Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

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Banche

Ubi smentisce: nessuna trattativa per l’aggregazione con Mps

in Banche/Borsa/Economia/UBi by

“Con riferimento a rumors di mercato e a lanci di agenzia comparsi in data odierna, UBI Banca smentisce categoricamente l’esistenza di dossier e di qualsiasi tipo di negoziazione con MPS”. Con questa lapidaria nota, inviata nel pomeriggio di ieri, l’istituto di credito guidato da Victor Massiah – quotato in Borsa – nega ogni ipotesi di trattativa con Montepaschi.

Secondo le indiscrezioni, che avevano mandato il titolo in rosso, l’a.d. di Banca Mps Marco Morelli aveva avviato contatti con Ubi per valutare la possibilità di un’aggregazione. Ma da Brescia (e Bergamo) dicono che non c’è nulla.

Valsabbina, assemblea degli azionisti delusi a Gavardo

in Aziende/Banche/Economia/Valsabbina by
Appuntamento domani, giovedì 1 febbraio, a Gavardo per i soci delusi di Banca Valsabbina. Il comitato guidato da Aurelio Bizioli e Giorgio Paris, infatti, ha deciso di chiamare a raccolta tutti i piccoli azionisti dell’istituto di credito per decidere le future azioni in vista della prossima assemblea dell’istituto (fissata per la primavera) in cui si dovranno eleggere alcuni membri del cda e del collegio revisori.
 
L’incontro – secondo quanto riporta il quotidiano on line di Brescia BsNews.it – è fissato per le 20.30 nell’auditorium comunale di via Quarena: tra i temi caldi quello della democrazia interna, del valore delle azioni e dei conti della banca.

Valsabbina, doppie dimissioni in Cda e soci ribelli sul piede di guerra

in Banche/Valsabbina by

Acque sempre più agitate in Banca Valsabbina. Domani, infatti – secondo quanto informa BsNews.it – si terrà una conferenza stampa del Comitato dei cosiddetti soci ribelli, che  annuncia un’assemblea a Gavardo e sottolinea di aver preso contatti con Consob e Banca d’Italia.

E’ di oggi, invece, la notizia di doppie dimissioni nel consiglio di amministrazione di Banca Valsabbina. Una nota dell’istituto di credito, infatti, informa che hanno lasciato l’organismo Giuseppe Cassetti e Mario Rubelli. Una decisione “a titolo personale” (così si legge nella comunicazione), che presa a pochi mesi da un’assemblea dei soci che si annuncia più calda dell’ultima dal punto di vista del dibattito e delle contestazioni.

Prestiti alle Pmi, Massetti (Confartigianato): Brescia tra le peggiori in Regione

in Associazioni di categoria/Banche/Confartigianato/Economia/Finanza/Partner by

Per le piccole e medie imprese bresciane resta difficile accedere al credito. La recente eleborazione flash dell’Ufficio Studi di Confartigianato (su base dati Banca d’Italia), secondo quanto riferito dal quotidiano on line BsNews.it, registra a livello nazionale un calo dei prestiti a giugno per l’artigianato del 5,8% rispetto allo stesso periodo del 2016 e a Brescia il dato è ancora più negativo: -6,9% per un valore dello stock complessivo erogato alle aziende pari a 1.760 milioni. Con il dato a livello regionale che si attesta a -5,8%, peggio di Brescia fanno solo Lodi (-8,8%) e Mantova (-7,2%), confermando una tendenza negativa in ogni analisi trimestrale ormai dal 2014 e con il picco negativo proprio del giugno di quest’anno.

«Il denaro per i piccoli imprenditori continua ad essere scarso e costoso. Si bloccano così sviluppo e investimenti, rallentando ulteriormente un sistema produttivo che fatica a recuperare il terreno perduto» commenta il presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia Eugenio Massetti che prosegue «la maggiore difficoltà di accedere a strumenti di finanziamento bancario non è da considerarsi certo conseguenza della minore qualità del credito delle piccole imprese che presentano una quota di crediti deteriorati del 25,5%, inferiore rispetto al 28,2% di una impresa medio-grande. Inoltre, una piccola impresa, paga un tasso di interesse effettivo superiore a quanto pagato da una impresa medio-grande e nonostante questo l’erogazione è ancora in calo».

Una flessione tuttavia generalizzata, quella che riguarda i prestiti alle imprese artigiane: a livello nazionale, l’analisi dei prestiti all’artigianato evidenzia a giugno 2017 uno stock, comprensivo delle sofferenze, di 41 miliardi di euro, in calo in un anno di 2,5 miliardi: in percentuale il 5,8 in meno e in flessione rispetto al 4,5% rispetto a marzo 2017. In cinque anni, ossia tra il giugno 2012 e il giugno 2017) i prestiti all’artigianato si sono ridotti complessivamente di circa un quarto (-23,1%), pari a 12,3 miliardi di euro in meno, calo oltre una volta e mezzo quello registrato dal totale imprese (-13,5%).

Lo studio di Confartigianato conferma proprio come il costo del credito, in tutte le regioni, sia pagato dalle piccole imprese con un tasso di interesse superiore a quello delle imprese medio-grandi: una piccola impresa, in media nazionale, paga un tasso di interesse effettivo pari al 7,07% superiore di 301 punti base rispetto al 4,06% pagato da una impresa medio-grande.

«Bisogna invertire la rotta e farlo con i fatti perché le imprese artigiane bresciane sono circa 35mila e costituiscono il vero tessuto produttivo del nostro territorio, le loro sofferenze sono calate e nel lungo periodo danno un ritorno superiore. Sappiamo che il credito è il carburante indispensabile per un’impresa e per questo motivo, anche grazie alla nostra Cooperativa Artigiana di Garanzia di Confartigianato Brescia ci poniamo come autorevoli mediatori fra gli imprenditori e le banche facilitando l’accesso al credito e ottenendo tassi e condizioni vantaggiose per i nostri associati. In particolare supportiamo le aziende in tutti i passaggi, a partire dalla messa a punto della ducumentazione, dei business plan, fino al controllo dei costi bancari. Abbiamo chiuso il 2017 con la consapevolezza che siano incrementate le richieste di finanziamento per l’acquisto di beni produttivi come i macchinari e per l’implemento dei capannoni e non più solo per ragioni di liquidità di cassa e questo è già un buon segnale» conclude il presidente Massetti.

