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Bilanci

Regione, via libera al bilancio: la Lombardia chiude a 502 milioni di euro

in Bilanci/Economia/Istituzioni/Regione by
Il Palazzo della Regione Lombardia

Via libera a maggioranza in Commissione Bilancio al Bilancio consolidato 2017, documento nel quale vengono analizzate le politiche economiche, sociali e territoriali di Regione Lombardia che vengono realizzate mediante la collaborazione degli enti e delle società controllate e partecipate inserite nel Sistema Regionale.

Il Bilancio Consolidato è pertanto composto dai conti economici e dallo stato patrimoniale di tutte le realtà facenti parte del “Gruppo Amministrazione Pubblica” di Regione Lombardia, come gli enti e gli organismi strumentali, le aziende e le società controllate e partecipate.

Il risultato finale dell’esercizio 2017 di tutte le realtà pubbliche regionali è pari a 502 milioni e 381mila euro. Il processo di consolidamento evidenzia un incremento dell’utile di circa 17,5 milioni di euro di provenienza esterna rispetto ai bilanci di Giunta e Consiglio regionale. Regione Lombardia aveva già aderito nel 2015 alla sperimentazione prevista dal Governo nazionale in tema di armonizzazione dei propri sistemi contabili e il bilancio consolidato, come evidenziato dalla Presidente Silvia Sardone (Gruppo Misto) “costituisce uno strumento utile per controllare, programmare e gestire il proprio patrimonio pubblico”.

Oltre ai due enti che avevano aderito fin da subito alla sperimentazione (Arifl e Arpa), alle quattro realtà già in house (FinLombarda, Lombardia Informatica, Infrastrutture Lombarde, Arca) e alle 5 Aler, lo scorso anno erano stati consolidati per la prima volta anche i bilanci di Ersaf ed Eupolis che nel 2016 hanno predisposto il loro bilancio in contabilità economico-patrimoniale, così come Explora, società di cui Regione Lombardia ha acquisito il controllo nel corso del 2016, con la partecipazione al 60% del capitale. Quest’anno rientrano nel bilancio consolidato anche le società controllate Arexpo, Expo SpA e Navigli Lombardi, il Consorzio Villa Reale di Monza, la Fondazione per la Ricerca Biomedica, la Fondazione Lombardia per l’Ambiente, la Fondazione Film Commission, la Fondazione Minoprio e 19 enti Parco, oltre ad ASAM Spa attualmente in liquidazione.
Il provvedimento andrà in Aula per la votazione finale nella seduta di martedì 18 settembre.

Lucchini, i conti volano: fatturati a 411 milioni, il 78% all’estero

in Acciaio/Bilanci/Economia/Tendenze by
Lucchini Rs Spa

L’Assemblea di Lucchini RS Spa ha approvato il bilancio 2017 con un utile netto consolidato di 28,6 milioni di Euro.

Questi sono i dati principali del rendiconto:

• Ricavi consolidati pari a 411,6 milioni di Euro in aumento del 5,4% sul 2016;
• Ebitda pari a 60,9 milioni di Euro;
• Investimenti tecnici netti per circa 28 milioni di Euro;
• Acquisito il Centro Servizi Euras per la distribuzione di Acciai per Utensili a Desio (MB), denominato Lucchini Tool Steel.
• Costituita Lucchini North America Inc., presidio commerciale sul mercato USA per lo sviluppo del business aziendale;

I ricavi netti consolidati di Gruppo si attestano a 411,6 milioni di euro in crescita del 5,4% rispetto all’esercizio precedente. Il fatturato estero è pari al 78% del totale. Nel corso del 2017 la ripresa dei prezzi dei principali fattori di acquisto come il rottame, le ferroleghe, gli elettrodi ed il metano ha influenzato negativamente la marginalità.

Il risultato netto di periodo evidenzia un utile pari a 28,6 milioni di Euro che ha permesso al Gruppo di finanziare gli investimenti fatti in impianti e partecipazioni realizzati nell’esercizio, mantenendo un livello di indebitamento estremamente basso, che comunque è leggermente salito per un perimetro di consolidamento diverso in quanto ha visto nel 2017 l’entrata degli immobili di Lucchini Mamè Forge con il relativo mutuo finanziario.

L’organico del gruppo al 31/12/2017 si attesta a 2.105 dipendenti di cui 869 nelle proprie società controllate estere.
Lucchini Unipart Rail, la JV inglese con Unipart Rail controllata al 60% da Lucchini RS, mostra un fatturato in crescita del 12,5% rispetto all’esercizio precedente ed un utile di 4,0 milioni di Euro.

Lucchini Sweden, con volumi di vendita in crescita del 12,4% rispetto all’esercizio precedente, consegue un risultato netto di 2,3 milioni di Euro in incremento rispetto all’esercizio precedente.

Lucchini Poland registra un trend positivo di fatturato del 27,8% rispetto all’esercizio precedente e chiude l’esercizio 2017 con una perdita di 0,6 milioni di Euro.

La JV austriaca Lucchini Central Europe, pur con un fatturato in recupero rispetto all’esercizio precedente (+45,9%), consegue nell’esercizio una leggera perdita di 0,6 milioni di Euro attribuibile a costi straordinari e a maggiori costi di formazione.

LBX, la controllata belga, registra un fatturato pari a 6,4 milioni di Euro in crescita del 5% rispetto all’anno precedente e una perdita di 0,5 milioni di Euro riferibile essenzialmente all’azione di riposizionamento commerciale della società sul mercato.

Lucchini South Africa, di cui la nostra società deteneva a dicembre l’80%, da gennaio 2017 ha completato la fase di localizzazione della produzione di prodotti finiti destinati al mercato locale. La società ha chiuso l’esercizio con un fatturato pari a 15,2 milioni di Euro ed un risultato netto negativo di 1,2 milioni di Euro attribuibile ai costi di avviamento. Nel mese di gennaio 2018 è stata ceduta al socio sudafricano Kusini Investment LTD un’ulteriore quota minoritaria del 10% ai fini di ottimizzare il rating BBB-EE della società

Bilanci, Pro Brixia chiude il 2017 con 2 milioni di utile

in Associazioni di categoria/Bilanci/Camera di commercio/Economia/Fiere by
Giovanna Prandini

Registra un saldo positivo pari ad euro 2.000.811 il bilancio di esercizio 2017 di Pro Brixia, Azienda Speciale della Camera di Commercio di Brescia che ha tra i suoi “core business” progetti per l’internazionalizzazione delle imprese bresciane e servizi per il mercato immobiliare (Borsa Immobiliare) oltre che la gestione  del Centro Congressi di via Einaudi e, soprattutto, del Brixia Forum (ex Fiera di Brescia).

