Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

Category archive

Sindacati

Le Acli contro il governo: un errore la totale abolizione dei voucher

in Economia/Evidenza/Lavoro/Sindacati by
Il presidente delle Acli, il bresciano Roberto Rossini

Con una lunga nota le Acli bresciane criticano l’abolizione totale dei voucher. Ne riportiamo il testo integrale:

Le Acli provinciali di Brescia, in piena sintonia con la posizione espressa dalle Acli nazionali, ritengono che la decisione di abolire i buoni lavoro sotto la spinta del referendum sia un grave errore, che elimina una forma, seppur blanda, di regolazione del lavoro.

Come Acli bresciane saremmo stati favorevoli a importanti modifiche che avrebbero riportato lo strumento in linea con gli obiettivi per i quali fu introdotto, ossia far emergere una quota di lavoro nero e fornire alcune tutele ai lavoratori più deboli. Nei giorni scorsi avevamo presentato ad alcuni parlamentari bresciani una proposta di emendamento che contemplasse, oltre al divieto di utilizzo da parte delle imprese – che in molti casi avevano abusato dello strumento – anche la possibilità di impiego da parte del terzo settore, ovvero di enti e associazioni senza scopo di lucro e associazioni di volontariato.

L’intento era quello di avere a disposizione uno strumento che consentisse una forma, legale, di retribuzione per particolari categorie di lavoratori e/o disoccupati in condizioni di grave difficoltà, deboli e marginali, a fronte di piccole e occasionali opportunità lavorative, all’interno di progetti ben definiti.

Sul territorio bresciano, nel corso di questi anni di crisi economica, è andata intensificandosi – da parte di una rete di associazioni, parrocchie, enti locali – un’azione volta a raccogliere fondi per aiutare persone in difficoltà, tramite l’elargizione di pacchi viveri o il pagamento di parte di affitti e utenze domestiche. A queste prime misure “tampone” è stato poi fatto seguire un ulteriore step che andasse oltre il contributo economico come semplice forma di “carità”, per trasformarlo in “compenso” che ridesse anche “dignità”. Piccole e occasionali prestazioni lavorative rivolte a persone in difficoltà lavorativa e familiare, spesso ricavate all’interno delle associazioni stesse, magari in sostituzione di attività prima svolte da volontari, venivano retribuite, appunto, con lo strumento del voucher lavoro. Un’azione questa che ha trovato espressione nell’operato di tanti circoli Acli e nell’esperienza di “Dignità e Lavoro”.

Questa esperienza è stata ora minata da una scelta che invece di produrre norme più rigorose che evitassero gli abusi, ha cancellato ogni opportunità di integrazione del reddito. Una scelta che non produce diritti aggiuntivi – nessuno di coloro che venivano pagati con voucher verrà assunto a tempo indeterminato – ma li toglie, allargando ulteriormente l’area del disagio e mettendo le famiglie nelle condizioni di pagare in nero i lavori saltuari di stiro, pulizia, piccole manutenzione di casa.

In pieno assenso con le parole del nostro presidente nazionale Roberto Rossini siamo quindi convinti – e lo chiediamo con forza ai parlamentari bresciani – che “toccherà alla politica stessa riprendere questa materia per poter disciplinare alcune situazioni lavorative che esistono e vanno normate”.

Dimissioni on line, in un anno 3mila domande alla Cgil

in Cgil/Economia/Evidenza/Lavoro/Sindacati by
Dimissioni online

Una situazione di estrema flessibilità del mercato del lavoro, in particolare per quanto riguarda i lavori precari e a scarsa specializzazione. È questo il dato rilevante che emerge a un anno dall’istituzione nella sede centrale della Camera del Lavoro dell’Ufficio dimissioni telematiche di servizio ai lavoratori e alle lavoratrici che ne hanno bisogno. A seguito delle riforme introdotte con il “Jobs Act”, a partire dal 12 marzo 2016 le dimissioni volontarie e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro devono infatti essere effettuate tramite un’apposita procedura telematica, una novità nata con l’obiettivo di contrastare il fenomeno delle cosiddette dimissioni in bianco.