Bcc Agro Bresciano, il credito anomalo scende al 13 per cento

in Aziende/Banche/Bcc/Economia/Evidenza by
Bcc Agro Bresciano

Il 2017 di Bcc Agro Bresciano si chiude “positivamente” grazie al perfezionamento di “due operazioni straordinarie che hanno alleggerito la Banca di gran parte delle sofferenze accumulate in questi anni di crisi economica”. A dirlo è una nota dell’istituto di credito.

“In rapida successione – si legge nel comunicato – abbiamo proceduto con una cartolarizzazione pari a 34 mln di euro e ad una cessione di sofferenze per 96 mln di euro. Questo ci ha permesso di abbassare drasticamente la soglia del credito anomalo, che oggi si attesta tra il 13% ed il 14%, e soprattutto di riportare i nostri principali indicatori patrimoniali in una fascia di stabilità e sicurezza, al pari dei migliori istituti di credito”.

“Come siamo arrivati a tutto questo? – si domanda nello stesso comunicato il Presidente Osvaldo Scalvenzi – Abbiamo accolto con determinazione le indicazioni provenienti da Banca d’Italia e dal sistema del Credito Cooperativo per dare un futuro positivo alla nostra Banca. Le nostre radici nel territorio restano ben salde: ne risulterà infatti una Banca più forte, alleggerita dalla massa di credito anomalo e pronta ad affrontare da protagonista il percorso all’interno del nascente Gruppo bancario. Ci attende un percorso articolato, con la celebrazione dell’assemblea straordinaria, l’introduzione delle necessarie modifiche statutarie e l’adesione definitiva al Gruppo Iccrea. L’originario spirito cooperativo non verrà dunque sminuito e le nostre comunità locali continueranno a poter contare su una Banca che le sosterrà lungo la via della ripresa e dello sviluppo”.

Secondo il Direttore Generale Giuliano Pellegrini “tutto ciò comporterà una serie di significativi vantaggi: un consistente alleggerimento dei costi di gestione, un’adeguata patrimonialità in rapporto ai rischi e una rinnovata capacità di produrre reddito per continuare a sostenere l’economia locale”.

Il percorso intrapreso – che negli anni ha portato il credito anomalo a scendere dal 36 per cento al 13 per cento – comporterà una perdita nel bilancio dell’anno in corso, con la previsione del ritorno all’utile già dal 2018.

Truffe on line: attenzione ai finti messaggi della banca

in Banche/Economia by
Attenzione alla truffa dei finti messaggi della banca su internet

Quanti messaggi si ricevono al giorno sui propri dispositivi attraverso email, messaggi delle messaggerie istantanee o semplici sms, che c’invitano fraudolentemente a verificare i nostri dati bancari o ancor peggio a sbloccare il nostro conto che sarebbe stato sorprendentemente bloccato? Ormai è una vera e propria tempesta, quella scatenata da hacker e truffatori telematici che su migliaia e migliaia di messaggi messi in circolazione, alla fine riescono a trovare qualche utente disattento che ci casca, clicca su un link o segue le istruzioni indicate e poi si trova il conto prosciugato o la carta di credito utilizzata. Perchè come ricordiamo costantemente noi dello “Sportello dei Diritti” è la disattenzione dei cittadini, più che la bravura dei criminali telematici a causare tali conseguenze.

In quest’ottica, pare utile rilanciare anche oggi l’allerta della Polizia Postale che con un altro post inserito sulla sua pagina Facebook “Commissariato di PS On Line – Italia” ha pubblicato l’ennesimo screenshot di uno dei tanti messaggi truffaldini di questo tipo. Messaggi generici che nell’invitare ad attivare un fantomatico account entro 48 ore per sbloccare il nostro conto, riportano ad un link di una banca, nella fattispecie Unicredit, che poi si rivela essere un falso sito ed un modo per appropriarsi delle nostre credenziali o per intrufolarsi nei nostri dispositivi.

Ovviamente, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, la Polizia Postale continua a rilanciare l’invito a prestare attenzione a questi messaggi generici perchè è solo con una maggiore consapevolezza dei rischi che possiamo correre con i nostri dispositivi connessi, ormai indispensabili nella vita quotidiana per le operazioni più disparate dalle transazioni finanziarie ai pagamenti di ogni tipo, che ci si può effettivamente tutelare da questi malintenzionati, È sufficiente, quindi, non dar retta a questo tipo di comunicazioni e cestinare i messaggi di tal tipo, senza cliccarci sopra o rispondere ai quesiti che vengono proposti.

Da Ubi Banca un social bond per sostenere la ricerca contro il cancro

in Banche/Economia/Evidenza/Partner/Solidarietà/UBi by

UBI Banca annuncia l’emissione di un nuovo prestito obbligazionario solidale (Social Bond) “UBI Comunità per AIRC”, per un ammontare complessivo di 20 milioni di euro, i cui proventi saranno in parte devoluti a titolo di liberalità all’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. Il contributo verrà utilizzato da AIRC all’interno del programma riservato ai ricercatori con meno di 40 anni, denominato My First AIRC Grant (MFAG).

I My First AIRC Grant sono finanziamenti triennali dedicati a ricercatori con meno di 40 anni che hanno già maturato un’esperienza in un laboratorio di ricerca oncologica in Italia e all’estero. Il finanziamento, assegnato ai progetti più meritevoli, offre ai giovani ricercatori la possibilità di avviare la propria attività di ricerca in autonomia, in una struttura italiana di eccellenza. Al termine del progetto il ricercatore predispone un Final Report Scientifico in cui descrive i risultati ottenuti, le pubblicazioni prodotte e gli eventuali brevetti depositati.
AIRC misura l’impatto di questi progetti attraverso indici bibliometrici (numero delle pubblicazioni, Impact Factor Totale del Ricercatore e l’Impact Factor Attivo) che permettono di valutare la produzione scientifica di un ricercatore e quanto l’assegnazione di tali grant influisca sulla sua carriera.

