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Banche

Prestiti per comprare casa, la Lombardia è prima in classifica

in Banche/Economia/Edilizia/Finanza/Tendenze by
Casa e soldi

Che il credito al consumo sia uno strumento sempre più diffuso è ormai assodato, ma quali sono le motivazioni che spingono le famiglie italiane a farne uso, quali gli importi richiesti e da chi? Ad analizzare il fenomeno ci ha pensato l’Osservatorio congiunto condotto da Facile.it e Prestiti.it che, attraverso l’analisi di oltre 70.000 domande di finanziamento, ha stabilito che, nei primi 8 mesi dell’anno, la richiesta media presentata a finanziarie e aziende del credito è stata di 9.747 euro da restituire in 59 rate (poco meno di cinque anni).

Perché gli italiani chiedono un prestito

Analizzando le richieste di prestito per le quali è stata specificata la finalità di utilizzo, emerge come il mondo casa (con il 39% del totale) rappresenti la prima ragione che spinge gli italiani a ricorrere al credito al consumo. Dal 1 gennaio al 31 agosto erano finalizzati a sostenere i costi di ristrutturazione immobiliare ben il 29,2% dei prestiti richiesti; a questi si sommano quelli legati all’acquisto di arredamento (7,1%) e quelli fatti per comprare immobili (2,8%).

La seconda motivazione, pari al 34,9% del totale, è quella legata alle spese necessarie per acquistare un veicolo, sia che si tratti di un’auto usata (22,7%) o nuova (5,9%), sia ancora che si parli di una moto (6,3%).

Al terzo posto si posizionano le richieste di finanziamento destinate all’ottenimento di liquidità (9,4%), seguite dai prestiti finalizzati al consolidamento dei debiti (7,4%).

L’entità del prestito che si cerca di ottenere è strettamente legata alla finalità cui si intende destinare la somma; secondo i dati dell’Osservatorio, le domande di finanziamento più alte sono connesse all’acquisto di un immobile (valore medio 25.319 euro); seguono i prestiti richiesti per mettere in garage un’auto nuova (15.369 euro) e quelli per la ristrutturazione della casa (15.176 euro).

Il profilo del richiedente

Informazioni interessanti emergono analizzando il profilo dei richiedenti; nel 72,1% dei casi a firmare la domanda è un uomo e se l’età media del richiedente è di poco inferiore ai 41 anni (40,7), la fascia di popolazione che fa più ricorso al credito al consumo è quella degli under 35 (37,4% la percentuale di domande legate a loro), seguita dalla fascia 36-45 anni (31,04%). Solo l’11,86% del campione ha più di 55 anni.

Ancor più importante, per dare una lettura sociale del fenomeno, è la differenza che emerge analizzando gli importi richiesti tra le diverse fasce anagrafiche. Gli under 35 chiedono in media 8.927 euro, dato coerente con la finalità principale indicata (acquisto dell’auto usata), mentre chi ha un’età compresa fra i 36 ed i 55 anni richiede in media oltre 10.000 euro e la ragione primaria per cui ricorre al credito al consumo è la ristrutturazione della casa. Considerando nuovamente i dati su base nazionale, lo stipendio medio del richiedente prestito è di 1.523 euro; nel 68% dei casi chi chiede un prestito è un dipendente privato a tempo indeterminato, nell’11% un lavoratore autonomo e nel 6% un libero professionista.

La geografia del credito al consumo italiano

Analizzando la provenienza geografica delle richieste, emerge come la Lombardia sia la regione italiana da cui proviene il maggior numero di domande di finanziamento (19,22% del totale); seguono il Lazio (12,33%) e la Campania (9,13%). Diversa, invece, è la classifica regionale degli importi medi richiesti, con il Trentino Alto Adige al primo posto (10.504 euro), seguito dal Veneto (10.195 euro) e dalla Lombardia (10.061 euro). Per comprendere appieno queste differenze è importante considerare il reddito medio di chi presenta la domanda; gli stipendi dichiarati dai richiedenti in queste tre regioni sono i più alti d’Italia.

Brescia, arrivano i bitcoin: a Ponte zanano il primo bar che li accetta

in Banche/Economia/Tendenze/Valtrompia e Lumezzane/Zone by
Bitcoin

Le criptovalute si stanno diffondendo sempre più anche in Provincia di Brescia. Domenica pomeriggio, infatti, a Ponte Zanano aprirà il primo bar che accetterà il pagamento di tutte le consumazioni anche con i bitcoin.

I bitcoin sono la criptomoneta più diffusa nel mondo e il loro valore si aggira intorno ai 2mila dollari per unità (ma le oscillazioni del mercato sono fortissime), con un mercato complessivo che si avvicina ai 10 miliardi di dollari. A creare l’algoritmo che ne sta alla base fu nel 2008 un programmatore che utilizzava lo pseudo di Satoshi Nakamoto. Da allora la diffusione è stata grandissima, sia per scopi illegali (i pagamenti sono assolutamente anonimi e non tracciabili), sia nella vita di tutti i giorni.

Il  nuovo bar il Fusto di via Serradello (all’imbocco della strada per Polaveno) è gestito dalle giovani lumezzanesi Ilaria Zanotti e Sara Bossini

 