In un anno di attività le dimissioni gestite dall’ufficio Cgil di Brescia (senza considerare, quindi, le domande raccolte dalla diverse categorie nelle sedi territoriali della provincia) sono state 3.060, di cui il 10% circa per giusta causa, possibilità che i lavoratori e le lavoratrici hanno in caso di mancata retribuzione da parte del datore di lavoro e che permette loro di poter accedere al sussidio di disoccupazione (Naspi). Il 90% dei lavoratori e delle lavoratrici che si sono rivolto alla Cgil ha invece presentato le dimissioni perché ha trovato un altro lavoro.

In generale – secondo quanto osservato dall’Ufficio Cgil – permane una situazione di estrema precarietà: si cambia, ma il contesto di riconoscimenti professionali molto bassi e contratti a tempo determinato e poco retribuiti resta comunque una costante da un lavoro all’altro. Delle 3.060 dimissioni effettuate in un anno, circa il 45% riguardano donne, mentre il 40% riguarda lavoratori e lavoratrici stranieri. «In questo caso – sottolinea l’Ufficio Cgil – emerge in modo chiaro che molti di questi lavoratori presentano le dimissioni a seguito di pressioni da parte del datore di lavoro». I settori più interessati dal fenomeno delle dimissioni telematiche sono il commercio e metalmeccanico (soprattutto artigianato).

Reddito di inclusione, Cgil Brescia: «Eccessivo l’entusiasmo del Governo»

in Cgil/Economia/Evidenza/Sindacati by
71686_388523_cgil_23_58_7275037_medium

Pubblichiamo di seguito la nota della Cgil Brescia sul reddito di inclusione.

ECCO IL TESTO INTEGRALE

Con l’approvazione oggi del disegno di legge delega relativo al reddito di inclusione, il Governo fa un passo avanti nella direzione delle azioni di contrasto alla povertà assoluta. In prospettiva tale misura dovrà essere alimentata anche da risorse che derivano da un riordino di altre misure assistenziali in essere, come previsto dalla legge delega a suo tempo approvata (assistenziali e non anche previdenziali come la reversibilità, pericolo scongiurato dopo l’intervento deciso della Cgil sulla legge delega).

Alleanza contro la povertà, il cartello di cui anche la CGIL fa parte, stima però in 7 miliardi il costo annuale di una misura minima di contrasto alla povertà assoluta (4.598.000 individui nel 2015 in tale condizione, il triplo rispetto al 2006). Otto milioni 300 mila sono invece le persone in condizione di povertà relativa (+ 2 milioni rispetto al 2006).

Tali numeri – sia l’estrema pochezza delle risorse “sicure”, sia l’incertezza del bacino da cui si dovrà pescare per alimentare il fondo stesso – rendono quindi problematico condividere gli entusiasmi del governo.

Se si può considerare positiva l’idea di una presa in carico delle fragilità e di una responsabilizzazione dei soggetti così assistiti, resta irrisolta la necessità di potenziare i servizi sociali alla persona, dai Comuni ai Centri per l’impiego, nel frattempo privati delle risorse per operare correttamente, così come l’eccessiva frammentazione di misure nazionali, regionali e comunali in campo oggi impedisce risposte adeguate.

Luciano Pedrazzani

per la Cgil Camera del Lavoro di Brescia

Anolf Cisl, Giovanni Punzi è il nuovo presidente

in Cisl/Economia/Nomine/Sindacati by
Giovanni Punzi, Anolf Cisl

Giovanni Punzi è il nuovo presidente di Anolf Cisl Brescia. E’ stato eletto questa mattina dall’assemblea territoriale dell’associazione convocata per l’approvazione del bilancio 2016, il rilancio degli obiettivi e la programmazione dell’attività.