Si tratta di un risultato che mette in evidenza la crescita costante dell’Azienda Speciale della Camera di Commercio, nell’arco del triennio 2015-2017, dovuta in larga parte al processo di riorganizzazione avviato dal momento dell’insediamento del nuovo CdA, presieduto da Giovanna Prandini, e alla positiva gestione del Brixia Forum.

“Uno degli aspetti più significativi – commenta Giovanna Prandini – è rappresentato dal fatto che i ricavi ordinari dell’Azienda ammontano ad euro 2.796.411, al netto del contributo della Camera di Commercio. Non va dimenticato che, normativamente, le Aziende Speciali delle Camere di Commercio sono tenute a perseguire l’obiettivo di assicurare, mediante acquisizione di risorse proprie, almeno la copertura dei costi strutturali. Da questo punto di vista, Pro Brixia vanta una tra le migliori performance nel panorama delle Aziende Speciali delle Camere di Commercio italiane, posto che i suoi costi strutturali ammontano ad euro 795.600”.

Di particolare rilievo, i proventi derivanti dalla gestione del Brixia Forum, che certificano, nell’arco dell’ultimo triennio, la rinascita di una struttura che è oramai diventata un punto di riferimento per le imprese e per i cittadini bresciani per quanto riguarda la partecipazione a fiere oltre che ad una serie di eventi di grande richiamo in ambito musicale e culturale. I ricavi ordinari per questo settore di attività sono passati da 315.918 euro del 2015 a 808.369 euro del 2017. Gli eventi organizzati sono passati dai 18 del 2016 ai 32 del 2017, con un incremento  di spettatori da 46.000 a 89.000.

Da evidenziare anche il fatto che L’Azienda Speciale ha raggiunto l’obiettivo di assicurare a Brixia Forum, nel 2017, sponsorizzazioni per euro 300.000.

Ampiamente positivi anche gli altri “branch” aziendali, con particolare riguardo a quello che si occupa di internazionalizzazione che vede passare i ricavi ordinari da 1.546.000 del 2016 ad euro 1.772.800 del 2017.

Il processo di riorganizzazione aziendale ha, infine, consentito un ulteriore contenimento dei costi del personale (11 dipendenti) la cui incidenza sulle spese correnti, nel 2017, è pari al 15,98% contro il 21,48% nel 2016.

Trenord: ricavi a quota 804 milioni di euro, passeggeri + 2,8 per cento

in Bilanci/Economia/Evidenza/Trasporti by

L’assemblea degli azionisti di Trenord ha approvato ieri il bilancio di esercizio 2017. I numeri del 2017 sono redatti per la prima volta secondo i principi contabili internazionali IAS/IFRS.

In crescita i Ricavi Operativi (che passano da 766 M€ a 804 M€) con un incremento del 5,0%. Nel 2017 i ricavi da traffico sono cresciuti di 15,9 M€ rispetto al 2016. L’incremento deriva principalmente dalla crescita del segmento aeroportuale (Malpensa Express) e dall’attività di antievasione.

I ricavi da traffico garantiscono la copertura del 45% dei costi operativi, pur in assenza della ‘leva prezzo’: nessun aumento tariffario è intercorso negli ultimi tre anni.

“L’esercizio 2017 conferma il trend di miglioramento, nei risultati economici, già evidenziato nei due anni passati, registrando un Risultato Netto complessivo di 10,5 M€ con un incremento di oltre il 14% rispetto al risultato 2016. E’ stato avviato quindi un percorso che potra’ consentire all’azienda di aumentare la qualita’ offerta ai propri Clienti”, ha sottolineato la Presidente di Trenord, Barbara Morgante.

Il Margine Operativo Lordo (EBITDA) si attesta a 77,5 M€ con un incremento di circa il 2% rispetto all’esercizio precedente. La posizione finanziaria netta è decisamente migliorata, attestandosi a 60 M€.

“I buoni risultati economico-finanziari raggiunti nel 2017 – e nei 2 anni precedenti – sono tanto importanti quanto indispensabili per sostenere l’ambizioso Piano al 2020, che prevede oltre 600 M€ complessivi di investimenti, di cui 415 milioni per il revamping della flotta vetusta”, ha affermato Cinzia Farisè, Amministratore Delegato di Trenord.

1.     I Clienti

Nell’ultimo anno Trenord ha toccato il record di passeggeri trasportati, raggiungendo 755mila Clienti nei giorni feriali (+2,8% rispetto all’anno precedente), 390mila il sabato (+3,2%) e 281mila nei festivi (+4,1%). Complessivamente Trenord ha trasportato 203milioni di viaggiatori.

Rispetto all’anno eccezionale di Expo la crescita della domanda, nei giorni feriali e nei festivi, è stata del 6%. Nel 2010 i Clienti erano 632mila. Nel 2017, in 7 anni, sono state 120mila le persone trasportate in più ogni giorno. Oggi, solo il 50% dei Clienti trasportati è rappresentato dal segmento ‘commuting’.

2.     La produzione

Nel 2017 Trenord ha effettuato la produzione più alta di sempre con 43,5 milioni di treni e bus/Km ovvero +0,6% rispetto al 2016. Così come nel 2017 è stato raggiunto il record dei treni circolati: 756.274 in totale.

3.     La performance del servizio

Pur a fronte del caldo torrido che ha contraddistinto l’estate 2017 mettendo a dura prova la flotta più vetusta, il ritardo medio ponderato per passeggero è sceso da 4,1 a 3,7 minuti e le soppressioni sono calate del 5%.

4.     Gli investimenti

Il 40% della flotta di Trenord ha più di 35 anni. A luglio del 2017 Regione Lombardia ha adottato interamente il piano di Trenord per un ammontare di investimenti pari a 1,6MD di euro, finalizzati all’acquisto di 161 nuovi treni: 100 ad alta capacità, 31 a media capacità e 30 diesel per le linee non elettrificate.

A seguito di tale adozione, nell’ottobre del 2017 Trenord ha approvato un Piano Investimenti al 2020, comprensivo di revamping e di ammodernamento della flotta più vetusta per un ammontare complessivo di 415milioni di euro in tre anni.

5.     La Customer Experience

Il Cliente Trenord sceglie il treno prima di tutto per comodità (il 52%), per evitare il traffico (il 32 %) e i problemi di parcheggio (26%). Il 70% dei Clienti dichiara di scegliere il treno per ‘recuperare tempo’ a disposizione.