Industria 4.0, firmato oggi l’accordo tra Ubi Banca e Confindustria

in Aib/Associazioni di categoria/Banche/Economia/UBi by

E’ stato firmato oggi dal presidente di Confindustria Vincenzo Boccia e dalla Presidente del Consiglio di Gestione di UBI Banca Letizia Moratti, il Protocollo d’Intesa tra Confindustria e UBI Banca per sostenere le imprese impegnate in processi di innovazione e trasformazione digitale e promuoverne la crescita dimensionale e l’accesso ai mercati dei capitali. Alla presentazione dell’Accordo hanno partecipato anche Frederik Geertman, Chief Commercial Officer e Vice Direttore Generale di UBI Banca, Giulio Pedrollo, Vice Presidente di Confindustria per la Politica Industriale, Elio Catania, Presidente di Confindustria Digitale e Matteo Zanetti, Presidente del Gruppo Tecnico Credito e Finanza di Confindustria.
L’Accordo, che si estende fino al 31 dicembre 2019, prevede, in particolare, una serie di iniziative per offrire, attraverso i Digital Innovation Hub (DIH) costituiti presso il sistema confindustriale, supporto finanziario e consulenza alle imprese intenzionate ad investire in innovazione e beneficiare delle opportunità esistenti all’interno del Piano Nazionale Industria 4.0.
In dettaglio, il Procollo prevede che UBI Banca:
• istituisca il “Plafond ricerca, sviluppo e innovazione”, con dotazione pari a 1 miliardo di euro finalizzato a concedere finanziamenti a medio e lungo termine alle imprese che investono in innovazione e digitalizzazione. Gli associati a Confindustria beneficieranno di un canale privilegiato di accesso tramite i DIH.
• metta a disposizione delle imprese, tramite i DIH, esperti dedicati al finanziamento di progetti di trasformazione digitale delle imprese, oltre a consulenza specialistica (fornita da società specializzate partecipate dal Gruppo UBI) riguardo all’accesso ai fondi europei e alle agevolazioni previste dal “Piano Nazionale Industria 4.0.
Inoltre, Confindustria e UBI Banca realizzeranno un programma di formazione destinato:
• al personale di UBI, riferito alla progettualità tipica dell’industria 4.0 e all’attività dei DIH;
• al personale dei DIH e delle associazioni territoriali di Confindustria, relativo alle modalità di valutazione dei progetti di investimento delle imprese, all’accesso al credito e alla finanza delle Imprese, alle agevolazioni del “Piano Nazionale Industria 4.0”
Inizialmente il Protocollo coinvolgerà i DIH di Lombardia Marche, Piemonte, Puglia e Umbria.
UBI, prima banca in Italia nell’accompagnare imprese verso la Borsa attraverso le SPAC (Special Purpose Acquisition Company), organizzerà una serie di eventi formativi dedicati alle imprese e agli imprenditori, finalizzati a sensibilizzarli rispetto alle varie strategie d’accesso al mercato dei capitali, e a diffondere la cultura della quotazione.
Infine, UBI Banca attiverà – nell’ambito del Programma ELITE di Borsa italiana – una “ELITE Lounge” in collaborazione con Confindustria e con gli ELITE Desk istituiti presso le Associazioni territoriali del sistema, destinata alle imprese impegnate nella realizzazione di processi di innovazione e digitalizzazione. UBI Banca sosterrà la fee di partecipazione ad ELITE delle imprese clienti associate a Confindustria e selezionate congiuntamente che saranno accompagnate nella Lounge.
“Questo accordo – secondo Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria – si riconosce nel quadro delle sfide che l’industria italiana vuole cogliere attraverso Confindustria sia in un rapporto strutturato con l’Abi che realizzando iniziative con singoli istituti come in questa circostanza con l’UBI. In tutti i casi l’obiettivo è evolvere insieme, banche e imprese, per costruire un sistema Paese più forte e competitivo. Con l’UBI, in particolare, lavoreremo per valorizzare le opportunità offerte da Industria 4.0 attraverso i Digital Hub che diventano, così, acceleratori della crescita in coerenza con le scelte di politica industriale”.
“I principali indicatori dell’attività economica quali occupazione, andamento del PIL e clima di fiducia di imprese e consumatori, indicano il consolidamento del trend di uscita del Paese dalla crisi”, spiega Letizia Moratti, Presidente del Consiglio di Gestione di UBI Banca. “In questa fase l’accordo tra UBI Banca e Confindustria è il segno dell’Italia che fa sistema, per promuovere l’obiettivo comune del rinnovamento e della competitività del mondo produttivo”.
“Ci associamo con convinzione al progetto dei Digital Innovation Hub di Confindustria” sostiene Frederik Geertman, Chief Commercial Officer e Vice Direttore Generale di UBI Banca, “perché riteniamo che per accompagnare le imprese nella quarta rivoluzione industriale serva un approccio integrato. UBI mette a disposizione non solo una provvista di credito dedicata di 1 miliardo, ma anche e soprattutto una rete di specialisti collegati agli Hub, competenti sugli strumenti del Piano Nazionale Industria 4.0 e sul finanziamento di progetti di trasformazione, anche attraverso fondi agevolati e accesso al mercato dei capitali”.

Ubi emette social bond in favore della Lega del Filo d’Oro

in Banche/Economia/Solidarietà/UBi by

UBI Banca annuncia l’emissione del prestito obbligazionario solidale per contribuire alla realizzazione di un progetto della Lega del Filo d’Oro, supportando così  l’attività dell’Associazione che da più di 50 anni persegue i fini di assistere, educare, riabilitare e reinserire nella famiglia e nella società le persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali. Il contributo verrà destinato per la realizzazione del progetto “Vicini a chi non vede e non sente: i Servizi socio educativi della Lega del Filo d’Oro”. Tali servizi sono oggi gestiti attraverso i Centri Residenziali di Osimo (AN), Lesmo (MB), Modena, Molfetta (BA), Termini Imerese (PA) e le Sedi Territoriali di Padova, Roma e Napoli.

Obiettivi e ampiezza del progetto
In Italia le persone affette da problematiche legate sia alla vista che all’udito sono 189 mila, pari allo 0,3% della popolazione italiana. In tale contesto, l’obiettivo del progetto è garantire ai destinatari, nel proprio ambito famigliare e sociale d’origine, la realizzazione dei Progetti di Vita Individuali definiti con le équipe interdisciplinari. L’azione dei Servizi Territoriali della Lega del Filo d’Oro, operando in tal senso, concorre al miglioramento della qualità della vita dell’utente e della sua famiglia, promuove un ruolo attivo della persona con disabilità negli interventi che la riguardano e nella soluzione dei suoi problemi e potenzia la “rete di supporto” più prossima a ciascun beneficiario. I beneficiari diretti del progetto sono 1.000 persone: 204 persone con disabilità uditive e visive, 306 con disabilità psicosensoriali plurime e 490 famigliari. Il progetto coinvolge inoltre 600 volontari della Lega del Filo d’Oro, 30 educatori e altre 400 persone dei servizi pubblici e privati.