L’Anolf – Associazione Nazionale Oltre Le Frontiere – è un’associazione di immigrati di varie etnie a carattere volontario, democratico che ha come scopo la crescita dell’amicizia e della fratellanza tra i popoli, nello spirito della Costituzione italiana.

A passargli il testimone è stata Giovanna Mantelli, chiamata nei giorni scorsi a far parte della Segreteria provinciale della Fnp.

“Intendo dare continuità al lavoro svolto fino ad oggi – ha detto Punzi dopo l’elezione – e al tempo stesso rilanciare il ruolo dell’Anolf, all’interno della Cisl e nella società bresciana. Uno dei miei primi impegni sarà quello di incontrare le varie comunità di stranieri che vivono e lavorano nel territorio bresciano per comprenderne i bisogni e le necessità”.

L’assemblea è stata anche l’occasione per fare il punto, attraverso il contributo del segretario Cisl Alberto Pluda, sulla situazione politica sindacale e sulla stagione congressuale. A ringraziare Giovanna Mantelli per il lavoro di questi anni e a fare gli auguri di buon lavoro al neo presidente sono intervenuti anche il segretario generale della Cisl bresciana Francesco Diomaiuta e il presidente regionale dell’Anolf, Luis Lageder.

 

Stefana, sono 140 i lavoratori a rischio

in Acciaio/Aziende/Banche/Cgil/Crisi/Economia/Sindacati by
Stefana_top

Sono 140 i lavoratori che rischiano il posto alla Stefana di Nave. Alla scadenza fissata per il sesto bando, infatti, non sono arrivate offerte per il sito di via Bologna, in concordato preventivo, nonostante le diverse manifestazioni di interesse arrivate nelle settimane precedenti da gruppi italiani e stranieri. E l’assenza di offerte sorprende tutti i soggetti coinvolti, che confidavano in una positiva chiusura della vicenda in tempi brevi come testimoniato dal fatto che per i lavoratori erano stati chiesti due mesi di cassa integrazione (scaduti a febbraio). Il commissario giudiziale Valerio Galeri, a Bresciaoggi, ha parlato di incredulità e angoscia per gli ultimi sviluppi. Mentre il segretario della Cgil Damiano Galletti ha accusato Aib di essere stato troppo assente.

La base della trattativa, lo ricordiamo, era di 10 milioni di euro, più la presa in carico dei 140 lavoratori (di cui 30 in vista di pensionamento).

Immigrati e lavoro, una domandina ai sindacati (e ai partiti)

in Ave/Aziende/Economia/Opinioni/Sindacati by
Belli ritratto(2)

di Sandro Belli – Da anni il sindacato, con le sue graduali conquiste e le sue “vivaci” pressioni ha creato garanzie, assistenza e sicurezza per i lavoratori contribuendo alla realizzazione di un sistema di welfare complesso e protettivo di alto livello, anche se decisamente costoso. Ciò che si è venuto a creare, nei confronti di immigrati e in genere di cittadini stranieri è un po’ paradossale. Per cercar spazio nel mondo del lavoro o nelle attività commerciali o artigianali lo straniero è disposto a rinunciare a varie comodità, garanzie e protezioni (zero welfare)  riuscendo solo in tal modo a offrire beni e servizi a basso prezzo e creando indubbie difficoltà a chi è protetto ed “in regola”.

Un esempio. Nei bar di vicinato tutto costa meno nei locali gestiti da orientali, che, oltretutto sono sempre aperti, per più di dodici ore. Pare che nel retro i gestori dormano nel locale, anche se è senza finestre e molto piccolo. Ma il servizio sembra ottimo. La giovanissima cinesina (in regola?) che serve in tavola, per tutte le dodici ore sorride.

I pochi bar rimasti nella zona, gestiti da italiani, sono in piena crisi e non riescono a competere con prezzi ed orari così irraggiungibili. Le cameriere “in regola” costano molto di più: le pause, le ferie e l’orario giornaliero, la tassazione non sono confrontabili. Il sindacato che meritevolmente ha favorito negli anni il benessere, i diritti e le protezioni dei lavoratori oggigiorno non può che farsi carico di combattere contro questa insostenibile disparità. È pensabile? Non può certo respingere l’immigrato o boicottarlo!

