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Banca Valsabbina, ecco il piano strategico 2017-2019

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Nella seduta del 28 giugno 2017, il Consiglio di Amministrazione di Banca Valsabbina ha approvato il Piano Strategico 2017-2019. Il nuovo Piano ha identificato le direttrici di sviluppo aziendale per il triennio e individuato alcune misure da porre in atto “per il conseguimento di importanti obiettivi di efficienza, redditività, competitività e di gestione del rischio, in uno scenario di consolidamento e crescita orientata alla creazione di valore nel tempo per i soci, i clienti e l’intera comunità di riferimento”.

ECCO IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO

Il mutamento del contesto normativo-regolamentare e competitivo impone, infatti, un’attenta valutazione degli impatti di tali cambiamenti sul modello operativo e delle azioni da intraprendere nei prossimi anni, al fine di consolidare il posizionamento dell’Istituto quale Banca popolare sia nelle aree storiche sia in territori di nuovo insediamento. Banca Valsabbina ha infatti ampliato di recente la propria rete di filiali, con l’obiettivo di aumentare i ricavi, esportando anche in territori nuovi il proprio modello di business, incrementando ulteriormente il proprio bacino di clientela.

Il Piano Strategico 2017-2019 ha identificato le azioni sottostanti la nuova mission dell’Istituto, orientata alla conferma del modello di Banca “popolare” autonoma, in grado di servire la clientela e il territorio di riferimento in modo innovativo, tenendo conto delle opportunità e delle nuove tendenze in atto, anche per effetto di una progressiva digitalizzazione dell’offerta.

Le iniziative di piano per il prossimo triennio saranno pertanto focalizzate sulle seguenti linee strategiche: Miglioramento della qualità del credito; Incremento dell’efficacia commerciale; Incremento della redditività.

Miglioramento della qualità del credito

La riduzione dei crediti deteriorati, la cui incidenza su totale crediti in Italia è tra le più elevate in Europa, è un tema che il settore bancario italiano sta affrontando e sarà oggetto di specifiche e ulteriori iniziative nei prossimi anni. Tale obiettivo può essere raggiunto sia migliorando gli attuali processi di recupero, sia valutandone la cessione a operatori specializzati o investitori, con la finalità di ottimizzare la strategia di gestione interna dei Crediti Non Performing.

In tale contesto la Banca, al fine di ridurre l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale portafoglio di impieghi e di ridurre il grado di deterioramento delle nuove erogazioni, ha individuato azioni da attuarsi nei prossimi anni finalizzate al miglioramento dei processi e delle performance di recupero del deteriorato, nonché all’implementazione di sistemi di controllo funzionali a identificare posizioni anomale già nell’ambito del portafoglio crediti in bonis.

L’obiettivo sarà infatti, da una parte, contenere il deterioramento del portafoglio creditizio, migliorando i risultati positivi già conseguiti nell’esercizio 2016 in termini di contrazione dei tassi di default, dall’altra, incrementare i flussi di rientro in bonis. Inoltre, tenuto conto delle condizioni che caratterizzeranno eventuali operazioni di mercato aventi come oggetto la cessione di portafogli deteriorati di altri operatori, la Banca valuterà di volta in volta l’opportunità di procedere a potenziali operazioni di dismissione, che, grazie alla solidità patrimoniale che la contraddistingue, potranno essere affrontate senza affanno.

Incremento dell’efficacia commerciale

Le politiche commerciali della Banca nei prossimi anni saranno rivolte all’incremento dell’efficacia nelle aree storiche e all’implementazione di iniziative rivolte alle nuove filiali, in modo da raggiungere soddisfacenti obiettivi di clientela, masse e redditività, garantendo inoltre la piena integrazione delle filiali acquisite nella rete distributiva. Il processo di erogazione del credito non potrà prescindere da un’attenzione particolare alla qualità del target di clientela di riferimento, che continuerà a essere rappresentato dalle famiglie e dalle piccole medie imprese del territorio.

L’incremento delle masse degli impieghi (sono previsti 1,5 miliardi di nuove erogazioni nel corso del triennio) sarà perseguito con l’obiettivo di frazionare il rischio, sia in termine di singoli prenditori, che a livello di area geografica. Inoltre si proseguirà nello sviluppo del canale dei finanziamenti assistiti da Medio Credito Centrale, con particolare riguardo alle imprese, nonché al canale dei mutui casa per le famiglie. Sono previste anche specifiche azioni commerciali volte al recupero dei volumi intermediati della componente a vista, nonché la concessione di finanziamenti con garanzia del Fondo Europeo per gli Investimenti. Al fine di supportare ulteriormente le imprese clienti, la Banca continuerà le operazioni di acquisto di crediti della Pubblica Amministrazione, tramite l’utilizzo della Società Veicolo Valsabbina Investimenti. Le politiche di raccolta si conformeranno invece a criteri di prudente gestione del rischio di liquidità, mediante un consolidamento della componente a vista e azioni specifiche sulla rete volte alla trasformazione dei prestiti obbligazionari e dei time-deposit in scadenza principalmente in nuovi time-deposit con estensione delle scadenze dell’attuale portafoglio.