Il Social Bond e lo SROI come strumento di misurazione del valore sociale

Per il progetto “Vicini a chi non vede e non sente” verrà calcolato il valore del beneficio sociale per i destinatari e la collettività collegato al Social Bond, come già avvenuto in occasione di contributi legati a precedenti collocamenti. Il metodo scelto per tale quantificazione è il social return on investment – SROI, il più diffuso e apprezzato dalla comunità internazionale. Lo SROI è il mezzo per quantificare, in termini economici, il valore sociale o ambientale generato da un progetto, un’iniziativa, un’organizzazione sociale.

La Lega del Filo d’Oro, al termine delle attività e a seguito di un’indagine effettuata sui territori di riferimento, comunicherà i risultati di impatto sociale ottenuti dalle famiglie – in termini di minore spesa sostenuta in relazione alla condizione di disagio psico-fisico delle persone interessate – e dagli Enti Locali, per i servizi socio educativi erogati dall’Associazione. Per la misurazione dell’impatto sociale la Lega del Filo d’Oro beneficerà di alcune attività formative e di consulenza prestate gratuitamente da un ente terzo, specializzato e indipendente, per conto di UBI Banca.

Le obbligazioni, emesse da UBI Banca hanno un taglio minimo di sottoscrizione pari a 1.000 euro, durata 3 anni, cedola semestrale, tasso annuo lordo pari al 0,45% il primo anno (0,333% netto annuo), 0,55% il secondo anno (0,407% netto annuo) e 0,70% il terzo anno (0,518% netto annuo). Possono essere sottoscritte dal 10/08/17 al 29/09/17 salvo chiusura anticipata o estensione del periodo d’offerta.

 

UBI Banca devolverà all’Associazione un contributo pari allo 0,50% del valore nominale delle obbligazioni sottoscritte. Il contributo complessivamente devoluto da UBI Banca alla Lega del Filo d’Oro Onlus a titolo di liberalità può arrivare fino a 100.000 euro in caso di sottoscrizione dell’intero ammontare nominale delle obbligazioni oggetto dell’offerta.

“I Social Bond sono stati presi a riferimento per la formulazione dei Titoli di Solidarietà nell’ambito della Riforma del Terzo Settore: una conferma dell’importanza dello strumento” afferma Frederik Geertman, Chief Commercial Officer di UBI Banca. “La loro caratteristica di soddisfare le  esigenze di allocazione del risparmio dei nostri clienti offrendo al contempo l’opportunità di contribuire alla realizzazione di importanti progetti sociali ne spiega il costante successo. UBI Banca realizza così delle partnership di valore, come quella costruita con la Lega del Filo d’Oro, i cui effetti sono puntualmente misurabili in termini di impatto sociale”.  

“Desidero ringraziare UBI BANCA per aver deciso di sostenere l’Associazione – dichiara Rossano Bartoli, Segretario Generale della Lega del Filo d’Oroe mi auguro che tanti aderiscano a questa iniziativa. In oltre 50 anni di attività la Lega del Filo d’Oro è cresciuta e si impegna a farlo per il futuro; partnership importanti come questa ci aiutano a perseguire i nostri obiettivi in favore delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali e delle loro famiglie.”

Da aprile 2012 a giugno 2017 il Gruppo UBI Banca ha emesso 85 Social Bond UBI Comunità, per un controvalore  complessivo di  913,2  milioni di euro, che hanno reso possibile la devoluzione di contributi a titolo di  liberalità per  4,2 milioni di euro volti a sostenere iniziative di interesse sociale e sono stati sottoscritti da oltre  32.000 clienti del Gruppo UBI.  Inoltre sono stati attivati plafond per finanziamenti per oltre 20,5 milioni di euro destinati a consorzi, imprese e cooperative sociali.

Le obbligazioni non sono destinate alla quotazione in nessun mercato regolamentato o sistema multilaterale di negoziazione: saranno negoziate dal soggetto incaricato del collocamento, in contropartita diretta nell’ambito del servizio di negoziazione per conto proprio ai sensi dell’art.1, comma 5, lettera a) del D.Lgs. 58/1998 (TUF). Il Soggetto incaricato del collocamento non si impegna al riacquisto delle obbligazioni. Pertanto, in tali casi sussiste il rischio che l’investitore possa trovarsi nell’impossibilità di rivendere le obbligazioni prima della scadenza naturale. Per una più dettagliata informativa circa le condizioni, i costi e rischi che comporta l’investimento si rinvia alle Condizioni Definitive e alla Nota di Sintesi, ed in particolare alla sezione “Fattori di Rischio”, relative all’emissione.

In particolare, si segnala che le obbligazioni in oggetto potrebbero subire una riduzione (fino al 100% del loro valore) o una conversione in uno strumento di capitale dell’emittente (esempio in azioni) o una riduzione degli interessi o una sospensione per un periodo transitorio del pagamento degli interessi, anche per effetto dell’applicazione del bail-in e, più in generale, di una procedura di risoluzione delle crisi bancarie ai sensi della vigente normativa in materia di risoluzione delle crisi bancarie.

Ubi Banca, notificato il rinvio a giudizio per 30 persone

in Banche/Economia/Indagini Inchieste Processi/UBi by
Ubi Banca

Ubi Banca, attraverso un comunicato ufficiale, fa sapere di aver ricevuto soltanto ieri – lunedì 1 agosto 2017 – la notifica di rinvio a giudizio da parte della Procura di Bergamo. L’udienza preliminare è già stata fissata al 10 novembre. Il rinvio a giudizio riguarda una trentina di esponenti dell’istituto di credito, fra cui i banchieri Giovanni Bazoli (già nel Consiglio di sorveglianza), Victor Massiah (attuale consigliere delegato) ed Emilio Zanetti (ex presidente del Consiglio di gestione). L’accusa, a vario titolo, è quella di aver influenzato illecitamente – tra il 2009 e il 2015 – le decisioni dell’assemblea, gestendo l’istituto attraverso un’intesa fra soci storici bresciani e bergamaschi nascosta a Consob e a Bankitalia.

Ecco la nota ufficiale della Banca:

UBI Banca informa di avere ricevuto in data odierna notifica di richiesta di rinvio a giudizio, come già anticipata dagli organi di informazione il 22 e 23 giugno scorsi, e conseguente avviso di fissazione di udienza preliminare per il giorno 10.11.2017, per gli illeciti amministrativi previsti dall’art. 25 ter, lett. q) e lett. s) D. Lgs.vo 231/01. La procura di Bergamo ha chiesto in particolare il rinvio a giudizio per gli illeciti amministrativi citati in relazione ai reati di cui agli artt. 2636 c.c. e 2638 c.c. già oggetto di indagine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bergamo, contestati fra gli altri ad alcuni esponenti attualmente in carica. All’esito dell’udienza preliminare fissata, il giudice dovrà decidere
se esistono i presupposti per la celebrazione del processo.

