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Apindustria Brescia, a fine maggio il rinnovo delle cariche

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Bilancio di fine mandato per Douglas Sivieri, 49 anni, titolare dell’azienda IT Core alla guida di Apindustria da tre anni. In un’intervista video realizzata nell’ambito della newsletter istituzionale associativa «Diamo voce all’imprenditoria bresciana», Sivieri non rivela se si ricandiderà per un altro triennio alla presidenza di Apindustria – a fine maggio ci sarà il rinnovo delle cariche – ma ne approfitta per tracciare un bilancio di quanto fatto finora.

«Apindustria è cresciuta e si è ben equilibrata rispetto alle esigenze degli associati – afferma -. Per me è stata un’esperienza straordinaria: l’associazione è un ecosistema complesso che si può conoscere bene solo dall’interno». Corpi intermedi in crisi? «Solo quando sono scollegati dalla realtà e dalla struttura produttiva: se raccolgono e fanno proprie le esigenze degli associati sono ancora fondamentali. Apindustria – spiega Sivieri – questo ha cercato di fare, strutturandosi al proprio interno, dando vita a nuovi servizi, cercando di essere più presente nel dibattito cittadino e nazionale per sostenere e dare voce alle istanze degli associati». Il prossimo futuro di Apindustria Brescia? «Forse un po’ più semplice, soprattutto per quanto riguarda la parte infrastrutturale, ma molto abbiamo ancora da fare». I rapporti con Aib? «Domanda invasiva, non rispondo», glissa il presidente. E quelli con i sindacati? «Buoni, a dispetto delle differenze, anche culturali. Sono state relazioni leali, di confronto vero, senza preconcetti, a volte anche antipatiche ma sempre oneste. Di sicuro non siamo più nell’Ottocento».

Infine un voto all’economia bresciana: «Direi almeno sette e mezzo. L’economia bresciana ha dimostrato di saper volare molto in alto ed è fatta di imprenditori capaci e affezionati all’idea di successo». Si poteva fare di più? «Forse, ma siamo una piccola provincia in mezzo alla globalizzazione». Neanche una nota dolente? «Forse è mancata la velocità di adattamento al mondo digitale, ma questo non è un problema solo bresciano». E comunque, volenti o nolenti, «tutti quanti dovremo affrontare questo nodo insieme nei prossimi anni». A fine maggio il rinnovo delle cariche di Apindustria, associazione che quest’anno compie i 55 anni di attività e fa parte di un sistema nazionale che ha al proprio vertice Confapi, la Confederazione italiana della piccola e media impresa.

Apindustria plaude al piano Industria 4.0 del Governo

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“Il piano Industria 4.0 del Governo è ricco di opportunità e, per la prima volta dopo tanta inerzia, indica una strada per la politica industriale di questo Paese”. A dirlo è il presidente di Apindustria Brescia Douglas Sivieri. “Cullarsi o pensare solo agli incentivi che ne potrebbero derivare nel breve e nel medio periodo rischierebbe però di dimenticare i numerosi problemi che l’Italia deve affrontare. Tra questi vi è senz’altro quello dell’occupazione, giovanile ma non solo”.

“Giusto per restare a Brescia – continua Sivieri -, l’Istat ci ha recentemente ricordato che il tasso di disoccupazione è all’8,6%, in lieve calo rispetto al 2015 ma comunque quasi tre volte superiore rispetto ai valori pre crisi. Ancora peggio va per i giovani tra i 15 e i 24 anni, fascia di età nella quale un giovane su tre che cerca lavoro non lo trova. L’economia ha movimenti minimi verso l’alto, sappiamo che la domanda interna stenta in modo particolare, ma questo non si traduce automaticamente nel fatto che manchi lavoro per tutti. Da tempo, anche nel nostro piccolo osservatorio, notiamo una crescente distanza tra domanda e offerta di lavoro. Servono tecnici specializzati ma la scuola non ne produce, almeno non a sufficienza.

