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Sindacati

L’OPINIONE. Industria 4.0, serve un percorso partecipato e non calato dall’alto

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Damiano Galletti (Cgil) - Brescia

di Damiano Galletti – La grande trasformazione produttiva in atto, comunemente chiamata «Industria 4.0», molto sta facendo discutere, non solo a Brescia. Merito anche del Governo che, seppure in maniera tardiva, ha finalmente spostato l’asse su una politica industriale degna di questo nome,  ha presentato un progetto articolato di investimenti e incentivi fiscali e ha costituito una cabina di regia aperta a imprese, centri di ricerca e parti sociali. Una buona notizia, appunto, soprattutto per un Paese come il nostro, che da troppo tempo soffre di bassa produttività e mancati investimenti pubblici e privati.

Il fatto che la cabina di regia nazionale sia aperta anche alle parti sociali non è casuale e tiene conto del fatto che non stiamo parlando solo di macchinari ma di processi che avranno in pochi anni enormi
ripercussioni anche sul fronte del lavoro. Quanto ce ne sarà, come sarà svolto, come cambierà l’identità stessa del lavoratore, quali effetti avrà sulle politiche di welfare. Non sono questioni secondarie, per dare l’idea della dimensione del problema basti citare le considerazioni a riguardo di Bill Gates, che non più tardi di qualche giorno fa ha proposto «una tassa sui robot che ci ruberanno il lavoro».

Di tali questioni la Cgil si sta occupando da tempo, con diverse giornate di approfondimento seminariale a livello nazionale (Torino, Ancona, Firenze solo per citare alcuni degli apuntamenti principali) che presto verranno declinate anche a livello territoriale, e nella convinzione che in sintesi, vicino ad Industria 4.0, vada progettato anche il Lavoro 4.0. E, aggiungo, il welfare 4.0, un processo che deve
essere governato e partecipato il più possibile a tutti i livelli se vogliamo che produttività, partecipazione e qualità del lavoro non risultino parole vuote. Positiva è stata in questo senso la cabina di
regia che, inizialmente su impulso di Apindustria, si è costituita in Camera di Commercio e che vede numerosi attori coinvolti nel «Comitato 4.0», tra cui anche le rappresentanze dei lavoratori. Ci è sembrato un buon modo di procedere, un segno di consapevolezza della dimensione del
tema, che vuole valorizzare le opportunità senza eludere gli elementi critici.

Colpisce invece il titolo del convegno promosso lunedì da AIB, dal titolo «Industria 4.0. La trasformazione da affrontare insieme», nel quale spiccavano soprattutto le assenze. Non solo di carattere sindacale. La sala era molto piena, segno di un interesse genuino, speriamo non semplicemente legato alle agevolazioni fiscali in materia previste dall’ultima manovra di stabilità del Governo. L’industria 4.0, le trasformazioni che questa comporterà per le nostre vite (anche di quella dei sindacalisti: dobbiamo riconvertire anche noi le nostre competenze contrattuali, le conoscenze di processo e di prodotto, le dinamiche globali dei sistemi interconnessi) non possono essere ridotte a incentivi fiscali e controllo dall’alto, senza pensare che il dialogo tra tutte le parti sociali, alla ricerca di una nuova mediazione tra capitale e lavoro, sia quanto mai necessario. A meno che non si pensi che nell’Industria 4.0 i temi del lavoro di cittadinanza, del salario sociale, della divisione del lavoro, della flessibilità e della gestione degli orari  possano essere gestiti in ottica 1.0.

* segretario generale Cgil Camera del Lavoro di Brescia

Massetti (Confartigianato): «Giù le mani dai tassisti»

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EUGENIO MASSETTI

«Giù le mani dai tassisti. Terremo alta la guardia». Così Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia, dopo l’incontro stamane con Antonio Amodio presidente Confartigianato Taxi Brescia. La categoria esprime grande preoccupazione anche a Brescia dove sale la protesta contro un emendamento al Milleproroghe che rimanda al 31 dicembre 2017 il termine entro il quale il ministero dei Trasporti deve emanare i decreti legislativi previsti da una norma dello scorso anno contro l’esercizio abusivo del servizio taxi e Ncc.