Alla luce dell’attuale contesto di mercato caratterizzato dalla contrazione del margine derivante dall’attività di intermediazione creditizia tradizionale, proseguirà anche nel corso del triennio l’azione commerciale volta alla crescita dei flussi commissionali per la Banca, con una crescente attenzione alla gestione del risparmio, rispondendo alla domanda delle famiglie sempre più orientata a strumenti che consentono una maggiore diversificazione delle fonti di investimento e del profilo di rischio. In tal senso il Piano Strategico prevede azioni volte ad incrementare i volumi di raccolta indiretta, con particolare focus su prodotti dei fondi comuni e assicurativi attualmente offerti dalla rete commerciale dell’Istituto.

Alla luce dei nuovi modelli di business, finalizzati a una crescente digitalizzazione dei servizi bancari, pur confermando la centralità del rapporto diretto con il cliente garantito da una rete commerciale consolidata sul territorio, è confermata l’attenzione rivolta ai servizi informatici e di “Banca Online”, sfruttando le opportunità derivanti da nuove iniziative attese per i prossimi anni dal provider Cedacri.

In tale contesto è inoltre previsto il lancio di un conto deposito online a partire dalla fine dell’esercizio in corso, funzionale ad attrarre nuova clientela su tutto il territorio nazionale. In particolare tale iniziativa rappresenta un potenziale di sviluppo per l’intera offerta commerciale della Banca.

Incremento della redditività

Al fine di migliorare la redditività, la Banca perseguirà azioni finalizzate a ottimizzare l’incidenza dei costi di struttura, anche attraverso l’ottimizzazione della rete distributiva e dedicando maggiori risorse all’ attività di sviluppo delle filiali di più recente apertura.

Il Piano Strategico 2017-2019 prevede inoltre l’apertura di una nuova filiale in uno dei maggiori capoluoghi di provincia dell’area Nord-Est. Entro la fine del 2017 è infatti prevista l’apertura di uno sportello (già deliberato nel CdA nel 31 maggio u.s.) nella città di Padova che, con circa n. 210.000 abitanti, n. 180 sportelli bancari e un reddito pro-capite di Euro 25.200, rappresenta un mercato di sbocco che per caratteristiche e bacino di utenza, risulta in linea con la strategia di crescita nei grandi centri perseguita dalla Banca nel corso degli ultimi anni. La Banca valuterà inoltre eventuali nuove apertura di sportelli in altri grandi città del Nord Italia. La Banca proseguirà inoltre nelle analisi di potenziali aree di efficientamento volte al contenimento dei costi operativi.

Sintesi delle proiezioni economico finanziarie e degli indicatori prudenziali – Il Piano Strategico prevede nel 2019 il raggiungimento di € 3,4 mld di crediti verso la clientela, 3,5 mld di raccolta diretta e € 1,9 mld di raccolta indiretta. Da un punto di vista reddituale, è prevista una crescita media annua del margine di intermediazione del 7%, sostenuto sia da un incremento del margine di interesse che delle commissioni nette, con ROE obiettivo nel 2019 del 2%.

Il Piano Strategico 2017-2019 conferma l’obiettivo della Banca di operare mantenendo adeguate eccedenze di capitale rispetto ai requisiti minimi richiesti dall’Autorità di Vigilanza, in una logica di sana e prudente gestione. Il CET1 target al 2019, determinato secondo una logica “fully phased”, è stimato pari a 13,8%.

Il leverage ratio “fully phased” è stimato pari al 7,3%, a fronte del minimo regolamentare atteso al 3% dal 1 gennaio 2018. Con riferimento agli indicatori prudenziali di liquidità, il Piano Strategico garantisce un livello ampiamente sopra il requisito regolamentare sia per l’LCR (target 150%) che per l’NSFR (target al 120%).

(*) Comunicazione di informazione privilegiata ai sensi della normativa vigente

BANCA VALSABBINA

Banca Valsabbina è una Società Cooperativa per Azioni, fondata nel 1898. E’ la principale banca di Brescia e da oltre cento anni sostiene la crescita e lo sviluppo economico del territorio bresciano, ponendosi come interlocutore sia per le famiglie che per gli artigiani, le piccole attività economiche e le PMI. Opera attraverso una rete territoriale che conta 70 filiali (51 in provincia di Brescia, 9 in provincia di Verona e 10 tra quelle di Trento, Vicenza, Mantova, Modena, Monza Brianza e Milano). Conta circa 550 dipendenti, oltre 7 miliardi di euro di masse gestite e un solido patrimonio che supera 390 milioni di euro, con un CET 1 al 15,1%.

Caso Ubi, Bazoli rinviato a giudizio: notizie false e accuse infondate

in Banche/Economia/UBi by

Giovanni Bazoli non ci sta e passa al contrattacco sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura di Bergamo nell’ambito dell’inchiesta che ha coinvolto i vertici di Ubi Banca dal 2009 al 2015. L’accusa che viene mossa dagli inquirenti è sostanzialmente quella di aver ostacolato le autorità di vigilanza, determinando le nomine dell’istituto attraverso una presunta “intesa nascosta” a Consob, Bankitalia e mercato.

Ma durante un discorso all’università di Bologna, Bazoli ha parlato – secondo quanto riportato anche da Bresciaoggi – di “oltraggi e grossolane falsità che sono state propalate in questi anni da alcuni giornali scandalistici”, spiegando che “tutte le persone che sono informate dei fatti conoscono perfettamente l’integrità e l’assoluta correttezza del mio operato di sempre”. Bazoli, ancora, ha parlato di “assoluta infondatezza delle accuse”, evidenziando che il suo rinvio a giudizio è “una non notizia perchè, dopo tre anni di indagini, era scontato che si procedesse a questa richiesta”.