La Banca ribadisce la correttezza del proprio operato e confida che in tutte le sedi giudiziarie potrà essere confermato l’avvenuto rispetto delle norme di legge e delle regole organizzative, come già chiaramente dimostrato dalla sentenza del 19 giugno u.s. della Corte d’Appello di Brescia che ha riconosciuto la correttezza di UBI Banca e dei suoi esponenti nei rapporti con le autorità di vigilanza e con il mercato.

Banca Valsabbina, ecco il piano strategico 2017-2019

in Banche/Economia/Valsabbina by

Nella seduta del 28 giugno 2017, il Consiglio di Amministrazione di Banca Valsabbina ha approvato il Piano Strategico 2017-2019. Il nuovo Piano ha identificato le direttrici di sviluppo aziendale per il triennio e individuato alcune misure da porre in atto “per il conseguimento di importanti obiettivi di efficienza, redditività, competitività e di gestione del rischio, in uno scenario di consolidamento e crescita orientata alla creazione di valore nel tempo per i soci, i clienti e l’intera comunità di riferimento”.

ECCO IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO

Il mutamento del contesto normativo-regolamentare e competitivo impone, infatti, un’attenta valutazione degli impatti di tali cambiamenti sul modello operativo e delle azioni da intraprendere nei prossimi anni, al fine di consolidare il posizionamento dell’Istituto quale Banca popolare sia nelle aree storiche sia in territori di nuovo insediamento. Banca Valsabbina ha infatti ampliato di recente la propria rete di filiali, con l’obiettivo di aumentare i ricavi, esportando anche in territori nuovi il proprio modello di business, incrementando ulteriormente il proprio bacino di clientela.

Il Piano Strategico 2017-2019 ha identificato le azioni sottostanti la nuova mission dell’Istituto, orientata alla conferma del modello di Banca “popolare” autonoma, in grado di servire la clientela e il territorio di riferimento in modo innovativo, tenendo conto delle opportunità e delle nuove tendenze in atto, anche per effetto di una progressiva digitalizzazione dell’offerta.

Le iniziative di piano per il prossimo triennio saranno pertanto focalizzate sulle seguenti linee strategiche: Miglioramento della qualità del credito; Incremento dell’efficacia commerciale; Incremento della redditività.

Miglioramento della qualità del credito

La riduzione dei crediti deteriorati, la cui incidenza su totale crediti in Italia è tra le più elevate in Europa, è un tema che il settore bancario italiano sta affrontando e sarà oggetto di specifiche e ulteriori iniziative nei prossimi anni. Tale obiettivo può essere raggiunto sia migliorando gli attuali processi di recupero, sia valutandone la cessione a operatori specializzati o investitori, con la finalità di ottimizzare la strategia di gestione interna dei Crediti Non Performing.

In tale contesto la Banca, al fine di ridurre l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale portafoglio di impieghi e di ridurre il grado di deterioramento delle nuove erogazioni, ha individuato azioni da attuarsi nei prossimi anni finalizzate al miglioramento dei processi e delle performance di recupero del deteriorato, nonché all’implementazione di sistemi di controllo funzionali a identificare posizioni anomale già nell’ambito del portafoglio crediti in bonis.

L’obiettivo sarà infatti, da una parte, contenere il deterioramento del portafoglio creditizio, migliorando i risultati positivi già conseguiti nell’esercizio 2016 in termini di contrazione dei tassi di default, dall’altra, incrementare i flussi di rientro in bonis. Inoltre, tenuto conto delle condizioni che caratterizzeranno eventuali operazioni di mercato aventi come oggetto la cessione di portafogli deteriorati di altri operatori, la Banca valuterà di volta in volta l’opportunità di procedere a potenziali operazioni di dismissione, che, grazie alla solidità patrimoniale che la contraddistingue, potranno essere affrontate senza affanno.

Incremento dell’efficacia commerciale

Le politiche commerciali della Banca nei prossimi anni saranno rivolte all’incremento dell’efficacia nelle aree storiche e all’implementazione di iniziative rivolte alle nuove filiali, in modo da raggiungere soddisfacenti obiettivi di clientela, masse e redditività, garantendo inoltre la piena integrazione delle filiali acquisite nella rete distributiva. Il processo di erogazione del credito non potrà prescindere da un’attenzione particolare alla qualità del target di clientela di riferimento, che continuerà a essere rappresentato dalle famiglie e dalle piccole medie imprese del territorio.

L’incremento delle masse degli impieghi (sono previsti 1,5 miliardi di nuove erogazioni nel corso del triennio) sarà perseguito con l’obiettivo di frazionare il rischio, sia in termine di singoli prenditori, che a livello di area geografica. Inoltre si proseguirà nello sviluppo del canale dei finanziamenti assistiti da Medio Credito Centrale, con particolare riguardo alle imprese, nonché al canale dei mutui casa per le famiglie. Sono previste anche specifiche azioni commerciali volte al recupero dei volumi intermediati della componente a vista, nonché la concessione di finanziamenti con garanzia del Fondo Europeo per gli Investimenti. Al fine di supportare ulteriormente le imprese clienti, la Banca continuerà le operazioni di acquisto di crediti della Pubblica Amministrazione, tramite l’utilizzo della Società Veicolo Valsabbina Investimenti. Le politiche di raccolta si conformeranno invece a criteri di prudente gestione del rischio di liquidità, mediante un consolidamento della componente a vista e azioni specifiche sulla rete volte alla trasformazione dei prestiti obbligazionari e dei time-deposit in scadenza principalmente in nuovi time-deposit con estensione delle scadenze dell’attuale portafoglio.