Servono competenze specifiche, capacità di adattamento, ma sempre meno si trovano ragazzi con tali profili. Una recente indagine realizzata da Astraricerche per conto di Manageritalia ha evidenziato che tanti giovani, ancora oggi, in tale contesto critico e in profonda mutazione, scelgono percorsi di studi più in base alle proprie preferenze e passioni che non valutando i possibili sbocchi professionali. Coltivare le proprie passioni è senz’altro positivo, ma cercare di fare in modo che queste si concilino anche con le esigenze del mercato del lavoro sarebbe saggio – dice ancora il presidente di Apindutria -. Senza peraltro dimenticare il fatto che quella dello statistico e del data scientist è considerata una delle professioni più sexy del XXI secolo (cit. Hal Varian, Chief Economist di Google).

Un recente report diffuso in occasione dell’ultimo World Economic Forum ha destato scalpore: in base a tale studio due bambini su tre che iniziano oggi a studiare da grandi faranno un lavoro che oggi non esiste. Magari non sarà proprio così, ma il report indica una tendenza con la quale tutti, imprenditori e lavoratori (attuali e futuri) dobbiamo fare i conti. Usare lo smartphone o il tablet non è sufficiente per il mondo che verrà. Tutti – imprese, lavoratori, mondo della scuola – dobbiamo rinnovarci rapidamente se vogliamo evitare di declinare in un mondo che corre sempre più rapidamente.

È in tale contesto che il dibattito sui voucher o i mini jobs, e ancor prima quello sul Jobs Act, rischia di continuare a guardare il dito, tralasciando la luna e lo sguardo d’insieme. Non rientro tra i pessimisti, convinti che di lavoro ce n’è sempre meno e altro ne verrà bruciato dalla quarta rivoluzione industriale, ritengo però che per crescere insieme serva una sforzo comune. Questo significa ragionare dei fondamentali investimenti produttivi oggi ancora insufficienti o della sempre più necessaria maggiore capacità di adattamento e di formazione continua per i lavoratori, smettendo di pensare che “una volta è per sempre”.

È in tale contesto di profonda mutazione che servono politiche attive mirate, più attente alla formazione e riqualificazione di chi oggi lavora. Allo stesso modo, per chi è in età di studio, è molto importante saper cogliere il giusto punto di equilibrio tra passioni e sbocchi lavorativi. L’industria 4.0 non è la bacchetta magica che ci farà uscire dalla crisi, è una necessità e un’opportunità che deve essere compresa. Dalle imprese, dai lavoratori e dai sindacati, dalle famiglie e dai figli che oggi devono decidere cosa studiare. Da chi oggi governa e deve introdurre con vigore le necessarie misure di accompagnamento di tale processo”.

Sivieri (Apindustria): ora serve una politica che prenda decisioni

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Douglas Siveri presidente Apindustria

Una politica ferma che, ancora una volta, non aiuta gli imprenditori. Il presidente di Apindustria Brescia Douglas Sivieri ribadisce l’importanza di prendere decisioni precise in questo momento storico ed economico. “Gli imprenditori, per natura, sono molto ottimisti – commenta in una nota – : se così non fosse tante imprese non sarebbero nemmeno nate. Ottimisti sì, ma non incoscienti, ed è per questo che da tempo ribadiamo l’importanza di decisioni importanti per il sistema Paese. Che purtroppo non arrivano, né per sostanza né tanto meno per la celerità che invece servirebbe”.