La vera notizia sulla questione è, invece, secondo Bazoli che “il primo giudice terzo che si è pronunciato in questa materia, è stata la Corte d’appello di Brescia che ha annullato le sanzioni erogate dalla Consob e ha affermato la totale legalità dei comportamenti tenuti dagli amministratori, riconoscendo che tutto è avvenuto nel rispetto del protocollo di intesa, conosciuto dalle autorità e reso pubblico, che ha dato origine alla fusione tra Banche Popolari Unite e la Banca Lombarda e Piemontese”.

Finanza e terzo settore, ecco il sesto rapporto di Ubi Banca

in Banche/Economia/Evidenza/Tendenze/UBi by

E’ stato diffuso il sesto rapporto di Ubi Banca sul rapporto tra banca e terzo settore. Il rapporto 2016 si concentra sui fabbisogni finanziari e le prospettive evolutive di due gruppi che compongono il Terzo settore italiano: da un lato, infatti, l’indagine è volta ad esplorare le previsioni di entrate per il 2017, i rapporti con le banche e le prospettive future in termini di fabbisogni finanziari delle cooperative sociali; dall’altro, la stessa analisi è stata condotta sulle associazioni di maggiori dimensioni (entrate superiori a 50 mila euro).

Principali evidenze relative alle cooperative sociali:

  1. Peggioramento della stabilità dei rapporti con la Pubblica Amministrazione (-2,4%) e migliora-mento delle previsioni di crescita delle entrate da vendita di beni e servizi sul mercato (+1,6%)
  2. Si consolida l’utilizzo di servizi digitali (91,6%), così come pure la richiesta di sviluppare servizi a supporto della raccolta fondi (+2,8%)
  3. Aumentano le richieste di finanziamento (+3,6%), in particolare quelle per investimenti (+2,4%)
  4. L’autofinanziamento si conferma la principale fonte di copertura (40,9%) degli investimenti previ-sti, le cui previsioni sono in aumento (+11,2%)
  5. La conoscenza da parte delle cooperative sociali rispetto agli strumenti di finanza ad impatto socia-le riguarda 1 realtà su 4, di queste, il bacino potenziale di utilizzatori è pari a 7 cooperative sociali su 10

Principali evidenze relative alle associazioni:

  1. Le associazioni, ed in modo particolare le organizzazioni di volontariato (73,3%), sono caratterizza-te soprattutto da previsioni (per il 2017) di stabilità dei rapporti con la Pubblica Amministrazione e relative entrate (63,0%, + 11,4% rispetto alle cooperative sociali)
  2. Alta percentuale di utilizzo di servizi digitali (92,0%) e di interesse allo sviluppo di servizi di sup-porto alla raccolta fondi (84,0%); bassa percentuale di richiesta di finanziamenti (18,0%)
  3. La principale fonte di copertura dei fabbisogni finanziari futuri è l’autofinanziamento (35,9%), se-guita dalle entrate da soggetti privati (34,0%)
  4. Bassa sia la conoscenza (34,0%) che l’interesse all’utilizzo (19,0%) degli strumenti innovativi di fi-nanza ad impatto sociale

 

Milano, 25 Maggio 2017 – UBI Banca, con il supporto scientifico di AICCON (Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit), presenta la sesta edizione dell’Osservatorio UBI BANCA su “Finanza e Terzo Settore” nato con l’obiettivo di monitorare in maniera continuativa lo stato e l’evoluzione del fabbisogno finanziario dei diversi soggetti che compongono il Terzo Settore.

Per il sesto anno consecutivo prosegue l’osservazione delle principali tipologie giuridiche di organizzazioni non profit, intrapresa nel 2011 con l’analisi annuale sulla cooperazione sociale, cui si è aggiunto nel corso degli anni il focus sull’associazionismo (2012), sulle fondazioni (2013), sulle imprese sociali aventi forma giuridica di Srl (2014) e sugli ibridi organizzativi a matrice cooperativa (2015).

La VI edizione dell’indagine, riferita all’anno 2016, è stata realizzata attraverso un’analisi campionaria svolta tramite la somministrazione di un questionario di indagine rivolto rispettivamente ai responsabili di 250 cooperative sociali e consorzi di cooperative sociali e di 100 associazioni di grandi dimensioni in termini di entrate (superiori a 50 mila euro).

Secondo i dati più recenti (ottobre 2016, fonte: Unioncamere), le cooperative sociali iscritte nel Registro delle Imprese risultano 22.744 unità. L’Albo delle Cooperative Sociali del Ministero dello Sviluppo Economico ne conta, invece, 23.110 (febbraio 2017).

Le associazioni italiane, invece, sono complessivamente 269.353 (Istat, IX Censimento Istituzioni Non Profit, dati relativi al 2011) e hanno un volume di entrate superiore a 31,6 miliardi di euro. Le associazioni con entrate superiori a 50 mila euro, tra cui sono state selezionate i 100 soggetti che costituiscono il campione dell’Osservatorio, sono 46.128, ovvero il 17,1% del totale delle associazioni, che in termini di entrate rappresentano il 91,0% del totale delle entrate complessive delle associazioni.