L’83% dei Clienti si dichiara soddisfatto del servizio offerto da Trenord (in aumento del 3,1% rispetto al 2016).

Inoltre, l’ultimo anno ha evidenziato una crescita di 7 punti percentuali nella soddisfazione dei Clienti per le iniziative di “sicurezza partecipata” poste in essere da Trenord attraverso un articolato piano di security.

Ortofrutta, incremento a doppia cifra per il gruppo guidato da Salcini

in Alimentare/Bilanci/Economia by
Gianliuca Salcini, leader del gruppo ortofrutticolo

Prosegue l’ottimo stato di salute del gruppo guidato dall’imprenditore Gianluca Salcini, leader in Italia nella logistica di prodotti ortofrutticoli. Nel mese di febbraio le società Algol e Tabit hanno fatto registrare infatti una crescita a doppia cifra: il fatturato è aumentato del 14% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

A gennaio le aziende di Salcini avevano ottenuto un +16% alla voce “ricavi” rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente, in controtendenza con l’andamento in calo della produzione industriale nazionale (l’Istat ha rilevato un -1,9% a gennaio rispetto al mese precedente).
 
A riprova di ciò, Gianluca Salcini conferma che la Algol, presso lo stabilimento di Alfianello (BS), specializzato nel deposito e lavaggio di imballaggi e della frigorefrigerazione, ha assunto 27 nuovi operai, un numero maggiore rispetto ai 25 preventivati a settembre 2017.
 
“Siamo orgogliosi dei risultati sopra la media – dichiara Gianluca Salcini –, significa che le strategie imprenditoriali attuate in questi anni stanno producendo i risultati sperati. E siamo orgogliosi di fare la nostra piccola parte, producendo ricchezza e pagando il 100 per cento delle nostre tasse in Italia”.

 

Ubi Banca, i conti al 30 settembre: utile a quota 167 milioni

in Banche/Bilanci/Economia/Evidenza/UBi by

Pubblichiamo di seguito i risultati di Ubi Banca al 30 settembre, la nota integrale dell’azienda.

IL TESTO INTEGRALE

Il Consiglio di Gestione di UBI Banca ha approvato i risultati consolidati dei primi 9 mesi del 2017, che includono, a partire dal 1 aprile 2017, quindi per due trimestri, le 3 Banche recentemente acquisite. I risultati economici e patrimoniali dei primi nove mesi del 2017 comprendono l’impatto dell’allocazione del “badwill” 5, determinato in via provvisoria complessivamente pari a 995 milioni alla data del 1 aprile 2017.

Tale allocazione, che deriva dalla ri-esposizione delle attività e le passività acquisite al fair value alla
data di primo consolidamento, ha portato a rettificare in diminuzione principalmente i crediti deteriorati (mediante incremento dei fondi rettificativi per 560 milioni lordi6), mentre il valore dei crediti in bonis a medio lungo termine risulta allineato al valore di iscrizione a bilancio. Rettifiche di entità decisamente più contenuta sono state effettuate sulla raccolta a medio lungo termine, sul software e sui contratti connessi ai fondi immobiliari, mentre valori leggermente positivi sono stati riscontrati su attivi gestiti. A seguito di tale allocazione, la quota rimanente relativa al “bargain purchase”, complessivamente contabilizzata a conto economico risulta pari a 616,2 milioni7.

Le rettifiche effettuate alle poste patrimoniali in conseguenza del processo di purchase price allocation
hanno già dato luogo, nel secondo e nel terzo trimestre dell’anno, a “reversal” sia positivi che negativi,
per un netto di +56,7 milioni di euro.

Al netto delle poste non ricorrenti8, l’utile del Gruppo allargato si è attestato a 167,3 milioni, sintesi principalmente del risultato di UBI Stand Alone, pari a 190,1 milioni di euro, e di quello delle 3 Banche Acquisite, pari a -22,9 milioni (includendo il riversamento della PPA per +56,7 milioni).

Includendo le poste non ricorrenti, i primi 9 mesi del 2017 si sono chiusi per il Gruppo allargato con un utile netto di 702 milioni di euro, che include il risultato di UBI Banca Stand Alone per 112,6 milioni di euro e quello delle 3 Banche Acquisite per -26,5 milioni (includendo il riversamento della PPA per +56,7 milioni), oltre al “bargain purchase” di cui sopra per 616,2 milioni. Più in dettaglio, nei primi 9 mesi dell’anno il Gruppo allargato ha registrato proventi operativi per circa 2,595 milioni, riconducibili a UBI Stand Alone per 2.359,5 milioni (+1,2% rispetto ai primi 9 mesi del 2016).

Nell’ambito dei proventi, il margine d’interesse si è attestato a 1.147,7 milioni e risulta composto come
segue:
 112,3 milioni, pressoché totalmente derivanti dall’intermediazione con la clientela, relativi alle 3
Banche Acquisite. Si segnala che al 30 settembre 2017 il risultato delle 3 Banche include già
parzialmente i benefici di una prima progressiva riduzione di circa 40 bps nel costo della raccolta
avvenuta nel corso del periodo aprile-settembre 2017; tale riduzione ha consentito una progressione
favorevole del margine nel 3trim 2017 rispetto al 2trim2017 (a 57,8 milioni rispetto ai 54,5 del
2trim2017)
 1.035,4 milioni rivenienti da UBI Stand Alone (1.133,1 milioni nel 2016). Alla variazione hanno
contribuito un minor apporto del portafoglio titoli di proprietà (-40 milioni) a fronte del decremento
negli investimenti in titoli di debito – la cui vendita ha però generato nei 9 mesi significativi utili da
cessione (112,8 milioni) – e il decremento del margine relativo all’intermediazione con la clientela (-
58 milioni), di cui oltre la metà dovuta alla riduzione degli interessi attivi su inadempienze probabili,
scesi di oltre 32 milioni rispetto all’analogo periodo del 2016. Si rammenta che il margine d’interesse
non include i benefici del TLTRO, che verranno contabilizzati a consuntivo nel 4trim dell’anno.
Peraltro anche UBI Stand Alone ha registrato un incremento del margine d’interesse a 344,7 milioni
di euro nel 3trim 2017 dai 343,5 del 2trim 2017, dovuto per 307 milioni, rispetto ai precedenti 302, al
risultato dell’intermediazione con la clientela.

Le commissioni nette si sono attestate a 1.151.2 milioni, di cui 95,1 milioni relativi alle 3 Banche
Acquisite. Tale ultimo importo si riferisce per il 74% circa all’attività bancaria tradizionale con la
clientela, e per il resto ai servizi di gestione, intermediazione e consulenza nel settore titoli, confermando, assieme alla composizione del margine d’interesse, la maggiore focalizzazione delle 3 Banche sulle attività di raccolta e impiego con clientela, sebbene su base trimestrale la composizione stia variando, in linea con il collocamento di prodotti di risparmio gestito, verso un maggior peso delle
commissioni legate all’attività in titoli.

