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Dati Confartigianato: a Brescia crescono gli occupati, ma non i giovani

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Il mondo delle MPI lombarde è uscito meno numeroso e più maturo dagli ultimi 10 anni di mercato. Dal 2007 ha infatti perso 20mila imprese artigiane ed è cresciuta la quota degli autonomi artigiani over 55 (+15,4%), a fronte di un calo significativo degli under 35 (-45,4%).

Ma è anche più strutturato – con un incremento della quota di Srl dal 2,3% al 5,6% – più qualificato – con imprenditori con titoli di studio mediamente più elevati tra gli under 40 – e più internazionalizzato. Cresce infatti il Made in Lombardia all’estero nei settori a maggior concentrazione di MPI, e lo fa più della media del manifatturiero lombardo: +26,6% contro il +20%, e si estende il raggio di azione, con un incremento del 50,8% delle esportazioni direte verso i Paesi extra UE28.

Un mondo che ha vissuto le scottature di due recessioni sulla propria pelle, ma che sta anche cogliendo le opportunità dei nuovi mercati e delle nuove tecnologie: il 67,7% degli artigiani lombardi prevede infatti di effettuare investimenti nel prossimo biennio, e di questi quasi 7 su 10 hanno in programma almeno un investimento in tecnologie digitali.

È questo il quadro che emerge dal 7° Rapporto dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia “Dal tramonto all’alba: Com’è cambiato l’artigianato lombardo, dopo una notte lunga 10 anni”, presentato questa mattina a Palazzo Pirelli.

“Le nostre imprese si sono senza dubbio trasformate negli ultimi 10 anni – commenta Eugenio Massetti, Presidente di Confartigianato Lombardia – Ma in questo nuovo modo di fare impresa resiste il cuore del “valore artigiano”, quella caratteristica distintiva delle nostre aziende che sintetizza creatività, manualità, tecnologia, personalizzazione, capace di dare un effettivo valore aggiunto a prodotti e servizi. Tra i nostri associati per esempio molti giovani sono stati capaci di prendere in mano mestieri tradizionali, magari dai genitori, e ripensarli con nuove competenze; è una nuova tendenza che si sta facendo sempre più strada, verso un artigianato che conserva la sua essenza ma cambia pelle per adeguarsi a nuovi bisogni e mercati, e la nostra Associazione è pronta per accompagnare le imprese in questa trasformazione”.

 

Focus Brescia

L’Osservatorio ha raccolto anche i dati di ogni singola provincia lombarda. Per quanto riguarda Brescia, se nel 2006 si contavano 516mila occupati, nel 2015 erano 518mila e nel 2016 528mila, con un variazione assoluta di 12mila occupati e percentuale del 2,3%.

Ma il dato negativo è la crescita del tasso di disoccupazione, che, sempre a Brescia, era del 3,8% nel 2006 per poi salire all’8,7% nel 2015 e nel 2016 tornare leggermente in a scendere portando la quota dei disoccupati a all’8,6%. Confermata dalla disoccupazione giovanile (15/24 anni) al 9,7% nel 2006 è salita al 35,9% nel 2015 e al 32,9% nel 2016: 23,2 punti percentuali in più rispetto al periodo pre crisi.

Occupazione dei giovani tra i 15-24 anni a Brescia dieci anni fa erano occupati il 42,6% dei giovani e dieci anni dopo, nel 2015, solo il 19,1% tornata a crescere nel 2016 portandosi al 20,8%.

Per quanto riguarda il mondo delle imprese artigiane, la dinamica in provincia di Brescia in questo decennio racconta di come si sia passati da 38.489 imprese al II trimestre 2007 (il 31,9% del totale) nel 2017 a 34.695 imprese, 3.794 imprese in meno, quasi il 10% del totale delle imprese (-9,9%). Ma è in questo scenario – conferma il presidente Massetti: “Che ci siamo rimboccati le maniche, rispondendo adeguatamente a questo cambiamento, per cogliere le opportunità nuove, consci che la caratteristica distintiva delle nostre imprese rimane il valore artigiano, che sintetizza creatività, manualità, tecnologia, personalizzazione. Confartigianato è al loro fianco, per esplicitare questo valore artigiano nel modo più attuale è adatto ai nuovi mercati in cui operano”.