 

 

Il focus sulle cooperative sociali

 

La VI edizione dell’Osservatorio UBI Banca su “Finanza e Terzo settore” restituisce una fotografia della cooperazione sociale italiana che evidenza, da un lato, una riduzione, rispetto alla precedente edizione dell’Osservatorio, delle previsioni di stabilità per il 2017 nei rapporti con il pubblico (-2,4%) e, in generale, un peggioramento delle previsioni di entrate da contributi, convenzioni, donazioni e rapporti con la Pubblica Amministrazione (una diminuzione del -3,6% delle previsioni di crescita e un aumento del 6,8% delle previsioni di diminuzione); dall’altro, un miglioramento delle previsioni di crescita (+1,6% rispetto all’anno precedente) e di stabilità (+2,0% rispetto al 2015) delle entrate market, a conferma di un crescente orientamento da parte della cooperazione sociale italiana verso il mercato a domanda pagante composto da privati cittadini al fine di raggiungere la propria sostenibilità economica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal lato della domanda (cooperative sociali), emerge soprattutto una richiesta al sistema bancario di servizi basati sulle tecnologie digitali ICT e di supporto in termini di strumenti di raccolta fondi. Rispetto all’utilizzo di servizi/strumenti  messi a disposizione dagli istituti di credito con cui si hanno rapporti, oltre 9 cooperative sociali su 10 indicano infatti di aver fruito di servizi digitali, mentre relativamente alla richie-sta di sviluppo di nuovi strumenti/servizi in capo alle banche, l’istanza principale (oltre 7 cooperative su 10) riguarda il supporto alla raccolta fondi (+2,8% sull’anno precedente) che, più in generale, può essere letto come una richiesta di supporto in termini di competenze finanziarie di cui talvolta le organizzazioni del Ter-zo settore non sono totalmente padrone. Aumentano complessivamente le richieste di finanziamento (3,6% sul 2015, anno in cui avevano fatto registrare un andamento negativo sia le richieste di finanziamento a supporto delle attività che per investimenti). In particolare, il 23,6% (+2,4% rispetto al 2015) delle coope-rative sociali dichiara di aver utilizzato finanziamenti per investimenti negli ultimi 12 mesi.

 

 

 

 

Interessante il punto di vista della cooperazione sociale osservata rispetto al tema della finanza ad impatto sociale: poco meno di 1 cooperativa su 4 dichiara di conoscere tali strumenti, anche se tale conoscenza ri-sulta essere maggiormente legata ad una consapevolezza della loro esistenza, piuttosto che ad un reale ap-profondimento del meccanismo di funzionamento di questi strumenti. Tra coloro i quali dichiarano di co-noscere gli strumenti di finanza ad impatto sociale, 7 su 10 dichiarano di essere interessati all’utilizzo di tali strumenti. Al fine di implementare l’utilizzo di strumenti di finanza ad impatto sociale, le cooperative inte-ressate dichiarano che sia necessario approfondire, oltre alla conoscenza in sé dello strumento, anche i cri-teri utilizzati per l’individuazione degli obiettivi di impatto sociale, tema quest’ultimo che oggi, con la ri-forma del Terzo settore (l. n. 106/2016), è oggetto di discussione sia a livello ministeriale (con il relativo de-creto attuativo che dovrà concretizzare quanto previsto nel testo della riforma) che all’interno del mondo della cooperazione sociale, sempre più orientata a comprendere gli strumenti e i processi volti alla valuta-zione dell’impatto sociale da loro generato.

Per l’anno in corso le cooperative sociali prevedono altresì un aumento rispetto al proprio fabbisogno finanziario per investimenti (+11,2% rispetto alla precedente edizione). Tra chi prevede investimenti (il 60,4% del campione) l’autofinanziamento si conferma la principale fonte di copertura (40,9%, -6,4% sull’anno precedente) a fronte di esigenze di sviluppo e di investimento.

Il 40,4%, infine, ritiene che per sostenere e incrementare la domanda di investimenti e quindi delle richieste di finanziamento sia necessaria l’istituzione di un fondo di garanzia dedicato; in crescita la percentuale di coloro i quali, invece, ritengono che per lo stesso fine sia necessario ampliare l’offerta di finanza specializzata (21,2%, +8,4% sul 2015).

 

 

Il focus sulle associazioni

La seconda parte della VI ed. dell’Osservatorio riporta le evidenze relative all’associazionismo italiano, esaminando le diversità e le analogie esistenti tra associazioni di promozione sociale (APS), organizzazioni di volontariato (ODV) ed altre forme di associazioni non normate da leggi speciali (quali ad esempio le associazioni culturali e ricreative), nonché rispetto al mondo della cooperazione sociale.