Alla luce dell’attuale contesto di mercato caratterizzato dalla contrazione del margine derivante dall’attività di intermediazione creditizia tradizionale, proseguirà anche nel corso del triennio l’azione commerciale volta alla crescita dei flussi commissionali per la Banca, con una crescente attenzione alla gestione del risparmio, rispondendo alla domanda delle famiglie sempre più orientata a strumenti che consentono una maggiore diversificazione delle fonti di investimento e del profilo di rischio. In tal senso il Piano Strategico prevede azioni volte ad incrementare i volumi di raccolta indiretta, con particolare focus su prodotti dei fondi comuni e assicurativi attualmente offerti dalla rete commerciale dell’Istituto.

Alla luce dei nuovi modelli di business, finalizzati a una crescente digitalizzazione dei servizi bancari, pur confermando la centralità del rapporto diretto con il cliente garantito da una rete commerciale consolidata sul territorio, è confermata l’attenzione rivolta ai servizi informatici e di “Banca Online”, sfruttando le opportunità derivanti da nuove iniziative attese per i prossimi anni dal provider Cedacri.

In tale contesto è inoltre previsto il lancio di un conto deposito online a partire dalla fine dell’esercizio in corso, funzionale ad attrarre nuova clientela su tutto il territorio nazionale. In particolare tale iniziativa rappresenta un potenziale di sviluppo per l’intera offerta commerciale della Banca.

Incremento della redditività

Al fine di migliorare la redditività, la Banca perseguirà azioni finalizzate a ottimizzare l’incidenza dei costi di struttura, anche attraverso l’ottimizzazione della rete distributiva e dedicando maggiori risorse all’ attività di sviluppo delle filiali di più recente apertura.

Il Piano Strategico 2017-2019 prevede inoltre l’apertura di una nuova filiale in uno dei maggiori capoluoghi di provincia dell’area Nord-Est. Entro la fine del 2017 è infatti prevista l’apertura di uno sportello (già deliberato nel CdA nel 31 maggio u.s.) nella città di Padova che, con circa n. 210.000 abitanti, n. 180 sportelli bancari e un reddito pro-capite di Euro 25.200, rappresenta un mercato di sbocco che per caratteristiche e bacino di utenza, risulta in linea con la strategia di crescita nei grandi centri perseguita dalla Banca nel corso degli ultimi anni. La Banca valuterà inoltre eventuali nuove apertura di sportelli in altri grandi città del Nord Italia. La Banca proseguirà inoltre nelle analisi di potenziali aree di efficientamento volte al contenimento dei costi operativi.

Sintesi delle proiezioni economico finanziarie e degli indicatori prudenziali – Il Piano Strategico prevede nel 2019 il raggiungimento di € 3,4 mld di crediti verso la clientela, 3,5 mld di raccolta diretta e € 1,9 mld di raccolta indiretta. Da un punto di vista reddituale, è prevista una crescita media annua del margine di intermediazione del 7%, sostenuto sia da un incremento del margine di interesse che delle commissioni nette, con ROE obiettivo nel 2019 del 2%.

Il Piano Strategico 2017-2019 conferma l’obiettivo della Banca di operare mantenendo adeguate eccedenze di capitale rispetto ai requisiti minimi richiesti dall’Autorità di Vigilanza, in una logica di sana e prudente gestione. Il CET1 target al 2019, determinato secondo una logica “fully phased”, è stimato pari a 13,8%.

Il leverage ratio “fully phased” è stimato pari al 7,3%, a fronte del minimo regolamentare atteso al 3% dal 1 gennaio 2018. Con riferimento agli indicatori prudenziali di liquidità, il Piano Strategico garantisce un livello ampiamente sopra il requisito regolamentare sia per l’LCR (target 150%) che per l’NSFR (target al 120%).

(*) Comunicazione di informazione privilegiata ai sensi della normativa vigente

BANCA VALSABBINA

Banca Valsabbina è una Società Cooperativa per Azioni, fondata nel 1898. E’ la principale banca di Brescia e da oltre cento anni sostiene la crescita e lo sviluppo economico del territorio bresciano, ponendosi come interlocutore sia per le famiglie che per gli artigiani, le piccole attività economiche e le PMI. Opera attraverso una rete territoriale che conta 70 filiali (51 in provincia di Brescia, 9 in provincia di Verona e 10 tra quelle di Trento, Vicenza, Mantova, Modena, Monza Brianza e Milano). Conta circa 550 dipendenti, oltre 7 miliardi di euro di masse gestite e un solido patrimonio che supera 390 milioni di euro, con un CET 1 al 15,1%.

Caso Ubi, Bazoli rinviato a giudizio: notizie false e accuse infondate

in Banche/Economia/UBi by

Giovanni Bazoli non ci sta e passa al contrattacco sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura di Bergamo nell’ambito dell’inchiesta che ha coinvolto i vertici di Ubi Banca dal 2009 al 2015. L’accusa che viene mossa dagli inquirenti è sostanzialmente quella di aver ostacolato le autorità di vigilanza, determinando le nomine dell’istituto attraverso una presunta “intesa nascosta” a Consob, Bankitalia e mercato.

Ma durante un discorso all’università di Bologna, Bazoli ha parlato – secondo quanto riportato anche da Bresciaoggi – di “oltraggi e grossolane falsità che sono state propalate in questi anni da alcuni giornali scandalistici”, spiegando che “tutte le persone che sono informate dei fatti conoscono perfettamente l’integrità e l’assoluta correttezza del mio operato di sempre”. Bazoli, ancora, ha parlato di “assoluta infondatezza delle accuse”, evidenziando che il suo rinvio a giudizio è “una non notizia perchè, dopo tre anni di indagini, era scontato che si procedesse a questa richiesta”.

La vera notizia sulla questione è, invece, secondo Bazoli che “il primo giudice terzo che si è pronunciato in questa materia, è stata la Corte d’appello di Brescia che ha annullato le sanzioni erogate dalla Consob e ha affermato la totale legalità dei comportamenti tenuti dagli amministratori, riconoscendo che tutto è avvenuto nel rispetto del protocollo di intesa, conosciuto dalle autorità e reso pubblico, che ha dato origine alla fusione tra Banche Popolari Unite e la Banca Lombarda e Piemontese”.