LA VERSIONE INTEGRALE DEL RAPPORTO DI CONFARTIGIANATO

 

 

Confartigianato lancia Carrozzieri a regola d’arte

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Un percorso di formazione inedito dedicato ai carrozzieri. È quello che verrà presentato martedì 26 settembre alle ore 20,30, presso la sede di Confartigianato Brescia di via Orzinuovi, 28 e aperto a tutti gli addetti ai lavori della categoria interessati. Poi, già in calendario, dieci incontri e venti ore di lezioni teoriche al termine delle quali verrà rilasciato un attestato di partecipazione. “Carrozziere a regola d’arte”, questo il titolo del percorso formativo, aperto a tutti i carrozzieri e gratuito per gli associati di Confartigianato, che prenderà il via con la prima lezione martedì 10 ottobre per concludersi martedì 23 gennaio 2018, pensato per offrire strumenti sempre più performanti per chi opera in una categoria in continua evoluzione.

Dalla gestione del sinistro, alle nuove normative in ambito ambientale, passando per la pianificazione degli investimenti, alla corretta gestione del magazzino, sino agli strumenti di marketing e sponsorizzare della propria attività. E poi approfondimenti specifici nella gestione del sinistro e nella cessione del credito, all’indennizzo diretto e alle procedure liquidative.

Per il presidente di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale Eugenio Massetti: “La scuola di formazione Carrozzieri Confartigianato ha lo scopo di offrire un’ampia e corretta conoscenza delle materie al fine di acquisire gli elementi indispensabili per gestire al meglio il rapporto tra Carrozziere e cliente, l’assicurazione e il perito, nella fase cruciale del sinistro. Inoltre è ideato per massimizzare le potenzialità dell’impresa anche attraverso l’analisi di bilancio, individuando i corretti indici di economicità, oltre che a porsi nel modo corretto sul mercato, sfruttando le leve del marketing. Non è un corso prettamente teorico, ma studiato per essere altamente applicabile e calato nella realtà concreta delle carrozzerie di oggi e di domani”.

Per informazioni contattare l’area Categorie di Confartigianato Brescia ai numeri 030/3745.203-324 oppure visitare il sito www.confartigianato.bs.it per la compilazione della scheda d’iscrizione al corso. (fonte bsnews.it)

Da Regione Lombardia un bando per le cooperative

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Nella foto: Mauro Parolini, Assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia​​, Elena Vasco, Segretario Generale della Camera di commercio di Milano - www.bsnews.it

“Aprirà nelle prossime settimane un bando da 200mila euro per sostenere l’attività dei circoli cooperativi sul territorio”. È quanto ha annunciato l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia Mauro Parolini stamane, al termine della seduta di Giunta che ha approvato i criteri attuativi della misura che sarà attuata da Unioncamere Lombardia.

L’assessore ha spiegato che “sono previsti contributi a fondo perduto di 5mila euro: fondi che supporteranno l’attività culturale, i progetti più meritevoli e le iniziative che svolgono in risposta ai bisogni di socialità e solidarietà”. “L’’importanza e l’attualità del ruolo che ricoprono queste strutture e, soprattutto, i valori di solidarietà e sussidiarietà che ispirano la loro azione – ha aggiunto infine Parolini – rappresentano un patrimonio sociale, ma anche uno strumento efficace di contrasto al disagio sociale, alla fragilità e all’abbandono nelle periferie e nei piccoli centri urbani, che Regione Lombardia intende continuare a valorizzare e promuovere”.

Cna, energia più cara per le micro e piccole imprese

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La presidente di Confederazione nazionale artigianato Eleonora Rigotti

Il prezzo dell’energia elettrica pagato dalle imprese italiane è superiore di quasi il 36% alla media europea. Il differenziale arriva addirittura al 45,4% per micro e piccole imprese dai consumi annui inferiori ai 20 megawattora. La fotografia scattata dall’Osservatorio Energia 2017 curato dal Centro studi CNA (che ha elaborato dati Eurostat che si riferiscono al 2016) restituisce la situazione di forte svantaggio rispetto ai competitor europei nella quale si trovano oggi le imprese nazionali e la visione sbilanciata che continua a privilegiare le imprese energivore.

«La nuova Strategia energetica nazionale va ancora in questa direzione, intervenendo solo a favore dei settori industriali più sensibili al prezzo dell’energia e più esposti alla concorrenza estera – dichiara Eleonora Rigotti, presidente di CNA Brescia -. Ma le piccole e medie imprese non sono forse consumatrici di energia, e non subiscono forse la concorrenza straniera?».