Le associazioni, ed in particolar modo le organizzazioni di volontariato, sono caratterizzate soprattutto da previsioni per il 2017 di stabilità dei rapporti con la Pubblica Amministrazione e relative entrate. Le associazioni di promozione sociale, invece, sono i soggetti che presentano la percentuale più alta (23,5%) relativamente alla diminuzione di questa tipologia di entrate. D’altro canto, la maggior parte delle associazioni interpellate prevede di non avere rapporti con il mercato e di conseguenza entrate, confermando la natura generalmente non commerciale dell’associazionismo italiano. Tra coloro i quali prevedono entrate market, tuttavia, si registra una previsione di sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente. Dall’incrocio delle previsioni di entrate con gli ambiti di attività emerge come il settore “Attività sportive” sia quello con le migliori previsioni di crescita in entrambi i casi (25,0%), a conferma della dinamicità e della crescita già in atto delle associazioni operanti in tale contesto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il grado di utilizzo dei servizi offerti dalle banche e l’interesse in termini di sviluppo di nuovi strumenti da parte dell’associazionismo corrisponde a quanto rilevato per il mondo della cooperazione sociale, seppur ovviamente con percentuali differenti tra le due forme giuridiche. Anche in questo caso, infatti, i servizi maggiormente utilizzati sono quelli digitali (92,0%; +0,4% rispetto al campione di cooperative sociali), mentre l’orientamento principale in termini di innovazione nell’offerta bancaria va nella direzione dello svi-luppo di strumenti di supporto alla raccolta fondi (84,0% contro il 74,6% delle cooperative sociali). Solo il 18,0% delle associazioni ha avanzato richieste di finanziamento (-33,6% rispetto alle cooperative sociali), di cui l’8,0% per investimenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel caso dell’associazionismo, risulta basso sia il livello di conoscenza (3 su 10 associazioni) che l’interesse all’implementazione di strumenti di finanza ad impatto sociale espresso dalle associazioni del campione (19,0% delle associazioni), soprattutto per quel che riguarda le associazioni di promozione sociale (rispetti-vamente 29,4% e 11,8%).

Per l’anno in corso oltre la metà delle associazioni interpellate prevedono un aumento rispetto al proprio fabbisogno finanziario per investimenti (57,0%). Tra chi prevede investimenti, l’autofinanziamento è la principale fonte di copertura (35,9%, -5 punti percentuali rispetto alle cooperative sociali) del fabbisogno finanziario previsto dall’associazionismo, seguita dalle entrate da soggetti privati (34,0%).

 

L’impegno di UBI Banca per il Terzo Settore

L’appuntamento annuale con la presentazione dell’indagine dell’“Osservatorio UBI Banca su Finanza e Terzo Settore” si inserisce in un percorso strategico di comprensione e di un più efficace supporto al mondo del non profit avviato da UBI Banca fin dal 2011 con l’introduzione di una struttura organizzativa specificatamente dedicata alla gestione dei rapporti con la clientela appartenente al settore non profit laico e religioso. A fine 2016, nell’ambito del Progetto Banca Unica e del Piano Industriale 2019/2020, è stato definito un nuovo assetto e collocamento organizzativo riferito al mondo Enti, con la costituzione di una nuova Area strategica denominata UBI Comunità con lo scopo di presidiare e sviluppare gli ambiti di business e le relazioni commerciali collegate sia al mondo del terzo settore e dell’economia civile sia agli enti pubblici ed ai sistemi associativi. Attraverso questa evoluzione UBI Banca si pone l’obiettivo di consolidare e rafforzare ulteriormente il rapporto con i territori di inserimento, con i diversi attori e con le realtà economiche e sociali di cui sono espressione, creando al contempo valore condiviso per le comunità di riferimento. Ciò grazie alla promozione ed al sostegno di iniziative tra il pubblico, il privato ed il privato sociale, ad una sempre maggiore inclusione e coinvolgimento delle comunità locali, nonché alla condivisione delle abilità e competenze del Gruppo UBI Banca.

In tale contesto, l’Area UBI Comunità, attraverso il Servizio Terzo Settore ed Economia Civile, si pone l’obiettivo di supportare investimenti orientati all’impatto sociale e di sostenere percorsi di imprenditoria sociale legati allo sviluppo locale, di comunità e nuove filiere nonché di consolidare e sviluppare il ruolo di partner strategico delle organizzazioni del Terzo Settore, laiche e religiose, in grado di sostenerle nel perseguimento delle finalità sociali e/o pastorali e nei processi di crescita sostenibile.

 

Secondo Vincenzo Algeri, Responsabile Area UBI Comunità di UBI Banca “L’Osservatorio conferma come la qualità e la diversificazione specialistica dell’offerta bancaria sia indispensabile per costruire un rapporto di lungo periodo con il mondo dell’impresa sociale e del non profit in generale. Un settore che conferma la sua resilienza e che continua a crescere in particolare nei mercati in cui si assiste all’arretramento della Pubblica Amministrazione. Con la nuova area strategica UBI Comunità, UBI Banca si pone appunto l’obiettivo di essere il partner di riferimento dei diversi soggetti dell’economia sociale e civile in grado di sostenere e promuovere sinergie e forme di convergenza tra il pubblico, il privato ed il privato sociale”.

“La VI edizione evidenzia come il mondo della cooperazione sociale, nonostante un livello ancora basso di conoscenza, sia molto interessato ad approfondire strumenti orientati all’impatto sociale.” – spiega Guido Cisternino, Responsabile Terzo Settore ed Economia Civile di UBI Banca – “Ovviamente molto dipenderà dai risultati della Riforma del Terzo settore che ci attendiamo possano sbloccare il potenziale di tutto il non profit e promuovere la diffusione di un ecosistema composto da modelli ibridi di interventi di finanza sociale  volti a sostenere gli investimenti orientati all’impatto e soluzioni innovative in grado di rispondere alle nuove sfide sociali che abbiamo di fronte”.

