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A2A ancora più green: terza acquisizione in sei mesi nel fotovoltaico

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Un ulteriore passo avanti per A2A e la sua svolta green: il Gruppo potenzia ancora la propria capacità di produzione di energia da fonti rinnovabili con l’acquisizione di 5 impianti fotovoltaici in Italia con una potenza installata complessiva di 15,7 MW. E’ stato perfezionato oggi il closing fra un fondo gestito da Impax (AIFM) Limited – parte di Impax Asset Management Group plc, società di gestione di investimenti con base a Londra e oltre £11,2 miliardi di asset in gestione1- e A2A Rinnovabili, la società del Gruppo che presidia il mercato energetico green. L’operazione di acquisto accresce la capacità solare installata di A2A portandola a 54,1 MW.

“Questa ulteriore acquisizione, che segue le due precedenti portate a termine nell’autunno dello scorso anno, porta il parco fotovoltaico di A2A a 39 impianti e ribadisce la nostra volontà di crescita nel settore delle rinnovabili – ha commentato Valerio Camerano, Amministratore delegato del Gruppo – Nell’arco di pochi mesi abbiamo costruito da zero una presenza nel fotovoltaico, a conferma del ruolo incisivo che A2A vuole continuare ad avere nella transizione energetica del Paese.

Dei cinque impianti fotovoltaici acquisiti da A2A tre sono situati in Puglia, uno nel Lazio e uno in Emilia-Romagna. A questi, si aggiungono quelli presenti in Toscana, Marche, Piemonte e Trentino Alto Adige frutto delle precedenti operazioni del Gruppo. L’intesa con il fondo Impax rappresenta dunque un nuovo capitolo della strategia green di A2A e della progressiva diversificazione del mix di generazione. L’accresciuta capacità solare di A2A si aggiunge ai circa 2000 MW da fonte idroelettrica già posseduti: un ulteriore contributo al raggiungimento degli obiettivi nazionali e comunitari di riduzione delle emissioni di gas effetto serra.

Public utilities, a Brescia danno lavoro a 15mila persone

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Trasporti di merci e persone, produzione di energia elettrica, costruzioni di strade e autostrade, telecomunicazioni, smaltimento rifiuti, gas, acqua: sono oltre 9 mila le imprese lombarde attive nei settori delle public utilities, +4% in cinque anni, con 186 mila addetti. Pesa la Lombardia sulle 60 mila imprese in Italia (+9%) con 864 mila addetti. In particolare, più di 4 mila sono specializzate nei servizi di supporto ai trasporti e circa 2 mila quelle attive nella produzione di energia.

Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi su dati registro imprese 2017, 2016 e 2012.

Oggi alla Camera di commercio di Milano la sesta edizione di TOP UTILITY, rapporto focalizzato sul tema: “Ambiente, business, community e innovazione nei servizi pubblici locali”. Durante l’incontro sono stati presentati i risultati dell’ indagine sulle prime 100 italiane.

Lombardia.5 mila imprese si concentrano a Milano, tra le lombarde Bergamo e Brescia con quasi mille imprese e rispettivamente 13 mila e 15 mila addetti, Varese e Monza con oltre 500 (9 mila e 7 mila addetti), Como con circa 400 (4 mila addetti circa come Mantova). Crescono di più in cinque anni Mantova (+14%), Lecco (+11%) e Milano (+8%).

Italia.5 mila imprese si concentrano a Milano, prima in Italia insieme a Roma. Seguono Napoli con circa 3 mila imprese e con circa 2 mila ciascuna Venezia, Torino e Bolzano. Tra le prime venti provincie italiane anche Bari con1.518, Salernoe Genova con oltre 1.200. Per addetti prima Roma con 194 mila, poi Milano con 124 mila, Torino con 30 mila e Napoli con 26 mila. Tra queste prime aree, crescono di più nell’ultimo anno: Milano (+3%), Bolzano e Napoli (+2%).

