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Brescia, le imprese del Natale danno lavoro a 39mila persone

in Alimentare/Economia/Tendenze by
I lavori del Natale a Brescia

Lombardia: sono 66 mila le imprese attive nei settori più legati a Natale, dalla produzione di pasticceria e spumante, alla fabbricazione e commercio di giocattoli, gioielli, dai ristoranti e bar alle agenzie di viaggi e tour operator. Pesano il 14% di tutte le imprese italiane attive nel settore, 469 mila e danno lavoro a 327 mila addetti su 1,8 milione di addetti nel settore in Italia. Hanno un business di circa 1,5 miliardi in regione per il mese, di cui circa un miliardo di affari a Milano. Il settore cresce in media dell’1% in un anno sia a livello regionale che nazionale.

Tra i principali settori legati alla festività del Natale, primi la ristorazione e i bar con 25 mila imprese ciascuno in Lombardia e rispettivamente 181 mila e 150 mila in Italia. Ci sono anche gli alberghi (2.400 imprese in Lombardia e 27 mila in Italia), chi fornisce fiori e piante, le profumerie e erboristerie  e i gioiellieri (ciascuno con circa 2 mila imprese in Lombardia e 15 mila in Italia). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi su dati del registro imprese al terzo trimestre 2017 e 2016.

Prime in regione Milano con oltre 23 mila imprese e 163 mila addetti, Brescia con 9 mila imprese e 39 mila addetti, Bergamo con 7 mila imprese e 29 mila addetti, Varese con 5 mila imprese e 20 mila addetti, Monza e Brianza con oltre 4 mila imprese e 15 mila addetti. Lodi ha circa mille imprese e 4 mila addetti. Per business mensile a Milano con un miliardo seguono Bergamo e Brescia, entrambe, con quasi cento milioni.

Il settore legato al Natale in Italia. Per numero di imprese, prime sono Roma (39.971), Napoli (24.437) e Milano (23.362), seguite da Torino (16.117) e Salerno (10.671). Milano è però prima nel Paese per numero di addetti, 163 mila, seguita da Roma (132 mila), Napoli (68 mila) e Torino (52 mila). Il business mensile dei settori è di cinque miliardi.

Boglioli di Gambara, dopo i licenziamenti scatta la protesta

in Aziende/Boglioli/Crisi/Economia by
L'outlet della Boglioli di Gambara

Scatta la protesta alla Boglioli di Gambara, società controllata da un fondo spagnolo (Phi Industrial Acquisitions) e ammessa al concordato preventivo in continutà. L’azienda del settore abbigliamento ha avviato le procedure di licenziamento collettivo per 50 dei 181 operai (in prevalenza donne) che da circa un anno si trovano costretti a fare i conti con la crisi e con la Cigs. Nei giorni scorsi, nella Bassa, si è tenuta una partecipata assemblea convocata dalla Cgil e i lavoratori sono pronti a dare battaglia. Nell’incontro del 14 dicembre – come informa Bresciaoggi –  i rappresentanti degli occupati chiederanno il ricorso al contratto di solidarietà in alternativa ai licenziamenti: se andrà diversamente scatteranno gli scioperi e forse addirittura una clamorosa protesta alla prossima edizione di Pitti.

Ride, l’app di carpooling per condividere i viaggi casa-università

in Economia/Evidenza/Trasporti by
Ride, la app per i viaggi degli universitari

(rubrica a cura di Innovation Club) Non sai come arrivare in università? Stanco di perder tempo aspettando una coincidenza? Vorresti viaggiare con la tua macchina riducendo i costi? Oggi per gli studenti arrivare in università è facile, economico, veloce e sostenibile con Ride: la prima applicazione di carpooling riservata al mondo universitario!

Cos’è Ride?

Ride è un’applicazione per condividere i viaggi coi propri colleghi da e verso l’università utilizzando una macchina di proprietà. La logica su cui è basata è quella del carpooling dove l’autostop viene rivisto in chiave moderna e smart.

I vantaggi?

Niente più attese alla stazione e tempi di percorrenza ridotti per chi normalmente viaggia coi mezzi pubblici. Non sarà più necessario rinunciare a frequentare i corsi a causa di scioperi. Gli autisti che normalmente viaggiano da soli potranno condividere le spese di viaggio con nuovi passeggeri. Il tutto in un’ottica green dove il condividere un viaggio implica minori macchine in circolazione, minor traffico, minor inquinamento e un aumento di parcheggi a disposizione.