È sicuramente consapevole che facendo pressione per portare lo straniero ad essere pienamente “in regola” alzerebbe a tal punto il suo costo o il costo dei suoi prodotti che  ne determinerebbe l’ uscita dal mercato. Diminuire le garanzie sindacali e, conseguentemente, il costo del lavoratore italiano per ristabilire un equilibrio, non è pensabile. Tollerare il lavoro in nero degli stranieri, l’evasione  o le gravi mancanze di sicurezza o igiene oggi largamente presenti non è accettabile.

Brescia e la sua provincia non sono affatto diverse dalle altre zone d ‘Italia. La insostenibile competitività sta diventando esplosiva e genera reazioni anche violente sopratutto nelle aree dove la crisi è più grave, sia nel settore dell’artigianato e delle piccole attività industriali ed agricole, sia nel lavoro dipendente. La politica ondivaga per natura, non riesce ad esprimere comportamenti coerenti e costanti.  Che fare?

LEGGI LE ALTRE OPINIONI DI SANDRO BELLI SU BSNEWS.IT

DESTRA O SINISTRA? IL PAMPHPLET DI SANDRO BELLI VE LO REGALA BSNEWS.IT

L’OPINIONE. Industria 4.0, serve un percorso partecipato e non calato dall’alto

in Cgil/Economia/Evidenza/Opinioni/Sindacati by
Damiano Galletti (Cgil) - Brescia

di Damiano Galletti – La grande trasformazione produttiva in atto, comunemente chiamata «Industria 4.0», molto sta facendo discutere, non solo a Brescia. Merito anche del Governo che, seppure in maniera tardiva, ha finalmente spostato l’asse su una politica industriale degna di questo nome,  ha presentato un progetto articolato di investimenti e incentivi fiscali e ha costituito una cabina di regia aperta a imprese, centri di ricerca e parti sociali. Una buona notizia, appunto, soprattutto per un Paese come il nostro, che da troppo tempo soffre di bassa produttività e mancati investimenti pubblici e privati.

Il fatto che la cabina di regia nazionale sia aperta anche alle parti sociali non è casuale e tiene conto del fatto che non stiamo parlando solo di macchinari ma di processi che avranno in pochi anni enormi
ripercussioni anche sul fronte del lavoro. Quanto ce ne sarà, come sarà svolto, come cambierà l’identità stessa del lavoratore, quali effetti avrà sulle politiche di welfare. Non sono questioni secondarie, per dare l’idea della dimensione del problema basti citare le considerazioni a riguardo di Bill Gates, che non più tardi di qualche giorno fa ha proposto «una tassa sui robot che ci ruberanno il lavoro».

Di tali questioni la Cgil si sta occupando da tempo, con diverse giornate di approfondimento seminariale a livello nazionale (Torino, Ancona, Firenze solo per citare alcuni degli apuntamenti principali) che presto verranno declinate anche a livello territoriale, e nella convinzione che in sintesi, vicino ad Industria 4.0, vada progettato anche il Lavoro 4.0. E, aggiungo, il welfare 4.0, un processo che deve
essere governato e partecipato il più possibile a tutti i livelli se vogliamo che produttività, partecipazione e qualità del lavoro non risultino parole vuote. Positiva è stata in questo senso la cabina di
regia che, inizialmente su impulso di Apindustria, si è costituita in Camera di Commercio e che vede numerosi attori coinvolti nel «Comitato 4.0», tra cui anche le rappresentanze dei lavoratori. Ci è sembrato un buon modo di procedere, un segno di consapevolezza della dimensione del
tema, che vuole valorizzare le opportunità senza eludere gli elementi critici.