QUALCHE DATO

· Le utility italiane si consolidano, registrando ricavi complessivamente in crescita (115 miliardi nel 2016, +1,2% rispetto all’anno precedente) e dati in miglioramento anche sulla qualità del servizio offerto (ad esempio perdite di rete, depurazione e raccolta differenziata);

· crescono gli investimenti delle multiutility (+18,1% sul 2015) per 1,65 miliardi di euro, ma anche il valore della produzione (+7,5%);

· migliorano le performance economico-finanziarie, crescono i ricavi delle monoutility dei rifiuti (+3,5%) e idriche (+1,6%). Queste ultime, negli ultimi tre anni, hanno visto crescere fortemente i margini;

· le imprese stanno investendo in R&S (quasi il 90% ha in corso programmi di ricerca), per accompagnare i territori ai cambiamenti e alle opportunità derivanti dalla rivoluzione digitale e affrontare la transizione energetica verso le rinnovabili;

· le utility sono fornitrici di nuovi servizi alle città: dai sistemi di monitoraggio ambientale, alla mobilità sostenibile, dalla mappatura energetica all’implementazione di sistemi di ottimizzazione e monitoraggio dei cantieri e dei lavori in corso.

La carta d’identità del settore

Le 100 maggiori utility attive in Italia nei settori dell’energia elettrica, del gas, del servizio idrico integrato e della raccolta dei rifiuti urbani hanno prodotto nel 2016 ricavi per 115 miliardi di euro, pari al 6,9% del PIL italiano, con una forza lavoro di quasi 142.000 unità. Sono in maggioranza imprese di medie e piccole dimensioni, oltre la metà ha ricavi inferiori a 100 milioni di euro e solo il 14% supera il miliardo. Il 66% delle aziende è a capitale interamente pubblico. Prosegue il processo di consolidamento: nel settore idrico sono state numerose le aggregazioni, soprattutto nel Nord Est. Nei rifiuti, invece, l’area più dinamica è il Centro Italia.

Chi sale e chi scende

Sono in crescita i ricavi delle Top 100 nel 2016 (+1,2% rispetto all’anno precedente), con risultati fortemente differenziati tra le varie tipologie di azienda. Quelle con la crescita maggiore sono le multiutility, che nel 2016 hanno incrementato il valore della produzione del 7,5%, seguite dalle monoutility dei rifiuti (+3,5%) e da quelle idriche (+1,6%). Nel comparto energetico, invece, i ricavi delle aziende elettriche sono stati sostanzialmente stabili (-0,4%), mentre le monoutility del gas sono calate dell’11,1%, principalmente a causa della riduzione del prezzo del gas. Ciononostante, queste aziende sono comunque quelle più solide, con indici di redditività più elevati e una situazione debitoria più sostenibile.

Investimenti, crescono quelli delle multiutility

Gli investimenti in impianti, infrastrutture, reti ed attrezzature sono stati poco più di 4,6 miliardi di euro, pari allo 0,3% del PIL e all’1,6% degli investimenti fissi lordi italiani. Il valore è leggermente inferiore a quello del 2015 (-1,5%). La categoria che ha registrato la maggiore crescita degli investimenti è quella delle multiutility, con 1,65 miliardi di euro nel 2016 (+18,1% sul 2015), pari al 35,8% del totale (contro il 29,9%). Considerando gli investimenti sul valore della produzione, sono le monoutility idriche a mostrare il dato più elevato (20,1%), con un investimento medio per abitante di 26,2 euro.