Per Antonio Amodio, presidente tassisti Confartigianato Brescia che conta la maggioranza dei taxi circolanti a Brescia e provincia: «Chiediamo che l’emendamento venga assolutamente ritirato. A preoccuparci sono misure che spianerebbero la strada alle multinazionali come Uber. In attesa dell’incontro con il Governo domani a Brescia i servizi sono stati garantiti, non si sono verificati blocchi né ripercussioni per l’utenza, ma siamo pronti a fermarci se dall’incontro non arriveranno notizie positive». Già provati dalla crisi che ha ridotto il lavoro, i tassisti scendono sul piede di guerra, rivendicando il rispetto della legge 21 del 1992 che stabilisce la cosiddetta “territorialità”, il principio secondo il quale la partenza di ogni corsa deve avvenire nel comune di appartenenza e che le multinazionali in gara per risucchiare il mercato italiano, vorrebbero eludere. Amodio sottolinea inoltre: «I tassisti hanno acquistato e investito fino a ieri in licenze e con questo emendamento, anche gli NCC diventerebbero tassiti a tutti gli effetti con conseguenze gravi per la nostra attività. Invitiamo tutti gli operatori taxi a partecipare alle opportune iniziative di lotta al fine di indurre il Governo ed in particolare il Ministro Graziano Delrio a ritirare l’emendamento. Invitiamo altresì le rappresentanze delle altre associazioni a serrare il confronto per giungere ad un’intesa la più larga possibile».

Conclude il presidente Massetti dopo l’incontro in Confartigianato con il presidente della categoria: «I tassisti di Confartigianato Brescia se da un lato comprendono le necessità relative alle molteplici mutazioni del mercato, dall’altro manifestano grandi preoccupazioni di una liberalizzazione selvaggia. Vanno garantite professionalità e sicurezza per l’utente. Sicurezza garantita solo da chi è in regola, come lo sono i nostri iscritti, che pagano tasse, già alte, seguono corsi di aggiornamento e offrono un servizio essenziale».

La Cisl bresciana verso il congresso. Domani si riunisce il consiglio generale

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cisl brescia

Si riunisce domani, venerdì 20 gennaio alle 9,30 nella sede cittadina di via Altipiano d’Asiago 3, il Consiglio generale della Cisl bresciana. Oltre alla discussione sulla situazione politico-sindacale, l’ordine del giorno della riunione prevede la convocazione del Congresso provinciale al quale parteciperanno i delegati eletti nei congressi delle categorie. Un passaggio estremamente importante per l’organizzazione sindacale chiamata a verificare la propria azione, a tracciare il percorso dei prossimi anni e a scegliere il futuro gruppo dirigente.Ad introdurre i lavori sarà Francesco Diomaiuta, segretario generale della Cisl bresciana, mentre la relazione sulla quale si svilupperà il dibattito verrà proposta da Osvaldo Domaneschi, segretario generale della Cisl Lombardia.

Cgil, iscritti in calo a quota 104.596: uno su quattro è immigrato

in Cgil/Economia/Sindacati by
Cgil

Nel 2016 gli iscritti alle diverse categorie della Camera del Lavoro di Brescia – escluso, quindi, il comprensorio della Val Camonica – sono 104.596, in calo del 3,23% rispetto al 2015.

Tra le lavoratrici e i lavoratori attivi il calo più significativo, superiore al 5 per cento, riguarda le categorie più legate all’industria: Fiom (metalmeccanici), Filctem (chimica, tessile ed energia) e Fillea (edilizia). Tra le cause, sicuramente, la crisi economica e la fine degli ammortizzatori sociali. In calo anche la Fisac (-13%) e la Slc (-5,5), i cui settori  (banche e assicurazioni la prima, poste e telecomunicazioni la seconda) sono tra quelli più soggetti a trasformazione.

Iscritti Cgil Brescia 2016

 

Sedicimila nuovi iscritti

Gli iscritti non sono uno stock immutato nel tempo. Lo dimostrano le nuove iscrizioni avvenute nel corso del 2016, che ammontano a circa 16 mila, un dato in linea con gli anni precedenti. Rilevante, a riguardo, le cosiddette “brevi manu”, ovvero le tessere annuali che vengono rinnovate di anno in anno, cresciute da 2.300 alle attuali 3.800, da collegare alla crescente precarizzazione del mercato del lavoro (riguardano piccole aziende, non tempi indeterminati).