Fino a 100.000 € di contributo mediante erogazione liberale

Il contributo complessivamente devoluto da UBI Banca ad AIRC, a titolo di liberalità, per sostenere questi progetti di ricerca, può arrivare fino a 100.000 euro in caso di sottoscrizione dell’intero ammontare nominale delle obbligazioni oggetto dell’offerta.
Le obbligazioni, emesse da UBI Banca, hanno un taglio minimo di sottoscrizione pari a 1.000 euro, durata 3 anni, cedola semestrale, tasso annuo lordo pari al 0,50%  (0,37%  netto annuo). Possono essere sottoscritte dal 20 novembre 2017 al 22 dicembre 2017, salvo chiusura anticipata.

Le iniziative a favore di AIRC

Il sostegno a “My First AIRC Grant” tramite  il Social Bond si affianca alle altre attività della partnership fra UBI Banca e AIRC, iniziata nel 2013 e di recente rinnovata fino al 2019, finalizzate alla formazione e specializzazione di giovani talenti della ricerca italiana.

È inoltre in corso dal 6 novembre, in tutte le filiali del Gruppo UBI Banca, la raccolta fondi attraverso la distribuzione dei “Cioccolatini della Ricerca”. Con una donazione di 10 euro a favore di AIRC si potrà ricevere una confezione di cioccolatini. L’iniziativa si colloca nell’ambito de “I Giorni della Ricerca”, durante i quali ogni anno l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro comunica i risultati e le sfide della ricerca in campo oncologico e raccoglie nuove risorse.

A supporto dell’attività di ricerca scientifica di AIRC anche la carta prepagata Enjoy Social Edition: per ogni carta attiva e per ogni transazione il Gruppo UBI Banca rinuncia a parte dei propri ricavi devolvendoli a favore di AIRC. Particolarmente significativa è la possibilità per i clienti del Gruppo UBI Banca di utilizzare una funzionalità innovativa  dell’app UBI Pay, grazie alla quale effettuare una donazione sarà semplice come mandare un messaggio via smartphone, rendendo il proprio cellulare anche uno strumento per sostenere l’Associazione e i suoi ricercatori tramite la funzione di Invio Denaro Jiffy (tutti i dettagli sono disponibili sul sito http://www.ubibanca.com).

I Social Bond UBI Comunità

L’introduzione dei Social Bond in Italia rientra nella rinnovata strategia commerciale del Gruppo UBI Banca di accompagnamento del Terzo Settore lungo un percorso di crescita, di innovazione sociale e di sostegno a progetti ad alto impatto sociale promossi da soggetti pubblici e privati nei territori di riferimento, avviata nell’ultimo trimestre del 2011 attraverso il lancio di UBI Comunità, piattaforma di servizi e di strumenti dedicati, ad organizzazioni non profit e istituzioni religiose. UBI Comunità è la divisione di UBI Banca dedicata al Terzo Settore e all’Economia Civile che si propone di offrire risposte tempestive ed efficaci alle eterogenee necessità del non profit attraverso prodotti e soluzioni appositamente pensate per dare sostegno bancario e creditizio per la  gestione quotidiana dell’attività, la progettualità e gli investimenti.

Da aprile 2012 a ottobre 2017 il Gruppo UBI Banca ha emesso 87 Social Bond UBI Comunità, per un controvalore  complessivo di oltre 953 milioni di euro, che hanno reso possibile la devoluzione di contributi a titolo di  liberalità per oltre 4,5  milioni di euro volti a sostenere iniziative di interesse sociale e sono stati sottoscritti da oltre 34.000  clienti del Gruppo UBI.  Inoltre sono stati attivati plafond per finanziamenti per oltre  20 milioni di euro destinati a consorzi, imprese e cooperative sociali.

AIRC: Dal 1965 con coraggio, contro il cancro

Da oltre cinquant’anni l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro sostiene progetti scientifici innovativi grazie a una raccolta fondi trasparente e costante, diffonde l’informazione scientifica, promuove la cultura della prevenzione nelle case, nelle piazze e nelle scuole. Oggi conta su 4 milioni e mezzo di sostenitori, 20mila volontari e 17 comitati regionali che garantiscono a circa 5.000 ricercatori – 63% donne e 52% ‘under 40’ – le risorse necessarie per portare nel più breve tempo possibile i risultati dal laboratorio al paziente. Dalla fondazione a oggi AIRC ha distribuito oltre 1 miliardo e duecento milioni di euro per il finanziamento della ricerca oncologica (dati attualizzati e aggiornati al 1 gennaio 2017). Informazioni e approfondimenti su airc.it

UBI Banca

UBI Banca è in Italia il terzo Gruppo bancario commerciale per capitalizzazione di Borsa, con una quota di mercato superiore al 6%, 1.948 sportelli in Italia ed oltre 22.000 dipendenti.
L’Istituto dal 2011 dispone di una struttura organizzativa dedicata alla gestione dei rapporti con la clientela appartenente al settore non profit laico e religioso. Nel 2016, con il Piano Industriale 2019/2020, è stato definito un nuovo assetto e collocamento organizzativo riferito al mondo Enti, istituendo una nuova Area strategica denominata UBI Comunità con lo scopo di presidiare e sviluppare le relazioni commerciali legate sia al Terzo Settore ed Economia Civile che agli Enti Pubblici e ai Sistemi Associativi. UBI Banca con tale struttura  promuove iniziative in partnership tra il pubblico, il privato ed il privato sociale, coinvolgendo le comunità locali, e valorizzando in modo innovativo le abilità e le competenze del Gruppo. Con UBI Comunità infatti UBI Banca affianca ad un’offerta per la gestione dell’operatività bancaria semplificata, sicura ed economica, soluzioni creditizie diversificate per l’anticipazione dei contributi e delle entrate, nonché una gamma di soluzioni finanziarie innovative, flessibili e personalizzabili, per sostenere il perseguimento delle finalità istituzionali e l’avvio o l’accelerazione di percorsi di crescita economicamente sostenibile e di innovazione sociale.  UBI Banca ha ricevuto nel 2013 il premio ABI “La banca solidale” e il Premio Nazionale per l’Innovazione conferito dal Presidente della Repubblica.