Buone performance, ma i clienti diventano più esigenti

Il quadro d’insieme mostra un progressivo miglioramento delle prestazioni dei settori ambientali – acqua e rifiuti – e una sostanziale stabilità di quelli energetici. Sul fronte idrico le Top 100 presentano dati migliori della media nazionale (32% contro il 38,3% nelle perdite di rete, fonte Istat), in miglioramento rispetto al 2015 di due punti percentuali. Nella depurazione aumenta il rendimento degli impianti, misurato dal grado di abbattimento del COD, che guadagna 13 punti percentuali sul 2015, raggiungendo il 91%. Non migliora, però, la quota di utenti collegati ai depuratori, che addirittura cala di un punto rispetto al 2015. Nel ciclo rifiuti la raccolta differenziata cresce in media di cinque punti percentuali sul 2015, attestandosi al 58%, rispetto alla media nazionale del 52,5%. A questo risultato concorre anche l’adozione di sistemi porta a porta come modalità prevalente di raccolta (68% delle aziende del Top 100). Il settore della distribuzione del gas mostra una sostanziale stabilità. Si riducono i tempi medi di esecuzione di lavori semplici e di attivazione della fornitura: rispettivamente da 5,3 a 4,8 giorni e da 3,3 a 3,2 giorni.
Nonostante tutti questi dati incoraggianti, l’indice di soddisfazione dei clienti è tuttavia più basso, per la prima volta in quattro anni, passando da 85,07 nel 2015 a 82,05 nel 2016. In flessione anche le performance del servizio clienti, con un lieve aumento dei tempi di attesa e un calo del livello di servizio dei call center. Crescono anche i reclami dei clienti.

La digitalizzazione e i nuovi servizi per le città

L’innovazione tecnologica è un fattore strategico per lo sviluppo del settore utility, che impatta in modo significativo sullo sviluppo del territorio e sulla qualità della vita dei cittadini.  Quasi 9 imprese su 10 (l’89,7%) effettua attività di ricerca, in particolare legata al tema della digitalizzazione. Nel 2016 il 53,8% delle aziende aveva sistemi integrati per la raccolta e la gestione dei dati di impianti e infrastrutture mediante strumenti di ICT, come IoT o big data analytics. L’obiettivo per le utility è di poter offrire nuovi servizi alle città: dai sistemi di monitoraggio ambientale (qualità dell’aria e dell’acqua, sicurezza idrogeologica), alla mobilità sostenibile (colonnine di ricarica per l’auto elettrica, car sharing o servizi di smart parking), dalla mappatura energetica delle città all’implementazione di sistemi di ottimizzazione e monitoraggio dei cantieri e dei lavori in corso.

Sostenibilità & Comunicazione

Il 2016 ha evidenziato un’accelerazione nei livelli di attenzione delle utility per i temi della sostenibilità. L’obbligo di pubblicazione del rapporto di sostenibilità per le grandi aziende di interesse pubblico riguarderà 42 delle Top 100. Nel 2016 sono state 38 le aziende che hanno pubblicato il bilancio di sostenibilità, due in più rispetto al 2015 e cinque rispetto al 2014. Quasi tutte le Top Utility, invece, hanno un codice etico, che arriva al 96% dei casi nel 2016 contro l’89% di due anni prima. Quanto poi alla formazione del personale, aumentano le ore di formazione per dipendente, che sono passate da 15,6 nel 2015 a ben 21,3 nel 2016 e hanno riguardato l’86% dei dipendenti.

A2A, ecco i nomi del Comune di Brescia

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Giovanni Valotti, Giovanni Comboni, Maria Chiara Franceschetti, Norberto Rosini, Elisabetta Ceretti e Antonio Bonomo. Sono i nomi individuati dal Comune di Brescia per il Consiglio d’Amministrazione di A2A, a seguito del bando aperto lo scorso febbraio. I nomi entrano a far parte di una lista, congiunta con l’altro azionista il Comune di Milano, da cui saranno individuati, in ordine di presentazione, i quattro componenti del Cda per il Comune di Brescia. Per il collegio sindacale è stata indicata la dottoressa Chiara Segala.

 

FONTE BSNEWS.IT

A2A, Del Bono conferma i suoi. Ma Forza Italia si spacca

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Per le nomine in A2A è tutto fatto, o quasi. Secondo le indiscrezioni circolate nelle scorse ore, infatti, il sindaco Del Bono sarebbe pronto a confermare gli uscenti Giovanni Comboni (che dovrà cedere la vicepresidenza a un milanese) ed Elisabetta Ceretti, destinando invece Antonio Bonomo verso Lgh. Una scelta obbligata dal fatto che in questa tornata la Loggia può esprimere solo tre nomi, compreso quello da riservare alla minoranza. Su quest’ultimo fronte, un po’ a sorpresa, è da segnalare la spaccatura Forza Italia: il partito, infatti, non ha confermato la fiducia all’uscente Fausto Di Mezza (sostenuto dai consiglieri comunali), preferendogli l’ad di Gefran Maria Chiara Franceschetti. Una vittoria per il fronte guidato da Mariastella Gelmini.