Colpisce invece il titolo del convegno promosso lunedì da AIB, dal titolo «Industria 4.0. La trasformazione da affrontare insieme», nel quale spiccavano soprattutto le assenze. Non solo di carattere sindacale. La sala era molto piena, segno di un interesse genuino, speriamo non semplicemente legato alle agevolazioni fiscali in materia previste dall’ultima manovra di stabilità del Governo. L’industria 4.0, le trasformazioni che questa comporterà per le nostre vite (anche di quella dei sindacalisti: dobbiamo riconvertire anche noi le nostre competenze contrattuali, le conoscenze di processo e di prodotto, le dinamiche globali dei sistemi interconnessi) non possono essere ridotte a incentivi fiscali e controllo dall’alto, senza pensare che il dialogo tra tutte le parti sociali, alla ricerca di una nuova mediazione tra capitale e lavoro, sia quanto mai necessario. A meno che non si pensi che nell’Industria 4.0 i temi del lavoro di cittadinanza, del salario sociale, della divisione del lavoro, della flessibilità e della gestione degli orari  possano essere gestiti in ottica 1.0.

* segretario generale Cgil Camera del Lavoro di Brescia

Massetti (Confartigianato): «Giù le mani dai tassisti»

in Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia/Eugenio Massetti/Evidenza/Personaggi/Servizi/Sindacati by
EUGENIO MASSETTI

«Giù le mani dai tassisti. Terremo alta la guardia». Così Eugenio Massetti, presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia, dopo l’incontro stamane con Antonio Amodio presidente Confartigianato Taxi Brescia. La categoria esprime grande preoccupazione anche a Brescia dove sale la protesta contro un emendamento al Milleproroghe che rimanda al 31 dicembre 2017 il termine entro il quale il ministero dei Trasporti deve emanare i decreti legislativi previsti da una norma dello scorso anno contro l’esercizio abusivo del servizio taxi e Ncc.

Per Antonio Amodio, presidente tassisti Confartigianato Brescia che conta la maggioranza dei taxi circolanti a Brescia e provincia: «Chiediamo che l’emendamento venga assolutamente ritirato. A preoccuparci sono misure che spianerebbero la strada alle multinazionali come Uber. In attesa dell’incontro con il Governo domani a Brescia i servizi sono stati garantiti, non si sono verificati blocchi né ripercussioni per l’utenza, ma siamo pronti a fermarci se dall’incontro non arriveranno notizie positive». Già provati dalla crisi che ha ridotto il lavoro, i tassisti scendono sul piede di guerra, rivendicando il rispetto della legge 21 del 1992 che stabilisce la cosiddetta “territorialità”, il principio secondo il quale la partenza di ogni corsa deve avvenire nel comune di appartenenza e che le multinazionali in gara per risucchiare il mercato italiano, vorrebbero eludere. Amodio sottolinea inoltre: «I tassisti hanno acquistato e investito fino a ieri in licenze e con questo emendamento, anche gli NCC diventerebbero tassiti a tutti gli effetti con conseguenze gravi per la nostra attività. Invitiamo tutti gli operatori taxi a partecipare alle opportune iniziative di lotta al fine di indurre il Governo ed in particolare il Ministro Graziano Delrio a ritirare l’emendamento. Invitiamo altresì le rappresentanze delle altre associazioni a serrare il confronto per giungere ad un’intesa la più larga possibile».

Conclude il presidente Massetti dopo l’incontro in Confartigianato con il presidente della categoria: «I tassisti di Confartigianato Brescia se da un lato comprendono le necessità relative alle molteplici mutazioni del mercato, dall’altro manifestano grandi preoccupazioni di una liberalizzazione selvaggia. Vanno garantite professionalità e sicurezza per l’utente. Sicurezza garantita solo da chi è in regola, come lo sono i nostri iscritti, che pagano tasse, già alte, seguono corsi di aggiornamento e offrono un servizio essenziale».