Ubi Banca, i conti al 30 settembre: utile a quota 167 milioni

in Banche/Bilanci/Economia/Evidenza/UBi by

Pubblichiamo di seguito i risultati di Ubi Banca al 30 settembre, la nota integrale dell’azienda.

IL TESTO INTEGRALE

Il Consiglio di Gestione di UBI Banca ha approvato i risultati consolidati dei primi 9 mesi del 2017, che includono, a partire dal 1 aprile 2017, quindi per due trimestri, le 3 Banche recentemente acquisite. I risultati economici e patrimoniali dei primi nove mesi del 2017 comprendono l’impatto dell’allocazione del “badwill” 5, determinato in via provvisoria complessivamente pari a 995 milioni alla data del 1 aprile 2017.

Tale allocazione, che deriva dalla ri-esposizione delle attività e le passività acquisite al fair value alla
data di primo consolidamento, ha portato a rettificare in diminuzione principalmente i crediti deteriorati (mediante incremento dei fondi rettificativi per 560 milioni lordi6), mentre il valore dei crediti in bonis a medio lungo termine risulta allineato al valore di iscrizione a bilancio. Rettifiche di entità decisamente più contenuta sono state effettuate sulla raccolta a medio lungo termine, sul software e sui contratti connessi ai fondi immobiliari, mentre valori leggermente positivi sono stati riscontrati su attivi gestiti. A seguito di tale allocazione, la quota rimanente relativa al “bargain purchase”, complessivamente contabilizzata a conto economico risulta pari a 616,2 milioni7.

Le rettifiche effettuate alle poste patrimoniali in conseguenza del processo di purchase price allocation
hanno già dato luogo, nel secondo e nel terzo trimestre dell’anno, a “reversal” sia positivi che negativi,
per un netto di +56,7 milioni di euro.

Al netto delle poste non ricorrenti8, l’utile del Gruppo allargato si è attestato a 167,3 milioni, sintesi principalmente del risultato di UBI Stand Alone, pari a 190,1 milioni di euro, e di quello delle 3 Banche Acquisite, pari a -22,9 milioni (includendo il riversamento della PPA per +56,7 milioni).

Includendo le poste non ricorrenti, i primi 9 mesi del 2017 si sono chiusi per il Gruppo allargato con un utile netto di 702 milioni di euro, che include il risultato di UBI Banca Stand Alone per 112,6 milioni di euro e quello delle 3 Banche Acquisite per -26,5 milioni (includendo il riversamento della PPA per +56,7 milioni), oltre al “bargain purchase” di cui sopra per 616,2 milioni. Più in dettaglio, nei primi 9 mesi dell’anno il Gruppo allargato ha registrato proventi operativi per circa 2,595 milioni, riconducibili a UBI Stand Alone per 2.359,5 milioni (+1,2% rispetto ai primi 9 mesi del 2016).

Nell’ambito dei proventi, il margine d’interesse si è attestato a 1.147,7 milioni e risulta composto come
segue:
 112,3 milioni, pressoché totalmente derivanti dall’intermediazione con la clientela, relativi alle 3
Banche Acquisite. Si segnala che al 30 settembre 2017 il risultato delle 3 Banche include già
parzialmente i benefici di una prima progressiva riduzione di circa 40 bps nel costo della raccolta
avvenuta nel corso del periodo aprile-settembre 2017; tale riduzione ha consentito una progressione
favorevole del margine nel 3trim 2017 rispetto al 2trim2017 (a 57,8 milioni rispetto ai 54,5 del
2trim2017)
 1.035,4 milioni rivenienti da UBI Stand Alone (1.133,1 milioni nel 2016). Alla variazione hanno
contribuito un minor apporto del portafoglio titoli di proprietà (-40 milioni) a fronte del decremento
negli investimenti in titoli di debito – la cui vendita ha però generato nei 9 mesi significativi utili da
cessione (112,8 milioni) – e il decremento del margine relativo all’intermediazione con la clientela (-
58 milioni), di cui oltre la metà dovuta alla riduzione degli interessi attivi su inadempienze probabili,
scesi di oltre 32 milioni rispetto all’analogo periodo del 2016. Si rammenta che il margine d’interesse
non include i benefici del TLTRO, che verranno contabilizzati a consuntivo nel 4trim dell’anno.
Peraltro anche UBI Stand Alone ha registrato un incremento del margine d’interesse a 344,7 milioni
di euro nel 3trim 2017 dai 343,5 del 2trim 2017, dovuto per 307 milioni, rispetto ai precedenti 302, al
risultato dell’intermediazione con la clientela.

Le commissioni nette si sono attestate a 1.151.2 milioni, di cui 95,1 milioni relativi alle 3 Banche
Acquisite. Tale ultimo importo si riferisce per il 74% circa all’attività bancaria tradizionale con la
clientela, e per il resto ai servizi di gestione, intermediazione e consulenza nel settore titoli, confermando, assieme alla composizione del margine d’interesse, la maggiore focalizzazione delle 3 Banche sulle attività di raccolta e impiego con clientela, sebbene su base trimestrale la composizione stia variando, in linea con il collocamento di prodotti di risparmio gestito, verso un maggior peso delle
commissioni legate all’attività in titoli.

Per quanto riguarda il contributo di UBI Stand Alone, esso è passato a 1.056,2 milioni, in salita del +6,8% rispetto ai 988,8 milioni del 2016, grazie all’apporto positivo delle commissioni su servizi di gestione, intermediazione e consulenza (+8,3% a 601 milioni) – trainate dall’importante incremento del risparmio gestito e assicurativo – ma anche di quello delle commissioni derivanti dall’attività bancaria tradizionale (+4,9% a 455 milioni).

