendenti del sito di Brescia.

Per questo, ha deciso di incaricare una società specializzata italiana, Vertus, di individuare attivamente opportunità di reindustrializzazione del sito, anche coinvolgendo aziende concorrenti.

Inoltre, proprio per facilitare questo progetto, si è dichiarata disponibile a riconsiderare le tempistiche del piano di riduzione del personale.

Medtronic ribadisce appieno la propria disponibilità a cooperare con il Governo e le parti sociali, per trovare soluzioni condivisibili che favoriscano nuove opportunità di lavoro per i propri dipendenti del sito di Brescia.

Fassa Bortolo di Montichiari, c’è l’accordo: buste paga più pesanti

in Cgil/Economia/Evidenza/Sindacati by
Lo stabilimento della Fassa Bortolo di Montichiari

La segreteria provinciale della Fillea Cgil informa che, dopo un incontro con la proprietà di Treviso, è stata raggiunta un’ipotesi di accordo sul contratto integrativo della ditta “Fassa Bortolo” con sede a Montichiari (BS). L’incontro è stato anche l’occasione per delineare l’andamento positivo dell’azienda che opera nel settore del cemento.

L’ipotesi di accordo che è stato sottoscritto prevede la revisione dei livelli contrattuali di tutti i lavoratori, un incremento sul premio di produzione dell’8% (da un minimo di 973€ fino a un massimo di 1400€). È inoltre contemplata la possibilità di revisione degli orari lavorativi. L’accordo sarà sottoposto nei prossimi giorni al voto dei lavoratori.

Invatec, i lavoratori sperano nel governo e annunciano nuovi scioperi

in Crisi/Economia by
Invatec, oltre 300 posti di lavoro a rischio nel Bresciano

Continua la protesta dei lavoratori della Invatec di Brescia, che rischiano il licenziamento dopo che la multinazionale americana Medtronic ha comunicato la decisione di voler chiudere entro giugno 2020 gli stabilimenti bresciani di Torbole Casaglia e Roncadelle. I posti di lavoro a rischio sono 314.

Giovedì ci sarà un incontro al minitero dello Sviluppo Economico, mentre ieri i sindacati hanno annunciato un nuovo sciopero con data da definire. “Respingiamo fermamente la decisione di Medtronic di cessare le attività nelle sedi bresciane – hanno scritto in una nota congiunta i sindacati di categoria -, non giustificata da nessuna condizione di difficoltà economica dell’azienda, che fa utili, ma unicamente orientata alla logica finanziaria del maggior profitto possibile”. Tutto ciò sulla pelle di oltre 300 lavoratori e senza alcuna remora morale in tema di responsabilità sociale”.

La speranza è che le pressioni del governo – con il vicepremier Di Maio al lavoro per una soluzione – la multinazionale faccia un passo indietro.

Riparazione auto, nel Bresciano il mercato vale 724 milioni di euro

in Automotive/Economia/Tendenze by
Riparazioni automobili

6,3 miliardi di euro. È questa la spesa che gli automobilisti lombardi hanno sostenuto nel 2017 per la manutenzione e le riparazioni delle loro autovetture, pari al 20,5% dei 30,9 miliardi spesi a livello nazionale. La provincia lombarda che registra la spesa più alta per la manutenzione e le riparazioni di auto eseguite nel 2017 è Milano, con 2,7 miliardi di euro. Molto più distanziate seguono le province di Brescia con 724 milioni, Bergamo con 604 milioni, Varese con 495 milioni, Monza Brianza con 459 milioni, Como con 320 milioni, Pavia con 241 milioni, Mantova con 232 milioni, Cremona e Lecco entrambe con una spesa di 185 milioni, Lodi con 105 milioni e Sondrio con 97 milioni. Queste stime emergono da uno studio dell’Osservatorio Autopromotec.