La Cisl bresciana verso il congresso. Domani si riunisce il consiglio generale

in Cisl/Economia/Sindacati by
cisl brescia

Si riunisce domani, venerdì 20 gennaio alle 9,30 nella sede cittadina di via Altipiano d’Asiago 3, il Consiglio generale della Cisl bresciana. Oltre alla discussione sulla situazione politico-sindacale, l’ordine del giorno della riunione prevede la convocazione del Congresso provinciale al quale parteciperanno i delegati eletti nei congressi delle categorie. Un passaggio estremamente importante per l’organizzazione sindacale chiamata a verificare la propria azione, a tracciare il percorso dei prossimi anni e a scegliere il futuro gruppo dirigente.Ad introdurre i lavori sarà Francesco Diomaiuta, segretario generale della Cisl bresciana, mentre la relazione sulla quale si svilupperà il dibattito verrà proposta da Osvaldo Domaneschi, segretario generale della Cisl Lombardia.

Cgil, iscritti in calo a quota 104.596: uno su quattro è immigrato

in Cgil/Economia/Sindacati by
Cgil

Nel 2016 gli iscritti alle diverse categorie della Camera del Lavoro di Brescia – escluso, quindi, il comprensorio della Val Camonica – sono 104.596, in calo del 3,23% rispetto al 2015.

Tra le lavoratrici e i lavoratori attivi il calo più significativo, superiore al 5 per cento, riguarda le categorie più legate all’industria: Fiom (metalmeccanici), Filctem (chimica, tessile ed energia) e Fillea (edilizia). Tra le cause, sicuramente, la crisi economica e la fine degli ammortizzatori sociali. In calo anche la Fisac (-13%) e la Slc (-5,5), i cui settori  (banche e assicurazioni la prima, poste e telecomunicazioni la seconda) sono tra quelli più soggetti a trasformazione.

Iscritti Cgil Brescia 2016

 

Sedicimila nuovi iscritti

Gli iscritti non sono uno stock immutato nel tempo. Lo dimostrano le nuove iscrizioni avvenute nel corso del 2016, che ammontano a circa 16 mila, un dato in linea con gli anni precedenti. Rilevante, a riguardo, le cosiddette “brevi manu”, ovvero le tessere annuali che vengono rinnovate di anno in anno, cresciute da 2.300 alle attuali 3.800, da collegare alla crescente precarizzazione del mercato del lavoro (riguardano piccole aziende, non tempi indeterminati).

 

Immigrati al 23% tra gli attivi

Tra gli attivi, la percentuale di immigrati è arrivata al 23%, un dato che fotografa la presenza crescente degli immigrati nei diversi settori produttivi (sapendo che nel Pubblico Impiego e nella scuola non sono presenti). Tra gli stranieri la voglia di sindacato è alta, legata a diversi fattori. Tra questi vale la pena ricordarne almeno un paio: in primo luogo gli immigrati sono più ricattabili, e quindi esprimono una domanda più puntuale di tutele; in secondo luogo, la ricerca di una sede in cui esprimere la propria propensione alla partecipazione sociale non può che condurre a un sindacato plurietnico come la Cgil, ovvero a un’associazione di italiani e di immigrati.

 

Pensionati, un calo fisiologico

Per quanto riguarda i pensionati (oltre 60 mila gli iscritti) la diminuzione è meno significativa, ben inferiore peraltro alla diminuzione percentuale di nuovi pensionamenti registrata dall’Inps.

 

Bilancio in equilibrio

Il calo di iscritti complessivo incide in misura minima sul bilancio: nel 2015 le entrate da tesseramento sono state 1 milione 883 mila euro circa, nel 2016 (dato provvisorio) un milione 870 mila euro. Se il calo delle tessere è stato nell’ordine del 3%, il calo delle entrate è stato quindi dello 0,7%.

Il motivo è semplice: i non più tesserati, in molti casi, sono in realtà fine delle mobilità e degli ammortizzatori sociali (e quindi con contributi per tessere molto bassi); i nuovi pensionati hanno in media pensioni più alte di quelli anziani e quindi contibuzioni più elevate. Il bilancio consuntivo, non ancora approvato, sarà quindi in pareggio.