Il risultato netto dell’attività di negoziazione e copertura si è attestato a 185 milioni, di cui 177,6
riconducibili a UBI Stand Alone.

Questi ultimi sono attribuibili come segue:
– per 54,1 milioni all’attività di negoziazione (23,5 nei 9 mesi 2016);
– per 112,8 milioni alla cessione di asset finanziari, inclusi i titoli di stato italiani (89,1 milioni nei 9
mesi 2016);
– per 11,5 milioni alla valutazione delle attività finanziarie al fair value (-7,2 milioni nei 9 mesi 2016);
– le attività di copertura sono state negative per 0,8 milioni (+1 milione nei 9 mesi 2016).
Gli altri proventi di gestione si sono attestati a circa 76 milioni, di cui 8,6 milioni conseguiti nelle 3 banceh aquisite

Gli oneri operativi hanno totalizzato 1.789,5 milioni, di cui 1.522,4 milioni relativi a UBI Stand Alone
(in riduzione per quest’ultima del 2% rispetto ai 1.553,2 milioni del 2016):
– le spese per il personale si sono attestate a 1.096,7 milioni, di cui 942,7 milioni relativi a UBI Stand
Alone, dove prosegue la riduzione già in atto da diversi anni (ulteriore -1,1% vs 9mesi2016 grazie alla
diminuzione della forza lavoro media, -267 risorse), e 154 milioni relativi alle 3 Banche Acquisite.

Peraltro si sottolinea che il costo del personale è in decremento nel 3trim dell’anno rispetto al 2trim,
sia in UBI Stand Alone (a 308 milioni dai precedenti 314) che nelle 3 Banche (a 71 milioni dai
precedenti 83).
– le spese amministrative hanno totalizzato 577,9 milioni, di cui 474,8 milioni relative a UBI Stand
Alone, dove prosegue la riduzione in atto (-3,8% rispetto ai 9 mesi 2016);
– le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali sono pari a 114,9 milioni, di cui 104,9 relative a UBI Stand Alone. Le rettifiche di valore nette su crediti si sono attestate a 417,7 milioni di euro, determinando un costo del credito annualizzato di 67 punti base.

A tale risultato ha contribuito il riversamento della PPA allocata a crediti deteriorati, che ha determinato riprese di valore nette su crediti sulle 3 Banche Acquisite (le rettifiche su crediti nelle 3 Banche si sono attestate complessivamente a 18 milioni, più che compensate dal beneficio derivante dal riversamento della PPA allocato a rettifica del valore dei crediti deteriorati per +54,2 milioni).

Al 30 settembre 2017, le coperture dei crediti deteriorati si attestano per il Gruppo allargato al 48,6%
includendo gli stralci (40,01% escludendo gli stralci). Nel periodo sono stati contabilizzati circa 130 milioni di rettifiche di valore nette per altre attività e passività, essenzialmente legate alla svalutazione dell’investimento nel Fondo Atlante per 89,3 milioni e all’onere sostenuto per l’intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi a favore di CR Cesena, Rimini e S. Miniato, per 32,4 milioni, tutti non ricorrenti.

Le imposte del periodo si sono attestate a 112,2 milioni, definendo un tax rate del 45,16% (40,75% normalizzato), e non includono alcun beneficio di iscrizione di DTA sulle perdite pregresse delle 3 Banche Acquisite i cui presupposti per la loro rilevazione si manifesteranno a valle delle incorporazioni societarie.

Infine, sono stati registrati nei primi 9 mesi dell’anno oneri legati al Piano Industriale (progetto Banca Unica, progetto integrazione 3 banche acquisite, incentivi all’esodo) per circa 31,2 milioni al netto delle imposte e dei terzi.
* * *

I risultati economici del 3trim2017 rispetto al 2trim2017 (UBI Banca + 3 Banche Acquisite)

In termini congiunturali, i proventi operativi hanno totalizzato 856,3 milioni rispetto ai 941 milioni
realizzati nel secondo trimestre.
Nell’ambito dell’aggregato:
 il margine d’interesse è salito a 402,5 milioni dai precedenti 398, e risulta in crescita sia nel
perimetro UBI Stand Alone (+1,1 milioni a 344,7 milioni) che, in misura maggiore, nel perimetro
delle 3 Banche Acquisite (+3,4 milioni a 57,8 milioni) grazie all’azione di riduzione del costo della
raccolta che ha influito sia sui tassi che sui volumi. Da segnalare nell’aggregato relativo a UBI Stand
Alone la ripresa del risultato dell’intermediazione con la clientela, salito a 307 milioni dai precedenti
302.
 le commissioni nette si sono attestate a 390 milioni, rispetto ai 411 del 2 trim 2016, con la consueta stagionalità legata alla minor attività nei mesi estivi. UBI Stand Alone ha registrato commissioni per 342 milioni, in flessione rispetto ai 363 del 2 trim 2017 ma in significativa crescita rispetto ai 321 milioni del 3 trim 2016. Le 3 Banche Acquisite hanno per contro riportato commissioni nette pari a circa 48 milioni, sostanzialmente invariate rispetto al trimestre precedente, e realizzate prevalentemente nel comparto dell’operatività più tradizionale, anche se il terzo trimestre evidenzia una buona crescita dei ricavi rivenienti dal collocamento titoli e dalla distribuzione di prodotti.
 la finanza ha segnato un minor contributo (36,4 milioni) dopo i significativi utili realizzati nel secondo trimestre (83,4 milioni) con la parziale cessione di titoli del portafoglio HTM.
 Il risultato della gestione assicurativa, riferito alle Nuove Banche, si è quantificato in 4,6 milioni di pertinenza del terzo trimestre e 4,1milioni del secondo.