In cosa si distingue di Ride?

Ottimizzazione dei tempi, riduzione dei costi e sostenibilità sono i tre benefici tipici del carpooling. Ride è stata però pensata per un mercato di nicchia rappresentato dal mondo universitario. L’accesso al servizio è infatti consentito esclusivamente a studenti, docenti e al personale dell’università i cui dati sono certi e facilmente reperibili. Questo blocco permette di creare una community riservata dove gli utenti possono viaggiare in sicurezza. L’università diventa aggregatore, il punto di incontro tra gli utenti che arrivano o partono proprio dall’università. Ride è inoltre nata con lo scopo di coprire tragitti brevi e quotidiani come quelli casa-università, andando a coprire tratte non ancora servite da strumenti simili.

Come si usa?

L’applicazione “Ride, Carpooling Universitario” è scaricabile gratuitamente da AppStore e Google Play. L’accesso è consentito tramite l’utilizzo della mail universitaria. L’autista può offrire un singolo viaggio o pianificare l’intera settimana/mese/anno. Dopo aver specificato il luogo di partenza, quello di arrivo, la data e l’orario; l’autista dovrà poi selezionare il prezzo da chiedere a ciascun passeggero per l’intera tratta e, infine, pubblicare l’offerta. Un utente alla ricerca di un passaggio può trovarlo facilmente con pochi click: inserendo luogo di partenza, di arrivo e la data nella funzionalità “Cerca” potrà immediatamente visualizzata la lista dei possibili autisti con cui viaggiare. L’applicazione dispone inoltre di una serie di funzionalità secondarie tra cui un sistema di pagamento online, una chat privata tra autisti e passeggeri, un sistema di feedback e la possibilità di bloccare uno o più utenti con cui non si desidera viaggiare.

Come è nata l’idea?

Ride nasce tra i banchi dell’Università degli Studi di Bergamo dove Rossella, Andrea, Carlo, Tiziana e Davide hanno studiato e vissuto in prima persona il bisogno legato al trasporto universitario. L’idea ha iniziato a prendere forma all’interno di Start Cup Bergamo 2015 ed è accresciuta grazie al prezioso sostegno di esperti del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Bergamo. Proprio durante l’evento finale di Start Cup i cinque ragazzi hanno avuto modo di conoscere un imprenditore di Milano che, dopo attente analisi, ha deciso di includere nella rete di imprese RES Academy il progetto, finanziandolo e dando così via al sogno. Dopo un anno dalla fondazione, il servizio è stato da poco lanciato all’Università degli Studi di Bergamo e, nei prossimi mesi, è prevista l’attivazione presso altre università a livello nazionale.

Quali sono i progetti futuri?

Il sogno è quello di diventare il più grande network di carpooling universitario sul territorio nazionale, così da massimizzare le sinergie tra le diverse università. Ride sta inoltre lavorando per offrire una piattaforma riservata al mondo aziendale, dove i dipendenti possano incontrarsi e condividere i viaggi casa-lavoro. Se siete curiosi visitate il sito www.ride.srl o andate a trovarli a CROSS, lo spazio di coworking del Kilometro Rosso a Bergamo, dove Rossella e Andrea lavorano per portare avanti questo sogno.

Energia, Massetti (Confartigianato): rischio stangata da un miliardo per Pmi

in Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia/Energia by

Nel 2018 la bolletta elettrica delle piccole imprese potrebbe aumentare fino a 1,2 miliardi di euro per effetto degli sgravi sugli oneri generali di sistema alle grandi industrie energivore previsti dalla Legge Europea varata a metà novembre dal Parlamento. È l’allarme lanciato dal presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti, delegato proprio per l’energia, il quale segnala che il costo delle agevolazioni agli energivori sarà finanziato con aumenti a carico dei piccoli imprenditori. «Si rischia una vera e propria stangata – sottolinea Massetti – che si aggiungerebbe ai maggiori costi che le piccole imprese già pagano oggi a causa dell’assurda disparità di trattamento nella distribuzione degli oneri generali di sistema: consumano il 25% di energia e pagano il 35% degli oneri, per una cifra complessiva che nel 2016 è arrivata a 5,6 miliardi di euro».