 

2017, l’anno del lavoro

Sotto il profilo politico, il 2016 è stato particolarmente significativo e sicuramente una sottolineatura va fatta rispetto a quello dei metalmeccanici, sottoscritto da tutti sindacati dopo otto anni di accordi separati, che per la prima volta ha stabilito la regola del voto vincolante dei lavoratori sugli accordi stessi. Positivo, in attesa di conferme, anche l’ipotesi di sblocco del contratto nel pubblico impiego e i risultati raggiunti sul fronte delle pensioni.

A riguardo vale la pena sottolineare che anche a Brescia il 2016 è stato anno nel quale è stata ridata nuova linfa al percorso unitario con Cisl e Uil. Non solo sulle iniziative nazionali (pensioni in primo luogo) ma anche su temi quali quella sulle motivazioni della sentenza della strage di piazza Loggia, il lavoro comune sull’evasione fiscale, il documento congiunto su  «Fiera, aeroporto, Ortomercato, turismo, risanamento ambientale. Proposte per il futuro di Brescia».  Da sottolineare inoltre che, in linea con l’accordo sulla Rappresentanza sottoscritto a livello nazionale nel 2014, Brescia è anche la prima provincia in Italia dove da quest’anno è partita la registrazione della certificazione dei voti della Rsu.

 

Il 2016 è stato per la Cgil l’anno della Carta dei diritti universali del Lavoro che si pone l’obiettivo di riunificare il mondo del lavoro oggi profondamente diviso da leggi che separano il pubblico dal privato, gli autonomi dai subordinati, superando tutte le disuguaglianze. Sono state raccolte le firme (a Brescia poco meno di 17 mila) per la proposta di legge di iniziativa popolare collegata e per tre quesiti referendari, su due dei quali – voucher e responsabilità sociale degli appalti – si voterà in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno di quest’anno. Proprio ieri a Milano, con l’assemblea regionale che ha coinvolto tutte le strutture provinciali, è partita ufficialmente la campagna «Con due Sì. Tutta un’altra Italia».

 

In provincia di Brescia, come altrove, il lavoro è il grande nodo irrisolto. Dal 2008 a oggi il tasso di disoccupazione è triplicato (dal 3,5 al 9% circa): la Provincia, Cgil, Cisl e Uil di Brescia hanno sottoscritto un accordo provinciale per favorire interventi a sostegno di disoccupati (i cui termini per presentare domanda scadono il 31 gennaio) ma molto resta da fare, e su questo la Camera del Lavoro si sente impegnata sostenere le persone coinvolte in questa situazione.

 

ENTI E SERVIZI

 

Ufficio vertenze Camera del Lavoro

Undici milioni recuperati per i lavoratori

 

Nel 2016 le pratiche aperte dall’ufficio vertenze della Camera del Lavoro sono state 1.263. Di queste i due capitoli maggiori sono rappresentati dalle procedure concorsuali (40%) e dal recupero crediti (39%, mancato pagamento della retribuzione in primis). In calo le violazioni contrattuali (licenziamenti, accertamento lavoro subordinato, impugnazione contratto, riconoscimento danno biologico, etc.), il cui motivo è da ricercarsi anche nei recenti interventi legislativi che hanno ridotto le tutele del lavoro dipendente (utilizzo sempre più frequente  dei contratti a termine acausali, demansionamento, videosorveglianza, maggior facilità nel procedere al licenziamento del dipendente) e la riforma del codice civile che ha introdotto l’obbligo per il giudice di condannare chi perde la causa a pagare le spese legali, disincentivando in questo modo ulteriormente il contenzioso giudiziario.

 

Per i lavoratori e le lavoratrici, l’attività 2016 dell’ufficio vertenze ha significato riuscire ad incassare (stima) circa 5 milioni e mezzo di euro (45% dalle vertenze individuali, 55% dai fallimenti).