“Oggi è una giornata importante – continua Sivieri -: la Gran Bretagna ha infatti dato formalmente il via al processo di separazione dall’Unione Europea. È la prima volta che accade nella non lunga storia dell’Unione e non sappiamo quali saranno le conseguenze e gli esiti di questa decisione. A oggi possiamo solo dire che in Gran Bretagna il disastro annunciato lo scorso anno sul rischio Brexit non c’è ancora stato. Più facile per loro, certo, che hanno la sterlina e non sono dentro l’euro (che, a scanso di equivoci, non è una porta girevole). Resta che il mondo si muove, dentro e fuori (soprattutto) dall’Europa. Eppure sembriamo non accorgercene. Nei giorni scorsi a Roma si sono tenute le celebrazioni per il sessantesimo dei Trattati di Roma: tanta diplomazia, tanti richiami ai valori dell’Europa, un documento che è stato soprattutto una grande prova di equilibrio o, meglio, di equilibrismo.
I nodi sono ancora tutti lì e qui veniamo all’Italia, che oltre ai nodi europei ne ha anche fin troppi di suoi. Il Paese continua ad andare a bassa velocità, al punto da sembrare immobile. Non mi riferisco tanto alle variazioni congiunturali di fatturato e ordinativi delle imprese (in calo a gennaio, secondo le ultime rilevazioni fatte dall’Istat proprio ieri), quanto piuttosto al senso di immobilismo che si continua a percepire. A distanza di quattro mesi dal referendum costituzionale non c’è ancora uno straccio di legge elettorale che ci possa consentire di andare al voto. E, peggio, la politica è impallata, terrorizzata da 3,4 miliardi di manovra correttiva da fare in un contesto nel quale il debito pubblico è superiore al 130% del Pil, intorno ai 2.200 miliardi di euro. Che accadrà fra pochi mesi, quando le manovre sui conti pubblici dovranno essere di ben altra portata?

Abbiamo bisogno di investimenti – ricorda Sivieri -, abbiamo bisogno di sostegno, abbiamo bisogno di un Governo che decida cosa, quanto e dove tagliare e dove, al contempo, investire. Abbiamo bisogno di una politica fiscale diversa, che sia meno soffocante per imprese e lavoratori. Abbiamo bisogno di una politica industriale, che non può limitarsi (con tutti i se e i ma del caso) agli incentivi per l’industria 4.0. Abbiamo bisogno, in una parola, di una visione di insieme. Sarebbe quella che ci permetterebbe di vivere con minor ansia le piccole variazioni col segno meno e di ascoltare con minor invidia il console onorario canadese quando, la scorsa settimana a palazzo Loggia, ci ha spiegato quanto sia facile fare gli imprenditori da quelle parti, dalla burocrazia (cinque giorni per aprire una società) alle tasse.

Ecco, senza sperare di diventare il Canada – fosse anche solo per ragioni climatiche – vorremmo una politica che prenda delle decisioni. Che si sporchi le mani, che non urli solo al disagio ma lo guardi davvero e proponga e realizzi soluzioni. Lo chiediamo noi imprenditori, quelli che vanno bene e ancor più quelli che hanno i conti traballanti, non pochi purtroppo questi ultimi. E, credo, lo chiedono anche i disoccupati bresciani (l’8,6% dicono le ultime statistiche), soprattutto i giovani. Mai come oggi le sorti di imprese e lavoratori sono comuni. Per questo vorremmo una politica più responsabile, più attenta ai bisogni di imprese e lavoratori, meno concentrata su se stessa. Dobbiamo essere ottimisti, ma non vogliamo essere smentiti”.

Apindustria: segnali positivi su fatturato, produzione e ordini

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Douglas Siveri presidente Apindustria

In crescita fatturato, produzione e ordini, stabili gli investimenti e l’occupazione. L’analisi congiunturale sul quarto trimestre 2016 realizzata dal Centro Studi Apindustria tra un campione di imprese associate conferma il moderato ottimismo dei periodi precedenti. I dati medi di sintesi dei principali indicatori appaiono positivi: per il 59% del campione il fatturato è in crescita, così come la produzione (49%) e gli ordini (52%). Stabili gli investimenti nella quasi totalità del campione (e per un quarto in crescita), segnali più che positivi arrivano dal fronte occupazionale: un quarto del campione ha ampliato l’organico, il 70% lo ha mantenuto stabile e solo il 6% ha avuto riduzioni di personale. Restano situazioni di difficoltà per un nucleo di imprese, seppure in misura inferiore rispetto al periodo precedente: il 30% delle imprese continua ad avere impianti decisamente sottoutilizzati (ma un terzo di queste ha migliorato la situazione rispetto al terzo trimestre) e nel 10% dei casi è in grave difficoltà. Il 6% del campione registra al contrario una crescita decisa nell’utilizzo degli impianti.