Il costo dell’energia sopportato dalle micro e piccole imprese (10,6 c€/kWh) è il quinto più elevato d’Europa. La componente “Oneri e Imposte” della bolletta italiana – si legge nell’Osservatorio Energia – è la più alta d’Europa e del tutto indifferente alle logiche del mercato. Se nel 2016, poi, le piccole imprese hanno sopportato il 35,2% degli oneri generali complessivi (cioè 5,6 miliardi di euro) a fronte di un consumo pari al 25,9% del totale, le imprese maggiormente strutturate (energivore) hanno acquistato il 14% dell’energia consumata contribuendo però solo al 7,4% degli oneri totali.

CNA ribadisce, quindi, la necessità di operare una riforma degli oneri generali di sistema, che li distribuisca in modo equo tra le diverse categorie di imprese, già nella prossima Legge di bilancio.

«Aprendo alla competizione tra fornitori, la liberalizzazione potrebbe portare un miglioramento delle condizioni di prezzo» auspica la presidente Rigotti. Ma l’Osservatorio fa notare che l’incidenza della componente energia non supera mai il 45% della bolletta, in tutte le classi esaminate. «Un fattore molto critico, che rischia di minimizzare le eventuali riduzioni di prezzo dell’energia».

Insegnare a fare l’imprenditore, si può | di Bortolo Agliardi

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di Bortolo Agliarti – La crisi – quella che sperabilmente ci stiamo lasciando alle spalle – come tutte le crisi ha qualche aspetto positivo. Secondo la nota riflessione di Albert Einstein, in realtà le crisi sono vicende tutte positive, tutte taumaturgiche, perchè impongono schemi nuovi, indicano strade alternative, segnalano nuove opportunità. Sono considerazioni che hanno il loro valore, anche se, guardandomi alle spalle e segnando le molte aziende in questi anni scomparse e quindi mettendo in conto le fatiche e le lacrime di tanti artigiani, faccio onestamente fatica a gridare “viva le crisi”.

Ma bisogna convenire che su un aspetto, questa tremenda crisi un qualche beneficio l’ha portato. Ed è, a mio parere, una convinzione nuova, diffusa, ragionata, circa la necessità di avere un lavoro; si è un po’ capito – forse più che in precedenti situazioni di difficoltà, forse perchè appunto questa crisi è stata particolarmente feroce – che il lavoro è vita, che senza si fa fatica non solo a tirare a fine mese ma anche a vivere, a dare un senso più pieno alla vita. Il lavoro, parafrasando un vecchio adagio, è come l’aria: ne capiamo l’importanza quando viene a mancare. Il lavoro, quindi, come condizione privilegiata, non come una condanna come lo si leggeva fino a qualche tempo fa. Se quindi il lavoro è importante, importantissimo, a come crearlo, come mantenerlo, come accrescerlo, vanno dedicate attenzioni particolari. Naturalmente ci sono tante cose da fare per ottenere questo obiettivo: fisco più semplice, tasse più basse, incentivi allo sviluppo, agevolazioni a chi vuole fare impresa eccetera eccetera. Ma c’è un aspetto che a mio avviso si sottovaluta, ovvero il ruolo della scuola. Ma come, si potrà obiettare, che c’entra la scuola con il creare lavoro? La scuola deve guidare, preparare e insegnare. Appunto: perchè la scuola non può considerare anche questo aspetto: insegnare a fare l’imprenditore. Intuisco le possibili obiezioni (la scuola ha già tanto da fare, i mezzi sono pochi, poi ci sono i programmi, le leggi e via elencando). Intuisco, ripeto, e in parte comprendo.

Settembre è iniziato e sò bene che il problema primo di presidi e dirigenti è quello di avere cattedre coperte, come si dice, evitando sperabilmente i vuoti e i problemi dello scorso anno. E quindi d’accordo: vediamo e speriamo di partire col piede giusto e di metterci in carreggiata. Ma poi, più avanti, è così impossibile immaginare di avviare un confronto con le associazioni di categoria delle imprese per vedere se e come sia possibile immaginare di insegnare a fare l’imprenditore. Penso naturalmente alle scuole superiori, e non necessariamente agli ultimi anni. Perchè non si potrebbe insegnare a fare l’imprenditore? Perchè non si dovrebbe poter cominciare a spiegare, ad esempio, che cos’è un artigiano, come si diventa, che cosa può fare, che problemi si incontrano ma anche che soddisfazioni dà l’essere padroni di se stessi; perchè non fare incontrare degli artigiani con i ragazzi, capire un mestiere, scoprire le curiosità e sentire dai nostri artigiani perchè hanno deciso (al tempo) di diventare tali e perchè hanno continuato a farlo anche se, magari, avevano qualche alternativa di lavoro. Oppure perchè non raccontare ai nostri ragazzi che l’innovazione non è solo alta tecnologia (anche se ovviamente ci sono artigiani che utilizzano tecnologie avanzatissime) ma che l’innovazione, generata da menti fresche, si presta ad essere inserita anche in mestieri “antichi”.