A livello nazionale nel 2017 gli italiani hanno speso 30,9 miliardi per la manutenzione e la riparazione delle autovetture. Rispetto al 2016, quando la spesa ammontava a 29,5 miliardi, vi è stata una crescita del 4,8%. Queste stime sono state elaborate tenendo conto di un modesto incremento del ricorso da parte degli italiani alle officine di autoriparazione (+2%), dell’aumento del parco circolante (+1,7%) e del fatto che i prezzi per la manutenzione e riparazione nel 2017 sono aumentati mediamente dell’1% (stima effettuata sulla base di una media ponderata degli indici Istat dei prezzi per la manutenzione e riparazione, per l’acquisto di pezzi di ricambio e accessori, per l’acquisto di pneumatici auto e per l’acquisto di lubrificanti).
Con il dato del 2017 la spesa per la manutenzione e le riparazioni di autovetture in Italia prosegue per il quarto anno consecutivo sulla strada della crescita dopo la contrazione avvenuta nel biennio 2012/2013. In particolare, nella prima fase della crisi iniziata nel 2008 la spesa per l’assistenza automobilistica aveva continuato ad aumentare in quanto la contrazione delle immatricolazioni aveva causato un invecchiamento del parco circolante e, di conseguenza, un aumento della domanda di autoriparazione. Il quadro è però mutato quando a partire dalla seconda metà del 2011 si è interrotta la ripresa dell’economia e si è avviata la seconda fase della crisi che ha indotto gli italiani in maniera pesante a tagliare non solo gli acquisti di auto, ma anche il ricorso alle officine. Ciò ha causato la caduta per il settore dell’autoriparazione nel 2012 (-10,5%), caduta che ha avuto poi un piccolo seguito anche nel 2013 (-1,1%). Già nel 2014, tuttavia, la spesa è tornata a crescere (+1,9%) con un fatturato stimato in 27,1 miliardi, progressivamente salito poi fino ai 28,4 miliardi del 2015, ai 29,5 del 2016 e ai 30,9 del 2017.

Al di là di questi aspetti, è da sottolineare che l’attività di manutenzione e riparazione delle autovetture è diventata sempre più importante. In un mercato sempre più strutturato e tecnologico, l’attività e gli interventi di riparazione che si svolgono quotidianamente in officina sono ormai in costante trasformazione. Questa situazione comporta il costante aggiornamento degli autoriparatori che devono impegnarsi per poter continuare a garantire il miglior servizio possibile.

Turismo, le imprese bresciane gestite da giovani oltre quota mille

in Economia/Tendenze/Turismo by
Hotel con spiaggia privata a Limone del Garda

Turismo, un’attività sempre più da giovani a Milano secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su fonte registro imprese. In cinque anni crescono del 14% le imprese dei servizi di alloggio e ristorazione in mano ad under 35 passando dalle 2.312 del 2013 alle 2.626 del 2018, più della crescita media italiana che nello stesso periodo è del 5%. In media un’impresa su sette tra quelle attive nel settore è giovane. Si tratta di oltre 2.500 imprese dei servizi di ristorazione e circa 100 attività di alloggio e pesano il 5% sul corrispondente totale italiano (53 mila imprese giovani). Quasi un’imprese su due (47,5%) è di imprenditori nati all’estero mentre le imprese femminili sono il 29% del totale.

Giovani imprese e turismo in Italia. Sono 53 mila le imprese di giovani attive nel turismo, tra alloggio e servizi alla ristorazione, e crescono del 4,8% in cinque anni, con un peso nel 2018 del 13,7% sul settore. Roma (circa 4 mila imprese), Napoli (3.225) e Milano sono prime per presenza giovanile ma per incidenza sul settore è il sud a prevalere con Caserta, Crotone, Palermo, Siracusa e Caltanissetta dove un’impresa su cinque è gestita da giovani imprenditori. Le donne sono oltre un terzo delle attività giovani, i titolari nati all’estero il 18%. Il peso delle imprese femminili giovani sale a circa il 50% del settore ad Asti, Udine e Pordenone mentre le province con il maggior numero di titolari nati all’estero che si occupano di turismo sono Trieste, Milano e Cremona (circa 45%).