Confartigianato esprime forte preoccupazione per gli effetti di questi rincari sulle piccole imprese in una fase in cui sono fortemente impegnate a cogliere i segnali della ripresa. «Non dimentichiamo che proprio i settori manifatturieri a maggiore concentrazione di micro e piccole imprese stanno trainando il nostro export con una crescita del 5,6% negli ultimi 12 mesi – prosegue il presidente Massetti. Energia elettrica e gas sono fattori di produzione essenziali per le nostre imprese e il loro prezzo e le condizioni di approvvigionamento incidono sulla competitività dell’azienda. Anche per questo Confartigianato dedica quindi un’attenzione particolare al mercato dell’energia e grazie ai consigli di Confartigianato, è possibile decidere il fornitore di energia più conveniente e adatto alle proprie esigenze produttive. Confartigianato che ha costituito consorzi come il CEnPI a Brescia, per l’acquisto di energia, che permette alle imprese di abbattere i costi nell’acquisto di energia sul mercato libero dell’elettricità, ma anche del gas. L’imprenditore che si rivolge a Confartigianato può negoziare i prezzi di fornitura direttamente con l’operatore prescelto e ottenere sconti significativi sul prezzo dell’energia grazie al CEnPI. Invitiamo perciò le aziende a fare squadra intorno al CEnPI e di avvalersi di questa struttura. Basta rivolgersi ad uno dei nostri uffici territoriali per aderire al consorzio e delegare lo stesso per l’avvio delle forniture a condizioni assolutamente vantaggiose» conclude il presidente Massetti.

Sistemi Informativi e gestione della complessità | INNOVATION CLUB

in Economia/Innovation club/Innovazione/Partner/Rubriche by
economia a Brescia

(rubrica a cura di Innovation Club) – Non è vero che le PMI italiane hanno esigenze ridotte o semplificate rispetto a quelle grandi. Spesso hanno bisogni persino più sofisticati e di conseguenza anche la domanda delle piccole e medie imprese si caratterizza per elevata complessità tecnologica, applicativa ed economica. Il valore di una soluzione gestionale va valutato non solo per ciò che è in grado di garantire nell’immediato, ma anche dalla sua capacità di sostenere l’azienda e la sua complessità nel tempo. In questo elenco i principali vettori di complessità che oggi toccano anche le PMI italiane. Un sistema informativo può essere considerato un vaccino non tanto alla complessità che è un elemento positivo ma ai suoi “effetti collaterali negativi” che nel tempo costituiscono un problema e un costo occulto di gestione.

Ecco i principali “effetti negativi della complessità” su cui può intervenire:

ASSETTO INTERNAZIONALE: andare all’estero per produrre e vendere sui mercati locali è possibile se si dispone della strumentazione necessaria a controllare l’operato delle nuove realtà.

STRUTTURA MANAGERIALE: l’entrata di manager indipendenti che supportano la proprietà nella gestione aziendale scatena l’esigenza di sistemi informativi utili sia per chi ha delega gestionale, sia per chi deve controllare l’operato dei nuovi dirigenti e promuoverne un’omogeneità di comportamenti.

ASSETTI SOCIETARI: un’impresa in crescita può trovarsi a dover governare un network di aziende internazionali che collaborano da diversi continenti per soddisfare una base clienti globale, trovando nei sistemi informativi uno strumento di supporto alla governance di tali realtà.

STRATEGIA DI CRESCITA: le aziende che crescono non conoscono, oggi, ciò che servirà domani per gestire l’azienda. Un imprenditore ha segnalato che “la scelta di un sistema informativo, per un’azienda come la nostra, deve essere fatta non in base a ciò che si conosce, ma in base a ciò che non si è ancora capaci di fare”.

DINAMICITA’ DEL BUSINESS: le aziende stanno cercando strumenti che abilitino trasformazioni anche radicali nei modelli di produzione, distribuzione e commerciali.

MODELLI COMMERCIALI: cosa accomuna un produttore di profili speciali in acciaio e un retailer? La scelta di operare secondo standard qualitativi di servizio di assoluta eccellenza, che impongono una profonda integrazione fra sviluppo e capacità di delivery dell’offerta. Grazie alla gestione integrata d’azienda ed estesa verso i processi collaborativi è possibile realizzare una strategia commerciale che coinvolga a 360° tutti gli attori dell’azienda seguendo un approccio del “valore” consegnato al cliente. E’ possibile anche innovare il modello e le dinamiche di relazione tra l’azienda, i business partner e i loro clienti realizzando una strategia di Digital Customer Experience.