Gli oneri operativi hanno totalizzato 631,3 milioni nel terzo trimestre (636,2 milioni del secondo
trimestre) e sono attribuibili per 135,8 milioni alle 3 Banche Acquisite (141,8 milioni nel 2 trim 2017) e
per 500,6 milioni (499,7 milioni nel 2trim 2017) al Gruppo UBI Banca “stand alone”.
• le spese per il personale nel terzo trimestre si sono ridotte per ambedue gli aggregati (-5,3 milioni a livello di perimetro UBI Stand Alone e -11,2 milioni per le 3 Banche Acquisite) grazie essenzialmente ad una riduzione delle voci “Salari e Stipendi” e “Altri benefici a favore dei dipendenti”, rivenienti dalle uscite di personale intervenute nel trimestre;
• le altre spese amministrative (211,8 milioni nel terzo trimestre rispetto ai 199,7 milioni del secondo) evidenziano invece un incremento di 12 milioni circa, imputabile per 6,5 milioni ad UBI Stand Alone e per 5,9 milioni alle 3 Banche Acquisite.

L’aumento è riferibile, nel terzo trimestre, al versamento del contributo ordinario al Deposit Guarantee Scheme per 25,2 milioni: tale onere è stato parzialmente compensato da minori spese per servizi professionali e consulenze (-6,3 milioni nel trimestre, con una diminuzione equamente distribuita sui due aggregati di analisi) e delle spese per pubblicità e promozione (-5,6 milioni).

Nel terzo trimestre sono state iscritte rettifiche di valore nette per deterioramento crediti per 135 milioni, in riduzione di 12,8 milioni rispetto al secondo trimestre (147,8 milioni). Alla formazione dell’aggregato hanno contributo un effetto netto positivo ascrivibile alle 3 Banche Acquisite per 31,9 milioni (derivanti per -7,7 milioni dalle rettifiche del periodo e per +39,7 milioni dal riversamento della PPA) e rettifiche di UBI Stand Alone per 167 milioni.

Nel secondo trimestre le 3 Banche Acquisite avevano registrato un effetto netto positivo per 4,2 milioni (formati da -10,2 milioni di rettifiche e per +14,4 milioni dall’effetto del riversamento della PPA) mentre il vecchio perimetro UBI Stand Alone aveva registrato rettifiche per 152,1 milioni.

Nel 3 trimestre 2017 sono stati contabilizzati oneri per impegni verso il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per 32,4 milioni, mentre nel secondo trimestre dell’anno era stato svalutato l’investimento nel Fondo Atlante per 70,6 milioni, ambedue aventi natura non ricorrente.

Infine, il periodo registra, in relazione al progetto Banca Unica e al progetto di integrazione delle 3 Banche Acquisite, oneri non ricorrenti per 11,6 milioni, già al netto di imposte e terzi.

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Gli aggregati patrimoniali (UBI Banca + 3 Banche Acquisite)

Nel corso del 3 trimestre 2017, sono avvenuti i trasferimenti di alcuni rami d’attività (leasing e cessione
del quinto) dalle 3 Banche Acquisite a UBI Banca, per un totale crediti netti di oltre 900 milioni. Tali
trasferimenti alterano l’evoluzione dei volumi sottostanti il dato consolidato con riferimento agli
aggregati rispettivamente di UBI e delle 3 Banche, per cui il riferimento verrà fatto esclusivamente al

Gruppo UBI allargato.

Al 30 settembre 2017, gli impieghi verso la clientela si attestano complessivamente a 93,9 miliardi, risultando in leggera flessione rispetto ai 94,2 miliardi del giugno 2017 e allineati al dato di fine anno 2016.

Nel dettaglio, all’interno dell’aggregato:
– i crediti in bonis verso la clientela si attestano a 85,5 miliardi (+1,1% rispetto a dicembre 2016 e – 0,4% rispetto a giugno 2017). La lieve flessione rispetto a giugno 2017 è da attribuirsi al rallentamento degli impieghi a breve termine, in un mercato ancora segnato da forte pressione competitiva sui prezzi.
– i crediti deteriorati netti ammontano a 8,4 miliardi, in contrazione del 9,1% dai 9,3 miliardi di fine 2016 e in lieve riduzione rispetto a giugno 2017.

Per quanto riguarda la qualità del credito, a fine settembre lo stock di crediti deteriorati lordi, pari a 14.033 milioni, si è ridotto (-0,8% rispetto a giugno 2017 e -2,4% rispetto a dicembre 2016) e rappresenta il 14% del totale crediti lordi. I flussi di crediti da performing a deteriorati, attestatisi complessivamente a 1.174,8 milioni per il nuovo perimetro UBI, si mantengono contenuti. Il default rate annualizzato per il nuovo Gruppo ammonta infatti all’1,8%, ed è atteso in riduzione nel 2018.

Includendo i crediti stralciati, la copertura del totale crediti deteriorati si attesta al 48,6% (era il 44,6% a dicembre 2016 e il 48,8% a giugno 2017). I crediti stralciati ammontano a 2,3 miliardi. Escludendo i crediti stralciati, la copertura del totale crediti deteriorati è pari al 40,01%, in deciso rialzo rispetto al 35,6% del dicembre 2016, anche, ma non solo, per effetto dell’allocazione della PPA a incremento dei fondi di rettifica, e in leggera flessione rispetto al 40,2% di giugno.

La leggera contrazione delle coperture trimestre su trimestre è dovuta all’effetto di nuovi stralci sulle sofferenze (oltre 220 milioni coperti al 100%), del riversamento del time value legato alla PPA sulle inadempienze probabili (-40 milioni circa), e all’ingresso, tra le esposizioni scadute, di una posizione già rientrata in bonis a ottobre (50 milioni).

I crediti deteriorati netti si attestano a fine settembre 2017 a 8.419 milioni (erano 8.452 milioni a giugno 2017 e 9.258 milioni a dicembre 2016), rappresentando il 9% del totale dei crediti netti.