 

Immigrati al 23% tra gli attivi

Tra gli attivi, la percentuale di immigrati è arrivata al 23%, un dato che fotografa la presenza crescente degli immigrati nei diversi settori produttivi (sapendo che nel Pubblico Impiego e nella scuola non sono presenti). Tra gli stranieri la voglia di sindacato è alta, legata a diversi fattori. Tra questi vale la pena ricordarne almeno un paio: in primo luogo gli immigrati sono più ricattabili, e quindi esprimono una domanda più puntuale di tutele; in secondo luogo, la ricerca di una sede in cui esprimere la propria propensione alla partecipazione sociale non può che condurre a un sindacato plurietnico come la Cgil, ovvero a un’associazione di italiani e di immigrati.

 

Pensionati, un calo fisiologico

Per quanto riguarda i pensionati (oltre 60 mila gli iscritti) la diminuzione è meno significativa, ben inferiore peraltro alla diminuzione percentuale di nuovi pensionamenti registrata dall’Inps.

 

Bilancio in equilibrio

Il calo di iscritti complessivo incide in misura minima sul bilancio: nel 2015 le entrate da tesseramento sono state 1 milione 883 mila euro circa, nel 2016 (dato provvisorio) un milione 870 mila euro. Se il calo delle tessere è stato nell’ordine del 3%, il calo delle entrate è stato quindi dello 0,7%.

Il motivo è semplice: i non più tesserati, in molti casi, sono in realtà fine delle mobilità e degli ammortizzatori sociali (e quindi con contributi per tessere molto bassi); i nuovi pensionati hanno in media pensioni più alte di quelli anziani e quindi contibuzioni più elevate. Il bilancio consuntivo, non ancora approvato, sarà quindi in pareggio.

 

2017, l’anno del lavoro

Sotto il profilo politico, il 2016 è stato particolarmente significativo e sicuramente una sottolineatura va fatta rispetto a quello dei metalmeccanici, sottoscritto da tutti sindacati dopo otto anni di accordi separati, che per la prima volta ha stabilito la regola del voto vincolante dei lavoratori sugli accordi stessi. Positivo, in attesa di conferme, anche l’ipotesi di sblocco del contratto nel pubblico impiego e i risultati raggiunti sul fronte delle pensioni.

A riguardo vale la pena sottolineare che anche a Brescia il 2016 è stato anno nel quale è stata ridata nuova linfa al percorso unitario con Cisl e Uil. Non solo sulle iniziative nazionali (pensioni in primo luogo) ma anche su temi quali quella sulle motivazioni della sentenza della strage di piazza Loggia, il lavoro comune sull’evasione fiscale, il documento congiunto su  «Fiera, aeroporto, Ortomercato, turismo, risanamento ambientale. Proposte per il futuro di Brescia».  Da sottolineare inoltre che, in linea con l’accordo sulla Rappresentanza sottoscritto a livello nazionale nel 2014, Brescia è anche la prima provincia in Italia dove da quest’anno è partita la registrazione della certificazione dei voti della Rsu.

 

Il 2016 è stato per la Cgil l’anno della Carta dei diritti universali del Lavoro che si pone l’obiettivo di riunificare il mondo del lavoro oggi profondamente diviso da leggi che separano il pubblico dal privato, gli autonomi dai subordinati, superando tutte le disuguaglianze. Sono state raccolte le firme (a Brescia poco meno di 17 mila) per la proposta di legge di iniziativa popolare collegata e per tre quesiti referendari, su due dei quali – voucher e responsabilità sociale degli appalti – si voterà in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno di quest’anno. Proprio ieri a Milano, con l’assemblea regionale che ha coinvolto tutte le strutture provinciali, è partita ufficialmente la campagna «Con due Sì. Tutta un’altra Italia».