Finanza e terzo settore, ecco il sesto rapporto di Ubi Banca

in Banche/Economia/Evidenza/Tendenze/UBi by

E’ stato diffuso il sesto rapporto di Ubi Banca sul rapporto tra banca e terzo settore. Il rapporto 2016 si concentra sui fabbisogni finanziari e le prospettive evolutive di due gruppi che compongono il Terzo settore italiano: da un lato, infatti, l’indagine è volta ad esplorare le previsioni di entrate per il 2017, i rapporti con le banche e le prospettive future in termini di fabbisogni finanziari delle cooperative sociali; dall’altro, la stessa analisi è stata condotta sulle associazioni di maggiori dimensioni (entrate superiori a 50 mila euro).

Principali evidenze relative alle cooperative sociali:

  1. Peggioramento della stabilità dei rapporti con la Pubblica Amministrazione (-2,4%) e migliora-mento delle previsioni di crescita delle entrate da vendita di beni e servizi sul mercato (+1,6%)
  2. Si consolida l’utilizzo di servizi digitali (91,6%), così come pure la richiesta di sviluppare servizi a supporto della raccolta fondi (+2,8%)
  3. Aumentano le richieste di finanziamento (+3,6%), in particolare quelle per investimenti (+2,4%)
  4. L’autofinanziamento si conferma la principale fonte di copertura (40,9%) degli investimenti previ-sti, le cui previsioni sono in aumento (+11,2%)
  5. La conoscenza da parte delle cooperative sociali rispetto agli strumenti di finanza ad impatto socia-le riguarda 1 realtà su 4, di queste, il bacino potenziale di utilizzatori è pari a 7 cooperative sociali su 10

Principali evidenze relative alle associazioni:

  1. Le associazioni, ed in modo particolare le organizzazioni di volontariato (73,3%), sono caratterizza-te soprattutto da previsioni (per il 2017) di stabilità dei rapporti con la Pubblica Amministrazione e relative entrate (63,0%, + 11,4% rispetto alle cooperative sociali)
  2. Alta percentuale di utilizzo di servizi digitali (92,0%) e di interesse allo sviluppo di servizi di sup-porto alla raccolta fondi (84,0%); bassa percentuale di richiesta di finanziamenti (18,0%)
  3. La principale fonte di copertura dei fabbisogni finanziari futuri è l’autofinanziamento (35,9%), se-guita dalle entrate da soggetti privati (34,0%)
  4. Bassa sia la conoscenza (34,0%) che l’interesse all’utilizzo (19,0%) degli strumenti innovativi di fi-nanza ad impatto sociale

 

Milano, 25 Maggio 2017 – UBI Banca, con il supporto scientifico di AICCON (Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit), presenta la sesta edizione dell’Osservatorio UBI BANCA su “Finanza e Terzo Settore” nato con l’obiettivo di monitorare in maniera continuativa lo stato e l’evoluzione del fabbisogno finanziario dei diversi soggetti che compongono il Terzo Settore.

Per il sesto anno consecutivo prosegue l’osservazione delle principali tipologie giuridiche di organizzazioni non profit, intrapresa nel 2011 con l’analisi annuale sulla cooperazione sociale, cui si è aggiunto nel corso degli anni il focus sull’associazionismo (2012), sulle fondazioni (2013), sulle imprese sociali aventi forma giuridica di Srl (2014) e sugli ibridi organizzativi a matrice cooperativa (2015).

La VI edizione dell’indagine, riferita all’anno 2016, è stata realizzata attraverso un’analisi campionaria svolta tramite la somministrazione di un questionario di indagine rivolto rispettivamente ai responsabili di 250 cooperative sociali e consorzi di cooperative sociali e di 100 associazioni di grandi dimensioni in termini di entrate (superiori a 50 mila euro).

Secondo i dati più recenti (ottobre 2016, fonte: Unioncamere), le cooperative sociali iscritte nel Registro delle Imprese risultano 22.744 unità. L’Albo delle Cooperative Sociali del Ministero dello Sviluppo Economico ne conta, invece, 23.110 (febbraio 2017).

Le associazioni italiane, invece, sono complessivamente 269.353 (Istat, IX Censimento Istituzioni Non Profit, dati relativi al 2011) e hanno un volume di entrate superiore a 31,6 miliardi di euro. Le associazioni con entrate superiori a 50 mila euro, tra cui sono state selezionate i 100 soggetti che costituiscono il campione dell’Osservatorio, sono 46.128, ovvero il 17,1% del totale delle associazioni, che in termini di entrate rappresentano il 91,0% del totale delle entrate complessive delle associazioni.

 

 

Il focus sulle cooperative sociali

 

La VI edizione dell’Osservatorio UBI Banca su “Finanza e Terzo settore” restituisce una fotografia della cooperazione sociale italiana che evidenza, da un lato, una riduzione, rispetto alla precedente edizione dell’Osservatorio, delle previsioni di stabilità per il 2017 nei rapporti con il pubblico (-2,4%) e, in generale, un peggioramento delle previsioni di entrate da contributi, convenzioni, donazioni e rapporti con la Pubblica Amministrazione (una diminuzione del -3,6% delle previsioni di crescita e un aumento del 6,8% delle previsioni di diminuzione); dall’altro, un miglioramento delle previsioni di crescita (+1,6% rispetto all’anno precedente) e di stabilità (+2,0% rispetto al 2015) delle entrate market, a conferma di un crescente orientamento da parte della cooperazione sociale italiana verso il mercato a domanda pagante composto da privati cittadini al fine di raggiungere la propria sostenibilità economica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal lato della domanda (cooperative sociali), emerge soprattutto una richiesta al sistema bancario di servizi basati sulle tecnologie digitali ICT e di supporto in termini di strumenti di raccolta fondi. Rispetto all’utilizzo di servizi/strumenti  messi a disposizione dagli istituti di credito con cui si hanno rapporti, oltre 9 cooperative sociali su 10 indicano infatti di aver fruito di servizi digitali, mentre relativamente alla richie-sta di sviluppo di nuovi strumenti/servizi in capo alle banche, l’istanza principale (oltre 7 cooperative su 10) riguarda il supporto alla raccolta fondi (+2,8% sull’anno precedente) che, più in generale, può essere letto come una richiesta di supporto in termini di competenze finanziarie di cui talvolta le organizzazioni del Ter-zo settore non sono totalmente padrone. Aumentano complessivamente le richieste di finanziamento (3,6% sul 2015, anno in cui avevano fatto registrare un andamento negativo sia le richieste di finanziamento a supporto delle attività che per investimenti). In particolare, il 23,6% (+2,4% rispetto al 2015) delle coope-rative sociali dichiara di aver utilizzato finanziamenti per investimenti negli ultimi 12 mesi.