In termini di composizione per classi:
– lo stock di sofferenze nette ammonta a 4.077 milioni (sostanzialmente stabili rispetto a giugno e dicembre 2016). Includendo i crediti stralciati, la copertura delle sofferenze si attesta a settembre 2017 al 58,8% (59,2% a giugno 2017 e 58,6% a dicembre 2016). Analoga dinamica caratterizza la copertura delle sofferenze al netto dei crediti stralciati che raggiunge il 46,1% (46,3% a giugno 2017 e 45,6% a dicembre 2016);
– la categoria delle inadempienze probabili ammonta in valori netti a 4.069 milioni (4.157 milioni a giugno 2017 e 4.881 a dicembre 2016), esprimendo una copertura del 34,02% (34,3% a giugno 2017 e 24,8% a dicembre 2016);
– le posizioni scadute/sconfinanti nette ammontano a 273 milioni e includono una posizione di 50 milioni già tornata in bonis a ottobre 2017, con una copertura dell’8,5%.

Per quanto attiene il profilo della raccolta, si segnala il consolidamento della positiva evoluzione dell’aggregato di raccolta totale core da clientela ordinaria (che accoglie la raccolta diretta core da clientela ordinaria e la raccolta indiretta) attestatosi a 181,4 miliardi (179,4 miliardi a giugno 2017 e 176,1 miliardi a dicembre 2016).

Più in dettaglio, la raccolta diretta da clientela ordinaria, pari a 82,6 miliardi (83,6 miliardi a giugno 2017 e 86,3 miliardi a dicembre 2016) risulta in contrazione essenzialmente:
– per effetto della progressiva scadenza degli stock di obbligazioni collocate sulla clientela captive (-4 miliardi rispetto a dicembre 2016, in diminuzione sia in UBI Stand Alone che nelle 3 Banche Acquisite), non sostituite anche nel contesto della normativa sul bail-in,
– della diminuzione delle consistenze dei depositi vincolati sulle 3 Banche Acquisite (-1,2 miliardi rispetto a dicembre 2016), nell’ambito delle azioni di riduzione del costo del funding;
– mentre crescono i depositi a vista per circa 2,7 miliardi.

A settembre 2017, la raccolta indiretta si conferma ottima interprete delle esigenze di investimento della clientela e raggiunge i 98,8 miliardi dai precedenti 95,8 miliardi a giugno 2017 e 89,8 miliardi a dicembre 2016. In particolare a fine semestre:
– il risparmio gestito in senso stretto raggiunge i 43,3 miliardi (+2,2% rispetto a giugno 2017 e + 7,7% rispetto a dicembre 2016);
– la raccolta assicurativa si attesta a 20,5 miliardi (+3,9% rispetto a giugno 2017 e +11,1% rispetto a dicembre 2016);
– la raccolta amministrata ammonta a 35,1 miliardi (+3,8% rispetto a giugno 2017 e +12,4% rispetto a dicembre 2016).

Con valuta 29 marzo 2017, l’esposizione del Gruppo verso la BCE a titolo di TLTRO2 è salita a 12,5 miliardi di euro, dai 10 miliardi ottenuti a giugno 2016; l’intero importo è riferito a UBI Stand Alone. Il profilo di scadenza contrattuale di tale esposizione TLTRO2, iscritta tra i “Debiti verso Banche” e quindi non inclusa nella raccolta diretta, prevede 10 miliardi a giugno 2020 e 2,5 miliardi a marzo 2021.

Il Gruppo continua a beneficiare della solida posizione di liquidità, con indici (Net Stable Funding Ratio e Liquidity Coverage Ratio) costantemente superiori a 1, e uno stock di attività stanziabili complessivamente pari, al 30 settembre 2017, a 25,8 miliardi di euro (di cui 10,4 disponibili) già al netto degli haircut.

A settembre 2017, le attività finanziarie del Gruppo hanno una consistenza al mark to market di 17,5 miliardi di euro, di cui 12 miliardi relativi a titoli di stato italiani, sostanzialmente stabili rispetto a giugno 2017. Sempre a fine settembre 2017, il patrimonio netto consolidato del Gruppo UBI Banca, incluso il risultato di periodo, si attesta a 9.957 milioni di euro.

In termini di indici patrimoniali, a fine settembre 2017 il CET1 ratio fully loaded è pari all’11,54% (11,32% a giugno 2017); il CET1 ratio phased in si attesta all’11,65% (11,42% a giugno 2017); il miglioramento è essenzialmente dovuto al recupero di eleggibilità delle garanzie su esposizioni garantite da immobili retail con effetto positivo sulla ponderazione delle stesse, alla riduzione della rischiosità del portafoglio crediti di gruppo e alla riduzione di investimenti partecipativi e titoli di debito. Sempre a fine settembre 2017, il Total Capital Ratio risulta pari, in termini fully loaded, al 14,2%, e in termini phased in al 14,32% (era rispettivamente il 13,94% e il 14,06% a fine giugno 2017). Infine, il Leverage ratio ammonta al 5,82% phased in e al 5,77% fully loaded (rispettivamente 5,66% e 5,61% al 30 giugno 2017)

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Al 30 settembre 2017, le risorse umane del Gruppo UBI Banca risultavano composte da 21.818 unità rispetto alle 22.122 del giugno 2017. Al 1 novembre 2017, dopo la migrazione di Banca Adriatica, l’articolazione territoriale nazionale conta 1.881 sportelli, in riduzione del 3,4% dalle 1.948 filiali del giugno 2017.

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Dichiarazione del Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari Elisabetta Stegher, quale Dirigente Preposto alla redazione dei documenti contabili societari di Unione di Banche Italiane Spa attesta, in conformità a quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 154 bis del “Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria”, che l’informativa contabile contenuta nel presente comunicato corrisponde alle risultanze documentali, ai libri e alle scritture contabili.
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Prevedibile evoluzione della gestione ordinaria

L’evoluzione del margine di interesse nell’ultimo trimestre del 2017 beneficerà della rilevazione del
contributo previsto nell’ambito del programma TLTROII oltre che della progressiva riduzione del costo
della raccolta da clientela. Si prevede che le commissioni nette evidenzino la consueta e positiva stagionalità che caratterizza l’ultima parte dell’esercizio e del processo di ricomposizione della raccolta totale a favore del risparmio gestito.