Per quanto riguarda il contributo di UBI Stand Alone, esso è passato a 1.056,2 milioni, in salita del +6,8% rispetto ai 988,8 milioni del 2016, grazie all’apporto positivo delle commissioni su servizi di gestione, intermediazione e consulenza (+8,3% a 601 milioni) – trainate dall’importante incremento del risparmio gestito e assicurativo – ma anche di quello delle commissioni derivanti dall’attività bancaria tradizionale (+4,9% a 455 milioni).

Il risultato netto dell’attività di negoziazione e copertura si è attestato a 185 milioni, di cui 177,6
riconducibili a UBI Stand Alone.

Questi ultimi sono attribuibili come segue:
– per 54,1 milioni all’attività di negoziazione (23,5 nei 9 mesi 2016);
– per 112,8 milioni alla cessione di asset finanziari, inclusi i titoli di stato italiani (89,1 milioni nei 9
mesi 2016);
– per 11,5 milioni alla valutazione delle attività finanziarie al fair value (-7,2 milioni nei 9 mesi 2016);
– le attività di copertura sono state negative per 0,8 milioni (+1 milione nei 9 mesi 2016).
Gli altri proventi di gestione si sono attestati a circa 76 milioni, di cui 8,6 milioni conseguiti nelle 3 banceh aquisite

Gli oneri operativi hanno totalizzato 1.789,5 milioni, di cui 1.522,4 milioni relativi a UBI Stand Alone
(in riduzione per quest’ultima del 2% rispetto ai 1.553,2 milioni del 2016):
– le spese per il personale si sono attestate a 1.096,7 milioni, di cui 942,7 milioni relativi a UBI Stand
Alone, dove prosegue la riduzione già in atto da diversi anni (ulteriore -1,1% vs 9mesi2016 grazie alla
diminuzione della forza lavoro media, -267 risorse), e 154 milioni relativi alle 3 Banche Acquisite.

Peraltro si sottolinea che il costo del personale è in decremento nel 3trim dell’anno rispetto al 2trim,
sia in UBI Stand Alone (a 308 milioni dai precedenti 314) che nelle 3 Banche (a 71 milioni dai
precedenti 83).
– le spese amministrative hanno totalizzato 577,9 milioni, di cui 474,8 milioni relative a UBI Stand
Alone, dove prosegue la riduzione in atto (-3,8% rispetto ai 9 mesi 2016);
– le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali sono pari a 114,9 milioni, di cui 104,9 relative a UBI Stand Alone. Le rettifiche di valore nette su crediti si sono attestate a 417,7 milioni di euro, determinando un costo del credito annualizzato di 67 punti base.

A tale risultato ha contribuito il riversamento della PPA allocata a crediti deteriorati, che ha determinato riprese di valore nette su crediti sulle 3 Banche Acquisite (le rettifiche su crediti nelle 3 Banche si sono attestate complessivamente a 18 milioni, più che compensate dal beneficio derivante dal riversamento della PPA allocato a rettifica del valore dei crediti deteriorati per +54,2 milioni).

Al 30 settembre 2017, le coperture dei crediti deteriorati si attestano per il Gruppo allargato al 48,6%
includendo gli stralci (40,01% escludendo gli stralci). Nel periodo sono stati contabilizzati circa 130 milioni di rettifiche di valore nette per altre attività e passività, essenzialmente legate alla svalutazione dell’investimento nel Fondo Atlante per 89,3 milioni e all’onere sostenuto per l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi a favore di CR Cesena, Rimini e S. Miniato, per 32,4 milioni, tutti non ricorrenti.

Le imposte del periodo si sono attestate a 112,2 milioni, definendo un tax rate del 45,16% (40,75% normalizzato), e non includono alcun beneficio di iscrizione di DTA sulle perdite pregresse delle 3 Banche Acquisite i cui presupposti per la loro rilevazione si manifesteranno a valle delle incorporazioni societarie.

Infine, sono stati registrati nei primi 9 mesi dell’anno oneri legati al Piano Industriale (progetto Banca Unica, progetto integrazione 3 banche acquisite, incentivi all’esodo) per circa 31,2 milioni al netto delle imposte e dei terzi.
* * *

I risultati economici del 3trim2017 rispetto al 2trim2017 (UBI Banca + 3 Banche Acquisite)

In termini congiunturali, i proventi operativi hanno totalizzato 856,3 milioni rispetto ai 941 milioni
realizzati nel secondo trimestre.
Nell’ambito dell’aggregato:
 il margine d’interesse è salito a 402,5 milioni dai precedenti 398, e risulta in crescita sia nel
perimetro UBI Stand Alone (+1,1 milioni a 344,7 milioni) che, in misura maggiore, nel perimetro
delle 3 Banche Acquisite (+3,4 milioni a 57,8 milioni) grazie all’azione di riduzione del costo della
raccolta che ha influito sia sui tassi che sui volumi. Da segnalare nell’aggregato relativo a UBI Stand
Alone la ripresa del risultato dell’intermediazione con la clientela, salito a 307 milioni dai precedenti
302.
 le commissioni nette si sono attestate a 390 milioni, rispetto ai 411 del 2 trim 2016, con la consueta stagionalità legata alla minor attività nei mesi estivi. UBI Stand Alone ha registrato commissioni per 342 milioni, in flessione rispetto ai 363 del 2 trim 2017 ma in significativa crescita rispetto ai 321 milioni del 3 trim 2016. Le 3 Banche Acquisite hanno per contro riportato commissioni nette pari a circa 48 milioni, sostanzialmente invariate rispetto al trimestre precedente, e realizzate prevalentemente nel comparto dell’operatività più tradizionale, anche se il terzo trimestre evidenzia una buona crescita dei ricavi rivenienti dal collocamento titoli e dalla distribuzione di prodotti.
 la finanza ha segnato un minor contributo (36,4 milioni) dopo i significativi utili realizzati nel secondo trimestre (83,4 milioni) con la parziale cessione di titoli del portafoglio HTM.
 Il risultato della gestione assicurativa, riferito alle Nuove Banche, si è quantificato in 4,6 milioni di pertinenza del terzo trimestre e 4,1milioni del secondo.