“La banca per le imprese sociali non è percepita solo come intermediario, ma come un soggetto che abilita connessioni e che supporta processi di gestione e di investimento.” – aggiunge Paolo Venturi, Direttore AICCON – “Per questo motivo la sfida in futuro sarà, anche per il sistema bancario, costruire piattaforme ed ecosistemi di servizi per sostenere l’innovazione e lo sviluppo di un settore in profondamente trasformato”.

 

Casa, il pensionato medio cerca un trilocale (senza banca di mezzo)

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L’analisi delle compravendite realizzate attraverso le agenzie affiliate Tecnocasa e Tecnorete sul territorio nazionale nel secondo semestre del 2016 evidenzia che il 9,0% degli acquisti è stato effettuato da soggetti in pensione. Rispetto ad un anno fa (secondo semestre 2015) non si registrano variazioni significative della percentuale di acquisto da parte di pensionati, si passa infatti dal 9,3% al 9,0% attuale.

I pensionati nel 60,3% dei casi hanno comprato l’abitazione principale, nel 26,9% dei casi hanno comprato per investimento ed infine il 12,8% degli acquisti ha riguardato la casa vacanza. Rispetto ad un anno fa aumenta la percentuale di acquisti per investimento (+1,4%).

Dati pensionati

Restando su questo target di acquirenti si è constatato che solo il 9,3% degli acquisti è stato effettuato con l’ausilio di un mutuo, mentre il 90,7% della compravendite è avvenuto senza l’intervento da parte di istituti di credito.

Le richieste dei pensionati si sono concentrate maggiormente sui trilocali (35,4%), seguiti dai bilocali (29,0%) e dai quattro locali (13,6%); ville, villette, rustici, case indipendenti e semindipendenti compongono insieme l’11,3% degli acquisti.

Il 65,8% dei pensionati che ha acquistato attraverso le agenzie del Gruppo Tecnocasa è coniugato o è comunque una coppia, il 17,1% è celibe/nubile, il 12,5% è vedovo e il 4,6% è separato/divorziato.

Spostando l’attenzione sui venditori risulta che quasi un terzo di coloro che hanno venduto casa nel secondo semestre del 2016 è un soggetto in pensione (29,6%). Il 65,8% dei pensionati ha venduto per reperire liquidità, il 20,8% per migliorare la qualità abitativa ed il 13,4% per trasferirsi in un altro quartiere o in un’altra città.

Finlombarda, ecco il nuovo consiglio di amministrazione

in Banche/Economia/Finanza/Istituzioni/Regione by

La Giunta regionale della Lombardia, nelle scorse ore, ha provveduto a designare il presidente e
i componenti del consiglio di amministrazione di Finlombarda spa, societa’ finanziaria regionale per lo sviluppo della Lombardia, nelle persone dell’avvocato Michele Giuseppe Vietti (presidente), dell’avvocato Elisabetta Assi e dell’avvocato Maria Carla Giorgetti (componenti).

Michele Giuseppe Vietti, avvocato civilista, esperto i diritto commerciale, industriale e fallimentare, ex vice presidente del Consiglio superiore della Magistratura (Csm), ex sottosegretario di stato ai ministeri dell’Economia, delle Finanze e della Giustizia, piu’ volte parlamentare, gia’ presidente della Commissione ministeriale di riforma dell’ordinamento giudiziario nonche’ professore straordinario di diritto delle societa’ presso l’universita’ Unint di Roma.

Elisabetta Assi, avvocato, responsabile delle transazioni obbligazionarie di un istituto finanziario di rilievo
internazionale. Precedentemente, collaboratrice senior di un primario studio legale di New York.

Maria Carla Giorgetti, avvocato, esperto in diritto societario commerciale, arbitrale e fallimentare, ex componente del cda della Fondazione Stelline di Milano, professore ordinario di Diritto processuale civile, fallimentare e dell’arbitrato, presidente del corso di studi di laurea in operatore giuridico di impresa presso l’Universita’ di Bergamo.

L’assemblea di Finlombarda in programma nel mese di maggio procedera’ alla nomina del Cda secondo le designazioni della Giunta.

Valsabbina, i soci ribelli: la banca vuole 40mila euro per darci le fotocopie

in Banche/Economia/Valsabbina by

Mentre iniziano ad arrivare le lettere ufficiali di convocazione per l’assemblea del 6 maggio, il Comitato Soci Valsabbina ha avviato un’iniziativa senza precedenti in valle. Il sodalizio di azionisti, infatti, ha dato alle stampe 40mila lettere e le ha spedite in tutte le abitazioni dei comuni “storici” con l’obiettivo di “raggiungere, sia pure in modo casuale, il maggior numero di soci”.

“Una soluzione quasi obbligata – attacca il Comitato in una nota arrivata oggi – di fronte alle barriere incredibili frapposte dall’istituto di fronte alle richieste di trasparenza”. “Ci rendiamo conto che la nostra è una soluzione anomala”, spiega Giorgio Paris, uno dei fondatori del Comitato, “ma siamo stati costretti ad adottarla a fronte del reiterato rifiuto del Cda a fornire gli indirizzi dei soci in nome di una tutela della privacy puramente formale. Speriamo che questa iniziativa possa servire a favorire la partecipazione tramite la diffusione fra gli stessi soci. Nel frattempo”, prosegue Paris, “abbiamo la certezza che il costo della nostra iniziativa è molto inferiore alla somma di circa 40 mila euro che la Banca ci ha chiesto – a fronte di un costo di 10 euro per ogni fotocopia delle 4 mila pagine del libro soci – solo per consegnare un documento privo di indicazioni anagrafiche.”