 

Per quanto riguarda l’Ufficio vertenze della Fiom Cgil le pratiche aperte sono state più di 1.100, di cui circa 750 vertenze (400 per mancati pagamenti e 350 per fallimenti) con un recupero economico a favore dei lavoratori di oltre 5 milioni di euro.

 

Patronato Inca

Nel 2016 il nuovo servizio accoglienza

Nel 2016 le pratiche gestite dal patronato Inca sono state circa 54 mila (20 mila delle quali in città, il resto negli uffici in provincia).

Le pratiche di sostegno al reddito (mobilità, disoccupazione, maternità, etc.) rappresentano un terzo del totale, seguono in termini di importanza le pratiche di pensionamento e quelle per il rinnovo del permesso di soggiorno. Dopo il boom degli anni passati, le pratiche legate alla disoccupazione si sono stabilizzate. Tra le novità del 2016 l’istituzione del servizio accoglienza (il disbrigo delle pratiche burocratiche) nella sede centrale di via Folonari ha permesso di ridurre i tempi di attesa. In questo modo si è affinata la capacità di presa in carico della persona e di far emergere con maggiore efficacia il cosiddetto diritto latente che la persona non conosce ma di cui ha diritto (ad esempio per quanto concerne la normativa sull’invalidità civile o sullo stesso sostegno al reddito). Tra le novità attese nel 2017, oltre a quelle previste dalla nuova Legge di Stabilità (anticipo pensionistico, lavoratori precoci) anche le pratiche relative alla nuova legge sulle unioni civili.

 

Sunia-Apu

Sfratti, continua l’emergenza. Nuove locazioni in forte crescita

Nel 2016 gli iscritti al Sunia-Apu (Federazione utenti casa) sono stati 2.192.

Tra le attività principali si conferma il trend di sfratti che sta interessando la provincia dal 2008 a oggi (circa duemila sfratti all’anno). Nel 2017 si prevde che si possa dare una maggiore risposta a tale problema rispetto al passato, anche per il fatto che si sono finalmente sbloccati fondi nazionali dedicati verso le Regioni e quindi verso i Comuni in emergenza abitativa.

Nel 2016,a fronte di un leggero aumento negli acquisti di immobili, risulta in forte crescita invece la nuova locazione, come dimostra anche il raddoppio delle pratiche (oltre un centinaio) di registrazione di nuovi contratti a a canone concordato gestiti dal Sunia-Apu con i piccoli proprietari.

 

Federconsumatori

Tanti contenziosi con gli operatori telefonici

Poco meno di cinquecento le pratiche gestite da Federconsumatori nel 2016. Tra i settori di attività più rilevanti i contenziosi con gli operatori telefonici, la campagna per i diritti dei pendolari e il sostegno agli azionisti di Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Banca Valsabbina coinvolti nella vicenda del collocamento sul mercato di “azioni illiquide”.

 CATEGORIA 2015 2016 DIFFERENZA DIFF %
  FIOM  16.985  15.856 -1129 -6,65
  FILCTEM  4.207  3.776 -431 -10,24
  SLC  1.050  992 -58 -5,52
  FILLEA  5.550  5.206 -344 -6,20
  FLAI  2.778  2.785 7 0,25
  FILT  1.187  1.152 -35 -2,95
  FILCAMS  4.732  4.678 -54 -1,14
  FISAC  1.250  1.084 -166 -13,28
  FLC  2.283  2.104 -179 -7,84
  FUNZIONE PUBBLICA  5.644  5.547 -97 -1,72
  NIDIL  1.233  1.248 15 1,22
  TOTALE ATTIVI  46.899  44.428 -2471 -5,27
0
0
  SPI tessere ingresso  649  784 135 20,80
  SPI tessere normali  60.506  59.331 -1175 -1,94
  TOTALE PENSIONATI  61.155  60.115 -1040 -1,70
  SILP  37  53 16 43,24
  TOTALE GENERALE  108.091  104.596 -3495 -3,23

 

Go to Top
Vai alla barra degli strumenti