Gli interventi attuati nel corso del 2016-2017 consentono di confermare l’obiettivo di contenimento deglioneri operativi in linea con le previsioni di Piano Industriale. Si prevede di mantenere il trend di miglioramento del costo del credito complessivo (UBI e nuove  banche). Il default rate, pari su base annualizzata all’1,8% a settembre 2017, è atteso scendere ulteriormente nel 2018.

Si conferma il piano di integrazione delle nuove banche nel rispetto dei tempi e oneri di integrazione previsti: Banca Adriatica (ex Nuova Banca delle Marche) e Carilo sono già migrate con successo sui sistemi IT di UBI Banca nella seconda metà di ottobre; entro fine novembre si prevede la migrazione di Banca Tirrenica (ex Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio) e Banca Federico del Vecchio.

Ubi Banca, accordo con i sindacati per 400 prepensionamenti

in Banche/Economia/Lavoro/UBi by

Accordo sindacale siglato tra Ubi Banca e le rappresentanze sindacali per l’uscita di ben 400 dipendenti dell’istituto di credito bresciano-bergamasco.  Il patto riguarda in particolare Banca Adriatica (ex Nuova Banca Marche) e la controllata Carilo: per sostenere l’uscita graduale dei lavoratori Ubi ha stanziato circa 50 milioni di euro.

IL COMUNICATO INTEGRALE DI UBI BANCA

Bergamo, 26 ottobre 2017 – UBI Banca informa che in data odierna è stato siglato, con tutte le Rappresentanze Sindacali, l’Accordo Quadro che completa il percorso avviato il 15 giugno scorso con la procedura di legge e di contratto relativa all’aggiornamento del Piano Industriale, conseguente all’acquisizione e all’integrazione delle 3 Banche (Banca Adriatica, Banca Tirrenica e Banca Teatina) nell’ambito del nuovo assetto organizzativo del Gruppo.

L’Accordo, concluso in concomitanza con la prima[1] delle 3 migrazioni previste in UBI Banca, relativa a Banca Adriatica (ex Nuova Banca Marche) e alla controllata Carilo, contiene un “quadro” di regole da applicare nelle fasi di progressiva attuazione del Piano Industriale, volte ad accompagnare i processi riorganizzativi e di evoluzione strategica del Gruppo e gestire, nel contempo, le ricadute sulle condizioni di lavoro del Personale, secondo criteri di sostenibilità sociale ed economica, con attenzione all’occupazione e alla territorialità, pur nei necessari processi di ristrutturazione ed efficientamento complessivo del Gruppo, finalizzati al conseguimento degli obiettivi e delle sinergie definiti nell’ambito del Piano Industriale medesimo.

Gli aspetti salienti dell’intesa riguardano:

  • l’attivazione di un Piano di esodo anticipato e incentivato, che consente in questa prima fase a ca. 400 Risorse complessive nel Gruppo, che maturano i relativi requisiti previdenziali entro il 31.12.2024, l’accesso volontario al trattamento pensionistico ovvero alle prestazioni del Fondo di Solidarietà di Settore.

    L’uscita di tali risorse è prevista già a partire dal mese di gennaio 2018.

    I costi di tutti gli esodi comporteranno ulteriori oneri nel conto economico dell’esercizio pari a circa 50 milioni lordi che saranno contabilizzati nei risultati nel quarto trimestre del 2017 a seguito degli accordi raggiunti. Le sinergie attese sono in linea con le previsioni di Piano Industriale;

  • la conferma e l’ampliamento, in tutte le realtà aziendali di nuova acquisizione, dell’istituto del part-time, il mantenimento delle flessibilità connesse anche a temporanea sospensione dell’attività lavorativa (misure di cd. “Solidarietà difensiva”) concordate presso le Bridge Banks, nonché la facoltà per tutte le Risorse del Gruppo di richiedere volontariamente per l’anno 2018 periodi di congedo straordinario, nell’ottica di conseguire sinergie di costo con forme compatibili di politiche sociali;
  • soluzioni anche di tipo organizzativo, consistenti nella individuazione di poli e presidi operativi decentrati, volte alla tutela dell’occupazione e delle professionalità direttamente sui territori di riferimento delle Risorse interessate, anche supportate da idonei percorsi di riconversione, riqualificazione e formazione delle stesse.

Alle successive fasi di realizzazione del Piano strategico, seguiranno gli ulteriori processi e iniziative per la necessaria e complessiva razionalizzazione degli organici del Gruppo e il conseguente contenimento dei costi operativi.

Infine, proseguirà il piano di ricambio generazionale secondo le entità già definite dal suddetto Piano Industriale, correlato principalmente all’iniziativa di esodo, prevedendo, a sostegno anche dell’occupazione giovanile, l’ingresso entro il 2018 di ca. 130 nuove risorse, prevalentemente di prima occupazione.

 

Ubi, va a buon fine l’acquisto di azioni proprie del personale rilevante

in Banche/Economia/Finanza/UBi by

UBI Banca fa seguito al comunicato del 4 ottobre u.s., per informare che, in esecuzione della delibera assembleare del 7 aprile 2017 relativa all’acquisto di azioni proprie al servizio del Piano
di incentivazione a lungo termine, rivolto al Personale più Rilevante del Gruppo, si è proceduto all’acquisto di complessive n. 150.000 azioni ordinarie UBI Banca.

Tali azioni sono state acquistate ad un prezzo medio ponderato pari a Euro 4,39381 per azione, con valuta 6 ottobre 2017. Le operazioni di acquisto sono state effettuate sul mercato regolamentato MTA gestito da Borsa Italiana S.p.A. in osservanza dei limiti indicati dall’autorizzazione assembleare (già oggetto di informativa anche ai sensi dell’art. 144 bis del Regolamento Consob 11971/99 e dell’art. 132 del D.Lgs. n. 58/98) e nel rispetto delle condizioni fissate nel Regolamento (UE) 596/2014 e relative disposizioni attuative.

A seguito degli acquisti sinora effettuati nell’ambito del programma, UBI Banca detiene complessivamente n. 2.984.880 azioni proprie, pari allo 0,26% del capitale sociale.

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