 

In provincia di Brescia, come altrove, il lavoro è il grande nodo irrisolto. Dal 2008 a oggi il tasso di disoccupazione è triplicato (dal 3,5 al 9% circa): la Provincia, Cgil, Cisl e Uil di Brescia hanno sottoscritto un accordo provinciale per favorire interventi a sostegno di disoccupati (i cui termini per presentare domanda scadono il 31 gennaio) ma molto resta da fare, e su questo la Camera del Lavoro si sente impegnata sostenere le persone coinvolte in questa situazione.

 

ENTI E SERVIZI

 

Ufficio vertenze Camera del Lavoro

Undici milioni recuperati per i lavoratori

 

Nel 2016 le pratiche aperte dall’ufficio vertenze della Camera del Lavoro sono state 1.263. Di queste i due capitoli maggiori sono rappresentati dalle procedure concorsuali (40%) e dal recupero crediti (39%, mancato pagamento della retribuzione in primis). In calo le violazioni contrattuali (licenziamenti, accertamento lavoro subordinato, impugnazione contratto, riconoscimento danno biologico, etc.), il cui motivo è da ricercarsi anche nei recenti interventi legislativi che hanno ridotto le tutele del lavoro dipendente (utilizzo sempre più frequente  dei contratti a termine acausali, demansionamento, videosorveglianza, maggior facilità nel procedere al licenziamento del dipendente) e la riforma del codice civile che ha introdotto l’obbligo per il giudice di condannare chi perde la causa a pagare le spese legali, disincentivando in questo modo ulteriormente il contenzioso giudiziario.

 

Per i lavoratori e le lavoratrici, l’attività 2016 dell’ufficio vertenze ha significato riuscire ad incassare (stima) circa 5 milioni e mezzo di euro (45% dalle vertenze individuali, 55% dai fallimenti).

 

Per quanto riguarda l’Ufficio vertenze della Fiom Cgil le pratiche aperte sono state più di 1.100, di cui circa 750 vertenze (400 per mancati pagamenti e 350 per fallimenti) con un recupero economico a favore dei lavoratori di oltre 5 milioni di euro.

 

Patronato Inca

Nel 2016 il nuovo servizio accoglienza

Nel 2016 le pratiche gestite dal patronato Inca sono state circa 54 mila (20 mila delle quali in città, il resto negli uffici in provincia).

Le pratiche di sostegno al reddito (mobilità, disoccupazione, maternità, etc.) rappresentano un terzo del totale, seguono in termini di importanza le pratiche di pensionamento e quelle per il rinnovo del permesso di soggiorno. Dopo il boom degli anni passati, le pratiche legate alla disoccupazione si sono stabilizzate. Tra le novità del 2016 l’istituzione del servizio accoglienza (il disbrigo delle pratiche burocratiche) nella sede centrale di via Folonari ha permesso di ridurre i tempi di attesa. In questo modo si è affinata la capacità di presa in carico della persona e di far emergere con maggiore efficacia il cosiddetto diritto latente che la persona non conosce ma di cui ha diritto (ad esempio per quanto concerne la normativa sull’invalidità civile o sullo stesso sostegno al reddito). Tra le novità attese nel 2017, oltre a quelle previste dalla nuova Legge di Stabilità (anticipo pensionistico, lavoratori precoci) anche le pratiche relative alla nuova legge sulle unioni civili.

 

Sunia-Apu

Sfratti, continua l’emergenza. Nuove locazioni in forte crescita

Nel 2016 gli iscritti al Sunia-Apu (Federazione utenti casa) sono stati 2.192.

Tra le attività principali si conferma il trend di sfratti che sta interessando la provincia dal 2008 a oggi (circa duemila sfratti all’anno). Nel 2017 si prevde che si possa dare una maggiore risposta a tale problema rispetto al passato, anche per il fatto che si sono finalmente sbloccati fondi nazionali dedicati verso le Regioni e quindi verso i Comuni in emergenza abitativa.

Nel 2016,a fronte di un leggero aumento negli acquisti di immobili, risulta in forte crescita invece la nuova locazione, come dimostra anche il raddoppio delle pratiche (oltre un centinaio) di registrazione di nuovi contratti a a canone concordato gestiti dal Sunia-Apu con i piccoli proprietari.