Le aspettative per il 2017 sono discretamente positive: dove nel 2016 si è assistito ad un miglioramento (leggero o sensibile), anche per il 2017 la sensazione è positiva; la percezione per il nuovo anno rimane negativa per le aziende in cui il 2016 non ha dato segnali positivi. Un timido segnale positivo viene invece dalle previsioni sul mercato europeo per le aziende in cui il 2016 ha manifestato un leggero calo. Per quanto riguarda il settore metalmeccanico (poco più della metà del campione) non ci sono differenze sostanziali ma emergono note leggermente più positive nei valori percentuali per quanto concerne fatturato, produzione, ordini e occupazione (segnalata in crescita in oltre un quinto delle aziende). Per il 2017 le aziende metalmeccaniche intervistate manifestano sensazioni più positive sul mercato italiano ed europeo. Si prevede invece una situazione stabile per i commerci con destinazione extra UE.

«Le previsioni delle imprese per il 2017 sono incoraggianti, soprattutto per quanto riguarda il mercato europeo ed italiano – commenta Douglas Sivieri, presidente Apindustria Brescia -. Che la ripresa debba passare anche dal mercato interno lo diciamo da tempo e il fatto che le imprese vedano un po’ meno grigio su questo fronte fa ben sperare. Anche sul piano occupazionale, peraltro. Nei giorni scorsi i dati sulla cassa integrazione diffusi dall’Inps hanno confermato che le imprese ne stanno chiedendo molta meno: le cause sono molteplici ma è indubbio, come rileva anche l’analisi congiunturale tra i nostri associati, che in questo momento sono più le imprese che assumono che non quelle che licenziano. Fa riflettere, invece, in un contesto nel quale l’euro non è senz’altro ai massimi livelli, la previsione di stazionarietà delle imprese sui mercati extra UE».

Sivieri (Apindustria): referendum con messaggio politico, ora servono certezz

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“La grande affluenza e l’enorme scarto tra il Sì e il No dimostrano che questo è stato anche un voto politico. Il Paese ha risposto in modo chiaro, ha manifestato un grande malumore per la situazione economica ma anche mostrato disaffezione non per la politica in sé ma per scelte e imposizioni dall’alto”. A dirlo è il Presidente Apindustria Brescia Douglas Sivieri. “Ora – continua – si apre una fase difficile ma è chiaro che l’epoca dei governi tecnici è finita e che bisogna uscire in tempi rapidi da questa fase di incertezza. Anche perché molti sono i nodi da sciogliere e tante riforme per rilanciare l’economia del Paese sono ancora da fare”.

Disoccupazione giovanile, report Api: Brescia tra le peggiori del Nord Italia

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In provincia di Brescia più di un giovane su tre, di età compresa tra 15 e 24 anni, è disoccupato: nel 2008 lo era poco più di uno su venti. Il dato, più che preoccupante, viene sottolineato nell’indagine su «Disoccupazione giovanile e mismatch» realizzata dal Centro Studi e dall’Ufficio Risorse Umane di Apindustria. Obiettivo dello studio, oltre a mettere a confronto i dati bresciani sulla disoccupazione giovanile nella fascia 15-24 anni con quelli delle altre provincie italiane e con i dati europei, cercare anche di capire (attraverso 200 interviste a giovani che hanno rifiutato la posizione lavorativa per la quale erano stati selezionati) le difficoltà che esistono nell’incrocio tra domanda e offerta di lavoro.