A2A prima in Italia per soddisfazione dei clienti

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Brescia continua la tradizione di buona amministrazione, anche sul fronte delle utility. Per il quinto anno di fila, infatti, A2A si è confermata il primo operatore del mercato italiano per la qualità del servizio offerto ai clienti.

A certificarlo è il «Monitor energia e gas» di Cerved, società di rating indipendente che tra l’ottobre e il dicembre scorso ha campionato settemila clienti dei principali operatori.

Con un indice di 92.4 su cento l’ex municipalizzata ha sbaragliato la concorrenza di altri 11 competitor: Acea Energia, E.On, Edison, Enel Energia, Enel Servizio elettrico, Eni, Engie, Hera Comm, Iren Mercato, Repower e Sorgenia.

I clienti (800 quelli intervistati da Cerved), in particolare, hanno apprezzato la varietà di canali di comunicazione, la tipologia delle tariffe, la chiarezza nelle bollette nei contratti. Ad essere premiati in patticolare i settori dell’energia elettrica e del gas.

A2A: sottoscritto l’Aumento di Capitale di ASVT

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In seguito alla rinuncia all’esercizio del diritto di opzione da parte di tutti gli atri soci, A2A S.p.A. ha oggi sottoscritto integralmente l’aumento di capitale a pagamento di 5,8 milioni di euro deliberato il 28 febbraio 2017 dall’assemblea straordinaria di ASVT S.p.A (Azienda Servizi Val Trompia), finalizzato alla realizzazione del piano industriale della Società.

A2A S.p.A. ha versato tutte le quote rimaste inoptate in linea con l’attenzione e la vicinanza del Gruppo ai territori ed in continuità con l’impegno in Val Trompia, che prosegue ininterrottamente dal 1998, anno di costituzione di ASVT.

La quota del Gruppo A2A nel capitale sociale di ASVT, è quindi passata dal 49% a circa il 65%.

I fondi saranno destinati prioritariamente ad interventi sul Ciclo Idrico integrato per il potenziamento dei sistemi di depurazione, in un’ottica di sempre crescente salvaguardia del benessere dei cittadini e della qualità ambientale del territorio.

ASVT ha prodotto nel 2015 un Margine Operativo Lordo di oltre 4 milioni di Euro ed un Risultato Netto di circa 2,2 milioni di Euro. Il Capitale Investito netto al 31 dicembre 2015 è di circa 19,4 milioni di Euro ed è composto da un Patrimonio Netto di circa 11,9 milioni di Euro e da una Posizione Finanziaria Netta di circa 7,5 milioni di Euro.

 

 

 

A2A, 2016 ok: Mol a 1,22 miliardi, utile in crescita di 274 milioni

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Si è riunito oggi il Consiglio di Amministrazione di A2A S.p.A. che, sotto la Presidenza del Prof. Giovanni Valotti, ha approvato i risultati del processo di impairment redatto ai sensi dello IAS 36 e svolto, come di consueto, avvalendosi del supporto di un riconosciuto professionista terzo indipendente. Il processo ha comportato svalutazioni (al lordo degli effetti fiscali) di asset, avviamenti e partecipazioni per 110 milioni di euro, nonché la ripresa a valore (al lordo degli effetti fiscali) di asset per 51 milioni di euro.