Gli oneri operativi hanno totalizzato 631,3 milioni nel terzo trimestre (636,2 milioni del secondo
trimestre) e sono attribuibili per 135,8 milioni alle 3 Banche Acquisite (141,8 milioni nel 2 trim 2017) e
per 500,6 milioni (499,7 milioni nel 2trim 2017) al Gruppo UBI Banca “stand alone”.
• le spese per il personale nel terzo trimestre si sono ridotte per ambedue gli aggregati (-5,3 milioni a livello di perimetro UBI Stand Alone e -11,2 milioni per le 3 Banche Acquisite) grazie essenzialmente ad una riduzione delle voci “Salari e Stipendi” e “Altri benefici a favore dei dipendenti”, rivenienti dalle uscite di personale intervenute nel trimestre;
• le altre spese amministrative (211,8 milioni nel terzo trimestre rispetto ai 199,7 milioni del secondo) evidenziano invece un incremento di 12 milioni circa, imputabile per 6,5 milioni ad UBI Stand Alone e per 5,9 milioni alle 3 Banche Acquisite.

L’aumento è riferibile, nel terzo trimestre, al versamento del contributo ordinario al Deposit Guarantee Scheme per 25,2 milioni: tale onere è stato parzialmente compensato da minori spese per servizi professionali e consulenze (-6,3 milioni nel trimestre, con una diminuzione equamente distribuita sui due aggregati di analisi) e delle spese per pubblicità e promozione (-5,6 milioni).

Nel terzo trimestre sono state iscritte rettifiche di valore nette per deterioramento crediti per 135 milioni, in riduzione di 12,8 milioni rispetto al secondo trimestre (147,8 milioni). Alla formazione dell’aggregato hanno contributo un effetto netto positivo ascrivibile alle 3 Banche Acquisite per 31,9 milioni (derivanti per -7,7 milioni dalle rettifiche del periodo e per +39,7 milioni dal riversamento della PPA) e rettifiche di UBI Stand Alone per 167 milioni.

Nel secondo trimestre le 3 Banche Acquisite avevano registrato un effetto netto positivo per 4,2 milioni (formati da -10,2 milioni di rettifiche e per +14,4 milioni dall’effetto del riversamento della PPA) mentre il vecchio perimetro UBI Stand Alone aveva registrato rettifiche per 152,1 milioni.

Nel 3 trimestre 2017 sono stati contabilizzati oneri per impegni verso il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per 32,4 milioni, mentre nel secondo trimestre dell’anno era stato svalutato l’investimento nel Fondo Atlante per 70,6 milioni, ambedue aventi natura non ricorrente.

Infine, il periodo registra, in relazione al progetto Banca Unica e al progetto di integrazione delle 3 Banche Acquisite, oneri non ricorrenti per 11,6 milioni, già al netto di imposte e terzi.

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Gli aggregati patrimoniali (UBI Banca + 3 Banche Acquisite)

Nel corso del 3 trimestre 2017, sono avvenuti i trasferimenti di alcuni rami d’attività (leasing e cessione
del quinto) dalle 3 Banche Acquisite a UBI Banca, per un totale crediti netti di oltre 900 milioni. Tali
trasferimenti alterano l’evoluzione dei volumi sottostanti il dato consolidato con riferimento agli
aggregati rispettivamente di UBI e delle 3 Banche, per cui il riferimento verrà fatto esclusivamente al

Gruppo UBI allargato.

Al 30 settembre 2017, gli impieghi verso la clientela si attestano complessivamente a 93,9 miliardi, risultando in leggera flessione rispetto ai 94,2 miliardi del giugno 2017 e allineati al dato di fine anno 2016.

Nel dettaglio, all’interno dell’aggregato:
– i crediti in bonis verso la clientela si attestano a 85,5 miliardi (+1,1% rispetto a dicembre 2016 e – 0,4% rispetto a giugno 2017). La lieve flessione rispetto a giugno 2017 è da attribuirsi al rallentamento degli impieghi a breve termine, in un mercato ancora segnato da forte pressione competitiva sui prezzi.
– i crediti deteriorati netti ammontano a 8,4 miliardi, in contrazione del 9,1% dai 9,3 miliardi di fine 2016 e in lieve riduzione rispetto a giugno 2017.

Per quanto riguarda la qualità del credito, a fine settembre lo stock di crediti deteriorati lordi, pari a 14.033 milioni, si è ridotto (-0,8% rispetto a giugno 2017 e -2,4% rispetto a dicembre 2016) e rappresenta il 14% del totale crediti lordi. I flussi di crediti da performing a deteriorati, attestatisi complessivamente a 1.174,8 milioni per il nuovo perimetro UBI, si mantengono contenuti. Il default rate annualizzato per il nuovo Gruppo ammonta infatti all’1,8%, ed è atteso in riduzione nel 2018.

Includendo i crediti stralciati, la copertura del totale crediti deteriorati si attesta al 48,6% (era il 44,6% a dicembre 2016 e il 48,8% a giugno 2017). I crediti stralciati ammontano a 2,3 miliardi. Escludendo i crediti stralciati, la copertura del totale crediti deteriorati è pari al 40,01%, in deciso rialzo rispetto al 35,6% del dicembre 2016, anche, ma non solo, per effetto dell’allocazione della PPA a incremento dei fondi di rettifica, e in leggera flessione rispetto al 40,2% di giugno.

La leggera contrazione delle coperture trimestre su trimestre è dovuta all’effetto di nuovi stralci sulle sofferenze (oltre 220 milioni coperti al 100%), del riversamento del time value legato alla PPA sulle inadempienze probabili (-40 milioni circa), e all’ingresso, tra le esposizioni scadute, di una posizione già rientrata in bonis a ottobre (50 milioni).

I crediti deteriorati netti si attestano a fine settembre 2017 a 8.419 milioni (erano 8.452 milioni a giugno 2017 e 9.258 milioni a dicembre 2016), rappresentando il 9% del totale dei crediti netti.

In termini di composizione per classi:
– lo stock di sofferenze nette ammonta a 4.077 milioni (sostanzialmente stabili rispetto a giugno e dicembre 2016). Includendo i crediti stralciati, la copertura delle sofferenze si attesta a settembre 2017 al 58,8% (59,2% a giugno 2017 e 58,6% a dicembre 2016). Analoga dinamica caratterizza la copertura delle sofferenze al netto dei crediti stralciati che raggiunge il 46,1% (46,3% a giugno 2017 e 45,6% a dicembre 2016);
– la categoria delle inadempienze probabili ammonta in valori netti a 4.069 milioni (4.157 milioni a giugno 2017 e 4.881 a dicembre 2016), esprimendo una copertura del 34,02% (34,3% a giugno 2017 e 24,8% a dicembre 2016);
– le posizioni scadute/sconfinanti nette ammontano a 273 milioni e includono una posizione di 50 milioni già tornata in bonis a ottobre 2017, con una copertura dell’8,5%.