«Il trend degli ultimi anni ha segnato un peggioramento molto evidente – si legge nel report del Centro Studi Apindustria -, portando la nostra provincia, a vocazione prettamente metalmeccanica, al 50esimo posto nella lista delle province italiane classificate per tasso di disoccupazione giovanile nel 2015». Lo scorso anno, in provincia di Brescia, il tasso di disoccupazione giovanile nella fascia 15-24 anni risulta essere infatti del 35,9%, in continuo peggioramento rispetto agli anni precedenti (6,2% nel 2008, 21,5% nel 2011, 28,2% nel 2014). Ben lontana da province quali Bolzano (11,9%), Verbano-Ossola (15,8%) o Cuneo (17,1%), peggio della media lombarda (32,3%) e del Nord Italia (30,6%), appena meglio addirittura rispetto alla media nazionale (40,3%). «Stupisce negativamente il dato del 2015 – sottolinea il rapporto -: il Nord e in generale l’Italia registrano un miglioramento rispetto all’anno precedente, con una riduzione del tasso di disoccupazione per i giovani 15-24. In Lombardia peggiora di un paio di punti, mentre a Brescia di ben 7,7 punti percentuali». Meglio la disoccupazione in fascia 15-29, in cui il tasso si staglia al 22,7% nel 2015 (l’anno prima era il 17,5%).

Se questo è il dato negativo, è pur vero che anche negli ultimi anni le imprese, seppure in misura minore rispetto al passato, hanno continuato a cercare nuove figure professionali. Un dato, questo, confermato anche dal report quando evidenzia «una variazione crescente positiva nella domanda di personale da parte delle imprese» nell’ultimo triennio. Dall’analisi incrociata con l’Ufficio Risorse Umane di Apindustria è però emersa in modo abbastanza evidente anche una difficoltà a far incrociare domanda e offerta di lavoro. In particolare, basandosi su 200 interviste ad altrettanti giovani che hanno rifiutato la posizione lavorativa per la quale erano stati selezionati, è emerso che tra le cause principali di questo mancato incontro vi sono la distanza casa-lavoro, le aspettative economiche non soddisfacenti e la mancanza di competenze richieste.

Api, firmato l’accordo sulla detassazione con le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil

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È stato sottoscritto questa mattina presso la sede di Apindustria Brescia l’accordo territoriale in materia di detassazione ex decreto 25 marzo 2016. Ne sono firmatari Douglas Sivieri, presidente dell’Associazione, Damiano Galletti e Gabriele Calzaferri in rappresentanza di Cgil, Francesco Diomiaiuta per Cisl e Mario Bailo di Uil.

Le parti intendono favorire attraverso la sottoscrizione di tale accordo la contrattazione collettiva di 2° livello con contenuti economici correlati a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, quale strumento utile sia per la crescita della competitività e lo sviluppo delle imprese sia per accrescere il potere d’acquisto dei lavoratori che hanno la possibilità di beneficiare della detassazione.

Potranno godere dell’accordo le imprese aderenti al sistema di rappresentanza di Apindustria-Confapi aventi sede legale e/o operativa nella provincia di Brescia e le aziende non associate che conferiscono all’Associazione espresso mandato di assistenza sindacale. Un importante vantaggio correlato alla sottoscrizione dell’accordo è che permetterà anche alle aziende prive di rappresentanza sindacale di applicare la detassazione alla retribuzione collegata ai premi di risultato, a favore dei lavoratori che rischierebbero di esserne esclusi.

“L’accordo rappresenta un importante elemento a vantaggio del consolidamento e dello sviluppo della contrattazione aziendale legata a retribuzione realmente variabile, a percorsi di welfare aziendale e alla partecipazione attiva dei lavoratori ai risultati aziendali” commenta Sivieri, che si dichiara soddisfatto della condivisione con le organizzazioni sindacali, “a conferma della collaborazione in atto su varie tematiche”.

È possibile consultare l’accordo sulla detassazione sul sito www.apindustria.bs.it e sui siti delle organizzazioni sindacali. Per renderlo operativo le aziende possono rivolgersi all’Ufficio Relazioni Industriali e Sindacali dell’Associazione, tel. 030 23076, e-mail sindacale@apindustria.bs.it.