Il Consiglio ha inoltre preso visione dei risultati consolidati preliminari dell’esercizio 2016, che includono gli effetti del consolidamento per cinque mesi del nuovo gruppo acquisito LGH. I principali risultati sono di seguito riportati:

Margine Operativo Lordo (Ebitda) superiore ad 1,22 miliardi di euro, in crescita di oltre il 16% rispetto all’esercizio precedente (1,05 miliardi di euro nel 2015). Al netto di proventi non ricorrenti superiori a 100 milioni di euro e degli effetti derivanti dal primo consolidamento, per cinque mesi, di LGH (circa 32 milioni di euro) la crescita ordinaria è stata superiore al 4,5%. Tutte le Business Unit (di seguito “BU”), con l’unica eccezione della BU Reti penalizzata dalla revisione tariffaria del nuovo periodo regolatorio, hanno riportato risultati in crescita rispetto all’esercizio precedente e superiori alle aspettative di Piano 2016-2019.

Utile ante imposte, pari a circa 350 milioni di euro (76 milioni di euro nell’esercizio 2015) al netto di svalutazioni nette di asset, avviamenti, partecipazioni e ripristini di valore per 261 milioni di euro. Le svalutazioni, complessivamente pari a 312 milioni di euro, si riferiscono alla centrale di Monfalcone (202 milioni di euro a seguito di conferimento, al fair value, del ramo di azienda in A2A Energiefuture SpA, già comunicato il 29 Dicembre 2016) e del risultato dell’impairment test quale approvato dal CdA odierno. L’impairment test ha determinato la svalutazione, per 68 milioni di euro, di alcuni impianti “CCGT”, per 37 milioni di euro di alcuni avviamenti e per 5 milioni di euro di partecipazioni. Il ripristino di valore, pari a 51 milioni di euro, si riferisce esclusivamente all’ impianto di San Filippo del Mela ( 220kv) a seguito della recente ammissione al regime asimmetrico di reintegrazione dei costi per il quinquennio 2017-2021.

Investimenti, in crescita del 22% per un totale di circa 420 milioni di euro, escluso l’importo corrisposto per l’acquisto del 51% della partecipazione in LGH SpA. I maggiori incrementi si sono realizzati nella BU Ambiente (+70%) e nella BU Reti e Calore (+25%).

Posizione Finanziaria Netta a circa 3,14 miliardi di euro, in crescita di circa 240 milioni di euro rispetto al 31 dicembre 2015 quale risultante degli effetti dell’acquisizione e primo consolidamento di LGH (per complessivi 469 milioni di euro) e della generazione di cassa risultata positiva per circa 230 milioni di euro. Il rapporto PFN/Ebitda migliora da 2,8x a 2,6x.

“Abbiamo ottenuto un risultato molto importante che conferma il continuo miglioramento dei business aziendali, dell’efficienza operativa, della capacità di investimento e generazione di cassa – commenta l’Amministratore delegato Valerio Camerano – Un efficace mix di focalizzazione sul business, innovazione ed evoluzione della cultura manageriale aziendale sostiene la crescita dei risultati e il rafforzamento strategico”

“A fronte di scenari di mercato sfavorevoli e all’interno di un contesto sempre più competitivo, i risultati del 2016 testimoniano la capacità di A2A di innovare nella continuità – ha dichiarato Giovanni Valotti, Presidente del Gruppo – Questo conferma la validità di un cambio strategico significativo impresso all’azienda, così come rende conto dell’apporto di grande qualità assicurato dal management e da tutti i dipendenti di A2A nella gestione dell’operatività”.

A2A, Del Bono: soddisfatto di quanto stanno facendo Valotti e Camerano

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“Sono soddisfatto delle scelte che ho fatto per A2A”, ha sottolineato il sindaco di Brescia Emilio Del Bono a margine della conferenza stampa per il bilancio di fine anno, “il presidente Valotti e l’ad Camerano hanno lavorato bene. Il valore del titolo è raddoppiato, i dividendi sono triplicati e il piano industriale va nella direzione che auspichiamo: quella del green. Le politiche aziendali sono tornate sulle rinnovabili, sul trattamento dei rifiuti. Su questo bisogna accelerare e noi la sfideremo a farlo, perché la città non ha certo un atteggiamento di sudditanza verso A2A. Comunque dell’oggi siamo contenti: il piano industriale presentato corrisponde alle nostre attese, anche in termini di filosofia industriale che punta al superamento delle cave attraverso il riciclo. Anche quella del tele-raffreddamento mi pare una grande intuizione. Con queste premesse puntiamo alla conferma dei vertici uscenti”.