Giovani nel settore turismo in Lombardia. 7.500 imprese, il 14% nazionale e pesano il 13,6% sul totale del settore. Si concentrano a Milano (2.626 imprese), Brescia (1.116), Bergamo (855), Varese e Monza Brianza (oltre 500 ciascuna) anche se i giovani pesano di più a Lodi (15,7% del settore turistico) e Cremona (15,2%). Trainano la crescita delle imprese giovani del turismo Milano (+13,6% in cinque anni) e Monza Brianza (+5,1%) a fronte di un rallentamento nelle altre province. Brescia e Mantova le imprese dove le donne pesano di più nel turismo (42% delle imprese giovani), Milano e Cremona dove ci sono più imprenditori nati all’estero (rispettivamente 47,5% e 43%).

La bresciana Guber, con altre banche, porta a casa 1,3 miliardi di crediti in sofferenza

in Banche/Economia by
Guarneri di Guber

Barclays Bank Plc tramite la sua divisione di investment banking, Värde Partners e Guber Banca si sono aggiudicate un portafoglio di crediti in sofferenza originati da 53 banche distribuite sull’intero territorio nazionale. Il valore lordo di libro (GBV) è pari a €1,397 miliardi.

Centrale Credit & Real Estate Solutions (CCRES), società del Gruppo Cassa Centrale Banca spa, e Banca IMI (Gruppo Intesa San Paolo), hanno operato come advisors e arrangers, coordinando le banche coinvolte sia nel processo di individuazione dei portafogli da cedere che nell’iter di vendita.  Si tratta dell’ottava operazione multioriginator strutturata e stipulata negli ultimi quattro anni attraverso la piattaforma, costituita da CCRES e Banca IMI, che ha portato in cessione più di 200 istituti di credito di piccole e medio-piccole dimensioni, con un volume che supera i 3,5 mld di crediti deteriorati ceduti.

Il portafoglio comprende oltre 9.000 posizioni, di cui il 39% secured e il 61% unsecured. Il portafoglio è localizzato in Italia prevalentemente nel Nord-Est e nel Nord-Ovest.

L’acquisto del portafoglio è stato effettuato da FUTURA SPV, un veicolo per la cartolarizzazione ai sensi della Legge 130/1999, detenuto da Guber Banca e che ha emesso single-tranche notes sottoscritte in maggioranza da una società finanziata da Barclays Bank Plc, Värde Partners e per una quota di minoranza da Guber Banca.

Guber Banca svolgerà, inoltre, il ruolo di servicer e sub-servicer del portafoglio.

L’operazione di cessione, che coinvolge in via prevalente Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali che si riferiscono al costituendo Gruppo del Credito Cooperativo nazionale di Cassa Centrale Banca, è parte del piano di riduzione dei crediti deteriorati che è stato presentato alla convention tenutasi a Bari lo scorso mese di marzo. Tale piano porterà,  entro la fine del 2020,  l’ NPL ratio del Gruppo ad un valore inferiore all’ 8,5%.

I tempi di realizzazione della cessione,  considerando il coinvolgimento di 53 diversi istituti di credito,  sono stati estremamente rapidi (5 mesi) grazie anche a Guber Banca che ha proceduto alla valutazione dei portafogli, con l’utilizzo di una metodologia innovativa, applicata per la prima volta e basata essenzialmente su tecnologie digitali.

L’industria dell’estate a Brescia conta ben 1.749 imprese

in Economia/Tendenze by
Piscina

Estate, ecco i settori. Installazione e manutenzione di impianti di condizionamento ma anche di irrigazione giardini e depurazione piscine: con l’arrivo del caldo sono quasi 14 mila le imprese lombarde su 69 mila in Italia impegnate a garantire un po’ di refrigerio, una su cinque in Italia. Un business da oltre 6 miliardi di euro in Lombardia, di cui circa 3 miliardi da Milano, su un totale nazionale di 21 miliardi.