Perché non dare la possibilità agli insegnanti di conoscere meglio il tessuto produttivo artigiano, le caratteristiche e soprattutto le potenzialità? Sono convinto che anche gli insegnanti apprezzerebbero l’opportunità e lo stimolo di conoscere da vicino un mondo ai più sconosciuto. Perchè, in una parola, non avvicinare di più la scuola alle imprese, perchè non considerarle complementari. In fondo, entrambi – la scuola e le imprese – la stessa cosa vogliamo per i nostri giovani: un futuro migliore; siamo – la scuola e le imprese – un po’ la doppia faccia di una medaglia unica. Solo che, come nella medaglia, il fronte e il recto non si guardano. Spesso così accade. E questo non è positivo. Faccio queste considerazioni offrendo la disponibilità mia personale e quella dell’Associazione che presiedo: ci fosse qualche scuola interessata ad approfondire il tema noi ci siamo. Vediamoci e vediamo se e come un possibile primo percorso in questo senso sia possibile, con l’augurio che, come detto agli inizi, l’avvio del nuovo anno scolastico sia un po’ meno tribolato di quello passato.  ​

Presidente Associazione Artigiani

Pmi e burocrazia della PA: si perdono fino a 5 giorni al mese

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Eleonora Rigotti, Cna Brescia

Il 41,3% delle pmi impiega fino a 3 giorni lavorativi al mese per portare a termine tutti gli adempimenti richiesti dalla pubblica amministrazione. Il 32,2% impegna fino a 5 giornate al mese. Il 62,4% degli imprenditori ritiene che la burocrazia sia tra i principali vincoli alla competitività. Proprio la burocrazia costa alle pmi 22 miliardi di euro l’anno.

«Non è pensabile che nel 2017 non sia possibile pagare online bolli e tariffe riferiti alle pratiche amministrative, o che le istanze non possano essere compilate per via esclusivamente telematica. Sono interventi che, già da soli, consentirebbero alle imprese di ridurre i costi della burocrazia» dichiara Eleonora Rigotti, presidente di CNA Brescia, facendo riferimento al sondaggio targato CNA “Le Pmi alle prese con la burocrazia”, proposto a un campione di 1035 imprese associate alla Confederazione, di cui l’80% con meno di 10 addetti. «Le imprese chiedono strumenti per gestire per via telematica la mole di richieste della pubblica amministrazione».

«La PA, nelle proprie diverse articolazioni, dovrebbe essere partner delle imprese, non puro controllore; soggetto facilitatore, non vessatore e pubblicatore di sentenze. Ancora non vediamo quella burocrazia semplice, efficiente e relazionale di cui gli imprenditori hanno bisogno – prosegue la presidente Rigotti -. Abbiamo rilevato segnali di miglioramento nell’ultimo triennio, ma auspichiamo più efficacia e convinzione nell’attuazione dell’ammodernamento che è stato avviato con la “Riforma Madia” ed i successivi decreti, anche grazie all’impegno e alle proposte che CNA ha raccolto a livello locale per portarle sul tavolo della trattativa nazionale».

Fiere Lombardia, bando a fondo perduto per 1,4 milioni di euro

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Un bando da oltre 1,4 milioni di euro per sostenere e accompagnare il rilancio delle fiere in Lombardia. E contributi a fondo perduto fino a 140.000 euro per cofinanziare progetti di innovazione, promozione e sviluppo delle manifestazioni, ma anche la cooperazione e l’aggregazione tra gli operatori. Ad annunciarne l’apertura, “il prossimo 11 settembre”, e’ l’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia Mauro Parolini, che in una nota diffusa stamane ha sottolineato che “il sistema fieristico costituisce ancora un fattore primario per lo sviluppo dell’economia regionale, per la crescita e la promozione internazionale delle nostre imprese e dei prodotti lombardi”.