 

 

 

 

Interessante il punto di vista della cooperazione sociale osservata rispetto al tema della finanza ad impatto sociale: poco meno di 1 cooperativa su 4 dichiara di conoscere tali strumenti, anche se tale conoscenza ri-sulta essere maggiormente legata ad una consapevolezza della loro esistenza, piuttosto che ad un reale ap-profondimento del meccanismo di funzionamento di questi strumenti. Tra coloro i quali dichiarano di co-noscere gli strumenti di finanza ad impatto sociale, 7 su 10 dichiarano di essere interessati all’utilizzo di tali strumenti. Al fine di implementare l’utilizzo di strumenti di finanza ad impatto sociale, le cooperative inte-ressate dichiarano che sia necessario approfondire, oltre alla conoscenza in sé dello strumento, anche i cri-teri utilizzati per l’individuazione degli obiettivi di impatto sociale, tema quest’ultimo che oggi, con la ri-forma del Terzo settore (l. n. 106/2016), è oggetto di discussione sia a livello ministeriale (con il relativo de-creto attuativo che dovrà concretizzare quanto previsto nel testo della riforma) che all’interno del mondo della cooperazione sociale, sempre più orientata a comprendere gli strumenti e i processi volti alla valuta-zione dell’impatto sociale da loro generato.

Per l’anno in corso le cooperative sociali prevedono altresì un aumento rispetto al proprio fabbisogno finanziario per investimenti (+11,2% rispetto alla precedente edizione). Tra chi prevede investimenti (il 60,4% del campione) l’autofinanziamento si conferma la principale fonte di copertura (40,9%, -6,4% sull’anno precedente) a fronte di esigenze di sviluppo e di investimento.

Il 40,4%, infine, ritiene che per sostenere e incrementare la domanda di investimenti e quindi delle richieste di finanziamento sia necessaria l’istituzione di un fondo di garanzia dedicato; in crescita la percentuale di coloro i quali, invece, ritengono che per lo stesso fine sia necessario ampliare l’offerta di finanza specializzata (21,2%, +8,4% sul 2015).

 

 

Il focus sulle associazioni

La seconda parte della VI ed. dell’Osservatorio riporta le evidenze relative all’associazionismo italiano, esaminando le diversità e le analogie esistenti tra associazioni di promozione sociale (APS), organizzazioni di volontariato (ODV) ed altre forme di associazioni non normate da leggi speciali (quali ad esempio le associazioni culturali e ricreative), nonché rispetto al mondo della cooperazione sociale.

Le associazioni, ed in particolar modo le organizzazioni di volontariato, sono caratterizzate soprattutto da previsioni per il 2017 di stabilità dei rapporti con la Pubblica Amministrazione e relative entrate. Le associazioni di promozione sociale, invece, sono i soggetti che presentano la percentuale più alta (23,5%) relativamente alla diminuzione di questa tipologia di entrate. D’altro canto, la maggior parte delle associazioni interpellate prevede di non avere rapporti con il mercato e di conseguenza entrate, confermando la natura generalmente non commerciale dell’associazionismo italiano. Tra coloro i quali prevedono entrate market, tuttavia, si registra una previsione di sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente. Dall’incrocio delle previsioni di entrate con gli ambiti di attività emerge come il settore “Attività sportive” sia quello con le migliori previsioni di crescita in entrambi i casi (25,0%), a conferma della dinamicità e della crescita già in atto delle associazioni operanti in tale contesto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il grado di utilizzo dei servizi offerti dalle banche e l’interesse in termini di sviluppo di nuovi strumenti da parte dell’associazionismo corrisponde a quanto rilevato per il mondo della cooperazione sociale, seppur ovviamente con percentuali differenti tra le due forme giuridiche. Anche in questo caso, infatti, i servizi maggiormente utilizzati sono quelli digitali (92,0%; +0,4% rispetto al campione di cooperative sociali), mentre l’orientamento principale in termini di innovazione nell’offerta bancaria va nella direzione dello svi-luppo di strumenti di supporto alla raccolta fondi (84,0% contro il 74,6% delle cooperative sociali). Solo il 18,0% delle associazioni ha avanzato richieste di finanziamento (-33,6% rispetto alle cooperative sociali), di cui l’8,0% per investimenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel caso dell’associazionismo, risulta basso sia il livello di conoscenza (3 su 10 associazioni) che l’interesse all’implementazione di strumenti di finanza ad impatto sociale espresso dalle associazioni del campione (19,0% delle associazioni), soprattutto per quel che riguarda le associazioni di promozione sociale (rispetti-vamente 29,4% e 11,8%).

Per l’anno in corso oltre la metà delle associazioni interpellate prevedono un aumento rispetto al proprio fabbisogno finanziario per investimenti (57,0%). Tra chi prevede investimenti, l’autofinanziamento è la principale fonte di copertura (35,9%, -5 punti percentuali rispetto alle cooperative sociali) del fabbisogno finanziario previsto dall’associazionismo, seguita dalle entrate da soggetti privati (34,0%).

 

L’impegno di UBI Banca per il Terzo Settore

L’appuntamento annuale con la presentazione dell’indagine dell’“Osservatorio UBI Banca su Finanza e Terzo Settore” si inserisce in un percorso strategico di comprensione e di un più efficace supporto al mondo del non profit avviato da UBI Banca fin dal 2011 con l’introduzione di una struttura organizzativa specificatamente dedicata alla gestione dei rapporti con la clientela appartenente al settore non profit laico e religioso. A fine 2016, nell’ambito del Progetto Banca Unica e del Piano Industriale 2019/2020, è stato definito un nuovo assetto e collocamento organizzativo riferito al mondo Enti, con la costituzione di una nuova Area strategica denominata UBI Comunità con lo scopo di presidiare e sviluppare gli ambiti di business e le relazioni commerciali collegate sia al mondo del terzo settore e dell’economia civile sia agli enti pubblici ed ai sistemi associativi. Attraverso questa evoluzione UBI Banca si pone l’obiettivo di consolidare e rafforzare ulteriormente il rapporto con i territori di inserimento, con i diversi attori e con le realtà economiche e sociali di cui sono espressione, creando al contempo valore condiviso per le comunità di riferimento. Ciò grazie alla promozione ed al sostegno di iniziative tra il pubblico, il privato ed il privato sociale, ad una sempre maggiore inclusione e coinvolgimento delle comunità locali, nonché alla condivisione delle abilità e competenze del Gruppo UBI Banca.