In Italia il settore conta 64.572 imprese attive nell’installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria, tra cui manutenzione e riparazione di impianti di depurazione per piscine e di impianti di irrigazione per giardini, 1.549 industrie di fabbricazione di attrezzature di uso non domestico per la refrigerazione e la ventilazione e 2.997 attività di commercio all’ingrosso di apparecchi e accessori per impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento.

Milano è la prima provincia sia in Italia che in Lombardia per numero di imprese attive nel comparto, circa 4 mila, vengono poi Roma (3.838), Torino (3.274), Bergamo (1.824) e Brescia (1.749). Tra le prime 20 italiane anche Monza e Brianza (12°). Guardando alle prime 20 province in Italia, quelle in cui si registra una crescita maggiore rispetto allo scorso anno sono Napoli (+2,4%), Venezia (+0,7%) e Monza e Brianza (+0,6%).

Le imprese del settore in Lombardia Sono in tutto circa 14mila, si tratta di 12.633 imprese attive nell’installazione di impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento dell’aria, 376 industrie di fabbricazione di attrezzature di uso non domestico per la refrigerazione e la ventilazione e 672 attività di commercio all’ingrosso di apparecchi e accessori per impianti idraulici, di riscaldamento e di condizionamento. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Registro Imprese al primo trimestre 2018.

 

Servitization, Innovazione & corporate startup nei workshop di Neosperiece & Innovation Club

in Economia/Evidenza/Innovazione by
Innovazione

Neosperience & Innovation Club hanno promosso la realizzazione di due workshop che hanno trattato il tema dell’innovazione del modello di business, l’implementazione di una strategia di servitization e la realizzazione ove opportuno di una “corporale startup”.

Servitization

La servitization (servitizzazione) indica l’offerta congiunta di prodotti e servizi. E’ un percorso che comporta l’innovazione nelle capacità e nei processi di un’impresa, in modo che essa possa meglio creare valore passando dalla vendita di prodotti, alla vendita di sistemi prodotto-servizio. Nello specifico, la servitizzazione può riguardare tutte le imprese manifatturiere che sono chiamate a mutare il proprio modello di business, da prodotto centrico verso l’integrazione del prodotto con i servizi. La servitizzazione consente di differenziare la propria offerta rispetto a quella dei concorrenti e al tempo stesso di aumentare la fedeltà dei clienti.
Ci sono diverse tipologie di servitization che le imprese manifatturiere possono adottare:
1. Il servizio che si affianca al prodotto manifatturiero la fornitura di una manutenzione evolutiva rispetto ad un impianto o un macchinario;
2. Lo sviluppo di una nuova tecnologia che integra il prodotto come l’Internet of Things che rende gestibili la raccolta dati di utilizzo;
3. La veicolazione del prodotto tale e quale tramite il meccanismo della sottoscrizione come avviene in tutte le dinamiche di noleggio. Il principale beneficio in questo caso è soprattutto la fidelizzazione del cliente nel tempo e la possibilità di anticipare una nuova fornitura con un’offerta allettante;
4. Lo sviluppo o l’integrazione di un nuovo brand che identifica la fornitura dei nuovi servizi. In questo caso il servizio diventa una business unit spesso slegata dal prodotto ed integrabile potenzialmente anche ad altri prodotti. Un esempio può essere un sistema di navigazione assistita da operatore che si affianca alla fornitura di un’autovettura;
5. La realizzazione di un’iniziativa di servizio per aggregare una community. In questo caso si tende a sviluppare un servizio a valore che viene venduto sottocosto o addirittura fornito gratuitamente in cambio di un’iscrizione. Se sono un’azienda che ha come “business core” la realizzazione di viaggi studio per le lingue lingua potrei per ingaggiare i miei fornire un servizio di formazione sulla lingua a costo contenuto.
Durante i workshop di Innovation Club sono state presentate in modo analitico 7 storie di successo che riguardano processi di Servitization:
1. Un’azienda che realizza impianti per l’edilizia ha realizzato un sistema IoT con numerosi sensori che permettono di segnalare in ottica predittiva eventuali problemi;
2. Un produttore di impianti per la verniciatura fornisce ai suoi clienti un app che permette di tracciare visualmente su tablet eventuali difetti in modo da intervenire tempestivamente nel processo;
3. Una realtà che produce articoli per il mondo dell’infanzia ha sviluppato una tecnologia per tracciare la salute della gravidanza in modo da fornire un servizio di supporto per la salute;
4. Una società che realizza prodotti healthcare ha deciso di vendere direttamente tramite al consumatore tramite abbonamento sistemi biomedicali per la cura del sonno e dello stress;
5. Un’importante azienda italiana che vende a noleggio auto usate ha ridisegnato il suo processo di “customer experience” fornendo numerosi servizi a valore. Ad esempio la possibilità di disporre di un parco auto variegato (vettura da lavoro, spider e suv) tramite un solo canone e la possibilità di avere meccanico e gommista a domicilio che intervengono sulla propria vettura mente il cliente sta lavorando;
6. Un operatore della grande distribuzione (GDO) ha creato una realtà che permette ai suoi fornitori di realizzare un processo di tracciabilità alimentare tramite blockchain in modo da comunicare un valore di autenticità certificato in termini assoluti. L’intenzione dell’operatore è quello di favorire i prodotti dei propri fornitori purché tracciati con questo metodo innovativo rispetto ai “prodotti proprietari” come accade spesso in questo contesto;
7. Una società che produce biciclette e attrezzature ha investito un una startup che fornisce corsi di formazione digitali per i “bike rider”;
8. Una realtà che produce automobili ha realizzato tramite un progetto di ricerca e sviluppo un sistema che tramite smartphone traccia le prestazioni di guida e può fornire una valutazione  sul proprio stile di guida. Questo sistema può costituire un servizio a valore che permette di premiare i propri clienti incentivando al contempo ecosostebilità e sicurezza.