 

Federconsumatori

Tanti contenziosi con gli operatori telefonici

Poco meno di cinquecento le pratiche gestite da Federconsumatori nel 2016. Tra i settori di attività più rilevanti i contenziosi con gli operatori telefonici, la campagna per i diritti dei pendolari e il sostegno agli azionisti di Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Banca Valsabbina coinvolti nella vicenda del collocamento sul mercato di “azioni illiquide”.

 CATEGORIA 2015 2016 DIFFERENZA DIFF %
  FIOM  16.985  15.856 -1129 -6,65
  FILCTEM  4.207  3.776 -431 -10,24
  SLC  1.050  992 -58 -5,52
  FILLEA  5.550  5.206 -344 -6,20
  FLAI  2.778  2.785 7 0,25
  FILT  1.187  1.152 -35 -2,95
  FILCAMS  4.732  4.678 -54 -1,14
  FISAC  1.250  1.084 -166 -13,28
  FLC  2.283  2.104 -179 -7,84
  FUNZIONE PUBBLICA  5.644  5.547 -97 -1,72
  NIDIL  1.233  1.248 15 1,22
  TOTALE ATTIVI  46.899  44.428 -2471 -5,27
0
0
  SPI tessere ingresso  649  784 135 20,80
  SPI tessere normali  60.506  59.331 -1175 -1,94
  TOTALE PENSIONATI  61.155  60.115 -1040 -1,70
  SILP  37  53 16 43,24
  TOTALE GENERALE  108.091  104.596 -3495 -3,23

 

Il lavoro che non c’è: il filo rosso lega referendum a referendum

in Cgil/Economia/Lavoro/Opinioni/Sindacati by
Damiano Galletti (Cgil) - Brescia

di Damiano Galletti* – L’esito del referendum istituzionale della scorsa settimana ha chiuso in modo netto la stagione delle riforme calate dall’alto a colpi di maggioranza. Gli italiani hanno ribadito, per la seconda volta in meno di dieci anni, che agli azzardi istituzionali preferiscono la «vecchia» Costituzione. Di questo risultato non si può che essere soddisfatti. Negare il significato politico del voto di domenica 4 dicembre sarebbe però sbagliato, lo dicono non solo il risultato ma soprattutto la grande partecipazione, affatto scontata. A riguardo, vale la pena soffermarsi su quanto hanno sottolineato osservatori e analisti, ovvero che il «No» ha avuto maggiori consensi tra le classi popolari e tra i giovani. Il «No» ha insomma certificato, più di tanti report e discussioni in materia, il fallimento delle politiche economiche del Governo nel dare risposta alla mancanza di lavoro in Italia. Che, anche quando c’è, è sempre più precario e povero. Tanti giovani – evidentemente meno ammaliati dei loro governanti da social network e slide – hanno compreso molto bene lo stato dell’arte del Paese e hanno punito il Governo. Ripartire da qui, ripartire dal fatto che lavoro, promozione della sua dignità, lotta alla disoccupazione e alla povertà devono diventare un’ossessione per ogni Governo, per quello nuovo che c’è e per quelli che verranno, è fondamentale. È questo il grande nodo che abbiamo di fronte e in tal senso, a chiarire il quadro e posizioni, verrà in aiuto la scadenza sui tre quesiti referendari che abbiamo promosso come Cgil. Al di là dei tecnicismi, sui tre referendum dovremo dire se pensiamo che i voucher diano risposta al precariato e al lavoro povero o al contrario ne siano l’ultima frontiera, se riteniamo che un lavoratore licenziato in modo illegittimo non abbia diritto di trovare udienza da un giudice, se crediamo che il sistema degli appalti che inquina la trasparenza da un lato e peggiora le condizioni di lavoro dall’altro non debba essere responsabilizzato. I tre referendum sono il simbolo di un’idea di lavoro e non per caso sono un pezzo della campagna sulla Carta universale dei diritti del Lavoro che come organizzazione sindacale stiamo promuovendo da oltre un anno, una Carta che ha l’obiettivo dichiarato di ricomporre il mondo del lavoro, rafforzare la contrattazione collettiva, costruire un nucleo di diritti universali estesi a tutte le lavoratrici e i lavoratori, indipendentemente dalla loro condizione lavorativa. Stiamo cambiando paradigma produttivo, la crisi esplosa nel 2008 ha fatto esplodere contraddizioni che ci trasciniamo da molto tempo, urgono risposte inedite in termini di politiche sociali, di politiche dell’inclusione e di politiche dalla formazione. Il lavoro, se e quanto ce ne sarà, se e quanto sarà dignitoso sotto il profilo economico e delle condizioni, dirà molto del nostro benessere futuro. Spiace che in molti di questo non si siano ancora accorti, spiace che alcuni pensino che bisognerà aspettare anni per vedere gli effetti del Jobs Act quasi l’Italia fosse una sorta di laboratorio sociale, spiace che questi tre refendum stiano già diventando un’ossessione per commentatori e governanti. Spiace perché il problema non è quando si terranno i tre referendum, ma se e quando si inizierà a dare risposta ai tanti giovani e alle tante famiglie che nelle periferie del Nord e del Sud Italia stanno esprimendo in modo sempre più evidente il loro disagio. Ascoltare e dare risposta a questo disagio, non lasciarlo in mano alla destra politica e sociale, è necessario. E doveroso, aggiungo, per forze politiche e organizzazioni sociali che si definiscono progressiste.