Per maggiori informazioni: www.neosgroup.it

Grande distribuzione, Lidl apre un nuovo supermercato a Desenzano

in Alimentare/Commercio/Economia/Evidenza/Garda/Zone by
Lidl apre un nuovo supermercato a Desenzano

Lidl, catena della grande distribuzione leader in Italia, aprirà il primo punto vendita a Desenzano all’interno del centro commerciale Le Vele, in Via Guglielmo Marconi. La cerimonia di inaugurazione, alla presenza del Sindaco Guido Malinverno si terrà giovedì 7 dicembre alle ore 09:00.

Con questo nuovo supermercato di circa 1.200 mq di superficie, Lidl va ad arricchire l’offerta della galleria di negozi. Gli orari di apertura al pubblico, dal lunedì alla domenica dalle 08:00 alle 21:00, garantiscono la massima flessibilità ai clienti, i quali possono usufruire del comodo parcheggio del centro commerciale con 400 posti auto.

Sugli scaffali è presente un ampio assortimento di 2.000 prodotti, di cui l’80% degli è Made in Italy. La linea Italiamo, in particolare, rappresenta il meglio del patrimonio gastronomico del nostro Paese e coniuga ottima qualità ad un prezzo conveniente. Per essere sempre più vicina ai gusti e alle abitudini dei propri clienti, Lidl ha instaurato, infatti, una proficua collaborazione con selezionati fornitori locali.

Per rendere l’esperienza d’acquisto ancora più completa, un ricco reparto panetteria accoglierà i clienti all’entrata e sfornerà tutto il giorno pane, croissant e altre prelibatezze dolci e salate. Inoltre, in occasione dell’inaugurazione, Lidl offrirà molte referenze in promozione, come frutta e verdura con sconti fino al 50%.

Questa apertura ha portato alla creazione di 8 posti di lavoro, che si vanno a sommare agli oltre 300 collaboratori presenti nella provincia di Brescia. Il costante investimento sulle risorse umane, sia in termini di assunzioni che di costante formazione e sviluppo, è valso a Lidl per il terzo anno consecutivo il riconoscimento di “Best Workplace” conferito dal Great Place to Work Institute.

Lidl è presente in Italia dal 1992 e ad oggi conta una rete di quasi 600 punti vendita su tutto il territorio nazionale. Con questa apertura, sono ben 109 gli store in Lombardia, 21 a Brescia e provincia, di cui 2 inaugurati ad ottobre (Castel Mella e Castegnato).

Regione, via libera al bilancio: pareggio a 23 miliardi di euro

in Economia/Istituzioni/Regione by

Via libera a maggioranza oggi in Commissione Bilancio (con i voti a favore di Forza Italia, Lega Nord, Lista Maroni, Lombardia Popolare, Fratelli d’Italia e Pensionati; contrari PD, Patto Civico e Movimento 5 Stelle) alla manovra di bilancio regionale (Collegato, Legge di Stabilità e Bilancio di Previsione 2018-2020), ultimo provvedimento finanziario della X legislatura. La Commissione, presieduta da Alessandro Colucci (Lombardia Popolare), ha analizzato e votato una cinquantina di emendamenti: 40 quelli approvati, gli altri emendamenti invece sono stati ritirati e rinviati alla discussione in Aula, prevista per i prossimi 19 e 20 dicembre. Per il 2018 il bilancio regionale è fissato in 23 miliardi e 781 milioni: 18 miliardi e 594 milioni vanno al servizio sanitario e 1 miliardo e 712 milioni alla spesa socio sanitaria. Tra le voci anche un fondo pluriennale destinato al cofinanziamento di progetti infrastrutturali e di investimento per gli enti locali (circa 270 milioni fino al 2032) e investimenti in ambito sanitario per 209 milioni.

Brescia, cresce ancora il terziario: fatturati su del 44 per cento

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze/Terziario by
Terziario a Brescia

L’attività del settore bresciano dei servizi evidenzia nel terzo trimestre del 2017 un’ulteriore
espansione, a certificazione della positiva fase ciclica che caratterizza il comparto locale.
Il terziario provinciale attraversa un periodo particolarmente favorevole, in coerenza con quanto
registrato a livello nazionale, dove l’Indice PMI riferito al settore si è mantenuto, anche nel periodo
luglio-settembre, saldamente sopra la soglia che delimita l’espansione dalla contrazione.
Nel dettaglio, in termini di giudizi sui tre mesi precedenti:
• il fatturato è cresciuto per il 44% delle imprese, con un saldo positivo del 14% fra coloro che
hanno dichiarato variazioni in aumento e in diminuzione;
• gli ordini e l’occupazione evidenziano anch’essi significativi incrementi (saldi netti pari
rispettivamente a +38% e a +34%);
• i prezzi dei servizi offerti si caratterizzano invece per una nuova contrazione (saldo netto –
8%), a conferma dell’assenza di pressioni inflazionistiche all’interno del comparto.