“Tuttavia, di fronte ai rapidi cambiamenti del contesto economico e alle nuove sfide che impone un mercato sempre piu’ vasto, – ha sottolineato l’assessore – e’ necessario reagire in modo positivo e valorizzare la funzione delle fiere, investendo sull’innovazione dell’offerta, la digitalizzazione dei servizi, la formazione del capitale umano e soprattutto dell’aggregazione tra i quartieri fieristici per aumentare la competitivita’ di tutto il sistema”. “Per favorire questo aspetto – ha aggiunto Parolini – abbiamo introdotto in questo nuovo bando delle premialita’ proprio per valorizzare e sostenere la cooperazione tra operatori fieristici, al fine di sostenere un processo gia’ in atto in Lombardia, come dimostra il contratto di rete ‘Lombardia Fiere’ sottoscritto da Centro Fiera S.p.A., Pro Brixia, Promoberg e Cremonafiere S.p.A., che ha sancito la nascita di un polo della Lombardia orientale piu’ forte e competitivo”.

“Oltre a rappresentare uno strumento di proiezione delle imprese sui mercati internazionali, soprattutto in relazione a quelle micro e piccole, dimensione prevalente nella nostra struttura produttiva, le manifestazioni fieristiche – ha aggiunto Parolini – sono un importante veicolo di promozione della nostra ricchissima offerta turistica. Per questo abbiamo puntato a favorire anche questo aspetto, affinche’ il sistema fieristico possa affermarsi come parte integrante di una politica di marketing territoriale piu’ efficace nella  promozione dei territori di riferimento e del turismo in Lombardia”.

1.460.000 euro per progetti da realizzare nel 2018. Sono ammissibili progetti di innovazione e promozione del sistema fieristico che interessino una o piu’ delle seguenti aree di intervento: innovazione dell’offerta fieristica (nuove manifestazioni e rilancio esistenti), sviluppo delle capacita’ aziendali (adozioni strumenti informatici, digitalizzazione, campagne digitali e di social marketing), promozione delle manifestazioni lombarde (azioni di incoming buyer, road-show, campagne media, manifestazioni all’estero), promozione integrata del territorio
(campagne di promozione, pacchetti di servizi e di fruizione turistico-commerciale).

Contributo a fondo perduto fino a un massimo di 50.000 euro (fino al 50% della spesa) per progetti di soggetti singoli; 80.000 euro (60% della spesa) per progetti di cooperazione non formalizzata; 140.000 euro (60% della spesa) per progetti di cooperazione formalizzata. Le domande si possono presentare dall’11 settembre all’11 ottobre 2017 e la valutazione si concludera’ entro dicembre.

Case: volano le vendite, ma le imprese edili restano in difficoltà

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Le compravendite immobiliari a Brescia sono cresciute a doppia cifra lo scorso anno: nel residenziale i dati a tutto il 2016 indicano un totale di 12.360 compravendite, +23,5% rispetto alle 10.011 del 2015. Non siamo ancora ai livelli 2006 (con 16.436 compravendite) ma è una performance che fa ben sperare. Persino meglio il non residenziale: nel 2016 sono state 1.738 le compravendite con una variazione del 39,5% rispetto al 2015, anche se più ampia è la differenza con il 2008 quando si registrarono 2.606 compravendite. Ma è l’intero mondo del mattone che da allora è cambiato radicalmente. Ne sa qualcosa il mondo dell’artigianato. A fare il punto è Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia, a seguito della divulgazione del rapporto Confartigianato Edilizia 2017.

Un settore caratterizzato e mutato dalla crisi, ma con ampi margini di miglioramento se capace di trovare alleanze sul territorio, come può essere quella offerta dal turismo. Dopo 10 anni l’intero comparto ne esce profondamente trasformato: basti pensare che oggi nell’intero settore dell’edilizia il recupero degli edifici rappresenta il 70% del mercato complessivo. Per questo è necessario che si rendano strutturali le misure come le detrazioni per le riqualificazioni che possono generare un circolo virtuoso capace di ripercuotersi sull’intera economia, sull’occupazione e l’ambiente. Ed è necessario passare dall’intervento della singola residenza a quella dell’edificio e infine del quartiere. Un mercato che va alimentato, anche con la fiducia. Quella che sembra essere ritornata soprattutto per quanto riguarda il mercato delle compravendite, anche a Brescia, dove la lunga fase di crisi economica sembra avere finito il suo ciclo e segnali incoraggianti si vedono sia nel mercato immobiliare, che negli andamenti relativi ai permessi di costruire”.