Business Model Canvas – Lo strumento per descrivere il proprio modello di Servitization

Il Business Model Canvas è uno strumento strategico. Si presenta sotto forma di schema grafico ed è utile a sviluppare nuovi modelli di business o a perfezionare quelli già esistenti. Con “modello di business”, o business model, si intende l’insieme delle soluzioni organizzative e strategiche che permettono all’azienda di creare, distribuire e acquisire valore.
Un’impresa crea valore per i suoi clienti quando li aiuta a soddisfare un bisogno, realizzare un desiderio o risolvere un problema. Sfruttando la logica del “pensiero visivo”, il business model canvas (canvas=tela) crea una sorta di linguaggio universale: ciò consente di condividere e semplificare concetti complessi che riguardano il funzionamento dell’azienda, rendendoli comprensibili a tutti. Il business model canvas può sembrare uno strumento per manager di grandi aziende o per imprenditori di startup innovative d’oltreoceano, ma è in realtà uno strumento ideale per avere una visuale chiara e schematica di un qualsiasi progetto di business, dal nuovo prodotto che vogliamo produrre, alla riapertura della pizzeria sotto casa fino al grande progetto industriale.

Corporate Startup – La strategia per realizzare velocemente la propria innovazione

Il Corporate Venture Capital è il processo che permette all’azienda di prendere  partecipazioni in società innovative che operano in settori analoghi a quelli della propria corporate, e che possiedono degli asset strategici o tecnologie applicabili prospetticamente per i suoi piani futuri. Un’altra strada per realizzare una corporale startup è anche quello di creare una propria startup
catalizzando l’acquisizione di talenti, idee e tecnologie.  Una corporate startup rispetto allo sviluppo dell’innovazione interno alla corporate permette:
1. La tutela dell’investimento in innovazione senza compromettere i processi consolidati dell’azienda “corporate”;
2. La costituzione di un team innovativo di partner della società fondamentale per la realizzazione;
3. Una maggiore possibilità di ricevere investimenti da investor e Business Angels;
4. Una più facile disponibilità a coinvolgere nel progetto d’impresa terze parti;
5. Implementare più velocemente un nuovo modello di business velocemente.
Per informazioni e ricevere il materiale dell’evento: info@innovationclub.it
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