Le aspettative per i prossimi mesi sono nuovamente orientate all’ottimismo. Per il fatturato, il saldo
fra risposte in aumento e in diminuzione è ampiamente positivo (+59%); i saldi riferiti al portafoglio
ordini (+56%) e all’occupazione (+15%) evidenziano anch’essi risultati positivi. Le previsioni relative
ai prezzi dei servizi offerti (saldo nullo) appaiono in continuità con quanto formulato a consuntivo per
il terzo trimestre ed evidenzierebbero un’elevata concorrenza fra gli operatori del comparto.
In tale contesto, le opinioni delle imprese intervistate in merito alle prospettive sulla tendenza
generale dell’economia italiana sono nel complesso molto incoraggianti: il 63% degli intervistati si è
espresso infatti in modo favorevole, contro il 7% che è orientato verso un prossimo indebolimento (il
rimanente 30% ha indicato stazionarietà).

A seguito delle dinamiche sopra descritte, l’indice sul clima di fiducia nelle imprese bresciane
operanti nel settore terziario si è attestato a 150,0, ovvero ai massimi da quando è disponibile la
serie storica, in crescita sia nei confronti del periodo precedente (142,3), sia di quanto realizzato
nell’analogo trimestre dell’anno scorso (120,7).

Agenzie di viaggio, dopo Milano c’è Brescia: sono 287

in Economia/Evidenza/Turismo by
Agenzie di viaggio a Brescia e provincia

Per il ponte di Sant’Ambrogio milanesi in partenza con viaggi organizzati, buone le prenotazioni per quasi la metà degli operatori con prenotazioni in lieve crescita rispetto ai periodi normali. Un settore che conta oltre mille agenzie con un business annuale da 1,3 miliardi, circa 25 milioni di affari nella settimana di S. Ambrogio. Un quadro di settore per questi giorni realizzato da Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi e Fiavet Lombardia (Confcommercio Milano). Durerà una settimana, da 5 a 7 giorni per quattro operatori su dieci e per il 12% durerà oltre una settimana, con una spesa di oltre duemila euro in un caso su tre.

Roma, Firenze e la neve del Trentino sono le tre mete principali per chi resta in Italia. Caraibi, Maldive e mari internazionali, Londra, Vienna, Berlino, Madrid e  capitali europee le scelte all’estero. Mete principali: città d’arte (per cinque su dieci) e mare all’estero (per due su dieci). In sette casi su dieci viaggiano le coppie, soprattutto marito e moglie e fidanzati. Business in aumento. Per un operatore su due gli affari sono aumentati in questi giorni di ponte rispetto al resto dell’anno e per quasi la metà delle agenzie il mese di dicembre pesa un quinto di tutto l’anno.

Servizi turistici, tra agenzie di viaggio e tour operator la Lombardia concentra il settore in Italia. In regione ci sono oltre 2.400 imprese con 9.160 addetti e 1,85 miliardi di fatturato. Il dato italiano è di 15.697 imprese con 45 mila addetti e un business da 7,5 miliardi. A Milano ci sono oltre mille imprese con 5899 addetti e 1,3 miliardi di affari.

Le imprese di servizi turistici in Lombardia. Sono oltre 2.400 le imprese in Lombardia che si occupano di organizzare viaggi e di assistenza turistica, una su sei del totale italiano di settore. Un settore stabile tra 2016 e 2017 che a Milano tocca quota 1.115 imprese.  Vengono poi Brescia con 287 imprese (un numero che conferma anche i buoni dati sul turismo incoming nel Bresciano), Bergamo con 212, Varese con 170 e Monza e Brianza con 168. In un anno cresce soprattutto Como (+4%). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi sui dati del registro imprese al 2017 e 2016.

Le imprese di servizi turistici in Italia. Sono 15.697 le imprese del settore attive a livello nazionale. Roma è prima con 2.018 attività (+2,9% in un anno, +10% in cinque), seguita da Milano con 1.115 imprese e Napoli con oltre 1.000 (+1%). Poi ci sono Torino, Firenze e Bari. Milano è prima per addetti, 5.899 rispetto ai 5.323 di Roma.