Per quanto attiene il profilo della raccolta, si segnala il consolidamento della positiva evoluzione dell’aggregato di raccolta totale core da clientela ordinaria (che accoglie la raccolta diretta core da clientela ordinaria e la raccolta indiretta) attestatosi a 181,4 miliardi (179,4 miliardi a giugno 2017 e 176,1 miliardi a dicembre 2016).

Più in dettaglio, la raccolta diretta da clientela ordinaria, pari a 82,6 miliardi (83,6 miliardi a giugno 2017 e 86,3 miliardi a dicembre 2016) risulta in contrazione essenzialmente:
– per effetto della progressiva scadenza degli stock di obbligazioni collocate sulla clientela captive (-4 miliardi rispetto a dicembre 2016, in diminuzione sia in UBI Stand Alone che nelle 3 Banche Acquisite), non sostituite anche nel contesto della normativa sul bail-in,
– della diminuzione delle consistenze dei depositi vincolati sulle 3 Banche Acquisite (-1,2 miliardi rispetto a dicembre 2016), nell’ambito delle azioni di riduzione del costo del funding;
– mentre crescono i depositi a vista per circa 2,7 miliardi.

A settembre 2017, la raccolta indiretta si conferma ottima interprete delle esigenze di investimento della clientela e raggiunge i 98,8 miliardi dai precedenti 95,8 miliardi a giugno 2017 e 89,8 miliardi a dicembre 2016. In particolare a fine semestre:
– il risparmio gestito in senso stretto raggiunge i 43,3 miliardi (+2,2% rispetto a giugno 2017 e + 7,7% rispetto a dicembre 2016);
– la raccolta assicurativa si attesta a 20,5 miliardi (+3,9% rispetto a giugno 2017 e +11,1% rispetto a dicembre 2016);
– la raccolta amministrata ammonta a 35,1 miliardi (+3,8% rispetto a giugno 2017 e +12,4% rispetto a dicembre 2016).

Con valuta 29 marzo 2017, l’esposizione del Gruppo verso la BCE a titolo di TLTRO2 è salita a 12,5 miliardi di euro, dai 10 miliardi ottenuti a giugno 2016; l’intero importo è riferito a UBI Stand Alone. Il profilo di scadenza contrattuale di tale esposizione TLTRO2, iscritta tra i “Debiti verso Banche” e quindi non inclusa nella raccolta diretta, prevede 10 miliardi a giugno 2020 e 2,5 miliardi a marzo 2021.

Il Gruppo continua a beneficiare della solida posizione di liquidità, con indici (Net Stable Funding Ratio e Liquidity Coverage Ratio) costantemente superiori a 1, e uno stock di attività stanziabili complessivamente pari, al 30 settembre 2017, a 25,8 miliardi di euro (di cui 10,4 disponibili) già al netto degli haircut.

A settembre 2017, le attività finanziarie del Gruppo hanno una consistenza al mark to market di 17,5 miliardi di euro, di cui 12 miliardi relativi a titoli di stato italiani, sostanzialmente stabili rispetto a giugno 2017. Sempre a fine settembre 2017, il patrimonio netto consolidato del Gruppo UBI Banca, incluso il risultato di periodo, si attesta a 9.957 milioni di euro.

In termini di indici patrimoniali, a fine settembre 2017 il CET1 ratio fully loaded è pari all’11,54% (11,32% a giugno 2017); il CET1 ratio phased in si attesta all’11,65% (11,42% a giugno 2017); il miglioramento è essenzialmente dovuto al recupero di eleggibilità delle garanzie su esposizioni garantite da immobili retail con effetto positivo sulla ponderazione delle stesse, alla riduzione della rischiosità del portafoglio crediti di gruppo e alla riduzione di investimenti partecipativi e titoli di debito. Sempre a fine settembre 2017, il Total Capital Ratio risulta pari, in termini fully loaded, al 14,2%, e in termini phased in al 14,32% (era rispettivamente il 13,94% e il 14,06% a fine giugno 2017). Infine, il Leverage ratio ammonta al 5,82% phased in e al 5,77% fully loaded (rispettivamente 5,66% e 5,61% al 30 giugno 2017)

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Al 30 settembre 2017, le risorse umane del Gruppo UBI Banca risultavano composte da 21.818 unità rispetto alle 22.122 del giugno 2017. Al 1 novembre 2017, dopo la migrazione di Banca Adriatica, l’articolazione territoriale nazionale conta 1.881 sportelli, in riduzione del 3,4% dalle 1.948 filiali del giugno 2017.

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Dichiarazione del Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari Elisabetta Stegher, quale Dirigente Preposto alla redazione dei documenti contabili societari di Unione di Banche Italiane Spa attesta, in conformità a quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 154 bis del “Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria”, che l’informativa contabile contenuta nel presente comunicato corrisponde alle risultanze documentali, ai libri e alle scritture contabili.
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Prevedibile evoluzione della gestione ordinaria

L’evoluzione del margine di interesse nell’ultimo trimestre del 2017 beneficerà della rilevazione del
contributo previsto nell’ambito del programma TLTROII oltre che della progressiva riduzione del costo
della raccolta da clientela. Si prevede che le commissioni nette evidenzino la consueta e positiva stagionalità che caratterizza l’ultima parte dell’esercizio e del processo di ricomposizione della raccolta totale a favore del risparmio gestito.

Gli interventi attuati nel corso del 2016-2017 consentono di confermare l’obiettivo di contenimento deglioneri operativi in linea con le previsioni di Piano Industriale. Si prevede di mantenere il trend di miglioramento del costo del credito complessivo (UBI e nuove  banche). Il default rate, pari su base annualizzata all’1,8% a settembre 2017, è atteso scendere ulteriormente nel 2018.

Si conferma il piano di integrazione delle nuove banche nel rispetto dei tempi e oneri di integrazione previsti: Banca Adriatica (ex Nuova Banca delle Marche) e Carilo sono già migrate con successo sui sistemi IT di UBI Banca nella seconda metà di ottobre; entro fine novembre si prevede la migrazione di Banca Tirrenica (ex Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio) e Banca Federico del Vecchio.

Feralpi torna all’utile ed è sempre più vicina al miliardo di euro di fatturato

in Acciaio/Aziende/Bilanci/Economia/Evidenza/Feralpi/Giuseppe Pasini/Personaggi by

Si dimostra premiante la strategia del Gruppo Feralpi che, tra diversificazione, verticalizzazione e internazionalizzazione – dopo un bilancio 2015 in leggera perdita – archivia un 2016 positivo. Gli investimenti e le sinergie intragruppo continuano a sostenere la crescita anche sul fronte produttivo.