Sivieri, Apindustria: non attendiamo oltre per le infrastrutture immateriali

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Nei giorni scorsi la presenza in città del ministro Graziano Delrio e dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato italiane Renato Mazzoncini ha messo alcuni punti fermi sullo stato delle opere infrastrutturali che riguarderanno Brescia nei prossimi anni. Sulle loro dichiarazioni interviene Douglas Sivieri, presidente di Apindustria Brescia.

“L’alta velocità procede a passo più o meno spedito a seconda dei fondi messi a disposizione, l’autostrada della Val Trompia – progetto di cui si discute da almeno trent’anni – forse vedrà i primi cantieri il prossimo anno, l’aeroporto di Montichiari resta in attesa di decollare da qualche decennio o quanto meno di ritagliarsi uno spazio all’interno di un territorio già piuttosto intasato, per la Piccola velocità sono arrivate nuove promesse di rilancio. In attesa di vedere se il libro dei sogni (come è stato titolato a livello locale) diventerà realtà, non possiamo che esserne lieti. Di infrastrutture in grado di migliorare la mobilità di persone e merci ce n’è bisogno” è il pensiero di Sivieri.

“Nel 2016 è necessario però soffermare lo sguardo non solo sulle infrastrutture materiali (di cui c’è bisogno, lo ripeto a scanso di equivoci) ma di porre analoga se non maggiore attenzione alle infrastrutture immateriali del territorio. Non stiamo parlando di domani: già ora le infrastrutture immateriali sono fondamentali, sono per intendersi un po’ come l’acqua o l’elettricità, e sono in grado di determinare il successo o meno di un’azienda – prosegue ancora il presidente -. Come il costo dell’energia può determinare le sorti di un’azienda, allo stesso modo il gap digitale e di accesso alla rete rispetto a un concorrente è oggi vitale per la sopravvivenza e lo sviluppo di un’impresa. Negli ultimi anni molte aziende si sono perse per strada o sono in situazione di affanno, ma fortunatamente molte di più sono quelle che sono state in grado di non subire la crisi ma di attrezzarsi in modo adeguato. Tutte o quasi, e soprattutto le piccole e medie imprese, hanno bisogno di salire di un gradino o più. In che modo? Attraverso le infrastrutture immateriali, che devono essere fatte adesso, non domani. Se abbiamo aspettato 20 anni per l’autostrada della Val Trompia, con il rischio che non sia più nelle necessità di tante aziende, non possiamo aspettarne altrettanti per avere i fattori abilitanti alla crescita digitale”.

“Lo stato dell’arte oggi è però negativo – conferma Sivieri -. In provincia di Brescia, in questo momento, meno di un’abitazione su cinque ha una connessione a banda larga e la media provinciale complessiva è inferiore ai 5Mbs. Il confronto con l’Europa è però disarmante: rispetto a Brescia e all’Italia, quasi ovunque nel continente diffusione della banda larga, velocità e costi sono migliori. La produttività è anche questo. Piani e progetti per migliorare ci sono, ma la velocità di decisione e attuazione in questi casi è fondamentale perché qualsiasi progetto di innovazione, qualsiasi piano di governo Industry 4.0 non serve a nulla se la grande mole di dati che si riesce a generare, se le macchine in rete, se lo sviluppo remoto del software di gestione non hanno una robusta e affidabile capacità di accesso al mondo digitale”.

“Il mondo è più veloce, non aspetta i nostri tempi, e nemmeno quelli della nostra Pubblica Amministrazione – dice ancora il presidente di Apindustria -. Vale la pena sottolinearlo: una Pubblica Amministrazione efficiente è o sarebbe una grande, forse la principale, infrastruttura digitale del Paese. La trasformazione della Pubblica Amministrazione nel rapporto con i cittadini e le imprese deve essere attuata in profondità, snellendo le procedure, aumentando la trasparenza, implementando e velocizzando i servizi. Uno Stato amico dei cittadini e delle imprese è anche e soprattutto questo. La trasformazione della Pubblica Amministrazione non è a costo zero, l’effetto volano sarebbe straordinario. Banda larga e trasformazione dei processi di produzione non possono essere gestiti con logiche e metodi antiquati. Nei tempi attuali, per dirla tutta, non possiamo permetterci una discussione di vent’anni su un’opera. Soprattutto se per cittadini e imprese è come l’aria per respirare”.