* Segretario Camera del lavoro di Brescia

Galletti (Cgil): un voto chiaro in difesa della Costituzione

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Damiano Galletti (Cgil) - Brescia

“Un voto chiaro in difesa della Costituzione e per fare in modo che questa venga attuata nei suoi valori fondamentali, a partire dal lavoro e dalla riduzione delle disuguaglianze”. Così recita la nota inviata dal segretario della Cgil Damiano Galletti a commento del referendum costituzionale

“Il dato di affluenza alle urne è sorprendente, – scrive Galletti – vicino a quello delle elezioni politiche. Dal risultato emerge in modo evidente un grande disagio sociale e una bocciatura chiara per le politiche di questo governo. È però anche importante ricordare che il voto è stato innanzitutto sulla Costituzione: gli italiani hanno detto in modo chiaro, un’altra volta, che a salti nel buio a colpi di maggioranza preferiscono la Carta nata dopo la Resistenza. Dopo un risultato del genere nessuno, mi auguro, si lancerà per un bel pezzo in avventure di riforma della Costituzione. Quella che abbiamo va bene e deve essere attuata nei suoi principi e valori fondamentali, mettendo al centro il lavoro e la riduzione delle disuguaglianze”.

Il bresciano Franco Berardi eletto segretario regionale della Funzione pubblica Cisl

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Franco Berardi è il nuovo segretario regionale della Cisl Funzione Pubblica. Lo ha eletto questa mattina a Milano il Consiglio generale della federazione sindacale. 54 anni, dipendente dell’Asl di Brescia, delegato sindacale dal 1998, Berardi è entrato nel gruppo di lavoro della Cisl Fp bresciana nel 2008. Chiamato alla guida della federazione provinciale nel 2012, dall’anno successivo ha fatto parte anche della Segreteria regionale della categoria. Subentra ad un altro bresciano, Antonio Tira, che ha ricoperto l’incarico negli cinque anni.

In Lombardia sono oltre 350mila i lavoratori della sanità pubblica e privata, dei Comuni, della Regione, degli enti dello Stato, ministeri, enti pubblici non economici, delle strutture dedicate all’assistenza di minori, anziani e disabili.

Ringraziando per la fiducia ricevuta, Berardi ha affermato che “l’impegno prioritario della nuova Segreteria continuerà ad essere quello di chiedere con forza che riforme e riorganizzazioni partano da un’analisi rigorosa dei costi standard e dei parametri di rapporto tra numero dei dipendenti pubblici e abitanti”.

Continuità e rinnovamento sono le parole sulle quali il nuovo segretario ha insistito, e poi solidarietà, responsabilità etica, coinvolgimento, contrattazione: “Il mio riferimento – ha concluso Berardi – saranno le parole che il Papa ha utilizzato nell’incontro con i politici : Fatevi amare dalle persone che rappresentate e non promettete cose impossibili”.

La Segreteria regionale è stata completata con l’elezione di Antonio Cassinari, Mauro Ongaro e Laura Olivi.