Nella lettera inviata ai soci, il Comitato sollecita la partecipazione all’assemblea comunicando l’organizzazione di tre pre-assemblee territoriali a Brescia (2 maggio), Vestone (3 maggio) e Gavardo (4 maggio). “Una delle iniziative di ampliamento della partecipazione dei soci alla gestione societaria che vogliamo inserire, ampliandole, nelle proposte di modifica dello Statuto e del Regolamento assembleare”, precisa Francesca Uggeri, anche lei candidata per il Comitato al rinnovo parziale del Consiglio.

Nel frattempo il Comitato ha inviato una lettera al Cda, agli organi di controllo e ai direttori di filiale stigmatizzando il contenuto della lettera ai soci inviata dalla Banca e chiedendo maggiore trasparenza ed equità nelle procedure di nomina dei nuovi consiglieri. “Non è corretto”, attacca Aurelio Bizioli, che con Alberto Campana compone la terna proposta dal Comitato, “esprimere – senza alcuna possibilità di contraddittorio, non nell’interesse della Banca e dei soci, ma solo della conservazione dello status quo – valutazioni denigratorie e false nei confronti del Comitato, colpevole solo di aver espresso, a nome di centinaia di soci, un ragionato e pacato dissenso rispetto alle scelte ed ai comportamenti dell’organo di amministrazione”.

Per quanto riguarda la scottante questione del crollo del valore delle azioni, infine, il Comitato giudica come “particolarmente significativi i passaggi, sia della lettera sia della relazione al bilancio redatta dal Cda, in cui la riduzione viene imputata ‘ingiustificati allarmismi’ e alla ‘maggior propensione alla vendita legata alla necessità di adattamento alle nuove modalità di scambi e ad una limitata conoscenza dei meccanismi di funzionamento del mercato dell’azione’.

fonte: bsnews.it

Bcc Agrobresciano chiude i conti di un 2016 positivo

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La sede di Ghedi della Bcc Agro Bresciano

Per Bcc Agrobresciano il 2106 si è concluso all’insegna della continuità sulla strada del miglioramento di tutti i principali indicatori. Un percorso intrapreso ormai da alcuni anni in un contesto di mercato molto difficile e che premia le scelte puntuali attuate dal Consiglio d’Amministrazione e dalla Direzione Generale.

 

A confermare il trend positivo sono quindi i numeri:

 

la raccolta totale da clientela si incrementa di 4,5 milioni di euro (+0,44%), la raccolta diretta in particolare cresce di 11,4 milioni di euro (+1,39%)

i crediti per cassa si attestano a 661 milioni di euro (+1,61%), in positiva controtendenza rispetto al resto del sistema

il comparto delle partite deteriorate ha registrato una forte contrazione sia in termini assoluti che percentualmente rispetto al totale degli impieghi; i crediti deteriorati lordi scendono dal 33,30% al 29,26% (- 4,04%), mentre i crediti deteriorati netti si riducono dal 22,09% al 19,28% (-2,81%). Da sottolineare che la politica di copertura dei crediti deteriorati resta prudente, con una percentuale di poco inferiore al 43%

i costi operativi si contraggono sensibilmente, da 20,693 milioni di euro a 19,847 (– 4,09%).

 

Da segnalare che il conto economico sconta il peso degli interventi a sostegno del settore bancario, per un importo pari a 1,1 milioni di euro, che il CdA non ha ritenuto opportuno trasferire sulla clientela mediante il ricorso a manovre massive sulle commissioni.  Anche in conseguenza di ciò il risultato finale si chiude pertanto con un lieve disavanzo, pari a 200.000 euro (lo sbilancio 2015 era pari a 16,4 milioni di euro). Il CET1 si attesta così al 13,51% ed il Total Capital Ratio al 16,29%.

 

“Pur in un contesto economico e sociale molto complesso ormai da lunghi anni – è il commento del Presidente Osvaldo Scalvenzi – stiamo dimostrando che un serio ed efficace processo di riorganizzazione della nostra struttura unito ad una decisa politica di riduzione del credito anomalo rappresenta la strada maestra per ritornare a crescere, confermando la nostra massima attenzione alle famiglie, alle imprese ed agli enti del nostro territorio. Complementare in questo percorso è l’autoriforma del Credito Cooperativo, nell’ambito del quale abbiamo formulato una preadesione al Gruppo Iccrea. L’assemblea annuale indetta il 28 maggio al Teatro Grande di Brescia sarà per noi una duplice occasione: la celebrazione del 120° compleanno della nostra Banca ed il momento per approfondire insieme le nostre strategie e decidere come proiettarci nel futuro”.

Banca del Territorio Lombardo sceglie i trentini di Cassa centrale

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Lunedì sera il Consiglio di amministrazione di Btl, Banca del Territorio Lombardo, ha deciso all’unanimità l’adesione al gruppo bancario trentino Cassa Centrale Banca. Una mossa che segue di pochi giorni quelle di Bcc di Brescia, Bcc di Borgo San Giacomo e La Cassa
Rurale Valsabbina (da non confondersi con La Valsabbina). E che, forse, anticipa quella della Cassa Padana di Leno.