Ttip e Brexit, ricadute importanti per le piccole e medie imprese

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di Douglas Sivieri – Il Ttip? Bellissimo, ma non a queste condizioni. La Brexit? Le Pmi non sono pro o contro l’Europa, ma è evidente che le politiche attuali non vanno. «Siamo una provincia manifatturiera, vocata all’export e gli scenari internazionali ci riguardano parecchio», ricorda Douglas Sivieri, presidente di Apindustria, anticipando che il 29 settembre nella sede dell’associazione ci sarà una giornata seminariale proprio su Brexit e accordi di libero commercio Usa-Ue con il giornalista economico Mario Seminerio e Daniel Gros, direttore del Centre for European Policy Studies. «I nostri imprenditori hanno bisogno di essere informati – sottolinea Sivieri – per capire quali potrebbero essere gli scenari dei prossimi mesi».

Il TTIP, l’accordo di libero commercio, apre opportunità enormi, ma le regole devono essere giuste, altrimenti per le piccole e medie imprese saranno guai seri. Diversi, secondo Sivieri, gli aspetti che devono essere cambiati: «Un esempio? – spiega – Le corti arbitrali: non abbiamo bisogno di una giustizia parallela, che emetta sentenze a porte chiuse e non ammetta appello. I tempi di questo tipo di corti, storicamente, sono di quattro anni e costano moltissimo. Sarebbe insostenibile per le piccole imprese». Analogo il ragionamento sulla protezione dei consumatori: in Italia e in Europa esiste il principio di precauzione, negli Stati Uniti quello del follow-up: «Se non ci sono regole uguali – osserva il presidente di Apindustria – significa mettere le PMI in mano a chi ha regole diverse dalle nostre». O, ancora, il Consiglio di regolazione, che ha il compito di armonizzare gli standard tra gli Stati Uniti e l’Europa, deve vedere al tavolo anche un rappresentante delle PMI. «Un aspetto che riguarda soprattutto l’elettronica e la metalmeccanica, ambiti peraltro molto significativi a Brescia: per cambiare le procedure di certificazione oggi, in teoria, un esportatore bresciano deve passare da 50 Stati federali diversi, mentre per gli statunitensi basta un’unica procedura per tutta Europa: una distorsione gravissima che deve essere chiaramente cambiata».

Per quanto riguarda la Brexit, è evidente per Sivieri che a tre mesi di distanza tutti gli scenari peggiori per il regno Unito non si sono avverati. La sterlina si è svalutata, il Paese ha sostenuto serenamente il cambiamento, la disoccupazione è in calo ed è tornata ai livelli pre crisi, l’indice delle PMI del manifatturiero (53,3) e dei servizi (52,9) è positivo e migliore delle attese, e anche quello delle costruzioni (49,2), pur restando in territorio negativo, va comunque meglio del previsto. Segnali di vivacità arrivano anche dall’export. «Quello che è evidente è che la Gran Bretagna ha fondamentali solidi – sottolinea Sivieri -, mentre i problemi li abbiamo noi. Non si tratta di essere pro o contro l’Europa, ma le politiche di questa Europa non vanno bene». Un grido d’allarme, l’ennesimo, perché si cambi passo. «Sono questioni fondamentali e c’è necessità di capire», conclude Sivieri. Il 29 settembre (ore 16.30) il seminario su Scenari economici e commerciali fra Brexit e TTIP e le possibili ricadute per le PMI italiane.