In tale contesto, l’Area UBI Comunità, attraverso il Servizio Terzo Settore ed Economia Civile, si pone l’obiettivo di supportare investimenti orientati all’impatto sociale e di sostenere percorsi di imprenditoria sociale legati allo sviluppo locale, di comunità e nuove filiere nonché di consolidare e sviluppare il ruolo di partner strategico delle organizzazioni del Terzo Settore, laiche e religiose, in grado di sostenerle nel perseguimento delle finalità sociali e/o pastorali e nei processi di crescita sostenibile.

 

Secondo Vincenzo Algeri, Responsabile Area UBI Comunità di UBI Banca “L’Osservatorio conferma come la qualità e la diversificazione specialistica dell’offerta bancaria sia indispensabile per costruire un rapporto di lungo periodo con il mondo dell’impresa sociale e del non profit in generale. Un settore che conferma la sua resilienza e che continua a crescere in particolare nei mercati in cui si assiste all’arretramento della Pubblica Amministrazione. Con la nuova area strategica UBI Comunità, UBI Banca si pone appunto l’obiettivo di essere il partner di riferimento dei diversi soggetti dell’economia sociale e civile in grado di sostenere e promuovere sinergie e forme di convergenza tra il pubblico, il privato ed il privato sociale”.

“La VI edizione evidenzia come il mondo della cooperazione sociale, nonostante un livello ancora basso di conoscenza, sia molto interessato ad approfondire strumenti orientati all’impatto sociale.” – spiega Guido Cisternino, Responsabile Terzo Settore ed Economia Civile di UBI Banca – “Ovviamente molto dipenderà dai risultati della Riforma del Terzo settore che ci attendiamo possano sbloccare il potenziale di tutto il non profit e promuovere la diffusione di un ecosistema composto da modelli ibridi di interventi di finanza sociale  volti a sostenere gli investimenti orientati all’impatto e soluzioni innovative in grado di rispondere alle nuove sfide sociali che abbiamo di fronte”.

“La banca per le imprese sociali non è percepita solo come intermediario, ma come un soggetto che abilita connessioni e che supporta processi di gestione e di investimento.” – aggiunge Paolo Venturi, Direttore AICCON – “Per questo motivo la sfida in futuro sarà, anche per il sistema bancario, costruire piattaforme ed ecosistemi di servizi per sostenere l’innovazione e lo sviluppo di un settore in profondamente trasformato”.

 

Casa, il pensionato medio cerca un trilocale (senza banca di mezzo)

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L’analisi delle compravendite realizzate attraverso le agenzie affiliate Tecnocasa e Tecnorete sul territorio nazionale nel secondo semestre del 2016 evidenzia che il 9,0% degli acquisti è stato effettuato da soggetti in pensione. Rispetto ad un anno fa (secondo semestre 2015) non si registrano variazioni significative della percentuale di acquisto da parte di pensionati, si passa infatti dal 9,3% al 9,0% attuale.

I pensionati nel 60,3% dei casi hanno comprato l’abitazione principale, nel 26,9% dei casi hanno comprato per investimento ed infine il 12,8% degli acquisti ha riguardato la casa vacanza. Rispetto ad un anno fa aumenta la percentuale di acquisti per investimento (+1,4%).

Dati pensionati

Restando su questo target di acquirenti si è constatato che solo il 9,3% degli acquisti è stato effettuato con l’ausilio di un mutuo, mentre il 90,7% della compravendite è avvenuto senza l’intervento da parte di istituti di credito.

Le richieste dei pensionati si sono concentrate maggiormente sui trilocali (35,4%), seguiti dai bilocali (29,0%) e dai quattro locali (13,6%); ville, villette, rustici, case indipendenti e semindipendenti compongono insieme l’11,3% degli acquisti.

Il 65,8% dei pensionati che ha acquistato attraverso le agenzie del Gruppo Tecnocasa è coniugato o è comunque una coppia, il 17,1% è celibe/nubile, il 12,5% è vedovo e il 4,6% è separato/divorziato.

Spostando l’attenzione sui venditori risulta che quasi un terzo di coloro che hanno venduto casa nel secondo semestre del 2016 è un soggetto in pensione (29,6%). Il 65,8% dei pensionati ha venduto per reperire liquidità, il 20,8% per migliorare la qualità abitativa ed il 13,4% per trasferirsi in un altro quartiere o in un’altra città.

Finlombarda, ecco il nuovo consiglio di amministrazione

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La Giunta regionale della Lombardia, nelle scorse ore, ha provveduto a designare il presidente e
i componenti del consiglio di amministrazione di Finlombarda spa, societa’ finanziaria regionale per lo sviluppo della Lombardia, nelle persone dell’avvocato Michele Giuseppe Vietti (presidente), dell’avvocato Elisabetta Assi e dell’avvocato Maria Carla Giorgetti (componenti).

Michele Giuseppe Vietti, avvocato civilista, esperto i diritto commerciale, industriale e fallimentare, ex vice presidente del Consiglio superiore della Magistratura (Csm), ex sottosegretario di stato ai ministeri dell’Economia, delle Finanze e della Giustizia, piu’ volte parlamentare, gia’ presidente della Commissione ministeriale di riforma dell’ordinamento giudiziario nonche’ professore straordinario di diritto delle societa’ presso l’universita’ Unint di Roma.

Elisabetta Assi, avvocato, responsabile delle transazioni obbligazionarie di un istituto finanziario di rilievo
internazionale. Precedentemente, collaboratrice senior di un primario studio legale di New York.

Maria Carla Giorgetti, avvocato, esperto in diritto societario commerciale, arbitrale e fallimentare, ex componente del cda della Fondazione Stelline di Milano, professore ordinario di Diritto processuale civile, fallimentare e dell’arbitrato, presidente del corso di studi di laurea in operatore giuridico di impresa presso l’Universita’ di Bergamo.

L’assemblea di Finlombarda in programma nel mese di maggio procedera’ alla nomina del Cda secondo le designazioni della Giunta.

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