La svolta – che infligge un duro colpo al progetto dell’aspirante Capogruppo Ic-crea – fa di Btl il soggetto più forte di Cassa Centrale Lombardia sia per filiali (dislocate tra le province di Brescia, Ber- gamo, Monza Brianza, Lecco e Milano) sia  per patrimonio. Con le altre bresciane, dunque, Btl sarà il locomotore del nuovo progetto.

L’istituto, nato un anno fa dalla fusione tra Bcc di Pompiano Franciacorta e Bcc di Bedizzole, comunicherà nelle prossime settimane i dati di bilancio 2016, che potrebbe chiudere in rosso per l’operazione di pulizia dei crediti deteriorati. Ma il patrimonio resta sui 250 milioni e la parte “libera” si aggira sui 100.

Valsabbina risponde alle accuse: assemblea convocata come gli anni scorsi

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Banca Valsabbina risponde alle polemiche sollevate dal Comitato soci e informa – con una nota inviata via mail in serata – che, anche quest’anno è stata inviata ai soci la lettera contenente l’avviso di convocazione dell’Assemblea. “Come tutti gli anni – si legge in un comunicato stampa – la lettera è stata inviata tramite posta ordinaria, con le stesse tempistiche degli scorsi anni e l’ordine del giorno è comunque stato pubblicato, nei termini di legge, sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana in data 8 aprile 2017, con contestuale invio a due agenzie di stampa perché fosse recepito dalle testate giornalistiche e pubblicato sul sito internet della Banca” (FONTE: www.bsnews.it).

 

Valsabbina, il 6 un’assemblea dei soci con polemica annuciata

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Si terrà sabato 6 maggio, al PalaBrescia, la prima assemblea di Banca Valsabbina dopo 12 mesi in cui il valore delle azioni è passato da 18 euro a poco meno dei 6 euro dell’ultima quotazione. A renderlo noto è una nota del Comitato Soci Banca Valsabbina che, pur avendo richiesto e sollecitato una risposta sin da metà marzo, sottolinea di aver ottenuto questa informazione solo attraverso la lettura della Gazzetta ufficiale dell’otto aprile.

“E’ una situazione anomala”, evidenzia l’avvocato Giorgio Paris, uno dei rappresentanti del Comitato, “in quanto negli anni precedenti la convocazione dell’assemblea era sempre stata comunicata ai soci sin dal mese di marzo con l’invio di una lettera a casa. Sembra che quest’anno, forse a fronte della particolare tensione che si è creata nei rapporti soci, gli organi societari siano un po’ restii anche a convocare l’unica assemblea annua obbligatoria per legge. Peccato che anche quest’anno i punti all’ordine del giorno riflettano l’impostazione formalistica del Consiglio che si rifiuta di discutere in Assemblea sia della situazione attuale che dei progetti di sviluppo della Banca”.

Nel frattempo il Comitato ha formalizzato la proposta di tre candidati per il rinnovo parziale del Consiglio raccogliendo abbondantemente, nonostante le difficoltà create da un regolamento assembleare che appare pensato all’esclusivo fine di comprimere se non annullare i diritti dei soci, le firme necessarie per la presentazione delle candidature.

Si tratta del commercialista Aurelio Bizioli, del manager Alberto Campana e dell’avvocato Francesca Uggeri, che hanno partecipato alla creazione del Comitato, come fondatori o come consulenti, accettando poi di rappresentare l’intero Comitato, costituito da centinaia di soci insoddisfatti dai risultati dell’attuale gestione, in questa iniziativa.

“Una iniziativa importante”, conferma Bizioli, “in quanto per la prima volta, dopo decenni di candidature bloccate gestite a tavolino dagli amministratori uscenti, i soci potranno esercitare il loro diritto di partecipazione alla vita societaria. Come accaduto anche in altre realtà associative il confronto fra posizioni diverse non può che arricchire tutti coinvolgendo un maggior numero di associati nelle scelte gestionali”.

Il Comitato provvederà quindi a convocare alcune riunioni dei soci in preparazione all’Assemblea per favorire la discussione sia sull’analisi di quanto avvenuto negli ultimi dodici mesi che sui temi di rilevanza strategica per la Banca.

L’avvocato Uggeri evidenzia: “Nelle pre-assemblee avremo modo di presentare le nostre proposte di modifica dello statuto finalizzate a garantire la partecipazione effettiva dei soci. Si tratta di modifiche di assoluto buonsenso e correttezza istituzionale a fronte di uno statuto evidentemente datato che assegna agli amministratori uscenti dei privilegi assurdi. La rappresentanza di genere e la limitazione del numero dei mandati, nel rispetto delle indicazioni di Consob e Banca d’Italia, comporteranno necessariamente un auspicabile cambiamento”.

Conclude Alberto Campana “Attendiamo ora di poter disporre del bilancio di esercizio 2016 per poter verificare dei risultati che, dalle indiscrezioni trapelate dagli organi di stampa, appaiono tutt’altro che brillanti. Ci auguriamo di ricevere, prima dell’Assemblea, risposta alle richieste di chiarimenti avanzate dal Comitato a nome non di quattro ma di centinaia di azionisti risparmiatori.”

fonte BSNEWS.IT

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