* Presidente Apindustria

Piccole imprese: segnali positivi da fatturati, ordini e investimenti

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Fatturati e ordini in crescita in oltre un caso su due, col segno positivo in quasi un caso su due anche la produzione, input positivi iniziano ad arrivare anche da investimenti, soprattutto nel settore metalmeccanico, e occupazione (in circa un caso su cinque). L’analisi congiunturale relativa al secondo trimestre 2016 realizzata dal Centro Studi di Apindustria segnala una tendenza nel complesso positiva e, anche se ovviamente permangono elementi critici per un discreto numero di aziende del campione, l’analisi incrociata dei dati evidenzia realtà aziendali che vivono una fase di netta ripresa negli indicatori considerati. «I numeri sulla ripresa sono ancora esigui – afferma Douglas Sivieri, presidente di Apindustria Brescia -, ma molte piccole e medie imprese bresciane hanno ricominciato ad investire e questo è sicuramente un bel segnale. Purtroppo non tutte le imprese vanno nella stessa direzione e, collegato a questo aspetto, resta il grande problema di un mercato interno che continua a essere fermo e che rappresenta però il naturale sbocco di tante aziende. I mercati esteri, per chi può, sono necessari ma non sufficienti».

L’analisi dei dati congiunturali si sviluppa dal confronto dei dati del trimestre in esame rispetto al trimestre precedente. Più nel dettaglio, osserva il Centro Studi, i principali indicatori economici del II trimestre 2016 segnalano una tendenza nel complesso positiva, ma in moderata crescita: il campione di riferimento si distribuisce tendenzialmente nella fascia +1/+5%. I dati medi sono incoraggianti e positivi: mediamente, crescono fatturato (positivo nel 57% dei casi) e produzione (in crescita nel 48% dei casi, il 27% dichiara stabilità), a fronte di un aumento degli ordini (56%); aumentano mediamente anche i costi di produzione, che si stagliano tra +1 e +8% per il 40% dei rispondenti (il 53% segnala invece stabilità).

Tendenzialmente fermi gli investimenti (in crescita solo nel 22% dei casi), e l’occupazione, in timida crescita per il 28% degli associati. L’analisi incrociata dei dati evidenzia realtà aziendali che vivono una fase di netta ripresa negli indicatori rilevati, con punte positive particolarmente significative.

Rimangono tuttavia presenti situazioni di crisi aziendale, come emerge dall’analisi del grado di utilizzo degli impianti: come per il trimestre precedente, le situazioni di maggior difficoltà – in cui gli impianti lavorano alla metà (o meno) della loro capacità – segnano ulteriori riduzioni (il 33% di chi ha impianti pesantemente sottoutilizzati) anche marcate, mentre nel 7% dei casi hanno avuto un forte impulso.

La tendenza nell’utilizzo degli impianti tuttavia si muove coerentemente con la produzione, segnalando stabilità, affiancata da un timido ma fermo miglioramento. Positivi anche gli andamenti di ordini e magazzino giacenze: se nel primo trimestre 2016 si segnalava una contrazione degli ordini particolarmente pesante per più dell’8% degli intervistati (calo degli ordini superiore all’8%), mentre più dell’8% degli intervistati subiva un incremento significativo delle giacenze (variazione delle scorte superiori al 9%), in questo secondo trimestre si segnala una contrazione degli ordini solo nell’8% dei casi – di cui 5% particolarmente pesanti.

FOCUS SETTORE METALMECCANICO

Il settore metalmeccanico, circa la metà del campione complessivo, presenta evidenze leggermente discordanti rispetto alla totalità degli associati interpellati, nei principali indicatori: soprattutto, impatta negativamente la sezione “costi della produzione”, in cui il 95% dei rispondenti dichiara un incremento. D’altro canto, i metalmeccanici presentano produzione e fatturato con note più positive, nonostante una crescita degli ordini meno rappresentativa in termini percentuali, ma più significativa quantitativamente (il 31% dei rispondenti sfrutta una crescita degli ordini tra 6 e 8%).

Anche l’occupazione trova terreno fertile in questo settore, dove si evidenza una crescita nel 64% dei rispondenti. Bene gli investimenti, in crescita nel 100% dei casi.

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