Industria 4.0: bene gli incentivi ma… le dimensioni contano

in Api/Associazioni di categoria/Economia/Tendenze by
La presentazione dei dati nella sede di Apindustria Brescia

L’indagine del Centro studi di Apindustria su una campione di aziende associate. Sivieri: «Percorso positivo: chi investe in macchinari lo fa anche in formazione»

Due imprese su tre hanno fatto investimenti nell’ultimo anno ma solo il 27% in investimenti attinenti il Piano 4.0. In ben sei casi su dieci chi ha investito non rientra nelle possibilità di sgravio fiscale previste dalla legge. È questo quanto emerge dall’indagine realizzata dal Centro Studi di Apindustria Brescia attraverso un questionario sottoposto a metà novembre a un campione di 100 imprese associate (per metà del campione metalmeccaniche e per oltre l’80% con un numero inferiore ai 50 addetti).

Obiettivo della ricerca, in concomitanza con la discussione e l’imminente approvazione della legge di Bilancio 2018 che contiene misure dedicate all’innovazione, è valutare gli effetti fino ad oggi del cosiddetto Piano Industria 4.0 sulle realtà aziendali di piccole e medie dimensioni. In merito agli investimenti fatti, si osserva una forbice: tra chi non ha investito (il 34% del campione) risalta infatti quel 48% di rispondenti secondo i quali «la mia azienda non necessita di investimenti»; al contrario, chi ha fatto investimenti nel Piano Industria 4.0 (il 27% del campione) in oltre quattro casi su dieci (42%) lo ha fatto «per rendere tecnologica la mia azienda», e questo indipendentemente dall’agevolazione fiscale in quanto ritiene che l’azienda richieda sempre di essere mantenuta ad un alto livello tecnologico.

Per il 2018 il 66% del campione ha in programma nuovi investimenti, in sei casi su dieci dei quali attinenti il Piano Industria 4.0. Il 61% degli intervistati si dichiara interessato alla proroga del Piano. Di particolare interesse il giudizio sul Piano in relazione alle Pmi: l’84% del campione afferma che può servire anche alle imprese di piccole e medie dimensioni, ma la dimensione conta parecchio, nel senso che l’eccessiva complessità dei requisiti per rientrare nel Piano (26%) o il fatto che esso sia considerato maggiormente rivolto ad imprese di medie o grandi dimensioni (21%) sono considerati fattori penalizzanti per le imprese meno strutturate e di minori dimensioni.

La seconda parte della ricerca ha indagato la relazione tra innovazione e formazione del personale, anche alla luce del fatto che nella proroga degli incentivi previsti nella Legge di Bilancio 2018 ci sono risorse appositamente dedicate in tale direzione. A tale riguardo, come osserva l’indagine, «la formazione volontaria del personale rappresenta una necessità non rilevata dal 44% dei rispondenti, contro il 36% di imprese che hanno svolto corsi – tramite formatori interni o esterni». Nel 17% degli intervistati, i corsi in programma si realizzeranno entro il primo semestre 2018. I destinatari sono nel 10% dei casi i nuovi assunti, nel 18% i dipendenti con meno di 50 anni, nel 71% tutti i dipendenti, indipendentemente dall’età o dall’anzianità in azienda. Sei aziende su 10 hanno comunque intenzione di usufruire del bonus formazione 4.0. Il 62% delle imprese intervistate ritiene che le risorse umane che sta selezionando o selezionerà nel 2018 avranno già competenze in ambito tecnologico, necessarie per interagire con sistemi aziendali più complessi; per il 38% dei rispondenti, al contrario, sarà necessario intervenire per colmare il gap di conoscenza.

«Dall’indagine emerge un giudizio sostanzialmente positivo del Piano Industria 4.0 e degli incentivi per l’innovazione, anche se giudicati talvolta più mirati alle imprese medio grandi – afferma Douglas Sivieri, presidente di Apindustria Brescia -. Interessante il fatto che chi sta usufruendo degli incentivi stia puntando molto anche sulla formazione degli addetti, legame sempre più fondamentale per una crescita aziendale sana».

Preoccupa quel 34% di imprese che non ha fatto investimenti: «In non pochi casi questo accade per mancanza di liquidità o a causa di perdite realizzate dall’azienda – osserva Sivieri -. Sono numeri che si collegano ad altre ricerche fatte dal nostro Centro Studi, dalle quali emerge che nonostante la ripresa sia sempre più consolidata, ci sia ancora un nucleo consistente di imprese, intorno al 20%, in grossa difficoltà».

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