In salita i volumi (+7,5% di acciaio in billette con 2,4 milioni di tonnellate) per un fatturato che, nel 2016, ha raggiunto i 932 milioni di euro (consolidato Feralpi Holding SpA), in leggero aumento rispetto ai 922,9 milioni del 2015.

Si conferma la forte propensione internazionale con una quota di fatturato generato all’estero del 68%, in linea con l’esercizio precedente. In Italia, il settore dell’edilizia ha mostrato leggeri segnali di ripresa, innescati tuttavia più dalla crescita di compravendite, spinte dal deprezzamento degli immobili e un maggior credito alle famiglie, che da un incremento reale di nuovi edifici. Situazione ben diversa in Germania dove nel 2016 la crescita del prodotto interno lordo ha segnato un +1,9% rispetto al 2015 anche grazie all’impulso del settore delle costruzioni che è cresciuto del 3,1% (fonte Istituto Federale di Statistica). Se in Italia la produzione del settore edile è scesa del 32,2% in sei anni, dal 2010 al 2016, in Germania è cresciuta del +7,6% (fonte Centro studi ImpresaLavoro).
La crescita del mercato tedesco, ed europeo in generale, è stata intercettata da Feralpi Stahl che si è confermata una colonna portante a sostegno dell’internazionalizzazione commerciale e produttiva del Gruppo.

Il primo semestre 2017: produzioni in salita

Per il Gruppo Feralpi i primi sei mesi del 2017 sono stati caratterizzati da un’accelerazione della produzione sostenuta da un deciso incremento dei prodotti a freddo e derivati. Più nello specifico, la produzione di acciaio è stata di 1,24 milioni di tonnellate con una crescita del 4,25% rispetto al primo semestre 2016. I prodotti derivati hanno confermato l’ascesa con 488mila tonnellate ovvero il 13,56% in più del corrispondente periodo dello scorso anno. In leggero calo la produzione di laminati a caldo con 1,01 milioni di tonnellate (-2,4%).
«Il 2016 – ha commentato Giuseppe Pasini, Presidente del Gruppo Feralpi – è stato un anno che non ha visto, in Italia, sostanziali miglioramenti sul versante della domanda. Tuttavia, siamo entrati in nuovi mercati, come quelli ad alto valore aggiunto con acciai di alta qualità (grazie a Caleotto), e abbiamo rafforzato la presenza in business differenti, come quello dei profilati mercantili con Feralpi Profilati Nave (che nei primi sei mesi del 2017 ha prodotto oltre 26 mila tonnellate di acciaio), quello dei presagomati con Presider e quello della lavorazione delle travi con Metallurgica Piemontese Lavorazioni. Con Alpifer, la holding che incorpora le partecipazioni in Steelfer e Unifer, ci siamo verticalizzati nella logica di filiera integrata. Abbiamo inoltre preservato la nostra matrice internazionale con Feralpi Stahl, il punto di riferimento per il Gruppo, che ci ha permesso di cogliere le opportunità offerte nei mercati europei. Questa strategia ci ha portato verso risultati positivi non solo in termini produttivi, ma soprattutto sotto il profilo della marginalità».
«Abbiamo investito costantemente – continua Pasini – per avere una struttura impiantistica ed organizzativa efficiente con le tecnologie ed i sistemi gestionali proprie di un’industria 4.0. Al tempo stesso, ci siamo impegnati perché i nostri lavoratori siano sempre formati e aggiornati. L’unione tra queste due componenti ci sta dando la forza per continuare ad essere competitivi».

Il bilancio (fonte: Feralpi Holding)

Il consolidato 2016 di Feralpi Holding vede iscritto in bilancio un fatturato di 932 mln euro contro i 922,9 mln del 2015. La componente estera ha comunque rappresentato il 68% del totale, come l’anno precedente.
Il Consolidato 2016 evidenzia un incremento del fatturato (+1,0%) e del valore della produzione (+1,2%) rispetto all’anno precedente. L’EBIT passa da +12,8 a +59,8 mln euro. A questo si accompagna una riduzione, in valore assoluto, degli oneri finanziari netti che passano da -4,7 a -4,4 mln euro, ovvero lo 0,5% sul valore della produzione. Il risultato prima delle imposte, positivo per 6,9 mln euro nel 2015, evidenzia nel 2016 un saldo attivo, pari a 53,2 mln euro. Al netto dell’effetto imposte, il risultato si presenta positivo (+37,5 mln euro) dopo aver spesato ammortamenti e svalutazioni per 40 mln euro. L’EBITDA è passato dai 53,8 mln del 2015 ai 99,9 mln del 2016 (alcune poste del bilancio 2015 sono stati riclassificati secondo i nuovi principi contabili).
Il bilancio (fonte: Feralpi Siderurgica)
Il consolidato 2016 di Feralpi Siderurgica vede iscritto in bilancio un fatturato di 925 mln euro, circa l’1% rispetto dell’esercizio precedente, mentre il valore della produzione pari 937,8 mln euro vede un incremento rispetto all’esercizio precedente dell’1,9%. Il risultato d’esercizio è positivo per 38,6 mln euro dopo aver accantonato ammortamenti e svalutazioni per 38 mln euro, generando un cash flow pari a 76,5 mln euro, contro i 33,2 dello scorso esercizio.
Nel complesso, la differenza tra valore e costi della produzione, positiva nel 2015 per 6,5 mln euro, incrementa nel 2016 con un +60,3 mln euro. Gli oneri finanziari registrano una contrazione in valore assoluto: da 4,7 a 4,4 mln euro, ovvero lo 0,5% sul valore della produzione. L’EBITDA passa da 46 mln
euro del 2015 a 98 mln del 2016, mentre l’EBIT si conferma positivo con 60,3 mln euro contro i 6,5 mln dell’esercizio precedente.

Le diversificazioni

Nel nuovo assetto del Gruppo, Acciaierie di Calvisano ha rafforzato la propria funzione di hub produttivo di acciai di qualità, supportando la diversificazione del Gruppo Feralpi nei mercati a più alto valore, alimentando ad esempio l’attività di Caleotto a Lecco (al 50%), specializzata nelle vergelle in acciaio di qualità per i settori meccanico e automobilistico, e di Feralpi Profilati Nave che, rilevata nel giugno 2016 dall’acquisizione dell’ex stabilimento Stefana di via Brescia, ha diversificato il business nel mercato dei laminati mercantili in Italia e all’estero.