Nel 2008 gli occupati nell’edilizia a Brescia erano all’incirca 48mila, ora, al primo trimestre 2017, sono circa 43mila.

Al I trimestre 2017 a Brescia si contano 14.196 imprese operanti nell’edilizia, di queste sono artigiane il 69,3% cioè 9.834 che registrano una variazione negativa del 2,9%. Tradotto, rispetto allo stesso periodo di un anno fa sono scomparse altre 291 imprese artigiane.

Ultima buona notizia, ma che fa il paio con il calo delle imprese, è la diminuzione degli infortuni in provincia di Brescia nell’edilizia: 756 sono stati quelli registrati nel 2016, con una variazione di – 90 rispetto ad un anno prima (- 10,6%), di cui, nelle sole imprese artigiane delle costruzioni sono 436, – 69 infortuni rispetto ad un anno prima, il 13,7 per cento in meno.

Aib, Pasini assegna la delega allo Sviluppo

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Il Presidente di Associazione Industriale Bresciana Giuseppe Pasini ha assegnato la delega allo Sviluppo Mercati e Internazionalizzazione a Germana Bergomi, componente del Consiglio Direttivo dei Giovani Imprenditori di AIB, completando così la squadra che lo accompagnerà nel suo mandato presidenziale fino al 2021.
Il Presidente ha inoltre formalizzato i nominativi degli otto invitati in Consiglio Generale: Germana Bergomi (Italian Gasket), Sandro Bonomi (Enolgas Bonomi), Mario Gnutti (Gnutti Carlo), Renato Gnutti (Gnutti Transfer), Riccardo Lonato (Dinema), Giovanni Rosani (Cembre), Roberto Saccone (Olimpia Splendid) e Giovanni Valotti (A2A).

“Ci aspettano quattro anni di duro lavoro, ma sono sicuro che riusciremo a raggiungere i traguardi che ci siamo prefissati proprio perché sono certo di avere scelto le donne e gli uomini giusti al posto giusto. Lavoreremo con realismo, passione e ottimismo, al servizio delle nostre Aziende”, ha dichiarato Giuseppe Pasini.

Stipendi top manager pubblici, Bettoni perde il primato

in Economia/Partecipate e controllate/Personaggi by

Ricchi, ma non ricchissimi. Si tratta dei top manager bresciani in ambito pubblico che, secondo il decreto legislativo 33/2012, sono tenuti a presentare le rispettive dichiarazioni dei redditi come riporta il Corriere di Brescia. Non tutti lo fanno, ma sempre di più si stanno adeguando alla normativa.

Al vertice dei paperoni bresciani non c’è più Francesco Bettoni, che invece era rimasto saldamente in testa per anni. Quando era presidente di Camera di Commercio, Borsa Merci Telematica Italiana, Confagricoltura Lombarda e consigliere delegato dell’Immobiliare Fiera di Brescia, Bettoni percepiva un reddito lordo di 468mila euro, oggi che è “solo” presidente di Brebemi, Autostrade Lombarde e Argentea Gestioni e consigliere di Tangenziali Esterne di Milano spa il suo reddito lordo è di 302.509 euro lordi (dichiarazioni dei redditi 2016 con anno di imposta 2015). Il sorpasso lo ha vinto Renato Mazzoncini, amministratore delegato di Ferrovie dello Stato da dicembre 2015, dichiarando nel 2015 385.320 euro lordi.

In terza posizione nella classifica – consultabile sul sito della Prefettura nell’area Documenti – c’è Alessandro Triboldi con 247.836 euro lordi dichiarati nel 2015. Ex manager di Ubi e ex direttore generale del Comune di Brescia, Triboldi è oggi direttore generale di Autostrade Centro Padane e Stradivaria (società controllata da Centro Padane per la realizzazione dell’autostrada Cremona-Mantova), presidente del Brescia Calcio e consigliere generale di Brevivet. A seguire c’è Carlo Scarpa, ex professore all’Università e presidente di Brescia Mobilità da maggio 2015, con 233.796 euro lordi dichiarati e cinque fabbricati di proprietà.

Dall’altra parte della classifica si trovano Massimo Ghidelli, direttore di Brescia Tourism, con 110.578 euro e Ennio Giacomo Donati, amministratore delegato di Società Infrastrutture Alta Valcamonica, con 21.505 euro.

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