A2A Energia illumina la sede dell’Associazione Artigiani di Brescia con un messaggio di auguri a led

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In occasione delle Festività natalizie A2A Energia, società commerciale del Gruppo, illumina la sede dell’Associazione artigiani di Brescia e celebra così la lunga collaborazione con il sistema delle imprese artigiane del territorio spina dorsale dell’economia bresciana.

Da oggi la sede dell’Associazione sarà ben visibile grazie ai led che faranno brillare la facciata con gli auguri di Buone Feste dedicati ai cittadini bresciani: un’esperienza unica a Brescia 2, che ospita il palazzo dell’Associazione.

 

 

L’OPINIONE: Rinnovo contratto meccanici, un passo nella direzione giusta

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di Fabio Astori* – Dopo un anno di trattative si è giunti infine alla sottoscrizione di un’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale del settore metalmeccanico.
E’ un accordo unitario, sottoscritto da tutte le organizzazioni sindacali, e questo è già un valore in sé, per nulla scontato dopo due rinnovi senza la firma della Fiom – CGIL.
Non solo un valore politico, ma anche e soprattutto pratico, di una ritrovata unità di intenti e di azione da cui ci attendiamo risultati immediati nella quotidiana gestione delle attività aziendali, che richiedono oggi come mai quel clima di collaborazione cui anche il sindacato deve e può concorrere.
La vertenza è stata lunga e complessa, ci sono stati anche momenti conflittuali, cosa del resto inevitabile di fronte alla richiesta di Federmeccanica di un vero “rinnovamento” culturale e contrattuale, di un cambiamento sostanziale anche nelle relazioni industriali per rispondere alle mutate esigenze delle imprese di fronte alla crisi e alla competizione globale.
Vediamo con favore la chiarezza della posizione assunta dalle parti in materia di contrattazione aziendale, inequivocabilmente variabile, legata ai risultati aziendali conseguiti e pertanto destinata a distribuire solo la ricchezza effettivamente prodotta.
Nel quadro di una sempre maggior valorizzazione dei rapporti con i nostri dipendenti, l’attenzione alle risorse umane è un pilastro importante di questo rinnovo: gli investimenti in welfare e formazione ne sono la testimonianza e confermano, insieme a temi importanti quali la sicurezza sul lavoro e le politiche attive, la svolta che l’ipotesi di contratto appena siglata rappresenta.
Da non sottovalutare anche le ricadute positive del meccanismo di riconoscimento dell’inflazione ex post (anziché ex ante), con conseguente allineamento dei minimi contrattuali. Il modello tradizionale non era più sostenibile: per effetto di continui scostamenti tra inflazione prevista (quella su cui erano calcolati gli incrementi salariali) e inflazione reale, le retribuzioni tra il 2007 e il 2015 sono cresciute il doppio rispetto al costo della vita, mentre nello stesso periodo la produzione metalmeccanica è diminuita del 30% e il costo del lavoro per unità di prodotto è cresciuto del 22%.
Sono tutti elementi di novità sui quali Brescia si è spesa molto a livello locale, ma anche nazionale, che convergono in un’unica direzione: quella dell’aziendalizzazione del nostro sistema contrattuale, per avere più contrattazione aziendale e meno nazionale, più innovazione e meno ideologia.
Questo rinnovo, pur non realizzando pienamente quegli obiettivi di rinnovamento di cui le imprese hanno urgente bisogno, può considerarsi nel complesso un primo importante passo nella giusta direzione.
La strada da fare è ancora lunga perché possa dirsi marginale la parte retributiva del contratto nazionale e prevalenti le risorse da gestire nello scambio tra salario e produttività in azienda, ma un ulteriore passo avanti potrà essere realizzato  nell’imminente confronto sulla riforma degli assetti contrattuali tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil. Perché ciò accada, AIB ha già iniziato a far sentire la propria voce.
* Vice Presidente Relazioni Industriali AIB

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