Gli investimenti

Il 2016 è stato un anno in cui il Gruppo è stato impegnato a profondere nuovi investimenti, tanto sul fronte tecnico quanto gestionale, per mantenere un alto livello competitivo. Nel complesso, lo scorso anno il Gruppo Feralpi ha investito complessivamente 40,4 milioni di euro (erano 42,7 milioni nei dodici mesi del 2015) per un totale di 180 milioni negli ultimi quattro anni.
Il personale
A fianco degli investimenti tecnici, la valorizzazione della professionalità e la crescita delle capacità dei collaboratori si è confermata un altro fattore centrale delle strategie di sviluppo. Si è infatti data continuità ad iniziative dedicate ai dipendenti del Gruppo sia sotto il profilo della formazione sia sotto la realizzazione di progetti e attività finalizzate alla creazione di benessere.
Sotto questa doppia direttrice, durante il 2016 Feralpi ha erogato 15,8 ore di formazione pro-capite di Gruppo. Hanno trovato continuità anche diverse attività rivolte alle nuove generazioni che sono idealmente raccolte nel Progetto denominato Feralpi Bootcamp. L’adesione alla rete WHP (Workplace Health Promotion, promozione della salute nei luoghi di lavoro), ha rafforzando l’attenzione e l’impegno verso la tutela della salute dei propri collaboratori.

Eredi Gnutti Metalli, aumento di capitale da 8,6 milioni di euro

in Acciaio/Aziende/Bilanci/Economia/Eredi Gnutti by
Eredi Gnutti Metalli

Aumento di capitale da 8,69 milioni di euro per la Eredi Gnutti Metalli. Un’operazione che – secondo quanto riportato da Bresciaoggi – “contribuisce all’attuazione del piano industriale orientato verso un modello più efficiente, di rilancio commerciale e performante”.

L’azienda che produce barre in ottone e laminati in rame conta 230 dipendenti nella sede di via della Volta, a Brescia. Dopo il sostegno delle banche, tutti i soci hanno deciso di aderire sottoscrivendo l’aumento proposto dalla società guidata da Franco Amigoni, compresa la Fgh Holding (che pure non aveva risparmiato critiche alla gestone dell’azienda): l’azionariato rimane dunque invariato, con la Holind Srl nella posizione di socio di maggioranza.

 

Farmacie comunali di Brescia, bilancio 2016 a 15 milioni di euro

in Bilanci/Comune di Brescia/Economia/Evidenza/Farcom/Istituzioni/Partecipate e controllate by

Un anno positivo per Farcom Brescia Spa, società presieduta da Rocco Vergani, che gestisce le dodici farmacie Comunali di Brescia dall’anno 2001, la cui maggioranza, per una quota del 79,9% appartiene alla Cooperativa esercenti Farmacia scrl, mentre il 20,01% è del Comune di Brescia.

Con un patrimonio netto di 13.4 milioni di euro, la Farcom Brescia Spa ha chiuso l’esercizio 2016 con un fatturato di 15 milioni 179mila euro e costi di produzione 15 milioni 96mila euro.

Gli acquisti di farmaci hanno richiesto 10 milioni 70mila euro, il costo per servizi 761mila euro, il costo per godimento di terzi 614 milioni in cui confluisce il canone di concessione a favore del Comune di Brescia per 462mila euro, il costo per il personale 2 milioni 842mila euro, gli ammortamenti per 554mila euro di cui 391mila euro per il diritto di gestione delle farmacie, 80mila euro per le rimanenze di magazzino ed infine oneri diversi di gestione per 175mila euro.

Nel corso dell’anno 2016 sono stati realizzati importanti investimenti, al fine di migliorare il servizio della farmacia. In particolare sono stati acquistati dal Comune di Brescia gli immobili delle farmacie di Pendolina e del Villaggio Violino, per un importo complessivo di 308mila euro.

L’utile netto è stato di 111.648 euro a fronte di imposte correnti di 60.053 euro.

“Il settore è caratterizzato da una stagionalità che incide significativamente sui dati economici, spesso in maniera imprevedibile. Guardando con attenzione i dati del 2016” continua Vergani, “la performance di Farcom Brescia Srl, la migliore degli ultimi 10 anni, si inserisce e va letta come un risultato determinato dalla gestione attenta ed oculata del management e dal lavoro quotidiano delle maestranze cui si è aggiunto un percorso di investimenti mirati e strategici”.

L’Assemblea dei Soci del 24 maggio 2017 ha deliberato di corrispondere ai soci di Farcom Brescia Spa un dividendo per un importo complessivo di 194.445 euro comprensivo sia dell’utile d’esercizio 2016 al netto della riserva legale, che della riserva straordinaria, formata da accantonamenti di utili di esercizi precedenti.

Al Comune di Brescia sono stati distribuiti dividendi per 40mila euro che aggiunti al canone di concessione annuale per la gestione delle farmacie e all’importo incassato dalla vendita degli immobili ha introitato complessivamente un importo di 810mila euro.

“Il settore è sempre più difficile, ogni anno fa a sé e bisogna sempre essere straordinari nel gestire l’ordinario. Da parte dei soci CEF e Comune di Brescia emerge la volontà di migliorare sempre di più il servizio ai cittadini in relazione alle diverse specificità dei territori serviti, quasi tutti in periferia. Qui le farmacie comunali sono agenzia sociale e centro di servizi sanitari per la popolazione: la nostra vera sfida è garantire un livello di qualità pari a quello dei privati e partecipare al sistema delle farmacie condividendone la comune missione nei confronti dei cittadini”.

Ambrosi, il fatturato vola a quota 335 milioni di euro

in Agricoltura e allevamento/Alimentare/Ambrosi/Aziende/Bilanci/Diego Ambrosi/Economia/Personaggi by

Cresce ancora il fatturato della Ambrosi di Castenedolo, che festeggia il 75esimo anniversario di vita con un incremento del 2,6 per cento nei fatturati, saliti a quota 335 milioni di euro. A trainare i conti è stato in particolare l’export (soprattutto quello negli States), cresciuto di ben il 14 per cento, che oggi vale ben il 44 per cento del fatturato. L’utile netto è salito a 2 milioni di euro, per un per un cash-flow che raggiunge quota 6,6 milioni.Tra le società controllate spicca in particolare la Ambrosi Spa Industria Casearia, con ricavi per 247,5 milioni di euro (valore della produzione 258,1) e costi a 250 milioni, con profitti che sono più che raddoppiati passando dal 940mila euro a 2,56 milioni.

 

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