Cisl Trasporti, Bresciani è il nuovo segretario provinciale

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Mario Bresciani è il nuovo segretario provinciale della Fit Cisl bresciana, la categoria dei lavoratori dei trasporti, dell’ambiente e dei servizi. Lo ha eletto questa mattina il Consiglio generale riunito nell’Auditorium di via Altipiano d’Asiago a Brescia.

51 anni è dipendente di Autostrade Centro Padane, Mario Bresciani ricopriva da 4 anni il ruolo di operatore di segreteria; subentra a Francesco Ferrante chiamato a gestire il periodo di transizione dopo la nomina di Mauro Scalvini, già segretario generale della Fit Cisl bresciana, a coordinatore regionale per il comparto del trasporto pubblico locale.

Su proposta di Bresciani il Consiglio ha poi completato la Segreteria eleggendo Fabrizio Baresi e Giancarlo Manfredini.

Ai lavori del Consiglio generale sono intervenuti il segretario della Cisl di Brescia Francesco Diomaiuta e il segretario generale della Fit Cisl Lombardia Giovanni Abimelech.

Api, firmato l’accordo sulla detassazione con le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil

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Douglas Sivieri (Api) firma l'accordo con i sindacati

È stato sottoscritto questa mattina presso la sede di Apindustria Brescia l’accordo territoriale in materia di detassazione ex decreto 25 marzo 2016. Ne sono firmatari Douglas Sivieri, presidente dell’Associazione, Damiano Galletti e Gabriele Calzaferri in rappresentanza di Cgil, Francesco Diomiaiuta per Cisl e Mario Bailo di Uil.

Le parti intendono favorire attraverso la sottoscrizione di tale accordo la contrattazione collettiva di 2° livello con contenuti economici correlati a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, quale strumento utile sia per la crescita della competitività e lo sviluppo delle imprese sia per accrescere il potere d’acquisto dei lavoratori che hanno la possibilità di beneficiare della detassazione.

Potranno godere dell’accordo le imprese aderenti al sistema di rappresentanza di Apindustria-Confapi aventi sede legale e/o operativa nella provincia di Brescia e le aziende non associate che conferiscono all’Associazione espresso mandato di assistenza sindacale. Un importante vantaggio correlato alla sottoscrizione dell’accordo è che permetterà anche alle aziende prive di rappresentanza sindacale di applicare la detassazione alla retribuzione collegata ai premi di risultato, a favore dei lavoratori che rischierebbero di esserne esclusi.

“L’accordo rappresenta un importante elemento a vantaggio del consolidamento e dello sviluppo della contrattazione aziendale legata a retribuzione realmente variabile, a percorsi di welfare aziendale e alla partecipazione attiva dei lavoratori ai risultati aziendali” commenta Sivieri, che si dichiara soddisfatto della condivisione con le organizzazioni sindacali, “a conferma della collaborazione in atto su varie tematiche”.

È possibile consultare l’accordo sulla detassazione sul sito www.apindustria.bs.it e sui siti delle organizzazioni sindacali. Per renderlo operativo le aziende possono rivolgersi all’Ufficio Relazioni Industriali e Sindacali dell’Associazione, tel. 030 23076, e-mail sindacale@apindustria.bs.it.

Redditi, il 64% dei bresciani è sotto quota 30mila euro all’anno

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Sono 867.205 i contribuenti con residenza fiscale in uno dei 206 comuni della nostra provincia che hanno presentato la dichiarazione dei redditi Irpef. In 350 mila hanno dichiarato redditi inferiori ai 15.000 euro (40%), poco più di 300mila tra i 15.000 e i 26.000 euro (34%), oltre 172 mila tra i 26.000 e i 55.000 (20%); sopra questo importo si trovano solo 35 mila persone fisiche (4%), di cui 6 mila dichiarano più di 120.000 euro.

E’ questa la cornice numerica di fondo sulla quale si sviluppa un’approfondita analisi dei redditi dei bresciani nel 2015 promossa da Cgil Cisl Uil Brescia al centro di un convegno intitolato: “Disuguaglianza, evasione. La questione fiscale a Brescia”, che verrà presentato lunedì alla stampa – nella sede Cisl – alla presenza di Damiano Galletti (segretario generale Cgil Brescia), Francesco Diomaiuta (segretario generale Cisl Brescia) e Mario Bailo (segretario generale Uil Brescia).

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